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EDUCAZIONE E POLITICA NEL FASCISMO!

Educazione e Politica nel Fascismo - Biblioteca del Covo

EDUCAZIONE E POLITICA

Il compito dell’educazione è lo sviluppo dell’individuo secondo determinate finalità in modo che egli, giunto in possesso della pienezza della sua personalità, dia alla sua libertà un contenuto di pensiero e di azione rispondente a quei fini. Com’è ovvio, tali fini debbono essere particolarmente atti ad attrarre le forze spirituali dell’uomo e ad assecondarne lo sviluppo, poiché se, all’opposto, essi non fossero rispondenti alla sua spiritualità e parlassero ai suoi istinti inferiori, non educazione si avrebbe, ma corruzione e danneggiamento della natura umana. Analogamente l’educazione fisica mira allo sviluppo della struttura e delle forze fisiche e pone all’esercizio e allo sforzo mete nel cui raggiungimento si potenzia il sistema muscolare e si rinsalda il corpo nel suo complesso; né si pongono come fine di essa virtuosismi contrari alle naturali attitudini, il cui esercizio porterebbe a deformazioni permanenti. L’ideale, pertanto, che presiede all’educazione è quello di un miglioramento spirituale, un ideale di cultura da realizzare nella persona altrui, e presuppone l’esistenza in chi educa di un mondo culturale in senso vasto che esige di essere in quel modo continuato. L’educazione è, quindi, un aspetto di quella tendenza innata nell’uomo che lo porta a non volere esaurita nei limiti della propria vita fisica la propria vita spirituale, ma a continuare oltre di quella come azione e pensiero. Da quest’esigenza sorge il bisogno per ogni società di assicurare la propria continuazione nelle generazioni che vengono, rendendole partecipi del proprio patrimonio di sentimenti e di idee e mettendole in condizione di rafforzarlo e di arricchirlo. L’intensità di questo bisogno è strettamente collegata con la coscienza più o meno viva che ogni società o ogni generazione ha di rappresentare un momento importante nella storia umana, con riferimento a un determinato ideale di vita. L’educazione viene ad esplicarsi appunto in funzione di questo stesso ideale e, quanto più grande è la fede in esso, tanto più viva è l’esigenza educativa in una generazione o in una società. Poiché l’ideale di vita che presiede a una società è fondamentalmente una concezione di rapporti umani, ne deriva che il principio e l’essenza dell’educazione sono di natura propriamente politica. Ogni concezione politica che voglia tradursi in realtà duratura non ha altro mezzo se non quello di fissarsi nell’abito di vita dei membri di una comunità e in particolare delle nuove generazioni, la cui coscienza è più facilmente plasmabile. Per questo ogni dottrina politica ha presente a sé un tipo umano e i suoi maggiori sforzi concentra nella formazione di tale tipo, allo scopo ultimo di conseguire nel tempo la realizzazione della società a cui aspira.

I VALORI DELLA POLITICA

[…] Il lento processo di integrazione per cui una comunità riesce a possedere una propria volontà e ad esprimerla è un processo di integrazione che deve poter superare le resistenze delle differenziazioni locali e regionali, delle diverse attitudini e aspirazioni dei vari gruppi sociali, per creare una unità che li trascenda, senza distruggerli. E’ ovvio che è una volontà politica quella che riesce a dare la vera figura alla nazione, cioè l’aspirazione a uno stato. […] la nazione non si compie, non si realizza integralmente se una volontà cosciente non si integri in tutto il popolo, in tutta la comunità ed è solo la volontà politica, in quanto eserciti una potestà di imperio, che possa accelerare e portare a termine questo processo di integrazione. La nazione pertanto è un concetto qualitativo nei confronti del popolo, poiché non tutto il popolo riesce ad essere nazione, alla stessa maniera con cui non tutta la nazione riesce ad essere stato. Lo stato invece come volontà politica vuole essere tutta la nazione, e dal suo volere e dal suo agire può venire quella compiutezza di nazione che sarà al tempo stesso compiutezza e potenza di stato. La nazione si presenta, quindi, come il più alto valore su cui operi ed a cui miri la volontà politica. Pensare la nazione come un blocco unitario che esaurisca in sé il suo concetto, è un errore, poiché tale nazione è irrealtà; essa è articolata in una innumerevole serie di volontà individuali più e meno vigorose, più e meno coscienti del fine cui tendere. Il fattore politico che agisce sull’individuo per potenziarlo, vi agisce in funzione della socialità, della razza, della nazione; vuole che l’individuo sappia uscire dalla sua singolarità per riconoscersi nella società, nell’unità genetica del popolo, nella unità spirituale della nazione… […] la prima condizione per essere, per avviarsi ad essere reale nazione, nazione compiuta, è indubbiamente quella di potere comunque esprimere da sé una volontà la quale, anche se di ordine culturale e civile non può essere perfettamente compresa e secondata se non da un potere politico congeniale a quella volontà. […] Epperò l’integrazione interna, cioè il formarsi di una coscienza totalitaria nazionale, è un aspetto altrettanto attivo ed essenziale della nazione. Sia all’interno, sia all’esterno, questo principio assume valore soltanto quando sia portato innanzi e fatto valere da una forte volontà politica. Quando questa volontà politica emerga su tutta la nazione divenuta blocco unitario di spiriti, si ha lo stato totalitario, stato idealmente perfetto. Il concetto di nazione è nozione storica, al cui possesso si arriva cioè attraverso la coscienza della propria storicità. Una comunità la cui vita si esaurisca nell’impegno della vita presente, sia pure complessa e sapientemente organizzata, o metta come a suo cemento la comunità del sangue e dei costumi, non è ancora nazione. La nazione si ha invece quando nella sua coscienza è presente, oltre a tutto ciò, la visione diciamo così attiva della propria storia, la propria determinazione, la propria vocazione, come appare fissata nel complesso delle creazioni, apporto bene individuato agli universali concreti in cui si traduce lo spirito umano. […] Una nozione siffatta si acquista solo da chi sia presente, per dir così, a se stesso in tutta la sua storia; ed è per questo che tutte le società progredite danno grande importanza all’educazione che deve dare all’uomo il modo di riconoscersi per quello che è, sia di fronte al passato sia di fronte alla natura; e nell’educazione danno grande importanza alla storia che da il modo di ripercorrere il processo per cui si è divenuti quello che si è. La storiografia accompagna la vita dei popoli destinati ad essere nazione; è assente in quei popoli i quali sono privi del senso umano dell’azione storica e la cui vita non vuole durare oltre il limite fisico; popoli, quindi, senza passato, né avvenire. Ciò che costituisce dunque la nazione è una coscienza di essere e una volontà di volere essere.

Virtù fasciste - Biblioteca del Covo

L’EDUCAZIONE FASCISTA

[…] Fondamento essenziale della dottrina educativa fascista è il riconoscimento che l’individuo è tanto in sé, quanto vive fuori e oltre di sé come energia creatrice. Ogni concezione filosofico—politica è ricerca di un assoluto nel relativo, di un universale nell’individuale. […] I traviamenti dell’età positivista sono dovuti al fatto che la natura umana è considerata solo nelle sue esigenze fisiche e se ne ignora il contenuto. Considerato l’uomo nel suo individualismo fisico, esso non appare più nemmeno educabile, per il fatto stesso che si nega il permanere oltre la caducità di ciascuno di un patrimonio da tra- smettere o da integrare. La rivendicazione di un’autonomia individuale, senza che un intimo legame connettivo faccia di tutti un complesso partecipe di una medesima vita spirituale da un lato e, dall’altro, l’attribuzione allo stato di tutto ciò che è socialità e continuità per affermare contro di esso ciò che è individualità e caducità, portano inevitabilmente alla negazione della funzione educativa, non soltanto in quanto esercitata dallo stato, ma nella sua stessa necessità. Il Fascismo è ritornato all’uomo reale, all’uomo come essere spirituale, quindi non individuo singolo e transeunte, ma forza partecipe di una solidarietà duratura. Dal riconoscimento poi che la natura spirituale dell’uomo si svela nella continuità dell’opera umana, in quel tanto che dell’ individuo vive in istituzioni e realtà che oltrepassano la vita del singolo per costituire un’aggiunta perennemente rinnovata allo sviluppo delle società umane, discende che l’educazione fascista si muove tra i due poli della natura e della storia; da un lato considera, cioè, l’individuo come energia spirituale che ha in sé le leggi del suo crearsi, ma, dall’altro, feconda ed incanala tale creazione verso quella solidarietà che trova espressione concreta nella nazione, nello stato non meno che nell’umanità considerata non come valore astratto, ma realtà concreta, complesso di stirpi e nazioni, al tempo stesso identiche e diverse. In ciò consiste l’originalità della dottrina fascista dell’educazione nei confronti dell’educazione liberale, ferma almeno teoricamente ad una natura dell’uomo che, per esaurirsi nell’individuo, non è nemmeno spirituale. […] Date queste premesse, l’educazione fascista non parte da un individuo astratto, cioè da un individuo identico in tutti i tempi e in tutti i luoghi, ma da un uomo determinato, dall’italiano di oggi con le sue caratteristiche, le sue virtù ed i suoi difetti, come si è venuto rivelando e formando attraverso la sua storia bimillenaria.

L’EDUCAZIONE COME PROPEDEUTICA ALL’AZIONE

[…] L’ideale educativo, che con la Rivoluzione fascista assume netta determinazione e consistenza, parte dal dato positivo di questa tendenza all’azione che è caratteristica dell’italiano come individuo e da esso ricava la materia per la creazione del tipo ideale che vuole raggiungere. […] Nell’azione lo spirito italiano ritrova i segni di un’eternità che vendica la caducità della persona fisica. In essa c’è la proiezione della volontà individuale che ha bisogno di trovare un’assolutezza e difatti essa la trova pur che tenda a quei valori duraturi che sviluppano e realizzano l’uomo nella concretezza della storia. L’ansia di permanere in valori duraturi costituisce il fondo profondamente umano da cui è scaturita la rivoluzione fascista e su cui la rivoluzione, divenendo sempre più conscia dei suoi ideali, opera incessantemente. Dalla Dottrina del Fascismo discende la necessità che ogni tendenza individualistica all’azione, non sia soltanto il soddisfacimento di una esigenza individuale, ma rappresenti invece un momento veramente creativo . E poiché l’uomo non si esaurisce in sé stesso come individuo, ma è tanto in sé per quanto opera e crea, è evidente che nella dottrina fascista l’azione che viene considerata veramente come tale, non è l’azione per l’azione, e non è nemmeno l’azione che miri al puro soddisfacimento di un’esigenza capricciosa o edonistica, ma è l’azione che si aggiunga come apporto costruttivo a quelle forme continue di essere, in cui si traduce il complesso delle vite individuali. L’educazione fascista è precisamente diretta a creare nelle nuove generazioni la coscienza di questa solidarietà ideale, nell’ambito della quale soltanto l’azione può chiamarsi azione e nel cui seno trova piena e completa giustificazione l’affermazione delle forze individuali. La prassi educativa è diretta precisamente a questo fine, eliminando dalla vita sociale quelle forme individualistiche che furono care alla società liberale, e riducendo alle loro giuste proporzioni quelle solidarietà che, come le economiche, tendono a venire in contrasto con le più alte solidarietà della nazione e dello stato. In concreto, l’educazione fascista insegna alle giovani generazioni che l’uomo è nella sua opera e questa vale solo in quanto si aggiunge come costruzione al patrimonio sempre crescente dei beni, materiali e spirituali della nazione. […] Tale fine viene conseguito subordinando tutta l’opera educativa a quelle esigenze largamente politiche ed essenzialmente morali che costituiscono l’impulso e il contenuto dello stato fascista. L’educazione fascista è l’opposto della liberale che si interessa il meno possibile dei valori etici e tutto ciò che è etico, ciò che tocchi la religione, la morale, la vita sociale, non entra nelle aule e, quando vi entra, è sentito superfluo. Tutto ciò è frutto di quel presuntuoso razionalismo internazionale, da cui dovevano uscire i sapientoni della massoneria e della democrazia.

Dizionario di Politica

LO STATO EDUCATORE

[…] L’ingresso del singolo nella vita culturale con la pienezza dei suoi mezzi spirituali affinché collabori con tutte le sue risorse all’ incremento di essa, è il fine ultimo di ogni attività educativa. Cultura e educazione sono due termini correlativi nel senso che l’una è condizione dell’altra. Dove la cultura è arretrata, l’educazione si manifesta in forme inerti e poco coscienti. Ma quando una società è in possesso di una chiara nozione della sua vita e dei suoi fini, l’educazione costituisce l’espressione permanente della sua volontà di essere, e, man mano che si avanza verso la conquista della spiritualità, più urgente e viva diviene l’aspirazione a creare un tipo umano rispondente a un sempre più alto ideale. Questa stessa volontà è alla base dello stato come noi lo concepiamo, ed è in ciò che esso si rivela pienamente con i suoi attributi di stato etico. […] Nell’età nostra la volontà di essere di ogni nazione prende corpo nello stato che ne costituisce l’organizzazione giuridica. E poiché questo stato ha una volontà, determinata dalla concezione politica e umana che è alla sua base ed è perciò stato etico, ad esso incombe il compito precipuo e esclusivo dell’educazione. Esso non respinge naturalmente la cooperazione degli ambienti in cui si svolge la vita dell’individuo; anzi l’educazione non può aversi se non attraverso tali ambienti; ma è appunto necessario che essi si armonizzino pienamente nella loro funzione educativa con le linee fondamentali dell’indirizzo segnato dalla volontà etica dello stato. Allo stato va riconosciuto pieno il diritto di intervenire per eliminare eventuali tendenze discordanti, ma, salvo questo, esso lascia quella libertà che è necessaria perché nella diversità dei metodi seguiti ogni temperamento o vocazione individuale possa conseguire la sua piena soddisfazione. Lo stato, difatti, non vuole creare masse in cui ad una impossibile uniformità di livello sia sacrificato il libero e pieno sviluppo delle singole personalità, ma vuole che l’inevitabile varietà delle capacità e attitudini dei singoli prenda sostanza e fisionomia da un fondo comune. Questa intima e profonda comunione è costituita dalla coscienza che ognuno ha, e deve avere, della propria storicità, cioè, in altre parole, dalla propria partecipazione ad una nazione che ha caratteri e compiti suoi nello sviluppo complessivo dell’umanità. Lo stato è, pertanto, l’educatore per eccellenza, perché esso solo, come espressione della nazione in atto di volere, è in grado di rispondere all’esigenza, più o meno vigorosa, di continuità che in questa si esprime. […] Ma lo Stato riconosce il valore del sentimento religioso e ritrova alcuni tratti essenziali della storicità della nazione nella dottrina di cui la Chiesa è custode e nelle sue istituzioni, non può – dunque – avere motivo alcuno di opposizione alle misure, anche educative, che la Chiesa esige per assicurare la sua secolare continuità; e, d’altra parte, garantita tale continuità, non vi può essere da parte della Chiesa opposizione alcuna a che lo Stato rivendichi a sé pienamente il diritto e il dovere dell’educazione totalitaria delle nuove generazioni. È errato affermare che il contrasto sia inevitabile per il carattere universale della Chiesa, mentre lo Stato è schiettamente nazionale. In realtà la Chiesa è universale nella sua dottrina divina, ma nelle sue istituzioni riflette un mondo ben determinato. D’altra parte, lo stato, pur tendendo a rafforzare i tratti della fisionomia nazionale, ha nel suo contenuto fondamentale una concezione di vita ed è perciò dominato da un’aspirazione di universalità che lo spinge a irradiarsi come forza viva, umana e terrestre, oltre i confini del proprio territorio. Forza umana e terrestre: in ciò consiste precisamente la vera delimitazione dei compiti dello stato nei confronti della religione. Si tratta di due piani diversi.

(testo liberamente tratto dal “Dizionario di Politica a cura del Partito Nazionale Fascista – Antologia, Volume unico”, a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, Lulu.com, 2014, voci: Educazione e Politica, pp. 196 / 451)

IlCovo

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FOLLE DI LEBON CONTRO FORMAZIONE FASCISTA DEL POPOLO DI MUSSOLINI!

Formazione fascista - Biblioteca del Covo

Noi rappresentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo la antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell’ ’89. BENITO MUSSOLINI, ” Se avanzo, seguitemi… “, 7 aprile 1926.

…la «mistica» è quel complesso di principi indiscutibili che costituiscono il «fondo comune» di un’Idea e di una civiltà nuova, quel fondo di fronte al quale ogni giudizio personale si tace, al cui paragone tutte le voci si perdono e scompaiono, dinanzi al quale ogni dissonanza cessa e ogni diversità sparisce. Ogni idea universale, ogni vera Rivoluzione mondiale ha la sua mistica, che è appunto la sua arca santa, cioè quel complesso di idee-forza che sono destinate ad irradiarsi e ad agire sul subcosciente degli uomini. […] La fonte, la sola, l’unica fonte della mistica fascista è infatti Mussolini, esclusivamente Mussolini. E questo esclusivamente è il punto fermo, è la fondamentale caratteristica della mistica. […] E ciò perché se è vero che il Fascismo è figlio di Roma, non è cioè che una forma, un ricorso, direbbe Vico, della civiltà mediterranea e latina, è altrettanto vero che di questo ritorno Mussolini è l’Eroe, secondo l’accezione e la concezione più tradizionale di questa parola. […] Forse che ignorando o non conoscendo a fondo il Suo pensiero si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no. Ché il Fascismo non è istinto ma è educazione, è perciò conoscenza della sua mistica, che è conoscenza di Mussolini.  Niccolò Giani, “Civiltà fascista civiltà dello spirito” (Gerarchia, luglio 1937).

Cari lettori, riteniamo di aver sufficientemente dimostrato durante il corso degli anni, nei nostri scritti, l’evidente logica della “auto-rigenerazione” presente nel “Sistema materialista” vigente che vuole sottomettere il mondo, nonché quella dei ruoli che ricoprono coloro che lo servono in qualità di “guardiani della porta”, tanto tra i media ufficiali di regime (i proverbiali “poliziotti cattivi”!) quanto tra i finti contestatori (gli immancabili “poliziotti buoni”); veri “Cavalli di Troia” della disinformazione che, al di là dei motivi contingenti espressi dai singoli soggetti che compongono tale galassia multiforme, concretamente hanno tutti la funzione di “ri-portare” ed annullare dentro le maglie ideologiche della “rete sistemica” liberal-demo-pluto-massonica antifascista ogni possibile voce di verace revisione rivolta a combatterne seriamente i fondamenti ideali e le conseguenti condotte politiche ( Es:  qui, qui, qui). Le caratteristiche dei “guardiani della porta”, d’altro canto, sono ben visibili, per chi ha gli occhi aperti, nel momento in cui si rilevano fatti precisi: non tanto osservando quello che tali pseudo “contestatori” discutono e criticano rispetto alla vulgata diffusa da giornali e televisioni ufficiali, ma piuttosto riflettendo su quello che tali soggetti NON intendono affatto mettere in discussione, al pari dell’ufficialità istituzionale. Bisogna guardare ai fondamenti ideologici del loro agire e del loro pensiero per rilevare la “contraddizione che nol consente“, precisamente quella che permette ai finti contestatori di far rimanere inalterata la stessa impalcatura politico-ideale su cui il corrotto e fradicio Sistema istituzionale dominante (quello da essi presumibilmente criticato) si fonda e prospera, consentendo ad esso di perpetuarsi concretamente, al di là di cambiamenti di facciata esteriori. Il “filo rosso” che unisce inscindibilmente tali “guardiani” al Sistema di potere che falsamente contestano ma che concretamente puntellano, risulta uno solo e sempre lo stesso: il materialismo liberale antifascista, che tutti li accomuna. Tali caratteristiche, purtroppo, sono emerse potentemente ed in modo chiaro durante l’odierno periodo tragico per la storia dell’umanità vessata a mezzo del pretesto pandemico. Noi fascisti de “IlCovo” le abbiamo rilevate di continuo e vogliamo nuovamente metterle in risalto anche in questo ennesimo caso paradigmatico. Di recente, un video del canale Me+, ha ripreso un’analisi similmente già svolta in passato da altri canali della contestazione cosiddetta “sovranista”, ideologicamente consimili per formazione ideale ed obiettivi, quali Byoblu o Visione Tv. Si tratta di una critica alla Società distopica attuale, fatta risalire (in ciò, secondo noi, correttamente) alla dottrina del sociologo e antropologo francese Gustave Le Bon, il quale nella sua opera del 1895 “Psicologia delle folle” (perorando la possibile “neutralità” di tale definizione) definiva la cittadinanza non più come l’insieme di gruppi Sociali e Politici storicamente definiti, che si riconoscevano in una peculiare Identità Religiosa e Culturale dagli stessi cittadini tramandata nei secoli, ma come “folla”, intesa quale massa informe ma compatta e mossa esclusivamente dai propri “istinti”, dove l’individuo perde temporaneamente la propria individualità cosciente quando entra in simbiosi con essa, di cui si vuol sentire parte integrante e che, a sua volta, ne orienta momentaneamente la condotta; una massa che nuovi “Capi carismatici spregiudicati” avrebbero potuto docilmente “guidare” (qui). Ebbene, gli attuali “governanti”, animati da questa concezione, starebbero trattando i cittadini secondo la definizione Leboniana di “Folla” e sarebbero arrivati a questo “traguardo”, attraverso il principio della teoria delle “Elites” sviluppata dai principali analisti sociali a cavallo tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, secondo i quali, tali minoranze composte dall’aristocrazia della società nel senso letterale greco, dovrebbero “dominare” sulle “folle” in quanto detentrici di una “superiorità intrinseca” rispetto all’ “uomo comune”. Di più, l’analisi del canale sovranista si spinge in un parallelismo forzato tra le folle fisiche novecentesche presenti nelle piazze e le folle virtuali che oggigiorno frequentano la rete internet, attribuendo ad entrambe la possibilità di poter influenzare politicamente in modo concreto il corso politico degli avvenimenti, ieri manifestando democraticamente in piazza con cartelloni e slogan ed oggi frequentando le discussioni virtuali ed attribuendo ad esse il fatidico “mi piace”.

i guardiani della porta - poliziotto buono e poliziotto cattivo

“Inspiegabilmente” sembra proprio che Me+ e tutti canali sovranisti non arrivino proprio a comprendere come la “piazza virtuale digitale” costituisca soltanto un inganno artificiale, in cui l’individuo ha solo l’illusione di agire, mentre di fatto è prigioniero di una gabbia di cui non possiede le chiavi. Il soggetto dell’era digitale 2.0, nei fatti, vive immaginando di partecipare attivamente al processo politico ma in realtà resta etero-diretto suo malgrado, come a suo tempo lo erano ( e lo sono ancora quelle residuali odierne) le manifestazioni di piazza dell’Italia democratica antifascista postbellica, che servivano ai partiti ufficiali del “Sistema vigente” (instaurato alla fine del 1945 dagli occupanti anglo-americani per conto della plutocrazia massonica mondialista) soltanto per contarsi e spezzare quella unità politico-sociale del popolo italiano (qui) per cui il Governo fascista mussoliniano aveva in precedenza strenuamente lavorato. Il processo culturale di atomizzazione e diffusione del materialismo, indotto nella popolazione per decenni con tutti i mezzi possibili da parte delle istituzioni antifasciste, oggi ha ridotto la cittadinanza, di fatto, non solo a non possedere alcun potere decisionale né alcuna volontà politica autonoma, ma nemmeno a quella di partecipare fisicamente alla vita politica della nazione, grazie al processo di digitalizzazione informatica virtuale, che è servito a fornire l’impressione di una partecipazione surrogata in uno spazio virtuale, di fatto concesso da chi gestisce la rete informatica globale. Ma l’individuo caduto in trappola nella “rete” – web, non si rende conto che gli è stato consentito di occupare tale spazio a patto di assumere esclusivamente il ruolo assegnatogli dalle cosiddette elites pluto-massoniche mondialiste, quelle che gestiscono la rete informatica, dove tutto, essendo per antonomasia virtuale, di fatto non è reale! Dunque, la “folla digitale” non domanda nulla autonomamente, ma soltanto quello che le viene imposto dal sistema, il quale, a sua volta, non lascia spazio alcuno alle vere alternative, motivo per cui l’individuo prigioniero della “rete” virtuale, nulla può fare all’infuori di pensare ed agire per come vogliono i padroni del web. Ecco allora che l’appartenere alla folla digitale, in breve, si rivela soltanto una truffa, l’ennesima, escogitata dal sistema antifascista.

La Sociologia di matrice illuministico-razionalistica, ha “studiato” le “masse” e non i popoli, dipendentemente dal cambiamento di paradigma apportato dalla “modernità borghese” posteriore alla rivoluzione francese del 1789. Dall’avvento di tale visione esistenziale incentrata sul razionalismo, il concetto attinente il senso della cittadinanza ha gradualmente e progressivamente “subito” una deformazione di senso utilitaristico-materialista e individualista, per cui è realistico ipotizzare che sino ad oggi politicamente sia stata perseguita dalle cosiddette elites dominanti la “via dell’imbonimento della massa”, per come descritta da Le Bon, in contrasto a quella del perseguimento della formazione di una precisa  “identità  cultura del popolo”, ma tutto ciò è avvenuto con una importante “eccezione”, che con palese malafede non può né deve poter essere riconosciuta come tale dalle elites culturali razionaliste, di cui i finti contestatori sovranisti sono parte integrante, ossia il Fascismo. Di fatto, invece che realizzare socialmente uno sviluppo politico-culturale armonico con la tradizione della Civiltà romano-cristiana dell’Europa e tendente ad immettere il Popolo nello Stato – per come teorizzato dall’ideale fascista e realizzato dal Governo di Mussolini, cioè, inserito nel superamento necessario delle “antiche” sovrastrutture che vi si opponevano (senza cesure , ma con una “purificazione” reale delle strutture sociali), poiché radicate in istituzioni che soffocavano la realizzazione verace della personalità dell’Uomo e del cittadino – da parte delle elites dominanti post illuministe si è proceduto ad un taglio netto con la nostra Civiltà e ad un ribaltamento dei valori morali perno del vivere civile: il nuovo modello da esse imposto alla cittadinanza è l’individuo atomizzato e la sua nuova religione è il materialismo. PER QUESTO MOTIVO si è arrivati concretamente, dopo decenni di lavaggio del cervello propagandistico liberal-democratico, soltanto OGGI alla realizzazione piena e completa dell’uomo-folla presente nell’analisi espressa da Le Bon e del riscontro di ciò che al riguardo egli vaticinava. Ma proprio nella voluta mancata constatazione di tali fatti risiedono il dolo e la tara culturale macroscopica espressi dai “guardiani della porta”, che noi fascisti de “IlCovo” denunciamo di continuo. Ovverosia, nel proclamare la presunta contiguità, oggettivamente inesistente, tra il “Sistema delle masse” e il sistema politico espresso dal Fascismo, che invece, in concreto, alla folla di Le Bon si oppone; poiché l’analisi di Me+ e dei cosiddetti canali sovranisti in genere, ravvisa erroneamente tali elementi tra i sistemi politici che secondo loro avrebbero fatto propria la concezione Leboniana: primo fra tutti quello sviluppato da Benito Mussolini. In tale modo, le problematiche attuali possono essere da essi identificate indistintamente, per analogia, a tutte le concezioni ideologiche incentrate politicamente sulla partecipazione attiva della cittadinanza (come in Italia fece il Fascismo ma nessun altro governo né prima né dopo il 1945!) e così venire tutte livellate ed accomunate nello stesso calderone del concetto generalista di “totalitarismo” (che noi già contestammo appositamente in modo argomentato, vedi qui). Tutti ideali che perorerebbero, dunque, questa tipologia di società delle folle leboniane e che considererebbero i gruppi umani come “aggregati informi dominati dall’istinto” e pertanto pronti per essere imboniti dai Capi senza scrupoli delle elites al comando. Masse brute composte di soggetti passivamente succubi, pronte ad obbedire ciecamente a qualsiasi tipo di ordine, sempre in base al tornaconto individuale del “leader” e della sua elite di riferimento, che le dominano. Gli uomini-folla sarebbero così potenzialmente capaci, in gruppo, di atti irrazionali di volta in volta ignobili o eccelsi, tutti dipendenti in ragione della volontà della “Elite” che li guida, che, per l’appunto, potrebbe essere tanto criminale quanto virtuosa. Ma tale considerazione, comunque, tace su di un punto essenziale che risulta di capitale importanza, non tenendo affatto conto che l’osmosi irrazionale per contatto tra gli individui presenti nelle folle fisiche novecentesche, non costituisce affatto il fine della formazione pedagogico-dottrinale dei cittadini attuata dal Fascismo, che invece ebbe carattere di centralità assoluta negli sforzi intrapresi dal regime mussoliniano. Dunque, COSA mai genererebbe la possibilità della “elevazione morale del gruppo”? COSA sarebbe mai concretamente in grado di far compiere un atto eroico al SINGOLO, pur inserito dentro un “gruppo-folla”? La risposta che fa risalire alla “Elite” dominante la componente “istintiva” da cui scaturisce ogni atto compiuto dall’uomo-folla, risulta insufficiente e contraddittoria. Ma, se si osserva codesta analisi svolta dai canali sovranisti come inserita in una finta critica che perviene concretamente all’accettazione di tali idee, allora tutto il ragionamento assume invece una logica chiara e stringente.

L’inserimento mendace di Benito Mussolini nel novero dei precursori dell’attuale società distopica malata, è solo il frutto dell’antifascismo veemente e deteriore che la fonda, nonché del ruolo di “guardiani della porta” del Sistema vigente concretamente sostenuto dai cosiddetti “contestatori addomesticati”: essi fanno erroneamente risalire la prassi Fascista, presunta leboniana, ad una teorica dichiarazione di Mussolini stesso, più volte chiamata in causa per giustificare la colpevolizzazione del fondatore del Fascismo e di chi a lui dice di ispirarsi (qui). In realtà, la vera frase di Mussolini, estratta dalla sua autobiografia del 1928 intitolata “La mia vita”, diceva testualmente ...

“Uno dei libri che mi ha interessato di più è stato La psicologia della folla di Gustavo Le Bon”…(1).

Essa è stata isolata e distorta, quando non falsificata, in quanto oggettivamente non autorizza nessuno ad attribuirle un giudizio positivo nel merito rispetto alla concezione leboniana, non potendo oggettivamente nemmeno essere interpretata come la volontà del Duce di realizzare una Società distopica secondo gli schemi in essa rappresentati! Al contrario, TUTTA l’esperienza politica e sociale del regime Fascista, ci mostra una tenace volontà di addivenire ad una Società diametralmente opposta a quella attuale ed a quella delle “folle” di Le Bon, dove le testimonianze del “Regime Fascista” sono a dimostrarlo potentemente. Mussolini stesso, nei suoi colloqui col giornalista e saggista ebreo tedesco Emil Ludwig del 1932, ebbe a precisare al riguardo che…

“…nella vita collettiva, sta il nuovo fascino. Era forse diversamente nell’antica Roma? Al tempo della Repubblica il cittadino non aveva che la vita di Stato, e con gli imperatori, sotto i quali questo mutò, venne appunto la decadenza. Si, questo è quello che il Fascismo vuole fare della massa: organizzare una vita collettiva, una vita in comune, lavorare e combattere in una gerarchia senza gregge. Noi vogliamo l’umanità e la bellezza della vita in comune.”… (2).

Tuttavia, Egli rispose indirettamente proprio a Le Bon quando affermò testualmente che …

” Democrazia. Io l’ho altra volta definita, rispondendo ad un’inchiesta del grande sociologo Le Bon, come la storia ed il regime nel quale si dà l’illusione intermittente al popolo di essere sovrano”…

e ancora

” La democrazia intesa nel senso classico, perciò, si risolverà sempre in una lotta di aliquote intelligenti e speculatrici intente a monopolizzare – per proprio uso e consumo – le fazioni: magari sbandierando ai sette venti il trasparente vessillo del suffragio universale”.

Mentre nel definire la propria via politica come “democrazia fascista” Egli così la tratteggiava:

...”Democrazia accentrata, organizzata, autoritaria quella voluta dal Fascismo. Nella qual democrazia, il popolo deve circolare a suo agio. Perché o si immette il popolo nella cittadella dello Stato, ed egli la difenderà, o lo si lascia al di fuori, ed egli la assalterà. […] L’autorità, ecco quel che ci vuole per i popoli poveri! Democrazia senza autorità è privilegio dei popoli ricchi. La nostra è democrazia centralizzata, autoritaria, organica”(3).

Ma come ebbe ad affermare autorevolmente ed a chiare lettere il direttore della Scuola di Mistica Fascista, Niccolò Giani, nel convegno nazionale tenuto a Milano nel 1940:

La mistica fascista, dunque, è fede ed azione, dedizione assoluta ma nello stesso tempo consapevole. L’offerta non è soltanto istintiva; la illumina sempre una ragionata volontà. I nitidi, ferrei intendimenti di quei fascisti che la morte affrontarono con slancio mistico, ma insieme con deliberato e ponderato proposito di sacrificio per il bene comune, ci dimostrano che non è vero che la fede debba essere cieca, che il cuore debba comandare al cervello e che, se si lasciasse fare alla ragione, questa ucciderebbe la fede inaridendo gli slanci dell’entusiasmo (qui).

Dunque, la differenza tra le folle fisiche leboniane e le folle virtuali digitali di cui disquisiscono i canali sovranisti, entrambe espresse storicamente dalle liberal-democrazie antifasciste, risiede soltanto nella fase cronologica in cui esse si sono manifestate, attenendo entrambe al graduale processo di disgregazione del tessuto politico sociale e di distruzione del concetto di popolo eticamente e culturalmente formato, per come invece elaborato precedentemente proprio nella visione politica fascista. Ecco allora che l’attitudine ottusamente reiterata di coloro che recitano la parte degli oppositori all’odierna tirannia sanitaria facendosi belli nell’attaccare pertinacemente l’unico (a rigor di logica) Sistema Politico e Filosofico che a tale odierna distopia tirannica e criminale si oppone in concreto (fin nelle cause ideali dalle quali essa è scaturita), falsificando con ciò la storia e la civiltà del popolo italiano, certamente non depone a favore della “buona fede” di costoro.

Diz. Pol

Nella nostra attività associativa, fondata sulle pubblicazioni e sugli studi da noi diffusi, abbiamo più volte mostrato come la concezione fascista del Popolo (qui) stia a fondamento della nozione di Politica (4) perorata dalle Gerarchie volontaristiche del Fascismo, nonché della costruzione della Società della “nuova Roma” da esso vaticinata. L’armonia partecipativa perorata dal Fascismo e messa in pratica, nella sua attuazione, durante il “Ventennio”, non ha nulla a che vedere con la distorsione della natura umana e della Società posta in essere oggi dalle liberal democrazie pluto-massoniche antifasciste. E questo al netto degli errori commessi, delle criticità rilevate, delle “battute di arresto”. Il fine, l’obiettivo politico, del regime di Mussolini era il “nuovo Civis Romanus” dell’era Littoria, il cui fondamento era incentrato proprio sulla civiltà Romano-Cristiana espressa dal popolo d’Italia nel suo divenire storico in oltre due millenni. Come questa concezione possa essere messa in relazione alle “folle” di Gustave Le Bon, è spiegabile solo con l’odio atavico antifascista delle “Elites Leboniane”, al cui servizio si prodigano con scellerato ingegno codesti “Guardiani della Porta”.

Così, per noi fascisti de “IlCovo”, non è possibile credere che i vari canali della cosiddetta “contro-informazione alternativa” come Me+, Byoblu, Visione Tv e compagnia elitaria, possano non essere consapevoli, soprattutto alla luce di quel che scriviamo e che sappiamo per certo essi leggono, di quanto diverso sia il modello di cittadinanza fascista dalle loro ciarle al riguardo; di quanto errate ed inverosimili siano le loro analisi politiche distorte ed i loro parallelismi forzati in proposito. Nel caso di specie, se dovessimo proprio credere alla “buona fede” di costoro, dovremmo logicamente pensare ad una ottusità e ad una ignoranza incommensurabili che, in casi come quello odierno, risultano assolutamente equiparabili al dolo.

Ribadiamo, dunque, ancora una volta, quanto abbiamo dimostrato nei nostri scritti, rivolgendoci a chi veracemente e sinceramente vuole contrapporsi all’odierno corso politico tirannico-sanitario, affermando a rigor di logica e della retta ragione che tali cittadini non possono letteralmente opporsi per principio all’unico sistema filosofico-politico che alla prova dei fatti storici è in grado di ribaltare gli equilibri di potere vigenti e di portare alla salvezza ed alla rinascita del nostro grande popolo: il Fascismo!

IlCovo

NOTE

1) Benito Mussolini, “La mia vita”, Milano, 1999, B.U.R., p. 46

2) Emil Ludwig, “Colloqui con Mussolini”, Milano, 2000, Mondadori p. 95

3) Yvon De Begnac, “Palazzo Venezia – Storia di un Regime”, Roma, 1950, La Rocca, p. 290

4) …”Il lento processo di integrazione per cui una comunità riesce a possedere una propria volontà e ad esprimerla è un processo di integrazione che deve poter superare le resistenze delle differenziazioni locali e regionali, delle diverse attitudini e aspirazioni dei vari gruppi sociali, per creare una unità che li trascenda, senza distruggerli. E’ ovvio che è una volontà politica quella che riesce a dare la vera figura alla nazione, cioè l’aspirazione a uno stato. […] la nazione non si compie, non si realizza integralmente se una volontà cosciente non si integri in tutto il popolo, in tutta la comunità ed è solo la volontà politica, in quanto eserciti una potestà di imperio, che possa accelerare e portare a termine questo processo di integrazione. La nazione pertanto è un concetto qualitativo nei confronti del popolo, poiché non tutto il popolo riesce ad essere nazione, alla stessa maniera con cui non tutta la nazione riesce ad essere stato. Lo stato invece come volontà politica vuole essere tutta la nazione, e dal suo volere e dal suo agire può venire quella compiutezza di nazione che sarà al tempo stesso compiutezza e potenza di stato. La nazione si presenta, quindi, come il più alto valore su cui operi ed a cui miri la volontà politica. Pensare la nazione come un blocco unitario che esaurisca in sé il suo concetto, è un errore, poiché tale nazione è irrealtà; essa è articolata in una innumerevole serie di volontà individuali più e meno vigorose, più e meno coscienti del fine cui tendere. Il fattore politico che agisce sull’individuo per potenziarlo, vi agisce in funzione della socialità, della razza, della nazione; vuole che l’individuo sappia uscire dalla sua singolarità per riconoscersi nella società, nell’unità genetica del popolo, nella unità spirituale della nazione… […] la prima condizione per essere, per avviarsi ad essere reale nazione, nazione compiuta, è indubbiamente quella di potere comunque esprimere da sé una volontà la quale, anche se di ordine culturale e civile non può essere perfettamente compresa e secondata se non da un potere politico congeniale a quella volontà. […] Epperò l’integrazione interna, cioè il formarsi di una coscienza totalitaria nazionale, è un aspetto altrettanto attivo ed essenziale della nazione. Sia all’interno, sia all’esterno, questo principio assume valore soltanto quando sia portato innanzi e fatto valere da una forte volontà politica. Quando questa volontà politica emerga su tutta la nazione divenuta blocco unitario di spiriti, si ha lo stato totalitario, stato idealmente perfetto. Il concetto di nazione è nozione storica, al cui possesso si arriva cioè attraverso la coscienza della propria storicità. Una comunità la cui vita si esaurisca nell’impegno della vita presente, sia pure complessa e sapientemente organizzata, o metta come a suo cemento la comunità del sangue e dei costumi, non è ancora nazione. La nazione si ha invece quando nella sua coscienza è presente, oltre a tutto ciò, la visione diciamo così attiva della propria storia, la propria determinazione, la propria vocazione, come appare fissata nel complesso delle creazioni, apporto bene individuato agli universali concreti in cui si traduce lo spirito umano. […] Una nozione siffatta si acquista solo da chi sia presente, per dir così, a se stesso in tutta la sua storia; ed è per questo che tutte le società progredite danno grande importanza all’educazione che deve dare all’uomo il modo di riconoscersi per quello che è, sia di fronte al passato sia di fronte alla natura; e nell’educazione danno grande importanza alla storia che da il modo di ripercorrere il processo per cui si è divenuti quello che si è. La storiografia accompagna la vita dei popoli destinati ad essere nazione; è assente in quei popoli i quali sono privi del senso umano dell’azione storica e la cui vita non vuole durare oltre il limite fisico; popoli, quindi, senza passato, né avvenire. Ciò che costituisce dunque la nazione è una coscienza di essere e una volontà di volere essere.”…

(Dizionario di Politica a cura del Partito Nazionale Fascista – Antologia, Volume unico, a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, Lulu.com, 2014, voce – Politica, pp. 465 – 466).

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2021: avanti al passo!

Rapporto annuale:

Carissimi lettori della “Biblioteca del Covo”. Purtroppo ci troviamo ancora in un frangente drammatico, come mai ce ne sono stati, della storia della intera umanità. E’ comunque certo, e lo ribadiamo con forza, che nessuna notte può durare per sempre, e nessuna oscurità può resistere alla Luce, sia pure inizialmente fioca. La Luce è destinata a vincere le tenebre, questo è il Prologo di San Giovanni, che facciamo nostro: “In ipso vita erat, et vita erat lux hóminum: et lux in ténebris lucet, et ténebræ eam non comprehendérunt”.

Anche quest’anno ilCovo, nonostante l’eccezionalità della situazione che perdura, ha ottenuto grandi risultati, pur non potendo esser paragonati all’anno 2020, che oggettivamente è stato un anno atipico perchè ha visto tutti noi ridurre pesantemente la nostra partecipazione alle attività quotidiane, e quindi la nostra possibilità di comunicare in altri modi se non attraverso la rete. 

La Speranza permane sempre, irriducibile,  e grazie a Dio genera frutto, a suo tempo.

Con l’augurio nel cuore che il 2022 sia un anno “di Grazia” ,”IlCovo” è lieto di condividere con voi tutti il rapporto sull’attività annuale inerente l’anno appena concluso.

La media annuale porta al totale di circa 214.000 visualizzazioni dall’apertura del blog nel 2013;  quest’anno, siamo ad oltre 40.000, con circa 20.000 visitatori unici globali! Come dicevamo, risulta una flessione rispetto all’anno 2020, anno atipico, ma una sostanziale crescita lineare rispetto alla lettura  e al seguito del blog, data anche dalla iscrizione (aumentata linearmente) alla nostra newsletter da parte di 105 utenti che hanno deciso di usufruirne (ricordiamo che per ricevere automaticamente gli aggiornamenti delle nostre attività, basta registrarsi o cliccare su “segui“).

Questo senza dimenticare il nostro archivio d’eccellenza costituito dal Forum “IlCovo.”

Sito costantemente visitato ancorché ormai inattivo, con iscritti e visitatori unici sempre in aumento: un totale di circa 795.000 (+ 150.000 circa!) visitatori unici dall’apertura nel 2006; con l’impressionante cifra di 15.500.000  visite !!!!!

I 10 articoli più letti del Blog nel 2021 (segno che la nostra attività ottiene il risultato sperato!) sono i seguenti:

  1. IL FASCIO LITTORIO: simbolo unico del Fascismo!
  2. LA VERITA’ SU “DIO, PATRIA E FAMIGLIA”, SECONDO BENITO MUSSOLINI!
  3. Chi siamo noi, cosa sono ilCovo e la Biblioteca Fascista
  4. La Dottrina
  5. A-DIO CARO DON ENNIO, IL COVO TI RENDE ONORE
  6. LA DIFESA DI PALERMO
  7. La Civiltà Fascista
  8. La risposta alla Crisi
  9. Il metodo Massonico per inviare messaggi subliminali
  10. DOTTRINA DEL FASCISMO COME ATTO DI VITA: IL MISTICO FASCISTA PADRE REGINALDO GIULIANI

Inoltre, la nostra piccola ma forte “voce” di autentici fascisti diventa sempre più diffusa a livello nazionale e  internazionale, facendosi “sentire” in tutto il mondo, registrando un aumento significativo nella diffusione dei propri media collegati. Nella sezione dei video (qui), registriamo, quest’anno, il primato del dibattito avvenuto con Don Curzio Nitoglia e Raffaele Amato: qui (più di 1500 visualizzazioni!), mentre il primato assoluto continua ad essere detenuto dal nostro video “LA MINACCIA”, che quest’anno passa al secondo posto (1000 visualizzazioni), ma con un totale di circa 3500 visualizzazioni. Seguono poi le 2 conferenze, una sulla STRATEGIA DELLA TENSIONE, e l’altra sulla presentazione de L’IDENTITA’ FASCISTA

Nella nostra sezione dedicata ai PDF scaricabili, notiamo con piacere la trasversalità e internazionalità Latina della nostra opera:

  1. El Estado Corporativo
  2. La Mistica Fascista
  3. L’attualità del Covo, ultima edizione
  4. Il fascismo come concezione politica religiosa
  5. O Estado Corporativo

Vogliamo cominciare questo 2022 all’insegna della fiducia e della Speranza, augurandoci che Dio ci continui a dare la forza di saper coinvolgervi sempre più nel comune percorso di crescita che abbiamo voluto intraprendere insieme a voi tutti che ci leggete, all’insegna della vera consapevolezza, della voglia di rinascita, del coraggio di non retrocedere innanzi a nessun ostacolo, decisi a proseguire senza sosta nella decisiva lotta in atto per la Civiltà, senza mai arrenderci! Da qualunque parte del mondo proveniate, un GRAZIE DI CUORE a voi tutti che ci sostenete, da parte dei fascisti de “IlCovo”!

…PER ORBIS UNIONEM SUB LICTORII SIGNO!

 

1 Commento

BUON SANTO NATALE!

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“Portae inferi non praevalebunt”

Buon Santo Natale dal Covo!