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INFILTRATI UFFICIALI: l’immancabile “dialettica” del sistema per “abbracciare, assorbire e cancellare” la Civiltà Cattolica e Fascista che gli si oppone!

funziona

C’era una volta un Simposio! Sì, cari lettori, potremmo cominciare così questa disamina e tutte quelle inerenti ciò che inizia con buoni propositi, ma si conclude in modo a dir poco problematico, quando non opposto agli intenti originari. Ci stiamo riferendo, in questo caso, al Simposio organizzato, inizialmente, dalla Confederazione dei Triarii, di cui ha dato annuncio un personaggio davvero d’eccezione, nel senso stretto e lato del termine, ossia, l’unico gerarca Cattolico, insieme a pochi altri, che pubblicamente ha il coraggio di lottare per la Verità e ne subisce tutte le conseguenze: stiamo parlando di Sua Eccellenza, Mons. Viganò (qui). Ebbene, dopo tale annuncio, il convegno di Venezia si pensava centrato esclusivamente sulla figura di un altro esponente cattolico ortodosso, il compianto Mons. Livi, la cui opera filosofica, dottrinaria e Morale si staglia anch’essa, nell’ultimo periodo della sua vita, nel firmamento dell’Ortodossia Cattolico Romana. Purtroppo però (come noi fascisti del Covo immaginavamo benissimo, per aver sperimentato in prima persona l’ormai inveterata prassi sistemica “dell’abbracciare, assorbire e cancellare” le idee da cui esso si sente minacciato, che disgraziatamente si sviluppa in estensione e profondità, ed arriva in ogni propaggine sociale) tale ottimo intento di partenza, si è andato via via “opacizzando”, fino ad arrivare all’evento vero e proprio, dove il tema oggetto del convegno è stato praticamente snaturato dalla partecipazione di vari e variegati personaggi, alcuni dei quali non avevano nulla a che vedere né con l’Ortodossia Cattolico Romana, né con il compianto e illustre esponente della stessa, Mons. Livi (qui). Noi stessi abbiamo potuto osservare la “metamorfosi indotta” dell’evento. Infatti, dall’annuncio di Sua Eccellenza, Mons. Viganò, passavano pochi giorni che si “univano” in modo “amorevole” più organizzazioni: il “Corriere delle Regioni” ne prendeva il controllo pressoché totale e vi si inserivano alcuni personaggi peculiari, su tutti spiccano i nomi di R. Kennedy Jr. A. Dugin i cui fondamenti politici abbiamo già avuto modo di approfondire (es: qui). Non ci soffermiamo poi sulla presenza di medici e scienziati, alcuni dichiaratamente agnostici o atei, che comunque non sono intervenuti in senso strettamente filosofico-politico. 

Mons. Viganò, dunque, nel suo “saluto preliminare” ai Triarii, tratteggiava già sinteticamente ciò che si stava preparando. I riferimenti a Mons. Livi ed alla sua opera filosofico-morale erano nettissimi e l’organizzazione dell’evento lasciava presagire un convegno di rilievo massimo, come non se ne vedono da tempo. Ma, il “Corriere delle Regioni”, praticamente, si è “impadronito” dell’evento (spostandolo idealmente nell’ambito politico della cosiddetta “contestazione sovranista”). Cosicché, tanto la linea tracciata negli interventi quanto la scaletta di partecipazione degli “ospiti”, lasciavano ormai scorgere chiaramente l’offuscamento del tema centrale originario, comparendovi molti nomi totalmente fuori contesto. Chi ha visto il convegno (come noi!) ha potuto però notare due fatti di una evidenza cristallina. Il primo riguarda Mons. Viganò. Egli, che avrebbe dovuto figurare tra i relatori principali (se non “il principale” in senso assoluto!), si limita, invece, ad inviare un “saluto” formale agli astanti. Tale “saluto” (qui) ha però l’aspetto, la forma ed i contenuti di una vera e propria prolusione, un excursus dottrinario, filosofico e POLITICO, che si staglia tra le prese di posizione più complete, nette e decise degli ultimi 75 anni in ambito Cattolico Romano! Il contenuto di tale “saluto” analizza in estensione e profondità la situazione attuale, andando alle radici della stessa, identificandone le ragioni profonde ed anche quelle generali, dirigendo l’attenzione e la ferma condanna verso il messianismo politico delle sette che stanno manipolando il mondo a danno di tutti. Sua Eccellenza ha ripercorso tutti i cosiddetti “great reset”, ossia i “grandi riavvii” (come la logica di Matrix impone, ad es. ne parlammo già qui), della storia Europea. Egli, con una precisione indiscutibile ha mostrato ai fedeli ed al mondo intero, l’inganno che si cela nelle opere dei cosiddetti “democratici tolleranti”, auto-elettisi come tali, ma che sono sempre gli stessi, ossia la stessa minoranza pescecanesca che ha infestato la storia del mondo e che oggi arriva alle conseguenze ultime. Viganò ha compiuto una denuncia davvero esemplare; finalmente un gerarca Cattolico della sua caratura, ha condannato DEFINITIVAMENTE e in modo TOTALE, le teorie di democristiana memoria dei “mali minori” da preferire a quelli “maggiori”, così come ugualmente ha rigettato le teorie dei “metodi di compromesso per cercare di correggere dal di dentro” i sistemi nefandi che opprimono il mondo! L’illustre prelato, inconsapevolmente, si è posto nel solco delle denunce che anche noi fascisti de “IlCovo” portiamo avanti da molti lustri e ha mostrato l’intrinseca falsità delle “correnti politiche” interne alla logica di Matrix, le quali, egli dimostra, sono TUTTE e senza esclusione alcuna, parti di una immensa sceneggiata, che consente allo stesso Sistema di sopravvivere ed auto-rigenerarasi. Mons. Viganò, per questo, chiama gli autentici fedeli ad una opposizione INTEGRALE, al coraggio della battaglia, a scegliere in modo radicale e senza compromessi, schierandosi per IL BENE! …quello Vero! Tutto ciò, Egli dice, costerà sacrifici e lotte, ma la Vittoria arriderà a chi avrà avuto il coraggio di non scendere a patti col Diavolo, al riguardo i fedeli non devono dubitare che presto sventoleranno lo stendardo della vera Rinascita! Questo, in grande sintesi, il contenuto della prolusione di Viganò. In breve, lo spettatore attento avrà già notato che l’alto prelato, praticamente, così facendo non ha voluto considerare affatto l’avvenuta “metamorfosi” del Convegno. Il suo intervento è rimasto centrato nella sostanza dell’analisi precisa inerente il tema “originario” del simposio. In pratica, il “saluto” di Viganò potrebbe tranquillamente essere preso da solo come inizio e fine del convegno. Dopo di lui, rimanendo al tema originario del simposio, sono da segnalare gli interventi di Don Curzio Nitoglia, che, come da suo costume, ha fornito una Lectio sulla filosofia Aristotelico-Tomistica, calandola nella realtà d’oggi e chiarendo a tutti come il tomismo resti il fondamento filosofico imprescindibile per opporsi ai mali della società ( la cui i importanza di già rilevarono anche i mistici fascisti nel loro convegno del 1940, qui) e quello di Francesco Lamendola, il quale, anch’egli rimanendo nel suo costume, fornisce analisi di rilievo, esprimendole insieme a posizioni di segno praticamente opposto, confermando così la sua “doppiezza” che già stigmatizzammo in un apposito articolo (qui).

Le nostre considerazioni, all’interno di siffatta cornice, non possono non porre l’attenzione sulle metamorfosi avvenute rispetto ai temi dell’evento originario (e veniamo così al secondo punto). Ovvero, l’inserimento di elementi, pensieri e personaggi che non solo non hanno nulla a che vedere col Cattolicesimo Romano, ma nemmeno con la verace critica anti-sistemica. Uno su tutti è proprio R. Kennedy Jr. ( qui ). La sua presenza, alla fine, è stata astutamente sostituita da una “delegata” (un impegno improvviso!), ma davvero è il primo e più evidente segno di rottura nel simposio rispetto al programma iniziale. Un segno che si è esteso alla presenza del russo A. Dugin, (che rappresenterebbe la classica “antitesi hegeliana”, opposta alla “tesi” incarnata dal Kennedy!) il quale nel suo stesso intervento, non ha lesinato nel portare, sempre come da sua prassi, le posizioni verso la concezione sincretica, nazional-comunitaristica ed esoterica, a noi ormai ben nota (come già scrivemmo e criticammo al riguardo, qui). Proprio il Dugin si dice assertore di una “sintesi” (Hegel che ritorna di continuo!) relativa però alle ideologie politiche conosciute e sviluppate nell’oggi. A sua detta, si deve tornare ad una concezione tribale federativa, comunitaristica ed esoterica (gli uomini dovrebbero ri-prendere a vivere in armonia con i propri “dèi”, ritornando allo sviluppo dell’idea ancestrale di “divinità come mito” per l’uomo). In questo senso, descrive il Cristianesimo, che egli vuole “utilizzare” nel contesto odierno, quale “concetto” applicabile al “volontarismo” e necessariamente “federabile” con altre idee e principi, come del resto, secondo lui, lo sarebbero tutte le “religioni”.  La teoria di Dugin, che egli descrive altezzosamente come “quarta teoria politica” (nell’intento conclamato di rappresentarla in veste di “sintesi” delle tre teorie precedenti principali, ossia liberalismo, comunismo e fascismo), in realtà è molto simile all’idea e filosofia di base del costituzionalismo americano. Infatti il Dugin, come abbiamo già avuto modo di argomentare, è il contraltare perfetto, opposto-uguale, proprio dell’americanismo mondiale; entrambi distanti anni luce ed avversari dell’unico ideale di Civiltà concreto e reale, incarnato da quella concezione romana e cristiana dell’Uomo e dello Stato, storicamente e tradizionalmente sostenuti, non a caso, tanto dalla Chiesa Cattolica Romana quanto dal Fascismo (qui).

A questo punto, possiamo trarre le debite conclusioni. La prima è ralativa proprio al contenuto della prolusione di Mons. Viganò. La Sua critica trova applicazione diretta proprio nello stesso Simposio veneziano (che Egli ha  implicitamente contestato proprio a mezzo della forma e del contenuto della sua prolusione). E’ proprio lì che si è visto in modo patente il metodo sistemico dell’ “abbraccia, estendi, annulla” (qui). Ed è proprio per questo che la denuncia di Viganò e la conseguente richiesta di finirla coi compromessi, trova piena applicazione ed efficacia in questo contesto (e non solo, ovviamente). Il problema principale del simposio di Venezia e della conseguente manipolazione dello stesso da parte delle forze sistemiche, che Viganò ha denunciato, deriva dalla mancata “scelta radicale”, che non è stata compiuta e che porta a confondere le acque ed a perdere di vista i veri problemi e le uniche soluzioni.

Religio et Patria Biblioteca del Covo

Allo stesso modo, possiamo trarre la seconda e più importante conclusione… che se esiste una concezione etico-politica che sia di vera OPPOSIZIONE INTEGRALE al sistema pluto-massonico dominante, all’insegna dei fondamenti che lo stesso Monsignor Viganò ha indicato ai fedeli Cattolici Romani e che ha le proprie basi filosofico-morali radicate nella stessa Civiltà Romano-Cristiana che sempre Viganò ha indicato, quella è rappresentata esclusivamente proprio dalla Dottrina del Fascismo perorata dall’Associazione IlCovo! Come avevamo già detto, può esistere UNA sola “Unione Santa”, UNA SOLA via per uscire da questo “pandemonio”! Quindi, a tutti coloro che in buona fede comprendono tale stato di cose, ribadiamo come il solo modo esistente per uscire da tale catastrofe è quello di unirsi a noi in questa santa lotta! Cattolicesimo Romano e Fascismo sono davvero i “due fuochi dell’ellissi”, entrambi costituiscono esattamente quella “forza” paventata da Mons. Viganò, la sola in grado di ri-prendere il cammino della nostra Civiltà Romano-Cristiana, senza nessun compromesso, senza nessuna mediazione col diavolo, cioè con idee, filosofie, o dottrine spurie che in ultima analisi risultano foriere esclusivamente di caos e distruzione globale. Il motivo per il quale al Fascismo è stato assegnato in modo falso e pretestuoso il ruolo di “male assoluto”, per il quale su di esso è stata costruita la “leggenda nera”, risulta il MEDESIMO per il quale è stata confezionata nei secoli la “damnatio memoriae” sul Cattolicesimo Romano. Questi due elementi della stessa civiltà, come abbiamo autorevolmente discusso con Don Curzio Nitoglia nella nostra recente conferenza, devono tornare a marciare insieme ed UNIRSI in modo sincero e verace nella comune lotta per la Rinascita! Così, e SOLO COSI’, finalmente “suonerà la campana a morto” per i nemici della Civiltà Romano Cattolica e dell’intera umanità!

RomaInvictaAeterna

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TESTI DI RIFERIMENTO DELLA CONFERENZA:

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IL PRINCIPIO CORPORATIVO DELLO STATO FASCISTA!

Principio Corporativo dello Stato Fascista - Biblioteca del Covo

Se un principio fondamentale sta sempre alla base di ogni tipo di Stato e se quello che sta a fondamento dello Stato moderno è il principio liberale, occorre trovare quello che identifica lo Stato corporativo. Le discordie cominciano nell’identificazione di tale principio. Nel lavoro di ricerca del principio corporativo noi teniamo presente la forma positiva dello Stato corporativo fascista italiano per due ordini di motivi. In primo luogo è storicamente provato che il primo Stato moderno che si è rivoluzionariamente e quindi coscientemente trasformato in Stato corporativo è stato quello italiano, che era fascista perché instaurato dal movimento rivoluzionario dei “Fasci di combattimento” trasformatisi nel 1921 in Partito Nazionale Fascista. In secondo luogo perché in questo Stato il principio corporativo è insito in tutti gli istituti giuridici e in tutte le istituzioni sociali e politiche, sicché lo Stato fascista presenta apertamente nella sua azione politica e negli istituti giuridici una vasta e unitaria materia nella quale si può cogliere il principio corporativo come il fulcro di tutto l’ordinamento giuridico. Questo principio informava coscientemente gli ordinamenti giuridici di altri Stati come il tedesco, il portoghese, il brasiliano, lo spagnolo. Verso di esso tendevano altre costituzioni come la romena e, seppure non se ne avesse coscienza, gli ordinamenti giuridici di altri Stati. Tale principio, infatti, politicamente si dimostra il solo atto alla soluzione della crisi dello Stato moderno, che non può risolversi senza una profonda trasformazione degli Stati stessi.

E’ erroneo ricavare il principio corporativo dalle corporazioni (1). Prima di tutto è da osservare che le corporazioni istituite dallo Stato fascista sono istituti del tutto diversi dalle corporazioni medioevali e da quelle che nella dottrina giuridica s’intendono per tali. In secondo luogo — e questa è l’osservazione più importante — le corporazioni fasciste riguardano una sola parte della vita collettiva: quella economica. Per quanto importante possa essere ed è questa parte di attività sociale, per quanto gravi possano essere e sono i fenomeni sociali ed i problemi cui essa dà luogo in rapporto all’autorità e alla vita dello Stato, non è mai un fenomeno parziale che può caratterizzare tutto il tipo dello Stato. Se il principio ha carattere universale, come ogni principio che fondamentalmente caratterizza lo Stato, esso deve riferirsi a tutta la vita sociale ed a tutta l’attività dello Stato.

Se un principio caratterizza tutto lo Stato esso deve valere così nel campo economico, come in tutti gli altri campi, ossia in tutti i rapporti fra gli individui, i gruppi e lo Stato; deve valere nell’interno di ciascuna di queste organizzazioni minori e maggiori, come deve agire anche nell’interna psicologia dell’individuo. Avviene talora di sentire affermato il principio come universale ma di vederlo, poi, limitato al solo campo economico (2). Così il Chiarelli definisce il principio corporativo come «il principio della rappresentanza degli interessi collettivi di categoria, diretta all’organizzazione ed alla protezione giuridica degli interessi medesimi ed al contemporaneo perseguimento degli interessi superiori della produzione nazionale » (3). In tal modo il principio corporativo resta limitato al campo della produzione nazionale, che, a stretto rigore, non comprende neanche tutta l’economia nazionale. Nè può dirsi esatto il richiamo che il Chiarelli fa all’autorità del Bottai il quale, invero, ha del principio corporativo un tutt’altro concetto. A tal proposito, infatti, il Bottai così si esprime: « Abbiamo l’ordinamento giuridico corporativo, abbiamo le corporazioni; ma il corporativismo fascista non si limita qui; è una realtà che investe tutta la vita, tutta l’organizzazione, tutte le funzioni dello Stato » (4).

Il principio corporativo è la legge universale dell’unità di comando dello Stato (5). Negli Stati con pluralità di organi costituzionali l’unità di comando si ottiene dando un potere coordinante, direttivo ad uno di essi. Nello Stato corporativo il dualismo fra il legislativo e l’esecutivo è risolto attribuendo la funzione direttiva coordinante al Governo e più precisamente al Capo del governo. La legge dell’unità di comando per la sua universalità si avvera anche nei gruppi interni dello Stato e nei rapporti fra i gruppi diversi. Cosicché il principio corporativo è un principio a due dimensioni: una che lega le unità interiormente, dalla più piccola, la famiglia, alla massima che é lo Stato, e una che lega i singoli e i gruppi allo Stato, il quale ricollegandoli a sè stesso tutti li domina in forza dell’imperium, di cui come Stato è fornito. Si tratta di un principio politico e quindi etico e religioso posto che, come dice il Vico, la vera causa della società umana è data dalla religione. Questo principio pure affermato dallo Stato liberale, ma contraddetto e neutralizzato dal diritto individuale dissolvente dei singoli e dei gruppi, come il divorzio nella famiglia, il recesso dalle associazioni e il diritto elettorale come origine della sovranità, acquista nello Stato corporativo il suo rilievo giuridico come ogni principio politico fondamentale.

Ciò che dà veramente unità alla molteplicità dei fenomeni in esame e ce ne fa avere coscienza piena è l’unità teleologica o finalistica che dir si voglia, sulla quale si basano l’ordinamento della vita sociale e il giudizio sulle azioni interindividuali e in genere sui rapporti spirituali, religiosi economici e politici (6). È appena da avvertire che lo scopo dell’unità teleologica non è da confondere con l’interesse, che può essere compreso dallo scopo ma che nè lo esaurisce, nè lo identifica. Noi parliamo di quella unità teleologica che collega il complesso delle azioni umane nel loro ininterrotto susseguirsi, costituente l’espressione di una molteplicità di moti spirituali. Anche l’unità dello Stato non sfugge a questa legge unificatrice degli scopi. Le pluralità degli uomini che formano lo Stato si presenta alla nostra coscienza unificata dagli scopi costanti, durevoli, coscienti che li legano fra di loro. Quanto più intensi e sentiti sono questi scopi tanto più forte è l’unità. Quanto più elevati essi sono nella scala spirituale tanto più duratura è l’unità dello Stato. Quanto più omogeneo è il substratum dell’unità tanto più resistente all’erosione dei secoli è l’unità dello Stato. Tale omogeneità è principalmente costituita da una origine comune e da una comune religione ossia dal costituirsi di una comune tradizione religiosa, etnica, politica. L’unità dello Stato esteriormente si esprime mediante una organizzazione, cioè per mezzo di organismi costituiti da uomini, che sono unità umane collettive, destinate ad assicurare l’unità degli scopi attraverso la molteplicità dell’agire umano. Possiamo, quindi, definire l’unità dello Stato come unità di fini e di organizzazione. Lo Stato fascista viene, difatti, definito nella prima dichiarazione della Carta del lavoro come la realizzazione integrale della Nazione italiana concepita come unità morale, politica ed economica. E la Nazione è concepita come una organizzazione composta di individui e di gruppi aventi fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli delle parti che la costituiscono.

L’unità della quale parliamo si suole ritenere circoscritta in maniera esclusiva agli scopi della organizzazione o della associazione, di modo che l’individuo, scrive Jellinek (7), e con lui tutta la dottrina liberale, mantiene una duplice posizione come membro dell’associazione e come individualità libera dall’associazione. Ora ciò non sempre è vero. Se noi esaminiamo per esempio la famiglia, che è un’associazione tipica, fondamentale, primaria di ogni società, costituita liberamente e costituente un’evidente unità di scopi, osserviamo che l’individuo non mantiene affatto riguardo a questa associazione una duplice posizione: egli permane membro della famiglia per tutta la vita e anche quando costituisce un’altra famiglia egli non perde la qualità di parte della famiglia di origine. La sua individualità finche dura la famiglia non è libera dall’associazione e organizzazione familiare, ma innegabilmente vincolata economicamente, moralmente, religiosamente, spiritualmente. Questo concetto della libera posizione dell’individuo dall’associazione e dall’organizzazione della quale si fa parte, da quegli organismi, cioè, che formano il tessuto sociale, enunciato in maniera cosi assoluta e categorica, appare come il principio stesso della disgregazione di quegli elementi che formano l’unità dello Stato e serve a spiegare la crisi nella quale a lungo andare dovevano cadere tutti gli Stati informati alla dottrina liberale. Insomma il principio liberale è un principio disgregatore delle unita sociali e quindi statali. Il movimento di trasformazione dello Stato per superare la crisi doveva essere diretto verso un principio unificatore e questo è appunto il principio corporativo. Ma è indispensabile conoscere quale è il fine assegnato allo Stato. Il Montesquieu nella sua opera « Esprit des lois» (lib. XII, cap. VII) aveva espressamente avvertito che non era possibile far ricorso all’ordinamento da lui vagheggiato qualora si fosse assegnato come fine allo Stato la potenza dello Stato stesso e non la pura e semplice tutela della libertà dei cittadini. Per il tipo di Stato fascista, che si assegna come scopo la potenza della Nazione, l’ordinamento costituzionale vagheggiato dal Montesquieu, e seguendo la sua teoria realizzato nel tipo dello Stato moderno, deve essere respinto. Valga tale autentico richiamo come argomento efficiente nei confronti di coloro che persistono nel volere applicare allo Stato fascista i medesimi principii elaborati per un tutt’altro tipo di Stato e che lo stesso enunciatore riconosceva inapplicabili appena appena fosse mutato il fine dello Stato. Che il fine dello Stato fascista è diverso da quello dello Stato liberale è difficilmente oppugnabile. La costituzione più moderna degli Stati liberali, quella degli Stati Uniti d’America viene così sintetizzata dal Tribunale supremo di quell’unione: «Lo Stato è un corpo di persone libere, unite insieme dal comune benefizio di godere pacificamente ciò che è di loro pertinenza e di fare giustizia agli altri » (8). Lo Stato fascista, invece — nuovo tipo di Stato — è la realizzazione integrale della Nazione italiana, considerata come una unità morale, politica ed economica avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono: donde si ricava, come è dimostrato dal complesso di tutta l’attività statale, che il fine dello Stato corporativo è « la potenza della Nazione » (9).

Potete scaricare la versione integrale del documento originale DIGITANDO QUI!

IlCovo

NOTE

1) Nota il Bottai (La concezione corporativa dello Stato, in « Arch. di st. corp. , anno I, n. 1, p. 7): Sia per colpa della parola, o dipenda dall’uso, che ne è stato fatto appena diffusasi, certo è che per « corporativo » s’intende comunemente quanto attiene ai rapporti fra le categorie dei datori di lavoro e dei lavoratori. Si è creduto che l’ordinamento corporativo avesse nome dal fatto che le rappresentanze delle categorie lavoratrici fossero riunite in organi di collegamento detti corporativi: O dal ricordo delle antiche corporazioni, suscitato dallo spirito collaborazionistico che permea le associazioni fasciste d’imprenditori o di operai ».

2) Lo Zanobini nel suo Corso di diritto corporativo, Milano, 1936, distingue tre principi: il principio di nazionalità, il principio totalitario e
il principio corporativo economico (pag. 28). Qualifica, poi, corporativo lo Stato “in quanto adotta il sistema corporativo principalmente per realizzare
i suoi fini economici, secondariamente o indirettamente anche per molti altri fini” (pag. 38).

3) Chiarelli: Lo Stato corporativo. Cedam, 1936, p. 101.

4) G. Bottai : « Lo Stato Corporativo, ed. del Diritto del Lavoro », 1937- p. 7. Cfr. anche lo studio di Ercole Coppola: La Norma corporativa, ed. Aequa, Roma, 1936, nel quale a pag. 16 è affermato che il principio corporativo fascista «presuppone il riconoscimento del nesso inscindibile vincolante i termini dell’ordine giuridico, dell’ordine sociale e dell’ordine politico e, quindi, il riconoscimento della realtà totalitaria dello Stato con la coincidenza degli elementi di natura sociale, collettiva e pubblica (senso dello Stato) ».

5) Opinione concorde a quella espressa nel testo è esposta nel saggio Orientamento di Nino Guglielmi pubblicato nella Rassegna « Fascismo », n. 2 – 3, del 1938, il quale afferma: «Sbaglia, quindi, chi concepisce il corporativismo come un fatto economico; il corporativismo fascista è una visione universale e totale della vita e del mondo; visione essenzialmente spirituale, morale, che tutto informa e dirige; politica e diritto, economia e filosofica, scienza e arte.

6) Cfr. per la concezione della società come unità di scopo, Jellinek, La dottrina generale dello Stato.Soc. Ed. Libr., 1921; Filomusi Guelfi, Enciclopedia giuridica, Napoli, 1904; Orlando, Principii di diritto costituzionale, Firenze, 1921; Ranelletti, Principii di diritto amministrativo, Napoli, 1912; Presutti, Introduzione alle scienze giuridiche e Istituzioni di diritto pubblico, Campobasso, 1926.

7) Jellinek, op. cit., pag. 368.

8) Holland, The elements of jurisprudence, Oxford, 1886.

9) Cfr. 1a e 2a dichiarazione della Carta del lavoro italiana emanata il 21 aprile 1927.

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CANCELLAZIONE: lo sbocco inevitabile di un dispotismo incentrato sull’ “io assoluto”!

Bibliotecafascista

Carissimi lettori, più volte, nelle nostre analisi, abbiamo evidenziato come lo sbando rovinoso in cui la nostra società  annaspa, abbia delle origini filosofiche e politiche ben definite (es: qui), e come tale sbocco, niente affatto casuale o inimmaginabile, abbia preso forma portando alle estreme e logiche conseguenze tali principi. Nel tempo dell’ “io assoluto”, quale “principio e fine” della vita, quale unico motivo per cui valga viverla, rivolto al soddisfacendo di tutte le possibili “pulsioni” più animalesche, siamo dunque arrivati alla deriva assolutamente coerente dell’ “io assoluto digitale”. Tale degenerazione, abbrutimento per eccellenza della Vita, non più vissuta nella realtà bensì virtualmente sulla rete informatica, proiettata in astrazioni aberranti, ha creato ambiti di dispotismo sempre più estesi e incredibilmente veementi. Dove il motto degenere “Se non puoi affermare e imporre il tuo ego, non puoi esistere” proprio della filosofia individualista, oggi è ulteriormente trasceso nella parola d’ordine… “se non puoi affermare il tuo io digitale, semplicemente non esisti” (qui). Si intravede adesso in modo netto il vero senso profondo della cosiddetta “rivoluzione elettronico-digitale”, dove le “piattaforme di rete sociale”, create da enti privati turbo-plutocratici, non a caso tutte al servizio del “governo unico  mondiale” tirannico, prima ci hanno “ammaliato” con la “condivisione delle informazioni” e con “il dibattito” che ne seguiva per studiare ed immagazzinare i profili di miliardi di uomini, donne e bambini, e adesso, mentre noi lo avevamo già denunciato anni addietro con largo anticipo (es: qui), hanno calato la maschera (a dire il vero, malcelata), dimostrando coi fatti quale fosse il fine di tale “rivoluzione” ed a cosa fossero finalizzati tutti codesti “specchietti per le allodole”. Ecco palesarsi la funzione primaria e reale delle cosiddette “reti sociali”, quali veri e propri strumenti di controllo diretto e indiretto della società umana, attraverso le quali si è creato un rapporto di dipendenza psico-patologica, con cui si esercita (da parte dei gestori privati) una forma di violenza morale senza precedenti nei confronti del “dissenso” e finalizzata al controllo sociale totale. Ovviamente, non importa se il dissenso sia realmente tale, o sia solo una forma di critica che nasconde motivi soggettivi, più che collettivi (dunque una critica senza reale fondamento, che alla fine è utile al sistema medesimo), necessario è invece che il messaggio, questa volta “collettivo”, sia chiaro per tutti: se non ci si allinea, SI E’ CANCELLATI! Stiamo parlando, infatti, della cosiddetta “Cancel Culture” (qui), ossia, avvalendoci forzatamente degli immancabili neologismi anglofoni imposti da chi detiene il potere, della “Cancellazione culturale” dalla rete virtuale di soggetti, gruppi, concetti, principi e simboli sgraditi al sistema dominante, dopo che quest’ultima è stata eretta gradualmente nell’ultimo ventennio a simulacro di unico spazio possibile d’interazione sociale consentito all’umanità dai suoi padroni. Tale attitudine, si diffonde sempre più attraverso le reti cosiddette “sociali” ( …da notare come tale termine, in relazione all’oggetto specifico così denominato, risulta un assurdo, essendo concretamente tali diavolerie il primo presidio di anti-socialità!). Siccome i singoli ed i gruppi, organizzati o “spontanei”, non possono fare più a meno (si tratta di pulsione indotta!) di iscriversi e gestirsi (…meglio sarebbe dire… di “essere gestiti”!) se non attraverso tali piattaforme (del resto, proprio il M5s è stato l’esempio più eclatante di manovra politica “virtuale” approdata nella realtà!), primariamente proprio attraverso di esse – e poi, attraverso una estensione in larghezza e profondità per arrivare a tutta l’attività dei “soggetti colpiti”, negli altri ambiti della comunicazione di “massa” – si opera la “Cancellazione” suddetta. Si tratta di una versione peggiorata del concetto di “terra bruciata” fatta attorno agli avversari, applicato però non verso eserciti e nemici in carne ed ossa, ma verso soggetti e gruppi virtuali al fine di “espellerli” …dalla vita virtuale, eretta nell’immaginario dell’umanità 2.0 ad unica vera vita possibile !!!!

Cancellazione antifascista - Biblioteca del Covo

A tale infernale obiettivo concorrono quegli enti (sempre immancabilmente tutti privati), relativi a quegli “osservatori” (sempre immancabilmente tutti auto-referenziali!) che sproloquiano in modo ossessivo e martellante su questo o quell’ “odio” presente nella rete, piuttosto che i cosiddetti “cacciatori di bufale” mediatiche, sempre considerati attendibili a livello concettuale, perché il solo fatto di dichiararsi tali li renderebbe effettivamente credibili (!); nonché le campagne pubblicitarie, sempre più martellanti, presenti nei media di massa e nella televisione, e così via, che fanno ugualmente riferimento ai gestori privati di cui sopra. Tale tipo di attitudine alla “Cancellazione”, non rimane però confinata solo nell’ambito della Comunicazione in rete, ma quel che è più grave, va approdando gradualmente a mezzo dei cosiddetti “parlamenti democratici” (ormai svuotati di alcuna vera funzione di pubblica utilità ed appiattiti sulle posizioni già espresse nella rete virtuale dai “padroni del discorso”!), nella realtà concreta in carne ed ossa, quando essi legiferano ad hoc accogliendo come “necessità emergenziali” dei temi pretestuosi, artificiosamente sviluppati e montati, di nessuna attinenza con le vere necessità oggettive della popolazione (un esempio odierno è il recente D.L. Zan, come lo è stato nel recente passato la cosiddetta “legge Fiano”), prevedendo punizioni penali rispetto a coloro che vengono tacciati di “odio”, di “razzismo o violenza”, oppure semplicemente di “dissenso” rispetto al presidio ufficiale del pensiero unico dettato alla società dal sistema di potere mondialista. Un pensiero unico che in tale modo viene imposto globalmente, prima a livello virtuale dai soggetti privati che gestiscono la rete per conto della plutocrazia massonica e poi, sempre dai medesimi soggetti privati, che ormai influenzano anche la vita pubblica, attraverso una classe politica di marionette compiacenti, asservita incondizionatamente agli stessi padroni summenzionati. Infatti, l’abominio di tali criteri di “Cancellazione”, non si trova solo nel fatto in sé, mai previsto da mente umana fino ad oggi (persino i governi dittatoriali o le tirannie militari del passato, rivolgevano la repressione non contro i “concetti” e le idee ma contro i nemici fisici che lottavano per essi; agivano, cioè, per evitare la sovversione concreta, non per cancellare la possibilità teorica che essa si potesse verificare. Se così non fosse stato, sarebbero dovute intervenire preventivamente sterminando sistematicamente tutti i soggetti non allineati, in modo indiscriminato, decidendo soggettivamente chi doveva rimanere vivo …esattamente quello che capita oggi, anche se non sempre in modo da togliere la vita biologica! …come abbiamo argomentato quando vi abbiamo scritto che “Tutto quello che temevate dal fascismo, lo state subendo dall’antifascismo”!), ma lo si trova nell’arbitraria ed insindacabile assegnazione del termine di “istigatore di odio” ad un concetto, un simbolo, un principio, una persona o un gruppo su cui viene scatenata una campagna mediatica capillare di diffamazione e di odio vero e stavolta nient’affatto virtuale! Su questo si impernia assurdamente l’incredibile attuale evoluzione della liberal-democrazia antifascista, maturata nel contesto virtuale e senza colpo ferire, transitata nella realtà concreta, quale degenerazione delle degenerazioni umane. Ovviamente, come in tutti i dispotismi che si “rispettino”, la comunicazione ufficiale di regime emette gli “editti di glorificazione” di tali operazioni politiche nefande (es: qui). Noi Fascisti del Covo, senza cadere nel tranello di tali logiche nefaste, sosteniamo da sempre, in modo argomentato, che il sistema antifascista pluto-massonico sopravvive artificiosamente da decenni proprio in virtù di una serie infinita di fittizie emergenze perenni (secondo la logica, di già da qualcuno rilevata, dell’ “abbraccia, estendi, estingui”), presunti “mali minori” da preferire, da esso stesso escogitate e propagandate appositamente per distogliere l’attenzione dei cittadini dall’unico vero problema, che è rappresentato dal medesimo Sistema criminale al potere, verso il quale, secondo la nostra analisi, non si può far altro che opporsi in modo integrale. Pertanto, vogliamo condividere con voi lettori il genuino significato di Cultura, quella con la “C” maiuscola, frutto della nostra millenaria Civiltà Romano-Cristiana e secondo noi riassunto egregiamente dal Fascismo, così come riportato nel Dizionario di Politica edito dal P.N.F. che abbiamo  ristampato in antologia (qui). Potete acquisire l’estratto gratuitamente digitando qui.

Buona lettura!
RomaInvictaAeterna

 

2 commenti

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Ringraziandovi ancora una volta per il vostro coraggioso sostegno, ancor più significativo in tempi oscuri come quelli che stiamo vivendo, vi salutiamo romanamente!
IlCovo