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L’ITALIA VITTIMA PERENNE DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE !

 

Cari lettori e simpatizzanti, proprio mente scriviamo, viene aggiunto l’ennesimo tassello al completamento del mosaico che delinea il “nuovo disordine mondiale” sancito dalla plutocrazia massonica mondialista del F.M.I. L’Iran, come la Siria, e prima ancora la Libia che a sua volta era seguita all’Iraq, viene nuovamente accusato dal gendarme statunitense, stavolta di aver colpito due petroliere (qui)… e la “tensione” politica sale. Così come sul “fronte interno”, continua la guerra non dichiarata ai popoli ed alle nazioni del continente europeo, affinché essi vengano fagocitati tutti nella diabolica costruzione “UE-ista” che mira alla realizzazione degli Stati Uniti d’Europa, caldeggiati dal “Depp State” americano, ossia la C.I.A. ed il Fondo Monetario Internazionale di Washington. Purtroppo, questo tragico gioco basato sul continuo scatenamento di guerre preventive verso l’esterno e campagne di intimidazione politico-sociale dirette contro il “fronte interno”, entrambe motivate presso la pubblica opinione a mezzo di menzogne spudorate assurte al rango di verità ufficiali (diffuse senza contraddittorio e in modo martellante proprio da tutti i media di cui dispone il sistema di potere vigente), è divenuto ormai stabilmente il modus operandi di tutti i governi fantoccio in mano degli U.S.A. ed a cui sono stati abituati tutti i popoli che hanno la disgrazia di gravitare nell’area geopolitica del cosiddetto “occidente democratico”. Si tratta della perpetua riproposizione della “Strategia della tensione”, ovvero, la tecnica sperimentata per la prima volta durante l’ultima guerra mondiale dal Comando Alleato anglo-americano ed estesa successivamente nel mondo, alle nazioni gravitanti nell’orbita egemonica dei vincitori atlantici del conflitto, di cui abbiamo più volte già scritto in passato ( qui,  qui, e qui).

Non ci stancheremo mai di sottolineare abbastanza come risulti necessario, anzi imprescindibile, per comprendere l’odierna realtà politica italiana, analizzare la storia degli avvenimenti verificatisi in Italia a partire dalla guerra civile del 1943, scatenata e voluta dal Comando Alleato e dalla successiva suddivisione del corpo politico-sociale, ugualmente pianificata ed attuata dagli statunitensi che, al riguardo, senza tralasciare l’occupazione militare del nostro territorio, hanno diligentemente applicato la “regola aurea” di ogni potere che vuole mantenere il proprio dominio indiscusso su popoli e nazioni a lui estranei: quella di spaccare in modo permanente il fronte interno degli occupati a mezzo dei propri manutengoli, ivi infiltrati in tutti gli apparati ufficiali di Governo nei ruoli direttivi ed in tutti i gruppi politici, per non parlare poi di tutti gli “organi di disinformazione” da loro infeudati in modo indiscusso, con ciò seguendo il più classico metodo del Divide et Impera! Una manovra che consente loro da ben 76 anni di tenere sottomessa e governare la popolazione italiana, indirizzandola verso la realizzazione degli interessi dell’occupante, senza che questa ne abbia alcun sentore. Una occupazione volutamente confusa dalla propaganda atlantica dei “servi in loco” quale “protezione”; ma i risultati per la nazione cosiddetta “protetta” non cambiano di una virgola, poiché non è libera di esprimere politiche autonome, non ha capacità di auto-governo e non ha possibilità alcuna di tutelare i propri interessi, in quanto essi risultano sempre totalmente ed incondizionatamente subordinati a quelli del cosiddetto “protettore”. Di fatto, gli statunitensi hanno derubricato la nazione italiana degradandola al rango di “repubblica delle banane”…nella quale prosperano solo i servi del padrone che obbediscono incondizionatamente! 

Così l’Italia, da sempre crocevia mondiale della Civiltà in virtù della sua posizione geografica unica ed assolutamente centrale tra Europa, Africa e Vicino Oriente, negli ultimi 76 anni, per la sua importanza strategica essenziale assunta nei piani egemonici della plutocrazia statunitense, ha rappresentato di fatto il primo “laboratorio politico e militare” rispetto alla sperimentazione di tale strategia a lungo periodo. Da quell’infausto 8 settembre 1943, con la formalizzazione della sua resa incondizionata al nemico anglo-americano e la conseguente cessione totale della sovranità italiana all’occupante, cui poi è seguita la sottomissione dell’Europa intera, gli Stati Uniti hanno beneficiato del ruolo di padroni esclusivi ed incontrastati del continente. Nel biennio 1943-1945, per molteplici motivazioni storiche che non ripeteremo, la costituzione della Repubblica Sociale Italiana aveva avuto, tra gli altri intenti, quello di provare a dimostrare ancora la presenza di una Sovranità italiana sul nostro territorio e fu percepita dagli stessi Alleati come una minaccia seria e concreta ai loro interessi. Ma gli esiti incerti e sfortunati di tale manovra, difficilissima nelle condizioni in cui versava la nazione in quel particolare e drammaticissimo frangente storico, sono sotto gli occhi di tutti. Eliminata la minaccia fascista a suon di bombardamenti e di fucilazioni sommarie, in un bagno di sangue storicamente misconosciuto e che ha fatto più vittime tra gli italiani di quelle cagionate da tedeschi e fascisti, gli americani hanno rivolto la propria attenzione a stabilizzare i territori occupati e la loro egemonia politica ed economica sul continente. La testimonianza, documentata e preziosissima, di un protagonista al di sopra di ogni sospetto di quel travagliatissimo biennio, ovvero il giornalista antifascista Carlo Silvestri, mostra con chiarezza la dinamica di questa tattica (qui). A margine di tale strategia, vi era la volontà momentanea di spartirsi il mondo in “zone occupate e di influenza”. Tale volontà si tradusse nell’ordine provvisorio uscito dalla conferenza di Yalta (febbraio 1945).

L’Italia, dunque, insieme al resto dell’Europa occidentale “occupata”, divenne da allora “zona di pertinenza statunitense”. L’attuazione di questo stato di “occupazione permanente” o di “protettorato a tempo indeterminato”, usate voi il termine che più ritenete idoneo, è esplicitata magistralmente in una conferenza tenuta dal ricercatore e Storico Svizzero, Dr. Daniele Ganser, che vi consigliamo di vedere:

Come è possibile dedurre anche dall’osservazione del video in sovrimpressione, la stessa divisione politica interna in Italia, tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, risultava totalmente fittizia e propedeutica alla strategia americana. Nata durante la “guerra civile”, ha rappresentato il necessario corollario per mantenere vivo e permanente lo status quo, nell’intento di tenere permanentemente  diviso il corpo politico-sociale della nazione. Fatto sta  che lo stesso P.C.I. costituiva uno dei “bracci” della strategia suddetta, poiché la volontà di mantenere  un “doppio profilo” da parte dell’entourage comunista, costituiva lo specchietto per le allodole concesso dai “padroni del discorso” per cristallizzare la realtà italiana nel finto duopolio destra-sinistra. Ma non è mai esistita per l’Italia alcuna concreta possibilità di rivoluzioni comuniste. Lo stesso segretario del partito, Palmiro Togliatti, aveva pienamente accettato il ruolo subalterno dell’Italia agli U.S.A. Per non parlare poi del ruolo di “intermediari” svolto da tanti personaggi della nomenclatura comunista (due nomi su tutti; Renato Mieli e Giorgio Napolitano) che, al di là delle apparenze di facciata, mostra chiaramente le reali dinamiche politiche esistite da sempre tra il P.C.I. ed il Governo statunitense.  

Arriviamo così, seguendo rigidamente questo schema, agli “anni di piombo”, che clamorosamente mostrano come dietro la violenza cosiddetta sovversiva, di “rossi” e “neri”, ci fosse sempre lo zampino degli U.S.A. (qui e qui) che fecero di tutto per impedire alla società italiana di poter evolvere autonomamente e serenamente verso un modello politico-sociale nuovo e differente da quello liberal-capitalista imposto dagli occupanti, pure cercato e sentito trasversalmente da tutta la gioventù italiana, che per tale motivo fu ingannata e tradita da tutte le forze politiche, anche in merito alla “creazione a tavolino” del cosiddetto “neofascismo” post-bellico, come abbiamo abbondantemente documentato nel precedente articolo (qui).

Ma è solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica al principio degli Anni 90 del Novecento che il “Depp State” statunitense vede vicina la possibilità di egemonizzare in toto lo scenario Euro-mediterraneo senza più rivali. Per arrivare a questo obiettivo, accelera l’operazione Stati Uniti d’Europa, già avviata dalla C.I.A., che è la vera “levatrice” dell’Unione Europea.  Nel successivo video, il fu Giudice nonché Presidente della Suprema Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato, raccontava come lo stragismo “mafioso” diretto da all’altro capo dell’atlantico, abbia contribuito in maniera determinante a tale scenario:

Ebbene, proprio attraverso questo processo ultra decennale si arriva così all’attuale Unione Europea, che a mezzo dell’istituzione arbitraria e unilaterale di una Banca privata che detta legge ai popoli del continente europeo detenendo il monopolio di una moneta fittizia, risponde in pieno del proprio operato solamente ed esclusivamente ai voleri degli usurai pluto-massoni del Fondo Monetario Internazionale di Washington; ecco il passo conclusivo verso l’egemonia globale di quel “World deep state“, come lo chiamava in modo pertinente anche il giudice Imposimato… così, siamo stati catapultati nella “matrix europea”:

Il resto, come denunciamo da anni, è cronaca quotidiana odierna, con l’eterna ossessione mediatica dell’antifascismo ad orologeria ed i pestaggi e le violenze organizzate dal potere costituito ed attribuiti arbitrariamente ai fascisti che non ci sono; con i finti contestatori del sistema, leghisti e penta stellati in primis, che, al pari di tutti i governi che li hanno preceduti, di destra, centro e sinistra, dopo aver fatto credere “gattopardescamente” di voler cambiare tutto, hanno dimostrato solo di eseguire sempre e solamente gli ordini dei “padroni a stelle e strisce” …fregandosene bellamente degli italiani. Per questi motivi, siamo certi che il vero antidoto per i mali del nostro popolo e di tutte le nazioni, risieda nella sola ed unica concezione politica organica che, non a caso, viene osteggiata in tutti i casi e con ogni mezzo (ricordiamo sempre che la “postilla costituzionale” inerente il “divieto di ricostituzione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito Nazionale Fascista” è stata voluta dai vincitori anglo-americani della Seconda guerra mondiale, risultando presente sia tra le clausole armistiziali del 1943 che in quelle del “trattato di pace” siglato a Parigi nel 1947, entrambi imposti con la forza all’Italia, sicché tale scelta non scaturì mai dalla “volontà popolare” liberamente espressa del popolo italiano, ma da un ordine indiscutibile impartito da governi stranieri e occupanti) proprio da coloro che oggi, come ieri e come domani, ci vorranno sempre servi e in perenne stato di assoggettamento ad una potenza straniera che ci occupa da oltre settanta anni: la soluzione è la Concezione Fascista, che essi temono più di tutto!

L’attualità di tale ideale è evidente per svariati motivi sui quali abbiamo più volte scritto in passato. Ma già di per sé la stessa guerra continua e permanente che gli viene mossa, per conto terzi (ed abbiamo visto questi “terzi” chi siano), contro la sua stessa esistenza e persino la stessa possibilità di essere conosciuta e compresa, dovrebbe indurre a capire le vere motivazioni di una tale manovra. Per questo motivo è urgente e di capitale importanza mostrarne la verità e spiegarne l’attualità a tutti gli uomini di buona volontà, senza alcuna distinzione! Questo è il compito che noi fascisti de “IlCovo” ci siamo imposti! …e se Dio vuole lo porteremo a compimento!

IlCovo

 

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COMUNICATO DE “ILCOVO” IN MERITO ALLA AGGRESSIONE AVVENUTA A ROMA

L’ Associazione Culturale “IlCovo” – Studio del Fascismo Mussoliniano, in merito ai fatti avvenuti a Roma ( qui ),  dichiara quanto segue. Tali atti sono indegni, prima che stupidi e disgustosi. IlCovo, condanna senza appello l’aggressione (cfr. Statuto, Capo I, Finalità), insensata e assurda, dei 4 giovani, circondati da un gruppo di delinquenti, peraltro ignoti. D’altro canto, non possiamo non notare l’incredibile tempismo di questi avvenimenti, tutti ricalcanti il cliché degli “anni di piombo” e della “strategia della tensione”, ormai documentata storicamente da un numero sempre crescente di ricercatori e di critici. Coloro che si fanno artefici di questa violenza, il cui unico fine è rinfocolare la guerra civile permanente, sono da noi fascisti condannati in modo netto! L’Associazione IlCovo, lavorerà SEMPRE per mostrare il vero volto di tali burattini, e nel contempo per rendere nota la verità del Fascismo, lontano anni luce da gesti di tale squallore e strumentalità.

IlCovo – 17 giugno 2019

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LA GIOVENTU’ ITALIANA INGANNATA E TRADITA DA DECENNI!

La Storia, quella vera, è davvero maestra di vita, per chi vuol comprendere le ragioni più autentiche del nostro vivere sociale, ciò, almeno, quando non esiste una chiara e manifesta volontà politica, come purtroppo avviene ufficialmente nel caso dell’attuale Repubblica italiana, che tende a fornire un quadro dei fatti distorto, tramite la menzogna assurta al rango di verità ufficiale e finalizzata esclusivamente al mantenimento degli equilibri politici più congeniali allo status quo, in ragione delle necessità di chi comanda davvero in Italia dal 1945, ossia il Governo degli Stati Uniti e gli speculatori finanziari del Fondo Monetario Internazionale di Washinghton. Va riconosciuto, però, che l’analisi dei fatti storici, quando realmente scevra da pregiudizi, è in grado di mostrare continuità e discontinuità dei processi politici che si susseguono di generazione in generazione. Essa, cioè, manifesta molto spesso, anche nei particolari frangenti dove paiono più evidenti le fratture tra un epoca e l’altra, una insospettata ma sostanziale permanenza di determinate istanze sociali e sentimenti politici, condivisi da più generazioni che, magari, nell’immaginario comune vengono considerate, in modo erroneo, come reciprocamente antagoniste ed esclusivamente ostili tra loro. A tale proposito risulta emblematica la figura di Gastone Silvano Spinetti. Nato a Roma nel 1908, si era laureato in giurisprudenza e fin da giovane si era distinto fra coloro che auspicavano l’avvento di una nuova cultura, in particolar modo fondando la rivista uni­versitaria La Sapienza e organizzando il I° Convegno Anti-idea­lista, contro il filosofo Giovanni Gentile (1933). Partito per il fronte africano nell’agosto 1940, rientrò in Italia nel settembre ’45, dopo aver trascorso quasi cinque anni di prigionia in mano degli inglesi, prima in Egitto, poi in Palestina e in India. Pur non rinnegando mai il proprio passato di convinto “fascista attivo e in buona fede”, anzi, di mistico fascista, non aderì mai ai gruppi politici neofascisti, considerandoli superati dalla nuova realtà politica imposta dagli avvenimenti, ma decise di promuovere un dibattito tra i “giovani” ex fascisti, che nel dopoguerra avevano aderito a tutti i partiti presenti nell’arco costituzionale, dalla destra alla sinistra, passando per la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, al fine di favorire un clima di distensione politica. Negli Anni 50 fu funzionario dello Stato e pubblicista, direttore del Cen­tro di Documentazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fondando e dirigendo le rasse­gne “Libri e Riviste” e “Documenti di vita italiana”. Collaborò a periodici di centro-sinistra, tra cui “Politica Sociale”, “Critica Sociale” e “Solidarismo”. Fu docente in vari seminari di Re­lazioni Pubbliche e autore di varie pubblicazioni. Nel clima di conformismo politico interessato, all’insegna del disconoscimento di qualsiasi valore positivo al passato regime mussoliniano, che cominciava a dominare nella neonata repubblica italiana, Spinetti, come pochi altri, costituiva una pietra dello scandalo ingombrante, poiché smentiva le interpretazioni auto-assolutorie di comodo ormai in voga tra la sterminata marea degli ex camerati ormai passati all’ “antifascismo militante” (emblematico del ruolo di altissimo livello occupato in tutti i settori della repubblica antifascista da tali personaggi, fu il polemicissimo testo degli Anni 70 “CAMERATA DOVE SEI ?”). Così egli ricordava, ad esempio, le domande di una rivista giovanile che promuoveva proprio in quel periodo una inchiesta sulla generazione dei giovani cresciuta durante gli Anni 20 e 30:

…la rivista “Il Para­dosso” mi pone in imbarazzo perché, seguendo l’esempio degli altri coetanei interpellati, dovrei scrivere che sotto il fascismo sono stato un « precursore » della sua fine, un « incosciente » o una « vittima », facendo sorridere chi mi ha conosciuto in passato e — ciò che è peggio mentendo di fronte a me stesso. Non posso farlo. Sotto il fascismo sono stato uno spirito libero, come lo sono oggi, ed un unico vincolo mi ha imposto la dittatura: quello di qualificare come « fa­sciste » o come « mussoliniane » le mie idee, perchè in quel tempo, — salvo che nel campo della letteratura, nel quale vigeva una intransigente censura moralista — si poteva sostenere e si poteva scrivere quello che si voleva alla condizione di non qualificare le proprie idee come « democratiche » o « antifasciste ». Un vincolo che ho accettato da principio con una certa riluttanza e che non ho più neppure avvertito in seguito, quando la lettura degli scritti di Arnaldo Mus­solini mi convinse che avrei potuto far affermare le mie idee in seno al fascismo, presentandole come « fasciste » in piena buona fede.(1)

Ugualmente famosa in quegli anni fu la sua polemica con Ruggero Zangrandi (già ardente giovane fascista, poi passato nelle file del P.C.I. togliattiano, nonché autore del testo Il lungo viaggio attraverso il fascismo) in special modo quella contenuta in alcuni articoli del 1962, nei quali, discutendo in merito ai contenuti del testo in questione, tagliava corto con il vittimismo di quanti dicevano di aver subito passivamente il regime fascista o di esserne stati vittime inconsapevoli:

“Una recensione pubblicata dal periodico “Italiamon­do” (28-7-62) sul recente libro di Ruggero Zangrandi “Il lun­go viaggio attraverso il fascismo” mi spinge a ritornare a scrivere sulla generazione divenuta adulta quando il fascismo era già al potere perchè l’autore, Rodolfo Bran­coli, dimostra — come i giovani di Paradosso— non soltanto di dimenticare la storia più recente del nostro paese, ma anche di fingere di ignorare il passato dei più rappresentativi uomini politici che oggi detengono po­sti di comando nel governo e nei partiti. Scrive, fra l’altro, Brancoli che la generazione di­venuta adulta quando il fascismo era già al potere è « una generazione costituzionalmente incapace di aderire a qual­cosa che non sia il quieto vivere e l’assenza di problemi, salvo poche punte », e ciò è falso e fa ridere chiunque ab­bia vissuto in quei tempi o abbia letto qualche libro sul­la vita del nostro paese sotto il regime fascista. Non sol­tanto perchè il « quieto vivere » — come la « vita comoda » ed il « panciafichismo » — era ufficialmente bandito me­diante slogansdi Mussolini, « fogli d’ordini » del P.N.F., discorsi di « gerarchi » e articoli di giornali, ma anche per­chè la generazione definita anche ai nostri giorni « degli anni difficili » fece varie guerre, sia che esse vengano oggi qualificate « di liberazione » o « di oppressione », giuste od ingiuste : la guerra d’Etiopia, la guerra di Spagna, la guerra d’Albania e la seconda guerra mondiale. Guerre che non furono fatte da « poche punte », ma da centinaia di migliaia di giovani e che dimostrarono non soltanto lo spirito di sacrificio ma anche l’amore alla lotta di questa generazione che, come non vuole essere esaltata, così non vuole essere denigrata e calunniata. C’è inoltre da ricordare che questa generazione — la quale, secondo il giovane Brancoli, dovrebbe essere con­siderata una generazione amante del « quieto vivere » è anche la generazione che ha dato il maggior contributo di vite umane alla Resistenza e alla lotta partigiana e che, dall’altra parte della barricata, non ha indugiato a pagare di persona per i suoi trascorsi fascisti e per la sua adesione alla Repubblica di Salò, giuocando la carta per­dente. Tutto, quindi, si può dire sulla generazione degli anni difficili meno che sia una generazione amante della vita comoda, salvo che tale qualifica si voglia ad essa attribui­re perchè accettò il fascismo e non si ribellò alla dittatu­ra; ma in tale caso occorre ribadire quanto è stato già sostenuto in altri scritti. Vale a dire che i veri responsa­bili del fascismo sono stati coloro che erano adulti o che addirittura erano al governo quando Mussolini « marciò » su Roma, oppure coloro che subirono il fascismo non già avendo dai 15 ai 20 anni, ma avendo già fatto parte dei partiti esistenti prima dell’avvento del fascismo al potere e che già avevano accettato o predicato gli ideali liberali, socialisti, cristiano-sociali o comunisti. Un’altra affermazione del giovane Brancoli, che mi ha in particolar modo sorpreso, è poi stata quella in cui sostiene che i giovani intellettuali cresciuti sotto il fasci­smo i quali trovarono da soli la strada della democrazia furono « poche decine », dato che quasi tutti gli uomini politici e gli intellettuali oggi in auge appartengono a tale generazione e furono per la quasi totalità fascisti, sia pu­re di differenti tendenze. Fra i politici citerò soltanto alcuni parlamentari, nella certezza di averne tralasciati almeno altri duecento: Ambrosini, Andreotti, Bosco, Codacci Pisanelli, Curti, De Cocci, Del Bo, Fanfani, Ferrari Aggradi, Foderaro, Moro, Natali, Pella, Pintus, Taviani e Vedovato per la Democrazia Cristiana; Alicata, Carocci, De Grada, Fortunati, Granata, Ingrao, Laconi, Lajolo e Seroni per il Partito Comunista Italiano; La Malfa per il P.R.I.; Crocco e Preti per il P.S.D.I.; Corona e Zagari per il P.S.I.; Barzini, Bozzi, Cantalupo, D’Andrea, Messe, Palumbo, Valitutti e Zincone per il P.L.I. A meno che si voglia porre in dubbio che i parlamen­tari e i politici in precedenza nominati siano sinceramen­te « democratici », si deve quindi convenire che afferma­zioni del genere di quelle fatte da Brancoli non hanno consistenza, e che non hanno consistenza tanto più che i giovani di Italiamondo — come i giovani di Paradosso portano sugli scudi La Malfa e Zangrandi — portano su­gli scudi Fanfani e Moro. Nè si dica che la falsa accusa viene rivolta perchè la maggior parte degli esponenti della generazione di mez­zo partecipò agli avvenimenti del loro tempo senza com­prenderne il significato, dato che anche oggi la maggior parte dei giovani partecipa agli avvenimenti del nostro tempo senza comprenderne il significato, come si iscrive ai partiti o vota per questo o per quel partito per oppor­tunismo o per amore del « quieto vivere ». La conclusione da trarre pertanto è una sola : che come sono false e infondate le accuse di conformismo o di viltà che si rivolgono alla generazione « degli anni dif­ficili », così è ingiustificato l’atteggiarsi a vittime di alcuni suoi esponenti. E questo perchè i più preparati e i più intraprendenti esponenti di tale generazione si so­no in ogni campo affermati, sia che abbiano fatto l’ul­tima guerra e sia che non l’abbiano fatta, sia che abbiano superato il fascismo e sia che si presentino ancora con gli slogans di Mussolini, sotto le vecchie insegne, per racco­gliere i voti dei nostalgici e degli scontenti. Per far ridere coloro che non vissero in Italia sotto il regime fascista e per far rabbrividire coloro che vissero sotto il fascismo tutto il travaglio della nostra epoca e che, pur non rin­negando e non nascondendo il proprio passato, ritengo­no che sia espressione di indiscutibile insensibilità mo­rale, oltre che politica, presentarsi in pubblico declaman­do slogansche hanno fatto il loro tempo, sotto insegne che non hanno più alcun significato perchè non rappre­sentano più l’intera nazione, compatta intorno ad un uni­co « capo » e ad un unico partito. Uomini che non possono essere qualificati nè « girel­la » nè « traditori » perchè hanno dimostrato la loro coerenza sperando sempre di poter contribuire a costruire un’Italia migliore, in qualsiasi ideale abbiano creduto, da qualsiasi parte della barricata abbiano combattuto. Perché la democrazia non è stata tradita da chi non l’aveva neppure conosciuta in gioventù e da chi sotto il fascismo si è sempre battuto per una più alta giustizia sociale. Perché il fascismo non è stato tradito da chi ha accettato la realtà politica attuale senza sputare sul proprio passato, ma da chi è passato al liberalismo e al comunismo, e da chi milita nel M.S.I. che ora si dichiara — per bocca del suo segretario generale, Michelini — a suo modo « libe­rale ». Dato che il fascismo fu sempre antiliberale ed an­ticomunista, dopo essere stato alle sue origini — nella fa­mosa adunata di piazza San Sepolcro — repubblicano, re­gionalista, pacifista, anticapitalista, filoproletario e fede­ralista” (2).

Insomma, senza andare ad approfondire ulteriormente la vastissima mole dei suoi scritti pre e post bellici, già da queste poche testimonianze, è evidente che la figura dell “ex fascista” Spinetti risultava scomodissima tanto per i “fascisti” passati all’antifascismo di Stato, quanto per i cosiddetti “fascisti” del Movimento Sociale Italiano. Ma l’aspetto più interessante di questo personaggio fuori dagli schemi precostituiti (e perciò a suo modo intrigante!) fu quello di voler approfondire i punti in comune presenti trasversalmente in tutte le generazioni dei giovani italiani che nel corso del Novecento contestavano il sistema politico vigente al fine di pervenire ad un Nuovo Ordine politico. E proprio dall’inchiesta che curò Spinetti alla fine degli Anni 50 (dalla quale trasse un libro!) sulle idealità dei giovani italiani di quel tempo, riteniamo si debba partire per scoprire e comprendere le dinamiche ed i veri motivi, altrimenti davvero inspiegabili, delle politiche che hanno attraversato l’intero corso delle vicende italiane del secondo dopoguerra e che ancora oggi, sebbene tale questione venga abilmente occultata dal sistema di potere vigente a mezzo di polemiche di facciata, ha un peso rilevantissimo nel determinare gli indirizzi delle istituzioni italiane ufficiali, volte a fomentare artificialmente con ogni mezzo la divisione del corpo sociale della nazione e l’odio politico a mezzo di dell’antifascismo di Stato. Al riguardo basterà in questa sede riprodurne il testo della « Premessa » all’inchiesta sui gio­vani divenuti adulti nel dopoguerra, pubblicata nel 1957, presso l’Editore Capriotti di Roma, sotto il titolo I giovani han­no ragione:

…“Questa inchiesta sui giovani che non hanno parte­cipato all’ultima guerra e alla Resistenza e che sono di­venuti adulti in questi ultimi anni si differenzia da varie inchieste fatte in precedenza sull’argomento per due caratteristiche particolari: perché non si propone di attribuire ai giovani d’oggi le idee o i propositi della persona che li ha intervistati, e perché non riguarda i loro sentimenti e le loro aspirazioni, ma la loro conce­zione della vita e del mondo. Debbo però subito precisare che la prima caratte­ristica ricordata non va attribuita a mio merito, dato che se non ho attribuito ai giovani con i quali ho conversato le mie idee o i miei propositi è stato soltanto perché mi sono trovato sempre d’accordo con loro. Per­ché, dopo aver trattato vari argomenti ed aver riferito a ciascuno le idee degli altri, ho avuto la soddisfazione di sentirmi dire che ero la persona più idonea per scrivere sul loro modo di ragionare, sul loro modo di considerare la cultura e la vita. Con questo non voglio dire che i giovani intervista­ti siano stati tutti d’accordo tra di loro e con me sui vari argomenti discussi : voglio dire soltanto che la maggior parte dimostrava di ragionare partendo da pre­supposti comuni e che le loro tesi erano solo in appa­renza contrastanti. Voglio dire che la maggior parte dei giovani mi hanno dato la loro fiducia perché, conver­sando, mi sono dimostrato maggiormente desideroso di ascoltare che di farmi ascoltare; perché mi sono espres­so in modo chiaro e a tutti accessibile anche quando ho affrontato argomenti filosofici; perché, resomi conto che effettivamente stavano cercando di individuare una nuova sintesi di valori, mi sono sforzato di aiutarli nel difficile compito, e non ho mai tentato di inquadrare le loro intuizioni e le loro idee in sistemi filosofici che non conoscevano o in ideologie politiche di cui non ritenevano opportuno accettare neppure le premesse. « Non siamo liberali e non siamo marxisti, ma stia bene attento a non qualificarci cattolici », mi ha detto un giovane di Milano, concludendo la sua esposizione : « Siamo cattolici perché siamo stati battezzati e perché ascoltiamo la Messa, ma tenga presente che, trattando di filosofia e di politica, noi non facciamo alcun riferi­mento né al dogma né all’al di là. Tenga presente che la nostra dottrina sociale e politica è ben differente da quella cattolica, pur non ponendosi con essa in con­trasto. Sottolinei anzi nei suoi scritti che noi riteniamo che non si debba confondere la religione con la poli­tica, che siamo contrari alla politica fatta in sacrestia e che siamo per una politica sociale che non si arresti alle sole enunciazioni programmatiche ». Se non sono né liberali, né marxisti, né cattolici, cosa sono allora i giovani di oggi? Sono forse fascisti? Neanche per sogno! Non sono fascisti neppure la mag­gior parte dei giovani iscritti al M.S.I. Uno di loro, a Palermo, tra l’altro, mi disse un giorno, dopo un’accesa discussione: « Mi sono iscritto al M.S.I. non già perché abbia mai avuto fiducia nei suoi uomini, ma per lo schi­fo che mi fa l’attuale vita politica. Quando i partiti al governo non perseguiteranno più gli ex fascisti e non diranno più male di Mussolini, lasciando che la Storia lo giudichi tra qualche decennio, mi ritirerò da ogni attività. Per me il fascismo è superato e sepolto, ma re­sterò nel Movimento finché il partito si manterrà al­l’opposizione e impersonerà la reazione all’attuale tipo di democrazia ». Per i giovani d’oggi non vanno quindi posti i dilemmi che si pongono, nei loro ragionamenti, gli uomi­ni più anziani : antifascismo o fascismo, totalitarismo o democrazia, Russia sovietica o Stati Uniti d’America. Il loro problema è quello di rendere viva ed operante la democrazia, al di fuori del fascismo, del marxismo, del liberalismo e del cattolicesimo politico attuale ; in­tendendo per democrazia non soltanto uno Stato nel quale la maggioranza governi rispettando la minoranza, ma soprattutto uno Stato nel quale chi governa tuteli più efficacemente gli interessi dei lavoratori e si preoc­cupi di trovar lavoro e di venire incontro ai più poveri e ai più infelici, ai disoccupati e a coloro che non pos­sono lavorare. L’istanza sociale è da tutti i giovani vivamente sen­tita. Il loro amore per le scienze e il loro desiderio di viaggiare derivano soprattutto, come essi stessi non in­dugiano a dichiarare, dal desiderio di scoprire delle nuove tecniche e di individuare dei nuovi tipi di orga­nizzazione, che possano alleviare la miseria e la fame, che possano favorire l’affermazione di una più alta giu­stizia sociale. Per questa ragione seguono con interesse gli scritti sull’automazione, gli studi sulle ricerche nu­cleari e in particolare gli studi per utilizzare a scopi di pace la bomba all’idrogeno, che è la più potente e la meno costosa ; per questa ragione includono negli iti­nerari dei viaggi che si propongono di fare i paesi scan­dinavi, l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Russia. Sì, an­che la Russia: non già perché ritengano che sia un paese libero e felice, ma perché vogliono documentarsi sull’URSS, perché intendono avere notizie dirette e di prima mano sul collettivismo sovietico, perché vogliono studiare se tale collettivismo si può umanizzare. I giovani d’oggi non sono infatti filocomunisti, ma non guardano al comunismo con l’animo pieno di quel furore che caratterizza gli atteggiamenti anticomunisti dei fascisti, dei liberali e di certi ambienti cattolici. E questo soprattutto per una ragione: perché ritengono che il comunismo, al pari del socialismo, sia una con­seguenza del capitalismo, e perché sostengono che non si potrà e non si dovrà battere il comunismo se prima non verrà battuto il capitalismo. Su questo punto sono tutti d’accordo ed hanno ve­ramente delle idee precise che non si stancano di ripe­tere. Si può dire anzi che tutta la loro concezione della vita e del mondo, che verrò esponendo in seguito, vuole soddisfare innanzi tutto l’esigenza di intraprendere una lotta a fondo contro il capitalismo. Contro il capitali­smo che per loro è la causa dell’attuale decadenza mo­rale, dell’attuale crisi della cultura, della miseria e delle guerre che travagliano l’umanità. E se i giovani hanno un rimprovero da fare ai dirigenti della Chiesa catto­lica è proprio quello di non combattere apertamente il capitalismo con lo stesso ardore con cui combattono il comunismo. E’ proprio quello di aver tollerato e di tollerare che i partiti cattolici si battano non già per una nuova civiltà cristiana, ma per la cosiddetta « civil­tà occidentale » che non è altro che la civiltà capitalistica. « Vede — mi disse un giorno un giovane di Napo­li — l’economia capitalistica non soltanto non riesce a risolvere, nonostante i progressi delle scienze e della tecnica, i più urgenti e vitali problemi dell’umanità, ma è in contraddizione con se stessa. E’ sorta per accre­scere la produzione e per facilitare gli scambi, ed ora tende a limitare la produzione e ad ostacolare gli scam­bi tra popolo e popolo. E’ sorta in nome dell’iniziativa privata e del “lasciar fare” ed ora tende ad affermarsi attraverso i trusts e i monopoli. E’ veramente assurdo che l’economicità — intesa come la possibilità di rica­vare profitti sempre maggiori con il minimo sforzo – regoli ancora la produzione e la distribuzione dei beni, quando vaste categorie sociali e intere nazioni soffrono la fame o vivono nella miseria. E’ veramente assurdo volere identificare ancora l’optimum individuale con l’optimum sociale, e non smascherare l’egoismo e la prepotenza dei più ricchi e dei più capaci ». Contro il capitalismo le critiche dei più giovani so­no innumerevoli, in tutti i settori. « Sostenere che gli interessi degli imprenditori coincidono con gli interessi dei consumatori significa sostenere il falso, anche se lo ha asserito Adamo Smith », mi disse un altro giovane meridionale : « L’imprenditore tende soltanto ad ottenere il maggior profitto dalla merce che produce e non si preoccupa di soddisfare le esigenze degli aspiranti consumatori. L’economia deve tener presenti invece le esigenze di tutti gli uomini : deve dare a tutti possibilità di lavoro e mezzi d’acquisto. Non deve essere più la scienza che fa arricchire i possidenti, ma deve essere la scienza che fa divenire possidenti i nullatenenti. L’eco­nomia non deve asservire l’uomo alle sue leggi, ma deve far sì che le sue leggi servano l’uomo e gli per­mettano di lavorare e di migliorarsi ».

In questa Premessa, come a volte anche nel saggio che segue, riporto le frasi dei giovani che ho intervi­stato senza modificarle o migliorarle nella forma. Vo­glio che il lettore ripeta la mia esperienza e che non abbia la sensazione di trovarsi di fronte ad uno dei tanti libri che si vendono, accessibili soltanto a pochi iniziati o peggio ancora ai soli iniziati del sistema filo­sofico al quale l’autore aderisce. Io non aderisco ad alcun sistema e voglio scrivere un libro accessibile a tutti, anche ai giovani che non si intendono di filosofia, di diritto e di economia. Sono anzi convinto che la sintesi di valori intravista dai giovani sia la più attuale e la più completa in quanto spiega razionalmente l’idea­le di giustizia dei nostri tempi. Il mio unico scopo è quello di far conoscere questa nuova sintesi ad altri giovani — ai molti giovani che non ho potuto avvici­nare — usando lo stesso linguaggio che ho usato con i giovani con i quali ho approfondito i vari argomenti concludendo che, fra qualche tempo, « chiarite le idee al maggior numero possibile di persone, sarà bene sele­zionare gli uomini ed organizzarci per facilitare l’av­vento di un ordinamento migliore di quello attuale ». Queste, in breve, alcune frasi che possono far com­prendere come i giovani d’oggi siano del parere che ci sia tutto da rifare nel campo economico, politico e sociale. Lo stesso si dica nel campo del diritto. « L’at­tuale diritto — mi disse un giovane di Roma — non corrisponde al nostro ideale di giustizia ed è destinato a decadere. Non considera l’uomo, ma il possidente, il proprietario. L’eguaglianza che stabilisce di fronte alla legge è l’eguaglianza tra coloro che posseggono o che hanno un titolo da far valere. Noi vogliamo che il diritto non tenga conto soltanto dei titoli di ciascuno, ma anche e soprattutto della natura umana: vogliamo che l’eguaglianza venga stabilita indistintamente tra tut­ti gli uomini ». Ritornerò tra breve su questa affermazione che è molto importante, specie se si considera alla luce della concezione filosofica che è propria della gioventù d’oggi. Qui mi preme soltanto porre in rilievo che i giovani d’oggi non sono contro lo « Stato di diritto », ma con­tro il diritto e contro lo Stato che si ispirano ad una concezione dell’uomo e della società, che ha fatto il suo tempo. « I diritti dell’uomo non sono i diritti dei ricchi e dei potenti — sosteneva un altro giovane di Napoli in un’accesa discussione — ma sono i diritti degli umi­liati e degli offesi di tutta la terra. Occorre smascherare la falsità degli “immortali” principi dell”89 che in due secoli non solo non sono riusciti a stabilire un regime di eguaglianza e di fratellanza, ma neppure un regime di libertà ». Tutti i giovani su questo argomento sono d’accor­do. Riferirò, pertanto, soltanto alcune delle loro affer­mazioni più significative che ho ascoltato dalla loro vi­va voce, da un capo all’altro della penisola, e che ho riportato nel saggio che segue, coordinandole, comple­tandole, armonizzandole : « Le libertà politiche non servono a niente se non c’è da lavorare, se non c’è sicurezza nella vita ». « Occorre sostituire al diritto alla li­bertà d’iniziativa il diritto alla libertà dal bisogno ». « Il diritto al lavoro deve essere a tutti assicurato perché è più importante del diritto alla libertà, dato che il lavoro dà i mezzi per vivere e permette a ciascuno di far affermare la propria personalità ». « La tutela della personalità e della libertà è data solo dal lavoro. Il lavoro costituisce la maggiore garanzia della libertà di ciascuno, dato che assicura, oltre che l’esistenza, il rispetto della propria dignità, l’indipendenza, l’elevazio­ne ». « Il lavoro non è una merce qualsiasi o un fattore della produzione, ma è lo scopo stesso del nuovo ordi­ne sociale che, tendendo al benessere delle masse, do­vrà preoccuparsi innanzi tutto di determinare la piena occupazione ». Qui mi fermo per procedere per gradi e per non mettere, come si usa dire, troppa carne al fuoco. Tutte queste affermazioni ripetono all’incirca uno stesso concetto e sono attualissime, ma a me preme fare innanzi tutto una considerazione. A me preme porre in rilievo che l’originalità e l’intelligenza dei giovani d’oggi non si manifestano nel sostenere queste verità, nell’inter­pretare con tanto vigore i sentimenti espressi o inespres­si delle masse, nel farsi banditori di questi ideali, ma nell’avere intuito una verità fondamentale che oggi sfug­ge non soltanto ai filosofi, che sono rimasti addietro di un secolo rispetto a noi, ma anche agli economisti, ai giuristi e agli uomini politici che si sforzano di risolvere l’attuale crisi di civiltà. E la verità è questa, evi­dente ed indiscutibile : che è inutile sperare di poter riformare il mondo e di instaurare un ordine più sociale e più umano, se non si abbattono insieme tutti i presupposti della civiltà individualistica, del capitali­smo e del comunismo. Questa verità fondamentale non è infatti espres­sione di intellettualismo o di utopismo, ma è espressio­ne di quel bisogno di sincerità e di coerenza, di chia­rezza e di logica, che caratterizza ogni atteggiamento ed ogni pensiero dei nostri giovani. E’ espressione di intelligenza e di onestà perché non si può certamente qualificare intelligente o in buona fede chi, volendo determinare un sostanziale progresso nel campo sociale, non avverte la necessità di battere la « morale » indivi­dualistica e i presupposti che informano oggi il diritto e l’economia. I giovani d’oggi hanno invece compreso tutto que­sto, hanno superato in blocco i presupposti della civiltà individualistica, e se non accettano neppure la discus­sione con gli esponenti delle altre generazioni, con i lo­ro « maestri », non è soltanto perché non hanno ancora ben chiaro il nuovo sistema da contrapporre al vecchio sistema, perché comprendono di non avere ancora la erudizione e la dialettica dei pensatori più anziani, ma è anche e soprattutto perché non intendono perdere del tempo ragionando con delle persone con le quali non potranno mai accordarsi e con le quali non ritengono né decoroso né utile venire ad un compromesso. Chi, pertanto, essendosi intrattenuto con i giovani d’oggi, sostiene che non dicono nulla di nuovo, non dimostra soltanto di non essere in grado di compren­derli, ma dimostra anche di non capire che i giovani d’oggi non hanno la pretesa di dire niente di nuovo, dato che vogliono soltanto spiegarsi razionalmente le esigenze di vita dei nuovi tempi, dando a tutti i pro­blemi una differente impostazione, rivedendo i presup­posti dell’attuale ordine interno e internazionale. Di­mostra di non comprendere che la crisi che si avverte ai nostri giorni non è una crisi nel sistema ma una crisi del sistema, e che i giovani d’oggi intendono contri­buire alla creazione di un nuovo sistema, all’afferma­zione di una nuova civiltà. Il vero è che i giovani d’oggi hanno intuito molte cose che le generazioni precedenti non hanno neppure intravisto, e che sono degni di ogni rispetto anche se non hanno l’esperienza e la dottrina dei loro « maestri », se si esprimono impropriamente, se non sanno scrivere. Le loro intuizioni non vanno però sottoposte al vaglio della dottrina di pensatori, sia pure grandissimi, che hanno fatto il loro tempo; vanno sottoposte al giudizio di coloro che avvertono le esigenze dei nuovi tempi e che, non avendo preconcetti di alcun genere e interes­si da difendere, intendono spiegarsele e soddisfarle nel miglior modo. Vanno sottoposte al giudizio di coloro che intendono dare un nuovo significato non soltanto allo Stato e all’economia, ma anche al diritto e alla filosofia. Vanno sottoposte al giudizio di coloro che, come i nostri giovani, hanno compreso che occorre dare un nuovo significato allo stesso concetto della natura umana perché « la natura della nostra specie non è certo quella dell’homo homini lupus o quella dell’ho­mo oeconomicus». Un giovane di Genova mi diceva : « E’ vero che è l’interesse che ci spinge sempre ad agire, ma è anche vero che l’interesse può portarci ad aiutare il prossimo e a desiderare il bene degli altri. Per instaurare una più umana società occorre colorare di passione i più alti ideali, trasformarli in interessi, rivedere lo stesso concetto della nostra natura, dato che se è una pretesa pretenziosa quella di rivedere il concetto della natura umana, non meno pretenziosa è la pretesa di coloro che vogliono riformare la società senza rivedere tale concetto ». Come potrà meglio comprendere chi leggerà questo saggio, il concetto della natura umana intravisto dai nostri giovani è il concetto su cui si basa la revisione fondamentale che intendono operare nel campo della cultura. E’ il concetto che va meglio di ogni altro approfondito per comprendere l’originalità e l’attualità del loro pensiero, tanto più che è un concetto che, pur non rinnegando i valori ideali e l’anelito di perfe­zione che è insito in ogni uomo, tiene conto della real­tà della vita di tutti i giorni. Per i nostri giovani la natura dell’umana specie è il suo ultimo fine e la sua più spiccata caratteristica, permette a ciascuno di giustificare le sue più alte aspirazioni e i suoi più bassi istinti. Non è un enigma inesplicabile o un prodigio mostruoso: spiega la nostra intima armonia, il nostro essere, il nostro divenire. Ri­solve il contrasto tra la costanza dei valori ideali e la varietà delle situazioni di fatto, giustifica la nostra perfezione originaria e la decadenza del nostro essere senza ricorrere al mito della caduta o al dogma del peccato originale. Fa sì che la filosofia divenga norma di vita a tutti accessibile e spiega razionalmente alcuni presupposti della religione, come, per soddisfare il de­siderio espressomi da un giovane cattolico praticante, ho cercato di dimostrare in più di un capitolo di que­sto libro. Con il concetto della natura umana che fu proprio della civiltà individualistica decade anche il vecchio concetto della libertà. All’uomo economico succede l’uo­mo sociale che non è né un santo né un uomo hominis lupus; e alla libertà che equivale al diritto di fare il comodo proprio, limitato dal concorrente diritto di al­tri simili, non succede la libertà morale, che significa autodominio consapevole, ma succede la libertà che equivale al diritto di poter intraprendere qualsiasi azio­ne che non danneggi al sacrosanto diritto di poter lavo­rare e di veder rispettata la propria personalità. « Non si tratta », quindi — come rilevò opportuna­mente un giovane di Torino — « di porre nuovi limiti alla libertà come fu concepita dalla civiltà individuali­stica, ma di concepire diversamente la libertà. Questa non è l’epoca dei limiti, bensì è l’epoca delle libertà, non già come vennero intese dagli uomini più rappre­sentativi del secolo scorso, bensì come le intendono gli uomini che vivono lo spirito dei nuovi tempi. Lo stesso si dica per la proprietà: ci fanno ridere coloro che spe­rano di dare un carattere sociale alla proprietà impo­nendo ad essa nuovi limiti. I nostri “maestri” sono su di una cattiva strada: per dare un carattere sociale alla proprietà occorre concepirla diversamente e rivedere con il concetto della proprietà l’ideale stesso del diritto ». Ritorniamo qui a quanto è stato già scritto in precedenza e, dopo tutto ciò che è stato fatto presente, si deve pur convenire che il modo di ragionare dei nostri giovani si potrà anche non condividere, ma che non pecca certo di originalità e di coerenza. « Per la proprietà — mi precisò un giovane di Fi­renze — noi distinguiamo nettamente la proprietà personale, che può servire a ciascuno per mantenere con decoro sé e la propria famiglia, dalla proprietà che in­teressa più famiglie o più aziende, dato che solo que­st’ultima deve avere una funzione sociale ». Sul concetto della proprietà, come su tutti gli altri concetti in precedenza esposti, i giovani non hanno af­fatto idee comuniste. Anzi gran parte degli stessi iscritti al P.C.I. dichiarano, come gli iscritti al M.S.I., sia pure per altri motivi, di militare nel partito solo per reazio­ne all’attuale politica : « Noi siamo comunisti » — mi disse un giovane operaio di Roma — « perché speriamo che il comunismo ci dia pane e lavoro, non già per­ché siamo materialisti o contro la religione. Siamo co­munisti perché abbiamo fame e vogliamo che ci sia resa giustizia ». Per ciò che riguarda lo Stato, i giovani non sono né per lo Stato che è un « complesso di servizi pubbli­ci », né per lo « Stato mediatore »: i giovani non vo­gliono né uno Stato che difenda soltanto i diritti dei più ricchi e dei più potenti, né uno Stato che opprima i più ricchi per dare da mangiare ai più poveri, ma vogliono uno Stato « che tuteli gli interessi superiori dell’umana specie, vale a dire gli interessi degli uomini come tali e non già soltanto gli interessi dei possidenti o degli iscritti al partito unico ». « L’autorità che noi vogliamo assegnare allo Stato deve essere grandissima, ma non deve ridurre la libertà degli individui », mi disse un giovane di Bari. « Fissati quali siano gli interessi superiori della specie ed asse­gnato allo Stato il compito di tutelarli, siamo però certi di conseguire questo scopo perché gli interessi su­periori della specie riguardano soprattutto, secondo noi, la difesa dell’umana personalità e il diritto al lavoro ». Lo Stato auspicato dai giovani d’oggi vuole conci­liare autorità e libertà, interesse collettivo e interesse individuale, giustizia sociale e libera iniziativa. « Noi non vogliamo lo Stato schiavo di determinati interessi politici od economici », mi disse un altro giovane di Firenze : « Vogliamo lo Stato posto al di sopra della mischia, ma che si interessi di ciascuno: vogliamo lo Stato amato da tutti e non già lo Stato che sia bersaglio degli strali di ogni cittadino perché intralcia la vita pubblica o non tutela la libertà vera dei disoccu­pati e dei più poveri ». Per i giovani d’oggi la guerra non può considerarsi un diritto per alcun popolo, come non può considerarsi un diritto l’ordinamento internazionale. Ecco cosa mi ha detto al riguardo un giovane di Trieste : « Poiché la guerra può essere desiderata soltanto da uno Stato in­sensato o da uno Stato che sia sicuro di vincerla, è indiscutibilmente il diritto del più prepotente o del più forte. D’altra parte rappresenta egualmente il diritto del più forte l’ordinamento internazionale che non può definirsi « diritto » perché nessuna possibilità di coazione potrà mai esservi contro gli Stati più forti che, da soli coalizzati con altri Stati, intendano imporre ad altre nazioni la loro politica. Oggi, ad esempio, non sarebbe possibile o conveniente esercitare una coazione contro l’U.R.S.S. o gli Stati Uniti d’America. La spiegazione è semplice e a tutti evidente: l’ordinamento internazionale è simile ad una società che si volesse stabilire tra una tigre, un cavallo, un orso, un cane e una pecora. Tra queste bestie la tigre non potrebbe mai essere punita se commettesse le più insopportabili prepotenze ». Tutti i giovani sono poi favorevoli all’unità euro­pea, ma considerano con sano realismo le difficoltà che si oppongono alla soluzione del problema perché riten­gono che ad essa si oppongano sia l’U.R.S.S. sia l’In­ghilterra, e perché ritengono che un certo beneficio si potrà avere per tutti i popoli solo se si riuscirà a realiz­zare l’unione euro-africana. « Per noi, superato il colonialismo, c’è poi da bat­tere l’imperialismo economico che sarà difeso, oltreché dalla Gran Bretagna e dalla Francia, anche dagli Stati Uniti d’America. Se non si batterà l’imperialismo eco­nomico invano si spererà di poter fondare l’Euro-africa di costituire una Federazione Europea », mi diceva un giovane di Messina. Ed un altro giovane concludeva il discorso affermando : « L’unità europea potrà attuarsi soltanto in seguito a una rivoluzione sostanziale, di carattere sociale, anticapitalista e anticomunista, che si affermi sul vecchio continente. Solo se favoriranno l’af­fermazione di una tale rivoluzione gli Stati Uniti d’America potranno avere la nostra eterna gratitudine ». Dopo quanto ho scritto, non credo che sia il caso di fare altre anticipazioni sui risultati della mia inchie­sta. Ciò che mi preme ribadire ancora una volta è che le idee dei giovani non vanno apprezzate per se stesse, ma per i presupposti dai quali traggono la giustifica­zione. La conclusione di questo libro non è infatti sol­tanto che i nostri giovani hanno rinnegato i presup­posti della civiltà individualistica, ma che hanno anche gettato i presupposti di una nuova civiltà, che hanno già intravisto un nuovo sistema di pensiero : un sistema che poggia su un nuovo concetto della natura umana, dell’uomo, della libertà e dello Stato, del diritto e del­l’economia. La conclusione di questo libro è che i gio­vani d’oggi, pur non amando la violenza, sono degli au­tentici rivoluzionari, e che non tarderanno ad instau­rare un ordine nuovo, rinnovando la cultura e le isti­tuzioni. Promuovendo una cultura che tocchi il cuore, affascini la mente, irrobustisca la volontà e spinga al­l’azione. Con questo non voglio dire che tutti i giovani sia­no dei rivoluzionari: voglio dire soltanto che la mag­gior parte avverte la necessità di riformare l’ordine attuale, dato che anch’io sono convinto che molti di loro non sosterranno più le idee che mi hanno esposto quando avranno trovato « un posto sicuro » o avranno preso moglie. Ma in tutto il mondo, per tutte le gene­razioni, è sempre avvenuto lo stesso: le rivoluzioni ven­gono fatte da pochi idealisti e da pochi uomini di azione, che fanno leva sul sentimento di rivolta che anima gli sfruttati, í disoccupati, gli affamati. Anche la rivoluzione dei giovani, la rivoluzione che aprirà la via a una nuova civiltà, sarà promossa e at­tuata da una minoranza di eletti, ed a me — conclu­dendo questa Premessa — non resta che augurarmi che questa minoranza, sia, per quanto possibile, numerosa e combattiva”…(3).

Ci scusiamo con i nostri lettori se il contenuto di questo articolo potrà loro essere sembrato eccessivamente lungo, ma crediamo che nemmeno Spinetti in persona (che fu in prima linea, sempre, per superare il perdurare, ben oltre gli anni del conflitto, delle logiche insensate della Guerra Civile del 1943-1945) avrebbe potuto mai immaginare, neppure nel suo incubo peggiore, come quella corretta intuizione che egli ebbe in quegli anni ormai lontani dai nostri, sarebbe stata compresa per prima proprio dal vero potere occulto che gestiva e gestisce tutt’ora le sorti del nostro popolo. Quest’ultimo, proprio per correre ai ripari e scongiurare la possibilità che quella Rivoluzione di cui scrisse l’ex fascista Spinetti si realizzasse sul serio, che si inverasse in una concreta proposta politica trasversale alle fazioni ufficiali congeniali al sistema di potere vigente, elaborò quella “strategia della tensione perenne” che si alimenta da decenni dell’odio e della paura per impedire al popolo italiano ed alla sua migliore gioventù di ritrovare quella unità di intenti e di valori che sembrava potesse sviluppare da sé autonomamente, perpetuando invece, a bella posta, quel clima da guerra civile che ormai contraddistingue la storia italiana da 76 anni…CUI PRODEST? …ovviamente agli stessi soggetti che hanno armato i gruppi partigiani per fomentare la Guerra Civile in Italia dal ’43 al ’45…gli stessi che hanno infiltrato tutti i gruppi politici italiani, dal Partito Comunista al Movimento Sociale Italiano e che hanno sempre diretto tutti i Partiti di Governo…gli stessi a cui obbedivano tanto le cosiddette “brigate rosse” quanto la cosiddetta “eversione nera”, gli stessi cui obbediva ed obbedisce persino Cosa Nostra, come ebbe a dichiarare poco prima di morire, il fu Giudice nonché Presidente della Suprema Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato… gli stessi, infine, che hanno progettato ed imposto a tutti i popoli del nostro continente la cosiddetta Unione Europea… Noi fascisti de “IlCovo”, che fascisti siamo non per tradizione familiare o nostalgia del passato ma per una precisa e consapevole scelta dettata dallo studio e dalla reale comprensione di tale dottrina politica, sappiamo e abbiamo più volte denunciato, proprio sulle pagine di questo blog, i veri responsabili delle sciagure del nostro popolo e di tutto mondo intero…ed a Dio piacendo, continueremo instancabilmente a ripeterlo e ad illustrarvi qual’è l’unica vera soluzione politica in grado di opporsi a tale caos!

IlCovo

NOTE

1) Gastone Silvano Spinetti, “Vent’anni dopo – Ricominciare da zero”, Roma, 1964, Edizioni di “Solidarismo”, pp. 153 – 154.

2) Op. Cit. Pp. 169 – 172.

3) Op. Cit. Pp. 134 – 145.

 

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LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEL POPOLO RIFIUTA IL SISTEMA DELL’UNIONE EUROPEA! …ma televisioni e giornali non ve lo diranno mai!

Risultati immagini per NOE così, anche queste elezioni-farsa “europee” si sono concluse. I “ludi cartacei”, non hanno tradito la loro essenza: quella di essere una inutile messinscena avente il fine di distrarre le masse dalla loro vera situazione. Ma in questo frangente, può risultare interessante osservare come esse hanno risposto agli stimoli del sistema e andare a “spulciare” tra le cifre  concrete prodotte dallo spettacolo indegno testé conclusosi, la famosa conta dei numeri che ufficialmente assicurerebbero, nel sistema liberal-pluto-massonico, il “divino dono” della legittimità democratica a coloro che dicono di governare. Ovviamente è una “divinità” oggettivamente inconoscibile, poiché inverificabile, a meno di voler dare assoluto credito alle istituzioni che fungono da teorici garanti dell’attendibilità dei risultati da queste scodellati ai media compiacenti, una autentica favola! Ma, siccome tutto ciò rappresenta il fondamento del sistema vigente, facciamo finta per un momento di dargli credito e andiamo a sviscerare tra le cifre date in pasto al popolo. Diciamo sempre che ciò che manca primariamente alla massa popolare eterogenea è la formazione (e, conseguentemente, l’attenzione). Se si dovesse fare un’analisi fermandosi esclusivamente alla “conta dei numeri”, ci si potrebbe subito rendere conto di un dato incontrovertibile e clamoroso: che gli italiani sono decisamente contro l’Unione Europea. Infatti, guardando già solo il dato dei votanti effettivi, rispetto al totale degli “aventi diritto”, il numero di chi ha rifiutato in toto di prestarsi all’inutile sceneggiata elettorale è davvero impressionante: circa 23.000.000 che rappresentano il primo partito in assoluto!! Una maggioranza schiacciante! E questo senza tenere in considerazione che ci sono stati anche coloro che pur votando, hanno deciso di annullare il proprio voto. Parliamo di circa 1 milione di schede nulle! Sempre secondo i “numeri” diramati dal ministero degli interni, c’è stato un calo di quasi il 3% nell’affluenza elettorale, rispetto ai precedenti “ludi cartacei europei”. Riguardo gli schieramenti, TUTTI PRONI AL SISTEMA VIGENTE, anche quelli che a chiacchiere ne reclamano la fine, hanno racimolato un pesantissimo ridimensionamento elettorale. Anche quelli che presumibilmente hanno “vinto”. La Lega di Salvini, che attraverso la destra radicale ha comunque “catturato” i voti dei cosiddetti “neofascisti”, aiutata dalla puntuale pantomima maniacale antifascista pre-elettorale, ha preso il 34% circa. Ma la percentuale non è rappresentativa del vero peso elettorale, poiché è riferita alla metà degli aventi diritto al voto. Infatti, l’intero cumulo dei voti degli elettori della Lega e di FdI della Meloni, insieme, raggiunge circa i 12 milioni, cifra che “rappresenta” solo 1/6 del totale degli elettori italiani!!!! E questo se si rimane fermi al dato attinente i “vincitori”. Non parliamo poi dei cosiddetti “resuscitati” ( per come vengono dipinti dai media servi del sistema ). Il Pd, infatti, con tutte le sue propaggini rientrate allineate e coperte nell’ovile, ha preso 6 milioni di voti (perdendone ancora!)… rappresentando 1/10 della popolazione! Che dire poi del raggruppamento dei cosiddetti “neofascisti”, che hanno preso, tutti insieme, circa lo 0,45 % ovvero intorno ai 150 mila voti! …Ecco servito il “pericolo fascista”! Ma come avvenuto nelle altre “tornate elettorali”, tale risultato non costituisce affatto una novità, casomai conferma l’assurdità e la malafede del sistema ufficiale di dis-informazione vigente, in riferimento al tam tam mediatico pre e post-elettorale. Infatti, davanti a numeri di questo tipo, risulta  davvero criminale l’ossessione quasi paranoica dei media generalisti rispetto al “pericolo rappresentato dai neofascisti” urlato a più non posso; tanto fasulli questi, quanto inesistente quello! Anche il cittadino disattento, dovrebbe legittimamente domandarsi il PERCHE’ di questa assillante campagna di manipolazione mediatica terroristica, degna in tutto e per tutto della psicopolizia orwelliana! Le risposte sono due: o codesti finto-fascisti rappresentano in realtà una segreta potenza planetaria, tanto immensa quanto abile nell’occultarsi, soprattutto NASCOSTA AGLI OCCHI DEL MONDO INTERO (perché non si sentono squittire se non in relazione ad episodi di cronaca di quart’ordine e sempre in prossimità di qualche appuntamento elettorale); oppure rappresentano esclusivamente uno STRUMENTO IN MANO AL POTERE COSTITUITO, senza nessuna reale consistenza, che tramite una sapiente diffusione mediatica mirata, assolve il compito di fungere da spauracchio, con la funzione precipua di ricompattare elettoralmente gli ex sinistri a corto di ideali, ma tutti benpensanti preoccupati per codesta “minaccia marziana”, accodati ad un partito chiaramente asservito in tutto e per tutto all’oligarchia della finanza speculativa internazionale, che detta legge nell’Unione Europea. L’uso politico  di questi gruppi fatto dai media, tanto presenti nella propaganda quanto inconsistenti nella loro reale presenza sul territorio, risulta ormai radicato e permanente nella democrazia antifascista italy-ota. Riguardo tali soggetti politici marginali, anzi, davanti a risultati elettorali disastrosi di questo tipo, puntualmente reiterati nel tempo e senza nemmeno una possibile “speranza” su di una ipotetica inversione di tendenza, visti i veri motivi che storicamente stanno a fondamento dell’esistenza politica di tali formazioni, da noi fascisti de IlCovo già più volte esposti (QUI), va riconosciuto a chiare lettere che essi rappresentano l’artificiosa nemesi indispensabile al perpetuarsi del sistema pluto-massonico antifascista! In breve, senza finto-fascisti, utili idioti al pari di altrettanti spauracchi fasulli presenti in altri contesti, come l’Isis, le brigate rosse, viola e ciclamino, tutti fenomeni costruiti artificialmente dall’apparato al potere a guida U.S.A., da spiattellare, su giornali e televisioni compiacenti, quali pericoli pubblici, ebbene, l’intera impalcatura mediatica su cui si reggono gli equilibri precari del cosiddetto occidente democratico agli ordini del Fondo Monetario Internazionale di Washington, fondato sull’ipocrisia, il malaffare, lo sfruttamento e l’ignoranza diffusa ad arte…CROLLEREBBE MISERAMENTE, RIVELANDONE IL VERO VOLTO CRIMINALE!

Ovviamente, rientra a pieno titolo nella logica della propaganda testé ricordata, la contiguità politica del “neo-fascismo” con la “destra” istituzionale, cui da sempre garantisce il proprio sostegno esterno, in modo più o meno ufficiale. E’ un modus operandi reiterato da oltre mezzo secolo, figlio bifronte della logica bipolare imposta dagli occupanti anglo-americani nel 1945 e della loro “strategia della tensione”, tutt’oggi riproposto in forme più evolute. Anche a questo è servito il clamore mediatico pre-elettorale. Abbiamo già ricordato di recente  (qui) che la piovra dell’antifascismo di stato di marca statunitense, da oltre mezzo secolo utilizza i propri multiformi tentacoli per avvinghiare la società al proprio sistema, impedendole di divincolarsi e liberarsi. A tal proposito, guardate voi i casi della vita, proprio in concomitanza con la diffusione della nostra attività culturale, è “nato” un apposito “ramo” delle “polizie politiche” antifasciste: quello che si occupa di ostacolare con tutti i mezzi la diffusione della vera cultura politica fascista. Da quando IlCovo, oltre un decennio addietro, ha cominciato a demolire tutte le menzogne di stato rispetto alla Dottrina  fascista ed alla realtà vera dei fatti storici ad essa legati, l’aggressione ha assunto i contorni più netti mai riscontrati in 70 anni di regime antifascista. Il culmine è stato toccato con la sceneggiata della “legge Fiano” (qui), ma ormai si punta stabilmente oltre che a rinfocolare l’odio politico, a tentare simultaneamente di usurpare le idee (proprio quelle da noi faticosamente riportate in auge nella loro vera essenza) così come si è fatto già a suo tempo con i simboli e la retorica, attraverso l’operato del fu M.S.I. Temi quali la Mistica Fascista o la stessa Dottrina del Fascismo“, sempre snobbati tra i cosiddetti “neofascisti” (che fino a quasi un decennio addietro nel loro ambienti erano spariti, risultando  tra i più giovani addirittura sconosciuti!) ora circolano nuovamente e stabilmente in quell’ambiente malsano. Clamorosamente, lo si è constatato anche di recente anche col Partito  neoliberista e filo-atlantista della Meloni (qui); poiché, con una indegna operazione di strumentalizzazione fuori da qualsiasi decenza etica, al congresso tenuto prima delle elezioni, sul banco dei libri è ricomparsa inspiegabilmente, l’opera fondamentale del pensiero politico fascista, senza che vi sia oggettivamente alcun sincero motivo attinente reali affinità ideologiche da parte di tali gruppi col pensiero politico che essa esprime! Se grazie a noi, il Fascismo non è più “indefinito istinto di pochi attaccabrighe” o esclusivamente “militanza attiva anti-ideologica” condita dalla immancabile favola del cumulo di “anime ideologiche diverse” portatrice di istanze tra loro divergenti, sappiamo però che la contromossa del sistema è già all’opera, proprio a mezzo del palese tentativo già in atto, incentrato sull’usurpazione e la negazione dei suoi contenuti originali da parte delle consuete marionette destrorse.

Ma solo attraverso la concomitante presenza di tre fattori quali, 1) la consapevolezza del contenuto ideale insito nel suo messaggio, 2) una formazione politica seria ed improntata all’ortodossia ideologica, 3) la continua ricerca della verità storica, sarà possibile un’autentica nuova fioritura della Dottrina del Fascismo. Il lavoro che abbiamo svolto finora, invero enorme, ovviamente costituisce solo il nostro punto di partenza. Ma gli italiani e tutti gli europei, danno ormai evidenti segni di un sussulto politico contro il sistema liberal-plutocratico dell’Unione Europea. Manca loro solo la chiara comprensione della sola e vera alternativa politica ad esso. Noi fascisti de IlCovo proseguiremo nella nostra opera, tirando diritto, certi che la soluzione rappresentata dallo Stato etico corporativo fascista presto tornerà ad essere patrimonio collettivo di tutte le nazioni e verso cui guarderanno con fiducia e speranza tutti gli Uomini e le Donne di buona volontà. AD MAJORA!

IlCovo

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ELEZIONI INUTILI! …il voto-farsa per legittimare il sistema politico U.E. dominato dagli usurai del Fondo Monetario Internazionale!

Risultati immagini per non votoCarissimi lettori, il senso del titolo di questo articolo, crediamo risulti inequivocabile, ma ad onor del vero  è ugualmente esplicita la cronaca quotidiana, solo che si osservi in controluce e con senso critico la realtà inerente il movente politico autentico dei continui e martellanti appelli pubblici collettivi al voto europeo, delle pseudo contestazioni inneggianti all’antifascismo, falsamente contrapposte ad altrettante pretestuose manifestazioni inneggianti allo pseudo sovranismo, il tutto iscritto nella desolante cornice della cronaca odierna, scandita dagli immancabili sbarchi di clandestini gestiti dai nuovi “negrieri umanitari” delle ONG, “pupille intoccabili” di una minoranza di “speculatori-benefattori” alla Soros, assurti al rango di “numi tutelari” della decadenza in ogni sua forma (politica, economica, morale e sociale) nonché dal ricatto degli “onnipotenti” mercati finanziari, che a colpi di spread decidono insindacabilmente come affamare e far morire il popolo italiano insieme a quelli di tutte le nazioni europee, in ossequio agli ordini della plutocrazia massonica mondialista rappresentata dal Fondo Monetario Internazionale con sede a Washington. Ma, per rendersi conto di tale disastro, basterebbe ugualmente osservare l’attività funambolica e doppiogiochista del cosiddetto “governo del cambiamento… di rotta“, degno coronamento di 70 anni di servaggio politico ed economico dell’intera classe politica Italy-ota al padrone U.S.A., dovuto all’occupazione militare permanente del nostro Paese e dell’intera Europa, spacciata in modo inverecondo come “liberazione” (quiqui, qui). Ecco il come ed il perché del “teatro-baraccone” pre-elettorale, allestito a “beneficio” delle masse popolari, appositamente rincitrullite dai media, in corrispondenza delle immancabili votazioni, che nel caso specifico, riguardano le cosiddette “elezioni europee”. Così, come sempre, la campagna elettorale dei partiti in corsa per il nulla, viene cadenzata dalle immancabili “strida” focalizzate sui soliti nemici immaginari, impersonati secondo un vecchio copione collaudato da oltre mezzo secolo dai soliti burattini dell’antifascismo di Stato (qui). Per questo, ad ogni nuova tornata dei “ludi cartacei”, è doveroso riproporre l’analisi critica in merito al vero e più concreto significato di tale strumento di distrazione di massa, verificandone la logica cui sottende ed il vero compito affidatogli, all’interno del quadro politico sviluppato dal sistema di potere vigente.

Già in linea di principio il concetto stesso secondo cui basterebbe una “maggioranza relativa” a stabilire la validità o meno di leggi ed atti che, riguardando il futuro di più generazioni di cittadini, non possono essere per definizione considerati “relativi”, rappresenta un non-senso. Se poi si aggiunge che tale determinazione concretamente non è nemmeno “reale”- ovvero non corrisponde ad una direzione politica presa conseguentemente alla presunta volontà popolare liberamente e consapevolmente espressa dalla succitata “maggioranza di cittadini”- bensì è il frutto di scelte prestabilite da una ristretta minoranza economico-finanziaria a proprio vantaggio ed imposte con l’inganno a danno della popolazione, tenuta all’oscuro di tali raggiri, allora, la realtà si manifesta in tutto il suo squallore per quella che è, ovverosia una ignobile sceneggiata! Queste considerazioni, in ogni circostanza esposte da noi fascisti de “IlCovo” alla pubblica attenzione, non si basano su pregiudiziali, ma sull’analisi (come più volte ribadito) rispetto allo status di occupazione effettiva patito dall’intero continente europeo dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ogni evento verificatosi in Europa e nello specifico in Italia dal 1945 ad oggi, è figlio di questo status di soggezione politico-economica. Così, anche la “nascita” della cosiddetta “Unione Europea”, ha rappresentato per la finanza mondialista di stanza a Washington, il mezzo politico per controllare direttamente e definitivamente le Nazioni europee, già soggiogate dalla macchina bellica americana. Dunque, tutti i governi degli stati europei espressi negli ultimi 74 anni, attraverso la supremazia internazionale esercitata ufficialmente dalla “piovra” statunitense, rappresentano dei “tentacoli” al soldo del globalismo finanziario atlantico U.S.A. che strozzano le rispettive popolazioni nazionali. Senza ripeterci ulteriormente, chi volesse altri ragguagli rispetto a tale sconsolante realtà, può  visionare il seguente filmato, la cui fonte, precisiamo doverosamente, non è affatto fascista, pur arrivando alle medesime conclusioni da noi esposte:

A valle di tali considerazioni, che da sole dovrebbero, comunque, già bastare a mettere in discussione la vulgata ufficiale del quadretto idilliaco sul ruolo benefico dell’Unione in Europa, se si volessero analizzare in modo più dettagliato le stesse “regole”, autoproclamate tali dalla cosiddetta “U. E.”, proprio in merito ai presunti poteri effettivi del “parlatoio europeo”, scopriremmo una ulteriore conferma di quanto diciamo. Infatti, basterebbe leggere il regolamento dell’euro-parlamento, per arrivare alla semplicissima e lineare conclusione che, i “pupari” che tirano davvero i fili, non essendo fessi (criminali sì, ma stupidi no!), hanno prestabilito tutto ciò che è utile a disinnescare anche solo la possibilità, in linea di principio, di un ipotetico dissenso rispetto ai loro ordini (dissenso che, ovviamente, laddove espresso dovrebbe generare atti ad esso coerenti). Ebbene, UDITE, UDITE, si scopre così che le “leggi” nella libera “Unione Europea”, non le emana affatto il “parlamento”, ma le Commissioni. Il “parlatoio”, ha un valore meramente consultivo. Dunque, a tutti coloro che vanno mentendo spudoratamente quando affermano pubblicamente che votare è fondamentale, poiché una nuova “infornata” di parlamentari “sovranisti” scardinerebbe gli equilibri politici favorevoli alle oligarchie finanziarie, ebbene, a costoro proprio il regolamento del “parlatoio europeo” replica che, laddove si dovesse materializzare persino una maggioranza assoluta di “contestatori” all’interno di tale consesso, esso risulterebbe comunque un organo qualificato come esclusivamente Consultivo, pertanto tale maggioranza non potrebbe mai, secondo le regole che essa ha accettato e sottoscritto, uscire dal proprio ambito di pertinenza…DUNQUE NON POTREBBE CAMBIARE ASSOLUTAMENTE NULLA! Fermo restando che codeste “regole” autoproclamate come tali, non sono mai state né volute, né sottoscritte da nessun Cittadino. Non sono nemmeno, a livello puramente formale, giuridicamente cogenti, perché nessun organo popolare ha dato mandato affinché venissero scritte e siglate, tantomeno alcuna consultazione popolare è stata fatta affinché esprimesse un parere su tali regole. Inoltre, nessuno tra i popoli delle nazioni coinvolte, ha mai dato alcun mandato affinché  venga costituito un “Super-Stato” o una organizzazione federale sovranazionale assolutista, che attraverso un Istituto finanziario privato, ovvero la Banca Centrale Europea, potesse decidere in modo univoco le sorti di interi popoli e Nazioni a suo insindacabile arbitrio! QUESTA E’ LA VERA E TERRIBILE REALTA’ POLITICA dell’Unione Europea, tanto decantata dalle televisioni e dai giornali del sistema. A fronte di tutto ciò, il seguente filmato potrà illustrarvi in modo sintetico tali fatti, fermo restando che, anche in questo caso, l’estensore del filmato non è fascista:

In base a queste brevi e semplici considerazioni, risulta inoppugnabile che quanto attiene all’odierna cronaca politica e che si svolge impunemente sotto i nostri nasi, non è altro che una indegna sceneggiata imbastita dai media asserviti ai “padroni del discorso”, al fine di proseguire ad opprimere in modo indegno e disgustoso tutti i popoli delle nazioni europee tramite la loro stessa complicità inconsapevole! Il presunto “voto popolare”, le eventuali “maggioranze politiche”, non sono altro che feticci inutili, finalizzati semplicemente a legittimare pubblicamente un intero sistema corrotto e corruttore alla mercé della finanza plutocratica e massonica, che si avvale di tutti i mezzi a sua disposizione per continuare a demolire moralmente e materialmente quel che resta della nostra Civiltà, al fine di dominare incontrastata. Le “promesse elettorali”, come accade in tutte le “elezioni”, fanno parte di questa sceneggiata e rappresentano solo degli strumenti di distrazione di massa. Dunque, all’interno di questo sistema ignobile, nessun soggetto politico potrà fare nulla che non sia già stato deciso dai veri detentori della sovranità, così come ogni atto politico da esso avallato, ha come fine ultimo la prosecuzione del “sistema” satanico vigente. Quindi, niente che non si opponga in modo diretto e  frontale sia politicamente che filosoficamente, in toto, a tale sistema materialista, potrà mai ottenere un verace cambiamento; tanto quanto nessuno che rimanga saldamente ancorato anche soltanto ai presupposti ideali e culturali di tale sistema, avrà mai né la volontà politica né la forza morale di cambiare alcunché. La scelta più audace, consapevole e libera da compiere in questo frangente non è quella di cadere nella trappola di un sistema che soffia sul vento della discordia civile, incitando i cittadini a dividersi su questioni fasulle, legittimando se stesso tramite un voto tecnicamente inutile, qualunque sia lo schieramento che di volta in volta si presenta… bensì quella di delegittimare a livello popolare tale sistema, che essendo criminale in quanto tale, risulta irriformabile…  PER TUTTI QUESTI MOTIVI, NOI FASCISTI NON VOTIAMO PER NESSUNO, INVITANDO TUTTI QUANTI VOI CHE CI LEGGETE A DISERTARE LE URNE!

…NON RENDIAMOCI COMPLICI DEL LORO CRIMINE! …LA NOSTRA COMUNE CONSAPEVOLEZZA LI TRAVOLGERA’!

IlCovo

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ODIO DEMOCRATICO ANTIFASCISTA E PUPAZZI DEL SISTEMA!

 

 

“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse

e amare quelle che opprimono”

Malcolm X

Carissimi lettori, amici ed avversari, il nostro recente articolo sul “25 aprile” (qui), come tutti gli altri sul medesimo tema, ha portato alla vostra attenzione il reale fondamento ideologico e storico-politico di tale nefasto anniversario, pensato ed imposto dall’alto appositamente ed esclusivamente quale “ricorrenza” per dividere il popolo italiano e perpetuare il mito fasullo di una “riconquistata libertà” che sarebbe stata elargita dai “buoni” invasori anglo-americani agli italiani; il tutto fondato su di una reiterata e martellante campagna mediatica ormai istituzionalizzata da decenni e incentrata sulla più volgare propaganda di guerra. Dal 1945, senza che i più se ne rendano effettivamente conto, gli italiani sono artatamente e volutamente tenuti divisi, in uno stato di perenne conflitto interno, con una intensità variabile che preferibilmente raggiunge i picchi in concomitanza con le immancabili scadenze elettorali, il tutto sempre ad opera di ristrettissime minoranze e gruppi che vanno dalla sinistra alla destra, tutte al guinzaglio del “padrone a stelle e strisce”, che con l’ausilio dei mezzi di informazione di massa e del “potere costituito” (da terzi!), tengono sotto scacco un interno popolo abbrutito ed assuefatto a simili espedienti. La connotazione vera di tale presunta “festa”, proclamata unilateralmente come tale, è unicamente e inderogabilmente antifascista, nel modo più retrivo e aggressivo possibile. L’odio, di cui la “nomenklatura” ufficiale, con un’ipocrisia senza eguali, attribuisce la paternità esclusivamente ai “fascisti”, viene invece propalato in dosi massicce proprio contro questi ultimi dall’antifascismo di Stato. In verità, sarebbe più corretto dire contro i “fascisti immaginari”, poiché il FASCISMO vero e proprio, lungi dall’essere mai stato rappresentato dai cosiddetti “neofascisti” (per i motivi che abbiamo più volte ribadito, qui e qui), non esiste più da oltre 70 anni, se non nella memoria e nel pensiero di alcuni sparuti gruppi, non rappresentati politicamente da NESSUNO, se non dal NOSTRO MESSAGGIO! Ma, ovviamente, il suddetto “odio antifascista” dalle istituzioni ufficiali della repubblica italiana è ritenuto giusto e “buono”! …perché, va detto senza mezzi termini, è proprio la repubblica italiana a finanziarlo con tutti i mezzi di cui dispone, su mandato del padrone atlantico! L’odio “buono“, quello che, per intenderci, di fatto, inneggia allo sterminio senza nessuna distinzione e pietà di centinaia di migliaia di uomini, donne e ragazzini italiani di fede fascista, avvenuto prima e dopo la guerra, di cui abbiamo già discusso, e che viene sistematicamente taciuto dalle istituzione della repubblica, che negano loro persino il ricordo. Un odio rappresentato da sempre dalla sparuta schiera di borghesi benpensanti e figli di papà, che schiumano di rabbia inneggiando alla libertà ma promuovendo simultaneamente il reato di opinione per i fascisti; quello che vuole impedire di esprimersi a coloro che mostrano il proprio dissenso rispetto alla forma di governo imposta al popolo italiano dai vincitori dell’ultima guerra mondiale e spacciata come democrazia libera; quello che incita tutt’ora alla violenza giusta contro i presunti quanto inesistenti “fascisti“, una categoria resa appositamente evanescente, poiché slegata dai veri contenuti ideologici del Fascismo storico, che così assume di volta in volta i contorni politici cangianti di quanti dicono di opporsi allo status quo vigente, puntualmente additati dai soliti noti quali nemici dell’intera umanità, indegni perfino di esser definiti uomini.

Un “tour dell’odio” diffuso a livello mediatico che, casualmente, si manifesta virulento, come già avvenuto lo scorso anno, con la “Pantomima sulla legge Fiano”, scattando con puntualità certosina proprio a ridosso delle fatidiche elezioni. Con precisione svizzera, ad ogni tornata elettorale, la “caccia alle streghe” riprende. In realtà, in altri periodi, si affievolisce soltanto. Pronta ad essere rinfocolata al momento opportuno. In questi ultimi anni, però, vi sono delle vistose “novità” in merito all’aggressione antifascista. Da quando la nostra piccola associazione IlCovo, con i suoi mezzi modesti e limitati, ha messo caparbiamente in atto, con grande scorno degli antifascisti di tutti i colori, il rivoluzionario metodo della “formazione dottrinaria” e della battaglia culturale per la verità storico-politica sul Fascismo, abbiamo impresso una epocale svolta alla lotta contro la menzogna di stato, e contro la damnatio memoriae applicata al Fascismo-Pensiero, così la nomenklatura succitata ha ricominciato ad estendere la propaganda aggressiva. A dire il vero in modo forsennato, ma con risultati decisamente poco lusinghieri, nonostante la portata dei considerevoli mezzi coi quali tali attacchi vengono assestati, ma constatata la loro miserrima rozzezza, tale da far impallidire chiunque. Un esempio recente è costituito dall’ennesimo monologo (il che già la dice lunga sulla valenza di tali tiritere prive di contraddittorio!) tenuto da uno dei soliti “pagliacci televisivi” di cui si avvale il sistema vigente per diffondere “a suon di risate” le proprie menzogne e luoghi comuni fasulli. Il pretesto viene fornito, come sempre, dagli altri servi utili del sistema, i cosiddetti “neofascisti”, nel perenne gioco delle parti che si alimenta dello scontro tra finti opposti, tutti etero-diretti da un’unica regia satanica. E giù con l’ “indignazione” telecomandata! Quanto biasimo artefatto ed ipocrita per l’ “indegno gesto sacrilego” compiuto nientemeno che durante la “festa delle feste”, che tutti i buoni cittadini deve “unire” nel sentimento di “odio antifascista”! Ma giudicate voi stessi! Vorremmo infatti che, prima di proseguire nella nostra disamina, guardaste tale documento confezionato appositamente dal “Politburo resistenziale”:

Se siete riusciti ad arrivare in fondo, senza lesinare in sbadigli per le celeberrime “battute” del “buffone di corte”, avrete ben chiaro tutto ciò che stiamo affermando. Sul versante culturale e politologico, tali esimi “rappresentanti” del “libero pensiero” antifascista, costituiscono degli ZERI assoluti. Essi non sentono nemmeno il bisogno di provare le proprie affermazioni, né di confrontarle con altri interlocutori che la pensano in modo differente, poiché semplicemente danno per scontato che tali scempiaggini, spiattellate sulle televisioni accreditate dal potere vigente, si  AUTOIMPONGONO DA SE’. Così costruiscono la propria “verità”, checché i documenti storici provino in contrario! Così fa nel suo sermone la “crozza” di turno, (nomen omen), davvero vuota poiché priva di serie nozioni storiche, dove egli accusa i “neofascisti” (utili servi del sistema, suoi pari) di compiere un gesto addirittura completamente inventato dal “loro Duce” (che, nel caso dei suddetti individui, avanzi raccattati appositamente dal potere costituito fra le curve calcistiche per mettere in piedi tale sceneggiata, “loro”, invece, non è mai stato, sconoscendo essi tanto il personaggio storico Mussolini quanto il messaggio politico fascista che rappresenta!). Ora: che il “Saluto Romano”, così definito per la Civiltà da cui è scaturito storicamente, sia un lascito culturale di Roma antica, solo la “crozza” in questione (e chi ha scritto ciò che il buffone-pappagallo stava leggendo sul “gobbo” di scena!) lo può negare! Infatti, dell’antico Saluto Romano, ripreso a partire dal XX secolo dal Fascismo, con braccio teso e palmo della destra aperto (in segno di pace!), vi sono testimonianze storiche e archeologiche. Flavio Giuseppe, storico giudeo-romano nel suo “Guerra Giudaica” lo descrive fin nei dettagli ( vedere ad. es. qui ). Tale era il saluto compiuto dalle Legioni al loro Comandante. Così come vi sono testimonianze materiali INOPPUGNABILI persino sulle antiche monete romane, che qui di seguito riportiamo:

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Per non parlare della statua equestre Capitolina di Marco Aurelio, dell’ Arringatore del Trasimeno

La Statua equestre di Marco Aurelio. Il braccio teso dell’imperatore, è ritenuto gesto di saluto al suo esercito, o al popolo acclamante. Questo dipendentemente dalla collocazione originaria. Si ritiene fosse ai Fori, o al Laterano

…o della stessa Colonna Traiana, di cui sproloquia a vanvera la “crozza vuota” di turno. Infatti, volutamente ignorato dal pagliaccio televisivo, è non tanto il romano che “indica” l’Imperatore, ma tutti gli altri che lo salutano romanamente!

Aggiungiamo in seconda battuta, soprattutto a beneficio delle menti progressiste “sinistrate”, che se si va alla ricerca del riutilizzo a livello di iconografia in epoca moderna non solo del saluto romano, ma di tutta una serie di specifici richiami diretti al mondo dell’antica Roma, ebbene, non esiste esempio più chiaro e lampante di quello offerto dalla stagione della “Rivoluzione Francese!” … un vero e proprio tripudio di Fasci littori, Archi di trionfo e richiami diretti alle sane virtù politiche del Civis Romanus…e proprio l’artista francese Jacques Louis David, emblema dell’intera stagione rivoluzionaria, produrrà l’icona moderna più celebre raffigurante il saluto romano…anzi, un triplice saluto romano, nel famosissimo dipinto del 1784 intitolato “Il Giuramento degli Orazi“…e Mussolini, proveniente dalle file del massimalismo rivoluzionario socialista, così come tanti altri fascisti, ex socialisti, sindacalisti e repubblicani, conoscevano bene tutto ciò, poiché faceva parte del loro bagaglio politico-culturale!

Detto questo, per doverosa precisazione rispetto al nulla culturale che promana da cotante “crozze vuote antifasciste” e che ovviamente viene diffuso senza nessun contraddittorio dai media ufficiali (ci mancherebbe altro!), rimane chiaro il motivo per cui la “marionetta da avanspettacolo” faccia propaganda (di bassa lega). Allo stesso modo è chiaro il motivo per cui “egli” accosti i cosiddetti “sovranisti” de noantri, ai “nazi de noantri” di Casa Pound Italia. Infatti, così come alle scorse “elezioni politiche nazionali” i tartarugati, avevano già goduto di una ribalta mediatica spropositata, oggi ne usufruiscono ancora, grazie ad una loro casa editrice (che vorrebbe magari fare concorrenza al nostro lavoro, che proponiamo un catalogo incomparabilmente più ampio e politicamente più mirato [QUI]) capace di “vantare” una attività talmente “vasta” che definirla assai limitata risulta un eufemismo; ma che “sale” comunque all’onore delle cronache per aver pubblicato un’intervista al nuovo “pupazzo” finto spauracchio del sistema, Salvini, che ha sostituito nell’immaginario antifascista Berlusconi! Crozza evidenzia la contiguità elettorale tra C.P.I. e Salvini (e tutto quello che è il “mondo politico” del cosiddetto centro-destra) dicendo con ciò il vero! Il fatto è, però, che tale “contiguità” tra antifascisti di destra è VOLUTA, preparata e USATA dal sistema plutocratico. Così come accade nel variegato, ma sempre allineato e coperto, mondo antifascista dei “sinistri”. Ma, ci domandiamo, se tutti temono un pericolo fascista, se tale idea è sempre comunque presente sulle prime pagine di tutti i giornali e nei media televisivi ufficiali, PERCHE’ LOR SIGNORI ANTIFASCISTI, DA SEMPRE COSI’ ANSIOSI DI SPROLOQUIARE DI FASCISMO E FASCISTI, NON VENGONO A DISCUTERNE CON GLI UNICI FASCISTI VERI CHE COME TALI SI QUALIFICANO PUBBLICAMENTE DA SEMPRE, OVVERO CON I SOTTOSCRITTI?

ORSU’, VENITE PURE A DOMANDARE, LA “BIBLIOTECA FASCISTA DEL COVO” E’ A DISPOSIZIONE DI TUTTI! SAPREMO RISPONDERE A TUTTE LE VOSTRE DOMANDE! …MA SAPPIAMO BENE CHE E’ PROPRIO PER QUESTO MOTIVO, CHE ESSI RIFUGGONO IL CONFRONTO COI FASCISTI, CORRENDO INCONTRO, INVECE, DAI LORO AMATI PUPAZZI “NEOFASCISTI”! LE MARIONETTE SONO INDISPENSABILI NELL’OPERA DEI PUPI, ALTRIMENTI CHE TEATRATA SAREBBE? …ECCOVI SUBITO UN ESEMPIO CONCRETO, OSSERVATE IL VIDEO SUCCESSIVO E GIUDICATE DA VOI STESSI:

Avete capito la sceneggiata? …che dire di più? Da quando la Dottrina del Fascismo è stata fatta riemergere dal dimenticatoio, in cui gli antifascisti di Stato ufficiali e quelli ufficiosi del neofascismo l’avevano cacciata a forza, riemersa proprio in virtù del nostro continuo e caparbio lavoro ultra-decennale di esegesi, presente nei nostri testi e soprattutto sul blog e prima ancora sul forum de “IlCovo”, mostrandone i veraci contenuti e spiegandone i princìpi ideologici, ebbene, stanno franando poco alla volta, miseramente, tutte le menzogne interessate imbastite in campo antifascista relative al messaggio politico di cui essa è portatrice. Ecco allora che il doppio profilo dell’antifascismo di Stato si manifesta in tutta la sua pochezza e nullità. Favorito dai pupazzi del “neofascismo” e dai servi del potere mediatico, l’attacco condotto dal sistema demo-pluto-massonico vigente, viene continuamente reiterato attraverso la strategia dell’inganno, che è globale. Ma nessun antifascista può più continuare a mentire impunemente, pensando di risultare sempre e comunque credibile, quando viene messo di fronte alla chiarezza adamantina dei FATTI che NOI fascisti de “IlCovo” mostriamo nella loro autentica realtà.

IlCovo

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LA VERITA’ CANCELLATA… ma non del tutto!

Carissimi lettori, sono tempi cupi quelli in cui viviamo, dove l’ipocrisia e la menzogna regnano sovrani e nei quali, oggi più che mai, la battaglia culturale per la Verità risulta vitale. Constatiamo come il sistema pluto-massonico antifascista al potere “soffi” con tutti i propri mezzi di comunicazione sul “fuoco della discordia”, alimentando in modo artificioso il clima di odio e guerra civile grazie alle proprie centrali di “distrazione di massa”, attraverso la consueta colossale campagna di intimidazione mediatica pre-elettorale. Denunciare la falsità di questa guerra ideologica è un dovere morale. Va ribadito a gran voce che non esiste alcun pericolo fascista; che non ci sono fascisti in nessun gruppo politico della repubblica Italy-ota nata dalla resistenza e asservita al padrone anglo-americano, poiché da destra a sinistra – passando per il centro –  tutte le forze politiche ufficiali e legalmente riconosciute dalla repubblica, sono al servizio dei “padroni a stelle e strisce” e della finanza speculatrice del Fondo Monetario Internazionale con sede a Washington!  …i Fascisti veri siamo noi e quei pochi che, come noi, per volontà propria, restano fuori dai giochi elettorali, non costituendo affatto per il popolo un pericolo ma, casomai, una risorsa culturale per comprendere meglio la realtà politica odierna. Abbiamo già osservato come, sul versante “sinistro”, la campagna mediatica dell’odio, che procede a livello istituzionale, sia incentrata sulla presunta superiorità morale dell’antifascismo che si alimenta del mito della cosiddetta “guerra di liberazione dal fascismo”, ma che in realtà costituisce una messinscena nata e orchestrata dagli occupanti anglo-americani e dalle forze politiche loro asservite (dai monarchici badogliani ai democristiani fino ai socialisti ed ai comunisti!), incentrata su un mito fasullo, su di una indicibile verità, poiché si trattò di una guerra civile ordita a danno del popolo italiano e ordinata agli italiani dagli occupanti anglo-americani; una lotta a scapito della Repubblica Sociale Italiana guidata da Mussolini, fatta di attentati, agguati ed imboscate (qui), che costarono la vita a migliaia di cittadini e funzionari dello Stato e successivamente al famoso 25 aprile 1945, costellata di massacri indiscriminati (qui); ecco i reali motivi  in virtù dei quali ancora oggi viene alimentata la propaganda di odio contro il Fascismo, senza alcuna seria e concreta giustificazione politica e senza alcuna vera legittimità morale da parte dei democratici mestatori di odio, sempre al “guinzaglio” del padrone a U.S.A. !

Ma il ruolo assolto dal “versante destro” dell’emiciclo politico della repubblica Italy-ota, storicamente non fu meno importante nei piani strategici del padrone-occupante “atlantico” per mantenere diviso il popolo italiano ed imporre la propria volontà su di esso. Se, infatti, sul piano della memoria storica gli Stati Uniti hanno alimentato il mito antifascista della resistenza, su quello della politica hanno fomentato e realizzato la cosiddetta “strategia della tensione”. Testimone d’eccezione di quella tragica stagione è il militante “neofascista” Vincenzo Vinciguerra, che fu carnefice e vittima ad un tempo; l’unico tra i tanti colpevoli di quella stagione che ha avuto il coraggio di denunciare la vera realtà politica degli “Anni di piombo”, chiamando in causa i responsabili effettivi di tanti fatti di sangue che con quegli atti criminosi hanno mostrato il volto più vero delle istituzioni della repubblica antifascista! Egli oggi rappresenta la “memoria” di quei tragici avvenimenti che hanno insanguinato per decenni la nostra storia e contribuito, non a caso, a mantenere il solco che ci divide come popolo; il testimone essenziale per chiarire non solo gli scopi della sanguinaria strategia americana, ma anche per conoscerne in dettaglio mandanti ed esecutori. Certamente, abbiamo già evidenziato a suo tempo, in un apposito articolo, quelli che riteniamo siano i limiti delle valutazioni ideologiche espresse da Vincenzo Vinciguerra sull’essenza politica del Fascismo. Ciononostante, resta indubbio il valore della sua analisi sulla cosiddetta “strategia della tensione”, in qualità di testimone chiave, anzi essenziale, per l’esatta comprensione di quelle vicende, tanto quanto resta ugualmente valida la sua denuncia nei confronti del cosiddetto “neofascismo” quale negazione del totalitarismo fascista mussoliniano, nonché “cane da guardia” del sistema antifascista instaurato dalla “repubblica antifascista” asservita agli Stati Uniti.

In tal senso occupava un ruolo di primo piano il sito “Archivio Guerra Politica”, che raccoglieva una gran quantità di documenti e testimonianze sulla vita politica italiana degli Anni 60, 70 e 80 del Novecento, prima fra tutte la numerosa corrispondenza dal carcere di Vinciguerra, che per anni ha scritto dei fatti di cui fu testimone e protagonista. Ebbene, quell’archivio non c’é più! Digitando http://www.archivioguerrapolitica.org il sito è scomparso. Il sistema antifascista, che tanto blatera di rispetto per la “memoria”, ci ha voluto privare di un supporto culturale fondamentale, dando prova ancora una volta di quanto esso sia da sempre davvero criminale nel perseguire con tutti i mezzi la propria volontà di dominare popoli e nazioni… ma, anche in questo caso, NOI de “IlCovo”, la fastidiosa “formica fascista”, veniamo a punzecchiarlo e ad infastidirlo! Infatti, abbiamo raccolto in un unico documento poche ma significative lettere di Vincenzo Vinciguerra che avevamo riportato a suo tempo sul nostro forum. Solamente un frammento, rispetto all’enorme mole di scritti che erano presenti sul sito ormai cancellato, ma un frammento di Verità capace comunque di restituire in modo chiaro l’esatta immagine di una parte dei crimini di cui la “repubblica antifascista nata dalla resistenza” si è macchiata, tramando alle spalle del popolo italiano e spargendone volutamente il sangue, per obbedire agli ordini di una nazione straniera della quale ci ha resi e ci rende tutt’ora schiavi e complici, da più di settanta anni! …BUONA LETTURA e MEDITATE! (scaricate il testo QUI )

IlCovo