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Presentazione a Roma de “L’Identità Fascista”!

Si è svolta a Roma lo scorso 27 ottobre 2018 la presentazione de “L’Identità Fascista – edizione del decennale” presso i locali messi gentilmente a disposizione dalla casa editrice “PAGINE”. Alla presenza degli autori e dei vertici dell’associazione culturale “IlCovo – studio del fascismo mussoliniano”, Stefano Fiorito, Marco Piraino e Giacomo Quattrociocchi, ospite d’eccezione don Ennio Innocenti, le tre ore circa durante le quali si è sviluppata la discussione hanno visto intervenire prima i relatori che si sono reciprocamente confrontati con Monsignor Innocenti, successivamente la stessa partecipazione attiva del pubblico che, con interventi e domande degli astanti rivolte agli autori, ha generato un vero e proprio dibattito assai stimolante su alcuni argomenti molto discussi.

INTERVISTA AGLI AUTORI, DELLA BLOGGER CANZANO (cliccare sull’immagine)

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Tema centrale della serata, considerata la presenza di don Innocenti, non poteva che essere quello del “Fascismo quale concezione politica religiosa”, sul quale non si è lesinato in discussioni e citazioni ad hoc, ma non sono mancati comunque ampi riferimenti alla questione ebraica in relazione al Fascismo, così come si è accennato alla polemica attinente l’incompatibilità tra Dottrina fascista e gruppi politici dell’estrema destra, impropriamente qualificati come eredi del Fascismo. Siamo spiacenti di non essere riusciti ad ottemperare alle numerose richieste di partecipazione alla presentazione del libro, poiché, purtroppo, il numero di posti in sala era davvero esiguo, per cui, nostro malgrado, siamo stati costretti a limitare il numero di inviti. Ciononostante, viste le tante richieste di partecipazione inevase, ci ripromettiamo di organizzare nuovamente un ulteriore evento consimile.

I fondatori del Covo ringraziano comunque tutti gli interessati; ringraziamo il nostro Consulente Tecnico, Sig. Giammarco, per il suo prezioso aiuto nell’organizzazione dell’evento. Ringraziamo altresì gli Associati del Covo, coloro  che ci hanno scritto esprimendo la propria volontà di partecipazione, lo abbiamo davvero apprezzato. Cercheremo di venire loro incontro la prossima volta. Al più presto saranno disponibili i filmati della presentazione, uno in versione breve l’altro in versione estesa.

IlCovo

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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27 ottobre 2018 : IlCOVO PRESENTA A ROMA “L’IDENTITA’ FASCISTA – EDIZIONE DEL DECENNALE”

L’ Associazione Culturale “IlCovo” – Studio del Fascismo Mussoliniano, è lieta di comunicare che il 27 pv, presenterà a Roma l’Edizione del Decennale del Libro “L’Identità Fascista – progetto politico e dottrina del Fascismo”! L’evento è organizzato in collaborazione con il Centro Culturale Pagine, che ha manifestato grande interesse per il nostro studio ed i lavori ad esso connessi. Segno questo, fra gli altri innumerevoli osservati finora, che le nostre fatiche quotidiane, la nostra dedizione e soprattutto la Verità delle nostre tesi, portano a risultati di rilievo. All’evento parteciperà il Prof. Mons. Ennio Innocenti, già  recensore del testo, con il quale ci confronteremo sugli argomenti in programma. Vi saranno ulteriori ospiti a completare il quadro dell’evento e ad animare il dibattito storico. Per chi fosse interessato a partecipare, facciamo presente che i posti sono numerati. Pertanto è necessario l’invito ad personam, da richiedere alla seguente mail : piraino.fiorito@tiscali.it , che potrà eventualmente essere inoltrato fino ad esaurimento posti. Sulla barra laterale del blog è in evidenza la locandina dell’evento e la mail a cui inoltrare le richieste di invito.

Vi ringraziamo per il vostro supporto,

IlCovo

 

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BIBLIOTECA DEL COVO – scritti dottrinali e politici del Fascismo.

La collana editoriale “Biblioteca del Covo – scritti dottrinali e politici del Fascismo”, dal 2013 ristampa opere del P. N. F. e dei principali teorici fascisti del Regime, inerenti documenti originali del “ventennio”, spesso assai rari, libri ormai tutti fuori catalogo sul mercato editoriale e non sempre di facile consultazione nelle biblioteche pubbliche. Testi che è necessario salvare e divulgare per la loro importanza ai fini della corretta comprensione storica e politica del regime mussoliniano. Una necessità per tutte le menti libere e pensanti, che mostra il carattere dell’assoluta inderogabilità in un epoca come la nostra, segnata dal crollo generalizzato delle utopie fallaci dei regimi marxisti e dall’odierna e irreversibile crisi materiale e morale prodotta dai sistemi liberali con la globalizzazione. Fenomeni che hanno favorito lo sviluppo di una “nuova egemonia” politico-culturale; dove il marxismo filosofico-politico ha ceduto il passo al dogma del “progressismo democratico”, che nelle sue varie forme, da quelle figlie del “liberalismo classico” a quelle vicine alla social-democrazia, permea ormai l’intera società occidentale, generando l’ennesimo assioma antifascista indiscutibile. Dove all’ombra di tale pensiero unico, viene imposta codesta presunta “verità calata dall’alto” e dove l’apparente scontro tra la “scuola liberale” e quella “marxista” (relativa alla “vulgata antifascista” di defeliciana memoria), si è andato esaurendo in una diversa ma sempre martellante demonizzazione del fenomeno fascista, i cui effetti nefasti, come ci mostra in modo desolante l’attualità recente, si manifestano addirittura nel varo di apposite norme legislative persecutorie. Leggi di fatto limitanti la libertà di pensiero (qualifica negata da chi gestisce il potere costituito, che ha deciso in modo arbitrario di considerare il Fascismo sempre e solamente un “crimine” e giammai quale pensiero politico legittimo), evidentemente frutto di decisioni prese da un potere politico arrogante e timoroso, il cui intento palese è quello di intimidire gli studiosi indipendenti. Tutto ciò al fine di impedire gli sviluppi di una seria ricerca come la nostra, che faccia piena luce sulla natura e gli scopi del movimento mussoliniano, senza pregiudizi e moralismi ipocriti di sorta e senza indulgere verso false interpretazioni precostituite di comodo, favorevoli agli odierni equilibri della politica. Pubblicando altresì studi storici originali relativi all’ideologia del Fascismo, la “Biblioteca del Covo” fornisce in tal modo un’autorevole strumento di conoscenza e riflessione storico-politica indipendente, un unicum nel panorama editoriale italiano, europeo e mondiale, apprezzato anche in ambito accademico internazionale; un ausilio indispensabile nel campo della ricerca storica e politologica sul Fascismo, capace di produrre prove documentate e oggettive che contribuiscono ulteriormente a rendere identificabili univocamente i tratti ideologici essenziali dell’identità fascista, senza perciò indulgere in interpretazioni contingenti frutto di propaganda politica interessata ai fini di strumentalizzazioni di tipo elettoralistico.

Sul sito dell’editore LULU.COM è possibile visionare tutti i titoli attualmente disponibili, usufruendo fino al 4 ottobre dello sconto sulle spese di spedizione inserendo il codice ONESHIP.

 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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RAZZISMO ANTIFASCISTA: le acrobazie dialettiche demo-pluto-massoniche per negare la morte e la vita di italiani e fascisti!

2-pesi-2-misureLe recenti vergognose e ridicole sceneggiate propagandistiche orchestrate dai pupazzi mediatici del sistema, in onore del “culto degli déi democratici e antifascisti”, manifestano palesemente come esso sia stato eretto artificiosamente a vera e propria contro-religione. Tale culto, infatti, ha i suoi “sacerdoti” mediatici (e istituzionali!), ha le sue “feste comandate”, i suoi “precetti” ed i suoi feticci. Scimmiottando la religione rivelata, impone “ammende” e pene a chi si macchia di “lesa maestà antifascista”: il motivo della progressiva istituzione di un sistema penale che, obbedendo agli ordini imposti da nazioni straniere (Stati Uniti e Gran Bretagna) (1), punisce da oltre 70 anni opinioni, idee, simboli o addirittura supposte intenzioni, attinenti un movimento rivoluzionario e popolare italianissimo come il Fascismo, nato politicamente quasi cento anni fa, come ha dimostrato ad abundantiam anche la pantomima che abbiamo già descritto sulla pseudo-legge Fiano, risiede proprio in questa istituzione mondialista della “neo-religione massonica”, imposta dall’alto alle masse italiche… e nel fatto che, naturalmente, gli italiani il Fascismo NON lo odiano affatto spontaneamente e dunque vanno costretti con ogni mezzo a farlo, come comandano i “buoni” padroni-liberatori a “stelle e strisce”. La “date comandate” per instillare artificiosamente nel nostro popolo dal 1943 l’odio antifascista si susseguono ossessivamente con scadenze quasi mensili. Attualmente, tiene banco quella attinente l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle famigerate “leggi razziali fasciste del 1938”.  Ovviamente, tale “liturgia” non è basata affatto sugli elementi storici reali e/o sugli eventi concreti e particolari verificatisi in quel frangente. Come ogni fideismo che si rispetti, esso (s)ragiona per “frasi fatte” e “proclami inverificabili”, tentando esclusivamente di far leva sulle emozioni della gente. Ma, piaccia o meno a lorsignori antifascisti, vi è una legge scritta al riguardo, quella che riporta il titolo di “Legge n.1728 per la difesa della razza italiana”, del 17 novembre del 1938. Tale legge, era stata preceduta da una dichiarazione ufficiale del Gran Consiglio del Fascismo, datata 6 ottobre 1938. Entrambi i summenzionati documenti, che rappresentano il fondamento delle “terribili leggi fasciste”, VENGONO TOTALMENTE IGNORATI dalla liturgia demo-pluto-massonica antifascista. Dove il preambolo del Gran Consiglio sottolineava che il problema nei confronti dell’ebraismo era essenzialmente ed esclusivamente di natura POLITICA:

…Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – é stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito é stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che é la psicologia, la politica,l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale é, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona. (R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, p. 239)

Lo stesso Mussolini nel discorso che tenne a Trieste nel settembre 1938 sottolineò a chiare lettere le motivazioni politiche dalle quali scaturì la necessità di redigere quella legge e i risultati pratici che essa intendeva conseguire:

…L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irriconciliabile del fascismo. In Italia la nostra politica ha determinato negli elementi semiti quella che si può oggi chiamare, si poteva chiamare, una corsa vera e propria all’arrembaggio. Tuttavia gli ebrei di cittadinanza italiana, i quali abbiano indiscutibili meriti militari o civili nei confronti dell’Italia e del Regime, troveranno comprensione e giustizia; quanto agli altri, si seguirà nei loro confronti una politica di separazione. (Benito Mussolini, Opera Omnia, vol. XXIX, p. 144)

…infine, sempre il Duce, discutendo privatamente delle leggi attinenti il problema ebraico con il suo amico e biografo Yvon De Begnac, così diceva senza mezzi termini:

…Anche noi abbiamo il nostro problema ebraico. Lo risolveremo nel profondo gioco di una legge che, per gradi, renderà possibile agli ebrei italiani, che italiani sono a maggior titolo morale di innumeri italiani che si dicono ariani, l’abbandonare alle ortiche sino all’ultimo barlume della loro formale appartenenza all’ebraismo mondiale. (Y. De Begnac, “Taccuini mussoliniani”, Bologna, 1990, p. 633.)

Dunque, a dispetto della diffamazione operata con tutti i mezzi a danno del Fascismo dalle liberal-democrazie pluto massoniche antifasciste, va detto senza mezzi termini e proclamato a gran voce, come abbiamo già scritto nei nostri lavori, che l’Italia Fascista non ha conosciuto alcuna volontà di sterminio dell’elemento ebraico tantomeno esso venne MAI pianificato, teorizzato o avallato da parte di Mussolini e del suo Regime. Anzi, se dovessimo fermarci alla stretta “cronaca” politica e al contenuto delle “leggi del 1938”, che sarebbe più corretto definire anti-sioniste (e non “razziali o antisemite“!) riguardo la parte relativa agli Ebrei, va affermato con chiarezza, che esse non prevedevano nessun “genocidio razziale” bensì l’esclusione dalla vita pubblica dello Stato fascista degli elementi ebraici che non avessero precedentemente alla promulgazione della legge già dato prove certe ed incontrovertibili di fedeltà assoluta al Regime!

Tuttavia, la propaganda di guerra antifascista, che prosegue a più di 70 anni dalla presunta fine delle ostilità belliche, non si perita affatto di esaminare tali documenti, che comunque condanna e stigmatizza a priori. Semplicemente, focalizza un fatto, nelle sue linee generali ma senza pericolosi approfondimenti, lo trasforma in un “simbolo” decontestualizzato dai fatti storici che così, sebbene farlocco,  assurge al ruolo di “feticcio politico” indiscutibile, ancorché fasullo, diventando così il mezzo propagandistico più conveniente col quale tacitare gli avversari al fine di preservare gli equilibri di potere ad essa più congeniali. Proprio di questo tipo di azioni arbitrarie e oppressive sono capaci i “paladini della libertà” avversari del “terribile regime fascista”, ma, come abbiamo già evidenziato, accusare gli altri da parte di costoro, di ciò che risulta concretamente essere prerogativa del demo-liberalismo, costituisce uno dei fondamenti dell’odierna ipocrita realtà politica.

Ma non finisce qui, perché, come dicevamo precedentemente, nell’anno in corso, fatto salvo che nessuno verrà edotto concretamente in cosa è consistito realmente il vituperato “razzismo fascista”, si “celebrerà” ugualmente in pompa magna la demonizzazione del “nemico immaginario fascista” e si proseguirà con l’inutile e ridicolo rituale di espiazione collettiva per la “vergogna del razzismo di Stato” di cui si è macchiato il “regime di Mussolini”. Sono previste manifestazioni con tanto di pubbliche scuse, (ma chi si dovrebbe scusare e di cosa? …meglio non domandare, nel gregge guidato dal pastore liberal-democratico basta che le pecore belino tutte insieme all’unisono, il resto non conta!) una delle quali riguarda la Scuola Normale Superiore di Pisa. L’accademia suddetta, infatti, si è resa “colpevole” 80 anni addietro di aver “aderito alle ignobili leggi” e molti uomini di Cultura del tempo hanno “accettato consapevolmente la tremenda legislazione, premessa di sterminio”. Ovviamente ciò che inseriamo tra virgolette, fa parte del gergo liturgico-rituale indiscutibile del liberalismo demo-pluto-massonico, infatti, che le leggi fasciste costituirono la premessa certa e indiscutibile alla deportazione e morte in Germania di circa 7.000 ebrei italiani, è una castroneria illogica e storicamente fasulla che solo lorsignori antifascisti potevano inventarsi di sana pianta. Ma i sacerdoti della demo-plutocrazia antifascista non sentono affatto il bisogno di “illuminarci” in merito alla loro illogica scansione cronologica dei fatti storici, tantomeno rispetto ai reali motivi che li spingono a celebrare questo rituale ipocrita di esorcismo collettivo calato dall’alto e imposto arbitrariamente al popolo italiano. LORO, i sagrestani della democrazia antifascista, NON CE LO SPIEGANO! INVECE, NOI FASCISTI DE “ILCOVO” LA VICENDA IN TUTTI I SUOI ASPETTI ESSENZIALI VE L’ABBIAMO GIA RACCONTATA…QUA ! …chi ha il coraggio e la volontà di sapere legga e saprà la VERITA’!

Tali manifestazioni pubbliche postume, proprio perché artificialmente indotte e imposte dal potere politico per sua convenienza, proprio perché storicamente decontestualizzate e pertanto grondanti ipocrisia e malafede da ogni parte, concretamente non hanno nessun legame, se non generico, con i fatti storici che vorrebbero teoricamente stigmatizzare. I documenti principali relativi alle leggi incriminate ed alla condotta relativa assunta dal Regime, NON SONO STUDIATI, NE’ APPROFONDITI. Evidentemente, se il contenuto di tali documenti venisse illustrato chiaramente, per come abbiamo fatto noi fascisti de “IlCovo” nel nostro lavoro storiografico summenzionato, ciò farebbe infatti sorgere IMMEDIATAMENTE dei dubbi gravissimi sulla pretestuosità dell’accusa principale formulata dai “moralisti” del sistema antifascista, ovvero quella di correità del Fascismo nel piano sterminatore dei nazisti dell’elemento giudaico europeo. Questo perché sia la “Dichiarazione del Gran Consiglio”, sia la Legge successiva, prevedevano articoli e norme  che NON GENERALIZZANO in merito alla “Razza Ebraica” in quanto tale. Così come non generalizzano in merito alla “Non appartenenza alla razza italiana”. I provvedimenti dell’Italia fascista, erroneamente definiti come “antisemiti” e come diretti principalmente “contro gli ebrei”, invece, costituivano leggi che vennero varate per la “difesa della razza italiana”, dove il termine “razza italiana” costituisce con tutta evidenza un sinonimo di “nazionalità”, che va analizzato nel contesto del Colonialismo Italiano del tempo e in relazione a TUTTI gli individui residenti nei territori italiani che non obbedivano a determinati criteri, presenti nella legge in questione, tali da stabilire o meno l’adesione degli stessi ai criteri di “italianità” ivi stabiliti. Le leggi impedivano matrimoni misti, ad esempio, a meno del consenso dato dal Ministero degli Interni (quindi non impedivano sic et simpliciter il matrimonio misto). Ma tali matrimoni misti erano impediti, a meno del consenso  succitato, anche nei riguardi dei cosiddetti “ariani” di diversa nazionalità da quella italiana. Specificamente in relazione agli ebrei ivi rappresentati, questi venivano classificati in due categorie:

1. gli Ebrei stranieri, che venivano definiti “apolidi”;

2.  gli Ebrei ITALIANI.

Nelle leggi summenzionate venivano precisati i criteri per definire, in relazione all’elemento ebraico italiano, gli individui benemeriti verso lo Stato italiano e la causa fascista quali “fedeli cittadini italiani”. Tali Ebrei venivano ESENTATI dall’applicazione delle leggi stesse, usufruendo della possibilità di essere “italianizzati”, su richiesta specifica degli interessati, previa presentazione della documentazione necessaria e accettazione da parte dell’autorità dei titoli politici necessari. Le quali leggi definivano “apolide”, appunto, l’ebreo “ex italiano” che non rispondeva ai criteri di “fedeltà, benemerenza e integrità politica”, precedentemente definiti dalla normativa. Si può, ovviamente, discutere sul valore morale di tali criteri. Ma non si può negare la loro esistenza e il valore etico differente rispetto al proposito di chi, invece, non aveva alcuna intenzione di assimilare e separare ma solo di eliminare fisicamente!  Ordunque, quale era la situazione degli ebrei classificati come “apolidi”? Ebbene, l’ebreo definito non “italiano”, veniva trattato come uno straniero senza patria. Un apolide, per l’appunto. Dunque, agli ebrei così configurati veniva nei fatti tolta loro la cittadinanza, ciò implicava la restrizione e riduzione delle garanzie sui beni e le proprietà in Italia, nonché negata la possibilità di occupare posti nell’amministrazione pubblica. Tutto ciò con l’intento palese di favorire nel tempo la partenza di tali soggetti dal territorio metropolitano italiano verso un altro paese. QUESTO, A GRANDI LINEE, IL CONTENUTO DELLE LEGGI. Allo stesso tempo, veniva garantita la tutela del CULTO EBRAICO, come da leggi precedenti. Così come la garanzia di non subire pressioni o abusi per ottenere abiure. Su richiesta della presidenza del Consiglio e del ministero degli Interni, venne creata la DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei ), una Istituzione Ebraica di tipo associativo e assistenziale finalizzata all’espatrio dell’elemento ebraico apolide, di cui fu presidente l’ebreo Fascista Dante Almansi, per tutta la durata del Regime (anche se negli anni 1943 – 45 operò in segreto). Dove i  rapporti tra Benito Mussolini e Dante Almansi, soprattutto durante la Guerra mondiale, sarebbero da studiare e approfondire in una apposita ricerca, che esula dal presente articolo. In breve, tali leggi con le relative integrazioni, possono essere classificate, senza indulgere in falsi moralismi, quali norme per la difesa dell’identità nazionale dei cittadini, che nei propri criteri di selezione dei requisiti per vantare la nazionalità risultano essere addirittura meno restrittive di una legge consimile approvata di recente proprio dal giovane Stato di Israele (QUI).

Ma nel clima odierno di rinnovata caccia al fascista, sempre più avvelenato dalla “liturgia antifascista” di cui stiamo trattando, che imbastisce provocatoriamente speculazioni politiche indegne e senza alcuna attinenza concreta coi fatti storici del passato, pur di non perdere posizioni di potere acquisite, si coglie sempre l’occasione per montare dei casi inconsistenti, di cui uno particolarmente increscioso verificatosi di recente. Difatti, una professoressa di storia, di area politica “renziana”, adontatasi per la presunta nomina alla presidenza RAI di un suo correligionario, Marcello Foa (voce critica del giornalismo, ben lontana da simpatie fasciste, ma vicina alle proposte dell’attuale governo leghista-pentastellato, distante mille miglia dal Fascismo), ha infatti scritto sulla rete internet manifestando la propria indignazione per tale nomina (qui). E così la suddetta docente se l’è presa col Foa, colpevole, a suo dire, di essere un “fascista” (la solita sceneggiata dei fascisti immaginari e onnipresenti!), tirando in ballo e accostandogli a sproposito la nobile figura di Ettore Ovazza un ebreo Fascista per davvero.

E cosa è andata ad affermare l’inacidita docente? Che… “Ci sono sempre stati ebrei alleati del fascismo, anzi fascistissimi, onorati e remunerati. Foa non è una novità. Ma si ricorda come finirono gli Ovazza? Bruciati in una stufa!”

Come vi abbiamo fatto notare più volte, in queste poche frasi sta tutta una filosfia e allo stesso tempo, una pregiudiziale. Per un verso la signora in questione ha ragione. Ci sono stati (e ci sono!) da sempre ebrei fascistissimi. Erano quegli ebrei di cui si diceva nelle leggi. Gli “ebrei Fascisti”, ebrei “italianissimi”, ebrei probi e benemeriti agli occhi del Regime, in una parola ebrei, come il libello di Ettore Ovazza evidenziava, NON SIONISTI.

Per questi ebrei, che si sentivano e volevano essere prima di tutto italiani e fascisti, NON VALEVA la “perdita della cittadinanza italiana”, come già detto. Poiché era la “perdita della cittadinanza”, a costituire la sanzione prevista da quelle leggi per gli ebrei apolidi. Con la annessa limitazione dei diritti-doveri derivanti da tale status. Ebbene, in una comunità ebraica italiana che contava nel 1941 circa 39.000 cittadini, coloro che spontaneamente avevano riaffermato la propria fedeltà assoluta al Fascismo, dopo la promulgazione della legge del 1938, erano in totale circa 15.000. Nel 1942, già circa 6.500 di loro, avevano ottenuto il loro pieno riconoscimento di cittadini italiani e fascisti. Per gli altri la pratica era ancora al vaglio delle autorità. In proporzione, le cifre sono elevatissime. Ma come ricorda la docente “indignata”, Ettore Ovazza, rimasto in Italia con tutta la famiglia e rimasto FASCISTA, subì con i congiunti una sorte orribile. Essi infatti, dopo l’otto settembre 1943, vennero identificati quali ebrei dai nazionalsocialisti tedeschi e vennero trucidati. La professoressa allude a questa tragedia, per “mettere in guardia gli ebrei”, come poi specificherà lei stessa in seguito, poichè “stare con i fascisti” sarebbe un pericolo per loro (dichiarerà: «Non bisogna dire a un ebreo di stare in guardia a stare con i fascisti?»).

Ma, da parte degli indignati “soloni” liberal-democratici antifascisti, come l’esimia professoressa, ci si dimentica sempre di spiegare alla pubblica opinione che la triste fine del fascista Ovazza e degli altri settemila ebrei italiani deportati in Germania nel 1943-44 e ivi morti ammazzati, non è legata affatto alla presunta natura intrinsecamente cattiva del Fascismo, tantomeno alla promulgazione della legge fascista del 1938, come in malafede vorrebbero dare ad intendere, ma, volendo ricercare piuttosto la causa vera che sta a monte di tale crimine, essa va rintracciata nel fatto che il Regime guidato da Mussolini, che fino al 25 luglio del 1943 non aveva permesso agli alleati nazisti che fosse torto un capello a tutti gli ebrei residenti nei territori dove vigeva la sovranità italiana, fu destituito illegalmente con un colpo di Stato guidato dal Re e dagli alti comandi militari, che a loro volta, dopo aver arrestato proditoriamente il Duce e gli esponenti delle gerarchie fasciste, successivamente, l’8 settembre del 1943 si arresero senza condizioni agli Anglo-Americani, lasciando senza ordini precisi le truppe italiane e che temendo la reazione tedesca scapparono ignominiosamente dalla capitale per rifugiarsi tra le braccia degli invasori “a stelle e strisce”, generando il caos in tutta l’Italia libera dagli anglo-americani, permettendo in tale modo la disintegrazione totale dell’apparato pubblico statale italiano a tutti i livelli. Fu a quel punto che i tedeschi presero le redini della situazione “manu militari” e la fecero da padroni. Ma ancora una volta, come abbiamo ugualmente evidenziato nel nostro lavoro di ricerca storica che vi invitiamo a leggere (QUI), in una situazione ormai radicalmente mutata in senso sfavorevole, lo stesso Mussolini, assunta la guida della Repubblica Sociale Italiana, con tutti i limiti del caso derivanti dal suo nuovo ruolo di Capo di una Nazione invasa da due eserciti stranieri tra loro contrapposti, con un potere politico-militare effettivo assai ridotto e succube militarmente rispetto alle decisioni prese dall’alleato-occupante tedesco, agì comunque tentando di salvare dalla furia di tutti gli invasori, anglo-americani e tedeschi, ciò che restava dell’Italia e degli italiani… e anche degli ebrei italiani !

A fronte di quanto osservato finora, dovremmo allora porre a noi stessi alcune semplici domande, ovvero: se le “potenze demo-plutocratiche liberal-massoniche” vincitrici della Guerra mondiale e guidate dagli Stati Uniti, continuano a “bombardarci” tutt’oggi incessantemente (a mezzo dei loro galoppini nostrani in servizio permanente effettivo, piazzati nel cosiddetto mondo della cultura e dell’informazione Italy-ota) con un’asfissiante propaganda di guerra antifascista del genere, ovviamente forzando sia l’interpretazione degli avvenimenti storici, sia falsando addirittura la realtà dei fatti, quale superiorità etica pensano mai di poter vantare “dalla loro parte” per fare impunemente tutto ciò? In virtù di cosa pensano di poter venire a fare la morale al regime di Mussolini davanti alla Storia? Sulla base di quali titoli virtuosi ritengono di essere superiori ai fascisti, da loro sconfitti, umiliati e denigrati, massacrati a migliaia per essere infine accusati di essere disumani sterminatori?

Senza volerci dilungare nell’enumerare dettagliatamente tutti i crimini che hanno costellato la plurisecolare storia degli inglesi e dei francesi, e senza scomodarci in tal senso nel vagliare i meno di 250 anni di storia statunitense o i poco più di 70 anni di comunismo sovietico, pure densissimi di episodi criminali a dispetto del breve numero di anni presi in considerazione, volendo mantenere la nostra attenzione solo sui fatti della Seconda guerra mondiale e solo su quel che avvenne esclusivamente nel territorio italiano nei cinque anni di guerra che, a vari livelli, lo videro coinvolto dal 1940 al 1945, in riferimento ai massacri compiuti dagli Alleati, ebbene, per pareggiare il conto con tutti i morti cagionati dai tedeschi tra gli ebrei italiani nel biennio 1943 – 1945, basterebbe ricordare unicamente il bombardamento ed i relativi mitragliamenti aerei compiuti su militari e civili italiani dalle forze aeree anglo-americane nella sola giornata del 22 luglio 1943 sulla città di Foggia: 7.643 morti… cifra anche superiore a quella di tutti gli israeliti italiani trucidati. Ebbene, a tutt’oggi, nessun libro di Storia ricorda quella carneficina, nessun politico italiano e nessuna figura delle istituzioni, che pure ogni anno ricordano ossessivamente i morti presenti nel calendario della liturgia antifascista, nessuno dal 1945 al 2018 ha mai commemorato quei morti, nessun monumento è stato eretto al riguardo, nemmeno una lapide testimonia di quella carneficina…semplicemente per la repubblica antifascista, che esercita la virtù della memoria unilateralmente, a intermittenza e solo quando le conviene, quei morti non sono mai esistiti. La loro vita, per l’attuale sistema democratico Italy-ota asservito agli U.S.A., evidentemente non vale nulla in confronto alla tragica scomparsa dei 7.000 ebrei morti in Germania, ricordati ossessivamente ogni anno, o dei quasi 400 caduti alle Fosse Ardeatine, onorati puntualmente dalle alte cariche delle repubblica delle banane, o dei quasi 1000 morti trucidati dai tedeschi a Marzabotto, sempre presenti nella memoria delle forze liberal-democratiche antifasciste! Come evidentemente per costoro non vale niente la morte degli altri foggiani che, successivamente, furono “liberati” della propria vita sempre dagli anglo-americani il 19 agosto del 1943; quel giorno i B.17 e i B.24 Alleati di morti ammazzati (che per la Storia dei buoni antifascisti non sono mai esistiti) ne fecero ancora di più: 9.581! Ma forse, per la Storia curata dalle democrazie pluto-massoniche antifasciste, il problema è la città di Foggia, troppo a sud, anzi magari è proprio l’intero meridione d’Italia; forse, infatti, contare le decine di migliaia di morti cagionati dai cosiddetti “liberatori” tra i “terroni” pensano che non vale, fino all’8 settembre in fondo erano nemici; che volete, si dirà, la guerra è questa! Ma quel che gli storici pennivendoli della repubblica antifascista continuano ad omettere ed a non scrivere mai è che anche dopo la resa incondizionata firmata dal Re d’Italia e dalla sua cricca di alti ufficiali delle forze armate italiane agli Alleati, persino dopo la nascita della cosiddetta “resistenza antifascista” armata dagli Alleati per fomentare la guerra civile tra italiani (QUI), ebbene, gli autoproclamatisi “liberatori” anglo-americani continuarono sempre più a mietere migliaia di vittime tra gli italiani, persino più di quelle cagionate dai terribili nazisti tedeschi!

Tali fatti sono risaputi a livello storiografico internazionale, nonostante in Italia, per ragioni di basso opportunismo politico, vengano ricordate solo le vittime degli eccidi tedeschi, pardon, nazi-fascisti, così come amano definirli i “dispensatori di libertà” un tanto al chilo! Esemplare, al riguardo, l’ammissione dello storico militare, nonché ex ufficiale britannico durante la campagna d’Italia, Eric Morris, che, pur mantenendosi sempre su stime al ribasso, parla di circa 64.000 italiani uccisi dai bombardamenti Alleati a fronte di 10.000 uccisi dai tedeschi, in parte per rappresaglia, sul territorio italiano e di altri 9000 deportati uccisi in Germania (tra ebrei, militari badogliani e antifascisti deportati) (vedi E. Morris, La guerra inutile, Milano, 1995, p. 492). In realtà il dato delle vittime complessive è ampiamente sottostimato, poiché negli studi più recenti, quantunque la palma di vincitore del triste primato di chi ha cagionato più danni e vittime in Italia resti sempre saldamente in mano agli Alleati anglo-americani, il conteggio complessivo aumenta considerevolmente e va portato ragionevolmente a circa 100.000 vittime cadute sotto le bombe dei cosiddetti “liberatori” (Cfr. Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l’Italia – storia della guerra di distruzione aerea, 1940-1945, Milano, 2007, pp. 491- 493); da tale cifra sono ovviamente escluse le vittime cagionate dalle formazioni partigiane, del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, C.L.N.A.I., e delle bande Titine Jugoslave, che a guerra terminata, sempre secondo il Morris, fra uomini, donne e bambini anche solo sospettati di essere fascisti, uccisero da un minimo di 17.322 persone (la cifra ufficiale riconosciuta dalle autorità italiane ma decisamente sottostimata) ad una cifra più realistica oscillante intorno alle 100.000 persone (Cfr. E. Morris, op. cit. p. 15). Ugualmente escluse da tale conteggio sono le centinaia (forse migliaia!) di vittime cagionate dalle azioni di rappresaglia degli eserciti Alleati con relative fucilazioni a danno di militari dell’Asse e civili italiani, di cui solamente in anni recentissimi si è cominciato a scrivere (cfr. G. Bartolone, Le altre stragi – le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944, Bagheria, 2005); così come le vittime di quelle che ufficialmente sono state qualificate per decenni come stragi di civili commesse dai tedeschi, salvo poi scoprire che i colpevoli erano stati proprio gli Alleati, emblematico il caso della Strage di San Miniato in Toscana, solo per citarne una.

Appare evidente, allora, che queste migliaia di vittime, che casualmente rappresentano poi la maggioranza assoluta dei morti ammazzati sul territorio italiano in quel conflitto, sono state volutamente cancellate dalla nostra Storia, risultando tutt’oggi oggetto di una discriminazione politica senza precedenti; dunque vittime due volte, perché politicamente scorrette! Vittime prima degli assassini autoproclamatisi “liberatori” portatori della “democrazia a stelle e strisce” e poi del sistema ipocrita e criminale al soldo del nuovo “padrone atlantico” e da questi ultimi messo in piedi nel nostro paese, che pur non avendo concretamente nessun titolo di superiorità morale rispetto al regime di Mussolini, palesemente continua a calpestare la libertà non solo dei vivi che vogliono risollevare le sorti della nostra nazione ma persino la dignità dei morti da esso cagionati, pur di perpetuarsi con ogni mezzo a danno del popolo italiano, tenuto volutamente all’oscuro di quel che è successo davvero. Forse che, per lorsignori antifascisti, tutto ciò costituisce un razzismo giusto e accettabile? 

La risposta, come al solito, la lasciamo ai nostri lettori. Sperando di aver contribuito, almeno in parte, a dissipare le nebbie dell’ipocrisia e del doppiopesisimo antifascista, su cui si fonda l’attuale demo-plutocrazia-massonica imperante, impostaci dai nostri cari “padroni-liberatori” a stelle e strisce!

IlCovo

NOTE

1) E’ acclarato il fatto che la postilla costituzionale inerente il “divieto di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista” sia stata voluta dai vincitori anglo-americani della Seconda guerra mondiale, risultando così sia tra le clausole dell’Armistizio siglato nel 1943 che in quelle del “trattato di pace” siglato a Parigi e imposto con la forza all’Italia nel 1947, sicché tale risoluzione non scaturì mai da chissà quale “volontà popolare” liberamente espressa dal popolo italiano, ma da un ordine impartito dagli invasori occupanti, ossia Stati Uniti e Inghilterra; ed infatti così recita l’articolo 17 del trattato di Pace: L’Italia, la quale, in conformità dell’articolo 30 della Convenzione di Armistizio, ha preso misure per sciogliere le organizzazioni fasciste in Italia, non permetterà, in territorio italiano, la rinascita di simili organizzazioni, siano esse politiche, militari o militarizzate, che abbiano per oggetto di privare il popolo dei suoi diritti democratici”. Cfr. Armistizio Cassibile del 1943 (qui): articoli 29, 30, 31, 33; dove l’articolo 30 recita testualmente: Tutte le organizzazioni fasciste saranno, se questo non è già stato fatto, sciolte. Il governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive per l’abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento e internamento del personale fascista”.

 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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IL “CROLLO” DELLA REPUBBLICA ANTIFASCISTA!

 

Siamo di nuovo a commentare l’ennesima tragedia, che ha causato ancora una volta morti innocenti tra gli ormai distrutti cittadini italiani. A Genova crolla un ponte-viadotto che miete 43 vittime, “colpevoli” di essere passate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nessun iscritto sul registro degli indagati dalla magistratura, pur essendo evidenti le responsabilità del concessionario privato che aveva in gestione il bene pubblico andato in frantumi che gli era stato affidato dal potere politico, in ossequio alla parola d’ordine che gli speculatori finanziari da Washington hanno imposto ai governi del cosiddetto “mondo libero e democratico: PRIVATIZZAZIONI ! Un crollo materiale che è anche la rappresentazione plastica del crollo morale di un sistema corrotto e corruttore. Ancora una volta il paradigma della “repubblica antifascista nata dalla resistenza”, mostra tutta la sua tragica, fragile e criminale precarietà. Una “repubblica fondata sul malaffare”, sull’avidità, dove “il potere politico” non è mai responsabile verso i propri cittadini ma solo verso il padrone U.S.A, cioè libero di fare affari con i soggetti graditi alla plutocrazia del Fondo Monetario Internazionale estendendo il “segreto di Stato” sui loschi affari che conduce. Dunque, proprio i cittadini, paradossalmente, alla fine restano le sole vittime ed i veri colpevoli, ad un tempo, di tali tragedie annunciate; si colpevoli, di accettare che tutto prosegua come sempre e nonostante tutto, colpevoli nel continuare a vivere oppressi da una entità politica che prospera a loro danno platealmente, succubi di una pseudo repubblica serva dello straniero, che sulla non curanza delle più elementari norme di civiltà ha stabilito il proprio modello politico… già CIVILTA’, termine nato in terra italica ma ormai sconosciuto in quella che fu un tempo l’ITALIA. Nulla di diverso può accadere in una situazione del genere, quando la concezione politica che sta alla base di tale ignobile baraccone traballante è quella demo-plutocratica impostaci con la forza dai cosiddetti “liberatori” anglo-americani oltre 70 anni addietro, dove il massimo profitto rappresenta il massimo risultato da ottenere e dove inevitabilmente si arriva così alla vergognosa svendita agli speculatori privati dei beni pubblici italiani: nel caso presente delle infrastrutture stradali. Ma, come ripetiamo, tale evento non rappresenta altro che la logica conseguenza del modus operandi che costituisce il fondamento dell’individualismo materialista sul quale è incentrato il sistema politico nel quale viviamo. Ma dove viviamo noi cittadini italiani? Ce lo vorrebbero far dimenticare a furia di rintronarci con i loro media asserviti alla propaganda dei padroni a stelle e strisce, ma è bene ricordarlo sempre! Viviamo in una nazione unica e meravigliosa, madre della Civiltà più grande nella storia dell’umanità, oggi preda dell’oligarchia impostaci dai nostri “benamati” occupanti statunitensi, composta da una intera classe politica di servi totalmente proni ai loro voleri ed ai loro interessi. Quando ciò genera inevitabilmente morte e distruzione per il popolo italiano, A TALI SERVI COMPIACENTI ITALY-OTI NON IMPORTA NULLA! E’ un film già visto tante, troppe volte, la cui “sceneggiatura” non abbiamo mancato di discutere chiaramente (QUI) .

NESSUNO negli oltre 70 anni di storia tragica della cosiddetta repubblica antifascista, dai comunisti ai socialisti, dai democristiani ai repubblicani, fino ai fintofascisti dell’estrema destra, passando agli odierni  “populisti”, in tutte le stagioni politiche di questa tormentatissima ex Italia, NESSUNO ha MAI concretamente e realmente messo in discussione l’imperante “disordine” costituito. Nessuno, dunque, ha mai operato per gli interessi REALI del popolo italiano! Il sistema pescecanesco che ci opprime, affamatore, ignorante delle più elementari norme del BENE COMUNE, è “progredito” dai suoi logici presupposti verso la completa “maturazione”: l’idea individualista, privatistica, profittatrice, che fonda tutte le cosiddette “democrazie serene” GOVERNATE DAGLI SPECULATORI DELLA FINANZA APOLIDE A DANNO DI INTERI POPOLI E NAZIONI! Essa ha operato tanto quanto ci si aspettava e si sapeva; ha cagionato il crollo del ponte “Morandi” di Genova nell’indifferenza più totale per il bene dei cittadini. Così come vi ha operato irresponsabilmente nelle devastazioni di Accumoli, di Amatrice, de L’Aquila, ecc. Qualcuno potrebbe obiettare che in tutti questi casi sono intervenute “forze imponderabili”. NO! Le ipotetiche “forze imponderabili”, in tal caso non lo sono affatto! Poiché tali “forze”, nel caso presente, intervengono su una LANDA DESOLATA E FATISCENTE PREDA DI DELINQUENTI CHE SI FANNO LE LEGGI A LORO USO E CONSUMO SULLA PELLE DEL POPOLO! Dunque, è “a causa del terremoto”, che Amatrice è distrutta? NO! Perché lo stesso terremoto, non ha distrutto NORCIA, che ha avuto per più volte epicentri di scossa nel suo territorio! E’ stata la “pioggia” a distruggere il “ponte Morandi”? NO! Perché il ponte del Littorio, inaugurato a Venezia nel 1933, IN MEZZO ALL’ACQUA lagunare da 85 anni, come alle continue mareggiate ed intemperie, E’ ANCORA IN PIEDI! C’è una percentuale di imponderabilità in tutte le cose. Ed è chiaro che deve essere considerata. Ma, nella repubblica antifascista fondata sul malaffare e gestita per conto terzi, tale percentuale che valore ha realmente? …DOMANDIAMOCELO!

Proprio lo stato di occupazione nel quale versiamo è il medesimo che permette ai “populisti” odierni di gracchiare la loro propaganda finto sovranista ed operare come quinta colonna del “sistema costituito”, rappresentando essi la valvola di sfogo politica indispensabile per la tenuta dello status quo. Questo è quanto sta accadendo ora. La vicenda del “ponte Morandi” è sicuramente paradigmatica. Ma il clamore che ha suscitato, se si tiene debitamente conto del contesto politico-economico in cui è maturato, risulta semplicemente immotivato. Le infrastrutture, in questo martoriato paese, sono TUTTE nelle medesime condizioni di fatiscenza. Questo perché le Banche, gli organismi sovranazionali e antinazionali privati, oligarchici, che dal 1945 dettano legge all’impotente e compiacente “potere politico” nostrano, hanno STABILITO che lo “Stato”, come Autorità Politica e morale di tutela e gestione del “Bene Comune”, DEVE SPARIRE! Grazie al servilismo di tutta la classe politica Italy-ota, gli speculatori finanziari stanno semplicemente spremendo fino all’osso e depredando tutto quel che apparteneva allo STATO, cioè al popolo italiano… e osano chiamare tutto ciò libertà!

Alla fine della fiera, tutte le polemiche rivolte ai privati concessionari dei beni pubblici, così come anche quelle in merito ai “migranti” deportati forzatamente nella ex Italia, seppure giuste, in concreto rappresentano esclusivamente il frutto avvelenato di una continua e martellante propaganda elettorale. Il fattore davvero dirimente, verrà sempre ignorato dai più. Gli immigrati continueranno a sbarcare. Le infrastrutture rimarranno a marcire in mano ai privati, la sanità pubblica dovrà essere eliminata, l’istruzione pubblica degradata, ecc. ecc. Insomma la ex Italia andrà incontro allo sfacelo e rimarrà nella “U.E.”, o in qualsiasi altra organizzazione consimile asservita ai voleri della plutocrazia usuraia mondialista. Così come rimarrà asservita alla N.A.T.O. e occupata permanentemente dalle truppe U.S.A. …questo è il VERO problema da risolvere che NESSUNA delle forze politiche presenti nel “parlamento-parlatoio” ha la volontà di risolvere, in quanto tutte balie del sistema vigente, fondato sull’asservimento e distruzione del popolo italiano. Il crollo del ponte Morandi rappresenta simbolicamente il crollo della morale del profitto in politica, del modello antifascista che cianciando in modo ipocrita di libertà e diritti inalienabili ha reso schiavo il nostro popolo, asservendolo ai voleri di una potenza straniera che vuole cancellare Noi italiani come popolo e la nostra Civiltà!

CHI CERCA SINCERAMENTE UNA SOLUZIONE VERA A QUESTO GIGANTESCO CAOS INDOTTO, NON LA TROVERA’ NEL SISTEMA PLUTOCRATICO ANTIFASCISTA MA FUORI E CONTRO DI ESSO. Il “cambiamento” vero risiede nel risveglio delle coscienze attraverso la conoscenza della sola Idea di Civiltà che può riportare sulla retta via la nostra martoriata Italia e ridare una speranza politico-sociale al mondo: la CIVILTA’ FASCISTA!

IlCovo

 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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LA CONCEZIONE DELLA VITA NEL FASCISMO

  1. Il Fascismo non è soltanto una rivoluzione politica. — Il Fascismo è stato ed è una rivoluzione politica. Ma dire questo è dire soltanto la metà, e quindi cadere in un grave errore: nell’errore in cui sono caduti molti giudici del Fascismo fuori d’Italia, anche di grande cultura. La verità intera è questa: che il Fascismo è una rivoluzione etico-politica, ossia una, concezione nuova della vita per l’uomo che vive nel mondo storico. Come tale, il Fascismo è destinato a sorpassare gli avvenimenti della politica contingente, e a improntare di sé un’era nella storia della civiltà umana.
  2. Il Fascismo è un problema anche di pensiero. — La realtà è verità di questa rivoluzione, noi tutti la sentiamo e viviamo giorno per giorno, soprattutto nella parola e nello spirito del Genio che l’ha creata e la guida. Per essere buoni fascisti non c’è bisogno di altro. Il maestro e l’artigiano, l’uomo di studio e il contadino, hanno lo stesso dovere: ognuno al suo posto, marciare sotto il simbolo del Littorio. Fare il proprio dovere con dedizione intera. Far proprio lo spirito della rivoluzione. Ma il Fascismo, come il suo Duce dichiarò dal principio, non è soltanto azione: è anche pensiero. L’uomo colto, e in primo luogo il maestro che deve educare le nuove generazioni, deve farsi del Fascismo anche un problema di pensiero. Deve rendersi conto, dal punto di vista anche dottrinario, di quel che significa questa rivoluzione nella storia della civiltà: di quel che essa apporta di più originale nella concezione della vita umana.
  3. Chiarimento. — Una premessa. La storia della civiltà è la storia stessa della coscienza morale dell’umanità nel suo svolgimento attraverso le grandi tappe del suo cammino che non conosce soste o ritorni. Ma questo non implica che tutti gl’individui appartenenti a un determinato periodo storico abbiano consapevolezza di tale svolgimento. Questo resta un ideale, una norma di vita, che soltanto nelle coscienze superiori si fa luminoso e interamente consapevole: i più ne hanno appena una vaga idea. E, in ogni modo, sta, poi, sempre, alla coscienza pratica e alla libera iniziativa dell’individuo di farsene un motivo di vita interiore, per cui la sua azione non sia soltanto esteriormente con­forme a quella norma, ma sia ispirazione della sua volontà e formazione di personalità spirituale.
  4. I tre periodi di svolgimento della civiltà occidentale.  —  Dividiamo la storia dello svolgimento morale della coscienza, per la civiltà occidentale, nei tre grandi periodi: classico, cristiano, moderno. Ci limitiamo a qualche cenno di ciascun periodo, sufficiente al nostro scopo, ch’è di richiamare l’attenzione su alcuni tratti comuni alle grandi concezioni della vita se­guite sino a noi. Il resto è questione di cultura, storica e dottrinaria, che ognuno di noi possiede.
  5. La civiltà greca e romana.  —  Il periodo precristiano è dominato dalla concezione della vita che fu propria della civiltà pagana, greca e romana. L’ebraismo non appartiene alla storia della civiltà occidentale: come religione precedette il Cristianesimo in Oriente, ma in Occidente il Cristianesimo non ebbe né derivazione né rapporti con esso, che è rimasto, così, sempre fuori del suo svolgimento. L’idea monoteista, di cui esso può menar vanto, giustamente, in confronto del paganesimo politeista, venne in estimazione da noi quando aveva raggiunto già la sua pienezza e concretezza, umano-divina e divino-umana, nella persona del Cristo. Dopo Tito, e anche prima, per le ripetute ribellioni della Giudea, l’ebraismo, più che una questione religiosa, si pose, di fronte alla civiltà latina, come un problema meramente etnico e politico. La civiltà greca e romana è un monumento imperituro per tutte le forme dell’arte, del pensiero, della cultura in generale. Essa è rimasta fondamentale per tutta la posteriore civiltà occidentale. La concezione della vita da essa elaborata è nota, ed ha il nome comprensivo di umanismo. L’oggetto della sua meditazione è l’uomo: e questo è il carattere che costituisce la differenza perentoria fra il motivo ispiratore della ci­viltà occidentale e quella orientale. Bisogna aggiungere: l’uomo nel mondo, l’uomo nella sua esistenza mondana (anche « l’altro mondo » era pensato come una continuazione, in altra forma, di questo stesso). Quale fu l’ideale, a cui s’ispirò questa concezione? Platone, per primo, scoprì che, alla radice della volontà e della più segreta aspirazione dell’anima umana, è l’idea del Bene: di un bene che appaghi total­mente il desiderio umano della felicità. Ma il suo scolaro Aristotele fece subito notare che quel bene non si conquista per mezzo di un’idea, bensì per mezzo dell’attività propria dell’uomo, il quale è corpo e anima insieme, senso e ragione: nella contemperanza e armonia del piacere con la virtù l’uomo promuove la propria perfezione, in cui consiste anche la sua vera felicità. E non soltanto per l’individuo, ma anche per la comunità: ché per Platone e per Aristotele l’individuo vive umanamente solo nella polis, nella città-stato, dove, nella comunione della vita, ha occasione di esercitare e svolgere ogni virtù, e in primo luogo quella « giustizia » che a entrambi parve la massima fra tutte. La divergenza fra i due è a tutti nota: per facilitare l’esercizio e lo svolgimento della giustizia, il Maestro pensava necessario che la polis fosse come un’unica grande famiglia (di qui, la comunione dei beni e delle donne e dei figli: benché soltanto per le due classi superiori, dei governanti e dei guerrieri: tutt’altra cosa, dunque, anzi del tutto opposta all’idea comunista dei nostri tempi); lo Scolaro protestò che, soppressa la proprietà e la famiglia, è soppresso l’incitamento primo per l’azione e la vita dell’individuo, e anche per la vita e lo sviluppo interno della comunità. In ogni modo, dopo Aristotele, con la conquista macedone, scompare, si può dire, la polis del periodo classico. Quella polis era tutt’altra cosa dell’Urbs. Soltanto Roma possedeva il senso dello Stato, e della sua missione imperiale come portatore di leggi e costumi, di civiltà, nel mondo barbarico. Non la Grecia, ma Roma, con i suoi istituti, ha dato all’Occidente il modello di una vita civile. E fra questi istituti ha in Roma un posto di privilegio quello familiare, in cui è il fondamento primo di quel culto della tradizione che fa presenti i morti nei continuatori della stirpe, e di quel principio d’autorità onde la legge diviene come persona viva, e di quel rispetto della persona umana (vir) ch’è riflesso anche nel modo di considerare la moglie e i figli. Questo complesso forma la civiltà di Roma antica: l’impero non aprì un periodo nuovo, anzi sorse quando già era cominciato il suo periodo di disgregazione, e per arginare questa si sentì il bisogno di definire anche istituzionalmente l’ideale originario della missione imperiale di Roma.(1) Sia in Grecia e sia in Roma, quindi, l’individuo si raccoglie in se stesso, e si pone daccapo il problema della sua esistenza nel mondo. Epicureismo e stoicismo hanno tramandato ai secoli posteriori la questione: se la ragione dell’esistenza per l’uomo nel mondo sia riposta nel piacere o nella virtù. Poiché quell’armonia, che bastò all’ideale platonico-aristotelico, ora è svanita, e l’uomo, non più sostenuto da un forte senso della vita comune, si chiede se sia meglio per la sua felicità affidarsi al senso o alla ragione.
  6. La civiltà cristiana e la Chiesa di Roma.  —  Chi ben consideri, troverà qui, in questi molteplici e vari motivi, o modi di sentire e di pensare, della concezione classica della vita, il germe di questioni anche moder­ne. Ma è anche vero ch’essi sono motivi e modi totalmente tramontati, impossibili a rivivere, oggi, in quella forma e in quel preciso significato. Il tramonto definitivo della civiltà pagana è stato segnato dal sorgere e diffondersi del Cristianesimo. La concezione cristiana della vita è dominata dal pensiero che l’uomo vale in sé e per sé, come figliuolanza spirituale di Dio, indipendentemente dal mondo in cui pure è stato da Dio destinato. La sua persona ha il suo valore nella pura interiorità, solo a Dio aperta sino in fondo: solo a Dio, che ne è il giudice ogni ora presente. Giudice severo, ma anche amoroso. Per amore dell’uomo Dio sacrificò il suo stesso Figliuolo. La nuova legge è, quindi, questa: amore e sacrificio. Platone e Aristotele, dunque, avevano ragione, ma il Bene e la felicità vera non sono per l’uomo finché vive in questo mondo. E non è in questo mondo l’ultimo destino, il fine supremo dell’esistenza. E non è questione di senso e di ragione semplicemente: senso e ragione, in quanto dati da Dio all’uomo, sono buoni entrambi. Il Cristianesimo volge, sì, allo stoicismo per il suo principio di sacrificio e di svalutazione della vita mondana, ma non è la stessa cosa. Non è neppure, veramente, contrario al senso lieto della vita: è scritto, anzi, di servire Domino in laetitia. No, il punto è un altro: ed è che le virtù pagane, meramente umane, non bastano. C’è una virtù che le supera tutte : la fede. Per la fede l’uomo affronta ogni prova, ogni rischio dell’esistenza. L’esistenza in questo mondo è, anzi, la prova, il rischio, a cui l’uomo è sottoposto a dimostrazione della sua fede. Un’interpretazione del Cristianesimo è stata (ed è sempre) quella del misticismo. Ma non è questa la più penetrante : il cristiano ha il senso della vita come milizia, ossia della vita come lotta, come una guerra continua contro il male per far valere nel mondo — in cui Dio stesso in persona è intervenuto — una giustizia superiore a quella soltanto umana. Per instaurare questa giustizia su la terra, e quasi per anticipare qui, in qualche modo, quel Regnum Dei che si schiuderà alla chiusura della storia, al termine dei secoli, sorge la Chiesa e comincia la sua opera di conversione del mondo al nuovo ideale religioso. Col dissolversi dell’Impero Romano, e nella conseguente confusione barbarica, la Chiesa salvò ciò che si poteva e doveva salvare della civiltà pagana: santificò l’istituto familiare; diffuse un senso nuovo, spirituale, della persona umana, sì che la schiavitù scomparve; prese le redini, essa stessa, della vita civile. Si dovette, quindi, essa stessa, istituto divino, mondanizzare. Diventò una potenza temporale, che improntò i secoli del Medioevo, insieme al feudalesimo. Ma per dominare il mondo dovette evocare dalla tradizione di Roma, di nuovo, l’Impero, che definì sacro pensando di averlo ligio al suo volere. Di qui, lentamente, il suo tramonto come potenza mondana. Lentamente : ché soltanto oggi la Chiesa di Roma ha ripreso il suo compito puramente spirituale. Il compito puramente spirituale della Chiesa è quello di tener desta negli animi la fede : la fede nel valore dell’esistenza al di là di quella che si esaurisce nel mondo.
  7. La civiltà moderna: sua reazione al Medioevo; sua caduta nel materialismo storico. — Il mondo moderno è caratterizzato dalla rivolta, nel pensiero e nella vita, contro il Medioevo. L’uomo esce di tutela, vuol fare da sé. Licenzia la Chiesa, e mette da parte il dogma, riguardante, in ogni modo, un’altra vita. Invece, egli vuole affermare e svolgere liberamente la sua esistenza in questo mondo. Farne un mondo degno dell’uomo. Il Medioevo, tutto preso dal nuovo ideale religioso, aveva trascurato di dare all’individuo e al mondo sociale uno svolgimento umano. Il che è pur necessario: se l’uomo è stato posto nel mondo, deve qui, dentro di esso, portare e svolgere tutto il senso della sua umanità. Risorge la concezione umanistica : sembra quasi che si ritorni ad una concezione pagana della vita. Ma l’intenzione polemica tradisce lo spirito del tutto diverso: c’è stato, infatti, il Cristianesimo in mezzo. La questione è del tutto diversa. Sorge la cultura laica, con l’arte, con la scienza, con la filosofia che prende il posto della teologia. Viene dimostrato che l’uomo ha nella sua coscienza naturalmente, senza bisogno di nessuna rivelazione, i principii che gli servono di norma nella vita etico-sociale. Con la Rivoluzione francese trionfa la democrazia : che è società di uomini giuridicamente uguali. Anche lo Stato, demoliti i suoi ultimi puntelli feudali ed ecclesiastici, perde il suo assolutismo di derivazione teocratica, e acquista l’ufficio di soltanto salvaguardare la libertà degli individui e di amministrare gl’interessi comuni. È l’età del liberalismo, per il quale lo Stato è l’incarnazione giuridica della società nazionale. Ma, intanto, mentre la borghesia con le industrie e i commerci, e la scienza con la tecnica e le invenzioni, spandono il benessere e danno uno splendore impensato alla vita dell’uomo in società, si affaccia minaccioso il socialismo, con il proletariato che di quel benessere e di quello splendore è l’artefice (per lo meno, materiale) maggiore, ma non quello che più ne gode. La concezione giuridica va bene per chi possiede, non per chi non possiede. Il proletariato obbliga la borghesia a riconoscere che fondamento primo della giustizia sociale deve essere il lavoro, e che la questione economica viene prima di quella giuridica. Si arriva, anzi, ad affermare che, risolta la questione economica, è risolta, insieme, la questione morale. Questa concezione si definì da se stessa come materialismo storico. Così, l’uomo, partito nel Rinascimento col proposito di sottrarsi ad ogni imposizione ecclesiastica e dogmatica, per creare un mondo degno della sua umanità, nel pensiero e nella vita, è arrivato a questa conclusione che è la negazione esatta di ogni valore della cul­tura e della personalità. Questo mondo del materialismo storico ha per ideale supremo una convivenza umana fondata su principii meramente utilitari. L’uomo è, bensì, superiore agli animali, perché non si contenta di quanto la natura mette a sua disposizione, e con l’intel­ligenza e il libero arbitrio sa crearsi un mondo suo proprio, ma lo scopo ultimo è quello stesso delle formiche nel formicaio: far coincidere l’utilità e il benessere del singolo con l’utilità e il benessere comune. In questo equilibrio degli interessi e dei liberi arbitrii consisterebbe la moralità dell’uomo che si è spogliato di ogni presupposto religioso. Umanismo, ideale religioso, concezione giuridico-economica della vita sociale : queste sono le tre grandi tappe percorse dalla civiltà europea prima del Fascismo. Il Fascismo le presuppone e, in certo modo, le accetta tutte, ma insieme tutte le trasforma e invera in una concezione nuova. Come?
  8. La civiltà fascista prosegue la civiltà moderna trasformandola.  —  Da alcuni anni si parla, in tutti i paesi di questa civilissima Europa, di « crisi di civiltà » : la sua civiltà, infatti, è diventata una forma della più raffinata barbarie. Andare innanzi — l’hanno sentito le anime migliori — è andare incontro alla rovina definitiva. Pure, tornare indietro è impossibile : impossibile, tornare al Medioevo. La concezione fascista della vita non torna indietro, va innanzi : ma va innanzi riprendendo e trasfor­mando il punto di partenza del pensiero moderno. Non solo rinuncia al motivo polemico contro la fede religiosa, ma anzi, vede in questa il presupposto primo di quel senso spirituale della persona umana che deve essere portato anche nella vita sociale. Questa non è soltanto una convivenza, non è soltanto una vita in comune regolata da norme utilitarie. Non basta la concezione giuridico-economica o economico-giuridica: la quale, del resto, anche prescindendo dalla sua conclusione materialistica, è una concezione astratta che livella tutti gl’individui in un’universalità vuota, ugualmente valida per tutti i paesi. Gl’interessi economici legano, certamente, gl’individui alla terra e sono fondamentali per l’esistenza dell’uomo nel mondo. Ma gli individui sono legati fra loro anche da un sentimento, nel quale confluiscono tutte le tradizioni d’idee e di costumi, di modi di sentire e di pensare, che dànno una fisionomia propria a quell’unità viva, anche per i caratteri fisici della razza, che è una nazione. Quando questa unità di sentimento e di tradizioni assume un’importanza decisiva, si ha, allora, un popolo portatore di civiltà. La storia umana, in quanto esprime il progresso della coscienza nel mondo, è storia di civiltà : è il risultato del conflitto e dell’armonia delle grandi civiltà dei popoli che abitano la terra. Ma il popolo è soltanto il corpo: chi dà a esso un’anima e lo fa consapevole della sua missione è lo Stato. Lo Stato è l’interprete e la guida suprema che porta la civiltà di un popolo nel mondo della storia : la promuove all’interno con la giustizia sociale, con la cultura e l’educazione, e la fa valere all’esterno, nel confronto con gli altri Stati, occorrendo, anche con le armi. Non per prepotenza, ma per dovere : ché il dovere di un popolo, come quello della persona umana, è di potenziare nel mondo storico la propria esistenza, dove Dio e il destino gli hanno assegnato il suo posto.
  9. Il Fascismo dà una concezione etico-politica della vita che presuppone una concezione etico-religiosa.  —  La vita sociale moderna, nella foga di sottrarsi all’autorità della Chiesa e del dogma, ha creduto di poter fare a meno di ogni guida e di ogni fede. E però s’è disorientata. Mussolini ha dato a essa un orientamento. In questa concezione etico-politica, che lascia intatto, anzi favorisce, il presupposto etico-religioso, ritengo sia la nota più originale portata dal Fascismo e dal suo creatore nella moderna concezione della vita.(2) Il popolo italiano, in particolare, aveva perduto la sua fisionomia. Mussolini gliel’ha ridonata. Lo ha ricongiunto alla sua prima origine nella grande tradizione di Roma, dalla cui civiltà derivò la civiltà di tutta l’Europa. Tradizione, per l’appunto, etico-politica, fondata su i principii di ordine, di disciplina, di rispetto alle gerarchie e all’autorità. Ma tradizione antica ch’è ritornata arricchita di tutti i sentimenti e principii di vita sociale propri dell’età moderna. Arricchita, in primo luogo, del sentimento nazionale, ossia di tutta la nostra storia di cultura, di modi di sentire e pensare, dei secoli scorsi dopo il Medioevo. E messa all’avanguardia nella questione sociale-economica con il Corporativismo, che dà un senso nuovo al problema della giustizia sociale anche per questo rispetto. Tutto, infine, è trasformato nel senso nuovo dello Stato, in cui anche la persona umana trova tracciata la via per esplicare la sua missione nel mondo. Coloro che all’estero, anche intellettuali, definiscono il Fascismo come una dittatura e un ritorno all’assolutismo statale, in cui la libertà dell’uomo viene soffocata e con essa la migliore conquista dell’età moderna, non hanno ancora compreso nulla. A essi sfuggono i valori spirituali, i valori della personalità umana, che il Fascismo ha immesso dentro la concezione politica. Il Fascismo si presenta, per questo rispetto, come un principio nuovo di educazione e di vita morale. Fa appello alle più profonde scaturigini della persona umana: al carattere e alla volontà, al coraggio intrepido e al senso eroico del sacrificio. Riporta l’uomo all’idea della vita come milizia e alla necessità di una fede.(3) Porta la sua esistenza al limite estremo del mondo storico, dove l’uomo si rivela a se stesso. Credere, Obbedire, Combattere: qui, in questa rivelazione dell’uomo a se stesso, viene posto a lui il problema della fede religiosa come sorgente nascosta anche di quella etico-politica.

(Armando Carlini, SAGGIO SUL PENSIERO FILOSOFICO E RELIGIOSO DEL FASCISMO,  Roma, 1942, I.N.C.F.; ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2013, Lulu.com, pp.177 – 184)

NOTE

1) Cfr. P. DE FRANCISCI, Augusto e l’Impero(Quaderni dell’I.N.C.F., serie VII, 1937), e op. cit., pp. 135 ss.

2) Cfr. E. BIGNAMI, Stato e Chiesa: lineamenti di pensiero fascista(Milano, 1932) : « La premessa, da cui partì Mussolini per la sua opera di rinnovazione della coscienza politica italiana, fu di natura nettamente religiosa » (p. 72).

3) Cfr. A. CHECCHINI, La politica religiosa del Fascismo(Cedam, Padova, 1937): « Il Fascismo non può non considerar necessaria la fede in un principio superiore che santifichi il sacrificio conferendogli l’impronta di obbedienza religiosa » (p. 16).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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DI SOVRANITA’, POPULISTI NOSTRANI E CONTESTATORI PARZIALI!

Cari lettori, come ben sapete, abbiamo da sempre sviscerato e analizzato, con dovizia di particolari, la tragica realtà dei fatti in merito al “grande inganno” che come cittadini di una inesistente repubblica libera e sovrana, tutti noi viviamo quotidianamente. Ogni giorno, proviamo ad aggiungere ulteriori tessere per comprendere meglio quel mosaico politico inverecondo incentrato sull’ipocrisia del politicamente corretto che spadroneggia nella ex Italia, in modo da svelare il disegno al quale tale piano criminale sottende, ossia l’abominio orripilante di un mondo governato da una ristretta minoranza di “illuminati”, ovvero le elites dell’oligarchia finanziaria pluto-massonica che si sono arrogate il “diritto di vita e di morte” sul resto dell’umanità, decidendo arbitrariamente chi sia “degno” di sopravvivere in qualità di loro schiavo e chi invece debba essere eliminato, per mantenere un presunto “equilibrio” in un pianeta sfruttato e assoggettato interamente al loro arbitrio. Non siamo mai stati generici nelle nostre accuse. Abbiamo dato nomi, volti, storie, a ciò che denunciamo. La fase storico-politica che stiamo vivendo è la peggiore da parecchi decenni a questa parte, poiché rappresenta con tutta probabilità l’apice del “grande inganno”. Questo perché in tale fase, chi gestisce il potere deve garantire il radicamento e la stabilizzazione dello “status quo”. Tutto pare, oggettivamente, essere stato previsto nei minimi dettagli; come previste e preparate sono le “crisi” economico-sociali; previste e preparate le “crisi politiche”; previste, preparate e sapientemente incanalate, le reazioni istintive della “massa istupidita” a mezzo di televisioni e giornali. Ciò che scriviamo, lo abbiamo dimostrato, non è frutto di pregiudizi o di chiusura mentale preventiva, ma di fatti che risultano chiari, naturalmente se si è disposti a volerli osservare. Ma così come sono stati pianificati gli obiettivi a lungo e medio termine, ribadiamo che i burattinai che tirano i fili dei pupi che animano lo spettacolo, hanno già pianificato anche le reazioni ed il contenimento del “popolo bove” che essi vogliono dominare. Vogliamo portare ulteriori esempi al riguardo. Sappiamo bene, infatti, che specialmente sulla rete internet non mancano contestatori del sistema vigente al potere, ben più esperti di noi nella comunicazione. Emblematico il caso del giornalista Maurizio Blondet, che più volte noi stessi abbiamo citato e commentato in virtù delle sue critiche assai condivisibili. Di recente egli ha fatto un’analisi degna di nota (QUI), dove scrive ciò che per noi rappresenta la “scoperta dell’acqua calda”, ovvero la descrizione dello sviluppo pianificato a tavolino da “soggetti terzi” delle improvvise “ascese e cadute” dei politicanti di facciata scelti dalle elites plutocratiche al comando, personaggi politicamente insignificanti (come Macron, per l’appunto) comparsi dal nulla, le cui fulminee carriere e i successivi rovesciamenti sono eterodiretti per fini “superiori”, ovvero per garantire alle lobby pluto-massoniche di cui sopra il potere.

Dunque, il nostro amico Blondet, riprendendo un articolo critico di un altro noto polemista, Antonio Socci, fa anche notare che il “sentimento sovranista”, come tutti gli altri “sentimenti” della folla, qualsiasi essi siano, è sapientemente gestito dalle suddette elites, già padroni dell’informazione ufficiale, che hanno il potere di “soffiare” su di esso per meglio dirigerlo ed incanalarlo verso la soluzione politica ad esse più congeniale. Fin qui nulla da obiettare! E’ proprio quello che andiamo scrivendo anche noi fascisti de IlCovo da sempre. Ma, allora, direte voi, perché volete “fare le pulci” a coloro che combattono una battaglia comune alla vostra? Per amore di verità! …ebbene si, cari lettori, poiché come sempre “il Diavolo si annida nei dettagli”! Noi, in questo caso, con la speranza nel cuore che coloro che contestiamo stiano errando senza rendersene conto e che possano ritornare sul sentiero della “retta ragione”, sentiamo il preciso obbligo morale di denunciare a loro stessi per primi il loro errore (come avevamo già fatto lo scorso anno con gli amici Messora e Lo Monaco, QUI), ossia la funzione dei “contestatori parziali” quali pedine inconsapevoli ma fondamentali per la tenuta del sistema pluto-massonico globale, che risulta chiara solo andando a sviscerare il contenuto effettivo delle loro polemiche. Dove, dunque, gli italici Blondet, Messora, Socci, insieme a tanti altri paladini della “sovranità nazionale”, si rendono utili, anzi utilissimi, loro malgrado, al Sistema pluto-massonico, che pure essi dicono di contestare? La risposta è tanto semplice quanto IGNORATA, poiché essi si rendono complici del Sistema quando riconducono politicamente al suo interno il loro uditorio, altrimenti formato essenzialmente da cittadini sentimentalmente riottosi e disillusi, pronti a staccarsi politicamente in modo definitivo da esso. Essi, infatti, dopo aver prima giustamente denunciato la funzione disgregatrice ed antipopolare del sistema elitario pluto-massonico globale vigente, sostanzialmente incentrato sulla cosiddetta liberal-democrazia parlamentare di marca anglo-americana, con gli annessi inganni orditi grazie all’avallo dei media asserviti al sistema medesimo, anziché arrivare alle logiche e necessarie conseguenze scaturite dalle loro denunce, ovvero rigettando in toto premesse filosofiche e metodologiche di tale falsa democrazia, scelgono invece la via breve, apparentemente più semplice. Così in modo del tutto arbitrario, senza spiegarne razionalmente il motivo, ritengono di trovare la soluzione politica, quella cioè capace di ridare dignità al popolo italiano e in grado di restituire ad esso la sua invocata ed agognata SOVRANITA’, restando sempre dentro lo stesso sistema che pure criticano e che tale sovranità ha oggettivamente alienato, accettandone le regole, accontentandosi dei palliativi politici che esso stesso mette a disposizione degli elettori. In che modo? … ebbene, la risposta politica sarebbe costituita dal cosiddetto “Governo del cambiamento Giallo-Verde”!!!!

Lavorando di fatto (in alcuni casi anche formalmente) per la diffusione del consenso diretto e/o indiretto, intorno all’attuale esecutivo italy-ota del cosiddetto “cambiamento” (sempre gestito dai soliti noti, ovvero dal governo statunitense e dunque dalle lobby a cui esso fa capo), essi rappresentano, quindi, un elemento fondamentale al fine di NON catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla critica alle “istituzioni sistemiche” in quanto tali. Di fatto “dimenticano”, tanto quanto hanno fatto i loro referenti politici, tutta la propaganda contestatrice pre-elettorale ed elettorale, non concentrandosi più cioè sull’ “odiata” Troika, sulle commissioni euro usurocratiche, sulla B.C.E. , ecc., ma solamente sulle “attività” contingenti del governo del presunto “cambiamento”; sull’altrettanto presunta e arbitraria definizione di “governo osteggiato dalle elites”, per cui i compromessi fatti subito da penta stellati e leghisti sarebbero da addebitare ad una “lotta intestina” con le istituzioni ufficiali nei confronti delle quali essi sarebbero soggetti politici deboli ed in posizione subordinata, lotta tutta da dimostrare (e se questo fosse anche vero, non farebbe che confermare la criminalità antipopolare endemica del sistema stesso). Ovviamente, tale “lotta” si traduce politicamente così nelle polemiche sulle notizie del giorno pilotate dai media “scendiletto del potere costituito”. Dunque lotta di facciata sul nulla, poiché concretamente al nulla approda. Al riguardo, proprio a mo di esempio emblematico,  eccovi un articolo che chiude, se mai ce ne fosse stato bisogno, la questione fasulla inerente la farsa del respingimento-accoglimento nella ex Italia dei deportati pseudo-profughi, ovvero l’esodo pianificato e guidato di masse di schiavi ad uso dei pluto-massoni globali, sul quale da mesi viene ossessivamente focalizzata l’attenzione della pubblica opinione: (QUI).

Ebbene: che la cosiddetta ex Italia dovesse sottostare agli ordini impartiti dal padrone statunitense a mezzo dell’adesione obbligatoria a trattati politico-militari come la N.A.T.O. o al sistema politico economico della U.E. governata dalla Banca Centrale Europea (cioè dal Fondo Monetario Internazionale con sede a Washington), adesioni che il popolo italiano non ha mai scelto, voluto né ratificato e sulle quali non può né deve avere alcuna voce in capitolo, era già pacifico (ECCO LA SOLA E VERA QUESTIONE ATTINENTE LA NOSTRA SOVRANITA’ CHE NESSUNO DEI COSIDDETTI  “CONTESTATORI” HA MAI IL CORAGGIO DI DENUNCIARE APERTAMENTE E SENZA GIRI DI PAROLE!). Ma che tutto ciò venga attuato attraverso il sostegno ad un presunto quanto inesistente “governo della sovranità e del cambiamento” che tali vincoli politico-economici capestro non ha alcuna intenzione di mettere minimamente in discussione, è un risultato clamoroso, ottenuto con scienza luciferina da chi regge i fili del cabaret politico nostrano e di tutti i suoi pupazzi, da destra al centro fino alla sinistra, passando ovviamente per gli “stellati” ed i “lumbard”. Dunque, per ritornare alla critica che muoviamo ai nostri amici “contestatori parziali”, ascoltando ed osservando parole e fatti dell’attuale “governo italy-ota”, a fronte dell’opposizione al sistema assunta in modo strumentale durante le campagne elettorali e oggi dimenticata, a fronte dell’azzeramento dei veri temi “caldi” attinenti la sovranità reale del popolo, a fronte dell’attuazione della STESSA agenda globalista, con la concessione a qualche sterile polemica politica di facciata che lascia di fatto invariata la situazione (vedi il presunto blocco degli sbarchi, lo stop formale all’obbligo dei vaccini, lo smascheramento del presunto razzismo di massa) IN BASE A QUALE MOTIVO, CI CHIEDIAMO E VI DOMANDIAMO, MACRON DOVREBBE ESSERE UNA MARIONETTA “PILOTATA DAL SISTEMA”, E INVECE SALVINI E DI MAIO NO?

SECONDO QUALE CRITERIO LOGICO LA COSIDETTA “SINISTRA” OPERA IN SPREGIO ALLA SOVRANITA’ DEL POPOLO ITALIANO (il che è vero) MENTRE SALVINI, DI MAIO, TRIA, E COMPAGNIA DANZANTE, CHE HANNO RIBADITO DI NON METTERE IN DISCUSSIONE N.A.T.O. E UNIONE EUROPEA, INVECE NO?

Questo genere di operazioni politiche di facciata, che sembrano scoperte l’altroieri, sono invece costitutive dello stesso sistema liberal-pluto-massonico importato a forza dagli Stati Uniti e rodato negli ultimi 70 anni. Ricordiamo un similare espediente attuato dallo stesso “compagno Palmiro Togliatti”, quando pensò bene di inserire il Tricolore nel simbolo del suo partito e di “assorbire” alcuni temi cari al cosiddetto “identitarismo”. D’altro canto, anche storicamente, l’ “indentitarismo” non è mai stato un reale ostacolo all’attuazione di piani materialistici delle lobby plutocratiche. Anzi! Questo tipo di “identitarismo”, più istintivo che ragionato, più sentimento che idea, si sposa benissimo con certi socialismi di tipo tribale, che poi, sapientemente pilotati, sfociano in quelli più “consoni” al modello keynesiano, e in ultima istanza riapprodano sempre alla liberal-democrazia individualista di marca anglo-americana (QUI). Per non parlare poi del falso e artificiosissimo “indetitarismo europeo” che sta dietro la propaganda della “U.E.”, strombazzato ampiamente da media e giornalisti generalisti con apposite campagne di informazione martellanti, finanziate casualmente tutte da “Bruxelles, che mostrano come l’informazione ufficiale libera e imparziale risulti nei fatti una chimera inesistente. Ugualmente in modo del tutto strumentale è stata inaugurata la campagna sugli psico-reati orwelliani incentrata sulle cosiddette “bufale della rete” e molti hanno mangiato la foglia. Ma, anche in questo caso, i “molti” sono liberi di diffondere i propri media, senza nessun reale inciampo, solo nella misura in cui ciò torna utile, ovverosia contribuendo comunque alla tenuta del sistema stesso: (QUI).

ORDUNQUE, DOMANDIAMO ANCORA UNA VOLTA: IN BASE A QUALE CRITERIO LOGICO IL SISTEMA DOVRBBE SENTIRSI “MINACCIATO” DA SALVINI E DI MAIO E DAL LORO GOVERNO? 

Una breve nota in chiusura sulla “querelle” economica. Ebbene, davanti ai quintali di aria fritta raffreddata e strombazzati dai media in merito alle cosiddette “riforme” strutturali (tema ciclico anche questo), l’agenda economica liberista imposta all’ex Italia dalla plutocrazia usuraia prosegue come se nulla fosse (QUI), al netto delle polemiche propagandistiche. La sostanza dei fatti, ossia che la cosiddetta “U.E.”, cioè la Banca Centrale Europea, resta la vera e sola “direttrice” delle politiche economiche a cui sono sottoposti i popoli ormai sottomessi del “vecchio continente”, rimane ferma ed immutabile, senza che nessuno abbia seriamente il coraggio di metterla in discussione. Però, i balletti propagandistici e le polemiche fasulle innescate ad arte per distogliere l’attenzione della massa intontita, come quelle sui vitalizi aboliti, sui ministri che affermano la presunta volontà di abrogare il “reato di opinione sul Fascismo” presente nella legge Mancino, così come ieri dalla parte opposta si voleva inasprire con la legge Fiano tale reato, per mobilitare gli elettori dell’una o dell’altra parte, continuano sempre (QUI). Ma, ovviamente, nessuno disobbedirà alla “U.E.” e nessuno abolirà la “legge Mancino”…però… mutatis mutandis, intanto il carrozzone traballante della politica della repubblica delle banane Italy-ota continua stancamente a trascinarsi avanti e a prender tempo, perpetuando la sua inutile esistenza! …sempre servilmente ossequioso e obbediente agli ordini del “padrone a stelle e strisce” che detta legge nella ex Italia! …sempre timoroso dell’incubo che tenta ad un tempo di esorcizzare e perseguitare in tutti i modi, dell’unica reale minaccia ideale (ancorché politicamente inesistente) che lo assilla davvero fin dal principio, lo Stato Etico Corporativo Fascista! …e allora, cari amici che contestate questo sistema, ma solo in parte, meditate su quel che vi scriviamo, pensate che, quando si vuol cominciare davvero a cambiare, le cose non si lasciano mai a metà, ma si tira dritto fino in fondo, portando il cambiamento sino alle sue logiche e necessarie conseguenze… altrimenti, inevitabilmente, si ritorna sempre al punto di partenza!

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 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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