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IL CONCETTO DI AUTORITA’ NEL REGIME FASCISTA!

D.I.F.C.O. - Biblioteca del Covo

… “tutto il sistema sindacale e corporativo italiano è fondato su di una perfetta scala gerarchica di scelta di dirigenti delle Associazioni sindacali, mercé la quale dal singolo produttore, considerato nella sua individualità di cittadino della Nazione, si sale man mano, attraverso le varie Associazioni Sindacali periferiche e centrali e attraverso le Corporazioni, fino ai supremi organi sovrani dello Stato Fascista Corporativo, penetrando così nell’intimo ordinamento dello Stato e avvicinandosi a quella concezione totalitaria di democrazia fascista voluta da Benito Mussolini, per la quale tutto il popolo si sente Stato.”…

Differenza tra arbitrio e comando

Prima di addentrarci nell’esame dei principi di autorità e gerarchia riteniamo opportuno accennare all’essenza dell’atto derivante dall’autorità : Il comando. Ogni autorità è tale in quanto comanda ed esplica questo comando in quanto ha la possibilità pratica di esplicarlo. E fin qui nulla da discutere. Veniamo quindi al lato etico del comando. Un comando perché sia veramente tale necessita di due caratteristiche : la prima è che sia fondato su di una autorità etica ossia politicamente giusta ; la seconda è che lo specifico comando non sia di per sè stesso immorale. Quando il comando è immorale ovvero non emana da una autorità indiscussa sia eticamente che politicamente, allora non è più comando, è bensì arbitrio. Eccoci così alla differenza tra comando ed arbitrio, sulla quale è altresì fondata la differenza fra autorità legittima e autorità illegittima. O meglio, se si vuole essere più chiari, bisogna precisare che può esistere una autorità illegittima per la sua stessa essenza e la sua nascita, ed allora ogni comando che da essa emana è di per se stesso un arbitrio; può altresì esistere una autorità nata legittima e che diventa illegittima per avere emanati e per emanare continuamente comandi immorali che rappresentano senz’altro veri e propri arbitri. Dal che si ricava la logica conseguenza che un’autorità per essere veramente tale non basta che abbia una creazione ed una essenza legittime e quindi etiche, bisogna altresì che detta autorità non commetta arbitri. Eccoci così allo sviluppo della definizione di autorità. Ogni autorità è tale in quanto comanda ed è tale in quanto sappia comandare. Da quanto esposto fin qui risulta chiaro il modo pratico per controllare « il saper comandare » nel concreto esame di legittimità ed eticità di ogni singolo comando. Questo « saper comandare », oltre che « a posteriori » va, però, valutato anche « a priori », nel senso che bisognerà altresì vedere se l’autorità ha una struttura che le consenta di sapere emanare veri e propri comandi. Possiamo così, precisare, per ora in modo molto sintetico, che l’autorità va concepita in senso etico-politico e che è fondata sulla possibilità di sapere emanare comandi. Un’autorità che emani arbitri non è più autorità nel senso vero e proprio della parola.

Certezza dei propri diritti e conoscenza dei propri doveri

Per individuare a fondo l’essenza dell’autorità bisogna precisare il concetto di arbitrio.
Cos’è l’arbitrio? In linea particolare un atto non conforme alla morale e contrario alle leggi in vigore. In linea generale si parla di arbitrio tutte le volte che non si è nelle condizioni di conoscere i propri diritti e i propri doveri. Eccoci così pervenuti all’essenza suprema dei concetti di autorità e di libertà, al punto di incontro di questi due principi erroneamente ritenuti da molti scrittori come antitetici; lo sbocco ultimo di ogni Stato, la perfezione del concetto di autorità e l’aspirazione di ogni individuo anelante verso la libertà, sono la conoscenza dei propri diritti e la precisazione dei propri doveri, ossia con parole più tecniche « la certezza del diritto ». E’ questa la grande conquista dello Stato Moderno. Negli Stati liberal-democratici sono i più forti (traduci in concetti moderni: i più ricchi) quelli che comandano: il che tratto in termini concreti significa che nei Regimi liberal-democratici non sono i gerarchi politici a comandare secondo precise norme giuridiche, bensì comandano i gerarchi plutocratici in base ad atti del tutto arbitrari in quanto contrari alla morale ed al diritto. Invece, la libertà dell’individuo è necessariamente connessa alla struttura ed all’attività dello Stato, in quanto la libertà va concepita non « a priori » dello Stato, ossia come presupposto dell’ordinamento giuridico, bensì essa è una conseguenza diretta dello Stato. Insomma il problema non è di libertà, ma di responsabilità da parte dei preposti al governo dello Stato: è, dunque, un problema di limiti fondato necessariamente su disposizioni legislative dettanti precise forme di controlli dall’alto e dal basso. Siamo, così, tornati alle origini : il popolo che finalmente conosce bene quali atti può commettere e quali no, il popolo che sa di avere a capo un’autorità che può e sa comandare senza influenze esterne e senza deleterie deviazioni e quindi un’autorità che non commette arbitri, il popolo che conosce le vie legittime per mettere in discussione un determinato comando, non ha nessuna ragione etica e nessun concreto interesse di commettere arbitri danneggiando così l’autorità. Il problema è complesso; è un problema di disciplina, d’istruzione, di fede, di consenso e di ordine.

Disciplina

Benito Mussolini ha affermato all’Assemblea Quinquennale del Regime del 10 marzo 1929-VII : « la disciplina deve cominciare dall’alto se si vuole che sia rispettata in basso ». Ed in questa affermazione è sintetizzato il concetto di disciplina. Disciplina è ubbidienza non soltanto a singoli comandi concreti in quanto emanati da autorità, ma è anche obbedienza alle supreme leggi del vivere. Disciplina è suprema condotta di vita, condotta ispirata a dignità e che si fonda sulla sicurezza della vita: disciplina significa dignità e sicurezza. La disciplina è, quindi, uguale per tutti, ad essa debbono ispirarsi capi e gregari, autorità e popolo. La disciplina non può essere cieca, ignara, non ragionata. Certo in ognuno deve essere radicata una spontaneità innata di disciplina, ma detta disciplina non può essere un concetto oscuro e non precisato, bensì deve essere un fattore certo, che viene appieno afferrato dal cervello degli uomini, un fattore che viene sentito dai cuori e dalle coscienze come un quid necessario, in dispensabile al vivere. La consapevolezza della disciplina deve essere piena in ogni individuo. L’individuo deve sentirsi e sapersi disciplinato, non in forza soltanto di ataviche abitudini, bensì grazie a lunghi, secolari ragionamenti etici e sociali, i quali hanno nei secoli e nei millenni convinti, trascinati, esaltati gli uomini nella comprensione piena della necessità e bellezza sociale della disciplina. Così ognuno non deve sentirsi obbligato alla disciplina, ma deve sentirsi convinto e contento di essere disciplinato.
Nessuno può sapere comandare se non abbia prima appreso ad ubbidire, ossia a conoscere bene ed ubbidire ad una legge morale, che gli serva da suprema direttiva nella vita e da titolo per la propria autorità. La disciplina è comando e ubbidienza, è fraternità e solidarietà, è vibrazione di sentimenti e norma produttiva di condotta, è fervore amoroso ed anche superamento di contrasti, è distinzione di spiriti e di intelligenze, è comprensione di responsabilità, è consapevolezza alla compartecipazione della personalità nazionale. La disciplina diventa livellazione servile di spiriti, culto interessato di capi ed impedimento di valorizzazione di capacità, quando non è fondata sulla istruzione e sulla fede.

Istruzione

Il fine supremo dello Stato è sintetizzato da Benito Mussolini nella lapidaria affermazione che « bisogna introdurre il popolo nella cittadella dello Stato ». Ecco il punto di incontro tra autorità e libertà. Lo Stato non è nè può essere concepito come un quid avulso dal popolo, ad esso sovrapposto e verso il quale il popolo deve sempre trovarsi in continua soggezione, il popolo, invece, deve sentirsi Stato e per sentirsi Stato deve comprendere l’essenza dello Stato, e per comprendere questa essenza deve avere la necessaria cultura storica e spirituale: il popolo deve essere istruito il più possibile. Infatti, questo, per quanto tenuto nell’ignoranza, sviluppa man mano le proprie qualità comprensive, acquista esperienza, trova qualche spirito elevato che si vota al sacrificio ed anche al martirio per istruirlo su determinati concetti, viene, alfine, illuminato sulla propria natura e sui propri diritti e doveri. Si perviene così alle svolte, ai sovvertimenti ed alle rivoluzioni. Ed ecco la ragione storica della grande conquista moderna: la consapevolezza della necessità di istruire ed istruire sul serio il popolo. Ogni sana e feconda democrazia vuole che il popolo comprenda appieno l’essenza statale ed abbia piena possibilità di esprimere dal proprio seno i dirigenti dei supremi organi statali. Questo fine può essere raggiunto soltanto con un’adeguata istruzione. Ma mentre per il liberalismo la qualità di cittadino era per l’uomo fine a se stesso, per il Fascismo essa è il mezzo indispensabile per contribuire allo sviluppo del corpo sociale. Tuttavia non basta, poiché affermiamo recisamente la fede. La fede non può ne deve essere cieca, ma, non trattandosi del campo religioso, deve essere soprattutto fondata sulla piena comprensione dell’essenza della propria fede.

Fede

Abbiamo parlato prima dell’istruzione e poi della fede appunto perché la fede nello Stato, ente terreno, non può essere cieca, bensì deve essere soprattutto ispirata alla comprensione piena dei fini statali.
Il popolo deve dapprima comprendere e poi sentire appieno la necessità e bellezza dello Stato. E’ indispensabile una fede consapevole, e tale consapevolezza non può essere fondata che sulla conoscenza la quale si acquista necessariamente con l’istruzione. Secondo la concezione liberale fine ultimo dello Stato è la creazione del diritto; secondo la concezione fascista, invece, il diritto è l’espressione della volontà dello Stato, e il mezzo con il quale lo Stato consegue, mantiene e accresce la concezione collaborativa fra tutte le forze sociali esistenti nella Nazione, indirizzando queste verso la conquista della civiltà, della giustizia, della cultura e della ricchezza.
Una delle fondamentali basi del principio di autorità cardine dello Stato, è appunto la fede illuminata del popolo nei propri destini, destini che debbono necessariamente coincidere con i fini statali. Occorre per lo Stato una giustificazione etica che lo avvalori presso il popolo: bisogna, insomma, afferrare appieno il sentimento dello Stato. A loro volta le autorità debbono possedere al grado superlativo detto sentimento dello Stato, riconoscendo come assolute le leggi politiche e le norme morali dettanti i fini ultimi e la concreta attività del vivere civile. Siamo così di fronte ad un circolo chiuso: lo Stato per essere ben governato necessita di salde ed illuminate autorità, queste non possono essere fondate che sul consenso del popolo, il quale consenso si basa da una parte sulla conoscenza dell’essenza statale e dall’altra sulla fede che deve animare ogni componente della collettività nei fini statali. L’autorità si basa, dunque, sul popolo, del quale deve conquistare il consenso. Il popolo, a sua volta, non si ripiega nella esclusione comprensione e affermazione dei singoli individui nella loro qualità di cittadini, bensì si innalza nel nome sacro della Patria comune, dello Stato-Nazionale. In tal modo il popolo si afferma e potenzia soprattutto nella piena comprensione della propria personalità nazionale, personalità animata da una fervida fede.

Consenso

Come già abbiamo rilevato il consenso del popolo deve essere necessariamente illuminato dalla conoscenza dello Stato e dalla fede nei supremi fini statali. Quando il popolo nella sua essenza di unità sociale e di componente dello Stato afferra il sentimento dello Stato e comprende appieno le necessità strutturali del regime statale, allora con la comprensione totale dei suoi doveri ha altresì la conoscenza dei propri diritti. Il popolo istruito ed armato di fede consapevole ha la possibilità di saper distinguere sia la linea di governo retta da quella errata e sia il buon governante dal cattivo. Non può, quindi, nè deve prescindersi nella scelta delle autorità dal tenere conto dei desideri, delle aspirazioni, delle preferenze del popolo: elemento essenziale per esplicare il potere di comando è la conquista del consenso del popolo. Abbiamo parlato di « conquista », appunto perchè non siamo fermi alla concezione liberale della sovranità popolare, nel suo significato di elezione e di necessaria scelta dal basso. Il consenso può essere sia « a priori » che « a posteriori ». Le sue manifestazioni sono molteplici. Vi è il tradizionale sistema elettivo con tutti i suoi pericoli e i danni che in molti casi esso può arrecare se non applicato cum grano salis. Vi è la semplice designazione del popolo e la nomina da parte della suprema autorità statale. Vi è la nomina dall’alto senza designazione dal basso, ma in questo caso è necessario che il nominato dall’alto dimostri in modo concreto ed indiscutibile di avere saputo conquistare il consenso dal basso per potere continuare nell’esplicazione del suo potere di comando; il che significa che occorre dare al popolo piena possibilità di esprimere il suo consenso o il suo dissenso sulle autorità scelte senza preventiva designazione popolare. Insomma, la perfezione tecnica dello Stato ha fissato oggi il concetto salutare che, secondo le norme eterne dei supremi princìpi del vivere sociale, potere ed autorità non possono che scendere dall’alto. Nello stesso tempo, però, lo sviluppo della cultura, con la conseguente benefica estensione della fede nei fini statali, ossia della generale comprensione del sentimento dello Stato, ha vieppiù rafforzato l’eterno concetto che il consenso, indispensabile ad ogni autorità che vuole governare, sale dal basso, dal popolo, del quale si valuta la propria essenza etica non più e non tanto secondo vecchi concetti liberali sulla cittadinanza, bensì e soprattutto nei riguardi dell’apporto produttivo allo sviluppo spirituale e materiale dello Stato. Quindi a differenza del liberalismo che aveva una concezione atomistica del cittadino come fine a sé stesso, il Fascismo considera il cittadino nella sua essenziale qualità di mezzo per il raggiungimento dei supremi fini statali.

Ordine

Tutti i principi fin qui esposti mirano soprattutto a dimostrare che per l’autorità occorre l’ordine spirituale e pratico. Benito Mussolini all’Assemblea Quinquennale del Regime del 10 marzo 1929-VII afferma che « L’ordine è una delle basi dell’autorità » e precisa che « ordine significa vedere chiaro in tutto, ristabilire il controllo, garantire la convivenza ». Primo aspetto del problema è la parte spirituale dell’ordine: vedere chiaro in tutto. Il che significa che l’autorità deve essere esercitata dai migliori, da coloro che siano appieno consapevoli dell’essenza dello Stato e dei suoi supremi fini, da coloro che sappiano dettare le leggi benefiche e ne sappiano altresì imporre il rispetto. Primo elemento, quindi, per conseguire l’ordine è la scelta di buoni governanti. Veniamo alla seconda affermazione di Mussolini: ristabilire il controllo. In merito bisogna riferirsi sia al controllo dall’alto, ossia l’autorità deve avere la possibilità di emanare comandi che siano osservati, e sia al controllo dal basso, ossia il popolo deve avere piena possibilità di esprimere il proprio consenso od il proprio dissenso. L’ultima affermazione: garantire la convivenza, vuole dire che occorre costruire una determinata struttura, un ordine armonico, in cui ognuno abbia assegnate determinate attività, conosca bene i propri compiti; insomma l’ordine pretende la creazione di una scala gerarchica di attribuzioni fondata sul valore personale, sulla competenza e sulla conoscenza dei fini statali. In tal modo ad ogni componente del popolo viene riconosciuto un punto iniziale di partenza; dal quale, mercè un processo organico ed ordinato di valorizzazione ascensiva, egli ha la possibilità di percorrere una scala gerarchica che lo conduce verso l’autorità. All’autorità si perviene, dunque, in virtù di qualità e benemerenze personali, essendo la gerarchia fascista soprattutto una gerarchia di competenze.

(Estratto da “Princìpi di Diritto fascista, autorità e gerarchia”, Roma, 1940, pp. 27-37)

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IN PRIMIS CONSAPEVOLEZZA! …80 anni di pseudo politica italy-ota all’insegna del degrado totale e dello squallore criminale!

80 anni di degrado assoluto italy-ota : Biblioteca del CovoCari lettori, in qualità di autentici e sinceri fascisti, vi abbiamo esplicitato il nostro “incitamento alla vita dinamica“, che politicamente per essere vissuta come tale, ha bisogno “in primis” di un prerequisito indispensabile, ossia, della necessaria consapevolezza sull’odierna realtà italy-ota, a motivo della quale, almeno dal 2006, rivendichiamo fieramente verso coloro che vanno ancora in cerca di un partito politico, di un programma elettorale, di una prassi politicante, di una ricetta magica e immediata dentro questo sistema marcio e putrescente, che qui sulla “Biblioteca del Covo” non li troveranno, né ora e né mai.

Difatti, la peculiarità della nostra Associazione, almeno a livello di metodologia e di obiettivi politici, è rinvenibile, come abbiamo già scritto, in quella che abbiamo chiamato, per comodità, “Tesi Biggini”, che concretamente rappresenta, nei fatti, la constatazione tangibile dell’odierna realtà politica. Un dato che però, può essere intellegibile solo per coloro i quali partono dall’ineludibile presupposto che il Sistema Filosofico, Politico, Sociale, ma prima di tutto Religioso che attualmente governa il mondo contemporaneo, è completamente da rigettare in tutto e per tutto!

Chi dinnanzi alla realtà che viviamo, si pone sinceramente nel modo su descritto, dal nostro punto di vista è già idealmente a metà dell’opera. Ma purtroppo, abbiamo osservato essere assai raro il caso di chi si pone veracemente in questo modo intransigente e critico. Quindi, ciò che impegna maggiormente la nostra battaglia ideale, è esattamente la necessità di formare politicamente, tramite la pedagogia del Fascismo, alla comprensione di tale realtà e così chiarire definitivamente che occorre partire da tale “punto di partenza” (può sembrare una contraddizione, ma a ben vedere non lo è) per poi procedere nell’ulteriore cammino assolutamente necessario ed irrinunciabile che, a sua volta, riconosce nella Dottrina Fascista e nella Civiltà che essa propugna, l’Unica via per la Rinascita dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero.

In tal senso, il prezioso lavoro svolto a suo tempo dal compianto Don Ennio Innocenti, in particolare nell’opera del 2013 su “La Gnosi Spuria” – sebbene differisse in parte dalle nostre valutazioni sulla complementarietà dei ruoli tra Fascismo e Cattolicesimo, differenze che furono poi composte e risolte positivamente proprio in occasione del dibattito che svolgemmo insieme (qui) – aveva perfettamente inquadrato il ruolo dei cosiddetti “poteri occulti antifascisti” nella storia dell’Italia dal 1943 ad oggi, forze operanti nell’ombra ma che egli, anzi, apostrofava apertamente e senza giri di parole, denunziando letteralmente… “La costante ed invasiva presenza massonica, dell’alta finanza mondialista, del laicismo e dell’ebraismo.”(1) Basta leggere poche pagine di quell’opera per rendersi conto non solo del grande valore storico, filosofico e politico della ricerca in esse presenti, ma anche e soprattutto della dote di sintesi, ampiamente documentata, con cui Don Ennio seppe inquadrare e denunciare l’osceno e criminale sistema del quale noi italiani tutt’ora siamo prigionieri, mettendo precisamente il “dito sulla piaga” e mostrando che politicamente nessun personaggio e nessun partito o movimento della storia di questa pseudo-repubblica, costituiscono alcun esempio positivo da additare ai cittadini! NESSUNO! (con buona pace dei sostenitori dei vari Moro, Craxi, Andreotti, Berlinguer, Almirante!) (scaricate e leggete il testo digitando QUI!

Proprio alla luce di tali considerazioni inerenti il fatto che il Sistema di potere dominante è da rigettare in toto “sic et simpliciter”, per la “contraddizione che nol consente”, si deve ugualmente convenire che non è possibile accettarne in nessun caso i presupposti filosofici, etici, politici ed economici su cui esso si fonda. Nemmeno dietro la pretestuosa giustificazione che tale accettazione costituirebbe soltanto un espediente “tattico” e che una volta arrivati alla chimerica gestione della “res publica”, si potrebbe operare decisamente “dall’interno” delle istituzioni per favorirne il cambiamento; dicendo, magari per accreditare tale assurdità, di voler prendere con ciò ad esempio la prassi adottata dal Partito Nazionale Fascista al tempo della sua affermazione, ennesima dimostrazione della patente malafede da parte di chi argomenta in questo modo, unita altresì ad una incredibile tara culturale formativa di fondo. Ed infatti tale argomento avrebbe lo stesso valore di quello esposto da chi per esempio volesse affermare di volere essere accolto benevolmente nella sontuosa dimora di un potente capo malavitoso… per poi impadronirsene! …ma – ci tiene a sottolineare il sedicente “ladro furbo” – con l’intenzione di farlo usando un “doppio profilo”, che simuli le proprie reali intenzioni al padrone di casa ed alla sua numerosa schiera di servi e faccendieri. Un padrone criminale che però è niente affatto stupido, poiché a sua volta, obbliga concretamente tutta la numerosa schiera dei suoi vassalli, ivi incluso il “furbo simulatore”, ad accettare la propria volontà di sottoscrivere ed obbedire a tutti e singolarmente i “regolamenti della casa”, affinché un ipotetico potenziale ladro non possa mai impadronirsene! Ovviamente si tratta di “regole capestro”, la prima delle quali, non a caso, attiene alla necessità di …”non mettere mai in discussione l’Atto di Proprietà della dimora!” Come sarà possibile, allora, pensare razionalmente di poter impadronirsi della Casa e dei suoi beni, senza mai e poi mai metterne in discussione l’Atto di Proprietà? Forse “occupandola di forza” e cacciandone il proprietario? Ma se si vuol cacciare il proprietario senza mai discuterne l’Atto di Proprietà – fermo restando che si dovrebbe prima avere la forza di riuscire a farlo, pur obbedendo sempre e comunque a tutte le regole che egli impone e soltanto a mezzo delle quali ci si è riusciti ad intrufolare nella dimora – è logico pensare che arriverebbero comunque gli eredi legittimi per cacciare in malo modo il ladro temerario! E se comunque, dopo aver cacciato il padrone (non si capisce come!), il “ladro scaltro” volesse all’improvviso stracciare proditoriamente anche l’Atto di Proprietà, come potrebbe mai farlo pensando di restare impunito, se fino a quel momento ha pedissequamente obbedito ed avallato tutto ciò che veniva imposto dal padrone di casa? Certamente il ladro non avrebbe alcuna credibilità agli occhi dei servi e dei domestici dell’ex padrone di casa, che non ne riconoscerebbero mai l’autorità sulla Proprietà e sicuramente si organizzerebbero per cacciarlo immediatamente.

Oltretutto, proprio la parabola Storica del Regime fascista, negli anni della sua affermazione e dell’ascesa al Potere, dimostra che non è razionalmente possibile contestare un sistema politico e contemporaneamente acconsentire a tutti i suoi presupposti politici e filosofici. L’uso della tattica del “doppio profilo” non è mai applicabile sulle basi dell’accettazione di ciò che è incompatibile con la propria “visione del mondo” e che pertanto si è decisi ad abbattere. In tal caso si potrà certamente utilizzare una strategia politica a medio o lungo termine, di “crescita progressiva interna” e “logoramento esterno continuo dell’avversario”, ma si dovrà obbligatoriamente avere un margine di manovra tale da poter realmente permettere di inserire “la polvere” nell’ingranaggio che si vuol bloccare e sostituire (sempre che davvero si abbia come obiettivo la volontà di attuare tale proposito!), per poi arrivare a farlo concretamente al momento opportuno, vicino o lontano che sia. Ciò è quanto avvenne, in virtù delle condizioni particolari del tempo, con la parabola storico-politica del Partito Fascista, ma che oggettivamente NON PUO’ avvenire oggigiorno secondo quelle identiche modalità, a causa delle condizioni storico-politiche radicalmente mutate.

Difatti, come è possibile fare finta che non ci siano stati:

  1. La sconfitta italiana avvenuta nella Seconda Guerra mondiale.
  2. L’occupazione militare permanente da parte anglo-americana e la riduzione a meno che una colonia del territorio italiano (e dell’Europa) e della sua popolazione, in virtù della resa incondizionata avvenuta l’8 settembre 1943.
  3. L’abolizione totale di ogni sovranità statale nazionale.
  4. L’instaurazione di uno “stato di polizia” totalmente asservito all’occupante, sotto la copertura di una pseudo democrazia fantoccio, che proprio a mezzo della recente pseudo-pandemia ha mostrato anche ai cittadini più sprovveduti il suo vero volto tirannico (leggi QUI).

pseudofascisti servi del sistema - Biblioteca del Covo

Tutti questi elementi, che NON erano presenti nel periodo 1919-1925, invece, sono presenti OGGI, motivo per cui è praticamente impossibile utilizzare pedissequamente quella prassi oggigiorno! Dunque, acconsentire ad entrare ufficialmente in politica in questo sistema con le regole che esso impone, di fatto e di diritto equivale semplicemente ad aderire all’antifascismo istituzionale, ad approvare la condizione di sudditanza coloniale e di paese senza nessuna identità politica e culturale, imposta dagli autoproclamatisi “padroni del mondo”; in breve equivale ad accettare di essere i servi di chi ci opprime! Lo stesso Don Ennio Innocenti, nel suo titanico apostolato librario, già nel 2016 aveva pubblicato in proposito la seconda edizione di un lavoro di critica puntuale alla cosiddetta “Costituzione italiana” che risulta fondamentale, proprio sulla scia della “Tesi Biggini” da noi riproposta molto tempo prima e che pur non citandola apertamente ne ripercorreva di fatto le analisi di fondo: qui

Chiarito allora questo punto essenziale, sul quale non si può tornare indietro, tuttavia non bisogna mai e in nessun caso disperare di poter cambiare la nostra situazione di popolo oppresso, poiché, grazie a Dio, una cosa è la tattica politica utilizzata dal movimento fascista in un preciso ed irripetibile frangente storico, un’altra è invece il Fascismo inteso in senso dottrinario, quale filosofia politica senza tempo, nella quale si ravvisano tutto il genio e la lungimiranza di Benito Mussolini. Infatti, proprio perché assolutamente realistica ancorché sommamente morale, la Dottrina del Fascismo prevede che si possa opportunamente agire conformemente ad essa in una miriade di situazioni. Ognuna da trattare “a sé”, dipendentemente dal contesto e senza mai deviare dai propri princìpi ideologici ed obiettivi politici essenziali (leggi QUI). Ciò è esattamente il contrario di quello che, in modo volutamente truffaldino, è stato realizzato fino ad oggi dai troppi cosiddetti “pseudo-eredi” e “falsi amici” di quell’ideale, veri usurpatori nonché quinte colonne del sistema pluto-massonico dominante: ovvero, adattarsi al contesto degradato vigente, abbandonando di fatto i relativi ideali e gli obiettivi ad essi conformi, secondo la precisa volontà del sistema istituzionale antifascista asservito agli occupanti, che non permette altro ai politicanti di turno se non di coltivare l’ego smisurato individuale all’insegna del tornaconto materiale, fregandosene bellamente del benessere morale e materiale del Popolo. Così, secondo quel che abbiamo già rilevato nei nostri scritti (leggi QUI), al fine di avallare la “vulgata antifascista” ed assegnando strumentalmente un valore polemicamente “positivo” (poiché siamo sempre prigionieri di un sistema “relativista”) alle “accuse” dell’antifascismo istituzionale, tali “usurpatori” e “marionette” nelle mani dell’occupante, istituzionalmente proclamati ed a loro volta autoproclamatisi “neo-fascisti” in grazia dei servizi segreti Atlantici, hanno rappresentato (con una ben miserevole sceneggiata tragica!) tutte e singolarmente le caratteristiche mendaci declinate dai loro padroni, cioè quelle che dovrebbero genericamente qualificare agli occhi degli “spettatori” – secondo l’interpretazione messa in scena sul copione “atlantico” – qualsiasi “movimento fascista”, ossia: l’esercizio della violenza vera o presunta, priva di qualsivoglia valenza morale, cavalleresca e chirurgica, ma “esaltata” e riletta positivamente quale sfogo brutale; la rivalutazione del razzismo in chiave suprematista; l’obiettivo della “dittatura militare” di stampo paternalista instaurata dal “capo carismatico”. In tal modo, a mezzo della finta prassi del “doppio profilo” e della riproposizione dei soliti falsi stereotipi triti e ritriti, il risultato politico resta sempre il consolidamento partitocratico sistemico, con una “ala politicante” legalitaria ed un’altra pseudo-estremista, che di fatto coadiuva quella politicante; gli uni “ad intra” dell’aula parlamentare e gli altri “ad extra” della stessa, il cui ruolo istituzionale fittizio viene così legittimato e rafforzato presso la pubblica opinione, anche a mezzo di tali “giochetti”. Una evidente perpetua riproposizione del quadro politico artificioso inveratosi a partire dal 1945, che permette di rimanere saldamente nella cornice realizzata secondo la configurazione prevista e voluta dalle forze straniere atlantiche occupanti il territorio italiano, vera e propria “longa manus” armata dell’ordine plutocratico massonico mondialista, che così detta legge ed opprime di continuo il Popolo italiano. Ovviamente, secondo tali marionette, chi come noi critica radicalmente tale assetto criminale, viene di solito classificato come “pantofolaio”, “inattivo” ed “inutile leone da tastiera”. La politica, col favore di tale squallida pratica partitocratica, di cui gli usurpatori sono una colonna portante, è stata a bella posta degradata esclusivamente a mero esercizio di attività pragmatiche volte a procacciare benefici materiali particolari. Tutto ciò al fine di mettere in ombra, per quasi 80 anni, quel che il Fascismo ideologicamente rappresenta davvero, identificandolo invece con quanto non lo ha mai rappresentato affatto!

La Nostra Civiltà - Biblioteca del CovoChiaramente, giunti a questo punto, per chi dissente davvero ed ha compreso il quadro storico-politico italiano dell’ultimo secolo, è necessario fare una precisa scelta di campo, rispondendo in modo netto ad alcune domande, ossia: si crede o no che il Fascismo possa rappresentare un sistema vitale, anche senza riproporre le irripetibili modalità manifestate a suo tempo nel cosiddetto “regime”? In specifico, si crede o no che il Fascismo ideologicamente sia di più ed oltre del “tipo di governo” espresso in un dato momento storico; di più ed oltre che un semplice “metodo”; di più ed oltre che “paternalismo”; di più ed oltre che mera “retorica nazionalista”; di più ed oltre che un mero “partito politico”? Se lo si crede sinceramente e fermamente, allora risulta impossibile voler ri-partire dal Sistema Fascista senza applicare la già citata “Tesi Biggini”. E per applicare tale “tesi”, che poi è quella dei mistici fascisti di Niccolò Giani (Testi Mistica Fascista), che poi è quella di Benito Mussolini espressa nella “Consegna ai Mistici Fascisti” da noi più volte citata, allora si dovrà considerare necessariamente che una opposizione vera – che non sia dunque addomesticata ed asservita al sistema di potere antifascista vigente – deve tenere fermo che la propria critica totale e generale, dovrà basarsi sulla opposizione integrale allo stesso assetto costituzionale globalista liberal-demo-pluto-massonico messo in piedi dai nemici del popolo italiano e dell’umanità intera. Una critica che, per essere incisiva, credibile e concreta, dovrà confutare interamente gli stessi principi filosofici, politici e prima ancora religiosi su cui tale assetto si poggia, proponendo una alternativa credibile e solida, che noi fascisti de “IlCovo” riteniamo sia proprio quella costituita dal Sistema Fascista. Esso non ha mai avuto quale obiettivo l’instaurazione di una Dittatura perenne basata su uno Stato dispotico, che attua una oppressione generalizzata fondata sulla violenza elevata a regola e lo sterminio dei dissidenti proclamato come legge, ma al contrario vuole instaurare, lo Stato Organico Fascista Corporativo, che eleva tutti i cittadini e membri consapevoli, attivi e volitivi della comunità, poiché basato sulla imperitura Dottrina morale codificata da Benito Mussolini. Il Fascismo, pertanto, non vuole costituire alcuna discriminazione permanente fra razze definite superiori o inferiori – non si sa in base a cosa – bensì ha l’obiettivo dell’integrazione, senza distinzioni fittizie, di tutti coloro che si riconoscono nella Civiltà Fascista, che è spirituale, mediterranea, Romana e Cristiana.

Pertanto, alla luce di tutto quel che abbiamo scritto, risulta ineludibile che il rifiuto netto del sistema di potere vigente debba basarsi sulla critica totale alla filosofia ed alla politica di codesto sistema e che tale assunto, logicamente, prevede l’assoluta contestazione delle cosiddette “carte costituzionali” che di questo sistema satanico sono diretta espressione. Tutto ciò, secondo la nostra opinione, rappresenta il primo e fondamentale passo per ri-costruire quel vero Ordine morale, politico e sociale che nello specifico è rappresentato dal Sistema Fascista, antitetico per fondamenti e finalità a quello criminale attualmente dominante. Ed allora, ulteriore elemento ineludibile ed imprescindibile, è quello di considerare che il Fascismo autentico NON SI ESPRIME AFFATTO secondo gli stereotipi mendaci presentati dall’antifascismo ed attuati dai “falsi fascisti”. La Politica vera si fa principalmente coi contenuti e l’opposizione genuina si esprime in modi diversi da quelli che i nemici si aspettano e che fortissimamente “vogliono” in quanto funzionali ai loro “desiderata”.

Dunque, cari lettori, prima di apprestarci con un prossimo articolo ad affrontare in modo più particolareggiato la spinosa questione sul “Che Fare” nel contesto di cui si è appena detto, la domanda capitale che vi dovete porre, riguarda proprio coloro che si autodefiniscono come “oppositori al sistema”. Costoro lo sono davvero? …oppure, proprio alla luce di quel che abbiamo scritto, rappresentano solo delle pedine che, volenti o nolenti, recitano un copione dettato dagli autoproclamatisi padroni del mondo? A voi la risposta. Noi fascisti del Covo la nostra ve l’abbiamo già fornita.

IlCovo

Nota

1) Ennio Innocenti, “La Gnosi spuria”, Prato, 2013, tomo II, “Dall’Ottocento ai nostri giorni”, p. 419

 

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INCITAMENTO ALLA VITA DINAMICA!

Vita Dinamica Fascista - Biblioteca del CovoCari lettori, nel difficilissimo frangente storico che stiamo vivendo tutti quanti in tutto il mondo, questo scritto, vuole essere un invito rivolto a voi tutti nel seguire fiduciosi e speranzosi la Via della Verità, un “Incitamento alla Vita Dinamica”, « ragione sufficiente » del peculiare e continuo sforzo attuato da noi fascisti de “IlCovo” verso una vita sempre più alta e sempre più piena – sforzo consistente in un’azione energica che ci conduca alla conquista sempre più larga del Mondo – ossia della realtà esterna – e al suo sempre più intimo possesso. Una vita dinamica che non consiste soltanto nell’azione esterna diretta alla « conquista », ma dove la sua parte più vera e sostanziale sta bensì nel fervore e ardore dell’intima vita di « possesso ». In Dio, per esempio, che è Atto Puro ed ha il massimo della vita dinamica, questa è tutto fervore e ardore di intimo possesso e niente azione di conquista, perché Egli tutto già possiede e nulla ha da conquistare. Presupposti di questo nostro discorso – ossia la parte preparatoria della più vera e sostanziale Vita Dinamica, avente però di mira più la « conquista » che il « possesso», più il costruire che il costruito – sono l’Ottimismo circa questa vita terrena; l’Umanesimo diretto a far vivere il meglio e il più abbondantemente possibile ; e, come conseguenza, una Vita Dinamica sia di conquista che di possesso potenziata al massimo. Presupposti troppo importanti, perché sia lecito accontentarci di un semplice accenno; poiché se vi è un argomento in cui bisogna andare fino in fondo è proprio questo, da cui dipende tutta l’ispirazione e la guida della nostra vita vissuta fascisticamente, la quale per essere veramente forte deve essere « consapevole ». Al riguardo, infatti, lo stesso Benito Mussolini scriveva a Michele Bianchi fin dall’agosto 1921… « I soldati che si battono con cognizione di causa sono sempre i migliori. Il Fascismo può e deve prendere a divisa il binomio mazziniano: Pensiero e azione »… e invocava che si creasse al più presto anche la Filosofia del Fascismo, essendo cosa importantissima, per chi vuole fortemente e nobilmente operare, sapere prima bene che cosa vuole, e non potendolo senza essersi formato una «concezione del mondo e della vita » a cui ispirarsi (qui). Sapere le origini, la natura e il fine del mondo e della vita è infatti la condizione prima per farsi un giudizio anche dei loro valori ; valori che, conosciuti, stimolano in noi la volontà di vivere e dirigono nelle giuste vie il suo bisogno di azione; poiché la volontà non si muove mai che per uno scopo di bene, o che crede tale, avendo per norma suprema il principio: fare il bene e fuggire il male. Da ciò consegue la necessità di una speciale scienza, detta “Etica” o “Filosofia Morale”, che, ispirandosi appunto ad una determinata « concezione del mondo e della vita », stabilisca con rigore e in modo esauriente che cosa è bene e che cosa è male, quale è per ognuno il bene da perseguire e il male da evitare, e, tra i tanti beni che si presentano, quali sono da preferire e da fare passare prima, formando così quella che si chiama « scala dei valori » o « gerarchia dei fini ». L’Etica deve prima di tutto stabilire che cosa vale questa nostra vita: essa rappresenta un fertile giardino da coltivare con amore e ardore, oppure una terra sterile e ingrata che è meglio abbandonare disfacendosene al più presto? Qui sta veramente la grande fondamentale questione, dalla cui risposta dipende l’esistenza stessa della “Vita Dinamica”, che dovrà o negarsi oppure abbandonarsi con fervorosa fede al più potenziatore Ottimismo umanistico. Infatti, coloro che pensano la vita essere un beneficio adotteranno una morale positiva e considereranno una condotta da approvarsi quella che la alimenta e la moltiplica; per quelli, invece, cui la vita appare soltanto un continuo desiderare e soffrire ossia come una sventura, la morale più opportuna sarà una morale negativa di annientamento: siccome il termine di una esistenza non desiderabile è la cosa da desiderarsi ciò che produce la fine di essa deve essere vivamente approvato, mentre si devono riprovare e sopprimere tutte le azioni che ne favoriscono la continuità e lo sviluppo in noi e negli altri. Alla base di ogni condotta morale sta, dunque, una questione di ottimismo o di pessimismo: per vivere bisogna aver fede nella vita e amarla; per chi invece è pessimista non vi può essere altra strada se non quella che conduce al nulla: o suicidio violento con un atto disperato, o suicidio lento per mezzo dell’ascetismo buddista; o… ricorrere alla cocaina e all’oppio per sognare e dimenticare.

La Nostra Etica

È chiaro, dunque, che la nostra “Etica di Dinamisti” convinti non può essere se non ottimista, ossia ispirata ad una concezione del mondo e della vita che autorizzi l’ottimismo, e quindi anche umanistica, ossia diretta al nostro più ampio e armonioso sviluppo. Per vivere fortemente la vita come noi intendiamo bisogna amarla con pari ardore, e per amarla occorre aver fede in essa, ossia credere nella sua sostanziale bontà, nella sua intima gioia e nella sua globale sufficienza; poiché se la vita vale veramente la pena di essere vissuta, lo può essere soltanto per l’intima gioia di vivere che essa può dare, cioè quando, e per quel tanto che se ne possiede in atto e per ciò che ancora se ne attende con ferma speranza, ognuno può dire a se stesso che è soddisfatto di essere al mondo, che sente di poter dire di sì alla vita e che è sommamente desiderabile il viverla sempre più e sempre meglio. Tuttavia, per giungere ad un giudizio definitivo sulla bontà della vita non basta fare un bilancio dei beni e dei mali che sono in essa contenuti, e vedere se quel che ne risulta è una somma positiva; ma è necessario chiedersi ancora se esista una speranza (sia pure a lunga scadenza !) che plachi tale bisogno, e che, placandolo, ci faccia godere in pace e bene quel poco o quel molto di buono che la vita ora ci dà, – buono che altrimenti si risolverebbe in tormento e inganno, al pari delle briciole di pane date ogni tanto a chi è roso dentro dalla fame.
 Solo a questa condizione si può essere senza riserva e stabilmente ottimisti, e abbandonarsi alla vita con piena confidenza per spremerne tutto il succo di cui essa è capace. Ma, superato il pessimismo, può presentarsi ancora una seconda alternativa: ed è tra un « misticismo » assolutista che proporrà di disprezzare questa vita non perché essa sia cattiva, ma perché assolutamente infima e trascurabile di fronte ad una futura vita eterna piena di felicità da conquistare, inducendoci a lasciare l’effimero per l’eterno; e un « terrenismo » ugualmente rinunciatario, che ci consiglierà di attenerci alla sola terra che è certa, rinunciando al cielo incerto, dicendo che il desiderio del cielo è anzi una illusione dannosa, buona soltanto a turbare e sminuire il godimento della terra. Tuttavia questo secondo bivio non è più da superare, bensì da girare: ossia, tra i due corni del dilemma… basterà rifiutare ambedue, e scegliere una via di mezzo che ci permetta di godere l’effimero, datoci anch’esso da Dio, senza rinunciare all’eterno; che anzi ci guidi ad illuminare e valorizzare ambedue al massimo con una reciproca compenetrazione e una sublimazione dell’uno nell’altro. Ecco l’Etica che fa per noi! In questo ricostruire una scienza dei valori che non rinunci al Cielo per la terra, ma che anzi si serva del Cielo per vieppiù illuminarcela e rendercela buona, e potenzi maggiormente la vita terrena nel farla sgabello alla vita celeste, non potremo avere altra guida che il pensiero cristiano di marca cattolica e la sua « concezione del mondo e della vita ». Ed infatti, un Italiano Fascista, non potrebbe tollerare contraddizione tra la sua vita dinamica e la sua fede cristiana. Il Fascismo, infatti, per il solo fatto di voler essere genuinamente italiano e di voler potenziare tutto ciò che è italiano, quindi anche l’anima e la tradizione italiana che sono essenzialmente cattoliche, deve avere una sua concezione della vita che, pur essendo dinamica, sia anche decisamente cattolica. Al riguardo risulta estremamente chiaro il pensiero esposto da Arnaldo Mussolini nell’autunno 1931, per l’inaugurazione del terzo anno della Scuola di Mistica Fascista (qui), dove egli, fra l’altro disse: “È necessario accettare tutte le responsabilità, comprendere tutti gli eroismi, sentire come giovani italiani e fascisti la poesia maschia dell’avventura e del pericolo. Non bisogna rinnegare nessuna virtù ideale di carattere religioso e civile. La nostra filosofia non deve essere quella del pessimismo, ma del sano virile ottimismo; e deve superare questa vecchia antitesi nel binomio della nostra volontà e dell’azione.
 La nostra esistenza deve essere inquadrata in una marcia solida che sente la collaborazione della gente generosa e audace, che obbedisce al comando, e tiene fissi gli occhi in alto perché ogni cosa vicina e lontana, piccola e grande, contingente ed eterna, nasce e finisce in Dio. E non parlo di quel Dio generico che si chiama talvolta, per sminuirlo, Infinito, Cosmo, Essenza, ma Dio nostro Signore, creatore del cielo e della terra e del suo Figliuolo che un giorno premierà nei regni ultraterreni le nostre poche virtù e perdonerà, speriamo, i molti difetti legati alle vicende della nostra esistenza terrena. Se l’Italia avrà questa gioventù salda di volontà, chiara di idee, volitiva nei desideri, la sua storia scriverà pagine immortali e gloriose”. E questo suo Ottimismo Dinamico, sano e virile, di marca decisamente cattolica, lo concludeva cosi: “La fede nella vita non deve essere soltanto il sussidio delle grandi ore, ma deve essere sempre presente nelle opere quotidiane, nelle azioni di ogni tempo. La fede è un incentivo a progredire; la fede è come la poesia. Sono le forze che ci spingono verso la vita, verso le speranze che consolano gli spiriti doloranti e danno alle anime le ali verso le altitudini. Sentirsi sempre giovani, pieno lo spirito di queste verità supreme è come sentirsi in uno stato di grazia. Solo così si può esser pronti a degnamente vivere e degnamente morire”. Ecco perché, ancora una volta invitiamo tutti quanti voi che ci leggete, a qualsiasi Popolo o Nazione apparteniate, a CONOSCERE IL FASCISMO! …vera e sola Rivoluzione politica dello Spirito capace di salvare il Mondo!

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In memoria di Benito Mussolini, nel 77° anniversario!

Testamento Mussolini - Biblioteca del CovoIN MEMORIA DI BENITO MUSSOLINI, DUCE DEL FASCISMO, PROFETA DELLA TERZA ROMA, PADRE DELLA PATRIA ITALIANA, NEL 77°ANNIVERSARIO DELLA SUA UCCISIONE. CHE LE TUE PAROLE PROFETICHE (leggere QUI!) SIANO DI SPRONE AL NOSTRO POPOLO, DI MONITO AI SUOI NEMICI, DI SPERANZA PER TUTTE LE NAZIONI! …DUCE, IL MONDO TI DARA’ RAGIONE!

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