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STRATEGIA DELLA TENSIONE…GLOBALE! : l’ignobile pratica del cosiddetto “occidente democratico” per mantenere il potere!

   ( IERI IN ITALIA… )cani da guardia degli usa

                                      ( …OGGI NEL MONDO! )

                                                                                                  

Lo abbiamo già sperimentato e continuiamo a farlo quotidianamente sulla nostra “italica” pelle, già dilaniata da una guerra civile, da decenni di lotte politiche intestine e da una ufficiosa guerra mai dichiarata agli italiani dal potere politico ufficiale di quello che impropriamente viene definito “lo stato”, tutti fattori che hanno favorito la dissoluzione dell’avvenire per il nostro popolo. In un contesto simile, le potenze esterne che hanno provocato e stabilizzato una tale tensione perenne, possono fare ciò che vogliono. Una tattica che, a partire dall’ultima guerra mondiale, ha generato “frutti avvelenati” che perdurano e che si espandono. Tale tattica si è “evoluta” ed estesa durante la “guerra fredda”,  con la cosiddetta “strategia della tensione”- non più solamente  “divide et impera” ma piuttosto terrorizza… deinde impera –  coinvolgendo le nazioni dell’Europa, al di là e al di qua della “cortina di ferro”, per garantire l’egemonia plutocratica e gli equilibri congeniali al cosiddetto “occidente democratico”. Oggi siamo arrivati alla versione 3.0., l’ulteriore sviluppo, su scala globale e trasversale, di questa diabolica strategia che, pur prendendo nomi diversi, ed utilizzando manovalanza differente, rimane fedele a se  stessa, animata dai medesimi soggetti di sempre, quegli stessi “pupari” che reggono i fili del tragico gioco da decenni (vedere http://www.youtube.com/watch?v=RjIQfBwrIxw ). Naturalmente, tutti gli  attori principali sulla scena internazionale si avvalgono della “logica del doppio standard”, coniata dagli anglo-americani (e dai loro alleati israeliani!). Chi con successo, come i paesi del cosiddetto “occidente democratico” guidato dall’organizzazione terroristica che ha per nome N.A.T.O, chi con successi alterni, ovvero i paesi dell’ “est” e del medio-oriente che gravitano attorno ad essa. Tale strategia mette al primo posto gli esclusivi interessi economici del moloch demo-plutocratico mondialista. Tutto il resto, vite umane, dignità dei popoli, interessi nazionali a medio e lungo termine che non si riducano al lucro di pochi speculatori, non conta nulla. Egemonia plutocratica, ecco la vera parola d’ordine di chi ciancia ai quattro venti di libertà. In nome dell’egemonia il mondo può anche essere, e di fatto viene, distrutto, come ci stanno chiaramente dimostrando.

Recentemente la cosiddetta “Unione Europea” è stata teatro di numerosi “attentati”, evidentemente preparati dalla intellighenzia della N.A.T.O. (lo stile ormai è inconfondibile…sebbene faccia un po’ retrò…Anni 70). La dinamica è davvero surreale. A Nizza, sul lungomare pieno di gente, un cosiddetto “pazzo” prende un TIR ed investe i passanti facendo una strage. Successivamente, un altro “pazzo”, in uno sperduto centro commerciale tedesco, entra armato di tutto punto e spara sui clienti. La terza volta, sempre in Francia, crepa invece un religioso Cristiano a Rouen, un prete, mentre dice Messa.

Ebbene, in ognuno di questi attentati, con un pizzico di attenzione, è possibile notare delle assurde incongruenze. A Nizza, il conducente “folle” del TIR dichiara di dover consegnare dei gelati, si “scoprirà” dopo che, in realtà, il camion era carico di armi giocattolo (!!!), ma nessuno controlla né il carico né il contenuto della bolla di trasporto e così, in fiducia, si fanno passare autista e camion, che entra indisturbato in una zona pedonale interdetta al traffico. In pratica, gli viene fatto largo senza problemi proprio da chi sarebbe stato preposto a sorvegliare l’incolumità pubblica in una manifestazione ad alto rischio di attentati (ricordiamo che era il 14 luglio, festa nazionale in Francia!)…risultato, più di 80 persone morte! In Germania, invece, lo “psicolabile” di turno (?) entra in un centro commerciale, armato di tutto punto, manco fosse “Rambo” e spara con assoluta precisione, come quella di un cecchino addestrato (!), ammazzando gli astanti senza difficoltà alcuna. A Rouen, nella chiesa di Sant’Etienne, due tagliagole entrano indisturbati, pur essendo quella dichiarata “zona rossa” (a causa di una risaputa presenza di wahabismo islamico nell’area in questione) e trucidano un prete… si sa, gli Alleati hanno avuto sempre il pallino, pur senza alcuna cognizione al riguardo, di bandire la loro personale “crociata”… senza voler ripetere le più recenti fesserie dell’ex presidente Bush junior sullo scontro di civiltà tra cristianesimo ed islam, qualcuno ricorderà forse che già il comandante in capo degli eserciti “pluto-democratici” anglo-americani nella Seconda guerra mondiale, Dwight D. Eisenhower, scrisse di “Crociata in Europa” per descrivere la propria campagna militare contro Germania e Italia !

 Se qualcuno volesse entrare nel dettaglio di tali misfatti, scoprirebbe la fallacia e soprattutto la menzogna della “versione ufficiale”. Ormai è acclarato (sempre per chi vuole vedere), che il cosiddetto IsisDaesh risulta essere una creazione politica artificiale totalmente statunitense. Tralasciando che il solito “osservatore non distratto” potrebbe far non sommessamente notare che il suolo degli Stati Uniti risulta “magicamente” assente negli obiettivi primari dei “terroristi islamici” (domandarsi “perché” non  sarebbe peregrino), sicuramente fa riflettere che, invece, le minacce arrivino alla Russia ed al suo presidente Putin (Cfr. a. e. qui: http://www.maurizioblondet.it/perche-daesh-vuole-killary-presidente-katz/ ), ma non ad H. Clinton… e nemmeno a O-babà!

Daesh è stato “creato” come “milizia armata” della Fratellanza Musulmana (movimento wahabita) diretta protagonista delle cosiddette “primavere arabe” di importazione occidentale, ovvero quegli atti sovversivi che hanno portato alla guerra di “tutti-contro-tutti”, cancellando la sovranità e l’idea stessa di Stato in Libia, Iraq, Siria, con una “puntatina” in Egitto; ma in questo caso Morsi, il destituito presidente Fratello Musulmano, non ha trovato terreno idoneo, poichè l’Esercito Egiziano ha un controllo totale sulla nazione ed ha puntato i piedi, visto che non voleva ridurre l’Egitto a una Siria peggiorata. Obama ha dovuto accettare il “niet”, e mantenere la carta del “governo militare” in quel delle Piramidi (solita tattica del “doppio standard”). L’ideologia di Daesh è quella wahabita, presente negli Emirati, in Arabia Saudita, in Qatar… gli alleati “storici” N.A.T.O. nella penisola araba. Così, con il caos creato dal cosiddetto Isis, l’ “alleanza” degli Stati Uniti si è solo rafforzata e di fatto “estesa” ad aree che le erano prima precluse; i Sauditi, con l’aiuto della Turchia di Erdogan (l’altro pilastro della N.A.T.O. in medio-oriente che sta attuando oggi il doppio-standard con Putin, vista la richiesta di scuse e il “falso golpe” attuato recentemente, in virtù del quale gli è stato permesso di epurare tutti gli oppositori interni!!), stanno con ciò tentando l’allargamento della loro area di influenza egemonica. Di più, La teologia wahabita, non “pretende” di arrivare a estendere il proprio territorio “oltre” i teatri di guerra attuali. Si capisce, così, anche perchè ad Israele faccia molto comodo che l’Isis-Daesh cacci Bashar al-Assad, suo ultimo rivale storico nell’area. E si capisce perché al riguardo Israele abbia aiutato Daesh in tutti i modi. A farne le spese, ovviamente, sono i popoli di Siria e Libano, poiché vere vittime innocenti di una “guerra civile” fasulla, in quanto provocata e foraggiata a tavolino dalla N.A.T.O. e combattuta per mezzo di milizie mercenarie straniere al suo guinzaglio.

Riassumendo i fatti, inserendoli nella cornice politica di cui abbiamo appena discusso, allora non risulta affatto illogico, ma anzi logicissimo, che a Nizza il governo francese abbia chiesto alla polizia locale di mentire, per coprire non la chiusura di un solo occhio, ma di tutti e due, riguardo l’ “attentatore camionista” ( Cfr. qui: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nizza-capo-sorveglianza-governo-ci-disse-mentire-1288647.html?mobile_detect=false ). E non è affatto incredibile che, fatalità, lo stesso giornalista che prima ha filmato il video della strage di Nizza, si sia trovato, poi, casualmente (vedete i casi della vita!) in Germania, sul luogo del misfatto poco prima che il qualificato dai media (servi del sistema!) come “pazzo”, iniziasse a sparare a colpo sicuro (guardate questi “pazzi” come sono “evoluti”: sparano con precisione, usando armi in dotazione all’esercito!), e addirittura si sia piazzato proprio davanti all’entrata del centro commerciale con il suo telefonino, pronto a filmare la scena !!! E non ci pare nemmeno casuale che alcuni testimoni della strage tedesca, abbiano detto di aver sentito gli spari provenire da direzioni differenti, segno che il  cosiddetto “pazzo evoluto” non era solo… e che, ovviamente, tali testimoni siano stati silenziati, risulta ancor meno strano (Cfr. qui: http://www.informarexresistere.fr/2016/07/25/lo-stesso-giornalista-che-ha-fatto-il-video-a-nizza-era-anche-a-monaco/ ) !! E non  appare più incredibile, poi, che gli altri cosiddetti “pazzi” che hanno trucidato il prete francese, siano stati rilasciati dalle “autorità francesi” proprio prima dell’attentato, nonostante fossero mercenari di Daesh, tornati alla base (evidentemente richiamati per mettere in atto quanto abbiamo visto. Si veda qui: http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/francia-due-squilibrati-entrano-in-chiesa-e-sgozzano-un-prete-l-isis-rivendica-l-attacco_3022393-201602a.shtml ). Per chi, come noi fascisti, ha il coraggio di guardare in faccia la realtà dei fatti senza ipocrisie ed infingimenti e chiamare le cose col proprio nome, è ormai evidente che è il potere costituito a volere che il terrore si diffonda tra la gente; è palese che il ruolo dei presunti “folli” terroristi sanguinari del cosiddetto Isis (semplici burattini criminali nel ruolo di utili idioti del sistema antifascista, come a suo tempo lo furono i neofascisti ed i brigatisti rossi) sia quello di alimentare scientemente e volutamente l’attuale versione aggiornata della “strategia della tensione”, attraverso l’utilizzo di attentati contro la popolazione civile, orchestrati occultamente dal sistema demo-pluto-massonico che si cela dietro l’Unione Europea ed i suoi satelliti-vassalli rappresentati dai vari parlamenti nazionali spodestati ormai di sovranità effettiva, al fine di portare la gente a rivolgersi allo stesso sistema, accettando così di barattare parte della propria libertà, sacrificata in virtù di uno stato di emergenza creato proditoriamente in modo premeditato, in cambio dell’apparente sicurezza e del quieto vivere nella vita di tutti i giorni…è proprio questa l’ignobile pratica democratica che la N.A.T.O. attua da più quarant’anni al fine di perpetuare il proprio potere sulla pelle dei popoli europei, a cominciare dall’Italia (come testimonia nel video riportato in precedenza Vincenzo Vinciguerra, uno dei carnefici/vittima degli Anni 70, ascoltate quel che dice dal minuto 3:06 al minuto 4:28) e che adesso ha esportato ovunque nel mondo!

Stante la presente situazione, non ci stupisce affatto di leggere nelle mail della “signora Clinton” (Cfr. qui http://sadefenza.blogspot.it/2016/06/le-mail-della-clinton-affermano.html ), che la posizione “segreta” (si tratta ovviamente del segreto di pulcinella!) della “amministrazione O-babà” sia esattamente quella iniziata all’insediamento del presidente americano “nobel per la pace” (!!!): ossia, favorire, armare e addestrare l’Islam wahabita rappresentato dal cosiddetto Isis (come un tempo fecero con i neofascisti ed i brigasti rossi!)… ufficialmente “solo” per cacciare Assad ed “esportare la loro democrazia”, facendo così un favore ad Israele!… mentre ufficiosamente… come stiamo osservando… beh! da cosa nasce cosa, ed un giocattolo dall’uso versatile, come gli idioti criminali del cosiddetto Isis, evidentemente fa comodo ai “salvatori del mondo” a stelle e strisce, poiché si presta ad “applicazioni pratiche” svariate! Tanto, i morti ammazzati sono pedine sacrificabili sull’altare della loro libertà democratica… a lor signori pluto-massoni non importa un tubo della vita di milioni di persone! Fatalità, proprio coloro che dicono pubblicamente di “esaltare l’individuo”, dimostrano da sempre il più indicibile disprezzo per la vita di milioni di esseri umani!

IlCovo

 

 

 

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LA FEDE DEI GERARCHI FASCISTI: complementarietà tra Stato Fascista e Religione Cattolica!

ImmaginePresentiamo ai lettori il recentissimo articolo di Stefano (QUI) pubblicato sulla rivista http://www.papalepapale.com  riguardante un tema assai dibattuto, sul quale scriviamo ormai da qualche anno, ossia quello attinente la “concezione religiosa” del Fascismo. In esso viene contestata la visione democratico-sturziana, alias democristiana, assunta a canone della storiografia liberale, (due nomi su tutti, Emilio Gentile e A. James Gregor), secondo cui il Fascismo sarebbe una religione della politica, una Statolatria pagana, annullatrice della Coscienza umana.

E’ possibile scaricare la  versione PDF dell’articolo al seguente link: Tra il balcone del Duce e la loggia del Papa la fede dei gerarchi fascisti .

IlCovo

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22 luglio 1943: PALERMO CADE…COMBATTENDO!

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Fig.1 La linea del fronte dal 12 luglio al 17 agosto 1943.

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Fig.2 Memoriale a Sergio Barbadoro, Portella della Paglia, 22 luglio 2016.

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Fig.3 Portella della Torretta, Bunker.

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Fig.4 Cimitero militare americano (provvisorio) di Palermo, 1943.

La “favola” dell’occupazione “indolore” di Palermo e dell’intera Sicilia occidentale nell’estate del 1943 da parte della Settima Armata americana, ancor’oggi è dura a morire. Persiste il “mito” fasullo dei soldati “a stelle e strisce” che, occupata Agrigento la sera del 16 luglio dopo una settimana di duri combattimenti – Patton, in proposito, nel suo diario alla data del 18 luglio scriveva testualmente che “le truppe italiane hanno combattuto con encomiabile accanimento” – (1), avrebbero, invece, fatto successivamente una “piacevole passeggiata” (così la definì il generale Keyes della 3a divisione di fanteria americana)(2) di qualche giorno per conquistare allegramente la parte ovest dell’isola. In realtà, si tratta di una storiella evidentemente costruita dalla propaganda bellica Alleata del tempo di guerra, che poi è assurta al rango di verità incontrovertibile da parte di pubblicisti-storiografi supponenti, poco interessati ad una seria contestualizzazione dei fatti storici e più propensi a rifilare al pubblico la versione di comodo dei cosiddetti “vincitori”. Ancor oggi, rispetto a quegli avvenimenti tragici, la realtà rimane seppellita dalla visione farsesca della spensierata passeggiata oleografica illustrata da foto e cine-giornali americani, che volevano le loro truppe sempre circondate da plaudenti “paisà” smaniosi di cioccolata e sigarette, con i militari italiani nel ruolo di comparse sfuggenti, presenti sempre e solamente con le mani alzate in segno di resa; eppure, partendo dalle stesse fonti militari ufficiali statunitensi, si scopre che solamente alla data del 24 luglio 1943 le truppe di Patton poterono dire di controllare effettivamente “the entire western half of the island”(3), dunque, a più di due settimane dall’inizio delle operazioni di sbarco, avendo lasciato sul campo, solamente durante i sei giorni della “tranquilla scampagnata” verso Palermo e la Sicilia occidentale cominciata il 18 luglio, “appena” 272 uomini tra morti, dispersi e feriti, cifra che si traduce in una media di circa 45 perdite al giorno, contro 2900 militari italiani morti o feriti. A dimostrazione del fatto che “qualche italiano” che li combatté e sparò loro addosso i cosiddetti “liberatori” lungo la loro “passeggiata” dovettero incontrarlo (4). Tutto ciò premesso, va tenuto ugualmente in considerazione che in quella fascia di territorio le agguerrite truppe statunitensi non dovettero misurarsi direttamente con le divisioni italiane, Aosta ed Assietta, né tantomeno con la divisione tedesca Sizilien, che invece, con una difficile manovra tesa ad evitare l’accerchiamento, stavano ripiegando verso la zona orientale dell’isola, sulle linee di difesa predisposte dal comandante della 6a Armata italiana, Generale Alfredo Guzzoni (montagne Madonie prima, Nebrodi poi) (5). Esse, invece, si scontrarono, per lo più, contro piccoli presidi isolati del Regio Esercito, composti nella maggioranza dei casi da addetti ai servizi e non già da unità combattenti, che rappresentarono la massima parte dei loro 53.000 prigionieri di guerra catturati in zona, di cui si vantò il generale Patton. Una “tranquilla passeggiata” dove i cosiddetti autoproclamatisi “liberatori”, va doverosamente ricordato, dopo aver fatto precedere il loro “Sbarco” dalla famigerata pratica dei bombardamenti di saturazione (6), che si tradusse a partire dal 9 maggio 1943 in quasi due mesi d’ininterrotti bombardamenti a tappeto indiscriminati, diurni e notturni, non solo su obiettivi militari ma anche e soprattutto su obiettivi civili, che avevano letteralmente lo scopo di “terrorizzare” la popolazione – dal 2 giugno 1943, significativamente il nome in codice della Sicilia nei messaggi del Quartier Generale degli Alleati fu “horrified”(7) – seguiti dalla costante guerra psicologica dei messaggi che invitavano civili e militari alla resa immediata in cambio della sospirata pace! (8); dopo aver già consumato nei primi giorni dello sbarco numerose stragi a sangue freddo, massacrando centinaia di militari italiani e tedeschi colpevoli di essersi arresi solo dopo aver strenuamente combattuto, o aver fucilato uomini e ragazzi solo perché indossavano una camicia nera (9), si avvalsero certamente, oltre che dell’incomparabile superiorità quantitativa e qualitativa del loro apparato bellico, anche di mezzi tanto squallidi, come l’appoggio dei mafiosi locali prontamente liberati al fine di indurre la popolazione a collaborare pacificamente con gli invasori (10), quanto vigliacchi, quali l’utilizzo di prigionieri italiani come scudi umani per costringere alla resa le truppe locali che essi fronteggiavano di volta in volta (11). E’ in questa cornice, tutt’altro che edificante per gli “invasori democratici”, che va collocata l’occupazione di Palermo avvenuta tra il 22 ed il 23 luglio 1943. Al riguardo la versione ufficiale è categorica… la città cadde senza combattere! Persino a detta del maggiore dell’esercito britannico Hugh Pond, che pure fu uno dei pochi autori anglosassoni che scrisse un resoconto dettagliato sulla campagna militare di Sicilia sforzandosi (ma senza esagerare!) di essere obiettivo, “Palermo non fu difesa”(12). Addirittura, nella versione dei reporter di guerra Alleati, fatta propria incondizionatamente, in modo acritico e senza alcuna riserva dagli storici “nostrani” e anglosassoni, si scrive di “folla in delirio” all’ingresso degli americani in citta (13); senza che nessuno ricordi minimamente come il capoluogo siciliano in realtà fosse quasi deserto poiché la maggior parte della popolazione era ormai sfollata a causa dei bombardamenti (14), dimenticando poi che le foto ritraenti i cosiddetti “bagni di folla”, sapientemente sceneggiati dalla propaganda Alleata, non ritraggono affatto Palermo, bensì alcuni piccoli centri periferici della provincia come Campofelice, Giacalone, Monreale etc. In realtà, a dispetto della propaganda di guerra anglo-americana, a dispetto persino di quel che pensarono in quei giorni caotici e drammatici in piena campagna militare in corso tanto lo Stato Maggiore del Regio Esercito quanto lo stesso generale Guzzoni, comandante delle forze dell’Asse in Sicilia (15), la città non cadde senza che per ore si fosse combattuto. Infatti, la manovra di attacco predisposta dagli americani, che nella prima mattina del 22 luglio avanzarono verso Palermo su due colonne principali, prevedeva che il capoluogo isolano venisse attaccato su tre differenti direttrici: la 3a divisione di fanteria proveniente da Lercara Friddi avrebbe attaccato scontrandosi col presidio di Portella di Mare, la 2a divisione corazzata, proveniente da Alcamo, divisasi a sua volta in due differenti colonne, avrebbe attaccato sia attraverso la strada montana che passava per il presidio di Portella della Paglia, che da Nord-Ovest, superando il presidio di Portella della Torretta (16); l’appuntamento per il ricongiungimento delle due divisioni era fissato per le ore 12:00 del 22 luglio in città! Come riporta il generale Emilio Faldella, “La difesa di Palermo, (affidata al generale Molinero, Ndc.) era costituita da : 4 battaglioni costieri, 1 gruppo appiedato di cavalleria, 2 compagnie mitraglieri, 1 compagnia mortai da 81, 4 batterie costiere, 17 batterie controaeree, delle quali 3 a doppio compito contro‑aeree e antinave, il I° gruppo da 100/27 del 25° artiglieria « Assietta ». Il fronte a terra era stato organizzato col criterio di sbarrare le rotabili convergenti sulla città; ogni Portella era presidiata da una com­pagnia di fanteria con pezzi sciolti d’artiglieria in funzione contro­carro. Non appena era giunta notizia dello sbarco nemico autorità e personalità avevano chiesto al generale Molinero, comandante della Di­fesa Porto « N » (Palermo) i lasciapassare per abbandonare la città. Nella notte sul 20 luglio il prefetto ed il segretario federale partirono da Palermo di nascosto e nella giornata del 20 metà del personale delle batterie controaeree abbandonò il proprio posto. Poiché nella giornata del 21 truppe americane avevano catturato il comando della 208a div. costiera ad Alcamo, il gen. Molinero rin­forzò la difesa di Portella della Torretta (Fig.3), sulla strada per Alcamo, con una compagnia di fanteria ed una batteria del 1°/25° art. e fece brillare le interruzioni stradali a Portella della Torretta e Passo Renda. Alle 4,30 del 22 luglio il colonnello tedesco Mayer, comandante di batterie tedesche controaeree che avevano messo in posizione i loro pezzi da 88 in funzione controcarro, si presentò al Comando Difesa Porto ed assicurò che avrebbe condiviso le sorti del presidio italiano; viceversa, dopo poco, inutilizzati i pezzi, si allontanò dalla città con i suoi dipendenti. Il personale della Capitaneria di Porto si imbarcò per Napoli ed il comandante dell’aeroporto, ad insaputa del generale Molinero, fece incendiare depositi di benzina e bombe. Questi avvenimenti impre­vedibili allarmarono la popolazione e depressero lo spirito delle truppe.”(17) La mattina del 22 luglio, la 3a divisione di fanteria americana attaccò per prima, ma solo dopo alcune ore di combattimento riuscì ad impadronirsi alle 13:00 di Portella del Mare, entrando alla periferia di Palermo alle 17:00; il gen. Molinero, a quel punto impiegò la propria riserva, composta dalla compagnia motomi­traglieri e dal gruppo squadroni appiedato che, al comando del maggiore Mistretta, oppose successive resistenze, riuscendo a ritardare l’avanzata americana fino alle 18:00 (18). Lo stesso maggiore Pond dell’esercito britannico, confermò che il maggiore Mistretta coi suoi uomini si oppose agli americani “con una violenta azione di retroguardia” (19). Mentre nella mattinata si sviluppava l’attacco su Portella di Mare, quasi contemporaneamente alle 9:30 del mattino, la prima colonna della 2a divisione corazzata americana si presentò a Portella della Paglia dopo aver attraversato il paese di San Giuseppe Jato, venendo a sua volta attaccata coraggiosamente dalla compagnia comandata dal sottotenente Barbadoro, che col suo pezzo da 100/17 per nove ore inchiodava sulla strada il nemico, cadendo eroicamente sul proprio cannone solamente alle ore 18:30 circa (Fig.2), sgombrando così a quel punto il passo montano alla colonna corazzata nemica e la via perso Palermo (20). Da quel momento in poi verso la città cominciarono ad affluire forze americane da due direttrici diverse. Alle 19:30 il Comando della Difesa Porto fu catturato ed ogni resistenza cessò. Stranamente, non esistono notizie ufficiali su quel che avvenne a Portella della Torretta, che pure risultava essere il caposaldo maggiormente rafforzato dei tre dai quali si accedeva alla città. Attualmente, solamente un vago indizio parrebbe fornirci una notizia. Nelle cartine sull’avanzata militare delle truppe Alleate in Sicilia dal 12 luglio al 17 agosto dell’U.S. Army Center of Military History, e visibile la data del 23 luglio come data dell’occupazione da parte americana di un’area che corrisponde quasi certamente a quella della Portella summenzionata (Fig.1). Di sicuro resta il fatto che Palermo cadde in mano agli americani la sera del 22 luglio 1943…COMBATTENDO!

IlCovo

NOTE

1) In Ezio Costanzo, Sicilia 1943, Breve Storia dello sbarco alleato, Catania, 2003, p.218.

2) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e Calabria (Luglio-Settembre 1943), a cura dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1989, p. 318.

3) Nella relazione a cura dell’ U.S. Army Center of Military History viene specificato che… “The Seventh Army met little opposition during its sweep through western Sicily. Guzzoni had recalled the 15th Panzer Grenadier Division to central Sicily soon after the invasion, and the only troops left in the western portion of the island were Italians who, for the most part, showed little inclination to fight. While General Bradley’s II Corps pushed north to cut the island in two east of Palermo, Patton organized the 2d Armored, 82d Airborne, and 3d Infantry Divisions into a provisional corps under Maj. Gen. Geoffrey Keyes and sent it on a 100-mile dash to the Sicilian capital. Palermo fell in only seventy-two hours, and by 24 July the Seventh Army had taken control of the entire western half of the island, capturing 53,000 dispirited Italian soldiers and 400 vehicles at the loss of 272 men.” Il testo è consultabile al seguente indirizzo: http://www.history.army.mil/brochures/72-16/72-16.htm

4) Alberto Santoni, Op.cit., p.318

5) Emilio Faldella, Lo sbarco e la difesa della Sicilia, Roma, 1956, p.304.

6) Alessandro Bellomo, 1943, Il martirio di un’isola – La guerra aerea sulla Sicilia nei diari Usaaf, Raf, Regia Aeronautica e Luftwaffe, Genova, 2011, pp. 133-137.

7) H.O. Dovey, The unknown war: Security in Italy 1943–45, in “Intelligence and National Security”, volume 3, Issue 2 April 1988, pp. 285-311).

8) Alessandro Bellomo, Op.cit., p. 315-329.

9) Per una panoramica esaustiva sulle stragi commesse in Sicilia durante la campagna militare del Luglio-Agosto 1943, Giovanni Bartolone, Le altre stragi – le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944, Bagheria, 2005. Anche noi, come associazione culturale “IlCovo”, ci siamo occupati dei crimini di guerra perpetrati dalle truppe Alleate in Sicilia, realizzando una raccolta di tutti gli episodi conosciuti sino ad oggi, inseriti in un’apposita discussione nel nostro forum, intitolata“Sicilia 1943: crimini e stragi compiute dagli americani”, consultabile al seguente indirizzo:

http://ilcovo.mastertopforum.net/1-vt62.html?postdays=0&postorder=asc&start=0

10) Giuseppe Casarrubea, Mario Josè Cereghino, Operazione Husky – guerra psicologica e intelligence nei documenti segreti inglesi e americani sullo sbarco in Sicilia, Roma, 2013.

11) Il primo ad occuparsi dei prigionieri italiani utilizzati come scudi umani dai soldati americani durante la campagna di Sicilia del 1943 è stato il ricercatore gelese Nuccio Mulé, i cui articoli sono stati ripresi dal ricercatore Ezio Costanzo, che sul tema ha pubblicato, a sua volta, un articolo sul quotidiano “La Repubblica” del 23 luglio 2011 intitolato “I segreti dello sbarco – soldati siciliani scudi umani dei marines”. Un’altra testimonianza di tale indegna pratica attuata dai soldati statunitensi è presente nell’articolo del ricercatore Francesco Paolo Calvaruso dedicato alla figura di Sergio Barbadoro, alla nota numero 60.

12) Hugh Pond, Sicilia!, Milano, 1962, p. 286.

13) Ezio Costanzo, Sicilia 1943, Op.cit., p. 143; dello stesso tenore pedissequamente acritico risulta persino la relazione dello Stato Maggiore Esercito curata da Alberto Santoni, Op.cit., pp. 317-318. Peggiore di tutti, poi, risulta essere al riguardo il contenuto della voce dedicata allo “Sbarco in Sicilia” della cosiddetta “enciclopedia libera”, alias “Wikipedia”, che in proposito scrive testualmente: “Dopo aver occupato Corleone, fin dalla mattina del 22 luglio 1943 le avanguardie della 3ª Divisione di fanteria raggiunsero la periferia di Palermo che appariva praticamente indifesa, a parte alcune demolizioni in corso nell’area del porto; alcune ore più tardi arrivarono anche i reparti meccanizzati della 2ª Divisione corazzata. Le difese italiane erano affidate al generale Giuseppe Molinero che tuttavia non era intenzionato a tenere la città: la popolazione appariva favorevole agli Alleati e una delegazione di autorità locali si recò al comando dei reparti americani d’avanguardia per trattare la resa. Nella giornata del 22 luglio alcune unità della 3ª Divisione fanteria e i carri armati del Combat Command A della 2ª Divisione corazzata del generale Gaffey entrarono a Palermo praticamente senza trovare opposizione; in mezzo alla popolazione festante, i mezzi corazzati americani presero rapidamente il controllo della situazione: il generale Molinero fu catturato e portato alla presenza del generale Keyes, che accettò la resa e poco dopo entrò in città insieme al generale italiano e si recò alle ore 19:00 nel Palazzo reale di Palermo”.

14) Alessandro Bellomo, Op.cit., p.135.

15) A. Santoni, Op.cit., pp. 320-321.

16) Emilio Faldella, Op.cit., p. 225.

17) Idem, p.228.

18) Idem, p. 229.

19) Hugh Pond, Op.cit., p.287.

20) Francesco Paolo Calvaruso, Sergio Barbadoro: un eroe dimenticato, in Rassegna siciliana di Storia e Cultura n°19, a cura dell’Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici; il testo è consultabile al seguente indirizzo: http://www.isspe.it/news/45-numeri-rassegna-siciliana/rassegna-siciliana-di-storia-e-cultura-n-19/159-sergio-barbadoro-un-eroe-dimenticato-di-francesco-paolo-calvaruso.html

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Sicilia, 10 – 21 luglio 1943 : i combattimenti del “Raggruppamento Schreiber” contro la “7a Armata americana” nel rapporto ufficiale del generale italiano!


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(I corazzati presenti nelle immagini sono, rispettivamente dall’alto in basso, Semovente M41 da 90/53;  Carro armato Renault 35.)

In occasione del 73° anniversario dell’inizio della “Battaglia di Sicilia”, cominciata con lo sbarco degli invasori anglo-americani nella notte tra il 9-10 luglio 1943 sulla costa sud-orientale dell’isola, vogliamo rendere omaggio al valore dei combattenti italiani che si opposero come poterono allo strapotere della “7a Armata americana” nel settore occidentale dello sbarco alleato, più precisamente nel territorio che oggi ricade  tra le province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo. Fu proprio in questa zona che operò il “Raggruppamento tattico” comandato dal generale italiano Ottorino Schreiber (di cui pubblichiamo in file Pdf. il rapporto redatto direttamente dall’ufficiale italiano da scaricare qui: Relazione Gen Schreiber). Tale insieme di unità combattenti comprendente alcuni semoventi 90/53, coadiuvato dai “Gruppi mobili A, B e C” (1), che a loro volta includevano ognuno una compagnia di 16 carri armati R-35, consentì col proprio coraggio ed il proprio supremo sacrificio che le divisioni italiane “Aosta” ed “Assietta”, nonché la divisione tedesca “Sizilien”, potessero ripiegare dalla zona occidentale, dove erano dislocate all’inizio delle operazioni, sulle linee di resistenza (le montagne Madonie prima, i Nebrodi poi) predisposte dal comandante della “6a Armata italiana” Alfredo Guzzoni, senza così venire accerchiate e distrutte a mezzo della manovra a tenaglia predisposta dagli americani…buona lettura!

IlCovo

NOTA

1) I Gruppi Mobili A; B; C nella Battaglia di Sicilia del 1943.

Il comando della 6ª Armata, a cui competeva la difesa della Sicilia, aveva deciso la costituzione di 8 gruppi mobili (denominati da “A” ad “H”) al fine di rafforzare le difese degli 8 aeroporti presenti nell’isola. Gli aeroporti, infatti, erano considerati obiettivi primari per la forza d’invasione. I gruppi mobili oltre che da una compagnia carri (R-35 o FIAT 3000) erano costituiti in linea di massima da una cp. di fanteria autotrasportata, da una cp. moto mitraglieri, da una cp. semoventi contro-carro da 47/32, da una batteria di artiglieria motorizzata e da una sezione controaerei da 20mm. Tutti i carri R-35 impiegati in Sicilia dal R.E. appartenevano al 131º reggimento (rgt.) Carri. Questo rgt. fu costituito in Siena il 27 luglio 1941, inizialmente assegnato alla Divisione Corazzata “Centauro” e schierato in Friuli. Successivamente nel gennaio 1942, il reparto, reso autonomo, venne trasferito in Sicilia in previsione di un possibile sbarco alleato nell’isola. All’arrivo in Sicilia il 131º rgt. carri cessò di esistere come unità organica e i suoi elementi vennero suddivisi tra i vari gruppi mobili in fase di costituzione, tutti i gruppi mobili impiegati in Sicilia tranne il gruppo mobile “H” ebbero in forza i carri R-35. Al XII Corpo d’Armata incaricato della difesa della parte occidentale della Sicilia fu assegnato il 102º btg. che fu suddiviso nei gruppi mobili come segue:

– 4ª cp., gruppo mobile “A” dislocato a Paceco, inquadrata nel 102º (CII) btg. : 16 carri.

– 5ª cp. e nucleo comando 102º btg., gruppo mobile “C” dislocato a Portella Misilbesi, inquadrata nel 102º (CII) btg. : 16 carri.

– 6ª cp., gruppo mobile “B” dislocato a Santa Ninfa, inquadrata nel 102º (CII) btg. : 16 carri.

4ª compagnia

In seguito allo sviluppo della situazione nel settore orientale dell’isola, il giorno 14 si decise di inviare il gruppo mobile “A” a nord di Agrigento per contrastare l’avanzata nemica proveniente dal settore Licata-Canicattì ma la sera del 15 queste unità vennero indirizzate verso la stazione di Villalba lungo la strada statale 121 per proteggere l’ala destra del raggruppamento di forze comandate dal Gen. Schreiber (207ª Div. costiera) e contestualmente coprire il movimento della Div. “Assietta” verso nord. A mezzanotte del 19 luglio le unità del gruppo mobile “A” vennero investite in pieno dall’attacco del 157º rgt. ftr. della 45ª Div. americana e furono costrette ad arretrare in località Valledolmo. Il giorno 20 il reiterato attacco americano annientò in toto il raggruppamento di forze. Non risulta che nessun carro R-35 sia stato in grado di sganciarsi dalle posizioni di Valledolmo.

5ª compagnia

In seguito all’evolversi della situazione operativa, nel contesto dei nuovi ordini emanati il giorno 14 luglio, il gruppo mobile “C” fu lasciato in riserva in località Chiusa Sclafani. Il giorno 17 le unità facenti parte del gruppo mobile “C” furono spostate all’incrocio della stazione di Cammarata lungo la strada statale 189 con il compito di contrattaccare il nemico avanzando lungo la valle dei Platani. Il giorno 18 a sud di Casteltermini il gruppo mobile incontrò le avanguardie di due reggimenti della 3ª Div. ftr. USA e si dovette arrestare. Fallito un contrattacco italiano la mattina del 19, le unità italiane ripiegarono verso la stazione di Cammarata lasciando Casteltermini alla 3ª Div. alle ore 17:00. Il giorno 20 il 30º rgt. ftr. della 3ª Div. USA ebbe ragione dei resti del gruppo mobile “C” che fu annientato quasi del tutto a Cammarata. Ai combattimenti per Cammarata partecipò anche il 4º Tabor marocchino.

6ª compagnia

Nel contesto dei già citati ordini emanati il 14 luglio, il gruppo mobile “B” di cui la 6ª compagnia faceva parte, fu inviato in località Raffadali per coprire il movimento ed il rischieramento della Div. Assietta. Una volta conquistata Agrigento e Porto Empedocle, la 3ª Div. USA continuò nel movimento in profondità incontrando il giorno 17 le unità del gruppo mobile “B” schierate a Raffadali che riuscirono anche a catturare una decina di prigionieri americani ed alcuni mezzi ruotati. Durante la notte tra il 18 ed il 19 la pressione americana si fece insostenibile e le posizioni del gruppo mobile “B” lungo la strada 118 furono sfondate costringendo le unità rimaste operative a ripiegare fino a Bivona il giorno 19. Il giorno seguente (20 luglio) il 30 rgt. ftr. USA, dopo un consistente bombardamento terrestre ed aereo, partì all’assalto delle posizioni tenute dal gruppo mobile che fu completamente annientato nel primo pomeriggio in località S. Stefano Quisquinia.

Dalla relazione abbastanza dettagliata sulle unità italiane traghettate in ritirata sul continente, riportata nella citata pubblicazione dell’ufficio storico dello S.M.E., non risulta che nessun carro R-35 del 131º rgt. sia stato trasportato indietro sulla penisola.

FONTE: (qui)

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MISTICA FASCISTA : la sintesi ideologica per formare i militi della nuova Civiltà fascista di Mussolini !

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Sulla Scuola di Mistica Fascista, negli ultimi anni, si è detto e scritto molto (1), anche a sproposito.  Va  riconosciuto che nel secondo dopo guerra, persino nel solco della vulgata marxista, si è arrivati a confermare l’eccellenza che aveva avuto questa istituzione, finalizzata creare i nuovi “militi intransigenti” dell’Idea fascista, pur venendo definita come idea errata priva di originalità, di fatto “al servizio delle classi sfruttatrici”. Dopo un lungo periodo di purgatorio, la ricerca, sempre nell’ambito della vulgata antifascista, ancorché di diverso colore politico, non più marxista ma liberale, è proseguita riconoscendone le capacità e lo zelo nel “veicolare” il “mito totalitario della nuova Civiltà fascista di Mussolini” tra i giovani in camicia nera del “ventennio”. Ciò che però rimane inevitabilmente invariato è il giudizio sulla sua presunta confusione ideologica, l’irrazionalismo, l’ipotetica contraddittorietà o peggio la paventata assenza di contenuti concreti della Mistica fascista. La Scuola diretta da Niccolò Giani, insomma, nella migliore delle ipotesi, sarebbe stata una istituzione seria atta a convogliare esperienze e istanze politiche diverse e confuse, unite esclusivamente all’insegna del fanatico “ducismo”, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe rappresentato un gruppo di automi politicamente ciechi ed esaltati, esecutori zelanti dei comandi di uno scriteriato sanguinario (ovvero Mussolini). Sempre e comunque, in ogni caso, i contenuti da essa veicolati, almeno secondo la storiografia accreditata, risulterebbero disomogenei, privi di organicità, motivo per cui si insiste sulla loro presunta scarsa chiarezza e contraddittorietà.

Ritenendo tale interpretazione una forzatura senza alcun serio riscontro storico, abbiamo deciso di sottoporre alla lettura di chiunque sia interessato al tema il contenuto stesso della Mistica fascista. Naturalmente, secondo il nostro costume, tornando direttamente alle fonti primarie di essa, senza che queste siano interpretate e deformate a seconda degli “umori politici” del momento. Del resto  non è un caso che la nostra associazione sia nata proprio in continuità ideologica con la Scuola di Mistica Fascista, adottandone l’approccio ideologico, adattato nei metodi all’oggi. Con la nostra attività ultra decennale, in modo coerente ed ininterrotto, abbiamo cercato di mostrare come i contenuti della Mistica fascista non siano solamente chiari, ma anche perfettamente coerenti con la Dottrina politica fascista incentrata sul pensiero mussoliniano (qui) , che la Scuola di Milano si prefissava di studiare, difendere e diffondere razionalmente (ma ovviamente non in modo razionalista!), poiché essa nacque, come la nostra associazione “IlCovo”, esattamente con questi presupposti: far conoscere il pensiero politico di Benito Mussolini, Duce del Fascismo; studiarlo e attuarlo “misticamente” (ovvero integralmente ed intransigentemente) nella vita di tutti i giorni!

Dunque, come riteniamo sia possibile riscontrare facilmente per chiunque lo desideri, i contenuti della Mistica fascista, non sono altro che quelli espressi nella Dottrina del Fascismo: studiata, analizzata e vissuta con passione e dedizione assoluti. La Scuola di Mistica fascista rappresenta, di fatto, la più potente dimostrazione del fondamento culturale del Fascismo, della educazione che esso propugna, della presenza di una Filosofia fascista che sottende e dell’armonia della concezione religiosa del Fascismo con lo Spirito della Civiltà Italiana.

Ecco spiegata la ragione della selezione documentaria che qui pubblichiamo in allegato pdf. da scaricare gratuitamente ( La Mistica Fascista ), dove proponiamo una sintesi rappresentativa, si badi bene, dei contenuti ufficiali della Mistica Fascista. Nel documento da noi realizzato, dopo la lettura della definizione canonica proposta nel “Dizionario di politica” del P.N.F., abbiamo selezionato tre scritti redatti da nomi rappresentativi dell’ortodossia fascista, al fine di evidenziare la consonanza estrema degli argomenti dei mistici del Duce, i cui testi qui riproposti riassumono in toto i contenuti ideali ufficiali espressi dalla Scuola milanese nel tempo in cui essa fu attiva (1930-1943). Niccolò Giani, che fu il direttore della Scuola; il filosofo Armando Carlini, che pubblicò a cura dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista una relazione sulla Mistica fascista; Gastone Silvano Spinetti, che fu mistico e che, a sua volta, pubblicò un lavoro originale a cura della stessa Scuola. Personaggi i cui testi, a parer nostro, dimostrano in modo inequivocabile la chiarezza, l’univocità e la coerenza del messaggio politico espresso ufficialmente nella Mistica fascista degli “Uomini Nuovi” dell’Italia di Mussolini…buona lettura!

IlCovo

NOTE

1) Il tema ha suscitato particolare interesse negli ultimi anni, non solo in ambito storiografico ma anche tra i gruppi del cosiddetto “neofascismo”, che dopo decenni di ubriacature a base di tradizionalismo evoliano e nazismo neo-pagano, hanno riscoperto la “Scuola di Giani” con l’intento di strumentalizzarne alcuni contenuti per evidenti fini politici, come abbiamo discusso nel nostro lavoro “L’estrema destra contro il Fascismo” (qui). Nell’ambito della ricerca accademica ufficiale, sempre internamente al campo culturale antifascista, il lavoro più recente che riassume in modo sintetico il quadro interpretativo elaborato fino ad oggi riguardo il pensiero politico sviluppato dalla Scuola di Mistica fascista è il contributo scritto dal ricercatore Filippo Gorla: La mistica fascista nell’ideologia e nella politica religiosa del regime, in «Storia in Lombardia. Quadrimestrale dell’Istituto lombardo di storia contemporanea», 3, 2012, ISSN 18282008, pp. 25-67.

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La menzogna del brexit: nulla è come sembra e il “fumo di Londra” serve solo a coprire una mega speculazione finanziaria!

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La “Bocca della Verità”, famosa a Roma per la leggenda che vorrebbe tagliasse le mani ai bugiardi!

Siamo di fronte a un nuovo bombardamento mediatico di massa. La notizia del momento riguarda la presunta “uscita” di Londra dalla fantomatica “Unione Europea” (poichè di “unione” vera non si è mai trattato e mai si tratterà; ma trattasi di unione di interessi della setta plutomassonica mondialista!). Quello che salta subito agli occhi di un osservatore attento, è la contraddizione in essere del “presunto” gesto degli inglesi. Che posto occupa, Londra, nella cosiddetta “UE”? Perchè questo pseudo-referendum? Perchè ora? La prima domanda ha una risposta abbastanza netta e immediata: Londra ha occupato e occupa un posto “d’onore” nella cosiddetta “UE”. Un posto di “Stato canaglia”, insieme alla Germania. Infatti Londra è vessatrice, rispetto alla nazioni “vessate” che sono state letteralmente INGOIATE dal Moloc  plutocratico europeista ( ovvero azionista fondatore della Banca Centrale Europea, cioè partecipa degli utili derivanti dalla circolazione della carta straccia chiamata euro, pur possedendo una propria economia ed una propria valuta indipendenti da essa ). Avendo chiaro questo particolare, il gesto inglese appare già dubbio e incoerente. Perché dovrebbe voler “uscire” da un gruppo di affamatori che essa presiede senza vincoli, lucrando costantemente e aumentando le proprie ricchezze private, avendo addirittura dato vita, insieme a Washinghton, a questa congrega di vampiri usurai e affamatori di popoli? Forse un improvviso sussulto di coscienza? Fermo restando che per avere un sussulto di coscienza, una coscienza bisogna pur possederla ( e questo non ci sembra proprio sia il caso in questione!). Non ci risulta, infatti, che i demoplutocrati mondiali ne abbiano mai avuto una. Poi: per rispondere alla seconda domanda, bisogna vedere cosa questo “refernedum” abbia provocato prima e dopo il suo svolgimento. Siccome le reazioni serie e vere nell’ambito della “Uè” sono esclusivamente quelle di natura economica, è li che bisogna puntare lo sguardo se si vuol davvero comprendere cosa si muove davvero sotto la cortina di fumo propinata dai media asserviti alla plutocrazia; in breve c’è da capire cosa si sia mosso (e cosa si stia muovendo ancora) in quell’ambito. Ebbene, come qualcuno (nel silenzio totale dei media!) ha notato (Cfr qui), c’è una “stranezza” che solo i poco avveduti possono giudicare tale. Prima, durante e dopo la cosiddetta “uscita”, una parte dei plutomassoni ha incredibilmente rafforzato l’economia inglese, acquistando (invece che vendendo, come invece dovrebbe accadere SEMPRE quando la speculazione su una nazione inizia, e quando si preme per metterla in difficoltà!) titoli di stato inglesi, e scommettendo sulla svalutazione (non grande, visto lo scenario pronosticato dai media servi!) della sterlina, in vista probabilmente di un aumento delle esportazioni. Sarebbe la prima volta nella storia che una Nazione (sic!) “esce” da un gruppo di plutomassoni che essa stessa ha contribuito a creare, non venendo attaccata economicamente (il che legittimamente rende “dubbia” la sua effettiva “uscita”)! Indovinate un po’ chi, invece, è stato attaccato? LA BCE! …. come? Hanno iniziato a vendere titoli della BCE! Le banche che hanno sofferto “il giorno dopo”, sono quasi tutte quelle pseudo-italiane (mentre il “giorno prima” hanno comprato a raffica!), o comunque quelle dell’ “area euro-sud”.

A Bruxelles, Italia e Francia premono perchè la procedura di rescissione di Londra, visto l’attacco finanziario, sia attuata subito! MA a Londra e a Berlino, invece, no! Londra frena, chiede che se ne inizi a parlare ad Ottobre (cfr qui ). Berlino chiede “calma”, per trattare con Londra. Dunque, in una situazione del genere, visti questi primi dati, cosa si può arguire? Anzitutto, che Londra, nei fatti, non abbandona proprio nulla. Tutto ciò, come abbiamo detto, si potrebbe prospettare, eventualmente, solo avanti nel tempo… qualcosa di la da venire! Ma la propaganda politica, invece di registrare la presunta “volontà popolare”, evidenzia invece l’esatto opposto: ovvero sembra che non abbia affatto vinto il “no, usciamo”, ma addirittura il “sì, rimaniamo”! Cameron si “dimette”, ma la propaganda è tutta per la “follia” di questa presunta scelta di uscire, che sembrerebbe quasi sia stata presa “contro” la volontà “vera” degli inglesi!

Dunque, in uno scenario di questo tipo si ha il dovere di affermare che …”nulla è come sembra”! Intanto si può iniziare a dire che le speculazioni del giorno prima e del giorno dopo, hanno evidenziato un rafforzamento immediato dell’economia di Londra su quella di Berlino (BCE). La cosiddetta “UE”  null’altro infatti rappresenta, lo abbiamo detto e dimostrato, se non una “forma” di governo economico plutocratico retto essenzialmente dall’economia tedesca, sotto altro nome. Il Marco, adesso, si chiama Euro. La BCE non è altro che una gigantesca Deutsche Bank. E, come con le scatole cinesi (il paragone è voluto) partendo con l’aprire la scatola più piccola per arrivare alla più grande, si arriva alla Banca mondiale, all’ FMI (istituzione a cui i governanti inglesi hanno subito chiesto nuovi ordini: “Osborne ha confermato di aver passato il week end parlando con i colleghi del G7, con il segretario al tesoro Usa, con i vertici del Fondo monetario e banchieri centrali. «Continueremo ad assistere alla volatilità che abbiamo già visto, ma confermo che tutte le misure necessarie sono state prese come annunciato dal governatore Carney a cominciare da adeguate swap lines”. Cfr qui ). In tal senso c’è da notare un particolare: Londra non aveva MAI aderito alla Moneta Unica, dunque la Banca d’ Inghilterra era già “indipendente” dalla BCE. Anzi, ne era una “creatrice”, per la sua parte. La Sterlina è rimasta divisa nazionale (questo a beneficio di una sua svalutazione “controllata”). Londra aderisce (ed è ancora così) al cosideetto “Mercato Comune”, e ratifica i trattati di cosiddetto “libero scambio”. Ma proprio per mantenere una egemonia economica sulla propria “fetta” di mercato, accettò solo che Berlino fagocitasse il resto dell’Europa “del Sud”. In questo mercimonio plutocratico, la Francia vorrebbe essere “alleata” della Germania, ma la propria debolezza non le consente di fare la voce grossa. Per questo chiede, insieme alla serva nostrana “repubblica delle banane”, che Londra se ne vada presto! Sul lungo periodo il gesto economico antitedesco di Londra – a questo in realtà si riduce la sua cosiddetta “uscita” –  potrebbe creare problemi alla cosiddetta “UE” berlinese, perciò la posizione “attendista” della Germania non sarà eterna. E siccome quello che capita a Londra è il riflesso della volontà degli Stati Uniti (e viceversa: per non parlare di quella di Israele), si dovrà vedere cosa vogliano fare oltreoceano della “UE”. Da sempre gli Stati Uniti, per bocca dei propri “strateghi militari”, hanno fatto sapere di temere in qualche modo un rafforzamento eccessivo della Germania e una sua possibile “intesa” con  Mosca. Dunque, i plutocrati americani, è credibile che anche in questo caso stiano attuando il solito “doppio standard”. Lo stesso attuato in Siria. Lo stesso attuato in Iraq. Lo stesso attuato in Afganistan. Attraverso Londra, e attraverso la sua smisurata ambizione, sfruttando la “voglia Inglese” di ostacolare la Germania. In fondo, se un domani si dovesse creare una “UE Inglese”, la cosa potrebbe essere solo benvenuta. L’FMI si troverebbe così praticamente a gestire la sua succursale  europea in modo migliore rispetto a quelle attualmente “frammentarie” targate BCE di matrice Berlinese. La Germania potrebbe non accontentarsi del primo piatto, e siccome l’appetito vien mangiando, trovandosi con Mosca a un tiro di schioppo e sfruttando la necessità economica russa scaturita dalle sanzioni (emesse dagli USA!), si potrebbe generare una situazione poco favorevole ai pluto-massoni sia d’olreoceano che mediterranei (vedasi Israeliani).

Dunque, dipanate le nebbie scaturite dal “fumo di Londra” gettato negli occhi della massa intontita a mezzo dei media asserviti, ecco finalmente anche spiegato in favore di chi, realmente, stiano lavorando i cosiddetti “movimenti democratici populisti contestatori” (ovvero i vari Le Pen, Grillo e compagnia ballante!) A favore di una Ue sotto il tallone economico di LONDRA! Fermo restando che il doppio standard vale anche per loro, per cui la BCE può tranquillamente continuare ad aiutarli e sostenerli. Alla  fine la possibilità che l’ “istituzionalizzazione” dei “populisti” torni a vantaggio di Berlino non è mai esclusa (se può convenire a chi di dovere, nessuna opzione viene scartata a priori!). Come nel caso di Grillo (il quale, fatalità, prima del voto referendario di Londra pubblicava un articolo dove si rivendica la volontà del M5s di “cambiare l’Euro ma senza uscire dalla Ue”, particolare che avevamo osservato anticipatamente noi su “IlCovo” prima di tutti: cfr qui ).

Concludendo questa breve disamina, avendo così risposto alle domande che ci eravamo posti inizialmente, possiamo dare una rapida occhiata a quello che sta succedendo nel “fronte interno inglese” che, come abbiamo accennato, sembra muoversi come se si fosse addirittura all’indomani della vittoria del  “rimaniamo in UE” (cfr qui ). Il “doppio standard” è all’opera, e quello che accadrà da qui a novembre non è per nulla definito. O meglio, ottiene comunque il risultato voluto dalla demoplutocrazia anglosassone. Con l’aiuto dei cosiddetti (e fasulli) “oppositori al sistema”, che come avevamo ampiamente spiegato, stanno servendo il Padrone che, ciclicamente, decide di sfruttarli al meglio.

L’unica certezza di cambiamento autentico che rimane, in mezzo a questo mare di inganni e ipocrisia criminale, resta la soluzione politica che noi peroriamo da sempre: la Civiltà Fascista, che reputa l’economia non il fine dell’esistenza umana, ma semplicemente un mezzo per favorire il Bene Comune, sempre subordinata al Bene Morale. In breve, a guardare con occhi disincantati, si può solamente osservare che nel mondo delle cosiddette democrazie liberali, chi ci rimette sempre e comunque è l’Umanità intera!

RomaInvictaAeterna

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