1 Commento

RIVOLUZIONE TOTALITARIA! …necessità della mistica fascista!

 

“Il messaggio di una rivoluzione politica — spiritualmente rinnovatrice — si rivolge, come verità umana rivelata, a degli uomini di fede. Sul piano umano, sul piano cioè delle realtà dell’uomo, nel complesso dei suoi atti socievoli, una rivoluzione pone il problema della sua mistica, cioè l’accettazione assoluta di alcune verità che afferma come alte, supreme, indiscutibili, come presupposto necessario per la sua azione, al quale la rivoluzione stessa si affida per rivelare la sua natura, la sua finalità, la sua universalità. S’intende che pensiamo a rivoluzioni capaci di imprimere alla Storia una loro impronta; capaci di dare un loro carattere ad un’epoca ed un riverbero universale e duraturo nel tempo. Negli uomini di questa rivoluzione, in noi che ne siamo militi umili, ma fedelissimi ed intransigenti, v’è una certezza intima e profonda nella capacità di vittoria degli ideali per cui lottiamo e combattiamo. E’ in noi più che un senso del presente, un presentimento del futuro. Sentiamo di essere chiamati ad interpretare, da attori, il più acuto dramma politico e spirituale del nostro secolo ed a risolverlo. Sentiamo che nei principi della Rivoluzione nostra v’è la leva non soltanto per una reale giustizia tra gli uomini, ma tra i popoli, tra le razze, offese troppo e troppo martoriate da un innaturale principio di un umanitarismo egualitario che ha rivelato tutte le sue mostruosità e tutta la sua mendacità. Il principio dell’umana rivoluzione che affermiamo, è quello di un principio di gerarchica giustizia tra i popoli e gli individui. Non una innaturale e soltanto legale, cioè non reale eguaglianza di diritti, ma una umana uguaglianza di doveri secondo le rispettive possibilità dei popoli e degli individui; possibilità che non sono canonizzate e rese eterne da nessun dogma, ma che, secondo la legge insopprimibile della natura, si affidano al vigore, all’intelligenza, alla forza espansiva e combattiva, alla civiltà degli individui e dei popoli. Non riconosciamo perenne alcuna supremazia materiale; non crediamo dogmatizzato nessun privilegio della ricchezza e delle possibilità economiche. Crediamo invece profondamente nelle capacità creative della volontà e dello spirito umano. Per noi non esiste un’indeterminata civiltà universale: è questa una delle utopie che dalla filosofia razionalistica sono discese fino al nostro tempo, per i filoni ormai spezzati degli “immortali principi”. La nozione di civiltà è per noi molto più precisa e ne attingiamo l’ispirazione al tempo di Roma, che ebbe della civiltà un concetto soprattutto creativo e costruttivo. Nella storia, una rivoluzione supera l’episodio della cronaca quando è capace, secondo il suo ideale supremo fatto azione integrale di vita, di risolvere integralmente una crisi reale e profonda, tutta umana, di un popolo. Ed il suo ideale ha un valore se, mentre o dopo che ha risolto la crisi politica e morale del popolo che quella rivoluzione ha affermato, è capace di rivolgersi, come messaggio politico, a tutti i popoli civili della terra. Ma una rivoluzione non è soltanto pensiero, non è soltanto azione; essa è soprattutto fede.

Fede assoluta, intransigente, combattiva, pronta al sacrificio. Fede che illumina la vita e trascina all’azione; fede cosciente nella bellezza e nella grandezza degli ideali per cui si opera, si vive e si combatte e, se necessario, si muore. Fede, cioè credenza cosciente ed operante, negli ideali e nei fini umani di quella rivoluzione, i quali non esauriscono la loro prassi nel presente, ma si proiettano come azione costruttiva verso il futuro, in quanto capaci di risolvere la crisi morale, politica, economica — la crisi spirituale della civiltà nell’oggi — e capaci, perciò, di creare ed ordinare il nuovo sistema politico, l’ordine nuovo della società, il nuovo modo di vita degli individui di questa società. Ciò fa parte dei presupposti naturali, caratteristici della nostra civiltà, romana ed italiana, ligia al concreto e al pratico, ma per questo proprio, illuminata da un ideale di fecondi risultati umani; per questo, umanamente virile e realizzatrice di una giustizia capace, in virtù di una gerarchia del valore, della capacità, dell’ardimento, di ristabilire l’equilibrio che tra popoli ed individui è stato turbato da illusioni, da utopie, da falsi universalistici egualitari messianesimi politici, la cui origine deve ricercarsi filosoficamente, in quello che possiamo chiamare l’errore fondamentale del razionalismo. Cartesio afferma che « l’intelligenza umana… permane una ed immutabile nella verità degli oggetti a cui si applica» e che « il buon senso e la ragione è naturalmente uguale in tutti gli uomini »In politica, gli universali principii dell’eguaglianza legale ed assoluta tra gli uomini e tra i popoli di ogni razza e colore, discendono da qui. E mai errore fu più tremendo, illusione più grande, contraddizione più evidente. Il funesto mito del numero discese di qui: la democrazia discese da questi magnanimi lombi cartesiani per una deformazione, sul piano politico di una rivelazione filosofica la quale tendeva a liberare lo spirito umano dalla cappa di piombo del tragico dilemma tra la terra e il cielo; tra l’umano e il divino. Ma l’uomo non rinnega Dio: lo pone al vertice, anzi, dei suoi pensieri come regola dei suoi istinti, come sprone alla virtù. Dirà il nostro Vico, nel Settecento, che «  le Religioni sono quelle unicamente, per le quali i popoli fanno opere virtuose per sensi; i quali efficacemente muovono gli uomini ad operarle; e che le massime da filosofi ragionate intorno a virtù servono solamente alla buona eloquenza, per accender i sensi a far i doveri delle virtù ». La conciliazione tra il cielo e la terra è avvenuta! L’uomo è di nuovo tornato in possesso del suo regno sulla terra; è di nuovo a contatto con la natura, ma è proprio per questo che egli non è arbitro assoluto di sè e dei suoi istinti; è proprio per questo che egli deve sublimemente sentire la responsabilità di vivere, di agire, di operare non soltanto per sè — per il suo egoismo, per il suo benessere individuale — ma per gli altri, come dice Mussolini, vicini e lontani, presenti e futuri. E’ il problema filosofico dell’autocoscienza morale; è il problema politico della consapevole responsabilità dell’individuo verso i suoi simili, verso la società in cui vive e verso lo Stato. Ma il problema non si esaurisce qui: Cartesio, ponendo la ragione uguale in tutti gli uomini, fece si che l’individualismo giungesse, in politica, più tardi, alle sue estreme conseguenze. In virtù della ragione, pretesa uguale in tutti gli uomini e per tutti gli uomini, ogni individuo non soltanto si credé disgiunto da ogni vincolo di gerarchia spirituale e morale verso gli altri, ma si sentì solo, solo e sovrano di sè, nella vita multanime della società. Sola regola, sola guida, la sua ragione: « questa facoltà — come scrive il Rougier — una ed indivisibile, intera ed uguale in tutti gli uomini che la possiedono per essenza o per definizione ». Ecco quindi il mito democratico. Ecco Rousseau a dirci che la maggioranza parlamentare esprime infallibilmente la volontà generale della nazione e che la volontà generale non erra mai. L’uomo ha perso ogni fede ed ogni regola della sua vita che non sia quella della volontà irresponsabile ed anonima del numero. E’ il più gigantesco assurdo cui la fredda ragione potesse condurre l’uomo. Bisogna dunque tornare indietro, alle nebbie dell’era di mezzo? Non bisogna indulgere a queste pur giustificabili illusioni dell’ora, che sono debolezze delle anime pavide. Dio, che è al vertice dei nostri pensieri, ci ha dato la volontà e la responsabilità della vita; il dovere dell’azione, l’arbitrio cosciente e responsabile delle nostre azioni. Bisogna credere umanamente nelle possibilità della vita; nella missione della vita; del dovere di risolvere umanamente, secondo giustizia, ma con naturale realtà e con virile coraggio, la crisi morale e politica, ma soprattutto spirituale che ha colpito l’epoca nostra.

Un tale ideale umano, non può essere attuato se non per mezzo di una rivoluzione costruttiva ed ardita, la quale si ponga — senza compromessi, senza mezzi termini, senza debolezze — come antitesi esplicita e netta ad un mondo morale, ad un sistema politico, ad una concezione di vita quale ci fu, e ci è ancora offerta, nel mondo, dalla democrazia. Il socialismo ed il suo derivato ideologico ed estremista: il comunismo, non rappresentano — come è ormai noto — se non il rovescio della medaglia democratica. La rivoluzione che ha per fine il superamento, non soltanto negativo, di questo mondo morale, di questo sistema politico, di una tale concezione di vita, ha una necessità vitale in sè, un presupposto decisivo, senza il quale essa è al più un irreale disegno ideologico, un sogno politicamente inutile. Ed è la fede assoluta, intransigente, nell’ideale che afferma; è la fede ferma ed alta, contro tutti gli ostacoli, le contrarietà, le avversioni, nella sua integrale vittoria. E’ la fede nel suo ideale umano, una fede per cui gli uomini che la rivoluzione compiono, sanno operare, con disinteresse assoluto, con intransigenza ortodossa; con tenace volontà di lotta e di combattimento fino al sacrificio. E’ la fede per cui si Crede, per cui si obbedisce, per cui consapevolmente si combatte e quando è l’ora ed è necessario, serenamente si muore. « Alle origini di ogni rivoluzione c’è la mistica; se la politica è il contingente — dice Mussolini — la mistica è l’immanente, essa rappresenta i valori eterni, essenziali primordiali». « La Mistica — è sempre Mussolini che parla — anticipa le rivoluzioni ». Una rivoluzione senza una fede mistica nei suoi ideali, non rinnova, non risolve, non costruisce; soprattutto non dura. Non è che presente; azione legata alla cronaca; episodio politico senza futuro. Una rivoluzione che non è capace, di suscitare nel cuore degli uomini una rivelazione, accettata come regola suprema di vita, come motivo sublime di azione, è incapace di dare il suo segno alla Storia. Questo è il valore ed il significato di una mistica rivoluzionaria, che gli scettici non possono capire; che i materialisti non possono accettare; che i malati di razionalismo intellettualistico, prigionieri di un’arida logica, disconoscono. Nel panorama spirituale e politico dell’Europa dei nostri giorni, in cui tante illusioni ideologiche finalmente declinano, la parola decisiva spetta agli uomini di fede, ai mistici della vita che furono capaci di fare una rivoluzione e di lottare per essa, con ogni sacrificio. Sarebbe molto difficile negare, da parte di chiunque, che a svegliare l’Europa dal suo sonno conservatore, a far risuonare il grido della rinascita e del rinnovamento — a bandire il verbo dell’Autorità, dell’ordine, dei diritti vitali delle genti forti e giovani, della giustizia sociale tra i popoli e gli individui, fondata sulla collaborazione; affermata ove e quando è necessario con la forza coraggiosa delle armi — sia stata la rivoluzione degli italiani, la rivoluzione fascista, guidata da Benito Mussolini, DUCE NOSTRO”

…  Potete scaricare il Pdf. del documento in versione integrale digitando QUI! 

Qui, il significato del concetto di “razza”, secondo la visione particolare elaborata dal Fascismo

IlCovo

1 Commento

A DUE PASSI DALLA VERITA’! – LETTERA APERTA A LUCA DONADEL

Caro Luca. Permettici questo incipit, in forma così diretta. Ti scriviamo, tenendo ferme le nostre grandi differenze di princìpi, per due motivi fondamentali: 1) ti seguiamo da quando, circa quattro anni fa, ti sei “affacciato” nel mondo “mediatico” con un gesto coraggioso, per la realtà in cui viviamo; 2) di recente hai pubblicato due video, su quella che potremmo definire “vicenda Paragone”, che ci hanno fatto immaginare uno sviluppo potenzialmente positivo in merito alla tua lettura della realtà politico-sociale italiana e  mondiale (qui).

Non possiamo certo definirci “coetanei”. Ma, il nostro “salto generazionale” non è poi così grande. Come in ogni dialogo che si rispetti, è giusto che ci si “ri-presenti”. Ecco chi siamo noi;  ed ecco la nostra Associazione  e la nostra collana editoriale

Al nostro attivo abbiamo ormai lustri di studi, ricerche, conferenze (se vuoi potrai dare un’occhiata nella sezione video, l’ultimo dei quali, “come saprai”, ripreso da Informal TV): il percorso che abbiamo intrapreso, arrivando a fondare questa associazione di “veri liberi pensatori”, potrebbe esserti molto congeniale. Liberi da ogni “lavaggio del cervello”, poiché ce ne siamo infischiati delle “liste di proscrizione”, ed abbiamo intrapreso una vera e propria battaglia per la Conoscenza della Verità. Alla fine, la Verità l’abbiamo scoperta… e abbracciata! Per questo, era ed è per noi impossibile non diffonderla. Forse ti stupirai nel notare che noi de “IlCovo” siamo l’esatto opposto di come i fascisti vengono dipinti dal “ministero della verità” (con la “v” minuscola). Forse, se vorrai approfondire la cosa, noterai che l’immagine diffusa dalla “propaganda ufficiale”, è stata realizzata pensando appositamente di creare lo stereotipo del “mostro”. Ma, non vogliamo precorrere gli eventi. Andiamo per ordine.

Al fondo della tua “discesa in campo”, pensiamo ci sia stata una sincera “voglia di Verità”. Probabilmente sei stato sospinto dall’esperienza diretta che hai fatto, riguardo la realtà della manipolazione dell’informazione (il potere più grande!). Sappiamo bene che la disillusione e la consapevolezza di essere stati ingannati, costituisce un grande detonatore morale. Lo è stato anche per noi, che, da militanti in formazioni politiche che si appiccicavano determinate etichette e facendo proprie immagini stereotipate di un certo tipo, ne abbiamo verificato tutta la strumentalità e falsità, constatando in ultimo l’usurpazione della verace identità fascista (qui). Quello fu il nostro “detonatore”, che da giovani volenterosi, fin da allora studiosi desiderosi di scoprire la Verità, intanto ne constatavamo il vilipendio e  la distorsione realizzati a suo danno! Non eravamo affatto “violenti, razzisti, tantomeno favorevoli ad alcuna tirannia”. Le idee che professavamo non erano affatto “mostruose”. Ma il “mostro politico”, casomai, constatavamo che era stato “creato a bella posta” e la messinscena mandata in onda dagli stessi che dicevano di “essere i portatori di grandi ideali di progresso e libertà”. Questo inganno, allestito proprio nell’agone politico, anzi, il fulcro stesso della cosiddetta “democrazia antifascista”, è il “padre” di tutti gli inganni che patiamo tutti noi cittadini italiani.. e non solo noi! Per questo, ora che tu hai iniziato ad accorgerti di certi fatti, vorremmo aiutarti ad aprire definitivamente i tuoi occhi sulla vera natura della realtà politica che ci circonda.

La nostra esperienza ci ha portato, già “molto tempo fa”, a formulare la frase che tu di recente hai pronunciato nel video in cui, giustamente, denunci “l’inganno” dell’Italexit” di Paragone: “non mi fido più della politica”. Purtroppo, caro Luca, quella che si svolge regolarmente sotto gli occhi dei cittadini italiani, dal 1945 ad oggi, non è affatto “politica” ma solo una contraffazione di essa. Si tratta di un regime oligarchico installato a mezzo di una “occupazione militare permanente” (qui. Questo articolo è stato l’ispiratore della successiva conferenza che abbiamo tenuto a Roma, qui). E’ per questo, non per altro, che qualunque formazione che preveda di agire all’interno di un siffatto quadro politico-istituzionale, senza metterne affatto in discussione i fondamenti, pur proclamandosi a chiacchiere favorevole ad una qualsivoglia “sovranità e partecipazione popolare”, non potrà mai ottenerle né realizzare concretamente quel che proclama!

Ebbene, proprio per questo motivo, caro Luca, scoprirai che il problema che percepisci esistere ma che ancora non sei riuscito ad inquadrare pienamente nei suoi esatti contorni, non è a valle degli innumerevoli inganni, segreti, falsificazioni e crimini perpetrati fino ad oggi contro il popolo italiano ed operati da tutti gli “attori politici” nostrani (e non)… bensì sta monte! E si tratta del fondamento stesso di quel che taluni hanno eufemisticamente definito un “protettorato”, che descrive la situazione concreta del sistema politico Italy-ota (ma più corretto sarebbe qualificarlo come “regime militare coloniale permanente”). Di fatto, l’Italia non è più uno Stato-Nazione dal 1945! La sua costituzione è stata scritta appositamente per smantellare, nel tempo, tutto ciò che potesse riferirsi ai concetti di “Stato” o “Sovranità” (qui). Non essendo più rappresentato il popolo italiano nel suo divenire, si è rotta la linea di continuità con l’Unità Nazionale, di già fragilissima. Da quel momento, nessuna esperienza politica ha mai più avuto la benchè minima possibiltà di rappresentare davvero gli interessi della popolazione! Le oligarchie politiche messe al comando dal padrone straniero occupante, hanno dovuto rispondere primariamente ad organismi sovranazionali, predisposti già all’indomani del trattato di pace del 1947, che ci hanno scientemente condotti agli odierni risultati disastrosi… nulla è avvenuto casualmente!

Dunque, caro Luca, tu hai osservato e constatato solo un brandello infinitesimale di Verità. Infatti, il problema non è costituito solo dal “Paragone di turno”, che ha seguito il “percorso obbligato” che altri come lui, prima di lui, e dopo di lui, hanno fatto e faranno; il problema è proprio la strategia del “Trojan Horse” – il “Cavallo di Troia”, che rappresenta il metodo “normalmente” usato per imbonire le masse in questo nostro disgraziato paese, ormai da settantacinque anni! Sono quasi dieci anni che, ad esempio, le “maschere politiche” abitualmente utilizzate nella tragicommedia allestita dal sistema di potere al comando, vengono  gradualmente gettate; la tragedia della cosiddetta “pandemia assassina” ha dato  la misura della degenerazione cui vogliono pervenire i soggetti che reggono i fili delle marionette politiche nostrane (qui). Sono stati proprio coloro che stigmatizzano concetti quali la “dittatura, il razzismo e la violenza”, ad essersi comportati esattamente come “dittatori, razzisti e violenti”, per ben 75 anni! Dunque, il primo inganno risiede proprio nel fondamento della cosiddetta “democrazia parlamentare” italiana, che mai è stata né mai sarà un regime di “liberi e uguali”!

Prima che tu ti affacciassi alla politica, noi denunciammo, proprio alla nascita del Movimento 5Stelle, la tattica e l’inganno che tu saggiamente hai citato rispetto alla Microsoft di Gates (qui). Caro Luca: Paragone, Amodeo, Fusaro e chiunque pensi di “fornire la soluzione” alla società “mangia-uomini” in cui viviamo, permanendo all’interno delle regole dettate dalla cosiddetta liberal-democrazia-parlamentare, o mente sapendo di mentire, oppure è totalmente stolto e/o ignorante (il che alla fine è lo stesso) da costituire un pericolo per se stesso e gli altri. In tutti i casi summenzionati, il risultato è già scritto! Dunque, Luca, ti chiediamo: vuoi davvero cambiare? Te la senti di intraprendere un atto che necessita davvero di un coraggio sovrumano, accettandone oneri ed onori? …Rimanendo nell’ambito della metafora, quale pillola scegli di prendere, la rossa o quella blu?

In attesa di una tua risposta, ti salutiamo!

IlCovo

 

Lascia un commento

LA MENZOGNA COME UNICA MADRE DI QUESTA REPUBBLICA!

Anche quest’anno, la triste e monotona retorica degli anniversari scandisce quello della “strage di Bologna”. Abbiamo, in abbondanza, mostrato la falsità delle “versioni ufficiali” (qui), in questa come in altre “stragi di stato”, così come la strumentalità dell’ uso del “mostro neofascista”, creato a bella posta proprio per queste “necessità”, e sfruttato in vari modi, tra cui quello di “capro espiatorio”.

Quest’anno la lugubre retorica antifascista, non cambia, ma si consolida. Dopo che il cosiddetto “Presidente della Repubblica” aveva di già più volte puntato il dito contro “il neofascismo” e si era detto “sicuro” che i mandanti sarebbero stati presto smascherati, è arrivato il “coronamento”: il “sempreverde” Massone Licio Gelli (ma la smentita è arrivata subito: qui ), sarebbe il mandante della Strage! Così si prendono i due proverbiali piccioni,  con la fava massonica: si salva la retorica antifascista, ma allo stesso tempo si confermano i motivi sovranazionali del gesto dei “manutengoli fascisti”. Così, tutti “contenti”. Ma, come vi abbiamo dimostrato, la realtà è diversa: ed è quella che emerge. Ovvero che la vera vittima è l’intero popolo italiano! Ingannato, trattato come carne da macello, ed in ultimo anche preso per i fondelli! VERGOGNA!

IlCovo

Lascia un commento

MISTICA DELL’AUTARCHIA FASCISTA!

Oggi, 29 luglio 2020, 137° anniversario della nascita di Benito Mussolini, ci interrogavamo su quale fosse il modo più appropriato per ricordare onorevolmente e soprattutto fascisticamente, la figura politica del Duce! Fiori, canzonette e lamenti sono modi degni solo di nostalgici passatisti che del Fascismo non hanno mai compreso l’essenza ideale verace, non certo adeguati a chi fascista lo è concretamente e misticamente come Noi de “IlCovo”! E poiché il Fascismo è una concezione politico-morale nuova e migliore rispetto a tutto quel che lo ha preceduto e seguito, è proprio nello spirito che investe ed avvolge in modo totale ed onnicomprensivo la vita degli uomini che ad essa si votano, di cui è portatrice questa concezione davvero unica, che va rintracciato il lascito intramontabile di tale ideale a motivo del quale è possibile celebrare degnamente la figura dell’Uomo politico che di tale concezione fu artefice, o se preferite, il levatore, in quanto fu lo stesso Mussolini ad affermare di aver tratto il Fascismo dall’inconscio del popolo italiano! Ebbene, il documento che abbiamo ritrovato, attinente la Mistica dell’Autarchia Fascista, proprio attraverso le parole di due grandi esponenti del pensiero politico fascista come Tullio Cianetti e Niccolò Giani, pensiamo possa rendere giustizia all’azione rivoluzionariamente benefica che egli si assunse la responsabilità di intraprendere quale Guida del nostro popolo! Oggigiorno va di moda, tra i finto contestatori del sistema demo-plutocratico massonico al potere, il tema della sovranità economica e monetaria! Ci si illude (o si fa finta!) che esse possano essere conseguite senza pensare di mutare il disastroso quadro politico che caratterizza l’attuale entità pseudo-statale Italy-ota, asservita al Governo U.S.A., a sua volta retto dalla finanza speculatrice apolide!  Ma, come illustra chiaramente il documento che abbiamo messo a disposizione dei nostri lettori, il perseguimento dell’indipendenza economica è indicato dal fatto stesso della Rivoluzione Fascista, che fu subito un fatto «mistico». Scrive Cianetti: … L’indipendenza economica fu l’obiettivo che il Duce indicò al Popolo italiano il giorno stesso in cui gli mostrò la necessità dell’espansione nazionale. Il Duce disse all’indomani del 9 maggio 1936: « L’autonomia politica, cioè la possibilità di una politica estera indipendente, non si può concepire senza una correlativa capacità di autonomia economica ». L’indipendenza economica è la conquista dell’Italia che assume l’iniziativa e la responsabilità del proprio destino nazionale. Non da oggi l’autarchia è naturale obiettivo di ogni Stato che esca dal guscio della minorità. Con altri nomi, è sempre presente. Quest’enorme visione politica è, per la dottrina fascista, niente altro che la più alta espressione dello spirito nazionale. Non si circoscrive nemmeno in un programma, perchè non si possono mettere confini nè allo spirito, nè al destino di una Nazione concepita come unità eterna e trascendente, liberata dagli egoismi delle classi e degli individui. In questo quadro l’autarchia economica è uno strumento di potenza morale, di volontà, di sacrificio, con sue proprie leggi che, per essere di natura spirituale, non sono meno definibili nella dottrina del Regime Fascista. Si tratta — come di tutti i fenomeni a fondo spirituale — di un apporto di valore internazionale che sarebbe erroneo circoscrivere ad un fattore della politica interna. L’autarchia è, sì, un fenomeno che si alimenta da un geloso amore nazionale: ma in quanto è il sentimento base di una società che intende farsi più perfetta, appartiene all’ordine internazionale, o, se si vuole, della giustizia internazionale che presuppone una collettività di Stati giusti, cioè compiutamente indipendenti. Tuttavia una teoria morale dell’autarchia non è nemmeno necessaria per chi sa intendere la dottrina fascista. Si può dire che essa è un aspetto della dottrina economica fascista, mentre è la manifestazione concreta della nascita della nazione imperiale. Ma solo con Mussolini si fonda una teoria veramente definitiva e creatrice, perchè supera i confini di una Nazione, per diventare uno dei fattori fondamentali dell’ingresso dei popoli giovani nel mondo. Difatti la dottrina autarchica italiana è squisitamente concetto internazionale perchè mira ad un radicale mutamento dei rapporti economici. L’autarchia fortifica la nostra posizione nel commercio internazionale, perchè ci sottrae dalla dipendenza nei rami vitali delle industrie e ci consente di negoziare importazioni ed esportazioni. Il principio autarchico, animato dall’equivalenza economia-morale, non è campato in aria, ma è logico progresso dal passato. Il sistema mercantilista suggeriva di accumulare ricchezze con gli scambi internazionali, ma riduceva le ricchezze all’oro e alla moneta. Per noi si accumula ricchezza col lavoro e con i mezzi di sussistenza. Da qui l’importanza, nel quadro autarchico, della bonifica integrale, della battaglia del grano, della colonizzazione interna, dell’incremento demografico, della preparazione militare. Tutti aspetti di un’identica necessità, modi di essere di una sola realtà. L’asse della potenza economica dovrà spostarsi dall’egemonia data dal possesso delle materie prime e dalla preponderanza geografica, alla giustizia internazionale voluta dalle forze del lavoro, della scienza, del genio; onde il Gran Consiglio nella sessione primaverile del 1937-XV chiese alla scienza e alla tecnica di « collaborare al sollecito raggiungimento di questo massimo di autarchia, perchè solo con la scienza, col dolore e con lo spirito pronto ad ogni evento, i popoli meno dotati possono resistere all’eventuale aggressione di paesi ricchi di denaro e possessori di maggiori risorse naturali ». Il principio italiano è chiaramente in funzione di un principio internazionale, non solo per gli scopi, ma anche per i presupposti. A prescindere da ciò, il valore morale del principio vale per tutti i popoli. Vale per tutti che la ricchezza e l’oro non sono più i despoti del mondo. L’Italia ha ormai sanzionato la legittimità della ribellione allo stato di fatto e di diritto della povertà. La conquista territoriale e la rivendicazione di sacrosanti diritti hanno sostituito l’adattamento passivo che aveva diviso il mondo in ricchi e in poveri. Peggio per chi non ha capito la Rivoluzione Fascista, se questa ha proiettato su un piano internazionale la lotta di classe.

Ma, evidentemente, senza un’alta tensione morale, non sarebbe stato possibile all’Italia creare questo nuovo atteggiamento internazionale; non sarebbe stato possibile neppure se il principio autarchico italiano non fosse stato sorretto da un sistema di vita politica ed economica; se, in altri termini, la mistica autarchica non avesse avuto già una base nella realtà dei fatti e della dottrina. E’ la dottrina fascista che afferma come economia e politica si identifichino, in quanto l’economia non è che un aspetto dell’etica che attua fini politici servendosi di una tecnica che si chiama appunto « economia ». Del resto, questa, nello Stato totalitario non potrebbe essere altro che adeguamento dei mezzi a fini di ordine etico e politico. Però non è vero che lo Stato corporativo risolva la politica in economia; è vero proprio il contrario, perchè uno Stato che è destinato a tracciare un solco maestro nella storia, è sempre uno Stato « politico ». Sull’autarchia è pertanto imperniata una vasta campagna che supera la stessa finalità economica. La mistica, cioè il senso della ineluttabilità, ci avverte che la battaglia antiliberista ha per principio tattico il principio autarchico. Il liberismo economico è, difatti, non solo anti-corporativo, ma anti-autarchico, secondo una logica che valse ad asservire i Paesi consumatori ai Paesi produttori. Ma quel che è essenziale tenere sempre ben a mente, interviene Giani, è… l’assunzione dell’identità Stato eguale concezione di vita, che a sua volta pone, come conseguenza logica e necessaria, l’abbandono e l’assoluta eliminazione e negazione, in questa vita  su questa terra — di qualsiasi valore o principio che sia non solo al di sopra ma anche semplicemente al di fuori dello Stato concepito fascisticamente. Ora, se lo Stato puntualizza ed assorbe tutta la vita terrena, sia spirituale che organizzativa, non può rimanere dubbio o riserva sull’assoluta e totale dipendenza dell’economia dalla politica. Questa subordinazione rappresenta indubbiamente il punto rivoluzionario d’origine del pensiero fasciata nel campo economico. Nessuno può invero negare che solo partendo da questa base si può arrivare al corporativismo e all’autarchia. È pacifico infatti che il problema fondamentale di ogni Stato, se nei suoi aspetti interni è un problema di giustizia — che noi fascisti chiamiamo giustizia sociale volendo dire che deve risolversi nella reale ed equa ripartizione, in funzione delle singole personalità, degli oneri e degli onori dei cittadini che formano lo Stato — nei rapporti con gli altri Stati si pone come un problema di potenza. Ora, se il corporativismo ha indiscutibilmente risolto il problema della giustizia sociale e se ha creato con ciò le condizioni necessarie ma non sufficienti per la soluzione del problema della potenza, per raggiungere questo secondo obiettivo lo Stato ha dovuto ricorrere all’autarchia. Corporativismo e autarchia perciò rappresentano la successione logica e storica dell’affermarsi dei principi politici del Fascismo prima nell’ambito statuale e poi nei rapporti internazionali… Potete scaricare il testo integrale del documento in formato Pdf. digitando QUI! 

IlCovo