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MONSIGNOR VIGANO’ E LA BATTAGLIA PER LA CIVILTA’ E LA VERITA’!

Cari lettori, come abbiamo scritto di già (qui), nel tempo presente la figura di Monsignor Viganò si staglia come un faro di luce veritiera tra le tenebre in cui vogliono precipitarci i seguaci del nuovo ordine mondiale che, dopo decenni di manovre occulte e di pervicace infiltrazione nelle alte gerarchie vaticane, hanno creato una vera e propria contro chiesa, oscenamente assurta al rango di vera ed esclusiva ufficialità a capo della quale hanno messo formalmente il loro referente esecutivo, Bergoglio, i quali negano di fatto la tradizione apostolica ed il magistero bimillenario della vera Chiesa Cattolica Romana di cui indegnamente usurpano il nome. Al riguardo, siamo pienamente d’accordo con la denuncia di tale esecrabile manovra fatta dall’unico gerarca cattolico che ha avuto pubblicamente maggiore determinazione e coraggio nel condannare questa triste situazione senza tentennamenti a mezzo di numerosi messaggi per iscritto ed in video. Proprio in qualità di mistici fascisti, poiché riteniamo tale Crociata per la Civiltà e la Verità pienamente in linea con la nostra battaglia politica e morale (qui), consideriamo pertanto giusto diffonderne il video-contenuto anche sul blog della nostra associazione, quantunque noi fascisti de “IlCovo” siamo ben lungi dallo sposare la linea editoriale del canale VisioneTV che per primo l’ha diffusa. Buona visione! 

IlCovo

 

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COMPRENDERE MUSSOLINI!

MUSSOLINI DUCE - Bibioteca del Covo

“Siamo finalmente un popolo per opera di Mussolini”.

Ogni tanto la storia vede l’Uomo di eccezione quasi venuto apposta per risolvere il problema dello Stato come un fatto morale che tutto sovrasta e a tutti si estende. Tale Uomo pare investito della missione di portare ordine, giustizia e armonia dov’è l’oscuro e il caotico. L’Uno che vale per molti: Mussolini. Chi vive nei ristretti limiti della cronaca non comprende Mussolini. E chi non Lo comprende Lo combatte. Ma chi Lo vede dalle prospettive della Storia, chi Lo incontra sulle vie dell’eterno e dell’infinito, Lo scopre e Lo intende giganteggiare come costruttore d’un’epoca. Lo Stato autoritario è per Mussolini l’applicazione delle leggi dell’ordine cosmico nelle leggi dell’ordine umano. Autorità significa provvidenza non schiacciamento. Democrazia è l’ordine umano affidato al più pericoloso nemico, l’io che ignora Dio e giura sulla più grande delle illusioni, il potere illimitato dell’uomo. Mussolini è contro i partiti e le divisioni del popolo perchè ha vivo il senso dell’universalità e palpitante il senso dell’unità e perchè riconosce nella missione dell’uomo lo sforzo che lo metta nei migliori rapporti con Dio. La civiltà vera è l’accordo tra il proprio e il non proprio che infine è l’accordo tra l’uomo e Dio. La Rivoluzione di Mussolini è basata su questo accordo che non riconoscono e combattono gli uomini e gli Stati dell’esclusività egoistica. Può la ricchezza degli uomini e degli Stati privilegiati impedire il corso della storia di Mussolini? Non lo può, perchè la potenza dell’orgoglio umano ha dei limiti oltre i quali interviene sicuramente la potenza divina o dell’invisibile per contenerla od infrangerla. Mussolini è il solo della sua categoria. Egli è tutto suo, è tutto completo come Capo, tutto di originale fattura come Condottiero. Gli sono favorevoli i giudizi della mente e del cuore. Lo avversa chi vive solo dell’oggi, ma chi ripensa il passato e sa che l’avvenire ne è il continuo ritorno sotto forme nuove sente che Egli è l’uomo imposto dai fati della rinascita del mondo. Non si capisce bene Mussolini se non si coglie la Storia sulle direttive dell’Eterno. La vera grande Storia è rivelatrice di Dio. Il segreto della grande Storia è l’adempimento di un’alta giustizia. La missione di Mussolini appartiene a questo segreto. L’opera di Mussolini ci fa credere che al disopra di noi e della nostra materialità vive un mondo di ordine e di armonia divina di cui essa ci pare l’archetipo vivente. Certo che non ha origini terrene quel bene morale che Mussolini cerca di attuare con la Sua azione nella vita associata degli uomini e degli Stati. La comprensione storica di Mussolini è necessaria all’educazione degli italiani. Non basta amarlo. Bisogna anche comprenderlo al disopra delle opinioni comuni. Comprendere Mussolini significa conoscere i doveri del nuovo tempo. Significa soprattutto trascendere e dimenticare i piccoli interessi particolari e farsi un abito di eroismo morale per le contingenze della vita quotidiana. Mussolini rappresenta la vita eroica che evita in ogni istante di divenire vita comune, vita borghese, vita che spegne le sue facoltà creatrici. La politica di Mussolini è arte e religione insieme; dirige, educa, unisce; innalza il concetto dell’uomo; rende la vita degna di essere vissuta. La fede di Mussolini ha la vastità dell’oceano e la profondità del cielo. E’ una fede che sgomenta i mediocri uomini della società moderna. Mussolini è Uomo universale nel senso sublime della parola perchè e profondamente italiano. Il più grande amico e collaboratore di Mussolini, il tempo. Il Suo più grande nemico, la stoltezza, l’illusione. Egli è il primo Uomo di Stato che instaura in mezzo al popolo e tra i popoli la temibile sovrana potenza della Legge morale che cancella divisioni, antagonismi e ingiustizie. Questo basta a improntare di sè non un secolo solo, ma più secoli. Nel clima di Mussolini, Marx, Hegel, Kant, la Rivoluzione dell’89, Lenin sono come ritratti sbiaditi che si cedono volentieri per pochi centesimi al rigattiere. Nel clima di Mussolini si chiude per i popoli un periodo secolare d’incertezze, di sbandamenti, di risse inutili, di sogni vani, di soste prolungate; riprendendo essi la marcia, uniti e concordi, sotto le insegne di Cesare, sulla via che porta a Dio il durissimo e infaticabile sforzo dell’uomo. In questa marcia l’uomo ritrova la sua ragion d’essere, il suo vero se stesso; è insomma la creatura che ricerca il suo creatore nella sua ferrea volontà. Ecco qui il segreto della romanità universale. A chi il secolo ventesimo? A Mussolini. A chi i secoli successivi? Al Fondatore dell’era fascista. Il Fascismo, dato ciò che di grande innalzerà sulle rovine dell’epoca democratica, ha bisogno di più secoli per descrivere, intera, la sua parabola. La grandezza di Mussolini è nel credere e nell’operare in un’epoca di miscredenti e di abulici e nel risvegliare le anime dove sembravano immerse in un letargo di morte. La Rivoluzione di Mussolini segna il sopravvento dello Spirito sui disordini della materialità; è lo Spirito che lotta per l’ordine e l’armonia. E’ la prima Rivoluzione idealistica del mondo; la prima Rivoluzione che si pone nella vita sociale e internazionale contro l’egoismo dell’uomo.

(Estratto da: Asvero Gravelli, “Uno e Molti”, Roma, 1938)

Mis. Fas. 1

 

Testi di Mistica Fascista – “Biblioteca del Covo”, scarica digitando QUI!

 

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IL PRIMATO DELLA VITA CONTRO LA MORTE DEI POPOLI! …il Duce vide con un secolo di anticipo il male e la soluzione alle problematiche odierne!

Il Primato della Vita - Biblioteca del Covo.

“Una Nazione esiste in quanto è un popolo. Un popolo ascende in quanto sia numeroso, laborioso e ordinato. La potenza è la risultante di questo fondamentale trinomio. Bisogna cominciare dall’inizio di ogni vita. A ciò provvede una creazione tipica del Regime: l’Opera nazionale per la Maternità e l’Infanzia…”

Mussolini, discorso all’Assemblea quinquennale del Regime, 10 marzo 1929.

“Desidero rivolgere un elogio alla gente di Puglia perché è feconda e crede coi fatti nell’unico primato che veramente conta nella vicenda e nella lotta dei popoli: il primato dei figli, il primato della vita.”

Mussolini, discorso di Lecce, 7 settembre 1934.

“La salute di un corpo vivo si estrinseca con la fecondità. La prolificità è una forza politica. Questo principio vale tanto per una famiglia di contadini, quanto per un grande popolo. La grande portata di questo fatto è stata compresa in Europa, finora, solamente da Mussolini, il quale lo ha proclamato, a favore del suo paese, che non possiede nè carbone nè capitali e che, a causa della sua situazione geografica, non può figurare quale grande Potenza effettiva, fino a tanto che altre grandi Potenze dominano i mari. La prolificità del popolo italiano è la sua unica arma; quest’arma però è tanto forte che coll’andar del tempo non permetterà agli altri di difendersi contro di essa.”

Oswald Spengler, 1928, dalla prefazione a “Regresso delle nascite morte dei popoli”.

 

Cari lettori, alcune brevi riflessioni maturate dopo oltre un’anno e mezzo di regime tirannico sanitario ci “costringono” a considerare nuovamente la validità del celebre aforisma coniato a suo tempo, tra il serio ed il faceto, da un famoso giornalista ed editore del passato, Leo Longanesi, il quale ebbe a scrivere l’indimenticabile motto “MUSSOLINI HA SEMPRE RAGIONE”! Ebbene, col senno di poi, non possiamo proclamare che il Duce ebbe sempre ragione in tutti i casi, altrimenti, se così fosse stato, la Storia sarebbe andata in un’altro modo; ma di sicuro possiamo affermare che sulla maggior parte delle questioni politiche mostrò una notevole lungimiranza ed una spiccata comprensione della realtà, tali da guardare al futuro con un secolo di anticipo sul suo tempo, una dote storicamente assai rara tra chi in Italia ha svolto funzioni di governo negli ultimi 15 secoli. Difatti, osservando con attenzione l’evoluzione della nostra società dal 1945 e tralasciando dal punto di vista storico solo per un momento le preponderanti ingerenze politiche estere dirette a controllarla, di cui noi fascisti de “IlCovo” abbiamo scritto e denunciato più volte la sostanza (qui e qui) non dovrebbe però sfuggirci, poiché non fu per niente casuale, che la crescita economica italiana del secondo dopoguerra, pilotata dagli occupanti “a stelle e strisce” per nulla disinteressati, a mezzo di appositi strumenti economici del caso, è servita ad introdurre artatamente ed in modo graduale nell’Italia già modernizzata dal Fascismo (ma da esso volutamente educata moralmente alla frugalità, oltreché al combattimento, all’insegna del trinomio virtuoso “Dio, Patria e Famiglia”, secondo una visione del mondo capace di coniugare progresso sociale e Civiltà dello Spirito e derivante dalla sua bimillenaria tradizione contadina, cattolica e romana), quello che è a tutti gli effetti il modello consumistico materialista ed edonista, per gli italiani di allora totalmente nuovo ed affatto inedito, caratterizzante la società anglo-sassone d’oltre atlantico. Ebbene, a mezzo del cosiddetto “benessere”, nel corso dei decenni siamo stati abituati sempre più a coltivare smisuratamente il nostro ego, anche a mezzo di graduali riforme del costume legalizzate progressivamente come il divorzio, l’aborto, la parità di genere e la scoperta di nuovi generi, tutti fattori che hanno minato alle fondamenta l’unità, la saldezza e l’importanza centrale del concetto stesso di Famiglia. Venendo cullati sempre più dalla possibilità di godere di beni materiali e di uno stile di vita rivolto ad uno smisurato consumo insensato ed immotivato di risorse che, mano a mano, la propaganda asfissiante dei media del potere costituito ci hanno fatto ritenere indispensabili, ragioni stesse di una esistenza ormai tutta improntata al godimento dei sensi. Così mentre la nostra vita ha perso sempre più i propri punti di riferimento spirituali ancorati alla nostra millenaria Civiltà, ci siamo sentiti sempre più spesso ripetere all’orecchio, dapprima in modo sussurrato e poi gridato in maniera sempre più ossessiva e pervasiva, determinati concetti che hanno acquisito una valenza quasi ineluttabile e che negli ultimi anni ormai sono divenuti delle costanti nella propaganda mediatica che subiamo passivamente; come il fatto che la diminuzione delle nascite non sia dopotutto solo un male, o che le risorse del pianeta – a prescindere dal “trionfante” modello economico-politico liberal-capitalista, che mai viene messo seriamente in discussione da alcuno e in nessun caso (tranne che da pochi “estremisti fanatici”!) – comunque non basterebbero per tutti e che, ad analizzare la realtà dei flussi migratori odierni, essi di fatto, riempiono positivamente un vuoto che non può essere colmato altrimenti… insomma, secondo loro, ad osservare i fatti in modo più “smaliziato”, il sistema ed i suoi pennivendoli ci raccontano che il “bicchiere” non è affatto “mezzo vuoto”, anzi, basta soltanto saper trovare il bene dove “loro” lo vedono! E così, leggendo sui media “col bollino dei professionisti dell’informazione” è facile imbattersi in affermazioni di tale tenore…

“…Secondo alcune recenti rilevazioni dell’istituto di ricerca IPSOS, in meno di un secolo la popolazione mondiale perderà l’equivalente di tre Paesi delle dimensioni degli Stati Uniti. Questo accadrà sostanzialmente per tre fattori chiave: l’urbanizzazione, l’invecchiamento e il tasso di natalità, sul quale nell’ultimo anno il Covid-19 ha avuto un impatto consistente… Per quanto riguarda il nostro Paese, da oltre un decennio siamo un’Italia sempre più anziana e meno popolata, afflitta da carenze strutturali e legislative a livello fiscale, economico e sociale che ricadono sul crollo delle nascite. Secondo l’Istat abbiamo registrato un ennesimo calo anche nel 2020. Negli ultimi 12 anni siamo passati da un picco relativo di 577 mila nati agli attuali 404 mila, il 30% in meno. Il tasso di fecondità è sceso a 1,24 figli per donna, da 1,27 del 2019. La natalità non è tuttavia un fatto meramente demografico bensì come è emerso agli Stati generali della natalità organizzati qualche giorno fa nel Foyer dell’Auditorium della Conciliazione a Roma, una questione antropologica, politica e ambientale. Senza natalità le famiglie, le società e i paesi muoiono per assenza di futuro e in questo contesto il nocciolo è favorire un cambiamento culturale…” (qui).

E quale mai sarebbe questo “Cambiamento culturale” che, secondo i dotti scribacchini in forza alla propaganda del sistema demo-pluto-massonico al potere, andrebbe favorito? …sono sempre loro che con la solita sicumera dei progressisti illuminati ce lo ripetono pazientemente per farcelo ben ficcare nelle nostre povere menti oscurate da concetti ormai “vecchi e superati”!

“…Alcuni demografi non leggono il calo demografico come un elemento solamente negativo. O comunque non come un dato che di per sé può contenere una valutazione qualitativa così netta, senza sfumature. «Per tutta la storia dell’umanità un bambino su quattro non arrivava al primo compleanno, pochissimi arrivavano all’età per diventare genitori. Quindi la fecondità era compensata dall’altissima mortalità: insomma, a dirla tutta l’anomalia storica è il boom demografico del Novecento. È per questo che il dato sulla quantità di popolazione da solo non permette di dare un giudizio positivo o negativo»… Ci sarebbero anche conseguenze di breve-medio periodo positive da considerare: un pianeta con meno persone consumerebbe meno risorse naturali, rallenterebbe l’impatto distruttivo del cambiamento climatico, ad esempio. « La prima cosa da fare è accettare la diminuzione demografica, non combatterla a tutti i costi. Dopodiché la soluzione, che forse a livello pratico non è ancora stata trovata, a livello teorico consiste nel ripensare la società, guardarla nella sua multidimensionalità: è vero che la popolazione si riduce e invecchia, ma diventa più sana, più istruita, più colta. Quindi il potenziale è lì da qualche parte. Una volta che c’è questa consapevolezza si può aggiustare il tiro su tutte le cose che non vanno, come i sistemi pensionistici, che adesso non sono sostenibili perché non si sono mai adattati alla crescita demografica»…” (qui).

Ecco svelato qual’è il messaggio da veicolare ad un mondo imborghesito e morente di “vecchi, sani ed istruiti” che devono avviarsi verso la propria fine ineluttabile lieti e sorridenti, se non fosse che, beffa delle beffe, a mezzo del terribile virus influenzale sars-cov-19, qualcuno tra “chi tira i fili” ha pure deciso di angustiarne gli ultimi giorni a mezzo del terrore mediatico e di provvedimenti restrittivi degni della peggiore tirannia fantascientifica orwelliana! Poco importa osservare come lo studio della demografia non abbia mai costituito una seria preoccupazione per i fantocci nostrani della politica e per coloro che hanno gestito la vita dei cittadini di questa nostra sciagurata nazione. Ma cosa c’entra mai allora la succitata lungimiranza politica di Benito Mussolini (cui le classi politiche governative Italy-ote hanno sempre irriso nel ricordare alcune sue frasi celebri quali “Il numero è potenza”, le stesse classi che si affannano spasmodicamente a siglare accordi economici con quei paesi asiatici ricchi delle braccia di milioni dei loro cittadini-lavoratori, a tutto svantaggio della produzione economica dei sempre più poveri, ma “vecchi, sani e istruiti” Italy-oti!) con l’odierno scempio demografico indotto dalla democrazia antifascista a mezzo della sua criminale azione politica ultrasettantennale? E’ presto detto! Nel 1928, l’allora Capo del Governo italiano, scrisse la prefazione di una nuova edizione del testo “Regresso delle nascite morte dei popoli”, elaborato da un’oscuro scrittore tedesco laureato in legge e sociologia, Richard Kohrer, ma che a sua volta aveva beneficiato di una precedente prefazione nella prima edizione da parte del noto filosofo Oswald Spengler, già autore del famoso “Il tramonto dell’occidente” e ammirato dallo stesso Mussolini, fatto che  aveva attirato l’attenzione del Duce e che lo convinse prima a leggere e poi recensire il libro. La “Biblioteca del Covo” vuole proporre di seguito all’attenzione dei suoi lettori il testo integrale di quello scritto mussoliniano, certi che la forza di quelle parole preveggenti a cui siamo stati disabituati in modo colpevolmente premeditato, non potrà lasciare indifferenti coloro che avranno la volontà di sapere leggere e comprendere… Buona Lettura!

IlCovo

PREFAZIONE DI MUSSOLINI

Non conosco personalmente l’autore di questo libro, nè lo conoscevo di fama, prima che mi capitasse sott’occhio un fascicolo dei Süddeutsche Monathshefte (Quaderni mensili della Germania Meridionale) contenente — prefazionato da Osvaldo Spengler — sotto forma di opuscolo, quello che oggi, ampliato e riveduto, io presento come volume al pubblico italiano e in particolar modo al pubblico fascista. Chi sia Osvaldo Spengler è noto agli studiosi che hanno seguito le ultime espressioni del pensiero politico e filosofico tedesco. La sua opera Untergang des Abendlandes (Decadenza dell’Occidente) è stata a suo tempo oggetto di vivo interessamento e di non meno vive polemiche. Il Dott. Riccardo Korherr, è un bavarese di Regensburg di modeste origini che ha fatto i suoi corsi universitari in legge e sociologia a Monaco ed Erlangen. Giovane, egli è nato nel 1903, potrebbe già aspirare ad una cattedra universitaria, ma egli vi ha rinunziato per essere, com’egli stesso mi scrive, « più libero nella lotta che intende condurre in difesa della civiltà occidentale, minacciata da un complesso di idee mendaci che vanno dalla fratellanza universale, alla felicità dei più, dall’edonismo pacifondaio al controllo delle nascite ». Questo libro è un episodio di tale battaglia. Per coloro che hanno meditato sui fenomeni demografici nei tempi passati e presenti, il libro stesso non apporta lumi speciali. Ci sono qua e là delle inesattezze, almeno per quanto concerne l’Italia, come dimostrerò fra poco. Ma il libro è destinato al grande pubblico, facile vittima dei pregiudizi edonistici orpellati spesso di falsa scienza e, dato questo scopo, il libro, per la sua esposizione drammatica, per i suoi richiami storici, per i suoi riferimenti al mondo contemporaneo, per la sua ampia documentazione statistica, è di una potente efficacia. La dimostrazione che il regresso delle nascite attenta in un primo tempo alla potenza dei popoli e in successivi tempi li conduce alla morte, è inoppugnabile. Anche le varie fasi di questo processo di malattia e di morte, sono esattamente prospettate e hanno un nome che le riassume tutte: urbanesimo o metropolismo, come dice l’autore.

Aumento patologico

A un dato momento la città cresce morbosamente, patologicamente, non, cioè, per virtù propria, ma per un apporto altrui. Più la città aumenta e si gonfia a metropoli, e più diventa infeconda. 
La progressiva sterilità dei cittadini è in relazione diretta coll’aumento rapidamente mostruoso della città. Berlino che in un secolo è passata, da centomila, a oltre quattro milioni di abitanti, è, oggi, la città più sterile del mondo. Essa ha il primato del più basso quoziente di natalità non più compensato dalla diminuzione delle morti. La metropoli cresce, attirando verso di sè la popolazione della campagna, la quale, però, appena inurbata, diventa — al pari della preesistente popolazione — infeconda. Si fa il deserto nei campi; ma quando il deserto estende le sue plaghe abbandonate e bruciate, la metropoli è presa alla gola: nè i suoi commerci, nè le sue industrie, nè i suoi oceani di pietre e di cemento armato, possono ristabilire l’equilibrio oramai irreparabilmente spezzato: è la catastrofe. La città muore, la nazione — senza più le linfe vitali della giovinezza delle nuove generazioni — non può più resistere — composta com’è oramai di gente vile e invecchiata — a un popolo più giovane che urga alle frontiere abbandonate. Ciò è accaduto. Ciò può ancora accadere. Ciò accadrà e non soltanto fra città o nazioni, ma in un ordine di grandezze infinitamente maggiore: la intera razza bianca, la razza dell’Occidente, può venire sommersa dalle altre razze di colore che si moltiplicano con un ritmo ignoto alla nostra. Negri e gialli sono dunque alle porte?

Le razze prolifiche

Sì, sono alle porte e non soltanto per la loro fecondità ma anche per la coscienza che essi hanno preso della loro razza e del suo avvenire nel mondo. Mentre, ad esempio, i bianchi degli Stati Uniti, hanno un miserevole quoziente di natalità — che sarebbe ancora più miserevole, se non vi fossero le iniezioni di razze ancora prolifiche come gli irlandesi, gli ebrei, gli italiani — i negri degli Stati Uniti sono ultra fecondi e ammontano già al totale imponente di quattordici milioni, cioè a un sesto della popolazione della Repubblica stellata. C’è un grande quartiere di New York, Harlem, popolato esclusivamente di negri. Una grave rivolta di negri scoppiata nel luglio scorso in detto quartiere, fu a stento domata, dopo una notte di conflitti sanguinosi, dalla polizia, che si trovò di fronte masse compatte di negri. Che cosa può significare nella storia futura dell’Occidente, una Cina di quattrocento milioni di uomini, accentrati in uno Stato unitario? E venendo più vicino a noi che cosa può significare per il resto d’Europa la Russia, il cui quoziente di natalità è altissimo, tanto che — malgrado guerre, epidemia, bolscevismo, carestia, esecuzioni in massa — la popolazione della Russia si aggira oggi sui 140 milioni di abitanti? Le campane d’allarme squillano. Coloro che vedono un po’ più in là della quotidiana contingenza (a mio avviso non ha diritto di governare una Nazione chi non sia capace di guardare almeno a 50 anni di distanza), sono preoccupati.

Situazioni europee

Nella Nazione più industriale e mercantile dì Europa, la Gran Brettagna, si invoca da studiosi e da politici un « ritorno alla terra ». Ma come portare alcuni, soltanto alcuni dei molti milioni di londinesi ammucchiati nella metropoli, di nuovo verso le campagne? Si può fare il cammino a ritroso? Il Ministero dell’Agricoltura risponde con una nota di pessimismo. Negli ultimi venti mesi la terra arata è diminuita di altri 80 mila ettari, il che significa una diminuzione di oltre 200 mila quintali, nel già esiguo raccolto di grano valutato a 1 milione e 200 mila quintali. Dunque Londra cresce, ma si fa il deserto nelle campagne inglesi. E’ noto che nel 1927 l’Inghilterra ha superato Francia e Germania come minimo di natalità. Anche nelle belle feconde pianure di Francia il deserto guadagna — ironico e tragico bisticcio di parole! — guadagna terreno perchè l’urbanesimo sterile ha — per nutrirsi! — spopolato e devastato i villaggi ed i casolari. Ecco un vero grido di angoscia, lanciato recentemente da Giuseppe Barthelemy, membro dell’Istituto di Francia. « Noi sappiamo che vi sono oggi in Francia — egli scrive — due volte più stranieri di prima della guerra: un milione nel 1911, due milioni e mezzo nel 1926; ciò rappresenta il sei per cento della popolazione totale. Su cento abitanti della Francia, ve ne sono sei che non sono francesi. E’ una proporzione impressionante. Dal 1918 al 1926 sono stati introdotti in Francia 853 mila lavoratori dell’industria e 600 mila contadini, ciò che rappresenta un totale di un milione e mezzo di individui. Secondo le nostre vecchie statistiche del 1922, gli stranieri avevano già in mano 333.800 ettari dì terra, di cui 90.500 erano loro proprietà, mentre occupavano il resto con mezzadri e contadini. Nel 1926 l’Italia ha fornito il 18 per cento dell’importazione della mano d’opera. Non vi sono dunque abbastanza francesi per coltivare la terra di Francia. E’ un fatto. Noi abbiamo troppa terra per le nostre braccia. L’Italia ha troppe braccia per la sua terra. Che cosa val meglio? E’ la scelta tra la gioventù, la vitalità, la fecondità da una parte e dall’altra l’età matura, l’età troppo matura, che annunzia la senilità, « L’emigrazione — diceva Mussolini nel 1924 — deve essere considerata non come un fenomeno doloroso di miseria e di debolezza, ma come un problema morale e politico di forza ».
Identiche preoccupazioni affiorano negli elementi responsabili della politica belga di fronte al declino progressivo delle nascite. Anche la Svizzera, accusa lo stesso morbo, cogli stessi fatali effetti. Il Vaterland del 21 agosto u. s., giornale conservatore di Lucerna, getta un grido di allarme per la diminuzione della natalità in Svizzera. « La verità che balza limpida agli occhi di chi non si contenta di vivere alla giornata — dice il giornale è questa: « La Svizzera è in preda ad un lento moto di disgregazione e di decadimento ». Da una tabella statistica risulta che le nascite che nel 1901 erano 29 per ogni mille abitanti sono discese nel 1926 a 18.2, mentre la Francia in questo stesso anno ne aveva ancora 18.8 e l’Italia 27.2. « Non c’è che dire: siamo ormai al disotto della Francia — prosegue il Vaterland — ; nè è motivo di alcun sollievo il vedere che qualche altra nazione è scesa più in basso della nostra media perchè le cifre prese a sè sono di una terribile gravità. Esse dicono che siamo ormai al limite estremo, oltre il quale è scritta la condanna a morte di una nazione; nè il moto accenna a rallentare ». Come si vede, l’ansietà è dovunque diffusa.

Tesi false

Basta questo, a fare giustizia di tutte le assurde pseudo scientifiche 0 filosofiche vociferazioni dei neo-maltusiani. Nessuno, oggi, prende più sul serio la famigerata sedicente legge di Malthus. Ci si domanda come si possa ancora seriamente discutere attorno a questa specie di « patacca » scientifica. E’ stato dimostrato che prendendo a punto di partenza la popolazione esistente sulla faccia della terra all’epoca di Malthus e applicando la legge di Malthus a ritroso nei secoli, si giungerebbe a questa mirabolante nonché grottesca conclusione: che ai tempi dell’Impero romano la terra non aveva abitanti!
Falsa è la tesi che la qualità possa sostituire la quantità, tesi che io ho ribattuto energicamente non appena fu avanzata quasi a giustificazione della purtroppo progressiva flessione della natalità italiana; falsa ed imbecille è la tesi che la minore popolazione significhi maggiore benessere: il livello di vita degli odierni 42 milioni di italiani è di gran lunga superiore al livello di vita dei 27 milioni del 1871 0 dei 18 del 1816. Vero è, invece, che i benestanti sono i meno prolifici — fenomeno di egoismo morale, dunque! — Vero è, invece, che le famiglie più deserte di bambini sono quelle che non soffrono penuria di ambienti. Di queste e di altre consimili « falsità » pseudo scientifiche fa efficacemente tabula rasa l’autore di questo volume. Il quale autore cade, però, come dicevo, in alcune inesattezze per ciò che concerne l’Italia. Se il Dott. Korherr farà un viaggio in Italia si convincerà: a) che non è vero che le campagne, del Piemonte, Lombardia, Toscana, Romagna, Sicilia siano in particolare decadenza demografica; b) che non è vero che i negri si spingano sino in Sicilia. E’ vero invece — nettamente — il contrario. E’ vero cioè che i Siciliani si sono piantati in masse numerose e compatte nell’Africa Romana mentre in Sicilia di gente di colore non ci sono che mezza dozzina di deportati senussiti e di origine semita.

Situazione dell’Italia

Ma qual’é, a prescindere da questi particolari, la situazione dell’Italia della quale Spengler si occupa, elogiando le prime fasi della mia politica demografica, riassumentesi nella formula netta chiara vitale: massimo di natalità, minimo di mortalità? Sino al maggio del 1926, sino al mio discorso che per mera coincidenza cronologica fu chiamato dell’Ascensione, gli italiani furono vittime del luogo comune della « loro straripante natalità ». Toccò a me di spezzare, al pari di altri, anche questo luogo comune. La verità è diversa ed è triste; anche in Italia diminuiscono le nascite; anche l’Italia soffre del male comune alle altre Nazioni Europee. Coloro che hanno una specie di abito mentale ottimista osservano tuttavia che il decorso della malattia in Italia sembra benigno. Anche questo è un luogo comune e basterà per eliminarlo, esaminare le cifre nel loro totale e nella loro composi zione. Cominciamo dai totali. Il massimo coefficiente di natalità si ebbe nel quadriennio 1881-1885 con 58 nati per ogni mille abitanti. Poi cominciò la discesa lenta, ma continua. Le fasi di questa discesa ognuno può vederle nella apposita Tavola del Bollettino dell’Istituto Centrale di Statistica. Nel 1915, all’atto della guerra, il quoziente di natalità è già al 30.5 per mille. In trent’anni circa abbiamo perduto otto punti. Nello stesso periodo il quoziente di mortalità scende dal 27 al 20 per mille: non arriva, cioè, nemmeno a compensare la diminuita natalità. Gli anni di guerra ed il 1919 seguito immediatamente, non possono dirci gran che. Nel 1920 il quoziente di natalità si spinge a 31.8 per mille, con una mortalità del 18.8 per mille: il quoziente di eccedenza dei nati sui morti è del 13.1 per mille. Il più alto che si sia registrato dal 1870 in poi. Ma dopo questa punta comincia il movimento regressivo, che giunge al quoziente di 26.9 per mille nel 1927. Mentre per perdere otto punti ci sono voluti prima della guerra trent’anni; sono bastati sette del dopoguerra a farne perdere quattro.

Città e campagne

Il moto di diminuzione non è soltanto progressivo ma si accelera ogni anno di più. Nei primi sei mesi del 1928 le nascite sono diminuite in cifra assoluta di oltre 11 mila nei confronti del 1927; con questo fatto aggravante, che si è verificato una specie di crollo in quelle provincie dell’Italia meridionale che sembravano ed erano il vivaio demografico della Nazione. Il solito ostinato ottimista potrà osservare che la proporzionale diminuzione della mortalità compensa la diminuita natalità e che in ogni caso un coefficiente del 26.9 per mille, è confortante. Tanto è vero che la popolazione italiana è aumentata al netto di 414 mila abitanti nel 1926, di 457 mila nel 1927; di 239 mila nei primi sei mesi del 1928. L’ostinato ottimista è pregato di seguirmi nell’esame più intimo delle cifre, e gli farò vedere quale spaventosa agonia demografica si nasconde sotto il coefficiente globale del 26.9 per mille. Questo coefficiente lo si deve esclusivamente alla prole dei rurali. Tutta l’Italia cittadina 0 urbana è in deficit. Non solo non c’è più equilibrio, ma i morti superano i nati. Siamo alla fase tragica del fenomeno. Le culle sono vuote ed i cimiteri si allargano. Tutte le Città dell’Italia Centrale e Settentrionale accusano lo stesso deficit. Ma una città particolarmente cara al Fascismo italiano sembra detenere il lamentevole primato: Bologna.
Basterà enumerare queste cifre che non hanno bisogno di commenti: « dal 1872 al 1927 un periodo cioè di 55 anni si sono avuti in Bologna 2658 nati vivi in più dei morti, con una media annua di 48 0 poco più! (Il Resto del Carlino del 31 luglio ’28). Bologna ha quasi raddoppiato nello stesso periodo di tempo la sua popolazione, rarefacendo la popolazione rurale della provincia, che, per fortuna, è ancora feconda. Nulla di più umiliante che leggere i bollettini quotidiani dello Stato Civile di Bologna che accusano quasi invariabilmente il doppio dei morti sui vivi! Anche nell’altra grande limitrofa città emiliana, Ferrara, si passa da 1312 nati in più nel 1923 a soli 731 nel 1927: una diminuzione del 50 % in quattro anni! Nè migliori sono le condizioni di tutte le altre città padane: da Parma a Mantova, da Cremona a Modena.
A Firenze i vivi compensano a malapena i morti; quindi aumento naturale della popolazione: zero. In una situazione analoga 0 poco diversa si trovano gli altri centri urbani della Toscana. A Genova nei primi quattro mesi del 1928 i nati sono stati 3075, ma i morti 3338; quindi la popolazione è diminuita di ben 263 unità!
A Torino la popolazione diminuisce regolarmente da 5 anni a questa parte! E Milano? Nel supplemento alla Rivista Città di Milano del giugno 1928 e riferente i dati complessivi del I927, leggo queste parole sinistre « La natalità milanese è una delle più basse dei grandi centri urbani, superiore solo a Berlino e a Stoccolma ». Il fiero e nobile senso di civismo degli Ambrosiani si è dunque rassegnato a questo mortificante primato di decadenza e di morte? Vogliono dunque essi che in un avvenire più 0 meno lontano, Piazza del Duomo, come già nel buio medioevo il Campidoglio, diventi luogo di pascolo per gli armenti? N0. Questo i Milanesi non vogliono. Questo i Milanesi non possono volere. Qualche chiarore rompe il grigio della loro situazione demografica. Si delinea una ripresa. I nati-vivi in più che furono la miseria di 295 nel primo semestre del 1926; salirono a 728 nel primo semestre del 1927; sono aumentati ancora a 1148 nel primo semestre del 1928. La tendenza al miglioramento c’è: segnaliamola agli italiani — come sintomo confortante — così come la radio inglese di Rugby ha il 22 agosto u. s. annunciato a tutto il mondo un leggerissimo miglioramento della situazione demografica inglese nei primi mesi del ’28.

Le leggi e lo spirito

Non voglio trarre conclusioni affrettate dalla lieve ripresa milanese. La mia politica demografica non può avere dato ancora i suoi frutti. Ma qui si pone il problema. Le leggi demografiche — che in ogni tempo legislatori di ogni paese adottarono per arrestare il regresso delle nascite — hanno avuto 0 possono avere una efficacia qualsiasi? Su questo interrogativo si è discusso animatamente e si continuerà a discutere ancora. La mia convinzione è che se anche le leggi si fossero dimostrate inutili, tentare bisogna, così come si tentano tutte le medicine anche e soprattutto quando il caso è disperato. Ma io credo che le leggi demografiche — e le negative e le positive — possono annullare o comunque ritardare il fenomeno, se l’organismo sociale al quale si applicano è ancora capace di reazione. In questo caso più che le leggi formali vale il costume morale e soprattutto la coscienza religiosa dell’individuo. Se un uomo non sente la gioia e l orgoglio di essere « continuato » come individuo, come famiglia e come popolo; se un uomo non sente per contro la tristezza e l’onta di morire come individuo, come famiglia e coma popolo, niente possono le leggi anche, e vorrei dire soprattutto, se draconiane. Bisogna che le leggi siano un pungolo al costume. Ecco che il mio discorso va dirittamente ai fascisti e alle famiglie fasciste. Questa è la pietra più pura del paragone alla quale sarà saggiata la coscienza delle generazioni fasciste. Si tratta di vedere se l’anima dell’Italia fascista è o non è irreparabilmente impestata di edonismo, borghesismo, filisteismo. Il coefficiente di natalità non è soltanto l’indice della progrediente potenza della Patria, non è soltanto come dice Spengler, « l’unica arma del popolo italiano », ma è anche quello che distinguerà dagli altri popoli, europei, il popolo fascista, in quanto indicherà la sua vitalità e la sua volontà di tramandare questa vitalità nei secoli. Se noi non rimonteremo la corrente, tutto quanto ha fatto e farà la Rivoluzione fascista, sarà perfettamente inutile perché, ad un certo momento, campi, scuole, caserme, navi, officine non avranno più uomini. Uno scrittore francese che si è occupato di questi problemi ha detto: per parlare di problemi nazionali occorre in primo luogo che la Nazione esista. Ora una Nazione esiste non solo come storia o come territorio, ma come masse umane che si riproducono di generazione in generazione. Caso contrario è la servitù o la fine. Fascisti italiani: Hegel, il filosofo dello Stato, ha detto: Non è uomo chi non è padre! In una Italia tutta bonificata, coltivata, irrigata, disciplinata: cioè fascista, c’è posto e pane ancora per dieci milioni di uomini. Sessanta milioni d’italiani faranno sentire il peso della loro massa e della loro forza nella storia del mondo.

I° Settembre,1928, VI.

Firma Duce

(estratto da “Regresso delle nascite morte dei popoli”, Roma a XV, società anonima A.T.E.N.A., pp. 7-23)

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PARLA IL “POLIZIOTTO BUONO” …NULLA E’ COME SEMBRA!

gv

Cari lettori, amici e nemici. Chi ci segue, sa che abbiamo più volte sviscerato le tecniche di comunicazione di massa, adoperate in questo periodo orrendo della storia dell’umanità, in modo diffusivo, capillare e continuativo. Quasi tutte queste tecniche sono state sviluppate dai servizi di cosiddetta “intelligence”, quindi sono metodi sviluppati in ambito militare e applicati nella società civile. Questo già la dice lunga sul tipo di società creata nel cosiddetto “occidente democratico” e sul valore, pressoché nullo, delle forme politiche che in teoria si utilizzano al suo interno; tutti presidi del potere costituito che in una situazione come questa, risultano essere solo dei feticci: per il loro stesso contenuto molto utili allo sfruttamento da parte delle oligarchie mondialiste. Le tecniche maggiormente diffuse nell’orbe, lo ripetiamo, sono due: la semina di notizie e la tecnica del “poliziotto buono – poliziotto cattivo”. A volte tali tecniche risultano presenti simultaneamente in uno stesso documento, sia esso scritto o filmato. E’ il caso di un articolo, il cui estensore è il Generale Laporta (fedele servitore della repubblica antifascista, ma ormai in pensione), che proprio in virtù sia del firmatario, che per il contenuto da esso veicolato, risulta davvero paradigmatico. L’articolo andrebbe “sezionato”, analizzato e sviscerato parola per parola; finanche le virgole e la punteggiatura hanno un significato. Non volendo farlo, proprio per evitare di dilungarci eccessivamente, cercheremo di evidenziarne alcuni aspetti che riteniamo maggiormente significativi. Lo faremo “liberando” i brani della loro apparenza, facendo emergere il vero significato, proprio a fronte delle tecniche di cui sopra, usate dal Generale in questione. Dividiamo idealmente l’articolo in tre parti, a nostro giudizio le più importanti. Iniziamo dalla prima:

…“Draghi mi piace”. Sostengo invece – e lo ribadisco – che la scelta politica di Sergio Mattarella fu ed è la migliore possibile, l’unica possibile. Altrimenti chi altri? Se fossi stato malizioso, avrei ricordato ai miei critici chi fu il predecessore di Draghi, dove ci stava portando e dove tuttora vorrebbe portarci, col favore del 92,7 per cento degli addomesticati. Draghi, pensavo fosse chiaro il significato del mio pezzo, è naturale conseguenza della storia e della politica italiane. Deve quindi tenere conto che l’Italia è una colonia. Questo dobbiamo ricordarlo non solo quando lo certifica un noto cortigiano, al servizio dei berlingueriani e dell’MI6, del terrorismo, attraverso il quale siamo stati assoggettati. Siamo una colonia; Draghi non può che operare realisticamente, consapevole di gestire una situazione largamente compromessa dalle politiche banditesche del mezzo secolo precedente... Draghi è un banchiere. In testa ha il sistema binario: bianco-nero, positivo-negativo, più-meno. In altri termini, i “rapporti di forza” sono il suo DNA. Eppure ha dimostrato duttilità e sagacia per imbrigliare i sorosiani, rallentare la marcia Zan Zan Zan verso il sedere dei bambini, imporre ai togati golpisti una riforma della Giustizia altrimenti impossibile. Ha desecretato gli atti sulla P2 e Stay Behind, occultati dai politici cattolici e accattocomunisti. Chi potrebbe fare di meglio in pochi mesi?
I tastieristi contro Draghi dimenticano che lo sconcio Zan Zan Zan Alalà passò alla Camera nell’inerzia dei cattolicucci, accucciatisi chi a destra chi a sinistra.

Il nostro “poliziotto buono”, ha un obiettivo, dichiarato in apertura. Presentare Draghi, ai riottosi “Conservatori” (che per il fatto di esser tali, sono per definizione “in mezzo”, tra “color che son sospesi”), come “il male minore” (vecchia teoria democristiana!). L’elemento di mediazione perfetto, proprio per il suo curriculum vitae (di tutto rispetto eh! Un oligarca di livello! Quindi, ci pensa lui a mediare, perchè è bene accetto! Ma poi, chissà perché è “bene accetto”!). Così, esordisce con una “notizia” abbastanza datata: l’Italia è una colonia. Ringraziamo il “poliziotto buono” per avercelo ricordato, noi fascisti de “IlCovo” lo diciamo da un po’, prove alla mano, anzi, ci abbiamo fatto pure una conferenza (qui). Ecco, se il “poliziotto buono” usasse la logica e soprattutto volesse dimostrare la propria onestà intellettuale, l’articolo dovrebbe terminare qui. Infatti, avendo dichiarato che il territorio di cui discute è soltanto “una colonia“, non si dovrebbe dire altro, perché il fatto racchiude in sé la risposta a TUTTI, ma proprio TUTTI i disastri patiti da tale territorio, così come la totale assenza di una qualsiasi facoltà decisionale interna al potere politico in esso presente. Ma la presentazione di Draghi quale “mediatore”, impone di far credere al lettore che questa facoltà gli sia riconosciuta anche dalla “potenza colonizzatrice”, proprio per il curriculum che egli può vantare. Infatti, il “poliziotto buono” dice che di questo status di sottomissione eterna, Draghi “DEVE tenere conto“. La domanda successiva sarebbe: e dunque, se Draghi è un esponente gradito al potere straniero egemone, che sta li per “tener conto” di questo status, che “uomo” è? E per il popolo italiano, che ricordiamo è l’oggetto passivo colonizzato, cosa cambia? Come è possibile non far risalire anche questa fase storica, rispetto alle precedenti altre elencate sbrigativamente dal “nostro”, come frutto dell’eterno stato di subordinazione coloniale patito dall’Italia e dall’Europa, compresa la fase di rilascio di briciole a pagamento ai cani, come attualmente in corso con il cosiddetto “Recovery Plan”, il quale ha un illustre antecedente storico (mutatis mutandis) nel  “Piano Marshall”? L’altra logica di “problema-soluzione”, fa pensare proprio a questo: “Toh! C’è un problema! Ehilà! Ecco: arrivo con la soluzione!”. Ma la fonte, dove nasce e che poi dovrebbe risolverlo, è sempre la stessa! Ma, proprio come al tempo di Craxi e di “mani pulite” (un altro evento, in grande stile, di “rimpasto” a seguito di un ordine esecutivo venuto dalle Ambasciate di Londra e Washington!) , ecco che il “poliziotto buono” elenca, a mo’ di esempio, alcuni “meriti” del mediatore in questione: la “riforma della giustizia” (la “riformano” da 50 anni!!!), il “freno” (a tempo, ovviamente. Questo è già accaduto, e, come abbiamo detto, accadrà ancora, quando sarà utile: qui ) a Zan Zan Zan, Alalà (notare il solito antifascismo sbeffeggiante, che mischia liquidi che stanno insieme come l’acqua e l’olio…motore!). Ma, udite udite, il “mediatore” ha un altro incredibile “merito”: aver de-secretato (per finta, ma al “poliziotto buono” gli frega poco: qui. Del resto già un Toscano dagli occhi di fango, lo aveva fatto prima. Proprio uno di quei “conservatori” che vengono qui sbeffeggiati) i documenti degli “anni di piombo”! Dunque, o voi borghesi e conservatori che venite sbeffeggiati dal “poliziotto buono”, ma che siete fondamentali perché tale pantomima planetaria prosegua, siate grati all’uomo che piace tanto a chi tira i fili! Dovete morire pure voi, sia chiaro! Ma, come Bertoldo, potete scegliere dove farvi impiccare! Vi pare poco? E, suvvia, sbrigatevi che il tempo stringe (il poliziotto è “buono”, ma è pur sempre poliziotto! E, mi raccomando, non vi lamentate! Altrimenti venite pure sbeffeggiati!

…Draghi vuole inoculare i vaccini? Certo e fa bene se ve li lasciate inoculare. Che cosa vi aspettate? Il capo di governo, Mario Draghi, il più autorevole in Europa, dovrebbe dire “non vaccinatevi”? Non può, non deve e quindi non vuole. Se facesse il contrario cadrebbe in due ore, non avreste la riforma della magistratura, la crisi economica vi ucciderebbe, Zan Zan Zan trionferebbe. Vi sono rapporti di forza di cui occorre oggettivamente tenere conto; egli fa bene a farlo. La nebbia nelle teste cattoliche impedisce di comprendere un dato elementare: i vaccini funzionano, a costo di centinaia di morti per trombosi e infarto, eppure funzionano. Delle centinaia di morti, causati dai veleni vaccinali, non importa un fico secco ai sopravvissuti. Mors tua vita mea regola tuttora i rapporti di forza interpersonali e quelli di potere. Se invece le catastrofi genetiche e mediche si manifesteranno, com’è stato annunciato da fonti pure autorevoli, la violenza esploderà incontenibile. È più probabile, a mio avviso, che il numero delle vittime rimanga notevole ma contenuto. I Big Pharma non sono scemi. I vaccini sono un affare smisurato, migliaia e migliaia di miliardi, in grado di riempire le tasche a tantissimi, saldando gli interessi dei pescecani finanziari. Se le catastrofi sanitarie annunciate dai no vax divenissero realtà, i rapporti di forza nell’opinione pubblica muterebbero repentinamente… Cattolicucci e borghesucci si rassegnino: devono lottare personalmente per propria libertà. Non vuoi il vaccino? Non fartelo inoculare e assumiti le responsabilità conseguenti e pianatala con le geremiadi da finto deportato. Non andrai nei bar, nei ristoranti e nei musei; non visiterai gli ammalati in ospedale e i carcerati in galera (ma tanto non lo facevi neppure prima). Indosserai la mascherina dov’è richiesto oppure prenderai la multa e poi ti opporrai davanti al TAR. Queste sono le regole del gioco. Rischi di morire? Certo, perché il Covid è una realtà; se finisci in ospedale, i protocolli di cura ti uccidono più del virus. Perché solo gli ultrasessantenni, come me, sembrano ostili al vaccino? Non siamo ostili al vaccino; siamo saggi e diffidiamo. Chi ha vissuto gli anni prima e dopo Aldo Moro, è consapevole di fronteggiare un sistema criminogeno verso il quale occorre la massima circospezione… Perché rischiare, seppure il rischio fosse minimo? Perché rischiare se la politica è inaffidabile? …Con questo Draghi non ha a che vedere. È arrivato e deve barcamenarsi. Anzi, se scaricate le responsabilità su Draghi, fate un grosso favore a tutti i veri responsabili, quanti ho elencato prima e altri innumerevoli. La politica è una cosa seria; Draghi dopo tutto le sta restituendo dignità. Le libertà e i diritti dei cittadini in democrazia sono decisi dalla politica e normati con la legge, non col dippicciemme, scritto da un fesso qualsiasi. Qui è il punto, questo dice la Costituzione. Da mezzo secolo la Costituzione è però calpestata, cominciando proprio dai capataz acattolici, plauditi dai cattolicucci e dai borghesucci, proprio quelli oggi più ostili a Draghi.

Secondo “passo”, verso l’accettazione della “pena” per gli “imputati” che hanno ancora l’ardire… di essere in vita (come vi permettete? Ma guarda te che sfrontatezza!). Altra cosa da “accettare” come “male minore” è la “terapia sperimentale di massa” a seguito della quale ci sarà “donata la salvezza” dalla “pandemia assassina”. In questa sede non torneremo sui “come e perchè” (es: qui). E’ sufficiente far notare che il “poliziotto buono” dà per assodata l’ineludibilità di tale “terapia”. E voi, borghesi che siete da sempre la spina dorsale di questo immondo sistema, e che pretendete pure di ricevere qualche briciola proprio perchè lo servite, proni, da sempre, vorreste anche cercare di non crepare? Ma come vi permettete? Ringraziate il “mediatore”, per la bontà manifestata, e fatevi ficcare il siero in vena! Se crepate è colpa vostra! Se osate ancora (per poco!) vivere, è merito del “mediatore”! Lui si che, “mediando”, non potendo fare diversamente – questo sempre perché la potenza estera colonizzatrice ha stabilito così, ma ricordatevi che egli “deve tenerne conto”, se no il “mediatore” che servo è? (qui) – sta facendo un gran lavoro! Del resto, se ve lo fate inoculare, la colpa è vostra! Piantatela di lamentarvi, e andate al TAR! Lì sì che potrete stare al… “fresco”! (ripetiamo per l’ennesima volta: singolarmente e per mera sopravvivenza, è giusto farlo. Ma l’atto non va oltre il palliativo. E ovviamente, cosa consiglia di fare il “poliziotto buono”? Esattamente di essere contenti del palliativo senza “pretendere troppo”!) E poi, chi sarebbe a porre questioni sulla sicurezza dei sieri? Ma sono “solo” gli ultrasessantenni che hanno vissuto il “tempo di Moro” (bel paragone, non trovate?)! Gli altri, possono tranquillamente crepare… con o senza “virus”! Anche perché, lui stesso scrive, se andate in Ospedale… crepate di sicuro! Tanto vale crepare a casa! Bella prospettiva, vero? E finitela di lamentarvi! Il “mediatore” sta ridando “dignità” alla politica, perchè mica usa i DIPPICCIEMME! Altroché! Lui usa i Decreti Legge! Vuoi mettere? E’ così che funziona la “democrazia” (qui)! E mi raccomando: non date retta alle “catastrofi” prospettate dai “profeti di sventura”! Se dovessero realizzarsi, allora si avrà la violenza della reazione…! Senza contare che, se dovessero realizzarsi, ci sarebbe ben poco da scatenare, con una popolazione decimata dai morti e composta da invalidi permanenti! Ma questo non conta! D’altra parte la costituzione “più bella del mondo” (qui) è calpestata da 50 anni… ma state tranquilli. Il padrone colonizzatore, che l’ha voluta e fatta scrivere così ai “buoni” padri costituenti, approva incondizionatamente!

Che cosa quindi modifica i rapporti di forza in mancanza di elezioni? I filosofi? Le omelie dei pochi parroci credenti? I giureconsulti indignati? I bellicosi articoli sul web? I dibattiti in tivvù? Cattolici, siate seri! Solo la violenza modifica i rapporti di forza in carenza di strumenti democratici come le elezioni. Voi cattolici avete orrore della violenza perché siete vocati alla codardia, tutt’al più all’obiezione di coscienza. Ricordate quando la sbandieravate salmodiando. Vi stavano castrando ed eravate inconsapevoli e felici come i gatti sterilizzati sul tavolo del veterinario. Ma tranquillizzatevi, c’è un altro strumento di cui dirò più avanti, ancor più temuto ed efficace della violenza. Chi può generare la violenza? Sgomberate la testa dai modelli dei buffoni estremisti, neri e rossi. La violenza rivoluzionaria s’innesca solo se il potere commette errori macroscopici. Per esempio, negando lo stipendio a chi non si vaccina... E se proprio volete rimediare più rapidamente che con la violenza, impugnate la nostra arma più efficace, il Santo Rosario; andate a recitarlo dov’è il nemico principale, in piazza San Pietro. Vi seguirò, perché il Diavolo s’accuccia sotto l’Acqua Santa; l’ha vietata infatti, il Diavolo: l’Acqua Santa gli dà fastidio, altro che vaccino.

Virtù fasciste - Biblioteca del Covo

Ed eccoci arrivati al “nocciolo”. Quale sarebbe l’alternativa ai “mali minori” della “democrazia” che i borghesi sbeffeggiati DEVONO accettare? Ma ovviamente è la “violenza”! E quale “violenza”? Ma, sempre ovviamente, quella che riproduce mimeticamente il “tempo” che il “poliziotto buono” ha qui descritto minuziosamente e dal quale non usciamo, proprio in virtù della soggezione al “padrone colonizzatore”, che ne fa uso senza soluzione di continuità: la violenza urbana! Quella della “reazione”. Che verrebbe innescata da che cosa? Forse dalle prevaricazioni infinite del tempo immondo che stiamo vivendo? Ma assolutamente no! Lo dice lui! Essa sarà scatenata solo, fate attenzione al termine “solo” (come il piano…del podestà forestiero!), se il potere non darà più lo stipendio a chi non si fa inoculare la “terapia della salvezza” (ma guarda tu che caso: qui). Dunque, il modello eterno della “strategia della tensione globale” è riproposto integralmente! Ma… C’è un grande “MA”. Il “poliziotto buono”, anche in questo caso sempre buttandola nella derisione, accenna ad un altro mezzo, ovviamente dandogli un rilievo ironico e sbeffeggiante: egli prospetta quale strumento una preghiera: il Santo Rosario della Beata Vergine Maria! Chi legge, ci vedrà la solita derisione riservata ai “borghesi passivi”, identificati coi cattolici praticanti, che davanti ai cataclismi si ficcano timorosamente in un buco. Questo perchè, come anche il “poliziotto buono” mostra con la sua narrativa, il Cattolicesimo Romano è stato sostituito ed identificato a forza dal “democristianismo atlantico” che di fatto rappresenta la classe politica dominante in questa disgraziata nazione da oltre settant’anni. Quindi, quale modo migliore per arrivare all’obiettivo? Invece, caro “poliziotto buono”, il Cattoliceismo Romano, non è MAI stato, in nessun tempo, una religione per imboscati! Il Cattoliceismo Romano, è una Fede per combattenti, per SOLDATI pronti alla battaglia, e non per “violenti” pronti alla brutalità (per questo il Cattolicesimo ha sempre preferito usare il termine “FORZA”, non “violenza”)! Infatti, la Regina di tutte le Vittorie, è Colei che, alla testa delle Milizie a Lepanto, ha procurato la Vittoria travolgente, nonostante la scarsa possibilità che ciò avvenisse! I Soldati, come una spada infilata nella cintura, estraevano e sgranavano il Santo Rosario, andando all’assalto! Ella, la Condottiera che ha preceduto le Milizie in mille battaglie, Lei, la Madre dei Credenti, NON DIMENTICA! Anche se noi dimentichiamo, Lei no!! Infatti, nel suo meraviglioso Cantico, il Magnificat, così prega: Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, e Santo è il suo Nome… Ha rovesciato i potenti dai troni”! Così, proprio noi fascisti de IlCovo ci dedichiamo anima e cuore, con gli scritti e con l’esempio delle nostre vite a  questa Santa Causa, ovvero il ritorno della FEDE: questo è il nostro Apostolato! Perché soltanto con FEDE, SPERANZA e AMORE, si può CREDERE, OBBEDIRE e COMBATTERE! … come insegna la Mistica Fascista, senza compromessi, senza nulla temere, men che meno la morte fisica!

Per la Gloria della Santissima Trinità e la rinascita dell’Italia Littoria nel nome della Civiltà di Roma, Cattolica e Imperiale!

E quando la Fede si risveglierà, allora, per tutti voi che perorate il male, il tempo sarà finito!

IlCovo