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LA MISTICA FASCISTA FONDAMENTO DEL FASCISMO!

Croce e Littorio - Biblioteca del Covo

Dedicato alla memoria del compianto Don Ennio Innocenti, con il quale organizzammo il 27 ottobre 2018 la presentazione del nostro libro (qui) e nell’imminenza del prossimo 28 ottobre, 99°anniversario della “Marcia su Roma” (qui), il cui vero lascito ideale più importante (a dispetto dei finto-fascisti da operetta in servizio permanente effettivo alla repubblica antifascista!) è rappresentato proprio dalla Mistica Fascista, che da sola mostra l’abisso incolmabile esistente fra la falsa rappresentazione del Fascismo, fornita dal sistema pluto-massonico e dai suoi vassalli, e la realtà effettiva!

Premessa

L’Associazione “IlCovo – Studio del Fascismo Mussoliniano”, si è costituita, dopo la sua nascita, come “Scuola di Mistica Fascista “Niccolò Giani”. La scelta di perpetuare l’insigne istituto non è una mera formalità, né dettata da vuota retorica strumentale. Si tratta di un atto politicamente dirimente, che ribadisce la centralità di quella peculiare istituzione, di importanza storicamente capitale per quanto riguarda i motivi ideali e la “filosofia politica” che vi stanno a fondamento. Proprio in quanto veracemente Fascisti, non potevamo non tenere in considerazione il fondamento ideale della Dottrina mussoliniana che è fondamento Mistico (così come ricorda, a tacer d’altro, il libello del 1923 da noi ristampato [qui], dal titolo “Fascisti e Cattolici”; il cui autore, Misciattelli era stato incaricato di redigere dal Partito Fascista). Avendo riconosciuto il pilastro portante ideologico del Fascismo nella Mistica, era impossibile non stabilire l’oggettiva ed irrinunciabile centralità dell’opera dottrinale della “Scuola” ad essa dedicata. Così, nel corso della nostra attività associativa, abbiamo avuto modo non solo di affrontare il tema, di approfondirlo e spiegarlo ma soprattutto di accedere ai testi-cardine dei Mistici di Niccolò Giani, mettendoli a nostra volta a disposizione di tutti. Non è stato un caso, allora, intitolare “IlCovo” all’Eroe, Direttore della Scuola. Egli, con i suoi collaboratori, ha suggellato con il Sacrificio della Vita (qui), non solo la propria dedizione totale alla Causa dell’Italia Fascista (per la quale, scriveva nel suo mirabile Testamento, “unicamente” si doveva saper morire), ma anche e soprattutto la corrispondenza netta, inequivocabile, nella Mistica tra pensiero e azione. La Mistica Fascista, dunque, lungi dal rappresentare una visione distaccata dalla realtà, rappresenta invece il vero cardine attorno a cui ruota l’azione politica fascista, il cuore pulsante e l’anima eterna del Fascismo, senza la quale la stessa esistenza della sua Dottrina verrebbe minata alle fondamenta e la formazione del milite fascista verrebbe totalmente meno. Per questo motivo, vogliamo sintetizzare in questo breve lavoro ad hoc, origini ed essenza della Mistica Fascista, in modo da chiarirne il senso, fornendo agli interessati un utile presidio di facile consultazione.

Cos’è la “Mistica Fascista”

Sorta in Milano, nell’Anno VIII dell’Era Fascista, su sostegno di Arnaldo Mussolini fratello e collaboratore politico del Duce, e Diretta da Niccolò Giani, proveniente dai Gruppi Universitari Fascisti, la Scuola di Mistica Fascista ha come manifesto ideale il documento “Coscienza e Dovere”, (qui) redatto dal medesimo Arnaldo. L’alto patrocinio dell’istituto, a voler significare l’essenza della costituenda Scuola, si estende anche al Cardinale Arcivescovo di Milano, Idelfonso Schuster, il quale tenne in seguito una importante Lectio proprio ai Mistici di Giani (qui). Ma non si può intendere la verace identità della Scuola e dei Mistici, senza comprendere che il fondamento della stessa è essenzialmente la Dottrina del Fascismo. Tale fondamento è particolare, perché va oltre la “politica” intesa quale momento contingente; meglio ancora, la sublima, poiché si basa sull’ “essenza spirituale” della Dottrina Fascista, riconosciuta dai Mistici quale vera peculiarità rispetto a tutte le dottrine politiche esistenti. Per chi volesse comprendere, dunque, la “filosofia del Fascismo”, la strada obbligata è una sola e parte dal comprenderne la Mistica! Nella Mistica Fascista risiede la vera Filosofia del Fascismo, così come l’unica base ideale per la formazione dei “Militi dell’Italia Littoria”. L’importanza, dunque, di tale Istituto, travalica il breve frangente storico in cui si sviluppò il suo operato, conclusosi col sacrifico corale dei suoi componenti di spicco, proiettandosi nel futuro quale irrinunciabile radice del pensiero e dell’azione Fascista. Per definire correttamente la forma e gli obiettivi della Scuola di Mistica Fascista, ci possiamo avvalere del Dizionario di Politica del P.N.F., che abbiamo ristampato in antologia (qui):

“Carattere particolarissimo ha la Scuola di mistica fascista – Sandro Italico Mussolini, sorta in Milano nell’anno VIII. Essa, come le antiche scuole filosofico—religiose, rappresenta un centro speculativo e pratico di studi sulla dottrina, la morale e lo stile del Fascismo. E’ scuola e palestra dei giovani, che, in quanto depositari della continuità del regime, devono reagire contro lo scetticismo, il materialismo e l’edonismo che mortificano l’anima di altri popoli contemporanei”.

Abbiamo sempre esaltato l’eccezionale dote di chiarezza e sintesi presente negli scritti ufficiali fascisti. In questa manciata di righe, si compendia magistralmente l’essenza e la finalità di tale istituzione, che si limita a “sistematizzare” ciò che sta a fondamento ideale e morale del Fascismo, ovvero, la Mistica, senza la quale non può esistere alcuna dottrina fascista e dunque alcun Fascismo. La comprensione della natura eminentemente Spirituale della Scuola di Mistica Fascista, scaturita dall’adesione piena, intransigente, ai fondamenti dottrinari del Fascismo (l’una come conseguenza dell’altra), risulta irrinunciabile per la stessa esistenza della Scuola di Giani. Chi non comprende tale radice ideale, non solo non capisce la Mistica Fascista, ma non conosce nemmeno l’essenza politica del Fascismo (qui), la cui peculiarità, evidenziata da Mussolini e dai principali teorici del Regime, è rappresentata esattamente dalla sua Natura eminentemente Spirituale, ossia “Religiosa”; apogeo politico dello sviluppo armonico della millenaria Civiltà mediterraneo-italica, afflato Trascendente di matrice Romano-Cristiana, che trasuda da tutte le pubblicazioni ufficiali del Partito e della stessa Scuola, che del Partito era una Istituzione. Dunque, alla domanda: quale filosofia per il Fascismo? La risposta è una ed inconfutabile: quella Romano-Cristiana, sviluppata coerentemente e diffusa dai mistici fascisti.

I contenuti della Mistica

La Scuola di Mistica Fascista era assai attiva sia nelle pubblicazioni, con specifiche collane editoriali e riviste ad hoc, sia nella piena attuazione dei propri postulati formativi con incontri specifici. Benito Mussolini, nel 1939, consegnava ad essa simbolicamente “IlCovo”, la sede del Popolo d’Italia di via Paolo da Cannobio, definendo in modo tanto sintetico quanto chiaro, contenuti e finalità della Mistica Fascista:

Avete fatto bene riportarvi al «Covo». Il «Covo» deve avere un valore simbolico, deve essere un punto di riferimento. Gli italiani devono sapere che c’è un’istituzione, un luogo a Milano dove si conserva religiosamente questo spirito delle origini. La Mistica è più del Partito, è un Ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il Fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. E’ la fede che muove – letteralmente – le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ordine. Bisogna essere intransigenti e saper combattere fino all’estremo sacrificio per la propria fede. Altre civiltà sono destinate a morire mentre si afferma nel mondo la Civiltà che noi abbiamo iniziato. La Mistica anticipa le rivoluzioni. Voi dovete lavorare per l’avvenire. Per far questo occorre la fede. E’ facile ad un certo momento deviare nella politica: voi dovete essere al di fuori e al di sopra delle necessità della politica.

Non per nulla, gli atti del Convegno nazionale sulla Mistica Fascista del 1940, che abbiamo ristampato come associazione “IlCovo” (qui), si aprono con questa chiarissima consegna di Benito Mussolini, che, con la consueta chiarezza e mirabile dote di sintesi, definisce in modo inequivocabile i contenuti della Mistica Fascista, la sua imprescindibilità per il Fascismo, nonché le sue finalità immediate e remote. Proprio in ragione dell’importanza centrale che riveste tale documento per la piena comprensione della Mistica Fascista, è indispensabile trarne una sintesi, succinta ma esauriente, per rendere palese la chiarezza adamantina dei principi filosofici e dei valori morali del Fascismo vivificati dalla sua Mistica.

LA MISTICA FASCISTA 

Materia del nostro discorso è la Mistica Fascista in quanto tale, nei suoi valori eterni, essenziali e primordiali, per come essa venne esposta e fissata nei principi fondamentali e definitivi in virtù delle relazioni ufficiali presentate nel primo ed unico convegno tenuto a febbraio del 1940 dalla Scuola omonima. In virtù di quella documentazione, si evince chiaramente come la concezione ideale del Fascismo, a maggior ragione se osservata nella prospettiva ed alla luce della mistica fascista, nei suoi fondamenti spirituali, sia assolutamente chiara e coerente. Ben lungi dal descrivere una “lezione astratta”, proprio la mistica fascista rappresenta, invece, in modo concreto la modalità più sincera di vivere e realizzare la dottrina del Fascismo, quale nuovo ideale di Civiltà italiana ed universale ad un tempo, compenetrandosi con essa, incarnandone la sublimazione.

1) La Fede in principio.

Come affermato da Mussolini nella consegna data ai mistici fascisti, alle origini di ogni rivoluzione c’è la Mistica: se la politica è il contingente, la Mistica è l’immanente, essa rappresenta i valori eterni, essenziali primordiali. Nella politica si è trascinati anche da motivi empirici. Il contingente ci tiene certe volte avvinti, ma la Mistica spazia sulle verità eterne. Occorre, allora, che vi sia chi vigili con intransigenza alla luce di queste verità, chi suoni il campanello di allarme, chi impedisca alla politica di dimenticare i valori superiori dello spirito. Nel caso specifico della Mistica Fascista, si tratta di mistica politica e non di mistica religiosa; quest’ultima si chiude tutta in una vita interiore, che si rifugia tutta in una vita contemplativa, attraverso la quale l’anima umana aspira a congiungersi col divino. La prima non può confondersi con l’altra e tanto meno mettersi di fronte. La mistica fascista è un’altra cosa: essa è una mistica dinamica, realizzatrice, costruttiva, capace di abbeverarsi e di nutrirsi perennemente alle fonti cristalline della nostra stessa fede politica. La mistica fascista agisce sul piano della realtà e della storia, cioè su di un piano umano, avente per meta non l’infinito ma il futuro. Tutto torna agli uomini — ha detto MUSSOLINI — e noi fascisti siamo per l’uomo migliore, per l’uomo più morale, più onesto, più intelligente. Per l’uomo che costruisce, per l’uomo che lasci un’impronta di sé nelle cose e nel mondo. Noi siamo decisamente, ferocemente per la persona­lità, ma non per il personalismo. Nella mistica fascista la forza preminente è la volontà, disciplinata ma cosciente, che è la più grande forza così nella vita degli individui come nella vita dei popoli. Mistica per noi fascisti è anelito verso una « vita alta e piena, vissuta per sé ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri ». Mistica è la sostanza ideale su cui poggia e da cui deriva il suo contenuto profondo l’unità sociale del Fascismo, il quale non esalta l’individuo ma lo valorizza, e mentre ne potenzia e ne affina la personalità non lo astrae dall’umanità in mezzo alla quale vive e per la quale opera. E’ nella conquistata coscienza della partecipazione attiva e responsabile dell’individuo alla vita della Nazione, l’aspetto mistico dei rapporti tra l’individuo e lo Stato fascista. Qual’é l’essenza di questa concezione mistica della vita, secondo la dottrina fascista? Possiamo coglierne i caposaldi dalle stesse pagine dettate dal DUCE. Ossia, che il fascista è riconoscente a Dio per averlo fatto nascere italiano, crede nella religione dei Martiri e degli Eroi, aspira alla Patria come ad un premio da meritare, ha fede nella universalità dell’Idea fascista, non ama la felicità del ventre e disdegna la vita comoda, sprezza il pericolo e cerca la lotta, considera il lavoro un dovere e il dovere una legge, ritiene il sacrificio una necessità e l’obbedienza una gioia, concepisce la vita soltanto come sforzo continuo di elevazione e di conquista ed è pronto a qualunque rinunzia, anche a quella suprema, purché il DUCE lo voglia e trionfi il Suo ideale. In quest’ultima affermazione è possibile scorgere l’es­senza della nostra mistica: la fede illimitata nell’idea che ci illumina, la dedizione senza riserve all’Uomo che ci guida. Su queste basi il fascista deve innalzare giorno per giorno, pietra su pietra, l’edificio della sua mistica vita, instaurando nel superamento dei propri interessi particolari un’esistenza spirituale in cui il sentimento sia la molla per ogni azione e la fede il lievito di ogni speranza, una vita superiore che è la sola la quale possa dare agli uomini « le ali verso le altitudini ». Portare nel proprio spirito un senso di severità assoluta, improntare la propria vita al massimo disinteresse, essere fieri non di quel che si è avuto, ma di quello che si è donato e si è fatto, conoscere bene se stessi per poter giudicare gli altri, considerarsi militi, così in pace come in guerra, significa vi­vere misticamente, significa, come disse Arnaldo, « saper vivere e saper morire, nel modo più degno ». Credere, quindi. Anzitutto credere. E poi ancora credere. Cioè guardare con simpatia e con ottimismo la vita e gli uomini, credere nel bene e nell’onestà, nella santità e nella virtù. Essere sempre entusiasti, giovani, pieno lo spirito di gioia e di sole, lieti di combattere e lieti di morire, per dare a questo mondo che ci circonda la forma dei nostri sogni e dei nostri ideali. Vivendo la propria vita in tale modo, il mistico del fascismo non giudica gli uomini dall’apparenza ma dalla sostanza: per lui l’uomo in tanto vale in quanto dà. Chi non ha dato nulla non vale nulla. Noi non vogliamo godere la vita: Soltanto vogliamo adoperarla, scagliata verso un obiettivo ben più alto di qualsiasi utile personale. E questo diritto alla prima linea è l’unica pretesa che, oggi, domani, sempre, i mistici del Fascismo accamperanno di fronte alla Rivoluzione. Intransigenti perché questo è il dovere dell’ora. Intransigenti perché solo l’in­transigenza ci può mantenere, anche nel campo del pensiero, così come ci tiene nel campo della politica, al di là di quella crisi di Civiltà che attanaglia il resto del mondo.

2) Tradizione italica antirazionalista a fondamento della mistica fascista: il conoscere e l’agire.

Mistica è la concezione universale del Fascismo, che è una nuova nascita dell’« itala gente dalle molte vite » e che riaf­ferma nel mondo il primato di Roma, regina di tutte le genti. Scrutate ad uno ad uno i distruttori del divino nel mondo e troverete, quale eco del loro pensiero una parola anti-romana. La tecnica che recide questo divino nell’uomo è sempre la stessa. L’uomo di Roma è l’homo naturaliter obediens, e perché tale, pronto a donarsi alle sante potenze dell’essere. Contro codesto uomo dell’obbedienza, che è l’uo­mo di Roma, si ergono periodicamente nella storia sotto forme diverse le forze della ribellione. E’ inevitabile quindi, che quando queste forze si schierano, puntino contro lo scudo umano del divino nel mondo, contro Roma. L’attitudine pragmatica assunta dalla romanità, perché incontami­nati rimanessero i valori eterni e divini della vita, custoditi come sacri, messi al riparo nei tempi di rovina, diviene a mano a mano che il pen­siero matura, coscienza critica che si assegna l’immane compito di far sussistere valori umani e valori divini, in connessione perfettiva, senza cioè che i primi siano sommersi e cancellati dai secondi, e questi siano aggrediti e negati dai primi. La tradizione del pensiero italiano è tutta sotto questo segno. Si può affermare che il pensiero italiano non fu mai laico, perché ebbe insopprimibile l’aspirazione, incrollabile la certezza che i due ordini, l’umano e il divino, dovessero coesistere, affinché quell’essere paradossale che è l’Uomo, potesse avere integra vita spirituale, la vita dei due ordini. Ecco perché da questa terra benedetta partirono i legionari romani per sradi­care la ferocia e la barbarie con il diritto; da questa terra benedetta nel rinascimento, fu sparso nel mondo il messaggio della cultura e del­l’arte perché l’uomo ritrovasse la sua vocazione; da questa terra be­nedetta Tommaso d’Aquino mostrò l’itinerario della mente per la ve­rità; da questa terra benedetta Vico fecondò il pensiero fattosi sterile; da questa terra benedetta le nazioni ebbero svelato il segreto di ogni risorgimento, ossia il segreto di una mistica incandescenza dell’idea morale di pochi, che diviene eroismo di tutti e vince resistenze di se­coli, indigenze fatali come la natura, opposizioni tenaci come il male, e come il male distruttrici; da questa terra benedetta, oggi una mistica riafferma contro i misticismi deteriori, insidiosi, il primato dello spirito che preservi la vita, illumini e trasfiguri le forze rigeneratrici della vo­lontà, garantisca all’uomo, quale dimora inviolabile dell’amore la fami­glia e la patria. In tal senso sono proprio le origini quelle che nella storia caratterizzano uomini e popoli. « Natura delle cose – ha detto con grande sapienza Vico – è loro nascimento ». Ora, all’origine del Fascismo cosa sta? Forse il sistema della rivolu­zione geometrica di Danton? No. All’origine sta la fede. Anche noi pos­siamo dire: prima era il Verbo. Perché è stato lo slancio della fede quello che ha stretto, in Piazza S. Sepolcro, un pugno d’uomini intorno ad un Capo, quello che ha fatto di un’idea una Rivoluzione, un Regime, un Impero. In tal senso noi, italiani, siamo dei mistici perché nessun paese ha avuto tanti poeti e tanti santi, tanti artisti e tanti capitani, tanti navigatori e tanti eroi. E siamo mistici perché siamo degli esuberanti, ma siamo mistici soprattutto perché siamo degli entu­siasti, dei credenti. Ecco perché il DUCE il 20 novembre 1939 ci ha detto: « E’ la fede che muove le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ordine ». Ora la storia ci insegna che una parte — non certo la migliore — ­della civiltà cosiddetta moderna ha una comune data d’origine. Dietro, sullo sfondo dei movimenti di pensiero e delle rivoluzioni, che sono sfo­ciati o si sono dipartiti dall’89, stanno un uomo e un metodo: Cartesio ed il Razionalismo. Da tre secoli a questa parte, l’umanità ha voluto vivere su un piede solo. In contrasto con l’insegnamento dei padri, che avevano ripo­sto l’unità dell’essere nell’armonico comporsi della materia e dello spi­rito, da Cartesio sino agli albori del nostro secolo, con albagia e luciferina presunzione, l’uomo pensò di raggiungere l’unità negando uno dei due termini. Così l’uomo diventò: o soltanto intelletto e ragione o esclusivamente materia. Il Fascismo, se non intende minimamente rinunziare a nulla di quanto rappresenta una conquista della civiltà moderna, non può non espellere i germi razionalistici e immanentistici con il relativo atteggiamento anticlericale da quella civiltà fascista, che si annuncia come principio di una nuova epoca nella storia del progresso umano. E’ del 1926 la categorica affermazione mussoliniana « noi rappre­sentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi, più netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell’89 ». Ora ciò può essere vero ad una sola condizione: che cioè questo mondo, di cui noi fascisti rappresentiamo l’antitesi — sia che si chiami liberalismo o comunismo, democrazia o capitalismo, socialismo o materialismo — abbia un comune denominatore, una stessa origine: il razionalismo. A patto, cioè, di Essere ed avere la coscienza di operare nel quadro di una verità che ci trascende — ripetiamo: sia che si chiami grandezza o potenza di Roma o Cattolicesimo, o quell’amore d’Italia che faceva dire a Machiavelli « amare la Patria più della propria anima » — quella che ha consentito alla nostra gente di durare e vincere, volta a volta di resistere, affermarsi e trionfare di tutti i nemici e di tutte le contingenze. Ecco perché possiamo dire alto che la nostra tradizione è razionale ma non razionalistica. L’anti-razionalismo e l’anti-intellettualismo della nostra stirpe va inteso, pertanto, non come un atteggiamento irrazionale dello spirito, ma come una posizione che rifiuta di divinizzare la ragione, perché essa ha limiti segnati e dal soprannaturale e dal supra-razionale. Abbiamo detto anti-razionalistica e anti-intellettualistica e non anti-razionale. La differenza è forte. Ripetiamo, non irrazionale o sub-razionale ma supra-razionale quindi è la nostra vera tradizione. Qualcuno ha detto, invece, mistica è irrazionale. No. Mai più. Mi­stica non è negazione, ma superamento della ragione, perché se noi siamo contro il razionalismo che la ragione esaurisce e isterilisce in se stessa, siamo invece per una ragione, ravvivata dal calore, siamo per una ragione che vuole farsi vita, cioè azione. Mistica quindi, diciamo anche questo forte e chiaro, se è contro ogni dottrinarismo in quanto sistema razionalistico è per la dottrina intesa come viatico di vivere fascista. Nessuna sfiducia, perciò, nella cultura, ma pretesa, di avere una cultura nostra, fascista. Fede consapevole! Come San Tommaso per primo ha saputo coniugare ragione e religione, così la mistica, analogamente, intende coniugare ragione e sentimento. Ma siamo e restiamo sempre nel campo dell’umano. Ribadiamo che occorre sbarazzare definitivamente il campo da questa confusione: mistica-religione. No. C’è una mistica che è politica, esclusivamente politica perché riguarda il finito, l’umano, quello che c’è in questa terra. C’è invece un misticismo che è religioso, esclusivamente religioso. Ci potranno essere analogie, ci potrà essere confluenza di scopi anche, ma il rapporto è di demarcazione netta, così come quello che intercorre tra l’umano e il divino, tra il terreno che è spirito e materia e il soprannaturale che è Dio, anima. La Rivoluzione fascista è un movimento volontaristico; mistica di un misticismo suo; ben piantato nella realtà, quantunque credente nelle forze dello spi­rito. La politica è dura prassi ed eroica milizia operante sul monte della storia; e lo Stato che noi serviamo come valore assoluto e realtà viva, amato con devozione e abnegazione è super omnes, perché valore tra­scendente ed assoluto ». Ma evidentemente in questa apoteosi dello Stato fascista, le espressioni trascendente e assoluto vanno intese con cautela limita­trice, per non cadere in quella statolatria, alla quale la mistica fascista non può ridursi, senza rinunziare al vero trascendente, al vero asso­luto, a Dio. La mistica fascista, dunque, è fede ed azione, dedizione assoluta ma nello stesso tempo consapevole. L’offerta non è soltanto istintiva; la illumina sempre una ragionata volontà. I nitidi, ferrei intendimenti di quei fascisti che la morte affrontarono con slancio mistico, ma insieme con deliberato e ponderato proposito di sacrificio per il bene comune, ci dimostrano che non è vero che la fede debba essere cieca, che il cuore debba comandare al cervello e che, se si lasciasse fare alla ragione, questa ucciderebbe la fede inaridendo gli slanci dell’entusiasmo. La vita è realtà, non elucubrazione; essa si spiega con la vita, cioè con leggi che stanno dentro la vita, mentre la pura filosofia, dovendo spiegarsi con proprie leggi, finisce per allonta­narsi troppo dalla vita e può quindi diventare incomprensibile o quasi. Anche la fede assoluta e l’amore per il Duce del mistico fascista non è autentico, non è completo, non è integralmente sincero se non sia corroborato da una solida e profonda adesione al Suo pen­siero. Per noi fascisti c’è un Vero con la V maiuscola, c’è un dogma, c’è un assoluto di fronte al quale tutto il resto è il relativo, il contingente. E questo dogma, questo assoluto ­su questa terra, ripeto, durante la nostra vita terrena — è lo Stato fascista, è la Patria. Ma non la Patria quale la può inventare la ragione, ma quella che scaturisce dalla Storia, quella che è stata fatta dalla passione e dal lavoro degli avi e dei padri, quella che racchiude i nostri Santi e i nostri eroi, quella nella quale hanno creduto sino al sacrificio della vita tanti giovani, quella che noi amiamo con cuore volta a volta di padre e di figlio, quella che è stata il sogno della nostra infanzia, che è stata la speranza della nostra adolescenza ed è la certezza della nostra maturità. Ora, a che porta questa tradizione? Impostato in termini morali, il problema dei rapporti tra l’uomo e il vero e tra l’uomo e la natura, pone l’individuo come medium tra il vero e il suo realizzarsi. Perché è proprio attraverso l’opera dell’uomo, è mediante l’azione volontaria di esso che l’ideale si concretizza, viene tra­sferito nel campo dei fatti, diventa storia. Quindi l’uomo italico, l’uomo come scaturisce dalla nostra tradizione, sia esso il quirite dell’antica Roma, il cattolico, l’uomo del medioevo o del rinascimento, quello del Risorgimento o il fascista, attraverso due tipici momenti, ambedue espressione della sua volontà, ed ugualmente importanti, realizza la sua funzione, quello cioè che è il suo compito storico: e sono i due momenti del conoscere e del realizzare. Deve, cioè, l’uomo, in un primo tempo, conoscere il vero, non importa se mediatamente o immediatamente, se attraverso un processo logico o mediante l’intuizione, con l’estasi o gnoseologicamente. E una volta venuto a conoscenza di questo vero, deve, per realizzare pienamente il suo compito, attuarlo, cioè imporlo alla realtà naturale, trasformando a somiglianza di questo ideale il mondo che lo circonda. Quindi, perfezione — cioè mistica — si ha quando si ha sintesi di questi due momenti. Non basta cioè conoscere o agire: occorre conoscere e agire. In tal senso è chiaro allora come la mistica fascista può quindi meglio definirsi come l’azione fascista determinata dalla fede più salda nell’assoluta verità delle affermazioni fasciste. In tal senso si può comprendere come si possa parlare di una mistica fascista facente parte della dottrina o meglio dell’azione dottrinale del Fascismo.

3) Il compito della mistica fascista nel mondo di ieri, oggi e domani.

Ora, in un mondo così concepito, a noi italici spetta il compito pro­prio della nostra stirpe mediterranea, cioè quello della sintesi. Da più parti, si riconosce che il mondo contemporaneo ha biso­gno di salde verità cui ancorarsi e di reali valori cui commisurarsi, ha cioè necessità di riconoscersi e di credere in qualche cosa di meno effimero delle meteore che il pensiero cosiddetto moderno ha fatto bale­nare dinanzi alla fantasia sconvolta dei nostri contemporanei, giacché nes­suno in buona fede ormai nega l’esistenza di un problema morale. Il mondo, per sciogliere il nodo della crisi, deve perciò rifarsi a Roma, deve rivolgersi alla nostra gente, deve abbeverarsi al nostro pensiero, deve apprendere da noi la via dalla quale scampare la tempesta che lo sconvolge. Nel mo­vimento pendolare della storia, l’accento è oggi messo sulla parola sin­tesi e perciò esso non può suonare che Roma. Ecco perché si riparla di un’universalità italiana, ecco perché — quasi a nostra insaputa — dai lidi più lontani si guarda alla Città Eterna e nel mondo corre l’ansia e la paura ad un tempo del ritorno di Roma. E’ perciò che il DUCE già nel 1930 ha potuto dire: « il Fascismo, in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito » e successivamente ha potuto ribadire « l’Europa sarà fascista o fascistizzata » volendo con questo dire ­che l’accettazione del Fascismo è, ormai, per il mondo contemporaneo nella necessità delle cose. Tutto ciò però ci dice che, contrariamente ai vecchi luoghi comuni tanto cari agli internazionalisti, di fuori e di dentro, per essere universali dobbiamo essere sempre più noi, cioè sempre più italiani. Nè questo deve sembrare paradossale. Perché quanto più noi approfondiremo la nostra natura, quanto più individueremo le nostre caratteristiche, tanto più originale e quindi indispensabile sarà il nostro apporto alla civiltà degli altri popoli ed alla soluzione dell’attuale crisi. E proprio questo è il compito storico della Rivoluzione Fascista. Compito interno ed esterno ad un tempo, nazionale ed universale. Ecco perché, oggi, rivoluzione e tradizione non si escludono, ma anzi si identificano e questo spiega il culto che noi abbiamo per il passato. Il Fascismo è un richiamo violento alla tradi­zione, non un ritorno o una ripetizione. Per noi fascisti la tradizione, è e non può essere che dinamica. Altrimenti si parlerebbe di conservatorismo o di reazione. Invece la tradizione è continua coniu­gazione, attraverso il presente, del passato e dell’avvenire; è processo inesausto di superamento, è una fiaccola accesa con la quale ogni popolo illumina la propria strada e corre nel tempo verso l’avvenire. Se qualcuno trovasse ciò strano e in questa conclusione vedesse quasi un forzare la nostra storia a una tesi più o meno suggestiva, ricordi quello che ARNALDO diceva il 29 novembre 1930 : « Lo spirito che anima la Scuola di mistica è in giusta relazione al correre del tempo che non conosce dighe, né ha dei limiti critici; mistica è un richiamo ad una tradizione ideale che rivive trasformata e ricreata nel vostro programma di giovani fascisti rinnovatori ». I moderni, i contemporanei, siamo noi ai quali MUSSOLINI ha insegnato a gridare «tutto nello Stato fascista, niente al di fuori, nulla contro lo Stato fascista», perché il ciclo individualista della storia è chiuso. Sappiano poi che i moderni siamo noi, anche se portatori dall’in­transigenza più assoluta perché il volere fermamente la realizzazione dell’ideale è atto della più alta moralità. Apprendano infine che i più umani, nel significato più elevato della parola, siamo proprio noi fascisti perché alle concezioni deterministiche, materialistiche e sensiste del razionalismo o del liberalismo, della democrazia o dell’intellettualismo, noi abbiamo sostituito l’uomo, non più elemento tra elementi, non più forza tra forze della natura, non più fuscello in balia delle cosiddette fatali leggi naturali o economiche, ma uomo morale e volitivo, che la natura domina e plasma secondo l’ideale del proprio spirito. Intendere così la missione della nostra gente nel mondo contempo­raneo, concepire in modo così acceso il Fascismo vuol dire sentirsi vicini ai valori superiori dello spirito, significa partecipare, attraverso il con­tributo anche abnegante del proprio io, alle realtà nuove che si stanno creando. Noi, allora, siamo per le conversioni: non crederemmo più alla forza redentrice della nostra Idea se pensassimo diversamente; né — ove si volesse il contrario — si dovrebbe parlare più di proselitismo politico, di una Scuola di mistica, ecc. Ci sono, però, due termini inderogabili ma, diremmo quasi due gradi iniziatici imprescindibili. Anzitutto: la buona fede, più assoluta e più certa, più indiscutibile e più ampia. In secondo luogo: nessuna riserva, di alcun genere. Per avere l’onore di militare nei ranghi del Fascismo, infatti, bisogna ritornare spiri­tualmente vergini, occorre lo stato di grazia della perenne giovinezza. Tutto ciò si chiama « mistica ». Questo significa essere dei mistici del Fascismo. Essere cioè i portatori esaltati ed intransigenti di questo credo politico. Siamo mistici perché siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così si può dire, del Fascismo, uomini partigiani per eccellenza e quindi — per il classico bor­ghese — anche assurdi. La fede muove le montagne, ammonì il DUCE il 20 novembre 1939. Que­sta — Egli aggiunse — può essere la vostra parola d’ordine. E lo è! Perché la fede è tutto. Nulla se non si crede si fa, nulla se non si ha fede si vuole, nessuna difficoltà, se non si è fermamente convinti, si vince. Del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono solo gli aridi logici e gli spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo. A questi assurdi, anzi, BENITO MUSSOLINI ci ha abituati, di questi assurdi, è imbevuta l’anima nostra. Ecco perché è mistica. La storia, quella con la esse maiuscola è stata, è, e sarà sempre un assurdo: l’assurdo dello spirito e della volontà che piega e vince la ma­teria: cioè mistica. Dunque, Fascismo = Spirito = Mistica = Fede = Combattimento = Vittoria …perché credere non si può se non si è mistici, combattere non si può se non si crede, marciare e vincere non si può se non si combatte.

IlCovo

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