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Ritrovato il commento alla Dottrina del Fascismo scritto da Sergio Panunzio nel “ventennale” della Rivoluzione fascista!

 

dottr. comm. Pan.

In occasione del “Natale di Roma”, festa della Civiltà e del Lavoro voluta fortemente dal Regime fascista, la “Biblioteca del Covo” è lieta di fornire ai propri lettori un documento raro, che abbiamo solo di recente rintracciato e adesso ripubblicato in appendice alla nostra ristampa della Dottrina del Fascismo – Terza edizione del 1942. Si tratta nientemeno che di un commento ufficiale alla DOTTRINA, scritto e pubblicato anch’esso nel 1942, in occasione del “ventennale” della Rivoluzione fascista, dal teorico sindacalista e giurista Sergio Panunzio, uno tra i principali ideologi del Fascismo insieme a Giovanni Gentile, Carlo Costamagna e Alfredo Rocco. Un testo che ora impreziosisce ancor di più tale edizione, arricchendone e confermandone ulteriormente il senso dei contenuti politici, ma che noi vogliamo rendere ugualmente fruibile liberamente a titolo gratuito per voi tutti che ci seguite e leggete con costanza. Buona lettura!

COMMENTO ALLA DOTTRINA DEL FASCISMO 

di Sergio Panunzio

(In, La Dottrina del Fascismo – terza edizione riveduta, 1942; ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2018, Lulu.com, pp. 176 – 192.)

La rivoluzione è un fatto dello spirito. Con­seguentemente, più che il fatto o meglio l’insieme dei fatti e delle azioni che costitui­scono la rivoluzione, interessa la coscienza di essa. Ma, a sua volta, la coscienza, dico la coscienza riflessa della rivoluzione, consiste nella dottrina della medesima. Diremo allora che non vi è e non si può avere la coscienza piena della rivoluzione, che non vi è rivolu­zione, senza la sua corrispondente dottrina. Ciò, in generale. Ma ciò va detto in modo par­ticolare della Rivoluzione fascista. Si è in­dotti a fare questa affermazione tenendo conto delle reazioni e degli atteggiamenti di pen­siero e di spirito delle forze avverse al Fasci­smo rispetto al movimento da esso costituito. Quando e fino a che non venne costituita e precisata nelle sue linee essenziali la dottrina del Fascismo, i suoi avversari, e qui ci si rife­risce più specialmente ai nemici di fuori, erano convinti, convintissimi della precarietà, della empiricità e quindi della mancanza di soli­dità e di fondamenti ideali, della mancanza di prospettive future e di sviluppi, in una parola della inconsistenza e della vanità del Fascismo. Le cose si misero diversamente e gli atteggiamenti avversari cambiarono a vi­sta appena il movimento delle camicie nere prese coscienza di sè formulando i suoi prin­cipi, chiarendo e stabilendo le sue basi ideali, dandosi la sua dottrina. Sarà utile, a confer­ma di quanto diciamo, riferire qui il giudizio, molto sintomatico e significativo, di un critico acuto ed intelligente del Fascismo, che è poi uno dei maggiori pubblicisti ed esponenti del pensiero democratico francese, G. Barthele­my. Scrive il Barthelemy nel suo La crise de la démocratie contemporaine, Parigi, 1931-IX, pag. 17 : « Perchè, ed è ciò che si dimentica spesso in Francia, vi è una dottrina fascista; ciò che costituisce l’importanza del Fasci­smo ».

E’ evidente che per ridurre al silenzio gli av­versari, non giova o meglio non basta oppor­re ad essi i fatti e le realizzazioni del Fasci­smo, ma quello che occorre è opporre ad essi le idee e l’insieme sistematico di esse, e cioè la dottrina del Fascismo. Non v’è solo una dottrina del liberalismo; non vi è solo una dottrina della democrazia; non vi è solo una dottrina del socialismo; ma vi è anche una dottrina del Fascismo. Questo è il punto più importante e decisivo. E questa è l’osserva­zione principale e direi pregiudiziale da fare prima di dare in questo scritto qualche cen­no di illustrazione e di commento della Dot­trina del Fascismo di Benito Mussolini. Per­tanto il valore e l’ufficio più essenziale della Dottrina del DUCE è da un punto di vista positivo quello di aver dato la coscienza di sè al movimento fascista nettamente differen­ziando dal lato storico ed ideale questo dagli altri movimenti politici e sociali; e dal lato polemico quello di avere « imposto » agli av­versari nella sua oggettività ideale la conside­razione e la forza intrinseca infrangibile ed inesauribile del nostro movimento.

Converrà riportare qui integralmente la nota prima del primo capitolo della Dottrina, che s’intitola Idee fondamentali, nota che è co­stituita da una lettera diretta dal DUCE a Michele Bianchi il 27 agosto 1921, in occa­sione dell’apertura della Scuola di Propagan­da e Cultura Fascista in Milano : « Ora, il Fascismo italiano, pena la morte o, peggio, il suicidio, deve darsi un ” corpo di dottrine”. Non saranno, non devono essere delle camicie di Nesso che ci vincolino per l’eternità — poi­ché il domani è misterioso e impensato ­ma devono costituire una norma orientatrice della nostra quotidiana attività politica e individuale. Io stesso, che le ho dettate, sono il primo a riconoscere che le nostre modeste tavole programmatiche — gli orientamenti teorici e pratici del Fascismo — devono essere rive­dute, corrette, ampliate, corroborate, perchè qua e là hanno subìto le ingiurie del tempo. Credo che il nocciolo essenziale sia sempre nei suoi postulati, che per due anni hanno servito come segnale di raccolta per le schiere del Fascismo italiano; ma, pur prendendo l’avvio da quel nucleo primigenio, è tempo di procedere ad una ulteriore, più ampia ela­borazione dello stesso programma. A quest’opera di vita per il Fascismo dovreb­bero con particolare fervore concorrere tutti i fascisti d’Italia, specialmente in quelle zo­ne dove, col patto o senza, si è pervenuti ad una pacifica convivenza dei due movimenti antagonistici. La parola è un pò grossa; ma io vorrei che nei due mesi che ci separano dall’adunata na­zionale si creasse la filosofia del Fascismo ita­liano. Milano con la sua prima Scuola di Pro­paganda e Cultura concorre a questo scopo. Non si tratta soltanto di preparare gli ele­menti programmatici sui quali poggiare solidamente la organizzazione di quel partito nel quale dovrà sfociare ineluttabilmente il movimento fascista; si tratta anche di smen­tire la stupida fola, secondo la quale nel Fascismo ci sarebbero soltanto dei violenti e non anche, com’è in realtà, degli spiriti inquieti e meditativi. Questo indirizzo nuovo dell’attività fascista non danneggia — ne sono certissimo — quel magnifico spirito e temperamento di bellico­sità, caratteristica peculiare del Fascismo. At­trezzare il cervello di dottrine e di solidi convincimenti non significa disarmare, ma irro­bustire, rendere sempre più cosciente l’azione. I soldati che si battono con cognizione di cau­sa sono sempre i migliori. Il Fascismo può e deve prendere a divisa il binomio mazzi­niano: Pensiero e azione ».

La Dottrina del DUCE comparve la prima volta, sotto la voce Fascismo nel 1932-X nel volume XIV dell’Enciclopedia Italiana. Ma, come risulta dalla nota ora riportata aggiun­ta di proposito dall’autore nella ristampa del­la medesima sotto il titolo La Dottrina del Fa­scismo, Milano, 1932-X, l’esigenza di dare una dottrina al movimento, sentita e segnalata ai fascisti dal creatore e dal capo del movimen­to stesso, rimonta fino al 1921, e cioè fino alla immediata vigilia della trasformazione del Fa­scismo da movimento in partito e della costi­tuzione di quest’ultimo. Nella primavera del 1925-III si riuniva a Bo­logna, indetto dalla Direzione del P.N.F., il primo Congresso Nazionale della Cultura Fa­scista. In quella occasione si svolse una im­portante discussione fra chi scrive questo commento ed il senatore Giovanni Gentile, che presiedeva il congresso. Il Fascismo è soltan­to fede o è anche dottrina? Basta ad esso la fede, o gli occorre anche la dottrina? per cui dalla prima esso sia promosso alla se­conda? Basta — sosteneva il senatore Gentile — la fede che accomuna tutti i fascisti facen­do delle anime di essi una anima sola. Ma, — replicava chi scrive — se nessuna dottrina politica o religiosa, dappoiché è nota la stret­ta parentela fra la storia e la formazione storica della dogmatica delle credenze poli­tiche e di quelle religiose, esiste e può darsi senza la corrispondente e sottostante fede po­litica e religiosa, la fede, politica e religiosa, a sua volta, si chiarisce a se stessa, si precisa, si determina e si fissa nella dottrina, ed in questa trova e raggiunge la sua pienezza e la sua realizzazione. Fede e dottrina, nella storia delle religioni ed in quella delle idee politiche, sono termini inseparabili. L’una non esiste e non vive senza dell’altra. La dottrina senza la fede è cosa vuota e morta, ed è la fede il centro vitale, il fuoco vivo e ardente della dottrina. Ma la fede ha anch’essa bisogno di solidificarsi e di consolidarsi nella dottrina. A questo bisogno intrinseco, indiscutibile ed assoluto, del movimento fascista e della for­mazione della sua dogmatica rivoluzionaria, provvide direttamente e personalmente il ca­po stesso del movimento scrivendo La Dottri­na del Fascismo. Questo è un fatto non comu­ne nella storia dei movimenti politici, in quan­to che quasi sempre la formulazione della dot­trina dei medesimi è fatta e risulta da con­gressi, da convegni, da assemblee. Il fatto che la dottrina del Fascismo sia stata invece fissata e formulata dal suo capo le dà perciò solo un carattere omogeneo, unitario e uno stile personale e quindi maggiore carattere valore ed energia spirituali. Ciò si spiega con un fatto, che è anch’esso non comune, ed ha anzi un carattere di ecceziona­lità e di originalità, nella storia dei movimen­ti politico-sociali. Si è visto che Mussolini ha per suo motto il mazziniano « Pensiero e azione ». E’ un ideale difficilmente raggiun­gibile, che nella stessa persona pensiero ed azione si congiungano e facciano uno e che gli interessi teoretici e quelli pratici si trovino riuniti insieme. Generalmente, si distinguono non solo nettamente ma anche si contrappon­gono gli uomini di pensiero da una parte, gli uomini di azione dall’altra, quasi a smen­tire e a dimostrare l’impossibilità dell’unità di pensiero ed azione. Dote veramente sovrana del DUCE è quella dell’unità nel suo spirito dei due momenti, ed anzi molte volte non si sa dire se prevalgano ed eccedano più in lui gli interessi pratici o quelli teorici, e se il bi­sogno, la febbre ardente del pensiero sia in lui più forte del bisogno e della febbre ar­dente dell’azione. E’ difficile che un uomo di azione della forza e della razza di Mussolini sia nello stesso tempo tutto preso dalle preoc­cupazioni e dalle esigenze filosofiche e sia forte pensatore e altrettanto forte scrittore. Basti al riguardo ricordare i vari scritti filo­sofici, critici e letterari della sua prima gio­vinezza. L’azione di Mussolini non è mai istin­tiva, ma sempre pensata e meditata, come il suo pensiero non si chiude e non si esaurisce mai, come nel vuoto, in se stesso, ma sbocca direttamente nell’azione e si traduce, si colo­risce in pieno e si anima potentemente nell’a­zione. Nessuna meraviglia quindi che la dot­trina del Fascismo sia stata scritta proprio dal creatore e capo del movimento.

E qui, per cogliere ed intendere a fondo la Dottrina, bisogna fare cadere la nostra attenzione su un punto che riteniamo essenziale, giacché non ci preme in questo momento esa­minare, tanto poi sono chiare, trasparenti ed incisive le idee e le proposizioni in essa con­tenute, insuscettive di illustrazioni e di chia­rimenti, il suo contenuto, ma la sua forma ed il suo valore formale. Qual’è la filosofia di Mussolini? E c’è una filo­sofia di Mussolini? Risposta. C’è in Mussolini una filosofia. E questa è ben determinata e determinabile, anche e specialmente in conside­razione del tempo e della situazione spirituale in cui Mussolini si venne formando. Dirò su­bito che al sistema di filosofia di Mussolini compete, per meglio determinarlo e caratteriz­zarlo, un nome preciso e tecnico, e questo nome è il « rivoluzionarismo ». Spieghiamoci.

Com’è noto, molte sono le forze e le correnti spirituali che si oppongono fin dai primi an­ni del secolo in cui viviamo, che è il secolo del Fascismo, al materialismo ed al positi­vismo che riempirono di sè tutta la seconda metà del secolo XIX. Il nuovo secolo si apre, quasi animato e diretto da una profonda vocazione e da una imperativa missione, con un grido di battaglia violenta e sterminatri­ce contro il materialismo ed il positivismo. Le correnti sono diverse, ma il fiume che tra­volge è uno solo. Molte le strade, ma tutte, come dice il proverbio, conducono a Roma. La battaglia, più che altrove, si fa animosa ed accanita in Italia. Il nuovo risorgente idea­lismo storico del Croce e del Gentile, che si ricongiunge alle tradizioni più splendide del­l’idealismo italiano da Vico a Mazzini a Gio­berti; il revisionismo socialista che da noi si concentra nel sindacalismo rivoluzionario; il pragmatismo che, per intenderci con un ter­mine riassuntivo, chiameremo “vociano”; il nazionalismo e l’imperialismo; il futurismo. Le maggiori influenze spirituali e filosofiche sono da noi esercitate sugli spiriti più sensi­bili, più frementi e più dinamici, dalla filoso­fia della forza e dell’energia, derivazione della filosofia della volontà di Arturo Schopenhauer, di Federico Nietzsche, dalla filosofia della vio­lenza di Giorgio Sorel, nella quale ultima si ricongiungono la filosofia di Nietzsche e la filosofia dell’intuizione di Bergson e la filo­sofia dell’azione di Blondel. Se tutto è ma­terialismo e positivismo, anche il socialismo vale a dire tutta la seconda metà del secolo scorso, è materialistico e positivistico. E’ lo­gico allora che la furia demolitrice più forte e le espressioni più potenti dell’anti-positivi­smo sono rappresentate dal cosiddetto revisio­nismo socialista. In realtà, il socialismo con­cepito ed attuato in Europa in tutta la se­conda metà del secolo XIX e nei primi anni del secolo attuale fino allo scoppio della guer­ra mondiale del 1914, qualunque siano le interpretazioni idealistiche del materialismo sto­rico di Marx alle quali sono anche da ag­giungersi le stesse interpretazioni psicologi­che e volontaristiche soreliane, di cui non è qui il caso di discorrere, non è che materia­lismo e positivismo anch’esso. Di qui anzi l’opposizione del socialismo positivo a quello cosiddetto utopistico ed idealistico anteriore a Marx e al marxismo, e di qui ancora la prevalente ed anzi dominante presentazione ed interpretazione del materialismo storico come determinismo economico. Positivismo, determinismo e socialismo tengono il campo del pensiero, della cultura, dell’azione. Tutto è necessità; tutto è determinato. All’uomo ed alla sua forza creatrice, alla libertà cioè che è tutt’uno con l’azione, non è lasciato alcun mar­gine. Ma come al materialismo più che lo stes­so idealismo si oppone in senso tecnico lo spiri­tualismo, così al determinismo si oppongono l’indeterminismo, il volontarismo, la filosofia dell’azione. E qui bisogna notare che è proprio della filosofia francese del tempo il prevalere, sotto forme ed in autori diversi, delle note e delle tendenze indeterministiche con le loro indubbie forti e suggestive ripercussioni in Italia e nel pensiero italiano. Chi guardi a fondo, trova che la filosofia dell’azione, il vo­lontarismo, il pragmatismo ed il sindacali­smo rivoluzionario esprimono la stessa esigenza, camminano sulla stessa direttiva. Loro bersaglio comune è il determinismo, il farsi automatico e necessario delle cose umane, del­le cose dello spirito, della politica, della storia e del socialismo; loro meta comune, per vio­lenta contrapposizione, è la libertà e il trion­fo della libertà umana. Se il socialismo deve essere e realizzarsi per forza di cose per le sue concezioni materiali­stiche e positivistiche, per le sue nuove con­cezioni volontaristiche e spiritualistiche e per il sindacalismo esso deve essere invece tut­t’uno con la libertà e farsi per mezzo della li­bertà. La lotta, senza quartiere, è fra determinismo e libertà. Da questo punto di vista si spiega come negli spiriti più dinamici della vita e del pensiero italiani, che saranno poi i futuri fascisti, ogni concezione che sa di de­terminismo, o che ricordi Spinoza o Hegel, venga violentemente ripudiata. Le menti vol­gono verso i diritti dello spirito e quindi ver­so lo spiritualismo. A rigore e per essere sto­ricamente esatti, non idealismo, ma spirituali­smo. Solo il secondo è tutt’uno con la libertà ed infrange e calpesta sotto i piedi la neces­sità. Di qui si spiega ancora che se l’idealismo storico è anch’esso un momento essenziale del­la reazione e della battaglia antimaterialisti­ca e antipositivistica esso per quella parte per cui rimane legato al determinismo spino­ziano ed hegeliano non fa per i nuovi tempi ed è respinto nettamente dalle anime e dalle menti. Dell’idealismo si accetta ciò che è vivo e vitale, si butta a mare quello che non solo è morto e cadaverico, ma non vitale e contro la vita. Del resto, la migliore dimostrazione di ciò è data dal fatto che il punto di approdo, e la parte più vitale dello stesso idealismo at­tuale del Gentile, derivazione e trasformazione dell’idealismo storico del Croce, è stato ed è la filosofia dell’educazione, ossia dell’azione e della volontà, e cioè la pedagogia. Che cosa è ora il rivoluzionarismo di Musso­lini? E’ la traduzione in termini pratici e po­litici, e la maggiore concretezza e determina­zione, ad opera di uno spirito febbrile e ar­dente, insofferente al massimo grado della realtà di fatto e contro di questa adergentesi e protestante, della filosofia della volontà, o del volontarismo, della filosofia dell’azione, o, come egli stesso dice in un punto della sua Dottrina, in luogo della frase pragmatismo, dell’attivismo. Se v’è uno spirito, in tutta la storia contemporanea, che più nega la neces­sità, e inneggia alla libertà, è quello di Mus­solini. E il primo suo sforzo teoretico e pra­tico, e la sua prima battaglia, pienamente vinta, come tutte le sue battaglie, è quella di schiodare e di emancipare, fin dai suoi primi anni ultra-giovanili, il socialismo dalla ne­cessità, dall’automatismo, dal fatalismo, dal determinismo economico. Sta in questo punto l’incontro quasi contemporaneo nella storia del pensiero e della vita moderni di Mussolini e di Sorel, del suo rivoluzionarismo e del sin­dacalismo dello scrittore francese e sta in ciò la spiegazione del fatto che Mussolini si è proclamato scolaro di Sorel, e quest’ultimo vide in lui con una vera profezia il portatore dei nuovi valori umani e sociali (1).

Pertanto, Mussolini è un uomo di pensiero, appartiene alla storia della filosofia e il rivolu­zionarismo è il suo apporto alla filosofia e il suo sistema filosofico. Ed ecco spiegato perché e come, a differenza di quanto è avvenuto in altri movimenti politici e sociali, le tavole della dottrina del Fascismo sono state incise con mano ferma e con tratti indelebili proprio dal suo capo. Che cosa è la rivoluzione di Mussolini, donde il sistema prima e più che politico, filosofico del rivoluzionarismo? Essa non esprime nel suo momento e nella sua struttura spirituale nessun concreto e determinato contenuto. Es­sa non è né la rivoluzione politica, né quella sociale ed economica; non è nè la rivoluzione socialista prima, nè quella fascista dopo; ma essa è soltanto e semplicemente la rivoluzione, come pura categoria logica e formale, massima celebrazione della volontà, della libertà, dell’azione. Egli, poiché trova innanzi a sè come un corpo morto il socialismo positivo materialista, comincia con l’applicare al so­cialismo, tutto pieno di ricordi e motivi socia­listico-rivoluzionari blanquisti, la categoria della rivoluzione e dà il massimo di determi­nazioni e di precise fattezze al cosiddetto so­cialismo rivoluzionario che si contrappone va­gamente nei primi del 1900, come già il sin­dacalismo rivoluzionario soreliano, al socialismo riformista, democratico ed evoluzioni­stico-parlamentare. Ma il socialismo rivolu­zionario di Mussolini e la posizione di Musso­lini come socialista rivoluzionario è contin­gente, non necessaria, a volere adoperare qui termini logici e filosofici. Egli non è prima socialista, e poi rivoluzionario, ma prima è rivoluzionario e poi socialista; e non è rivo­luzionario perché socialista, ma, viceversa, è socialista, perchè rivoluzionario. Ed è, per la forma stessa del suo spirito, che con l’inter­ventismo del 1914 – 15, anche questo non un generico interventismo, ma uno specifico in­terventismo rivoluzionario, crea, il Fascismo e diventa fascista. « Ero fascista fin da quan­do militavo nel Partito Socialista ». Così egli disse una volta. E sta in questa netta afferma­zione la più forte dimostrazione dell’unità del suo spirito, della continuità del suo pen­siero e della sua persona, e della forma, che è data dalla idea di rivoluzione. Prima rivolu­zionario, e perché ed in quanto rivoluzionario, socialista prima, fascista poi, e il suo socia­lismo rivoluzionario prima il suo Fascismo dopo hanno per minimo comune denominatore il suo « rivoluzionarismo », e non sono che due esplicazioni pratico-politiche di questo. Senza di ciò non s’intendono le pagine della sua Dottrina, e quelle polemiche contro il so­cialismo ed il pacifismo, contro la vita comoda ed edonistica, che sono poi i punti più carat­teristici, assurgenti alle vette della concezione morale della vita, della sua Dottrina. Ma non basta. Occorre precisare e deter­minare il contenuto dell’idea e della cate­goria della rivoluzione, caposaldo di tutta la concezione mussoliniana. Come la rivoluzione è una esplicazione del concetto di azione, co­sì la filosofia della rivoluzione di Mussolini è una esplicazione della filosofia dell’azione. Si chiarisce così che il proprio del concetto di rivoluzione del DUCE è l’elemento del ro­vesciamento delle posizioni precedenti, la su­perazione dei limiti e degli ostacoli, l’inat­teso, l’impreveduto, la creazione, il nuovo, tutti elementi che si contrappongono alle no­te logiche del determinismo e dell’anti-libertà. In altri termini, rivoluzione, per Mussolini, donde la sua simpatia e la sua aderenza al nietzschiano « vivere pericolosamente », vuol dire, novità, creazione, libertà. Questa l’es­senza della rivoluzione, non come questa a quella rivoluzione, ma della rivoluzione che possiamo chiamare e dobbiamo chiamare as­soluta in quanto categoria a priori. E qual’é il suo rapporto con la violenza di Sorel, anche questa, non questa o quella violenza, ma la violenza assoluta? Tutt’e due, la violenza di Sorel, la rivoluzione di Mussolini, non sono contenuto, ma forma, non sono mezzo per rag­giungere qualche cosa il che le ridurrebbe e degraderebbe a mezzi e a termini materiali, empirici, utilitaristici ed edonistici, ma fine. La violenza di Sorel, esplicazione ed interpre­tazione psicologica, etica e pedagogica della obbiettiva lotta di classe di Marx, consiste tutt’intera e si risolve nel concetto di scissura, com’egli dice, ossia di rottura netta e assolu­ta fra il mondo capitalistico borghese e il mondo sindacalistico operaio, e fra l’ideolo­gia del primo e l’ideologia del secondo. La rivoluzione di Mussolini, in quanto catego­ria giuridica e politica, e cioè in un piano inferiore, è anch’essa rottura violenta fra il vecchio Stato ed il nuovo che si forma; ma nella sua essenza filosofica e categoriale non è questa rottura, ma la novità, l’imprevisto, la creazione, la libertà e la piena celebrazione della libertà dell’uomo e dello spirito umano. Ecco il « rivoluzionarismo » di Mussolini, come sistema filosofico. Dopo di che è possibile e facile passare alla sua Dottrina del Fascismo, da lui stesso de­finita nella parte seconda « una dottrina del­l’azione ».

La Dottrina — come già si è detto — fu scritta per l’Enciclopedia Italiana e venne pubblicata nel XIV volume, stampato nel giu­gno 1932-X. Essa si divide in due parti distin­te: la prima di carattere filosofico, che s’in­titola Idee fondamentali; la seconda di carat­tere storico-politico, che s’intitola Dottrina politica e sociale. Nella prima parte, come in una introduzione, si pongono in tratti rapidi e concentrati, le idee e i temi che si svolgono, specie dal lato polemico, nella seconda; per modo che le due parti si richiamano e si com­pletano l’una con l’altra, formando un solo organismo logico e sistematico. La Dottrina venne poi pubblicata nello stesso 1932-X in un volume a parte con in seguito ad essa uno scritto di Gioacchino Volpe sulla Storia del movimento fascista. In questa ristampa il DU­CE aggiunse alla prima parte delle note espli­cative di grandissima importanza specie per gli elementi storici che esse contengono. La Dottrina — oltre che in altre edizioni riprodu­centi lo scritto nella forma del volume ora indicato, notevole quella inserita nel volume VII degli Scritti e Discorsi del DUCE, Hoepli, 1934 – XII — venne pubblicata successiva­mente come premessa allo statuto del P.N.F. a cura del Partito medesimo. L’importanza fondamentale dello scritto, giova qui notare, è attestata dalle traduzioni fatte di esso in quasi tutte le lingue. Come subito si nota alla prima lettura dello scritto, la Dottrina ha due aspetti principali, per quanto concerne il suo contenuto, che si spiegano l’uno con l’altro: un carattere polemico, e un carattere storico. Dal primo punto di vista è da considerare la posizione sistematica del Fascismo di fronte a questi tre movimenti politici e sociali: il liberalismo, il socialismo e la democrazia. La polemica con­tro questi tre sistemi, come quella fatta da chi studiò e visse tutte le esperienze politiche e sociali ad essi sistemi corrispondenti, è quanto mai efficace, dialettica, incisiva e definitiva. Dopo le sue critiche non c’è più nulla da dire; e la posizione pertanto e la dimostrazione del­la verità superiore del Fascismo balzano vi­ve ed immediate, ed il Fascismo si precisa in tutto il suo contenuto e in tutto il suo si­gnificato. Né trattasi di negazione meccanica e di soppressione violenta dei tre sistemi pre­si a criticare, ma di superamento di essi e cioè di utilizzazione dei residui elementi spi­rituali vivi e vitali che essi contengono. Don­de, come si è notato, il carattere che falsamen­te altri potrà chiamare eclettico, ma che si de­ve tecnicamente chiamare carattere storico del Fascismo.

Nessun dubbio che il Fascismo è contro il liberalismo. Ma ciò è da intendersi quando si prenda a considerare il momento dommatico del liberalismo il quale ha per suo centro il concetto empirico, materiale e monadistico dell’individuo. Perchè il liberalismo si prende, come storicamente si deve prendere, come op­posizione e negazione dell’assolutismo poli­tico, il Fascismo non meno del liberalismo, lo dice espressamente il DUCE, rispetta, nello Stato e per lo Stato, la libertà e le libertà dei cittadini. Contro le tendenze assolutistiche e dispotiche moderne, rappresentate dalla statolatria, dal socialismo di Stato e dal co­munismo, il Fascismo che è un’espressione dell’idea della libertà e della creazione per­sonale dei valori umani se respinge il con­cetto empirico d’individuo, afferma fortemen­te il concetto di persona. Donde l’intimo ca­rattere personalistico, e cioè spiritualistico, della dottrina politica e morale del Fascismo. Basti qui richiamare due punti essenziali che fanno corpo con la Dottrina: la formula lan­ciata da Mussolini nel discorso al Teatro della Scala ripetuta il 26 maggio 1927-V alla Camera, che è poi la formula stessa ideale del Fascismo e il centro di tutta la dottrina di esso : « tutto nello Stato, niente contro lo Sta­to, nulla al di fuori dello Stato » ; la dichia­razione VII della Carta del Lavoro in cui si afferma il concetto e il valore della inizia­tiva privata. I falsi interpreti e commenta­tori dello Stato totalitario fascista intendono l’espressione tutto è nello Stato come equivalente a quest’altra : tutto è lo Stato e cioè come la statificazione universale della vita, il panteismo e l’estremo determinismo politi­co statuale, ossia la statolatria. Se tutto fos­se lo Stato, ossia che niente esiste al di fuo­ri dello Stato, non si direbbe che tutto è nel­lo Stato. Ora la formula nulla è nello Stato, che è la falsificazione piena del concetto mus­soliniano, è proprio il contrario in termini della formula: tutto è nello Stato. Dunque, personalismo non panteismo, e tanto meno assolutismo politico. Sono qui da richiamare le parole scritte dal DUCE nel paragrafo XI della parte II della Dottrina: « L’individuo nello Stato fascista non è annullato, ma piuttosto moltiplicato, co­sì come in un reggimento un soldato non è di­minuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati. Lo Stato fascista organizza la Nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libertà inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali. Chi giudica su questo terreno non può essere l’individuo, ma soltanto lo Stato ». Ma anche rispetto al socialismo il Fascismo non è una negazione meccanica, ma un supe­ramento, ed esso utilizza ed anzi porta alla più matura realizzazione gli elementi vivi e più profondi del socialismo. Il Fascismo ­scrive il DUCE nel paragrafo VIII della parte prima della Dottrina — « è contro il sociali­smo che irrigidisce il movimento storico nel­la lotta di classe e ignora l’unità statale che le classi fonde in una sola realtà economica e morale; e analogamente, è contro il sindaca­lismo classista. Ma nell’orbita dello Stato or­dinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il Fa­scismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell’unità dello Stato ».

Il movimento per ragioni storiche e di lotta politica prese il nome di Fascismo. Ma avreb­be potuto anche chiamarsi socialismo nazio­nale, come accennò vagamente a chiamarsi in I­talia verso il 1914 -15 e come del resto prese nome di nazionalsocialismo, in Germania, e, più tardi, di nazional-sindacalismo, in Spagna. Per cui può ben dirsi che se oggi Vilfredo Pa­reto, redivivo, dovesse scrivere la seconda edizione dei suoi celebri Sistemi socialisti, i ca­pitoli più importanti li dedicherebbe al Fascismo, al nazionalsocialismo, e al nazional­-sindacalismo. Infine, il Fascismo a parte la falsa democrazia individualistica, aritmetica e razionalistica, attua la vera democrazia, spiritualistica ed or­ganica.

« Il Fascismo — scrive il DUCE nel para­grafo IX della parte prima della Dottrinaè contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al li­vello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come dev’essere, qualitativamente e non quantitativamente ». E nella nota 14 della parte prima Mussolini, riportando su un punto saliente di un suo memorabile discorso alla Camera pro­nunziato il 26 maggio 1927-V, scrive : « Oggi preannunziamo al mondo la creazione del po­tente Stato italiano, dall’Alpi alla Sicilia, e questo Stato si esprime in una democrazia ac­centrata, organizzata, unitaria, nella quale de­mocrazia il popolo circola a suo agio, perchè, o signori, o voi immettete il popolo nella cittadella dello Stato, ed egli la difenderà, o sarà al di fuori, ed egli l’assalterà ». In conclusione, come avverte lo stesso autore della Dottrina nel paragrafo IX della parte seconda, « Nessuna dottrina nacque tutta nuo­va, lucente, mai vista. Nessuna dottrina può vantare una “originalità” assoluta. Essa è legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno ». E ancora: « Le negazioni fasciste del socialismo, della democrazia, del liberali­smo, non devono tuttavia far credere che il Fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come l’anno di apertura del secolo demoliberale. Non si torna indietro. La dot­trina fascista non ha eletto a suo profeta De Maistre. L’assolutismo monarchico fu, e così pure ogni ecclesiolatria. Così “furono” i pri­vilegi feudali e la divisione in caste impenetrabili e non comunicabili fra di loro. Il concetto di autorità fascista non ha niente a che vedere con lo Stato di polizia. Un partito che governa totalitariamente una na­zione, è un fatto nuovo nella storia. Non sono possibili riferimenti e confronti. Il Fa­scismo dalle macerie delle dottrine liberali, socialistiche, democratiche, trae quegli elementi che hanno ancora un valore di vita. Mantiene quelli che si potrebbero dire i fatti acquisiti della storia, respinge tutto il resto, cioè il concetto di una dottrina buona per tutti i tempi e per tutti i popoli ».

Questi, come ci eravamo proposti di dimo­strare, i due caratteri fondamentali della Dottrina, quello polemico, e quello storico. Ma premesso che il DUCE pone in evidenza il carattere profondamente e sentitamente re­ligioso del Fascismo, il che è poi una imme­diata conseguenza del suo spiritualismo, e che si fa male a considerare la politica religiosa del Fascismo come un fatto di pura oppor­tunità politica in quanto che il Fascismo pri­ma che « sistema di Governo » è un « sistema di pensiero », sono da sottolineare ed è da ri­chiamare l’attenzione sui punti della prima e della seconda parte, nonché delle interessan­tissime note esplicative della parte prima che si riferiscono ai concetti più alti e delicati della filosofia morale e politica: la guerra e la pace; la felicità, il benessere e l’educazione; i rapporti tra la, Nazione e lo Stato ; la cor­porazione; lo Stato, vero caposaldo di tutta la dottrina fascista; l’Impero. Per le considerazioni contro la pace perpetua ed il pacifismo che sono la negazione del prin­cipio stesso dell’azione, indici non altro che di fiacchezza, mentre l’attività morale cul­mina nelle virtù dell’eroismo e del sacrificio, la Dottrina si eleva ai vertici della filosofia morale. Invero, come per Mussolini la rivoluzione non è materialisticamente intesa mez­zo per un fine esteriore da raggiungere, così la guerra non è, nemmeno essa, un mezzo per raggiungere un qualunque scopo utilitario, ma soprattutto, guardata nella sua radice e nel suo centro spirituale, fine a se stessa. Non meno forti e nobili punti dedicati alla cri­tica dei concetti di felicità materiale e di benessere, propri dell’illuminismo, dell’utilitarismo e del socialismo positivista. « il Fa­scismo respinge il concetto di “felicità” eco­nomica, che si realizzerebbe socialisticamente e quasi automaticamente a un dato momento dell’evoluzione’ dell’economia, con l’assicurare a tutti il massimo di benessere. Il Fascismo nega il concetto materialistico di “felicità” come possibile e lo abbandona agli economisti della prima metà del ‘700; nega cioè l’equa­zione benessere = felicità che convertirebbe gli uomini in animali di una cosa solo pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi, alla pura e semplice vita vegetativa ». E’ stato acutamente osservato (2) che l’atti­vismo morale di Mussolini somiglia al forma­lismo ed al rigorismo etico kantiano. Le sue idee contro il pacifismo ed il benessere e con­tro la felicità intesa non come attività e per­fezione della persona, ma come benessere ma­teriale provano e confermano questo avvicina­mento. Il centro di tutto è sempre il concetto di azione, alla stregua del quale soltanto può rettamente intendersi il vivere pericolosamen­te di Mussolini elevato a massima di vita. Ma, ancora, è il valore dell’azione, e appunto perciò il suo significato morale, quello che più conta. Si agisce perché si crede nell’agire. Chi sa a priori che la sua azione non vale nulla, né metterà capo a nulla, si astiene dall’agire. E qui risalta nuovamente il valore filosofico della concezione mussoliniana e il nesso profondo fra morale e religione. Alla base infatti dell’azione c’è la fede, c’è la re­ligione. Passando ai concetti politici propriamente detti, definitive sono le analisi dei rapporti fra nazione e Stato. Non la nazione, secon­do il concetto naturalistico, fa lo Stato ed è prima dello Stato, ma viceversa, è lo Stato, che è concetto dei concetti, il concetto so­vrano, che fa la nazione. Giustamente Mus­solini mette in rilievo l’originarietà del con­cetto di corporazione come caposaldo della dottrina e della prassi fasciste. « Non è sin­golare — egli avverte — che sin dalla prima giornata di piazza San Sepolcro risuoni la pa­rola “corporazione” che doveva, nel corso del­la Rivoluzione, significare una delle creazioni legislative e sociali alla base del’ Regime? ». Ma, senza alcun dubbio, le pagine più pro­fonde e veramente mirabili e superbe della Dottrina sono quelle dedicate allo Stato. La forza, la superiorità, la trascendenza dello Stato sono invero gli elementi costitutivi da cui e per cui il Fascismo si caratterizza e per cui esso sta a sè, come sistema autonomo di fronte a tutti gli altri sistemi politici e so­ciali. Lo Stato è superiore e trascendente gli individui e i gruppi, ma è nello stesso tempo sentito e riconosciuto dai primi e dai secondi, donde anche la sua immanenza. I due concetti di superiorità ossia di trascendenza dello Sta­to, e di sentimento, ossia d’immanenza dello Stato s’implicano l’uno con l’altro, così come, nel campo della religione, la trascendenza d’Iddio che sta sugli uomini e l’immanenza di Dio che vive negli uomini, stanno e s’intendono insieme. « Caposaldo della dottrina fascista è la concezione dello Stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalità. Per il Fascismo lo Stato è un assoluto, da­vanti al quale individui e gruppi sono il re­lativo. Individui e gruppi sono pensabili in quanto siano nello Stato… Il Fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare… Uno Stato che poggia su milioni d’individui che lo riconoscono, lo sentono, sono pronti a ser­virlo, non è lo Stato tirannico del signore me­dievale. Non ha niente di comune con gli Stati assolutistici di prima o dopo l’89 ». Per que­sta esaltazione filosofica ed etica, profonda­mente umana, del concetto dello Stato, giu­stamente il DUCE conclude che come il secolo scorso, il secolo del liberalismo, della democrazia e del socialismo, fu il secolo dell’indi­viduo, così il secolo nostro, il secolo del Fa­scismo, è il secolo dello Stato. Con il concetto d’impero e d’imperialismo, siamo alla cima della scala dei concetti poli­tici analizzati e definiti dalla dottrina. Im­pero, di cui l’Impero fascista fondato la notte fatidica del 9 maggio 1936-XIV è una ideale e reale manifestazione, essenzialmente mo­rale; imperialismo, essenzialmente morale. E’ la conclusione che si evince da tutta la dot­trina e che conferma la filosofia dell’azione, centro del pensiero del DUCE. Se l’azione è volontà, questa è, a sua volta personalità, affermazione ed imposizione dei propri valori e diffusione dei medesimi, e cioè volontà di potenza, come, a sua volta, l’attivismo, il vo­lontarismo non è, e non può essere logica­mente che imperialismo. Riteniamo che la maggiore e più luminosa testimonianza di questa natura imperialistica del Fascismo e dell’imperialismo fascista sia la pubblicazione della Dottrina del Fascismo di Benito Mussolini, destinata appunto a dif­fondere e ad imporre universalmente l’idea ed il valore del Fascismo.

NOTE

1) Nel 1912, Sorel scrisse parlando di Mussolini: “Il nostro Mussolini non è un socialista ordina­rio. Credetemi, voi lo vedrete un giorno alla testa d’un battaglione sacro, salutare con la spada la ban­diera italiana. E’ un italiano del XIV secolo, un con­dottiero. Non lo si sa ancora; ma egli è il solo uo­mo, capace di riparare le debolezze del Governo”.

2) Vedi su ciò lo scritto molto interessante di Adele Cantoni Canilli, La filosofia che viviamo, Milano, 1940-XVIII. Questo libro è tutto basato sulla inter­pretazione blondelliana del pensiero mussoliniano e cioè sulla sua aderenza intima alla filosofia del­l’azione. L’interpretazione filosofica della scrittrice ri­sponde al presente commento della Dottrina.

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SENZA SOVRANITA’! …l’Italia cancellata come nazione sovrana!

Immagine correlata Cari lettori, simpatizzanti e avversari, come sapete ormai da tempo, il contenuto espresso nel titolo del presente articolo rappresenta il fondamento imprescindibile delle nostre critiche in merito all’attualità politico-economica, la causa prima dei mali che affliggono la nostra martoriata Nazione. A fondamento delle italiche sofferenze e di quelle di molti altri popoli, vi è esattamente la questione di cui sopra: la CANCELLAZIONE non solo della sovranità effettiva, ma anche del concetto stesso di “sovranità”, che fa il paio con il concetto di STATO. Riguardo l’Italia, la situazione è disperata poiché il problema è peggiore al massimo grado. L’Italia quale Nazione, non solo è stata cancellata dalla “mappa” degli “Stati Sovrani” ma è anche stata cancellata come “popolo”. L’Italia, letteralmente, NON ESISTE PIU’ dal 1945, ormai è esclusivamente il nome di una penisola, di un “territorio”; è tornata ad essere, come disse l’austriaco Metternich nell’Ottocento, una mera “espressione geografica”. Non esiste più come Nazione, nè quale popolo “unito”, tantomeno come “idea di Stato”. Quanto testé affermato, disgraziatamente, non appartiene affatto alla “retorica” ma è il risultato di 75 anni di assoggettamento e sopraffazione del popolo italiano! E’ un dato cogente, tremendo, evidente a tutti coloro che sanno vedere al di là delle apparenze. E questa evidenza si è palesata sempre più nel corso degli anni. Dal disgraziatissimo aprile 1945, passando agli anni 1946 col referendum fasullo, e 1947 col DIKTAT imposto al nostro popolo a Parigi e spacciato come “trattato di pace”; arrivando alla farsa elettorale del 1948 che ha ufficializzato ad aeternum il dominio politico dei partiti asserviti al governo degli Stati Uniti. In questo breve lasso di tempo, una precisa volontà politica straniera ha stabilito, definitivamente, di CANCELLARE l’Italia dalla faccia della terra! Negli anni successivi, fino ad arrivare ai nostri giorni, tale situazione di fatto ha generato le sue logicissime conseguenze, manifestandosi progressivamente in modo sempre più chiaro, anche in tutta una serie di casi di cronaca che si sono susseguiti nel corso dei decenni. Infatti, il nostro annichilimento culturale e politico in qualità di popolo italiano potrebbe essere sintetizzato anche dalla lettura di alcuni fatti ascrivibili alla cronaca più nera. Per tacere dei casi ormai storici (come le stragi appartenenti alla stagione politica della cosiddetta “strategia della tensione”, o come Ustica, il Cermis, l’occultamento nei nostri mari delle scorie tossiche e radioattive delle forze armate USA,  fino alla più recente istallazione del M.U.O.S, e cento altri ve ne sarebbero da ricordare, in cui la volontà criminale del padrone occupante americano si è imposta con la forza sulla nostra popolazione, grazie all’atteggiamento servile ed acquiescente dei vendutissimi politicanti democratici e antifascisti Italy-oti, fatti di cui abbiamo parlato anche sul nostro forum qui, qui, qui, e nel nostro blog qui) si sono più recentemente verificati numerosi eventi che riguardano “notizie del giorno”, fatti che purtroppo rappresentano una costante rispetto a tale malcostume ormai istituzionalizzatosi da decenni, ossia dalla nascita della pseudo repubblica in cui viviamo. Questi ultimi, in ordine cronologico, vertono su argomenti apparentemente diversi, il cui fondamento però, a ben guardare, è sempre relativo ad un unico gigantesco problema, quello della nostra assoluta mancanza di sovranità politica, economica e culturale. Dopo la recente pantomima elettorale, che ci ha mostrato per l’ennesima volta l’infimo livello al quale ormai è degradato il teatrino della politica nostrana (qui) e che avevamo ampiamente anticipato (qui), vogliamo sottolineare soltanto alcuni eventi internazionali, a tacer di altri, che dimostrano una volta di più la completa cancellazione del concetto stesso di “Italia” come Stato sovrano.

Cominciamo da una notizia (qui) ampiamente ridimensionata dai media nostrani dell’informazione addomesticata! Ebbene, in realtà non rappresenta altro che la descrizione – confermata dopo la  dichiarazione della “signora” Emma Bonino, la quale in mondovisione disse “candidamente” che la cosiddetta “repubblica italiana” aveva aderito alla “redistribuzione dei migranti”, CHIEDENDO di prenderne in carico una certa quota (qui) – di ciò che ormai sta avvenendo ufficialmente ed in modo scientemente pianificato in tutto il “vecchio continente”. Nella “fase finale” della distruzione dei concetti stessi di “popolo” e “Stato”, le elites pluto-massoniche globali non faticano nemmeno più nel tentare di nascondere gli obiettivi del loro infame piano (qui) ispirato dal loro fratello massone Kalergi. Ormai la realtà dei fatti ci viene sbattuta direttamente in faccia, anche per umiliare ancor di più le nostre coscienze colpevolmente dormienti, se ce ne fosse bisogno, passivi come siamo nel non obiettare alcunché ai “servi dei servi” che mettono in atto tali pani, ricordandoci sempre più chi sono loro e chi è il vero “oppressore”. Clamorose al riguardo le recenti dichiarazioni rilasciate dal capo politico israeliano Netanyahu. La “rivelazione” del sionista, in situazioni normali sarebbe un fatto incredibile! Invece, nella condizione in cui versa l’Europa vassalla del Fondo Monetario Internazionale e peggio ancora l’Italia “democratica e antifascista” , non è altro che la certificazione dello stato dei fatti, ovvero, l’azzeramento anche del diritto di replica, da parte dei servi della plutocrazia massonica; i quali DEVONO sempre e comunque obbedire. Secondo tale “rivelazione”, infatti, il sionista Netanyahu ha concretamente “ufficializzato” (se ce ne fosse mai stato bisogno) l’accordo operante tra l’Europa dei banchieri (e in specifico l’ex Italia) e le cosiddette “Nazioni Unite”. Accordo che prevede la lucrosa e ben pianificata distribuzione diretta e precedentemente stabilita dall’alto (altro che “profughi”!!) dei migranti stranieri all’interno del vecchio continente. Questo a fronte delle guerre fatte direttamente o per procura, scatenate dalle cosiddette democrazie liberali (Usa, GB, FR. in testa!) sia nel vicino oriente che in tutta l’Africa settentrionale ed equatoriale; conflitti che hanno il compito, fra gli altri, di preparare la base sistemica per i suddetti esodi di massa, che meglio sarebbe definire deportazioni programmate. Ovviamente, tali migrazioni indotte non possono non essere associate a un ignobile mercimonio, poichè coloro che sono deportati vengono considerati da chi ha elaborato e realizzato tale piano, niente altro che “pezzi di carne” da vendere “un tanto al chilo” e sui quali ruota un mega affare multi miliardario (qui, qui) operazione alla quale viene data una evidente copertura politica (qui); “carne da macello” che in alcuni casi verrà anche “attivata” al bisogno quando si tratterà di scatenare stragi di vario genere (qui), sempre utili alle elites summenzionate per perpetuare la loro strategia di dominio globale in atto.

Discorso simile vale per la Francia rappresentata (si fa per dire) dal “pupazzo delle elites finanziarie” Macron. Egli agisce, come al solito, per conto terzi… ovvero: la N.A.T.O. A Bardonecchia (qui), come italiani, siamo stati spettatori passivi di uno fra i tanti (e mai pubblicizzati fino al caso in questione) “incidenti” concernenti la “violazione palese della nostra sovranità nazionale”. Il che ne conferma ulteriormente la sua inesistenza.  Difatti, salta fuori che la gendarmeria francese viola (sistematicamente !) gli italici confini e ferma un “migrante” (uno dei deportati-utili-marionette di cui sopra), per motivi di “indagini sul traffico di stupefacenti”. Il “candore” con cui la gendarmeria ricorda ai giornalisti che tali “violazioni” sono “una costante”, (sic!) poiché riguarderebbero un accordo (SIC!!!) in vigore dal 1990 tra la ex Italia e la ex Francia, è quasi commovente. Il lettore attento si chiederà, ma perchè tali “incidenti” vengono portati all’onore delle cronache solo in certi momenti, se fanno parte di un dato di fatto conclamato, ovvero l’AZZERAMENTO di una Sovranità ormai debellata da parecchi decenni? La risposta è semplice, ma allo stesso tempo ignorata dai più: si tratta di tattica! E’ capitato qualcosa di simile anche con il “caso Regeni” (…dove alla fine è emersa la realtà dei fatti, che cioè Regeni era un burattino nelle mani dei servizi segreti inglesi, usato per essere infiltrato come agente destabilizzatore, pratica comune utilizzata dalle liberal-democrazie a guida statunitense per fomentare, di solito “in primavera“, disordini politici negli stati a loro “invisi”, qui). I casi di schiavizzazione e annichilimento dell’ ex Italia, che sono il lascito della cosiddetta “liberazione” cui è seguita la nascita della “repubblica antifascista resistenziale (delle banane!)”, emergono solo per motivi specifici. Nel già citato omicidio del ricercatore italiano, sono concorsi chiaramente due moventi: uno economico e l’altro politico, interno all’apparato burocratico egiziano. Di fatto, tutto si riduce alla evidenza che alcune grandi aziende gestite da faccendieri compiacenti della ex Italia, per gentile concessione dei propri oppressori esteri, possono detenere delle “briciole” di potere economico, che sono loro “elargite” quale ulteriore espressione di clientelismo, non disgiunto comunque dal disprezzo e ignominia. A causa di tali “briciole” di potere, avvengono i succitati casi. A voler sottolineare ai lacchè Italy-oti  che essi, senza i buoni uffici dei loro padroni NON ESISTONO! NON CONTANO NULLA! SE POSSEGGONO QUALCOSA E’ PERCHE’ I PADRONI PERMETTONO! DUNQUE, NON SI AZZARDINO A PRETENDERE ANCHE UNA SOLA BRICIOLA IN PIU’ RISPETTO A QUANTO LORO CONCESSO! Su questa falsariga, sono avvenuti anche eventi passati, quali ad esempio l’incidente di Sigonella, in cui Andreotti e Craxi non obbedirono prontamente agli ordini dei loro diretti superiori statunitensi, proprio perchè la ex Italia trescava economicamente con i “nemici dell’alleanza”, mantenendo un doppio profilo da barzelletta di quart’ordine, non avendo concretamente nè la forza politica, nè morale di imporsi a nessuno! Il “problema” con la Francia a Bardonecchia, emerge sempre e comunque per motivi specifici. Il contegno tenuto dal “pupazzo” Macron è adottato a causa di due vertenze principali, che lo vedono protagonista quale servo dei plutocrati: il caso Turco, in merito all’espansionismo anti-curdo in Siria adottato da Erdogan; il caso Libico, in cui la Francia pretende l’egemonia, anche a danno della GB. Il problema è che la ex Italia, o meglio, i suoi faccendieri, avevano già piluccato alcune consistenti “briciole” in Libia trescando per decenni con Gheddafi ed erano convinti di poter accaparrarsi in esclusiva ancora una discreta fetta del suo petrolio, così come la repubblica delle banane antifascista faceva già ingenti affari con l’Iraq di Saddam Hussein e più di recente si è azzardata a provare un “doppio profilo” con la Siria del presidente Assad (qui) ; singolare il dato che la “notiziona” l’abbia data “Le Monde”, non è vero? Questo è tutto quel che  resta all’ ex Italia, che oggi, proprio grazie alla distruzione sistematica posta in essere dai suoi “padroni atlantici”, non ha nemmeno più la magrissima “consolazione” di veder far finta i propri politicanti di  turno di rappresentare gli interessi economici del cosiddetto paese, come invece davano ad intendere furbescamente un tempo certi uomini politici della cosiddetta “prima repubblica (delle banane)”!

Una ulteriore prova evidente di cancellazione della sovranità italiana ce l’ha fornita direttamente anche la sceneggiata delle  recenti “elezioni nazionali”. Mentre scriviamo, infatti, si lamenta pretestuosamente da più parti che la ex Italia non ha un governo degno di questo nome, ma questa in realtà è la situazione che “normalmente” il nostro popolo subisce da più di 70 anni (come persino alcuni antifascisti confermano nel loro video che di seguito proponiamo, nonostante il loro abbaglio attinente il richiamo al presunto valore di personaggi assai discutibili quali Moro, Craxi e finanche Pertini, che ricevette persino il premio Kalergi , infici praticamente la stessa analisi riportata!)….

In questo frangente mentre si “cazzeggia” allegramente sulle telenovele tra Di Maio e Salvini, distraendo così la massa amorfa dalla sostanza dei fatti salienti che la riguardano, il globalismo pluto-massonico al potere prosegue con la sua agenda portata avanti dai propri servi nostrani. Agenda sia economica che militare (il che, in questa realtà, è la stessa cosa). Difatti, alla cosiddetta “UE”, alias Banca Centrale Europea, alias F.M.I., non importa un fico secco di chi stia a portare avanti la sceneggiata facendo finta di “governare”. L’importante è che tali pupazzi, chiunque essi siano, OBBEDISCANO agli ordini che esso impartisce loro! E che lo facciano da “dimissionari” o da “operativi”, NON FA ALCUNA DIFFERENZA (qui)

Purtroppo è di poche ore fa la notizia che colui il quale doveva “rivoluzionare l’America”, che doveva mettere il bastone tra le ruote alle lobby di potere, che secondo alcuni “ben informati” doveva addirittura “attaccare i poteri forti anti-popolari”, ecc., ecc., ecc., ovvero il cosiddetto “presidente” statunitense Trump, ha iniziato un attacco militare su larga scala contro il popolo Sovrano della Siria, con a capo il legittimo presidente Assad (qui). La ex Italia, prona agli ordini del suo occupante, con linguaggio ipocrita e falso a mezzo dei suoi politicanti zerbini del “padrone a stelle e strisce” proclama di “concedere” (perché, da occupata ed asservita non può fare altro!) le proprie basi, e da Sigonella stanno partendo gli aerei della N.A.T.O. L’attacco alla Siria, cercato continuamente dagli “occidentali” con tutti i pretesti e tutte le menzogne possibili attinenti presunti e inesistenti attacchi con armi chimiche da parte dell’esercito Nazionale Siriano, è stato portato a segno sempre con l’ennesima scusa FALSA E CRIMINALE (qui). Ovviamente in Iraq e in tutti i teatri di operazione in cui agisce la N.A.T.O. i gas e gli armamenti radioattivi sono stati usati, ma in questi casi sono i “buoni” ad averli utilizzati! Come prima ancora in Vietnam e in cento altri guerre democratiche, dove erano sempre i “buoni” a farne “diligentemente” uso! Lo stesso Assad li possedeva perché glieli avevano venduti gli “occidentali”, sebbene abbia già loro consegnato tutto. Ci pare assurda, dunque, la tesi che egli adesso ne abbia fatto uso, a che pro? Per farsi attaccare? …proprio quando la guerra scatenatagli dai buoni liberatori liberal-democratici occidentali la sta vincendo? Impensabile! Ma i buffoni ipocriti, criminali e sterminatori di popoli del cosiddetto occidente democratico, forti dell’addormentamento generale indotto a mezzo dei media al loro servizio, usano tale scusa per fare i loro porci comodi ovunque in tutto il mondo! Quanto possa essere assurdo ed inverosimile il pretesto da utilizzare come addebito a carico del loro nemico di turno, a loro poco importa. I media al loro servizio sapranno far digerire alla massa istupidita qualsiasi bufala! Dunque, sono sempre loro, gli stessi distruttori che hanno cancellato dalla faccia della terra l’Italia, (SEMRPE LE STESSE demo-plutocrazie reazionarie dell’occidente contro le quali si scaglio nel 1940 il DUCE dell’ITALIA PROLETARIA E FASCISTA) che ora se la prendono con i rimanenti popoli sovrani che ancora lottano per non soccombere alla usurocrazia della finanza apolide e mondialista con sede a Washington. Il loro obiettivo è CANCELLARE I POPOLI SOVRANI E IL CONCETTO STESSO DI SOVRANITA’ !

In questa situazione politica incancrenita e devastante, in un mondo dove la Pace e la Giustizia NON ESISTONO PIU’, poiché  cancellati assieme ai concetti ROMANI di Stato e Popolo, le Nazioni non potranno più vivere senza riprendere e sviluppare tali valori assoluti, senza risvegliare la propria Coscienza e comprendere che si può e si deve COMBATTERE contro il caos maligno imperante. Davanti a noi, si erge un panorama di MACERIE E DISTRUZIONE, ma la rovina più grave è quella operata nei cuori degli uomini. I quali, addormentati, guardano inerti il mondo in sfacelo, illudendosi, al più, di poter scansare la tempesta e di sedersi incolumi sulle rovine che essa lascia dopo il proprio passaggio. Questo è il delitto più grave! L’acquiescenza dovuta al timore della lotta. Finchè tale delitto non sarà denunciato e condannato, la speranza sarà ridotta al lumicino. Ma questo “Lume” in noi fascisti è alimentato ancor’oggi dall’esempio lasciatoci da Uomini semplici ma eroicamente GRANDI. Uomini come Niccolò Giani o Sergio Barbadoro! Uomini “comuni” il cui esempio risplende nella nostra Storia, per il fatto di avere testimoniato con coraggio l’amore estremo fino al supremo sacrificio per la nostra gente, la nostra Nazione, mostrando il vero senso civico dei cittadini romani del XX secolo, che hanno sacrificato tutto per indicarci LA VIA DELLA CIVILTA’, quella vera, che tutti noi dobbiamo ripercorrere, INSIEME, UNITI!

UNA VIA UNICA CHE HA UNO E UN SOLO NOME… E CHE SI CHIAMA FASCISMO!

Dal loro sacrificio d’amore, può e deve ri-nascere la nostra Civiltà latina, Europea e Mediterranea. Noi abbiamo Fede incrollabile che ciò avverrà! E CHE IDDIO ONNIPOTENTE CI ASSISTA!

IlCovo

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ECCO LE VERE FAKE NEWS …QUELLE DEL SISTEMA ANTIFASCISTA!

Come i nostri lettori sanno bene, non è inusuale proporre da parte nostra alcune pregevoli analisi degne di attenzione presenti nella rete, ovviamente sempre in merito ad argomenti che hanno attinenza con i temi che affrontiamo periodicamente sul nostro blog. Dunque, secondo la reale apertura culturale che da sempre ci contraddistingue, non manchiamo di sottolineare l’interesse per le critiche degne di nota, anche se stese da autori collocati idealmente agli antipodi con le nostre posizioni politiche. E’ il caso di un recente articolo di Maurizio Blondet in merito alla gigantesca “bufala mediatica” relativa all’avvelenamento della cosiddetta “ex spia russa” residente in Gran Bretagna, avvenimento che pure ha visto mobilitarsi tutto l’apparato politico del sistema demo-plutocratico con i relativi vassalli, valvassori e valvassini, al fine di avallare quella che sempre più si palesa come l’ennesima mega balla propagandistica del sistema antifascista. A dimostrazione della reale valenza puramente strumentale della campagna orchestrata dalle cosiddetta UE e dal suo padrone a “stelle e strisce” rispetto a quelle che vengono definite arbitrariamente “bufale mediatiche”, ma che in realtà non rappresenta altro altro che un metodo di assoggettamento politico-culturale di massa, generato dagli unici veri creatori di FALSITA’: i pluto-massoni globali che tengono in pugno le cosiddette liberal-democrazie!

Buona lettura.

Gentiloni farà tante scuse a Putin?

L’accusa del governo May a Mosca, di aver avvelenato l’ex spia Skripal e la figlia, si sta sgretolando. Rivelandosi per quella che è: una immane “fake news” di Stato, e  magari un falseflag  mal riuscito. Ieri la notizia che il direttore  di Porton Down (i laboratori militari britannici per le armi chimico-batteriologiche) ha ammesso: non   abbiamo la prova che il Novichock usato (o che sarebbe stato usato) contro Skripal sia di origine russa.

Il punto è che il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson  aveva assicurato, in un tweet del 22 marzo e subito diffuso nel mondo, che “analisi  condotte al  laboratorio di Scienza e Tecnologia Bellica di Porton Down  da esperti di livello mondiale hanno appurato che si tratta dell’agente nervino militare Novichok  prodotto in Russia”.  Insomma il governo aveva impegnato la parola dei suoi scienziati di  fama mondiale senza averli interpellati, e prima che conducessero le indagini.

La menzogna di Boris Johnson, via tweet.

E non finisce qui: Boris Johnson ha cercato di cancellare il tweet del 22 marzo, e negato di aver sostenuto “categoricamente” che  il nervino era d’origine russa, benché  sia sul web una sua intervista a Deutsche Welle dove afferma “categoricamente”  che Porton Down aveva riconosciuto il veleno come russo.

WATCH: Boris Johnson blatantly lies to Deutsche Welle and says Porton Down lab were “absolutely categorical” that Russia was behind the Salisbury nerve agent attack

On 03/04/18, Porton Down lab said they are unable to confirm the origin of the nerve agent

E  non hanno ancora cancellato una dichiarazione dell’ambasciatore britannico a Mosca Laurie Bristow   che il giorno 22 marzo aveva convocato la stampa estera per confermare l’accusa.

“Boris Jonson ha molte domande a cui dovrà rispondere”, ha detto Jeremy Corbyn, dell’opposizione laborista, che  da settimane era sotto un inverosimile uragano di attacchi e insulti da parte  dei media britannici (da “traditore”  ad “antisemita”) per essersi rifiutato di unirsi al coro di condanne  senza prove. Adesso ha  ragione, e forse il governo May cadrà. Vedremo.

Ma 28 stati occidentali, fra cui 15 dell’Unione Europea, si sono uniti all’accusa  del tutto infondata abbandonandosi ad espulsioni in massa di diplomatici russi; la UE in quanto tale a nome di Donald Tusk e Mogherini hanno  dichiarato  il loro appoggio assoluto al Regno Unito nelle sue false accuse; la NATO  ha  espulso sette addetti russi  e rifiutato l’accredito a nuovi membri dello staff.  In pratica tutte le nazioni occidentali hanno trattato la Russia da stato canaglia, stato criminale, paria delle nazioni, da appestato;  hanno comminato nuove e più gravi sanzioni.  Senza mai dar credito, nemmeno per un attimo, alle  proteste russe di estraneità.

Una spaventosa prova di aggressività  demente, di inciviltà nei rapporti internazionali,  che non poteva che preludere a qualche gravissima azione o provocazione bellica, tanto era palesemente mal fondata fin dalle prime fasi. Tanto più spaventosa perché tutti i media mainstream si sono uniti alla canea di accuse, con la bava alla bocca. Abbiamo avuto qui una prova dal vivo della criminosa irresponsabilità e del delirio   di cui  sono capaci i poteri forti, della  loro attitudine al pericoloso sragionare in coro  dei nostri politici, come ad un segnale convenuto,  obbedendo ad automatismi di cui non scorgiamo l’origine, e per questo fanno più  paura.

Il governo cinese ha esplicitamente giudicato con sdegno questo comportamento incivile sul piano internazionale degli europei ed occidentali. E che l’abbia giudicato allarmante,  lo conferma la visita  a Mosca, il 3 aprile, di una delegazione cinese capeggiata dal ministro della Difesa  Wei Fenghe. Il quale ha detto ad alta voce: “La parte cinese è venuta ad informare gli americani di quanto siano stretti i legami tra le forze armate russe e cinesi”. Un linguaggio senza edulcorazioni, chiaro e netto;  quello che Pechino giudica il solo adatto a gangster occidentali.

Il punto è che, adesso, nessuno  in Europa si sta scusando con Putin e Mosca per questa – come chiamarla? – delinquenziale falsità di cui non sappiamo ancora lo scopo vero.  Gentiloni o Alfano vogliono  per favore scusarsi ufficialmente di aver espulso due diplomatici di un paese civile  per obbedienza alle menzogne di Londra? Mogherini e Donald Tusk, Macron e Stoltenberg, Merkel, sono in  grado di ammettere pubblicamente il loro errore – peggio che errore,  solidarietà in una menzogna e complicità in un false flag?  Per aver inscenato tutti insieme, delinquenti,  una provocazione gravissima che solo la fermezza e i nervi d’acciaio di Putin e Lavrov hanno evitato di far precipitare in un conflitto armato, come  era probabilmente nei piani di lorsignori?  Temo che dovremo attendere  molto.

Non credo sapremo mai a  cosa mirassero questi delinquenti che ci governano  recitando questa scenata. Forse a preparare una rivincita in Siria?  Forse ad allargare fino a rendere irreversibile  la frattura fra Russia ed Europa, mira storica della “geopolitica” britannica da McKinder?

Ci sono dei precedenti, altrettanto inspiegati. Il 10 agosto 1994, su un aereo proveniente da Mosca, la polizia  di Monaco di Baviera “trovò” 363 grammi di plutonio.  Ovviamente, si scatenò un attacco concertato,da parte dei politici e dei media, sul presunto “commercio del terrore” che veniva dai mal guardati reattori nucleari sovietici; da cui malviventi evidentemente trafugavano plutonio (plutonio!) da vendere sul mercato del terrore.

Il Time del ’94 con la storia falsa del plutonio sovietico.

Questo clamore contribuì a far vincere le elezioni ad Helmuth Kohl.

Solo quasi un anno dopo  lo Spiegel venne fuori con la vera storia: il carico di plutonio sull’aero russo era stato “piantato  dei servizi di spionaggio tedeschi Bundesnachrichtendienst (BND).

L’imbroglio alla Bomba del BND

A quale scopo?  Varie serie di “rivelazioni” e “gole profonde” non fecero altro che rendere più complesso,   e infine indecifrabile, il movente: un classico  metodo di insabbiamento  a cui in Italia dovremmo essere abituati,  da  Ustica al caso Moro. Ovviamente ed italicamente,   fu messa insieme anche una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso – dopotutto sarebbe bene sapere come mai 336 grammi di plutonio fossero nelle disponibilità del BND – e come potete già indovinare, finì nel nulla. Il capo del BND fu mandato in pensione anticipata, e fu tutto.

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Buona Santa Pasqua dal Covo!

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ATTUALITA’ DEL COVO – terza edizione: antologia degli scritti del blog “Biblioteca del Covo”, 2013 – 2018!

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Siamo lieti di annunciare ai nostri lettori la pubblicazione aggiornata dell’antologia relativa agli scritti stesi sul nostro blog nel periodo inerente gli anni 2013 – 2018 (che può essere scaricata gratuitamente QUI). Un periodo nel quale abbiamo constatato un graduale e continuo aumento del nostro gradimento da parte di coloro che, da tutto il mondo, leggono quel che scriviamo: i numeri ci dicono, infatti, che se il primo anno, a partire da marzo 2013, quando nacque il blog, totalizzammo circa 2.800 visualizzazioni, oggi, solamente nei primi tre mesi del 2018, l’incremento è più che raddoppiato, avendo superato le 7.000! …non male se pensiamo che, tra i nostri innumerevoli detrattori, in molti ci davano per spacciati, ritenendoci incapaci di conseguire alcun seguito, constatato il nostro proposito di coniugare inscindibilmente politica e cultura alla luce della nostra ferma intransigenza nel proclamare la più assoluta ortodossia ideale fascista, senza scendere a compromessi con nessuno, men che meno con i servi della plutocrazia antifascista. Una sincera purezza di intenti che evidentemente viene percepita attraverso tutto quel che scriviamo e che, cosa ancor più significativa, viene apprezzata da quanti ci leggono! Ecco perché mettiamo nero su bianco il meglio di quel che abbiamo scritto in questi anni (QUI), a testimonianza che, la dove vi è una ferrea volontà indirizzata inderogabilmente ad uno scopo preciso, nulla è precluso… mai come oggi va riaffermato senza tentennamenti che VOLERE E’ POTERE!

EVVIVA MUSSOLINI, EVVIVA IL FASCISMO!… unica speranza degli Uomini liberi e onesti ed ultimo baluardo politico della CIVILTA’ DELLO SPIRITO!

IlCovo

 

 

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L’INGANNO NEOFASCISTA MESSO A NUDO! …la lotta dell’estrema destra contro l’identità fascista mussoliniana.

 

L’associazione “IlCovo” nata da oltre un decennio, porta avanti la sua battaglia culturale e politica affinché il patrimonio ideologico-dottrinale del Fascismo mussoliniano non sia disperso e cancellato. Nei nostri numerosi anni di ricerche, tutti dedicati infaticabilmente al campo storico-politico, è emerso in modo plateale che, parallelamente all’azione svolta in più di 70 anni dalle forze politiche dichiaratamente antifasciste della cosiddetta “repubblica nata dalla resistenza”, rivolta alla cancellazione e/o alla mistificazione dei principi e delle azioni politiche che hanno animato l’esperienza storica fascista dal 1919 al 1945, si è consumata occultamente un’altra lotta, più subdola ma ugualmente sorda ed implacabile, anch’essa rivolta a mistificare e cancellare l’autentico patrimonio ideologico tramandato dal Ventennio fascista alle generazioni future. Tale azione è avvenuta ad opera delle forze politiche cosiddette “neofasciste”, che pure ufficialmente proclamavano la propria continuità ideale con l’esperienza storica maturata negli anni del regime di Mussolini. E’ titolo di merito della nostra associazione l’aver svelato di già anni addietro la storia, le cause, i mandanti, le modalità ed i fini di una simile manovra, avviata già nel secondo dopoguerra e tutt’ora in corsa.

Una storia che facendo parte a pieno titolo dell’identità fascista (meglio sarebbe dire della sua negazione!) va raccontata e che pertanto abbiamo inserito nella “Edizione del Decennale” del nostro lavoro. Una storia che in occasione dell’anniversario del 23 marzo, data ufficiale della fondazione dei Fasci italiani di combattimento, dunque, data di nascita del FASCISMO, vogliamo (QUI) mettere a disposizione di tutti i nostri lettori. Riteniamo che questo sia il miglior modo di onorare degnamente la memoria delle migliaia di italiani che per quell’ideale sacro, nato 99 anni fa, hanno immolato persino la loro vita!

IlCovo

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ELEZIONI ITALY-OTE 2018! …dall’Astensionismo assoluto, all’Astensionismo attivo ed operante!

 Immagine correlataSebbene le “operazioni” legate alle cosiddette “elezioni” non siano ancora completate, possiamo stendere una analisi abbastanza particolareggiata rispetto ai veri temi centrali frutto della recente chiamata alle urne, questo perché gli esiti concreti, abbondantemente previsti da noi fascisti de IlCovo, si sono poi puntualmente verificati. Partiamo da una semplice considerazione: gli elettori sono complessivamente 50.782.650, di cui 46.663.202 hanno diritto a votare anche per il Senato. Da qui discende il primo punto fermo rappresentato da una cifra: 13.680.100; questo il dato di maggiore interesse, che richiederebbe una attenzione ASSOLUTA da parte dei falsi profeti della “dea liberal-democrazia”. Ma proprio per questo motivo risulta completamente IGNORATO dalla classe politica e dai giornalisti, tutti servi del potere costituito euro-atlantico. A cosa si riferisce la cifra in questione? Perbacco! …ma naturalmente agli “astenuti”! Tale dato, preso direttamente dal “ministero degli interni” (qui), non è ancora completo, poiché manca del computo degli “altri astenuti”, ovvero coloro che hanno annullato la scheda o la hanno riconsegnata bianca, o non l’hanno semplicemente accettata. In base ai dati parziali, ci siamo permessi di stabilire una media, anche se quella ufficiale ancora manca, riferendoci alla media di schede nulle o bianche o rifiutate già scrutinate nelle circoscrizioni completate. Secondo questo calcolo approssimativo, ci avviciniamo abbondantemente al RIFIUTO espresso di 15.000.000 di cittadini. Cosa significa, è facile intuirlo. Che c’è un “partito”, trasversale, che è IL PRIMO IN ASSOLUTO fra tutti i cosiddetti altri “partiti”; poiché esso rappresenta la vera “maggioranza”! La “dea liberal-democrazia” ed i suoi “sacerdoti”, a questo punto, dovrebbero sobbalzare, se la realtà politica attuale non fosse solo una tragica farsa. Perché si sa che le “democrazie serene” celebrano ufficialmente da sempre il culto della cosiddetta “maggioranza”… ebbene, tale RIFIUTO è rappresentativo della maggioranza relativa del volere del popolo italiano e tale dato, sempre stando alle chimeriche “verifiche non verificabili” delle cosiddette “istituzioni”, assume un valore di importanza capitale, alla luce della campagna elettorale che lo ha preceduto. Infatti, nonostante l’utilizzo delle “opzioni sistemiche” elaborate da chi regge i fili dell’apparato governativo per coinvolgere gli scontenti sempre all’interno dello sceneggiato liberal-democratico (opzioni tra le più varie, che vanno dall’utilizzo delle “5 stelle”, passando per i “rigurgiti antifascisti” artificialmente indotti e finendo coi “4 gatti” radical-destrorsi finto fascisti!), ben 15.000.000 di cittadini, nonostante tutto e tutti rifiutano TUTTE le opzioni preparate dalla liberal-democrazia, risultando un numero davvero sconcertante, poiché si tratta di quasi 1/3 degli elettori. Per quanto ci riguarda, il nostro interesse va alla consistenza ed alla “tenuta” di tale rifiuto (aumentato di 2 punti percentuali, rispetto alle precedenti “elezioni nazionali”), così come rispetto alla “tendenza” registrata negli ultimi anni. Ciò fa ben sperare, come abbiamo già avuto modo di dire, rispetto all’ “humus” culturale e politico su cui “riversare” i semi della “Verità”, affiché germoglino a suo tempo. Ed è esattamente QUESTO il lavoro da fare ORA! Ovviamente solo da parte di coloro che VOGLIONO la vera “Rinascenza” del popolo italiano, a differenza di tutte quelle FASULLE, che la nostra martoriata nazione ha già sperimentato nei secoli, soprattutto dopo la sconfitta nell’ultima guerra mondiale.

Ebbene, se scendiamo più nel dettaglio, quale quadro politico abbiamo davanti agli occhi? Intanto diciamo che  la “Pantomima Antifascista” , sapientemente preparata ad orologeria, come in ogni “tornata elettorale” nazionale, non ha dato i risultati che i pupari ed i pupazzi speravano. Certamente, tutto lo svolgersi delle “strida” propagandistiche, qualche effetto lo ha prodotto. Ma su questo ritorneremo dopo. Per ora guardiamo alla cosiddetta “vittoria” dei presunti contestatori, che definirla “Vittoria di Pirro” è un eufemismo (con tutto il rispetto per l’abile ed audace Re dell’Epiro, che ci guardiamo bene dall’affiancare a cotanta melma plutocratica e reazionaria). Ebbene, l’unica cosa certa in merito allo sceneggiato elettorale, era che non ci sarebbe stata nessuna “maggioranza di governo”. La carta straccia elaborata dai pidioti che, sempre eufemisticamente, viene definita “legge elettorale”, e che assomiglia invece a una specie di barzelletta di quart’ordine, aveva un unico scopo: non permettere la formazione di alcuna maggioranza. Tale scopo, ampiamente previsto, si è realizzato prontamente. Come è ovvio, TUTTI i pupazzi parlamentari, di tutti gli orientamenti e di tutte le “formazioni contestatrici”, questa “legge” l’hanno accettata. Hanno accettato che si “votasse” secondo tali “norme” farsesche. Risultato: niente “maggioranza”. In questo scenario, si dovrebbe tornare subito al “voto”. Ma OVVIAMENTE, al voto non ci vuol tornare NESSUNO, compresi e per primi quelli che ora si stanno “accordando per responsabilità”, ovvero i pentastellati ( qui ). Purtroppo, la situazione era fin troppo chiara. Per noi lo era fin dall’ inizio ( es:  qui ). Il “Sistema partitocratico made in U.S.A. che si protegge”, che si auto-perpetua, lo fa con la “logica di Matrix“. Ovvero favorisce il nascere di “presunti contestatori”, che potremmo definire “puristi del sistema” (la favole delle “mele bacate da estirpare”), e quindi nei fatti sostenitori dello stesso. L’ascesa della Casaleggio e Associati, e della sua filosofia globalista, multirazzialista e omofila, che in sostanza riproduce mimeticamente e trasversalmente la posizione di tutte le elites pluto-massoniche nazionali ed internazionali, è stata possibile proprio per questo motivo! Ed ora, Di Maio assurge al ruolo di “laccio di collegamento” tra lo scontento, ormai sapientemente imbrigliato nel suo partito, e il parlamentarismo partitocratico, di fatto protetto da lui e dai suoi sodali. Dunque, l’ “evoluzione” del partito pentastellato non è affatto improvvisa. Preparata gradualmente, attraverso il cavallo di Troia della “trasparenza ed onestà”, l’approdo doveva essere questo. Quel che a  suo tempo è avvenuto con la sceneggiata di “Mani Pulite”, sempre sapientemente orchestrata da “oltre oceano” (qui) e che aveva lo scopo di traghettarci verso gli odierni scenari, cambiando gattopardescamente tutto in apparenza, per non cambiar realmente nulla nella sostanza. Come abbiamo già avuto modo di dire, i pentastellati sono andati in giro per il mondo, direttamente fino dal padrone negli U.S.A., per “rassicurare” (e prendere ordini). I frutti di tale “viaggio” si raccolgono ora, che lo stesso Scalfari (voce dei vassalli mediatici della plutocrazia euro atlantica!) accorda un’aura di “sinistra” a Di Maio, avendo “fiducia in lui”, mentre la Confindustria dice di “non aver paura” dei “nuovi” e, ribadiamo, gattopardeschi partitucoli. Non fatevi tradire, cari lettori, dalla sceneggiata anti-salviniana. Come vi abbiamo già mostrato, la fuffa leghista è speculare, né più né meno, a quella precedentemente descritta dei pentastellati. Qualora anche Salvini avesse lo scranno presidenziale del governo, la sua “convergenza” sarebbe solo più evidente. La propaganda salviniana è semplicemente più marcata, perchè il “lumbard” sa benissimo che si prospetta un governo a traino M5s.  Così arriviamo al punto centrale della questione. Tutte queste buffonate ipocrite, non fanno che confermare un elemento fondamentale, che noi facciamo continuamente notare da anni: il vero “datore di ordini” e “governatore” dei destini della cittadinanza Italy-ota si trova FUORI dagli “enti” fasulli propinati dai media del sistema, perché Camera e Senato sono privi di potere decisionale sovrano. I parlamentari, di qualunque colore o estrazione politica, sono esclusivamente dei delegati, dei “facenti funzioni”, che alla conclusione delle “formalità”, ovvero la sceneggiata offerta davanti ai media, ESEGUONO SEMPRE E SOLAMENTE ISTRUZIONI LORO IMPARTITE. E chi le dà le direttive? Chi da gli ordini alle marionette del “parlatoio”? Gli organismi apolidi anti-nazionali, che sono, nell’ordine: il F.M.I. (Fondo monetario internazionale), il W.T.O. (World Trade Organization), la B.C.E. (Banca Centrale Europea). Dunque, con o senza “sovranisti”, con o senza “populisti”, con o senza “nemesi create a tavolino per essere sfruttate in favore del sistema”; il vero discrimine è solo questo. NESSUN GRUPPO, in nessun modo, ha la possibilità di proporre, o anche solo opinare, qualcosa che sia diretto al bene del popolo italiano! Questo perché a partire dal 1943, proseguendo col 1945, passando poi per il triennio 1946-47-48, l’Europa si è trasformata, gradualmente, in una terra occupata e colonizzata, non da una nazione, ma da gruppi privati plutocratico-massonici che muovendosi a mezzo di governi a loro infeudati, gli U.S.A. e la G.B., hanno semplicemente perseguito, inserendo appositamente il vulnus nelle carte stracce “costituzionali” da loro imposte (l’articolo 11 di quella italy-ota!) ai paesi europei occupati, il programma di de-sovranizzazione di un intero continente, varato alla fine della Seconda guerra mondiale. Ma poniamo il caso, per assurdo, che qualcuno dei summenzionati pupazzi della politica Italy-ota perda il senno e osi magari opinare sinceramente sulle decisioni del “padrone” pluto-massonico (ragionamento fanta-politico poiché lo stesso Di Maio ha rassicurato giusto ieri che per quanto  riguarda i “5 stelle” la repubblica delle banane Italy-ota resta saldamente nella Unione Europea, asservita, pardon, “alleata” degli Stati Uniti e dunque succube dell’Alleanza Atlantica! qui). Forse ci dimentichiamo troppo spesso (perché ce lo vogliono far dimenticare!), che il suolo ex-italico è un territorio occupato (nella lingua neo-orwelliana viene definito “liberato!”) militarmente da più di 70 anni da una potenza estera, che vi ha costruito e vi mantiene (a spese dei sudditi italiani!) più di 100 (SIC!) basi straniere (statunitensi, ma non solo. Anche “internazionali”) … facciamo, però, un passo più in là, sempre per puro amore di discussione, e poniamo pure il caso che, via via, tali “opinioni sovraniste” raccogliessero anche il consenso prima delle forze dell’ordine italy-ote, e poi persino quello dell’Esercito (quei soggetti, cioè, che in caso contrario sparerebbero direttamente sui rivoltosi)! Cosa potrebbe mai accadere in tale frangente? Dubitate forse che il dispensatore globale di “democrazia a stelle e strisce” a suon di “bombe intelligenti” e “primavere colorate” non avrebbe nulla da obiettare sull’italica defezione? Come verrebbero riportati a più miti consigli gli ipotetici “governi”  italy-oti riottosi? Se la risposta che immaginate è quella che pensiamo anche noi, essendo l’unica ipotizzabile, capite bene perché tali “elezioni” non abbiano nessun valore, come tutte quelle che ci sono state in passato e quelle che verranno, in un contesto politico al quale è impossibile applicare termini quali “indipendenza” e “sovranità” che concretamente da noi non hanno alcun senso. Questo è il motivo per cui l’unico modo per sperare di recuperare, in un futuro non meglio precisato, la nostra sovranità di POPOLO, non risiede affatto nel partecipare in modo più o meno “proficuo” a questa ignobile farsa, ma nel fare ciò che stiamo cercando di attuare noi fascisti de IlCovo: preparare cioè un preciso humus culturale, consapevole della realtà che ci circonda e animato da un comune ed unitario proposito, basato sulla VERITA’ DEI FATTI STORICI E POLITICI, incentrato sull’unico vero “collante identitario” coerente possibile: la Dottrina Fascista! Poiché il Fascismo, rappresenta la vera, genuina e concreta rivoluzione popolare di massa frutto della nostra Civiltà italiana plurimillenaria, insieme nazionale ed universale; non ha una doppia faccia, ma costituisce lo sviluppo del nostro fondamento civile Euro-Mediterraneo Romano, rappresentando l’unico e concreto modo per recuperare il nostro cammino verso l’Unità etico-morale e la crescita politico-sociale. Senza una tale consapevolezza della realtà in cui viviamo e senza la precisa visione globale della verace soluzione che auspichiamo, politicamente NULLA HA VALORE CONCRETO… e dunque la disfatta appare S-I-C-U-R-A in ogni altro possibile scenario!

Concludiamo il nostro excursus, commentando infine i risultati delle altre comparse etero-dirette, i cosiddetti “neo-fascisti”. Ebbene, sommando tutti quanti gli zero virgola del caso, come era ampiamente prevedibile, essi non arrivano nemmeno a raccogliere l’1,5 percento dei consensi. Precisamente questa sarebbe la pericolosa “marea nera” montante  sbattuta per mesi sulle prime pagine dei giornali, ossessivamente presente su tutti gli schermi dei media del sistema pluto-massonico. Questi, da par loro, sarebbero i grandiosi “risultati rivoluzionari” che erano in preparazione, procurati dai geniali strateghi della galassia finto-fascista. Tutto ciò conferma, per l’ennesima volta, due fatti sui quali scriviamo da anni: 1) la retorica “neo-fascista” in merito a presunti “tatticismi entristi” od a “tentativi di influenzare le logiche del sistema” strizzando l’occhio ai gruppi politici presenti in parlamento, non rappresenta altro che il solito specchietto per le allodole fesse; 2) il fattivo e immancabile supporto dato dai “neo-fascisti” al sistema antifascista si traduce SEMPRE nell’aiuto che essi gli forniscono incanalando anche quegli “infinitesimali” elettori nella struttura politica precostituita da chi tira i fili, mantenendo di proposito la loro presenza politica sempre ai limiti della marginalità (quale sia la funzione dei “neo-fascisti” lo abbiamo più volte ribadito, qui), fornendo l’alibi agli euro-plutocrati per mantenere artificialmente in vita un insensato sentimento antifascista morto e sepolto, con le relative leggi speciali e le conseguenti forme di “democrazia addomesticata” tanto congeniali ai desiderata dei “padroni atlantici d’oltre oceano” ( quiqui e qui ). Questi sono i fatti, che precedono i giudizi; e mai come in questo caso anche la Storia giudica. Pretendere di negare 70 anni di supporto concreto, nei fatti, ai meccanismi sistemici antifascisti da parte di questa gente, negando la realtà e opponendosi alle critiche che muoviamo, è di per sè illogico ed antistorico. Infatti, puntualmente, ad ogni “tornata elettorale”, dentro e fuori il parlamento, il “contributo neo-fascista” ha generato palesi risultati favorevoli agli equilibri del sistema liberal-demo-plutocratico. Non ultimi quelli attuali. In tal senso le obiezioni  risibili mosse dai protagonisti dell’ennesima figuraccia non hanno alcuna logica. Al silenzio di Fiore, rappresentante di Forza Nuova (un silenzio ovviamente ben studiato, anche perché sul risultato politico è meglio tacere per carità di patria e stendere un velo pietoso!), fanno da contraltare le inutili ciarle del rappresentante di Casa Pound Italia, Di Stefano, che ha opposto una ASSURDA critica ai media: egli incredibilmente se la prende con televisioni e giornali (sic!), nonostante questi abbiano assunto per mesi il ruolo di cassa di risonanza delle loro iniziative, fungendo di fatto da megafoni di una parodia politica da zeri e virgole, perchè, pensate un po’, essi avrebbero concesso “poco spazio” a tali soggetti!!!! C.P.I., al contrario, nonostante l’esiguità del gruppetto politico in questione, è risultata quasi ossessivamente onnipresente nel dibattito elettorale sui media. Alcune delle sortite, cartacee e televisive, le abbiamo commentate anche noi. Cionostante, C.P.I., si lamenta della “scarsa” pubblicità! Eppure… i media avevano già gridato all’affermazione politica delle “tartarughe”, che prima ancora di conoscere il responso delle urne, a loro volta, avevano comicamente di già proclamato, proprio sui media, il loro appoggio al centro-destra di Salvini. Tutti a gridare… Attenzione! Costoro arriveranno al 3%! All’armi! All’armi! …ma poi… il nulla! Né il tre, né il due e nemmeno l’uno percento dei voti!! Per comprendere il vero motivo dell’esistenza di tali soggetti politici marginali, allora, bisogna guardare non tanto al loro inesistente apporto elettorale in termini di voti spostati, ma al ruolo politico che essi DEVONO incarnare necessariamente all’interno del sistema liberal-democratico antifascista, un ruolo particolare, questo si, che un tempo, era in grado di suggestionare gli umori dell’elettorato. Al riguardo è la stessa “eurocrazia usuraia” che arriva a fornirci lumi sulle cause di tale presenza politica, rendendo molto chiare le motivazioni! Tutto questo bailamme, infatti, non serve ad altro che a DEMONIZZARE  l’immagine politica del Fascismo, perpetuandone la damnatio memoriae, anche attraverso il comportamento dei burattini pseudofascisti, che incarnano perfettamente da sempre il ruolo degli emuli di quell’Ur-fascismo immaginario costruito ex novo da liberali e socialdemocratici alla fine dell’ultimo conflitto mondiale (quello a base di croci celtiche, svastiche, tanta inutile coregrafia condita con teppismo urbano, insulti e razzismo da osteria). Difatti, l’euro-parlatoio, come abbiamo precedentemente riportato, che cosa grida a tuti i partiti? …ACCORDATEVI, PER FERMARE I NEO-FASCISTI! Insomma, si vuol dare ad intendere che questo 1,5 % equivarrebbe ad uno tsunami politico internazionale! Dunque, queste grida fasulle sono funzionali all’ordine demo-plutocratico per due motivi: danno ossigeno a una politica MORTA e putrefatta senza idee, che ha bisogno di nemici immaginari, che a loro volta (arriviamo al secondo motivo) debbono essere “ringraziati” per la loro esistenza e fattiva collaborazione al mantenimento dello status quo (non c’è bisogno di una laurea in scienze politiche per osservare i risultati che si ripetono ciclicamente da decenni!) e per il mantenimento di tutta una serie di luoghi comuni FALSI, tutti riguardanti il vero nemico delle demo-plutocrazie reazionarie dell’occidente, un nemico da combattere, che non è rappresentato, dal nazismo, né dal comunismo, politicamente defunti e superati entrambi, ma proprio dal Fascismo Mussoliniano; il cui obiettivo politico all’avanguardia è rappresentato dallo Stato Etico Corporativo…proprio quel particolare Stato che molti italiani ormai intuiscono bisogna restaurare e difendere!(qui). Da oltre 70 anni in questo paese senza sovranità, con la scusa dell’antifascismo, si è eliminato lentamente ma progressivamente qualsiasi senso dello Stato inteso non come mero apparato, che quello anzi fa comodo alle elites liberali pluto massoniche al comando, ma quale entità etica, sostanza morale in grado di elevare socialmente, culturalmente e politicamente il popolo. In questo senso gli opposti estremismi sono stati adeguatamente infiltrati e “coltivati” dal potere costituito, per continuare a tenere diviso il popolo stesso, perpetuando ad aeternum una guerra civile senza senso, seguendo il classico ma sempre efficace metodo del divide et impera (un nome su tutti, Federico Umberto D’Amato). Ma andate a grattare la patina “finto nera” o “finto rossa” di tutti i vari gruppi politici che si presentano alle elezioni (nessuno escluso!), vedrete che al fondo non c’é alcun fascismo o comunismo, nessuna vera alternativa alla liberal-democrazia partitocratica, ma la longa manus della plutocrazia apolide che ha stabilito la sua sede a Washington, che manovra tutta una serie di pupazzi e burattini… e da oltre 70 anni gioca con le nostre vite allo stesso modo, privandoci di un qualsiasi vero futuro !

Perciò, come abbiamo evidenziato nel titolo stesso dell’articolo (che volutamente riecheggia l’ultimo grande pezzo pubblicato da Mussolini sull’ “Avanti!”, nell’ottobre 1914, scritto in un travagliassimo periodo di transizione politica epocale, per alcuni versi simile a quello attuale), astenersi dal partecipare all’odierno ignobile teatro della politica partitocratica gestita dai servi di una entità senza alcuna sovranità e prona agli ordini degli stranieri, rappresenta un imperativo morale imprescindibile per ogni cittadino che ama questa nostra martoriata nazione. Ma occorre lavorare sodo per agevolare il passaggio dall’astensione frutto di “passività” statica ed inconcludente ad una astensione attiva, foriera di una seria “presa di coscienza” in merito al problema dell’ora presente ed all’unica soluzione possibile. Questo, lo sottolineiamo, rappresenta nell’attuale contesto partitocratico incancrenito l’atto politico più rivoluzionario in assoluto!

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