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VALORE UNIVERSALE DELLA CONCILIAZIONE FASCISTA!

Conciliazione fascista - Biblioteca del Covo

In tempi di ricerca di possibili “alleanze antiglobaliste” come quella di recente promossa da Monsignor Viganò (sicuramente fondamentali, ancorché inutili e dannose se sprovviste dei necessari e precisi riferimenti politico-morali, filosofici e storici adeguati e veraci) (qui), non ci pare affatto ozioso riflettere brevemente sul valore universale dei “patti lateranensi” stipulati da Mussolini con Pio XI. Certamente la Conciliazione attuata dal regime fascista con la Chiesa Cattolica Romana ha avuto i suoi retori entusiasti ed i suoi svalutatori. L’11 febbraio 1929 rappresentò un « evento di immensa portata » e coincise con l’anno in cui « il Fascismo da fenomeno italiano diventava fenomeno universale ». Gli sviluppi di questo fatto sono chiaramente apprezzabili oggi più che mai, poiché idealmente la lotta di uomini, di partiti, di nazioni, d’ideologie si è chiaramente polarizzata vieppiù nel corso dei decenni nel dilemma: Roma – Anti-roma. Da quegli stessi sviluppi appariva già allora, chiaro come il sole, come i Patti del Laterano non potessero essere accomunati con i vari Concordati tra la Santa Sede e altri Stati, grandi o piccoli che fossero. Questi Concordati hanno da sempre un carattere contingente; si muovono in un’atmosfera di minima concordanza tra Chiesa e Stato; sono necessitati in un ambiente in cui i due Poteri sono sostanzialmente separati; portano, infine, come ogni accordo internazionale, ad un riconoscimento reciproco dell’assoluta sovranità delle Parti contraenti e, contemporaneamente, ad una conseguente limitazione reciproca della propria sovranità. In altri termini, l’equivoco laicistico permane sotto veste giuridica, senza risolvere, secondo la natura stessa delle cose, il problema dei rapporti fra ordine soprannaturale e ordine temporale. Si ha cosi questo assurdo: lo Stato mentre viene a concordare con l’Autorità soprannaturale, continua a non riconoscere la realtà dell’ordine soprannaturale che quell’Autorità rappresenta storicamente (e quindi svuota quest’Autorità del suo contenuto essenziale); ma prende semplicemente atto degli effetti sociali prodotti dai rapporti di sudditanza tra un certo numero di suoi cittadini e la Chiesa. Si ha poi un altro assurdo: la Chiesa, nello stipulare il Concordato con cui viene ad assicurare all’esercizio del culto e all’attività religiosa in un determinato Stato un minimo di garanzia politica e di libertà sociale, lo fa esplicitamente appellandosi ad un principio liberale: cioè al diritto di quel determinato numero di cittadini che hanno con Essa rapporti di sudditanza a professare la loro religione. Essa quindi rinuncia a considerare quello Stato in base alla concezione cattolica, la quale ne riguarda la natura, i fini, i mezzi e ne stabilisce universalmente, cioè senza preoccupazione dell’esistenza o meno di una maggioranza o di una minoranza di cattolici, la legge morale. Naturalmente — ad onta di moderni tentativi di studiosi “cattolici” di tendenza liberale, i quali vorrebbero ridurre la giurisdizione indiretta della Chiesa all’azione per ripercussione (cioè attraverso… i cosiddetti “partiti cattolici” e attraverso il suffragio universale esercitato dai cattolici) — questa rinuncia della Chiesa è solamente sul terreno pratico e contingente e non intacca minimamente la dottrina cattolica sull’essenza dello Stato, sulla distinzione, coordinazione e subordinazione degli Ordini e sulla universalità della Verità e della Carità; le quali debbono sempre e dovunque essere l’una testimoniata e insegnata l’altra esercitata e diffusa, a prescindere dall’esistenza di « cittadini cattolici » e dall’eventuale numero di questi. Proprio dalle considerazioni precedenti emerge che i Patti del Laterano non stavano sullo stesso piano degli ordinari Concordati. Prima di giungere, infatti, all’11 febbraio 1929, la Chiesa non aveva tralasciato di lamentare palesemente e solennemente la difficile condizione in cui Essa si trovava; condizione che si ripercuoteva su tutta la Cattolicità. Nessun dissidio, dunque, con altri Stati poteva avere il carattere e la portata di quella che era detta comunemente la « questione romana » e che si risolveva in uno squilibrio intrinseco alla stessa Cattolicità. Conseguentemente la sua soluzione doveva avere carattere, ripercussioni e sviluppi ben diversi da quelli propri delle soluzioni di dissidi tra la Chiesa e altri Stati. Poiché, infine, non c’era tanto un conflitto tra Chiesa Cattolica e Stato Italiano, quanto esisteva uno squilibrio intimo alla romanità; e — in quanto la romanità sta al centro del moto storico — questo squilibrio era europeo e mondiale. La missione civile del popolo romano non poteva pienamente illuminarsi delle ragioni soprannaturali che la necessitavano all’impero. La missione apostolica della Chiesa mancava di quella garanzia e sovranità temporale che ne rendessero manifesta l’indipendenza e la sovranità spirituale.
 I Patti del Laterano non concordavano, quindi, due Parti separate, ma conciliavano i cattolici tutti — italiani e non italiani; ma particolarmente gli italiani — nell’intimo della loro coscienza romana. Non due Potenze separate, dunque, ma due Poteri distinti. Non due Stati paralleli, ma due Società gerarchicamente coordinate, volte al bene comune degli stessi sudditi. L’11 febbraio, dall’XI Pio, Roma venne conciliata con Roma; l’Europa tornava ad avere la sua capitale storica; il Fascismo diventava universale; l’Italia una, blocco incandescente di Fede, riprendeva la sua funzione motrice. Nasceva la Modernità cristiana, su cui dominava un nome, un’anima, una bandiera: Benito Mussolini!

Ma non possiamo scrivere della Conciliazione senza accennare alla figura del fratello minore di Benito, Arnaldo Mussolini. Egli previde, al disopra di tutte le 
contingenze, nella purità del Suo
 spirito, il corso degli eventi storici che avrebbero ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio. Egli apprestò costantemente i mezzi per la riconciliazione di valore universale: difendendo e tenendo alte, contro superficiali misconoscitori, le ragioni storiche della politica italiana; imponendo, agli stessi politici settari, con la forza della sua statura morale, il rispetto per la Tradizione cattolica d’Italia e d’Europa; educando — come uomo, come padre, come giornalista, come fascista — gli italiani, soprattutto i giovani, all’esercizio mistico di quelle virtù che sono a fondamento dell’azione rivoluzionaria e della funzione imperiale fascista. Se alcuni cattolici ondeggianti — sempre pronti a identificare il Fascismo con la statolatria pagana, con la reazione e con l’eresia — pigliassero conoscenza della spiritualità di Arnaldo, avrebbero modo di modificare molti dei loro pregiudizi sul Fascismo.
 Ma, sarà bene avvertire che l’azione di Arnaldo non nasceva come avulsa dallo spirito della rivoluzione fascista; bensì nel travaglio rivoluzionario del Fascismo, nella collaborazione, attiva quanto discreta, data alla opera del Duce, traeva i motivi ed i mezzi della sua evoluzione spirituale, della sua maturazione religiosa, del suo slancio mistico. Arnaldo, quindi, sbocciato dall’humus della società fascista, appartiene pienamente al Fascismo; il quale, a sua volta, partecipa e s’arricchisce di quei valori che formano la nostra Tradizione millenaria. Ecco perché diciamo che senza Arnaldo la complessità, l’interezza del Fascismo non può essere compiutamente capita. Attraverso la spiritualità di Arnaldo, attraverso la considerazione dei rapporti tra Lui e il Fratello, anche la fisionomia storica e sociale del Duce viene ad assumere una luce più piena, più solare. E’ scrivendo di Arnaldo che Mussolini sentiva più certo il convincimento che « tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato », sentiva « la vita immortale e universale di Dio » come Fine della sua « piccola vita terrena »; è dinanzi alla fatica, al dolore, alla passione, alla vita di Arnaldo che il Duce consacrava, con il « fuoco alimentatore della volontà e della fede », tutta la sua azione rivoluzionaria: « perché gli ideali nei quali (Arnaldo) credette, trionfino e durino, anche e soprattutto al di là della mia vita ».

Nello spirito di questa proposizione stavano le parole che sempre il Duce rivolse ai Vescovi ed ai Parroci convenuti in Roma per la premiazione del Concorso nazionale per la “battaglia del grano”: « Al Trattato e al Concordato il Fascismo ha sempre tenuto e sempre terrà fede in avvenire ». « L’Italia, nazione cattolica, ha ancora più il dovere di essere, per la sua potenza intrinseca e per la sua forza demografica, un baluardo inestinguibile del Cattolicesimo e della civiltà cristiana e romana ». Le parole mussoliniane ebbero immediatamente la più alta conferma in quelle pronunziate da Pio XI allorché ricevette in udienza gli stessi Vescovi e gli stessi Parroci benemeriti della “battaglia del grano”. Il discorso del Santo Padre —
come ogni manifestazione della
 Cattedra di verità — rimaneva nelle 
sfere del soprannaturale e da queste illuminava l’ordine temporale. Ma proprio per questo hanno un particolarissimo valore le dichiarazioni pontificie sulla struttura dell’Italia, sulla sua naturale ortodossia, sulla missione da Dio affidata all’Italia in un momento di universale disordine. « Quando il Sommo Pontefice, messo all’umile ma sicuro ponte e timone della nave di Pietro, volge lo sguardo oltre le Alpi, purtroppo deve dire che non può non vedere minacce, nubi o, per lo meno, nebbie, e nebbie che non sembrano — come si esprime un proverbio italiano — coprire il sole e il bel tempo ». «Sua Santità aveva già portato il Suo sguardo altrove, il Suo sguardo che non poteva non varcare la cerchia delle Alpi, quelle Alpi dove si direbbe che il presidio della Vergine Santa — la Madre Santissima troneggiante in tanti Santuari, allo sbocco di tutte le valli, nella luce di tutte le vette più eccelse — ha difeso da tali posizioni così bene l’Italia contro le cosiddette riforme nefaste che hanno devastato il rimanente d’Europa». « Dovunque essi (gli italiani) andranno, («porteranno altrove») l’esempio della loro fede cattolica innanzitutto: l’esempio della loro morigeratezza, forza insurrogabile, insostituibile del Paese; l’esempio delle loro virtù personali, civiche, domestiche soprattutto; quelle virtù: che formano oggi, alla luce, si può dire, del grande sole, il tesoro ambito e ammirato e invidiato d’Italia. Noi speriamo e confidiamo che non mancheranno le assistenze alle anime di questi nostri cari figli; sicché col nome, col loro buon esempio della vita cristiana, dell’onore di Dio tenuto alto sempre e dovunque, anche il nome d’Italia splenda più bello in questa luce che è la sua luce specifica, particolare specialmente in questi tempi quando tutto intorno è, come dicevamo poc’anzi, tutta una nube, di procelle, tutta una minaccia di tristi cose, tutt’una nebbia di confusioni pericolosissime per la vita individuale, come per la vita sociale; e affinché proprio in questi tempi rimanga lo splendore della verità intatta e intangibile ».

Proprio dai brani qui riportati dal discorso del Santo Padre vanno rilevate alcune verità :

1) La situazione religiosa internazionale risultava (di già ieri, ma meno di oggi!) — ad onta degli esempi luminosi, dei sacrifici, degli eroismi, dei martirii; anzi proprio perché questi furono e sono possibili o, meglio, necessari — ben triste. Persecuzione furibonda in alcuni luoghi, in nome del materialismo di classe o di razza; propaganda anti-teistica che usava indifferentemente l’invettiva esasperata come l’insidia ipocrita; confusione nel campo intellettuale dove si assisteva a sbandamenti, a dubbi, a connubi, e finanche a posizioni ereticali da parte di alcuni « cattolici ondeggianti ». Sviamento nelle polemiche, delle cose dal loro retto fine, svuotamento delle parole del loro reale significato. Soprattutto, un disordine religioso, morale, sociale, individuale che avanzava con le orde rosse, con i neo-pagani e la cui avanzata era ieri come oggi resa più celere dalla cristallizzazione del capitalismo plutocratico e dalla confusione delle idee operata dal liberalismo massonico.

2) In questa situazione e al disopra di questa situazione, l’Italia fascista appariva come la cittadella dell’ordine, il baluardo della verità, la roccaforte dello spirito. Ciò era stato possibile in virtù degli uomini che avevano operato in Italia la trasformazione politica radicale, riconducendo il Paese alle sue origini morali e storiche. Ciò fu possibile per la naturale cattolicità degli italiani, per la loro romanità viva e perenne. Ma non solo per l’opera umana tutto ciò s’avverava; c’è una provvidenziale degnazione per cui l’Italia è stata immune dall’eresia, dagli scismi, dalla sedizione anti-romana e anti-cristiana.

3) In tale stato di cose agli italiani, o meglio, ai cittadini di quella Roma temporale imperialmente rinnovata nel segno del Littorio e riconsacrata nel segno della Croce, era commesso il compito di portare la luce del Vangelo, di difendere la Civiltà, di affermare a mezzo della sintesi politica la Verità intatta e intangibile, in quella luce universale « che è la sua luce specifica, particolare, specialmente in questi ultimi tempi ». Le nostre possono sembrare illazioni; ma non sono che constatazioni, fondate sui fatti, sulle testimonianze universali e, quel che più conta, sulla nostra coscienza di fascisti che sentono dalla loro Fede cattolica e dalla loro professione del Cattolicesimo ingigantita la certezza nella bontà, nella verità, nella unicità della Rivoluzione di Benito Mussolini.

Ma quanti, purtroppo, sotto specie culturalistiche, hanno confuso il Fascismo, ne hanno esaminato troppo sommariamente gli aspetti etici e dottrinari e hanno, infine, preteso di condannarlo in nome dì principi solo apparentemente cattolici? Tutti costoro, almeno quelli in buona fede, dovrebbero essere tenuti — in coscienza — a rivedere le loro posizioni, a studiare il Fascismo ed a rimeditare su molti Documenti Pontifici nei quali, se non andiamo errati, trovarono indubitabilmente la loro definitiva condanna sia il liberalismo, che il socialismo, che il nazionalsocialismo così come l’americanismo, e il modernismo dogmatico, morale, giuridico e sociale, ma mai il Fascismo! Roma è unità, è disciplina, è ordine, è sintesi. I dispersi, gli indisciplinati, i caotici, gli analitici l’avversano: naturalmente! Roma è libertà vera dell’uomo, è affermazione della famiglia, è universalità. I tiranni dell’individualismo materialista e del classismo, i dissolutori della famiglia, i periferici e provincialisti di tutte le latitudini si ribellano alla romanità; logicamente! Roma è cristianesimo integrale,
 autentico, legittimo. E gli eresiarchi e gli eretici, i vivisezionatori
 del Vangelo vi si ribellano: fatalmente! Nuovamente risuona in modo sempre più assordante nella prassi e nelle teorie incentrate sull’individuo atomo, il germanico Los von Rom (“Lontani da Roma”) che agisce, con moto centrifugo, da denominatore comune di tutti i settarismi, di tutte le divisioni e quel che è più grave, anche la massa degli « pseudo cattolici della neo-chiesa modernista » vengono ineluttabilmente presi nel gorgo anti-romano. Hanno cominciato con il condannare gli « Stati totalitari » come anti-cristiani; poi hanno condannato il Fascismo come « paganesimo » che attenta nientemeno alla « personalità umana »; quindi sono passati a condannare la romanità politica perché attenta alla « libertà delle nazioni »; appresso hanno fatto il processo a tutta la storia di Roma; ma constatata l’esistenza di una romanità religiosa, affermante un primato di Roma nella ecumenicità cristiana, si sono quindi dichiarati per una « Cattolicità senza Roma » (il che, a parer nostro, equivale all’assurdo d’una sfera senza centro), per un « orbe senza Urbe ». La posizione, dialettica o polemica che sia di costoro, finisce fatalmente nella negazione di Roma, nel ripudio della sua disciplina, del suo credo, e, finalmente, nella lotta contro Roma. Ecco perché noi de “IlCovo”, in qualità di fascisti veri e sinceri, riteniamo che sia nostro preciso dovere — ed anche nostro inalienabile diritto — di osservare lo svilupparsi del moto e di opporre ad esso, con spirito di verità e di carità, l’argine della romanità perenne (qui). Chi vuole intendere, intenda!

IlCovo

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EDUCAZIONE MISTICO FASCISTA: il Soldato-Cittadino!

Educazione Mistico fascista - Biblioteca del Covo

Quando, come nel caso specifico de “IlCovo”, che è Scuola di Mistica Fascista, si vuol formare la persona dal punto di vista dell’educazione politica, ci si assume con ciò la responsabilità e il compito di forgiare l’essere umano in senso fascista, vale a dire un uomo insieme politico, economico, religioso, santo, ma soprattutto, innanzitutto, sempre guerriero. Educare, dunque, per conseguire non il cittadino che all’occorrenza diventi soldato, ma il soldato, costantemente milite dell’ideale fascista, che, in tutte le contingenze della vita, appunto perché soldato ideale, vale quale ottimo cittadino. Educare, affinché gli italiani tornino ad essere popolo, in quanto erede di Roma repubblicana, imperiale, cattolica e fascista; affinché possano ritornare a difendere l’affermarsi ovunque nel mondo dell’unico retaggio rivoluzionario, che ha il valore, la potenza e il carattere universale della Civiltà per antonomasia. 
Questo nostro bene, questa nostra forza, questo imperativo della nostra gente, che l’Italia deve propugnare, oggi finalmente può sbocciare di nuovo, contro le cupidigie altrui, contro le resistenze altrui, contro le minacce e le violenze altrui. L’Italia deve difendere un mondo… il mondo romano (qui), difendere una ragione di vita umana, limpida, feconda, ardente, corale, religiosa, contro i mostri della modernità plutocratico-massonica. Perciò dovrà combattere contro i mostri delle invadenze e delle oppressioni meccanico-cibernetiche, che tentano di schiacciare tutto con gli idoli d’oro, d’argento, di ferro, infangando le fonti, distruggendo i solchi, imbruttendo la grazia, uccidendo la poesia, negando la divinità, stupefacendosi e stupefacendo delle proprie illusorie alchimie sproloquianti di progresso, prodotte in serie, nelle loro torri babeliche globali.

INTELLIGENZA -VOLONTA’ – SENTIMENTO

Ma dobbiamo considerare come l’intelligenza, la volontà, il sentimento debbano essere educati cioè condotti, illuminati, ravvivati, resi al massimo efficienti per la preparazione del soldato-cittadino. L’intelligenza del guerriero deve sprizzare da tutti i suoi pori, deve formicolare in tutti i suoi muscoli. Deve aderire alle pieghe del terreno, deve orientarsi secondo il sole, secondo le stelle, secondo i segni delle piante, secondo gli strumenti dell’uomo. Deve acuirsi nella vista, nell’udito, nell’olfatto, deve diventare fulminea immediata, associativa e istintiva.
 Nell’uomo l’istinto è, in percezione e in correlazione, parte delle facoltà intellettive. Deve immedesimarsi nella natura, e perciò deve sviluppare le qualità istintive. Solamente un guerriero, la cui intelligenza è stata educata bene, può valersi di questo fenomeno, scaturito al contatto con la natura dell’animo fattosi nudo e poi rivestitosi di coraggio e poi sublimatosi del pericolo. Ora, l’uomo è educato si dalla vita, è temprato sì dalle avversità e dalle imprese, ma è anche educato e fortificato da un forte e compiuto insegnamento. E l’intelligenza va sviluppata per essere dei guerrieri, abituandola alla riflessione e alla risoluzione, all’osservazione e alla deduzione, al ragionamento breve e alla decisione. Il fascista, allora, deve proiettarsi sulla patria, affacciarsi all’avvenire della patria e la sua intelligenza deve essere ridestata anche nell’obbiettiva, fredda, spassionata osservazione, considerazione e valutazione dei popoli stranieri, delle loro caratteristiche e delle loro possibilità. Chi dovrà combattere, deve conoscere i nemici ed i motivi della Causa per cui lotta. Dunque, al riguardo è evidente l’importanza su quanto e come sia necessario educare la volontà. Il fascista deve sapere che vince chi vuole vincere, che la disciplina è una volontà, che anche l’obbedire è un atto di volontà, che tutto ciò che si eleva è volontà. Deve voler essere un buon soldato-cittadino, volerlo diventare di momento in momento, di fatica in fatica, di avversità in avversità, di sacrificio in sacrificio.
 Deve disciplinarsi nel lavoro, nella sobrietà, nell’onestà e volersi considerare milite dell’ideale in tutti i frangenti. Questo per sé e in sé. Ma non basta!
 Nel moltiplicarsi per il numero dei propri camerati, il fascista deve avere la coscienza di quello che è l’apporto del proprio “Voler vincere” unito a tutti gli altri milioni di “vogliamo vincere”. La modernità borghese individualista e materialista, per la zavorra delle sue invenzioni, per la pesantezza del suo adagiarsi nella vita comoda, per la sete dell’oro, per la crudeltà delle sue tare, per la bassezza delle sue diffuse esigenze, tende e ridurre il sentimento, ad abolire il sentimento. Senza sentimento non vi può essere spirito di sacrificio, non vi può essere amor di patria, non vi può essere forza di carattere, non vi può essere onestà, non vi può essere sano orgoglio. Il sentimento va unito al risentimento, come una strofa all’antistrofe. Non basta avere il sentimento dell’onestà, bisogna nutrire lo schifo della disonestà, dell’ipocrisia, della voracità, della prevaricazione, del favoritismo, dell’accumulismo di poltrone, della vita da poltroni in poltrona. E non basta avere il sentimento della giustizia, bisogna odiare l’iniquità, insorgere a difesa di chi patisce l’ingiustizia, bisogna farsi udire e testimoniare la verità, non aver paura di consorterie, di tabù, delle grane. Questo è davvero fascista! Questo in tutto e specialmente per le conseguenze è lo spirito che anima il vero milite del nostro ideale. In una massa di uomini che vivono a testa alta, che si guardano sempre negli occhi, che amano la giustizia, che arricchiscono virtù con valore, che hanno ribrezzo dell’egoismo, che distinguono le altrui ruberie più o meno camuffate, l’ipocrita, l’egoista e il ladro, necessariamente crepano, come esseri malnati, ai quali sia tolto l’ossigeno.
 Il sentimento comune della giustizia, dell’onestà, della rettitudine deve essere sviluppato, come un onore militare, sino a farlo diventare passione.
 E passione significa dilatare l’animo umano ai confini dell’amore e della morte.
 Passione come amore del giusto e orgoglio di sé. Morte, là dove non c’é più onore, dove non vi può più essere onore. Il sentimento delle armi, della storia patria, dell’eroismo, così come il sentimento del dovere, cosi come il sentimento dello Stato etico fascista, sono necessari per divenire buoni soldati-cittadini. Sentimento, volontà, intelligenza che soltanto l’educazione mistico-fascista (qui) può e deve validamente infondere. Per questo, unicamente essa può aspirare a creare, a forgiare l’uomo nuovo, che sarà insieme l’uomo politico, ma non il politicante; l’uomo economico, produttore fecondo, consumatore sobrio, ma non ladro; uomo religioso, uomo santo; ma soprattutto guerriero; il fascista del domani, quale venne sognato nell’azione e nella lotta dai martiri della Scuola diretta dal martire Niccolò Giani (qui); la nostra più bella speranza! Ecco perché, grazie a Dio, come è giusto che sia e come ebbe già a rilevare il buon Don Ennio Innocenti, il nostro è un apostolato senza tempo che non conta gli anni, ma dove contano il Pensiero e l’Azione!

IlCovo

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INSTAURANO L’INFERNO SUPER-CAPITALISTA SOCIALISTA… MA TUTTI GRIDANO AL FASCISMO!

 

DISTOPIA Italyota - Biblioteca del Covo

…Ognuno di questi stadi nello sviluppo della borghesia fu accompagnato da un corrispondente progresso politico… La borghesia ha avuto nella storia una funzione sommamente rivoluzionaria (K. Marx, Manifesto del Partito Comunista, 1848)

Cari Lettori, questi ultimi anni, davvero assurdi e inqualificabili, sotto tutti i punti di vista, col pretesto della “pandemia assassina” hanno portato ad una evidente accelerazione degli atti  per giungere al “regno” distopico e anti-umano che stiamo vivendo. Come vi abbiamo abbondantemente documentato (qui), i principi  a presidio della nostra Civiltà, in grado di ostacolare e sconfiggere definitivamente tali abominii, sono esclusivamente due: Cattolicesimo Romano e Fascismo. Proprio per questo motivo, entrambi, vengono da sempre globalmente attaccati dalla plutocrazia massonica mondialista, che attorno ad essi ha voluto fosse fatta pubblicamente “terra bruciata”. Tale sorte, però, non è stato possibile riservarla ai “Principi in sé” che tali dottrine incarnano. Noi fascisti de “IlCovo”, proprio su questo terreno ideale, abbiamo voluto opporci, realmente e radicalmente, al corso anti-umano impresso alle nostre vite dal sistema di potere vigente. Noi, fascisti fieri e sinceri a lume di Dottrina politica, abbiamo detto il nostro “NO”, forte e chiaro, riprendendo il cammino ultra-millenario della nostra Civiltà, esortando tutti coloro che ci conoscono a farlo ugualmente! 

Proprio in relazione all’opposizione netta alla nostra Civiltà Mediterraneo-Italica universale, i nemici dell’uomo, ma soprattutto di Dio, si mostrano instancabili (a tale  obiettivo essi dedicano da sempre TUTTO il loro potenziale economico e politico!) nel deviare l’attenzione delle persone dai fatti concreti, per dirigerla contro i LORO VERI nemici, classificandoli come “male assoluto” (qui). Lungo questa china essi mentono spudoratamente e senza ritegno; falsificano e ribaltano fatti storici ed eventi politici. Forti del monopolio mediatico assoluto che detengono e dell’assenza di qualsiasi vero contraddittorio. In questo modo, essi sono in grado di pilotare da decenni anche le potenziali reazioni “sane” della popolazione. Il nemico additato da essi, e da TUTTI i loro lacché compiacenti, al disprezzo ed all’odio collettivo, deve restare sempre e comunque “il fascismo” (qui). Un “Fascismo immaginario” tanto presunto quanto inesistente, sia sul piano politico dei valori che esso propugnerebbe che su quello pratico delle azioni che condurrebbe! Ma la scomoda verità, quella da cui si vuol distogliere l’attenzione dei più a mezzo di tale pantomima, è che oggigiorno è in procinto di essere instaurata la peggior forma di InterNazional-Socialismo super-capitalista mai sperimentata, sebbene il sistema pluto-massonico al potere e la finta opposizione che esso stesso si è costruita a sua immagine e somiglianza, continuano a cianciare di parallelismi col “fascismo”!

Ovviamente, a far da megafono a codesta fandonia planetaria, ritroviamo tutti i “professoroni” (come soleva chiamarli in modo canzonatorio il buon Don Ennio Innocenti!), in servizio permanente effettivo al potere costituito, che si “attivano” allo schiocco delle dita del padrone-plutocrate di turno! In realtà, ciò a cui assistiamo oggi, sotto i nostri occhi, è quanto di più lontano, antitetico ed opposto al Fascismo… ma si continua mendacemente a definirlo tale! Poi, ci sono anche coloro che sanno benissimo che non vi sia nulla di più distante dal Fascismo della realtà politico-sociale odierna, ma per vari motivi, che non vogliamo indagare, tali soggetti TACCIONO facendo finta di non capire.

Nel “gioco delle parti” di cui abbiamo già scritto tante volte, vengono additati in modo alternato al grande pubblico in qualità di “fascisti”, sia i burattini del “governo” e affini, che i gruppi “violenti” creati ed infiltrati dalle stesse istituzioni antifasciste, attivati a comando, come di consueto, nelle “manifestazioni di protesta” pilotate ad hoc, con la medesima strategia della tensione sperimentata negli ultimi 76 anni dagli apparati ufficiali della repubblica delle banane italy-ota (qui).

Con questa tecnica, la disinformazione gestita a livello istituzionale ed improntata al “generalismo mediatico”, ha potuto deviare per l’ennesima volta l’attenzione popolare dai veri maneggi compiuti dal potere politico. Lo sbocco dell’economia “di Mercato” in una forma di socialismo “diretto da una casta” globale risulta inevitabile, proprio a causa della struttura stessa dell’economia socialistica. Tale economia, esattamente come quella “di Mercato”, si fonda sulla burocratizzazione della produzione e sulla concentrazione nelle mani di pochissimi soggetti privati (gli oligopoli o cartelli, in inglese “trust”), sia dei capitali che dei mezzi di produzione. La costituzione di una economia socialistica fondata sulla presunzione di garantire un “migliore tenore di vita” stabilendo di dare “poco a tutti”, si fonda sulle stesse dinamiche materialiste della “economia di Mercato”, che attraverso i cartelli, rende burocratica la produzione e tende ad abbassare sempre più il “costo” del Lavoro (dipendente) ed a massimizzare i profitti in favore di pochi, creando così la categoria non più dei cosiddetti “proletari” ma dei “consumatori”, che dal punto di vista economico-pratico non hanno nessuna differenza con i primi; senonché la direttiva pluto-massonica prevede il de-popolamento globale, ossia la necessità, per chi detiene il potere, di fare in modo che le popolazioni i figli non li facciano più. Nulla di strano, dunque, che la forma attuale di economia globale abbia assunto i caratteri chiari di una economia socialistica. Ai burocrati del Partito Comunista Internazionale, si sono sostituiti gli oligarchi della finanza plutocratico-massonica globalista, ma il risultato è ugualmente ed apocalitticamente disastroso.

La fallacia clamorosa della teoria filosofica di Marx è data dalla stessa realtà che gli va contro, nonché dalla inevitabile sperequazione generata dal materialismo storico e dialettico. Ma, sempre secondo Marx e le sue teorie espresse anche nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, è “necessario” che, per arrivare alla “Società Comunista”, si passi per la “fase Borghese”, fondata sul liberalismo massonico. Dunque, appare chiaro che a fondamento della filosofia materialista di oggi, c’è la filosofia Marxista e opportunamente occorre aggiungere che a fondamento della filosofia marxista, a sua volta, vi è un materialismo individualista la cui radice religiosa anti-cristica è ben più antica. Questo è un dato incontrovertibile e negarlo significa mentire sapendo di farlo. 

Covidiotismo - Biblioteca del Covo

Se oggi si parla di “reddito di cittadinanza” e di “reddito universale”, paventando come prossimo “traguardo sociale” la divisione globale tra chi è “schiavo” e chi invece è “assistito” dal “leviatano internazional-socialista-super-capitalista”, lo si deve alla filosofia Marxista. Infatti, la valvola sociale inerente lo “sfogo politico” socialista è stata anch’essa sapientemente preparata, fin dalla sua nascita, al fine di manipolare quelle che gli stessi sociologi hanno definito brutalmente come “Masse” e che invece la Dottrina Fascista definisce significativamente come “Popoli” (una distinzione semantica niente affatto secondaria, che rivela i fondamenti ideali antitetici ed irriducibili delle due dottrine, vedi qui). Attraverso la diffusione martellante della convinzione che la Vita sia esclusivamente una parentesi “animale”, in cui la pancia non dove rimanere vuota o deve rimanerci il meno possibile, la Plutocrazia massonica mondiale ha pazientemente e gradualmente imposto a livello universale il proprio modello sociale ideale di riferimento. Una delle tappe fondamentali di questa “lunga marcia” plurisecolare fu quella dell’Ottobre 1917, instaurando la più grande forma di Capitalismo affamatore mai realizzata sino ad allora… ma non eravamo ancora arrivati ad ad oggi! A questo proposito, ci tocca rimarcare con fierezza come la preveggenza di Benito Mussolini non abbia eguali. Egli in proposito affermava:

“Giunto a questa fase il super-capitalismo trae la sua ispirazione e la sua giustificazione da questa utopia: l’utopia dei consumi illimitati. L’ideale del super-capitalismo sarebbe la standardizzazione del genere umano dalla culla alla bara. Il super-capitalismo vorrebbe che tutti gli uomini nascessero della stessa lunghezza, in modo che si potessero fare delle culle standardizzate; vorrebbe che i bambini desiderassero gli stessi giocattoli, che gli uomini andassero vestiti della stessa divisa, che leggessero tutti lo stesso libro, che fossero tutti degli stessi gusti al cinematografo, che tutti infine desiderassero una cosiddetta macchina utilitaria. Questo non è un capriccio, ma è nella logica delle cose, perché solo in questo modo il super-capitalismo può fare i suoi piani… Se noi volessimo cedere per pura ipotesi a questo capitalismo dell’ultima ora, noi arriveremo de plano al capitalismo di Stato, che non è altro che il socialismo di Stato rovesciato. Arriveremmo in un modo o nell’altro alla funzionarizzazione dell’economia nazionale. Questa è la crisi del sistema capitalistico presa nel suo significato universale… Bisogna che ad un certo momento l’operaio, il lavoratore della terra possa dire a se stesso e dire ai suoi: se io oggi sto effettivamente meglio, lo si deve agli istituti che la rivoluzione fascista ha creati. In tutte le società nazionali c’è la miseria inevitabile, c’è una aliquota di gente che vive ai margini della società; di essa si occupano speciali istituzioni. Viceversa quello che deve angustiare il nostro spirito è la miseria degli uomini sani e validi che cercano affannosamente e invano il lavoro. Ma noi dobbiamo volere che gli operai italiani, i quali ci interessano nella loro qualità di italiani, di operai e di fascisti, sentano che noi non creiamo degli istituti soltanto per dare forma ai nostri schemi dottrinali, ma creiamo degli istituti che devono dare a un certo momento dei risultati positivi, concreti, pratici e tangibili. Non mi soffermo sui compiti conciliativi che la corporazione può svolgere, e non vedo nessun inconveniente alla pratica dei compiti consultivi. Già adesso accade che tutte le volte che il Governo deve prendere dei provvedimenti di una certa importanza, chiama gli interessati. Se domani ciò diventa obbligatorio per determinate questioni, io non ci vedo alcunché di male, perché tutto ciò che accosta il cittadino allo Stato, tutto ciò che fa entrare il cittadino dentro l’ingranaggio dello Stato, è utile ai fini sociali e nazionali del fascismo. Il nostro Stato non è uno Stato assoluto, e meno ancora assolutista, lontano dagli uomini ed armato soltanto di leggi inflessibili come le leggi devono essere. Il nostro Stato è uno Stato organico, umano, che vuole aderire alla realtà della vita… Noi abbiamo respinto la teoria dell’uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce. L’uomo economico non esiste, esiste l’uomo integrale, che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero“.

(Benito Mussolini, Discorso dello Stato Corporativo, 1933. Cfr. Opera Omnia). 

Dunque, proprio oggigiorno, purtroppo, stiamo arrivando a vedere ciò che lo Stato Fascista aveva impedito e combattuto! Ovvero, il Super-Capitalismo Socialistico globale instaurato, in questa fase, a mezzo di una tirannia sanitaria, con la “funzionarizzazione” dell’economia e l’essere umano ridotto ad un numero spersonalizzato, una cifra che se non permette ai bilanci del governo di poter quadrare, viene semplicemente cassata dai burocrati dell’apparato. Questo perché il fine del materialismo è esattamente questo, in tutte le forme che assume: creare schiavi, uomini senz’anima, pronti per essere sostituiti o eliminati in qualunque momento! Per accelerare la manovra politico-sociale che ci sta portando verso tale inferno in terra, la Plutocrazia Messianista mondiale ha bisogno necessariamente di uno “stato di emergenza permanente”, idealmente sovrapponibile in modo perfetto alla “guerra di classe” permanente prevista dal Marxismo-Leninismo, figlio legittimo del Liberalismo massonico (qui). Hanno costituito la peggior forma di Capitalismo conosciuta e stanno instaurando l’inferno mondiale super-capitalista socialista, ma significativamente TUTTI i fantocci mediatici del sistema gridano sempre all’unisono al pericolo fascista, che concretamente ne costituisce la netta antitesi! (Qui) Per questo, chi ci sta leggendo osservi con attenzione pensiero ed azioni espressi da tutti i soggetti dell’attuale dramma epocale e MEDITI SERIAMENTE SUL DA FARSI! …SIAMO AL BIVIO STORICO DELLA SPECIE UMANA!

IlCovo

 

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LA MISTICA FASCISTA FONDAMENTO DEL FASCISMO!

Croce e Littorio - Biblioteca del Covo

Dedicato alla memoria del compianto Don Ennio Innocenti, con il quale organizzammo il 27 ottobre 2018 la presentazione del nostro libro (qui) e nell’imminenza del prossimo 28 ottobre, 99°anniversario della “Marcia su Roma” (qui), il cui vero lascito ideale più importante (a dispetto dei finto-fascisti da operetta in servizio permanente effettivo alla repubblica antifascista!) è rappresentato proprio dalla Mistica Fascista, che da sola mostra l’abisso incolmabile esistente fra la falsa rappresentazione del Fascismo, fornita dal sistema pluto-massonico e dai suoi vassalli, e la realtà effettiva!

Premessa

L’Associazione “IlCovo – Studio del Fascismo Mussoliniano”, si è costituita, dopo la sua nascita, come “Scuola di Mistica Fascista “Niccolò Giani”. La scelta di perpetuare l’insigne istituto non è una mera formalità, né dettata da vuota retorica strumentale. Si tratta di un atto politicamente dirimente, che ribadisce la centralità di quella peculiare istituzione, di importanza storicamente capitale per quanto riguarda i motivi ideali e la “filosofia politica” che vi stanno a fondamento. Proprio in quanto veracemente Fascisti, non potevamo non tenere in considerazione il fondamento ideale della Dottrina mussoliniana che è fondamento Mistico (così come ricorda, a tacer d’altro, il libello del 1923 da noi ristampato [qui], dal titolo “Fascisti e Cattolici”; il cui autore, Misciattelli era stato incaricato di redigere dal Partito Fascista). Avendo riconosciuto il pilastro portante ideologico del Fascismo nella Mistica, era impossibile non stabilire l’oggettiva ed irrinunciabile centralità dell’opera dottrinale della “Scuola” ad essa dedicata. Così, nel corso della nostra attività associativa, abbiamo avuto modo non solo di affrontare il tema, di approfondirlo e spiegarlo ma soprattutto di accedere ai testi-cardine dei Mistici di Niccolò Giani, mettendoli a nostra volta a disposizione di tutti. Non è stato un caso, allora, intitolare “IlCovo” all’Eroe, Direttore della Scuola. Egli, con i suoi collaboratori, ha suggellato con il Sacrificio della Vita (qui), non solo la propria dedizione totale alla Causa dell’Italia Fascista (per la quale, scriveva nel suo mirabile Testamento, “unicamente” si doveva saper morire), ma anche e soprattutto la corrispondenza netta, inequivocabile, nella Mistica tra pensiero e azione. La Mistica Fascista, dunque, lungi dal rappresentare una visione distaccata dalla realtà, rappresenta invece il vero cardine attorno a cui ruota l’azione politica fascista, il cuore pulsante e l’anima eterna del Fascismo, senza la quale la stessa esistenza della sua Dottrina verrebbe minata alle fondamenta e la formazione del milite fascista verrebbe totalmente meno. Per questo motivo, vogliamo sintetizzare in questo breve lavoro ad hoc, origini ed essenza della Mistica Fascista, in modo da chiarirne il senso, fornendo agli interessati un utile presidio di facile consultazione.

Cos’è la “Mistica Fascista”

Sorta in Milano, nell’Anno VIII dell’Era Fascista, su sostegno di Arnaldo Mussolini fratello e collaboratore politico del Duce, e Diretta da Niccolò Giani, proveniente dai Gruppi Universitari Fascisti, la Scuola di Mistica Fascista ha come manifesto ideale il documento “Coscienza e Dovere”, (qui) redatto dal medesimo Arnaldo. L’alto patrocinio dell’istituto, a voler significare l’essenza della costituenda Scuola, si estende anche al Cardinale Arcivescovo di Milano, Idelfonso Schuster, il quale tenne in seguito una importante Lectio proprio ai Mistici di Giani (qui). Ma non si può intendere la verace identità della Scuola e dei Mistici, senza comprendere che il fondamento della stessa è essenzialmente la Dottrina del Fascismo. Tale fondamento è particolare, perché va oltre la “politica” intesa quale momento contingente; meglio ancora, la sublima, poiché si basa sull’ “essenza spirituale” della Dottrina Fascista, riconosciuta dai Mistici quale vera peculiarità rispetto a tutte le dottrine politiche esistenti. Per chi volesse comprendere, dunque, la “filosofia del Fascismo”, la strada obbligata è una sola e parte dal comprenderne la Mistica! Nella Mistica Fascista risiede la vera Filosofia del Fascismo, così come l’unica base ideale per la formazione dei “Militi dell’Italia Littoria”. L’importanza, dunque, di tale Istituto, travalica il breve frangente storico in cui si sviluppò il suo operato, conclusosi col sacrifico corale dei suoi componenti di spicco, proiettandosi nel futuro quale irrinunciabile radice del pensiero e dell’azione Fascista. Per definire correttamente la forma e gli obiettivi della Scuola di Mistica Fascista, ci possiamo avvalere del Dizionario di Politica del P.N.F., che abbiamo ristampato in antologia (qui):

“Carattere particolarissimo ha la Scuola di mistica fascista – Sandro Italico Mussolini, sorta in Milano nell’anno VIII. Essa, come le antiche scuole filosofico—religiose, rappresenta un centro speculativo e pratico di studi sulla dottrina, la morale e lo stile del Fascismo. E’ scuola e palestra dei giovani, che, in quanto depositari della continuità del regime, devono reagire contro lo scetticismo, il materialismo e l’edonismo che mortificano l’anima di altri popoli contemporanei”.

Abbiamo sempre esaltato l’eccezionale dote di chiarezza e sintesi presente negli scritti ufficiali fascisti. In questa manciata di righe, si compendia magistralmente l’essenza e la finalità di tale istituzione, che si limita a “sistematizzare” ciò che sta a fondamento ideale e morale del Fascismo, ovvero, la Mistica, senza la quale non può esistere alcuna dottrina fascista e dunque alcun Fascismo. La comprensione della natura eminentemente Spirituale della Scuola di Mistica Fascista, scaturita dall’adesione piena, intransigente, ai fondamenti dottrinari del Fascismo (l’una come conseguenza dell’altra), risulta irrinunciabile per la stessa esistenza della Scuola di Giani. Chi non comprende tale radice ideale, non solo non capisce la Mistica Fascista, ma non conosce nemmeno l’essenza politica del Fascismo (qui), la cui peculiarità, evidenziata da Mussolini e dai principali teorici del Regime, è rappresentata esattamente dalla sua Natura eminentemente Spirituale, ossia “Religiosa”; apogeo politico dello sviluppo armonico della millenaria Civiltà mediterraneo-italica, afflato Trascendente di matrice Romano-Cristiana, che trasuda da tutte le pubblicazioni ufficiali del Partito e della stessa Scuola, che del Partito era una Istituzione. Dunque, alla domanda: quale filosofia per il Fascismo? La risposta è una ed inconfutabile: quella Romano-Cristiana, sviluppata coerentemente e diffusa dai mistici fascisti.

I contenuti della Mistica

La Scuola di Mistica Fascista era assai attiva sia nelle pubblicazioni, con specifiche collane editoriali e riviste ad hoc, sia nella piena attuazione dei propri postulati formativi con incontri specifici. Benito Mussolini, nel 1939, consegnava ad essa simbolicamente “IlCovo”, la sede del Popolo d’Italia di via Paolo da Cannobio, definendo in modo tanto sintetico quanto chiaro, contenuti e finalità della Mistica Fascista:

Avete fatto bene riportarvi al «Covo». Il «Covo» deve avere un valore simbolico, deve essere un punto di riferimento. Gli italiani devono sapere che c’è un’istituzione, un luogo a Milano dove si conserva religiosamente questo spirito delle origini. La Mistica è più del Partito, è un Ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il Fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. E’ la fede che muove – letteralmente – le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ordine. Bisogna essere intransigenti e saper combattere fino all’estremo sacrificio per la propria fede. Altre civiltà sono destinate a morire mentre si afferma nel mondo la Civiltà che noi abbiamo iniziato. La Mistica anticipa le rivoluzioni. Voi dovete lavorare per l’avvenire. Per far questo occorre la fede. E’ facile ad un certo momento deviare nella politica: voi dovete essere al di fuori e al di sopra delle necessità della politica.

Non per nulla, gli atti del Convegno nazionale sulla Mistica Fascista del 1940, che abbiamo ristampato come associazione “IlCovo” (qui), si aprono con questa chiarissima consegna di Benito Mussolini, che, con la consueta chiarezza e mirabile dote di sintesi, definisce in modo inequivocabile i contenuti della Mistica Fascista, la sua imprescindibilità per il Fascismo, nonché le sue finalità immediate e remote. Proprio in ragione dell’importanza centrale che riveste tale documento per la piena comprensione della Mistica Fascista, è indispensabile trarne una sintesi, succinta ma esauriente, per rendere palese la chiarezza adamantina dei principi filosofici e dei valori morali del Fascismo vivificati dalla sua Mistica.

LA MISTICA FASCISTA 

Materia del nostro discorso è la Mistica Fascista in quanto tale, nei suoi valori eterni, essenziali e primordiali, per come essa venne esposta e fissata nei principi fondamentali e definitivi in virtù delle relazioni ufficiali presentate nel primo ed unico convegno tenuto a febbraio del 1940 dalla Scuola omonima. In virtù di quella documentazione, si evince chiaramente come la concezione ideale del Fascismo, a maggior ragione se osservata nella prospettiva ed alla luce della mistica fascista, nei suoi fondamenti spirituali, sia assolutamente chiara e coerente. Ben lungi dal descrivere una “lezione astratta”, proprio la mistica fascista rappresenta, invece, in modo concreto la modalità più sincera di vivere e realizzare la dottrina del Fascismo, quale nuovo ideale di Civiltà italiana ed universale ad un tempo, compenetrandosi con essa, incarnandone la sublimazione.

1) La Fede in principio.

Come affermato da Mussolini nella consegna data ai mistici fascisti, alle origini di ogni rivoluzione c’è la Mistica: se la politica è il contingente, la Mistica è l’immanente, essa rappresenta i valori eterni, essenziali primordiali. Nella politica si è trascinati anche da motivi empirici. Il contingente ci tiene certe volte avvinti, ma la Mistica spazia sulle verità eterne. Occorre, allora, che vi sia chi vigili con intransigenza alla luce di queste verità, chi suoni il campanello di allarme, chi impedisca alla politica di dimenticare i valori superiori dello spirito. Nel caso specifico della Mistica Fascista, si tratta di mistica politica e non di mistica religiosa; quest’ultima si chiude tutta in una vita interiore, che si rifugia tutta in una vita contemplativa, attraverso la quale l’anima umana aspira a congiungersi col divino. La prima non può confondersi con l’altra e tanto meno mettersi di fronte. La mistica fascista è un’altra cosa: essa è una mistica dinamica, realizzatrice, costruttiva, capace di abbeverarsi e di nutrirsi perennemente alle fonti cristalline della nostra stessa fede politica. La mistica fascista agisce sul piano della realtà e della storia, cioè su di un piano umano, avente per meta non l’infinito ma il futuro. Tutto torna agli uomini — ha detto MUSSOLINI — e noi fascisti siamo per l’uomo migliore, per l’uomo più morale, più onesto, più intelligente. Per l’uomo che costruisce, per l’uomo che lasci un’impronta di sé nelle cose e nel mondo. Noi siamo decisamente, ferocemente per la persona­lità, ma non per il personalismo. Nella mistica fascista la forza preminente è la volontà, disciplinata ma cosciente, che è la più grande forza così nella vita degli individui come nella vita dei popoli. Mistica per noi fascisti è anelito verso una « vita alta e piena, vissuta per sé ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri ». Mistica è la sostanza ideale su cui poggia e da cui deriva il suo contenuto profondo l’unità sociale del Fascismo, il quale non esalta l’individuo ma lo valorizza, e mentre ne potenzia e ne affina la personalità non lo astrae dall’umanità in mezzo alla quale vive e per la quale opera. E’ nella conquistata coscienza della partecipazione attiva e responsabile dell’individuo alla vita della Nazione, l’aspetto mistico dei rapporti tra l’individuo e lo Stato fascista. Qual’é l’essenza di questa concezione mistica della vita, secondo la dottrina fascista? Possiamo coglierne i caposaldi dalle stesse pagine dettate dal DUCE. Ossia, che il fascista è riconoscente a Dio per averlo fatto nascere italiano, crede nella religione dei Martiri e degli Eroi, aspira alla Patria come ad un premio da meritare, ha fede nella universalità dell’Idea fascista, non ama la felicità del ventre e disdegna la vita comoda, sprezza il pericolo e cerca la lotta, considera il lavoro un dovere e il dovere una legge, ritiene il sacrificio una necessità e l’obbedienza una gioia, concepisce la vita soltanto come sforzo continuo di elevazione e di conquista ed è pronto a qualunque rinunzia, anche a quella suprema, purché il DUCE lo voglia e trionfi il Suo ideale. In quest’ultima affermazione è possibile scorgere l’es­senza della nostra mistica: la fede illimitata nell’idea che ci illumina, la dedizione senza riserve all’Uomo che ci guida. Su queste basi il fascista deve innalzare giorno per giorno, pietra su pietra, l’edificio della sua mistica vita, instaurando nel superamento dei propri interessi particolari un’esistenza spirituale in cui il sentimento sia la molla per ogni azione e la fede il lievito di ogni speranza, una vita superiore che è la sola la quale possa dare agli uomini « le ali verso le altitudini ». Portare nel proprio spirito un senso di severità assoluta, improntare la propria vita al massimo disinteresse, essere fieri non di quel che si è avuto, ma di quello che si è donato e si è fatto, conoscere bene se stessi per poter giudicare gli altri, considerarsi militi, così in pace come in guerra, significa vi­vere misticamente, significa, come disse Arnaldo, « saper vivere e saper morire, nel modo più degno ». Credere, quindi. Anzitutto credere. E poi ancora credere. Cioè guardare con simpatia e con ottimismo la vita e gli uomini, credere nel bene e nell’onestà, nella santità e nella virtù. Essere sempre entusiasti, giovani, pieno lo spirito di gioia e di sole, lieti di combattere e lieti di morire, per dare a questo mondo che ci circonda la forma dei nostri sogni e dei nostri ideali. Vivendo la propria vita in tale modo, il mistico del fascismo non giudica gli uomini dall’apparenza ma dalla sostanza: per lui l’uomo in tanto vale in quanto dà. Chi non ha dato nulla non vale nulla. Noi non vogliamo godere la vita: Soltanto vogliamo adoperarla, scagliata verso un obiettivo ben più alto di qualsiasi utile personale. E questo diritto alla prima linea è l’unica pretesa che, oggi, domani, sempre, i mistici del Fascismo accamperanno di fronte alla Rivoluzione. Intransigenti perché questo è il dovere dell’ora. Intransigenti perché solo l’in­transigenza ci può mantenere, anche nel campo del pensiero, così come ci tiene nel campo della politica, al di là di quella crisi di Civiltà che attanaglia il resto del mondo.

2) Tradizione italica antirazionalista a fondamento della mistica fascista: il conoscere e l’agire.

Mistica è la concezione universale del Fascismo, che è una nuova nascita dell’« itala gente dalle molte vite » e che riaf­ferma nel mondo il primato di Roma, regina di tutte le genti. Scrutate ad uno ad uno i distruttori del divino nel mondo e troverete, quale eco del loro pensiero una parola anti-romana. La tecnica che recide questo divino nell’uomo è sempre la stessa. L’uomo di Roma è l’homo naturaliter obediens, e perché tale, pronto a donarsi alle sante potenze dell’essere. Contro codesto uomo dell’obbedienza, che è l’uo­mo di Roma, si ergono periodicamente nella storia sotto forme diverse le forze della ribellione. E’ inevitabile quindi, che quando queste forze si schierano, puntino contro lo scudo umano del divino nel mondo, contro Roma. L’attitudine pragmatica assunta dalla romanità, perché incontami­nati rimanessero i valori eterni e divini della vita, custoditi come sacri, messi al riparo nei tempi di rovina, diviene a mano a mano che il pen­siero matura, coscienza critica che si assegna l’immane compito di far sussistere valori umani e valori divini, in connessione perfettiva, senza cioè che i primi siano sommersi e cancellati dai secondi, e questi siano aggrediti e negati dai primi. La tradizione del pensiero italiano è tutta sotto questo segno. Si può affermare che il pensiero italiano non fu mai laico, perché ebbe insopprimibile l’aspirazione, incrollabile la certezza che i due ordini, l’umano e il divino, dovessero coesistere, affinché quell’essere paradossale che è l’Uomo, potesse avere integra vita spirituale, la vita dei due ordini. Ecco perché da questa terra benedetta partirono i legionari romani per sradi­care la ferocia e la barbarie con il diritto; da questa terra benedetta nel rinascimento, fu sparso nel mondo il messaggio della cultura e del­l’arte perché l’uomo ritrovasse la sua vocazione; da questa terra be­nedetta Tommaso d’Aquino mostrò l’itinerario della mente per la ve­rità; da questa terra benedetta Vico fecondò il pensiero fattosi sterile; da questa terra benedetta le nazioni ebbero svelato il segreto di ogni risorgimento, ossia il segreto di una mistica incandescenza dell’idea morale di pochi, che diviene eroismo di tutti e vince resistenze di se­coli, indigenze fatali come la natura, opposizioni tenaci come il male, e come il male distruttrici; da questa terra benedetta, oggi una mistica riafferma contro i misticismi deteriori, insidiosi, il primato dello spirito che preservi la vita, illumini e trasfiguri le forze rigeneratrici della vo­lontà, garantisca all’uomo, quale dimora inviolabile dell’amore la fami­glia e la patria. In tal senso sono proprio le origini quelle che nella storia caratterizzano uomini e popoli. « Natura delle cose – ha detto con grande sapienza Vico – è loro nascimento ». Ora, all’origine del Fascismo cosa sta? Forse il sistema della rivolu­zione geometrica di Danton? No. All’origine sta la fede. Anche noi pos­siamo dire: prima era il Verbo. Perché è stato lo slancio della fede quello che ha stretto, in Piazza S. Sepolcro, un pugno d’uomini intorno ad un Capo, quello che ha fatto di un’idea una Rivoluzione, un Regime, un Impero. In tal senso noi, italiani, siamo dei mistici perché nessun paese ha avuto tanti poeti e tanti santi, tanti artisti e tanti capitani, tanti navigatori e tanti eroi. E siamo mistici perché siamo degli esuberanti, ma siamo mistici soprattutto perché siamo degli entu­siasti, dei credenti. Ecco perché il DUCE il 20 novembre 1939 ci ha detto: « E’ la fede che muove le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ordine ». Ora la storia ci insegna che una parte — non certo la migliore — ­della civiltà cosiddetta moderna ha una comune data d’origine. Dietro, sullo sfondo dei movimenti di pensiero e delle rivoluzioni, che sono sfo­ciati o si sono dipartiti dall’89, stanno un uomo e un metodo: Cartesio ed il Razionalismo. Da tre secoli a questa parte, l’umanità ha voluto vivere su un piede solo. In contrasto con l’insegnamento dei padri, che avevano ripo­sto l’unità dell’essere nell’armonico comporsi della materia e dello spi­rito, da Cartesio sino agli albori del nostro secolo, con albagia e luciferina presunzione, l’uomo pensò di raggiungere l’unità negando uno dei due termini. Così l’uomo diventò: o soltanto intelletto e ragione o esclusivamente materia. Il Fascismo, se non intende minimamente rinunziare a nulla di quanto rappresenta una conquista della civiltà moderna, non può non espellere i germi razionalistici e immanentistici con il relativo atteggiamento anticlericale da quella civiltà fascista, che si annuncia come principio di una nuova epoca nella storia del progresso umano. E’ del 1926 la categorica affermazione mussoliniana « noi rappre­sentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi, più netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell’89 ». Ora ciò può essere vero ad una sola condizione: che cioè questo mondo, di cui noi fascisti rappresentiamo l’antitesi — sia che si chiami liberalismo o comunismo, democrazia o capitalismo, socialismo o materialismo — abbia un comune denominatore, una stessa origine: il razionalismo. A patto, cioè, di Essere ed avere la coscienza di operare nel quadro di una verità che ci trascende — ripetiamo: sia che si chiami grandezza o potenza di Roma o Cattolicesimo, o quell’amore d’Italia che faceva dire a Machiavelli « amare la Patria più della propria anima » — quella che ha consentito alla nostra gente di durare e vincere, volta a volta di resistere, affermarsi e trionfare di tutti i nemici e di tutte le contingenze. Ecco perché possiamo dire alto che la nostra tradizione è razionale ma non razionalistica. L’anti-razionalismo e l’anti-intellettualismo della nostra stirpe va inteso, pertanto, non come un atteggiamento irrazionale dello spirito, ma come una posizione che rifiuta di divinizzare la ragione, perché essa ha limiti segnati e dal soprannaturale e dal supra-razionale. Abbiamo detto anti-razionalistica e anti-intellettualistica e non anti-razionale. La differenza è forte. Ripetiamo, non irrazionale o sub-razionale ma supra-razionale quindi è la nostra vera tradizione. Qualcuno ha detto, invece, mistica è irrazionale. No. Mai più. Mi­stica non è negazione, ma superamento della ragione, perché se noi siamo contro il razionalismo che la ragione esaurisce e isterilisce in se stessa, siamo invece per una ragione, ravvivata dal calore, siamo per una ragione che vuole farsi vita, cioè azione. Mistica quindi, diciamo anche questo forte e chiaro, se è contro ogni dottrinarismo in quanto sistema razionalistico è per la dottrina intesa come viatico di vivere fascista. Nessuna sfiducia, perciò, nella cultura, ma pretesa, di avere una cultura nostra, fascista. Fede consapevole! Come San Tommaso per primo ha saputo coniugare ragione e religione, così la mistica, analogamente, intende coniugare ragione e sentimento. Ma siamo e restiamo sempre nel campo dell’umano. Ribadiamo che occorre sbarazzare definitivamente il campo da questa confusione: mistica-religione. No. C’è una mistica che è politica, esclusivamente politica perché riguarda il finito, l’umano, quello che c’è in questa terra. C’è invece un misticismo che è religioso, esclusivamente religioso. Ci potranno essere analogie, ci potrà essere confluenza di scopi anche, ma il rapporto è di demarcazione netta, così come quello che intercorre tra l’umano e il divino, tra il terreno che è spirito e materia e il soprannaturale che è Dio, anima. La Rivoluzione fascista è un movimento volontaristico; mistica di un misticismo suo; ben piantato nella realtà, quantunque credente nelle forze dello spi­rito. La politica è dura prassi ed eroica milizia operante sul monte della storia; e lo Stato che noi serviamo come valore assoluto e realtà viva, amato con devozione e abnegazione è super omnes, perché valore tra­scendente ed assoluto ». Ma evidentemente in questa apoteosi dello Stato fascista, le espressioni trascendente e assoluto vanno intese con cautela limita­trice, per non cadere in quella statolatria, alla quale la mistica fascista non può ridursi, senza rinunziare al vero trascendente, al vero asso­luto, a Dio. La mistica fascista, dunque, è fede ed azione, dedizione assoluta ma nello stesso tempo consapevole. L’offerta non è soltanto istintiva; la illumina sempre una ragionata volontà. I nitidi, ferrei intendimenti di quei fascisti che la morte affrontarono con slancio mistico, ma insieme con deliberato e ponderato proposito di sacrificio per il bene comune, ci dimostrano che non è vero che la fede debba essere cieca, che il cuore debba comandare al cervello e che, se si lasciasse fare alla ragione, questa ucciderebbe la fede inaridendo gli slanci dell’entusiasmo. La vita è realtà, non elucubrazione; essa si spiega con la vita, cioè con leggi che stanno dentro la vita, mentre la pura filosofia, dovendo spiegarsi con proprie leggi, finisce per allonta­narsi troppo dalla vita e può quindi diventare incomprensibile o quasi. Anche la fede assoluta e l’amore per il Duce del mistico fascista non è autentico, non è completo, non è integralmente sincero se non sia corroborato da una solida e profonda adesione al Suo pen­siero. Per noi fascisti c’è un Vero con la V maiuscola, c’è un dogma, c’è un assoluto di fronte al quale tutto il resto è il relativo, il contingente. E questo dogma, questo assoluto ­su questa terra, ripeto, durante la nostra vita terrena — è lo Stato fascista, è la Patria. Ma non la Patria quale la può inventare la ragione, ma quella che scaturisce dalla Storia, quella che è stata fatta dalla passione e dal lavoro degli avi e dei padri, quella che racchiude i nostri Santi e i nostri eroi, quella nella quale hanno creduto sino al sacrificio della vita tanti giovani, quella che noi amiamo con cuore volta a volta di padre e di figlio, quella che è stata il sogno della nostra infanzia, che è stata la speranza della nostra adolescenza ed è la certezza della nostra maturità. Ora, a che porta questa tradizione? Impostato in termini morali, il problema dei rapporti tra l’uomo e il vero e tra l’uomo e la natura, pone l’individuo come medium tra il vero e il suo realizzarsi. Perché è proprio attraverso l’opera dell’uomo, è mediante l’azione volontaria di esso che l’ideale si concretizza, viene tra­sferito nel campo dei fatti, diventa storia. Quindi l’uomo italico, l’uomo come scaturisce dalla nostra tradizione, sia esso il quirite dell’antica Roma, il cattolico, l’uomo del medioevo o del rinascimento, quello del Risorgimento o il fascista, attraverso due tipici momenti, ambedue espressione della sua volontà, ed ugualmente importanti, realizza la sua funzione, quello cioè che è il suo compito storico: e sono i due momenti del conoscere e del realizzare. Deve, cioè, l’uomo, in un primo tempo, conoscere il vero, non importa se mediatamente o immediatamente, se attraverso un processo logico o mediante l’intuizione, con l’estasi o gnoseologicamente. E una volta venuto a conoscenza di questo vero, deve, per realizzare pienamente il suo compito, attuarlo, cioè imporlo alla realtà naturale, trasformando a somiglianza di questo ideale il mondo che lo circonda. Quindi, perfezione — cioè mistica — si ha quando si ha sintesi di questi due momenti. Non basta cioè conoscere o agire: occorre conoscere e agire. In tal senso è chiaro allora come la mistica fascista può quindi meglio definirsi come l’azione fascista determinata dalla fede più salda nell’assoluta verità delle affermazioni fasciste. In tal senso si può comprendere come si possa parlare di una mistica fascista facente parte della dottrina o meglio dell’azione dottrinale del Fascismo.

3) Il compito della mistica fascista nel mondo di ieri, oggi e domani.

Ora, in un mondo così concepito, a noi italici spetta il compito pro­prio della nostra stirpe mediterranea, cioè quello della sintesi. Da più parti, si riconosce che il mondo contemporaneo ha biso­gno di salde verità cui ancorarsi e di reali valori cui commisurarsi, ha cioè necessità di riconoscersi e di credere in qualche cosa di meno effimero delle meteore che il pensiero cosiddetto moderno ha fatto bale­nare dinanzi alla fantasia sconvolta dei nostri contemporanei, giacché nes­suno in buona fede ormai nega l’esistenza di un problema morale. Il mondo, per sciogliere il nodo della crisi, deve perciò rifarsi a Roma, deve rivolgersi alla nostra gente, deve abbeverarsi al nostro pensiero, deve apprendere da noi la via dalla quale scampare la tempesta che lo sconvolge. Nel mo­vimento pendolare della storia, l’accento è oggi messo sulla parola sin­tesi e perciò esso non può suonare che Roma. Ecco perché si riparla di un’universalità italiana, ecco perché — quasi a nostra insaputa — dai lidi più lontani si guarda alla Città Eterna e nel mondo corre l’ansia e la paura ad un tempo del ritorno di Roma. E’ perciò che il DUCE già nel 1930 ha potuto dire: « il Fascismo, in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito » e successivamente ha potuto ribadire « l’Europa sarà fascista o fascistizzata » volendo con questo dire ­che l’accettazione del Fascismo è, ormai, per il mondo contemporaneo nella necessità delle cose. Tutto ciò però ci dice che, contrariamente ai vecchi luoghi comuni tanto cari agli internazionalisti, di fuori e di dentro, per essere universali dobbiamo essere sempre più noi, cioè sempre più italiani. Nè questo deve sembrare paradossale. Perché quanto più noi approfondiremo la nostra natura, quanto più individueremo le nostre caratteristiche, tanto più originale e quindi indispensabile sarà il nostro apporto alla civiltà degli altri popoli ed alla soluzione dell’attuale crisi. E proprio questo è il compito storico della Rivoluzione Fascista. Compito interno ed esterno ad un tempo, nazionale ed universale. Ecco perché, oggi, rivoluzione e tradizione non si escludono, ma anzi si identificano e questo spiega il culto che noi abbiamo per il passato. Il Fascismo è un richiamo violento alla tradi­zione, non un ritorno o una ripetizione. Per noi fascisti la tradizione, è e non può essere che dinamica. Altrimenti si parlerebbe di conservatorismo o di reazione. Invece la tradizione è continua coniu­gazione, attraverso il presente, del passato e dell’avvenire; è processo inesausto di superamento, è una fiaccola accesa con la quale ogni popolo illumina la propria strada e corre nel tempo verso l’avvenire. Se qualcuno trovasse ciò strano e in questa conclusione vedesse quasi un forzare la nostra storia a una tesi più o meno suggestiva, ricordi quello che ARNALDO diceva il 29 novembre 1930 : « Lo spirito che anima la Scuola di mistica è in giusta relazione al correre del tempo che non conosce dighe, né ha dei limiti critici; mistica è un richiamo ad una tradizione ideale che rivive trasformata e ricreata nel vostro programma di giovani fascisti rinnovatori ». I moderni, i contemporanei, siamo noi ai quali MUSSOLINI ha insegnato a gridare «tutto nello Stato fascista, niente al di fuori, nulla contro lo Stato fascista», perché il ciclo individualista della storia è chiuso. Sappiano poi che i moderni siamo noi, anche se portatori dall’in­transigenza più assoluta perché il volere fermamente la realizzazione dell’ideale è atto della più alta moralità. Apprendano infine che i più umani, nel significato più elevato della parola, siamo proprio noi fascisti perché alle concezioni deterministiche, materialistiche e sensiste del razionalismo o del liberalismo, della democrazia o dell’intellettualismo, noi abbiamo sostituito l’uomo, non più elemento tra elementi, non più forza tra forze della natura, non più fuscello in balia delle cosiddette fatali leggi naturali o economiche, ma uomo morale e volitivo, che la natura domina e plasma secondo l’ideale del proprio spirito. Intendere così la missione della nostra gente nel mondo contempo­raneo, concepire in modo così acceso il Fascismo vuol dire sentirsi vicini ai valori superiori dello spirito, significa partecipare, attraverso il con­tributo anche abnegante del proprio io, alle realtà nuove che si stanno creando. Noi, allora, siamo per le conversioni: non crederemmo più alla forza redentrice della nostra Idea se pensassimo diversamente; né — ove si volesse il contrario — si dovrebbe parlare più di proselitismo politico, di una Scuola di mistica, ecc. Ci sono, però, due termini inderogabili ma, diremmo quasi due gradi iniziatici imprescindibili. Anzitutto: la buona fede, più assoluta e più certa, più indiscutibile e più ampia. In secondo luogo: nessuna riserva, di alcun genere. Per avere l’onore di militare nei ranghi del Fascismo, infatti, bisogna ritornare spiri­tualmente vergini, occorre lo stato di grazia della perenne giovinezza. Tutto ciò si chiama « mistica ». Questo significa essere dei mistici del Fascismo. Essere cioè i portatori esaltati ed intransigenti di questo credo politico. Siamo mistici perché siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così si può dire, del Fascismo, uomini partigiani per eccellenza e quindi — per il classico bor­ghese — anche assurdi. La fede muove le montagne, ammonì il DUCE il 20 novembre 1939. Que­sta — Egli aggiunse — può essere la vostra parola d’ordine. E lo è! Perché la fede è tutto. Nulla se non si crede si fa, nulla se non si ha fede si vuole, nessuna difficoltà, se non si è fermamente convinti, si vince. Del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono solo gli aridi logici e gli spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo. A questi assurdi, anzi, BENITO MUSSOLINI ci ha abituati, di questi assurdi, è imbevuta l’anima nostra. Ecco perché è mistica. La storia, quella con la esse maiuscola è stata, è, e sarà sempre un assurdo: l’assurdo dello spirito e della volontà che piega e vince la ma­teria: cioè mistica. Dunque, Fascismo = Spirito = Mistica = Fede = Combattimento = Vittoria …perché credere non si può se non si è mistici, combattere non si può se non si crede, marciare e vincere non si può se non si combatte.

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