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L’ennesima testa dell’Idra antifascista asservita ai padroni atlantici!

“L’Italia è una pseudo-repubblichetta antifascista, asservita al governo americano e fondata sulla menzogna”. Questo dovrebbe essere l’articolo di apertura della “costituzione” dell’entità fantoccio Italy-ota. Sulla menzogna, sul raggiro, sull’ “arte del turlupinare” i propri cittadini si basa tutta l’impalcatura di quell’ignobile baraccone traballante senza sovranità che è la repubblica delle banane antifascista. In primis riguardo la cosiddetta “sceneggiata politica”. Infatti, oltre ad essere fondata sulla menzogna e sul crimine, tale “repubblichetta” è fondata anche sulla NOIA e sulla monotona mancanza di inventiva, anche perchè il suo “pubblico” è esso stesso annoiato e ormai chiaramente poco ricettivo, come mostrano desolatamente le urne elettorali sempre più disertate dalla popolazione. Il “baraccone” partitocratico  non fa nemmeno la “fatica” di “indorare” la pillola in modi presumibilmente diversi. Non c’è bisogno! Oggi, con “protagonisti” in teoria “nuovi” (solo anagraficamente), le sceneggiate restano sempre le stesse. Dopo la pantomima dei “populisti-sovranisti”,  talmente “sovrani” da genuflettersi ed obbedire a tutti i pluto-massoni globalisti conosciuti (e forse anche a quelli sconosciuti, qui), il palinsesto elettorale Italy-ota disperatamente a caccia di votanti, manda in onda la pagliacciata dei cosiddetti “neo-fascisti”, o “fascisti del terzo millennio” che a lume di Dottrina mussoliniana fascisti non sono mai stati né mai lo sarannoma che in qualità di “fascisti” devono comunque apparire al grande pubblico, visto che questo è il “ruolo elettorale” che il sistema pluto-massonico mondialista gli fa assumere! Un anno di preparazione mediatica a base di “allarmi antifascisti” è servita a prepararci anche a questo! Ed ecco servita sulla prossima scheda elettorale, per gli elettori grandi e piccini…: “Casa Pound”!! Venghino avanti signore e signori!! A qualunque latitudine politica pensate di appartenere, o qualunque parte politica pensate di dover fermare, adesso il sistema pluto-massonico vi fa sapere che non avete più scuse per non andare più a votare!! Eccovi servita la grande novità! Magari non proprio nuovissima, poichè tale presenza è stata sapientemente preparata già all’indomani della “scomparsa” fasulla del MS-FT del fu Rauti Giuseppe, anche lui piazzato li come uomo di fiducia della CIA.Immagine correlata

 A sua volta erede dell’altra precedente novità assoluta, preparata nientemeno che nel secondo dopoguerra dal governo statunitense, vero padrino di quell’aborto politico mostruoso  chiamato Movimento Sociale Italiano, per intenderci! Ecco, “Casa Pound”  incarna perfettamente tale eredità politica, la “corrente socialista nazionale” di rautiana memoria, ossia, tradotto dal linguaggio “neo-cameratesco”, un partito radical-keynesiano, perfettamente inserito nella logica SocialDemocratica moderna del sistema partitocratico antifascista!

Il che per questa gente potrebbe anche essere, come di fatto è (stando alle affermazioni ufficiali), un vanto! Tale è l’obiettivo primario: il binomio missino “non rinnegare, non restaurare” è perfettamente incarnato dai “nuovi capi” di CPI. Anche la retorica anti-Finiana, è buona solo per la proliferazione fasulla delle “correnti”, che, dopo la “fine” di AN, e lo smembramento del MS-FT , si sono frammentate negli “eterni filoni” e spifferi che caratterizzano da sempre la frastagliatissima galassia radical-destrorsa. Buoni per “raccogliere” i voti dei fessi, pardon, dei “militanti-simpatizzanti” di tutti gli orientamenti, da convogliare nel candido “mondo partitocratico della repubblichetta bananara” di cui sopra. Sì, sarebbe ora di farla finita con la buffonata dei “tradimenti”, del “Fini rinnegato”, del “noi non ci scusiamo”, su cui si è basata la retorica da quattro soldi di questi soggetti, sempre pronti alla bisogna a recitare la parte dei contestatori “anti-sistema”, insieme agli “altri” frammenti atomici dell’ “area neo-fascista”, salvo poi ritrovarsi tutti  schierati sempre dalla parte del Sistema! La realtà risulta molto meno prosaica e, depurata dai fronzoli mitologico-elettorali, viene descritta in tutta la sua chiarezza adamantina in questo nostro articolo: Almirante: non voglio morire Fascista! Il “gendarme” Gianfranco Fini, fu voluto, pensato e preparato esattamente per “traghettare definitivamente” gli “ex-fascisti” verso l’abbraccio con la “Costituzione della Repubblichetta Italy-ota” ed ha fatto tutto quanto doveva fare, proprio in ossequio alla più perfetta fedeltà all’ideale di Giorgio Almirante, co-fondatore di quella serpe atlantica chiamata Movimento Sociale Italiano! Gianfranco Fini non ha, in questo senso, nessun demerito! Anzi! Ha avuto il “merito” di dire la verità’, ha accettato la “parte del traditore”, che doveva recitare solo per fornire un alibi agli “altri riottosi”, che ancora non digerivano l’ archiviazione definitiva dell’aborto M.S.I. Ma “Casa Pound” incarna alla perfezione lo spirito missino succitato, l’unica cosa ufficialmente rimasta all’ “interno” dei “partiti d’area” era, ed è, solo la strumentalizzazione di un “sentimento nostalgico di per sé sterile” (infatti cosa ha mai fatto di rivoluzionario e di  fascista  il movimento sociale in tutta la sua inutile storia rimane ancora un mistero da svelare!) da sfruttare per meri fini elettorali, dunque pienamente in sintonia con i desideri della repubblica delle banane antifascista.

Ecco che allora si spiega l’altrimenti ingiustificato presenzialismo sui media plutocratici ufficiali e la pubblicità di cui beneficia questa realtà politica di per sé marginale e trascurabile. Infatti, dopo i grandi “successi elettorali” (qui) recenti, “Casa Pound” risulta stranamente onnipresente nei media generalisti. Per affermare che cosa? Ebbene, vogliamo mostrarvi una delle ultime interviste rilasciate dal suo borghesissimo rappresentante, commentandola dettagliatamente nei punti-chiave (qui) che confermano potentemente tutto quello che denunciamo da sempre, ricalcando pedissequamente e totalmente lo schema di quello che fu anche il modo di comunicare  “Almirantiano-Finiano” e mostrando il navigatissimo “politichese” pre-elettorale degli intervistati. Una preparazione che evidentemente non è casuale, tanto quanto le risposte che vengono date all’intervistatore. Ma procediamo per ordine:

…voi siete davvero fascisti
«Siamo i discendenti del fascismo, ma la stessa Repubblica Sociale aveva superato la dittatura, quando divenne chiaro che lo Stato totalitario favoriva la creazione di consorterie, che sono quelle che il 25 luglio tradirono. Nei 18 punti della Rsi era prevista l’ elezione di un presidente e l’esistenza dei partiti. Oggi noi pensiamo che la democrazia sia uno strumento possibile per realizzare lo Stato che vogliamo e che questa Costituzione lo consenta».

Questa risposta, esempio di una studiata e ambigua doppiezza nonché di distorsioni storico-politiche, come da “doppio-standard missino” (per l’appunto) serve per due scopi: 1) a confermare tutta la vulgata antifascista in merito alle presunte e inesistenti “anime” del Fascismo, che consente anche agli altri “spifferi” dell’ “area neo-fascista” di sentirsi autolegittimati; 2) mentendo si afferma che la R.S.I. negasse la natura ideologica intrinsecamente totalitaria del Fascismo e che avesse in qualche modo “accettato” la regola “demoliberale” delle elezioni a maggioranza e del pluripartitismo (i 18 punti, che non costituiscono un provvedimento ufficiale del Governo della R.S.I. ma un manifesto programmatico redatto al Convegno del Partito Fascista Repubblicano a Verona,  rappresentavano una piattaforma contingente e più che provvisoria, uno “strumento di discussione politica” che doveva essere per sua stessa natura e dichiarazione svolto e riveduto a fine guerra) , mentre ciò corrisponde a un falso storico. Ma tale  menzogna, perpetrata attraverso questi servitori del sistema antifascista, ha lo scopo di consolidare la vulgata della “repubblichetta delle banane Italy-ota”. Nessun esponente ufficiale del Regime mussoliniano ha mai nemmeno ipotizzato la possibilità di instaurare un regime “demo-liberale”, in quanto la Rivoluzione Fascista aveva lo scopo precipuo di superare politicamente tanto il Liberalismo che il Socialismo. Negare ciò, significa negare la natura rivoluzionaria del Fascismo. Le “consorterie” che hanno favorito la caduta dello Stato Fascista non lo hanno fatto “in virtù dello Stato Totalitario Fascista” ma CONTRO lo Stato Totalitario Fascista, che invece, qualora pienamente realizzato, avrebbe costituito la fine politica per le suddette consorterie! Dal 1946, tutti i gruppi della destra radicale finto-fascista, hanno svolto su mandato anglo-americano il compito di cancellare persino il ricordo dei contenuti effettivi della Dottrina del Fascismo, inventandosi che la cosiddetta “democrazia di importazione”  sia uno strumento positivo per realizzare uno stato popolare efficiente, ed affermando che la “costituzione della repubblichetta antifascista” lo consente! Ed è esattamente questo ciò che i discendenti non del Fascismo, ma del M.S.I. dei vari Michelini, Almirante, Fini, Rauti, etc. hanno da sempre il compito di ottenere! Tale “costituzione”, frutto di compromessi, ambiguità, negazioni, all’insegna dell’obbedienza ad uno Stato straniero e invasore, rappresenta l’esatto inveramento del cerchiobottismo partitocratico fondato sulla truffa e la legittimazione dell’annullamento della sovranità del popolo italiano. Inoltre, e non è affatto marginale, contrariamente a quanto sostenuto dalla propaganda antifascista, la forma che si è data il Regime Fascista, non è mai stata definita ufficialmente quale mera “dittatura” ma, a lume di Dottrina ufficiale, come segue (Cfr, La Dottrina del Fascismo, di Benito Amilcare Andrea Mussolini): “Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato. Il quale non è numero, come somma d’individui formanti la maggioranza di un popolo. E perciò il Fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei piùma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l’idea più potente perché più morale, più coerente, più vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volontà di tutti… La ragione, la scienza – diceva Renan,  che ebbe delle illuminazioni prefasciste, in una delle sue Meditazioni filosofiche – sono dei prodotti dell’umanità, ma volere la ragione direttamente per il popolo e attraverso il popolo è una chimera. Non è necessario per l’esistenza della ragione che tutto il mondo la conosca. In ogni caso se tale iniziazione dovesse farsi non si farebbe attraverso la bassa democrazia, che sembra dover condurre all’estinzione di ogni cultura difficile, e di ogni più alta disciplina. Il principio che la società esiste solo per il benessere e la libertà degli individui che la compongono non sembra essere conforme ai piani della natura, piani nei quali la specie sola è presa in considerazione e l’individuo sembra sacrificato. E’ da fortemente temere che l’ultima parola della democrazia così intesa (mi affretto a dire che si può intendere anche diversamente) non sia uno stato sociale nel quale una massa degenerata non avrebbe altra preoccupazione che godere i piaceri ignobili dell’uomo volgare. Fin qui Renan. Il Fascismo respinge nella democrazia l’assurda menzogna convenzionale dell’egualitarismo politico e l’abito dell’irresponsabilità collettiva e il mito della felicità e del progresso indefinito. Ma, se la democrazia può essere diversamente intesa, cioè se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il Fascismo poté da chi scrive essere definito una “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria”.

Più chiaro di così! Ma andiamo avanti, e leggiamo cosa questi presunti e auto-proclamati “discendenti” del nulla vanno affermando:

…Assaltare i giornali o fare irruzioni in circoli di immigrati però
«Ma quello lo fanno gli altri. Gli elettori hanno capito la differenza tra noi e la destra radicale. I blitz contro i giornali aiutano chi vuol tenere alta la tensione contro i fascisti. Fanno comodo alla sinistra. Noi siamo diversi, più strutturati, come si vede dai numeri, e laici, mentre loro hanno una forte impronta religiosa».

Classico esempio di “bue che dal del cornuto all’asino”! Come se il ruolo svolto da entrambi i soggetti della destra radicale ( l’esempio citato, infatti, allude ai recenti fatti di cui si è reso protagonista il gruppo di Forza Nuova, di cui abbiamo già discusso Qui) non facesse parte dell’eterna sceneggiata svolta ad uso e consumo del sistema antifascista da entrambi i suoi gendarmi.  Interessante il riferimento ai numeri che li distinguerebbero, gli déi della “democrazia serena”, feticcio dei “laici”, che sacrificano sugli altari del nulla la vita degli uomini, e si definiscono pure “senza dio”! Mentre “gli altri” (chi? Tutti e nessuno, in questa sceneggiata) avrebbero una “forte impronta religiosa”. Gli “altri”, a cui il soggetto intervistato sta dando metaforicamente un calcio nel didietro, sono i “kamaraden di Forza Nuova”, i quali sarebbero “integralisti religiosi”! Ferma restando l’identità interna del partito di Fiore, il quale strizza l’occhio alle Religioni, declinate al plurale, ma al suo interno favorisce, come il maestro Almirante insegna, la proliferazione di “correntifissate nel binomio Social-Razziale ( qui ). Inutile, vista la prosa ignorante dell’intervistato, citare nuovamente la medesima Dottrina Fascista, che definisce il Fascismo NON concezione laica bensì “Concezione Religiosa“.

Cos’ è il fascismo oggi?
«Comunemente è una parola utilizzata per evocare una dittatura ma è una visione sbagliata. Lo Stato totalitario può avere diversi colori: rosso, nero, ma può anche avere una parvenza di democraticità, come è avvenuto in questi anni con l’ Unione Europea, che è tutto tranne che rappresentativa dei popoli. Dall’ euro al bail in al fiscal compact, hanno deciso tutto gli eurocrati. Ma l’ Europa non è il solo caso».

Di nuovo calci di rigore a porta vuota in favore della vuota retorica del “politicamente corretto”, che abbiamo abbondantemente smentito (p.e. qui e qui). Il Fascismo, OGGI, DOMANI, E SEMPRE, E’ E SARA’ LA PIU’ GRANDE IDEA DI CIVILTA’, ITALIANA ED UNIVERSALE, MAI CONCEPITA SULLA FACCIA DELLA TERRA, DOPO ROMA! 

Sporcare il nome altissimo del Fascismo, associandolo all’usurocrazia della BCE, anche solo per ossequiare polemicamente il “politicamente corretto” e mettersi ginocchioni davanti ai giornalisti generalisti, si commenta da sè, manifestando una natura politicamente servile .

Mi faccia altri esempi
«La legge Scelba dice che chi cerca di zittire gli avversari con la violenza di fatto ricostruisce il partito fascista. Bene, seguendo il dettato della legge, dovrebbero sciogliere i 400 centri sociali presenti sul territorio: se non ci fossero loro, non esisterebbe violenza politica in Italia oggi. No global e affini pensano di essere depositari del diritto di sfasciare e picchiare».

Ulteriore prova di accettazione della logica bi-partitica demoliberale, secondo cui la “violenza” e la “rivoluzione” si esprimono in canoni ben definiti, ovviamente utilissimi al Sistema. Trattasi in realtà di teppismo e/o sfogo di rabbia generalizzato (ovviamente programmato sapientemente), che si concretizza nella contrapposizione tra fazioni fintamente contrapposte e che si esaurisce nella violenza urbana, utile alibi per le forze di governo del sistema antifascista. Inoltre, tutto ciò costituisce l’ennesimo avallo della (il)logica affermazione “partito fascista=violenza”, dove addirittura, si ribaltano polemicamente i termini in questione, contribuendo alla divisione politica tra presunti falsi opposti!!

Sarete di destra ma avete un programma di sinistra
«Mussolini era socialista. Noi però non siamo di sinistra, perché siamo per il libero mercato, entro determinati confini e regole, per abbassare le tasse. Non facciamo la guerra al “padrone”, ma al capitale, siamo per la casa e il lavoro sicuro per tutti e per far tornare gli italiani a fare figli. Le grandi aziende vanno bene, ma se perseguono l’ interesse della nazione, non devono delocalizzare. Mi piaceva l’ Iri».

Di nuovo le “anime” di destra e sinistra e altre simili amenità, con i soliti proclami generalisti che potrebbero sottoscrivere tutti i gruppi della partitocrazia antifascista ( le chiacchiere non costano niente a nessuno!). La frase “Mussolini era Socialista”, che dal punto di vista storico e politico non significa assolutamente nulla, se non che si vuole alimentare la falsa storia delle “anime del fascismo” (Benito Amilcare Andrea Mussolini, in un’adunata che a chiacchiere piace tanto ai “discendenti” del nulla, affermava: “Esaminando il nostro programma vi si potranno trovare delle analogie con altri programmi; vi si troveranno postulati comuni ai socialisti ufficiali, ma non per questo essi saranno identici nello spirito, 23 Marzo 1919, Piazza San Sepolcro, Milano),  non è “buttata là” per caso. Ma per mostrarsi esattamente come il navigato giornalista afferma in seguito…

Siete un po’ democristiani?
«Siamo italiani. Servono regole in economia. Lasciato a briglia sciolta, il capitale si alimenta da solo e mangia l’ uomo, come sta succedendo».

La risposta verace a questa domanda, se l’interlocutore fosse stato sincero, avrebbe dovuto essere un solennissimo SI! Le “tartarughe”, però, hanno dimenticato anche quando, “futuristicamente” (secondo loro) si definivano “EstremoCentroAlto”, visto che polemizzavano con chi li definiva di destra e/o sinistra. Polemizzavano; ma oggi no! Oggi non c’è bisogno che si definiscano Democristiani , o “CentraliAlti” (le solite contorsioni verbali per affermare e negare ad un tempo) perché cosa essi rappresentano risalta in modo evidente!

Sorvoliamo sul politichese da caffè che ammicca al “Conducador” Berlusconi, così come agli altri alleati del Centro-Destra che però non è Destra ma “Sinistra” perché “Mussolini era Socialista”!!! Come non ci dilunghiamo anche sui presunti finanziamenti di CPI. Andiamo al sodo:

Perché se hanno tanta paura di voi non vi sciolgono?
«Perché dovrebbero motivarlo e non possono: non siamo razzisti, non siamo xenofobi, la nostra posizione contro l’ immigrazione ha delle basi socioeconomiche».

Siete antisemiti?
«Il fascismo è di natura inclusivo con tutte le identità della nazione e fino alle leggi razziali lo fu anche con la comunità ebraica: conosce Ettore Ovazza, l’ ebreo fascista? O il ministro fascista dell’ economia Guido Jung anche lui ebreo? Con le leggi razziali commettemmo un grave errore. Comprendo la rabbia della comunità ebraica nei nostri confronti ma noi non siamo antisemiti».

E gli sfottò ad Anna Frank
«Gli imbecilli in cerca di visibilità sono un male dei nostri tempi, non bisogna parlarne. Chi lo fa incoraggia i pazzi a esibirsi. Oggi fare un’ idiozia ti porta a finire sulle prime pagine dei giornali, ma questo solletica malate manie di protagonismo».

Mussolini fece un altro tragico errore: trascinò l’ Italia in guerra…
«Se vuoi essere una potenza mondiale non puoi chiamarti fuori da un confitto del genere».

Ma si schierò con i nazisti…
«Erano gli alleati del tempo, e ancora non si sapeva dell’ Olocausto».

Che però il Fuhrer non avesse tutti i venerdì a posto si intuiva…
«Nella guerra mondiale ognuno partecipa in ragione del proprio interesse nazionale. Noi volevamo espanderci in Africa, il nemico era l’ Inghilterra. La guerra doveva scoppiare a inizio anni Cinquanta, per dare all’ Italia il tempo di ricostruire l’ esercito dopo le campagne d’Africa e di Spagna. Hitler sui tempi fece una forzatura».

Ecco una domanda semplicissima, a cui si dovrebbe dare una risposta altrettanto semplice: se i gruppi della destra radicale finto-fascista corrispondono in pieno all’immaginario fasullo del fascista elaborato dalla propaganda antifascista, perché tali gruppi non vengono disciolti d’autorità? Perchè vengono mantenuti in attività gruppi ipoteticamente “pericolosi” (come afferma la martellante propaganda dei media del sistema pluto-massonico)? Le risposte sono due, e non eludibili:

  1. I gruppi in questione NON SONO ANTI-SISTEMICI !
  2. I gruppi in questione SONO UTILI AL SISTEMA, a prescindere da come essi si definiscono!

TERTIUM NON DATUR!

Infatti, tali “gruppi” vengono lasciati proliferare tranquillamente, al netto degli attacchi propagandisti fasulli effettuati a mezzo stampa contro di essi. Chi invece – tanto da far arrivare nel “parlamento” leggi specifiche, non generiche – viene realmente attaccato direttamente è il Fascista strictu sensu, davvero tale, non rozzo, non razzistoide, non teppista! Guardate un po’ (qui e qui )! Delle due, l’una! Poi appare evidente che le Tartarughe leggono quello che andiamo sbandierando ovunque, purtroppo però distorcendone il contenuto e utilizzandolo sempre e solo per colpire ancora il Fascismo! Infatti, le “leggi antisioniste”, di cui abbiamo scritto, furono un errore per come vennero stese e per la propaganda che le anticipò e le seguì, causata da fatti irripetibili di politica estera del tempo. Ma tali leggi non esclusero affatto la comunita’ ebraica in quanto tale ! Non sarebbe necessario che i “nostri” si  rileggessero l’articolo sul Fascista OVAZZA (prima e dopo le leggi rimasto tale!), ma semplicemente le stesse leggi! Ma capiamo che ci vorrebbe un coraggio da leoni ad affermare in mondovisione, come facciamo noi, che l’Italia Fascista non conobbe mai il razzismo propriamente detto! Mai! Prima e dopo le cosiddette “leggi razziali”! La “rabbia” della “Comunità ebraica” Italy-ota contro il Fascismo e Mussolini (perché il resto del mondo ha delle diversificazioni assolutamente rilevanti a riguardo), sta nel fatto che le “leggi antisioniste” spaccarono per la seconda volta nella loro storia millenaria (la prima avvenne con la predicazione dei Santi Pietro e Paolo)  la Comunità ebraica italiana, e che oltre 6.500 (diconsi seimila cinquecento) ebrei su circa 39.000 presenti in Italia, dopo la promulgazione delle leggi, ripetiamo dopo le leggichiesero ed ottennero di rimanere fascisti, mentre al giugno del 1942 le attestazioni dei fedeltà al Fascismo, in attesa di essere evase, erano ben 8.000! Il che significa che circa 15.000 ebrei, diconsi quindicimila, hanno di fatto scelto la fedeltà al Fascismo (1), DOPO LE LEGGI! E’ questo che le “Tartarughe” dovrebbero aver il coraggio di affermare, accettando di essere davvero attaccati: non facendo finta come ora!! Ma, ovviamente, questo è quel che dovrebbero dimostrare dei Fascisti veri, cioè consci del valore della Dottrina del Fascismo, che volessero perseguirne realmente e concretamente gli obiettivi, sostenendo l’Ideale di Benito Mussolini! Precisamente quel che le Tartarughe e tutti i loro omologhi della destra radicale mai sono stati e mai hanno fatto. La loro errata e fuorviante interpretazione del Fascismo, invece, corrisponde perfettamente alla descrizione, falsa, espressa da Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti!

Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Solo il proseguimento sciagurato della “sceneggiata elettoralistica” allestita dall’atlantismo  per distrarre i sudditi dell’asservita “Repubblichetta delle banane Italy-ota”.  Tutto il resto è davvero NOIA, con le solite battute ripetute da decenni, dove tali soggetti continuano a prendere per imbecilli i loro critici, accusandoli di “inattivismo”, poiché il loro presunto fine  reale sarebbe nientemeno che la “rivoluzione”, il cambiamento; loro addirittura starebbero solo “imitando il pragmatismo di Mussolini”, facendo in realtà il “doppio gioco”, preparandosi a dare il ben servito alle istituzioni antifasciste! Ecco la “foglia di fico” data impunemente in pasto da 70 anni ai fessi che abboccano a tali scempiaggini (già dal tempo del fu M.S.I.), che ha prodotto decenni di magnifiche “rivoluzioni” e “rinascite” che vediamo sotto i nostri occhi. Per questo noi fascisti, gridiamo a gran voce: NO AL VOTO! I fascisti NON VOTANO PER NESSUNO!

IlCovo

Nota

1) Cfr. M. Piraino, S.Fiorito, L’identità Fascista – Edizione del Decennale, 2007 – 2017, Lulu.com, p. 323.

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Di eurocrazia pluto-massonica, bufale e falsi di Stato!

L’attuale sistema criminale incentrato sull’eurocrazia e dominato dall’oligarchia pluto-massonica, continua nella sua forsennata campagna contro la verità, cercando di mettere il proprio bavaglio all’informazione indipendente, mobilitando i propri servi prezzolati che alimentano la campagna mediatica contro le cosiddette “bufale”, altrimenti dette nel rozzo idioma dei barbari anglo-sassoni “fake news”, ultimo specchietto per le allodole fesse, in ordine di tempo, che vogliono abboccare alla propaganda diffusa dai canali ufficiali dell’informazione asservita! Dopo la legislazione ad hoc varata in Germania e dopo le invettive della “signora” Boldrini che gridava contro il pericolo che corre “santa democrazia” a causa della  contestazione politica presente in Rete nei riguardi del sistema partitocratico liberale, che delle fasullissime “verità ufficiali”  non sa che farsene, adesso anche il pupazzo francese della plutocrazia, Macron, ha deciso che va realizzata una normativa apposita contro chi diffonde verità sgradite al sistema plutocratico di “eurolandia”! (QUI)

Ma dove, come, perché e da chi viene diffuso attraverso televisioni e giornali lo spauracchio delle “bufale mediatiche”? Noi fascisti de “IlCovo” a partire dal 2016 abbiamo scritto più volte riguardo tale tema, non solo localizzando chiaramente il problema ma fornendo anche la concreta soluzione ( QUI, QUI, QUI),  tuttavia questo eccellente video sintetizza brevemente in modo straordinariamente chiaro tutta la questione, buona visione:

“IlCovo”

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2017, una crescita inarrestabile!

Rapporto annuale

Con gli auguri per un anno sereno, all’insegna del vero cambiamento, quello che peroriamo senza sosta, “IlCovo” è lieto di condividere con i suoi lettori il rapporto dell’attività annuale.

Ringraziamo sentitamente coloro che ci seguono, e che ci fanno conoscere.

La media annuale è in crescita inarrestabile; praticamente raddoppiamo sempre i lettori di anno in anno. Per un totale di quasi 65.000 visitatori unici dall’apertura del blog; anche quest’anno, rispetto all’anno passato, abbiamo aumentato costantemente la media, che precedentemente si attestava intorno ai 17.500 contatti: nel 2017 siamo arrivati quasi a 20.000!

Questo senza dimenticare il nostro archivio d’eccellenza costituito dal Forum “IlCovo.”

Sito costantemente visitato, con iscritti e visitatori unici sempre in aumento: con un totale di 368.400 visitatori unici (circa 40.000 in più rispetto all’anno passato); e con l’impressionante cifra di 10.550.000 di visite (quest’anno circa un milione in più )!!!!!

I 5 articoli più letti e diffusi nel 2017, segno che la nostra attività ottiene il risultato sperato, sono i seguenti:

  1. Chi siamo noi, cosa sono ilCovo e la Biblioteca Fascista
  2. La Civiltà Fascista
  3. La Costituzione Antifascista: base della distruzione
  4. Il Metodo Massonico per inviare messaggi subliminali…a chi non ha più coscienza di sè e del mondo reale
  5. La Dottrina Fascista

Inoltre, la nostra piccola “voce” di autentici fascisti si fa “sentire” sempre più anche in tutto il mondo, utilizzando sempre e solamente la lingua italiana! Questi i paesi che, quest’anno, hanno più visualizzato il nostro blog, in ordine decrescente per numero di visite:

Italia
Stati Uniti
Regno Unito
Francia
Brasile
Spagna
Russia
Germania
Ucraina
Canada
Svizzera
Cile
Grecia
Argentina
Bolivia
Norvegia
Cina
Colombia
Paesi Bassi
Austria
Irlanda
Giappone
Venezuela
Australia
Sudafrica
Polonia
Bulgaria
Israele
Ungheria
Perù
Belgio
India
Portogallo
Thailandia
Svezia
Romania
Malta
Finlandia
Repubblica Ceca
Seychelles
Honduras
Unione Europea
Filippine
Turchia,
Lettonia
Emirati Arabi Uniti
Slovenia
Kuwait
Singapore
Tunisia
Vietnam
RAS di Hong Kong
Marocco
Bangladesh
Messico
Algeria
Costa Rica
Lituania
Danimarca
Pakistan
Serbia
Qatar
Taiwan
Portorico
Uruguay
El Salvador
Nepal
Cambogia
Libia
Corea del Sud
Kenya
Slovacchia
Indonesia
Albania

All’inizio di questo anno, dunque, con grande fiducia siamo sicuri che sapremo coinvolgervi sempre più, sia per i contenuti che vi sottoporremo, che per le novità in programma.

Grazie dai fascisti de “IlCovo”!

…E AVANTI! …VIVA IL FASCISMO, VIVA BENITO MUSSOLINI !

3 commenti

BUON NATALE NEL SEGNO DEL LITTORIO!

L’Associazione “IlCovo”, augura a tutti un Sereno e Santo Natale del Nostro Signore GESU’ CRISTO, e chiede all’Altissimo IDDIO, per l’Intercessione di Nostra Signora del FASCIO, ogni Benedizione e ogni Grazia, affinchè l’Italia e il suo popolo tornino ad essere ciò che lo stesso Iddio ha voluto:

faro di luce e Civiltà per il Mondo!

BUON NATALE!

“IlCovo”

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LA FANTOMATICA “ONDA NERA”: Il nemico immaginario, la deformazione dei fatti… e la Storia vera degli Squadristi fascisti!

Squadrismo

All’armi! All’armi! … son tornati gli squadristi! O almeno è quel che strepitano ai quattro venti i media servi del sistema pluto-massonico globale, che già dalla scorsa estate  hanno ricominciato con l’ennesima menzognera,  pervasiva e martellante campagna di propaganda antifascista rivolta ad inculcare nella pubblica opinione che la stabilità della traballante repubblichetta delle banane Italy-ota corra chissà quale serio pericolo dovuto alla presenza di una presunta (tanto ipotetica quanto fantomatica!) montante “marea politica nera”! Senza voler ritornare nuovamente sulla pagliacciata invereconda rappresentata dal progetto di legge presentato dal dis-onorevole Fiano & compagni, di cui abbiamo già scritto (qui) e senza passare poi per i numerosi pretesti utilizzati ad arte negli ultimi mesi dal sistema medesimo a mezzo delle sue centrali operative, come le “magliette romaniste con l’effige di Anna Frank tifosa d’eccezione” o il giocatore di calcio col tricolore della R.S.I. nella maglia presente allo stadio di Marzabotto, tutte “trovate propagandistiche ad orologeria” che hanno fatto inorridire a comando i benpensanti dell’informazione mediatica prezzolata, portandola a lanciare l’allarme squadrista, adesso sono bastati un paio di discutibili e trascurabili episodi di infima importanza, aventi per protagonisti le marionette finto-fasciste del radicalismo destrorso nostrano, che abilmente montati ad arte dai media, sono stati motivo sufficiente a far loro gridare, ancora una volta, alla minaccia fascista per la democrazia!

Ma il vero motivo di tali “grida”, non risiede nelle presunte notizie in sé che, come abbiamo detto, costituiscono solo dei risibili pretesti, nemmeno nella consueta strumentalizzazione di gruppi eterodiretti come quelli del radicalismo politico destrorso, che si atteggiano, poiché questo è il ruolo loro assegnato dal sistema, a “punitori del piffero”!  Il “motivo” è molto meno prosaico, come al solito: si tratta di meri espedienti “elettorali” di bassa lega, veri e propri atti di psico-terrorismo propagandistico, volti alla continua lobotomizzazione delle coscienze dei cittadini, ormai avviate al macero da chi ci governa. Basterebbe, infatti, fare una cosa semplicissima: OSSERVARE CON ATTENZIONE! Nell’osservazione risiede il fondamento del discernimento. Ma in una popolazione indotta, a furia di programmi spazzatura e notizie false e tendenziose, verso un elevatissimo tasso di “analfabetismo funzionale allo status quo” (ovvero finalizzato a produrre un cittadino medio incapace di trarre le conseguenze oggettive dalla visione di quel che si para innanzi ai suoi occhi), l’osservazione non si applica nemmeno per scegliere un prodotto ad un prezzo piuttosto che a un altro, facendo semplicemente una operazione di addizione!!! Ma andiamo per ordine! La prima non-notizia, in ordine cronologico, è stata quella in merito all’ “assalto nazi” al “centro immigrati” di una ONG (toh!), che li avrebbe ospitati per “soccorrerli”. Ebbene, sentimmo la notizia in primis dalla radio di regime. Tutto lasciava pensare ad un pestaggio in grande stile, ad una terrificante spedizione punitiva ! Ci siamo subito proposti di indagare, visto il clima di tensione creato ad arte, sicuri che anche in questo caso ci trovassimo di fronte a vere “bufale mediatiche preconfezionate” D.O.C. …manco a farlo apposta, tra il serio e il faceto, andiamo a constatare che l’ “apparato della DISINFORMAZIONE” continuava a sfornare “perle informative” a profusione! I titoli di giornali e telegiornali nazionali parlavano di “Assalti!”, “Violenze!”, mentre i pupazzi del Parlamento-Parlatoio iniziavano la consueta sceneggiata, con tanto di indignazione a orologeria, condanne “bi-partisan”, “unione trasversale”, ecc, ecc. Ma poi, grattando “l’assalto”,  cosa abbiamo trovato……. ASSOLUTAMENTE NIENTE! Vi invitiamo a constatare di persona : qui e qui. Ebbene, davanti a questi titoli, soprattutto se ascoltati in radio e nella rassegna stampa televisiva, cosa pensereste? Ma ovviamente quello che DOVEVATE pensare, poiché il risultato è voluto dal sistema pluto-massonico antifascista! Ecco l’ “orda nera” (?) che assalta dei poveracci dentro un casolare, che li pesta per la loro pelle (?), esempio lampante di “xenofobia” (altro termine che non significa nulla)!! Ecco le povere ONG, emblema stesso della “filantropia” in questa epocale “emergenza migranti” (!!!!), prese di mira da un gruppo di Neonazi de noantri!!! Insomma: il solitò cliché quotidiano propinato da questa repubblichetta da quattro soldi, etero-diretta dal patronato a “stelle e strisce”! In realtà cosa è successo ? Eccovi i FATTI VERI!: qui. Come vedete, l’ “orribile spedizione squadrista” si è tradotta in una “irruzione” (ma si tratta di un “ingresso non previsto”, le irruzioni fanno pensare a una forza esercitata per entrare!), in cui un gruppo di “pupazzi rasati” si limita a leggere un comunicato, terminato il quale, saluta e se ne va, mentre i “terrorizzati” astanti sono talmente “impauriti” dall’accaduto che, tra uno sbadiglio e l’altro, chiedono gentilmente di non fare rumore all’uscita!!! Capita “la verità democratica e antifascista” confezionata dalla repubblichetta delle banane Italy-ota? …si, proprio quella che si dovrebbe opporre presumibilmente alle tanto strombazzate “bufale della rete” che  la gente come noi cerca di opporle !!

Ma non finisce qui! Siccome siamo in clima elettorale e la marea  astensionista di cittadini che non vanno più a votare schifati dalla farsa dei partiti (di tutti i partiti, senza distinzioni fasulle di alcun genere) monta e cresce sempre più (questa si in modo realmente concreto!), allora per porvi rimedio, da parte dei pupari che reggono i fili, si è pensato che più carne al fuoco si mette e meglio è …si sa, gli elettori vanno stimolati! Ovviamente si tratta di carne avariata, ma tanto il sistema antifascista pensa che si possa propinare qualsiasi fetida melma, facendola passare poi a mezzo di giornali, radio e teleschermi per “profumo di rosa”! E così, i soliti “pupazzi a comando neonazi” (ma tu guarda come questi tizi si muovono sempre e solamente vicino alle scadenze elettorali! Sarà un caso?), si presentano alla sede di due “testate” pennivendole prezzolate quali “la Repubblica” (delle banane!) e “l’Espresso“(…avariato!), che li conoscono benissimo non solo perché i “nazi all’amatriciana” sono parte integrante di questo sistema marcio e lurido, ma anche perché i giornalisti di De Benedetti hanno spiattellato a comando quello che i servizi “segreti” nostrani sanno benissimo da tempo immemore, ovvero del giro dei finanziamenti del gruppo politico radical-destroso “Forza Nuova”, pienamente inserito nelle logiche del sistema partitocratico ed il cui fondatore, Fiore, è uomo ben introdotto negli stessi servizi succitati, con tanti buoni “amici” in Inghilterra! E così va in scena la “punizione squadrista” con i giornali che sfornano dei titoli a dir poco fantascientifici: qui. Anche in questo caso si sproloquia di “attacchi squadristi”, razzismo e dell’immancabile “gran nemico” per eccellenza che viene in malafede riconosciuto nella raccogliticcia banda di “tifosi contestatori”: ecco che si grida al Fascismo, vero e unico bersaglio della propaganda e delle sceneggiate di questa “repubblica di servi da operetta” etero-diretta da oltre atlantico. Ovviamente, come negli altri casi, l’ “inaudito attacco alla libertà” di fatto si è concretizzato in una patetica chiassata da osteria, posta in essere da 4 gatti mascherati da “vendicatori” di non si sa chi o cosa, sbandieranti striscioni e agitanti candelotti fumogeni, in tutto degni della tifoseria calcistica al derby dell’oratorio (qui)!!!!

L’evidenza di questi fatti appena descritti, mette in risalto ancora una volta i punti qualificanti della nostra reiterata denuncia. Da un lato, vi sono i gruppi politici delle marionette dell’estrema destra, perfettamente inseriti nella fetida logica della partitocrazia espressa dalla repubblica antifascista, che si atteggiano a “redentori martiri” di non si sa quale “patria”, nel ruolo di pedine “violente” assegnato loro dal sistema demo-plutocratico che dicono di contestare,  ma di cui oggettivamente costituiscono una espressione infima e marginale, lontana anni luce dalla verace realtà rivoluzionaria anti-sistemica espressa invece dallo squadrismo fascista degli Anni 20 del Novecento. Dall’altro lato è presente direttamente l’intera oligarchia parlamentare, da destra a sinistra, il gendarme tronfio asservito anima e corpo agli interessi stranieri della plutocrazia usuraia, che utilizza qualsiasi mezzo senza scrupoli pur di ossequiare i desideri dei propri padroni per etero-dirigere la volontà dei cittadini e per continuare a colpire l’unico vero ideale politico che si contrappone a tale caos istituzionalizzato, ancorché fisicamente inesistente come soggetto politico ma comunque da esorcizzare anche solo sul piano delle idee, la loro grande ossessione: il Fascismo!

Ancora non ci credete? Allora guardate cosa è successo all’indomani delle suddette sceneggiate, sulle televisioni pubbliche della repubblichetta Italy-ota da quattro soldi:

Ecco allora che, sempre ossessionati dalla statura politica dello Statista Benito Mussolini e dalla sua creatura politica (che con tutti i limiti del caso, giganteggia sempre e comunque sulla corrotta, marcia e ignobile realtà servile del traballante stato fantoccio antifascista, messo in piedi dal governo degli Stati Uniti nel dopoguerra per meglio servirlo e che oggi dopo 70 anni di scandali, intrallazzi, ladrocini consumati da tutta la sua criminale classe politica sempre a danno del popolo, con una nazione sull’orlo del collasso priva di alcuna sovranità ed una società poltiglia priva di veri vincoli sociali, non gode più [chissà perché mai!] di alcun credito da parte della maggioranza dei suoi stessi cittadini), i “bravi” ( in senso manzoniano!) al soldo della repubblichetta delle banane che cosa vanno ad  organizzare? Sull’ “onda” delle suddette “terribili” e inesistenti “azioni squadriste”, vanno persino fin dentro la tomba dell’ “terribile dittatore” per propalarvi il loro fango! Tutto è propedeutico per questi sciacalli pur di spargere il loro veleno astioso, finanche sulle spoglie dell’Uomo inventore del Fascismo, resti che invece testimoniano con l’amore ed il rispetto tributato loro da milioni di visitatori, l’impotenza, l’incapacità, l’inefficienza, lo squallore e la criminalità del sistema democratico antifascista. E gli atti vergognosi dei manutengoli di tale orrendo sistema politico senza onore, che non si fermano nemmeno davanti alle tombe nei cimiteri, qualificano l’indegnità senza scusanti sia di chi li compie, sia la bassezza del perché di tale squallida e maramaldesca trovata. In breve, siamo di fronte alla medesima propaganda di guerra usata dagli anglo-americani durante l’ultimo conflitto mondiale e dai loro lacchè, la stessa retorica FALSA e i medesimi fatti INVENTATI. Ma noi fascisti de “IlCovo” siamo consci di tutto questo e del perché tutto ciò avviene, sappiamo bene che l’antifascismo, a dispetto della sua propaganda martellante, è un prodotto artificiale di importazione “anglo-sassone”, lautamente sovvenzionato per essere tenuto in vita artificialmente, perché il Fascismo è parte dell’anima del Popolo italiano, poiché costituisce l’apice della CIVILTA’ ITALIANA; così come sappiamo benissimo cosa fu davvero lo squadrismo !

IlCovo

 

E siccome i fascisti de “IlCovo” fanno informazione storica sul Fascismo, rivendicando orgogliosamente il merito di spezzare il monopolio della fasulla propaganda politica antifascista, denunciandone le menzogne interessate, ebbene, se permettete ve lo diciamo NOI cosa fu davvero lo Squadrismo fascista! Ecco cosa rappresentò nel bene e nel male e quale fu il prezzo che pagò “la meglio gioventù italiana” degli Anni 20 del secolo XX per portare la Rivoluzione in Camicia nera al comando e dare una speranza concreta al popolo italiano e al mondo intero:

Doc. 1

 SQUADRISMO. – I limiti storici, se non proprio cro­nologici, dentro i quali è giusto contenere tutta la vita dello squadrismo, sono il 15 aprile 1919 e il 14 gennaio 1923. Il 15 aprile 1919, a Milano, dove il mito della rivoluzione sociale e la febbre della vendetta contro gli « interventisti» avevano acceso le moltitudini operaie, ci fu lo sciopero generale, rappresaglia e protesta contro un conflitto fra sovversivi e agenti della forza pubblica avvenuto due giorni prima, e un immenso comizio all’Arena. Poi, allo sciogliersi del comizio, i sovversivi più fanatici e turbo­lenti, alcuni armati di rivoltella, molti di randelli e di paletti di ferro (strappati alle aiuole dei giardini), con i vessilli rossi e neri, con i ritratti di Lenin e Malatesta levati in alto come immagini sacre, marciarono sul centro della città, travolsero i pochi carabinieri fatti impotenti dagli ordini equivoci e ipocriti delle autorità, inondarono via Dante, piazza Cordusio e via dei Mercanti, imprecando all’Italia e ai responsabili della guerra, ebri e feroci per il numero, per la loro stessa esaltazione e la tolleranza del governo. Ma, intanto, in Galleria e in piazza del Duomo, nell’agonia di quegli istanti, pochi discorsi e poche parole di ammonimento e di coraggio: « Ricordatevi dei nostri morti! Viva la guerra! Viva la patria! ». Quindi pochi uomi­ni (fascisti, arditi, ufficiali dell’esercito), radunato intorno a sé qualche centinaio di persone, si ordinano (gli studenti del Politecnico si uniscono a loro) e marciano compatti con il tricolore alla testa, caricano il nugolo di poliziotti che sbarrano a loro la via («A noi! Savoia! ») e li disper­dono. Sono ormai soli a contatto con la folla dei sovver­sivi, sono cinquanta uomini « pallidi, muti, feroci », che affrontano una valanga! Ma da questo manipolo di eroi un grido si leva: «Viva l’Italia! »; poi un attimo di silen­zio, l’urlo della folla, un colpo di rivoltella, e il tremendo grido di combattimento: « A noi!». In pochi istanti, una piccola squadra di uomini, con le rivoltelle fumanti nel pugno, arrivano ansanti e splendenti di gloria e di letizia in fondo a via Dante: il grande esercito della rivoluzione è fuggito. Ma il quadro non sarebbe completo senza un altro particolare che è degno di alto rilievo: questi magna­nimi, quando si erano messi in marcia contro la folla dei sovversivi, a quei « borghesi » che li guardavano inerti e curiosi, come se andassero a un giuoco, non andassero a uccidere e a morire, a immolarsi per tutti, avevano gettato sul grugno la più eloquente delle ingiurie italiane; vi­gliacchi! Era un grido di angoscia e di furore. Ora, dopo la vittoria, si avventarono ancora, assalirono e bruciarono l’Avanti ! , consumarono il furore e l’angoscia, e, rivelando a se stessi di essere invincibili, sentirono l’Italia ch’era in loro e che non poteva morire. E forse, più del coraggio di fronte alla morte, che pur dovette apparire a loro certa e desiderabile davanti a tanta vergogna, è giusto esaltare la forza dell’animo e la tragica risoluzione ad affrontare la lotta. Il conflitto del 15 aprile 1919 fu il primo atto della nostra guerra civile, l’ inizio irreparabile della lotta fra la vecchia e la nuova Italia, l’invocazione scritta col san­gue dell’imminente giudizio di Dio: l’una o l’altra doveva perire. Potevano evitarlo i fascisti? Se i fascisti erano coloro che avevano voluto e imposto la guerra con volontà rivo­luzionaria a tutto il popolo italiano, ora non potevano più ritrarsi, dopo il fiume di sangue che fecondava la nuova storia della patria, o sarebbero stati traditori di tutti i morti. In questo episodio fatale, in questa prima scena del dramma, è la genesi storica dello squadrismo, e qui sono tutti racchiusi i caratteri essenziali della sua vita breve e affascinante: quell’essere pochi contro molti, anzi soli contro tutti, non soltanto contro il numero infinito degli ignavi, ma contro la forza truculenta dell’avversario; quell’essere così risoluti, da assumere sopra di sé, senza un momento di esitazione, senza un attimo di pietà per se stessi, la più grave responsabilità della storia, ed essere così coraggiosi da non temere, non tanto il nemico manifesto che pareva soverchiante come una brutale forza della natura, ma il nemico più sottile e micidiale, quell’invisibile e inafferrabile nemico, che in Italia aveva avuto il massimo peso ed ancora prevaleva: i perpetui disertori della storia, gl’ipocriti, le persone « per bene », che, vivendo a spese degli eroi, pur li avvelenano ed opprimono con la calunnia e l’indifferenza allorché a testa alta vanno ad affrontare il sacrificio per la salvezza comune e per quegli stessi vantaggi che proprio i disertori sapranno procacciarsi dopo il pericolo, come sempre avvenne per tutta la storia del Risorgimento; infine quella veemenza generosa, ardita e quasi paradossale, che sempre si rin­nova, nei momenti più tragici della nostra storia, e sempre provoca nuova stupefazione e un senso di religioso mistero. Oltre a ciò, in questi fatti di Milano, apparve non solo l’esteriore e quasi fisica necessità di fermare il passo al bolscevismo insorto all’improvviso, ma una più profonda esigenza: quella di eliminare la causa di questa insurre­zione, ch’era paradossale e sinistra, perché esplodeva dopo una guerra vinta, dopo la più grande vittoria che il popolo italiano avesse conquistato nella sua storia, a conclusione del suo Risorgimento, affermandosi anche politicamente uno degli artefici più nobili della civiltà umana. E la causa fatale di questo orrore disumano e incredibile, di questa rivolta contro la vittoria redentrice della patria, prima ancora che in una idea o in un istituto (sarebbe stato un male effimero e superficiale!), risiedeva nella nostra classe dirigente, che da cinquant’anni governava l’Italia. Classe dirigente di uomini abili ed esperti di affari, ma logori e scettici la maggior parte, facenti capo a quel ceto parlamentare di cui erano clienti e padroni, vittime e car­nefici; una classe immeritevole del suo posto di comando per chi voglia riguardare senza spirito fazioso l’epopea del Risorgimento che essa aveva disprezzato e ignorato, e la guerra del 1915-18, ch’essa non aveva voluto preve­dere, e s’era lasciata imporre, e aveva mal diretto, e peggio stava per concludere, come se fosse stata un terremoto distruttore, al quale conviene, poiché è avvenuto, porre riparo, seppellendo in fretta e furia i cadaveri e facendo pulizia dei rottami di triste memoria. Il conflitto di Milano pose in alto rilievo non tanto la vergogna di quella povera e sciagurata folla fusa e dispersa, quanto la bassezza del governo, che tollerava, discutendo gli affari supremi della Patria e dell’Europa a Parigi, che fosse rinnegata la guerra e diminuita l’autorità sua a profitto dell’egoismo straniero, nella grande metropoli lombarda, presenti i mutilati, i decorati, i reduci di tanta gloria, ancor vivo il ricordo dei morti, non tutti ancora sepolti nei campi di battaglia, dove gl’Italiani avevano vinto a forza di sangue: tollerava que­sto crimine, lo assecondava con l’ostentazione di idealità che rinnegavano sostanzialmente la guerra, suscitava la rivolta della plebe incosciente con la prova provata della impreparazione e della indimenticabile deficienza morale ai compiti che la storia gli imponeva. Lo squadrismo nacque in quel giorno del 1919, idealmente, poiché le stesse idee e passioni dei fascisti e l’indomabile propaganda di MUSSOLINI non sarebbero diventate carne senza l’azione e il sacrificio e il tremendo esempio. E bisognava rompere l’incantesimo di una legalità posta ed imposta dai vigliacchi, che avevano voluto impedire la guerra ed ora si vendicavano perché gl’interventisti avevano la « responsabilità » dei morti e delle spese; bisognava insorgere col fuoco e col sangue contro la prepo­tenza o selvaggia o ipocrita del disfattismo di tutti i clericali, giolittiani e socialisti; bisognava mostrare agli stra­nieri che l’Italia non avrebbe tollerato mai, non avrebbe riconosciuto mai la violazione dei diritti conquistati dal nostro popolo con una generosità, con un valore e un’abne­gazione incomparabili, con una vittoria che decideva di tutta la guerra mondiale e risparmiava all’Europa un’altro anno di sangue. Tutto questo significò lo scontro del 15 aprile, e fu come una leale e dura intimazione, che spazzando ad un tratto ogni ipocrisia legale, impose il problema italiano ai bolscevichi ed ai giolittiani in questo modo: o la vecchia Italia vince con le armi alla mano, o deve scomparire; che era il modo di risolvere il problema radicalmente, con una infallibile ed onestissima pedagogia. Tutti questi elementi caratteristici, lo squadrismo non ebbe chiari ed espliciti in virtù di un’analisi trascendentale di filosofia politica, ma li accolse per sentimento, e furono la sostanza e il lievito dell’anima sua. Discussioni lo squadrismo non ne volle fare né sentire, poiché gli squadristi, nauseati da quelle ch’esso chiamava « le discorse », esa­sperati dall’esempio di tanta viltà, quanta i letterati e i politici d’Italia avevano dimostrato di possedere, ebbero in odio la discussione, e vennero anzi identificando, eccesso opposto all’eccesso, ogni uomo intellettuale con l’uomo vile e disertore: già da allora il credo implicito dei cuori era « credere obbedire combattere », che un giorno MUSSOLINI avrebbe fatto esplicito e chiaro. E, del resto, chi non si sentiva in quel momento l’anima straziata, e s’indugiava nelle logomachie o nelle manovre parlamen­tari, mentre la nostra Patria soggiaceva a una crisi mortale, era giustamente sospetto. Difficile piuttosto è determinare le origini dello squa­drismo in senso cronologico, com’è difficile farlo per ogni moto sorgente in più luoghi e da simili condizioni e neces­sità; perché quando i tempi sono maturi, e poi, quando è fatto vasto e potente, e la lotta è tutta accesa, si crede sorto all’ improvviso così, come appare, e l’attenzione è rivolta a ben altre cose che alla ricerca della sua umile nascita. Ed è naturale che, per buona parte del 1919 e del 1920, la vita dello squadrismo non si possa distinguere dalla vita del Fascismo. Le prime squadre d’azione furono quelle che i fascisti triestini crearono, nella loro città, il 12 maggio 1920. Le inquadravano i veterani della grande guerra, tutti ufficiali (alcuni non ancora congedati), e quasi tutti volontari di guerra, delle nuove e delle vecchie province; i gregari, in prevalenza giovani (alcuni erano ragazzi!) e di ogni ceto e condizione, ma più numerosi i popolani e i figli della piccola borghesia. Quindi si costi­tuirono e crebbero di forza sulla fine di questo stesso anno e sull’inizio del 1921, a Bologna, a Ferrara, a Modena, dal sangue dei fascisti uccisi nel Palazzo d’Accursio, davan­ti al Castello Estense, nei funerali di Mario Ruini, dal sangue dei legionari fiumani che Giolitti fece uccidere, con insolita energia e più turpe vergogna, ponendo a loro di contro i reparti del nostro esercito che il governo aveva già vituperato e offeso, dopo Vittorio Veneto, con un armi­stizio insipiente e vile, con la ritirata dall’Albania, con i denegati onori della vittoria. E si avverò quel che aveva evangelizzato Gabriele d’Annunzio, a Fiume, nel discorso per la festa di S. Sebastiano (20 gennaio 1920): « per rivi­vere conviene ch’io muoia ». Crebbero e si propagarono per tutta la valle del Po, nelle Puglie, durante la rivolta anar­chico—comunista della Toscana culminante negli orrori cannibaleschi di Empoli (marzo 1921), durante le elezioni politiche di quell’anno, che fu l’ultimo tentativo usato da Giolitti per salvare il regime, il suo regime, vissuto sempre, come ogni cadente organismo, con le manovre tattiche dell’astuzia anzi che per virtù di quella energia che esso non possedeva più, mancandogli la fede in un’alta missione politica e storica del nostro popolo. E dovunque sorgessero queste formazioni volontarie, e sorgevano come per incanto, quasi per una esplosione vasta e ano­nima di energie enormi, accumulate, esasperate dalla infinita gloria della guerra e dal disonore della diserzione postuma e della rivolta senza idee, senza capi e senza coraggio, mostravano, queste squadre d’azione, la stessa composizione sociale, la stessa gerarchia di veterani dell’Isonzo, degli Altipiani del Piave, e di giovanissimi, che il fascino dell’epopea italiana aveva inebriato, e parevano gelosi di quella grandezza che ammiravano nei fratelli maggiori. Una fusione commovente e potente di esperienze dolorose e gloriose e di sognante fantasia, di memorie e di speranze, di intrepida energia e di generosa passione, sotto una disciplina spontanea e forte, dove agiva l’orgo­glio degli anziani e l’emulazione dei giovani, che volevano essere combattenti e veterani ad ogni costo, anche nella divisa, negli usi, nei simboli, nelle regole, nell’azione, nel gergo, e finanche nelle bestemmie. I veterani erano quasi tutti interventisti, volontari di guerra, decorati al valore, erano arditi e legionari di Fiume, il fior fiore spirituale del grande esercito. E, dagli arditi, le squadre d’azione presero appunto quella gioia orgogliosa di essere temerari, di non contare il numero dei nemici e dei propri morti, di sperare tutto dall’urto e dall’assalto quando ogni cosa è disperata; presero la divisa, e le insegne; presero i canti, fra i quali primo fra tutti Giovinezza, il mirabile inno della gloria, dell’amore e della morte, che essi guardavano in faccia senza timore e senza rimpianto, rappresentavano nelle fiamme nere, e ricordavano nei canti, superbi di essere i più forti di lei e di sentirsi padroni della vita. Invero, nessuno può intendere il canto Giovinezza, se non rievoca quei tempi, e non li vede come in sogno, que­sti ragazzi, sfilare « così radiosi di corpo e di anima che si scambierebbero per dei giovani Dei »; se non li ricorda in quell’atteggiamento di fierezza prepotente, gioiosa, sicura di sé, impavida, apparire su tutte le vie e le piazze d’ Italia, sulle strade polverose, isolati dall’odio o dal mala­nimo, dalla calunnia e dal vituperio di tutti, e avventarsi dove c’è un caduto da vendicare o un dominio di vio­lenza e di paura da distruggere; se non li sente ancora cantare, gettando alla morte imminente, ignoti e sdegnosi, il loro grido di sfida. Certo, le rappresaglie degli squadristi furono terribili (rappresaglie sugli uomini e sulle cose) e, talvolta, non senza eccessi, che MUSSOLINI denunciò pubblicamente e pubblicamente condannò. Ma, oltre la nota considera­zione che un grande torrente trascina con sé sterpi e sassi e fango, bisogna pur dire che il furore delle Camicie nere fu provocato e alimentato dall’assassinio e dalle imboscate sistematiche fatte dagli avversari con una bru­talità così fredda e selvaggia, che i nomi dei Sonzini, dei Berta, dei Bisagno, resteranno sempre il documento del martirologio fascista e della triste eredità che ci grava dai secoli neri della nostra storia; bisogna porre in rilievo che quegli eccessi furono purificati e redenti dalla nobiltà della causa, e dalle sofferenze, dalle persecuzioni, dalle stragi che i fascisti sostennero, da Modena a Sarzana, con una generosità che non ha precedenti, fuorché nella gesta garibaldina. Lo squadrismo era una vasta e incoercibile eruzione vulcanica: divenne l’esercito volontario del Fascismo, e dall’uno all’altro fu un rifluire e un circolare perenne di linfa, ricca di energie e di idee, di iniziative e disciplina; ma solo la sapienza politica e il prestigio di MUSSOLINI operarono la trasformazione, e fecero degli squadristi, così spregiudicati e veementi e avventurosi, un organismo solo e un’anima sola, lo strumento della battaglia che si proponeva di rinnovare la nostra classe dirigente e costituire a dignità di stato il nuovo popolo italiano, nato dalle trincee. Basti ricordare le battaglie fasciste in Alto Adige nel 1921, le occupazioni di Ferrara, di Bologna, di Cremona, la mobilitazione delle Camicie nere contro lo sciopero gene­rale « legalitario », la seconda azione su Bolzano nel 1922, e la Marcia su Roma. Il 14 gennaio 1923 MUSSOLINI creò la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: l’esercito volontario della Rivoluzione fascista diventava l’esercito volontario dello stato fascista, l’esercito del sacrificio, dell’ardimento e della fedeltà. Nel ventennale della Rivoluzione l’intatto spirito dello squadrismo si è rivelato nella grandiosa adunata dei vecchi membri delle squadre il 23 marzo XVII, a Roma, nel Foro Mussolini.

R. Farinacci

( Dizionario di Politica a cura del P.N.F., Roma, 1940, Vol. IV, pp. 445 – 447.)

Doc. 2

…così scrive lo storico antifascista Emilio Gentile:

Al fascino dei fascisti in para­ta non si sottrasse neppure un’antifascista come Anna Kuliscioff. Il 26 marzo 1922, scriveva a Turati, si era «buscata un discreto mal di testa, volendo assistere dal balcone lo sfilare del corteo fascista», dopo aver sperato «che Domeneddio almeno lui non fosse fasci­sta, e per l’ora della grande adunata avrebbe fatto diluviare come tutta stanotte e anche stamattina. Macchè! A mezzodì comparve il più bel sole di primavera, e la grande mobilitazione delle forze fasciste si è fatta con la benedizione del Signore, ma con scarso pubblico attorno».

Il corteo però come tale è riuscito grandioso, imponente, ordi­nato. Vi parteciparono 20-30.000 persone; chi potrebbe valutarne il numero? Tutti quei giovani dai 17 ai 25 anni, gagliardi, agili, bei ragazzi inquadrati militarmente, se non si sapesse a che turpi scopi è rivolta la loro azione, fanno un effetto magnifico di bellezza e di forza. Il corteo per sfilare nella sua totalità impiegò almeno un’ora e mezzo di tempo; le rappresentanze più numerose furono quelle di Cremona, Mantova e Lomellina; la radunata lombarda di oggi sarà un coefficiente di gloria per cingere la crapa pelata del «duce», il quale apriva il corteo in piena tenuta fascista, tronfio e gongolante di gioia di fungere da generalissimo di un esercito baldo e giovane davvero. Si vede che per certe mire del suo arrivismo egli ci teneva moltissimo a far vedere che ha un esercito, e questo come tale è una forza civile e disciplinata. Come generale moderno, non abbandonò i suoi bravi neppure all’ora del rancio all’Arena, a cui parteciparono il «duce» e gli altri deputati intervenuti, e li licenziava in Piazza della Stazione con un discorso di elogio e di gratitudine. Appena finito il corteo in piazza del Duomo, si scatenò un temporale con un acquazzone e grandine da far scappare tutti, salvo i fascisti, che l’a­vevano preso con tutta la violenza. Domeneddio, per farsi perdonare le varie ore di sole primaverile concesse, credette però alla fine di infliggere loro una piccola mortificazione. Chissà che apoteosi con­terà martedì mattina il «Popolo d’Italia». No, no, non è da illudersi: è un vero esercito militarizzato, disciplinato e pieno di ardore che si è costituito in Italia, è un esercito da muovere all’assalto non solo di qualche cooperativa o qualche Camera di Lavoro, ma per colpire molto più in alto. Non mi meraviglierei affatto che fra non molto s’impossessino del potere, creando una repubblica oligarchica, con Mussolini presidente e papa-re d’Italia.

Il fascismo usò la sua forza militare anche fuori dei confini nazionali, come fece il 3 marzo, per effettuare un colpo di Stato a Fiume, che con il trattato di Rapallo aveva assunto la condizione internazionale di Stato libero. Il governo provvisorio della città era affidato all’autonomista Riccardo Zanella, eletto dalla mag­gioranza dei fiumani presidente della Costituente, ma osteggia­to dai fascisti e dagli altri partiti annessionisti. Il colpo di Stato fu organizzato da un comitato militare costituito dal Fascio di combattimento fiumano. In seguito all’uccisione di un fascista da parte della polizia, i fascisti capeggiati da Giunta diedero l’assalto al palazzo del governatore, dopo averlo sottoposto a cannonate, e costrinsero Zanella a cedere il potere a un comitato di difesa nazionale e a lasciare la città. Lì si recarono subito Balbo, alcuni deputati fascisti e membri della direzione del PNF. D’accordo con gli altri partiti, i fascisti proposero la nomina a governatore della città del fascista Giovanni Giuriati, che era già stato il primo capo di gabinetto di D’Annunzio a Fiume: ma il governo Facta non volle ratificare la nomina e invitò Giuriati a rinunciare, cosa che egli fece il 15 marzo . Il 5 aprile, il governo italiano riconobbe come capo provvisorio dello Stato fiumano il vicepresidente della Costituente . La soluzione accettata dal go­verno italiano deluse i fascisti. Il 15 marzo Balbo ordinò la smobi­litazione: «Noi possiamo ormai andarcene da Fiume», annotava nel diario: «Non abbiamo nulla in comune con questa gente […] L’avventura di Fiume è finita. […] Il destino di Fiume è uno solo: uno sbocco: l’annessione. Torniamo dunque al compito maggiore, anche noi, che stiamo per lasciarla con un fondo di amarezza in cuore: andiamo a combattere per la conquista dell’Italia. Fiume si redime redimendo Roma».

(Emilio Gentile,  E fu subito Regime, il fascismo e la Marcia su Roma, Roma – Bari, 2014, pp. 52 – 53)

Doc. 3

I caduti della Rivoluzione fascista. — Per dare alla nazione nuovo volto, il suo vero volto, cioè, che i sacrileghi nega­tori della vittoria avevano tentato svisare, il Fascismo ha lasciato lungo la via della rinnovata vittoria numerosi caduti, eroi puri quanto gli altri che caddero di fronte al nemico. Se la rivoluzione è una guerra interna; e se la nostra rivoluzione ha avuto l’incomparabile merito di aver fatto, finalmente, l’Italia una e grande negli spiriti e nella sostanza; i martiri del Fascismo, tutti volontari assertori di un’idea, che, specie alle origini, era patrimonio di pochi eletti, vanno onorati con fede e con riconoscenza imperitura, con la coscienza di identificare in essi i migliori artefici della riscossa nazionale, che, arrossata di sangue, appare ed è più santa, più sublime, più eletta. Numerosi cotesti martiri dell’ idea e della fede fasci­sta; una schiera di luminosi eroi di tutte le età, di tutte le condizioni, giovinetti appena ed uomini già maturi, stu­denti ed operai, ex combattenti e padri di famiglia. Due giovanissimi aprono la serie del martirologio fascista. Pierino Delpiano, vittima dei sovversivi a Torino il 3 dicembre 1919 e Ferruccio Barletta, diciannovenne, caduto l’11 aprile 1920 a Minervino Murge. Stupenda la figura di Giacomo Schirò, medaglia d’oro, crivellato, in una impari lotta con i comunisti, a Piana dei Greci il 23 luglio 1920, da cinquantatré colpi. Non meno gloriosi i nomi di Vittorio Podestà e Luciano Priori caduti sotto i colpi dei comunisti il 6 settembre a Cremona; e quelli di Costan­tino Scimula e Mario Sonzini trucidati il 22 settembre a Torino. Il 21 novembre a Bologna, nella tragedia di Palazzo d’Accursio, trova luminosa morte Giulio Giordani. Il 20 dicembre, in un agguato teso dalle guardie rosse, trovano la fine, a Castello Estense di Ferrara, numerosi giovanissimi fascisti. A queste prime vittime del sovversivismo, sulla fine del 1920 seguono altri morti non meno gloriosi, per la riconquista della città olocausta, Fiume. Per i quaranta legionari immolatisi davanti al Carnaro, nel Natale di sangue fiumano, MUSSOLINI scriveva: « Sono gli ultimi caduti della grande guerra, e, come gli altri, non invano!» (II, 135). In Italia nelle campagne, nei borghi, nelle città, la schiera delle vittime della barbarie rossa s’infittisce nel 1921: Aldo Milano, caduto 1’8 gennaio ad Albano Ver­celli; Augusto Baccolini e Orlando Antonini, massacrati il 24 gennaio a Modena; Riccardo Barbera, caduto il 23 febbraio; Valentino Schiavon, ferito il 28 febbraio a Badia di Rovigo e morto poco dopo. Lo stesso 28 febbraio veniva trucidato selvaggiamente, le mani mozzate sul ponte a Firenze e poi colpito furiosamente, il giovinetto eroe Giovanni Berta. Non meno nobile il sacrificio, avvenuto in vilissime imboscate ed in selvagge aggressioni, di numerosi altri martiri del Fascismo. Così vanno ricordati i marinai caduti nell’ imboscata di Empoli il 10 marzo del 1921; Luigi Sca­raglio, Costantino Brioglio e Antonio Strucchi, vittime di un’aggressione a Casale Monferrato il 6 marzo. MUSSOLINI Il 3 aprile a Bologna evocava « il ricordo di tutti i nostri morti, che sono la nostra religione » (II, 164). Ma la fero­cia rossa non conosceva requie. Aldo Rosselli, Dante Rossi e Tolemaide Cinipi sono trucidati nell’eccidio di Foiano della Chiana il 17 aprile, Rino Moretti cade eroi­camente il 28 marzo a Portomaggiore; Tito Manichetti a Ponte a Moriano il 25 marzo; Gigino Gattuso il 24 aprile a Caltanissetta; Amos Maramotti il 29 aprile a Torino; Angelo Boccolo Bragadin, Gian Vittore Mezzomo e Gian Battista Fumei il 6 maggio a Cittadella, presso Padova; Dino Suigo e Giuseppe Torti il 15 maggio a Castelnuovo Scrivia, presso Alessandria; Pio Pischiutta il 10 maggio a Pordenone; Arrigo Caleffi e Giuseppe Morandini il 15 maggio a Soave, presso Mantova; Giuliano Rizzato, Giuseppe Bandonna e Francesco Giachin, anche il 15 maggio, a Maresego d’ Istria, sopraffatti da un’orda di comunisti allogeni; Nando Gioia il 16 maggio a Bilegno presso Piacenza; Luigi Platania, il 19, a Rimini; Nello degli Innocenti e Gino Giannini il 22 maggio, sotto i macigni rotolati dall’alto delle cave di Sesto; Antonio Macerati l’11 giugno a Piacenza; Spartaco Bello, dicias­settenne, il 14 giugno a Venezia; Gilberto Cibarti il 25 giu­gno a Massa, Rino Daus il 29 giugno a Grosseto. Stupende le figure dei caduti nell’eccidio di Sarzana (21 luglio); non metaforicamente eroici, ma sostanzialmente grandi per il loro comportamento ed il loro coraggio i caduti dell’estate e dell’autunno del 1921: Domenico Serlupi e Giovanni Zoccoli (21 luglio); Raffaello Aliboni (8 agosto); Ernesto Curcumi (10 agosto); Settimo Leoni, ferito il 16 agosto e deceduto il 12 ottobre; Sigifredo Priori (4 settembre); Luigi Frigeri (11 settembre); Romolo Boselli (2 novembre), Andrea Vercesi (12 novembre). Un posto a parte spetta ad Emma Gherardi, moglie e madre di camicie nere, trucidata il 29 agosto a Baragazza di Casti­glione. Ma i caduti di quel periodo non possono nominarsi tutti. Particolarmente commovente il ricordo della morte di Franco Baldini (14 novembre) e di Giuseppe Barnabei caduto nell’agguato di Castel S. Pietro. Il Barnabei, ope­raio, padre di cinque figli, dopo aver ricevuto i conforti religiosi, disse: « Hanno fatto male a ferirmi, ma perdono loro ». MUSSOLINI, commentando in un discorso alla Came­ra la meravigliosa fine di questo eroe, soggiungeva: « Come dice Maeterlink, quest’oscuro eroe ha fatto un gesto di gran­dezza, ha pronunziato una parola di grandezza» (II, 216). Stupende figure di martiri dell’ idea fascista novera il 1922: i fratelli Renato ed Eugenio Picciati caduti in una imboscata a Bergiola (Carrara) l’8 gennaio; Umberto Ferrari aggredito a Rovere il 22 gennaio; Federico Guglielmo Florio, il debellatore della lega rossa di Prato. «Appartiene, scriveva MUSSOLINI di Florio il 20 gennaio, alla schiera degli eletti » e soggiungeva: « un vincolo sacro, infrangibile tiene serrati i fedeli del Littorio: il cemento, il vincolo sacro dei nostri morti. Sono centinaia. Adole­scenti, giovinetti, uomini maturi. Nessun partito d’Ita­lia, nessun movimento nella storia recente italiana può essere confrontato al Fascismo; nessun ideale è stato, come quello fascista, consacrato dal sangue di tanti gio­vinetti » (II, 233). Ma a Federico Guglielmo Florio seguono altre vittime: Alberto Landini a Lerici (16 feb­braio); Natale Tovaglioli a Cavalvolone presso Novara (19 marzo); Ettore Buriani a Boschi di Baricella presso Bologna (16 aprile); Guglielmo Veroli a Tivoli (21 aprile): Ugo Pepe a Milano (24 aprile); Augusto Barbetta, Luigi Barolo e Pietro Zogno, tre fieri lavoratori, a Megliadino, presso Padova (1° maggio); Alfeo Giaroli a Tabiano di Viano presso Reggio Emilia (7 maggio); Camillo e Felice Mortarotti a S. Lorenzo di Vignale (26 maggio), Armando Fugagnollo a Gazzo Padovano (7 luglio); Angelo Ridono a Casalino presso Novara (9 luglio), Michele Falcone da Serracapriola di Foggia a Viterbo (23 luglio) e poi ancora, in agosto, Odoardo Amadei a Sala Baganza (Modena), Edoardo Crespi, Emilio Tonoli e Cesare Molloni a Milano, Primo Martini a Genova; ed alla vigilia della Marcia su Roma, Mario Brumana a Cardano al Campo, Guido Michelassi a Controguerra presso Teramo. MUSSOLINI nel discorso di Udine, il 20 settembre, esortava a « raccogliere lo spirito degli indimenticabili morti e farne lo spirito ardente della Patria immortale» (II, 332); ed il 4 ottobre aggiungeva: « Quando una causa è santificata da tanto sangue puro di giovani, questa causa non deve venire in nessun modo infangata » (II, 328). Poi venne la riscossa, che ebbe ancora i suoi morti, nelle giornate d’ottobre; Gian Carlo Nannini a Bologna, Oscar Paoletti a Sulmona, Giacomo Apollonio a Verona, Feliciano Bignozzi a Milano… Il martirologio non si ferma con la Marcia su Roma. Cadono numerosi altri martiri del Fascismo anche dopo; il diciottenne Duilio Guardabassi il 10 agosto 1923 a Roma; Armando Casalini il 12 settembre 1924 anche a Roma, Giovanni Villana a Nicastro, Antonio Mandolini a Ficulle presso Terni, il 3 novembre 1924; e nello stesso anno, Giulio Benedetti ad Albegno (Bergamo) il 10 otto­bre e Pietro Salvatori a Montecelio il 25 dicembre. Tra i caduti all’estero va ricordato, trai tanti altri, Nicola Bonser­vizi, magnifica figura di giornalista e di propagandista, assassinato a Parigi il 20 febbraio 1924. Un esercito, dunque, di martiri, di eroi, di artefici immo­latisi per il rinnovamento nazionale. Il 16 settembre 1924 MUSSOLINI poteva ben dire a Napoli che i nostri tremila morti sono la garanzia, la grande garanzia che il Fascismo non mancherà ai suoi destini (IV, 263), e, dieci anni dopo, nel messaggio inviato il 27 ottobre 1934 per la tumula­zione in Santa Croce di 37 caduti fascisti, ammoniva aver essi già adottato il motto gagliardo « credere, obbedire, combattere »; e soggiungeva: « il loro monito solenne è perentorio: guai ai ritardatari, guai ai pusillanimi e guai, soprattutto, agli immemori» (IX, 139)… E non immemore il regime è stato per essi. A parte la sublime atmosfera che è stata creata, nello spirito dell’Italia nuova, attorno ad essi, considerati davvero pre­senti nella vita del Fascismo (non a caso ogni fascio è intitolato ad uno di essi), speciali misure legislative mirano a garantire protezione ed assistenza ai loro figlioli ed ai loro congiunti. Con legge n. 2275 del 24 dicembre 1925 e successivamente con leggi 10 agosto 1927, n. 1519, 24 marzo 1930, n. 454, e 12 giugno 1931, n. 777, venivano estesi agli orfani ed ai congiunti dei caduti per la rivolu­zione tutte le provvidenze emanate in favore degli orfani e dei congiunti di caduti in guerra. Nel giugno del 1924 sorgeva l’Associazione fascista famiglie caduti mutilati feriti per la rivoluzione, ente che ha, tra gli altri, i seguenti scopi: tener vivo ed alto il ricordo dei caduti fascisti ed il sacrificio dei mutilati e feriti per la causa nazionale; assistere moralmente e materialmente le famiglie dei caduti, curando che vengano applicate in loro favore tutte le provvidenze accordate dalla legge; garantire una decorosa vecchiaia ai loro genitori ed un sicuro avvenire ai loro orfani. L’associazione, che è presieduta dal Ministro Segretario del Partito nazionale fascista, in realtà riassume la riconoscenza nazionale per coloro che s’immolarono per la resurrezione della patria.

(Dizionario di Politica a cura del Partito Nazionale Fascista, antologia volume unico, a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2014, Lulu.com, pp. 37 – 39.)

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Cattolicesimo e Fascismo, i “Due Fuochi dell’Ellisse”: il duplice attacco per distruggere gli eredi della Civiltà Romano-mediterranea!

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Vogliamo, cari lettori e simpatizzanti, prendere in prestito, per iniziare la stesura di questa nostra importante analisi, le parole, rappresentative, presenti nello scritto di Armando Carlini, “FILOSOFIA E RELIGIONE NEL PENSIERO DI MUSSOLINI” del 1934, edito per l’Istituto Nazionale Fascista di Cultura e successivamente pubblicato nella raccolta “Saggio sul pensiero filosofico e religioso del Fascismo” del 1942  (qui):  il Fascismo è il principio di una nuova sintesi politica e culturale, in cui, prendendo a paragone un’elissi, la tradizione romana dell’autorità sia politica che ecclesiastica, rappresenterà i due fuochi. “

Mai sintesi fu più precisa e veritiera di questa sopra riportata! Proprio per questo motivo, perchè il Fascismo Mussoliniano rappresenta la più verace forma di sviluppo armonico della Civiltà Latino-mediterranea (nei modi idonei ad affrontare le sfide poste dalla modernità, risolvendone positivamente i limiti ed i conflitti,  creando uno Stato Nuovo alternativo ai fallimenti modernistici e/o collettivistici), esso è stato ed è tutt’ora così violentemente attaccato! Siccome il Fascismo Mussoliniano rappresenta quell’armonia perfetta di valori politico-religiosi e poichè i nemici della Civiltà Mediterranea vogliono distruggere tale armonia, il colpo non poteva non essere assestato ad entrambi i Fuochi dell’Ellisse: il potere Politico e quello Religioso,  rappresentanti la nostra Civiltà; il Fascismo ed il Cattolicesimo Romano! Del resto, come abbiamo già sintetizzato in questo nostro articolo, l’attacco alla Civiltà Latino-Mediterranea è partito, in epoca “moderna”, dalla Gran Bretagna, in un duplice ambito: quello filosofico-politico, e, in tempi più recenti, quello militare. Ciò è la risultante di un’unica strategia, che ha come obiettivo l’abbattimento della Civiltà anzidetta e per il raggiungimento di tale orribile risultato le elites pluto-massoniche si sono avvalse di vari strumenti, tutti “utili” alla bisogna. Trenta Secoli di Civiltà latina, però, non sono passati senza lasciare un profondo e magnifico segno. L’attacco portato avanti dal XVII secolo in poi, ha trovato, grazie a Dio, resistenze e contrattacchi di grandissima levatura, in primis dal punto di vista Religioso, con i Pontefici Romani del calibro del beato Pio IX (il cosiddetto “papa Liberale“, SIC!),di Leone XIII o San Pio X, con l’offensiva magisteriale e Politica da essi posta in essere; lungimirante perché non ferma ai soli eventi chiaro-scuri dei cosiddetti “risorgimenti” europei, ma proiettata all’individuazione dei fondamenti filosofici, deteriori, oppositori della Civiltà Romano-Cattolica, che era il reale obiettivo delle rivolte eterodirette (mentre l’ Indipendenza era solo uno specchietto per le allodole: prova ne è stata, ad esempio, la mancata verace Indipendenza Italiana). Il fermento Religioso non fu, dunque, una sterile voce isolata. Indubbiamente i problemi posti dalla modernità illuministica non erano secondari e certamente non erano campati in aria. Certamente, i contrasti nella Società degli Uomini andavano risolti positivamente, ma nel solco della Civiltà Italiana. Civiltà a cui tutta l’Europa guardava. Dunque, la risposta arrivò anche dal punto di vista Politico. E’ in questo solco, che si inserisce la nascita delle Filosofie politiche che portarono Benito Amilcare Andrea Mussolini a fondare il Fascismo Italiano, che integra il Cattolicesimo Romano. Questo perché, inevitabilmente, la Cultura italiana, è permeata dei valori della Civiltà che essa rappresenta. In base a questi valori, genialità presenti in ogni campo dell’umano sentire del calibro di Benito Mussolini, Giovanni Gentile, Armando Carlini, Alfredo Rocco, e così via, hanno potuto sintetizzare la forma più idonea di Stato Nazionale ed Universale, fondato proprio sul retaggio cattolico, romano e mediterraneo, tale da affrontare e risolvere i problemi posti e provocati dalla modernità post-illuministica. Tale forma Statuale non poteva prescindere dalle fondamenta della Civiltà Romano-Cattolica, ri-prendendo, proseguendo e completando il cammino intrapreso da questa stessa Civiltà sulle basi della filosofia dello Stato Indipendente, sintetizzata dall’ Apostolo e Martire San Paolo, al secolo Saulo di Tarso. E’ genericamente ignorato, infatti, l’apporto fondamentale alla svolta epocale sulla natura stessa del rapporto tra Stato e religione fornito proprio dal Cristianesimo Cattolico. E’ il Cristianesimo che, per la prima volta in assoluto, ha proposto all’Umanità la Rivelazione di un Dio Trascendente e personale, non Immanente alla realtà o a uomini-dei; Rivelazione che rende libera la Coscienza dei singoli, poiché si distingue dalle realtà temporali (ma non se ne separa), pur dando una evidente priorità a quelle Spirituali, nella dimensione però della Elevazione Interiore (secondo precisi principi) e della “solidarietà fraterna”. Tale Distinzione, dunque, non è separazione od opposizione fra le Autorità. Essa certifica che le realtà Trascendenti esistono e sono vere, anche se non sono immediatamente comprensibili (in questo, valorizzando le intuizioni della filosofia Greca a riguardo). Esse hanno, altresì, un primato assoluto nel Cuore dell’Uomo, poiché ne formano la Coscienza profonda, non possono essere eliminate o subordinate violentemente da nessun’altra autorità terrena, poiché, in ultima analisi, il concetto stesso di Autorità e Comando non può prescindere da esse, se vuole darsi un valore morale superiore. Dunque, la distinzione dei poteri, delle Autorità, è un unicum “inventato” dal Cristianesimo Cattolico (1). Diciamo “Cattolico” (cioè, Universale!), poiché questo è il termine usato dall’Apostolo e Martire San Paolo per  definire la Chiesa di Gesù Cristo il Nazareno (2). E ciò rappresenta il motivo su cui si fonda l’armonizzazione del messaggio politico tramandato dalla Civiltà di Roma con quello religioso portato dal Cristianesimo, complementarità inverata proprio in virtù del sapiente “innesto” di Quirino in Cristo, operato da un Pescatore di Galilea, chiamato Petrus (Cefa, in Aramaico) e da un Dottore della legge israelitica, chiamato Saulo, nato cittadino romano, col nome di Paulus di Tarso. Quelle che saranno definite, a ragione, le Colonne di Roma Cattolica, San Pietro e San Paolo, hanno così innestato nell’Universalismo della Civiltà Romana, la Religione “Rivelata” dal Cristo, Figlio Unigenito di Dio Padre, nella potenza dello Spirito Santo. Religione che, unica al mondo, non solo Rivelava la Distinzione dei Poteri, ma prima di tutto Redimeva l’Uomo, lo rendeva definitivamente “capace di Dio”; definiva in modo netto il Messianismo annunciato al popolo ebraico come Spirituale, Universale e non Secolare. Il Messia (a differenza dell’interpretazione riduttiva, tribale e settaria elaborata in ambito giudaico), ossia il Cristo (“l’unto del Signore” nella lingua greca, che era quella più diffusa tra il popolo nella parte orientale dell’Impero Romano)non assurge al ruolo di un Re Politico che deve sottomettere in schiavitù il mondo intero per “asservirlo” al popolo ebraico! Gesù Nazareno, invece, rivela l’Interpretazione delle profezie dell’Antico testamento, donato ai figli di Abramo, proprio nel senso sopra citato, per cui il Messia è Lui, il “Servo Sofferente” descritto dal Profeta Isaia, ucciso e crocefisso, che si è offerto in Olocausto (termine Religioso per definire il sacrificio perfetto, offerto allo stesso Iddio per la Salvezza degli Uomini), per Redimere l’umanità dal Peccato originale e per rendere finalmente l’Uomo degno di essere “Figlio Adottivo” di Dio, purificandone il cuore, trasformandolo da “Cuore di Pietra in Cuore di Carne” (3). Dunque, per i Padri della Chiesa Cattolica, per i filosofi Cristiani, la civiltà Greco-Romana ha valore pre-figurativo della Chiesa stessa. Anzi, tale Civiltà manifesta delle chiare “intuizioni pre-cristiane” nella filosofia e nel diritto, che essi valorizzano, riconoscendone la funzione politica, secondo loro data dalla stessa Provvidenza Divina, accettandone con amore l’Imperium romanorum gentis (4). Precisamente secondo questi presupposti si sviluppa la Civiltà Romano-Mediterranea. Sviluppo non sempre armonico, con battute di arresto e con alcuni strappi inveratisi in vari periodi della storia. Sviluppo bruscamente interrotto dalle idee “individualiste”, non nate ma irradiate nell’intero orbe dalla Gran Bretagna, a mezzo dei suoi traffici e delle sue conquiste. In tal senso è il modello individualista e materialista dei “britannici” ad incarnare la vera “reazione“, il vero “conservatorismo“, poiché essi rappresentano i banditori di tali idee retrograde, che vogliono ri-portare indietro le lancette della storia, che vogliono cristallizzare il tempo e il sapere in un presunto quanto opinabilissimo “tempo antico eterno“, in cui la “conoscenza era segreta” e custodita presumibilmente da “iniziati”, future auto-proclamate pseudo-guide del mondo intero (tale è l’assioma Evoliano e prima ancora Massonico). Tale è l’attacco alla Civiltà Romano-Cattolica e dunque alla Civiltà Fascista, arrivato nel tempo presente alle sue massime conseguenze e portato su vari livelli, ma preparato da secoli.

E’ importante rilevare chiaramente che le modalità per portare un simile attacco risultano le medesime, sia nei riguardi del Fascismo che in quelli del Cattolicesimo, poichè entrambi “Fuochi dell’ellisse“, entrambe sole vere autorità rappresentanti la nostra Civiltà Romana, l’una nel dominio temporale, l’altra in quello spirituale. Cattolicesimo e Fascismo, traggono origine dalla medesima Filosofia Spiritualistica (5), che rappresenta, per l’appunto, lo sviluppo in fieri di un’unica Civiltà. Dopo aver assestato contro di essa il colpo più grande con l’ultima guerra mondiale, in cui si è arrivati in modo strumentale alla voluta conflagrazione globale, da parte dei suoi nemici si doveva pensare all’eliminazione dei principi sopravvissuti della nostra millenaria Civiltà. Per fare ciò, nel “nuovo” clima post-bellico, bisognava operare anche con metodi alternativi rispetto allo scontro aperto: la diffusione a macchia d’olio all’interno dei gruppi sopravvissuti di uomini ed elementi culturali e politici estranei, con annessa deformazione e usurpazione di principi ed idee (il modo migliore per disinnescarne il potenziale intrinseco). Tale metodo disgregante è stato utilizzato in modo graduale, conoscendo nel secondo dopoguerra una accelerazione determinante e una diffusione capillare su larga scala. Nel caso dei sopravvissuti del Fascismo, decapitato e sterminato nei suoi quadri ideologico-politici, messo in ginocchio da una guerra persa, essi sono stati “inglobati” dalla neonata “repubblica antifascista” eterodiretta da oltre oceano, attraverso un partito ossequioso verso il “padrone americano” che, a mezzo del proprio referente politico diretto nella “colonia italica”, la “Democrazia Cristiana”, lo ha imposto quale rappresentante dei reduci del Regime caduto, ovvero il Movimento Sociale Italiano. Tale partito, lungi dall’essere mai stato realmente Fascista, si è proclamato tale, solo per garantire il primo e più fondamentale passo verso la de-fascistizzazione retroattiva del fascismo. Attraverso questo metodo subdolo arriviamo all’oggi, con la cosiddetta “area neo-fascista“, che ovviamente fascista non è, ma che continua ad assolvere il compito di  mistificare e mortificare l’ideale del Fascismo, favorendo la fagocitazione da parte del sistema antifascista dei cosiddetti militanti che hanno la sventura di farne parte (6). Similmente, nella Chiesa Cattolica, si è svolto un attacco dai contorni netti e usurpatori della verace Dottrina. Preparato molto tempo prima – già nel 1899 il prelato francese Henry Delassus aveva ammonito che… «Ogni uomo, per quanto sia poco attento a ciò che accade nel mondo, si accorge subito che l’opera non solo è incominciata, ma che progredisce di giorno in giorno negli assalti contro la fede. E in pari tempo vi è, l’abbiam detto, la cospirazione contro la patria, meno aperta, ma non meno reale: poiché è necessario che cadano entrambi per dar luogo a questa “Gerusalemme di nuovo ordine, santamente assisa tra l’Oriente e l’Occidente, che deve sostituirsi alla duplice città dei Cesari e dei Papi”. Il colmo sarebbe che i ministri del clero cattolico, sotto l’impero d’illusioni fallaci quanto generose, venissero a portare un concorso qualsiasi a questa cospirazione che si può chiamar universale, ed a contribuire in qualche parte a scuotere la ferma adesione che l’anima cristiana deve professare ed avere per la santa Chiesa cattolica, la sola arca di salute»… (7) – ma portato nel momento propizio, sotto l’incalzante pressione politica del governo americano in piena “guerra fredda”, promuovendo il ribaltamento della Dottrina Cattolico-Romana, ovvero la sostituzione del proprio paradigma filosofico-religioso, a mezzo della preparazione e indizione di un apposito Concilio, il Vaticano II, che costituì un unicum nella storia millenaria della Chiesa Cattolica ed il vulnus attraverso cui il modernismo illuminista ha fatto breccia tra le mura vaticane. Detto Concilio fu prima annunciato e poi attuato, in modo totalmente diverso dai precedenti. Poiché, mentre i Concili erano da secoli sempre stati un presidio del magistero Cattolico Papale, per definire dottrine e prassi, con il Vaticano II ci si rifiutò di farlo per principio (sic! Tale fu la dichiarazione del pontefice all’epoca), definendolo “Concilio Pastorale”, ovvero un ossimoro escogitato per non esercitare la consueta infallibilità dottrinaria sulle materie dogmatiche, ma allo stesso tempo per imprimere una svolta nella definizione stessa di “Dottrina” e sul tipo di assenso che il fedele è tenuto a dare ad essa. In sostanza si è sostituito, nei fatti, il paradigma cambiando il senso al termine “Dottrina“, e istituendo la “Dottrina della prassi“, tale che fu richiesto ai fedeli un assenso simile a quello dovuto ai dogmi, pur non avendo formulato e definito nulla di dogmatico. Questa sostituzione di paradigma, avvenne per esclusivo mezzo dell’Autorità Religiosa, non basandosi più sull’oggettività del dogma o della dottrina definita tradizionalmente (dalla quale la stessa Autorità trae la sua legittimità al comando!), ma attraverso il dettato dell’Autorità stessa, che pur non potendo sovvertire (in immediato!) direttamente la fede e il deposito dottrinario, operò come se stesse mediando tra due “fazioni” in lotta: dunque arrivando ad un compromesso tale che potesse garantire una lettura duplice di uno stesso Concilio. Questo perché, gradatamente, nelle Scuole, nelle Accademie, nei Seminari, nei punti-chiave della formazione Cattolica, si è prima infiltrata e poi radicata “l’interpretazione Sociologica della Religione”.  In tal modo, avendo in casa un problema epocale come la spinta per il ribaltamento del paradigma Cattolico all’interno della stessa Chiesa, le Gerarchie ancora “ortodosse” hanno “optato” per una “mediazione” interna, che non rimase senza conseguenze gravi. E’ di quegli anni la prima e più grande contestazione, portata avanti dal Sacerdote e Vescovo francese Mons. Lefebvre, che fondò, secondo la sua intenzione di preservare la purezza Dottrinaria Cattolica, la Società di Vita Sacerdotale e Apostolica San Pio X (8). Ma già precedentemente a questi fatti, nell’ambito dell’ortodossia cattolica, ci si era espressi molto chiaramente contro l’influenza nefasta dell’americanismo, rilevandone i tratti più veraci : « Se veramente l’America è la “nazione dell’avvenire”, se è chiamata a “condurre il mondo”, “a guidare i destini dell’umanità” “al soffio caro della libertà”, “nell’inseguimento d’un progresso che non sembra avere alcun limite”, e che questo progresso sia quello di cui unicamente qui si fa menzione: “lo sviluppo dell’industria e del commercio, la soluzione dei problemi sociali e politici” secondo i princìpi dell’89, vale a dire il progresso materiale e l’indipendenza dell’uomo, il mondo vedrà l’èra non “la più grande” ma la più disastrosa che si sia mai veduta» (9).

Dunque, esaurito il tempo dell’attacco politico-militare, attraverso la guerra globale al Fascismo, veniva il tempo dell’attacco culturale-filosofico alla concezione religiosa ed etico-morale da cui la Dottrina fascista aveva tratto linfa vitale, attacco messo in atto con un evidente “ribaltamento dei valori attuato dal didentro“, portato oggi alle estreme conseguenze.

Le attuali condizioni religiose e politiche dell’Europa, governata da oligarchie pluto-massoniche che eterodirigono ogni ambito della vita dei popoli, sono la risultante di questo duplice attacco alla Civiltà Romano-Cattolica. Così anche le propaggini di questa crisi, da riscontrarsi negli ultimi fatti legati sia al Vaticano del Vescovo di Roma Bergoglio ( è ancora aperta, infatti, la controversia sull’attribuzione del titolo Pontificio all’attuale vescovo di Roma e riguardo le modalità della rinuncia al soglio di Pietro di Papa Benedetto XVI, alias Joseph Ratzinger: qui , qui e qui ) che alle “leggi nazi-maoiste di Fiano“, non rappresentano altro che i segni più recenti e vistosi del lungo e subdolo attacco fin qui descritto.

C’è di positivo, però, che l’avvicinarsi del culmine della crisi generale, provocato dagli attacchi anzidetti, ha finalmente generato lo scatenarsi di forze creative e positive, depositarie del testimone della nostra Civiltà universale, tanto in ambito politico che religioso (10). Dunque, questi tempi, gravissimi, tremendi, ma anche forieri di possibili sviluppi di grande speranza per il domani della Civiltà europeo-mediterranea, possono essere l’anticamera della rinascita, verace e definitiva, della nostra gloriosa Civiltà Romana. Noi fascisti de “IlCovo” lavoriamo con fede e passione proprio per abbreviare il tempo di attesa di questa auspicata rinascita e, a Dio piacendo, come sempre, tireremo dritto fino in fondo, con la bussola di questa Speranza, certi più che mai di essere dalla parte del giusto e del vero! Ad Majora!

RomaInvictaAeterna

NOTE

(1) Vedere i Vangeli Sinottici: San Matteo Cap 22, ver. 21; San Luca Cap. 20, ver. 25; San Marco Cap 12, ver. 17. Vedere anche: “Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”.  Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall`alto.” (Vangelo di San Giovanni Cap. 19, ver. 10-11)

(2) Il primo Successore degli Apostoli a definire la Santa Chiesa di Cristo col lemma “Cattolica” è Sant’Ignazio di Antiochia (+107 dc), discepolo di San Giovanni apostolo, successore di San Pietro apostolo sulla Cattedra Antiochiena. Sant’Ignazio ha una formazione Teologica fortemente Paolina, e insegna la “Cattolicità” della Chiesa proprio sulla base della Teologia dell’Apostolo della Genti, colonna di Roma (Cfr. p.e. Sacra Bibbia, Lettera ai Galati, Cap 3, ver. 26-29).

(3) Cfr, Sacra Bibbia, Libro del Profeta Isaia, Cap 53, sul Cantico del Servo sofferente; Sacra Bibbia, Libro del Profeta Ezechiele, cap. 36, sull’annuncio della Salvezza universale ad opera del Cristo e sul Dono del Cuore di Carne.

(4)Cfr. p.e. Sant’Agostino d’Ippona, De Civitate Dei, Libro V; Dante Alighieri, De monarchia.

(5) Cfr. a.e.:  Il Popolo D’Italia, B. Mussolini,  Deviazioni, 11 settembre 1921 “…I fascisti non possono e non debbono fare dell’anticattolicismo; non possono e non debbono scatenare accanto ai vecchi, nuovi motivi di divisione e di odio, che potrebbero avere ripercussioni fatali sulla compagine della nazione. I fascisti, i quali – lo sappiano o no, se ne rendano conto o no – sono imbevuti di dottrine spiritualistiche, devono lasciare ai formiconi del razionalismo e dell’anticlericalismo la fatica grottesca e inane di combattere le manifestazioni religiose e di bandire Dio dall’universo. Noi siamo andati oltre queste posizioni filosofiche di trent’anni fa, quando imperava la pseudo-filosofia del positivismo. “; La Dottrina del Fascismo (1932), Edizione Hoepli, 1942, ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito: “Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che è il cattolicismo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta. Lo Stato fascista non crea un suo Dio così come volle fare a un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; né cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi come visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo. “; Dizionario di Politica, voce SPIRITUALISMO, a cura del P.N.F. – Roma, 1940, Vol. IV, pp. 336 – 337 : “Nel senso lato del vocabolo spiritualismo è ogni dottrina che riconosce l’indipendenza e la preminenza dello spirito sulla materia, sia collocandolo al di sopra della natura, sia cercando in esso, come pensiero cosciente, la spiegazione di questa. Tale dottrina abbraccia perciò ogni sistema di metafisica che affermi l’esistenza di Dio e dell’anima quali sostanze immateriali: Dio è puro spirito, personale, distinto dal mondo, trascendente e causa prima dell’universo; le personalità coscienti sono realtà spirituali individuali e attive; l’anima sopravvive al corpo; tutto esiste in vista di un fine. Sempre nel senso lato del vocabolo si dà talvolta il nome di spiritualismo alle dottrine che accordano maggior valore alla vita dell’anima che a quella del corpo, sì che lo spiritualismo morale non viene quindi punto subordinato all’accettazione dello spiritualismo metafisico…Lo spiritualismo italiano del Risorgimento comprende per es. tutte quelle dottrine che si presentano quali reazioni al razionalismo illuministico e al sensismo, risveglio della tradizione storica dello spirito italiano che si traduce nell’affermarsi della rinascita civile, morale, religiosa, patriottica del nostro popolo. (A questa corrente spirituale che appartengono, nell’ Ottocento, il Manzoni, il Tommaseo, il Mamiani, il Mazzini, ecc.). Spiritualista per eccellenza è la dottrina del Fascismo, sorta anch’essa quale reazione del secolo contro il positivismo dell’Ottocento, che aveva fiaccato le volontà e sopito le coscienze, e quale reazione del più puro spirito italiano contro le assurde ideologie che esprimevano, nel momento culminante della crisi dei valori etici dopo la guerra del 1915, il trionfo di una concezione materialista della vita. Dottrina, quella fascista, che non intende l’esistenza umana se non come lotta in nome di principi etici superiori e per l’affermazione di motivi eminentemente spirituali: il valore della cultura in tutte le sue forme, religiosa, artistica, scientifica; l’importanza dell’educazione e del lavoro; la preminenza delle « forze morali e responsabili dello spirito ». L’uomo vi è considerato nel suo rapporto con una legge superiore e con una volontà che trascende l’ individuo particolare per elevarlo « a membro consapevole di una società spirituale ». Il fatto stesso di concepire la vita come dovere, elevazione, conquista, e la dottrina non come una semplice esercitazione di parole ma un principio che deve assolutamente tradursi nell’azione, è già, nel più elevato grado, un’affermazione spiritualista. Lo stato diviene così l’espressione più alta e potente della personalità, la forza che ne promuove tutte le manifestazioni etiche, « perché esso intende di rifare non soltanto le forme della vita umana bensì il suo contenuto », e perché rinnovando le basi della vita della nazione concreta l’organizzazione politica, giuridica ed economica, la quale « è nel suo sorgere e nel suo sviluppo una manifestazione dello spirito ». “

(6) Lo descriviamo, tra l’altro, nel nostro Studio decennale, “L’identità Fascista – Progetto politico e dottrina del Fascismo – Edizione del Decennale”, qui.. Finalmente, anche in ambito non dichiaratamente Fascista si sta diffondendo la consapevolezza della strumentalità del cosiddetto “neo-fascismo”: vedere a.e. qui

(7) Henri Delassus, “L’americanismo e la congiura anticristiana”, 2016, Effedieffe.

(8) Sull’apostolato di Mons. Lefebvre si veda: C. Siccardi, Mons. Marcel Lefebvre. Nel nome della verità, Sugarco, 2010. Sulle plurime interpretazioni del Concilio “Pastorale” Vaticano II, si veda:  P. S.M Lanzetta, Iuxta Modum. Il Vaticano II riletto alla luce della tradizione della Chiesa, Cantagalli 2012; M. B. Gherardini, Il Vaticano II. Alle radici di un equivoco, Lindau, 2012; P. S. M. Lanzetta, Il Vaticano II, un Concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, 2014

(9) Henri Delassus, “L’americanismo e la congiura anticristiana”, op. cit.

(10) Si veda a.e. qui e qui

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