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IL FASCISMO E’ ANTIBORGHESE!

Fascismo antiborghese - Biblioteca del Covo

Un problema della borghesia, in quanto problema di « etica » sociale, esiste, evidentemente, per il Fascismo dal momento stesso che esso ha trasferito sul piano politico-morale, tutti problemi della società, dell’economia, dei gruppi, degli individui. Sotto quest’aspetto, appare molto fondata e molto giusta la preoccupazione di quelli che temono il ridursi del problema antiborghese a termini puramente materialistici, classistici, economici. Anche perché, permeata ancora la nostra cultura, sociale di molto materialismo, del problema della borghesia, l’aspetto economico è il più evidente, ma anziché esserne la sostanza ne è, in caso, una delle principali risultanti. Se si deve pensare al disegno di una società fascista — economicamente corporativa, socialmente solidale — è conseguentemente logico l’ammettere che questa società, in quanto anticlassista, deve anche essere « antiborghese ». Le norme di «stile» che il Fascismo impone a tutti i fascisti, sono profondamente modificatrici del costume politico e della vita sociale italiana. Sono una “lezione” per la borghesia: è l’opposizione del modo di vita del fascista al modo di vita del borghese. Non si vince la mentalità borghese, non si forma il carattere degli italiani, se non abituandoli ad un costume più dignitoso, più responsabile, più virile, più auto-controllato. Il raggiungimento degli obbiettivi sociali del Fascismo ha per non secondaria premessa la lotta contro la mentalità borghese e la borghesia, che — sotto ogni aspetto — è anacronistica. L’antitesi fascismo-borghesia potrebbe — dottrinalmente — dirsi evidente e indiscutibile. Nella stessa concezione fascista del popolo, nella stessa enunciazione politica del fascismo, c’è la condanna — come classe e come dottrina — della borghesia. Il Fascismo è spiritualmente antiborghese: in economia, dal momento che è corporativo, cioè che piega la economia alla disciplina corporativa, è antiborghese. Qualcuno ha identificato, con uno spirito critico che non è privo di sottile malignità intellettualistica — l’antitesi fascismo-borghesia con quella fascismo-cultura. Si tratta di un equivoco sul quale bisogna calcare la mano. Un equivoco che è necessario chiarire, e non soltanto per fini polemici. La discussione dei rapporti tra cultura e vita, tra cultura e politica raramente ebbe una dialettica più tranciante di quella affermata con la sua azione, dal Fascismo. Nacque l’equivoco dell’antitesi fascismo-cultura ed era invece antitesi del Fascismo (forza rigeneratrice del popolo e della coscienza italiana) contro quella «cultura» individualistica, apolitica, internazionalistica che fu propria all’Italia borghese-liberale. Il Fascismo ha una concezione unitaria dell’esistenza. Ma è una concezione che dà massimo risalto ai valori dello Spirito. Così appare inconcepibile una avversione, una antitesi tra fascismo e cultura se dello spirito umano la cultura è mezzo e fine supremo. Ma la cultura è pura erudizione se non serve alla vita, se non è permeata di una politicità che la renda attivo strumento di elevazione degli individui non come esseri isolati egoistici, ma come componenti di una più vasta collettività: la Nazione. La rivoluzione che noi affermiamo e difendiamo ha valore in quanto vuole permeare la cultura umana, civile, dei suoi principi; della sua nuova, più equa, più attuale interpretazione della vita e della società. Non si può parlare di una civiltà nuova se si prescinde da una solida cultura. La rivoluzione più profonda e più duratura è quella che dà alle coscienze una « morale » nuova e delle nuove idee. Lo sviluppo scientifico di queste idee, il loro circolare nelle varie discipline del sapere umano, dà il complesso della nuova cultura e la misura della profondità della rivoluzione. L’indirizzo originario di questo nuovo atteggiamento del sapere, rappresenta il principio politico che dà nome e forma alla nuova società ed alla nuova civiltà. Così il Fascismo, rigettata la cultura borghese — antitetica al suo principio politico — ha dato al sapere un nuovo indirizzo, ha creato la nuova cultura non più agnostica, ma potentemente politica e non per questo meno scientificamente valida. La concezione eroica dell’esistenza, illuminata da un soffio dì solidarietà umana che resta sul terreno della realtà senza sfiorare le nebbie della utopia collettivista, induce il Fascismo a ripudiare la borghesia che ha al centro delle sue preoccupazioni l’esclusivo interesse dell’individuo in continua concorrenza col suo simile. Non ci possono essere ponti tra il fascismo e la borghesia. Sono due opposte « morali », in aperto conflitto: due diverse concezioni dì vita; due diversi — antitetici — modi di vita. Che la « morale » fascista sia la più progredita e la più giusta, lo dimostra la seguente proposizione: tra il liberalismo e il socialismo, il fascismo persegue l’intesa e la collaborazione tra le categorie produttrici, sotto l’egida dello Stato, nell’ambito della Nazione, per il raggiungimento del comune benessere economico, con il fine di accorciare le distanze sociali, senza perseguire livellamenti di meriti e di competenze. Da questa proposizione si deduce naturalmente la seguente conseguenza: Nel Fascismo non c’è posto per la borghesia; la concezione fascista si oppone alla mentalità borghese. Ergo: il Fascismo è antiborghese! Proiettata verso il futuro, come creatrice di una civiltà nuova — regolatrice della crisi del sistema, la Rivoluzione fascista, in ordine ai suoi principi fondamentali e alla sua concezione della vita — unitaria e solidale — nega il classismo marxista e combatte la borghesia. Nel suo carattere antiborghese, la Rivoluzione di Mussolini rinnova il suo voto e la sua capacità universale. Essa è creatrice di un tipo di civiltà che se è originariamente italiano, si rivolge a tutti i popoli per risolvere la loro profonda attuale crisi politica e economica, ma soprattutto spirituale e morale. Al dì sopra delle classi, contro l’egoismo borghese, il Fascismo realizza la civiltà della giustizia sociale più alta, per mezzo della solidarietà politica, economica e morale di tutte le categorie produttrici organizzate nello Stato unitario, gerarchico, autoritario. Potete scaricare il testo integrale del documento digitando QUI! …buona lettura!

IlCovo

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