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Il Fascismo è l’unica teoria politica capace di sradicare il sistema liberal-plutocratico…checché ne dica il russo Dugin!

Abbiamo più volte e in vari modi stigmatizzato l’usurpazione da “sinistra” del Fascismo. Ad esempio in questa sezione,  qui e qui.

In realtà, già dai tempi del fu M.S.I. del “camerata Niccolai”, risultava evidente che tale mistificazione, non fosse affatto in contrapposizione a quella effettuata “da destra” dai cosiddetti “tradizionalisti evoliani”, ma che  questa manovra, nella sua interezza, rientrasse pienamente nell’indebita appropriazione dell’Identità Fascista avente un’unica regia, diretta sempre dai soliti mandanti: quella dei nemici dichiarati del Fascismo, i “pluto-massoni” mondialisti. Tale usurpazione ha costituito esattamente la prosecuzione della loro guerra, mossa in questo caso dal lato politico-ideologico, seguita a quella già mossa a suo tempo dal lato militare e terminata nel 1945 con la vittoria bellica degli Alleati, che ovviamente ha avuto e continua ad aver bisogno di strumenti di questo tipo per perpetuare in tutti i modi (dal vilipendio alla disinformazione, passando, come in questo caso per la mistificazione) la “damnatio memoriae” sulla rivoluzione mussoliniana, da sempre percepita come minaccia perennemente in agguato per il sistema plutocratico.  Una manovra finalizzata concretamente a legittimare e perpetuare ideologicamente e politicamente l’occupazione dell’area geopolitica Euro-mediterranea da parte dei “tutori a stelle e strisce” del sistema politico criminale demoplutocratico vigente. In un simile contesto, appare ormai persino inutile ritornare ad indagare “paternità” e sviluppi storici di tale manovra ( lo avevamo già fatto a suo tempo QUI  ed anche QUI), che nel caso italiano viene ormai consumata da decenni (anzi, si può dire fin dalla nascita di quella caricatura di “stato” partorita dalle menti contorte del comando militare anglo-americano e chiamata indebitamente “repubblica italiana”), poiché i “beneficiati” sono sempre i nemici di cui sopra! Quel che conta, in questo caso, è notare come per corroborare o magari rivedere tesi che alla fine, producono sempre e comunque, il rafforzamento del sistema liberale partitocratico, sono serviti e tutt’ora servono sempre degli “ideologi” che tirano fuori dal proprio cilindro le formule più disparate e contorte, magari rivedute e corrette, di argomenti già sostenuti, ma che tutti, da sempre, si oppongono in modo evidente alla disarmante chiarezza ed alla semplicità lineare della dottrina del Fascismo mussoliniano. L’esempio più recente è quello del teorico russo Alexandr Gel’evič Dugin.  Chi è costui? Alcuni potrebbero averlo sentito nominare in due casi: in relazione alla “ascesa” di Vladimir Putin, oppure in rapporto ai cosiddetti “movimenti populisti”. Dugin è un “filosofo ed ideologo”, intellettuale putiniano, che viene definito da alcuni la “mente politica” del movimento che sostiene il presidente russo. Per fare una “reductio ad unum“, basta andarsi a guardare cosa teorizza questo “luminare della politica”. Una sintesi del suo pensiero è presente in questa intervista. Fatalità, il “buon” Dugin cosa va mai a teorizzare?  …ovviamente il “tradizionismo Evoliano”! In quale salsa?  ….ovviamente, in quella del comunitarismo euro-asiatico, tanto in voga tra i gruppi del cosiddetto “socialismo nazionale”! Il camaleaontismo di queste idee, nate già vecchie, fa un po’ sorridere. Questo perchè nel “socialismo nazionale” duginiano, si può ficcare un po’ di tutto. Possiamo partire dalla critica sociale al liberlismo, per cui necessiterebbe uno Stato autoritario “Sociale”. Tale critica “socialistica” risulta essere un “comune denominatore” dei movimenti “socialisti nazionali”, i cui obiettivi finali, però, si fanno più “sfumati”: vi è, infatti, chi vorrebbe instaurare “semplicemente” una forma di Social-Democrazia, magari economicamente incentrata sulla “Socializzazione” delle imprese e la co-gestione  della produzione, mentre vi è, poi, chi si avvicina più alle teorie di Dugin e vorrebbe instaurare una sorta di Socialismo Tribale (tale è la declinazione del termine “Nazionale”, in questo caso), dunque razziale, anche detto Comunitarista (il “comunitarismo” come nuovo “sviluppo” del razzismo di marca prussiana), che si ri-allaccerebbe ad una visione “tradizionista” (ecco che tornano Evola e Guenon), dunque “federativa” di più “Comunità” (da cui il lemma “Comunitarismo“), legate ai propri usi radicati e non integrabili tra loro, facenti riferimento ad una identità “esoterica” e mitologica precisa. Nel Socialismo Comunitarista è possibile ritrovare, dunque, anche, ma non solo, riferimenti agli Dèi pagani, visti come elementi distintivi della “unione interna alla Comunità“; uniti, dal punto di vista Economico e Sociale, ad un “Comunismo localistico“, tale da “superare” il problema del fallimento del marxismo e dunque fondando una città-stato che implementi una economia solidaristica e paternalistica al suo interno. In breve, codesti Socialisti Comunitaristi hanno sviluppato e portato alle sue logiche conseguenze il pensiero Nazional-Socialista, così come declinato dalla “Kultur Tedesca” e, per essa, dalla Società Esoterica di Thule. Ebbene, chi conosce la nostra critica alla cosiddetta “area neo-fascista”, avrà di già ritrovato tutti gli elementi che la contraddistinguono, pure presenti nel pensiero di Dugin! Egli rappresenta il “nuovo ponte” che unisce la vecchia concezione “Conservatrice” della “destra” politica, nella quale si trovano gli elementi di un’autorità e di un’ordine di tipo tribale, di una ” piccola patria” come “luogo dei padri fondatori” ristretto e ben circoscritto, dell’identità radicata nel “sangue e suolo”, della gerarchia come istituzione armonica preposta al funzionamento di una comunità, che però è ben lontana dalla concezione romana dello Stato e dell’imperium ad essa connesso. Volendo il Dugin esprimere a suo modo una Sintesi di istanze diverse e vaghe, è chiaro come il sole che la sua teoria, sempre “casualmente”, ben si presti alle varie possibilità  di strumentalizzazione già operate da decenni dai “due poli”, quello dei “destri” e dei “sinistri”, presenti nella realtà politica demo-plutocratica del cosiddetto “occidente libero” . Tali “due poli”, falsamente contrapposti, sono quelli rappresentanti il parlamentarismo democratico. E così ritorniamo prepotentemente, come sempre in questi casi, al medesimo punto dal quale partono tutte le critiche! Senza giri di parole, noi fascisti siamo assolutamente convinti che sia proprio questo il motivo per cui ciclicamente risultano in voga questi “pensatori alternativi”! Proprio perché le Nemesi si auto-alimentano e visti i risultati politici degli ultimi 72 anni, è evidente che la loro esistenza risulta, di fatto, funzionale al permanere del Sistema ed al suo fondamento imprescindibile: il materialismo.

Il pensiero di Dugin è orientato alla creazione di una macro-federazione chiamata “EurAsia”, che abbraccia la Federazione russa e l’Europa. In realtà si potrebbe dire più precisamente ed in modo malizioso che sarebbe la Federazione Russa che si allargherebbe all’Europa, federandola a sè. Dove l’Europa viene vista come una “Comunità di Comunità”, ri-portata alla “Tradizione degli Avi e persino degli Dèi”, socialmente uniforme alla teoria del “Comunismo localistico” di cui sopra. Dugin, ha criticato e, di fatto, attacato il Fascismo Mussoliniano, esattamente allo stesso modo in cui questo viene delegittimato da decenni dai cosiddetti “neo-fascisti” nostrani, siano essi “del secondo” che  del “terzo millennio”, tutti sempre in cerca di evoluzioni impossibili ed aggiornamenti improbabili. La “quarta teoria politica” di cui Dugin sarebbe latore, infatti, mette sullo stesso piano una serie di “fallimenti politici”, che secondo il pensatore russo  sarebbero tutti derivati del liberalismo, tra cui annovera il Fascismo (sorvolando sul fatto che il Fascismo non ha fallito un bel niente, poiché caduto esclusivamente a causa di una sconfitta militare subita contro la più grande coalizione planetaria di nazioni che la storia fino ad oggi abbia mai visto, proprio perché, a differenza di quel che sostiene Dugin, esso costituisce la sola ALTERNATIVA al Liberalismo ed al suo contraltare gemello rappresentato dal Comunismo). Dunque, secondo Dugin, al Liberalismo, materialmente vincente, perchè ha mezzi e propaganda massmediatica su portata planetaria, forti e capaci di fare leva sulle debolezze umane, si dovrebbe contrapporre quello che a noi fascisti sembra chiaramente un debole ed improponibile, ancorché anacronistico “surrogato” di comunità tribale primitiva. La cosiddetta “Quarta teoria politica”, possiede in sé tutti gli elementi che consentono al liberalismo anglo-americano di continuare a dormire sonni tranquilli, godendo di un evidente rapporto di forza superiore, poiché il sistema di Dugin risulta intrinsecamente debole, in quanto oligarchico, dunque lontano dal riuscire a coinvolgere le masse popolari; frammentario e tendente a creare un “blocco federale” politicamente, culturalmente ed eticamente disomogeneo. Questa sarebbe la teoria politica che, secondo il politologo russo, dovrebbe essere capace di contrapporsi in modo vincente al blocco liberal-plutocratico esistente, provocando “l’esplosione del sistema liberale”!!

Ecco, dunque, qual’é la risposta alla domanda sul perchè tali autoproclamate “alternative” politiche prosperano, anche se sarebbe meglio dire, vengono insistentemente proposte e riproposte da decenni quali presunte credibili novità sistemiche, superiori al Fascismo! …perché TUTTE contemplano e accettano, sia pure come presunta “nemesi”, il sitema Liberale. Di fatto, lo scimmiottano e lo “invidiano”; addirittura, come nel caso di Dugin, affermano di volerlo utilizzare, quando invece è del tutto evidente, ormai da decenni, che sono proprio tutti codesti soggetti finto-alternativi ad essere utilizzati al fine di puntellare e rendere stabile la partitocrazia liberal-democratica pluto-massonica.

Non stupisce affatto, allora, quanto Dugin teorizza sui cosiddetti “movimenti populisti”, che costituirebbero, a sua detta, i presunti “contestatori del sistema” potenzialmente capaci di provocarne il collasso. Essi, invece, hanno, dimostrato chiaramente la loro reale portata: i risultati delle “elezioni” Francesi e quelle “amministrative” nostrane, infatti, non rappresentano una sorpresa inaspettata, tantomeno la fine del “populismo”, ma  costituiscono il vero obiettivo che il sistema plutocratico vigente  intende da sempre raggiungere utilizzando tali soggetti politici: essi rappresentano l’utile nemesi del Liberalismo mondiale di marca anglo-americana, che consente a quest’ultimo di continuare a prosperare. Tantomeno ci sorprende che Dugin formuli la sue teorie sul “superamento” del “posizionamento politico” dei cosiddetti “populismi” e per la “critica” al Liberalismo, usando TUTTI i filosofi e pensatori che quest’ultimo hanno “tenuto a battesimo”! Quella che auspica Dugin, in breve, è una “fusione” strumentale della Modernità Liberale alla visione Tradizionista Evoliana. Rimprovera ai Liberali di voler “imporre” il Liberalismo, ma non nega la necessità della sua esistenza, tantomeno la sua utilità. Utilizza una visione “esoterica e neo-pagana”, neo-politeista funzionale, per colmare il teorico “vuoto” lasciato dal liberalismo ai popoli europei, che a mezzo dei “populismi” dovrebbero contraporre la “Comunità federata duginiana” all’altra “Comunità federata d’oltreoceano”. Significativo come Dugin sostenga a chiare lettere che la “Modernità” sia uno strumento da usare, non un dogma da sposare o condannare. Ugualmente interessante che, per allargare la sua captatio benevolentiae, egli citi la “Romanità” quale elemento da “riscoprire”. Una “Romanità” che nella concezione Evoliana, Guenoniana, nulla condivide, ovviamente, con quella storicamente Reale, Vera, che invece è espressa perfettamente nella Concezione Dottrinaria del Fascismo Mussoliniano, a sua volta espressione autentica dello Sviluppo armonico della Civiltà Latina Cattolico-Romana.

Per uscire, dunque, dalle nebbie inconcludenti di “teorie politiche di quarta categoria”, provate ora a fare un breve raffronto con gli obiettivi e le modalità della Teoria politica del Fascismo che qui riportiamo  telegraficamente. Non volendo arrogarci il diritto di discutere in prima persona di tali questioni, con il rischio poi di incorrere nell’accusa di aver interpretato in modo scorretto principi e idee secondo la nostra personale sensibilità, ma in modo non corrispondente a quella del tempo di Mussolini, lasciamo allora ben volentieri, come è ormai nostro costume, la parola a chi scrisse sul Fascismo nel tempo del Fascismo da fascista; le conclusioni su quale sia la teoria politica più convincente le lasciamo a chi ci legge: Come fu sempre ribadito nella pubblicistica del Regime, il Fascismo, rappresenta un nuovo ordine sociale…

“Mussolini ha sempre affermato che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizza­zione è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è univer­sale nello spirito. In tal senso deve prevedersi una Europa fascista, una Europa che ispiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo; una Europa che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno. La sua con­cezione, contrapposta alle concezioni etiche degli altri Stati, le risol­verà tutte nella sintesi superiore della giustizia fra i popoli, come fra gli individui, nella cooperazione illuminata di quelli come di questi. Mussolini “fin dal 1914 afferma la necessità di mutare il costume politico, di dare al nostro popolo lo stimolo di una fede, di una passione, di una spe­ranza, di un mito; e negli anni seguenti sino alla marcia su Roma e all’impresa africana continua infaticabile questa opera di rieduca­zione morale, che deve far di ciascun italiano un fascista disinteres­sato, leale, responsabile, coraggioso, pronto a combattere disinteres­satamente e quotidianamente contro le forze ostili della natura e della storia con le armi del lavoro e con quelle della guerra; lavoratore e soldato. Di qui nasce l’imperativo: Credere, Obbedire, Combattere : tre ter­mini essenziali di ogni vita degna di essere vissuta : cioè di una vita animata da una fede, temprata a una disciplina, conscia di dover con­quistare i propri valori in un ininterrotto cimento agonale.” “In questo formidabile sistema costruttivo Mussolini respinge tra i tanti infiniti assurdi dottrinali, che hanno avvelenata l’anima delle moltitudini, il concetto di « felicità economica », che si realizzerebbe socialisticamente a un dato momento dell’evoluzione economica, con l’assicurare a tutti il massimo benessere. Così respinge il concetto ma­terialistico di «felicità» come possibile e lo abbandona agli econo­misti della prima metà del 700; nega cioè l’equazione benessere = fe­licità, che convertirebbe gli uomini in animali di una cosa solo pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi, alla pura e semplice vita vegetativa”, certo che qualsiasi concezione della felicità spezza il ritmo della vita, fatto ad un tempo di piacere e di dolore, di sforzo e di calma. L’inesistenza della felicità non è che l’espiazione della col­pa di aver foggiato l’idolo della felicità; espiazione che consiste nel ri­costruire la vita nella sua somma integrale di gioia e di dolore, di sforzo e di pace, e nel sostituire all’idolo della felicità la pura adesione alla legge della vita, considerata come un comando che viene dai valori dello spirito e ci conduce verso quei valori. Questo è un considerare la terra come un luogo di passaggio sì, ma anche di premio, e perciò di gioia. E’ appunto nella lotta della vita che noi dobbiamo sentirne la bellezza; poiché è nella lotta; nel dolore, nella fatica, che l’uomo acquista, chiara, la coscienza di ciò che egli vale; piena ed intera la nozione di ciò che egli è e rappresenta agli altri nella vita; è dalla lotta che egli ottiene giusta la valutazione del proprio essere e valore del mondo”. “Ecco il perchè dell’af­fermazione del Duce « il Fascismo è concezione religiosa, in cui l’uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una volontà obbiettiva che trascende l’individuo particolare e lo eleva a membro consapevole d’una società spirituale ». Di qui il Fascismo diviene concezione morale aristocratica, gerar­chica della vita; diviene misura, armonia, ordine, libertà, sintesi”. “Inteso come rivoluzione il Fascismo si contrappone radicalmente a tutta una serie di filosofie consacrate nella dottrina e nella prassi: l’il­luminismo, il liberismo, il materialismo storico ecc. Il Fascismo ha una dottrina, ma non professa nè adotta alcuna filosofia, solo ha optato su­bito per una riconsacrazione politica dell’ideale religioso, cristiano, cat­tolico, segnando al tempo stesso le frontiere dello Stato nel mondo spi­rituale. « Lo Stato, osserva il Duce, non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato Fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, sol­tanto rispettata, ma difesa e protetta ». La religione, in Italia, non è religione di Stato, ma è la Religione dello Stato. L’indipendenza filosofica del Fascismo è di suprema importanza per quel tanto di circoscritto e di afoso che in filosofia dà il « sistema » storicamente inteso da non permettere di compiere integrazioni più ric­che di qualsiasi costruzione concettuale come di preminenza rifulge la dinamica Mussoliniana. Basta la nuova concezione dello Stato Fascista che salva l’individuo, l’uomo in tutti i suoi affetti, in tutti i suoi sogni, in tutte le sue aspirazioni, in tutti i valori che costituiscono la sua spi­ritualità a dimostrare che il Fascismo è soprattutto una nuova conce­zione della vita, alta e nobile come una fede religiosa. Basta la nuova concezione del lavoro che non è più inteso come una umiliazione e as­servimento della natura umana, ma libera esplicazione, di una qua­lità essenziale dell’uomo, cioè la società, per imprimere all’etica fa­scista il sigillo dell’universalità. L’affermazione poi che il lavoro è il soggetto dell’economia, è un’affermazione rivoluzionaria incommensurabile”. “L’esperienza Mussoliniana è costata naturalmente, rinun­zia, tortura dello spirito, disciplina, obbedienza e fede nell’avvenire. Solo attraverso questi sforzi il popolo italiano si è indirizzato su una nuova dottrina di vita. Tre sono i punti cardinali di orientamento:

a) In primo luogo il Fascismo ha ripristinato lo Stato, già com­promesso dalle conseguenze della guerra mondiale e dall’invasione delle idee comuniste e socialiste. A tutte le tendenze dissolvitrici e distrug­gitrici il Fascismo ha opposto l’energica volontà di ridare l’autorità allo Stato, che è un concetto etico e storico ed al quale debbono essere subordinati gli individui nell’interesse della collettività. Le forze cen­trifughe possono essere domate soltanto dallo Stato: senza di esso non è possibile un superamento delle crisi nè si possono comporre armo­nicamente e vantaggiosamente tutti i contrasti sociali connessi al sistema capitalistico. Lo Stato è l’ente eterno, la concezione storica che ri­collega il passato ed il presente. Un onesto e giusto sentimento sta­tale, quest’è il primo postulato fondamentale del Fascismo. Esso si riallaccia alle tradizioni dell’antichità, alle tradizioni dell’Impero Ro­mano, che ha trovato nel Fascismo la sua più esatta espressione mo­derna. Il Partito, sotto gli ordini del Duce, ci si rivela nelle sue reali im­ponenti linee. Espressione e strumento dell’idea fascista, esso è un col­laboratore, un coadiutore, nel più lato senso, dello Stato, delle sue leggi, dei suoi orientamenti, in tutti i campi e settori; coadiutore po­tente e prezioso, che, creando l’unità spirituale della Nazione, crea nello stesso tempo il clima spirituale, l’atmosfera in cui lo Stato vive ed opera. Là dove lo Stato non giunge, giunge il Partito, con quella che fu definita « funzione capillare ». Dove la tecnica delle leggi e dei rego­lamenti appare, per la sua stessa natura, imperfetta per raggiungere gli scopi stabiliti, c’è il Partito a integrarla. La direttiva di una grande Nazione, le leggi di uno Stato potente rischiano di non dare tutti i loro frutti, se non trovano una premessa, una garanzia spirituale. Questa premessa, questa garanzia con il comando, l’incitazione, l’educazione, la disciplina, il Partito appunto rappresenta, e tutti vedono con quale efficacia e con che risultati. « Il Fascismo, osserva il Duce, come dottrina di potenziazione na­zionale, come dottrina di forza, di bellezza, di disciplina, di senso di responsabilità, di ripugnanza per tutti i luoghi comuni della demo­crazia, di schifo per tutte quelle manifestazioni che costituiscono la vita politica e politicante di gran parte del mondo, è ormai un faro che splende a Roma, ed al quale guardano tutti i popoli della terra, specie quelli che soffrono dei mali che noi abbiamo sofferto e su­perato ».

b) In secondo luogo il Fascismo considera come sua missione quella di ricondurre le masse ai principi morali e alle fonti della pro­pria fede religiosa. Mussolini che, in tutta la sua vita, ha sempre combattuto e respinto la concezione meccanica della vita e della storia, ha sentito in un paese cattolico che la scissione antago­nistica del potere civile dal magistero della Chiesa significava nega­zione del valore morale e religioso dei più fondamentali istituti giuri­dici, ed ha attuato il sogno grandioso della Nazione. Elevazione quindi morale e religiosa del popolo, e non soltanto economica come vorreb­bero le vecchie dottrine materialistiche. « Un popolo, osserva il Duce, non può divenire grande e potente, conscio dei suoi destini, se non si accosta alla religione e non la considera come elemento essenziale della sua vita privata e pubblica ». Alla fede religiosa l’etica Mussoliniana amalgama il culto della fa­miglia dove si inizia la prima gerarchia che esige l’unità di comando, dove si forma il primo nucleo sociale, che impone il sacrificio dei sin­goli al gruppo. Lo Stato si modella sulla famiglia assumendone la legge e resta saldo solo mantenendosi ad essa fedele. Qualsiasi offesa a quella legge nel diritto pubblico o nel costume si ripercuote sulla famiglia, che si dissolve, allo stesso modo che la decadenza della famiglia porta fatalmente alla disgregazione dello Stato. Religione, Famiglia, Patria, Stato, ecco i fattori basilari che perpetuano la civiltà, che tramandano i valori morali formatisi attraverso il tempo. Così operando il Fascismo non crea fratture nella storia dello spi­rito umano e tutto il passato gli appartiene come sacro retaggio da trasmettere alle future generazioni: esso non può essere in conflitto con la vita. Funzione sociale, quella del Fascismo, la quale considera innanzi tutto l’uomo come entità spirituale che postula una serie di rapporti sociali: « L’uomo non è quello che è se non in funzione del processo spirituale a cui concorre nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano ». E così la dottrina fascista, « nascendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro ». Differenza fondamentale, pertanto, dalle multiformi dottrine politiche, sulle quali piovono, dal di fuori, postulati e corollari di varie scuole e sistemi filosofici, dei quali spesso quelle dottrine e prassi po­litiche sono tentativi ed esperimenti a doppio fondo.

c) In terzo luogo il Fascismo ravvisa il suo compito più impor­tante nella lotta contro il marxismo e nel superamento della lotta di classe mediante lo Stato Corporativo. L’idea direttiva della riforma fascista nel campo economico e sociale è quella del superamento della lotta di classe patrocinata dal marxismo, è quella della collaborazione di tutte le forze fattive e creatrici del paese per un superiore interesse nazionale. La concezione dello Stato Corporativo poggia appunto sul­l’idea della collaborazione pacifica, della eliminazione delle lotte eco­nomiche, rovinose altrettanto per l’economia privata che per lo Stato. A parte ciò il Fascismo vuol creare una nuova etica economica. Musso­lini mira soprattutto a contribuire al superamento dei contrasti di clas­se, sempre nel quadro del vigente sistema economico e senza esperi­menti radicali e rivoluzionari, ed a pervenire in tal modo gradualmen­te ad una soluzione del problema sociale. Ma per fare il corporativismo pieno, completo, integrale, rivolu­zionario, non bastano le leggi; occorrono, secondo la dottrina musso­liniana, tre condizioni di ambiente: « un partito unico, per cui accanto alla disciplina economica entri in azione anche la disciplina politica, e ci sia al disopra dei contrastanti interessi un vincolo che tutti uni­sce, la fede comune. « Non basta, occorre dopo il partito unico, lo Stato totalitario, cioè lo Stato che assorbe in sè, per trasformarla e potenziarla, tutta l’ener­gia, tutti gli interessi, tutta la speranza di un popolo. « Non basta ancora. Terza e ultima e più importante condizione: occorre vivere un periodo di altissima tensione ideale ». Tale armonia crea l’uomo che, lungi dal ritenere la vita umana una lotta ad oltranza per l’affermazione dell’esistenza, dichiara nella vita un ideale più alto al cui raggiungimento tutti debbono cooperare sulla base di una serena giustizia sociale. Così concepito e attuato il Fascismo crea una forma politica, eco­nomica e sociale, e soprattutto uno stato spirituale diverso dalla de­mocrazia, della quale è oggi più che mai difficile definire la sostanza e i meccanismi di azione. Ma non è nè fu mai una dittatura come nei primi tempi si voleva far credere dai vanesi della politica, perchè si sostanzia dell’umanità delle masse ed è perciò la più grande de­mocrazia, non parolaia ma in atto, che conosca la storia dei regimi politici del mondo. Il concetto di Stato etico che Mus­solini ha praticamente contrapposto allo Stato liberale e l’insieme delle dottrine con le quali il movimento fascista ha reagito al « catalogo » ideologico del liberalismo e della democrazia, sono intimamente con­nesse a tutta la storia del pensiero italiano ed europeo delle prime critiche che giuristi e filosofi del Rinascimento mossero ai concetti fissati dal medio evo. Egli, l’antiveggente, prende sempre posizioni nette, lapidarie di fronte a quello che sarà per essere ancora una volta il fatale, ine­vitabile cozzo dei popoli in un’ora decisiva della loro storia, e lo si sente esclamare fin dal 1926: « Noi rappresentiamo un principio nuo­vo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi netta, categorica, defini­tiva della democrazia, della massoneria di tutto il mondo, per dirla in una parola, degli immortali principi dell”89 ». Creare una società veramente di popolo dove nessun altro pri­vilegio fosse possibile fuor che di lavorare, di combattere, di sacrifi­carsi per il comune avvenire; sostituire alla dichiarazione dei diritti della Rivoluzione francese, dalla quale era nato il rovinoso individua­lismo liberale, una dichiarazione dei doveri; contrapporre la forza co­struttrice della disciplina a quella disgregatrice della libertà che degenera sempre in licenza, ecco i punti fermi dell’Etica Mussoliniana. (G. Pannese, “L’etica nel fascismo e la filosofia del diritto e della storia”, Roma, 1942; ristampa a cura di M.Piraino e S.Fiorito, 2017, Lulu.com, pp.15 /26)

IlCovo

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ETICA FASCISTA ED EVOLUZIONE SPIRITUALE E CULTURALE DELLA NAZIONE.

Benito Mussolini

L E M 3

 

Anche nel campo della cultura e dell’istruzione della gioventù, soprattutto, diremmo noi, vista l’importanza vitale delle giovani generazioni nella vita dello Stato fascista, l’Etica “nuova” di cui il Fascismo mussoliniano è portatore, cambiò radicalmente il costume e la vita del popolo italiano. La “Biblioteca del Covo” mette gratuitamente a disposizione dei propri lettori ( potete scaricare QUI il Pdf. integrale ) il contributo che nel 1942 scrisse l’accademico fascista Gerardo Pannese. Egli affermava testualmente che… “nessuna Nazione ha ottenuto in tutti i gradi dell’istruzione una serietà ed una austerità di studi come l’Italia di Mussolini. La fascistizzazione della scuola è incominciata dal momento in cui il Fascismo è divenuto go­verno, dove fa­scistizzazione deve significare l’ulteriore sviluppo della cultura italiana, un continuo perfezionamento di metodi e di programmi della scuola in conformità agli alti nuovi principi sociali. Difatti, mentre gli uomini di governo lavorano per costruire, sempre più saldamente, l’edificio della scuola, gli uomini di cultura lavorano per la formazione delle coscienze e per l’educazione degli spiriti. Nè bisogna arrestarsi alla vecchia antitesi tra l’istruzione che si rivolge al pensiero e l’educazione che si rivolge alla volontà, perchè istruzione ed educazione si compongono in un unico processo dello spirito, in un’unica santa opera di formazione umana. Lo Stato unitario, in sede Fascista, è inteso a formare la coscienza etica della Nazione, vigilando e pla­smando i valori dello spirito al servizio dell’idea, lontano dalle false ideologie, e da guaste dottrine filosofiche-politiche-sociali, che pur­troppo, in passato, avevano deturpato il volto d’Italia, per essere proclivi di qualche nazione straniera. Il non commettere errori d’impostazione su qualsiasi problema sociale, non deformare visioni che sono istintivamente già rettilinee, non deviare o soffocare le limpide sorgenti della cultura nazionale, non subordinare l’indirizzo totalitario alle formule di una scuola filo­sofica, alla finalità di un pensiero, alla precettistica di un determinato indirizzo scientifico, ecco il credo fascista, l’imperativo categorico del presente e futuro indirizzo scolastico-sociale dell’Italia Fascista. La cultura per il Regime non è tanto il portato di una serie di sforzi tenaci volti nelle più varie direzioni alla ricerca della verità, quanto l’effetto di una convergenza di quelli verso la costruzione di un sistema organico e unitario: ed è soprattutto conquista di un’ar­monia superiore tra vita e pensiero, addestramento di energie per un fine che sta fuori ed al disopra di noi, volontà di accrescere ed esal­tare quella potenza spirituale sulla quale si fonda il primato delle nazioni. Così nella concezione to­talitaria del Regime, non v’è posto per una scienza, per un’arte, per una tecnica che pretendano di essere fine a loro stesse, che fingono di ignorare la concreta unità e complessività della vita, che dimenti­chino l’influenza che le loro manifestazioni possono esercitare sul­l’azione degl’individui isolati o associati; che si sottraggano alla loro funzione più alta, quella dell’educazione ed elevazione dello spirito. La scuola così intesa viene ad essere restituita al suo ufficio di organo sociale che riceve e dà al tempo stesso, che esercita il suo scambio di sapere e di azione fra sè, la famiglia e la società. Alla base di questa concezione della cultura, che ha una sua du­plice radice romana e cristiana, sta dunque un’idea morale, un prin­cipio di disciplina interiore. In quest’ondata di vita nuova la cultura nazionale trova un nuovo e potente incitamento di ricostruzione in quanto si subordina ai principi sovrammateriali e sovrarazionali; non si spiega in se stessa, ma rivive come una difesa assunta dallo spirito per opporsi ai miti ma­terialistici e ad ogni altra forma di decadenza del mondo moderno. Il Fascismo ha ricondotto l’istruzione italiana alle pure fonti della romanità alle quali vuole che i giovani attingano perchè in loro rina­scano e si rinforzino sempre più quei sentimenti di fierezza, compa­gna del sapere, che devono albergare nella mente e negli animi dei discendenti del popolo che ha creato l’Impero di Roma.”… Buona lettura!

IlCovo

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Festa della “repubblica delle banane”?

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… I 70 anni del nulla politico antifascista asservito ai pluto-massoni,  una entità criminale governata dai vassalli del padrone anglo-americano che hanno svenduto passato, presente e futuro del popolo italiano al mondialismo demo-plutocratico affamatore delle genti… l’unica vera e sola Repubblica legale è la REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA!

IlCovo

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IL “CAVALLO DI TROIA ANTIFASCISTA”: il metodo della demo-plutocrazia massonica mondialista per mantenere il potere.

Immagine correlataCari lettori e simpatizzanti, con questo articolo ci proponiamo di ritornare su un argomento centrale rispetto alle nostre battaglie politico-culturali, poichè è vitale che le tecniche di assoggettamento e di abbrutimento di massa, adottate dalla demo-plutocrazia massonica, vengano approfondite e palesemente smascherate.

In tal senso ci pare utile tornare all’esempio del mito di Odisseo e della sua strategia militare. Chi avrebbe mai detto che l’inganno del re di Itaca, avrebbe avuto una fortuna tale da costituire un esempio “valido” capace di attraversare addirittura i millenni? Ricordate il “dono” che Ulisse “escogitò” per i Troiani? Sì, esatto! Il Cavallo di legno! Un “magnifico dono”, che veniva “gentilmente” offerto sull’altare della “concordia”! Ebbene, la furbizia di Odisseo, il cui “secondo” nome è Nessuno, attuò lo stratagemma degli stratagemmi: compiere un atto, dalle apparenze precise e determinate, che mostra intezioni altrettanto precise, per poi raggiungere un risultato assolutamente opposto a quello mostrato in principio, che con l’atto anzidetto, non ha nulla a che vedere! Odisseo offre, in apparenza, un dono per propiziarsi gli dei: un simulacro dalla foggia magnifica. Il suo fine, però non è nè il dono, tantomeno l’opera scultorea. Entrambi questi fini apparenti, non hanno nulla a che vedere, se non incidentalmente, con lo scopo reale, che è la sconfitta militare dei Troiani e la distruzione della loro città! Rendetevi conto della genialità dell’idea, pur nel suo essere un atto vile e canagliesco. Il “Cavallo di Troia”, infatti, viene portato nella città dagli stessi troiani, senza colpo ferire, ignari della minaccia che incombe. Al suo interno ci sono però i guerrieri greci, che approfittando delle difese abbassate, col favore della notte escono dal Cavallo e spalancano le porte cittadine facendo entrare il proprio esercito, che distrugge Troia facendo strage dei suoi abitanti!

Capirete perchè questa storia, è assurta ad archetipo e capirete anche perchè, il nome “cavallo di Troia” è tutt’oggi usato in informatica, principalmente per indicare sistemi o programmi che, attraverso una falsa identificazione, possono, per esempio, colpire i nostri elaboratori, telefonini, dispositivi elettronici. E capirete, inoltre, perchè, i primi utilizzatori dei “cavalli di Troia”, siano proprio i cosiddetti “tutori delle libertà”!

Ebbene: lo stratagemma di “Nessuno”, a ben guardare, costituisce il fondamento della cultura, della politica e dell’economia attuale, oltreché, naturalmente, della strategia militare. Di “Cavalli di Troia” è pieno, straboccante, il consesso delle nazioni “libere e democratiche”, la cosiddetta “società civile” e il “mercato globale”. NULLA E’ QUELLO CHE SEMBRA! Capiamo che la frase possa suonare per alcuni eccessiva, forse addirittura inappropriata. Ma vi sono esempi concreti che mostrano la sempre verde utilità dello stratagemma di Odisseo. Ad esempio, la discriminazione pregiudiziale attraverso falsi archetipi pre-costituiti: immagini dai contorni netti e definiti entrate prepotentemente nel nostro immaginario, grazie alla propaganda martellante dei media servi del sistema. Figure tipo quali il “complottista”; il “razzista” ; il “facinoroso e violento”, che si riassumono tutte nella figura dell’antidemocratico.  Tutti tipi che vengono arbitrariamente identificati dai media del sistema con alcune categorie politiche, che da quel momento diventano “nemiche della libertà”. Tali ragionamenti penetrano più facilmente le nostre difese mentali e culturali poiché si avvalgono naturalmente di un “Cavallo di Troia”. Chi diffonde tali stereotipi, infatti, utilizza il Cavallo di Troia della “Libertà” della “Democrazia” o della “Cultura laica”, per farci accogliere subdolamente ed incondizionatamente le proprie tesi fasulle, che di fatto costituiscono un’arma propagandistica: tutto ciò con l’ausilio irrinunciabile dei “troiani” contemporanei, che dormono il sonno della ragione.

Affinchè la strategia del “Cavallo di Troia” sia perfettamente vincente, c’è bisogno che vi sia una “maschera credibile”, un “rivestimento” esterno “attraente” e “sgargiante”. In questo contesto si inserisce la già citata, in molti nostri articoli, “Semina di Notizie”, che rappresenta una tecnica sperimentata dai Servizi segreti mondiali. Per “Semina di Notizie” si intende la miscela “sapiente” di notizie false miste a verità, stimolata dagli stessi servizi segreti, anche a mezzo dei cosiddetti movimenti di “contestazione”, da essi spesso pesantemente infiltrati, se non addirittura emanazione diretta di tali agenzie di intelligence. Così si comprende meglio perchè tali “movimenti” siano generati e voluti dagli stessi eventuali “bersagli” della “contestazione”. Essi costituiscono le utili “Nemesi” al fine di mettere in pratica tanto le eventuali “reazioni” (esempio: “c’è bisogno di intervenire contro la brutalità di tale movimento o di tale manifestante contestatore; condanniamo senza appello l’aggressione, a prescindere dai motivi, su cui si può e si deve avviare il confronto democratico”), quanto la possibilità di delegittimare dall’interno le eventuali giuste motivazioni della contestazione più verace,quando essa tenda a mettere in discussione non un fatto particolare ma l’intero sistema liberal-democratico in sé e per sé. Di solito la demolizione scaturisce proprio dagli argomenti diffusi dai “contestatori”. Poichè se all’interno della critica, vi sono bugie miste a verità, anche se esiste una sola falsità, per quanto piccola o presumibilmente non determinante, tutta la struttura della critica verrà comunque appositamente delegittimata e inficiata. Dunque la “Semina di Notizie”, costituisce una “inseminazione” dove vi sono “frutti” che, a tempo debito, daranno il risultato auspicato da chi ha piantato i “semi avvelenati”! Naturalmente, a contribuire alla “Semina” vi sono anche gli “Inseminati”, consapevoli o meno che siano. Anzi: meno sono consapevoli, meglio sarà in vista del risultato che si vuol ottenere. L’ “humus” della “democrazia liberale” in cui essi sono stati “piantati” costituisce la condizione migliore per impedire qualsiasi reale contestazione in grado di generare una seria presa di coscienza contro il sistema. E’ sufficiente riconoscersi in essa, a prescindere da tutte le contestazioni particolari che a tale idea si possono muovere, per rappresentare un  valido strumento alla “Semina di Notizie”. Giacché è assodato che con il permanere di questo contesto politico quale unico orizzonte possibile e immaginabile dalle masse abbrutite dalla propaganda dei media liberal-democratici, è chiaro, limpido, che NULLA, ripetiamo NULLA, potrà mai scalfire il (dis)ordine costituito  plutocratico mondiale.

Ogni ambito della Società cosiddetta “civile” è permeato dalla tecnica del Cavallo di Troia, con il mezzo della “Semina di Notizie“. A cominciare dalla cosiddetta “informazione generalista“. I “media” sono strumenti di assoggettamento sotto il controllo di “elites” pluto-massoniche che ne fanno ciò che vogliono, dosando anche il quantitativo di “contestazione” al loro interno, sempre con la tecnica di cui sopra. Vi sono, in questo contesto, alcuni casi eclatanti di denuncia di tale stato di cose: ovvero della letterale pantomima in cui siamo immersi. Dove si dimostra che i cosiddetti opinionisti titolati e tuttologi, quelli accreditati le cui “credenziali”, quando si gratta in fondo, si scoprono essere frutto di titoli e prebende elargite dalle stesse agenzie che hanno l’interesse a presentare i “loro” uomini come personaggi seri e competenti… proprio quelli che quotidianamente imperversano nelle televisioni e sui principali quotidiani europei, risultando alla fine “agenti” stipendiati della disinformazione o se preferite dell’informazione “addomesticata”, al soldo della C.I.A. e di altre agenzie governative a “Stelle e strisce” o comunque del cosiddetto “occidente libero e democratico”. Tali casi di denuncia, si risolvono con la MORTE “improvvisa e fortuita” del deununciante. E’ capitato di recente: vedere QUI.  Strana “coincidenza”! Quindi, se si tratta di nemesi artificiali, contestazioni fittizie e/o create ad arte per auto-tutelare il sistema dall’eventualità della vera contestazione radicale, i soggetti in questione rimarranno comunque “presenti” ufficialmente nella società; viceversa se invece si tratta di accuse radicali, dipendentemente  dalla loro capacità di far presa, verrano estirpate, in vari modi e con vari metodi,  col risultato di far cadere nel dimenticatoio tanto la denuncia, quanto chi l’ha fatta!

Lo stesso vale non solo per il mondo dell’informazione ma anche per quello che si occupa della formazione culturale affidata a scuole ed università. Eclatante, in proposito, è l’esempio della “Guerra al Fascismo” che, nonostante le apparenze, prosegue ininterrottamente da decenni ben oltre la data del 1945, quale “Guerra mondiale demo-pluto-massonica” , tanto in ambito politico quanto, di conseguenza, in ambito culturale. Per quanto ci riguarda ne abbiamo personalmente sperimentato gli effetti, nelle vicissitudini che hanno direttamente interessato nel tempo il nostro operato quale associazione culturale e politica dichiaratamente e fieramente FASCISTA. Gli ambiti “politico-culturali” con i quali abbiamo “dibattuto” e ci siamo confrontati, infatti, con gli anni e l’esperienza maturata, abbiamo compreso che costituiscono proprio quella “sentinella silente del sistema” che è sempre ben “sveglia” in tutti i settori del viver “civile”. Per la nostra parte, tale “sentinella”, che si occupa precipuamente di “assorbire”, incanalare e addomesticare la critica radicale ai suoi fondamenti ideologici,  (come spiegato sopra), ha svolto il suo compito a vari livelli. Emblematico quel che in principio ci appariva un fatto inspiegabile, ovvero che al comprensibile silenzio in merito ai nostri lavori sul Fascismo dei docenti universitari italiani (tutti, a vario titolo, pienamente inseriti nella logica dell’antifascismo di Stato, in virtù della quale potevano e possono esercitare la loro professione nella repubblica delle banane antifascista) corrispondeva, al contrario, un evidente interesse dei docenti stranieri, in special modo del mondo accademico anglo-sassone!! …addirittura con l’acquisizione dei nostri testi da parte di quelle che l’occidente “libero e democratico” ritiene istituzioni baluardo del sapere laico, come alcune università americane e britanniche. In realtà, plausibilmente, tutto ciò ha costituito solo un tentativo per verificare se vi era la possibilità che le “nostre” tesi potessero essere incanalate verso la normalizzazione, impedendo così che proseguissimo col riproporre integralmente e senza alcun filtro interpretativo che ne distorcesse il vero significato, gli argomenti ideologici che già furono presentati dai teorici del Fascismo mussoliniano. Ma, come dimostrano chiaramente le numerose pubblicazioni presenti nel catalogo della nostra Biblioteca del Covo, tale manovra non è andata a buon fine! Di fatto, per primi, abbiamo osato affermare, sulla scia di quanto già scritto e provato a livello ufficiale dagli stessi fascisti del Partito Nazionale Fascista dal 1922 al 1943, che la Dottrina ideologica nonché l’azione politica svolta dal Regime di Mussolini, furono l’una lo sviluppo logico e coerente dell’altra; soprattutto che l’Identità espressa dal Fascismo italiano non ha nulla a che vedere né con le interpretazioni esposte ufficialmente dagli storici antifascisti di qualsiasi estrazione politica, liberale o socialista che sia, tantomeno con la caricatura proposta dai gruppi del cosiddetto neo-fascismo post bellico, diretta emanazione del sistema antifascista, che di essi si è avvalso per radicare la propria visione distorta del Regime mussoliniano tra le masse appositamente indottrinate in tal senso.

Ma quanti ricercatori, dopo anni di studi e sacrifici sono in grado di non lasciarsi irretire nella trappola escogitata dal sistema, magari spinti dalla necessità di trovare una collocazione prestigiosa in grado di permettere loro di vivere dignitosamente? Eppure, a ben osservare, nel caso in questione, la regia che si occupa di stabilire quale deve essere l’interpretazione da dare in pasto alle masse ignare ed istupidite, appare evidente! E’ forse un caso, ad esempio, che l’esimio professor Griffin sia consulente editoriale nonché attivo collaboratore del britannico ” Journal of Comparative Fascist Studies” (qui) insieme a molti altri “illustrissimi” accademici europei, di cui abbiamo avuto conoscenza diretta, poiché a vario titolo interessati a quel che abbiamo scritto? Ed è forse un “caso” che il fine di tale rivista storiografica, ovviamente accreditata nel consesso internazionale delle laiche liberal-democrazie occidentali, in barba a qualsiasi serio criterio di revisione storiografica rispetto ad evidenti interpretazioni politicizzate ed a macroscopiche forzature ideologiche, ugualmente presenti tanto in passato quanto negli odierni studi dedicati al tema storico in questione (è il caso del fascismo e del nazismo unificati e parificati nel segno del concetto di “religioni della politica”, oltre che in quello del “nazionalismo esasperato” e del “razzismo sterminatore”!), sia esattamente quello di pervenire ad una accezione generica di quelli che vengono definiti “fascismi”, indirizzo che nega volutamente l’unicità e l’originalità del Fascismo italiano, esattamente in linea con quanto la “vulgata” antifascista si propone da sempre, ovviamente affiancandovi gli immancabili giudizi moraleggianti che farebbero dei cosiddetti “fascismi” (per costoro necessariamente declinati sempre al plurale!) gli esponenti politici del “Male assoluto”? E’ un caso, poi, che tale istituzione espressamente dedicata allo “studio” del fascismo, pur raccogliendo contributi editoriali da tutto il mondo, abbia la sua sede in terra britannica (la perfida Albione!) e che attraverso essa si raccolgano, indottrinino ed uniformino le nuove “leve” culturali della storiografia antifascista internazionale? Avendo chiaro dove approdino tali “canali culturali”, diviene ugualmente chiaro il perché si cerchi di ammantare di “alternatività” e novità il lavoro dei soggetti che vi partecipano e verso chi sia rivolta la presunta “apertura” culturale di cui sarebbero portatori. Ancora una volta si ritorna alla tecnica del “Cavallo di Troia“!

Forse comincerà ad apparire più chiaro come la nostra attività, contro quella che noi chiamiamo “usurpazione” dell’ identità del Fascismo, che coinvolge tanto le istituzioni culturali e politiche ufficiali liberal-democratiche pluto-massoniche quanto le cosiddette formazioni neofasciste (“destre” o “sinistre”, nazionali o eurasiatiche, o in qualunque modo esse si qualificano), scardini decenni di menzogne e tattiche consolidate. Dunque, lungi dal costituire una  una “gara” per vantare chissà quale primato, né, tantomeno, “onanismo intellettualoide da annoiati” come qualcuno dei soggetti di cui sopra ha avuto la sfacciataggine di affermare, rappresenta bensì un’attività decisamente e sostanzialmente anti-sistemica, nel senso più alto e vero, in quanto che per combattere efficacemente un nemico bisogna prima conoscerlo e comprenderne bene le tecniche. Ed è ormai evidente che gli “usurpatori” costituiscono il prodotto delle tecniche di cui abbiamo parlato sopra. Non a caso, l’inglese “Centre for fascist, anti-fascist and post-fascist studies”diretto proprio dal professor Matthew Feldman, uno dei maggiori collaboratori del summenzionato professor Griffin, è l’organizzazione che ha tentato di diffondere a livello accademico ed a mezzo di appositi articoli su quaderni specialistici, lo stereotipo della continuità ideologica tra i gruppuscoli del neofascismo italiano, in particolare del gruppo denominato Casa Pound, col Fascismo storico, quando, come noi stessi abbiamo già scritto in passato (VEDI QUI) è del tutto evidente che si tratta di soggetti politici marginali, pienamente inseriti nelle logiche partitocratiche del sistema liberal-democratico antifascista, funzionali alla delegittimazione di quelle che sono le vere istanze ideali presenti nel Fascismo mussoliniano, da essi concretamente negate con fatti e parole, ad onta delle apparenze equivoche. Ma la perfetta complementarietà tra le varie parti che compongono gli ingranaggi del marchingegno propagandistico antifascista,ormai appare sempre più evidente. Di queste tecniche abbiamo avuto un esempio recente, con un convegno dai contenuti nient’affatto casuali e patrocinato proprio da CasaPound. Il convegno, di fine aprile, ha presentato il libro “Fascismi nel Mondo”, di Sergio Pessot. Per avere una prova pratica e oggettiva di quanto affermiamo da anni, basta leggere questa breve intervista all’autore ( qui ), I corsivi sono nostri:

Cosa l’ha spinta a indagare gli sviluppi dell’ideologia fascista nel mondo?
“Il motivo delle mie indagini è legato al fatto che questo fenomeno dal 1922 al 1939 ha investito 60 Paesi nel mondo, ma se ne è sempre parlato pochissimo, a partire dal Dopoguerra, quando piuttosto il tema fu rimosso. Quindi all’inizio del lavoro ero curioso di vedere dove mi avrebbero portato queste ricerche. Così ora con questo libro mi inserisco nel panorama storiografico internazionale, tra pochissimi altri testi, mentre sui fenomeni europei la letteratura anche in Italia è più ampia”.

Che tipo di studi ha condotto?
“Ne ho fatto un resoconto nell’ampia bibliografia alla fine del libro. E sono presenti soprattutto testi esteri, pochi italiani”.

Cosa ha scoperto?
“L’ideologia, nella sua evoluzione in tutto il mondo che l’ha portata a differenziarsi in tanti fascismi, ha mantenuto un punto fermo, il corporativismo. E poi in quanti sanno dell’esistenza del partito fascista ebraico?”.

Quali invece le differenze più eclatanti?
“Per esempio in Sudafrica si è espresso in forma di razzismo, rispetto a molti altri Paesi. In Argentina ha preso piede il fascismo repubblicano, mentre in altre zone si è evoluto in organizzazioni neonaziste tedesche, quando invece il nazismo dove arrivava spazzava via il fascismo”.

Chiaro no? Ecco come MISTIFICARE l’Ideale del Fascismo, il cuore  della sua originale Concezione spirituale, politica e MORALE, dietro l’apparenza della ricerca scevra da pregiudizi ideologici finalizzata alla chimerica verità scientifica!  ECCO, ANCORA UNA VOLTA IL “CAVALLO DI TROIA”! Ecco svelata la logica di una manovra di disinformazione politico-culturale che cerca in vari modi e su più livelli di opporsi a quanto noi pubblichiamo ormai da anni, da parte nostra con l’intento di definire in modo chiaro ed inequivocabile i veri tratti de “L’Identità Fascista”, cioè di quel che univocamente gli stessi fascisti di Mussolini definivano come Fascismo…  invece le “sentinelle del Sistema”, coerenti con la propaganda bellica di coloro che da sempre costituiscono il nemico irriducibile del sistema politico mussoliniano, cianciano di “FASCISMI”, coniugando volutamente il termine al plurale, definendo il corporativismo ( o la socializzazione delle imprese!) il vero tratto distintivo di tale fenomeno politico… insomma basta saper fare 2+2 !

Facciamo presente, ancora una volta, che a sostegno di quanto affermiamo noi fascisti de “IlCovo” in materia di Fascismo, non ci sono le sterili chiacchiere di qualche dotto democratico benpensante tantomeno di qualche sconosciuto improvvisato esegeta, ma i documenti ufficiali di CHIARA FONTE FASCISTA, nei quali, ad esempio, manco a farlo apposta, si afferma senza giri di parole che ( Enciclopedia Italiana, Appendice, voce “Partito Fascista-organizzazione”, 1938):

Nei giudizî dati intorno al fascismo, da uomini delle più diverse tendenze politiche o culturali, nei varî paesi del mondo, si può tuttavia segnalare – al disotto delle divergenze di valutazione suggerite dal contrasto di presupposti teorici, di simpatie, d’interessi – qualche elemento comune, che permette di contraddistinguere con sufficiente chiarezza tre momenti spirituali, quasi tre fasi, attraverso cui la cosiddetta opinione pubblica mondiale è passata. E queste fasi si possono determinare anche cronologicamente in modo abbastanza preciso; per quanto residui della fase precedente perdurino anche durante la successiva, e persino residui della prima nel corso della terza. Chi abbia presente la storia del movimento fascista non farà, poi, fatica a constatare che queste fasi corrispondono anche, a un dipresso, ai diversi “periodi” in cui la storia stessa del fascismo si può suddividere. È stato, insomma, il fascismo stesso che con la sua azione politica concreta e, attraverso questa, con la determinazione sempre più netta delle sue dottrine, ha per forza propria contribuito a modificare il giudizio che ne veniva dato fuori d’Italia e costretto l’opinione pubblica mondiale a passare dall’incomprensione allo studio, da questo all’imitazione degl’istituti o all’accoglimento delle dottrine del fascismo o, quanto meno, ad accettare la formulazione e la determinazione che il fascismo stesso veniva dando dei principali problemi politici. Si direbbe che vi sia stata, inizialmente e per parecchi anni, una specie di assoluta incapacità a scorgere nel movimento ciò ch’esso conteneva ancora in potenza, come germe non del tutto sviluppato; così come nella maggior parte degli studiosi stranieri del fascismo si nota, anche dove uno sforzo in questo senso venga tentato, una straordinaria difficoltà a scorgere la logica intima, la continuità storica che ricongiunge il fascismo d’oggi a quello del 1919 e all’interventismo del 1914 e, più ancora, a tutta la tradizione storica italianaDunque, il fascismo non creava uno stato rivolto a dominare il popolo nell’interesse d’una classe o d’un gruppo, così come non pensava ad asservire l’operaio, cosi come non sottoponeva lo stato agl’interessi o alle passioni di nessuna categoria, per quanto numerosa, così come non rinnegava la proprietà privata; ma creava una democrazia “accentrata, organizzata, autoritaria” e pertanto nuova, ma pur sempre democrazia; creava uno stato nuovo, un ordinamento economico e sociale nuovo…Gli scopi pacifici di questa politica non potevano, a lungo andare, non essere riconosciuti, come non poteva non essere scorta la profonda differenza tra il fascismo – che rifugge dal pacifismo ed esalta l’educazione militare, ma anche, e come propria battaglia, quella per la redenzione del già incolto e deserto Agro Pontino – e i nazionalismi di vecchio stampo, militaristi e aggressivi in sostegno di interessi materiali, anziché di ideali da difendere e di una missione da compiere…E appunto con la crisi mondiale, economica ma anche politica e morale, con la più piena attuazione del sistema corporativo, con gli sviluppi più recenti della politica estera dell’Italia, tendente a introdurre nelle relazioni ihternazionali più ordine e disciplina e giustizia reale, soprattutto concretezza e senso della realtà, s’è aperta una terza fase, un terzo periodo, quello della diffusione delle idee e della mentalità del fascismo nei più diversi paesi del mondo. Questo terzo periodo è contrassegnato da due fatti di cui non può sfuggire l’importanza.Il primo è che di più in più appaiono nelle nuove costituzioni e nelle nuove leggi, che si vengono creando negli stati stranieri, l’influenza e l’ispirazione dei principî, dai quali hanno tratto origine le riforme e le leggi instaurate dal fascismo in Italia. Le nuove costituzioni dell’Ungheria, della Polonia, della Romania, della Grecia, per citarne qualcuna, rivelano l’accettazione di certi principî fondamentali fascisti circa la funzione dello stato nell’economia e circa la composizione e l’azione del governo, precisando in maniera inequivocabile il dovere del potere esecutivo in rapporto alle necessità della nazione. Vi sono stati come il Brasile e il Portogallo che si ricostituiscono su una base corporativa totalitaria, accogliendo il risultato dell’esperienza fascista. Il secondo è che in quasi ogni stato si è visto il sorgere di movimenti politici organizzati, che nelle premesse teoriche, nei programmi d’azione, nelle forme dell’organizzazione, spesso anche nel nome, richiamano, in maniera più o meno palese, il fascismo, da essi imitato o seguito con maggiore o minore chiarezza e coscienza, con più o meno profonda comprensione: in qualche paese, movimenti politici affini al fascismo hanno già assunto il potere e incominciato ad attuare riforme più o meno profonde e sostanziali. Per movimenti siffatti, si può con serena obiettività osservare che la difficoltà maggiore consiste precisamente in un problema d’intelligenza storica: si tratta per essi di determinare quanto, nel programma ideale e nell’azione pratica del fascismo, è particolare, esclusivamente italiano, prodotto cioè di una tradizione, di circostanze, di esigenze e condizioni proprie dell’Italia, e quanto invece è universale, trascende cioè ogni contingenza, anche storica, per assumere valore assoluto. È chiaro che l’imitazione pura e semplice di aspetti esteriori, e anche di istituzioni, leggi, costumi, adatti a un paese quale l’Italia, non può dare grandi risultati, ove non sia accompagnata da un rinnovamento degli spiriti. Siffatta imitazione esteriore, peggio ancora l’adozione senza discernimento di istituti e provvedimenti, è destinata a rimanere esteriorità, copia, gesto infecondo: chi imitasse il fascismo in questo modo ripeterebbe l’errore di quegli ingenui primi rivoluzionari italiani che andavano chiedendo, per il Piemonte e per Napoli, senza neppure bene conoscerla, la costituzione di Spagna. E nulla più che una simile imitazione sarebbe contrario allo spirito vero, profondo, universale del fascismo. Il quale si presenta oggi come una dottrina pienamente cosciente del proprio valore, superamento di più vecchie dottrine politiche ed economico-sociali. Ma, nel bandire il principio del nuovo assetto corporativistico della società e dell’economia, nel propugnare la sua nuova concezione dello stato, neppure il fascismo dimentica quella che fu sua caratteristica fin dalle origini: lo spirito d’iniziativa disciplinata, il coraggio freddo e spregiudicato di guardare in faccia la realtà, la prontezza nel valutare le circostanze e nel saper mutare, allorché esse siano mutate. Sicché il fenomeno forse più interessante e significativo cui sia dato oggi di assistere è precisamente quello che si manifesta in paesi dove un vero e proprio movimento fascista, che abbia assunto questo nome e fatto proprio pienamente il contenuto ideale del fascismo, ancora non esiste; e dove, ciò nonostante, dottrine, idee, aspirazioni e sentimenti propri del fascismo incominciano ad essere accolti nel patrimonio spirituale di gruppi culturali e politici disparatissimi e sovente tali, per origini o per necessità pratiche, che la rivelazione dell’origine e del carattere fascista delle loro affermazioni programmatiche susciterebbe in molti dei loro seguaci una reazione di meraviglia, forse dolorosa…In Francia, astraendo da movimenti di carattere reazionario e strettamente nazionalistico – la Lega repubblicana-nazionalista del Millerand, la Federazione nazionalista cattolica del generale Castelnau, l’Unione della gioventù patriottica, molto affine alla precedente – i quali in sostanza poco o nulla avevano a che fare col fascismo, se pure fu loro impropriamente dato qualche volta questo nome, un aggruppamento politico più interessante, per qualche affinità col fascismo italiano, fu quello che fece capo a G. Valois, autore anche d’un libro sul fascismo francese (1926), in cui rivendicava alla Francia, con G. Sorel, la creazione stessa del fascismo. A parte che ciò significava confondere il fascismo con il sindacalismo rivoluzionario di prima della guerra mondiale e i rapporti, innegabili, tra i due movimenti non si esauriscono in quella formula semplicistica – l’assemblea nazionale dei combattenti e dei produttori, tenuta a Reims nel 1926, constatava l’inettitudine dello stato parlamentare, e chiedeva il riconoscimento da parte dello stato dell’organizzazione corporativa, che doveva servire di base a una ricostruzione sociale e politica, per la quale il Valois chiedeva l’aiuto dei combattenti, invitandoli a compiere la rivoluzione nazionale. Ma il movimento stesso non ha più dato segni concreti della sua esistenza, o, quanto meno, di vitalità e forza politica. Un altro movimento sorto più tardi a Strasburgo sembrò, molto più che i precedenti, accogliere certi principi fondamentali del fascismo, dichiarando indispensabili alla Francia: 1. una riforma totale dello stato sulla base d’un governo e di un’amministrazione veramente responsabili; 2. l’utilizzazione effettiva di tutte le forze nazionali; 3. una riforma radicale della costituzione col ristabilimento dell’autorità dello stato; 4. una rappresentanza popolare sulla base corporativa; 5. la rivalorizzazione della morale pubblica. La vitalità di questo movimento non si è manifestata all’altezza del compito, ma le idee da esso agitate mostrano anche adesso la loro rispondenza alle aspirazioni di larghe masse francesi, che da varie parti e da gruppi differenti invocano innovazioni profonde e radicali del regime parlamentare e dell’assetto economico vigente…Significativo e importante, sotto questo aspetto, anche il movimento, impropriamente battezzato dalla stampa col nome di neofascista, dei socialisti dissidenti Montagnon, Marquet, Déat e altri, movimento rimasto senza largo seguito, e con soltanto scarsi punti di contatto con il fascismo; “ma che ha avuto il merito di far entrare la parola fascismo nel linguaggio politico corrente”, contribuendo a far meglio conoscere all’opinione pubblica francese, rimasta ferma alla concezione di un fascismo puramente conservatore, la realtà della politica e dell’opera sociale del fascismo. Un altro movimento, capeggiato dal Doriot, è sorto negli ultimi tempi con un programma a sfondo sindacalista nazionale, di riforme radicali. Da tale movimento è sorto il partito popolare, al quale il suo capo ha impresso un carattere non privo d’interesse per la sua combattività e per certi principî nei quali non manca né il riflesso della dottrina fascista, né l’aspirazione all’ordine nuovo creato dal fascismo…Anche in Inghilterra, accanto al franco riconoscimento del valore del fascismo dato, p. es., da G. B. Shaw, oltre che da numerosi uomini politici, l’inadeguatezza, e perciò la fine, del regime democratico-liberale e del liberalismo economico-politico è ormai proclamata chiaramente da uomini delle più diverse tendenze: da W. Churchill al laburista G. Lansbury, da lord Percy a D. Lloyd George. Ma l’Inghilterra conta anche vere e proprie organizzazioni fascistiche. La British Union of Fascists ha per capo sir Oswald Ernald Mosley, nato il 16 novembre 1896, già combattente alla fronte francese nella guerra mondiale, membro della Camera dei comuni dal 1918, cancelliere del ducato di Lancaster nel ministero MacDonald nel 1929-30. Il programma enunciato dal Mosley comprende l’abolizione della lotta di classe, attraverso l’abolizione delle Trade Unions e delle federazioni dei datori di lavoro: le une e le altre dovranno essere assorbite in una forma di stato corporativo, e la corporazione nazionale dell’industria sostituirsi alla Camera dei lord. Il Mosley vede nel fascismo (“non possono esservi diversi fascismi – ha detto in un’intervista – ve n’è uno solo, quello del Duce”) un grande movimento di pensiero, che dovrà essere comune a tutti i popoli civili, salvo, nelle attuazioni pratiche, a concretarsi alquanto diversamente nei vari paesi, secondo è richiesto dalle condizioni locali, dalle tradizioni storiche, ecc. Più di recente, questo movimento, che ha ricevuto anche l’appoggio d’un importante giornale quotidiano, il Daily Mail, sembra avere guadagnato nuovo terreno, e in varî discorsi il Mosley ha ribadito le sue affermazioni, presentandole come un vero e proprio programma di governo. Più anziana di questa organizzazione è l’Imperial Fascist League, che tuttavia s’ispira più direttamente, nonostante il nome, ai principi nazionalsocialisti che a quelli fascisti…L’influsso del fascismo si rivela anche nettamente nell’azione di partito e di governo svolta dal nazionalsocialismo in Germania. L’alacrità con cui il governo del cancelliere A. Hitler si è accinto a riformare lo stato (v. Germania: App.), la natura di molti dei provvedimenti presi o progettati, l’interesse con cui l’opera del fascismo viene seguita e spesso imitata, infine dichiarazioni in questo senso degli stessi capi del movimento ne sono una prova palmare. Nella volontà di costituire un regime totalitario, di rimanere un movimento in perenne sviluppo, nel rifiutare il parlamentarismo e l’individualismo, nell’ideale dello stato forte a costituzione gerarchica, il nazionalsocialismo s’ispira indubbiamente al fascismo che lo ha preceduto. Esistono, si capisce, differenze dovute alle diversità di tradizione, di condizioni ambientali, di struttura sociale e di mentalità tra i due paesi; fra queste una differenza fondamentale è nel modo stesso di concepire la nazione. Il fascismo intende infatti la nazione idealisticamente e in conformità della tradizione spirituale più viva e nobile del Risorgimento, come un’entità storica, fondata sull’unità delle tradizioni, della cultura e della civiltà, del sentimento e della volontà; tutta l’azione politica del fascismo, anche nel campo demografico ed economico, mira a elevare e potenziare il tono di vita, la produzione, la potenza e la ricchezza del popolo italiano. Il nazionalsocialismo, svolgendo sotto questo aspetto dottrine già esposte in Germania anche prima della guerra mondiale, p. es., da H. St. Chamberlain sulle orme del resto di J.A. de Gobineau, identifica la nazione con la razza (v. nazionalsocialismo, App.). Simili differenze di atteggiamento spirituale che sono utili a marcare in più precisa maniera le peculiari caratteristiche di ciascuno dei due grandi movimenti rivoluzionari, aiutano anche a comprendere la diversità dei metodi attraverso i quali essi giunsero alla conquista del potere

Questa lunga e doverosa citazione mostra un fatto chiaro e inoppugnabile: in ambito ideologico fascista si facevano già i necessari distinguo tra la propria concezione politica e le sue possibili derivazioni estere più o meno spurie, considerando indirettamente quello che, senza un Regime Fascista e senza le sue menti pensanti, sarebbe potuto accadere, ed in effetti è accaduto DOPO, per adulterarne i contenuti ideali e in ultima analisi per annichilirlo come alternativa politica al sistema liberal-democratico: la sua USURPAZIONE di identità!

La stessa attenzione tributata alla “riscoperta” del corporativismo (che non solo Pessot, ma anche altri storici europei del Fascismo come ad esempio A. Costa Pinto, anch’egli collaboratore del già citato professor Griffin, considerano come il tratta distintivo dell’ideale fascista) denota una evidente incomprensione del fenomeno politico in oggetto, che potrebbe essere facilmente superata solo che vi fosse la volontà di comprendere davvero la questione e dunque dare spazio a quel che nei documenti ufficiali diffusi dal Partito Fascista si affermava al riguardo, ovvero che la concezione che sta alla base della Dottrina del Fascismo, rifuggendo qualsiasi materialismo, ha un imprescindibile PRESUPPOSTO RELIGIOSO:

…se il Fascismo è — come è — un nuovo tipo di civiltà (così l’ha definito il Duce), e se di questa nuova civiltà dovrà essere improntato il secolo (anche questo è suo vaticinio), si chiede quale sia la nota più originale che distingue il Fascismo dalle concezioni passate e da quelle contemporanee (oltrepassate, anche queste, rispetto a esso). La concezione forse economico-sociale? Certo, qui il Fascismo ha portato, nel mondo sconvolto dalle lotte economiche, una parola di straordinaria importanza e di decisiva novità: l’idea corporativa. Ma questa idea, presa fuori del principio politico che la ispira e regge tutta quanta, può abbassarsi al livello d’una questione soltanto di giustizia sociale, importante e originale quanto si vuole, ma non tale, poi, da non poter essere accettata anche in regimi molto lontani dal Fascismo. Diremo, allora, ch’è la concezione strettamente politica quella che costituisce l’originalità e importanza fondamentale del Fascismo? Intendo per « concezione strettamente politica » ciò che suol definirsi anche il nuovo senso dello Stato, di cui è stato ed è, indubbiamente, creatore il Fascismo. Ma, anche qui, vogliamo restringere questa novità al carattere « autoritario » e « totalitario », che lo Stato ha acquistato per merito del Fascismo? C’è rischio — di nuovo — che questa concezione dello Stato ci porti su la stessa linea di regimi molto lontani dal nostro. Mi sembra che dobbiamo, allora, per sfuggire a questi rischi, dichiarare che, sia la questione sociale e sia quella politica, vanno vedute da un punto di vista ulteriore, più alto e comprensivo, il quale solo, finalmente, dà il senso e il tono generale di quella concezione che noi consideriamo esclusiva del Fascismo. Questo punto di vista ulteriore, più alto e comprensivo, è, a mio avviso, la concezione totale del mondo storico e della funzione che uno Stato deve in esso esplicare al lume di un’idea ch’è politica, certamente, ma ha, insieme, un presupposto religioso, anzi cristiano, anzi cattolico. In altri termini: il Fascismo è una concezione politica sorta nella mente di un Genio tipicamente italiano, ossia sorta dentro una tradizione di idee e di sentimenti dominata dal senso realistico della storia e — insieme — da una intuizione generale della vita ch’è propria del Cristianesimo cattolico. (Armando Carlini, Saggio sul pensiero filosofico e religioso del Fascismo, Prima edizione, Roma, 1942, Istituto Nazionale di Cultura Fascista; Seconda edizione, Lulu.com, 2013, p. 189)

Nella sintesi appena citata, questa si davvero autorevole, si evidenziano in modo lampante TUTTE le adulterazioni di cui stiamo trattando: a cominciare proprio da quella sociale attinente il Corporativismo. Risulta  ormai chiaro come per il cosiddetto occidente “libero e democratico”, la strategia migliore per disinnescare la “mina” politica rappresentata a tutt’oggi dal Fascismo”, dopo averlo sconfitto militarmente un tempo, è consistita e tutt’ora si concretizza nel soffocarlo culturalmente con qualsiasi mezzo. Ed è il compito particolare che si sono dati TUTTI gli attori politico-economico-sociali del sistema vigente in questi 70 anni di GUERRA PERMANENTE a tale visione del mondo, evidentemente, visti gli sforzi profusi in tale opera di disinformazione, ritenuta sempre capace di “rompere le uova nel paniere” della plutocrazia!

Dunque, la conclusione logica, in questo scenario, non può essere che una: opporsi alla lobotomizzazione imperante, volendo realmente risolvere il vero problema principale di tutte le nazioni e di tutti i popoli del pianeta, andando alla fonte unica di questo nostro ideale luminoso che rappresenta il vero e solo nemico della demo-plutocrazia massonica mondialista. Ecco spiegato perché noi fascisti de “IlCovo” ci siamo dati questo compito titanico e incredibile: quello di difendere e diffondere il FASCISMO, per far sì che le menti ed i cuori delle umane genti possano, all’unisono, risvegliarsi e tornare a camminare e lottare sul sentiero della Civiltà Italiana Fascista, debellando quell’orribile inferno globale spacciato per paradiso della libertà in cui stiamo vivendo!

RomaInvictaAeterna

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“SCIE CHIMICHE”: un’arma di distruzione di massa!

Un tema di strettissima attualità, osiamo dire quotidiana, visto che si tratta di un fenomeno che ognuno di noi può tranquillamente osservare quasi ogni giorno, solo che si prenda la briga di fermarsi un attimo per osservare con attenzione il cielo sulle nostre teste. Avevamo già scritto chiaramente sulla questione un articolo ad hoc che sintetizzava la nostra posizione inequivocabile in merito alle Scie Chimiche (vedi QUA). Oggi vogliamo ritornare telegraficamente sull’argomento per due semplici motivi. Il primo è che nonostante le denunce dei cittadini più avveduti, non passa quasi giorno senza che i nostri cieli non vengano irrorati (come mostra l’esempio delle foto sottostanti) e senza che i media asserviti del sistema non minimizzino o neghino la questione; il secondo è che di recente è stato realizzato un video (quello posto in cima a questa discussione!) che  in una ventina di minuti sintetizza molto brevemente in maniera chiara ed ineccepibile tutti i punti fondamentali inerenti la questione e che raccomandiamo sentitamente di osservare con attenzione, poiché, come ha scritto giustamente chi lo ha realizzato, è un tema che ci riguarda TUTTI, e dunque TUTTI DEVONO SAPERE!  …Buona visione!

IlCovo

Fotografie scattate lo scorso 30 aprile alle ore 14:00 circa, alla periferia nord di Palermo.

 

Aggiornamento  (4/5/2017, ore 20,), le foto seguenti sono state scattate a Palermo circa un’ora fa:

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Come si può “festeggiare” il fratricidio?

Risultati immagini per fratricidioLa tragica esistenza di questa “repubblichetta” da avanspettacolo, non può prescindere dai suoi presupposti criminali. Una “entità” pseudo-statale che “festeggia” quale atto di “libertà” il fratricidio, non merita nemmeno di essere considerata quale “entità”.

Nessuna nazione, degna di tale nome, “festeggia” una guerra civile, men che meno quando la carneficina è stata scientemente voluta, preparata e realizzata da nemici esterni. Non lo fanno i “padroni” Statunitensi. Non lo ha fatto la Spagna franchista, che invece ha la sua “Valle dei caduti”, voluta proprio per pacificare i cuori dei fratelli di una stessa Madre patria. Non lo fanno in Francia, pur avendo avuto fasi, nella II Guerra Mondiale, in cui i francesi non erano uniti. Non festeggia la Germania, che invece festeggia il momento in cui è potuta tornare unita. Le guerre civili sono una tragedia tremenda. A maggior ragione quella che disgraziatamente CONTINUA tra gli Italiani, ancora oggi, sempre fomentata da chi ci ha occupato a partire dal 1943 e continua ad occuparci militarmente; ovvero gli anglo-americani con il supporto della N.A.T.O.!! Per farlo si sono avvalsi del terrorismo a suon di bombardamenti durante il conflitto, di bombe con la strategia della tensione nel dopoguerra e di un continuo lavaggio dei cervelli attuato a mezzo della propaganda antifascista diffusa dagli organi di informazione collusi, della “cultura” ufficiale che a loro si é svenduta nonché di tutti i governi fantoccio loro asserviti di questo surrogato di repubblica nel quale viviamo, da sempre incurante del bene pubblico del Popolo italiano.

Il 25 aprile è un giorno di tragedia, per gli italiani tutti. Un giorno tremendo, perché si vuole “festeggiare” il bagno di sangue consumato tra i fratelli! Si vuole dare artificiosamente il nome di “liberazione” ad una sconfitta militare, ad una guerra che inglesi e americani, con la resa incondizionata impostaci l’8 settembre 1943 grazie al tradimento della monarchia fellona dei Savoia, hanno voluto che da quel momento gli italiani combattessero gli uni contro gli altri armati…questa era ed è la loro vendetta, contro il Popolo dell’Italia Proletaria e Fascista che nel 1940 osò mettere in dubbio il predominio economico-politico criminale sul mondo intero delle plutocrazie usuraie!

NOI FASCISTI GRIDIAMO IL NOSTRO BASTA! Il primo segno di rinascita per l’Italia, avverrà nel segno della consapevolezza di 2 elementi fondamentali: gli Italiani sono ARTATAMENTE divisi, a causa di occupanti stranieri che mantengono questa divisione fittizia per loro scopi politico-militari; la nostra rinascita come Popolo Sovrano passa attraverso il sentimento comune dell’ Unità, che può rinascere solo attraverso il rispetto della nostra storia, di TUTTA la nostra storia, imparando dagli errori, per procedere innanzi (NON RETROCEDERE, NE’ RINNEGARE!) basandoci sulla nostra Civiltà, che è un faro per le genti …cacciando finalmente fuori dalla Nazione lo straniero “a stelle e strisce” che ancora occupa militarmente il nostro paese, mascherato da “alleato”!

NOI SIAMO ITALIANI! …SIAMO ITALIANI! Solo pronunciare questa parola eleva moralmente! Siamo Italiani! La nostra terra è la culla e NOI i portatori della Civiltà nel mondo! Speriamo e preghiamo che un giorno, questo nostro martoriato e vessato Popolo, pur ottenebrato dalla menzognera propaganda dei suoi nemici esterni e interni, se lo ricorderà!

IN PIEDI!

RomaInvictaAeterna

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“ATTUALITA’ DEL COVO” – Seconda edizione ampliata!

In occasione del 21 aprile, Natale di Roma, festa della Civiltà Fascista, la “Biblioteca del Covo” è lieta di annunciare la pubblicazione della seconda edizione ampliata dell’antologia intitolata “ATTUALITA’ DEL COVO” ( di cui è possibile scaricare gratis QUI il Pdf.). Essa rappresenta una selezione di articoli pubblicati sul blog “Biblioteca del Covo”, tutti stesi a quattro mani, negli anni che vanno dal novembre 2013, al marzo 2017. La scelta di pubblicarli in un apposito volume non è certamente dettata da vanità ma da una precisa necessità ideologica. Nel tempo, infatti, abbiamo constatato quanto sia radicata l’incapacità di trovare una feconda corrispondenza tra la domanda di un verace cambiamento politico, diffusa a vari livelli nella società odierna, e le soluzioni già proposte nella Dottrina del Fascismo e dai teorici ufficiali del Partito Fascista, che riteniamo presentino un grado di attualità cogente oltreché una corrispondenza netta alle esigenze del tempo presente, caratteristica purtroppo misconosciuta dai più. Anzi, lo scetticismo nei confronti dell’Ideale di Benito Mussolini, risulterebbe ancor più incomprensibile proprio riguardo coloro che manifestano di non disdegnare, in linea di principio, talune simpatie politiche per il Fascismo, se non fosse che questo viene erroneamente identificato da troppi come un “passaggio politico concluso”, ancorché suscettibile di una necessaria “evoluzione” e/o di una “definitiva maturazione”, immaginandone così lo sbocco definitivo in un sistema di tipo socialista a tinte nazionaliste, con ciò degradandolo a mero economicismo materialista. In tal senso gli articoli di seguito pubblicati mostrano, invece, la tenace attualità dell’Ideale Fascista, la cui identità peculiare sfida il tempo proprio perché basata su immutabili principi spirituali e idee fondamentali di tipo morale, che distinguono bene gli irrinunciabili presupposti dottrinali dai mezzi politici transeunti per raggiungerli. Allo stesso modo, affrontando tutta una serie di temi politici nazionali ed internazionali di strettissima attualità, tale raccolta dimostra come la concezione fascista costituisca da sempre la soluzione più confacente alla natura “integrale” dell’Uomo in senso lato, che è quella di un essere inscindibilmente costituito tanto di materia quanto di Spirito…buona lettura!

P.S. = il testo in versione cartacea è in vendita sul sito dell’ editore LULU.COM

IlCovo