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(O)perazione (N)egazionismo da parte dei (G)overni: la tragica sceneggiata continua!

Risultati immagini per schiavitùProsegue la farsa – che si confonde con la tragedia – della menzogna planetaria come metodo di assoggettamento e di oppressione di nazioni e popoli. A tener banco continuano ad essere le associazioni private patrocinate dai governi della N.A.T.O.  che di fatto si rivelano uno strumento di pressione e di attuazione dei piani della plutocrazia globalista e che sono esattamente il contrario di ciò che proclama la loro sigla “Organizzazioni Non Governative“. Esse, attraverso un indegno mercimonio, guadagnano FIUMI di danaro e allo stesso tempo consentono il piano di assoggettamento politico-economico scientemente organizzato ed attuato di quella che fu l’Europa ( ONG, ECCO A CHI VANNO I SOLDI DELLA “UE”).  Eccovi alcuni approfondimenti (che non troverete mai nei media ufficiali, TUTTI mentitori spudorati asserviti alla plutocrazia usuraia) e che riguardano tale indegna sceneggiata, rivestita di “umanitarismo” fasullo che NEGA la vera realtà dei fatti:

RASSEGNA STAMPA

Risultati immagini per negazionismoMa, in tema di “memoria corta”, ricorrendo la “giornata del ricordo”, anche altri negatori si spendono in indegne strumentalizzazioni politiche e disgustose speculazioni pseudo-storiche sugli STERMINATI italiani, vittime a suo tempo della PULIZIA ETNICA titina (ebbene sì!) iniziata già nel 1943, e proseguita a lungo, fino al famoso “esodo” delle popolazioni Istriano-Dalmate, che di fatto rappresentò una DEPORTAZIONE. I cosiddetti “eredi dei partigiani”, nell’anno del Signore 2019 (!!), negano che lo sterminio degli Italiani ad opera degli Slavo-Comunisti sia mai avvenuto! Ma tale NEGAZIONISMO, ovviamente, non è colpito da nessun provvedimento di polizia! Anzi! Si organizzano apposite conferenze (Foibe, i familiari delle vittime: “Cancellate il convegno di Parma”) proprio per NEGARE la realtà storica, testimoniata anche dagli stessi cadaveri ESTRATTI dai ricercatori sui siti di alcune della tante fosse comuni a cui sono state adibite le cavità carsiche giuliano-dalmate denominate Foibe, a testimonianza simbolica dell’avvenuta mattanza. Gli Italiani trucidati sono decine di migliaia, una pulizia etnica variata in proporzione alle zone interessate. MA gli odierni “PARTIGIANI” della centesima ora della cosiddetta “A.N.P.I.”, POSSONO NEGARE QUELLO CHE VOGLIONO. La realtà è che le “leggi a senso unico sul negazionismo”, sono solo dei pretesti di natura politica per tappare la bocca agli avversari di turno dello status quo, prima ancora di essere delle idiozie giuridiche. Infatti, questi “neo-partigiani negatori”, vengono e devono essere svergognati dagli argomenti e dalla storia! Cosa che dovrebbe valere anche per gli stolti che negano l’avvenuta persecuzione degli ebrei. Come diciamo da sempre, è bene che nella ricerca storica debbano parlare i FATTI ED I RICERCATORI, NON I GIUDICI E LE POLIZIE! Ma si sa: questo è il “regime liberale e democratico” dove le leggi non sono mai uguali per tutti e dove alcuni sono sempre più “uguali” di altri! Ecco alcuni approfondimenti:

RASSEGNA STAMPA

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FASCISMO CONCEZIONE POLITICA RELIGIOSA!

simbolo art. stato fasc.

Nella ricorrenza del novantesimo anniversario della firma dei “Patti Lateranensi”, stipulati l’11 febbraio 1929, la “Biblioteca del Covo” ripropone ai lettori il nostro scritto sul FASCISMO COME CONCEZIONE POLITICA RELIGIOSA (QUI), che risulta fondamentale tanto per la comprensione integrale della Dottrina fascista, quanto in relazione alla vera natura dei rapporti politico-ideologici tra il regime di Mussolini e la Chiesa Cattolica Romana. Come scrisse il filosofo fascista Armando Carlini“il Fascismo è il principio di una nuova sintesi politica e culturale, in cui, prendendo a paragone un’ellissi, la tradizione romana dell’autorità sia politica che ecclesiastica, rappresenterà i due fuochi.” Dunque, come avevamo già rilevato in un precedente articolo (QUI), Fascismo e Cattolicesimo costituiscono entrambi i “fuochi dell’ellisse”,  le sole e vere autorità rappresentanti universalmente la Civiltà Romana e italiana, l’una nel dominio temporale, l’altra in quello spirituale, poiché ambedue traggono origine dalla medesima Filosofia Spiritualista e dalla stessa Civiltà …e, dulcis in fundo, non a caso, entrambe globalmente avversate ed attaccate senza esclusione di colpi dagli stessi nemici!

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Ed in verità, il regime mussoliniano storicamente qualificò il Fascismo a livello ufficiale, in tutte le circostanze, come “concezione politica religiosa integrante il cattolicesimo romano”, benché negli ultimi anni, sulla scorta dell’interpretazione storiografica del ricercatore antifascista Emilio Gentile, tale aspetto venga confuso volutamente dagli storici contemporanei con l’ambiguo e fuorviante concetto di “religione della politica”, nel solco di quella che già fu la definizione del liberale Don Luigi Sturzo (non a caso fondatore del Partito popolare e padre della “democrazia cristiana”) che qualificava erroneamente il Fascismo come “statolatria pagana” in concorrenza ed in contrasto, sia sul piano religioso che sul piano dei valori morali, con la Chiesa Cattolica. Quel che abbiamo rilevato nella nostra ricerca focalizza brevemente i nodi salienti di tale importantissima questione, fornendo elementi qualificanti che smentiscono in modo risolutivo un tale pregiudizio immotivato e le forzature interpretative connesse ad esso. Ai nostri lettori non resta che scaricare gratuitamente il testo ed a noi, invece, non rimane che augurare loro una buona lettura!

IlCovo

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La Biblioteca fascista del Covo!

 

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La collana editoriale “Biblioteca del Covo – scritti dottrinali e politici del Fascismo”, dal 2013 ristampa opere del P. N. F. e dei principali teorici fascisti del Regime, inerenti documenti originali del “ventennio”, spesso assai rari, libri ormai tutti fuori catalogo sul mercato editoriale e non sempre di facile consultazione nelle biblioteche pubbliche. Testi che è necessario salvare e divulgare per la loro importanza ai fini della corretta comprensione storica e politica del regime mussoliniano. Una necessità per tutte le menti libere e pensanti, che mostra il carattere dell’assoluta inderogabilità in un epoca come la nostra, segnata dal crollo generalizzato delle utopie fallaci dei regimi marxisti e dall’odierna e irreversibile crisi materiale e morale prodotta dai sistemi liberali con la globalizzazione. Fenomeni che hanno favorito lo sviluppo di una “nuova egemonia” politico-culturale; dove il marxismo filosofico-politico ha ceduto il passo al dogma del “progressismo democratico”, che nelle sue varie forme, da quelle figlie del “liberalismo classico” a quelle vicine alla social-democrazia, permea ormai l’intera società occidentale, generando l’ennesimo assioma antifascista indiscutibile. Dove all’ombra di tale pensiero unico, viene imposta codesta presunta “verità calata dall’alto” e dove l’apparente scontro tra la “scuola liberale” e quella “marxista” (relativa alla “vulgata antifascista” di defeliciana memoria), si è andato esaurendo in una diversa ma sempre martellante demonizzazione del fenomeno fascista, i cui effetti nefasti, come ci mostra in modo desolante l’attualità recente, si manifestano addirittura nel varo di apposite norme legislative persecutorie. Leggi di fatto limitanti la libertà di pensiero (qualifica negata da chi gestisce il potere costituito, che ha deciso in modo arbitrario di considerare il Fascismo sempre e solamente un “crimine” e giammai quale pensiero politico legittimo), evidentemente frutto di decisioni prese da un potere politico arrogante e timoroso, il cui intento palese è quello di intimidire gli studiosi indipendenti. Tutto ciò al fine di impedire gli sviluppi di una seria ricerca come la nostra, che faccia piena luce sulla natura e gli scopi del movimento mussoliniano, senza pregiudizi e moralismi ipocriti di sorta e senza indulgere verso false interpretazioni precostituite di comodo, favorevoli agli odierni equilibri della politica. Pubblicando altresì studi storici originali relativi all’ideologia del Fascismo, la “Biblioteca del Covo” fornisce in tal modo un’autorevole strumento di conoscenza e riflessione storico-politica indipendente, un unicum nel panorama editoriale italiano, europeo e mondiale, apprezzato anche in ambito accademico internazionale; un ausilio indispensabile nel campo della ricerca storica e politologica sul Fascismo, capace di produrre prove documentate e oggettive che contribuiscono ulteriormente a rendere identificabili univocamente i tratti ideologici essenziali dell’identità fascista, senza perciò indulgere in interpretazioni contingenti frutto di propaganda politica interessata ai fini di strumentalizzazioni di tipo elettoralistico.

Sul sito dell’editore LULU.COM è possibile visionare tutti i titoli attualmente disponibili, usufruendo fino al 7 febbraio 2019 dello sconto del 50% sulle spese di spedizione inserendo il codice ONESHIP.

 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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LA “GIORNATA DELL’AMNESIA”: quegli ebrei sterminati “scomodi” e ignorati da tutti!

Risultati immagini per amnesiaI lettori assidui della “Biblioteca del Covo” conoscono bene le nostre inchieste in merito alla cosiddetta “Giornata della memoria” et similia (l’ultima, in ordine di tempo è QUI). Abbiamo, da sempre, denunciato la strumentalità di tali “date comandate”, che purtroppo risultano essere lontane anni luce da ogni intento realmente pedagogico-educativo positivo, riducendo il tutto a forzoso indottrinamento di massa. Poiché tale evento è in realtà degradato a cavallo di Troia della peggiore politica, per veicolare interessi di parte, a tutto danno di quella memoria, che pure, ipocritamente, si dice di voler “onorare” e che invece, di fatto, è volutamente ignorata, a mezzo della parzialità unilaterale dei fatti raccontati che non rende giustizia né alla verità storica né alle vittime. In tal modo, la versione diffusa ufficialmente risulta tendenziosa e pertanto falsata, mostrando di conseguenza quanto i gestori ufficiali di tale evento mediatico siano totalmente indifferenti alla reale dimensione morale dell’ “insegnamento basato sulla storia”. Ogni fatto risulta distorto, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore, falsificato a bella posta, per stabilire la permanenza del pregiudizio ideologico antifascista, atto a garantire ad alcune fazioni di interesse politico ed economico, la possibilità di rimanere saldamente al comando del sistema che ci governa.

Basandoci sul fondamento della nostra attività, che è primariamente da sempre la ricerca critica della verità storica dei fatti, senza perciò indulgere in falsi moralismi di sorta, vogliamo quest’anno dare ulteriore seguito alle nostre ricerche. Come di consueto, noi fascisti de “IlCovo” non ci limitiamo ad affermare un assunto, ma lo dimostriamo e lo mettiamo in pratica. Ebbene, vogliamo occuparci, dal punto di vista storico, delle vittime. Coloro che davvero, fuori dalla speculazione politica e propagandistica, hanno subito la violenza dell’ingiustizia ed hanno patito persecuzione e morte, a causa di pregiudizi e in virtù della funzione sociale di “capri espiaotori” assegnata loro da alcune “elites” al comando.

Nella valutazione critica dei fatti, non possono mancare le considerazioni sulla proporzionalità e sulle differenze concrete che ne determinano una diversa analisi sia in sede di giudizio storico che riguardo il giudizio morale. Ad esempio, lo sterminio è diverso dalla segregazione; l’espulsione di una minoranza è diversa da una persecuzione sistematica; la discriminazione politica è diversa dalla deportazione di massa; una campagna politica è diversa da una campagna militare o poliziesca; e così di seguito. Se queste valutazioni sono necessarie dal punto di vista storico per comprendere i fatti e analizzarli correttamente, risultano ancor di più fondamentali nelle Scienze Politiche, per comprendere il fine primo ed ultimo di tali atti. Si tratta di tradurre in pratica la “legge generale” in merito alle Cause di un atto ed ai suoi effetti. Seguendo rigidamente questa impostazione, possiamo dire con fermezza e rigore che, come abbiamo già abbondantemente dimostrato, le “Leggi per la difesa della razza Italiana”, emanate nel novembre del 1938 dal governo Fascista, appartengono senza ombra di dubbio alla categoria della “Campagna politica”, che ha generato una discriminazione all’interno delle stesse categorie oggetto delle leggi, anch’esse considerate dal punto di vista politico. Oggetto di quelle leggi era la distinzione tra quelli che venivano considerati pienamente cittadini Italiani, avendone i titoli, e tutti gli altri soggetti considerati quali “stranieri”. Tutti i “non-italiani” erano considerati “stranieri”. I titoli per esser considerati italiani, e dunque non essere separati dai detentori della piena cittadinanza politica, erano contemplati e rinvenibili in elementi politici non razziali (si legga al riguardo il nostro studio su RAZZISMO FASCISTA E QUESTIONE EBRAICA). Alla definizione giuridica di “cittadino straniero” seguiva una separazione pratica e una considerazione di “cittadinanza apolide” se il cittadino permaneva all’interno del territorio nazionale, negli altri casi l’obbligo di emigrare fuori dal territorio metropolitano italiano, ma non dalle colonie. Gli apolidi, nel caso dei cittadini ebrei, venivano considerati come una comunità straniera. Quindi, soggetti a restrizioni particolari in vari ambiti, ma capaci di dotarsi di propri istituti autonomi vigilati dallo Stato.

Diverso è il caso inerente le “Leggi per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” (qui), ove vi è una definita e netta separazione razziale tra la comunità tedesca e tutte le altre, a cominciare da quella ebraica. I principi informatori delle due leggi qui prese in esame, erano sostanzialmente e nettamente diversi. In un caso, quello Fascista, si partiva da una polemica politica, quella anti-sionista (vedere qui); nell’altro, quello nazionalsocialista, si partiva da un principio razzistico strictu e latu sensu. Le considerazioni morali, in base a tali fatti pocanzi descritti, sono entrambe negative. I motivi, però, sono radicalmente differenti. Il Governo Fascista sacrificò una parte della stessa minoranza ebraica, sull’altare della “ragion di stato” e della difesa e sviluppo della sua rivoluzione, essendo convinto dell’ostilità dell’ebraismo internazionale che, secondo Mussolini, dopo la guerra etiopica, si muoveva in una prospettiva decisamente antifascista, arrivando dunque a tali provvedimenti sia per motivi di politica interna che di politica estera, ossia la necessità di consolidare l’avvicinamento alla Germania, unico grande paese a voler intrattenere rapporti di amicizia col regime mussoliniano dopo il 1936, in un contesto internazionale isolazionista nei confronti dell’Italia fascista (vedi R. De Felice, “Mussolini il duce – lo stato totalitario” pp. 312 / 318). Così, attaccando la minoranza ebraica italiana a motivo del pericolo politico dovuto all’infiltrazione sionista nella comunità suddetta, pericolo le cui basi avevano dei riscontri oggettivi che lo rendevano più credibile, il Regime aveva dato adito all’emanazione di leggi “esclusiviste”, non “inclusiviste”, ovvero che partivano da un presupposto di discriminazione “generale”, per poi concedere la possibilità di significative “eccezioni”, invece che partire da un presupposto di esenzione generale, per poi escludere solo i presunti non integrati. Tale impostazione infelice fu frutto proprio di quella condizione di strumentalità che rivestivano i suddetti provvedimenti e diede adito alla pubblicistica dell’epoca di dare alcune prove di deprecabile zelo (si veda il caso del “Manifesto degli scienziati razzisti”). Di tale impostazione delle leggi, fa menzione anche un documentario storico trasmesso dalla Rai: Ebraismo e fascismo

Discorso diverso va fatto per le leggi tedesche di Norimberga, che partono da un presupposto netto, razzistico e persecutorio, strictu e latu sensu.

Detto ciò, come logica premessa a quanto andremo a dimostrarvi, le conseguenze di atti come quelli posti in essere dalla Germania nazionalsocialista non potevano essere diverse da quelle poi inveratesi. Ma Risultati immagini per NAZICOMUNISMOin pochi si sono posti una domanda capitale: da quale pregiudizio sociale è scaturita la campagna razzistica antiebraica in Europa e nel mondo? Presso quale ambito politico aveva trovato per prima cittadinanza lo stereotipo dell’ “ebreo strozzino, ladro, avido di danaro, commerciante infido”, ecc. ecc. ? Da quale concezione  politica proviene primariamente tale retorica ? Ebbene, proviene dal pregiudizio SocialistaNoi, come Associazione “ilCovo”, abbiamo più volte trattato dell’antiebraismo Socialista, intavolando anche dibattiti con alcuni Marxisti odierni (vedere “Karl Marx, La questione Ebraica, 1843“, nella discussione presente qui ). Ebbene: fu l’apostata Karl Marx a formulare la teoria sociale razzistica nei confronti non solo degli Ebrei, ma della religione strictu sensu. Attraverso questa teoria, si è arrivati alla base del pregiudizio sociale antiebraico che ha alimentato in vari modi gli altri Socialismi, da quello tribale-nazional-razziale tedesco a quello economico sovietico. Non è affatto un caso che il partito che Hitler fini col dirigere, ma che non aveva fondato, si chiamasse NazionalSOCIALISTA. Come non è un caso che Himmler abbia studiato i metodi di repressione di Lenin e il sistema concetrazionario comunista, con la relativa Polizia politica. Così come non è casuale che l’alleanza Nazi-Sovietica del 1939, abbia determinato la prassi della pacifica consegna di ebrei ai Nazionalsocialisti (quali prigionieri, dopo la concomitante invasione della Polonia. I Sovietici, all’epoca, nemmeno impedirono che i Nazionalsocialisti perseguitassero gli ebrei polacchi), e che, nel dopoguerra, l’Unione Sovietica abbia attuato un proprio piano di sterminio degli Ebrei in Russia e nei territori da essa occupati (di questo specifico evento si occupa l’ebreo  Louis Rapoport in un libro-inchiesta  che si intitola “La Guerra di Stalin contro gli ebrei”). Dunque, gli ebrei all’epoca erano di già perseguitati, concentrati ed eliminati in quanto “nemici di classe”. Così come tutte le altre minoranze religiose presenti nell’U.R.S.S., additate ugualmente quali “nemiche del proletariato”. Rapoport, nel suo minuzioso studio, ci ricorda che proporzionalmente la minoranza ebraica in Russia fu probabilmente la più perseguitata in assoluto, con circa 600.000, diconsi SEICENTOMILA morti. MORTI DI CUI TUTTI I GENDARMI DELLA MEMORIA DISTORTA ED A SENSO UNICO SI DIMENTICANO, PUR VOLENDO CELEBRARE LA “GIORNATA DELLA MEMORIA”. In tal senso, risulta di già odioso l’aver dato un contenuto razziale a tale giornata, ovvero “ricordando” esclusivamente solo una delle tante minoranze colpite durante l’ultima guerra mondiale. Ugualmente odioso è il “ricordare” avendo riguardo esclusivamente per i “numeri” delle vittime, concependo una gerarchia prioritaria di senso quantitativo, che si focalizza quasi esclusivamente sulla minoranza ebraica. Ma quanto più è odioso che si “ricordino” in modo strumentale ed esclusivamente le vittime cagionate da una sola parte politica! Infatti, le stesse vittime di religione giudaica, seppur eliminate per ordine di un “carnefice diverso” (in realtà complementare, come abbiamo visto) non hanno avuto diritto ad essere ricordate! In un articolo di cui suggeriamo la lettura (qui), si parte proprio da questo presupposto: la “selettività della memoria”, che ne determina immancabilmente la doppiezza e la strumentalità politica. Questo fa il paio con l’esecrabile pratica di tacere a bella posta gli innumerevoli atti del regime fascista rivolti alla salvaguardia degli ebrei internazionali perseguitati dall’alleato tedesco (qui), “ricordandone” invece solo i torti, veri o presunti, allo scopo esclusivo di parificare ideologicamente il Fascismo ed il nazismo, creando così la categoria artificiosa e falsa del nazi-fascismo. Tutto ciò evidenzia in modo inoppugnabile come il sistema politico pluto-massonico antifascista al potere non consideri affatto la Storia quale maestra di vita; ma quale indispensabile pretesto, un presidio irrinunciabile per la propria propaganda politica, rivolta a mantenere inalterati gli equilibri di potere ad esso più congeniali. Tali circostanze condannano senza appello tutta l’ipocrita e fasulla impalcatura mediatica legata alle ricorrenze di questo genere; nenie pretestuose degradate a vuote celebrazioni retoriche, con tanto di “commozioni a comando”, il cui inconfessabile intento è esclusivamente quello di USARE i morti per fini politici, che con la dignità umana e la giustizia non hanno nulla a che vedere! Per questo ribadiamo ancora una volta che Noi fascisti de “IlCovo”, ricordiamo e DENUNCIAMO l’ipocrisia di chi non ha mai avuto interesse per i valori morali, ma solo per il potere ed eventualmente la “borsa valori “. Oggi più che mai, soltanto la verità ci può rendere davvero LIBERI!

Riproponiamo qui la sintesi delle domande del pubblico convenuto alla nostra recente presentazione de “L’Identità Fascista – Edizione del decennale”. All’interno delle tematiche trattate, è stata dedicata un’ampia discussione proprio sul tema oggetto di questo articolo. Ecco un presidio per la diffusione della Verità:

 Sintesi delle domande del pubblico
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IlCovo

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IL FASCIO LITTORIO: simbolo unico del Fascismo!

il Fascio littorio simbolo del Partito Nazionale Fascista.

Potrà sembrare incredibile e surreale, ma oltre 70 anni di menzogne storiografiche e messinscene politiche compiute dal sistema pluto-massonico antifascista (anche a mezzo di tutte le marionette di destra, centro e sinistra ai suoi ordini) nel tentativo di seppellire definitivamente in ogni modo i contenuti veraci del messaggio ideologico di cui era latore il movimento delle camicie nere, sono quasi riuscite ad occultarne definitivamente il vero e fondamentale significato ideale, in base al quale il gruppo politico rivoluzionario fondato e guidato da Benito Mussolini,  si auto-denominò Fascismo, contribuendo a cambiare la storia universale dell’umanità,

Ma perché quegli uomini si sono qualificati come fascisti? Perché il loro richiamo continuo alla Civiltà di Roma, all’unità della società ed alla giustizia sociale? Ebbene, nonostante quelle testé esposte rappresentino le domande più elementari che qualunque mente pensante, scevra da preconcetti e desiderosa di conoscere seriamente e comprendere il Fascismo prima di giudicarlo, logicamente si pone, le corrette risposte a tali interrogativi, sono proprio quelle alle quali, in virtù della mistificazione propagandistica operata dagli avversari del Fascismo, ben difficilmente le masse sono in grado di pervenire. Infatti, attribuendo alla parola “fascismo” qualsiasi significato nefando, confondendolo a bella posta col nazismo tedesco (annullandone volutamente in tal modo l’originalità politica) creando dal nulla il concetto storicamente irrealistico e ideologicamente falso di “nazi-fascismo”, anche col concorso attivo dei gruppi della destra radicale cosiddetta “neofascista”, che si sono prestati attivamente ad alimentare tale equivoco fuorviante (in definitiva è questo il ruolo assegnato dal sistema demo-plutocratico a questi gruppetti politicamente marginali ed emarginati), si sono smarrite tutte le coordinate politico-ideologiche per qualificare correttamente l’autentico messaggio politico fascista. Dunque, va detto a chiare lettere che gli uomini di Mussolini si qualificarono come fascisti avendo essi riconosciuto che i valori politico-sociali nei quali essi si identificavano, erano tutti espressi e racchiusi mirabilmente in un’unico glorioso simbolo, retaggio della nostra imperitura Civiltà italiana, erede prima di Roma: il Fascio littorio!

Come ha scritto lo storico antifascista Emilio Gentile nel suo libro più famoso, “Il culto del littorio”, qualche studioso ha sostenuto che la sovrabbondanza di simboli nel fascismo proverebbe la sua carenza ideologica. Ma una simile interpretazione riduttiva e fuorviante, sottovaluta la funzione e la potenza del simbolismo politico, poiché nella religione, come nella politica, il simbolo è sempre un’interpretazione della vita condensata in un oggetto, in una parola, in un’immagine, in un comportamento, in un luogo o in una persona. Ebbene, proprio il Fascio littorio e solo il Fascio littorio, per tutta una serie di particolari motivi che cercheremo di esporre brevemente, era in grado di condensare in una icona il fine politico del fascismo mussoliniano, quello di pervenire ad una nuova politica, ad un Uomo nuovo, una nuova Italia, in breve ad una Nuova Civiltà Universale nel solco della NOSTRA CIVILTA’ ITALIANA.

Un littore dell’antica Roma.

Ma partiamo dal principio. Due tradizioni erano diffuse a Roma sull’origine del fascio: una lo riteneva autoctono, un’altra lo ricollegava all’Etruria fissandone poi in età tarda la provenienza dalla città di Vetulonia; tale tradizione sarebbe confermata dalla scoperta fatta nella necropoli vetulo­niese di una insegna antichissima di ferro formata da una bipenne infissa in un fascio di verghe, datata alla seconda metà del VII secolo a.C. ed è il più antico fascio che si conosca. Secondo Livio e Dionigi i capi della dodecapoli etrusca avrebbero avuto diritto a 12 fasci corrispondenti alle 12 città federate; però i monumenti che rappresentano magistrati etruschi accompagnati da littori sono tutti di età romana e risalgono al massimo al III secolo a.C. A Roma il fascio sarebbe passato in età assai antica e forse è da accettare la tradizione che ne fissa la venuta durante il periodo di influenza o dominazione etrusca sull’Urbe (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo). Esso è certamente anteriore alla Repubblica perché le fonti lo considerano come attributo regio pas­sato poi ai magistrati supremi repubblicani. Il fascio romano (fascis) quale è riprodotto in una serie ricchissima di monumenti e quale lo descrivono le fonti, è costituito da un certo numero variabile di verghe (virgae) di olmo o betulla e da una scure (securis) assicu­rate a un bastone che ne costituisce il nucleo e ne forma l’impugnatura. Esso è alto da un metro a un metro e mezzo. Il numero e la grossezza delle verghe decresce dalla epoca repubblicana alla imperiale in cui esse perdono la loro funzione di strumento di giustizia. La legatura è fatta con una correggia di cuoio rosso per mezzo di avvolgimenti orizzontali alternati da pas­saggi obliqui o incrociati; essa procede dal basso in alto lasciando in alto un cappio per appendere il fascio. La scure è sempre collocata nella parte inferiore del fascio; il suo manico termina in un pomo a testa umana o di animale; la lama è di forma varia, quasi sempre inguainata in una custodia di pelle che serve a conser­varla e a proteggere il littore. I littori sono funzionari subalterni della categoria degli apparitores che rimanevano in carica a vita ed erano riuniti in corporazioni. Essi portavano sempre lo stesso genere di abito indossato dal magistrato; erano vestiti di toga a Roma e indossavano al campo il sagum rosso sopra la tunica. L’etimologia della parola littore è probabilmente da licere, cioè citare, far comparire il reo dinanzi al magi­strato. Il fascio era poi usato come strumento di giustizia: le verghe servivano per le pene minori, la scure per la pena capitale. Originariamente il magistrato poteva esercitare la giustizia a discrezione; poi il suo potere fu limitato al territorio fuori della città e solo allora i suoi fasci pote­vano portare la scure; i fasci con la scure potevano anche essere introdotti in città, in occasione del trionfo e quando occorreva punire un delitto di parricidio; in questo caso l’esecuzione, affidata ai littori, aveva luogo nel Foro. Per i delitti privati il magistrato, e quindi i littori, non intervenivano. Oltre che strumento di giustizia il fascio era l’insegna del magistrato che l’amministrava e poi prese il signifi­cato generico di insegna di potere. Accompagnando il magistrato i littori procedevano allineati tenendo il fascio sulla spalla sinistra e un bastone nella destra con cui allontanavano la folla; essi non abban­donavano il magistrato in nessuna circostanza. Il fascio era adorno di alloro in occasione di vittorie e quando il magistrato era proclamato imperator; i fasci dell’imperatore erano sempre laureati; il lauro è però comune anche nei fasci dei magistrati inferiori. Nei funerali il fascio si portava rovesciato. Il littore, oltre che ministro di giustizia, era anche apportatore di libertà: quando uno schiavo era proclamato libero il littore del magistrato che presiedeva la cerimonia lo toccava con una speciale verghetta (vindicta o festuca) alla presenza del magistrato stesso e del padrone, pronunciando una formula rituale. Oltre a quelli dell’imperatore e dei magistrati vi erano altre due categorie di littori: quelli curiatii che pare fossero di spettanza del pontefice massimo e che convoca­vano il popolo nei comizi e quelli dei vicomagistri che annunziavano le feste religiose da loro indette. Il numero dei fasci spettanti a ciascun magistrato era rigorosamente stabilito: sappiamo dalle fonti che il re ne aveva 24, il dittatore 24, i consoli 12, il pretore 6 (nella provincia ove esercitava la pretura). I promagistrati avevano lo stesso numero di fasci dei magistrati corrispondenti se il loro grado era però equivalente (p. es. gli ex—pretori che fungevano da proconsoli non ne avevano 12 ma 6). L’imperatore aveva 12 fasci con l’attributo perenne dell’alloro; Augusto e Domiziano ne ebbero anche 24. I magistrati municipali, gli augustales, i seviri avevano fasci più piccoli e privi di scure. Dopo la caduta dell’impero romano, il fascio sparisce, per risorgere, come tanti ricordi, col rifiorire degli studi umanistici, adorna figure simboliche dell’autorità statale e delle virtù pregiate dei magistrati; compare per­fino negli stemmi gentilizi (card. Mazzarino). Nuova voga ebbe nella rivoluzione francese, che si professava emula dei valori della Res-publica romana, nonché negli stati italiani da essa sorti, ma era di forma ibrida e la scure divenne un’alabarda nel mezzo delle verghe. Comparve poi talvolta nei fasti del nostro Risorgimento per indicare unità e libertà. Risorse come simbolo augusto nazionale quando BENITO MUSSOLINI lo adottò per insegna del movimento da lui fondato (1).

Il Monumento alla Vittoria di Bolzano.

Emblema fondamentale della nuova “era fascista” inau­gurata dalla marcia su Roma, il fascio litto­rio fu il nucleo portante della capillare stra­tegia simbolica di cui il regime fascista si servì nella propria azione di nazionalizzazione del­le masse e di sistematica penetrazione delle coscienze. Il termine «fascio», utilizza­to da Mussolini già nel 1915 per designare il suo raggruppamento interventista (Fasci di azione rivoluzionaria), venne ripreso dal­l’esperienza della sinistra post-risorgimen­tale, per esprimere un tipo di raggruppamento spontaneo caratte­rizzato da un’«unione di forze, piú o meno omogenee, ma tenute fortemente insieme da vincoli ideali e disciplinari, in vista di fi­ni comuni da raggiungere» (B. Mussolini, «Fascismo», in Enciclopedia Italiana, Roma 1932-X). Già prima della fondazione del P.N.F., il sim­bolo del fascio cominciò a diffondersi rapi­damente nell’iconografia fascista assieme a numerosi altri riferimenti all’esperienza del­la romanità. Ancora all’inizio degli anni ven­ti, nell’utilizzo fascista del fascio littorio con­tinuavano a convivere strati di senso diret­tamente riconducibili alla cultura del radi­calismo di sinistra, come la tendenziale va­lenza antimonarchica evocata dallo stesso Mussolini nel discorso di Bologna del 3 mag­gio 1921: «Il nostro simbolo non è lo scudo dei Savoia; è il Fascio littorio, romano e an­che, se non vi dispiace, repubblicano». La successiva storia del simbolo coincide in gran parte con le vicende del processo totalitario attraverso cui il fascismo giunse a con­quistare, con il monopolio del potere, «il pie­no controllo dell’universo simbolico dello Stato». Nel gennaio del 1923, a pochi mesi dall’in­sediamento del governo presieduto da Mus­solini, «il fascio littorio, simbolo di Roma an­tica e della nuova Italia» fece il suo esordio ufficiale sul retro delle monete da 1 e 2 lire, come «segno imperituro dell’avvento del fa­scismo al potere». L’incarico di ricostruire l’originaria versione romana dell’emblema fu affidato a un archeologo di regime, il sena­tore Giacomo Boni, che all’« aspetto arbi­trario» e deformato assunto dal fascio litto­rio nella simbologia rivoluzionaria e risorgi­mentale – con una scure o un’alabarda, sor­montata da un cappello frigio, in cima alle verghe – contrappose un modello raffigu­rante un fascio di verghe con una scure col­locata lateralmente. In questa veste, con un decreto del 12 dicembre 1926 il fascio litto­rio venne dichiarato emblema dello stato, a compimento della dinamica di progressiva fascistizzazione delle istituzioni dal quale era nato il nuovo regime. A partire da quel momento, il processo di capillare diffusione del simbolo del nuovo potere non conobbe limiti e confini: oltre che sulle monete e sui francobolli, gli italia­ni lo avrebbero rimirato sui documenti uffi­ciali, sugli edifici pubblici, sulle uniformi, sui libri, sui cartelloni pubblicitari e persino sui tombini. Per il fascismo al potere, l’em­blema del littorio assunse un significa­to addirittura religioso come espressione del­la tradizione sacra della romanità (2).

Tanto che, nella prima parte del documento cardine del pensiero politico fascista, ossia la DOTTRINA DEL FASCISMO, al punto numero XIII, viene espressamente affermato in modo lapidario quanto segue: Il Fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore d’istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l’uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo dell’unità, della forza e della giustizia (3).

Fasci littori al Congresso degli Stati Uniti.

Ma purtroppo, nell’era dell’antifascismo pluto-massonico imperante, siamo costretti ad assistere, anche in questo caso, all’ennesimo scempio della nostra memoria ed alla suprema delle beffe contro la nostra storia. Infatti, i “gestori per conto terzi” della repubblica antifascista Italy-ota, voluta dall’invasore anglo-americano (tutt’ora occupante incontrastato!) non hanno mancato di legiferare ad hoc per scoraggiare ed impedire l’uso del Fascio Littorio da parte dei cittadini italiani e così compiacere servilmente i desiderata del padrone atlantico, ben sapendo che tale simbolo viene invece usurpato indegnamente proprio da chi ci vuole obbligare a cancellare in casa nostra la nostra stessa Civiltà, come mostra la presenza di due giganteschi Fasci Littori che spiccano vistosamente al Congresso degli Stati Uniti d’America.

Stemma dell’Ecuador.

Stemma della Francia.

Sebbene questo non sia l’unico esempio in cui tale icona sia tutt’ora utilizzata ufficialmente come emblema pubblico di rappresentanza nazionale. Dall’Europa alle Americhe, all’Africa, il Fascio littorio è presente in tutti i continenti. Per ironia della sorte, anche la Repubblica francese, da sempre alfiere dell’antifascismo di maniera, nel suo stemma è anch’essa rappresentata da… un Fascio Littorio! Insomma, come disse “QUALCUNO” che sapeva bene quel che affermava… NEMO PROPHETA IN PATRIA SUA! …in questo caso, più che forzatamente! Eppure, se c’é un simbolo diffuso a livello planetario, capace di rappresentare pienamente ed efficacemente il senso della Dottrina del Fascismo, piaccia o meno a lor signori antifascisti di tutte le risme, di tutti i colori e di tutte le latitudini, questo non è lo svastica, tantomeno la croce celtica o la fiamma, né alcun altro  utilizzato dai suoi avversari palesi o travestiti da amici, ma solamente ed esclusivamente il Fascio littorio, che fu, è, ed in tutti casi sarà sempre il simbolo unico del Fascismo!

IlCovo

NOTE

1) In “Dizionario di Politica a cura del Partito Nazionale Fascista”, antologia, volume unico a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, Lulu.com, 2014, pp. 226 – 227.

2) In “Dizionario del fascismo” a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto, Torino, 2005, pp. 517 – 518.

3) In “La Dottrina del Fascismo”, terza edizione riveduta, 1942, ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, Lulu.com, terza ristampa, 2018, p. 18.

 

1 Commento

ECCO PERCHE’ TEMONO IL FASCISMO !

 

Come avevamo già anticipato (QUI), qualcuno dei nostri lettori più distratti, magari, potrebbe ancora non scorgere il nesso che lega imprescindibilmente i fatti di cronaca politica recentissima, alla infinita guerra mediatica scatenata dal sistema pluto-massonico contro la concezione politico-economica e morale del Fascismo, nonostante che questa ufficialmente venga sempre descritta dai “padroni del discorso” come superata e morta, sorpassata e squalificata da tutti i punti di vista (sempre secondo quanto ci dicono i “loro” manuali di Storia) in quanto detentrice, a parere dei “soloni liberal-democratici”, del primato assoluto di concezione volta al male in tutti i campi del vivere umano, dunque un male a tutto tondo, o come ossessivamente lo chiamano lor signori antifascisti, un “male assoluto”!

A nulla, per codesti ipocriti, vale la prima e più logica delle obiezioni che si può muovere loro, ovvero, che non si capisce da quale pulpito si permettono di fare la predica moralistica contro il Fascismo, pur sostenendo a spada tratta il “dis-ordine” politico cosiddetto liberal-democratico, fondato sul privilegio di una ristretta minoranza di speculatori finanziari sanguisughe, che, tanto all’ombra del potere politico ufficiale dei vari parlamenti fantoccio, quanto dei principali mezzi di comunicazione, ormai tutti degradati a servili succursali del loro potere infausto, riempiendosi la bocca di altisonanti e vuoti proclami teorici inneggianti alla libertà ed ai diritti (ma più concretamente le tasche di profitti illecitamente estorti con la frode e gli inganni a danno dei cittadini) perpetuano da decenni e su scala planetaria crimini e ingiustizie innumerevoli, ben più gravi di quelli da essi attribuiti al regime di Mussolini. Ma non c’é niente da fare, quel che conta per la cricca antifascista demo-pluto-massonica globalista è conseguire l’obiettivo della damnatio memoriae  e della cancellazione del Fascismo quale ideale politico positivo e di strettissima attualità.

Mentre tutto ciò, almeno a noi, risulta essere sempre più chiaro, appare ugualmente in tutta la sua evidenza – come dimostrano le odierne reazioni isteriche del sistema antifascista e delle sue cosiddette istituzioni “democratiche” – che una parte consistente del popolo italiano NON ODIA AFFATTO e non ha mai odiato il Fascismo e nemmeno Benito Mussolini (1). Difatti, a meno di voler ritornare all’accettazione acritica della propaganda bellica degli Alleati e della “vulgata marxista”, nessun serio studio storico recente nega l’evidenza di un dato: che durante il “regime di Mussolini” milioni di Italiani furono ENTUSIASTICAMENTE Fascisti, anche durante la guerra 1940-43, così come lo furono pure nella successiva tragica e luttuosa stagione fratricida della guerra civile, imposta dai nemici anglo-americani nel 1943-45. Il volontarismo di quel biennio non ha conosciuto uguali in nessun’altra fase della storia post-unitaria (2). Inoltre, fu il Generale britannico Alexander, come riportato anche da studiosi ex militari inglesi, ad affermare che la “Resistenza” fosse un elemento marginale, all’interno della Campagna d’Italia, di cui gli invasori anglo-americani si sono serviti per facilitare la disgregazione del tessuto politico nazionale dell’Italia invasa (3). Ugualmente acclarato è il fatto che la postilla costituzionale inerente il “divieto di ricostituzione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito Nazionale Fascista” sia stata voluta dai vincitori anglo-americani della Seconda guerra mondiale, risultando così presente sia tra le clausole armistiziali del 1943 che in quelle del “trattato di pace” siglato a Parigi nel 1947, entrambi imposti con la forza all’Italia, sicché palesemente essa non scaturì mai da chissà quale “volontà popolare” liberamente espressa dal popolo italiano, ma da un ordine indiscutibile impartito da governi stranieri e occupanti ( così recita l’articolo 17 del trattato: L’Italia, la quale, in conformità dell’articolo 30 della Convenzione di Armistizio, ha preso misure per sciogliere le organizzazioni fasciste in Italia, non permetterà, in territorio italiano, la rinascita di simili organizzazioni, siano esse politiche, militari o militarizzate, che abbiano per oggetto di privare il popolo dei suoi diritti democratici.(4) Dunque, è evidente che il “sentimento anti-fascista” indotto da decenni con tutti i mezzi per volontà degli invasori anglo-americani, sta a fondamento della “repubblica nata dalla Resistenza”, ma non si fonda sul comune sentire del popolo italiano. Tale sentimento è stato artatamente instillato, su mandato degli occupanti stranieri, a mezzo della corrotta casta politico-intellettuale ad essi asservita e da essi destinata a controllare e condizionare la vita politico-sociale della nostra Nazione, la cosiddetta “intellighenzia antifascista”, di destra, centro e sinistra ( senza escludere le propaggini estreme “sinistre” e “destre”) che si è avvalsa di tutti gli strumenti di potere che le sono stati forniti, ovvero la possibilità di legiferare ad hoc e di gestire l’informazione e la cultura del nostro popolo secondo i desiderata dei padroni stranieri.

Tra questi strumenti di cui si è avvalso il governo occupante a mezzo dei suoi “lacchè indigeni”, va inserita, necessariamente, anche la campagna sanguinaria e fratricida dello stragismo dei cosiddetti “anni di piombo”, nell’ambito della “strategia della tensione”. Non siamo solo noi fascisti de “IlCovo” ad affermarlo, bensì decenni di inchieste giornalistiche e giudiziarie che certificano inoppugnabilmente l’eterodirezione da parte dei democraticissimi servizi segreti italiani, a loro volta diretti da quelli statunitensi, delle cosiddette “stragi fasciste” e “brigatiste rosse”, utili per mantenere gli equilibri politici stabiliti dai vincitori anglo-americani della Seconda Guerra Mondiale, funzionali al compito attribuito alla suddetta intellighenzia di galoppini locali per continuare a instillare divisioni politiche e odio fratricida tra gli italiani (5).

Ma, concretamente, cosa temono davvero i plutocrati-burattinai da un Fascismo ovunque non più esistente dal 1945, né come regime governante né quale forza politica operante sul territorio ? Dopo più di 70 anni di propaganda antifascista martellante e menzognera, cosa li spaventa ancora a tal punto da ritenere insufficienti tanto le lusinghe corruttrici del potere partitocratico quanto le minacce coercitive del potere giudiziario, arrivando al culmine di dover provare a fare ricorso addirittura anche al divieto legale della diffusione dei principi teorici di un’ideale che, stando a quel che ci raccontano da decenni, risulterebbe formalmente senza seguito e senza alcuna speranza di trovare consensi? Ebbene, non volendo fare ricorso a lunghissimi tomi né, tantomeno, riproporre tutto quello che al riguardo abbiamo scritto negli ultimi cinque anni, riteniamo che questo breve sunto tratto dal testo ELEMENTI DI ECONOMIA E DI DIRITTO CORPORATIVO scritto nel 1940 dal filosofo fascista Michele Federico Sciacca, possa svelare con esattezza l’arcano del perché di tanto accanimento!

I presupposti dell’ordine corporativo.

Il Corporativismo è il sistema veramente italiano, il primo ordine economico nato in Italia dalle condizioni culturali e politiche della nostra Patria, che per la prima volta, formula un sistema tutto proprio di concepire l’ordine economi­co ed i vari problemi che ad esso sono connessi. Si fonda su presupposti filosofici che vanno cercati nella fi­losofia italiana del nostro glorioso Risorgimento. Nella prima metà del Secolo XIX i nostri maggiori pensatori, Galluppi, Rosmini, Mazzini e Gioberti, reagendo sia all’Illuminismo francese, sia all’idealismo tedesco, s’ispirano al nostro tradizionale spiritualismo. Combattono sia l’indi­vidualismo e l’utilitarismo materialistico della filosofia illuministica, che portavano al conflitto degl’interessi; sia il soggettivismo e il panteismo tedeschi che questo conflitto elevavano a norma di vita e a legge della storia. In nome di un Cattolicesimo rinnovato, essi riven­dicano la necessità della fede, il primato dell’unità morale e l’eternità del vero. Pur senza isolarsi dal fer­mento del pensiero moderno da Cartesio ad Hegel, anzi penetrandone le più profonde esigenze, riescono a portare un nuovo alito di vita nella nostra millenaria civiltà romano-cattolica. Sono davvero « i grandi Maestri della nuova Italia, che bol­larono gli imitatori dei francesi, degli inglesi e dei tedeschi, restituendo gli italiani alla loro missione storica e riavvezzandoli a pensare e ad agire con la propria testa ». La verità non è figlia del tempo, ma è madre del tempo: è luce che gui­da gli uomini e le cose, pur senza identificarsi con gli uomini e con le cose. Essi si appellano sempre ad una fede etica e religiosa, che, al di sopra delle negazioni di­sgregatrici, unisce gli uomini, sudditi e cittadini della stessa Patria, ministri dello stesso Dio, obbedienti agli stessi ideali. Dal punto di vista dello spiritualismo italiano i problemi sollevati dall’Illuminismo e dal­l’Idealismo tedesco vengono posti e risolti sotto una nuova prospettiva. Il pensiero italiano accetta il con­cetto organico della società e dello Stato contro l’indi­vidualismo della Rivoluzione francese, ma senza dege­nerare nella statolatria dello Hegel; considera lo Stato come sovranità etica, ed agente in tutti gli aspetti della vita nazionale contro la dottrina liberale dello “Stato assente e male necessario”, ma pone la sovranità e il con­tenuto etico dello Stato alle dipendenze di un mondo morale che trascende qualunque Stato, perchè trascende la storia, pur operando nello Stato e nella storia dei popoli; rifiuta l’antistoricismo illuministico, ma respin­ge il concetto della Storia come Dio terreno ed unico, concetto che finisce per negare la stessa storia; fa suo il principio della libertà dell’uomo e del cittadino, ma evitando di confondere la libertà con l’arbitrio del sin­golo o con l’assoluta autonomia della volontà, cioè con una libertà che non è propria dell’uomo: respinge il principio dell’ordine naturale che necessariamente diri­ge l’uomo e le cose con un meccanismo che esclude ogni finalità, come respinge la concezione dialettica di que­sto ordine, la quale non lo nega affatto come tale, an­che se gli dà un nuovo significato dinamico, e instaura, al posto di una concezione meccanica della natura u­mana e fisica, una concezione finalistica, nella quale la storia diventa realizzazione d’ideali eterni di verità e di bene e non lotta di forme storiche che si distruggono a vicenda, e la necessità meccanica un mondo illumi­nato dalla Provvidenza divina; respinge ancora, con il con­cetto dell’ordine naturale, l’altro, ad esso connesso, del­l’homo oeconomicus, sostituendovi il con­cetto dell’uomo soggetto spirituale che, dei bisogni eco­nomici si serve come mezzo per la realizzazione dei fini morali, religiosi e politici. Così, il pensiero italiano del secolo XIX, sviluppando i valori della nostra civiltà, come pensiero romano e cattolico, prepara al mon­do una civiltà nuova.

Il contenuto ideale dell’ordine corporativo.

Il Fascismo è il continuatore, diretto del nostro glo­rioso Risorgimento. Senza il Risorgimento, il Fascismo diventerebbe inesplicabile. I problemi che il Risorgimento aveva lasciato inso­luti hanno trovato la loro soluzione nel Fascismo. Con il Fascismo, il Risorgimento italiano continua operante e vivente. Nell’ordine corporativo agiscono, infatti, i concetti filosofici del nostro pensiero del secolo scorso; e i problemi politici, economici e sociali, sorti nel frat­tempo, sono risolti dall’ordine corporativo alla luce di quei concetti speculativi. Certo l’ordine corporativo non s’intenderebbe senza il liberismo, il socialismo del Marx e il sindacalismo del Sorel, ma ciò è vero soprattutto nel senso che il Cor­porativismo rappresenta la soluzione — nel campo economico, politico e sociale — dei problemi aperti da queste dottrine, soluzione operata però contro queste ideologie e in armonia con i principi ideali del nostro pensiero del Risorgimento. In altri termina, per quel che riguarda i problemi econo­mico-sociali, l’ordine corporativo rappresenta il sistema economico, che, muovendo dai concetti fonda­mentali dello spiritualismo del Ri­sorgimento, si è davvero sostitui­to alla concezione meccanica del­l’ordine naturale del liberismo ed ha instaurato una concezione spiri­tuale dell’uomo in generale e dell’attività economica.  In questo senso, l’ordine corporativo, oltre ad essere il primo sistema italiano di economia, è anche il primo sistema economico veramente originale, sorto dopo quel­lo liberale. Vediamone, in breve, il contenuto ideale. Il tratto fondamentale del liberismo economico era la naturalità del­l’ordine economico, realizzato dall’interesse e­goistico dell’individuo. Quando l’istinto del torna­conto personale è debole, i soggetti economici sono au­tomaticamente eliminati in base al principio della selezione naturale. Al contrario, il tratto fondamentale dell’ordine corporativo è la negazione della naturalità dell’ordine economico e del presuppo­sto che esso si realizzi per mezzo dell’istinto egoistico degli individui. Secondo la concezione corporativa, gl’individui anche come soggetti economici non sono mossi soltanto dal loro tornaconto, ma da bisogni spirituali: si servo­no dell’attività economica come mezzo pei i loro fini idea­li, cioè per realizzare i valori dello spirito. A fondamen­to dell’attività economica per il corporativismo non c’è, dunque, un ordine meccanico mosso dall’egoismo, ma un ordine finalistico, che i singoli soggetti spirituali ten­dono a realizzare. L’individuo non è uno dei tanti anel­li che formano la catena della naturalità, ma è forza spirituale, che include nella sua attività le altre forze, assoggettandole e dirigendole verso i suoi fini ideali. Lo scopo che nell’attività economica egli si prefigge è di trovare i mezzi più adatti alla realizzazione dell’ordine economico, il quale però non è fine a se stesso, ma rien­tra in uno dei tanti mezzi necessari al raggiungimento di valori morali, sociali, politici e religiosi, che costi­tuiscono la vera spiritualità dell’uomo. La vita dell’uomo è un dovere che si concretizza in particolari doveri. Come è un dovere cercare la verità, il bene, Dio attraverso la fede, cosi è un dovere realizzare l’utile e l’ordine economico. L’attività eco­nomica pertanto non si determina per l’impulso cieco e meccanico dell’istinto egoistico, ma si svolge per il pungolo interiore del dovere, per quel senso di obbligatorietà, che ogni uomo deve sentire di creare i mezzi adatti alla esistenza fisica sua e degli altri, in una parola, della società e sempre come mezzo per il miglioramento spirituale. Come, però, nella ri­cerca della verità e nel raggiungimento del bene, l’uo­mo, pur dovendo sentire il dovere di conoscere il vero e di praticare il bene, non può con le sole forze della ragione e della volontà attuare questi fini supremi, ma ha di bisogno della Luce e della Provvidenza divine; così, per adempiere ai suoi doveri economici, sociali e politici ha di bisogno dello Stato. L’uomo, non più ato­mo di un aggregato, ma cellula vivente di un organismo sociale, non può adempiere ai suoi doveri verso la so­cietà, senza che faccia parte dello Stato, che è per i singoli la garanzia suprema ed indispensabile del conse­guimento dei loro doveri sociali. L’ordine economico sociale è, dunque, ordine politico e, se non è tale, è distrutto. Senza lo Stato non ci può essere ordine so­ciale, e, dunque, nemmeno ordine economico. I singo­li disperderebbero la loro attività, farebbero prevalere di nuovo l’istinto sul dovere. Se la società, invece, co­stituisce (e deve costituire) un ordine, ciò avvie­ne perchè lo Stato disciplina l’attività dei singoli e la pone a servizio di fini universali. Gl’individui in tal modo, come soggetti realizzatori di questi fini, sono sog­getti spirituali viventi nello Stato, che è forza spirituale capace di elevarli, mediante il sistema dei mezzi (tra cui l’ordine economico) ad enti spirituali. Lo Stato è, dunque, il garante dell’ordine sociale in generale, l’or­ganismo che rende morali i singoli soggetti, imponendo loro una disciplina. È il concetto dello Stato educatore, tanto vicino al nostro pensiero del Risorgi­mento dal Cuoco in poi e molto lontano dal meccanismo naturale e dallo Stato agnostico e neutrale del liberalismo, dall’educazione industriale del List, dalle utopie socialiste e democratiche e dal materialismo del Marx! Lo Stato corporativo o fascista è un’autorità spiritua­le, che contribuisce a rendere i cittadini soggetti spiri­tuali, autorità presente e vivente nei singoli, a cui ripu­gna il neutralismo liberale, perchè la neutralità nel mon­do dello spirito è tradimento. Lo Stato Fascista rappresenta, dunque, un perfezio­namento rispetto allo Stato liberale, «perchè riconduce sotto la sua sovranità i fattori economici, così capitali­stici che operai, che non soltanto non avevano una disciplina legale, ma agivano, per di più come forze contrarie allo Stato » In altri termini, « l’in­teresse economico del cittadino, avuto un posto nell’ordinamento giuridico, perde l’aspetto di una for­za quasi naturale, primitiva, cieca, e assume l’aspetto vero di forza so­ciale; importantissima, fondamentale, forza sociale, ma una delle com­ponenti della vita sociale e dello Stato ». Il corporativismo poggia, dunque, sulla nuova concezione dello Stato Fascista. Esattamen­te è stato detto che « Corporativismo e Fascismo sono termini che non si possono dissociare » (Mussolini).

Lo scambio internazionale e la condanna dell’interna­zionale liberale e socialista.

Il liberismo economico, come sappiamo, basandosi sul principio che le leggi dell’economia, come le leggi del­la fisica, non hanno nè confini nè patria, considerava il mercato internazionale come assolutamente libero o af­fidava al giuoco della domanda e dell’offerta la ricomposizione dei momentanei squilibri della bilancia com­merciale. L’ordine corporativo, invece, nega la natura­lità delle leggi economiche e non riconosce il principio del meccanismo degli equilibri. Con maggiore senso della concretezza storica dell’economia e in base al con­cetto finalistico e spirituale dell’ordine economico, esso condanna l’organizzazione internazionale liberale dell’economia e propugna l’intervento dello Stato nella disciplina della bilancia com­merciale. Il socialismo trasferisce il presupposto internazionalista del liberismo dal campo economico al campo politico e assegna all’internazionale operaia lo scopo di distruggere la società capitalista. L’ordine corporativo nega in pieno anche l’internazionale socialista. A differenza del commercio interno, che trova nel­l’ordine corporativo l’autodisciplina delle categorie sen­za che lo Stato sia esso stesso soggetto economico, nel commercio internazionale, secondo l’ordine corporativo, il solo soggetto economico è lo Stato, perchè soltanto lo Stato, nei rapporti con l’estero, può garantire la piena rispon­denza tra l’ordine interno della produzione e il com­mercio internazionale. L’ordine corporativo annulla, pertanto, (una volta rifiutato il prin­cipio dell’equilibrio meccanico della bilancia com­merciale) il libero scambio con l’estero, che è uno dei postulati del sistema liberale. Con ciò l’ordine corporativo non fa sua la tesi del protezionismo, come per esempio, è stata formulata dal List. Nell’economia nazionale del List e della sua scuola, la protezione dell’industria na­zionale è concepita come una fase transitoria di politica economica fino a quando detta industria abbia raggiunto uno sviluppo tale da rientrare senza pericoli nel meccanismo economico internazionale. Il Corporativismo, invece, nega tale meccanismo ed afferma che l’ordine e­conomico è sempre ordine politico. Non si tratta di modificare il sistema, ma di sostituirlo radicalmente. Lo Stato, con il costituirsi unico soggetto economico nei rapporti economici internazionali, non ha di mira la protezione di una determinata industria, ma la difesa del sistema totale dell’economia nazionale, in modo da sta­bilire una bilancia internazionale tale che la Nazione non sia debitrice degli altri Paesi, cioè che essa non si avvii verso un progressivo impoverimento. Infatti, se la bilan­cia commerciale di uno Stato è sfavorevole, lo Stato è co­stretto, per coprire l’eccedenza delle importazioni, a mandare all’estero metalli o divise, cioè a diminuire la ricchezza nazionale, togliendo la base aurea alla moneta cartacea. La diminuzione della riserva aurea fa perdere alla moneta la base del suo valore e la espone alla speculazione e all’egemonia dei Paesi finanziariamente più forti. Tale debolezza economica e finanziaria si ri­solve in debolezza politica e porta non alla collaborazio­ne tra le varie Nazioni, ma all’egemonia di una Nazione sulle altre. Ecco ciò che il liberismo non considerava, immaginandosi un mondo, che, governato dagli egoismi contrastanti dei vari Paesi, ad un certo momento, per un taumaturgico meccanismo, si trovava tutto equilibrato e pacificato. È precisamente questo meccanismo, nei rapporti in­ternazionali, o nel commercio interno, che nega l’or­dine corporativo, e con un più vivo senso della realtà, sa benissimo che esso, proprio in base al principio del­la selezione naturale, si risolve nel predominio economi­co e politico degli Stati forti sugli Stati economicamente meno dotati. Da qui la necessità, posta dall’ordine cor­porativo, che lo Stato disciplini gli scambi con l’esterno mediante il controllo delle dogane e con l’incoraggiamento della produzione nazionale. L’espe­rienza ha dimostrato che, con la protezione e gl’incorag­giamenti dello Stato, noi abbiamo impegnato e vinta la battaglia  del grano e ci siamo resi autonomi in altre sfere di produzione. Il protezionismo, come è in­teso ed applicato dallo Stato corporativo, è suscitatore e potenziatore delle risorse e delle energie nazionali. Quanto abbiamo detto è la premessa necessaria per realizzare il principio dell’autarchia economica, che oggi è la parola d’ordine dello Stato Fascista, perchè è la condizione indispensabile della nostra indipendenza politica; che, con l’altro dell’equilibrio della bilancia commerciale, attua lo Stato corporativo come unico soggetto economico dei rapporti internazionali. Nè l’autarchia significa isolamen­to economico della Nazione rispetto alle altre e dunque restringimento della sua espansione economica, in quanto l’autarchia si riferisce soltanto alle materie indispensabi­li per le esigenze della vita nazionale, ma non agli altri innumerevoli prodotti, di cui l’importazione può conti­nuare compensata dalle esportazioni dei mezzi nazionali. Nell’autarchia l’ordine corporativo raggiunge il suo ul­timo fine, perchè realizza la potenza economica e politi­ca della Nazione.

…ecco le parole la cui attualità sconvolgente, a quasi 80 anni dalla loro stesura, rendono chiaro cosa temono davvero i pluto-massoni globalisti e tutti i loro servi. Nessun nazi-fascismo, nessuna dittatura o tirannia, nessuna proclamazione di razze superiori o inferiori, nessuna salvaguardia di interessi di classe o di parte… invece è evidente, dalla serena lettura di quanto appena osservato nel precedente documento, come essi paventino esclusivamente l’avvento di una nuova CIVILTA’ POLITICA UNIVERSALE! …capace di scardinare e sradicare i loro principi materialistici e individualisti; un nuovo modello politico in grado di sostituire il sistema del libero scambio incentrato sullo sfruttamento capitalistico a vantaggio della minoranza di sanguisughe plutocratiche, con il sistema nazionale e popolare retto dallo Stato Etico Corporativo, capace di instaurare una nuova concezione spiri­tuale dell’uomo e dell’attività economica… non più, dunque, la dittatura della legge del mercato e dello spread che arricchisce la cricca degli speculatori finanziari, gettando il popolo nella disperazione, ma l’imperio della legge morale, dello Stato etico fascista, che armonizza gli interessi di tutte le categorie allo scopo di tutelare il bene materiale e morale di tutta la collettività nazionale… ecco svelato il mistero di una speranza che non riescono ad uccidere nè a debellare, nonostante decenni di tonnellate di fango gettati  sul suo buon nome, perché desiderio connaturato alla nostra natura umana fatta di spirito e materia che anela al bene ed all’equilibrio, perché vissuto quotidiano radicato nello spirito della nostra civiltà, che è nazionale ed universale ad un tempo, come lo fu Roma, perché è esso stesso in continuità con ROMA, ecco svelato il mistero del fascino eterno del Fascismo… l’ideale “ufficialmente morto” che non morrà mai!

IlCovo

NOTE

(3) Esemplari al riguardo le ammissioni dello storico militare antifascista, nonché ex ufficiale britannico durante la campagna d’Italia, Eric Morris nel suo libro “La guerra inutile”, Milano, 1995;  Qui un indignato Nicholas Farrell, nel ricordare che la vittoria della campagna d’Italia è stata ottenuta dagli anglo-americani, si domanda retoricamente se …”non è ora – dopo 70 anni – di affrontare una semplice verità, che la Resistenza in Italia era completamente irrilevante dal punto di vista militare”.

(4) Cfr. Armistizio Cassibile ( qui ): articoli 29, 30, 31, 33; dove l’articolo 30 recita testualmente: Tutte le organizzazioni fasciste saranno, se questo non è già stato fatto, sciolte. Il governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive per l’abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento e internamento del personale fascista. Per il testo del Trattato di pace di Parigi del 1947 vedi ( qui ).

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2018, SEMPRE DI PIU’ E SEMPRE MEGLIO!

Rapporto annuale

Carissimi lettori della “Biblioteca del Covo”, anche l’anno appena trascorso è stato un anno di grande crescita ed in tal senso di soddisfazioni per il nostro blog, possiamo anzi affermare che fino ad oggi è stato quello in cui siamo cresciuti maggiormente, grazie alla vostra assidua frequentazione di questo nostro piccolo spazio virtuale dedicato primariamente alla verace conoscenza ideologica del Fascismo ed al confronto con la realtà politica contemporanea, analizzata alla luce dell’etica e della morale fascista. In tal senso, come chi ci legge assiduamente ormai ha ben compreso, possiamo certamente affermare che il nostro piccolo blog rappresenta davvero uno spazio di analisi e confronto politico-culturale assolutamente unico nel panorama mondiale.

Con gli auguri per un anno sereno, all’insegna del vero cambiamento, quello che peroriamo senza sosta, “IlCovo” è lieto di condividere con i suoi lettori il rapporto dell’attività annuale.

La media annuale è in crescita inarrestabile; praticamente raddoppiamo sempre i lettori di anno in anno. Per un totale di quasi 89.500 visitatori unici dall’apertura del blog; anche quest’anno, rispetto all’anno passato, abbiamo aumentato costantemente la media: nel 2018 siamo arrivati quasi a 25.000!

Questo senza dimenticare il nostro archivio d’eccellenza costituito dal Forum “IlCovo.”

Sito costantemente visitato, con iscritti e visitatori unici sempre in aumento: con un totale di 408.285 visitatori unici ; e con l’impressionante cifra di 11.203.726 di visite !!!!!

I 10 articoli più letti e diffusi nel 2018, segno che la nostra attività ottiene il risultato sperato, sono i seguenti:

  1. LA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA: BASE DELLA DISTRUZIONE!
  2. La Dottrina
  3. La Civiltà fascista
  4. ERMINIO SOMMARUGA – L’EROE DI “MARSALA del 24 luglio 1943!
  5. 22 luglio 1943: PALERMO CADE…COMBATTENDO!
  6. Il Metodo Massonico per “inviare messaggi “subliminali”… a chi non ha più coscienza di sé e del mondo reale!
  7. 75°ANNIVERSARIO DELLO SBARCO-INVASIONE DELLA SICILIA: FINALMENTE LA VERITA’!
  8. La Dottrina Fascista: la Rivoluzione Morale di cui il mondo ha bisogno!
  9. DEGRADARE L’IDENTITA’ FASCISTA A SOCIALISMO NAZIONALE – ennesima trama delle “correnti politiche funzionali allo “status quo” demoplutocratico
  10. LA PROFETICA DENUNCIA DEI FASCISTI EBREI CONTRO IL SIONISMO

Inoltre, la nostra piccola “voce” di autentici fascisti si fa “sentire” sempre più anche in tutto il mondo, utilizzando sempre e solamente la lingua italiana! Questi i paesi che, quest’anno, hanno più visualizzato il nostro blog, in ordine decrescente per numero di visite:

Italia
Stati Uniti
Regno Unito
Brasile
Francia
Spagna
Germania
Russia
Canada
Svizzera
Argentina
Colombia
Grecia
Ucraina
Irlanda
Ecuador
RAS di Hong Kong
Cina
Malta
Belgio
Portogallo
Australia
Finlandia
Perù
Paesi Bassi
Messico
Israele
Norvegia
Austria
Romania
Tunisia
Cile
Giappone
Sudafrica
Svezia
Repubblica Ceca
India
Danimarca
Portorico
Croazia
Unione Europea
Bolivia
Slovenia
Uruguay
Indonesia
Bulgaria
Panamá
Filippine
Ungheria
Polonia
Slovacchia
Albania
Corea del Sud
Nuova Zelanda
Repubblica di Macedonia
Vietnam
Moldavia
Singapore
Turchia
Thailandia
Costa d’Avorio
Marocco
Serbia
Montenegro
Gabon
San Marino
Lituania
Città del Vaticano
Senegal
Lussemburgo
Armenia
Bosnia ed Erzegovina
Monaco
Bielorussia
Venezuela
Repubblica Dominicana
Honduras
Congo-Brazzaville
Mozambico

All’inizio di questo anno, dunque, con grande fiducia siamo sicuri che sapremo coinvolgervi sempre più, sia per i contenuti che vi sottoporremo, che per le novità in programma.

Grazie dai fascisti de “IlCovo”!

…E AVANTI! …VIVA IL FASCISMO, VIVA BENITO MUSSOLINI !