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LA LOTTA DEL XII CORPO D’ARMATA IN SICILIA NELL’ESTATE DEL 1943: il diario storico-militare della resistenza italiana contro gli americani !

Nel 77° anniversario della “Battaglia di Sicilia”, che nell’estate del 43 insanguinò l’isola per 38 giorni tra duri combattimenti e massacri indiscriminati, vedendo scontrarsi tra loro l’Asse italo-tedesco contro gli Alleati anglo-americani, noi fascisti de “IlCovo”, come ogni anno, vogliamo onorare la memoria dei caduti militari e civili italiani, per tramandare il ricordo di quei tragici fatti alle generazioni future, affinché rammentino che nessuno straniero sbarcò mai per “liberarci”, ma che orde di nemici invasori, ci attaccarono e massacrarono considerandoci nemici da sconfiggere, annichilire ed umiliare! Testimone ne sia l’ennesima strage misconosciuta dai più, perpetrata dai cosiddetti “liberatori a stelle e strisce” di cui siamo venuti recentemente a conoscenza e che si somma alle tante altre di cui già abbiamo riferito (QUI); un episodio stavolta ripreso persino da una pubblicazione curata dall’ “Istituto storico della resistenza” e di cui fu vittima un gruppo di soldati italiani. Presi prigionieri a Partanna nei giorni dell’avanzata americane del luglio 43 in provincia di Trapani, portati verso Castelvetrano e lasciati marcire accampati all’addiaccio e digiuni per cinque giorni sotto un oliveto, quando finalmente i carcerieri presentarono loro un pentolone con qualcosa da mangiare, si precipitarono con tale foga sul cibo che i soldati statunitensi di guardia, temendo una fuga di massa, “si misero a sparare con la mitraglia, ammazzando sette prigionieri” ( Cfr. Mario Carlesso, “Memorie di un soldato prigioniero degli americani, 1943-46”, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea della Marca Trevigiana, Cierre, Treviso, 2005, pp. 22-25.)

Rgpt. Semoventi M 41/90-53

Ma accanto alle testimonianze di episodi minori pur nella loro innegabile dimensione drammatica, quest’anno mettiamo a disposizione dei nostri lettori un documento di grande rilievo. Si tratta del Diario storico del XII Corpo d’Armata italiano, che nel 1943 era dislocato nella Sicilia occidentale e che dovette far fronte alla Settima Armata Americana. Tale documentazione mostra la cronaca quotidiana dell’invasione, osservata dalla prospettiva delle forze armate italiane, la cui drammatica testimonianza è stata colpevolmente negata per decenni, poiché dimostra come la realtà dei fatti storici, in uno dei frangenti più tragici per il nostro popolo, si discosta parecchio dallo stereotipo diffuso dagli stessi nemici anglo-americani con la loro pervasiva propaganda di guerra, che voleva i militari italiani tutti desiderosi di arrendersi ed assolutamente incapaci di combattere.

Carro Sherman colpito.

Presentato per la prima volta integralmente in formato Pdf. ( insieme alle relazioni del comandante del Corpo D’Armata Francesco Zingales e del Generale Ottorino Schreiber, l’ufficiale al comando dell’omonimo raggruppamento tattico, che già avevamo messo a disposizione dei nostri lettori ), arricchito opportunamente di cartine illustrative riguardanti sia i movimenti delle truppe sul campo che lo spostamento della linea del fronte, il Diario storico-militare del XII Corpo d’Armata italiano rappresenta una fonte storica d’importanza primaria, fondamentale per ristabilire una verità scomoda, negata sistematicamente per decenni, in ossequio ad esigenze di losco opportunismo politico (volte a non mettere mai in discussione la versione falsa diffusa dai cosiddetti “liberatori d’oltreoceano”) piuttosto che alla realtà dei fatti, “esigenze” che nulla hanno da spartire con la salvaguardia della memoria ed il rispetto dovuto ai sacrifici patiti da intere generazioni di italiani. E’ tempo di riparare il torto che come popolo abbiamo subito, venendo scippati persino della nostra Storia! Potete scaricare gratuitamente il testo (DIGITANDO QUI!) …buona lettura!

IlCovo

 

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VERITA’ E MENZOGNA SUL FASCISMO! …le previsioni di un grande scienziato della politica dalla fede fascista purissima!

Carlo Alberto Biggini, il ministro fascista che divide la sinistra ...

Il Ministro dell’Educazione Nazionale, Carlo Alberto Biggini

L’antifascismo di stato, con il suo apparato persecutorio, si trova sempre più spesso in imbarazzo, davanti alla grandezza degli uomini che hanno rappresentato il Fascismo a tutti i livelli. Parliamo degli esponenti di cui, non a caso, la nostra “Biblioteca del Covo” ha pubblicato alcuni documenti: il prof. Carlini, il Prof. Sciacca, Carlo Costamagna, Alfredo Rocco e tanti altri ancora. Tutti nomi che si incastonano nel “firmamento” della Cultura Italiana novecentesca più alta, che fu fascista! Ognuno di loro ha contribuito non solo alla crescita culturale Nazionale, ma anche alla speculazione filosofica e politica in merito ai problemi, tremendi, che angustiavano e continuano a tormentare sempre i popoli della terra. Tutti loro, facenti parte di un schiera innumerevole, hanno reso possibile l’approfondimento, lo studio, la divulgazione ma soprattutto l’ATTUAZIONE del modello Fascista italiano (che è Nazionale ed Universale ad un tempo!). Spesso, quando ci soffermiamo a leggere le loro analisi, scorgiamo un “che” di preveggente. Si tratta del frutto della profonda conoscenza delle problematiche politiche e sociali ma prima di tutto Spirituali, generate dalla “società materialistica“, dalla quale molti di loro provenivano, sia per formazione che per cultura. E’ il caso, fra gli altri, a tacer dello stesso Benito Mussolini (il più importante esponente del “revisionismo anti-materialista”), di un grandissimo esponente della cultura fascista: Carlo Alberto Biggini.

Biggini fu un vero e proprio “uomo di Cultura“. Nato e cresciuto nell’Italia “Liberale”, diventa fascista sulla scorta di studi specifici riguardanti la “Dottrina di Mussolini”. Nel percorso di Biggini, in merito al suo approdo al Fascismo ed ai modi in cui ciò è avvenuto, ci ritroviamo noi stessi de “IlCovo”. Una volta sposato il Fascismo, riconosciuto come la più grande idea di Civiltà, atta a risolvere per sempre i drammi della “società moderna” in senso positivo e creativo, Biggini si inserisce a pieno titolo nella schiera degli ideologi divulgatori della Dottrina Fascista, nella sua essenza più verace. In piena armonia con le idee professate, si offre come volontario di guerra in Africa, dove viene promosso Capitano per meriti di Guerra. Diventa Rettore Magnifico dell’Università di Pisa, a soli 39 anni subentrando a uomini come Giovanni Gentile ed Armando Carlini(!!!), e Ministro dell’Educazione Nazionale, succedendo a Giuseppe Bottai. Ebbene, Biggini, non pago della sua opera Culturale e Politica, con una umiltà davvero specchiata ed encomiabile , si mette a disposizione del Fascismo, di cui è apostolo indefesso, rifiutando di aderire all’ordine del Giorno del 25 Luglio, seguendo Mussolini nella Repubblica Sociale Italiana, ricoprendo ivi il ruolo di Ministro dell’Educazione Nazionale, di giurista e costituzionalista (a lui si deve la proposta di Costituzione che doveva passare al vaglio della Assemblea Costituente, alla fine delle ostilità). In questo periodo Biggini svolge un’Opera di letterale salvataggio Nazionale, in coordinamento con Carlo Silvestri e lo stesso Capo della R.S.I., Benito Mussolini. A lui si devono innumerevoli interventi di protezione e difesa degli interessi italiani e degli italiani stessi rispetto a tutti i belligeranti sul suolo patrio (tedeschi in testa).

La riflessione di questo grande Uomo, tra i grandi della storia d’Italia, non si ferma durante il tragico periodo della R.S.I. Anzi! Egli medita e si rivolge in modo più o meno diretto, da antesignano, anche alle generazioni future che abiteranno l’Italia di domani. Al riguardo vogliamo condividere con i nostri lettori un documento, latore proprio di quella preveggenza di cui andiamo riferendo. Si tratta di uno scritto di incredibile attualità, steso pochi mesi prima della fine sanguinosa della guerra. In tale testo si nota tutta intera la lungimiranza, l’elevazione culturale e politica, la preparazione e la grande intuizione del Fascista Carlo Alberto Biggini. Il documento, ha un titolo emblematico: “Verità e Menzogna sul Fascismo”. Fu  pubblicato in due puntate, ma noi lo mettiamo a disposizione dei nostri lettori per intero, digitando Qui.

Non volendo però esaurire l’argomento, invitando i nostri lettori a leggere questa perla di lungimiranza politica e spirituale, vorremmo porre in evidenza solo alcuni punti salienti, che fotografano con nitidezza ed incredibile precisione ciò che poi è realmente accaduto alla fine delle ostilità e che Biggini aveva correttamente previsto. L’analisi di Biggini, che guardava alla disgregazione del tessuto nazionale come al dramma più grande provocato dalla guerra mondiale, si basa su un punto-cardine. Ovvero il seguente:

…Dei due nuovi fattori che sono stati indicati come caratteristici  [della II guerra Mondiale in atto] e cioè il rapporto tra occidente e oriente e quello tra democrazia, bolscevismo e fascismo, la prima revisione, che molti occorre che facciano per facilitare l’ulteriore cammino, riguarda proprio il «Fascismo» e cioè l’ideologia politica in nome della quale il mondo ha preso le armi.

Biggini, come abbiamo scritto anche noi di recente (qui), incastona la Dottrina Fascista nella “Storia della Civiltà politica del mondo”, definendola un “cardine” per l’ulteriore cammino della Civiltà Umana. Egli invoca, per gli Uomini di Cultura, il coraggio della “revisione“.  Ovvero, la “migliore comprensione” del fenomeno Fascista, nella sua essenza verace, nonché la necessità di proseguire proprio dal punto raggiunto dal Fascismo, per risolvere definitivamente i problemi del mondo. Il Ministro dell’Educazione Nazionale, vede nel Secondo conflitto mondiale, allora in atto, non, come inizialmente si poteva intendere quando tutti gli attori non si erano “scoperti”, una semplice gara egemonica. Egli vi riconosce bensì lo scontro tra le concezioni sopra elencate. Perchè il mondo, per trovare la Pace sperata, non potrà fare a meno di addivenire alle conclusioni cui era di già pervenuta la Dottrina Fascista. Allo stesso modo, Biggini di già prefigurava ciò che sarebbe accaduto alla fine del conflitto. Ovvero, la differenziazione dell’antifascismo a seconda della “parte” della società che comunque si sarebbe imposto a sua volta come “dittatura” sul “tutto” (liberale o comunista; borghese o proletaria). Egli, cioè, si domandava: “Ma, se sul piano interno e su quello internazionale il Fascismo fosse abbattuto, quale sarebbe il domani? “

Proprio attorno alla risposta formulata a tale quesito di capitale importanza, ruota sia la comprensione del testo summenzionato, che, letteralmente l’intero futuro dell’Italia e del mondo, concretizzatosi sotto i nostri occhi. Egli, infatti, così replica: “La risposta a questa domanda comincia ormai a diventare evidente, perché alla fine del Fascismo non potrebbe succedere che il rinnovato scontro di liberalismo e comunismo, e quindi un nuovo fatale Fascismo“.

Biggini intravede come irrinunciabile la “pacificazione interna alle società mondiali”, per poter garantire un futuro in cui i contrasti globali possano essere affrontati positivamente. Egli riscontra, nelle analisi politiche di già elaborate nella concezione spirituale Fascista, un riferimento impossibile da “ignorare”, al costo della stessa futura pace mondiale! Ed infatti, nell’inammissibilità di sopprimere l’esigenza del popolo che sta a fondamento dell’esperienza politica Fascista italiana (che, lo ricordiamo, risultava tanto italiana quanto europea ed universale ad un tempo!), proprio a fronte di una sconfitta militare del Fascismo, egli prevede che permanendo lo scontro tra liberalismo e socialismo, ciò avrebbe reso inevitabile in futuro un “nuovo fascismo”. Ma (ed in ciò risiede la lungimiranza del Ministro Fascista) egli si affretta subito a criticare tale “neofascismo“, poiché già ne intravede la sostanza quale prodotto “adulterato” e privo del suo fondamento ideologico irrinunciabile e per ciò stesso, senza nessun nerbo  né alcuno sbocco politico positivo. Anzi, ne immagina l’unico approdo logico possibile, ossia l’ “assorbimento totale” nella “guerra delle due parti”. Ma leggiamo insieme il testo:

…Allora non si nega più l’esigenza dal Fascismo espressa, ma si continua a negare che il Fascismo abbia saputo assolvere il compito propostosi e si insiste sulla necessità di perseguire lo stesso intento per altra via, e in maniera ben altrimenti efficace. Allora nel Fascismo si vede non la sintesi ma il misconoscimento di liberalismo e socialismo, un ibrido connubio, cioè, in cui sono mortificate le esigenze dell’uno e dell’altro ideale, senza alcun risultato di carattere positivo. E allora, pur ponendosi sullo stesso piano del Fascismo, si comincia a suggerire qua e là la ricetta di una più vera e comprensiva sintesi, in cui si salvi il meglio dei due regimi opposti e se ne rinneghino i difetti e i limiti. Non più Fascismo, dunque, nè Corporativismo, ma un altro nome qualunque, che sia esso a designare quel principio politico e sociale che il Fascismo non avrebbe saputo attuare…

Questo passo dello scritto del Biggini fa una incredibile fotografia di ciò che, poi, sarebbe avvenuto già all’immediata conclusione della guerra, arrivata con la carneficina delle “radiose giornate” (che costò, lo ricordiamo, circa 100.000 morti ammazzati a sangue freddo). Senza voler indugiare sugli stessi articoli della Costituzione imposta dai vincitori, in cui quei “principi non più fascisti” fanno una comparsata tanto strumentale quanto tenue, Biggini è certo che la rinuncia alla peculiarità dottrinaria espressa dalla concezione fascista, sotto la sferza delle accuse e della violenza, avrebbe sostanzialmente DISSOLTO il Fascismo stesso, lasciando sul campo, al più, l’attivismo politico e sociale, caratteristiche costituenti soltanto due aspetti esterni, marginali ed impossibili da slegare dal dettato ideologico-dottrinario.

Carlo Alberto Biggini, cari lettori, stava descrivendo il cancro del “neo-fascismo” (al quale noi fascisti de “IlCovo” opponiamo invece, come Biggini vuole, la DOTTRINA del FASCISMO “sic et simpliciter”), chiamato proprio così da lui. Sembra di vedere, qui, la nascita del “Movimento Sociale Italiano”, e di tutti i gruppi dell’ “area neofascista”, che proprio sulle basi condannate dal Ministro Fascista, hanno fondato il proprio essere ed agire sconsiderato (pensiamo a “Socialismo Nazionale”, o movimenti simili). Oppure, le idee politiche e sociali, che all’insegna del liberalismo in un caso o del socialismo in un altro, millantano da decenni di costituire il “correttore” a questo o quel “difetto” del regime in questione, per approdare dunque ed inevitabilmente nel famoso “riformismo”. Un approdo che, proprio negando la premessa teorica espressa dal Biggini nell’apertura di questa analisi politica, archivia per sempre la “necessità” del Fascismo e la stessa possibilità per il mondo di vivere in pace.

Nell’interessantissima disamina, Biggini riflette sul “problema della Libertà” (facendo una seria autocritica alla prassi fascista), negando ciò che la stessa Dottrina del Fascismo nega: ovvero la presunta volontà di usare la “dittatura” quale strumento di controllo politico e di governo perpetuo. Ma,  in questa che rappresenta la parte più importante del documento, il Biggini fornisce la “via” per evitare la dissoluzione del Fascismo da un lato e la distruzione del tessuto nazionale dall’altro. Egli, fondando la propria posizione teorico-politica sulla certezza che moralmente… “Il Fascismo ha già vinto la guerra, perché ha vinto sul piano rivoluzionario”, affida alla Cultura, nel senso più alto del termine, l’onere di contribuire alla ricostruzione del tessuto nazionale, mediante l’approfondimento del Pensiero Fascista da un lato e la comprensione delle soluzioni proposte sia dal punto di vista Spirituale che Politico. Dunque, per Biggini, il domani deve essere vissuto da un vero e proprio movimento Culturale che si prenda l’onere di contribuire alla ricostruzione nazionale e mondiale! Ecco le sue parole:

“Queste per sommi capi, sono le ragioni per le quali sentiamo il bisogno di rivolgerci agli uomini di cultura italiani e stranieri e di invitarli a una revisione del giudizio sulla realtà del Fascismo. La cultura italianadeve continuare a lavorare per dare al Fascismo, che, dopo l’8 settembre 1943, ha avuto un nuovo grande impulso rivoluzionario, profondi sviluppi dottrinali…Se chi guarda dall’esterno e superficialmente può notare l’intima insoddisfazione di un processo rivoluzionario che tende al meglio, stia pur sicuro che, sotto questa veste critica caratteristica dell’intelligenza italiana, si cela oggi come non mai la profonda coscienza di difendere una superiore realtà ideale”.

Purtroppo, la sconfitta militare in guerra e l’avvento del conseguente “regime liberale” imposto dall’occupante anglo-americano, hanno determinato il naufragio momentaneo delle speranze di Biggini e di tutti gli uomini di buona volontà. Coloro che erano qualificati come “eredi del Fascismo”, sono stati indotti a compiere la scelta opposta a quella vaticinata dal Ministro Fascista… e purtroppo, la scelta di “entrare” nel “gioco politico delle parti”, ha ottenuto esattamente quel che temeva Biggini. Possiamo oggi giudicare quelle scelte, col senno di poi, condannandole senza appello? Sebbene sia sempre necessario comprendere ed immedesimarsi nel quadro politico attinente quelle particolari contingenze storiche, sicuramente SI, poiché quelle scelte hanno l’onere e la responsabilità di aver decretato la distruzione del tessuto nazionale, contribuendovi attivamente. Questo rappresenta un dato di fatto oggettivo ed incontrovertibile. Ulteriore dato di fatto è quello relativo all’impossibilità di definire come “naturale” ed “unica” la scelta proposta dal Biggini. Sebbene fosse sicuramente una scelta difficile ma possibile. Una scelta “incredibile”. Una scelta ancor più “incredibile”, se fosse stata fatta, rispetto ai tempi presi in esame. Ricordiamo che tali scenari si concretizzarono all’indomani della mattanza e dello sterminio di decine di migliaia di italiani appartenenti allo schieramento dei “perdenti”. Una scelta, che però, doveva essere fatta, se si voleva raggiungere l’obiettivo vitale posto da Biggini. Infatti, se tale scelta era sicuramente “mastodontica”, non era però “oscura”. Era una scelta “logica”. Ebbene, quella scelta l’abbiamo fatta noi fascisti dell’ Associazione “IlCovo”. Fascisti candidati ricostruttori del tessuto nazionale. Una scelta che sappiamo essere titanica. Ma che, in conformità con l’obiettivo posto da Carlo Alberto Biggini nello scritto che abbiamo preso in esame, sappiamo essere l’unica possibile.

IlCovo

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FASCISMO RIVOLUZIONE LATINA!

« Dal 1929 ad oggi il Fascismo da fenomeno italiano è divenuto fenomeno universale. Ma nel fenomeno bisogna distinguere l’aspetto negativo da quello positivo, l’aspetto negativo è la liquidazione di tutte le posizioni dottrinali del passato; l’abbattimento di quelli che sono stati i nemici anche del Fascismo; l’aspetto positivo è quello della ricostruzione: solo coloro che accettano l’aspetto positivo del Fascismo ci interessano, cioè coloro che dopo avere demolito sanno fabbricare. Quanto all’aspetto negativo del fenomeno, non v’è dubbio che basta guardarsi intorno, per convincersi che i principi del secolo scorso sono morti. Hanno dato quello che potevano dare. […] Ma è passato. Coloro che Volevano fermare la storia, congelarne il moto o risalire la corrente, sono stati travolti. Le forze politiche del secolo scorso democrazia, socialismo, liberalismo, massoneria sono esaurite. La prova manifesta è che esse non dicono più nulla alle nuove generazioni. Le torbide coalizioni degli interessi, nei quali si incrociano spesso quelli dell’economia e quelli della politica e i tentativi disperati, ma velleitari di coloro che ci vivevano sopra, non potranno impedire l’ineluttabile. Si va verso nuove forme di civiltà, tanto nella politica come nell’economia. » (Cfr. “S.E.D”, Discorso pronunciato da Mussolini alla Seconda Assemblea Quinquennale del Regime – Roma, 18 marzo 1934)

« Oggi io affermo che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizzazione,è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito, nè potrebbe essere altrimenti. Lo spirito è universale per la sua stessa natura. Si può quindi prevedere una Europa fascista, una Europa che ispiri le sue istituzioni alle dottrine ed alla pratica del Fascismo. Un’ Europa cioè che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno, dello Stato del XX secolo, ben diverso dagli Stati che esistevano prima del 1789 o che si formarono dopo. Il Fascismo oggi risponde ad esigenze di carattere universale. Esso risolve infatti il triplice problema dei rapporti fra Stato e individuo, fra Stato e gruppi, fra gruppi e gruppi organizzati. » (Cfr. La crisi economica mondiale, 1 ottobre 1930, “S. E D.”, vol. VII, pag. 218.)

 

 

Carissimi lettori, siamo stati incredibilmente sorpresi dal constatare il successo avuto dall’articolo che lo scorso 23 marzo 2020, avevamo dedicato all’Universalità latina della dottrina fascista. Il nostro è un piccolo blog, che produce cultura nel campo della ricerca storica e delle scienze politiche, esclusivamente in lingua italiana, per una precisa scelta fatta fin dal principio della nostra attività. Ma volevamo ugualmente scommettere sulla possibilità di coinvolgere in questo comune percorso di crescita politico-culturale, possibilmente, anche altri popoli affini a quello italiano, per tradizione storica comune derivata in modo diretto o indiretto dalla Civiltà latina; popoli dunque capaci di comprendere più facilmente la tensione morale e l’essenza eminentemente spirituale della rivoluzione fascista. A giudicare dalle centinaia di documenti che sono stati scaricati da voi che ci leggete, anche e soprattutto fuori dal continente europeo, tra quelli che abbiamo messo a disposizione gratuitamente, in lingua spagnola e portoghese, sembrerebbe che anche questa sia stata una scommessa vinta! Ecco perché, a quelli di già disponibili, vogliamo aggiungere ulteriormente nuovi documenti. Sempre più è necessario che fortemente riecheggi nell’Orbe il motto della “Scuola di Mistica fascista“, di cui noi fascisti de “IlCovo” abbiamo raccolto idealmente il testimone: “PER ORBIS UNIONEM SUB LICTORII SGNO!”

IlCovo

  TESTI IN LINGUA SPAGNOLA :

1) “MUSSOLINI” (scarica digitando QUI)

2) “El Estado Corporativo” ( scarica digitando QUI)

3) “El Sabado Fascista” (scarica digitando QUI)

4) “La Autarquia” (scarica digitando QUI)

5) “Bonificacion Integral en Italia” (scarica digitando QUI)

 

  TESTI IN LINGUA PORTOGHESE :

1) “O Estado Corporativo” (scarica digitando QUI)

2) “Autarquia” (scarica digitando QUI)

3) “A Obra Nacional Dopolavoro” (scarica digitando QUI)

4) “Bonificacao integral na Italia” (scarica digitando QUI)

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A-DIO PROFESSOR STERNHELL!

Amazon.it: Nascita dell'ideologia fascista - Sternhell, Zeev, Mori ...Il mondo accademico ha perso un altro pilastro della Politologia internazionale: il professor Zeev Sternhell (qui).

La sua opera, la più originale nel campo antifascista, ha contribuito grandemente a sviscerare le “origini del Fascismo” (qui), inquadrando il fenomeno Fascista nel giusto contesto del Revisionismo anti-materialista, che già molto prima della “Grande Guerra” si stava diffondendo in Europa, sulla scorta del fallimento del Liberalismo e del Socialismo.

Un punto di riferimento, lo studio dell’insigne Politologo Israelita, che molto più e molto meglio degli altri studiosi della materia, ha identificato la Filosofia euro-mediterranea che è stata il vero “humus” del Fascismo. Una interpretazione che ha demolito le pregiudiziali antifasciste più retrive, e che ha mostrato, con grande schiettezza, le profonde radici Culturali, Filosofiche e Politiche delle “origini del Fascismo”. Di lui e del suo lavoro avevamo scritto:

…”Zeev Sternhell, a sua volta, qualifica il Fascismo come un ideale rivoluzionario, maturato lentamente nel corso del quarto di secolo che precede lo scoppio della Grande Guerra, il rappresentante della sintesi tra “nazionalismo organico” e “revisione antimaterialistica” del marxismo, già iniziata in Francia alla fine dell’800 dal teorico sindacalista Georges Sorel e proseguita ai primi del 900 dai sindacalisti rivoluzionari italiani; una concezione che, secondo il professore israeliano, presa nel suo insieme costituisce un tutto coerente, logico e ben strutturato, incentrato primariamente sul rifiuto più netto del materialismo, ovvero dell’eredità razionalistica, individualistica e utilitaristica dei secoli XVII e XVIII, che sta alla base tanto del marxismo quanto del liberalismo. Siffatta visione del mondo mette in dubbio non soltanto la dottrina dei diritti naturali e quella del primato dell’individuo, ma tutte le strutture istituzionali della democrazia liberale. Secondo Sternhell, l’aspetto che caratterizza la modernità del Fascismo risiede nella pretesa di cancellare gli effetti più disastrosi della modernizzazione del continente europeo, rimediando alla frammentazione della comunità in gruppi tra loro antagonisti, all’atomizzazione della società, all’alienazione dell’individuo, ormai diventato niente più che una merce gettata sul mercato. La rivoluzione fascista ha come obiettivo un mutamento radicale ed essenziale dei rapporti intercorrenti fra l’individuo e la comunità, senza che ciò implichi necessariamente la rottura del motore stesso dell’attività economica – la ricerca del profitto – o l’abolizione del suo fondamento – la proprietà privata – oppure la distruzione del suo quadro necessario – l’economia di mercato. Essa si leva contro la disumanizzazione introdotta dalla modernizzazione nei rapporti tra gli uomini, ma pretende di conservare gelosamente, nel contempo, i benefici del progresso, senza mai caldeggiare il ritorno al passato, ad un’ipotetica età dell’oro, essendo stato il Fascismo, secondo i teorici del Regime, un fenomeno storico tipicamente moderno, come Mussolini, il suo fondatore, era stato la sintesi della vita e dell’anima moderna, sebbene di un tipo assolutamente originale” (qui).

Guardiamo con grande rispetto, con gratitudine, l’opera del Professor Sternhell. Rimarrà per sempre come un mattone nella grande costruzione della Verità. Alla quale noi del Covo lavoriamo senza sosta.

A-DIO PROFESSORE!

IlCovo