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SOLO E SEMPRE TUTTA COLPA DEL FASCISMO? …propaganda pluto-massonica e società post-umana costruite sulle menzogne!

Sempre colpa del fascismo? - Biblioteca del Covo

“…se la democrazia può essere diversamente intesa, cioè se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il Fascismo poté da chi scrive essere definito una “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria”…Il concetto di autorità fascista non ha niente a che vedere con lo stato di polizia(La Dottrina del Fascismo)

Carissimi lettori, in occasione dell’infausto 78° anniversario dell’8 settembre appena trascorso, vogliamo portare alla vostra attenzione l’ennesimo tradimento che ancora una volta viene consumato a danno dell’intero popolo italiano, ugualmente e sempre perpetrato dalla pluto-massoneria antifascista che da decenni regge le sorti della nostra gente e del mondo intero. Ma andiamo per ordine nel nostro ragionamento e partiamo dal principio delle nostre constatazioni. Dal punto di vista politico, ciò che caratterizza necessariamente e qualifica la bontà o la malvagità di un determinato sistema le cui azioni si riverberano sull’esistenza delle comunità umane (cioè l’oggetto della Politica in senso lato) è il fondamento ideale e morale su cui esso poggia. Se un tale fondamento  è rappresentato dalla Verità, dalla trasparenza e dalla sincerità, gli atti che ne scaturiscono godono per lo meno del beneficio della “buona fede”, che rende meno severo il giudizio sulla riuscita effettiva o mancata degli intenti da esso perseguiti. Invece, quel che distingue da sempre in modo peculiare i sistemi razionalisti e materialisti è la menzogna. La loro storia criminale, oggi incarnata primariamente dalle cosiddette liberal-democrazie pluto-massoniche, ormai arrivate all’epilogo, è costellata di falsità inenarrabili, ipocrisia clamorosa, negazioni aprioristiche che esse però attribuiscono sempre e comunque ai loro “nemici”; colpe che scaturiscono, invece, proprio dalle azioni scellerate ideologicamente conformi alla logica che presiede il sistema politico dei cosiddetti liberali e “democratici”, che restano comunque “buoni” a prescindere e per sempre, poiché sono essi stessi che stabiliscono in modo apodittico in base a quali criteri attribuire codesta qualifica, alla stregua di un precetto religioso indiscutibile, così come, per converso, pontificano inappellabilmente su ciò che deve rappresentare il male. Tutto ciò in virtù della forza con la quale hanno saputo imporre militarmente la loro volontà ed il loro sistema politico-ideologico con ogni mezzo al resto del pianeta, mediante un processo di occupazione totale che essi qualificano ed impongono di qualificare come “liberazione” alle popolazioni che hanno assoggettato!

LibbberazzioneEbbene, in questo periodo tremendo per il mondo, in cui siamo stati precipitati in una realtà che non è più storicamente riferibile a nessun tipo di società, di sistema politico o economico ancorato saldamente ad una nozione certa di Diritto, ma semplicemente ad una forma aberrante ed arbitraria di autocrazia oligarchica e pseudo-paternalistica, dove nessun atto politico-sociale viene più nemmeno formalmente esaminato o discusso pubblicamente, tantomeno sottoposto alla cosiddetta “volontà popolare”, ma semplicemente “fatto” perché “i buoni”, così hanno stabilito, non poteva mancare il fondamento antifascista, anti-cristiano ed anti-umano della propaganda ufficiale, diffusa in ogni dove dai media istituzionali, con il fattivo ed imprescindibile contributo essenziale dei cosiddetti “contestatori sovranisti” (senza escludere l’immancabile stampella intra-sistemica dei cosiddetti “neofascisti”). Tali gruppi, lo ribadiamo ancora una volta, si presentano come “svegli e attenti” rispetto alla realtà odierna, ma di fatto costituiscono da sempre ed esclusivamente le valvole di sfogo pensate dallo stesso Sistema Matrix pluto-massonico, per etero-dirigere anche i cittadini “riottosi”, dentro la “scatola collettiva dei topi da laboratorio” oggetto del loro pluridecennale esperimento di ingegneria sociale.

Ed ecco, dunque, scatenarsi simultaneamente al concreto dispiegarsi dello scenario tirannico sanitario cagionato dalla pseudo pandemia globale, la necessaria propaganda menzognera che lo accompagna, che per versi opposti viene rivolta SEMPRE E COMUNQUE alla prioritaria demonizzazione del Fascismo-Pensiero immaginario elaborato dall’antifascismo di Stato (ma indebitamente spacciato come quintessenza del fascismo!); dove “fascisti” sarebbero per gli uni i cosiddetti no-vax, per gli altri i rappresentanti del Governo. Questo confermando indirettamente, ancora una volta, come tale ricorrente strategia della caccia al “capro espiatorio fascista”, rappresenti il ritornello costante di tutta la penosa storia della repubblica delle banane italy-ota (qui) ridotta sin dalla nascita ad eterno fantoccio nelle mani dei poteri massonici e, conseguentenente, finanziari che hanno sede oltre Manica ed oltre atlantico (qui), manifestandone con ciò tanto la congenita inconsistenza etica ed il vuoto politico di fondo quanto il terrore rispetto alla possibilità che la vera Dottrina politica del Fascismo possa essere nuovamente diffusa tra le genti, motivo che la costringe a mistificarla e ad attaccarla continuamente in tutti i modi (qui), mostrando indirettamente e per converso come tale pensiero rappresenti l’unica vera e radicale soluzione politica ai mali delle Società odierne (qui) appestate dal cancro mondialista del sistema pluto-massonico dominante. Così, more solito, nel finto gioco delle parti che caratterizza da decenni la liberal-democrazia antifascista, assistiamo al confronto-scontro tra attori del medesimo sistema che, pur qualificandosi come soggetti tra loro diversi ed esprimendo posizioni politiche tra loro apparentemente inconciliabili, risultano però fattivamente essere INSIEME nel collaborare affinché NON SI RISOLVA NESSUNA DELLE QUESTIONI DIRIMENTI LA VITA NAZIONALE, (qui) restando tutti filosoficamente vincolati ai precetti dell’individualismo materialista post-illuminista di chiara ispirazione massonica, nonché, “casualmente”, sempre e comunque uniti nel diffondere la propaganda antifascista, anche nell’odierno scenario politico della cosiddetta “pandemia assassina”, dove vengono ripetuti ossessivamente in modo gratuito e generico i seguenti temi:

  1. L’attuale “emergenza sanitaria” viene messa in rapporto all’operato dello Stato Fascista, chi per negarne in assoluto l’umanità e dunque l’accostamento all’operato virtuoso e disinteressato delle istituzioni democratiche odierne, chi per accusare la realtà altrettanto “disumana” del “potere vigente”, che riproporrebbe una versione 2.0 del passato regime.
  2. L’odierna abolizione di fatto dello Stato fondato sulla Legge (diritto romano), viene ugualmente ed assurdamente paragonata all’operato dello Stato Fascista, chi per negarla in assoluto, sempre demonizzando il presunto “fascismo vero” esaltando per converso la repubblica antifascista, chi per avvalorarla accusando il “potere” governativo attuale che agisce arbitrariamente come avrebbe fatto, secondo loro, il Governo di Mussolini.
  3. In ultimo, ma giammai per importanza, le attuali persecuzioni vengono immancabilmente paragonate alle “leggi del 1938”, e allo “sterminio degli ebrei”, sempre nel gioco di negazione ed accusa fin qui esposto e portato avanti da soggetti politici finti opposti.

Ma vediamo in specifico:

– La Salute pubblica nel Fascismo

I cosiddetti “neofascisti”, immancabilmente, per la logica intrinseca che ci ha portato a questo scenario distopico, ovvero quella della “Guerra civile permanente“, sono stati “attivati” contestualmente a tale “pandemonio” (è proprio il caso di dirlo!). Tale modus operandi, sebbene in relazione a tali soggetti risulti totalmente risibile politicamente, consente però da decenni, nelle sue permanenti modalità che abbiamo di già sviscerato più volte (qui), di ottenere una pretestuosa parvenza di legittimità e dunque di favorire una spinta determinante alla monotona propaganda antifascista, palesemente impiegata quale arma di “distrazione di massa”. Rimandando i nostri lettori sui motori di ricerca, dove sono presenti fiumi di pagine sul tema, ve lo riassumiamo. I “neofascisti” fanno finta di accusare le “buone” istituzioni democratiche di essere al soldo di una tirannia (vero!). I “buoni”, a mezzo dei loro organi di disinformazione televisiva e giornalistica, rispondono – ovviamente associando in modo truffaldino i “neofascisti” al Fascismo – che in “realtà” sarebbe stato lo Stato Fascista ad aver in passato “perseguitato ed usato” i cittadini per i propri scopi di egemonia, mentre le buone e democratiche istituzioni antifasciste, agiscono solo e sempre per “il nostro bene” (qui)! A questo finto scontro dialettico dal sapore vagamente hegeliano tra la “tesi movimentista neofascista” e la “antitesi istituzionale antifascista”, si aggiunge la “sintesi movimentista antifascista” dei “contestatori sovranisti”, i quali se la prendono con gli uni e con gli altri, accusandoli per un verso (correttamente!) di essere entrambi parti di una stessa sceneggiata, ma qualificando, a loro volta, tale sceneggiata globale sempre e comunque come “fascismo”, incolpando i due “contendenti” chi di favorire, chi di provocare, la ormai manifesta tirannia globale, che starebbe riproponendo una forma sicuramente più “aggiornata” di “fascismo”. Istituzioni e contestatori, dunque, come sempre concordi nell’accusare il Fascismo, per la precisione, in questo caso, lo Stato Fascista… che attualmente non esiste, di essere la causa dei “mali” odierni, addebitandoli variamente a questo o quello dei due soggetti politici. In particolare, sono concordi con l’antifascismo di qualsiasi provenienza nell’accusare lo Stato Fascista di aver usato la cittadinanza come cavia per il raggiungimento dell’egemonia, anche durante le campagne di assistenza e tutela della Sanità Pubblica attuate negli Anni 30 del Novecento. Ad esempio, colmo dei colmi, nella battaglia contro la Malaria o la Tubercolosi (ne abbiamo già parlato qui). Evidentemente più la situazione moralmente precaria dell’antifascismo di Stato va peggiorando, più i “burattinai” del sistema di potere pluto-massonico, a mezzo delle loro “marionette”, maramaldescamente sentono il bisogno di attaccare il Fascismo con tutti i mezzi, utilizzando alla bisogna tutti i “tentacoli” politico-sociali di cui dispongono. Al riguardo, in questi ultimi anni sono stati diffusi degli articoli, riferiti ad un testo (qui), che rappresenta l’ennesima pubblicazione propagandistica dove si parte dal preconcetto del “rilancio propagandistico voluto dal fascismo”, in merito ai fatti trattati. Un discorso concluso in nemmeno una frase! Siamo sulla stessa lunghezza d’onda dei numerosi libri-spazzatura pubblicati soltanto per negare che durante gli anni del regime mussoliniano lo Stato Fascista abbia mai realizzato qualcosa per il “Bene Comune” del popolo italiano. Tale pubblicistica risibile, di solito addebita sempre, al contrario di quello che avviene per i “mali della Società” che sono tutti e singolarmente “colpa del Fascismo eterno e immaginario”, all’ “Italia Liberale prefascista” o a quella “democratica antifascista” ciò che di “Bene” invece venne realizzato…. dal regime di Mussolini! Aggiungendo ritualmente, di fronte ad iniziative innegabilmente ascrivibili in toto al Governo fascista, che tali provvedimenti “sarebbero stati comunque concretizzati, anche senza lo Stato Fascista”. Invece NOI fascisti de “IlCovo” proclamiamo che il compimento di tutti gli atti avviene sotto la responsabilità di chi li compie (tutti!), non di chi dice a parole di volerli compiere, oppure di chi si vorrebbe dare ad intendere “li compirebbe sicuramente”, perché presumibilmente auto-proclamatosi arbitrariamente come “buono”, o definito apoditticamente come tale in base ad assunti ideologici indiscutibili da parte di chi con la forza militare ha imposto il proprio volere all’opinione pubblica, come fa il sistema pluto-massonico antifascista da 76 anni! Anche perché, la forma di Società pensata dallo Stato Fascista mussoliniano NON E’ paragonabile in nessun modo ad altre attualmente esistenti o ad esso coeve! Dunque in questi tempi di pseudo-pandemia e di concreta follia sociale, indotti dal potere costituito antifascista, si tenta di disquisire e mettere sotto accusa da parte di pennivendoli al guinzaglio dello stesso sistema dominante, la campagna anti-malarica e quella contro la tubercolosi intraprese dal regime littorio. Si stigmatizza, cioè, la somministrazione, nel primo caso, di un preparato ai sali di mercurio (rivelatosi tossico) a un gruppo di contadini della Grande Bonifica; in un altro, della ERRATA somministrazione di un vaccino mal composto, a un gruppo di bambini per cui risultò fatale. Fate voi le debite proporzioni tra questi fatti e l’odierna situazione e lasciamo a voi il comprendere in che modo si sono suddivisi i “contendenti”, che però si riferiscono ai medesimi schemi ideologici antifascisti. Stabilite voi in che modo si possano paragonare e correlare episodi singoli, che hanno coinvolto poche centinaia persone all’interno di realtà ben delimitate e circoscritte, all’operato di un SISTEMA PROGETTATO E VOLUTO SU BASE PLANETARIA che opera in modo autocratico e tirannico al di fuori di ogni legge, come quello attuale. A voi giudicare come si possa minimamente paragonare la sperimentazione di un preparato che ERA GIA’ STATO PREVISTO QUALCHE ANNO PRIMA DALLE LEGGI DELLA “MAGNIFICA ITALIA LIBERALE” (in questo caso, ovviamente, non lo era… si trattava di Fascismo “venturo”! Se ne parla in questo studio: qui), su un gruppo ristretto di persone, anche se già ritenuto non adatto da più parti; con l’attuale sperimentazione globale su 7.000.000.000 di persone (!!!!) di sieri di dubbia composizione, a motivo di scopi altrettanto dubbi (qui)! E’ del tutto evidente che comunque, nel cosiddetto sistema liberal-democratico antifascista, anche a mezzo dei pretesti più inverosimili, lo Stato Fascista DEVE essere forzatamente descritto come un mostro che non ha nulla a che vedere col “Bene comune”. Ciò avviene palesemente in base ad una necessità di ordine politico, rivolta ad attaccare l’avversario ideologico vero (L’UNICO!) dell’ordine costituito vigente e non già per reagire all’attuale autocrazia messa in piedi proprio da quest’ultimo.

– Il Fascismo “impone il giuramento”

Ennesimo paragone assurdo, quello tra l’attuale infame “marchio verde” imposto forzosamente a tutto il popolo, che viene da taluni ridicolmente equiparato al “giuramento di fedeltà” richiesto a suo tempo agli accademici universitari dallo Stato Fascista, così come veniva richiesto ai membri degli organi del Partito Fascista. Partiamo già dalla inammissibilità illogica del parallelismo tra un giuramento limitato ad alcune categorie sociali e che aveva degli specifici contenuti politici proclamati apertamente e rivolti all’integrità ideologica di un determinato sistema politico, da non confondere affatto con l’imposizione indiscriminata di un marchio spacciato come inevitabile misura sanitaria volta a tutelare la salute pubblica e reso perciò pretestuosamente indispensabile per l’intera cittadinanza al fine di vivere socialmente insieme agli altri. Ma ciò che non regge affatto in tale parallelismo forzato, attiene l’eventuale “sanzione” a chi non condivide il marchio. Lo Stato Fascista non ha impedito di vivere, a coloro che non giuravano. Il Professor Giovanni Gentile, per la realizzazione di una delle più grandi Opere culturali dello Stato Fascista, l’Enciclopedia Italiana, chiamò a collaborare (CON APPROVAZIONE DELL’ AUTORITA’ POLITICA!) anche alcuni accademici antifascisti, perché comunque ritenuti culturalmente VALIDI e probi. Esattamente quello che insegnavano le pubblicazioni del Partito Fascista (qui e qui). Cioè, che in tempo Fascista, i FASCISTI dovevano portare rispetto a chi dissentiva tra i cittadini probi, dovendo lasciar vivere in pace chi era in questa condizione. Tale impostazione, è stata messa in pratica. Addirittura andando ben oltre il rispetto per chi dissentiva non partecipando alla vita dello Stato, ma estendendosi ad alcuni attivisti antifascisti, un esempio tra tanti, come a Ferruccio Parri. Egli fu un attivista antifascista e oppositore, ma dopo la punizione del confino (cioè il domicilio coatto in altro luogo rispetto alla propria residenza) per l’attività politica illegale intrapresa, divenne poi dirigente della Edison, a cui accedette nel 1931. Vogliamo fare un parallelismo con l’attuale “legge dei buoni democratici liberali antifascisti”? Che non permette nemmeno di ASSOCIARSI e di accedere alla vita politica se ci si identifica ufficialmente come Fascisti; né permette liberamente nemmeno di alzare il braccio in forma di “saluto romano”? (qui) Possiamo forse asserire che la prassi persecutoria attuale, figlia legittima dell’individualismo materialista liberale, che inevitabilmente sfocia nella “legge del più forte” perché più “potente” economicamente, sarebbe “migliore” e più “libera” di quella della “orrenda dittatura fascista”, la quale non ha mai nemmeno immaginato lontanamente di marchiare con falsi pretesti attinenti la pubblica sanità le persone consenzienti, né viceversa di sbattere a marcire in casa i dissenzienti non marchiati, privandoli del lavoro e persino della possibilità di passeggiare liberamente all’aria aperta e di frequentare pubblicamente altri cittadini?

– Il “marchio verde” e la “Legge del 1938”

Immancabilmente, infine, si arriva al “paragone dei paragoni”, quello fra la “Legge per la difesa della razza italiana” del 1938 e l’odierno “marchio verde” con le conseguenti persecuzioni distopiche attuali, che vengono continuamente accostate a quella legge, ovviamente sempre e comunque a sproposito, sempre e comunque senza leggere mai integralmente il contenuto di quel provvedimento né comprendere la “mens” del legislatore di allora, tantomeno il significato ufficiale dato al termine “Razza” dallo stesso Partito Fascista (perfettamente coerente, checché qualche benpensante antifascista abbia scritto, con ciò che già si affermava nell’Enciclopedia Italiana nel 1935, cioè prima della promulgazione della legge discriminatoria), che nell’ufficiale “Dizionario di Politica” del 1940, redatto a cura del P.N.F., così riportava testualmente: “ il concetto di razza può essere adoperato soltanto nel senso sistematico, cioè come concetto di classificazione antropologica – ad esempio: razza nordica, dinarica, occidentale, orientale, baltica, ecc. – e non già nel senso di razza vitale, col significato di un bene ereditario che si trasmette di generazione in generazione. Non si deve perciò parlare di una « razza tedesca » o di una « razza italiana », ma di un « popolo tedesco» e di un «popolo italiano ». Diciamo dunque che il problema della razza non è, e non può essere, stabilito su elementi di ordine puramente fisiologico o sociologico e che il problema capitale è quello del « popolo », che si realizza nello stato come «nazione»“… Elementi riscontrabili di già nella “famosa e sconosciutissima” “Dichiarazione del Gran Consiglio” del Fascismo dell’ottobre del 1938, che funse da motivazione politica diretta per la promulgazione della legge, ufficialmente argomentata alla luce del conflitto politico voluto dall’ebraismo internazionale contro il Fascismo e non viceversa, che ben chiariva le vere motivazioni di simili provvedimenti, come abbiamo espressamente rimarcato più volte (ad es: qui). Ebbene, la differenza nodale, rispetto all’attuale regime autocratico demo-liberale è esattamente questa: la valenza di quella legge, in generale, come del Giuramento, come degli altri provvedimenti di cui va cianciando a vanvera la propaganda antifascista, non era, sottolineiamo NON ERA, quella di colpire una categoria o più categorie al fine di CANCELLARLE FISICAMENTE impedendo loro di vivere, ma era quella, con metodi che possono essere discutibili, comunque di INTEGRARE politicamente in modo graduale, in tutto o in parte, a determinate condizioni, quelle stesse categorie nella compagine statale nazionale! Ma chi non rientrava nei criteri di legge, NON SMETTEVA DI ESISTERE COME UOMO, come nel caso attuale! Nel caso della Legge del 1938, ad esempio, tra le altre cose, per alunni e insegnanti che non obbedivano ai criteri di legge attinenti la “razza italiana”, erano istituite, ad hoc, dallo Stato, SCUOLE SPECIFICHE. Chi non ha il “marchio verde”, ha la possibilità di continuare a vivere, lavorare, ed intrattenere relazioni sociali? Evidentemente, siamo andati oltre ogni tipo di valutazione politico-ideologica avente a fondamento una particolare visione dell’Uomo e della Società. Non ci troviamo più di fronte ad uno Stato fondato sulla Legge, che si orienta ad integrare in un determinato Principio politico chi vi si riconosce piuttosto che ad escludere chi non vi si riconosce, bensì siamo al cospetto dell’arbitrio di una autocrazia eticamente indegna e politicamente illegittima, agli ordini della criminale finanza plutocratico-massonica apolide che (come ha rimarcato coraggiosamente negli ultimi anni monsignor Viganò restando con ciò fedele alla tradizione bimillenaria dell’autentico magistero cattolico-romano) (qui) dalle sedi del proprio potere economico della City di Londra e del Fondo Monetario Internazionale di Washinghton ha come obiettivo lo sterminio della maggioranza assoluta  della popolazione, in spregio alle leggi umane ed a quella di Dio!

Al riguardo, ci sia permessa un’ultima considerazione, che vogliamo rivolgere (escludendo stavolta i neofascisti, di cui abbiamo sufficientemente denunciato il ruolo di quinta colonna del sistema dominante, [qui] così come le istituzioni democratiche antifasciste, ufficialmente da sempre al servizio di un potere antinazionale che tiranneggia il popolo italiano [qui] e lo vuol cancellare) proprio a chi straparla di Fascismo accusandolo di rappresentare ogni nefandezza, esaltando al contrario la democrazia antifascista (elargitaci graziosamente a suon di bombe dagli autoproclamatisi “liberatori” e mantenuta in piedi a suon di attentati e della permanente guerra civile a mezzo della strategia della tensione [qui] ), volendola assurdamente ed illogicamente coniugare a concetti ad essa antitetici quali indipendenza, sovranità nazionale e popolare. Stiamo parlando direttamente proprio ai cosiddetti “contestatori sovranisti”. Negli ultimi 36 mesi circa, questi signori hanno “scoperto” (meglio tardi che mai!) che esiste uno specifico progetto politico-sociale denominato Nuovo Ordine Mondiale, portato avanti da istituzioni finanziarie sovranazionali, a capo delle quali troviamo sempre e solamente determinati nomi ricorrenti quali Rothschild, Rockefeller, Soros, Gates, Elkann, etc. etc. etc.; che a mezzo di fondi speculativi borsistici e del controllo di quote maggioritarie di istituti bancari, comandano i governi dei principali stati (la parola che utilizzava Mussolini al riguardo era PLUTOCRAZIA!), imponendo loro politiche sociali privatistiche e principalmente mutazioni culturali volte a diffondere la denatalità e sovvertire l’ordine naturale imposto da Dio all’universo e fondato sulla Famiglia ( Mussolini condivideva l’opinione che il regresso delle nascite equivale alla morte dei popoli [qui] e lanciò la campagna per la natalità!) annullando di fatto e di diritto qualsiasi realtà spirituale facente capo alla nostra Civiltà (qui), col pretesto di diffondere la “democrazia e la libertà”; degradando così, a mezzo del lavaggio del cervello mediatico e culturale, incentrato sulla diffusione dell’individualismo e del materialismo edonista, l’essere umano ad un morto vivente senz’anima, preda degli istinti più bassi e pronto ad obbedire incondizionatamente ai nuovi padroni del mondo! Ebbene, ai signori sovranisti, i quali ci raccontano che a loro tutto ciò non starebbe bene, ricordiamo che il 10 giugno del 1940 Benito Mussolini, il “terribile, sanguinario, mostruoso” Capo del Governo Fascista italiano nonché titolare del “male assoluto”, così annunciò a tutto il suo popolo ed al mondo intero, nella dichiarazione di guerra contro la Gran Bretagna e la Francia che di li ad un anno e mezzo avrebbe esteso anche all’Unione Sovietica ed agli Stati Uniti d’America:

“…Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano…

…Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee…”

Ebbene, cari sovranisti, se dopo tutte le tardive constatazioni alle quali mostrate di essere pervenuti, nelle quali denunciate le menzogne interessate e criminali del sistema dominante (lo stesso sistema costituzionale antifascista degli ultimi 76 anni! …aggiungiamo noi, se vi fosse sfuggito!) preferite continuare a sproloquiare sull’impossibile ed inesistente continuità tra Fascismo e tirannia sanitaria odierna, non volendo comprendere che le vostre istituzioni non hanno incominciato a mentire al nostro popolo nel 2020, ma lo fanno già sistematicamente fin dalla loro comparsa, cioé da 76 anni, e che dunque non esiste né è mai esistita alcuna Repubblica Italiana antifascista che sia libera e sovrana ed in cui la sovranità appartiene al popolo, allora NOI fascisti de “IlCovo” vi diciamo chiaramente ed a viso aperto che chi fa finta di non notare l’impressionante continuità ideale, politica, economica e religiosa tra i nemici dichiarati del regime fascista stigmatizzati da Mussolini a suo tempo e le attuali forze che tentano di attuare il nuovo ordine mondiale, o manifesta di essere un povero stolto che rasenta politicamente l’idiozia più assoluta, oppure è un complice occulto della plutocrazia massonica che dice di contrastare. Tertium non datur! Di fatto, la Plutocrazia massonica mondialista politicamente teme solo il Fascismo, da sempre (qui). Diversamente, se ne avete il coraggio, vi sfidiamo pubblicamente a dimostrare il contrario!

IlCovo

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MONSIGNOR VIGANO’ E LA BATTAGLIA PER LA CIVILTA’ E LA VERITA’!

Cari lettori, come abbiamo scritto di già (qui), nel tempo presente la figura di Monsignor Viganò si staglia come un faro di luce veritiera tra le tenebre in cui vogliono precipitarci i seguaci del nuovo ordine mondiale che, dopo decenni di manovre occulte e di pervicace infiltrazione nelle alte gerarchie vaticane, hanno creato una vera e propria contro chiesa, oscenamente assurta al rango di vera ed esclusiva ufficialità a capo della quale hanno messo formalmente il loro referente esecutivo, Bergoglio, i quali negano di fatto la tradizione apostolica ed il magistero bimillenario della vera Chiesa Cattolica Romana di cui indegnamente usurpano il nome. Al riguardo, siamo pienamente d’accordo con la denuncia di tale esecrabile manovra fatta dall’unico gerarca cattolico che ha avuto pubblicamente maggiore determinazione e coraggio nel condannare questa triste situazione senza tentennamenti a mezzo di numerosi messaggi per iscritto ed in video. Proprio in qualità di mistici fascisti, poiché riteniamo tale Crociata per la Civiltà e la Verità pienamente in linea con la nostra battaglia politica e morale (qui), consideriamo pertanto giusto diffonderne il video-contenuto anche sul blog della nostra associazione, quantunque noi fascisti de “IlCovo” siamo ben lungi dallo sposare la linea editoriale del canale VisioneTV che per primo l’ha diffusa. Buona visione! 

IlCovo

 

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COMPRENDERE MUSSOLINI!

MUSSOLINI DUCE - Bibioteca del Covo

“Siamo finalmente un popolo per opera di Mussolini”.

Ogni tanto la storia vede l’Uomo di eccezione quasi venuto apposta per risolvere il problema dello Stato come un fatto morale che tutto sovrasta e a tutti si estende. Tale Uomo pare investito della missione di portare ordine, giustizia e armonia dov’è l’oscuro e il caotico. L’Uno che vale per molti: Mussolini. Chi vive nei ristretti limiti della cronaca non comprende Mussolini. E chi non Lo comprende Lo combatte. Ma chi Lo vede dalle prospettive della Storia, chi Lo incontra sulle vie dell’eterno e dell’infinito, Lo scopre e Lo intende giganteggiare come costruttore d’un’epoca. Lo Stato autoritario è per Mussolini l’applicazione delle leggi dell’ordine cosmico nelle leggi dell’ordine umano. Autorità significa provvidenza non schiacciamento. Democrazia è l’ordine umano affidato al più pericoloso nemico, l’io che ignora Dio e giura sulla più grande delle illusioni, il potere illimitato dell’uomo. Mussolini è contro i partiti e le divisioni del popolo perchè ha vivo il senso dell’universalità e palpitante il senso dell’unità e perchè riconosce nella missione dell’uomo lo sforzo che lo metta nei migliori rapporti con Dio. La civiltà vera è l’accordo tra il proprio e il non proprio che infine è l’accordo tra l’uomo e Dio. La Rivoluzione di Mussolini è basata su questo accordo che non riconoscono e combattono gli uomini e gli Stati dell’esclusività egoistica. Può la ricchezza degli uomini e degli Stati privilegiati impedire il corso della storia di Mussolini? Non lo può, perchè la potenza dell’orgoglio umano ha dei limiti oltre i quali interviene sicuramente la potenza divina o dell’invisibile per contenerla od infrangerla. Mussolini è il solo della sua categoria. Egli è tutto suo, è tutto completo come Capo, tutto di originale fattura come Condottiero. Gli sono favorevoli i giudizi della mente e del cuore. Lo avversa chi vive solo dell’oggi, ma chi ripensa il passato e sa che l’avvenire ne è il continuo ritorno sotto forme nuove sente che Egli è l’uomo imposto dai fati della rinascita del mondo. Non si capisce bene Mussolini se non si coglie la Storia sulle direttive dell’Eterno. La vera grande Storia è rivelatrice di Dio. Il segreto della grande Storia è l’adempimento di un’alta giustizia. La missione di Mussolini appartiene a questo segreto. L’opera di Mussolini ci fa credere che al disopra di noi e della nostra materialità vive un mondo di ordine e di armonia divina di cui essa ci pare l’archetipo vivente. Certo che non ha origini terrene quel bene morale che Mussolini cerca di attuare con la Sua azione nella vita associata degli uomini e degli Stati. La comprensione storica di Mussolini è necessaria all’educazione degli italiani. Non basta amarlo. Bisogna anche comprenderlo al disopra delle opinioni comuni. Comprendere Mussolini significa conoscere i doveri del nuovo tempo. Significa soprattutto trascendere e dimenticare i piccoli interessi particolari e farsi un abito di eroismo morale per le contingenze della vita quotidiana. Mussolini rappresenta la vita eroica che evita in ogni istante di divenire vita comune, vita borghese, vita che spegne le sue facoltà creatrici. La politica di Mussolini è arte e religione insieme; dirige, educa, unisce; innalza il concetto dell’uomo; rende la vita degna di essere vissuta. La fede di Mussolini ha la vastità dell’oceano e la profondità del cielo. E’ una fede che sgomenta i mediocri uomini della società moderna. Mussolini è Uomo universale nel senso sublime della parola perchè e profondamente italiano. Il più grande amico e collaboratore di Mussolini, il tempo. Il Suo più grande nemico, la stoltezza, l’illusione. Egli è il primo Uomo di Stato che instaura in mezzo al popolo e tra i popoli la temibile sovrana potenza della Legge morale che cancella divisioni, antagonismi e ingiustizie. Questo basta a improntare di sè non un secolo solo, ma più secoli. Nel clima di Mussolini, Marx, Hegel, Kant, la Rivoluzione dell’89, Lenin sono come ritratti sbiaditi che si cedono volentieri per pochi centesimi al rigattiere. Nel clima di Mussolini si chiude per i popoli un periodo secolare d’incertezze, di sbandamenti, di risse inutili, di sogni vani, di soste prolungate; riprendendo essi la marcia, uniti e concordi, sotto le insegne di Cesare, sulla via che porta a Dio il durissimo e infaticabile sforzo dell’uomo. In questa marcia l’uomo ritrova la sua ragion d’essere, il suo vero se stesso; è insomma la creatura che ricerca il suo creatore nella sua ferrea volontà. Ecco qui il segreto della romanità universale. A chi il secolo ventesimo? A Mussolini. A chi i secoli successivi? Al Fondatore dell’era fascista. Il Fascismo, dato ciò che di grande innalzerà sulle rovine dell’epoca democratica, ha bisogno di più secoli per descrivere, intera, la sua parabola. La grandezza di Mussolini è nel credere e nell’operare in un’epoca di miscredenti e di abulici e nel risvegliare le anime dove sembravano immerse in un letargo di morte. La Rivoluzione di Mussolini segna il sopravvento dello Spirito sui disordini della materialità; è lo Spirito che lotta per l’ordine e l’armonia. E’ la prima Rivoluzione idealistica del mondo; la prima Rivoluzione che si pone nella vita sociale e internazionale contro l’egoismo dell’uomo.

(Estratto da: Asvero Gravelli, “Uno e Molti”, Roma, 1938)

Mis. Fas. 1

 

Testi di Mistica Fascista – “Biblioteca del Covo”, scarica digitando QUI!

 

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IL PRIMATO DELLA VITA CONTRO LA MORTE DEI POPOLI! …il Duce vide con un secolo di anticipo il male e la soluzione alle problematiche odierne!

Il Primato della Vita - Biblioteca del Covo.

“Una Nazione esiste in quanto è un popolo. Un popolo ascende in quanto sia numeroso, laborioso e ordinato. La potenza è la risultante di questo fondamentale trinomio. Bisogna cominciare dall’inizio di ogni vita. A ciò provvede una creazione tipica del Regime: l’Opera nazionale per la Maternità e l’Infanzia…”

Mussolini, discorso all’Assemblea quinquennale del Regime, 10 marzo 1929.

“Desidero rivolgere un elogio alla gente di Puglia perché è feconda e crede coi fatti nell’unico primato che veramente conta nella vicenda e nella lotta dei popoli: il primato dei figli, il primato della vita.”

Mussolini, discorso di Lecce, 7 settembre 1934.

“La salute di un corpo vivo si estrinseca con la fecondità. La prolificità è una forza politica. Questo principio vale tanto per una famiglia di contadini, quanto per un grande popolo. La grande portata di questo fatto è stata compresa in Europa, finora, solamente da Mussolini, il quale lo ha proclamato, a favore del suo paese, che non possiede nè carbone nè capitali e che, a causa della sua situazione geografica, non può figurare quale grande Potenza effettiva, fino a tanto che altre grandi Potenze dominano i mari. La prolificità del popolo italiano è la sua unica arma; quest’arma però è tanto forte che coll’andar del tempo non permetterà agli altri di difendersi contro di essa.”

Oswald Spengler, 1928, dalla prefazione a “Regresso delle nascite morte dei popoli”.

 

Cari lettori, alcune brevi riflessioni maturate dopo oltre un’anno e mezzo di regime tirannico sanitario ci “costringono” a considerare nuovamente la validità del celebre aforisma coniato a suo tempo, tra il serio ed il faceto, da un famoso giornalista ed editore del passato, Leo Longanesi, il quale ebbe a scrivere l’indimenticabile motto “MUSSOLINI HA SEMPRE RAGIONE”! Ebbene, col senno di poi, non possiamo proclamare che il Duce ebbe sempre ragione in tutti i casi, altrimenti, se così fosse stato, la Storia sarebbe andata in un’altro modo; ma di sicuro possiamo affermare che sulla maggior parte delle questioni politiche mostrò una notevole lungimiranza ed una spiccata comprensione della realtà, tali da guardare al futuro con un secolo di anticipo sul suo tempo, una dote storicamente assai rara tra chi in Italia ha svolto funzioni di governo negli ultimi 15 secoli. Difatti, osservando con attenzione l’evoluzione della nostra società dal 1945 e tralasciando dal punto di vista storico solo per un momento le preponderanti ingerenze politiche estere dirette a controllarla, di cui noi fascisti de “IlCovo” abbiamo scritto e denunciato più volte la sostanza (qui e qui) non dovrebbe però sfuggirci, poiché non fu per niente casuale, che la crescita economica italiana del secondo dopoguerra, pilotata dagli occupanti “a stelle e strisce” per nulla disinteressati, a mezzo di appositi strumenti economici del caso, è servita ad introdurre artatamente ed in modo graduale nell’Italia già modernizzata dal Fascismo (ma da esso volutamente educata moralmente alla frugalità, oltreché al combattimento, all’insegna del trinomio virtuoso “Dio, Patria e Famiglia”, secondo una visione del mondo capace di coniugare progresso sociale e Civiltà dello Spirito e derivante dalla sua bimillenaria tradizione contadina, cattolica e romana), quello che è a tutti gli effetti il modello consumistico materialista ed edonista, per gli italiani di allora totalmente nuovo ed affatto inedito, caratterizzante la società anglo-sassone d’oltre atlantico. Ebbene, a mezzo del cosiddetto “benessere”, nel corso dei decenni siamo stati abituati sempre più a coltivare smisuratamente il nostro ego, anche a mezzo di graduali riforme del costume legalizzate progressivamente come il divorzio, l’aborto, la parità di genere e la scoperta di nuovi generi, tutti fattori che hanno minato alle fondamenta l’unità, la saldezza e l’importanza centrale del concetto stesso di Famiglia. Venendo cullati sempre più dalla possibilità di godere di beni materiali e di uno stile di vita rivolto ad uno smisurato consumo insensato ed immotivato di risorse che, mano a mano, la propaganda asfissiante dei media del potere costituito ci hanno fatto ritenere indispensabili, ragioni stesse di una esistenza ormai tutta improntata al godimento dei sensi. Così mentre la nostra vita ha perso sempre più i propri punti di riferimento spirituali ancorati alla nostra millenaria Civiltà, ci siamo sentiti sempre più spesso ripetere all’orecchio, dapprima in modo sussurrato e poi gridato in maniera sempre più ossessiva e pervasiva, determinati concetti che hanno acquisito una valenza quasi ineluttabile e che negli ultimi anni ormai sono divenuti delle costanti nella propaganda mediatica che subiamo passivamente; come il fatto che la diminuzione delle nascite non sia dopotutto solo un male, o che le risorse del pianeta – a prescindere dal “trionfante” modello economico-politico liberal-capitalista, che mai viene messo seriamente in discussione da alcuno e in nessun caso (tranne che da pochi “estremisti fanatici”!) – comunque non basterebbero per tutti e che, ad analizzare la realtà dei flussi migratori odierni, essi di fatto, riempiono positivamente un vuoto che non può essere colmato altrimenti… insomma, secondo loro, ad osservare i fatti in modo più “smaliziato”, il sistema ed i suoi pennivendoli ci raccontano che il “bicchiere” non è affatto “mezzo vuoto”, anzi, basta soltanto saper trovare il bene dove “loro” lo vedono! E così, leggendo sui media “col bollino dei professionisti dell’informazione” è facile imbattersi in affermazioni di tale tenore…

“…Secondo alcune recenti rilevazioni dell’istituto di ricerca IPSOS, in meno di un secolo la popolazione mondiale perderà l’equivalente di tre Paesi delle dimensioni degli Stati Uniti. Questo accadrà sostanzialmente per tre fattori chiave: l’urbanizzazione, l’invecchiamento e il tasso di natalità, sul quale nell’ultimo anno il Covid-19 ha avuto un impatto consistente… Per quanto riguarda il nostro Paese, da oltre un decennio siamo un’Italia sempre più anziana e meno popolata, afflitta da carenze strutturali e legislative a livello fiscale, economico e sociale che ricadono sul crollo delle nascite. Secondo l’Istat abbiamo registrato un ennesimo calo anche nel 2020. Negli ultimi 12 anni siamo passati da un picco relativo di 577 mila nati agli attuali 404 mila, il 30% in meno. Il tasso di fecondità è sceso a 1,24 figli per donna, da 1,27 del 2019. La natalità non è tuttavia un fatto meramente demografico bensì come è emerso agli Stati generali della natalità organizzati qualche giorno fa nel Foyer dell’Auditorium della Conciliazione a Roma, una questione antropologica, politica e ambientale. Senza natalità le famiglie, le società e i paesi muoiono per assenza di futuro e in questo contesto il nocciolo è favorire un cambiamento culturale…” (qui).

E quale mai sarebbe questo “Cambiamento culturale” che, secondo i dotti scribacchini in forza alla propaganda del sistema demo-pluto-massonico al potere, andrebbe favorito? …sono sempre loro che con la solita sicumera dei progressisti illuminati ce lo ripetono pazientemente per farcelo ben ficcare nelle nostre povere menti oscurate da concetti ormai “vecchi e superati”!

“…Alcuni demografi non leggono il calo demografico come un elemento solamente negativo. O comunque non come un dato che di per sé può contenere una valutazione qualitativa così netta, senza sfumature. «Per tutta la storia dell’umanità un bambino su quattro non arrivava al primo compleanno, pochissimi arrivavano all’età per diventare genitori. Quindi la fecondità era compensata dall’altissima mortalità: insomma, a dirla tutta l’anomalia storica è il boom demografico del Novecento. È per questo che il dato sulla quantità di popolazione da solo non permette di dare un giudizio positivo o negativo»… Ci sarebbero anche conseguenze di breve-medio periodo positive da considerare: un pianeta con meno persone consumerebbe meno risorse naturali, rallenterebbe l’impatto distruttivo del cambiamento climatico, ad esempio. « La prima cosa da fare è accettare la diminuzione demografica, non combatterla a tutti i costi. Dopodiché la soluzione, che forse a livello pratico non è ancora stata trovata, a livello teorico consiste nel ripensare la società, guardarla nella sua multidimensionalità: è vero che la popolazione si riduce e invecchia, ma diventa più sana, più istruita, più colta. Quindi il potenziale è lì da qualche parte. Una volta che c’è questa consapevolezza si può aggiustare il tiro su tutte le cose che non vanno, come i sistemi pensionistici, che adesso non sono sostenibili perché non si sono mai adattati alla crescita demografica»…” (qui).

Ecco svelato qual’è il messaggio da veicolare ad un mondo imborghesito e morente di “vecchi, sani ed istruiti” che devono avviarsi verso la propria fine ineluttabile lieti e sorridenti, se non fosse che, beffa delle beffe, a mezzo del terribile virus influenzale sars-cov-19, qualcuno tra “chi tira i fili” ha pure deciso di angustiarne gli ultimi giorni a mezzo del terrore mediatico e di provvedimenti restrittivi degni della peggiore tirannia fantascientifica orwelliana! Poco importa osservare come lo studio della demografia non abbia mai costituito una seria preoccupazione per i fantocci nostrani della politica e per coloro che hanno gestito la vita dei cittadini di questa nostra sciagurata nazione. Ma cosa c’entra mai allora la succitata lungimiranza politica di Benito Mussolini (cui le classi politiche governative Italy-ote hanno sempre irriso nel ricordare alcune sue frasi celebri quali “Il numero è potenza”, le stesse classi che si affannano spasmodicamente a siglare accordi economici con quei paesi asiatici ricchi delle braccia di milioni dei loro cittadini-lavoratori, a tutto svantaggio della produzione economica dei sempre più poveri, ma “vecchi, sani e istruiti” Italy-oti!) con l’odierno scempio demografico indotto dalla democrazia antifascista a mezzo della sua criminale azione politica ultrasettantennale? E’ presto detto! Nel 1928, l’allora Capo del Governo italiano, scrisse la prefazione di una nuova edizione del testo “Regresso delle nascite morte dei popoli”, elaborato da un’oscuro scrittore tedesco laureato in legge e sociologia, Richard Kohrer, ma che a sua volta aveva beneficiato di una precedente prefazione nella prima edizione da parte del noto filosofo Oswald Spengler, già autore del famoso “Il tramonto dell’occidente” e ammirato dallo stesso Mussolini, fatto che  aveva attirato l’attenzione del Duce e che lo convinse prima a leggere e poi recensire il libro. La “Biblioteca del Covo” vuole proporre di seguito all’attenzione dei suoi lettori il testo integrale di quello scritto mussoliniano, certi che la forza di quelle parole preveggenti a cui siamo stati disabituati in modo colpevolmente premeditato, non potrà lasciare indifferenti coloro che avranno la volontà di sapere leggere e comprendere… Buona Lettura!

IlCovo

PREFAZIONE DI MUSSOLINI

Non conosco personalmente l’autore di questo libro, nè lo conoscevo di fama, prima che mi capitasse sott’occhio un fascicolo dei Süddeutsche Monathshefte (Quaderni mensili della Germania Meridionale) contenente — prefazionato da Osvaldo Spengler — sotto forma di opuscolo, quello che oggi, ampliato e riveduto, io presento come volume al pubblico italiano e in particolar modo al pubblico fascista. Chi sia Osvaldo Spengler è noto agli studiosi che hanno seguito le ultime espressioni del pensiero politico e filosofico tedesco. La sua opera Untergang des Abendlandes (Decadenza dell’Occidente) è stata a suo tempo oggetto di vivo interessamento e di non meno vive polemiche. Il Dott. Riccardo Korherr, è un bavarese di Regensburg di modeste origini che ha fatto i suoi corsi universitari in legge e sociologia a Monaco ed Erlangen. Giovane, egli è nato nel 1903, potrebbe già aspirare ad una cattedra universitaria, ma egli vi ha rinunziato per essere, com’egli stesso mi scrive, « più libero nella lotta che intende condurre in difesa della civiltà occidentale, minacciata da un complesso di idee mendaci che vanno dalla fratellanza universale, alla felicità dei più, dall’edonismo pacifondaio al controllo delle nascite ». Questo libro è un episodio di tale battaglia. Per coloro che hanno meditato sui fenomeni demografici nei tempi passati e presenti, il libro stesso non apporta lumi speciali. Ci sono qua e là delle inesattezze, almeno per quanto concerne l’Italia, come dimostrerò fra poco. Ma il libro è destinato al grande pubblico, facile vittima dei pregiudizi edonistici orpellati spesso di falsa scienza e, dato questo scopo, il libro, per la sua esposizione drammatica, per i suoi richiami storici, per i suoi riferimenti al mondo contemporaneo, per la sua ampia documentazione statistica, è di una potente efficacia. La dimostrazione che il regresso delle nascite attenta in un primo tempo alla potenza dei popoli e in successivi tempi li conduce alla morte, è inoppugnabile. Anche le varie fasi di questo processo di malattia e di morte, sono esattamente prospettate e hanno un nome che le riassume tutte: urbanesimo o metropolismo, come dice l’autore.

Aumento patologico

A un dato momento la città cresce morbosamente, patologicamente, non, cioè, per virtù propria, ma per un apporto altrui. Più la città aumenta e si gonfia a metropoli, e più diventa infeconda. 
La progressiva sterilità dei cittadini è in relazione diretta coll’aumento rapidamente mostruoso della città. Berlino che in un secolo è passata, da centomila, a oltre quattro milioni di abitanti, è, oggi, la città più sterile del mondo. Essa ha il primato del più basso quoziente di natalità non più compensato dalla diminuzione delle morti. La metropoli cresce, attirando verso di sè la popolazione della campagna, la quale, però, appena inurbata, diventa — al pari della preesistente popolazione — infeconda. Si fa il deserto nei campi; ma quando il deserto estende le sue plaghe abbandonate e bruciate, la metropoli è presa alla gola: nè i suoi commerci, nè le sue industrie, nè i suoi oceani di pietre e di cemento armato, possono ristabilire l’equilibrio oramai irreparabilmente spezzato: è la catastrofe. La città muore, la nazione — senza più le linfe vitali della giovinezza delle nuove generazioni — non può più resistere — composta com’è oramai di gente vile e invecchiata — a un popolo più giovane che urga alle frontiere abbandonate. Ciò è accaduto. Ciò può ancora accadere. Ciò accadrà e non soltanto fra città o nazioni, ma in un ordine di grandezze infinitamente maggiore: la intera razza bianca, la razza dell’Occidente, può venire sommersa dalle altre razze di colore che si moltiplicano con un ritmo ignoto alla nostra. Negri e gialli sono dunque alle porte?

Le razze prolifiche

Sì, sono alle porte e non soltanto per la loro fecondità ma anche per la coscienza che essi hanno preso della loro razza e del suo avvenire nel mondo. Mentre, ad esempio, i bianchi degli Stati Uniti, hanno un miserevole quoziente di natalità — che sarebbe ancora più miserevole, se non vi fossero le iniezioni di razze ancora prolifiche come gli irlandesi, gli ebrei, gli italiani — i negri degli Stati Uniti sono ultra fecondi e ammontano già al totale imponente di quattordici milioni, cioè a un sesto della popolazione della Repubblica stellata. C’è un grande quartiere di New York, Harlem, popolato esclusivamente di negri. Una grave rivolta di negri scoppiata nel luglio scorso in detto quartiere, fu a stento domata, dopo una notte di conflitti sanguinosi, dalla polizia, che si trovò di fronte masse compatte di negri. Che cosa può significare nella storia futura dell’Occidente, una Cina di quattrocento milioni di uomini, accentrati in uno Stato unitario? E venendo più vicino a noi che cosa può significare per il resto d’Europa la Russia, il cui quoziente di natalità è altissimo, tanto che — malgrado guerre, epidemia, bolscevismo, carestia, esecuzioni in massa — la popolazione della Russia si aggira oggi sui 140 milioni di abitanti? Le campane d’allarme squillano. Coloro che vedono un po’ più in là della quotidiana contingenza (a mio avviso non ha diritto di governare una Nazione chi non sia capace di guardare almeno a 50 anni di distanza), sono preoccupati.

Situazioni europee

Nella Nazione più industriale e mercantile dì Europa, la Gran Brettagna, si invoca da studiosi e da politici un « ritorno alla terra ». Ma come portare alcuni, soltanto alcuni dei molti milioni di londinesi ammucchiati nella metropoli, di nuovo verso le campagne? Si può fare il cammino a ritroso? Il Ministero dell’Agricoltura risponde con una nota di pessimismo. Negli ultimi venti mesi la terra arata è diminuita di altri 80 mila ettari, il che significa una diminuzione di oltre 200 mila quintali, nel già esiguo raccolto di grano valutato a 1 milione e 200 mila quintali. Dunque Londra cresce, ma si fa il deserto nelle campagne inglesi. E’ noto che nel 1927 l’Inghilterra ha superato Francia e Germania come minimo di natalità. Anche nelle belle feconde pianure di Francia il deserto guadagna — ironico e tragico bisticcio di parole! — guadagna terreno perchè l’urbanesimo sterile ha — per nutrirsi! — spopolato e devastato i villaggi ed i casolari. Ecco un vero grido di angoscia, lanciato recentemente da Giuseppe Barthelemy, membro dell’Istituto di Francia. « Noi sappiamo che vi sono oggi in Francia — egli scrive — due volte più stranieri di prima della guerra: un milione nel 1911, due milioni e mezzo nel 1926; ciò rappresenta il sei per cento della popolazione totale. Su cento abitanti della Francia, ve ne sono sei che non sono francesi. E’ una proporzione impressionante. Dal 1918 al 1926 sono stati introdotti in Francia 853 mila lavoratori dell’industria e 600 mila contadini, ciò che rappresenta un totale di un milione e mezzo di individui. Secondo le nostre vecchie statistiche del 1922, gli stranieri avevano già in mano 333.800 ettari dì terra, di cui 90.500 erano loro proprietà, mentre occupavano il resto con mezzadri e contadini. Nel 1926 l’Italia ha fornito il 18 per cento dell’importazione della mano d’opera. Non vi sono dunque abbastanza francesi per coltivare la terra di Francia. E’ un fatto. Noi abbiamo troppa terra per le nostre braccia. L’Italia ha troppe braccia per la sua terra. Che cosa val meglio? E’ la scelta tra la gioventù, la vitalità, la fecondità da una parte e dall’altra l’età matura, l’età troppo matura, che annunzia la senilità, « L’emigrazione — diceva Mussolini nel 1924 — deve essere considerata non come un fenomeno doloroso di miseria e di debolezza, ma come un problema morale e politico di forza ».
Identiche preoccupazioni affiorano negli elementi responsabili della politica belga di fronte al declino progressivo delle nascite. Anche la Svizzera, accusa lo stesso morbo, cogli stessi fatali effetti. Il Vaterland del 21 agosto u. s., giornale conservatore di Lucerna, getta un grido di allarme per la diminuzione della natalità in Svizzera. « La verità che balza limpida agli occhi di chi non si contenta di vivere alla giornata — dice il giornale è questa: « La Svizzera è in preda ad un lento moto di disgregazione e di decadimento ». Da una tabella statistica risulta che le nascite che nel 1901 erano 29 per ogni mille abitanti sono discese nel 1926 a 18.2, mentre la Francia in questo stesso anno ne aveva ancora 18.8 e l’Italia 27.2. « Non c’è che dire: siamo ormai al disotto della Francia — prosegue il Vaterland — ; nè è motivo di alcun sollievo il vedere che qualche altra nazione è scesa più in basso della nostra media perchè le cifre prese a sè sono di una terribile gravità. Esse dicono che siamo ormai al limite estremo, oltre il quale è scritta la condanna a morte di una nazione; nè il moto accenna a rallentare ». Come si vede, l’ansietà è dovunque diffusa.

Tesi false

Basta questo, a fare giustizia di tutte le assurde pseudo scientifiche 0 filosofiche vociferazioni dei neo-maltusiani. Nessuno, oggi, prende più sul serio la famigerata sedicente legge di Malthus. Ci si domanda come si possa ancora seriamente discutere attorno a questa specie di « patacca » scientifica. E’ stato dimostrato che prendendo a punto di partenza la popolazione esistente sulla faccia della terra all’epoca di Malthus e applicando la legge di Malthus a ritroso nei secoli, si giungerebbe a questa mirabolante nonché grottesca conclusione: che ai tempi dell’Impero romano la terra non aveva abitanti!
Falsa è la tesi che la qualità possa sostituire la quantità, tesi che io ho ribattuto energicamente non appena fu avanzata quasi a giustificazione della purtroppo progressiva flessione della natalità italiana; falsa ed imbecille è la tesi che la minore popolazione significhi maggiore benessere: il livello di vita degli odierni 42 milioni di italiani è di gran lunga superiore al livello di vita dei 27 milioni del 1871 0 dei 18 del 1816. Vero è, invece, che i benestanti sono i meno prolifici — fenomeno di egoismo morale, dunque! — Vero è, invece, che le famiglie più deserte di bambini sono quelle che non soffrono penuria di ambienti. Di queste e di altre consimili « falsità » pseudo scientifiche fa efficacemente tabula rasa l’autore di questo volume. Il quale autore cade, però, come dicevo, in alcune inesattezze per ciò che concerne l’Italia. Se il Dott. Korherr farà un viaggio in Italia si convincerà: a) che non è vero che le campagne, del Piemonte, Lombardia, Toscana, Romagna, Sicilia siano in particolare decadenza demografica; b) che non è vero che i negri si spingano sino in Sicilia. E’ vero invece — nettamente — il contrario. E’ vero cioè che i Siciliani si sono piantati in masse numerose e compatte nell’Africa Romana mentre in Sicilia di gente di colore non ci sono che mezza dozzina di deportati senussiti e di origine semita.

Situazione dell’Italia

Ma qual’é, a prescindere da questi particolari, la situazione dell’Italia della quale Spengler si occupa, elogiando le prime fasi della mia politica demografica, riassumentesi nella formula netta chiara vitale: massimo di natalità, minimo di mortalità? Sino al maggio del 1926, sino al mio discorso che per mera coincidenza cronologica fu chiamato dell’Ascensione, gli italiani furono vittime del luogo comune della « loro straripante natalità ». Toccò a me di spezzare, al pari di altri, anche questo luogo comune. La verità è diversa ed è triste; anche in Italia diminuiscono le nascite; anche l’Italia soffre del male comune alle altre Nazioni Europee. Coloro che hanno una specie di abito mentale ottimista osservano tuttavia che il decorso della malattia in Italia sembra benigno. Anche questo è un luogo comune e basterà per eliminarlo, esaminare le cifre nel loro totale e nella loro composi zione. Cominciamo dai totali. Il massimo coefficiente di natalità si ebbe nel quadriennio 1881-1885 con 58 nati per ogni mille abitanti. Poi cominciò la discesa lenta, ma continua. Le fasi di questa discesa ognuno può vederle nella apposita Tavola del Bollettino dell’Istituto Centrale di Statistica. Nel 1915, all’atto della guerra, il quoziente di natalità è già al 30.5 per mille. In trent’anni circa abbiamo perduto otto punti. Nello stesso periodo il quoziente di mortalità scende dal 27 al 20 per mille: non arriva, cioè, nemmeno a compensare la diminuita natalità. Gli anni di guerra ed il 1919 seguito immediatamente, non possono dirci gran che. Nel 1920 il quoziente di natalità si spinge a 31.8 per mille, con una mortalità del 18.8 per mille: il quoziente di eccedenza dei nati sui morti è del 13.1 per mille. Il più alto che si sia registrato dal 1870 in poi. Ma dopo questa punta comincia il movimento regressivo, che giunge al quoziente di 26.9 per mille nel 1927. Mentre per perdere otto punti ci sono voluti prima della guerra trent’anni; sono bastati sette del dopoguerra a farne perdere quattro.

Città e campagne

Il moto di diminuzione non è soltanto progressivo ma si accelera ogni anno di più. Nei primi sei mesi del 1928 le nascite sono diminuite in cifra assoluta di oltre 11 mila nei confronti del 1927; con questo fatto aggravante, che si è verificato una specie di crollo in quelle provincie dell’Italia meridionale che sembravano ed erano il vivaio demografico della Nazione. Il solito ostinato ottimista potrà osservare che la proporzionale diminuzione della mortalità compensa la diminuita natalità e che in ogni caso un coefficiente del 26.9 per mille, è confortante. Tanto è vero che la popolazione italiana è aumentata al netto di 414 mila abitanti nel 1926, di 457 mila nel 1927; di 239 mila nei primi sei mesi del 1928. L’ostinato ottimista è pregato di seguirmi nell’esame più intimo delle cifre, e gli farò vedere quale spaventosa agonia demografica si nasconde sotto il coefficiente globale del 26.9 per mille. Questo coefficiente lo si deve esclusivamente alla prole dei rurali. Tutta l’Italia cittadina 0 urbana è in deficit. Non solo non c’è più equilibrio, ma i morti superano i nati. Siamo alla fase tragica del fenomeno. Le culle sono vuote ed i cimiteri si allargano. Tutte le Città dell’Italia Centrale e Settentrionale accusano lo stesso deficit. Ma una città particolarmente cara al Fascismo italiano sembra detenere il lamentevole primato: Bologna.
Basterà enumerare queste cifre che non hanno bisogno di commenti: « dal 1872 al 1927 un periodo cioè di 55 anni si sono avuti in Bologna 2658 nati vivi in più dei morti, con una media annua di 48 0 poco più! (Il Resto del Carlino del 31 luglio ’28). Bologna ha quasi raddoppiato nello stesso periodo di tempo la sua popolazione, rarefacendo la popolazione rurale della provincia, che, per fortuna, è ancora feconda. Nulla di più umiliante che leggere i bollettini quotidiani dello Stato Civile di Bologna che accusano quasi invariabilmente il doppio dei morti sui vivi! Anche nell’altra grande limitrofa città emiliana, Ferrara, si passa da 1312 nati in più nel 1923 a soli 731 nel 1927: una diminuzione del 50 % in quattro anni! Nè migliori sono le condizioni di tutte le altre città padane: da Parma a Mantova, da Cremona a Modena.
A Firenze i vivi compensano a malapena i morti; quindi aumento naturale della popolazione: zero. In una situazione analoga 0 poco diversa si trovano gli altri centri urbani della Toscana. A Genova nei primi quattro mesi del 1928 i nati sono stati 3075, ma i morti 3338; quindi la popolazione è diminuita di ben 263 unità!
A Torino la popolazione diminuisce regolarmente da 5 anni a questa parte! E Milano? Nel supplemento alla Rivista Città di Milano del giugno 1928 e riferente i dati complessivi del I927, leggo queste parole sinistre « La natalità milanese è una delle più basse dei grandi centri urbani, superiore solo a Berlino e a Stoccolma ». Il fiero e nobile senso di civismo degli Ambrosiani si è dunque rassegnato a questo mortificante primato di decadenza e di morte? Vogliono dunque essi che in un avvenire più 0 meno lontano, Piazza del Duomo, come già nel buio medioevo il Campidoglio, diventi luogo di pascolo per gli armenti? N0. Questo i Milanesi non vogliono. Questo i Milanesi non possono volere. Qualche chiarore rompe il grigio della loro situazione demografica. Si delinea una ripresa. I nati-vivi in più che furono la miseria di 295 nel primo semestre del 1926; salirono a 728 nel primo semestre del 1927; sono aumentati ancora a 1148 nel primo semestre del 1928. La tendenza al miglioramento c’è: segnaliamola agli italiani — come sintomo confortante — così come la radio inglese di Rugby ha il 22 agosto u. s. annunciato a tutto il mondo un leggerissimo miglioramento della situazione demografica inglese nei primi mesi del ’28.

Le leggi e lo spirito

Non voglio trarre conclusioni affrettate dalla lieve ripresa milanese. La mia politica demografica non può avere dato ancora i suoi frutti. Ma qui si pone il problema. Le leggi demografiche — che in ogni tempo legislatori di ogni paese adottarono per arrestare il regresso delle nascite — hanno avuto 0 possono avere una efficacia qualsiasi? Su questo interrogativo si è discusso animatamente e si continuerà a discutere ancora. La mia convinzione è che se anche le leggi si fossero dimostrate inutili, tentare bisogna, così come si tentano tutte le medicine anche e soprattutto quando il caso è disperato. Ma io credo che le leggi demografiche — e le negative e le positive — possono annullare o comunque ritardare il fenomeno, se l’organismo sociale al quale si applicano è ancora capace di reazione. In questo caso più che le leggi formali vale il costume morale e soprattutto la coscienza religiosa dell’individuo. Se un uomo non sente la gioia e l orgoglio di essere « continuato » come individuo, come famiglia e come popolo; se un uomo non sente per contro la tristezza e l’onta di morire come individuo, come famiglia e coma popolo, niente possono le leggi anche, e vorrei dire soprattutto, se draconiane. Bisogna che le leggi siano un pungolo al costume. Ecco che il mio discorso va dirittamente ai fascisti e alle famiglie fasciste. Questa è la pietra più pura del paragone alla quale sarà saggiata la coscienza delle generazioni fasciste. Si tratta di vedere se l’anima dell’Italia fascista è o non è irreparabilmente impestata di edonismo, borghesismo, filisteismo. Il coefficiente di natalità non è soltanto l’indice della progrediente potenza della Patria, non è soltanto come dice Spengler, « l’unica arma del popolo italiano », ma è anche quello che distinguerà dagli altri popoli, europei, il popolo fascista, in quanto indicherà la sua vitalità e la sua volontà di tramandare questa vitalità nei secoli. Se noi non rimonteremo la corrente, tutto quanto ha fatto e farà la Rivoluzione fascista, sarà perfettamente inutile perché, ad un certo momento, campi, scuole, caserme, navi, officine non avranno più uomini. Uno scrittore francese che si è occupato di questi problemi ha detto: per parlare di problemi nazionali occorre in primo luogo che la Nazione esista. Ora una Nazione esiste non solo come storia o come territorio, ma come masse umane che si riproducono di generazione in generazione. Caso contrario è la servitù o la fine. Fascisti italiani: Hegel, il filosofo dello Stato, ha detto: Non è uomo chi non è padre! In una Italia tutta bonificata, coltivata, irrigata, disciplinata: cioè fascista, c’è posto e pane ancora per dieci milioni di uomini. Sessanta milioni d’italiani faranno sentire il peso della loro massa e della loro forza nella storia del mondo.

I° Settembre,1928, VI.

Firma Duce

(estratto da “Regresso delle nascite morte dei popoli”, Roma a XV, società anonima A.T.E.N.A., pp. 7-23)