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22 luglio 1943: PALERMO CADE…COMBATTENDO!

Sicily map U.S. Army Center of Military History

Fig.1 La linea del fronte dal 12 luglio al 17 agosto 1943.

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Fig.2 Memoriale a Sergio Barbadoro, Portella della Paglia, 22 luglio 2016.

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Fig.3 Portella della Torretta, bunker.

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Fig.4 Cimitero militare americano (provvisorio) alla Villa del Conte Amari, nella tenuta Bonocore di Palermo, 1943.

22 luglio 1943: PALERMO CADE…COMBATTENDO

(Cliccando sul titolo potete scaricare l’articolo in formato PDF)

La “favola” dell’occupazione “indolore” di Palermo e dell’intera Sicilia occidentale nell’estate del 1943 da parte della Settima Armata americana, ancor’oggi è dura a morire. Persiste il “mito” fasullo dei soldati “a stelle e strisce” che, occupata Agrigento la sera del 16 luglio dopo una settimana di duri combattimenti – Patton, in proposito, nel suo diario alla data del 18 luglio scriveva testualmente che “le truppe italiane hanno combattuto con encomiabile accanimento” – (1), avrebbero, invece, fatto successivamente una “piacevole passeggiata” (così la definì il generale Keyes della 3a divisione di fanteria americana)(2) di qualche giorno per conquistare allegramente la parte ovest dell’isola. In realtà, si tratta di una storiella evidentemente costruita dalla propaganda bellica Alleata del tempo di guerra, che poi è assurta al rango di verità incontrovertibile da parte di pubblicisti-storiografi supponenti, poco interessati ad una seria contestualizzazione dei fatti storici e più propensi a rifilare al pubblico la versione di comodo dei cosiddetti “vincitori”. Ancor oggi, rispetto a quegli avvenimenti tragici, la realtà rimane seppellita dalla visione farsesca della spensierata passeggiata oleografica illustrata da foto e cine-giornali americani, che volevano le loro truppe sempre circondate da plaudenti “paisà” smaniosi di cioccolata e sigarette, con i militari italiani nel ruolo di comparse sfuggenti, presenti sempre e solamente con le mani alzate in segno di resa; eppure, partendo dalle stesse fonti militari ufficiali statunitensi, si scopre che solamente alla data del 24 luglio 1943 le truppe di Patton poterono dire di controllare effettivamente “the entire western half of the island”(3), dunque, a più di due settimane dall’inizio delle operazioni di sbarco, avendo lasciato sul campo, solamente durante i sei giorni della “tranquilla scampagnata” verso Palermo e la Sicilia occidentale cominciata il 18 luglio, “appena” 272 uomini tra morti, dispersi e feriti, cifra che si traduce in una media di circa 45 perdite al giorno (in proposito va osservato che fin dal 23 luglio 1943, ossia il giorno dopo la sua occupazione, risulta che gli americani realizzarono un cimitero di guerra provvisorio alla periferia nord di Palermo (4), per seppellire i propri caduti, vedi fig.4) , contro 2900 militari italiani morti o feriti. A dimostrazione del fatto che “qualche italiano” che li combatté e sparò loro addosso i cosiddetti “liberatori” lungo la loro “passeggiata” dovettero incontrarlo (5). Tutto ciò premesso, va tenuto ugualmente in considerazione che in quella fascia di territorio le agguerrite truppe statunitensi non dovettero misurarsi direttamente con le divisioni italiane, Aosta ed Assietta, né tantomeno con la divisione tedesca Sizilien, che invece, con una difficile manovra tesa ad evitare l’accerchiamento, stavano ripiegando verso la zona orientale dell’isola, sulle linee di difesa predisposte dal comandante della 6a Armata italiana, Generale Alfredo Guzzoni (montagne Madonie prima, Nebrodi poi) (6). Esse, invece, si scontrarono, per lo più, contro piccoli presidi isolati del Regio Esercito, composti nella maggioranza dei casi da addetti ai servizi e non già da unità combattenti, che rappresentarono la massima parte dei loro 53.000 prigionieri di guerra catturati in zona, di cui si vantò il generale Patton. Una “tranquilla passeggiata” dove i cosiddetti autoproclamatisi “liberatori”, va doverosamente ricordato, dopo aver fatto precedere il loro sbarco dalla famigerata pratica dei bombardamenti di saturazione (7), che si tradusse a partire dal 9 maggio 1943 in quasi due mesi d’ininterrotti bombardamenti a tappeto indiscriminati, diurni e notturni, non solo su obiettivi militari ma anche e soprattutto su obiettivi civili, che avevano letteralmente lo scopo di “terrorizzare” la popolazione – dal 2 giugno 1943, significativamente il nome in codice della Sicilia nei messaggi del Quartier Generale degli Alleati fu “horrified”(8) – seguiti dalla costante guerra psicologica dei messaggi che invitavano civili e militari alla resa immediata in cambio della sospirata pace! (9); dopo aver già consumato nei primi giorni dello sbarco numerose stragi a sangue freddo, massacrando centinaia di militari italiani e tedeschi colpevoli di essersi arresi solo dopo aver strenuamente combattuto, o aver fucilato uomini e ragazzi solo perché indossavano una camicia nera (10), si avvalsero certamente, oltre che dell’incomparabile superiorità quantitativa e qualitativa del loro apparato bellico, anche di mezzi tanto squallidi, come l’appoggio dei mafiosi locali prontamente liberati al fine di indurre la popolazione a collaborare pacificamente con gli invasori (11), quanto vigliacchi, quali l’utilizzo di prigionieri italiani come scudi umani per costringere alla resa le truppe locali che essi fronteggiavano di volta in volta (12). E’ in questa cornice, tutt’altro che edificante per gli “invasori democratici”, che va collocata l’occupazione di Palermo avvenuta tra il 22 ed il 23 luglio 1943. Al riguardo la versione ufficiale è categorica… la città cadde senza combattere! Persino a detta del maggiore dell’esercito britannico Hugh Pond, che pure fu uno dei pochi autori anglosassoni che scrisse un resoconto dettagliato sulla campagna militare di Sicilia sforzandosi (ma senza esagerare!) di essere obiettivo, “Palermo non fu difesa”(13). Addirittura, nella versione dei reporter di guerra Alleati, fatta propria incondizionatamente, in modo acritico e senza alcuna riserva dagli storici “nostrani” e anglosassoni, si scrive di “folla in delirio” all’ingresso degli americani in citta (14); senza che nessuno ricordi minimamente come il capoluogo siciliano in realtà fosse quasi deserto poiché la maggior parte della popolazione era ormai sfollata a causa dei bombardamenti (15), dimenticando poi che le foto ritraenti i cosiddetti “bagni di folla”, sapientemente sceneggiati dalla propaganda Alleata, non ritraggono affatto Palermo, bensì alcuni piccoli centri periferici della provincia come Campofelice, Giacalone, Monreale etc. In realtà, a dispetto della propaganda di guerra anglo-americana, a dispetto persino di quel che pensarono in quei giorni caotici e drammatici in piena campagna militare in corso tanto lo Stato Maggiore del Regio Esercito quanto lo stesso generale Guzzoni, comandante delle forze dell’Asse in Sicilia (16), la città non cadde senza che per ore si fosse combattuto. Infatti, la manovra di attacco predisposta dagli americani, che nella prima mattina del 22 luglio avanzarono verso Palermo su due colonne principali, prevedeva che il capoluogo isolano venisse attaccato su tre differenti direttrici: la 3a divisione di fanteria proveniente da Lercara Friddi avrebbe attaccato da sud, scontrandosi col presidio di Portella di Mare, nel territorio del comune di Ficarazzi; la 2a divisione corazzata, proveniente da Alcamo, divisasi a sua volta in due differenti colonne, avrebbe attaccato sia attraverso la strada montana che passava per il presidio di Portella della Paglia, a nord del paese di San Giuseppe Jato, che da Nord-Ovest, superando il presidio di Portella della Torretta, vicino il paese omonimo (17); l’appuntamento per il ricongiungimento delle due divisioni era fissato per le ore 12:00 del 22 luglio in città! Come riporta il generale Emilio Faldella, nel suo fondamentale testo sulle operazioni militari in Sicilia nel 1943, “La difesa di Palermo, (affidata al generale Molinero, Ndc.) era costituita da : 4 battaglioni costieri, 1 gruppo appiedato di cavalleria, 2 compagnie mitraglieri, 1 compagnia mortai da 81, 4 batterie costiere, 17 batterie controaeree, delle quali 3 a doppio compito contro‑aeree e antinave, il I° gruppo da 100/27 del 25° artiglieria « Assietta ». Il fronte a terra era stato organizzato col criterio di sbarrare le rotabili convergenti sulla città; ogni Portella era presidiata da una com­pagnia di fanteria con pezzi sciolti d’artiglieria in funzione contro­carro. Non appena era giunta notizia dello sbarco nemico autorità e personalità avevano chiesto al generale Molinero, comandante della Di­fesa Porto « N » (Palermo) i lasciapassare per abbandonare la città. Nella notte sul 20 luglio il prefetto ed il segretario federale partirono da Palermo di nascosto e nella giornata del 20 metà del personale delle batterie controaeree abbandonò il proprio posto. Poiché nella giornata del 21 truppe americane avevano catturato il comando della 208a div. costiera ad Alcamo, il gen. Molinero rin­forzò la difesa di Portella della Torretta (Fig.3), sulla strada per Alcamo, con una compagnia di fanteria ed una batteria del 1°/25° Art. e fece brillare le interruzioni stradali a “Portella della Torretta” e “Passo Renda”. Alle 4,30 del 22 luglio il colonnello tedesco Mayer, comandante di batterie tedesche controaeree che avevano messo in posizione i loro pezzi da 88 in funzione controcarro, si presentò al Comando Difesa Porto ed assicurò che avrebbe condiviso le sorti del presidio italiano; viceversa, dopo poco, inutilizzati i pezzi, si allontanò dalla città con i suoi dipendenti. Il personale della Capitaneria di Porto si imbarcò per Napoli ed il comandante dell’aeroporto, ad insaputa del generale Molinero, fece incendiare depositi di benzina e bombe. Questi avvenimenti impre­vedibili allarmarono la popolazione e depressero lo spirito delle truppe.”(18) La mattina del 22 luglio, la 3a divisione di fanteria americana attaccò per prima, ma solo dopo alcune ore di combattimento riuscì ad impadronirsi alle 13:00 di Portella del Mare, entrando così alla periferia di Palermo. Alle 17:00; il gen. Molinero, a quel punto impiegò la propria riserva, composta dalle compagnie di mi­traglieri e dal gruppo squadroni appiedato che, al comando del maggiore Mistretta, opposero successive resistenze, riuscendo a ritardare l’avanzata americana fino alle 18:00 (19). Lo stesso maggiore Pond dell’esercito britannico, confermò che il maggiore Mistretta coi suoi uomini si oppose agli americani “con una violenta azione di retroguardia” (20). Mentre nella mattinata si sviluppava l’attacco su Portella di Mare, quasi contemporaneamente, alle 9:30 la prima colonna della 2a divisione corazzata americana si presentò a Portella della Paglia dopo aver attraversato il paese di San Giuseppe Jato, venendo a sua volta attaccata coraggiosamente dalla compagnia comandata dal sottotenente Barbadoro, che col suo pezzo da 100/17 per nove ore inchiodava sulla strada il nemico, cadendo eroicamente sul proprio cannone solamente alle ore 18:30 circa (Fig.2) (azione che gli valse la medaglia d’argento al valor militare, alla memoria!), sgombrando così a quel punto il passo montano alla colonna corazzata nemica e la via verso Palermo (21). Da quel momento in poi sulla città cominciarono ad affluire forze americane da due direttrici diverse. Alle 19:30 il Comando della Difesa Porto fu catturato ed ogni resistenza cessò. Stranamente, non esistono notizie ufficiali su quel che avvenne a Portella della Torretta, che pure risultava essere il caposaldo maggiormente rafforzato dei tre dai quali si accedeva alla città. Al riguardo sembrerebbe che la colonna americana proveniente da Alcamo, lungo la strada provinciale n. 1, superati i paesi di Partinico e Montelepre, sia stata bloccata e costretta e tornare sui propri passi proprio a causa delle interruzioni fatte brillare per ordine del generale Molinero, nonché dalla reazione di un “solitario” pezzo di artiglieria (22). Attualmente, solamente un vago indizio parrebbe fornirci una notizia certa. Nelle cartine dell’U.S. Army Center of Military History sull’avanzata militare delle truppe Alleate in Sicilia dal 12 luglio al 17 agosto, é visibile la data del 23 luglio come data dell’occupazione da parte americana di un’area che corrisponde quasi certamente a quella della Portella summenzionata (Fig.1).Tali scontri armati non sono mai stati ricordati ufficialmente, sia perché la città in quel frangente era quasi deserta, sia perché avvenuti fuori dal perimetro urbano vero e proprio. Ma di sicuro resta il fatto che Palermo cadde in mano agli americani la sera del 22 luglio 1943…COMBATTENDO!

IlCovo

NOTE

1) In Ezio Costanzo, Sicilia 1943, Breve Storia dello sbarco alleato, Catania, 2003, p.218.

2) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e Calabria (Luglio-Settembre 1943), a cura dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1989, p. 318.

3) Nella relazione a cura dell’ U.S. Army Center of Military History viene specificato che… “The Seventh Army met little opposition during its sweep through western Sicily. Guzzoni had recalled the 15th Panzer Grenadier Division to central Sicily soon after the invasion, and the only troops left in the western portion of the island were Italians who, for the most part, showed little inclination to fight. While General Bradley’s II Corps pushed north to cut the island in two east of Palermo, Patton organized the 2d Armored, 82d Airborne, and 3d Infantry Divisions into a provisional corps under Maj. Gen. Geoffrey Keyes and sent it on a 100-mile dash to the Sicilian capital. Palermo fell in only seventy-two hours, and by 24 July the Seventh Army had taken control of the entire western half of the island, capturing 53,000 dispirited Italian soldiers and 400 vehicles at the loss of 272 men.” Il testo è consultabile al seguente indirizzo: http://www.history.army.mil/brochures/72-16/72-16.htm

4) Ecco quanto riporta al riguardo la testimonianza del diario di Luigi Tumminello, abitante della borgata di Cardillo, periferia nord di Palermo, alla data del 23 luglio 1943: “Nella villa del conte Amari e precisamente nella tenuta chiamata Bonocore gli americani hanno fatto un cimitero di guerra per il seppellimento dei loro Caduti. Questa mattina la messa in Villa Amari è stata celebrata da un prete americano e sono intervenuti anche soldati americani”. Il testo è consultabile al seguente indirizzo: http://www.sergiolepri.it/23-luglio-1943/

5) Alberto Santoni, Op.cit., p.318

6) Emilio Faldella, Lo sbarco e la difesa della Sicilia, Roma, 1956, p.304.

7) Alessandro Bellomo, 1943, Il martirio di un’isola – La guerra aerea sulla Sicilia nei diari Usaaf, Raf, Regia Aeronautica e Luftwaffe, Genova, 2011, pp. 133-137.

8) H.O. Dovey, The unknown war: Security in Italy 1943–45, in “Intelligence and National Security”, volume 3, Issue 2 April 1988, pp. 285-311).

9) Alessandro Bellomo, Op.cit., p. 315-329.

10) Per una panoramica esaustiva sulle stragi commesse in Sicilia durante la campagna militare del Luglio-Agosto 1943, Giovanni Bartolone, Le altre stragi – le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944, Bagheria, 2005. Anche noi, come associazione culturale “IlCovo”, ci siamo occupati dei crimini di guerra perpetrati dalle truppe Alleate in Sicilia, realizzando una raccolta di tutti gli episodi conosciuti sino ad oggi, inseriti in un’apposita discussione nel nostro forum, intitolata“Sicilia 1943: crimini e stragi compiute dagli americani”, consultabile al seguente indirizzo:

http://ilcovo.mastertopforum.net/1-vt62.html?postdays=0&postorder=asc&start=0

11) Giuseppe Casarrubea, Mario Josè Cereghino, Operazione Husky – guerra psicologica e intelligence nei documenti segreti inglesi e americani sullo sbarco in Sicilia, Roma, 2013.

12) Il primo ad occuparsi dei prigionieri italiani utilizzati come scudi umani dai soldati americani durante la campagna di Sicilia del 1943 è stato il ricercatore gelese Nuccio Mulé, i cui articoli sono stati ripresi dal ricercatore Ezio Costanzo, che sul tema ha pubblicato, a sua volta, un articolo sul quotidiano “La Repubblica” del 23 luglio 2011 intitolato “I segreti dello sbarco – soldati siciliani scudi umani dei marines”. Un’altra testimonianza di tale indegna pratica attuata dai soldati statunitensi è presente nell’articolo del ricercatore Francesco Paolo Calvaruso dedicato alla figura di Sergio Barbadoro, alla nota numero 60.

13) Hugh Pond, Sicilia!, Milano, 1962, p. 286.

14) Ezio Costanzo, Sicilia 1943, Op.cit., p. 143; dello stesso tenore pedissequamente acritico risulta persino la relazione dello Stato Maggiore Esercito curata da Alberto Santoni, Op.cit., pp. 317-318. Peggiore di tutti, poi, risulta essere al riguardo il contenuto della voce dedicata allo “Sbarco in Sicilia” della cosiddetta “enciclopedia libera”, alias “Wikipedia”, che in proposito scrive testualmente: “Dopo aver occupato Corleone, fin dalla mattina del 22 luglio 1943 le avanguardie della 3ª Divisione di fanteria raggiunsero la periferia di Palermo che appariva praticamente indifesa, a parte alcune demolizioni in corso nell’area del porto; alcune ore più tardi arrivarono anche i reparti meccanizzati della 2ª Divisione corazzata. Le difese italiane erano affidate al generale Giuseppe Molinero che tuttavia non era intenzionato a tenere la città: la popolazione appariva favorevole agli Alleati e una delegazione di autorità locali si recò al comando dei reparti americani d’avanguardia per trattare la resa. Nella giornata del 22 luglio alcune unità della 3ª Divisione fanteria e i carri armati del Combat Command A della 2ª Divisione corazzata del generale Gaffey entrarono a Palermo praticamente senza trovare opposizione; in mezzo alla popolazione festante, i mezzi corazzati americani presero rapidamente il controllo della situazione: il generale Molinero fu catturato e portato alla presenza del generale Keyes, che accettò la resa e poco dopo entrò in città insieme al generale italiano e si recò alle ore 19:00 nel Palazzo reale di Palermo”.

15) Alessandro Bellomo, Op.cit., p.135.

16) A. Santoni, Op.cit., pp. 320-321.

17) Emilio Faldella, Op.cit., p. 225.

18) Idem, p.228.

19) Idem, p. 229.

20) Hugh Pond, Op.cit., p.287.

21) Francesco Paolo Calvaruso, Sergio Barbadoro: un eroe dimenticato, in Rassegna siciliana di Storia e Cultura n°19, a cura dell’Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici; il testo è consultabile al seguente indirizzo: http://www.isspe.it/news/45-numeri-rassegna-siciliana/rassegna-siciliana-di-storia-e-cultura-n-19/159-sergio-barbadoro-un-eroe-dimenticato-di-francesco-paolo-calvaruso.html

22) Nel mese di agosto 2016 mi sono personalmente recato nel paese di Torretta per raccogliere possibili testimonianze sui fatti summenzionati. Alcuni anziani, all’epoca dei fatti bambini, o poco più che adolescenti, mi hanno confermato che la colonna degli americani provenienti da Montelepre, non poté passare perché la strada era stata resa impraticabile dagli sbarramenti e per “il tiro di un cannone”, che nei ricordi della gente si dice fosse manovrato da “un solitario soldato tedesco”. Pertanto questa era stata costretta a tornare indietro e prendere la strada che passando dal paese di Carini portava a quello di Torretta. Ovviamente si tratta di ricordi non molto precisi, dubito infatti che ad aprire il fuoco vi fossero ancora in loco i soldati tedeschi della locale batteria contraerea, in quanto il comandante Mayer aveva già ordinato in precedenza lo sgombero. E’ più probabile, invece, che si sia trattato proprio del presidio italiano stanziato alla Portella, fatto che, unito al ricordo del funzionamento degli sbarramenti, coinciderebbe perfettamente con la testimonianza riportata nel suo libro dal Generale Faldella.

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Un commento su “22 luglio 1943: PALERMO CADE…COMBATTENDO!

  1. Ottimo articolo, grazie!

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