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LA MENZOGNA DEL DEBITO PUBBLICO: perché la B.C.E. può cancellare il debito senza fallire mai!

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Se ci fosse bisogno di ribadirlo ancora una volta, torniamo volentieri a ripetere che NOI fascisti de “IlCovo” siamo e saremo sempre contrari a qualsiasi pseudo governicchio espressione di uno qualunque dei soggetti politici del “parlatoio” della “repubblica delle banane antifascista”, essendo indistintamente TUTTI, da destra a sinistra, passando per il centro ed i finto-contestatori di tutti i colori, nè più né meno che pedine asservite al sistema plutocratico dominante, cioè, TUTTI burattini dell’oligarchia finanziaria massonica mondialista del Fondo Monetario Internazionale con sede a Washington! Ciò premesso doverosamente, vogliamo riaffermare il nostro assoluto disgusto per l’ennesimo rivoltante teatrino messo in piedi in questi ultimi giorni dai media ufficiali, servi della finanza mondialista, fatto di “proclami terroristici” ad orologeria sui giornali e le televisioni che rilanciano lo spauracchio del fantomatico SPREAD, in base al quale, ogni possibile cambio di rotta politico-economico, vero o presunto (nel caso del “prossimo” governicchio in fieri grillino-leghista, più che presunto certamente inesistente, non essendo presente nei loro programmi alcuna uscita dall’euro e dalla N.A.T.O.) rispetto a quanto stabilito dagli usurai “mamma santissima” della Banca Centrale Europea (ovvero del F. M. I.), vedrebbe aumentare il debito pubblico, obbligandoci pertanto ineluttabilmente (dovendo per costoro scongiurare a qualunque costo tale apocalittica eventualità) a realizzare tutto quel che i “soloni sanguisughe della finanza ” hanno già deciso per tutti quanti noi poveri cittadini, cioè l’eterna politica del taglio della spesa pubblica, ossia della voce di bilancio dedicata, in teoria, ad investire sul futuro economico-sociale del Popolo; dopo averci già imposto di devolvere il potere politico e legislativo dello Stato, ovvero, in teoria, del solo ente di natura genuinamente pubblica di rappresentanza permanente di tutti gli interessi del Popolo, ad un comitato di finanzieri privati, desiderosi solo di accrescere sulla pelle del popolo le proprie ricchezze ed il proprio potere, col fine di trasformarci a tempo pieno in una massa di schiavi senza anima al loro servizio  per i secoli a venire… E dunque, BUUH!! Nascondetevi tutti ! Ritorna lo spread!  …E se invece il famigerato debito contratto volutamente, a furia di sprechi e ruberie cagionati dalla classe politica più corrotta, imbelle, incapace e servile della ultra millenaria storia d’Italia, proprio su mandato dei padroni banchieri usurai, al fine di terrorizzarci col ricatto politico summenzionato, potesse essere realmente cancellato senza colpo ferire e senza conseguenze rilevanti per gli stessi usurai della B.C.E.? …non lo credete possibile? Ebbene, leggete coi vostri stessi occhi il successivo articolo e state pure tranquilli, la fonte di certo non è fascista! E la conclusione a cui perviene tale “fonte”, conferma il perché tali usurai delinquenti abbiano una assicurazione sulla vita: perché anche le critiche più condivisibili approdano sempre e comunque, nel migliore dei casi, nella immancabile esaltazione della “vera democrazia liberale” tradita da chissà chi; che, non si sa mai come, sarebbe stata soppiantata con quella corrotta dalle altrettanto presunte mele marce bacate… Insomma, che ci possa essere una concezione popolare e rappresentativa differente dal modello di marca illuministico liberal-anglo-sassone, è un “dubbio” che non sembra sfiorare nemmeno i critici più gettonati. Ecco perché questi articoli, pur condivisibili nella loro parte critica, risultano però assurdi nelle conclusioni! E in ultima analisi, senza la logica contemplazione della soluzione FASCISTA, esclusivamente funzionali allo status quo. Detto questo, leggete e meditate… (fonte qui ):

IlCovo

 

Perché la BCE può cancellare 250 miliardi (e chi lo nega è ignorante o in malafede)

Il motivo lo ha spiegato  – in un articolo del  giugno 2013 –  Paul De Grauwe, attualmente docente alla John Paulson Chair in European Political Economy,   nella London School of Economics, già membro del parlamento belga dal 1991 al 2003, autore di ricerche e libri fondamentali  sulla politica monetaria, di cui è considerato fra le  massime autorità.

De Grauwe ha scritto l’articolo perché  il governatore Weidmann della Bundesbank, la banca centrale tedesca,  s’era appellato alla Corte Costituzionale  tedesca, sostenendo che gli acquisti a palate di titoli di debito pubblico  dei paesi dell’eurozona che sta  operando la BCE, esponevano i contribuenti tedeschi al rischio di dover  pagare con le tasse le “perdite” che avrebbe subito la BCE in caso di insolvenza  dell’Italia, Spagna, Grecia, Portogallo.

Paul De Grauwe, London School of Economics.

De Grauwe mostra che la Bundesbank è ignorante, come quasi tutti gli economisti italiani (e non parliamo dei giornalisti) a ventilare una simile spaventosa ipotesi. Il motivo: applicano alle banche centrali i criteri di solvibilità e insolvenza di una banca privata, o di una qualsiasi impresa privata.

Il livello di confusione è così alto  – scrisse appunto –  che il presidente della Bundesbank si è rivolto alla Corte Costituzionale Tedesca sostenendo che il programma OMT  della BCE esporrebbe i cittadini tedeschi al rischio di dover pagare tasse per coprire potenziali perdite generate dalla BCE”.

“Tale paura è mal posta”. Anzi: “In realtà, i contribuenti tedeschi sono i principali beneficiari del programma di acquisto di titoli di debito”.

“Le società private si ritengono solvibili quando il valore del loro patrimonio netto è positivo, ossia quando il valore dei loro asset è superiore a quello del debito. La solvibilità di una società privata può anche essere espressa come il massimo ammontare di perdite che una società può assorbire in un dato momento. Pertanto, una società privata si dice solvibile quando le sue perdite non sono superiori al patrimonio netto” .

Ma “questi vincoli di solvibilità non dovrebbero essere applicati alle banche centrali; le banche centrali non possono fallire”.

Oddio, e perché?

Perché  “una banca centrale può emettere tutta la moneta che vuole e chi gli serve per ripagare i suoi “creditori”.

E chi sono i creditori della banca centrale?

Sono “i detentori della sua moneta. Per la banca centrale, il loro “ripagamento”  consisterebbe semplicemente nel sostituire la moneta vecchia con moneta nuova”.

Non siamo più nel  sistema del tallone aureo, quando una banca centrale prometteva di convertire la moneta che emetteva in oro.

“Al contrario delle società private, i debiti delle banche centrali non rappresentano un diritto sugli asset delle banche centrali. Quindi, il valore degli asset della banca centrale non ha influenza sulla sua solvibilità.

“La sola promessa che una banca centrale fa  […] mercato è che il denaro sarà convertibile in un paniere di beni e servizi a un prezzo più o meno fisso. In altri termini, la banca centrale fa una promessa di stabilità dei prezzi. Tutto qui.

La banca centrale assorbe qualsiasi perdita

(…) . La banca centrale può assorbire qualsiasi perdita, a patto che questa perdita non comprometta la stabilità dei prezzi.

Non è nemmeno corretto affermare che la banca centrale ha bisogno di mantenere un patrimonio netto positivo per “restare solvibile”. Una banca centrale non necessita di un patrimonio netto.  Dunque l’affermazione che una banca centrale con un patrimonio netto negativo necessiti di essere ricapitalizzata dal Tesoro non ha alcun senso”.

Visto che qualcuno ancora non capisce, De Grauwe spiega di nuovo:

“Per essere chiari:

  • La banca centrale (che non può fallire) non ha bisogno di alcun sostegno fiscale dal governo (che invece può fallire)
  • L’unico sostegno di cui la banca centrale necessita da parte del governo è che essa possa mantenere il monopolio sull’emissione di moneta in tutto il territorio su cui il sovrano ha giurisdizione. Una volta che abbia  dal sovrano tale potere, la banca centrale è libera da ogni limite di solvibilità”.

Chiarito ciò, De Grauwe  illustra il caso più semplice, di una banca centrale che emetta moneta per un solo stato. Lo fa comprando i Buoni del Tesoro  di quello Stato ed emettendo moneta.

“Acquistando i titoli di debito statali, la banca centrale trasforma  la natura del debito pubblico.

Quando la banca centrale compra il debito del proprio governo, il debito viene trasformato:

  • Il debito governativo, che porta con sé un tasso di interesse e un rischio di default, diventa una passività della banca centrale (base monetaria); che è priva di rischio default,  ma soggetta a rischio di inflazione”.

Per capire  cosa sia questa trasformazione, e  come agisca nel bilancio, supponiamo  che Banca Centrale e Governo siano tutt’uno (come dopotutto sono: due rami separati del settore pubblico, ed erano prima del “divorzio” fra Tesoro e Bankitalia).

Attenzione attenzione, perché nelle righe seguenti troviamo spiegato perché 250 miliardi di debiti possono essere “cancellati”:

dunque seguiamo il ragionamento.

“Dopo la trasformazione, il debito governativo detenuto dalla banca centrale viene cancellato. Esso è un attivo in un ramo dello stato (la banca centrale) e un passivo nell’altro ramo (il governo). Quindi, scompare”.

E attenti, non è ancora finita:

“La banca centrale può ancora tenerlo a bilancio  [come fa la BCE coi nostri  250 miliardi], ma esso non ha più alcun valore economico. Di fatto la banca centrale può sbarazzarsi di questa FINZIONE ed eliminarla dal suo bilancio, e il governo può quindi eliminarlo dall’ammontare del suo debito. Esso non ha più valore in quanto è stato rimpiazzato da una nuova forma di debito, ossia la moneta, che comporta un rischio inflattivo, ma NON  un rischio di default”.

Dunque non ha senso – come voleva far credere la Bundesbank –  che le banche centrali,  quando il prezzo di mercato dei titoli di stato scende, ci perdono. Se ci fosse una perdita per la banca centrale, essa sarebbe compensata alla pari da un guadagno equivalente da parte del governo (perché il valore di mercato del suo debito è sceso in uguale proporzione). Non ci sono perdite per il settore pubblico”.

Chiaro o no? L’esperto sottolinea:

“Arriviamo a una conclusione importante: Quando una banca centrale ha acquisito titoli di stato, un declino nel prezzo di mercato di questi titoli non ha alcuna conseguenza fiscale. La perdita in un ramo (la banca centrale)  è compensata dal profitto nell’altro (lo Stato)”.

Che se poi ancora non fosse chiaro ai vari “economisti” dei miei stivali che strillano, De Grauwe riprende:

“Un altro modo di vedere questo effetto, è guardare ai flussi degli interessi sottostanti ai titoli pubblici. Poniamo ad esempio che la banca centrale abbia comprato un miliardo di euro in titoli di stato. Questi hanno una cedola, diciamo, del 4%. Perciò la banca centrale che ha in portafoglio i titoli riceve 40 milioni di euro all’anno da parte del governo. Nella pratica della contabilità, questo viene contato come un profitto per la banca centrale. Alla fine dell’anno, la stessa banca centrale girerà  i propri profitti al governo. Assumendo che il costo marginale della gestione di questi bond sia pari a zero, la banca centrale girerà al governo i 40 milioni di euro. E’, per così  dire,  la mano sinistra  che  paga la mano destra”.

La classica partita di giro.

“La tecnicalità della tenuta dei libri contabili ha potuto far credere a qualcuno che tali interessi siano signoraggio  (ossia profitto per la banca centrale). Non lo sono. Non c’è alcun profitto nel settore pubblico.  Il profitto della banca centrale è esattamente compensato da una perdita del governo”.

Capito? L’economista vuol essere ancora più chiaro.

“L’uno e l’altra potrebbero eliminare questa convenzione contabile perché in queste perdite e profitti non  c’è alcuna sostanza economica”.

“La BCE può distruggere i titoli di stato, senza nessuna perdita”

Ma, probabilmente temendo che questo sia al disopra delle possibilità intellettuali del governatore Weidmann della Bundesbank, il belga insiste:

“E’ letteralmente  vero che la banca centrale potrebbe distruggere i titoli di Stato nel trituratore della carta: niente sarebbe perduto”.

Vogliamo copiare la frase in inglese:

It is literally true that the central bank could put the government bonds ‘into the shredding machine’; nothing would be lost.

 

“Nel nostro esempio, la banca centrale non riceverebbe più 40 milioni di euro l’anno,  e non dovrebbe più girarli al governo ogni anno.

Cosa succede se il governo fa default sui suoi bond in scadenza? Il default causa delle perdite ai detentori privati dei titoli.

Ma è irrilevante per i titoli detenuti dalla banca centrale: infatti essi adesso non valgono più nulla, ma erano già privi di valore anche prima del default. Si tratta della mano destra che paga la sinistra.

Per il settore pubblico, non è successo nulla. Perciò la perdita della banca centrale a causa del default non ha alcuna conseguenza fiscale”.

Nel caso dell’eurozona,  una unione monetaria imperfetta (che non è anche una unione di bilancio), le cose sono alquanto più complesse. Ma all’osso, ci limitiamo a riportare l’esempio di De Grauwe:

“Immaginiamo che la BCE acquisti 1 miliardo di titoli spagnoli a un tasso del 4%. Le conseguenze fiscali sono ora le seguenti.

  • La BCE riceve 40 milioni di euro in interessi annuali dal tesoro spagnolo.
  • La BCE restituisce questi 40 milioni di euro non alla sola Spagna, ma  a tutti gli anni alle banche centrali nazionali dell’eurozona.

La distribuzione avviene proporzionalmente alla quota di capitale nella BCE (vedere BCE 2012).

  • La banca centrale nazionale trasferisce quanto ricevuto al proprio tesoro nazionale.

Per esempio, la BCE trasferirà l’11.9% dei 40 milioni al Banco de España. Il resto andrà alle banche centrali degli altri paesi membri. Chi riceverà di più è la Bundesbank tedesca; che con una quota di capitale del 27.1%, riceverà quindi 10.8 milioni di euro”.

Ecco perché, all’inizio del discorso il nostro monetarista diceva che,  anziché essere danneggiati, “i tedeschi sono i principali beneficiari del programma di acquisti di debiti pubblici  avviato da Draghi.

L’effetto paradossale è questo:

“In un’unione monetaria che non è  anche un’unione fiscale,  un programma di acquisto di titoli di stato porta a trasferimenti all’interno dell’unione – ma non a quelli a cui pensa l’opinione pubblica tedesca

  • “Un programma di acquisto titoli della BCE porta a un trasferimento annuale dai paesi i cui titoli vengono acquistati verso tutti gli altri”

Cioè dai paesi più indebitati e poveri a quelli non indebitati e ricchi. 

“Un trasferimento fiscale dai paesi più deboli (debitori) verso i paesi più forti (creditori)”.

La  Germania lucra anche su questo.

Mario Draghi e  Jens Weidmann  Presidente  Bundesbank .

 

Che cosa serve ancora per realizzarla perversione  del sistema euro?  E di chiamare chi lo sostiene in Italia un traditore? Perché la protesta di Weidmann contro gli acquisti della BCE, anche se non escludo possa essere dovuta ad ignoranza (non sarebbe il primo banchiere a non sapere come si crea il denaro),   servepiuttosto ad uso interno, per rafforzare nei cittadini tedeschi l’impressione che essi stanno pagando per i debtii italiani, spagnoli, greci. Il che pone il problema dei tecnocrati non eletti: non c’è niente di peggio di un tecnocrate incompetente. Anzi di peggio c’è, ed è un tecnocrate che fa’ politica e propaganda contro un paese  alleato, fondatore, e dellas tessa zona monetaria.   Ma che dire dei giornalisti ed economisti italiani che tifano per  la bancarotta  dell’Italia in odio al govenro Salvini-Di Maio?

  • Dal testo qui sopra si vede anche che i tassi d’interesse sul nostro debito non dipendono dai “mercati” e se è aumentato lo spread   a causa del governo Lega-Cinque Stelle, è un avvertimento artificiale delle  banche centrali ostili. Ricordiamo che quando Sarko e Merkel vollero  rovesciare Berlusconi,  aumentarono lo spread vendendo – non loro,  le loro banche centrali per carità, sono indipendenti – a vagonate titoli di Stato italiani. Draghi  dispose poi che li comprassero le banche italiane, che per questo vengono accusate ogni giorno da Weidmann di essersi riempite di Bot e BTP.

Post Scriptum: 

Il testo dell’economista prosegue, per smentire, “come si  sente dire spesso nei paesi creditori che, nel caso di default di un paese i cui titoli di stato sono nel bilancio della BCE, essi (i creditori) sarebbero i primi a rimetterci. Questa è una conclusione sbagliata”.

Al massimo, il contribuente tedesco dovrebbe rinunciare alla rendita annua degli interessi che percepisce dal paese debitore.

Potete constatarlo da voi leggendo l’originale inglese qui:

https://voxeu.org/article/fiscal-implications-ecb-s-bond-buying-programme

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LO STATO CORPORATIVO : il diciottesimo titolo della “Biblioteca del Covo”!

 

Come già annunciato nel precedente articolo, la Biblioteca fascista de “IlCovo” è lieta di presentare il diciottesimo titolo della sua collana editoriale: la nuova edizione ampliata del libello “LO STATO CORPORATIVO”, scritto nel 1934 da Bruno Biagi e pubblicato dall’Istituto Nazionale Fascista di Cultura. Biagi nasce nella provincia Bolognese nel 1889 e muore a Roma nel 1947. Giurista, sindacalista, si unisce al nascente movimento fascista divenendone milite. Risulta tra i feriti a seguito dell’attentato antifascista di Palazzo d’Accursio a Bologna nel 1920. La sua passione ideale lo porta nel novero dei militi fascisti che marciano su Roma nel 1922. Nel 1924 viene nominato Deputato, per poi divenire Consigliere Nazionale alla “Camera dei Fasci e delle Corporazioni”, nell’ambito della Corporazione tessile. Teorico di spicco del sindacalismo fascista, alla stessa stregua di Alfredo Rocco e Sergio Panunzio, diviene il successore di Giuseppe Bottai al Ministero delle Corporazioni e poi presidente dell’Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale. La sua levatura intellettuale lo porta ad ottenere la cattedra in “Diritto Corporativo”, all’Università Alma Mater studiorum. Con grande capacità di sintesi e chiarezza espositiva, Biagi descrive l’originalità e la novità rappesentati dal sindacalismo fascista, mostrando come esso costituisca certamente una parte determinante nel Fascismo, che va però comunque contestualizzato nel più ampio ambito dell’attuazione integrale della dottrina fascista dello Stato Nuovo, dunque, da ritenere essenzialmente propedeutico alla realizzazione di quest’ultimo. Egli spiega con chiarezza come il sindacalismo fascista, formatosi nell’alveo della elaborazione ideologica di Benito Mussolini, rappresenti la soluzione definitiva al “problema sociale”, non solo in ambito italiano, ma europeo e mondiale. Affermando l’assoluta originalità del Fascismo, Biagi evidenzia ugualmente l’alterità e unicità del sindacalismo fascista, spiegando che il fulcro di tale dottrina non è imperniato sul determinismo o sull’economicismo, ma sulla Solidarietà Nazionale, sull’aspetto etico-educativo e sul riconoscimento da parte dei cittadini dell’appartenenza alla comune Civiltà Fascista Italiana.  Negando la tripartizione della società, scaturita dalla Rivoluzione francesce, e poi esasperata dal socialismo marxista, criticando tanto il Liberalismo quanto il suo “figlio legittimo”, ossia il Socialismo, Biagi definisce i tratti inequivocabili della concezione sociale fascista, basandosi sull’organicismo politico presente nella Dottrina del Fascismo, identificando la vera libertà nella “sovranità partecipativa” del “cittadino fascista”, attuata nel quadro delle Leggi espresse dallo “Stato Nuovo” mussoliniano, etico e corporativo. Egli spiega che la vera Libertà “riposa nell’ordine e nella Legge fascista” e che tale nuovo ordine scaturisce dalla dottrina di Mussolini. Certi che l’esempio politico analizzato da Biagi risulti estremamente attuale, affidiamo la sua opera ai lettori della “Bibliteca del Covo” con questa nuova edizione ampliata. In appendice è presente un ulteriore documento, tratto dal “Dizionario di Politica”del P.N.F. e pubblicato nel 1940, intitolato “L’Ordinamento Sindacale Corporativo”. Tale scritto mostra l’evidente coerenza e continuità ideale nell’attuazione dei provvedimenti politici e legislativi varati dal Regime negli anni successivi alla pubblicazione del testo di Biagi, sempre nel solco delle specifiche direttive dottrinali fasciste che egli aveva già  precedentemente descritto in modo lucidissimo nel proprio libello. Il testo, attualmente, può essere acquistato sul sito dell’editore LULU.COM, prossimamente anche su AMAZON.

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REDUCTIO AD UNUM! …quando la Verità risponde agli “eretici” pseudo-contestatori!

Coloro che ci seguono con attenzione, sanno che la nostra battaglia politico-culturale si fonda sulla chiarezza e l’univocità dell’ “Identità Fascista” ; nondimeno, essa si basa sull’oggettività dell’analisi dei fatti inerenti l’attualità, osservati attraverso l’immensa sapienza scaturita da quella grandiosa Idea di Civiltà incarnata dal Fascismo. E proprio dipendentemente dai riscontri che emergono, in relazione alle tesi elaborate nella Dottrina del Fascismo, affermiamo con cognizione di causa e senza giri di parole che nel tempo presente non esiste concretamente alcun’altra verace soluzione politica rivoluzionaria possibile, plausibile ed applicabile, diversa dalla soluzione fascista. Dunque, la nostra analisi e la conseguente tesi, non deriva da forme di pregiudizio, tantomeno da apriorismi chiusi alla verifica della realtà dei fatti. Assolutamente NO! In realtà, come dimostrano tutti gli articoli di attualità politica pubblicati su questo blog da cinque anni (QUI), la conclusione cui perveniamo è data, al contrario, dalla verifica diretta sia delle problematiche politico-sociali odierne che della possibile soluzione applicabile paventata più o meno inconsciamente dalle masse, e vieppiù osteggiata con qualunque mezzo dal sistema demo-pluto-massonico al potere. Precisamente questo è il motivo principale per cui il FASCISMO di Benito Amilcare Andrea Mussolini viene tutt’oggi continuamente attaccato da ogni parte. E questo, altresì, è il motivo per cui, tra i lasciti della “guerra civile per procura” scatenata a suo tempo dai “padroni-liberatori” atlantici e ancora perdurante in Italia, oltre agli antifascisti dichiarati di professione che campano di rendita spesati dalla repubblica delle banane Italy-ota, vi sono anche i cosiddetti pseudo-fascisti “eredi-evolutori-eretici“, autoproclamatisi tali, che rappresentano il primo presidio usato dai “pupari” che reggono i fili del teatrino politico nostrano per disinnescare la “mina politica mussoliniana”. Infatti, la guerra culturale al Fascismo, come abbiamo più volte rimarcato (QUI), si svolge da decenni su vari fronti politici, tanto sul fronte “sinistro” che su quello “destro”. Dopo quella “calda”, che ha lasciato dietro di sé una gigantesca scia di sangue fraterno, si è proseguiti con quella “fredda”, provvedendo a disintegrare l’immenso e per questo pericoloso fondamento ideologico del Fascismo, al fine di occultare quel luminoso ideale di Civiltà rappresentato dalla dottrina di Mussolini e dunque, in ultima analisi, non permetterne la sua futura ripresa e realizzazione. E’ per questo motivo, non per altro, che come Associazione “IlCovo”, abbiamo SEMPRE osteggiato i cosiddetti “eretici” di turno e di ogni tipo! Iniziando dagli “evolutori” SocialDemocratici, gli auto-proclamati “fascisti del terzo millennio” (ultimo esempio, qui), per finire sempre con gli auto-proclamati “Socialisti del 21° secolo” (alcuni esempi, qui e qui), entità che di fatto rappresentano le tante teste della multiforme “idra antifascista” demo-plutocratica!

In verità, tra le molte cose di cui difettano tali soggetti, animatori di vere e proprie “valvole artificiali di sfogo e depistaggio ideale”, vi è la mancanza fantasia! Difatti, in un recente articolo (qui), ascrivibile alla suddetta galassia politica, vengono fatte ritornare in auge tesi vecchie di secoli ma spacciate come quintessenza del “nuovo” che avanza! I personaggi in questione, dopo aver dismesso (almeno per il momento!) i panni del “fascismo eretico”, chiudendo temporaneamente il discorso sulle “tante anime del fascismo”, tutte amenità risibili che il nostro lavoro di ricerca ideologico-dottrinale ha contribuito a smontare definitivamente, hanno deciso di ripiegare verso i lidi più sfumati ed evanescenti (e dunque, per loro, ben più sicuri!) del cosiddetto populismo, assai gettonati dalla propaganda del sistema liberal-massonico, dichiarati dallo stesso quale vero “pericolo” per gli equilibri ad esso congeniali… e se lo proclamano i media servi del sistema, possiamo forse non crederci?

Ebbene, gli “eretici” in servizio permanente effettivo alla vulgata pluto-massonica, dopo averci informato che le ideologie rivoluzionarie novecentesche del Marxismo e del Fascismo si sarebbero dissolte, dimenticano, in primis, che il marxismo appartiene di diritto all’Ottocento mentre il solo Fascismo è ascrivibile pienamente al Novecento, costituendo in senso assoluto l’ideale politico più giovane; in seconda battuta, che quest’ultimo non si è affatto “dissolto” ma che dopo essere stato sopraffatto militarmente da una coalizione planetaria, chissà perché viene tutt’ora attaccato, osteggiato e mistificato di continuo da una martellante propaganda attuata su scala globale, segno evidente che se di “morto politico dissolto” si tratta, resta pur sempre un morto che terrorizza il potere costituito, molto più degli odierni cosiddetti “contestatori vivi”. Ora, secondo gli “eretici spargitori di aria fritta”, il vizio ideologico del Fascismo (inutile dilungarci in questa sede sul marxismo, le cui tare materialiste sono state sufficientemente indagate nella nostra DOTTRINA!) risiederebbe nella sua “incapacità ontologica di adeguarsi al processo Tecno Economico e a dare ad esso delle risposte” e peggio ancora, nella intrinseca “tendenza atta ad omologare, operando una “totalitaria” “reductio ad unum”, volta a precludere, in tal modo, qualunque tipo di apertura al molteplice che, invece, ne avrebbe consentito una comprensione più completa della realtà, permettendone la sopravvivenza politica”. In realtà i novelli scienziati della politica fanno finta di dimenticare che il Fascismo, avendo una chiara e concreta percezione della realtà, riconoscendo dunque chiaramente le origini dei mali politici odierni e facendone risalire la causa prima all’individualismo materialista di matrice illuminista, altrettanto lucidamente diede una propria chiara ed originalissima risposta, in grado di sopperire alle tare del liberalismo-plutocratico, proponendo e realizzando a livello economico il “corporativismo”, la risposta sul piano dell’economia della ben più vasta Rivoluzione totalitaria, ossia antropologica, etica e morale, realizzata dal Fascismo, tramite lo Stato Nuovo fascista, etico e corporativo, che a sua volta, lungi dall’omologare l’individuo, secondo quanto da sempre malevolmente affermato in ambito antifascista, al contrario, volle realizzare il Cittadino Nuovo Integrale della rivoluzione mussoliniana, le cui potenzialità individuali sarebbero state vieppiù sviluppate al massimo grado e messe al servizio dell’intera comunità nazionale e imperiale.

In breve si tratta della solita polemica di chi vuol spargere fumo, preferendo restare sul piano vago dell’indeterminatezza, poiché in tal caso, chi regge davvero i fili del teatrino della politica avrà sempre buon gioco e vita facile, trovandosi di fronte degli “oppositori” la cui alternativa politica assume la concretezza del vuoto. Secondo gli eretici, infatti,  “il Populismo, facendosi portavoce di istanze che incarnano un generico “buon senso” delle masse, inizialmente prive di una definita connotazione ideologica, (e pertanto di quella rigidità intellettuale che, abbiamo già visto, ne determinano il superamento ed il sopravanzamento da parte della Globalizzazione, sic!), può divenire lo strumento, la piattaforma di lancio da cui partire per portare l’attacco al cuore del sistema globale”. Ecco, per costoro il problema del Fascismo, risiede precisamente in quella che essi definiscono eufemisticamente come “rigidità intellettuale” e che, invece, i fascisti, definivano coerenza verso un ideale di vita, intransigenza nell’affermazione della VERITA’ di cui essi erano portatori, fede assoluta nella bontà di tali principi, che si tramutava nella disponibilità all’obbedienza per giungere al trionfo della rivoluzione morale di cui essi erano latori, anche a mezzo della lotta senza quartiere contro i nemici del popolo italiano; il tutto riassunto magistralmente nel trinomio CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE! Al contrario, il “buon senso” del populismo anti-ideologico, con l’assenza di un ideale inderogabile e preciso, facendo affidamento su quel che “la pancia” suggerisce come buono e giusto, questo si che risulterebbe vincente, tanto da impensierire la plutocrazia usuraia dominante! Non c’é che dire, un ragionamento impeccabile! Ma no! … l’eretico di turno, qualche crepa nel quadretto idilliaco summenzionato è costretto a vederla, ed allora si affretta a correggere il tiro, informandoci che il “buon senso” populista, se non vuol nascere e morire nell’arco di un battito di ciglia, prima o poi, purtroppo, dovrà pur sfornare dei “contenuti ideali” da opporre  al sistema di potere vigente. E quale sarebbe questo ipotetico “nuovo” ideale cui approdare? Dopo un funambolico giro di parole, dove nel ragionamento dell’eretico fanno capolino i “quasi fascismi” altrimenti detti “socialismo pan arabo” e “peronismo”, esperienze che mai ebbero il coraggio di affermare apertamente di ispirarsi al Fascismo e che dunque, pur scimmiottando alcuni aspetti del Regime mussoliniano, mai ebbero la volontà di far propria integralmente la sua Dottrina, concludendosi tutte in un nulla di fatto, si arriva a pronunciare la fatidica nuova parola d’ordine cui far riferimento per l’avvenire: socialismo! …una novità assoluta nel panorama politico mondiale, non c’é che dire!

E gli “eretici”, senza vergogna, lo qualificano come nuova istanza, quale “futuro”, mentre il “passato” sarebbe il Fascismo di Benito Mussolini. Peccato che proprio il Fascismo più di 70 anni addietro aveva ampiamente superato tanto il liberalismo, vecchio di oltre tre secoli, quanto il socialismo, con più di duecento anni portati male sulle proprie spalle! In realtà, la vecchiezza di queste tesi, fa il paio con quelle del teorico russo Dugin, come abbiamo già avuto modo di dimostrare (qui), producendo solamente l’ennesimo camaleontico “cambiamento di pelle” istituzionalizzato negli anni della “guerra fredda”, mai morta, poiché tenuta bene in vita da queste cosiddette “valvole politiche di sfogo” eterodirette dallo stesso sistema. Dall’alto del loro “avvenierismo”, tali “socialisti” rappesentano un elemento fondamentale per la prosecuzione della creazione di “nemesi” preparate appositamente, al fine di poter giustificare lo stato di perenne crisi che serve alle elites mondialiste al potere per portare avanti la loro agenda aggressiva e demolitrice! Col risultato di produrre da decenni tanta, troppa, inutile aria fritta…precisamente il solo possibile “traguardo” del presunto e mai pervenuto “populismo” dei  fasulli “movimenti anti-casta”. Tale “traguardo”, dovrebbe “salvare l’Europa e il Mondo dal Capitalismo, favorendo il pluralismo, contro il totalitarismo dell’UE”, creando un presunto “quarto sistema“. In realtà il “populismo contestatore”, dimostra solamente di aver accettato fondamentalmente la struttura portante del sistema egemonico vigente: quella demo-pluralistica, eticamente borghese, filosoficamente illuministica. Di fatto, all’interno di tale configurazione ideologica, non può esistere alcun “Comunitarismo identitario”. Questo perché ciò che si finge di voler cacciare dalla porta, è già rientrato dalla finestra! Se non si capisce, come invece aveva fatto chiaramente il FASCISMO, che il problema risiede proprio nell’individualismo pluralistico e nel materialismo, nella valutazione del “problema economico” quale fondamento dei problemi delle società (vedi determinismo, economicismo), la cui presunta risoluzione dovrebbe rappresentare l’esclusivo obiettivo da raggiungere, NESSUNA SOLUZIONE, per quanto pretestuosamente orientata alla “nazional-socializzazione“, potrà garantire stabilità e giustizia in modo duraturo! Senza abbattere il principio che fonda le società post ottantanoviste (ovvero quelle seguite alla “rivoluzione francese”) dunque, senza la REDUCTIO AD UNUM cui era già pervenuto il Regime mussoliniano,  si contribuirà esclusivamente a dare ossigeno ad un sistema criminale malato, che così, potrà affinare le proprie armi rivolte a perpetuare il suo eterno trionfo!

Lo avevano capito, prima di tutti, i teorici del Fascismo e tra loro i Sindacalisti Fascisti. A tacer di Sergio Panunzio, prendiamo in prestito alcuni brani del Sindacalista Bruno Biagi, scritti per l’Istituto Nazionale Fascista di Cultura, nel 1934, in un libello che “IlCovo” ristamperà a breve (cfr. B. Biagi, LO STATO CORPORATIVO, I.N.F.C., 1934). Egli vi afferma che…

“Lo Stato, che trovò nel mondo antico la sua concezione integrale e la sua più completa attuazione storica nell’Impero Romano, cadde sotto la pressione di varie forze disgregatrici. Nella età intermedia esso non poté risorgere, nella sua piena sovranità, perché si trovò di fronte, dapprima, la nobiltà ed il clero, con i loro privilegi e con le loro milizie, e, più tardi, la borghesia mercantile e curialesca, nonché le formazioni comunali e regionali…La Rivoluzione francese, proclamando i diritti del cittadino ed a questo garantendo una astratta libertà, volle spezzare tutti i vincoli e le formazioni su cui si reggeva la società di allora ma non si accorse che la libertà da essa proclamata era un concetto puramente nominale, una parola vuota di ogni contenuto, là dove sussistevano disuguaglianze e quindi condizioni di privilegio…La crisi dello Stato, uscito dalla Rivoluzione francese, si andava accelerando, per i concomitanti fenomeni dell’industrialismo e del sindacalismo, per assumere, specialmente nei Paesi economicamente più progrediti, l’aspetto ed il nome di questione sociale. Il problema sociale non è nato di certo con la seconda metà del secolo XIX : esso ha intessuto, con le sue alterne vicende di lotte, di pause, cd anche di concordie operose, la storia dei popoli. Il problema è esistito sotto tutti i regimi economici e sociali, tanto che vi è stato chi ha voluto fare di esso il perno di tutta la storia…Oggi stesso che i Sindacati hanno diritto di cittadinanza in tutti i Paesi più importanti, l’intervento dello Stato è meramente e prevalentemente estrinseco e non riguarda il loro intimo funzionamento, cioè la loro finalità, la loro funzione e il loro apporto sociale. Se si eccettua l’Italia, i Sindacati delle categorie produttive rimangono avulsi dal complesso nazionale e vivono una vita propria che noi consideriamo doloroso segno di separazione, più che di indipendenza…Mussolini, che aveva tratto dallo studio dei dottrinari del sindacalismo rivoluzionario la concezione più aderente alla realtà economica e sociale e questa aveva valutato in istretto rapporto con le idealità nazionali, comprese che bisognava accettare il fenomeno sindacale, come un fatto necessario della società moderna; comprese ed affermò che non bastava restaurare l’autorità dello Stato e gettare le basi di un nuovo ordine politico e sociale, ma occorreva anche operare una profonda trasformazione nella coscienza delle masse lavoratrici, per emanciparle dall’utopia socialista e comunista e per conciliarle con la Nazione. Nella parola di Benito Mussolini, nella continuità del suo pensiero, noi troviamo la genesi spirituale del sindacalismo e del corporativismo fascista ed insieme dello Stato corporativo italiano…Il sindacalismo fascista, si delineò e si impose come atto storico fin dal sorgere del Fascismo. Mussolini ne ha tracciato lucidamente i primi lineamenti storici…Il pensiero mussoliniano si oppone nettamente alla concezione materialistica della storia, per cui gli uomini non sarebbero che comparse sulla scena del mondo e per cui tutto il “sociale” sarebbe determinato dall’ “economico”. Conseguentemente, Mussolini nega l’antitesi delle classi, che di questa concezione economicistica della storia costituisce la naturale derivazione, e nega che la lotta tra le classi sia l’agente preponderante delle trasformazioni Sociali. Ed invero, uno dei massimi errori del marxismo è stato quello di rappresentare ln società divisa in due classi, fatalmente contrastanti. La società appare piuttosto composta di categorie, di gruppi, a cui gli individui possono contemporaneamente appartenere e fra i quali possono liberamente muoversi. La società è fondata non su un principio di lotta, bensì su un principio di organizzazione e di gerarchia…Mentre il sindacalismo socialista, per la strada della lotta di classe, sfocia sul terreno politico, avente per programma finale la soppressione della proprietà privata e della iniziativa individuale, il sindacalismo fascista, attraverso la collaborazione e la solidarietà di tutti i fattori della produzione, sbocca nella corporazione; salvaguarda la proprietà, ma la eleva a funzione sociale; rispetta le iniziative individuali, ma nell’ambito della vita e della economia della Nazione. Nel sindacalismo Mussolini scorge un grande serbatoio di forze umane, un mezzo potente di elevazione morale e materiale delle vaste masse che stanno alla base della società nazionale. Il sindacato deve però superare il suo esiguo obiettivo originale, la difesa e il miglioramento delle condizioni di lavoro, per assurgere ad una funzione educativa, assistenziale, diretta a formare essenzialmente la coscienza dei produttori. Il sindacalismo deve divenire il principale fattore del miglioramento materiale e della elevazione morale delle classi lavoratrici…I principi dottrinari del sindacalismo fascista, scaturiti dal pensiero di Mussolini, hanno acquistato consistenza e forma nel crogiuolo rivoluzionario, per essere più tardi trasfusi nell’ordinamento giuridico dello Stato Fascista e per costituire la base della nuova organizzazione della società nazionale…Sulla base del principio individualistico e del principio socialistico si sono formati, di fronte al fatto sindacale, i due indirizzi antitetici del liberalismo e del socialismo. L’uno predica la inerzia dello Stato nei confronti dei gruppi organizzati, poiché per esso l’associazione non costituisce altro che un diritto naturale ed inviolabile dell’individuo ; l’altro, movendo dal dogma della classe, concepisce il sindacalismo come lo strumento migliore per rovesciare la società capitalista con il trionfo del proletariato. Ad un esame più penetrante, le due dottrine si presentano però antitetiche soltanto sul piano teorico, giacché in pratica i partiti socialisti trovano nella inerzia dello Stato liberale l’ambiente più favorevole per l’attuazione dei loro principî programmatici..La […] soluzione […] fascista, […] riposa sul sindacato di diritto pubblico e rispecchia i più generali principii della concezione fascista dello Stato. Dalla concezione organicistica della Nazione, che dello Stato fascista rappresenta il principio vitale, discende che l’attività ed i fini di tutti gli aggruppamenti devono essere subordinati ai superiori fini nazionali. E poiché l’attività e gli scopi delle formazioni sindacali hanno rilevanza nazionale, lo Stato fascista non si limita a conferire la personalità giuridica di diritto privato ai sindacati, bensì rende le associazioni professionali partecipi della sovranità e fa di esse vere e proprie istituzioni di diritto pubblico. Di qui la personalità di diritto pubblico, la rappresentanza di categoria, il potere normativo ed il potere tributario, la efficacia erga omnes del contratto collettivo di lavoro.Per la sua stessa natura pubblicistica, il sindacato non può essere che unico per ciascuna categoria…Questo principio nuovo, questa idea nuova è, nell’ordinamento creato dal Regime fascista, la Corporazione. L’idea corporativa costituisce l’essenza di questo ordinamento giuridico, ma la sua stessa essenza, prima che giuridica, è etica e sociale. Etica, perché essa implica tutta una serie di precetti e di doveri, morali prima che giuridici come quelli della solidarietà e della collaborazione e perché racchiude un ideale ed un proposito di giustizia. Sociale, perché il principio corporativo risponde ad esigenze della vita collettiva e costituisce il fondamento di una nuova organizzazione giuridica ed economica della società nazionale. Il principio corporativo pone in essere un sistema che si contrappone nettamente, da un lato, all’atteggiamento meramente astensionista del liberalismo e, dall’altro, alle finalità ed ai metodi anti statali del sindacalismo marxista e neomarxista. Il sistema corporativo presuppone il sindacalismo, cioè il movimento di associazione professionale, come, un fenomeno insopprimibile della società moderna…Lo Stato fascista ha così scorto che una concezione livellatrice di tutti gli uomini, se pur spiegabile storicamente, come reazione al sistema feudale, non basta a costituire la base della società moderna, in cui gli aggruppamenti economici e professionali si vanno sempre più sviluppando ed estendendo. Già si è detto che lo Stato fascista ha garantito la giustizia nell’ordine sociale cd economico. Si può aggiungere che esso ha così garantito anche la libertà dei produttori. Fuori dell’ordine giuridico non vi è libertà, ma impera la legge del più forte. La vera libertà riposa sull’ordine e sulla giustizia : essa non è l’arbitrio, ma la certezza del diritto. Il corporativismo costruisce il suo sistema sulla Nazione, non sulla classe, e antepone il problema della produzione a quello della distribuzione della ricchezza, rovesciando, così, i termini della formula socialista. Anche dalle idee e dal pensiero di Giorgio Sorel la dottrina corporativa si differenzia profondamente, pure avendo raccolto qualche prezioso legato di quel nobile spirito. Se ne differenzia in quanto ripudia la concezione agonistica delle classi sociali, ripudia l’azione diretta e quindi il mito dello sciopero generale, e, per converso, concilia il Sindacato con lo Stato e, come disse Mussolini, al Sindacato rosso contrappone il Sindacato tricolore . Ma, come Sorel, essa fa del Sindacato l’asse della vita sociale. Con ciò non si esprime tutto quello che il sindacalismo fascista deve alla predicazione soreliana: si tratta di una eredità di spirito e di carattere, più che di dottrina e di metodi. Ne ha fatto suo, infatti, lo spirito eroico, l’ardore rivoluzionario, l’austerità morale, e cioè la parte più viva e più vitale della eredità che il Sorel ha lasciato al sindacalismo contemporaneo. I principii su cui si fonda il sistema corporativo lo fanno distinguere nettamente anche da altre dottrine sociali, che pur riposano su un superiore principio etico…

 

 

Ragioni di ordine pratico ci impongono di non proseguire oltre, sebbene il testo del Biagi andrebbe citato per intero, risultando avanti di secoli rispetto alle elucubrazioni economicistiche degli odierni “eretici” “Socialisti del 21° secolo” e di quanti spacciano per novità idee già sorpassate oltre 70 anni addietro dal Regime di Mussolini. Quest’ultimo, fu sempre orgoglioso della propria originalità e sempre pronto a sottolineare la differenze con liberalismo e socialismo, manifestando una peculiarità e una originalità ideali che lo avevano reso da un lato senza eguali, dall’altro vero e definitivo risolutore del “problema Sociale”. Spostando, cioè, il fulcro della discussione, da questione meramente economica a problema di natura ETICA; passando dal discorso del “pluralismo” all’interno delle Nazioni, all’Organicismo interno allo Stato Fascista; dalla “libertà individuale” alla SOVRANITA’ PARTECIPATIVA del CITTADINO FASCISTA! In tal modo si manifesta, ancora una volta, l’ennesima riprova della validità della formula politica fascista, per cui la Dottrina di Benito Mussolini risulta essere all’avanguardia rispetto alle problematiche poste e provocate dalla “modernità borghese”… e capite bene per quale motivo tale dottrina viene così osteggiata da tutti i suoi avversari e distorta e fraintesa dai più!

IlCovo

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CHI HA VOLUTO LA GUERRA CIVILE? La testimonianza dell’antifascista Carlo Silvestri sulle responsabilità della guerra civile in Italia.

Siamo certi che molti dei nostri lettori negli ultimi giorni non avranno potuto che indignarsi guardando la serie interminabile di trasmissioni e film dedicati, in occasione del 25 aprile, a Mussolini ed alla Repubblica Sociale Italiana e puntualmente mandati in onda sulle reti televisive Italy-ote, tutti spacciati come sempre per informazione storica, ma che in realtà si esauriscono da decenni nel ridicolo tentativo propagandistico reiterato di demonizzare il Fascismo e sminuire la figura del Duce. La repubblica delle banane antifascista, ancora una volta, non perde occasione per tentare di screditare politicamente il suo incubo peggiore; pur con l’acqua alla gola e travolta da ogni genere di scandali, non sente l’enormità della ridicolaggine di una sua qualsiasi accusa o invettiva, per quanto fantasiosa, rivolta a Mussolini ed al Fascismo, poiché esse rappresentano le accuse di un’entità politica fallimentare, asservita agli interessi del padrone americano e perciò screditata in ogni sua componente, di fatto priva di qualsiasi credibilità. Se si volesse uscire dal conformismo falso ed ottuso che anima la bassa propaganda degli pseudo storici al soldo della repubblica antifascista, realizzando pertanto una seria inchiesta storica davvero sensazionale e veritiera, pur volendo restare nell’ambito di testimonianze non fasciste, allora basterebbe pubblicizzare le  opere del giornalista antifascista Carlo Silvestri (accuratamente fatte cadere nell’oblio dai soloni della storiografia antifascista!) che da sole ribaltano totalmente la favola del “Duce” marionetta criminale e abulica, vassalla del tedesco invasore. Allora si che potremmo parlare di scoop sensazionale! …nulla e nessuno viene infatti risparmiato dalle testimonianze rilasciate dal Silvestri in alcuni famosi processi politici celebrati nel secondo dopoguerra in cui ebbe a testimoniare, rilasciando dichiarazioni provate e corredate da numerosi documenti che smontano integralmente gli oltre 70 anni di falsità storiografiche antifasciste, demolendo il mito fasullo sui cui è nata e si regge la traballante ed agonizzante repubblica delle banane nata dalla “resistenza”. Silvestri sancisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, come la responsabilità della guerra civile in Italia nel 1943-45 fu essenzialmente della “resistenza antifascista” che a sua volta era succube delle direttive impartite dagli Alleati anglo-americani, mentre il Governo della R.S.I. tutelò in tutti i modi a sua disposizione le risorse del popolo italiano, subendo anche il sabotaggio politico da parte della grande industria, per l’occasione alleata sia dei tedeschi che dei partigiani. In realtà la maldestra strumentalizzazione tentata dai pennivendoli al servizio dell’antifascismo di Stato, che curano la pseudo storiografia agiografica resistenzialista o che ad essa più o meno direttamente si richiamano e che cercano di far passare il Mussolini della R.S.I. per un ectoplasma abulico e senza volontà né propositi politici se non quelli di servire i tedeschi, proprio grazie al quadro delle vicende tratteggiato dal Silvestri nei processi giudiziari in cui testimoniò quel che sapeva, risulta una pura invenzione propagandistica. Mussolini era certamente provato e sfiduciato per le vicende seguite al 25 luglio e all’8 settembre 1943, ma REAGI al meglio della proprie possibilità! Egli sapeva che la guerra per l’Italia era comunque persa, se però fino al 1944 pensava che in caso di vittoria tedesca occorresse comunque associare al Fascismo repubblicano anche altri gruppi politici italiani che guardassero prima di tutto agli interessi della NAZIONE prima che alla fazione di appartenenza (ed ecco spiegata la nascita in seno alla Repubblica fascista del famoso raggruppamento politico “afascista” di Cione!), una volta acclarata la vittoria certa degli Alleati anglo-americani, comprese perfettamente che non vi sarebbe stato più  spazio alcuno per il Fascismo nell’Italia antifascista e facendo appello alla generosità di quegli uomini e capi antifascisti che LUI stesso aveva risparmiato da morte sicura, sperò comunque di poter ancora salvare almeno le conquiste sociali attuate dal Regime, tentando in extremis di consegnarle ai gruppi repubblicani e socialisti della resistenza, promuovendo anche una collaborazione militare con alcune formazioni partigiane (brigate matteotti in primis!) in cambio dell’incolumità fisica per i fascisti e le loro famiglie. Ma se la dirittura morale e l’onestà di Silvestri non possono essere messi assolutamente in discussione così come il quadro storico dei fatti che egli tratteggia, ciò non può essere avallato anche riguardo alcune sue specifiche dichiarazioni contingenti, che non devono farci perdere, dal nostro punto di vista politico e dottrinario, il giusto orientamento. Silvestri, infatti, come potrà constatare chi avrà il coraggio di leggere le pagine sconvolgenti del suo lavoro, fa una dichiarazione di cui è lampante l’evidente contingenza legata a possibilità mai concretizzatesi, poiché ci dice che Mussolini, SE AVESSE VINTO, oppure, pur avendo perso, SE AVESSE AVUTO la possibilità di trattare con una parte “SANA” della resistenza, ossia di sentimenti sinceramente ITALIANI e disposta nella PROSECUZIONE delle riforme sociali da LUI avviate e ad evitare il bagno di sangue fratricida, IN QUELLE PRECISE CONDIZIONI, avrebbe in tal caso considerato il Fascismo, come una pagina  politica CONCLUSA. Ma oggettivamente nulla di tutto ciò si realizzò, come peraltro anche lo stesso Silvestri amaramente certifica ex post nel suo scritto. Gli oltre 75.000 fascisti trucidati a sangue freddo dopo il 25 aprile, testimoniano quanto anche l’ultimo auspicio del Duce fosse vano… e noi oggi siamo testimoni del fatto che dopo tutto quel sangue versato inutilmente, l’unica realtà che ci sta di fronte agli occhi è la miseria morale e materiale della repubblica delle banane antifascista, tutt’oggi sempre asservita politicamente al padrone “liberatore” anglo americano… una entità politica rispetto alla quale il FASCISMO e la figura di MUSSOLINI, anche in virtù della testimonianza schietta e disinteressata di Silvestri, giganteggiano ogni giorno di più e si stagliano luminosi quale unico presidio rivoluzionario di CIVILTA’… con buona pace anche delle illusioni democratiche di quel grande Uomo coraggioso, specchio di onestà, che fu il socialista, antifascista, mussoliniano, Carlo Silvestri… di cui noi fascisti de “IlCovo” vi riportiamo integralmente la prima parte della sua testimonianza inoppugnabile, QUI PRESENTE IN ALLEGATO!  …se è vero che la verità ci rende LIBERI, quanti di coloro che ci leggono avranno il coraggio e la volontà di sapere e liberarsi da oltre 70 anni di falsità e inganni? …ci auguriamo TANTI! Buona lettura!

IlCovo

 

 

 

 

 

 

 

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Ritrovato il commento alla Dottrina del Fascismo scritto da Sergio Panunzio nel “ventennale” della Rivoluzione fascista!

 

dottr. comm. Pan.

In occasione del “Natale di Roma”, festa della Civiltà e del Lavoro voluta fortemente dal Regime fascista, la “Biblioteca del Covo” è lieta di fornire ai propri lettori un documento raro, che abbiamo solo di recente rintracciato e adesso ripubblicato in appendice alla nostra ristampa della Dottrina del Fascismo – Terza edizione del 1942. Si tratta nientemeno che di un commento ufficiale alla DOTTRINA, scritto e pubblicato anch’esso nel 1942, in occasione del “ventennale” della Rivoluzione fascista, dal teorico sindacalista e giurista Sergio Panunzio, uno tra i principali ideologi del Fascismo insieme a Giovanni Gentile, Carlo Costamagna e Alfredo Rocco. Un testo che ora impreziosisce ancor di più tale edizione, arricchendone e confermandone ulteriormente il senso dei contenuti politici, ma che noi vogliamo rendere ugualmente fruibile liberamente a titolo gratuito per voi tutti che ci seguite e leggete con costanza. Buona lettura!

COMMENTO ALLA DOTTRINA DEL FASCISMO 

di Sergio Panunzio

(In, La Dottrina del Fascismo – terza edizione riveduta, 1942; ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2018, Lulu.com, pp. 176 – 192.)

La rivoluzione è un fatto dello spirito. Con­seguentemente, più che il fatto o meglio l’insieme dei fatti e delle azioni che costitui­scono la rivoluzione, interessa la coscienza di essa. Ma, a sua volta, la coscienza, dico la coscienza riflessa della rivoluzione, consiste nella dottrina della medesima. Diremo allora che non vi è e non si può avere la coscienza piena della rivoluzione, che non vi è rivolu­zione, senza la sua corrispondente dottrina. Ciò, in generale. Ma ciò va detto in modo par­ticolare della Rivoluzione fascista. Si è in­dotti a fare questa affermazione tenendo conto delle reazioni e degli atteggiamenti di pen­siero e di spirito delle forze avverse al Fasci­smo rispetto al movimento da esso costituito. Quando e fino a che non venne costituita e precisata nelle sue linee essenziali la dottrina del Fascismo, i suoi avversari, e qui ci si rife­risce più specialmente ai nemici di fuori, erano convinti, convintissimi della precarietà, della empiricità e quindi della mancanza di soli­dità e di fondamenti ideali, della mancanza di prospettive future e di sviluppi, in una parola della inconsistenza e della vanità del Fascismo. Le cose si misero diversamente e gli atteggiamenti avversari cambiarono a vi­sta appena il movimento delle camicie nere prese coscienza di sè formulando i suoi prin­cipi, chiarendo e stabilendo le sue basi ideali, dandosi la sua dottrina. Sarà utile, a confer­ma di quanto diciamo, riferire qui il giudizio, molto sintomatico e significativo, di un critico acuto ed intelligente del Fascismo, che è poi uno dei maggiori pubblicisti ed esponenti del pensiero democratico francese, G. Barthele­my. Scrive il Barthelemy nel suo La crise de la démocratie contemporaine, Parigi, 1931-IX, pag. 17 : « Perchè, ed è ciò che si dimentica spesso in Francia, vi è una dottrina fascista; ciò che costituisce l’importanza del Fasci­smo ».

E’ evidente che per ridurre al silenzio gli av­versari, non giova o meglio non basta oppor­re ad essi i fatti e le realizzazioni del Fasci­smo, ma quello che occorre è opporre ad essi le idee e l’insieme sistematico di esse, e cioè la dottrina del Fascismo. Non v’è solo una dottrina del liberalismo; non vi è solo una dottrina della democrazia; non vi è solo una dottrina del socialismo; ma vi è anche una dottrina del Fascismo. Questo è il punto più importante e decisivo. E questa è l’osserva­zione principale e direi pregiudiziale da fare prima di dare in questo scritto qualche cen­no di illustrazione e di commento della Dot­trina del Fascismo di Benito Mussolini. Per­tanto il valore e l’ufficio più essenziale della Dottrina del DUCE è da un punto di vista positivo quello di aver dato la coscienza di sè al movimento fascista nettamente differen­ziando dal lato storico ed ideale questo dagli altri movimenti politici e sociali; e dal lato polemico quello di avere « imposto » agli av­versari nella sua oggettività ideale la conside­razione e la forza intrinseca infrangibile ed inesauribile del nostro movimento.

Converrà riportare qui integralmente la nota prima del primo capitolo della Dottrina, che s’intitola Idee fondamentali, nota che è co­stituita da una lettera diretta dal DUCE a Michele Bianchi il 27 agosto 1921, in occa­sione dell’apertura della Scuola di Propagan­da e Cultura Fascista in Milano : « Ora, il Fascismo italiano, pena la morte o, peggio, il suicidio, deve darsi un ” corpo di dottrine”. Non saranno, non devono essere delle camicie di Nesso che ci vincolino per l’eternità — poi­ché il domani è misterioso e impensato ­ma devono costituire una norma orientatrice della nostra quotidiana attività politica e individuale. Io stesso, che le ho dettate, sono il primo a riconoscere che le nostre modeste tavole programmatiche — gli orientamenti teorici e pratici del Fascismo — devono essere rive­dute, corrette, ampliate, corroborate, perchè qua e là hanno subìto le ingiurie del tempo. Credo che il nocciolo essenziale sia sempre nei suoi postulati, che per due anni hanno servito come segnale di raccolta per le schiere del Fascismo italiano; ma, pur prendendo l’avvio da quel nucleo primigenio, è tempo di procedere ad una ulteriore, più ampia ela­borazione dello stesso programma. A quest’opera di vita per il Fascismo dovreb­bero con particolare fervore concorrere tutti i fascisti d’Italia, specialmente in quelle zo­ne dove, col patto o senza, si è pervenuti ad una pacifica convivenza dei due movimenti antagonistici. La parola è un pò grossa; ma io vorrei che nei due mesi che ci separano dall’adunata na­zionale si creasse la filosofia del Fascismo ita­liano. Milano con la sua prima Scuola di Pro­paganda e Cultura concorre a questo scopo. Non si tratta soltanto di preparare gli ele­menti programmatici sui quali poggiare solidamente la organizzazione di quel partito nel quale dovrà sfociare ineluttabilmente il movimento fascista; si tratta anche di smen­tire la stupida fola, secondo la quale nel Fascismo ci sarebbero soltanto dei violenti e non anche, com’è in realtà, degli spiriti inquieti e meditativi. Questo indirizzo nuovo dell’attività fascista non danneggia — ne sono certissimo — quel magnifico spirito e temperamento di bellico­sità, caratteristica peculiare del Fascismo. At­trezzare il cervello di dottrine e di solidi convincimenti non significa disarmare, ma irro­bustire, rendere sempre più cosciente l’azione. I soldati che si battono con cognizione di cau­sa sono sempre i migliori. Il Fascismo può e deve prendere a divisa il binomio mazzi­niano: Pensiero e azione ».

La Dottrina del DUCE comparve la prima volta, sotto la voce Fascismo nel 1932-X nel volume XIV dell’Enciclopedia Italiana. Ma, come risulta dalla nota ora riportata aggiun­ta di proposito dall’autore nella ristampa del­la medesima sotto il titolo La Dottrina del Fa­scismo, Milano, 1932-X, l’esigenza di dare una dottrina al movimento, sentita e segnalata ai fascisti dal creatore e dal capo del movimen­to stesso, rimonta fino al 1921, e cioè fino alla immediata vigilia della trasformazione del Fa­scismo da movimento in partito e della costi­tuzione di quest’ultimo. Nella primavera del 1925-III si riuniva a Bo­logna, indetto dalla Direzione del P.N.F., il primo Congresso Nazionale della Cultura Fa­scista. In quella occasione si svolse una im­portante discussione fra chi scrive questo commento ed il senatore Giovanni Gentile, che presiedeva il congresso. Il Fascismo è soltan­to fede o è anche dottrina? Basta ad esso la fede, o gli occorre anche la dottrina? per cui dalla prima esso sia promosso alla se­conda? Basta — sosteneva il senatore Gentile — la fede che accomuna tutti i fascisti facen­do delle anime di essi una anima sola. Ma, — replicava chi scrive — se nessuna dottrina politica o religiosa, dappoiché è nota la stret­ta parentela fra la storia e la formazione storica della dogmatica delle credenze poli­tiche e di quelle religiose, esiste e può darsi senza la corrispondente e sottostante fede po­litica e religiosa, la fede, politica e religiosa, a sua volta, si chiarisce a se stessa, si precisa, si determina e si fissa nella dottrina, ed in questa trova e raggiunge la sua pienezza e la sua realizzazione. Fede e dottrina, nella storia delle religioni ed in quella delle idee politiche, sono termini inseparabili. L’una non esiste e non vive senza dell’altra. La dottrina senza la fede è cosa vuota e morta, ed è la fede il centro vitale, il fuoco vivo e ardente della dottrina. Ma la fede ha anch’essa bisogno di solidificarsi e di consolidarsi nella dottrina. A questo bisogno intrinseco, indiscutibile ed assoluto, del movimento fascista e della for­mazione della sua dogmatica rivoluzionaria, provvide direttamente e personalmente il ca­po stesso del movimento scrivendo La Dottri­na del Fascismo. Questo è un fatto non comu­ne nella storia dei movimenti politici, in quan­to che quasi sempre la formulazione della dot­trina dei medesimi è fatta e risulta da con­gressi, da convegni, da assemblee. Il fatto che la dottrina del Fascismo sia stata invece fissata e formulata dal suo capo le dà perciò solo un carattere omogeneo, unitario e uno stile personale e quindi maggiore carattere valore ed energia spirituali. Ciò si spiega con un fatto, che è anch’esso non comune, ed ha anzi un carattere di ecceziona­lità e di originalità, nella storia dei movimen­ti politico-sociali. Si è visto che Mussolini ha per suo motto il mazziniano « Pensiero e azione ». E’ un ideale difficilmente raggiun­gibile, che nella stessa persona pensiero ed azione si congiungano e facciano uno e che gli interessi teoretici e quelli pratici si trovino riuniti insieme. Generalmente, si distinguono non solo nettamente ma anche si contrappon­gono gli uomini di pensiero da una parte, gli uomini di azione dall’altra, quasi a smen­tire e a dimostrare l’impossibilità dell’unità di pensiero ed azione. Dote veramente sovrana del DUCE è quella dell’unità nel suo spirito dei due momenti, ed anzi molte volte non si sa dire se prevalgano ed eccedano più in lui gli interessi pratici o quelli teorici, e se il bi­sogno, la febbre ardente del pensiero sia in lui più forte del bisogno e della febbre ar­dente dell’azione. E’ difficile che un uomo di azione della forza e della razza di Mussolini sia nello stesso tempo tutto preso dalle preoc­cupazioni e dalle esigenze filosofiche e sia forte pensatore e altrettanto forte scrittore. Basti al riguardo ricordare i vari scritti filo­sofici, critici e letterari della sua prima gio­vinezza. L’azione di Mussolini non è mai istin­tiva, ma sempre pensata e meditata, come il suo pensiero non si chiude e non si esaurisce mai, come nel vuoto, in se stesso, ma sbocca direttamente nell’azione e si traduce, si colo­risce in pieno e si anima potentemente nell’a­zione. Nessuna meraviglia quindi che la dot­trina del Fascismo sia stata scritta proprio dal creatore e capo del movimento.

E qui, per cogliere ed intendere a fondo la Dottrina, bisogna fare cadere la nostra attenzione su un punto che riteniamo essenziale, giacché non ci preme in questo momento esa­minare, tanto poi sono chiare, trasparenti ed incisive le idee e le proposizioni in essa con­tenute, insuscettive di illustrazioni e di chia­rimenti, il suo contenuto, ma la sua forma ed il suo valore formale. Qual’è la filosofia di Mussolini? E c’è una filo­sofia di Mussolini? Risposta. C’è in Mussolini una filosofia. E questa è ben determinata e determinabile, anche e specialmente in conside­razione del tempo e della situazione spirituale in cui Mussolini si venne formando. Dirò su­bito che al sistema di filosofia di Mussolini compete, per meglio determinarlo e caratteriz­zarlo, un nome preciso e tecnico, e questo nome è il « rivoluzionarismo ». Spieghiamoci.

Com’è noto, molte sono le forze e le correnti spirituali che si oppongono fin dai primi an­ni del secolo in cui viviamo, che è il secolo del Fascismo, al materialismo ed al positi­vismo che riempirono di sè tutta la seconda metà del secolo XIX. Il nuovo secolo si apre, quasi animato e diretto da una profonda vocazione e da una imperativa missione, con un grido di battaglia violenta e sterminatri­ce contro il materialismo ed il positivismo. Le correnti sono diverse, ma il fiume che tra­volge è uno solo. Molte le strade, ma tutte, come dice il proverbio, conducono a Roma. La battaglia, più che altrove, si fa animosa ed accanita in Italia. Il nuovo risorgente idea­lismo storico del Croce e del Gentile, che si ricongiunge alle tradizioni più splendide del­l’idealismo italiano da Vico a Mazzini a Gio­berti; il revisionismo socialista che da noi si concentra nel sindacalismo rivoluzionario; il pragmatismo che, per intenderci con un ter­mine riassuntivo, chiameremo “vociano”; il nazionalismo e l’imperialismo; il futurismo. Le maggiori influenze spirituali e filosofiche sono da noi esercitate sugli spiriti più sensi­bili, più frementi e più dinamici, dalla filoso­fia della forza e dell’energia, derivazione della filosofia della volontà di Arturo Schopenhauer, di Federico Nietzsche, dalla filosofia della vio­lenza di Giorgio Sorel, nella quale ultima si ricongiungono la filosofia di Nietzsche e la filosofia dell’intuizione di Bergson e la filo­sofia dell’azione di Blondel. Se tutto è ma­terialismo e positivismo, anche il socialismo vale a dire tutta la seconda metà del secolo scorso, è materialistico e positivistico. E’ lo­gico allora che la furia demolitrice più forte e le espressioni più potenti dell’anti-positivi­smo sono rappresentate dal cosiddetto revisio­nismo socialista. In realtà, il socialismo con­cepito ed attuato in Europa in tutta la se­conda metà del secolo XIX e nei primi anni del secolo attuale fino allo scoppio della guer­ra mondiale del 1914, qualunque siano le interpretazioni idealistiche del materialismo sto­rico di Marx alle quali sono anche da ag­giungersi le stesse interpretazioni psicologi­che e volontaristiche soreliane, di cui non è qui il caso di discorrere, non è che materia­lismo e positivismo anch’esso. Di qui anzi l’opposizione del socialismo positivo a quello cosiddetto utopistico ed idealistico anteriore a Marx e al marxismo, e di qui ancora la prevalente ed anzi dominante presentazione ed interpretazione del materialismo storico come determinismo economico. Positivismo, determinismo e socialismo tengono il campo del pensiero, della cultura, dell’azione. Tutto è necessità; tutto è determinato. All’uomo ed alla sua forza creatrice, alla libertà cioè che è tutt’uno con l’azione, non è lasciato alcun mar­gine. Ma come al materialismo più che lo stes­so idealismo si oppone in senso tecnico lo spiri­tualismo, così al determinismo si oppongono l’indeterminismo, il volontarismo, la filosofia dell’azione. E qui bisogna notare che è proprio della filosofia francese del tempo il prevalere, sotto forme ed in autori diversi, delle note e delle tendenze indeterministiche con le loro indubbie forti e suggestive ripercussioni in Italia e nel pensiero italiano. Chi guardi a fondo, trova che la filosofia dell’azione, il vo­lontarismo, il pragmatismo ed il sindacali­smo rivoluzionario esprimono la stessa esigenza, camminano sulla stessa direttiva. Loro bersaglio comune è il determinismo, il farsi automatico e necessario delle cose umane, del­le cose dello spirito, della politica, della storia e del socialismo; loro meta comune, per vio­lenta contrapposizione, è la libertà e il trion­fo della libertà umana. Se il socialismo deve essere e realizzarsi per forza di cose per le sue concezioni materiali­stiche e positivistiche, per le sue nuove con­cezioni volontaristiche e spiritualistiche e per il sindacalismo esso deve essere invece tut­t’uno con la libertà e farsi per mezzo della li­bertà. La lotta, senza quartiere, è fra determinismo e libertà. Da questo punto di vista si spiega come negli spiriti più dinamici della vita e del pensiero italiani, che saranno poi i futuri fascisti, ogni concezione che sa di de­terminismo, o che ricordi Spinoza o Hegel, venga violentemente ripudiata. Le menti vol­gono verso i diritti dello spirito e quindi ver­so lo spiritualismo. A rigore e per essere sto­ricamente esatti, non idealismo, ma spirituali­smo. Solo il secondo è tutt’uno con la libertà ed infrange e calpesta sotto i piedi la neces­sità. Di qui si spiega ancora che se l’idealismo storico è anch’esso un momento essenziale del­la reazione e della battaglia antimaterialisti­ca e antipositivistica esso per quella parte per cui rimane legato al determinismo spino­ziano ed hegeliano non fa per i nuovi tempi ed è respinto nettamente dalle anime e dalle menti. Dell’idealismo si accetta ciò che è vivo e vitale, si butta a mare quello che non solo è morto e cadaverico, ma non vitale e contro la vita. Del resto, la migliore dimostrazione di ciò è data dal fatto che il punto di approdo, e la parte più vitale dello stesso idealismo at­tuale del Gentile, derivazione e trasformazione dell’idealismo storico del Croce, è stato ed è la filosofia dell’educazione, ossia dell’azione e della volontà, e cioè la pedagogia. Che cosa è ora il rivoluzionarismo di Musso­lini? E’ la traduzione in termini pratici e po­litici, e la maggiore concretezza e determina­zione, ad opera di uno spirito febbrile e ar­dente, insofferente al massimo grado della realtà di fatto e contro di questa adergentesi e protestante, della filosofia della volontà, o del volontarismo, della filosofia dell’azione, o, come egli stesso dice in un punto della sua Dottrina, in luogo della frase pragmatismo, dell’attivismo. Se v’è uno spirito, in tutta la storia contemporanea, che più nega la neces­sità, e inneggia alla libertà, è quello di Mus­solini. E il primo suo sforzo teoretico e pra­tico, e la sua prima battaglia, pienamente vinta, come tutte le sue battaglie, è quella di schiodare e di emancipare, fin dai suoi primi anni ultra-giovanili, il socialismo dalla ne­cessità, dall’automatismo, dal fatalismo, dal determinismo economico. Sta in questo punto l’incontro quasi contemporaneo nella storia del pensiero e della vita moderni di Mussolini e di Sorel, del suo rivoluzionarismo e del sin­dacalismo dello scrittore francese e sta in ciò la spiegazione del fatto che Mussolini si è proclamato scolaro di Sorel, e quest’ultimo vide in lui con una vera profezia il portatore dei nuovi valori umani e sociali (1).

Pertanto, Mussolini è un uomo di pensiero, appartiene alla storia della filosofia e il rivolu­zionarismo è il suo apporto alla filosofia e il suo sistema filosofico. Ed ecco spiegato perché e come, a differenza di quanto è avvenuto in altri movimenti politici e sociali, le tavole della dottrina del Fascismo sono state incise con mano ferma e con tratti indelebili proprio dal suo capo. Che cosa è la rivoluzione di Mussolini, donde il sistema prima e più che politico, filosofico del rivoluzionarismo? Essa non esprime nel suo momento e nella sua struttura spirituale nessun concreto e determinato contenuto. Es­sa non è né la rivoluzione politica, né quella sociale ed economica; non è nè la rivoluzione socialista prima, nè quella fascista dopo; ma essa è soltanto e semplicemente la rivoluzione, come pura categoria logica e formale, massima celebrazione della volontà, della libertà, dell’azione. Egli, poiché trova innanzi a sè come un corpo morto il socialismo positivo materialista, comincia con l’applicare al so­cialismo, tutto pieno di ricordi e motivi socia­listico-rivoluzionari blanquisti, la categoria della rivoluzione e dà il massimo di determi­nazioni e di precise fattezze al cosiddetto so­cialismo rivoluzionario che si contrappone va­gamente nei primi del 1900, come già il sin­dacalismo rivoluzionario soreliano, al socialismo riformista, democratico ed evoluzioni­stico-parlamentare. Ma il socialismo rivolu­zionario di Mussolini e la posizione di Musso­lini come socialista rivoluzionario è contin­gente, non necessaria, a volere adoperare qui termini logici e filosofici. Egli non è prima socialista, e poi rivoluzionario, ma prima è rivoluzionario e poi socialista; e non è rivo­luzionario perché socialista, ma, viceversa, è socialista, perchè rivoluzionario. Ed è, per la forma stessa del suo spirito, che con l’inter­ventismo del 1914 – 15, anche questo non un generico interventismo, ma uno specifico in­terventismo rivoluzionario, crea, il Fascismo e diventa fascista. « Ero fascista fin da quan­do militavo nel Partito Socialista ». Così egli disse una volta. E sta in questa netta afferma­zione la più forte dimostrazione dell’unità del suo spirito, della continuità del suo pen­siero e della sua persona, e della forma, che è data dalla idea di rivoluzione. Prima rivolu­zionario, e perché ed in quanto rivoluzionario, socialista prima, fascista poi, e il suo socia­lismo rivoluzionario prima il suo Fascismo dopo hanno per minimo comune denominatore il suo « rivoluzionarismo », e non sono che due esplicazioni pratico-politiche di questo. Senza di ciò non s’intendono le pagine della sua Dottrina, e quelle polemiche contro il so­cialismo ed il pacifismo, contro la vita comoda ed edonistica, che sono poi i punti più carat­teristici, assurgenti alle vette della concezione morale della vita, della sua Dottrina. Ma non basta. Occorre precisare e deter­minare il contenuto dell’idea e della cate­goria della rivoluzione, caposaldo di tutta la concezione mussoliniana. Come la rivoluzione è una esplicazione del concetto di azione, co­sì la filosofia della rivoluzione di Mussolini è una esplicazione della filosofia dell’azione. Si chiarisce così che il proprio del concetto di rivoluzione del DUCE è l’elemento del ro­vesciamento delle posizioni precedenti, la su­perazione dei limiti e degli ostacoli, l’inat­teso, l’impreveduto, la creazione, il nuovo, tutti elementi che si contrappongono alle no­te logiche del determinismo e dell’anti-libertà. In altri termini, rivoluzione, per Mussolini, donde la sua simpatia e la sua aderenza al nietzschiano « vivere pericolosamente », vuol dire, novità, creazione, libertà. Questa l’es­senza della rivoluzione, non come questa a quella rivoluzione, ma della rivoluzione che possiamo chiamare e dobbiamo chiamare as­soluta in quanto categoria a priori. E qual’é il suo rapporto con la violenza di Sorel, anche questa, non questa o quella violenza, ma la violenza assoluta? Tutt’e due, la violenza di Sorel, la rivoluzione di Mussolini, non sono contenuto, ma forma, non sono mezzo per rag­giungere qualche cosa il che le ridurrebbe e degraderebbe a mezzi e a termini materiali, empirici, utilitaristici ed edonistici, ma fine. La violenza di Sorel, esplicazione ed interpre­tazione psicologica, etica e pedagogica della obbiettiva lotta di classe di Marx, consiste tutt’intera e si risolve nel concetto di scissura, com’egli dice, ossia di rottura netta e assolu­ta fra il mondo capitalistico borghese e il mondo sindacalistico operaio, e fra l’ideolo­gia del primo e l’ideologia del secondo. La rivoluzione di Mussolini, in quanto catego­ria giuridica e politica, e cioè in un piano inferiore, è anch’essa rottura violenta fra il vecchio Stato ed il nuovo che si forma; ma nella sua essenza filosofica e categoriale non è questa rottura, ma la novità, l’imprevisto, la creazione, la libertà e la piena celebrazione della libertà dell’uomo e dello spirito umano. Ecco il « rivoluzionarismo » di Mussolini, come sistema filosofico. Dopo di che è possibile e facile passare alla sua Dottrina del Fascismo, da lui stesso de­finita nella parte seconda « una dottrina del­l’azione ».

La Dottrina — come già si è detto — fu scritta per l’Enciclopedia Italiana e venne pubblicata nel XIV volume, stampato nel giu­gno 1932-X. Essa si divide in due parti distin­te: la prima di carattere filosofico, che s’in­titola Idee fondamentali; la seconda di carat­tere storico-politico, che s’intitola Dottrina politica e sociale. Nella prima parte, come in una introduzione, si pongono in tratti rapidi e concentrati, le idee e i temi che si svolgono, specie dal lato polemico, nella seconda; per modo che le due parti si richiamano e si com­pletano l’una con l’altra, formando un solo organismo logico e sistematico. La Dottrina venne poi pubblicata nello stesso 1932-X in un volume a parte con in seguito ad essa uno scritto di Gioacchino Volpe sulla Storia del movimento fascista. In questa ristampa il DU­CE aggiunse alla prima parte delle note espli­cative di grandissima importanza specie per gli elementi storici che esse contengono. La Dottrina — oltre che in altre edizioni riprodu­centi lo scritto nella forma del volume ora indicato, notevole quella inserita nel volume VII degli Scritti e Discorsi del DUCE, Hoepli, 1934 – XII — venne pubblicata successiva­mente come premessa allo statuto del P.N.F. a cura del Partito medesimo. L’importanza fondamentale dello scritto, giova qui notare, è attestata dalle traduzioni fatte di esso in quasi tutte le lingue. Come subito si nota alla prima lettura dello scritto, la Dottrina ha due aspetti principali, per quanto concerne il suo contenuto, che si spiegano l’uno con l’altro: un carattere polemico, e un carattere storico. Dal primo punto di vista è da considerare la posizione sistematica del Fascismo di fronte a questi tre movimenti politici e sociali: il liberalismo, il socialismo e la democrazia. La polemica con­tro questi tre sistemi, come quella fatta da chi studiò e visse tutte le esperienze politiche e sociali ad essi sistemi corrispondenti, è quanto mai efficace, dialettica, incisiva e definitiva. Dopo le sue critiche non c’è più nulla da dire; e la posizione pertanto e la dimostrazione del­la verità superiore del Fascismo balzano vi­ve ed immediate, ed il Fascismo si precisa in tutto il suo contenuto e in tutto il suo si­gnificato. Né trattasi di negazione meccanica e di soppressione violenta dei tre sistemi pre­si a criticare, ma di superamento di essi e cioè di utilizzazione dei residui elementi spi­rituali vivi e vitali che essi contengono. Don­de, come si è notato, il carattere che falsamen­te altri potrà chiamare eclettico, ma che si de­ve tecnicamente chiamare carattere storico del Fascismo.

Nessun dubbio che il Fascismo è contro il liberalismo. Ma ciò è da intendersi quando si prenda a considerare il momento dommatico del liberalismo il quale ha per suo centro il concetto empirico, materiale e monadistico dell’individuo. Perchè il liberalismo si prende, come storicamente si deve prendere, come op­posizione e negazione dell’assolutismo poli­tico, il Fascismo non meno del liberalismo, lo dice espressamente il DUCE, rispetta, nello Stato e per lo Stato, la libertà e le libertà dei cittadini. Contro le tendenze assolutistiche e dispotiche moderne, rappresentate dalla statolatria, dal socialismo di Stato e dal co­munismo, il Fascismo che è un’espressione dell’idea della libertà e della creazione per­sonale dei valori umani se respinge il con­cetto empirico d’individuo, afferma fortemen­te il concetto di persona. Donde l’intimo ca­rattere personalistico, e cioè spiritualistico, della dottrina politica e morale del Fascismo. Basti qui richiamare due punti essenziali che fanno corpo con la Dottrina: la formula lan­ciata da Mussolini nel discorso al Teatro della Scala ripetuta il 26 maggio 1927-V alla Camera, che è poi la formula stessa ideale del Fascismo e il centro di tutta la dottrina di esso : « tutto nello Stato, niente contro lo Sta­to, nulla al di fuori dello Stato » ; la dichia­razione VII della Carta del Lavoro in cui si afferma il concetto e il valore della inizia­tiva privata. I falsi interpreti e commenta­tori dello Stato totalitario fascista intendono l’espressione tutto è nello Stato come equivalente a quest’altra : tutto è lo Stato e cioè come la statificazione universale della vita, il panteismo e l’estremo determinismo politi­co statuale, ossia la statolatria. Se tutto fos­se lo Stato, ossia che niente esiste al di fuo­ri dello Stato, non si direbbe che tutto è nel­lo Stato. Ora la formula nulla è nello Stato, che è la falsificazione piena del concetto mus­soliniano, è proprio il contrario in termini della formula: tutto è nello Stato. Dunque, personalismo non panteismo, e tanto meno assolutismo politico. Sono qui da richiamare le parole scritte dal DUCE nel paragrafo XI della parte II della Dottrina: « L’individuo nello Stato fascista non è annullato, ma piuttosto moltiplicato, co­sì come in un reggimento un soldato non è di­minuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati. Lo Stato fascista organizza la Nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libertà inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali. Chi giudica su questo terreno non può essere l’individuo, ma soltanto lo Stato ». Ma anche rispetto al socialismo il Fascismo non è una negazione meccanica, ma un supe­ramento, ed esso utilizza ed anzi porta alla più matura realizzazione gli elementi vivi e più profondi del socialismo. Il Fascismo ­scrive il DUCE nel paragrafo VIII della parte prima della Dottrina — « è contro il sociali­smo che irrigidisce il movimento storico nel­la lotta di classe e ignora l’unità statale che le classi fonde in una sola realtà economica e morale; e analogamente, è contro il sindaca­lismo classista. Ma nell’orbita dello Stato or­dinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il Fa­scismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell’unità dello Stato ».

Il movimento per ragioni storiche e di lotta politica prese il nome di Fascismo. Ma avreb­be potuto anche chiamarsi socialismo nazio­nale, come accennò vagamente a chiamarsi in I­talia verso il 1914 -15 e come del resto prese nome di nazionalsocialismo, in Germania, e, più tardi, di nazional-sindacalismo, in Spagna. Per cui può ben dirsi che se oggi Vilfredo Pa­reto, redivivo, dovesse scrivere la seconda edizione dei suoi celebri Sistemi socialisti, i ca­pitoli più importanti li dedicherebbe al Fascismo, al nazionalsocialismo, e al nazional­-sindacalismo. Infine, il Fascismo a parte la falsa democrazia individualistica, aritmetica e razionalistica, attua la vera democrazia, spiritualistica ed or­ganica.

« Il Fascismo — scrive il DUCE nel para­grafo IX della parte prima della Dottrinaè contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al li­vello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come dev’essere, qualitativamente e non quantitativamente ». E nella nota 14 della parte prima Mussolini, riportando su un punto saliente di un suo memorabile discorso alla Camera pro­nunziato il 26 maggio 1927-V, scrive : « Oggi preannunziamo al mondo la creazione del po­tente Stato italiano, dall’Alpi alla Sicilia, e questo Stato si esprime in una democrazia ac­centrata, organizzata, unitaria, nella quale de­mocrazia il popolo circola a suo agio, perchè, o signori, o voi immettete il popolo nella cittadella dello Stato, ed egli la difenderà, o sarà al di fuori, ed egli l’assalterà ». In conclusione, come avverte lo stesso autore della Dottrina nel paragrafo IX della parte seconda, « Nessuna dottrina nacque tutta nuo­va, lucente, mai vista. Nessuna dottrina può vantare una “originalità” assoluta. Essa è legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno ». E ancora: « Le negazioni fasciste del socialismo, della democrazia, del liberali­smo, non devono tuttavia far credere che il Fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come l’anno di apertura del secolo demoliberale. Non si torna indietro. La dot­trina fascista non ha eletto a suo profeta De Maistre. L’assolutismo monarchico fu, e così pure ogni ecclesiolatria. Così “furono” i pri­vilegi feudali e la divisione in caste impenetrabili e non comunicabili fra di loro. Il concetto di autorità fascista non ha niente a che vedere con lo Stato di polizia. Un partito che governa totalitariamente una na­zione, è un fatto nuovo nella storia. Non sono possibili riferimenti e confronti. Il Fa­scismo dalle macerie delle dottrine liberali, socialistiche, democratiche, trae quegli elementi che hanno ancora un valore di vita. Mantiene quelli che si potrebbero dire i fatti acquisiti della storia, respinge tutto il resto, cioè il concetto di una dottrina buona per tutti i tempi e per tutti i popoli ».

Questi, come ci eravamo proposti di dimo­strare, i due caratteri fondamentali della Dottrina, quello polemico, e quello storico. Ma premesso che il DUCE pone in evidenza il carattere profondamente e sentitamente re­ligioso del Fascismo, il che è poi una imme­diata conseguenza del suo spiritualismo, e che si fa male a considerare la politica religiosa del Fascismo come un fatto di pura oppor­tunità politica in quanto che il Fascismo pri­ma che « sistema di Governo » è un « sistema di pensiero », sono da sottolineare ed è da ri­chiamare l’attenzione sui punti della prima e della seconda parte, nonché delle interessan­tissime note esplicative della parte prima che si riferiscono ai concetti più alti e delicati della filosofia morale e politica: la guerra e la pace; la felicità, il benessere e l’educazione; i rapporti tra la, Nazione e lo Stato ; la cor­porazione; lo Stato, vero caposaldo di tutta la dottrina fascista; l’Impero. Per le considerazioni contro la pace perpetua ed il pacifismo che sono la negazione del prin­cipio stesso dell’azione, indici non altro che di fiacchezza, mentre l’attività morale cul­mina nelle virtù dell’eroismo e del sacrificio, la Dottrina si eleva ai vertici della filosofia morale. Invero, come per Mussolini la rivoluzione non è materialisticamente intesa mez­zo per un fine esteriore da raggiungere, così la guerra non è, nemmeno essa, un mezzo per raggiungere un qualunque scopo utilitario, ma soprattutto, guardata nella sua radice e nel suo centro spirituale, fine a se stessa. Non meno forti e nobili punti dedicati alla cri­tica dei concetti di felicità materiale e di benessere, propri dell’illuminismo, dell’utilitarismo e del socialismo positivista. « il Fa­scismo respinge il concetto di “felicità” eco­nomica, che si realizzerebbe socialisticamente e quasi automaticamente a un dato momento dell’evoluzione’ dell’economia, con l’assicurare a tutti il massimo di benessere. Il Fascismo nega il concetto materialistico di “felicità” come possibile e lo abbandona agli economisti della prima metà del ‘700; nega cioè l’equa­zione benessere = felicità che convertirebbe gli uomini in animali di una cosa solo pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi, alla pura e semplice vita vegetativa ». E’ stato acutamente osservato (2) che l’atti­vismo morale di Mussolini somiglia al forma­lismo ed al rigorismo etico kantiano. Le sue idee contro il pacifismo ed il benessere e con­tro la felicità intesa non come attività e per­fezione della persona, ma come benessere ma­teriale provano e confermano questo avvicina­mento. Il centro di tutto è sempre il concetto di azione, alla stregua del quale soltanto può rettamente intendersi il vivere pericolosamen­te di Mussolini elevato a massima di vita. Ma, ancora, è il valore dell’azione, e appunto perciò il suo significato morale, quello che più conta. Si agisce perché si crede nell’agire. Chi sa a priori che la sua azione non vale nulla, né metterà capo a nulla, si astiene dall’agire. E qui risalta nuovamente il valore filosofico della concezione mussoliniana e il nesso profondo fra morale e religione. Alla base infatti dell’azione c’è la fede, c’è la re­ligione. Passando ai concetti politici propriamente detti, definitive sono le analisi dei rapporti fra nazione e Stato. Non la nazione, secon­do il concetto naturalistico, fa lo Stato ed è prima dello Stato, ma viceversa, è lo Stato, che è concetto dei concetti, il concetto so­vrano, che fa la nazione. Giustamente Mus­solini mette in rilievo l’originarietà del con­cetto di corporazione come caposaldo della dottrina e della prassi fasciste. « Non è sin­golare — egli avverte — che sin dalla prima giornata di piazza San Sepolcro risuoni la pa­rola “corporazione” che doveva, nel corso del­la Rivoluzione, significare una delle creazioni legislative e sociali alla base del’ Regime? ». Ma, senza alcun dubbio, le pagine più pro­fonde e veramente mirabili e superbe della Dottrina sono quelle dedicate allo Stato. La forza, la superiorità, la trascendenza dello Stato sono invero gli elementi costitutivi da cui e per cui il Fascismo si caratterizza e per cui esso sta a sè, come sistema autonomo di fronte a tutti gli altri sistemi politici e so­ciali. Lo Stato è superiore e trascendente gli individui e i gruppi, ma è nello stesso tempo sentito e riconosciuto dai primi e dai secondi, donde anche la sua immanenza. I due concetti di superiorità ossia di trascendenza dello Sta­to, e di sentimento, ossia d’immanenza dello Stato s’implicano l’uno con l’altro, così come, nel campo della religione, la trascendenza d’Iddio che sta sugli uomini e l’immanenza di Dio che vive negli uomini, stanno e s’intendono insieme. « Caposaldo della dottrina fascista è la concezione dello Stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalità. Per il Fascismo lo Stato è un assoluto, da­vanti al quale individui e gruppi sono il re­lativo. Individui e gruppi sono pensabili in quanto siano nello Stato… Il Fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare… Uno Stato che poggia su milioni d’individui che lo riconoscono, lo sentono, sono pronti a ser­virlo, non è lo Stato tirannico del signore me­dievale. Non ha niente di comune con gli Stati assolutistici di prima o dopo l’89 ». Per que­sta esaltazione filosofica ed etica, profonda­mente umana, del concetto dello Stato, giu­stamente il DUCE conclude che come il secolo scorso, il secolo del liberalismo, della democrazia e del socialismo, fu il secolo dell’indi­viduo, così il secolo nostro, il secolo del Fa­scismo, è il secolo dello Stato. Con il concetto d’impero e d’imperialismo, siamo alla cima della scala dei concetti poli­tici analizzati e definiti dalla dottrina. Im­pero, di cui l’Impero fascista fondato la notte fatidica del 9 maggio 1936-XIV è una ideale e reale manifestazione, essenzialmente mo­rale; imperialismo, essenzialmente morale. E’ la conclusione che si evince da tutta la dot­trina e che conferma la filosofia dell’azione, centro del pensiero del DUCE. Se l’azione è volontà, questa è, a sua volta personalità, affermazione ed imposizione dei propri valori e diffusione dei medesimi, e cioè volontà di potenza, come, a sua volta, l’attivismo, il vo­lontarismo non è, e non può essere logica­mente che imperialismo. Riteniamo che la maggiore e più luminosa testimonianza di questa natura imperialistica del Fascismo e dell’imperialismo fascista sia la pubblicazione della Dottrina del Fascismo di Benito Mussolini, destinata appunto a dif­fondere e ad imporre universalmente l’idea ed il valore del Fascismo.

NOTE

1) Nel 1912, Sorel scrisse parlando di Mussolini: “Il nostro Mussolini non è un socialista ordina­rio. Credetemi, voi lo vedrete un giorno alla testa d’un battaglione sacro, salutare con la spada la ban­diera italiana. E’ un italiano del XIV secolo, un con­dottiero. Non lo si sa ancora; ma egli è il solo uo­mo, capace di riparare le debolezze del Governo”.

2) Vedi su ciò lo scritto molto interessante di Adele Cantoni Canilli, La filosofia che viviamo, Milano, 1940-XVIII. Questo libro è tutto basato sulla inter­pretazione blondelliana del pensiero mussoliniano e cioè sulla sua aderenza intima alla filosofia del­l’azione. L’interpretazione filosofica della scrittrice ri­sponde al presente commento della Dottrina.

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SENZA SOVRANITA’! …l’Italia cancellata come nazione sovrana!

Immagine correlata Cari lettori, simpatizzanti e avversari, come sapete ormai da tempo, il contenuto espresso nel titolo del presente articolo rappresenta il fondamento imprescindibile delle nostre critiche in merito all’attualità politico-economica, la causa prima dei mali che affliggono la nostra martoriata Nazione. A fondamento delle italiche sofferenze e di quelle di molti altri popoli, vi è esattamente la questione di cui sopra: la CANCELLAZIONE non solo della sovranità effettiva, ma anche del concetto stesso di “sovranità”, che fa il paio con il concetto di STATO. Riguardo l’Italia, la situazione è disperata poiché il problema è peggiore al massimo grado. L’Italia quale Nazione, non solo è stata cancellata dalla “mappa” degli “Stati Sovrani” ma è anche stata cancellata come “popolo”. L’Italia, letteralmente, NON ESISTE PIU’ dal 1945, ormai è esclusivamente il nome di una penisola, di un “territorio”; è tornata ad essere, come disse l’austriaco Metternich nell’Ottocento, una mera “espressione geografica”. Non esiste più come Nazione, nè quale popolo “unito”, tantomeno come “idea di Stato”. Quanto testé affermato, disgraziatamente, non appartiene affatto alla “retorica” ma è il risultato di 75 anni di assoggettamento e sopraffazione del popolo italiano! E’ un dato cogente, tremendo, evidente a tutti coloro che sanno vedere al di là delle apparenze. E questa evidenza si è palesata sempre più nel corso degli anni. Dal disgraziatissimo aprile 1945, passando agli anni 1946 col referendum fasullo, e 1947 col DIKTAT imposto al nostro popolo a Parigi e spacciato come “trattato di pace”; arrivando alla farsa elettorale del 1948 che ha ufficializzato ad aeternum il dominio politico dei partiti asserviti al governo degli Stati Uniti. In questo breve lasso di tempo, una precisa volontà politica straniera ha stabilito, definitivamente, di CANCELLARE l’Italia dalla faccia della terra! Negli anni successivi, fino ad arrivare ai nostri giorni, tale situazione di fatto ha generato le sue logicissime conseguenze, manifestandosi progressivamente in modo sempre più chiaro, anche in tutta una serie di casi di cronaca che si sono susseguiti nel corso dei decenni. Infatti, il nostro annichilimento culturale e politico in qualità di popolo italiano potrebbe essere sintetizzato anche dalla lettura di alcuni fatti ascrivibili alla cronaca più nera. Per tacere dei casi ormai storici (come le stragi appartenenti alla stagione politica della cosiddetta “strategia della tensione”, o come Ustica, il Cermis, l’occultamento nei nostri mari delle scorie tossiche e radioattive delle forze armate USA,  fino alla più recente istallazione del M.U.O.S, e cento altri ve ne sarebbero da ricordare, in cui la volontà criminale del padrone occupante americano si è imposta con la forza sulla nostra popolazione, grazie all’atteggiamento servile ed acquiescente dei vendutissimi politicanti democratici e antifascisti Italy-oti, fatti di cui abbiamo parlato anche sul nostro forum qui, qui, qui, e nel nostro blog qui) si sono più recentemente verificati numerosi eventi che riguardano “notizie del giorno”, fatti che purtroppo rappresentano una costante rispetto a tale malcostume ormai istituzionalizzatosi da decenni, ossia dalla nascita della pseudo repubblica in cui viviamo. Questi ultimi, in ordine cronologico, vertono su argomenti apparentemente diversi, il cui fondamento però, a ben guardare, è sempre relativo ad un unico gigantesco problema, quello della nostra assoluta mancanza di sovranità politica, economica e culturale. Dopo la recente pantomima elettorale, che ci ha mostrato per l’ennesima volta l’infimo livello al quale ormai è degradato il teatrino della politica nostrana (qui) e che avevamo ampiamente anticipato (qui), vogliamo sottolineare soltanto alcuni eventi internazionali, a tacer di altri, che dimostrano una volta di più la completa cancellazione del concetto stesso di “Italia” come Stato sovrano.

Cominciamo da una notizia (qui) ampiamente ridimensionata dai media nostrani dell’informazione addomesticata! Ebbene, in realtà non rappresenta altro che la descrizione – confermata dopo la  dichiarazione della “signora” Emma Bonino, la quale in mondovisione disse “candidamente” che la cosiddetta “repubblica italiana” aveva aderito alla “redistribuzione dei migranti”, CHIEDENDO di prenderne in carico una certa quota (qui) – di ciò che ormai sta avvenendo ufficialmente ed in modo scientemente pianificato in tutto il “vecchio continente”. Nella “fase finale” della distruzione dei concetti stessi di “popolo” e “Stato”, le elites pluto-massoniche globali non faticano nemmeno più nel tentare di nascondere gli obiettivi del loro infame piano (qui) ispirato dal loro fratello massone Kalergi. Ormai la realtà dei fatti ci viene sbattuta direttamente in faccia, anche per umiliare ancor di più le nostre coscienze colpevolmente dormienti, se ce ne fosse bisogno, passivi come siamo nel non obiettare alcunché ai “servi dei servi” che mettono in atto tali pani, ricordandoci sempre più chi sono loro e chi è il vero “oppressore”. Clamorose al riguardo le recenti dichiarazioni rilasciate dal capo politico israeliano Netanyahu. La “rivelazione” del sionista, in situazioni normali sarebbe un fatto incredibile! Invece, nella condizione in cui versa l’Europa vassalla del Fondo Monetario Internazionale e peggio ancora l’Italia “democratica e antifascista” , non è altro che la certificazione dello stato dei fatti, ovvero, l’azzeramento anche del diritto di replica, da parte dei servi della plutocrazia massonica; i quali DEVONO sempre e comunque obbedire. Secondo tale “rivelazione”, infatti, il sionista Netanyahu ha concretamente “ufficializzato” (se ce ne fosse mai stato bisogno) l’accordo operante tra l’Europa dei banchieri (e in specifico l’ex Italia) e le cosiddette “Nazioni Unite”. Accordo che prevede la lucrosa e ben pianificata distribuzione diretta e precedentemente stabilita dall’alto (altro che “profughi”!!) dei migranti stranieri all’interno del vecchio continente. Questo a fronte delle guerre fatte direttamente o per procura, scatenate dalle cosiddette democrazie liberali (Usa, GB, FR. in testa!) sia nel vicino oriente che in tutta l’Africa settentrionale ed equatoriale; conflitti che hanno il compito, fra gli altri, di preparare la base sistemica per i suddetti esodi di massa, che meglio sarebbe definire deportazioni programmate. Ovviamente, tali migrazioni indotte non possono non essere associate a un ignobile mercimonio, poichè coloro che sono deportati vengono considerati da chi ha elaborato e realizzato tale piano, niente altro che “pezzi di carne” da vendere “un tanto al chilo” e sui quali ruota un mega affare multi miliardario (qui, qui) operazione alla quale viene data una evidente copertura politica (qui); “carne da macello” che in alcuni casi verrà anche “attivata” al bisogno quando si tratterà di scatenare stragi di vario genere (qui), sempre utili alle elites summenzionate per perpetuare la loro strategia di dominio globale in atto.

Discorso simile vale per la Francia rappresentata (si fa per dire) dal “pupazzo delle elites finanziarie” Macron. Egli agisce, come al solito, per conto terzi… ovvero: la N.A.T.O. A Bardonecchia (qui), come italiani, siamo stati spettatori passivi di uno fra i tanti (e mai pubblicizzati fino al caso in questione) “incidenti” concernenti la “violazione palese della nostra sovranità nazionale”. Il che ne conferma ulteriormente la sua inesistenza.  Difatti, salta fuori che la gendarmeria francese viola (sistematicamente !) gli italici confini e ferma un “migrante” (uno dei deportati-utili-marionette di cui sopra), per motivi di “indagini sul traffico di stupefacenti”. Il “candore” con cui la gendarmeria ricorda ai giornalisti che tali “violazioni” sono “una costante”, (sic!) poiché riguarderebbero un accordo (SIC!!!) in vigore dal 1990 tra la ex Italia e la ex Francia, è quasi commovente. Il lettore attento si chiederà, ma perchè tali “incidenti” vengono portati all’onore delle cronache solo in certi momenti, se fanno parte di un dato di fatto conclamato, ovvero l’AZZERAMENTO di una Sovranità ormai debellata da parecchi decenni? La risposta è semplice, ma allo stesso tempo ignorata dai più: si tratta di tattica! E’ capitato qualcosa di simile anche con il “caso Regeni” (…dove alla fine è emersa la realtà dei fatti, che cioè Regeni era un burattino nelle mani dei servizi segreti inglesi, usato per essere infiltrato come agente destabilizzatore, pratica comune utilizzata dalle liberal-democrazie a guida statunitense per fomentare, di solito “in primavera“, disordini politici negli stati a loro “invisi”, qui). I casi di schiavizzazione e annichilimento dell’ ex Italia, che sono il lascito della cosiddetta “liberazione” cui è seguita la nascita della “repubblica antifascista resistenziale (delle banane!)”, emergono solo per motivi specifici. Nel già citato omicidio del ricercatore italiano, sono concorsi chiaramente due moventi: uno economico e l’altro politico, interno all’apparato burocratico egiziano. Di fatto, tutto si riduce alla evidenza che alcune grandi aziende gestite da faccendieri compiacenti della ex Italia, per gentile concessione dei propri oppressori esteri, possono detenere delle “briciole” di potere economico, che sono loro “elargite” quale ulteriore espressione di clientelismo, non disgiunto comunque dal disprezzo e ignominia. A causa di tali “briciole” di potere, avvengono i succitati casi. A voler sottolineare ai lacchè Italy-oti  che essi, senza i buoni uffici dei loro padroni NON ESISTONO! NON CONTANO NULLA! SE POSSEGGONO QUALCOSA E’ PERCHE’ I PADRONI PERMETTONO! DUNQUE, NON SI AZZARDINO A PRETENDERE ANCHE UNA SOLA BRICIOLA IN PIU’ RISPETTO A QUANTO LORO CONCESSO! Su questa falsariga, sono avvenuti anche eventi passati, quali ad esempio l’incidente di Sigonella, in cui Andreotti e Craxi non obbedirono prontamente agli ordini dei loro diretti superiori statunitensi, proprio perchè la ex Italia trescava economicamente con i “nemici dell’alleanza”, mantenendo un doppio profilo da barzelletta di quart’ordine, non avendo concretamente nè la forza politica, nè morale di imporsi a nessuno! Il “problema” con la Francia a Bardonecchia, emerge sempre e comunque per motivi specifici. Il contegno tenuto dal “pupazzo” Macron è adottato a causa di due vertenze principali, che lo vedono protagonista quale servo dei plutocrati: il caso Turco, in merito all’espansionismo anti-curdo in Siria adottato da Erdogan; il caso Libico, in cui la Francia pretende l’egemonia, anche a danno della GB. Il problema è che la ex Italia, o meglio, i suoi faccendieri, avevano già piluccato alcune consistenti “briciole” in Libia trescando per decenni con Gheddafi ed erano convinti di poter accaparrarsi in esclusiva ancora una discreta fetta del suo petrolio, così come la repubblica delle banane antifascista faceva già ingenti affari con l’Iraq di Saddam Hussein e più di recente si è azzardata a provare un “doppio profilo” con la Siria del presidente Assad (qui) ; singolare il dato che la “notiziona” l’abbia data “Le Monde”, non è vero? Questo è tutto quel che  resta all’ ex Italia, che oggi, proprio grazie alla distruzione sistematica posta in essere dai suoi “padroni atlantici”, non ha nemmeno più la magrissima “consolazione” di veder far finta i propri politicanti di  turno di rappresentare gli interessi economici del cosiddetto paese, come invece davano ad intendere furbescamente un tempo certi uomini politici della cosiddetta “prima repubblica (delle banane)”!

Una ulteriore prova evidente di cancellazione della sovranità italiana ce l’ha fornita direttamente anche la sceneggiata delle  recenti “elezioni nazionali”. Mentre scriviamo, infatti, si lamenta pretestuosamente da più parti che la ex Italia non ha un governo degno di questo nome, ma questa in realtà è la situazione che “normalmente” il nostro popolo subisce da più di 70 anni (come persino alcuni antifascisti confermano nel loro video che di seguito proponiamo, nonostante il loro abbaglio attinente il richiamo al presunto valore di personaggi assai discutibili quali Moro, Craxi e finanche Pertini, che ricevette persino il premio Kalergi , infici praticamente la stessa analisi riportata!)….

In questo frangente mentre si “cazzeggia” allegramente sulle telenovele tra Di Maio e Salvini, distraendo così la massa amorfa dalla sostanza dei fatti salienti che la riguardano, il globalismo pluto-massonico al potere prosegue con la sua agenda portata avanti dai propri servi nostrani. Agenda sia economica che militare (il che, in questa realtà, è la stessa cosa). Difatti, alla cosiddetta “UE”, alias Banca Centrale Europea, alias F.M.I., non importa un fico secco di chi stia a portare avanti la sceneggiata facendo finta di “governare”. L’importante è che tali pupazzi, chiunque essi siano, OBBEDISCANO agli ordini che esso impartisce loro! E che lo facciano da “dimissionari” o da “operativi”, NON FA ALCUNA DIFFERENZA (qui)

Purtroppo è di poche ore fa la notizia che colui il quale doveva “rivoluzionare l’America”, che doveva mettere il bastone tra le ruote alle lobby di potere, che secondo alcuni “ben informati” doveva addirittura “attaccare i poteri forti anti-popolari”, ecc., ecc., ecc., ovvero il cosiddetto “presidente” statunitense Trump, ha iniziato un attacco militare su larga scala contro il popolo Sovrano della Siria, con a capo il legittimo presidente Assad (qui). La ex Italia, prona agli ordini del suo occupante, con linguaggio ipocrita e falso a mezzo dei suoi politicanti zerbini del “padrone a stelle e strisce” proclama di “concedere” (perché, da occupata ed asservita non può fare altro!) le proprie basi, e da Sigonella stanno partendo gli aerei della N.A.T.O. L’attacco alla Siria, cercato continuamente dagli “occidentali” con tutti i pretesti e tutte le menzogne possibili attinenti presunti e inesistenti attacchi con armi chimiche da parte dell’esercito Nazionale Siriano, è stato portato a segno sempre con l’ennesima scusa FALSA E CRIMINALE (qui). Ovviamente in Iraq e in tutti i teatri di operazione in cui agisce la N.A.T.O. i gas e gli armamenti radioattivi sono stati usati, ma in questi casi sono i “buoni” ad averli utilizzati! Come prima ancora in Vietnam e in cento altri guerre democratiche, dove erano sempre i “buoni” a farne “diligentemente” uso! Lo stesso Assad li possedeva perché glieli avevano venduti gli “occidentali”, sebbene abbia già loro consegnato tutto. Ci pare assurda, dunque, la tesi che egli adesso ne abbia fatto uso, a che pro? Per farsi attaccare? …proprio quando la guerra scatenatagli dai buoni liberatori liberal-democratici occidentali la sta vincendo? Impensabile! Ma i buffoni ipocriti, criminali e sterminatori di popoli del cosiddetto occidente democratico, forti dell’addormentamento generale indotto a mezzo dei media al loro servizio, usano tale scusa per fare i loro porci comodi ovunque in tutto il mondo! Quanto possa essere assurdo ed inverosimile il pretesto da utilizzare come addebito a carico del loro nemico di turno, a loro poco importa. I media al loro servizio sapranno far digerire alla massa istupidita qualsiasi bufala! Dunque, sono sempre loro, gli stessi distruttori che hanno cancellato dalla faccia della terra l’Italia, (SEMRPE LE STESSE demo-plutocrazie reazionarie dell’occidente contro le quali si scagliò nel 1940 il DUCE dell’ITALIA PROLETARIA E FASCISTA) che ora se la prendono con i rimanenti popoli sovrani che ancora lottano per non soccombere alla usurocrazia della finanza apolide e mondialista con sede a Washington. Il loro obiettivo è CANCELLARE I POPOLI SOVRANI E IL CONCETTO STESSO DI SOVRANITA’ !

In questa situazione politica incancrenita e devastante, in un mondo dove la Pace e la Giustizia NON ESISTONO PIU’, poiché  cancellati assieme ai concetti ROMANI di Stato e Popolo, le Nazioni non potranno più vivere senza riprendere e sviluppare tali valori assoluti, senza risvegliare la propria Coscienza e comprendere che si può e si deve COMBATTERE contro il caos maligno imperante. Davanti a noi, si erge un panorama di MACERIE E DISTRUZIONE, ma la rovina più grave è quella operata nei cuori degli uomini. I quali, addormentati, guardano inerti il mondo in sfacelo, illudendosi, al più, di poter scansare la tempesta e di sedersi incolumi sulle rovine che essa lascia dopo il proprio passaggio. Questo è il delitto più grave! L’acquiescenza dovuta al timore della lotta. Finchè tale delitto non sarà denunciato e condannato, la speranza sarà ridotta al lumicino. Ma questo “Lume” in noi fascisti è alimentato ancor’oggi dall’esempio lasciatoci da Uomini semplici ma eroicamente GRANDI. Uomini come Niccolò Giani o Sergio Barbadoro! Uomini “comuni” il cui esempio risplende nella nostra Storia, per il fatto di avere testimoniato con coraggio l’amore estremo fino al supremo sacrificio per la nostra gente, la nostra Nazione, mostrando il vero senso civico dei cittadini romani del XX secolo, che hanno sacrificato tutto per indicarci LA VIA DELLA CIVILTA’, quella vera, che tutti noi dobbiamo ripercorrere, INSIEME, UNITI!

UNA VIA UNICA CHE HA UNO E UN SOLO NOME… E CHE SI CHIAMA FASCISMO!

Dal loro sacrificio d’amore, può e deve ri-nascere la nostra Civiltà latina, Europea e Mediterranea. Noi abbiamo Fede incrollabile che ciò avverrà! E CHE IDDIO ONNIPOTENTE CI ASSISTA!

IlCovo

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ECCO LE VERE FAKE NEWS …QUELLE DEL SISTEMA ANTIFASCISTA!

Come i nostri lettori sanno bene, non è inusuale proporre da parte nostra alcune pregevoli analisi degne di attenzione presenti nella rete, ovviamente sempre in merito ad argomenti che hanno attinenza con i temi che affrontiamo periodicamente sul nostro blog. Dunque, secondo la reale apertura culturale che da sempre ci contraddistingue, non manchiamo di sottolineare l’interesse per le critiche degne di nota, anche se stese da autori collocati idealmente agli antipodi con le nostre posizioni politiche. E’ il caso di un recente articolo di Maurizio Blondet in merito alla gigantesca “bufala mediatica” relativa all’avvelenamento della cosiddetta “ex spia russa” residente in Gran Bretagna, avvenimento che pure ha visto mobilitarsi tutto l’apparato politico del sistema demo-plutocratico con i relativi vassalli, valvassori e valvassini, al fine di avallare quella che sempre più si palesa come l’ennesima mega balla propagandistica del sistema antifascista. A dimostrazione della reale valenza puramente strumentale della campagna orchestrata dalle cosiddetta UE e dal suo padrone a “stelle e strisce” rispetto a quelle che vengono definite arbitrariamente “bufale mediatiche”, ma che in realtà non rappresenta altro altro che un metodo di assoggettamento politico-culturale di massa, generato dagli unici veri creatori di FALSITA’: i pluto-massoni globali che tengono in pugno le cosiddette liberal-democrazie!

Buona lettura.

Gentiloni farà tante scuse a Putin?

L’accusa del governo May a Mosca, di aver avvelenato l’ex spia Skripal e la figlia, si sta sgretolando. Rivelandosi per quella che è: una immane “fake news” di Stato, e  magari un falseflag  mal riuscito. Ieri la notizia che il direttore  di Porton Down (i laboratori militari britannici per le armi chimico-batteriologiche) ha ammesso: non   abbiamo la prova che il Novichock usato (o che sarebbe stato usato) contro Skripal sia di origine russa.

Il punto è che il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson  aveva assicurato, in un tweet del 22 marzo e subito diffuso nel mondo, che “analisi  condotte al  laboratorio di Scienza e Tecnologia Bellica di Porton Down  da esperti di livello mondiale hanno appurato che si tratta dell’agente nervino militare Novichok  prodotto in Russia”.  Insomma il governo aveva impegnato la parola dei suoi scienziati di  fama mondiale senza averli interpellati, e prima che conducessero le indagini.

La menzogna di Boris Johnson, via tweet.

E non finisce qui: Boris Johnson ha cercato di cancellare il tweet del 22 marzo, e negato di aver sostenuto “categoricamente” che  il nervino era d’origine russa, benché  sia sul web una sua intervista a Deutsche Welle dove afferma “categoricamente”  che Porton Down aveva riconosciuto il veleno come russo.

WATCH: Boris Johnson blatantly lies to Deutsche Welle and says Porton Down lab were “absolutely categorical” that Russia was behind the Salisbury nerve agent attack

On 03/04/18, Porton Down lab said they are unable to confirm the origin of the nerve agent

E  non hanno ancora cancellato una dichiarazione dell’ambasciatore britannico a Mosca Laurie Bristow   che il giorno 22 marzo aveva convocato la stampa estera per confermare l’accusa.

“Boris Jonson ha molte domande a cui dovrà rispondere”, ha detto Jeremy Corbyn, dell’opposizione laborista, che  da settimane era sotto un inverosimile uragano di attacchi e insulti da parte  dei media britannici (da “traditore”  ad “antisemita”) per essersi rifiutato di unirsi al coro di condanne  senza prove. Adesso ha  ragione, e forse il governo May cadrà. Vedremo.

Ma 28 stati occidentali, fra cui 15 dell’Unione Europea, si sono uniti all’accusa  del tutto infondata abbandonandosi ad espulsioni in massa di diplomatici russi; la UE in quanto tale a nome di Donald Tusk e Mogherini hanno  dichiarato  il loro appoggio assoluto al Regno Unito nelle sue false accuse; la NATO  ha  espulso sette addetti russi  e rifiutato l’accredito a nuovi membri dello staff.  In pratica tutte le nazioni occidentali hanno trattato la Russia da stato canaglia, stato criminale, paria delle nazioni, da appestato;  hanno comminato nuove e più gravi sanzioni.  Senza mai dar credito, nemmeno per un attimo, alle  proteste russe di estraneità.

Una spaventosa prova di aggressività  demente, di inciviltà nei rapporti internazionali,  che non poteva che preludere a qualche gravissima azione o provocazione bellica, tanto era palesemente mal fondata fin dalle prime fasi. Tanto più spaventosa perché tutti i media mainstream si sono uniti alla canea di accuse, con la bava alla bocca. Abbiamo avuto qui una prova dal vivo della criminosa irresponsabilità e del delirio   di cui  sono capaci i poteri forti, della  loro attitudine al pericoloso sragionare in coro  dei nostri politici, come ad un segnale convenuto,  obbedendo ad automatismi di cui non scorgiamo l’origine, e per questo fanno più  paura.

Il governo cinese ha esplicitamente giudicato con sdegno questo comportamento incivile sul piano internazionale degli europei ed occidentali. E che l’abbia giudicato allarmante,  lo conferma la visita  a Mosca, il 3 aprile, di una delegazione cinese capeggiata dal ministro della Difesa  Wei Fenghe. Il quale ha detto ad alta voce: “La parte cinese è venuta ad informare gli americani di quanto siano stretti i legami tra le forze armate russe e cinesi”. Un linguaggio senza edulcorazioni, chiaro e netto;  quello che Pechino giudica il solo adatto a gangster occidentali.

Il punto è che, adesso, nessuno  in Europa si sta scusando con Putin e Mosca per questa – come chiamarla? – delinquenziale falsità di cui non sappiamo ancora lo scopo vero.  Gentiloni o Alfano vogliono  per favore scusarsi ufficialmente di aver espulso due diplomatici di un paese civile  per obbedienza alle menzogne di Londra? Mogherini e Donald Tusk, Macron e Stoltenberg, Merkel, sono in  grado di ammettere pubblicamente il loro errore – peggio che errore,  solidarietà in una menzogna e complicità in un false flag?  Per aver inscenato tutti insieme, delinquenti,  una provocazione gravissima che solo la fermezza e i nervi d’acciaio di Putin e Lavrov hanno evitato di far precipitare in un conflitto armato, come  era probabilmente nei piani di lorsignori?  Temo che dovremo attendere  molto.

Non credo sapremo mai a  cosa mirassero questi delinquenti che ci governano  recitando questa scenata. Forse a preparare una rivincita in Siria?  Forse ad allargare fino a rendere irreversibile  la frattura fra Russia ed Europa, mira storica della “geopolitica” britannica da McKinder?

Ci sono dei precedenti, altrettanto inspiegati. Il 10 agosto 1994, su un aereo proveniente da Mosca, la polizia  di Monaco di Baviera “trovò” 363 grammi di plutonio.  Ovviamente, si scatenò un attacco concertato,da parte dei politici e dei media, sul presunto “commercio del terrore” che veniva dai mal guardati reattori nucleari sovietici; da cui malviventi evidentemente trafugavano plutonio (plutonio!) da vendere sul mercato del terrore.

Il Time del ’94 con la storia falsa del plutonio sovietico.

Questo clamore contribuì a far vincere le elezioni ad Helmuth Kohl.

Solo quasi un anno dopo  lo Spiegel venne fuori con la vera storia: il carico di plutonio sull’aero russo era stato “piantato  dei servizi di spionaggio tedeschi Bundesnachrichtendienst (BND).

L’imbroglio alla Bomba del BND

A quale scopo?  Varie serie di “rivelazioni” e “gole profonde” non fecero altro che rendere più complesso,   e infine indecifrabile, il movente: un classico  metodo di insabbiamento  a cui in Italia dovremmo essere abituati,  da  Ustica al caso Moro. Ovviamente ed italicamente,   fu messa insieme anche una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso – dopotutto sarebbe bene sapere come mai 336 grammi di plutonio fossero nelle disponibilità del BND – e come potete già indovinare, finì nel nulla. Il capo del BND fu mandato in pensione anticipata, e fu tutto.