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21 APRILE 2019 – PASQUA DI CRISTO, NATALE DI ROMA E FESTA DEL LAVORO FASCISTA!

Risultati immagini per resurrexitIl 21 aprile 2019 rappresenta una data evocativa fondamentale per tutta la Civiltà. Nello stesso giorno, infatti, si celebrano tre ricorrenze spartiacque della Storia umana, poiché si festeggia la Pasqua di resurrezione di Gesù Cristo, redentore dell’umanità; il Natale di Roma, città simbolo dello spirito e perno assoluto della Civiltà in senso lato; la Festa del Lavoro Fascista, poiché, non a caso, il Regime proprio in quella data simbolica, promulgò la Carta del Lavoro, documento cardine della concezione politico-sociale del Fascismo insieme alla Dottrina. Sono giorni difficili quelli in cui viviamo, scanditi dall’attacco senza quartiere e senza alcun limite che il sistema demo-pluto-massonico porta alla Civiltà, minando il futuro dell’intero genere umano per i propri loschi interessi. Sono questi i momenti, più che mai, in cui è davvero vitale sapere chi siamo e da dove veniamo, per ritrovare motivazioni ed energie che ci spronino alla lotta per la vita che è nostro dovere portare avanti contro i nemici del genere umano, che alla fine si riducono ad un solo “gran nemico”!

Auguriamo di cuore a voi tutti che leggete queste nostre pagine, BUONA PASQUA nel segno di CRISTO RISORTO! …per non dimenticare mai che la speranza di vita eterna che EGLI incarna ci obbliga moralmente a non disperare in nessun caso e per nessun motivo! 

BUON NATALE DI ROMA! …per non scordare mai quale é il nostro retaggio imperituro di CIVILTA’ che ha dato al mondo l’unico vero modello di convivenza civile tra popoli e nazioni del mondo!

Risultati immagini per carta del lavoro natale di romaBUONA FESTA DEL LAVORO FASCISTA! …affinché teniamo sempre a mente che è possibile realizzare un mondo nuovo, diverso e migliore di quello attuale, avendo presente l’esempio positivo e davvero grandioso che lo Stato fascista ci ha lasciato in eredità, che proprio nella Carta del Lavoro, atto fondamentale della costituzione fascista dello stato italiano, ebbe il documento concreto di una nuova interpretazione della vita, di una nuova civiltà, per cui la tradizione di Roma si inseriva nella trama di una grande rivoluzione sociale, con la piena e integrale concezione di un popolo che si identificava con lo stato.

 

LA CARTA DEL LAVORO

 – Nella seduta del 7 gen­naio 1927 il Gran Consiglio del Fascismo, organo ancora extra legale e rivoluzionario, deliberava di porre allo studio una « Carta del lavoro » nella quale fossero fissati alcuni punti di massima da concretare in regole generali, cui avrebbero dovuto sottostare i rapporti fra le classi nelle diverse categorie delle attività produttrici. Infatti, la legge 3 aprile 1926, n. 563, che a ragione si può considerare la base dell’ordinamento sindacale–corporativo fascista, altro non aveva fatto se non stabilire norme strumentali, cioè di organizzazione. Essa si era astenuta dal disporre in merito al regolamento sostanziale dei rapporti fra i sin­goli, che attribuiva alla competenza delle nuove istituzioni, preposte alla disciplina dei rapporti di lavoro. L’iniziativa così presa avrebbe potuto condurre a un semplice « capitolato generale », nel quadro di un sinda­calismo esteso a tutta la società italiana, se il DUCE non le avesse impresso il valore di un vero e proprio atto costituzionale, dichiarativo dei principi morali e politici del «nuovo ordine nazionale ». La elaborazione della Carta venne preordinata mediante istruzioni dettate dal DUCE stesso per le varie associazioni e organizzazioni e mediante invito a collaborare alla redazione di essa rivolto a emi­nenti personalità. Fu così che la sera del 21 aprile 1927, annuale del Natale di Roma e festa del lavoro, la « Carta », stesa in trenta paragrafi, riveduti in più punti, in sede di ultima discussione, dal Gran Consiglio, poté essere emanata; non quale testo di una convenzione stipulata fra le organizzazioni rappresentate nel Gran Consiglio, ma come un’alta affermazione politica da parte dell’organo supremo della rivoluzione. Nel testo della deliberazione il Gran Consiglio espri­meva poi il voto che « i principi oggi affermati in via di svolgimento della legislazione fascista sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro e sulla organiz­zazione corporativa dello stato fossero promulgati legisla­tivamente », e il proposito che fosse fatto presente come « il regime fascista, al di fuori al di sopra e in antitesi alle assurde e criminose demagogie socialistiche, oramai dovunque fallite, screditate, impotenti, tende ad elevare il livello morale e materiale delle classi più numerose della società nazionale, consapevolmente entrate di diritto e di fatto nell’orbita dello stato fascista ». Successivamente, con legge 13 dicembre 1928, n. 2832, il « governo del re » veniva autorizzato ad emanare le necessarie disposizioni legislative per la completa attua­zione della Carta e la relazione che accompagnava il dise­gno di legge affermava solennemente che s’ intendeva con quell’atto legislativo, « ricevere a tutti gli effetti la Carta del lavoro nell’ordinamento giuridico dello stato ». Col delegare al governo le potestà occorrenti all’attua­zione della Carta, la legge 13 dicembre 1928 assumeva come presupposto della delegazione stessa che la Carta fosse già entrata a far parte dell’ordinamento giuridico dello stato. Infatti, la materia contenuta nella Carta è una materia essenzialmente costituzionale, e, poiché in materia costituzionale non si può ammettere che la potestà costitutiva possa essere delegata, per quanto ampio concetto si voglia professare dell’ istituto della delegazione, bisogna dedurre che, indipendentemente dalla legge 13 dicembre 1928, la Carta avesse già di per se stessa piena efficacia giuridica. Né alcun argomento si può trarre dalla pretesa « anti­normatività » delle dichiarazioni contenute nella Carta, fatta eccezione soltanto per quelle che espongono un sem­plice programma legislativo, come ad es. in materia di previdenza e di assistenza. E, invero, è concetto inesatto che la giuridicità della norma si possa riconoscere sol­tanto nella eventualità che dalla norma stessa derivi la definizione di un diritto soggettivo dell’ individuo, giusta la tesi a lungo sostenuta dalla dottrina individualista. E concetto inesatto è che le « dichiarazioni dei principi » non abbiano valore positivo e necessario in un sistema di diritto costituzionale. Senza di esse, una costituzione si risolve­rebbe in nulla: da un lato si ridurrebbe, infatti, a mere formule letterarie, più o meno sensate; dall’altro a una quantità di disposizioni senza nesso logico. Sono invece proprio le dichiarazioni di principio che assicurano l’unità dell’ordinamento giuridico, con lo stabilire i principi generali del diritto e col determinare l’abrogazione, per incompatibilità, delle norme anteriori ad esse contraddit­torie. Esse hanno valore positivo a questo effetto e all’ef­fetto delle interpretazioni delle leggi, sicché vere leggi costituzionali sono appunto le leggi di principio. La Carta del lavoro, sotto un certo profilo, concreta quella tale aspirazione al « cartismo sociale », che, di fronte al « cartismo costituzionale » le agitazioni delle masse ope­raie avevano espresso, in modo più o meno consapevole, durante il secolo XIX. A partire dal movimento inglese che si appellò col nome stesso di «cartismo » (v.) (1831-32), fino alla cosiddetta « Carta di Amiens » del 1924, vi è nella storia della civiltà occidentale una serie di rivendicazioni alle quali pretese di dare definitiva consacrazione la «Dichia­razione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato», premessa alla prima costituzione sovietica del 10 luglio 1918. In sostanza era il mondo del lavoro che insorgeva contro lo «stato di diritto» escogitato dalla borghesia del secolo scorso, a guarentigia principalmente del diritto di proprietà. Il Fascismo, scaturito da una delle più gravi crisi che la storia annoveri nell’anima di un popolo, e inteso a rico­struire lo stato nella sua pienezza sociale, non poteva non assumere l’ iniziativa di una carta destinata a segnare, come segna infatti, la più formale e solenne consacrazione della uguaglianza dei gruppi sociali di fronte allo stato nuovo. Ma l’assunzione del proletariato alla vita del diritto non poteva essere concepita dal Fascismo come una sem­plice estensione ad esso dei principi dell’ordine individua­listico, quali la socialdemocrazia si era illusa di consacrare col sistema della libertà sindacale. Occorreva immettere organicamente la massa nello stato. Occorreva ritornare alla concezione romana che soltanto entro lo stato e per lo stato l’individuo può affermarsi e svolgersi come « persona ». MUSSOLINI aveva commentato la legge del 3 aprile 1926 sulla disciplina giuridica dei rapporti del lavoro con la affermazione categorica: «Noi viviamo nello stato fascista; abbiamo sepolto il vecchio stato democratico liberale. Noi siamo uno stato che controlla tutte le forze che operano nel seno della nazione; noi controlliamo le forze politiche, le forze morali, le forze economiche ». Erano dunque principi del tutto nuovi, derivanti da una nuova concezione dello stato, e destinati ad essere realizzati unicamente attraverso il diritto dello stato, i principi che giustificavano la compiuta riforma. Per tal modo, la Carta del lavoro ebbe, per primo proposito, quello di fissare in modo definitivo un nuovo principio di legalità, una nuova regola di politica legislativa, un nuovo canone di interpretazione delle leggi e, soprattutto, nuovi principi di condotta civile. Il concetto dell’uguaglianza dei gruppi sociali doveva essere integrato e condizionato dal concetto della dipen­denza di tutti i gruppi e di tutte le categorie sociali dallo stato. Il che giuridicamente imponeva che le formazioni organizzative dei gruppi e delle categorie dovessero tra­sformarsi in pubbliche istituzioni; cioè in istrumenti del­l’azione dello stato. In ispecie la Carta ebbe il compito di rilevare a coerenza della concezione fascista, la quale si era già manifestata nella formula premessa al primo sta­tuto del Partito fascista il 7 novembre 1921: « La nazione non è la semplice somma degli individui viventi, né lo strumento dei partiti per i propri fini, ma un organismo comprendente la serie delle generazioni, di cui i singoli non sono che elementi transeunti, e la sintesi suprema di tutti i valori materiali e immateriali della stirpe ». Esattamente tale coerenza concettuale del Fascismo mise in rilievo il primo commentatore francese della Carta (Dupeyroux, La charte du travail en Italie, in Revue du droit public, 1928), il quale, ammettendo «l’ardimento, la logica, il realismo » della Carta, constatava che « tutto dal punto di vista logico è ammirabilmente dedotto in questa riforma ». Infatti, la Carta del lavoro è un documento eccezionale di pensiero politico che investe non pure l’assetto dei rapporti economici e sociali nell’interno della comunità nazionale, ma il tipo stesso dello stato, dalla definizione reale del quale essa deriva e desume la regola generale per tutto il sistema delle istituzioni pubbliche e in parti­colare dell’ordinamento sindacale corporativo. In questo senso la Carta del lavoro raggiunge il più alto grado di valore costituzionale, come quella che viene a identifi­care lo stesso principio costituzionale dell’ordine nuovo. Esattamente Rocco (La trasformazione dello stato, 1927, p. 412), aveva scritto a proposito della legge 3 aprile 1926: « Altri sviluppi ancora avrà il sistema che il Fascismo ha creato. Prevederli tutti non è possibile; ma è possibile fin d’ora affermare che da essi non solo lo stato ma tutta la società italiana usciranno rinnovati profondamente ». Il principio costituzionale del nuovo ordine è dichiarato nella prima parte della Carta, che tratta dello stato e delle istituzioni corporative, nel principio della « subordina­zione » dell’ individuo allo stato. Le altre parti dell’atto riflettono invece l’applicazione del principio così dichiarato al regime del rapporto di lavoro subordinato; oppure riguar­dano le funzioni dell’assistenza e della previdenza, nonché i servizi del collocamento della mano d’opera. Vi è forse sproporzione di concetto tra la prima parte e le altre. Ma l’inconveniente appare lieve quando si rifletta che l’avve­nire della civiltà appunto dipende dalla possibilità d’inse­rire nell’ordine superiore dello stato la vita delle masse e i problemi della produzione, per risolvere quel con­flitto tra lo stato e la società in cui si era smarrito il pensiero costituzionale del secolo scorso. Piuttosto è opportuno aggiungere che dalle diverse dichia­razioni contenute nella prima parte della Carta emergono non soltanto le caratteristiche dello stato nuovo del Fasci­smo, quelle di un’unità morale, politica ed economica; ma altresì le regole direttive del nuovo diritto privato, vale a dire i principi della concezione « sociale » del Fascismo. Non è quindi possibile rifiutare alla Carta del lavoro il valore di atto fondamentale della costituzione fascista dello stato italiano, e nemmeno quello di documento di una nuova interpretazione della vita, di una nuova civiltà, per cui la tradizione di Roma si inserisce nella trama di una grande rivoluzione sociale, con la piena e integrale concezione di un popolo che si identifica con lo stato.

Carlo Costamagna – 1940

(In Dizionario di politica a cura del P.N.F. – Antologia, Volume unico, a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2014, Lulu.com, pp. 58/59, qui)

Il Testo ufficiale definitivo

La sera del 21 aprile 1927, sotto la presidenza del­l’Ecc. il Capo del Governo e Duce del Fascismo, si è riu­nito a Palazzo Chigi il Gran Consiglio Fascista. Erano presenti, oltre a tutti i membri del Gran Consiglio, anche i presidenti delle Confederazioni fasciste dei datori di lavoro e dei lavoratori. Il Gran Consiglio ha adottato il seguente

ORDINE DEL GIORNO

Il Gran Consiglio, approvando il seguente testo della “Carta del La­voro”

esprime il voto

che il Governo, per iniziativa del suo Capo, Ministro per le corporazioni, di concerto con gli altri Ministri interessati, predisponga i provvedimenti di legge necessari a promulgare i principi oggi affermati in via di svolgimento dalla legislazione fascista sulla disciplina giuridica dei rapporti col­lettivi del lavoro e sulla organizzazione corporativa dello Stato e

delibera

che entro il corrente anno 1927 vengano conclusi, rinnovati o modificati i contratti collettivi di lavoro, in base alle clausole contenute nella presente Carta v, e che la durata dei contratti debba essere tale da consentire alle imprese la possibilità di un ampio margine di tempo necessario per ade­guarsi alla nuova situazione finanziaria e alle difficoltà della concorrenza internazionale. Nel momento poi di promulgare questa Carta, che è un documento fondamentale della Rivoluzione fascista, in quanto stabilisce i doveri e i diritti di tutte le forze della produzione

ritiene

opportuno di richiamare su di essa l’attenzione di tutto il popolo italiano e di quanti nel mondo si occupano dei problemi sociali contemporanei

poiché

con questo suo atto di volontà e di fede il Regime delle Camicie Nere di­mostra che le forze della produzione sono conciliabili fra di loro e che solo a questa condizione esse sono feconde. Il Regime fascista dimostra inoltre, che esso, al di fuori, al di sopra e in antitesi alle rovinose e assurde demagogie socialistiche oramai dovun­que fallite, screditate e impotenti, tende ad elevare il livello morale e ma­teriale delle classi piú numerose della società nazionale, consapevolmente entrate di diritto e di fatto nell’orbita dello Stato fascista.

LE DICHIARAZIONI

Dello stato corporativo e della sua organizzazione.  –

I. La nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. E’ una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello stato fascista.

II. Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed ese­cutive, intellettuali, tecniche, manuali è un dovere sociale. A questo titolo, e solo a questo titolo, è tutelato dallo stato. Il complesso della produzione è unitario dal punto di vista nazionale; i suoi obiettivi sono unitari e si riassu­mono nel benessere dei singoli e nello sviluppo della potenza nazionale.

III. L’organizzazione sindacale o professionale è libera. Ma solo il sindacato legalmente riconosciuto e sottoposto al controllo dello stato ha il diritto di rappresentare legal­mente tutta la categoria di datori di lavoro o di lavoratori, per cui è costituito: di tutelarne, di fronte allo stato e alle altre associazioni professionali, gli interessi; di stipulare contratti collettivi di lavoro obbligatori per tutti gli appar­tenenti alla categoria, di imporre loro contributi e di esercitare, rispetto ad essi, funzioni delegate di interesse pubblico.

IV. Nel contratto collettivo di lavoro trova la sua espres­sione concreta la solidarietà tra i vari fattori della produ­zione, mediante la conciliazione degli opposti interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori, e la loro subordinazione agli interessi superiori della produzione.

V. La magistratura del lavoro è l’organo con cui lo stato interviene a regolare le controversie del lavoro, sia che vertano sull’osservanza dei patti e delle altre norme esistenti, sia che vertano sulla determinazione di nuove condizioni del lavoro.

VI. Le associazioni professionali legalmente ricono­sciute assicurano l’uguaglianza giuridica tra i datori di lavoro e i lavoratori, mantengono la disciplina della pro­duzione e del lavoro e ne promuovono il perfezionamento. Le corporazioni costituiscono l’organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne rappresentano integral­mente gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza, essendo gli interessi della produzione interessi nazionali, le corpo­razioni sono dalla legge riconosciute come organi di stato. Quali rappresentanti degli interessi unitari della pro­duzione, le corporazioni possono dettar norme obbligatorie sulla disciplina dei rapporti di lavoro e anche sul coordinamento della produzione tutte le volte che ne abbiano avuto i necessari poteri dalle associazioni collegate.

VII. Lo stato corporativo considera l’iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più efficace e più utile nell’interesse della nazione. L’organizzazione privata della produzione essendo una funzione di interesse nazionale l’organizzatore dell’ impresa è responsabile dell’indirizzo della produzione di fronte allo stato. Dalla collaborazione delle forze produttive deriva fra esse reciprocità di diritti e di doveri. Il prestatore d’opera, tecnico, impiegato od operaio, è un collaboratore attivo dell’ impresa economica, la direzione della quale spetta al datore di lavoro che ne ha la responsabilità.

VIII. Le associazioni professionali di datori di lavoro hanno l’obbligo di promuovere in tutti i modi l’aumento, il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi. Le rappresentanze di coloro che esercitano una libera professione o un’arte e le associazioni di pub­blici dipendenti concorrono alla tutela degli interessi del­l’arte, della scienza e delle lettere, al perfezionamento della produzione e al conseguimento dei fini morali dell’ordinamento corporativo.

IX. L’intervento dello stato nella produzione econo­mica ha luogo soltanto quando manchi o sia insufficiente l’iniziativa privata o quando siano in giuoco interessi politici dello stato. Tale intervento può assumere la forma del controllo, dell’incoraggiamento e della gestione diretta.

X. Nelle controversie collettive del lavoro l’azione giudiziaria non può essere intentata se l’organo corpora­tivo non ha prima esperito il tentativo di conciliazione. Nelle controversie individuali concernenti l’interpretazione e l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro, le associazioni professionali hanno facoltà di interporre i loro uffici per la conciliazione. La competenza per tali controversie è devoluta alla magistratura ordinaria, con l’aggiunta di assessori designati dalle associazioni professionali interessate.

Del contratto collettivo di lavoro e delle garanzie del lavoro.

XI. Le associazioni professionali hanno l’obbligo di regolare, mediante contratti collettivi, i rapporti di lavoro fra le categorie di datori di lavoro e di lavoratori, che rappresentano. Il contratto collettivo di lavoro si stipula fra associa­zioni di primo grado, sotto la guida e il controllo delle organizzazioni centrali, salva la facoltà di sostituzione da parte dell’associazione di grado superiore, nei casi previsti dalla legge e dagli statuti. Ogni contratto collettivo di lavoro, sotto pena di nullità, deve contenere norme precise sui rapporti disciplinari, sul periodo di prova, sulla misura e sul pagamento della retribuzione, sull’orario di lavoro.

XII. L’azione del sindacato, l’opera conciliativa degli organi corporativi e la sentenza della Magistratura del lavoro garantiscono la corrispondenza del salario alle esi­genze normali di vita, alle possibilità della produzione e al rendimento del lavoro. La determinazione del salario è sottratta a qualsiasi norma generale e affidata all’accordo delle parti nei contratti collettivi.

XIII. I dati rilevati dalle pubbliche amministrazioni, dall’Istituto centrale di statistica e dalle associazioni pro­fessionali legalmente riconosciute, circa le condizioni della produzione e dei lavoro e la situazione del mercato mone­tario, e le variazioni del tenore di vita dei prestatori d’opera, coordinati ed elaborati dal Ministero delle corpo­razioni, daranno il criterio per contemperare gli interessi delle varie categorie e delle classi fra di loro e di queste coll’interesse superiore della produzione.

 XIV. La retribuzione deve essere corrisposta nella forma più consentanea alle esigenze del lavoratore e dell’ impresa. Quando la retribuzione sia stabilita a cottimo, e la liqui­dazione dei cottimi sia fatta a periodi superiori alla quindi­cina, sono dovuti adeguati acconti quindicinali o settimanali. Il lavoro notturno, non compreso in regolari turni periodici, viene retribuito con una percentuale in più, rispetto al lavoro diurno. Quando il lavoro sia retribuito a cottimo, le tariffe di cottimo debbono essere determinate in modo che all’operaio laborioso, di normale capacità lavorativa, sia consentito di conseguire un guadagno minimo oltre la paga base.

XV. Il prestatore di lavoro ha diritto al riposo setti­manale in coincidenza con le domeniche. I contratti collettivi applicheranno il principio tenendo conto delle norme di legge esistenti, delle esigenze tecni­che delle imprese, e nei limiti di tali esigenze procureranno altresì che siano rispettate le festività civili e religiose secon­do le tradizioni locali. L’orario di lavoro dovrà essere scrupo­losamente e intensamente osservato dal prestatore d’opera.

XVI. Dopo un anno di ininterrotto servizio il presta­tore d’opera, nelle imprese a lavoro continuo, ha diritto ad un periodo annuo di riposo feriale retribuito.

XVII. Nelle imprese a lavoro continuo il lavoratore ha diritto, in caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza sua colpa, ad una indennità propor­zionata agli anni di servizio. Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore.

XVIII. Nelle imprese a lavoro continuo, il trapasso della azienda non risolve il contratto di lavoro, e il per­sonale ad essa addetto conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare. Egualmente la malattia del lavoratore, che non ecceda una determinata durata, non risolve il contratto di lavoro. Il richiamo alle armi o in servizio della M. V. S. N. non è causa di licenziamento.

XIX. Le infrazioni alla disciplina e gli atti che perturbino il normale andamento dell’azienda, commessi dai prendi­tori di lavoro, sono puniti, secondo la gravità della man­canza, con la multa, con la sospensione dal lavoro, e, per i casi più gravi, col licenziamento immediato senza indennità. Saranno specificati i casi in cui l’imprenditore può infliggere la multa o la sospensione o il licenziamento immediato senza indennità.

XX. Il prestatore di opera di nuova assunzione è soggetto ad un periodo di prova, durante il quale è reciproco il diritto alla risoluzione del contratto, col solo pagamento della retribuzione per il tempo in cui il lavoro è stato effettivamente prestato.

XXI. Il contratto collettivo di lavoro estende i suoi benefici e la sua disciplina anche ai lavoratori a domicilio. Speciali norme saranno dettate dallo stato per assicurare la polizia e l’ igiene del lavoro a domicilio.

Degli uffici di collocamento.

XXII. Lo stato accerta e controlla il fenomeno della occupazione e della disoccu­pazione dei lavoratori, indice complessivo delle condizioni della produzione e del lavoro.

XXIII. Gli uffici di collocamento sono costituiti a base paritetica sotto il controllo degli organi corporativi dello stato. I datori di lavoro hanno l’obbligo di assumere i prestatori d’opera pel tramite di detti uffici. Ad essi è data facoltà di scelta nell’àmbito degli iscritti negli elenchi con preferenza a coloro che appartengono al Partito e ai Sindacati fascisti, secondo l’anzianità di iscrizione.

XXIV. Le associazioni professionali di lavoratori hanno l’obbligo di esercitare un’azione selettiva fra i lavoratori, diretta ad elevarne sempre di più la capacità tecnica e il valore morale.

XXV. Gli organi corporativi sorvegliano perché siano osservate le leggi sulla prevenzione degli infortuni e sulla polizia del lavoro da parte dei singoli soggetti alle -associazioni collegate.

Della previdenza, dell’assistenza, dell’educazione e del­l’istruzione.

XXVI. La previdenza è un’alta mani­festazione del principio di collaborazione. Il datore di lavoro e il prestatore d’opera devono concorrere pro­porzionalmente agli oneri di essa. Lo stato, mediante gli organi corporativi e le associazioni professionali, pro curerà di coordinare e di unificare, quanto è più possibile, il sistema e gli istituti della previdenza.

XXVII. Lo stato fascista si propone: 1° il perfeziona­mento dell’assicurazione infortuni; 2° il miglioramento e l’estensione dell’assicurazione maternità; 3° l’assicurazione delle malattie professionali e della tubercolosi come avvia mento all’assicurazione generale contro tutte le malattie; 4° il perfezionamento dell’assicurazione contro la disoc­cupazione involontaria; 5° l’adozione di forme speciali assicurative dotalizie pei giovani lavoratori.

XXVIII. E’ compito delle associazioni di lavoratori la tutela dei loro rappresentati nelle pratiche amministra­tive e giudiziarie, relative all’assicurazione infortuni e alle assicurazioni sociali. Nei contratti collettivi di lavoro sarà stabilita, quando sia tecnicamente possibile, la costituzione di casse mutue per malattia col contributo dei datori di lavoro e dei pre­statori di opera, da amministrarsi da rappresentanti degli uni e degli altri sotto la vigilanza degli organi corporativi.

XXIX. L’assistenza ai propri rappresentati, soci e non soci, è un diritto e un dovere delle associazioni pro­fessionali. Queste debbono esercitare direttamente le loro funzioni di assistenza, né possono delegarle ad altri enti od istituti, se non per obiettivi d’ indole generale, eccedenti gli interessi delle singole categorie.

XXX. L’educazione e l’istruzione, specie l’istruzione professionale, dei loro rappresentati, soci e non soci, è uno dei principali doveri delle associazioni professionali. Esse devono affiancare l’azione delle opere nazionali rela­tive al dopolavoro e alle altre iniziative di educazione.

Il presente testo è stato firmato dal Capo del Go­verno, dai Ministri e Sottosegretari di Stato intervenuti, dai membri della Direzione del Partito, dagli altri mem­bri del Gran Consiglio e dai presidenti delle Confedera­zioni professionali dei datori di lavoro e dei lavoratori. [G. U. del 30 aprile 1927 – N. 100.]

* * *

Con decisione del Consiglio dei Ministri del 30 no­vembre 1940 la Carta del Lavoro viene dichiarata legge costituzionale dello Stato e diventa la premessa dei libri del Codice Civile sulla proprietà e sulla tutela dei diritti.

(In La Dottrina del Fascismo, terza edizione riveduta – 1942, Ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2014, Lulu.com, pp. 105 / 113, qui)

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L’UNIONE EUROPEA CHIUDE I POPOLI IN GABBIA! Approvata la legge tirannica sul “diritto d’autore”.

Carissimi lettori e simpatizzanti, il 26 Marzo scorso, nel  totale silenzio dei Media generalisti sulle reali motivazioni e conseguenze del provvedimento, le oligarchie pluto-massoniche a mezzo dei loro pupazzi presenti nel “parlatoio europeo”, hanno ratificato la cosiddetta “legge europea sul diritto d’autore”. Tale “legge”, che in realtà va definita come un editto feudale vero e proprio, pone delle significative modifiche al principio stesso di “proprietà letteraria” e “diritto d’autore”, così come regolamentato in Italia fino ad oggi dalla Legge vigente del 1941. Con la scusante della necessità di regolamentare la proprietà letteraria nell’era digitale e a mezzo dello spauracchio della “tutela del diritto d’autore” per i contenuti originali in rete, la “legge” spazia in tutti gli ambiti (anche non digitali), riguardo i principi generali attinenti la possibilità di editare opere letterarie o creative. Quei pochi che hanno denunciato l’avvenuto colpo di mano, lo avevano fatto solo PRIMA che la legge fosse ratificata (qua). Oggi, con la norma approvata dal “parlatoio europeo”, sembra che NESSUNO dei “grandi contestatori” abbia più mosso una sola obiezione. Solo pochi giorni prima della ratifica, Wikipedia aveva oscurato il proprio sito, evidenziando alcuni punti controversi del provvedimento. Nessuno però fra i “media alternativi”, se non il Canale SocialTv (QUA), ha informato il grande pubblico della vera situazione generata da tale definitivo editto tirannico. Ebbene, proprio noi fascisti de “IlCovo” vogliamo informarvi su quanto i “santoni” della “euro-democrazia” antifascista, col plauso di tutte le televisioni ed i giornali strepitanti diritti e libertà per tutti (tranne che per i fascisti, si intende!), hanno escogitato per il “bene”dei cittadini di “eurolandia”!

La nuova “legge”, in definitiva, impedisce in modo irreversibile la possibilità di informare e diffondere argomenti e contenuti a chiunque non abbia un editore di riferimento (ovvero un Padrone, di già al soldo della Lobby bancaria pluto-massonica, al quale rendere necessariamente conto!) e a chi non è in grado di stipulare contratti con figure terze, quali giornali, tv, o altro. I media generalisti e i politici, tutti servi del sistema plutocratico “ueista”, hanno volutamente evidenziato solo alcuni degli articoli del “trattato-capestro” posto in essere, dirottando l’attenzione dove volevano loro. Hanno, cioè, focalizzato il fatto che ad essere colpiti, in merito alla diffusione di contenuti presumibilmente coperti dal diritto d’autore, sarebbero “solo” le grandi case digitali (Google, Facebook, Twitter, ecc.), dando ad intendere che la volontà del provvedimento liberticida sarebbe “solo” quella di tutelare il “diritto d’autore” di chi crea contenuti originali, per evitare che questi vengano diffusi senza  consenso e per garantire che tale diffusione generi una remunerazione … ohh anime candide!

C’è però un “piccolo” particolare taciuto, che, guardate voi i casi della vita, risulta essere proprio il nodo centrale della questione, ovvero, quello attinente la definizione arbitraria che viene data ai “contenuti coperti di diritto d’autore” ed ai “provvedimenti” che si adottano per “proteggerli”.

Incredibilmente, con la nuova “legge” viene considerato da “proteggere” anche il contenuto CITATO A MEZZO DI SEMPLICE LINK verso i siti da cui proviene una informazione. Ovvero: chi scrive in merito a determinati contenuti, e li vuole corredare di citazioni con appositi link che rimandano alla fonte da cui provengono, per confermare analisi o informazioni con riferimenti diretti e provati… NON LO POTRA’ PIU’ FARE! Uno specifico articolo della legge, prevede una citazione solo parziale (ovvero un determinato numero di parole), per non incorrere nella eliminazione d’ufficio del contenuto. Chi vorrà citare e/o linkare un fatto o una notizia, che magari i media servi del sistema hanno “casualmente” censurato, se lo vorrà fare dovrà PAGARE di tasca propria! Infatti, l’articolo è stato soprannominato “link tax”. Sempre nella suddetta “legge” è presente un dispositivo che sarà attivato dalle grandi case digitali sopracitate,  il cui compito è quello di controllare in modo preventivo tutti i contenuti pubblicati sulla rete. Attraverso un algoritmo computerizzato di ricerca, le aziende fornitrici di spazi virtuali sulla rete internet potranno, in modo totalmente arbitrario, controllare ed IMPEDIRE la pubblicazione di contenuti che dovessero (a loro insindacabile giudizio, ovviamente) “violare” codesta nuova normativa europea. Allo stesso modo potranno CANCELLARE tutti i contenuti che il suddetto algoritmo dovesse ritenere soggetti alla violazione. Il Tutto senza alcun preavviso e senza alcuna possibilità da parte dell’utente medio di poter opporsi. Se egli lo vorrà, potrà farlo esclusivamente in sede legale, con tutto quello che ciò comporta, ovvero, ancora una volta pagando di tasca sua!

Ma le menti sataniche di codesto “disordine costituito” elevato a sistema, sempre ligie alle forme e alle apparenze, dopo le prime polemiche globali sulla “legge” dei mesi passati, hanno però partorito la classica “furbata”, per evitare critiche mosse direttamente al proprio operato liberticida. Infatti, non volendo dare l’impressione di usare direttamente, in prima persona, la “cesoia” sull’informazione libera ed indipendente, hanno fatto in modo di demandare il “lavoro sporco”, ossia il servizio di censura preventiva, agli stessi fornitori privati di spazio sulla rete. Sono proprio questi i soggetti direttamente interessati alle sanzioni pecuniarie comminate in merito alle presunte e/o possibili violazioni sul diritto d’autore; dunque, saranno le case digitali succitate che eserciteranno “per conto terzi” la censura. Ecco perché, per tentare di “tranquillizzare” gli utenti e i creatori di contenuti che non sono protetti dai grandi editori (ossia dai “padroni del discorso” che monopolizzano cultura e informazione a vantaggio dei veri padroni, ovvero la finanza speculatrice pluto-massonica!) e che, guardate sempre i casi della vita, sulla rete rappresentano la maggioranza assoluta, i media generalisti servi del sistema plutocratico hanno sottolineato esclusivamente che “a pagare saranno solo le aziende fornitrici di spazio virtuale sulla rete internet”. Sarebbe a dire che, ritenendo le masse popolari formate esclusivamente da autentici imbecilli, i “pupari” del “disordine costituito” sollecitano queste ultime a sentirsi al sicuro perché, se dovessero esservi contenuti “intercettati” come “illegali”, saranno solo i vari Google, YouTube, Facebook, Twitter, ecc. ecc. che si affretteranno (come no!) a pagare le ammende a loro spese, ovviamente solo per garantire “in nome della libertà di informazione” la diffusione dei materiali anzidetti !!!!!

Solo gli STOLTI si possono sorbire tranquillamente una panzana di queste proporzioni! Tali fornitori di spazio virtuale, infatti, non sono enti di beneficenza! Dunque, se si dotano, a norma dell’attuale legge, di strumenti per intercettare gli argomenti censurabili, evidentemente lo fanno perché VOGLIONO censurarli! E lo vogliono fare, per conto terzi ovviamente, oltreché per motivi politici, perché NON VOGLIONO PAGARE UN SOLO SOLDO riguardo le sanzioni previste (che, ovviamente, sono strumentali ed esorbitanti!).

Come dicevamo, la nuova “legge” spazia su tutti i contenuti creativi. Si parla dunque di immagini, video, scritti, ai quali verrà applicata la stessa norma. Le “citazioni”, dunque, non saranno più consentite IN OGNI DOVE. I veri soggetti danneggiati da questa legge arbitraria e iniqua, sono ESCLUSIVAMENTE i “liberi diffusori” della rete cioè i cittadini, come noi fascisti de “IlCovo”, che sono stufi di doversi sorbire le panzane ufficiali propalate dagli organi di informazione al soldo dei banchieri e degli speculatori finanziari criminali che dettano legge nella cosiddetta Unione Europea. Chiaramente, le motivazioni ufficiali a causa delle quali hanno pretestuosamente mosso tale attacco alla libera informazione poggiano anche sulla reale presenza di notizie false che circolano liberamente nel “mare magnum” dello spazio digitale. Spazzatura che però, a differenza dei contenuti seri e provati, viene tranquillamente lasciata INDISTURBATA. Forse che tale pretesto serviva ai burattinai per giustificare la loro opera infame? …diciamo che, adesso, risulta ben chiaro dove volevano arrivare i burocrati della U.E. con la gigantesca campagna mediatica degli ultimi anni montata ad arte sulle cosiddette “bufale mediatiche” o “fake news”, che anche noi abbiamo denunciato a più riprese su questo blog.

La “legge”, si occupa anche della diffusione di “opere fuori commercio”, oppure già entrate nella libera consultazione di “pubblico dominio”, a causa della antichità delle stesse o della estinzione della proprietà letteraria. La “Legge” identifica una figura giuridica definita “Istituto di tutela del patrimonio culturale”. Tale Istituto, per poter gestire e diffondere opere del tipo anzidetto, deve poter essere legalmente identificato così. Ecco perché, inizialmente, Wikipedia si mise sul piede di guerra. Solo “Istituti” di questo tipo, come anche le biblioteche, le Scuole, o le associazioni legate ad esse, possono “legittimamente”, secondo quanto stabilito dall’ “editto tirannico della U.E.”, diffondere contenuti “fuori commercio” o “di pubblico dominio” per il loro valore culturale. Ovviamente, il criterio per definire tali opere come “fuori commercio” o di “pubblico dominio” risulta totalmente arbitrario. Ad esempio: un’opera deve essere fisicamente sparita dalla circolazione per poter essere nuovamente pubblicata (anche questo è un non-senso, come può un’opera essere ripubblicata, se non è più reperibile in nessun modo da nessuna parte?). Soprattutto, chi la ristampa deve essere un soggetto avente una forma giuridica specifica, che lo identifica comunque come “grande editore” o come “istituzione” riconosciuta. Anche in questo caso, dunque, si limita all’inverosimile la possibilità di diffondere STUDI di ogni genere, favorendo l’oligopolio dell’informazione da parte dei grandi gruppi editoriali al soldo della finanza “ueista”, eventualità contemplata precedentemente all’approvazione di questa nefasta nuova legge liberticida, secondo le norme che definivano il materiale editoriale “di pubblico dominio”. Quest’altra “furbata”, ha permesso a siti come Wikipedia di poter continuare ad esistere, anche se con limitazioni non indifferenti. Ma impedisce d’ora in poi ai “piccoli editori indipendenti” di poter continuare a diffondere contenuti seri e sgraditi al potere costituito.

Un’ultima annotazione in chiusura. Alcuni articoli presenti sulla rete tendono a gettare acqua sul fuoco in merito all’allarme provocato dall’attuale approvazione della cosiddetta “legge sul copyright U.E.”, dando ad intendere che esiste una tenue speranza, quella che i “parlamenti nazionali”, possano chiedere delle modifiche, poiché si deve comunque attendere la ratifica dei vari “stati membri”. In realtà, proprio nel preambolo della suddetta “legge”, si afferma che quando essa verrà ratificata, ovvero quel che è accaduto pochi giorni addietro, OGNI STATO SI IMPEGNERA’ AD APPLICARLA, SIC ET SIMPLICITER. Fermo restando che, innanzi al Moloc della usurocrazia “Ueista”, NESSUN “Parlatoio” degli “STATI MEMBRI” ha mai espresso il proprio diniego ad ottemperare agli ordini! Come la storia, purtroppo, ha finora dimostrato… e come l’attuale “governo del cosiddetto cambiamento” ha subito fatto capire a mezzo dell’operato del suo presidente del consiglio, Conte, che aveva già da subito firmato mesi addietro esprimendosi in favore della “legge bavaglio dell’Unione Europea” (qui)… SVEGLIATEVI, SE ANCORA DORMITE!

In conclusione, cari lettori e simpatizzanti, ecco a cosa sono serviti il “digitale”, la “rete” e tutte le magnifiche innovazioni tecnologiche di cui quotidianamente ci serviamo: A INGABBIARE QUANTI PIU’ PRIGIONIERI POSSIBILE! Sapete come sono considerati i “naviganti” sulla rete? COME DEI RATTI!  …ai quali è stato messo del formaggio dentro una gigantesca gabbia, dove le moltitudini sono lietamente entrate  per mangiare!   …MA ADESSO LA GABBIA E’ STATA CHIUSA!

MEDITATE GENTE!

IlCovo

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LA VERITA’ SU “DIO, PATRIA E FAMIGLIA”, SECONDO BENITO MUSSOLINI

Carissimi lettori e simpatizzanti. Abbiamo ricevuto una segnalazione, giunta nella casella postale della biblioteca, in merito ad un articolo pubblicato sul giornale  dal pretenzioso nome “LaVerità”, dal giornalista F. Agnoli. Tale articolo (qui) prendendo spunto da una fotografia pubblicata dalla “signora” Cirinnà, che recava una scritta ingiuriosa e irripetibile in merito al motto “Dio, Patria e Famiglia”, si diffonde non nella critica di tale indecente atto, ma piuttosto nello spargimento di fango sul defunto e sempre più “vivo” Benito Mussolini. Infatti, i “giornalisti” della repubblica delle banane, al pari dei “politici”, della “cultura”, ecc., non possono fare a meno, in modo ossessivo, di cercare (non riuscendovi, ovviamente!) di colpire la memoria politica e anche umana del GIGANTE Benito Mussolini, il quale pur “morto”, incute un timore atavico nei cuori tremebondi di tali “uomini”, difensori della “tirannide buona”, ovvero quella della cosiddetta “repubblica antifascista nata dalla resistenza”. Ebbene, dopo aver letto l’articolo summenzionato, abbiamo deciso di rispondere a tono, confutando sia gli insulti gratuiti, fatti dal “buon Cattolico Agnoli” nei confronti di un defunto ammazzato, che le corbellerie storico-politiche dallo stesso propalate. Sappiate che, essendo il “buon Cattolico Agnoli” un democristiano, filosoficamente tale, le assurdità da esso diffuse ricalcano fedelmente la vulgata sturziana ed EmilioGentiliana (da Bojano!), da “IlCovo” di già smantellata appositamente e in abbondanza (QUI). Di seguito pubblichiamo la risposta inviata al giornale, che, ovviamente, in pieno rispetto per le opinioni e le “libertà” altrui, non ha ricevuto NESSUN riscontro. Buona lettura (qui, la versione PDF).

 

SULL’ARTICOLO DI AGNOLI “DIO, PATRIA E FAMIGLIA NON E’ SLOGAN FASCISTA”
Cari amici de “LaVerità”. Sono un appassionato ricercatore, co-autore di libri di Scienze Storiche e Politiche, entusiasta di vedere con la nascita del vostro giornale che finalmente qualcuno non ha timore di cercare e dire la Verità! Proprio per questo motivo, soffermandomi sull’articolo di Francesco Agnoli, mi sono però venuti dei seri dubbi, in merito sia al contenuto che allo svolgimento del pezzo in questione. Ma siccome potrei aver frainteso, avendo anch’io dei limiti come ciascun essere umano, mi accingo a fornire alcune informazioni al buon Cattolico Agnoli, il quale sempre in base alla propria vocazione inerente la verità, prontamente mi auguro chiarirà tutto quel che c’è da chiarire. Di seguito:

CRISTO E’ VIVO

Devo superare il primo scoglio. L’articolo del buon Cattolico Agnoli, vorrebbe svergognare persino la memoria del defunto capo del Fascismo, Benito Mussolini, riprendendo pedissequamente la linea interpretativa dello storico E. Gentile, dove l’esimio professore di Bojano, cerca, a sua volta, di riproporre in modo abbastanza lineare le tesi su un presunto fascismo essenzialmente anticattolico e neopagano. Tesi, queste, del liberale Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare. Un partito di per sé controverso, perché, appunto, Liberale. Ricordiamo, infatti, che il liberalismo è condannato solennemente dalla dottrina Cattolico-romana. Ebbene, inaspettatamente, la reprimenda del buon Cattolico Agnoli verso il defunto Mussolini, prende le mosse da una infelice foto che ritrae la signora Cirinnà, che sfoggia un cartello con una scritta vergognosa sul trinomio Dio, Patria e Famiglia, che non ripeterò. Dunque, immaginando lo stupore del buon Cattolico Agnoli, mi dicevo: la criticherà a dovere! Ma, invece di leggere un attacco all’immonda e volgare propaganda della foto in questione, leggo un articolo di condanna del defunto Mussolini! Ma mi ripeto, potrei aver frainteso io. Dunque leggo pazientemente e osservo che il buon Cattolico Agnoli fa l’apologeta (al contrario! Per carità! Ricordiamoci tutti delle leggi sul reato d’opinione vigenti nella repubblica della libertà!) del giovane Mussolini “ateo, anticlericale e radicale”, nonché “blasfemo”. Il cortocircuito definitivo, per me che sono limitato, comincia però quando vedo che il buon Cattolico Agnoli si cimenta malamente nel provare a tratteggiare a tutto tondo la personalità politica e filosofica di Mussolini: dove il periodo principale, per stabilire l’indegnità politica dell’Uomo in questione (che non ha mai conosciuto la Signora Cirinnà, in quanto ammazzato ed appeso per i piedi) sembrerebbe esclusivamente quello “militante ateo-socialista”. Mi sorge allora subito un dubbio, se per caso il buon Cattolico Agnoli abbia saltato a piè pari i successivi 22 anni di Governo Fascista, con annessi e connessi, solo per amore di sintesi. Ma mi dico, sempre conscio dei miei limiti: magari dei brevi cenni ad eventi storici e politici di rilievo, si sarebbero potuti fare! Poi, però, mi viene in mente che se tali cenni fossero stati inseriti, le domande sulla legittimità della versione del buon Cattolico Agnoli sarebbero aumentate a dismisura. Detto questo, risultano fatti ed eventi che fanno da netto contraltare a ciò che il buon Cattolico Agnoli afferma contestando il defunto Mussolini. Ad esempio, che la nascita politica del Mussolini “guida del Fascismo”, dunque fondatore di un movimento politico diverso da quello socialista, data, cronologicamente, 23 marzo 1919. Il giudizio sulla filosofia politica e sugli atti del Mussolini fascista, pertanto, dovrebbero magari partire proprio da quell’evento! Il futuro Duce, casualmente, dichiarava questo: “…bisogna subito mettere le carte in tavola ed impedire che il fascismo – anche il fascismo! – sia exploité dalla massoneria, dalla democrazia e generi affini…I fascisti non possono e non debbono fare dell’anticattolicismo; non possono e non debbono scatenare accanto ai vecchi, nuovi motivi di divisione e di odio, che potrebbero avere ripercussioni fatali sulla compagine della nazione. I fascisti, i quali – lo sappiano o no, se ne rendano conto o no – sono imbevuti di dottrine spiritualistiche, devono lasciare ai formiconi del razionalismo e dell’anticlericalismo la fatica grottesca e inane di combattere le manifestazioni religiose e di bandire Dio dall’universo. Noi siamo andati oltre queste posizioni filosofiche di trent’anni fa, quando imperava la pseudo-filosofia del positivismo” ( Cfr. Il Popolo d’Italia, “Deviazioni”- 11 settembre 1921)(1). Come il buon Cattolico Agnoli potrà notare, siamo in piena fase di affermazione del movimento fascista, poiché il “Partito” non era ancora ufficialmente nato ed il soggetto politico in questione viveva il periodo della propria formazione identitaria, ma di già ormai antitetica, come scrive il “defunto infangato”, rispetto alle idee coeve dei socialisti massimalisti. Come se non bastasse, sempre il “defunto infangato” specificava: “Giova a tal uopo precisare le nostre posizioni mentali e pratiche. Fu detto e ripetuto a sazietà che il fascismo non è un movimento antireligioso. Esso non si propone di bandire, come pretendevano orgogliosamente e stupidamente insieme, talune parole materialistiche, «Dio dal cielo e le religioni dalla terra». Il fascismo non considera la religione come una invenzione dei preti o un trucco dei potenti a scopo di dominazione sulla povera gente. Tali idiote spiegazioni del fenomeno religioso appartengono all’epoca del più degradante anticlericalismo. Non antireligioso in genere, il fascismo non è anticristiano o anticattolico in particolare. Il fascismo vede nel cattolicismo lo sfogo gigantesco e riuscito di adattare ad un popolo come il nostro una religione nata in Oriente fra uomini di altra razza e di altra mentalità. Il cattolicismo è la sintesi fra la Giudea e Roma, fra Cristo e Quirino. E’ la religione praticata da secoli e secoli dall’enorme maggioranza delle popolazioni italiane. Universale, perché creato sull’armatura di un impero universale, il cattolicismo fa di Roma uno dei centri più potenti della vita dello spirito religioso nel mondo. Come si vede, la posizione del fascismo di fronte al cattolicismo è ben diversa da quell’anticlericalismo in voga nell’Italia mediocre dell’anteguerra” ( Cfr. Il Popolo d’Italia, “NOI E IL PARTITO POPOLARE” – 27 luglio 1922)(2).

RIFERIMENTI CATTOLICI

Per una evidente svista, il buon Cattolico Agnoli dimentica che nel 1925, il “defunto infangato” si sposava religiosamente, ritornando ai Sacramenti. L’atto blasfemo compiuto contro una statua della Vergine veniva riparato, come richiesto dal suo Confessore. Inoltre, le dichiarazioni pubbliche dell’ “infangato defunto” si facevano più assidue. Nel 1924, in un discorso pronunciato a Vicenza affermava: “Se poco fa sono entrato nel Tempio e mi sono inchinato dinanzi all’Altare, ciò non ho fatto per rendere un omaggio superficiale alla religione dello Stato, lo ho fatto per un intimo convincimento perché penso che un popolo non può divenire grande e potente, conscio dei suoi destini, se non si accosta  alla religione e non la considera come un elemento essenziale della sua vita privata e pubblica. Se voi che mi ascoltate adeguerete i vostri atti a queste parole, vi convincerete che la Patria si serve soprattutto in silenzio, in umiltà e in disciplina, senza grandi frasi ma col lavoro assiduo e quotidiano” (3). In perfetta consonanza con le affermazioni dottrinali fatte in tempi non sospetti, nel 1932 scriveva nella ufficiale Dottrina del Fascismo quanto segue: “Dunque concezione spiritualistica [quella Fascista], sorta anche essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell’Ottocento…Chi nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il Fascismo, oltre a essere un sistema di governo, è anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero…Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che è il cattolicesimo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta. Lo Stato fascista non crea un suo “Dio” così come volle fare a un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; né cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi come visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo.” (4). Sempre per la medesima svista, il buon Cattolico Agnoli dimentica di notare che, a fronte dei due contrasti politici principali avutisi tra il regime fascista e la Chiesa cattolica romana, ovvero lo scioglimento delle associazioni cattoliche e il problema delle “leggi per la difesa della razza italiana”, entrambi siano stati pacificamente superati. Il primo fu suggellato da un nuovo accordo, seguito ai già stipulati Patti Lateranensi. Il secondo non ebbe le connotazioni di una vera e propria crisi definitiva, poiché quelle leggi del 1938, non furono condannate dalla Chiesa in quanto tali, ma per la parte relativa ai matrimoni misti e per certa pubblicistica effettivamente discriminatoria che le accompagnò. La rivista “Civiltà Cattolica”, in uno studio ad hoc, espresse un parere non del tutto negativo, eccetto che per la questione relativa al già citato problema delle unioni miste ( cfr . Renzo DE FELICE, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1993, p. 292-293; Scrive: “Con la Mit brennender Sorge del marzo 1937 la Chiesa cattolica aveva condannato il razzismo nazista, ateo e materialista; il razzismo italiano, come si è visto, si presentava però con caratteristiche diverse da questo, per molti aspetti, anzi, si sarebbe potuto armonizzare con la posizione della Chiesa stessa. Questa indubbiamente fu l’opinione di alcuni ambienti cattolici. Non a caso La Civiltà Cattolica del 6 agosto 1938, commentando il manifesto degli scienziati, scrisse: ‘Chi ha presenti le tesi del razzismo tedesco, rileverà subito la notevole divergenza di quelle proposte da queste del gruppo di studiosi fascisti italiani. Questo confermerebbe che il fascismo italiano non vuole confondersi con il nazismo o razzismo tedesco intrinsecamente ed esplicitamente materialistico e anticristiano’”). Capisco che l’Agnoli può “dimenticare” tale fatto, evidenziando solo il contrasto, pure innegabile, che si ebbe in taluni frangenti ben circostanziati, poiché sarebbe obbligato a spiegare al pubblico il perché dell’atteggiamento di apertura persistente della Chiesa nei confronti del Fascismo. E dovrebbe dimostrare che ciò non avvenne per un improvviso inesistente “razzismo” della stessa, ma perché quelle leggi, ancorché degne di critica, non ebbero mai però quei caratteri totalmente nefasti che sono stati ad esse attribuiti dai “sacerdoti benpensanti” dell’antifascismo di professione. Così, magari, si vedrebbe costretto anche a citare quel che la filosofa ebrea Hannah Arendt testimoniava nel suo “La banalità del male” (uno studio fra tanti, ovviamente),(5): ovvero che la legislazione anti-ebraica fascista non aveva connotazioni razzistiche propriamente dette (i “provvedimenti”, in concreto, stabilivano di fatto la perdita della cittadinanza di coloro i quali li subivano), prevedendo esenzioni di vario genere per gli ebrei italiani benemeriti verso la Nazione ed il Fascismo, che, stando sempre agli studi di un’altra docente antifascista, la professoressa Bonucci (6), arrivavano nel 1942 al numero di circa 7.000, mentre vi erano in quel frangente altre circa 8.000 richieste in tal senso al vaglio del Regime. Per un totale di 15.000 ebrei su una comunità che in quel momento ne contava 39.000 in totale! Inoltre,  Agnoli dovrebbe poi dire al pubblico che, il governo fascista salvò un numero indefinito di Ebrei, anche durante la R.S.I., come testimoniato al processo Graziani dall’antifascista Carlo Silvestri (7). Devo dire che tutto questo, mi rendo conto, sarebbe stato davvero troppo da spiegare. Sarebbe stato eccessivo dire “la Verità” su “LaVerità”, poiché capisco bene che il buon Cattolico Agnoli ne avrebbe dovuto subire tutte le conseguenze…

UN CITTADINO ROMANO CHE “CERCA”

Ma un’altra cosa che sarà certamente sfuggita ad Agnoli, è che Benito Mussolini era un Uomo del suo tempo, che “cercava” (così si firmava, nei suoi primi articoli). Cercava cosa? Ovviamente, per come si è svolta la sua parabola politica, ma soprattutto personale, cercava la Fede. Cercava Dio. Cercava il “senso della Vita”, e la Vera Giustizia, che non aveva trovato nelle false idee di Giustizia che aveva incrociato nella sua giovinezza, che lo avevano evidentemente deluso per la carica ipocrita di cui erano portatrici. Dunque, Mussolini fu uno dei pochi Uomini coerenti alla propria formazione caratteriale e umana. Cercava la giustizia e con l’aiuto dello “Spiritualismo Cristiano”, già in tempi non sospetti, la trovò secondo la sua creazione politica: il Fascismo. Mentre trovò Dio proprio attraverso quella Fede “nella quale sono nato” e nella quale “voglio morire” (come scrisse a sua sorella nei suoi “Pensieri pontini e sardi”). Mussolini, inoltre, non fu nazionalista alla maniera in cui intende il buon Cattolico Agnoli. Anzi! Aveva un concetto della cittadinanza antitetico alle filosofie materialiste del suo tempo. Lo dimostrò, ad esempio, in Libia concedendo la speciale Cittadinanza italiana-libica agli indigeni. Cosa che, ad esempio, sarebbe stata una bestemmia (ora ci vuole), per i liberi e democratici Inglesi. Sempre nella sua ufficiale Dottrina del Fascismo, è riportato quanto segue: “[La Nazione è] non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un’idea, che è volontà di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità…Non è la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che servì di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX…”(8). Dunque, addirittura in tale documento cardine dell’ideale fascista vi è un riferimento diretto all’antirazzismo (riferimento MAI cassato durante tutto il ventennio)! Come si potrebbe mai dire qualcosa del genere ad un pubblico italiano cresciuto ufficialmente nell’odio per Mussolini ed il suo Fascismo a suon di luoghi comuni falsi e tendenziosi ?

COME PAOLO DI TARSO

Uno studio poderoso, quello del Monsignor Ennio Innocenti (9), chiarisce senza ombra di dubbio la “Conversione religiosa di Benito Mussolini”. Dove si osserva come, ad esempio, se i rapporti con Pio XI furono in qualche circostanza tesi, quelli con Pio XII furono invece tendenzialmente ottimi, al netto della differenza di vedute in casi come quello dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania. Un nutrito epistolario mostra la maturazione spirituale, graduale, del “Mussolini peccatore”, che proprio in quel periodo abbandona la propria promiscuità, per tornare ad essere un buon marito e buon padre. In tal senso, il buon Cattolico Agnoli, che ovviamente come tale si guarda bene dall’entrare nel foro intimo di un suo fratello nella Fede quale è Benito Mussolini, dovrebbe gioirne! Nel frangente prossimo alla propria fine terrena, vi sono documenti inoppugnabili sull’ormai stabile conversione del Duce del Fascismo, che mostra ciò in modo indiscutibile in uno dei suoi ultimi messaggi alle Forze Armate (10). Se tanto non dovesse ancora bastare, ad abundantiam, vi sono le testimonianze dirette di San Pio da Pietrelcina o della Beata Elena Aiello (11), di certo non trascurabili per il buon Cattolico Agnoli, vicinissimi entrambi alla famiglia Mussolini, che “mostrano” l’anima di Benito salva, anche se all’epoca ancora intenta nell’espiazione per decreto della Giustizia divina. Tale notizia dovrebbe rasserenare il buon Cattolico Agnoli, che adesso, dopo la lettura di codeste seppur limitate e maliziosissime righe, presumo sarà felice di poter rettificare la propria versione (quella del Prof. Emilio Gentile da Bojano, non essendo egli credente, ma antifascista liberale praticante, sta lentamente crollando da sé per mancanza di riscontri oggettivi!). Nella sua immancabile umiltà, il buon Cattolico Agnoli, se vorrà, adesso potrà finalmente davvero proclamare LA VERITA’ dai tetti, come diceva Qualcuno!

Con osservanza
Stefano Fiorito

 

Note:
1 – Cfr. “Opera Omnia di Benito Mussolini”, a cura di Edoardo e Duilio Susmel – La Fenice – 1951

2 – Op. Cit.
3 – Op. Cit.
4 – Op. Cit.
5 – Cfr. H. Arendt, La banalità del Male, Feltrinelli, p. 182 e ss.
6– Cfr. M.A. Matard-Bonucci, “L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei”,Bologna, 2007, Il Mulino, pp. 144 – 150 . Interessantissimo in merito all’argomento, anche il documentario della RAI “Ebraismo e fascismo”, qui:
http://www.raistoria.rai.it/articoli/ebraismo-e-fascismo/4808/default.aspx
7 – Cfr. CARLO SILVESTRI, “MUSSOLINI GRAZIANI E L’ANTIFASCISMO”, Milano, 1949, Longanesi.
8 – Cfr. “Opera omnia di Benito Mussolini”, op. cit.
9 – Cfr. E. Innocenti, La conversione religiosa di Benito Mussolini, Fede e Cultura, 2015
10 – “Cristo si vede a Betlemme, si conosce a Nazareth, si ammira sul Tabor, si crede sul Golgota, si ama attraverso il Vangelo. È l’unico, il vero rivoluzionario, che della sua croce ha fatto leva e bandiera per sollevare il mondo agli splendori della fede divina. Io vedo in lui l’asse della storia e i secoli gli danzano intorno. Stanchi di lotta e odio, gli uomini si appoggiano alla croce e guardano ai suoi occhi, che rischiarano le vie dell’eternità. Il Vangelo è il poema sublime dell’amore universale sgorgato dal cuore di Cristo e scritto con il suo sangue divino. L’eco dell’Eterno si ripercuote sulla terra attraverso la sua parola, che è luce per l’intelligenza e fiamma per lo Spirito. Il Vangelo è il libro dell’umanità, è la chiave del mistero della vita, messaggio di Dio e programma per gli uomini, dove l’amore crea e rinnova, trionfa nel perdono ed impera nell’esaltazione del dolore. L’ultima parola trasformatrice si dice nell’atmosfera del cielo sull’alto della croce, dove Cristo conduce gli uomini oltre le soglie dell’infinito, nel regno dell’amore intenso alle scaturigini dell’immortalità dello spirito.” (qui : http://www.barbadillo.it/26335-cultura-il-cammino-umano-e-spirituale-di-mussolini/# )
11 – Cfr. qui: www.lafedequotidiana.it/mussolini-si-converti-al-cattolicesimo-lo-afferma-un-libro-di-ennio-innocenti/

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1919 – 2019 CENTENARIO DELLA CIVILTA’ FASCISTA!

Quest’anno 2019, proprio quest’oggi 23 marzo, ricorre il centenario dalla nascita del Movimento Fascista mussoliniano. Un anniversario importante, poiché a distanza di un secolo dalla nascita, il termine “fascismo” costituisce tutt’ora (anche se il più delle volte è utilizzato  strumentalmente a sproposito), la sola grande parola del linguaggio politico in grado di accendere gli animi e non lasciare indifferente nessuno. A tanto non sono riusciti né il liberalismo e nemmeno il comunismo, parole che, invece, nel lessico popolare risultano quasi completamente defunte. Pertanto, riteniamo sia giusto focalizzare al riguardo l’attenzione su alcuni interrogativi che ci paiono fondamentali: quale é la vera eredità politica che ha tramandato al mondo il movimento fondato da Benito Amilcare Andrea Mussolini? Possiede esso un concreto fondamento ideologico, univoco e chiaro, un “quid novi” unico ed irripetibile nel suo genere, in grado di suscitare ancora oggi l’entusiasmo attivo del popolo? Se sì, chi, cosa e perché a distanza di 100 anni dalla sua nascita, ancora si oppone a tale ideale con tutti i mezzi?

La risposta a tali interrogativi, non può prescindere dall’analisi dei fatti. Per condurre tale analisi, ci si deve necessariamente attenere alla Verità: storica, politologica, ma prima ancora filosofica. Proprio la ricerca della Verità sta a fondamento della nostra attività come associazione “IlCovo-studio del fascismo mussoliniano”, in virtù della quale abbiamo risposto a queste domande, dando voce ai fatti e analizzandoli alla luce del loro impatto nei vari ambiti della realtà politico-sociale. Dunque, possiamo stabilire con ragionevole sicurezza un elemento cardine dirimente: siamo riusciti a risalire alla Verità! Possiamo rispondere polemicamente, a chi ci domanda in tono accusatorio non privo di scherno se riteniamo di “averla in tasca”: EBBENE SI’, SIAMO I PORTATORI DELLA VERITA’ SUL VERO VERBO FASCISTA! L’abbiamo cercata con passione e dedizione, infine l’abbiamo trovata, con fatica e sofferenza! Per cui ciò che affermiamo non è MAI, ribadiamo, MAI, frutto di opinioni personali, di sentimenti estemporanei, di esclusiva passione politica; SI TRATTA, SEMPRE, DI RISCONTRI VERITIERI, COMPROVATI, PORTATI ALL’ATTENZIONE DI TUTTI. Dunque, non solo “possediamo la Verità”, ma vogliamo condividerla e renderla  accessibile a tutti gli uomini e le donne di buona volontà! A differenza dei “liberali”, che sono tanto “tolleranti e rispettosi” da cercare di impedire persino la divulgazione del nostro PENSIERO, noi fascisti de “IlCovo” invece non solo non impediamo la diffusione della Verità (ACCETTANDO SEMPRE IL CONFRONTO CRITICO CON GLI AVVERSARI DESIDEROSI DI DIBATTERE CIVILMENTE), ma rendiamo tali contenuti fruibili e comprensibili per tutti e pertanto ATTUABILI. Procediamo però per gradi, nel soddisfare alle domande poste in principio, dividendo la risposta in due macro-insiemi.

IDENTITA’ FASCISTA

La nostra associazione culturale, intitolata significativamente alla Scuola di Mistica Fascista, nasce dopo un percorso lineare e niente affatto pregiudiziale, in virtù di una necessità abbastanza elementare ma che proprio per questo fornisce la cifra della crisi politico culturale attuale e della reale motivazione degli avvenimenti post-bellici, arrivando sino ad oggi. ilCovo nasce con la consapevolezza e la volontà di dimostrare che il Fascismo rappresenta una Dottrina Politica reale! Un’idea sorretta da una identità univoca e chiara che non ha nulla a che vedere con l’immagine ufficiale stereotipata e falsa diffusa da destra a sinistra dai gruppi della repubblica  antifascista! Una stranezza di non poco conto, questa. Ne siamo consapevoli. Almeno lo è, ovviamente, per chi rimane alla superficie dei fatti. A guardar bene il panorama desolante della repubblica antifascista nata dalla resistenza, il cittadino disattento può legittimamente chiedersi PERCHE’ questa nostra associazione sia nata, soprattutto in merito ad un simile scopo! Di movimenti pseudo-fascisti, autoproclamatisi eredi del “ventennio nero” e definiti tali anche dagli oppositori (quindi…tutti stranamente d’accordo al riguardo!), ne esistono da decenni fin troppi. Sono talmente numerosi (sic!) che durante alcune tornate elettorali  si sono “uniti” in apposite coalizioni (ad esempio, un tempo, “Libertà d’Azione”, capeggiata dalla Signora Floriani, sostituita oggi dal cartello elettorale “Italia agli italiani”). Dunque, ci si può legittimamente chiedere perché fondare una associazione, risolutamente ANTI-PARTITICA, tenacemente al di fuori della competizione politica elettorale, che addirittura si oppone direttamente e nettamente a tutte codeste formazioni elettoralistiche, rivendicando come suo fondamento L’IDENTITA’ FASCISTA!L'Identità Fascista - progetto politico e dottrina del fascismo - Edizione del Decennale 2007/2017, riveduta ed ampliata.

Il motivo risiede nell’identità stessa de “IlCovo”, nella sua peculiare denuncia che esso porta avanti fin dalla nascita e che ne sta alle fondamenta, ovvero che L’IDENTITA’ FASCISTA E’ STATA PRIMA NEGATA, POI USURPATA DA CHI SENZA ALCUNA LEGITTIMITA’ SE NE E’ DEFINITO AUTONOMAMENTE CONTINUATORE. Prova ne sia, la prima e più evidente realtà di fatto che risiede in questo assunto: “nessun Regno in sé diviso può esistere” (…disse “Qualcuno” circa 2000 anni fa!). Il Fascismo, a seguito della sconfitta militare, è stato storicamente decapitato dei suoi vertici teorici e militanti con decine di migliaia di eliminazioni fisiche, a cominciare dal suo Capo e fondatore, Benito Mussolini. Da quel momento, su impulso delle necessità politiche del padrone occupante anglo-americano, si è artificialmente creata a tavolino un’area politica frastagliata di sigle che ne raccogliesse i reduci e li inserisse nell’arco costituzionale normalizzandoli (…e in una situazione del genere, potrebbe mai esistere un partito fascista, in una costituzione antifascista?), il Fascismo così ha cessato di esistere, politicamente per ordine dei vincitori del secondo conflitto mondiale. Sempre a tavolino e per gli scopi precipui della “strategia della tensione” e della divisione del mondo in due blocchi concorrenti, quello liberale-statunitense e quello socialista-sovietico, il reducismo post-fascista è stato assorbito principalmente dall’area di influenza degli Stati Uniti. Diciamo principalmente, perché la stessa strategia è stata usata anche dal blocco sovietico, attraverso il PCI, che ha usato la polemica sociale per cooptare gli ex fascisti delusi dall’andamento di quel contenitore politico “ufficiale” che fu l’ M.S.I. guidato dai vari Almirante e Michelini. Alla base di queste cooptazioni, c’era comunque il fondamento della “defascistizzazione retroattiva del Fascismo”, già evidenziata da molti studiosi, italiani e stranieri. Una operazione che poteva essere portata a compimento solamente colpendo il Fascismo al cuore della sua identità politica peculiare, Etico-Corporativa e Total-unitaria, rendendolo arbitrariamente un partito di identità “comune” ai partiti della storia seguita alla rivoluzione francese (con più “anime” al proprio interno, metodo primo essenziale per costituzionalizzarlo e cancellarlo). Dunque, su mandato dell’occupante straniero “a stelle e strisce”, non vi è stata alcuna seria storicizzazione della guerra persa e non vi è stata una riconciliazione nazionale, resa volutamente impossibile per mero opportunismo politico dai vari fattori sui quali si fonda il sistema parlamentare italiano. Questo perché lo stesso Mussolini aveva preconizzato una futura rivalutazione della dottrina Fascista proprio grazie all’eventuale rasserenamento  degli animi ed alla spassionata analisi d’insieme dei fatti storici che, immaginava egli ed evidentemente pensavano anche gli statunitensi, gli italiani avrebbero richiesto a gran voce. Ecco perché il fine del sistema politico vigente da 75 anni non era, non è e non sarà mai quello di pacificare gli animi del popolo e vederlo crescere unito: bensì di dividere permanentemente il corpo politico-sociale al fine di consentire il perenne assoggettamento all’oligarchia di parassiti che reggono il sistema Italia per conto e su mandato dei “padroni-liberatori” atlantici di Washington. Da qui, il clima di “guerra civile permanente”, sempre rinfocolato artificialmente dai “pupazzi del sistema” di tutte le correnti di destra, centro e sinistra, che sta a fondamento della “repubblica antifascista nata dalla resistenza” e che rende perpetuo lo scontro fratricida tra italiani, a tutto danno della popolazione e col pieno favore delle istituzioni del cosiddetto Stato democratico al servizio dell’occupante straniero. Da qui, il motivo storico e ideologico della nostra Associazione. Conoscere, comprendere e perorare la causa della Dottrina del Fascismo “tale e quale” per quello che rappresenta e per quello che significa…con l’intento dichiarato di porre così fine definitivamente alla guerra civile alimentata artificiosamente!

La Dottrina del Fascismo esiste. L’ovvietà di un fatto così acclarato, storicamente e politicamente, è stata letteralmente divelta dalla guerra civile permanente in atto. Oltre questo, si deve affermare che la Dottrina Fascista è UNICA, ORIGINALE, IMPOSSIBILE DA QUALIFICARE COME “UNA FRA LE TANTE” scaturenti dalla rivoluzione borghese del 1789. Anche in questo caso, da parte degli avversari si è provveduto prima a frammentare ed annullare l’originalità del Fascismo che risiede nella propria unitarietà totalitaria, staccando dal suo corpus ideologico pezzi, brandelli di programmi, affinché si potesse sventolare questo o quell’elemento per perorare la causa di questo o quell’ “evolutore” di destra o sinistra: chi socialista, chi tradizionalista, chi conservatore e via di seguito. Proprio sul movimento fascista si versano fiumi di inchiostro e di retorica per spezzettarne proposte ed idee, per “differenziarlo” in molteplici “tempi del Partito”, fasi tutte descritte a bella posta come in conflitto l’una con l’altra, dove la R.S.I. si dovrebbe differenziare ancora dal “tempo del regime”. Tutto ciò col proposito di legittimare l’interpretazione della esistenza di tanti fascismi per quanti erano i fascisti. Tanti Fascismi per quante sono le sue presunte “fasi”…tanti fascismi che, come disse Mussolini, sono nessun fascismo. Invece, gli ideologi fascisti ufficiali, a cominciare dal fondatore, nell’atto stesso della nascita, hanno chiarito che esso NON E’ un partito nel senso comune del termine. E’ UNA DOTTRINA DELLO STATO, UNA FORMA DI CIVILTA’, UNA DOTTRINA DELLA CITTADINANZA. Mussolini ebbe a dire che lui era fascista già quando militava nel PSI. Il motivo di questa affermazione è spiegato dallo stesso Duce nella Dottrina del Fascismo,  stesa col filosofo Giovanni Gentile: “Quando, nell’ormai lontano marzo del 1919, dalle colonne del Popolo d’Italia io convocai a Milano i superstiti interventisti-intervenuti, che mi avevano seguito sin dalla costituzione dei Fasci d’azione rivoluzionaria – avvenuta nel gennaio del 1915 – non c’era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. Di una sola dottrina io recavo l’esperienza vissuta: quella del socialismo dal 1903-04 sino all’inverno del 1914: circa un decennio. Esperienza di gregario e di capo, ma non esperienza dottrinale. La mia dottrina, anche in quel periodo, era stata la dottrina dell’azione.  Una dottrina univoca, universalmente accettata, del socialismo non esisteva più sin dal 1905, quando comincia in Germania il movimento revisionista facente capo al Bernstein  e per contro si formò, nell’altalena delle tendenze, un movimento di sinistra rivoluzionario, che in Italia non uscì mai dal campo delle frasi, mentre, nel socialismo russo, fu il preludio del bolscevismo. Riformismo, rivoluzionarismo, centrismo, di questa terminologia anche gli echi sono spenti, mentre nel grande fiume del fascismo troverete i filoni che si dipartirono dal Sorel,  dal Péguy,  dal Lagardelle  del Mouvement Socialiste e dalla coorte dei sindacalisti italiani, che tra il 1904 e il 1914 portarono una nota di novità nell’ambiente socialistico italiano, già svirilizzato e cloroformizzato dalla fornicazione giolittiana,  con le Pagine libere di Olivetti, La Lupa di Orano, il Divenire sociale di Enrico Leone.  Nel 1919, finita la guerra, il socialismo era già morto come dottrina: esisteva solo come rancore, aveva ancora una sola possibilità, specialmente in Italia, la rappresaglia contro coloro che avevano voluto la guerra e che dovevano espiarla. Il Popolo d’Italia recava nel sottotitolo quotidiano dei combattenti e dei produttori. La parola produttori era già l’espressione di un indirizzo mentale. Il Fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione; non fu partito, ma, nei primi due anni, antipartito e movimento. Il nome che io diedi all’organizzazione, ne fissava i caratteri. Eppure chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell’epoca, il resoconto dell’adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non troverà una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall’inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del Fascismo una dottrina politica a sé stante,  in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee”.

Con chiarezza espositiva e rara dote di sintesi, Mussolini definisce il percorso politico che lo portò all’elaborazione di una “dottrina politica a sè stante” diversa da tutte quelle passate e contemporanee. Il “Socialismo” Mussoliniano, era già antitetico a quello “ufficiale”. Già si scorgevano tutte le posizioni “anti-socialiste” del “Socialista” Mussolini. Ma era proprio il Socialismo tout-court stesso che risultava di vedute fin troppo ristrette per Mussolini, che andò ben oltre anche le posizioni del Sindacalismo Nazionale Italiano (di cui fulgido esempio fu Filippo Corridoni), creando quella dottrina nuova, originale, unica, che lui stesso confermò essere tale fino al suo ultimo respiro e che ha un solo nome: FASCISMO. La peculiarità di questa dottrina è rappresentata dal suo essere una particolare concezione dell’Uomo e dello Stato, come già detto. Un tipo nuovo e specifico di Civiltà… la CIVILTA’ FASCISTA. Sul Dizionario di Politica del P.N.F. così ci si riferisce al significato generico da attribuire a tale concetto:

Una civiltà non è una semplice somma di beni materiali e spirituali, né una combinazione statica di concezioni e di credenze, di tradizioni e di consuetudini, di forme di arte di tecnica, ma è soprattutto una costruzione unitaria e continua, sorretta da uno sforzo omogeneo ispirato ad un ideale consapevole, fondata su di un sistema di fini e di valori ordinati in armonia e capaci di produrre un ordine spirituale interiore: costruzione che diviene realtà viva e assume concretezza efficiente per virtù di un’or­ganizzazione politica che di quell’ideale, di quei fini, di quei valori è l’espressione e insieme la banditrice e propagatrice. (Cfr. Dizionario di politica a cura del P.N.F., Roma, 1940, volume IV, p. 133)

In tal senso, approfondendo il concetto in relazione specifica al regime mussoliniano, come ebbe modo di affermare l’accademico Emilio Bodrero:

il Fascismo, oltre ai Patti lateranensi e la proclamazione dell’Impero, la bonifica inte­grale e il riordinamento amministrativo, lo Stato corporativo e l’autarchia economica, l’impianto tecnico del ter­ritorio e l’ordine disciplinato di tutto il popolo italiano, al di sopra di tutto ciò ha voluto rendere ciascun cittadino degno della fortuna d’essere nato italiano e della missione a cui tale fortuna corrisponde. Dalla Gioventù Ita­liana del Littorio all’organizzazione del Partito, dal Comitato Olim­pionico all’Opera Dopolavoro, dagli sviluppi dati alla cultura a quelli dell’educazione fisica, dalla Milizia Volontaria all’Opera maternità ed infanzia, dalla lotta antitubercolare alle provvidenze sanitarie d’ogni maniera, dal turismo alla previdenza ed al risparmio, dalle associa­zioni sindacali a quelle militari e di arma, e così di seguito, non c’è cittadino che fin dalla nascita non partecipi praticamente alla vita della Nazione. Ma quel che più conta, il Regime ha risolto un problema fondamentale, anche in questo accentuando il suo carattere romano : il problema del­l’uomo, che non può e non deve più restare solo; la sua vita deve essere una continua dedizione a quanto conta e vale più di lui. Non può e non deve più celare nulla di sè perchè tutti devono poter cono­scere a che cosa egli può servire. Fin dal momento in cui nasce egli deve sentire in sè e su di sè la protezione non solo, ma anche la vigilanza della collettività nazio­nale: a questo tendono tutti gli organismi fascisti elencati in prin­cipio. La democrazia chiama tutto ciò tirannide, reazione, mancanza di libertà, come se la libertà potesse veramente attuarsi e, dato ciò, come se l’uomo ne fosse meritevole o sapesse servirsene. La democrazia che, come è sempre accaduto, è divenuta oligarchica, preferisce invece che la par­tecipazione alla vita della Nazione abbia luogo attraverso l’elettora­lismo, lasciando che l’uomo si sviluppi a suo talento, e non s’accorge che il cittadino per mezzo del voto soltanto, resta estraniato dalla realtà dei problemi nazionali che egli conosce solo per le deformazioni interessate che gliene presentano i vari partiti solleciti del suo voto e, per quanto lo riguarda, si deve racchiudere in un ferreo egoismo. Al trinomio borghese presuntivamente immortale diffuso dai rivoluzionari francesi dell’89, è venuto a mancare proprio il terzo elemento, quello della fratellanza, cui il Fascismo ha sostituito la solidarietà nazionale. Ciascuno deve sapere che per qualunque sua attività egli fa parte di un tutto di modo che senta ogni suo muscolo come motore di un sistema energetico. Ap­punto in tale coordinamento dei singoli ciascuno acquista coscienza del proprio valore e si compiace dello sviluppo della propria perso­nalità assai meglio che non nella indefinita disponibilità di se stessi che danno la dottrina e la pratica del liberalismo. Il problema principale di ogni Stato come di ogni rivoluzione, di ogni filosofia degna di questo nome come di ogni civiltà, è il problema dell’uomo, che è quello della pedagogia politica cioè della formazione del perfetto cittadino. Formazione fisica, forma­zione spirituale, formazione politica sono compiti che lo Stato non può lasciare affidati all’eventuale buona volontà della iniziativa privata, ma che rappresentano la sua principale missione. Il Fascismo ha preso gli italiani uno per uno allo scopo di foggiarli in ogni senso secondo l’imperativo nazionale al fine di renderli perfetti strumenti per il conseguimento dei fini del­lo Stato, come accadde con Roma, che di tale pedagogia, che significava giustizia, disci­plina, autorità, ordine, armonia, altissima coscienza civile, fu maestra insuperata, perchè intorno al proprio nome seppe creare una mistica, sicché esso non era più quello di una città, ma di una entità addirittura divina, e l’esser cittadino romano significava essere partecipe di tale divinità. (Cfr. E. Bodrero, “Roma e il Fascismo” – nuova edizione ampliata a cura di M. Piraino e S. Fiorito, Lulu.com, 2019)

Tutto ciò, si traduce concretamente in una vera rivoluzione politico-sociale ed antropologica, che secondo quanto espresso chiaramente nell’ideale fascista, esige un rinnovamento di coscienze, di cui il Regime era al principio e che immaginava si sarebbe operato compiutamente nelle generazioni future. Per questo motivo Mussolini, non è affatto tacciabile di “trasformismo” o di istrionismo politico, o addirittura di tradimento dei propri valori, men che meno come uomo all’esclusiva ricerca di un potere personale fine a se stesso. Al contrario, EGLI deve essere definito uno dei pochi Uomini politici davvero coerenti e fedeli alla propria linea di pensiero rivoluzionaria che il mondo abbia mai conosciuto!

ATTUALITA‘ POLITICA DEL FASCISMO

ATTUALITA’ DEL COVO - terza edizione ampliata 2013-2018

Uno dei fondamenti della dottrina fascista sta nella sua dogmatica distinzione tra FINI e MEZZI. Il Fascismo identifica in modo CHIARO gli uni e gli altri, e, sempre in modo CHIARO, definisce la irrinunciabilità dei primi (I FINI) tanto quanto afferma invece, la duttilità in merito ai secondi (I MEZZI). Oltre a questo, il fascismo chiarisce QUALI siano da intendersi come MEZZI, da usare in modo dinamico da adattare ai FINI. Sono quelli che per i partiti politici “canonici” vengono definiti i “fondamenti dell’identità del partito”. Ecco perchè il Fascismo, quando viene identificato o semplicemente accostato ad un altro partito politico, viene immediatamente snaturato! Ed ecco perché dai suoi nemici, occulti o dichiarati, viene inserito forzatamente tra la canoniche categorie “a destra o sinistra”, dipendentemente dalle azioni da esso intraprese o che potrebbe realizzare. I partiti fanno dei “mezzi” una dottrina che li identifica. Il Fascismo, al contrario, fa dei FINI la propria identità specifica! Così, come abbiamo già abbondantemente spiegato, gli ideologi fascisti potevano con assoluta LIBERTA’ dichiarare che, per i fini dello Stato Etico Corporativo, usavano o potevano utilizzare, A PIACIMENTO, mezzi conosciuti (o sconosciuti). Ad esempio il METODO “liberale”, quando questo poteva essere consono all’obiettivo dello Stato. Oppure, quello socialista. Oppure quello sindacalista. Con grande lungimiranza, il Fascismo diede a se stesso un corpo di dottrine, un’anima ideale e un fine politico, non ponendosi limiti e pregiudiziali lungo la strada per conseguire la realizzazione di essi, all’infuori della logica ed obbligata consonanza del metodo col fine. Così, anche quando il Fascismo utilizza un metodo piuttosto che un altro, lo farà DOMINANDOLO e plasmandolo al proprio fine. Dunque, tale metodologia non risulta MAI una semplice riproposizione di metodi “canonici”! Ed ecco il motivo per cui il Fascismo, OGGI, ORA, SEMPRE viene demonizzato ed attaccato, a tanti anni dalla morte del suo fondatore e dopo la sconfitta militare catastrofica patita sul campo, che i suoi nemici hanno ottenuto con tutti i mezzi più inauditi ed in virtù dell’aver stretto una coalizione planetaria di forze avverse ad esso che mai nella storia si era vista prima! Perché ESSO rappresenta la sola vera alternativa politica popolare netta, chiara, coerente e lungimirante, al fraudolento costituzionalismo liberale e/o socialistico. Nel panorama mondiale, svetta il Costituzionalismo Fascista, quale alternativa allo sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo; dalla dottrina fascista, come acutamente ha fatto notare un giurista da noi recensito, scaturisce una Nuova Carta Universale, contrapposta a quella dei cosiddetti “diritti dell’Uomo”! Da tale Carta nasce un nuovo tipo di Umanesimo; da questa nuova Civiltà, continuatrice di quella latina euro-mediterranea, si sviluppa una nuova concezione di respiro mondiale, all’insegna della collaborazione e della condivisione della Civiltà stessa che si irradia da Roma! Ecco perché temono il Fascismo! Ed ecco perchè la guerra nei suoi confronti non finisce. Non può finire, perchè il solo manifestarsi libero e verace del pensiero Fascista, AZZERA, ANNULLA E RENDE PALESEMENTE OBSOLETE tutte le concezioni ad esso contrarie! Così, questo centenario deve ancor di più spronarci ad andare avanti in questa nostra missione, la sola che possa qualificarsi come all’insegna della GIUSTIZIA e della LIBERTA’. Noi vogliamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le nostre forze CHE IL FASCISMO TORNI AD ESSERE PATRIMONIO VIVO DI TUTTO IL POPOLO ITALIANO, AFFINCHE’ ESSO TORNI AD ESSERE FARO DI CIVILTA’ E GUIDA DEL MONDO ALL’INSEGNA DEL DIRITTO E DELLA GIUSTIZIA!

IlCovo

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ROMA E IL FASCISMO…il 20°titolo della Biblioteca del Covo!

BOD. 1

La “Biblioteca del Covo” è lieta di annunciare la pubblicazione della nuova edizione ampliata del testo intitolato “Roma e il Fascismo” scritto nel 1939 dall’accademico Emilio Bodrero (Roma, 1874 – 1949). Egli fu docente di Storia della Filosofia e rettore presso l’Università di Padova, saggista, uomo politico del Partito Nazionale Fascista; nel 1940 partecipò al convegno nazionale della Scuola di Mistica fascista e assunse la cattedra di Storia e Dottrina del Fascismo presso la facoltà di Scienze politiche dell’ateneo romano. Nelle sue riflessioni, Roma è il nome che riempie tutta la storia per venti secoli. Roma dà il segnale della civiltà universale; Roma che traccia strade, segna confini e che dà al mondo le leggi eterne del suo immutabile diritto.L’idea di Roma persisteva tenace, assillante, incancellabile nella coscienza del popolo italiano. Essa significava giustizia, disci­plina, autorità, ordine, armonia, altissima coscienza civile. L’umanità dei romani, cioè la loro romanità, rappresenta l’armonia di tutte le umane facoltà e di tutte le umane attività consacrata al servizio dello Stato. Il problema principale di ogni Stato come di ogni rivoluzione, di ogni filosofia degna di questo nome come di ogni civiltà, è il problema dell’uomo, che è quello della pedagogia politica cioè della formazione del perfetto cittadino. Formazione fisica, forma­zione spirituale, formazione politica sono compiti che lo Stato non può lasciare affidati all’eventuale buona volontà dell’iniziativa privata, ma che rappresentano la sua principale missione. Il cittadino modello è quello che dispone di qualità e di attitudini svariate e diverse, nessuna delle quali prevale sulle altre ed alla formazione di questo perfetto tipo di cittadino, Roma consacrò una pedagogia assidua, attenta, minuta, perfetta.

Molto di quel che fu lo spirito immortale di Roma risorge nel Fascismo: romano è il Littorio, romana è la nostra organizzazione di combattimento, romano è il nostro orgoglio e il nostro coraggio.Il Fascismo prende gli italiani uno per uno allo scopo di foggiarli in ogni senso secondo l’imperativo nazionale. Essi debbono diventare perfetti strumenti per il conseguimento dei fini del­lo Stato, come accadde con Roma che di tale pedagogia fu maestra insuperata perchè intorno al proprio nome seppe creare una mistica, ond’esso non era più quello di una città, ma di una entità addirittura divina, e l’essere cittadino romano significava essere partecipe di tale divinità. Ciò esige un rinnovamento di coscienze di cui la nostra rivoluzione è al principio e che si opererà compiutamente quando saranno uomini coloro che ora si affacciano alla vita. Un popolo eletto non nasce, ma diventa. Ciascuno deve sapere che per qualunque sua attività egli fa parte di un tutto in modo che senta ogni suo muscolo come motore di un sistema energetico. Ap­punto in tale coordinamento dei singoli ciascuno acquista coscienza del proprio valore e si compiace dello sviluppo della propria perso­nalità assai meglio che non nella indefinita disponibilità di se stessi che danno la dottrina e la pratica del liberalismo. L’antitesi in cui si divincola la civiltà contemporanea non si supera che in un modo: con la dottrina e con la saggezza di Roma nel segno del Littorio!

La nuova edizione del libro è arricchita ulteriormente da uno scritto fuori testo, tratto dal Dizionario di Politica del P.N.F. e dedicato alla “Civiltà romana”. In appendice, i saggi di Bodrero su “Crisi della Democrazia” e “Mistica fascista – l’Ordine Nuovo”. Il lavoro è in vendita sul sito del nostro editore LULU.COM e su AMAZON.IT

 

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L’AGENDA PLUTOCRATICA GLOBALISTA!

Cari lettori e simpatizzanti, come di consueto, vogliamo entrare brevemente nel merito dei “fatti del giorno” con la nostra rassegna stampa. Rendere comprensibili i nostri principi e tangibili le nostre denunce rappresenta un caposaldo dell’attività de “IlCovo”, sempre SALDAMENTE ANCORATA agli avvenimenti del presente, proprio per confermare la validità a-temporale delle affermazioni in linea di principio che facciamo.

Ebbene, tiene banco in questo ore la sceneggiata (che poi è sempre la stessa da più di 70 anni!) delle “maggioranze” contro le “opposizioni”, delle “crisi di governo” ad orologeria e dei presunti “imprevedibili motivi” delle stesse, da noi casualmente sempre previsti. Insomma, l’immancabile teatrino della politica dei politicanti Italy-oti, connaturato, come abbiamo più volte ribadito, allo stesso costituzionalismo liberale (qui), quindi ENDEMICO e niente affatto deviante rispetto al presunto andamento normale delle istituzioni democratiche. Tale sceneggiata è ovviamente SEMPRE funzionale allo status quo, che come abbiamo sostenuto nel nostro recente articolo, si perita di assicurare, saldamente, la continuità e la durata del medesimo sistema demo-liberale, fatto arbitrariamente assurgere dai “padroni del discorso” a principio indiscutibile e fine politico ultimo nello sviluppo della razza umana! Dunque: con o senza le “colazioni”; con o senza le “maggioranze”; con o senza gli “accordi”; con o senza il “sovranismo” e l’immancabile “senso di responsabilità” (e tante altre balle trite e ritrite consimili) e la conseguente accettazione per “il bene del paese” (al solito) dell’agenda al massacro redatta dalla BCE (alias FMI, ecc.); con o senza tutto questo, dicevamo, l’AGENDA PLUTOCRATICA PROSEGUE nella sua sostanza INALTERATA, e NESSUN gruppo politico tra quelli che sguazzano allegramente nella melma partitocratica della cosiddetta democrazia antifascista, ribadiamo NESSUNO, vuole né vorrà mai alterarne la sostanza ed i fini, essendo TUTTI codesti soggetti sul “libro paga” della “repubblica delle banane” a trazione anglo-americana! Ecco perché il cosiddetto “governo del cambiamento permanente di rotta” (rispetto alle promesse bugiarde fatte in passato nelle proprie battaglie politiche!) sta provvedendo speditamente, raccogliendo l’eredità di tutti i partiti di Governo che lo hanno preceduto, a raffreddare i bollenti spiriti della cittadinanza in subbuglio contro le istituzioni ufficiali, facendo annusare qualche soldino ai propri clientes (le solite briciole!) e nel frattempo facendo tutto quel che gli viene ordinato per rimanere saldamente nell’Unione Europea asservita alla speculazione finanziaria internazionale. In questo contesto, si svolgerà tra breve l’ennesima tornata elettorale, le cosiddette elezioni europee. E così, siamo di nuovo in campagna elettorale! Per questo motivo, si dimenano in cerca delle consuete ICS da apporre su schede di cui non si conoscerà mai il reale conteggio (sempre filtrato dalle “istituzioni”). Ecco perché, affinché lo spettacolo continui, “emergono le crisi”! Emergono le “posizioni irrinunciabili”, che ovviamente sono tali solo fin quando si potrà rinunciare… ma rimanendo saldamente al comando! Infatti, sulle BOIATE come il SI’ o il NO alla costruzione della Torino-Lione, si divide il “governo del cambiamento permanente di rotta”. Ma, NON TEMETE! Pensate forse che eventualmente si tornerà a breve alle elezioni-farsa su scala nazionale? NO! La commedia tragica continuerà (e potrebbe continuare dissolvendo il fumo di questi giorni e mantenendo inalterato il “governo giallo-verde) certamente! Ma con i consueti rimpasti di governo o cambi di maggioranze! A voi la lettura:

E nella cosiddetta “economia”, l’agenda imposta dagli speculatori finanziari secondo voi cambierà? Leggete e rispondetevi da soli:

…non poteva mancare la “giravolta” della Gran Bretagna, che si prepara ad uscire dall’Euro… per rimanere nell’Euro… o, se preferite, a rimanere per uscire!  Notate bene il ripetersi di un lemma nelle varie “opzioni” ufficiali. Per chi non avesse ancora colto nel segno, si tratta della parola “rimanere”! L’articolo che se ne occupa, tra i tanti ( tutti IGNORATI dalla grande informazione mediatica…strano vero?) cita una frase del Primo Ministro britannico che vogliamo riportare per farvi sorridere (amaramente) un po’. Eccola: “Theresa May avverte che nel caso di un ‘no deal’ “potremmo non uscire dall’Ue per molti mesi, potremmo uscire senza le protezioni che il deal prevede e potremmo non uscire del tutto” sottolinendo come l’approvazione dell’intesa, invece, “darebbe una spinta all’economia britannica“. (qui) Veramente esilarante! Ovvero, se escono, vogliono che gli accordi di “Unione” permangano (…e quindi che “escono a fare”?). Se non “escono”, rimangono come prima (esilarante!). Se “escono” senza accordo, chiederanno che la BCE, una banca della quale sono in parte proprietari, li faciliti. Se “escono” con accordo, sarà come se fossero rimasti. Se, infine, non raggiungono un accordo, rimangono! Non è scompisciante? …la consueta tragica barzelletta con cui “santa demo-plutocrazia” fa da sempre i suoi porci comodi, prendendo bellamente per i fondelli interi popoli e nazioni, gridando immancabilmente di proclamarsi alfiere delle libertà e dei diritti inalienabili!

Chiudiamo la nostra rassegna stampa con la pantomima del “FRANCO DI OCCUPAZIONE” francese (CFA). Nel consueto clima di imminente campagna elettorale, la “leader” del partito di centro-destra Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, (di recente andata a “prendere ordini” dai padroni americani [qui], come fanno da 74 anni tutti i “bravi” rappresentanti delle forze politiche della democrazia Italy-ota), ha rivendicato di avere per prima accusato la Francia di utilizzare in 14 nazioni dell’Africa una moneta in tutto simile per scopi e finalità all’Euro, assoggettando di fatto tali stati, che così permangono nello status di colonie suddite dei francesi. Ovviamente, i governi “transalpini” gestiscono questo sistema di occupazione economico-monetaria “solamente” dal 26 dicembre del 1945… appena settantaquattro anni! …ma, sempre per puro caso, la politica europea del “sovranismo” se ne è ricordata solo di recente. Così in TV si sciorinano le accuse alla Francia affamatrice dei popoli! Sempre per puro caso, in concomitanza con questa campagna elettorale in corso, un soggetto prima sconosciuto, viene portato alla ribalta del pubblico della rete dai media “contestatori” (politicamente contigui a determinati partiti politici dell’arco costituzionale), tale Mohamed Konarè, un francofono del movimento Pan-Africanista, che recentissimamante ha pure organizzato una manifestazione pubblica a Roma per rivendicare la possibilità per l’Africa di costituire all’insegna del liberalismo e delle Costituzioni liberali, udite, udite, gli Stati Uniti d’Africa (vi ricorda qualcosa? …a noi si, QUESTO!). In tal modo si attaccano Francia e Germania, che condividono il bottino africano… ma c’é sempre il rovescio della medaglia! …guardate un po’, infatti, chi ci guadagnerebbe (qui) dalla contestazione di questo orrendo diktat monetario ed economico! Al di là della polemica specifica, in codesta querelle, come in quella della “Brexit”, si scorge NETTAMENTE il fine del “doppio standard” politico, esattamente come nel caso del “sovranismo” galoppino del potere costituito, così come lo è la “contestazione” al soldo del gendarme globale a stelle strisce e via discorrendo. La solita partita di “biscottini avvelenati” gettati in pasto agli allocchi del “popolo bove”, per dare ossigeno a questo putrescente sistema politico-economico delinquenziale che tutti ci sovrasta. Stesso discorso dicasi per la “mozione” presentata al Governo dalla solita Meloni, che chiede e ottiene in pompa magna il rigetto del Global Compact sull’immigrazione, appena sottoscritto invece proprio dal “governo del cambiamento permanente di rotta” (qui), ben sapendo però, ma dimenticando casualmente di dirci, che quella mozione ha un valore nient’altro che propagandistico. Essa, infatti, non è affatto vincolante per il Governo, che ha già fatto la scelta di obbedire alle imposizioni dei suoi veri padroni, gli speculatori plutocratici della finanza globale. Dunque, alla fine di questa rassegna, siamo tornati al principio vero della questione che sta a monte dell’attuale messinscena politica globale: il “sistema” non è affatto in crisi, IL SISTEMA E’ LA “CRISI”… RESA PERMANENTE!

IlCovo

1 Commento

AUT ROMA AUT NIHIL! …la Civiltà fascista unico vero baluardo contro gli oppressori del mondo!

 

I nostri lettori conoscono bene la posizione politica critica assunta da noi fascisti de “IlCovo” nei confronti della cosiddetta “linea politica sovranista”. Lo abbiamo fatto, come nostro costume, non in base a pregiudizi o chiusure inappellabili, ma in base a dati di fatto evidenti, anche a rischio di risultare impopolari. Ma per amor di verità, non abbiamo potuto far altro che riscontrare come la stagione dei cosiddetti “sovranismi”, non approdi ad altri risultati se non alla messa in pratica della “Logica di Matrix”, di cui abbiamo già abbondantemente discusso (qui). Osservando i fatti per quel che sono ed usando semplicemente la ragione, non si può che addivenire alla conclusione da noi sviscerata: ovvero, che la contestazione di un Ordine socio-politico-economico, che viene attuata a mezzo delle medesime categorie di pensiero su cui tale ordine imperante si basa, considerando irrinunciabili gli stessi fondamenti etici dell’Ordine summenzionato, a rigor di logica, non potrà mai , in nessun modo, arrivare a scardinarne le basi su cui poggia, tantomeno potrà produrre un nuovo Ordine differente ed antitetico per finalità e risultati rispetto al precedente! Insomma, il “giochetto” sovranista rivela una modalità di procedere assurda (meglio sarebbe dire farlocca!), tanto quanto sarebbe stolto voler abbattere un edificio vecchio e pericolante, volendo ricostruirne uno nuovo utilizzando però le precedenti fondamenta marcite, così come lo sarebbe il proclamare di voler smettere di fumare, denunciando i danni mortali del fumo e gli scandalosi profitti delle multinazionali del tabacco, proponendo come soluzione ultima l’acquisto di una marca di sigarette diversa! La “stagione sovranista“, infatti, si sta dimostrando esattamente una sceneggiata etero-diretta dalla plutocrazia mondialista (qui). Come abbiamo rilevato, vi sono vari livelli di responsabilità. Ovviamente tra i cosiddetti “contestatori” ci sono anche quelli in “buona fede”; coloro che, pensando di non intravedere innanzi a sé alcuna realtà politica che assomigli ad una alternativa reale, si contentano di utilizzare gli strumenti concessi dalle liberal-democrazie pluto-massoniche. Ovvero, quelli consueti che non possono approdare ad un verace e sostanzioso cambio politico di rotta. Queste persone vanno classificate come prigioniere della “gabbia” del sistema. Vorrebbero la libertà, ma le chiavi della gabbia in cui sentono di essere intrappolate (fornite non a caso dagli stessi carcerieri!) aprono solo un cancello alla volta che porta sempre in altre gabbie, di volta in volta più grandi e capienti. Poi, ad un livello più alto di responsabilità, che è quello nodale, vi sono i teorici, gli organizzatori, gli aggregatori di tali paraventi politici. Tali soggetti rappresentano i responsabili diretti, comprotagonisti della messinscena politica globale. Essi USANO i livelli intermedi o bassi, allo scopo di incanalare e spegnere la contestazione popolare, riproponendo quale “antidoto” ai mali percepiti dalla società civile, le stesse inutili ricette a base di diritti individualistici ed accumulo di beni materiali. Fondamentale risulta in questa commedia, affinché non cali definitivamente il sipario su questo osceno e triste spettacolo indecoroso riproposto ciclicamente da troppi decenni, evitare – come la PESTE – che il popolo degli spettatori resi passivi, approdi ad una possibile rivalutazione della Dottrina del Fascismo. Poiché, così come affermato dal teorico fascista, nonché Ministro di Grazia e Giustizia, Alfredo Rocco, in tempi decisamente non sospetti, esiste al riguardo un dato di fatto, capace di gettare luce in modo definitivo sulla tragicommedia delle parti inscenata dalla democrazia italy-ota a trazione anglo-americana da oltre 74 anni, evidente nel seguente scritto, dove viene espressamente affermato che:

 “…quella che si trova… risolutamente, in antitesi, non con questa o quella conseguenza della concezione liberale-democratica socialista della società e dello Stato, ma con la stessa concezione, è la dottrina fascista. Mentre il dissenso tra liberalismo e democrazia, fra liberalismo e socialismo, è dissenso di metodo, il dissenso fra liberalismo, democrazia e socialismo da una parte, e fascismo dall’altra, è dissenso di concezione. Anzi, il fascismo non fa questione di mezzi, e questo spiega come possa, nell’azione pratica, applicare volta a volta il metodo liberale, il democratico e il socialista, prestando il fianco alla critica di incoerenza degli avversari superficiali. Il fascismo fa questione di fini, e pertanto anche quando adopera gli stessi mezzi, proponendosi un fine profondamente diverso, agisce con spirito diverso e con diversi risultati. E nella concezione dell’essenza della società e dello Stato, dei suoi scopi, dei rapporti fra società e individui, il fascismo rigetta in blocco la dottrina derivata più o meno direttamente dal giusnaturalismo del XVI, XVII, XVIII secolo, che sta a base dell’ideologia liberale-democratica-socialista…Per il fascismo il problema preminente è quello del diritto dello Stato e del dovere dell’individuo e delle classi; i diritti dell’individuo non sono che riflesso dei diritti dello Stato, che il singolo fa valere come portatore di un interesse proprio e come organo di un interesse sociale con quello convergente. In questa preminenza del dovere sta il più alto valore etico del fascismo” (Cfr. La Formazione Fascista dello Stato, ristampa anastatica a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, qui )

La dote di sintesi manifestata da Rocco, estensore di questa esposizione della teoria fascista dello Stato, è senza pari. Chiarissimo risulta il concetto sull’antitesi rappresentata dalla concezione fascista rispetto a TUTTE le altre presenti nel pensiero politico contemporaneo, e tutto ciò a rigor di logica. Poiché chiunque dissenta SOLO NEL METODO, rispetto a forme politiche particolari, tutte facenti capo alla concezione giusnaturalistica e individualistica dei secoli che vanno dal XVI al XVIII, NON PONE IN ESSERE UN VERO CAMBIAMENTO, NE’ UNA CONCRETA CONTESTAZIONE del Sistema politico vigente. Anzi, più o meno esplicitamente, ne riafferma la validità, criticandone casomai solo l’attuazione presumibilmente non “verace” realizzata da alcuni soggetti politici concorrenti. Precisamente quanto si svolge sotto i nostri occhi, a cominciare dalla “contestazione” pilotata dai pentastellati del comico Grillo (e della Azienda Casaleggio e Associati), per poi proseguire con l’approdo ultimo del “sovranismo europeo”, capeggiato da vari personaggi (la Lega di Salvini, il Front National di Marine Le Pen, etc. etc.) cangianti nei colori politici, ma uniti nella prassi concreta che riconosce nelle democrazie liberal-parlamentari l’unica forma di governo politicamente accettabile. In questo filone, va collocato anche lo “sviluppo coerente” del movimento social-democratico “Casa Pound Italia”. Tale soggetto politico, sebbene numericamente marginale nei consensi, rappresenta fedelmente, ad un livello quasi paradigmatico, il percorso ideale obbligato e pilotato dal sistema pluto-massonico antifascista e riservato nei suoi piani ai presunti emuli del fascismo. Poiché, seguendo fedelmente la “via dell’inferno” già tracciata per i loro padri del fu Movimento Sociale Italiano e alimentando la storia delle “correnti politiche interne” (un esempio recente, qui), che all’indomani del congresso di Fiuggi si sarebbero frammentate (con le sfumature di “destra” e “sinistra” dei vari atomi dell’area di destra radicale), codesto gruppetto giunge così al traguardo (quello prestabilito dai burattinai atlantici fin dal 1945 per tutti i reduci fascisti!) della propria parabola intra-sistemica, proclamando, insieme a tante altre figure retoriche utilizzate nel corso degli anni, tutte ugualmente distanti anni luce dalla verace concezione fascista, la propria volontà di riconoscersi nella cornice politica fissata dall’attuale Costituzione italiana (che rende succube il popolo italiano degli occupanti statunitensi!), ritenuta positivamente quale valore politico imprescindibile, facendosi poi alfiere del pensiero economico Keynesiano (tali rilievi sono stati parzialmente esposti anche da studiosi storici e politologi antifascisti quali Renzo De Felice, Emilio Gentile o Giuseppe Parlato). Dimostrando così, in breve, che lo “specchietto per le allodole fesse” del cosiddetto “fascismo del terzo millennio”, tanto spesso rivendicato da costoro, sarebbe rappresentato proprio da codesta “evoluzione social-democratica” di cui essi si fanno latori (ne abbiamo parlato qui). Ovviamente, senza mai accantonare il tradizionale ruolo di puntello della vulgata antifascista, con gli schiamazzi e le risse ad orologeria, chiaramente non solo verbali, sfocianti nelle “manifestazioni”, negli scontri tra fazioni, addirittura tra membri della stessa “area” (rispolverando le storiche dispute delle correnti socialiste nazionali del MSI). Naturalmente senza lasciare in disparte il Socialismo Tribalista (fatto di sfumature razzistiche o esoteriche a tinte nazistoidi) frutto della volontà di mantenere un profilo il più possibile ambiguo, accettando così di incarnare e perpetuare il ruolo di eterni “ratti della politica” (un ruolo che al sistema antifascista fa comodo e che politicamente”paga”! [vedi qui]), già affidato da decenni a tutto il cosiddetto neofascismo da quella gigantesca cloaca che costituisce il sistema demo-plutocratico antifascista Italy-ota “made in USA”, che così facendo ha davvero realizzato quell’ostacolo insormontabile capace di impedire la riaffermazione del Fascismo a livello ideologico-politico in Italia, e dunque in Europa e nel mondo! (QUI)

Dunque, dicevamo del nuovo guru Keynes! …così l’economista inglese sul versante socio-economico, adesso incarna il ruolo di novello “duce del nuovo Millennio“, eletto come tale dagli autoproclamati “evolutori” sedicenti “fascisti del terzo millennio”! Tanto quanto sul versante politico l’altro ispiratore sarebbe il teorico russo Dugin, con la sua “IV teoria politica”, di cui abbiamo già scritto suo tempo (qui). Ovviamente, questa “svolta intra-sistemica”, risulta funzionale ai vari soggetti presenti nel panorama politico internazionale multiforme dell’autoproclamato fronte sovranista, dove le tinte politiche ed i metodi differiscono, ma TUTTI finiscono per concordare nel ritenere intangibile il modello liberal-parlamentare contiguo al liberismo economico. Nulla di diverso, rispetto a ciò che anche Benito Mussolini, come abbiamo avuto modo di leggere per bocca del suo collaboratore Rocco, aveva già “evidenziato”, non mancando però, a sua volta, di rilevare ulteriormente nei “Taccuini mussoliniani” dettati ad Yvon de Begnac che “…prima ancora che la cultura economica di Keynes indicasse nell’ingresso dello Stato entro il devastato campo dell’imprenditoria privata la via d’uscita alla crisi del 1929, abbiamo fatto quel che egli, poi, consigliò agli inglesi e agli americani”! Si tratta della “perenne riproposizione” alle masse del Socialismo da un lato e del Liberalismo dall’altro, ovvero degli eterni cani riottosi che si mordono la coda, entrambi però saldamente al guinzaglio della plutocrazia mondialista. Dugin, sulla scorta dei padri del nazional-socialismo (tale movimento politico ha avuto percorsi diversi da quelli erroneamente associati ad Adolf Hitler, che non ne fu il fondatore! In merito andrebbe letto il saggio di George L. Mosse, Il razzismo in Europa – dalle origini all’Olocausto) ha sintetizzato la sua visione tribale di Socialismo “Comunitarista”, radicata nella storia politica del movimento filosofico ottocentesco che rivendica in pieno. Keynes è il “figlio europeo dell’opzione pseudo-corporativa”, cioè svuotata del suo essenziale contenuto etico-morale spirituale: la Dottrina del Fascismo! Egli fu (come chi oggi lo rievoca dimentica di osservare!) un precursore della “federazione paneuropea”, con differenze significative rispetto a quella attuale, ma con fini identici. Infatti, preconizzò l’avvento di una “moneta unica condivisa”, ma volle ipotizzare la permanenza della produzione di deficit da parte degli Stati, per rendere il meccanismo economico “dinamico” e auto-rigenerante, restando però saldamente ancorato alla cosiddetta economia di mercato. Lo Stato, nella visione keynesiana, ha un ruolo fondamentale nell’assorbire le crisi cicliche, incarnando il ruolo meccanico di “stampella”, intervenendo cioè con iniezioni di danaro e ovviamente con la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa (qui). A fronte di queste idee, possiamo certamente trarre alcune conclusioni. L’opzione “nazional-socialista”, a cominciare dai suoi teorici principali, parte dal presupposto preciso che il “liberalismo” viene considerato come una “fase rivoluzionaria necessaria”. Del resto questo presupposto è presente anche nella filosofia marxista. Ciò che differisce è lo sviluppo successivo per il Nazional-Socialismo da un lato e per il Socialismo “reale” dall’altro. Mentre il Nazional-Socialismo riconosce la validità dei fondamenti economici del Liberalismo, volendolo solo “correggere e sviluppare nel senso di una visione tribale comunitaria” della società, il Socialismo “reale” reputa tale scelta colpevolmente non risolutiva, ma compromissoria. Dunque, esso vuole addivenire alla Società Comunista, ovvero la società in cui i beni e la produzione sono in mano ai burocrati, presunti rappresentati dell’unica Classe sociale degna di esistere, ossia il cosiddetto “proletariato”; la cui “dittatura”, fondata sulla guerra di classe, rappresenterebbe il “metodo giusto” per ottenere il godimento del profitto derivante dalla produzione, distribuita secondo le norme del Burocrate Comunista. In tal senso il Socialismo “reale” costituisce la perfetta evoluzione figlia della rivoluzione liberale. Ecco quali sono le teorie “innovative” che in definitiva vengono riprese e sviluppate nell’odierno contesto politico globale. Quella Nazional-Socialista, da parte dei finti “contestatori”; quella “liberale”, da parte dei “governanti”… mentre l’opzione comunista è finita condannata dalla Storia nella discarica politica delle utopie irreali. Ma, sebbene si parta da due presupposti concreti che a livello politico e solo relativamente alla parte critica da essi sviluppata, risultano parzialmente condivisibili (la disuguaglianza sociale e lo sfruttamento dei potenti sui deboli, ha ovviamente una sua base nella realtà, tanto quanto risulta ineccepibile il rifiuto dell’annullamento della personalità individuale e della soppressione del godimento dei frutti derivanti dalle proprie fatiche), il vero problema che mostra la miopia fallace di tali concezioni è quello relativo al FINE del vivere civile. Poiché esse, in ultima istanza, incentrano il loro messaggio politico sull’individuo considerato in modo astratto che, a sua volta, si prefigge, di fatto, esclusivamente lo scopo ultimo del “godimento dei beni materiali”, con metodi diversi ma complementari. Per questo motivo, entrambe FALLISCONO SEMPRE!. Così, anche la visione nazional-socialista, come quella liberale, diventa garanzia primaria dell’economia “di mercato”, affinché questa possa godere di una valvola politica di “sfogo” ciclica e possa lasciare inalterate le possibilità di speculare della plutocrazia e dei suoi burocrati-tecnocrati, che si manifestano in frangenti diversi, nascondendosi e rimanendo presenti nell’ombra quando serve.

Invece, secondo quanto già rilevato in un nostro precedente articolo, il sistema corporativo fascista… “nega la natura­lità delle leggi economiche e non riconosce il principio del meccanismo degli equilibri. Con maggiore senso della concretezza storica dell’economia e in base al con­cetto finalistico e spirituale dell’ordine economico, esso condanna l’organizzazione internazionale liberale dell’economia e propugna l’intervento dello Stato nella disciplina della bilancia com­merciale. Il socialismo trasferisce il presupposto internazionalista del liberismo dal campo economico al campo politico e assegna all’internazionale operaia lo scopo di distruggere la società capitalista. L’ordine corporativo nega in pieno anche l’internazionale socialista. A differenza del commercio interno, che trova nel­l’ordine corporativo l’autodisciplina delle categorie sen­za che lo Stato sia esso stesso soggetto economico, nel commercio internazionale, secondo l’ordine corporativo, il solo soggetto economico è lo Stato, perchè soltanto lo Stato, nei rapporti con l’estero, può garantire la piena rispon­denza tra l’ordine interno della produzione e il com­mercio internazionale. L’ordine corporativo annulla, pertanto, (una volta rifiutato il prin­cipio dell’equilibrio meccanico della bilancia com­merciale) il libero scambio con l’estero, che è uno dei postulati del sistema liberale”.

Di più, il corporativismo fascista… “afferma che l’ordine e­conomico è sempre ordine politico. Dunque, non si tratta di modificare il sistema, ma di sostituirlo radicalmente. Lo Stato, con il costituirsi unico soggetto economico nei rapporti economici internazionali, non ha di mira la protezione di una determinata industria, ma la difesa del sistema totale dell’economia nazionale, in modo da sta­bilire una bilancia internazionale tale che la Nazione non sia debitrice degli altri Paesi, cioè che essa non si avvii verso un progressivo impoverimento. Infatti, se la bilan­cia commerciale di uno Stato è sfavorevole, lo Stato è co­stretto, per coprire l’eccedenza delle importazioni, a mandare all’estero metalli o divise, cioè a diminuire la ricchezza nazionale, togliendo la base aurea alla moneta cartacea. La diminuzione della riserva aurea fa perdere alla moneta la base del suo valore e la espone alla speculazione e all’egemonia dei Paesi finanziariamente più forti. Tale debolezza economica e finanziaria si ri­solve in debolezza politica e porta non alla collaborazio­ne tra le varie Nazioni, ma all’egemonia di una Nazione sulle altre. Ecco ciò che il liberismo non considerava, immaginandosi un mondo, che, governato dagli egoismi contrastanti dei vari Paesi, ad un certo momento, per un taumaturgico meccanismo, si trovava tutto equilibrato e pacificato. È precisamente questo meccanismo, nei rapporti in­ternazionali, o nel commercio interno, che nega l’or­dine corporativo, e con un più vivo senso della realtà, sa benissimo che esso, proprio in base al principio del­la selezione naturale, si risolve nel predominio economi­co e politico degli Stati forti sugli Stati economicamente meno dotati. Da qui la necessità, posta dall’ordine cor­porativo, che lo Stato disciplini gli scambi con l’esterno mediante il controllo delle dogane e con l’incoraggiamento della produzione nazionale”… dunque, ECCO PERCHE’ TEMONO IL FASCISMO!

Certamente ribadiamo, come emerge dalla presente trattazione e dall’intera attività culturale svolta dalla nostra associazione e come già era stato patrimonio della concezione spirituale dello Stato a Roma, in epoca classica e cristiana, che anche nella concezione politica del Fascismo il corporativismo… “è un caposaldo dello Stato fascista, che qui si lascia di nuovo dietro le spalle il socialismo e il liberalismo insieme. Ma se, da questo si vuol dedurre che l’originalità e importanza dello Stato fascista sia tutta in questo punto, nell’aver immessa una “coscienza statale” nel giuoco degli interessi materiali che governano l’economia di un Paese, c’è l’evidente pericolo di fare del Fascismo un’antitesi, sì, del comunismo e bolscevismo, ma sullo stesso piano. Insomma: economia, etica, politica sono, bensì, legate indissolubilmente nello Stato fascista, ma non per questo l’una è la stessa cosa dell’altra”… (Armando Carlini, FILOSOFIA E RELIGIONE NEL PENSIERO DI MUSSOLINI, 1934, INFC, qui)”. Anzi, come espresse chiaramente lo stesso MUSSOLINI… “per fare il corporativismo pieno, completo, integrale, rivoluzionario, occorrono tre condizioni. « Un partito unico, per cui accanto alla disciplina economica entri in azione anche la disciplina politica, e ci sia al di sopra dei contrastanti interessi un vincolo che tutti unisce, in fede comune. « Non basta. Occorre, dopo il partito unico, lo Stato totalitario, cioè lo Stato che assorba in sé, per trasformarla e potenziarla, tutta l’energia, tutti gli interessi, tutta la speranza di un popolo. « Non basta ancora. Terza ed ultima e più importante condizione: occorre vivere un periodo di altissima tensione ideale”. (Per lo Stato corporativo, novembre 1933.) Dunque, rimarcava il teorico politico e giurista Carlo Costamagna, in riferimento allo Stato Nuovo fascista… “In questo tipo di stato, come già si è accennato, il corporativismo non è affatto il criterio esclusivo adottato per la ricostruzione generale del sistema del governo, ma soltanto l’apparecchio per il quale, utilizzandosi la competenza di formazioni speciali, corrispondenti alle diverse categorie professionali, si attua una politica economica e una politica sociale, in termini ignoti al pensiero individualistico che tali scopi aveva abbandonato all’ autonomia degli individui. Il «corporativismo fascista» si oppone e si contrappone, di conseguenza, a tutte le dottrine corporative, esaminate precedentemente, a cagione del valore totalitario e integrale e quintessenzialmente politico che esso professa dello stato”… (C. Costamagna, DOTTRINA DEL FASCISMO”, 2 ediz. 1940, Parte seconda – la definizione dello Stato)

Ma ritornando all’attuale situazione desolante, forse – e ciò vale solo per chi non vuol guardare in modo oggettivo la situazione politica attuale – sembrerà una esagerazione l’affermare che lo scenario politico in cui viviamo, soprattutto durante le crisi cicliche, sia frutto di una scientifica ed accurata preparazione etero-diretta da una esigua minoranza di speculatori affaristi protetti militarmente dal gendarme statunitense. Eppure, ormai è sempre più chiaro che il potere dell’elite globalista pluto-massonica, ha predisposto tutto. Non c’é alcun complotto, bensì, come ormai riconoscono anche molti osservatori ideologicamente lontani anni luce dal fascismo, un’analisi spassionata e realistica di fatti e circostanze inoppugnabili.

In un contesto del genere in cui, da parte dei governi europei cosiddetti “democratici”, si arriva appositamente ad intimidire il popolo con tutti i mezzi a disposizione, “minacciando 200 per ottenere 60” (quel che è il reale obiettivo!), il cittadino medio vessato dall’apparato politico dominante, ormai disgustato dai partiti tradizionali arrivati ad un livello di corruzione e servilismo verso le oligarchie finanziarie scandalosamente palese e inaccettabile, illuso dai finti sovranisti, guarderà ad essi come alla panacea di tutti i mali della società! E così i sacrifici imposti al popolo col “60” ottenuto da questi “salvatori” della baracca, a fronte del 200 ufficialmente richiesto dalla precedente nomenclatura politica, sembreranno al popolo stesso un traguardo ed una conquista! In tal modo, senza che le masse nazionali e popolari si siano rese conto del vero e proprio gioco delle parti consumato sulla loro pelle dai personaggi presenti in un simile contesto politico incancrenito, tutti asserviti alla stessa ignobile oligarchia finanziaria, i fondamenti e le possibilità per la tecnocrazia al soldo della lobby pluto-massonica saranno pienamente garantiti e in questo contesto essi potranno proseguire nella gestione del mondo, basata sulla prepotenza e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Questa è la tecnica politica di già utilizzata negli scenari che popolano la cronaca odierna. Alcuni esempi:

  1. La “protesta dei “Gilet Gialli” in Francia. Come ogni “protesta democratica” che si rispetti, sfocia in caos e violenza diffusa. Questo attraverso l’opera diretta dei governanti, che infiltrano continuamente le aggregazioni sociali per delegittimare la loro protesta e fanno leva sull’incapacità cronica delle masse politicamente diseducate all’unione, di respingere spontaneamente la disgregazione. In questo modo viene garantito il fallimento degli stessi presupposti della protesta. Con l’aiuto dei media schiavi del potere costituito, si può così far fallire la protesta e spegnerla gradualmente, tra la violenza urbana e lo sfaldamento sociale interno.
  2. La fase finale della guerra in Siria. Esempio perfetto e tragico di “concomitante creazione del problema e della soluzione”, da parte degli stessi “padroni del discorso”. In Siria sono stati creati dall’esterno i dissidenti fasulli delle cosiddette “primavere arabe” al fine di contestare il governo legittimo; sono stati armati e addestrati dallo stesso “Occidente libero e democratico” che piange ipocritamente le “utili” vittime dei suoi stessi servi. Il tutto è necessario per ottenere “l’ormai famoso 60” di cui scriviamo. Per questo la Siria ormai è stata destabilizzata, anche se non definitivamente sconfitta. Questo è lo scenario idoneo a far proseguire le azioni criminali alle potenze locali e internazionali per ottenere i propri interessi. Stesso discorso per le “altalene” nelle dichiarazioni dell’attuale presidente americano che risultano utili allo stesso scopo.
  3. Maduro e l’ingerenza cronica negli affari interni alle zone di influenza. Il caos venezuelano, con la vicenda della guerra civile scatenata dall’ascesa di Maduro, ovviamente anche questa etero-diretta dai “buoni e democratici” statunitensi,  è emblematico della realtà di ciò che abbiamo fin qui descritto. Anche in questo caso, poggiandosi sulla cronica incapacità delle idee nazional-socialiste in salsa latino-americana, di sviluppare una concezione unitaria e identitaria forte, si è potuto generare il caos politico, humus fondamentale per inserirsi direttamente nella direzione della situazione da parte della plutocrazia targata USA. Esempio non dissimile da quanto è già accaduto con Cuba, quando in un primo tempo Castro pareva attratto dal Fascismo di Josè Antonio Primo de Rivera e tutto il mondo ispanico poteva espandere una concezione realmente alternativa; la “salvezza” però (per chi tiene i fili)  arrivò con la logica dei “due blocchi” e con la dipendenza “forzata” per le esperienze latino-americane di dover optare per il Socialismo marxista incarnato dall’Unione Sovietica. Un’ottima soluzione per la plutocrazia, che “creando un nemico” intrinsecamente debole a livello etico e morale, può garantirsi la possibilità di distruggerlo a tempo debito, e nel caso cubano, mancando il petrolio, si è preferito soffocare lentamente il morituro.
  4. Chiudiamo con i “sovranisti nostrani”. Da più parti, infatti, si sta cominciando a constatare con amarezza (un esempio qui e qui) ciò che anche in questo scritto “IlCovo” denuncia già da anni. Adesso in molti restano sbigottiti nell’osservare come il “governicchio” del cosiddetto cambiamento si rimangi puntualmente TUTTE le promesse in materia di “sovranismo anti-Ue”. Ma il problema, lo ribadiamo, è che in tutti questi casi, codesti soggetti rimangono saldamente ancorati al costituzionalismo demo-liberale e dunque le stesse lagne sparse ai quattro venti da costoro hanno un valore nient’altro che retorico… soltanto fumo! Così il cerchio si chiude ritornando al contenuto di ciò che abbiamo fin qui osservato.

In conclusione va riaffermata con serena certezza la validità del motto…O ROMA O IL NULLA!  Parafrasando quel che disse Mussolini nel 1932 al popolo di Milano, oggi più che mai « L’antitesi in cui si divincola la civiltà contemporanea non si supera che in un modo: con la dottrina e con la saggezza di Roma! ». Poiché per noi fascisti de “IlCovo” risulta del tutto evidente che alle operazioni economiche e politico-sociali, attuate a livello globale quotidianamente dalla minoranza criminale pluto-massonica contro gli interessi di interi popoli e nazioni, può opporsi validamente soltanto l’affermazione dell’unica vera teoria politica capace di contrapporsi al disastro mondiale imperante, la sola in grado di poter agire concretamente a beneficio di tutte le genti: l’alternativa costituita dalla Civiltà Fascista… MEDITATE! E’ ORA DI PRENDERE COSCIENZA DEL PROBLEMA E REAGIRE DA VERI CIVIS ROMANI!

IlCovo