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24 – 28 aprile 1945, GLI ULTIMI GIORNI DEL DUCE! …ecco la Verità dei fatti!

Mandanti morte del Duce - Biblioteca del Covo

“…IO SONO IL BUE NAZIONALE CHE SOTTO IL PUNGOLO DELLA NAZIONE TIRERA’ L’ARATRO SINO ALL’ULTIMO… E POI… E POI PAGHERO’ PER TUTTI!” 

Benito Mussolini, 13 settembre 1944, al Federale di Milano Vincenzo Costa.

La fine dell’esperienza politica e umana di Benito Mussolini è discussa ininterrottamente da decenni. Egli stesso lo aveva presentito nel 1932 quando – nel concludere il libro sulla “Vita di Arnaldo” dedicato al proprio fratello da poco deceduto – scrisse testualmente …“Sarei grandemente ingenuo se chiedessi di essere lasciato tranquillo dopo morto. Attorno alle tombe dei capi di quelle grandi trasformazioni che si chiamano Rivoluzioni, non ci può essere pace”. Tuttavia, essendo tutt’ora vigente da ben 78 anni il cosiddetto “ordine demo-pluto-massonico” a trazione politica anglo-americana, che è un potere incondizionatamente antifascista, la questione viene dibattuta il più delle volte secondo tesi preconcette, interessate al fine esclusivo di denigrarne e demonizzarne la memoria storica, all’interno di un preciso schema ideologico. Eppure, sono presenti ormai da parecchi decenni testimonianze e ricostruzioni storiografiche ampiamente documentate, atte a smentire tutte le animose e falsamente tendenziose ricostruzioni pregiudizievoli che l’antifascismo di Stato (di ogni colore politico e orientamento ideologico) tenta pervicacemente di inculcare a forza nella popolazione, a mezzo di una martellante campagna propagandistica che non trascura mai qualsiasi pretesto o espediente pur di conseguire lo squallido obiettivo che si è ripromesso. Il nostro scopo, dunque, è di mettere a disposizione dei lettori una documentazione essenziale capace di fornire un compendio succinto ma attendibile e puntuale dei fatti inerenti gli ultimi cinque giorni di vita del Duce, che vanno dal 24 a 28 di aprile del 1945. Un breve resoconto concretamente redatto “a più mani”, giacché trattasi di più brani (estratti direttamente o comunque riassunti, provenienti da differenti testi) di autori diversi, sebbene tra loro complementari, capaci cioè di completarsi vicendevolmente e fornire così un plausibile e veritiero quadro organico d’insieme delle vicende in oggetto, che finalmente faccia piazza pulita di tutti i luoghi comuni falsi ma diffusi artatamente per generazioni dai megafoni al servizio dell’arbitrario sistema politico di potere demo-liberale attualmente dominante, che negli ultimi anni ci appare sempre più in difficoltà nella propria opera di mistificazione storico-politica (poiché ormai palesemente squalificato da tutti i punti di vista agli occhi dei cittadini in possesso di una coscienza desta) ma che concretamente non ha – né mai ha posseduto – alcun vero titolo di superiorità morale per dare lezioni di etica a chicchessia. La documentazione da cui abbiamo tratto la cronaca di quei tragici giorni attiene per la massima parte alla biografia mussoliniana redatta dai ricercatori fascisti Giorgio Pini e Duilio Susmel, “Mussolini, l’Uomo e l’Opera” (quattro volumi e quattro edizioni, di cui l’ultima data 1974 – digitare QUI), che per la ricchezza delle fonti e l’evidente sforzo di obiettività nei giudizi resta ancora insuperata, costituendo a tutt’oggi il lavoro più serio e completo sulla vita del Capo del Fascismo ( digitando QUI potete scaricare il testo estratto dal Volume IV ); da integrare nel caso specifico con la deposizione rilasciata dal giornalista antifascista Carlo Silvestri al processo contro il Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani celebrato nel 1949, esposta nel suo libro, “Mussolini, Graziani e l’antifascismo(1) (di già ampiamente citato ed utilizzato nell’opera dei due ricercatori), in relazione all’episodio della “cattura del Duce da parte dei partigiani”, che più opportunamente deve essere riqualificato come “consegna pattuita tra SS tedesche e partigiani” (2). In verità l’unico “neo” nell’opera di Pini e Susmel, di certo indipendente dalla volontà degli autori, può essere rappresentato dalla mancanza di informazioni più precise sulle modalità con cui avvenne realmente l’uccisione del Capo del Fascismo e sui veri mandanti di tale delitto, la cui versione ufficiale sbandierata per decenni dal Partito Comunista Italiano era comunque già stata messa ampiamente in discussione anche dai due ricercatori, a causa delle palesi contraddizioni e omissioni in essa presenti sin dal principio. A sopperire però verso tale “mancanza” ha provveduto nel 1996 la ricerca durata oltre quarant’anni realizzata dal giornalista fascista Giorgio Pisanò, pubblicata nel libro “Gli ultimi cinque secondi di Mussolini”, il quale, grazie alle testimonianze inedite raccolte tra gli abitanti del luogo, presenti nel giorno in cui il Duce venne ucciso, è riuscito a ricostruirne gli ultimi drammatici momenti (3). Infine, sulla vera matrice politica inerente gli effettivi mandanti dell’assassinio, anche se tutt’ora non è possibile aver alcuna ammissione ufficiale di responsabilità, le notevoli prove indiziarie di cui siamo in possesso, convergono tutte oggettivamente verso l’attribuzione di tale omicidio alla volontà ed all’azione di uno specifico Governo, ossia quello inglese (con il placet “ufficioso” di quello statunitense) (4). In tal senso, risulta ormai storicamente provato a livello documentario come il cosiddetto “comitato insurrezionale di Milano” capeggiato da Luigi Longo, Leo Valiani, Sandro Pertini ed Emilio Sereni, che già il 27 aprile 1945 (in barba alle clausole armistiziali ufficiali, che prevedevano la consegna di Mussolini agli Alleati) si proclamava fautore dell’esecuzione immediata del Capo del Fascismo, fosse ampiamente infiltrato proprio da agenti al “servizio di sua maestà britannica” come Leo Valiani (5), nonché fosse presente sul luogo del delitto con propri uomini, essendo stato riconosciuta direttamente, nel frattempo, la persona di Luigi Longo (numero due del Partito Comunista italiano) nel cosiddetto “Colonnello Valerio”, il cui lasciapassare per arrivare sul luogo di detenzione del Duce, era stato rilasciato dal Capitano americano Daddario (6). Inoltre fu lo stesso Susmel a raccontare per primo in modo particolareggiato in un apposito articolo, modalità e motivazioni dello strano soggiorno del Primo Ministro britannico nella tarda estate del 1945 nei medesimi luoghi dove era avvenuta la cattura e l’uccisione del Duce, al fine di recuperarne la documentazione (7). In breve, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia (C.L.N.A.I.), lungi dal voler agire illegalmente rispetto alle direttive formali emanate dal Governo del Luogotenente di casa Savoia, a sua volta ligio alle clausole dell’armistizio di Cassibile, firmato con il Comando Alleato anglo-americano nel settembre del 1943, concretamente fu messo di fronte al fatto compiuto, cioè all’avvenuta uccisione di Benito Mussolini e di Clara Petacci ad opera dei servizi britannici e così, per legittimare l’accaduto, se ne assunse ufficialmente la responsabilità a cose fatte, con tutti i relativi strascichi a base di sceneggiate e false versioni di comodo diffuse in pubblico per decenni. Dunque, per chi vuol davvero conoscere la realtà dei fatti storici al riguardo, i tasselli del mosaico ci sono tutti e chiaramente ricomponibili nel loro insieme, capace a sua volta di restituire finalmente quella verità storicamente coerente che per troppi decenni è stata occultata di proposito. A noi non resta che augurarvi una buona lettura della copiosa documentazione messa a vostra disposizione e presente nelle numerose note seguenti!

IlCovo

NOTE

1) Al processo penale intentato contro il Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani nel 1949, il teste Carlo Silvestri espose tali dichiarazioni alla Corte, che così vennero messe a verbale:
…“Anche, nella predisposizione di quello che doveva essere la meta del viaggio che Mussolini iniziò da Milano la sera del 25 aprile, la preoccupazione principale si riferì alla tutela degli interessi storici dell’Italia, vale a dire all’integrità dei nostri confini territoriali verso la Germania e l’Austria. E’ semplicemente ridicolo sostenere che, se il viaggio fu interrotto a Dongo il merito spetti a quella ventina di partigiani, o sedicenti tali, che sbarrarono la strada con il tronco di un albero e che, per tutto armamento, disponevano di un fucile da caccia e di alcune rivoltelle. Se il viaggio fu interrotto è perché la colonna tedesca sì disinteressò della sorte di Mussolini. I miei accertamenti mi hanno condotto, a confermare l’assoluta esattezza di ciò che ha scritto Ferruccio Lanfranchi nel suo ‘libro: “La resa degli ottocentomila”. Ove l’avessero voluto i tedeschi avrebbero rimosso lo sbarramento in pochi minuti e avrebbero potuto riprendere la marcia verso Bolzano senza alcuna difficoltà. Non lo fecero perché non volevano combattere. Prima di partire essi avevano avuto l’ordine per il quale dovevano in ogni caso rimanere del tutto estranei allo sviluppo delle questioni interne italiane, cioè, all’estremo conflitto tra Repubblica sociale e C.L.N.A.I. Nessuna istruzione particolare era stata data al maggiore che comandava la colonna circa la tutela della persona di Mussolini e quella dei collaboratori viaggianti con lui. Poiché non avevano avuto l’ordine di combattere in difesa di Mussolini, essi non combatterono. Tutte le altre versioni sono arbitrarie. Non è vero che Mussolini si proponesse di raggiungere la Svizzera. Assolutamente non è vero. Aveva calcolato e sperato che, in Svizzera si potesse rifugiare la famiglia ma aveva escluso che questo progetto già accarezzato nel settembre 1943, potesse ora, estendersi alla sua persona. Se avesse voluto, nascondersi in Svizzera l’avrebbe potuto agevolmente fare: un insigne religioso gliene offrì la possibilità. Se avesse voluto recarsi in Spagna un aereo ve l’avrebbe condotto. No, il proposito di Mussolini fino al 24 aprile fu di consegnarsi all’esecutivo del Partito socialista di Unità proletaria affinché la disponibilità della sua persona potesse valere la concessione di quella contropartita che sostanzialmente si poteva condensare in questa invocazione: « Fate di me quello che volete ma risparmiate coloro che hanno creduto in me e i loro familiari ». Nella mattinata del 25, a seguito del resoconto che gli feci del colloquio con Riccardo Lombardi, già rievocato innanzi alla Corte, Mussolini dovette convincersi che il Partito socialista contava meno di zero in seno al C. L. N.A.I.; questo era completamente dominato dal. P.C.I., cioè da Mosca. Nella giornata del 24, gli erano giunte gravissime informazioni da Bolzano: esse lo avvertivano che il prefetto Tinzl e il Gauleiter Hófer preparavano una notte di San Bartolomeo per i patrioti italiani come premessa ad una manifestazione plebiscitaria promossa dai capi della “Andreas Hofer”, che avrebbe dovuto proclamare la restituzione dell’Alto Adige all’Austria. Non è dunque vero che Mussolini partendo da Como intendesse presentarsi alla rete di confine con la Svizzera per chiedere ospitalità e protezione alla Confederazione elvetica, e neppure è vero che egli volesse ritirarsi nel R.A.V. (Ridotto Alpino Valtellinese). A questo R.A.V. Mussolini aveva creduto, ma proprio io mi ero incaricato di persuaderlo che esso era assolutamente inconsistente. E che non aveva altro valore che quello di una invenzione letteraria del letterato e fanatico Alessandro Pavolini. Il programma di Mussolini era di percorrere la sponda occidentale del lago di Como, poi la provinciale valtellinese fino a Sondrio. Ivi sarebbe stata presa la decisione se proseguire verso Tirano e Bormio per percorrere la strada dello Stelvio e scendere in Val Venosta verso Merano e Bolzano oppure, giunti a Tresenda, deviare a destra verso il passo dell’Aprica, di qui scendere ad Edolo, da Edolo risalire a Vezza d’Oglio e Ponte di Legno e quindi al Passo del Tonale, da questo scendere a Ossano e a Malè, raggiungere Cles e per il Passo della Mendola, pervenire a Bolzano. Alla colonna, nella quale viaggiava Mussolini, avrebbe dovuto farsi incontro, o nei pressi di Tirano o all’inizio delle rampe che portano al Tonale, una colonna proveniente da Bolzano non numerosa ma potentemente armata composta di truppe sceltissime e largamente provvista di carburante. Mussolini sperò con la sua presenza di impedire l’attuazione del piano della lega “Andreas Hofer” per l’annessione dell’Alto Adige all’Austria. Allo svolgimento di tale piano egli era deciso ad opporsi a « qualunque costo ». La mia affermazione di testimone è basata sopra una convinzione che, dentro di, me, è divenuta dogma. L’ultima speranza che sorrise a Mussolini e che si spense a Dongo due giorni prima della morte, fu di non essere ucciso da mani italiane. L’ultimo suo sogno, che nella disperazione, gli diede momenti di estrema felicità consolatrice, fu quello di potersi immolare per affermare, anche con questa immolazione, l’imprescrittibile diritto italiano sull’Alto Adige. Non c’è l’ombra di un piccolo dubbio sulla mia convinzione: Mussolini sperò che i suoi esecutori fossero i fanatici e anti-italiani della lega « Andreas Hofer » e non dei comunisti o socialisti italiani”…
(Carlo Silvestri, “Mussolini Graziani e l’antifascismo”, Milano, 1949, Longanesi, pp. 244 / 248)

2) Singolare il fatto che l’unico a dichiarare di una presunta e mai dimostrata volontà di fuggire in Svizzera da parte di Mussolini, contraddetta da tutti gli altri testimoni italiani dei fatti, fosse il Tenente Fritz Birzer delle SS tedesche (nel libro di Silvio Bertoldi “I tedeschi in Italia”, S&K editori), ossia uno dei tre ufficiali germanici a capo della sua scorta; gli stessi che pur avendo gli uomini ed i mezzi per reagire manu militari al posto di blocco messo su dai partigiani, prima parlamentarono privatamente con gli stessi partigiani per sei ore, poi insistettero con Mussolini, anche contro la sua volontà, affinché li seguisse travestito da tedesco senza altri italiani, infine, senza colpo ferire, lo cedettero ai partigiani.

3) La ricostruzione di Pisanò si basa principalmente sulla testimonianza di Dorina Mazzola, che all’epoca dei fatti aveva diciannove anni ed era la vicina di casa dei De Maria. Ma oltre alle dichiarazioni della signora Mazzola, riuscì ad ottenere anche la testimonianza di Savina Cantoni (moglie del partigiano “Sandrino”, colui che era di guardia in casa De Maria) e quella di un amico del marito, tale signor Vanotti, che aveva raccolto molte confidenze fattegli dal partigiano; il tutto contornato da altri testimoni che riportarono le mezze dichiarazioni di Giuseppe Giulini, (sindaco per molti anni di Gera Lario, paesino del comasco), che ebbe in affidamento da Sandrino un memoriale in cui il partigiano rievocava i fatti di quel 28 aprile, svelando nomi e dinamiche inerenti alla morte del Duce.

Ecco dunque un breve riassunto della ricostruzione di Pisanò…

Intorno alle nove del mattino giungono a Bonzanigo di Mezzegra, Luigi Longo, scortato da Moretti, il capitano Neri, Dante Gorreri e Piero Mentasti. Moretti e altri due salgono le scale ed entrano nella stanza dove riposano Mussolini e la Petacci. Il partigiano Sandrino, che si trovava fuori sul pianerottolo e al quale venne ordinato di rimanere fermo sul posto, testimonierà di aver sentito uno dei partigiani esclamare: “Adesso vi portiamo a Dongo per fucilarvi!”, ma subito dopo uno degli altri ribatté, gridando: “No, vi uccidiamo qui!”

A quel punto nacque una colluttazione e si sentì la Petacci gridare, poi partirono due colpi d’arma da fuoco che ferirono Mussolini al fianco e all’avambraccio destro. Il Duce venne trascinato con forza giù per le scale e portato a basso in cortile, sempre all’interno della proprietà dei De Maria. La Petacci, che nel frattempo s’era affacciata alla finestra di una stanza, gridò: “Aiuto! Aiutateci!” ma in quello stesso istante qualcuno l’afferrò con forza facendola rientrare.

Poco dopo, circa verso le 9:30, Mussolini venne legato al catenaccio del portone della stalla di casa De Maria, e qui Luigi Longo [alto dirigente del Partito Comunista Italiano; ne diverrà in epoca successiva il presidente] esploderà contro di lui una sequela di sette colpi, che lo uccideranno all’istante.

Successivamente all’omicidio del Duce, giungono a Bonzanigo anche Lampredi e Mordini, accompagnati da due dirigenti del partito comunista di Como, Giovanni Aglietto e Mario Ferro.

Intanto il cadavere di Mussolini venne sorretto a braccia da due uomini e portato giù per le stradine circostanti, nel tentativo di occultarne il corpo, o comunque di portarlo via; ma in strada c’è anche la Petacci, che piange ed urla disperata: “Ma perché? Perché? Cosa vi hanno fatto! Come vi hanno ridotto!” intralciando i partigiani che a quanto pare sembravano avere una certa fretta…

Dopo un paio d’ore, intorno alle 11:30, non appena la Petacci si allontana dai partigiani, scendendo da via del Riale verso via Albana, all’altezza di casa Mazzola, verrà improvvisamente colpita alla schiena con una raffica di mitra. Morirà sul colpo. A quel punto scoppia un putiferio: tutti i partigiani inveirono fra di loro, gridando e bestemmiando, tanto che Dorina Mazzola, nascosta dietro la tettoia di casa (e che vide la Petacci pochi istanti prima di essere colpita) udì questi esclamare: “Pezzo di merda! Guarda che cos’hai fatto!” mentre un altro, più alterato urlò: “Chi è quel pezzo di merda che ha sparato?! Da dove è arrivato? Non ti fare vedere da me, che ti lego le budella attorno al collo!”

Le cose allora si complicano. Longo dà ordine di portare via i corpi, che puntualmente verranno nascosti dai partigiani nel bagagliaio di una 1100 nera, parcheggiata per alcune ore nel garage di un albergo lì vicino (l’albergo Milano).

Intorno le 15:00, un capo partigiano locale, tale “capitano Roma” (alias Martino Caserotti) ordinò ai suoi di bloccare le strade e di far scendere tutta la gente delle tre frazioni di Mezzegra lungo il bivio di Azzano, per veder passare sulla via Regina, Mussolini prigioniero. Mentre i partigiani eseguirono gli ordini di svuotare tutte le case dei tre paesi, alcuni uomini uscirono con l’auto contenente i cadaveri, e dall’albergo salirono per via Albana, girando a sinistra per via Nuove; più avanti svoltarono sulla destra, percorrendo fino in fondo il viale delle Rimembranze, dove esisteva una fontanella. Qui si fermano e scaricano il corpo di Mussolini per lavarlo dalle macchie di sangue e dallo sporco di terra; l’auto intanto tornò indietro col cadavere della Petacci, proseguendo per un tratto di strada di via 24 maggio, dove si fermerà al punto di congiunzione con via delle Vigne.

Una volta lavato il corpo, i partigiani portarono giù a braccia il cadavere del Duce lungo la via delle Vigne, dov’era in attesa l’auto col cadavere di Claretta; qui caricarono di nuovo il corpo di Mussolini nel bagagliaio e l’auto proseguirà per alcune centinaia di metri, giungendo davanti al cancello di villa Belmonte, dove i corpi furono a quel punto scaricati.

Da lì a poco arriveranno Lampredi, Moretti e forse anche Audisio, per la finta fucilazione delle 16:10, dove il partigiano “Guido” (Lampredi) si occuperà di sparare “in nome del popolo italiano” su due cadaveri… (dal libro di Giorgio Pisanò “Gli ultimi cinque secondi di Mussolini”, Ediz. Il Saggiatore)

https://www.ticinolive.ch/2020/04/28/28-aprile-1945-benito-e-claretta-uccisi-a-colpi-di-mitra/

4) Il ricercatore storico Alessandro De Felice (nipote del più conosciuto Renzo!) ebbe a raccontare una confidenza che gli fece Leo Valiani: « La morte di Mussolini deve rimanere un mistero. Ed è meglio che sia così… Londra ha suonato la musica, ed il PCI è andato a tempo! ». Non a caso ebbe ad affermare l’altro celebre storico, il Renzo De Felice: « La documentazione in mio possesso porta tutta ad una conclusione: Benito Mussolini fu ucciso da un gruppo di partigiani milanesi su sollecitazione dei servizi segreti inglesi. C’era un interesse a far si che il capo del fascismo non arrivasse mai ad un processo. Ci fu un suggerimento inglese: “Fatelo fuori”, mentre le clausole dell’armistizio ne stabilivano la consegna. Per gli inglesi era molto meglio se Mussolini fosse morto. In gioco c’era l’interesse nazionale legato alle esplosive compromissioni presenti nel carteggio che il premier britannico avrebbe scambiato con Mussolini prima e durante la guerra ». Inoltre egli riporta il contenuto di una conversazione transatlantica radiotelefonica del 29/07/1943 intercettata dagli esperti dell’intelligente germanica tra il Presidente statunitense Roosevelt ed il Premier britannico Churchill, indicando il primo con la iniziale Roo, ed il secondo con la Ch, pubblicata negli Stati Uniti nel 1995, in cui i due Capi di Governo affermano che era per loro preferibile che Mussolini fosse eliminato senza alcun processo politico.   https://www.storiologia.it/mussolini/chivolevalamortedim.htm

5) Il ruolo di Leo Valiani ( nato a Fiume da famiglia ebraica ed il cui vero nome era Leo Weiczen) come agente dell’organizzazione britannica Special Operation Executive (S.O.E.), specificamente in relazione alla tragica fine occorsa al Capo del Fascismo, è ormai ufficialmente acclarato, come riportato dai ricercatori storici italiani Eugenio De Rienzo (digitare QUI) ed in modo assai più articolato da Roberto Festorazzi (digitare QUI).

6) Nel 1993, Urbano Lazzaro, già vice commissario politico della Brigata partigiana Garibaldi con il nome di Bill, alla quale, di fatto, venne consegnato Mussolini dai tedeschi, pubblicò il libro “Dongo, mezzo secolo di menzogne”, nel quale dichiarò che il personaggio presentatosi a Dongo il 28 aprile 1945, con il nome di battaglia di “Colonnello Valerio”, altri non fosse che Luigi Longo e non già Walter Audisio, come comunemente sostenuto nella versione ufficiale del P.C.I.

7) Potete scaricare il Pdf. dell’articolo di Susmel digitando QUI .

mandanti morte Duce - Biblioteca del Covo

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“QUID EST LIBERTAS”? – L’uso sistematico della menzogna per alimentare una guerra di religione anticristica e il fratricidio globale!

La Menzogna Fratricida Globale antifascista - Biblioteca del Covo

“ALLA ONORATA MEMORIA DI BENITO MUSSOLINI, DUCE DEL FASCISMO E DEL POPOLO ITALIANO”! 

Cari lettori, amici e soprattutto nemici, i cataclismi che si sono abbattuti su tutti quanti noi, come uno dei peggiori flagelli che la razza umana abbia mai conosciuto, a cominciare dal secondo conflitto mondiale per arrivare sino ad oggi, si sono diffusi con una costanza e una violenza senza pari. Se si raffrontano i periodi di crisi che il mondo ha conosciuto in ogni tempo, non si riescono a trovare paragoni applicabili, alla luce di ciò che è avvenuto con una gradualità agghiacciante in questi ultimi trent’anni. Lo stesso ultimo conflitto mondiale, con il suo carico immane di vittime, impallidisce solo se lo si raffronta a quanto è capitato in questi ultimi cinque anni, in cui nominalmente non sussiste alcuna guerra guerreggiata su scala globale! Il dramma costante, progressivo, implacabile, che si svolge sotto i nostri occhi, racconta, cifre e documenti alla mano, di ecatombi sempre peggiori, di violenze immani, tragedie disumane (ad es. le vittime delle Guerre del Golfo, delle Guerre Balcaniche, oppure delle cosiddette “primavere arabe”, le quali hanno ottenuto l’instaurazione di governi fantoccio disumani, sventolando la bandiera della “civiltà”!!). Ciò che colpisce di questa catastrofe senza nessun precedente, è che l’uso scientifico dei mezzi di comunicazione di massa, della psico-propaganda politica serrata e della oppressione generalizzata, ha ottenuto un primo e più “grande” risultato globale: la accettazione supina della menzogna planetaria da parte di una consistente fetta della popolazione; ed il ribaltamento della realtà che pare non essere percepito come tale da milioni e milioni di esseri umani. Per cui, nonostante l’umanità si trovi a “vivere” (più corretto dire “sopravvivere”) in uno dei periodi più tremendi e violenti che la storia del mondo abbia mai conosciuto, la “versione ufficiale” propinata dai media racconta di “civiltà che si contrappone alla barbarie”, rispetto a tutti i principii che si pongono come alternativi o addirittura opposti a tale sistema globale religioso, filosofico e politico. I quali principii, alla prova dei fatti, sono in verità essenzialmente due e tra loro complementari, ognuno nei rispettivi ambiti: la Religione Cattolica Romana e la concezione dottrinale del Fascismo. Il potere mediatico e politico, che sono tra loro immanenti, hanno così ottenuto, gradualmente, di permeare in tutti i gangli della Società globale (proprio dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi). Questo ha trasformato gradualmente il potere di pochi, davvero pochi, in un gigantesco Moloch succhia-sangue e cancella-coscienze. I crimini commessi dai Poteri ufficialmente “costituiti” sono inenarrabili ed innumerevoli! Proprio per questo, con il supporto irrinunciabile della menzogna “istituzionale” (quindi, a tal guisa, trasformata in “verità dogmatica”), gli organi politici, guardandosi allo specchio e proiettando tale immagine sugli avversari, accusano nemici immaginari di attentare alla “libertà ed alla civiltà”. Ovviamente, per difendere, presumibilmente, tale immaginaria quanto inesistente “libertà”, essi usano violenze senza pari ovunque nel mondo! A tale scopo, le marionette istituzionali, nella cosiddetta “cultura” e nella stampa, raccontano talvolta, in taluni casi specifici, mimando una “bilancia” dei “valori” che non esiste, che sì, le civili democrazie [SIC!] hanno [al passato! Ma in realtà stanno continuando!] commesso anche dei crimini, ma i valori [SIC!] per cui esse combattevano erano moralmente superiori, quindi, siccome si doveva pervenire ad una società civile in senso democratico [SIC!]…il fine giustifica i mezzi”!

Il fine sarebbe sempre la “Libertà”

Così la narrativa istituzionale comincia sempre col parlare di “libertà”. La innalza in ogni momento, la pubblicizza in ogni istante. Questo racconto pone le proprie radici valoriali con la fine del secondo conflitto mondiale che, stando alla versione ufficiale, avrebbe decretato il trionfo dei “diritti sulla “barbarie” del cosiddetto “nazifascismo”. La prima e più grande delle fandonie, poggia su montagne di morti massacrati e sterminati, eliminati dal genere umano come feccia indegna di esistere, non già come giusta punizione per presunti crimini commessi, ma come “dannazione della memoria” generata da un atto arbitrario, quello dei presunti “vincitori” materiali e morali. La più grande e tragica sceneggiata che il mondo abbia mai conosciuto, inizia dalle mattanze patite prima di tutti dall’Italia, a mezzo degli eserciti “alleati” (es, qui), che hanno usato il fu “bel paese” quale tavolo di laboratorio politico per la costituenda “strategia della tensione globale e permanente”, che OGGI, forte di decenni di criminale apprendistato, sta distruggendo l’intero mondo! In nome della “Libertà”, essa non solo è stata negata, cancellata e distrutta, per una parte della collettività italiana; ma anche per tutti quelli che arbitrariamente erano identificati con lo stereotipo costituito del cosiddetto “male assoluto” (qui). La prima e più eclatante risultante della presunta “vittoria del bene”, è stata proprio la negazione di questo preteso “bene” in assoluto e la “amministrazione”, sempre di tale presunto “bene”, in modo arbitrario da parte di chi detiene le redini del potere. Ma la narrativa ufficiale, abbiamo detto, quando si vede “costretta”, dal cumulo di cadaveri straboccante dalla Storia cagionata da codesti “liberatori” (…e dall’azione di formazione ed informazione intrapresa da gente come noi!), ad ammettere che “sì, crimini ci sono stati”, allora si affretta ad auto-giustificarsi, sbraitando che tali atti “furono per la Libertà di tutti”! Ma come già detto, codesti “tutti” erano (e sono!) un numero ristretto ai “tutti” che si “sottomettono”! Quindi, la stessa propaganda, la stessa “pubblicità”, potremmo dire, è ingannevole. Lo è “a monte” perché, se in nome del “giusto processo”, che si sventola insieme alla bandiera “bianco-rossa” (gli ex DC-PCI), vennero sterminate 100.000 persone, che di un processo equo non hanno mai beneficiato, allora il fondamento della menzogna, per chi vuol vedere, risulta chiaro. Ma la intellighenzia, anche e soprattutto a livello filosofico (e religioso!), non è stupida. Purtroppo è dotata di “intelligenza” luciferina. Prima di sterminare e compiere i propri genocidi (ovviamente, in questo caso, giusti! Per i motivi detti sopra!), ha instaurato una definizione “ufficiale” di Libertà e Diritti. Una versione che fa discendere il significato delle parole citate, non già dalla Civiltà nella quale hanno preso corpo (che è la Civiltà Romano-Cattolica), ma da uomini di Cultura e Politica, che hanno costruito (letteralmente) una “Città di Utopia”, volendo però piegare la Realtà a tale fantasia. La definizione di “Libertà”, che noi “viviamo” nel presente, discende, purtroppo, dai pensatori e da filosofi inglesi come Smith, e John Locke, ad esempio. Il XVII secolo inglese è stato l’apripista della catastrofe (preceduto dalla ribellione Luterana!). Questo perché ha frantumato il legame degli Europei con la propria Civiltà di riferimento, che è Romano-Cattolica. Il concetto di Libertà, declinato da costoro, è quello su cui è stata innalzata la bandiera della cosiddetta “resistenza al nazifascismo”, facendo credere che la “Libertà” (in inglese!) era difesa dai “buoni” resistenti, e distrutta dai cosiddetti “nazi-fascisti“; che in realtà, né in Italia, né in nessun altro luogo, sono mai esistiti (qui)! La necessità bellica di creare un “unicum” degli alleati dell’Asse, non a livello militare, come in realtà fu, ma a livello politico, definendo poi questo “unicum” come “monstrum” (qui), era forse più impellente che la vittoria stessa della guerra! Infatti, lo sforzo propagandistico teso a creare, inventare, questo “monstrum” è stato talmente titanico che costituisce tutt’oggi il fondamento delle fandonie propalate dal globalismo di matrice massonica attualmente dominante. Su questa stessa invenzione politico-narrativa, risiede il fondamento di un’altra farsa trasformata in tragedia, ovvero il cosiddetto “Processo di Norimberga”, con il relativo raccontino della “punizione dei vinti”. A Norimberga, in realtà, non è stato celebrato alcun processo. Ma la “percezione propagandistica”, forte della propaganda bellica dei precedenti cinque anni di guerra, fu proprio quella. Tra l’altro, l’esecuzione dei condannati, fu celebrata, allo stesso modo, in nome della “Libertà e dei diritti”. “Libertà e diritti” nel loro caso conculcati già in principio, perché i giudici non erano davvero tali, ovvero, non erano soggetti Terzi ed imparziali, che avrebbero dovuto far valere una Legge internazionale condivisa; bensì facenti funzione delle potenze vincitrici, che giudicavano secondo criteri propri e non universali. Assurda risulta, infatti, l’accusa di crimini di guerra, di cui pure i vinti erano ovviamente colpevoli; ma detti crimini furono giudicati tali SOLO ED ESCLUSIVAMENTE se commessi dai vinti. Sebbene tutte le accuse addebitate ai vinti, erano e sono ugualmente addebitabili a carico degli stessi “vincitori”. Gli avvocati, nel “processo”, lo fecero notare, ma vennero tacitati. Così il “processo” si palesò per quello che era: un gigantesco atto di sopraffazione, a fondamento del “futuro nuovo ordine mondiale”, radicato nel concetto Inglese di “Libertà”. Non è un caso, che oggi, soprattutto in relazione alle sofferenze partite dalla cittadinanza in questi ultimi cinque anni, quando la suddetta cittadinanza si organizza per provare a contrastare gli atti politici dei globalisti, lo faccia in nome “della Carta di Norimberga e dell’antifascismo“! Che rappresentano esattamente i fondamenti del globalismo (qui)!

Quid est Libertas – Definizione e contraddizione permanente

Dunque, la “Libertà” è concettualmente declinata in “inglese”. Lo stesso concetto mutuato dai “Lumi”, e diffuso ovunque nel mondo, ad iniziare dagli Stati Uniti (Es, qui e qui). Tale concetto di “Libertà”, è strettamente legato a quello di “felicità”, evocato dal costituzionalismo americano. Purtroppo, tali concetti, sono profondamente anti-umani, perché anti-cristiani, anzi, anti-cattolici. La “Libertà” è intesa al modo Soggettivo, e il Soggetto è legato alla “felicità” che deve raggiungere, attraverso il suo proprio benessere. La concezione inglese vede l’Uomo “buono” in se stesso. Gli accidenti della vita, lasciando l’Uomo “libero” di perseguire la propria “felicità” (= benessere), genererebbero un “equilibrio meccanico”, teso a far “star bene tutti”, di sintesi in sintesi. Il Governo liberale, pertanto, dovrebbe occuparsi di “far finire la libertà di uno quando inizia quella dell’altro” (!). Una mera funzione di amministrazione e di controllo. Il “Mercato” sarebbe il luogo della “Libertà per antonomasia”, in esso l’Uomo libero dovrebbe trovare la sua propria “felicità”, tendendo al benessere. I Secoli “bui” in quest’ottica erano, molto presumibilmente, quelli del “benessere per pochi”, i secoli dei “Lumi” devono essere quelli del benessere dei Soggetti (attenzione: non di tutti. Dei “soggetti”!), i quali, insieme agli altri Soggetti tenderebbero ad un perenne “equilibrio” votato a tale “bene”. Ora: la prima e più evidente contraddizione salta agli occhi quando voi che leggete risponderete alla seguente domanda: e qualora l’Uomo non volesse, ossia, rifiutasse di accettare la equazione “benessere = felicità”? Quando rifiutasse, quindi, di accettare la “Libertà” così imposta? Per il principio di non contraddizione, tale Soggetto si troverebbe escluso dalla Società, così come costituita. Quindi, il concetto inglese di “Libertà”, è necessario affinché il Soggetto abbia dei diritti da poter esercitare. Dunque, non è vero che la “Libertà” per la quale i “resistenti” avrebbero “combattuto”, è un valore assoluto e universale. Essa costituisce una formula, un mezzo di Governo Sociale, usato da una Elite (gli eletti, i maestri), che esercita, sempre in modo Soggettivo, il controllo sui propri sottoposti. L’altra e più importante evidenza che salta agli occhi del lettore attento è costituita da una “grande” assenza: Dio. La “Libertà inglese” è senza Dio, o meglio, senza il Dio Cattolico (qui). Poi di “dei” essa ne approva a iosa. A cominciare dal “dio Mercato”. E dal “dio benessere”. Dio non è più il Creatore, il Redentore del genere Umano. “Dio” si equivale all’Io. Tutto ciò che contrasta tale visione, è di per sé riprovato ed oggigiorno definito “nazifascismo”. Da questa declinazione del lemma “Libertà”, si arriva poi alla declinazione Socialistica, perché è falso dire che il Socialismo si contrapponga al Liberalismo. Esso, casomai, si propone soltanto quale metodo diverso per un unico scopo comune ad entrambi: il benessere materiale. Il Socialismo definisce davvero “Libero” solo chi può materialmente avere una remunerazione e una refezione. Per questo non è affatto in contraddizione con tale principio, la sanguinaria “dittatura del proletariato”. Allo stesso modo della “economia di Mercato”, pochi hanno il vero profitto e lo “distribuiscono”. Ma il fondamento materialista ed edonista non è in discussione e il vero dramma è rappresentato dalla concezione della “Libertà inglese”. Attraverso questa, il mondo è stato sprofondato nel caos. Ma, da sempre, lo stereotipo che viene abilmente diffuso è rappresentato dall’affermazione secondo cui “…anche se tale Libertà è difettosa, meglio una Libertà difettosa che una oppressione organizzata”, indicando ovviamente come archetipo dell’oppressione un generico e immaginario “fascismo”. In realtà, nell’indicare da parte delle istituzioni dominanti quale nemico “assoluto” il “fascismo”, tale affermazione ha un “che” di veritiero. Giacché la Concezione dottrinale Fascista, ma quella vera (qui), costituisce realmente IL LORO nemico politico totale. Lo è certamente, infatti, del Liberalismo, del materialismo, dell’utilitarismo… e di tutte le imposture anti-cristiche e anti-romane partorite da mente luciferina. Ma non è certamente il “nemico”della “libertà, dei diritti, della civiltà”! Infatti, tali lemmi, sono stati usurpati dal Liberalismo inglese, e associati ai LORO concetti, nella loro accezione dei termini, come detto sopra. Non è vero che il Fascismo persegua l’ “intolleranza, il razzismo, la violenza e l’oppressione”. Questo lo abbiamo abbondantemente dimostrato, non solo andando alle fonti “primarie” (es, qui), ma anche nel nostro studio ultra-decennale (qui , qui e qui) in modo Scientifico. Nel Fascismo esiste ed è sempre esistito, il concetto di Libertà e Diritti. Una sintesi (nel senso di sunto) veramente degna di nota è quella edita dalla Scuola di Mistica Fascista, ad opera del Cattolico G. S. Spinetti (qui). Complesso e articolato il concetto di Libertà nel Fascismo, è totalmente armonico con quello espresso dalla filosofia Tomista. Chi volesse ragguagliare le origini filosofiche del concetto di Libertà nel Fascismo, dovrebbe guardare, ad esempio, alla Lettera Enciclica “Libertas” (qui). Così, non è vero che il Fascismo voglia sopprimere la Libertà, per instaurare l’Oppressione. E’ invece vero che la vera Oppressione, quella che patiscono oggi i cittadini, è l’Oppressione Liberale, a cui però i cittadini stessi, soddisfacendo i desiderata dei “padroni del mondo” massoni, plutocrati, messianisti, attribuiscono falsamente l’etichetta di “fascismo”. Così, in modo benvenuto per il globalismo, i cittadini faranno a gara a chi è “il più ed il vero antifascista”, scontrandosi fintamente con gli antifascisti di Stato, perché loro sarebbero “più fascisti dei fascisti”, visto che fanno, in realtà, quello che sono e sono sempre stati: ovvero, criminali! Così facendo, garantiscono stabilmente la tirannia globale, che non vuole altro se non la permanenza dei (dis)valori su cui fonda il messianismo attuale: l’anti-cattolicesimo e l’antifascismo. Questo permette il perdurare dell’oppressione, che può cambiare sempre di pelle, passando il testimone ad “altri soggetti” deputati ad allargare la cinghia stretta al collo della popolazione, aspettando di vibrare il colpo di grazia, non più attraverso il cappio, ma la mannaia!

La menzogna, base della nuova repubblica “inglese libera”

Abbiamo detto che la narrativa istituzionale è fondata sulla menzogna. Tale menzogna occupa la parte principale della “versione ufficiale” in merito alla cosiddetta “resistenza al nazifascismo, per il trionfo della libertà”.  I punti cardine di tale narrativa mendace sono principalmente due: i “resistenti combattevano per la libertà” (abbiamo visto che tipo!); “i fascisti difendevano e operavano per la barbarie e l’oppressione, al soldo dello straniero”. All’interno di questo schema bugiardo, si inseriscono anche le tonnellate di fango “postumo” gettate sui vinti, prima fra tutti su Benito Mussolini. Egli addirittura sarebbe “fuggito”, alla fine del conflitto, lasciando in balia degli eventi i suoi. Inoltre, la R.S.I. sarebbe stato un “governo fantoccio” (mentre invece rappresenta l’unico Stato legale italiano, di fatto e di diritto, qui), in balia del “tedesco invasore”e straniero (ovviamente il fatto che anche gli anglo-americani fossero ugualmente stranieri, e che formalmente gli invasori fossero loro, costituisce solo un dettaglio, visto che rappresentano i “buoni”). Tali menzogne trovarono la prima e più clamorosa smentita proprio da parte di un antifascista onesto, Carlo Silvestri (qui), di area SocialDemocratica, che costituì con il Governo della R.S.I. una struttura governativa segreta per la opposizione concreta ai soprusi e abusi degli alleati traditi. A tale attività Nazionale, concorsero molte figure di primo piano della stessa R.S.I., quali Biggini, Pisenti, Montagna, Tamburini, solo per fare alcuni nomi. Il più noto di tali personaggi fu proprio Rodolfo Graziani. Lo stesso Silvestri smentisce e fa notare l’assurdità, anche, del fango postumo sul “Mussolini fuggitivo”, che si aggiunge al clima fratricida instaurato e voluto dalle potenze tuttora occupanti il suolo patrio. Così, volendo instaurare la vera tirannide, ovvero quella uscita dal cataclisma della guerra civile italiana, a nome e per conto degli stranieri, “il fine giustifica i mezzi”; per cui la menzogna, finalizzata al trionfo della “Libertà inglese”, era ed è sempre “morale”, secondo costoro. Non, come ci si aspetterebbe da veri “paladini della Giustizia”, una prassi tesa a “dare a tutti secondo quello che meritano” (a chi la punizione, la punizione – fermo restando che per uno stesso crimine, tutti i colpevoli devono esser puniti, non solo alcuni – a chi il premio, il premio). Ma una prassi tesa a generare un permanente stato di guerra civile artefatta, basata sulla bugia sistematica e istituzionale. Così, un atto, viene slegato dalla sua oggettività e viene manipolato a favore della “narrativa” istituzionale dominante. Il trionfo politico del Divide et impera ad opera di chi opprime il popolo italiano da ottant’anni! 

Il “Potere” non può Giudicare nessuno!

In questo turbine di ribaltamenti della Realtà, avendo ribaltato il primo e più importante dei significati, quello della Libertà, non poteva non essere capovolto anche quello della Moralità degli atti. Chi detiene il potere a danno di tutti, infatti, ha inserito nella fandonia di Stato che i “resistenti” (di tutte le latitudini politiche), avrebbero dalla loro, oltre che il fine, anche la Moralità “oggettiva” di detto “fine”. Così, siccome abbiamo detto sopra che il “dio” degli Inglesi non è il Vero Dio Cattolico, tale “fine” assurge esso stesso a divinità. Ecco come al concetto di Libertà inglese è stata affiancata la “democrazia liberale inglese” (qui) – quella per cui oggigiorno, da quelli che una volta erano i Santi Altari Cattolici, si prega ed inneggia – anch’essa trasformata da mezzo a fine e “valore assoluto”. Motivo per cui, mancando la “democrazia” (inglese), mancherebbe sicuramente la “libertà” (inglese). Così, la vera prova della “Sovranità” risiederebbe nell’esercizio della cosiddetta “democrazia”, ovvero nell’uso delle urne! Chiaramente, avendo abolito il vero significato di Libertà, come sopra, non è possibile nemmeno comprendere quello vero di “Sovranità”. La Sovranità, che per la Dottrina Fascista, radicata in quella Tomista, è della Nazione Gerarchicamente ordinata, e che può essere esercitata solo perché si rifà all’unico Sovrano di tutti, che è Dio, secondo la dottrina Liberale, invece, appartiene ad un generico concetto di “popolo” quale somma di individui, il quale popolo, dunque, non ha identità ma ha solo una funzione. In tal senso, allora, chi non si avvale delle urne, non è “sovrano” e soprattutto non ha “diritti”. Nella concezione negativa della “Libertà e dei diritti”, finora abbiamo visto che tali termini generano esclusivamente discriminazioni interne. Non concependo altri contenuti e forme di “Politica” (in senso alto!), se non quelle Inglesi, chi non “esercita” la politica Inglese, semplicemente non esiste! Così, alla luce di tali assunti indiscutibili, si spiegano le immani tragedie a cui gli stati cosiddetti “civili e democratici occidentali” (altri termini usurpati) hanno partecipato, o hanno provocato, con conseguente ecatombe di vittime, che ufficialmente non sono tali. No! Poiché sono soltanto il piccolo prezzo per la “difesa dei valori inglesi”, contro i “fascisti”. Questo perché, avendo tolto a Dio il Giudizio della Moralità degli atti umani, chi decide quali di essi siano davvero morali o meno, è solo la “filosofia inglese”. Così, lo sterminio della popolazione irachena (come di quella serba, libica, afgana, siriana, ucraina ecc. ecc.) risulta “morale”, perché il fine era la loro “liberazione” e l’avvento della “democrazia” (come lo fu quello della popolazione Italiana soprattutto nel biennio 1943-45 ad opera per l’appunto dei “liberatori”!). Soprattutto, le istituzioni messe al potere per mantenere tale “libertà inglese”, bisogna che mantengano disgregata la popolazione, alimentando politicamente delle guerre civili ideologiche permanenti. Questo metro di giudizio soggettivo, slegato dalla Oggettività dell’Atto Morale Giudicato da Dio, è quello applicato per ogni ecatombe a cui l’umanità è stata sottoposta da ottant’anni. Non ultima quella generata dalla “pseudo emergenza sanitaria”, per non parlare della “guerra in Ucraina”, o di altro ancora. Il “fine giustifica i mezzi”, ma entrambi sono definiti “morali” da una filosofia o da una elite satanica, che si auto-elegge a “divinità”! Così, per chi è radicato nella Verità Tomista, nel Vangelo di Cristo e nella Fede Cattolica Apostolica Romana ortodossa, risulta chiarissimo quanto mentano, siano indegni, falsi, criminali, luciferini, coloro che distribuiscono in modo apodittico patenti di “moralità”, giudicando gli altri quali “rifiuti dell’umanità” o “mostri”. Essi lo fanno senza battere ciglio, seduti su di un cumulo di morti e su una montagna di genocidii che non hanno termini di paragone! Non avrebbero e non hanno nessun diritto né autorità morale per accusare nessuno, perché il loro vero aspetto è quello di mostri assetati di sangue! Eppure senza alcun pudore, lo fanno, forti del potere mediatico che gestiscono arbitrariamente in modo assoluto! Perché solo con la forza della menzogna che si alimenta da sola, con la violenza della sopraffazione, per costoro è possibile sopravvivere, contando sull’accettazione supina e sull’istupidimento indotto della cittadinanza. Ma satana non è stupido, purtroppo. Quindi, per poter operare al “meglio”, si è avvalso di una “dissuasione” costante e permanente, proprio a mezzo delle filosofie di cui sopra. Perciò, i cittadini appositamente indottrinati e traviati da decenni, generalmente “cercano” la “felicità” per come declinata dalla filosofia inglese. In virtù di questo, è potuto accadere l’inenarrabile, soprattutto in questi ultimi anni. Così, mentre la filosofia Cristiana, Romana e Cattolica, ovvero Fascista, educava al Sacrificio per l’ “altro”, per la Patria, in nome di Dio; per il Bene Morale e Materiale della Collettività; alla Lotta (con la maiuscola!) per la Civiltà, identificata nello Spirito e nelle Virtù di ROMA; alla accettazione finanche del martirio (qui) per la Difesa di Valori eterni, che sono prima di tutto e soprattutto Spirituali (!); l’anti-civiltà messianista, basata sul materialismo, l’edonismo, il sensualismo, il benessere, il consumo, ha sollecitato con tutti i mezzi le pulsioni più basse dell’Uomo, che non è affatto “buono in se stesso”, ma è ferito dal peccato originale e dalla sua Natura imperfetta e fragile. In questo modo, si è voluta convincere la collettività a confidare non in Dio, l’Altissimo, il Redentore; bensì nell’uomo “stesso” e nella sua presunta potenza, fissando lo sguardo in basso, verso la creatura e cancellando dai cuori e dalle menti IL CREATORE! Questo ha generato l’ecatombe che stiamo vivendo e spalancato le porte dell’inferno in terra. E visto che oramai, il dramma in atto ha reso chiaro che il fine del “potere” è di addivenire ad un messianismo secolare, quindi ad un Mondo in cui esistono “pochi eletti” e tanti schiavi di questi ultimi, dove ogni elemento, fatto, avvenimento, è totalmente teso verso questo fine letteralmente diabolico (dal greco antico “diaballo“, separare, porre frattura) quale che sia il mezzo (…il fine giustifica i mezzi!), allora la risposta non potrà che essere quella di ri-prendere l’unico Cammino realmente Giusto: quello della Civiltà Romano-Cattolica incarnata dal Fascismo, nel suo sviluppo coerente. Nessuna “soluzione a buon mercato” né di compromesso porrà mai argini e men che meno “libererà” alcuno. Solo nel nome di Dio e dell’Italia Fascista si potrà sperare nel ritorno al vero “umanesimo”: quello dell’Uomo che riconosce l’autorità di Dio, l’Altissimo e su quella edifica la propria Civitas. Ecco la Vera ed unica Libertà, che simbolicamente è rappresentata dall’unione della Croce e del Fascio Littorio… icone Romane della Redenzione e della Giustizia!

IlCovo

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IL CENTENARIO FASCISTA DEL “NATALE DI ROMA”! …la pasqua dei lavoratori nel segno della Civiltà del Littorio!

Centenario Natale di Roma Fascista - Biblioteca del Covo

Il 21 aprile del 1923 di cento anni fa, il Governo di Mussolini proclamava il “Natale di Roma” come “Pasqua dei lavoratori” della rinata Civiltà dello Spirito affermatasi col Fascismo, parimenti inserita nel solco di quella romana, perno della Civiltà universale. Il 21 aprile del 1927 venne varata la “Carta del Lavoro” (QUI), perno legislativo del nuovo ordinamento sociale e dello “Stato Nuovo Corporativo“, secondo l’idea Romana e Fascista dello Stato Unitario. Come proclamò lo stesso Benito Mussolini…

« Roma è il nostro punto di partenza e di riferimento; è il nostro simbolo, o se si vuole, il nostro Mito. Noi sogniamo l’Italia romana, cioè saggia e forte, disciplinata e imperiale. Molto di quel che fu lo spirito immortale di Roma risorge nel Fascismo: romano è il Littorio, romana è la nostra organizzazione di combattimento, romano è il nostro orgoglio e il nostro coraggio: “Civis romanus sum” […] La Roma che noi onoriamo, ma soprattutto la Roma che noi vagheggiamo e prepariamo… non è contemplazione nostalgica del passato, ma dura preparazione dell’avvenire »…

“Passato e avvenire”, da “Il Popolo d’Italia” del 21 aprile 1922.

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LETTERA APERTA AI RAPPRESENTANTI DEL “POPOLO RUSSO-SOVIETICO” IN ITALIA!

Sono Tutti Antifascisti - Biblioteca del Covo

All’ambasciata della Federazione Russa e per conoscenza a tutto il Popolo italiano!

Egregi “rappresentanti del popolo russo-sovietico“, ci vediamo obbligati a scrivere questa nostra, in qualità di “Associazione IlCovo – Studio del Fascismo e Scuola di Mistica fascista“, perché chiamati direttamente in causa in varie vesti, dopo aver letto la vostra “lettera aperta” (qui), indirizzata ufficiosamente ad uno dei giornali generalisti del globalismo mediatico nostrano, ma più in generale all’opinione pubblica italiana tutta.

Dunque, Noi vi scriviamo e rispondiamo nella triplice veste di Italiani, di Studiosi di Storia e Scienze Politiche e di veraci Fascisti, che sono le tre categorie chiamate in causa nella lettera aperta, redatta dal vostro Ambasciatore uscente Sergey Razov, ma che, come egli stesso ribadisce a più riprese, rappresenterebbe la posizione ufficiale della maggioranza del “popolo russo-sovietico”. Iniziamo subito col dire che l’uso che stiamo facendo del termine “sovietico”, associato alla Russia odierna, non è affatto frutto di confusione storica, tantomeno sottende alcun intento sarcastico. Voi stessi ufficialmente, a partire dal Cremlino (in ciò supportati da Londra sino a Washington!), avete contribuito a perpetuare la narrativa criminale della “strategia della tensione permanente“, che fu tanto dell’internazionale comunista quanto lo è da decenni del cosiddetto “occidente democratico a trazione anglo-americana”, evocando perennemente gli schemi mentali e le simbologie politiche di già applicati nella stagione della cosiddetta “guerra fredda”, che nessuno dei suddetti presunti “contendenti” vuole dismettere per logiche di mero squallido opportunismo politico. In tempi niente affatto sospetti, alla “questione ucraina”, abbiamo dedicato ampio spazio su questo stesso blog (es: qui e qui ), identificando immediatamente la medesima matrice farsesca e disgregante che ammanta la tragedia in atto. Quindi, se c’è chi non si è affatto stupito per il reiterato utilizzo propagandistico degli stereotipi messi in campo dai rispettivi fronti “opposti/uguali”, né dei reali e malcelati obiettivi perseguiti da entrambi i “contendenti”, quelli siamo proprio noi fascisti de “IlCovo”. Purtroppo, la vostra becera propaganda (intendendo con tale aggettivo quella sciorinata da ambedue gli schieramenti finti-opposti), deve tendere sempre e comunque ad ingannare e turlupinare la pubblica opinione a mezzo dello stesso vecchio disco (ormai logoro e ripetuto in modo ossessivo alla nausea), per quanto vi siate sforzati al massimo grado di sfruttare l’ambiguità dei classici “specchietti” per attirare le proverbiali “allodole”, che spesso si rivelano più che altro degli “allocchi”. Ma, vista la natura stessa della nostra Associazione, che dell’opposizione alla “strategia della tensione” ed ai suoi “burattinai e burattini” di ogni latitudine politica ha fatto uno dei propri caratteri distintivi (es: qui e qui), nel nostro caso tale sceneggiata di quart’ordine non poteva chiaramente “far breccia”. Dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale” varata dal Cremlino, i pezzi del mosaico si sono gradualmente ricomposti rivelando un gigantesco (come sono soliti dire i vostri dirimpettai della “controparte”!) “false flag”. Una “falsa bandiera” appositamente messa in scena subito dopo la pseudo-pandemia, che ovviamente, come in tutte le tragedie planetarie che occupano ormai stabilmente le cronache del nostro tempo, sta mietendo vittime a iosa; ma dove chi ci rimette concretamente sono gli uomini, le donne e i bambini “contemporanei”, “sovietici” o meno che siano. Come sempre per i vostri (il plurale indica i rappresentanti della Federazione Russa – alias U.R.S.S. – e della N.A.T.O. e soprattutto chi manovra entrambi!) piani di egemonia e contro-egemonia, pagano le rispettive popolazioni. Mentre voi facenti funzione per conto della plutocrazia-massonico globalista – in qualità di finti contendenti – non pagate mai! Ciò è specificamente provato anche dall’indegna sceneggiata legata alle pseudo sanzioni, rivelatesi platealmente un indegno “gioco delle tre carte”, dove “Tizio il cattivo, vende a Caio il buono, e Sempronio il brutto, ufficialmente “arrabbiato” con Tizio, ne compra i beni da Caio”, una farsa oscena che in realtà non ha messo e non sta mettendo “in ginocchio” nessun altro soggetto, se non in immediato i cittadini europei e sul lungo periodo tutti coloro che rappresentano l’obiettivo reale di questo indegno teatrino satanico: ossia la razza umana (es, qui ). Il registro della sceneggiatura è il medesimo in relazione all’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale rus-sovietica”, annunciata dalla NATO (si esatto, dalla NATO! [vedi Qui] che sbandierava in anticipo e con precisione persino il giorno dell’attacco!) ed avviata con puntualità certosina dal Cremlino! Fatalità, da quel momento in poi, la cosiddetta U.E., ha pubblicamente “srotolato” la pergamena del “Ragnarok globale” in virtù di tale pretesto, avviandosi ufficialmente a strozzare in modo definitivo quel che rimane dei popoli e delle nazioni d’Europa, secondo i propri piani prestabiliti da decenni (e di cui scrivemmo già diversi anni addietro, qui), che non confliggono concretamente in nulla con gli interessi della dirigenza “rus-sovietica”! Ovviamente, in questa congiuntura e complementarietà di obiettivi, i governi finti opposti si sono rivelati come i due bracci dello stesso indegno “mostro infernale”, la cui battaglia politica è incentrata sull’antifascismo e il messianismo internazionale. Precisamente in linea con questo scopo, rivolto a perseguire tali obiettivi a spese dell’intera umanità, voi eminenti “rappresentanti del popolo russo-sovietico” avete scritto la vostra “lettera aperta”, trasudante propaganda di bassa lega che si diffonde semplicemente in fandonie ad usum delphini, inscritte pienamente nella campagna mediatica globalista di stampo antifascista ed anticattolico tutt’ora in corso, con ciò calando quella maschera che per noi fascisti de “IlCovo” risulta ormai palesemente tale da diversi anni! (come già rilevammo, qui

“La tesi blasfema”

L’indignazione “a comando” da cui è scaturita la lettera aperta scritta dall’ambasciatore Razov, suscitata dall’articolo del giornale generalista summenzionato, attiene l’utilizzo fuorviante ma reiterato di una definizione molto, ma molto diffusa, fino ad oggi, nel settore della disinformazione mediatica generalista, secondo cui la Russia sarebbe diventata una “nazione Fascista”. Lo stereotipo propagandistico menzognero e vigliacco del “Fascismo male assoluto” non è affatto nuovo, tanto nell’Europa a “trazione atlantica” quanto nella “Federazione Rus-sovietica” (lo usate anche voi contro i mercenari NATO dell’Ucraina!) e viene affibbiato, in genere, a tutti coloro che vengono identificati come “nemici dell’umanità” dai “padroni del discorso”, ovviamente per motivi tutti strumentali. Il termine “fascismo” ha assunto in virtù della falsa definizione stabilita e propagandata per prima dall’internazionale comunista, un significato associato arbitrariamente a “crimine” contro la collettività. In ragione di tale mendace propaganda globalista diffusa in modo martellante ovunque nel mondo (noi stessi in Italia ne abbiamo fatto le spese, basta leggere qui), si mettono in scena da decenni a “beneficio” dell’umanità, tutte le finte contrapposizioni politiche, con contorno di vere ecatombi, pianificate a tavolino dagli apparati governativi mondiali che fanno capo alla plutocrazia-massonica e ritenute da quest’ultima idonee a perseguire i propri scopi prefissati. Il dramma ucraino rientra pienamente in questi scenari. Alla fin fine, ormai risulta evidente – per chi vuol vedere – come i plutocrati, massoni, messianisti che detengono il potere a spese della razza umana, non sono affatto interessati a far trionfare l’uno o l’altro dei due pseudo-contendenti, giacché entrambi “facce della stessa medaglia” (1) e bracci differenti del medesimo regista “occulto”! Quel che però deve rimanere fermo per costoro, risulta essere lo scopo generale finale, di addivenire con tutti i mezzi ad un mondo che a mezzo dell’antifascismo sia sempre più anticattolico e massonico, decimando miliardi di persone da costoro ritenute un inutile “surplus”. Ogni elemento di tale scenario, se razionalmente osservato, conduce in modo palese verso questo risultato. Nella pantomima allestita tra “Russia contemporanea” e NATO, il filo dell’ambiguità ha giocato anche sulla presunta “rinascenza” Russa in merito ai propri valori storici tradizionali, legati innegabilmente alla Civiltà di Roma. Fatto sta che, però, tale elemento è solo frutto dell’ennesima impostura sapientemente etero-diretta. La “dottrina” politica egemone al Cremlino, nella “Russia contemporanea”, è ascrivibile essenzialmente a quella del teorico Alexander Dugin (qui). La sua “quarta teoria”, mostra chiaramente un orientamento deista esoteristeggiante, che rivede il comunismo in chiave nazionale, comunitarista e federativa. La cosiddetta “Eurasia” vagheggiata da Dugin, rappresenta una Unione delle Repubbliche Comunitariste, dove gli “dei” (quali che siano) sono parte del tessuto sociale atto ad unire i singoli gruppi federati; la visione di Dugin assomiglia molto, in questo, alla filosofia americanista che sta a fondamento della Costituzione della Repubblica Stellata, ma che spinge molto sul solidarismo localistico. La fusione sincretica presente nella teoria di Dugin, tra gli elementi Politici e Sociali di Liberalismo, Fascismo e Comunismo, ha permesso di diffondere volutamente una serie di equivoci, in modo da coinvolgere tutte le finte parti opposte in causa e rinverdire la putrescente strategia della tensione della NATO. Così, voi, egregi odierni “Rus-sovietici”, potete diffondere anche le vostre fandonie, difendendo il “dio antifascista” dalla “blasfema frase” che vi indigna tanto sulla presunta ancorché inesistente svolta politica fascista della Russia (2). Essa però non indigna (fintamente!) solo voi, ma repelle sinceramente soprattutto noi, in qualità di fascisti sinceri! Giacché, a motivo di tale sceneggiata, palesemente anche voi partecipate in modo oggettivo alla de-cattolicizzazione retroattiva della Civiltà Romano-Cristiana, basamento su cui invece poggia tanto il Fascismo quanto tutta la vera Civiltà Europea, provando a confondere gli allocchi nell’imbastire sceneggiate pseudo-religiose, che falsamente danno ad intendere (a chi non ha occhi per guardare e cuore e mente per comprendere!) di osservare una autentica alternativa al globalismo pluto-massonico. Invece, basta andare poco oltre la “cortina fumogena” della propaganda, per osservare che il “moto” verso cui è diretto il mondo (governato anche da voi per conto terzi, a mezzo di “demolizioni controllate” e ricostruzioni pianificate da lungo tempo ed in tutti i campi), è satanicamente “rettilineo ed uniforme”, indirizzato verso il messianismo anticattolico e la religione del benessere materiale per pochi; dove di fatto, ciò che può variare negli schemi programmati dai burattinai che stanno in “sala di regia”, attiene esclusivamente la velocità ed il metodo, più o meno radicale, con cui realizzare tale nefando progetto globale, ma nulla di più (3).

“L’odiosissima parola fascismo che, com’è noto, ha origine italiana”…

Ebbene, quando l’ambasciatore Razov scrive che la parola “Fascismo” (per lui e chi come lui, “odiosissima”) ha origine italiana, su questo non mente affatto! Essa ha origine tutta e completamente Italiana, poiché il Fascio Littorio è l’emblema della Giustizia e dell’Ordine Divino della Civiltà italico-Romana da quasi Tremila anni, ed è un vanto ed orgoglio del nostro Popolo, poiché tale simbolo riassume quella specifica concezione politica che incarna e sublima millenni di Civiltà Romano-Cattolica (qui), la quale storicamente trovò la forza di rispondere a quel movimento di distruzione generale (qui) che, proprio dopo la sconfitta del Fascismo nell’ultima guerra mondiale, ha devastato l’interno mondo. Se tomisticamente “contro i fatti non valgono argomenti”, allora la prova lampante delle fandonie propalate dall’antifascismo universale è di già “semplicemente” rappresentata dal mondo stesso di oggi, così come è “uscito” da quel tremendo conflitto, voluto fortemente da tutti quei soggetti politici che poi lo hanno “concluso” a suon di olocausti nucleari e sterminii di massa delle nazioni sconfitte. Ma, proprio voi che ora vi appellate all’origine italiana della parola per voi “incriminata”, siete però tra i primi che tendono a “dimenticarla” sapientemente, quando si tratta di definire in modo netto l’identità di tale dottrina politica Fascista, che sempre affiancate in perfetta malafede al suffisso “nazi”, annullando la realtà dei fatti storici e le stesse Scienze Politiche, che dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio, che il Fascismo Italiano è una dottrina politica complessa e con una identità specifica, che non ha nulla a che vedere con nessun’altro ideale, coevo o successivo (qui). Il fatto che le odierne istituzioni “Rus-sovietiche” continuino ad utilizzare il medesimo linguaggio politico della fu internazionale comunista, definendo il termine Fascismo come “odiosissima parola”, costituisce una ulteriore prova a carico nei vostri confronti, che vi denunzia inappellabilmente come parte dello stesso tragico teatrino messo in piedi dalla plutocrazia massonica globalista… ed è per questo motivo che odiate davvero quel termine, al pari di tutte le componenti dell’antifascismo di ogni latitudine e nazionalità! Noi de “IlCovo”, che facciamo conoscere il Fascismo a tutti i popoli desiderosi di sapere la Verità, ormai  abbiamo ben compreso da tempo tutto ciò! 

Sono tutti antifascisti 3 - Biblioteca del Covo

“Sinonimo di ideologia antiumana e razzista”…

L’insistenza nel definire il Fascismo “ideologia antiumana e razzista” da parte di chi contestualmente scrive esaltando il “popolo Sovietico” e l’ “Unione Sovietica”, definendola come la Nazione che ha “sacrificato 27 milioni di uomini” (e il loro sacrificio per Noi non è in discussione!) adducendo però a motivo di tale sacrificio “intenzionale”, la “libertà” e/o la liberazione dalle “dittature” e dalle idee inumane (e questo è in discussione!) denota una spudoratezza senza limiti; addirittura nell’additare con sarcasmo la presunta ignoranza e la mancanza di studi seri di chi affermasse il contrario, se non fosse tragico farebbe anche sorridere! Infatti il Partito Comunista internazionale e l’Internazionale Socialista, in modo complementare al Nazional-Socialismo, si imperniano esattamente sul razzismo! Proprio Karl Marx, in una delle sue Opere, afferma:

…Se Bauer domanda agli ebrei: dal vostro punto di vista avete voi il diritto di chiedere l’emancipazione politica? Noi [comunisti] domandiamo a nostra volta: il punto di vista dell’emancipazione politica ha il diritto di esigere dagli ebrei l’abolizione del giudaismo, e dagli uomini in generale l’abolizione della religione? …Consideriamo l’ebreo reale mondano, non l’ebreo del Sabbath, come fa Bauer, ma l’ebreo di tutti i giorni… Qual è il fondamento mondano del giudaismo? Il bisogno pratico, l’egoismo. Qual è il culto mondano dell’ebreo? Il traffico. Qual è il suo Dio mondano? Il denaro… Il monoteismo dell’ebreo è perciò, nella realtà, il politeismo dei molti bisogni, un politeismo che persino della latrina fa un oggetto della legge divina. Il bisogno pratico, l’egoismo, è il principio della società civile, ed emerge come tale puramente, non appena la società civile abbia completamente partorito lo Stato politico. Il Dio del bisogno pratico e dell’egoismo è il denaro. Il denaro è il geloso Dio d’Israele, di fronte al quale nessun altro Dio può esistere…(4) 

Il pregiudizio razzista sopra descritto è condiviso in pieno dai Nazional-Socialisti, i quali, a differenza degli Internazional-Socialisti (ovvero voi), lo fanno derivare non dalla religione ma dalla razza biologica, mentre tutto ciò è inesistente nella nostra idea Fascista (esempio qui, inoltre meriterebbe un discorso a parte la politica coloniale dell’Italia Fascista, ma non vogliamo estendere troppo il tema)! E voi “Rus-sovietici” vorreste dare lezioni di antirazzismo a chi? Ma lasciamo che siano due ebrei che pur non essendo affatto fascisti, risultano decisamente più credibili nel parlare dell’Italia Fascista. Iniziamo da Hannah Arendt, cronista del processo Eichmann a Gerusalemme:

“L’Italia in Europa era l’unica vera alleata della Germania… I Nazisti sapevano bene che il loro movimento aveva più cose in comune con il Comunismo Staliniano che col Fascismo Italiano e Mussolini, dal canto suo, non aveva né molta fiducia nella Germania, nè molta ammirazione per Hitler. [Ma] le differenze profonde, decisive, tra il Fascismo e le altre dittature non furono mai capite dal mondo nel suo complesso. Eppure queste mai risaltarono con più evidenza come nel campo della questione Ebraica… Il sabotaggio italiano della “soluzione finale” aveva assunto proporzioni serie, soprattutto perché Mussolini esercitava una certa influenza su altri governi Fascisti…  Finché l’Italia seguitava a non massacrare i suoi ebrei, anche gli altri satelliti della Germania potevano fare altrettanto”. (5)

Ecco invece una testimonianza diretta del medesimo processo, quella espressa della Professoressa Hilda Cassuto Campagnano: 

“Una pagina d’onore per l’Italia”, ha dichiarato il vice procuratore generale Bach. “Tutti gli ebrei in Italia debbono la loro vita alla popolazione italiana” ha dichiarato stamane, concludendo la propria deposizione al processo Eichmann, la professoressa Hilda Cassuto, vedova, Campagnano, comparsa come testimone sulle persecuzioni tedesche in Italia. La professoressa Cassuto vive ora a Gerusalemme con suo figlio ed insegna matematica alle scuole medie. Il padre era professore di lingue semitiche all’università di Roma ed ora a quella di Gerusalemme dove emigrò nel 1939 con una figlia. La professoressa Cassuto rimase a Firenze con un fratello che era rabbino capo di quella comunità. Ha perso nelle deportazioni tedesche il marito ed il fratello che furono portati allo sterminio a Bilkenau; sua cognata, moglie del rabbino, fu portata ad Auscwítz, ma fu fatta poi proseguire attraverso i campi di Belsen, Treblinka e infine a Theresienstadt dove fu salvata dai russi avanzanti. La professoressa ha iniziato la sua deposizione raccontando come malgrado la legislazione razziale varata dal governo fascista,gli ebrei italiani non ebbero in pericolo né la loro vita né la loro libertà; le loro restrizioni furono soltanto di natura economica”. “Gli impiegati dello stato” – ha detto la signora Cassuto – “persero il loro posto ma potettero trovare altre sistemazioni onorevoli ed anche adeguatamente lucrative. Io già professoressa di matematica mi sistemai in una scuola ebraica che fu subito costituita. Non abbiamo avuto preoccupazioni fino al 10 settembre del 1943”. La testimonianza della professoressa Cassuto Campagnano, che rimase impressa nella memoria di tutti per quello che affermò e per quello che negò, conteneva tra l’altro una frase molto interessante, che nessun giornale italiano si sognò di riportare: « …fino all’ 8 settembre 1943 » disse tra l’altro la signora Campagnano «gli ebrei di tutta Europa conobbero un solo rifugio sicuro: l’Italia fascista ». (6)

I superficiali possono pure soffermarsi sull’occupazione da parte dell’Armata Rossa qualificandola come presunta “liberazione” dei prigionieri avvenuta all’ingresso dei Sovietici nelle aree già occupate dai NazionalSocialisti. Per come si sono svolti i fatti, prima e soprattutto dopo la guerra, si capisce però perfettamente che quelle “liberazioni” avevano esclusivamente un valore politico propagandistico. 

L’ultima citazione, a proposito della cosiddetta ideologia “antiumana e razzista”, la prendiamo in prestito dall’antifascista Carlo Silvestri, che testimoniò al riguardo il proprio pensiero in un’altro celebre processo politico del dopoguerra:

…”Identificare ancora oggi, febbraio 1949, in quest’aula di giustizia, nel fascismo italiano il nazismo tedesco, e mettere sulla stessa linea con Hitler e Himmler, Mussolini e Graziani, è fare il giuoco dei nemici del nostro Paese, è lavorare contro gli interessi storici dell’Italia. Nel 1944-45 i campi di sterminio tedeschi e le camere a gas ebbero il loro riscontro italiano nel campo di concentramento di Lumezzana, in provincia di Brescia, consistente in un buon albergo dove non si viveva affatto male: il paradiso rispetto all’inferno”… (7)

Dunque, proprio voi “Rus-sovietici” ci vorreste venire a dare lezioni di “umanità”? …voi la cui eredità politica criminale non è seconda a nessuno per uso sistematico e capillare della violenza razzista e sterminatrice, ovunque voi abbiate posato il vostro piede, ad iniziare dalla “Santa Madre Russia”, per cui il popolo che avete oppresso per decenni ha patito per primo e più degli altri il “sorgere” del vostro radioso “sole dell’avvenire”, rosso del sangue di milioni e milioni dei vostri stessi cittadini, eliminati solo perché cristiani o contadini o più semplicemente perché distanti a livello ideale dalle idiozie marxiste-leniniste, frutto dell’influenza e del controllo politico della plutocrazia-massonica? (come si può leggere Qui)

“Tanti lutti e devastazioni sul territorio dell’Unione Sovietica”…

Similmente all’accusa di “inumanità”, vale il discorso per l’addebito da voi mosso al Fascismo e inerente i “lutti e devastazioni” portati “sul territorio dell’Unione Sovietica”, che lasciate intendere effettuati secondo voi proditoriamente; un’accusa che essendo rivolta ad altri proprio da chi per primo ha portato in Europa una devastazione di cui si vedono ancora i segni, ovvero voi “Rus-sovietici”, avrebbe dovuto al riguardo spingervi prudentemente solo a tacere, almeno per carità di Patria! Ma in chi palesa l’attitudine al doppiopesismo storiografico, in quanto realizzatore di doppi fini politici, facendo concretamente da stampella alla stessa NATO, che pure si dice di contestare (a chiacchiere!), evidentemente il pudore risulta una virtù sconosciuta! Voi che millantate di aver “studiato la storia”, dovreste evidentemente ripassare meglio quella dell’Unione Sovietica, giacché forse “dimenticate” che l’inizio della Seconda Guerra Mondiale è da imputare espressamente tanto all’azione del vostro Governo, quanto a quello della Germania NazionalSocialista, con la quale fino al 1941 valse il Patto di non aggressione da entrambi stipulato nel 1939 e che va sotto il nome dei rispettivi Ministri degli Esteri, Ribbentrop-Molotov. Grazie alle clausole di tale Patto scellerato, voi Internazional-Socialisti russi, insieme con i Nazional-Socialisti tedeschi, vi spartiste la Polonia ed le nazioni baltiche, dando così inizio alla Seconda Guerra Mondiale, secondo i reali ma inconfessabili desiderata di “Londra” e “Washington”. Nel contesto di quella guerra, i cosiddetti “liberatori” Sovietici,  hanno sterminato, tra gli altri, anche un numero imprecisato di migliaia di soldati polacchi, seppellendoli in massa a Katyn. Ma per Mosca (spalleggiata da Londra!), tale orrendo delitto doveva essere de-rubricato a “crimine comune” e non considerato quale “crimine di guerra”(!). Al contrario vostro e dell’esercito tedesco, invece, l’Esercito dell’Italia Fascista nell’ultima guerra mondiale, in ogni teatro bellico di sua pertinenza, dunque anche nella “Crociata anti-bolscevica” in terra russa (ma non contro il popolo russo!), ha applicato una politica di occupazione autonoma e diversa, improntata sulla ricerca del giusto compromesso tra esigenze militari e politiche. All’interno di questa condotta, è inscritta la gestione inerente la “questione della razza” che, come ricordato dalle citazioni degli antifascisti di cui sopra, da parte italiana ha permesso di salvare un numero imprecisato di vite, di civili perseguitati principalmente dai nazionalsocialisti… e da voi “Rus-sovietici”! Sì, perché quando il C.S.I.R. (Corpo Spedizione Italiano in Russia) entrò in Unione Sovietica, la popolazione locale, già decimata e semidistrutta dalle vostre persecuzioni interne, inaspettatamente accolse i nostri soldati con disponibilità. Di seguito citiamo in proposito una testimonianza ufficiale:

“Ho assunto il comando della Divisione “Torino” al fronte russo nel mese di Gennaio del 1942. A causa delle perdite subite nella dura battaglia di Natale e del gravoso servizio richiesto dall’ampio e delicato settore difensivo affidato alla “Torino” vi era nei reparti un diffuso senso di stanchezza cui bisognava metter riparo d’urgenza per evitare sorprese spiacevoli… Nell’attuare le provvidenze in questione sono stato molto agevolato dall’ambiente stesso nel quale la Divisione operava. Ciò può sembrare strano dato che eravamo in territorio nemico, ma la realtà era esattamente questa: noi pur combattendo contro i russi eravamo in ottimi rapporti con gli abitanti. Tale fatto, che ha del paradossale, ebbe maggior rilievo nella zona di Kikowo, dove trovai la divisione “Torino” quando ne assunsi il comando e dove sostammo a lungo. A Kikowo i nostri rapporti con l’ambiente civile furono agevolati dal fatto, credo unico al fronte russo, che il Sonderführer della zona era un ufficiale italiano, e precisamente il capo Ufficio affari civili del Comando di Divisione. I tedeschi, scarsamente rappresentati da qualche piccolo reparto inserito nel nostro fronte e da specialisti incaricati del ripristino di stabilimenti industriali, non avevano per contro, ingerenza diretta sulle questioni riguardanti la popolazione civile naturalmente cercavano di interferire quando ciò faceva loro comodo ma noi difendevamo al massimo le nostre posizioni, sostenuti sempre dal pieno consenso della popolazione. (8)

Tale scenario conferma le motivazioni per le quali l’Italia Fascista è intervenuta contro l’Unione Sovietica, e non contro il Popolo Russo. E ciò perché si fa finta di dimenticare che l’Unione Sovietica aveva precedentemente svolto per anni una attività politica internazionale contraria al Governo Fascista, tanto in Italia quanto in vari scenari europei e teatri di guerra, il più importante dei quali era stato quello Spagnolo, dove la teppa bolscevica non mancò di prodursi in massacri e distruzioni a danno della religione cattolica e dei religiosi. Solo dopo i continui attacchi subiti, e dopo l’eclatante accordo Ribbentrop-Molotov, a cui l’Italia Fascista rispose sostenendo direttamente lo sforzo bellico della Finlandia, aggredita proditoriamente proprio dall’Unione Sovietica, la stessa Italia Fascista partecipò successivamente alla campagna militare contro l’U.R.S.S. Dunque i “lutti e le devastazioni” presenti sul territorio dell’Unione Sovietica sono da addebitare principalmente all’azione politica svolta per anni dallo stesso Governo dell’Unione Sovietica dominato da Stalin, che ha applicato il metodo della Guerra di Classe internazionalista a livello mondiale, oltre che contro un numero imprecisato di categorie sociali e religiose della propria popolazione, includendo in tale persecuzione sterminatrice anche circa 600.000 ebrei russi, come riportato dall’inchiesta di Louis Rapoport (9). I Nazional-Socialisti tedeschi, va detto chiaramente, rappresentano il secondo responsabile, in ordine di gravità, perché, come ben ricordato dalla Arendt, avevano in comune con i Sovietici lo stesso metodo della violenza sistematica ed ideologica. L’Italia Fascista, invece, non può essere incolpata di nulla al riguardo, men che meno può essere accusata dello scoppio della guerra mondiale, il cui Governo, in quel frangente, era anzi l’ultimo a voler che deflagrasse un conflitto su scala globale e pertanto si prodigò come nessun’altro per evitarlo! (come riconosciuto obiettivamente persino in campo accademico da alcuni ricercatori certamente alieni da simpatie politiche per il Fascismo, leggi QUI!)

“Sul buon senso degli italiani”…

Per concludere, anche noi fascisti de “IlCovo” contiamo sul “buon senso degli Italiani”, che non hanno mai avuto davvero nulla contro il popolo della Russia, ma quella Vera! …cioè quella secolarmente legata, per il tramite di Costantinopoli, alla Civiltà di Roma! Gli Italiani veri rappresentati dal Fascismo, invece, hanno molto da ridire sia contro i “pupazzi sovietici” che contro i loro “pupari” pluto-massoni globali, di cui anche voi “Rus-sovietici” siete gli odierni manutengoli! Il mondo è precipitato ancor di più nel caos infernale, proprio dopo quel cataclisma mondiale da voi iniziato nel 1939 insieme alla Germania Nazional-Socialista, perché COSI’ doveva andare secondo piani già predisposti in quel di Londra e Washington dai “soliti noti”! Gli stessi burattinai che oggi stanno completando la distruzione del mondo, già da allora predisposta. Così voi, che siete solo degli attori di un’unica tragica farsa, insieme con i vostri opposti/uguali, state contribuendo attivamente a che tale scenario distopico si realizzi; per questo motivo, non solo non potete dare lezioni di etica e morale a nessuno, ma ne condividete appieno le stesse responsabilità! Un solo modo esiste, per il mondo intero, di rialzarsi in piedi e superare la tempesta che si prepara, ossia, riabbracciare religiosamente la Croce di Cristo e politicamente la Dottrina del Fascismo! …e vi assicuriamo che, al riguardo, l’esempio lo ha dato sempre per prima l’Italia, come anche in tutti i campi spirituali e materiali dell’Umana vita ha SEMPRE fatto negli ultimi 3000 anni!

IlCovo

NOTE

1) Secondo gli studi di insigni uomini di fede e cultura, che ci invitano a guardare la realtà dei fatti nel profondo, senza fermarci in superficie, esistono due “vie” o “metodi” nel globalismo messianico odierno, per addivenire ad un unico risultato: ovvero la distruzione del mondo come costruito dalla civiltà Romano-Cattolica. Il metodo definibile “unipolare”, palladista di matrice anglo-americana, e quello “sinarchico”, di matrice massonica francese. Tali due metodi differiscono per le forme usate, e generano la finta contrapposizione tra presunti “conservatori o progressisti”, come nel caso trattato in questo articolo. Ma, la radice e l’obiettivo finale risulta il medesimo, non mettendo in discussione mai i fondamenti del globalismo (Es: qui). Vi sono studi specifici ancor più approfonditi, che confermano questa lettura, seguendo i nomi di coloro che “proteggono” i “potenti del mondo”, che, alla prova dei fatti, sono gli stessi per tutti i finti opposti schieramenti.

2) Non a caso,  il Governo “Rus-sovietico” si è fatto promotore e realizzatore del Primo Congresso Internazionale Antifascista tenutosi a Mosca nel 2022, come è possibile leggere digitando Qui

3) Come argomenta in modo ben documentato ed assai convincente Don Curzio Nitoglia nel suo lavoro “I Lubavich e i potenti del mondo” (2021, Viterbo, edizioni Effedieffe)…“Per comprendere il mondo attuale è necessario capire l’odierno Giudaismo post-biblico e la lotta senza esclusione di colpi che sta avvenendo all’interno di esso. Ma se il Giudaismo sostanzialmente è uno, esso però ha diverse ramificazioni accidentali e questi diversi rami di un medesimo albero si accapigliano agitati e sbattuti l’uno contro l’altro dal vento, come due diverse cosche mafiose, entrambi all’origine profonda delle vere forze in campo. Difatti, tale opposizione interna all’ebraismo sta agitando “il gran mondo che conta” a partire dagli USA sino alla Russia e alla Cina. Nell’attuale congiuntura […] ci si trova di fronte ad uno scontro feroce tra le due principali ramificazioni del Giudaismo: I “Cabala/democratici” di “sinistra” (Soros e Bill Gates) contro i “Cabala/conservatori” di “destra” (gli Chassidim o Lubavich di rabbi Schneersohn). Lo Chassidismo (ebraismo cabalistico/pietista esoterico) — sostenuto da Trump/Putin — incarna lo Stato, la Nazione, la Patria e la Politica dei Governi nazionali contro il Mondialismo estremo ossia, la Banca e la Loggia, il Gran Kahal e il potere dell’alta finanza giudaico/massonica o setta dei Mittnaggedim (che sono i successori dei Farisei del tempo di Gesù). In breve ci si trova di fronte a due rami (Cabalismo chassim e Talmudismo) del medesimo albero (Giudaismo postbiblico) attualmente in lotta e accidentalmente diviso tra Lubavich e Rabbinato ufficiale. In termini geopolitici, il contrasto odierno tra il Deep-State della “Loggia Soros/Rothschild, Rockefeller” e gli Chassidim è quindi una divergenza accidentale quanto al potere della guida del Nuovo Ordine Mondiale (modus agendi). Infatti sia che prevalga il Deep-State oppure il “Partito dei Patrioti”, a vincere sarà comunque il Giudaismo talmudico/cabalistico, il quale rappresenta una sola “Entità misteriosa e preternaturale” e il cui fine è la morte del Cristianesimo”… (digitare Qui)

4) Cfr. Gli annali Franco tedeschi, “La Questione Ebraica”, K. Marx, 1843.

5) Cfr . H. Arendt, “La banalità del male”, Feltrinelli.

6) Cfr. Il Popolo – Roma – 12 maggio 1961.

7) Cfr. Carlo Silvestri, “MUSSOLINI GRAZIANI E L’ANTIFASCISMO”, Milano, 1949, Longanesi.

8) Cfr. “Relazione del Gen. Roberto Lerici Comandante della Fanteria della 852a Divisione Torino al Gen. Giovanni Messe”, (Leggere qui).

9) Cfr. ad es. L. Rapoport, La guerra di Stalin contro gli Ebrei, Milano, 2002, Rizzoli.