Lascia un commento

Conferenza “STRATEGIA DELLA TENSIONE PERMANENTE”, i video ufficiali!

Come promesso ai nostri lettori, di seguito pubblichiamo i video attinenti la conferenza dello scorso 9 novembre tenuta a Roma dalla nostra Associazione. Naturalmente si tratta di una sintesi, poiché la durata effettiva dell’evento è stata di circa 5 ore. Ciononostante, come avrete modo di osservare, anche questa selezione risulta abbastanza corposa, poiché il video di quella che, al netto, è stata la nostra relazione, nell’insieme delle due parti in cui l’abbiamo divisa, dura complessivamente circa 1 ora e 50 minuti.

Nella prima parte, la più “corposa”, vengono svolti due temi: il primo riguarda “Le Origini” della Guerra Civile in Italia; il secondo tratta del “Lungo Dopoguerra” e delle sue conseguenze sulla vita politica italiana.

—–              —–              —–            —–

La seconda parte risulta decisamente più breve e scorrevole, anche perché i filmati che abbiamo utilizzato come ausilio alle discussioni, ossia quelli inerenti la nascita ed i veri scopi della cosiddetta Unione Europea, sono stati omessi dal video, in quanto già proposti all’attenzione dei nostri lettori in un apposito articolo ad hoc (vedi QUI).

—–          —–          —–          —–

Al termine della conferenza, alcuni tra i convenuti presenti nel pubblico ci hanno rivolto delle domande, che abbiamo voluto mostrare in questi due spezzoni di filmato, separandoli dalla conferenza vera e propria.

 

Il momento più alto della serata che, in quanto fascisti e cattolici, ha particolarmente commosso tutti quanti noi, è stata la consacrazione ufficiale della nostra Associazione, a conferma del fatto incontrovertibile che, come disse a suo tempo Armando Carlini “ il Fascismo è il principio di una nuova sintesi politica e culturale, in cui, prendendo a paragone un’ellissi, la tradizione romana dell’autorità sia politica che ecclesiastica, rappresenterà i due fuochi.”

Buona visione

IlCovo

Lascia un commento

IN MERITO ALL’ANNIVERSARIO DELLA “STRAGE DI PIAZZA FONTANA”!

Se questo Stato e questo regime si sono macchiati di delitti contro il popolo italiano, se hanno scatenato una guerra civile, se non hanno esitato a favorire massacri, nelle forze di polizia alle loro dipendenze, se hanno privato il Paese di ogni sovranità e della dignità nazionale, allora temono la verità come la peggiore delle sventure. Chi cerca di affermare la verità è il nemico dello Stato e del regime. 

Vincenzo Vinciguerra, carcere di Opera, 1 febbraio 2013.

Risultati immagini per struzzo testa sotto terra

Purtroppo, come tutti i cittadini di questa disgraziata pseudo-repubblica, veniamo costretti dall’ignobile potere politico che la dirige e dall’immonda propaganda mediatica ai suoi ordini, ad ingurgitare una quantità infinita di indegne menzogne, commista alla stomachevole ipocrisia fatta di “lacrime di coccodrillo” istituzionali che, ad onor del vero, risultano francamente insopportabili, visti i fatti e visto che la sceneggiata in questione si consuma reiteratamente da decenni, sempre a danno di VITTIME del popolo; di MORTI innocenti sui quali la colpevole democrazia antifascista, come suo costume connaturato, specula maramaldescamente senza ritegno! Anche quest’anno, il “signor” Mattarella, sul tema in oggetto ha voluto propalare una invereconda carrellata di falsità “di Stato”, rovesciando le responsabilità dello “stato fantoccio italy-ota” agli ordini del “padrone a stelle e strisce”, sull’inesistente “neofascismo”, il quale costituirebbe l’eterno e immancabile “demonio”, artefice di tutte le aberrazioni “che attaccano il nostro ordinamento civile e libero” (cit)! Nonostante gli stessi “mille” processi con i fatti relativamente emersi; nonostante le sentenze e le indagini portate avanti;  nonostante che, in sostanza, non si è voluto stabilire né i mandanti, né l’esecutore materiale della strage, dunque in definitiva, CHE TALI PROCESSI NON SONO SERVITI A NULLA, ebbene, nonostante tutto questo, alcuni elementi, sanciti dalle stesse “istituzioni democratiche” risultano inoppugnabili. E facciamo, a questo proposito, parlare i DIRETTI ESPONENTI DELLE SUDDETTE “Istituzioni democratiche”, che ovviamente lo sono solo quando fa loro comodo: “…La commessa della valigeria Duomo di Padova dichiarò di poter riconoscere l’autore degli acquisti ma venne ascoltata solo tre mesi dopo da un fantomatico ufficiale di polizia che gli mostrò non la foto di Freda ma quella di Valpreda. E solo nel 1972 la commessa riconobbe Freda dalla foto sul giornale. È stato distrutto in circostanze misteriose il cordino della borsa che riportava il suo acquisto al negozio di Padova. Tutto poteva chiudersi subito, nei mesi successivi all’inchiesta. È stato provato che il Sid ha offerto a Ventura la possibilità di evadere e che c’era un ufficiale di collegamento tra lo stesso Sid e la cellula di Ordine Nuovo veneta, che rispondeva al nome di Guido Giannettini.” Chi sentenzia quanto riportato, non è un “oscuro revisionista”, come ha spudoratamente affermato il Mattarella (qui) appioppando tale epiteto a chi in scienza e coscienza definisce tale strage per quello che è (una Strage di GUERRA, operata dalla CIA!), ma è il Magistrato Pietro Calogero. Lo stesso “artificiere” DIGILIO, che ha confezionato la bomba e che è poi divenuto “collaboratore di giustizia”, ha affermato essere contiguo ai servizi statunitensi. Dunque, Digilio risulta attendibile quando dirige verso i propri complici, ma non lo è quando afferma DA CHI era manovrato!  

Riportiamo in proposito le parole dello storico Angelo Ventrone, citate dal “Corriere della Sera” (qui): “Per i protagonisti delle inchieste giudiziarie ma anche per gli storici dietro i depistaggi c’era la C.I.A., che si appoggiava su un programma di «guerra non ortodossa» (sono parole dello storico Angelo Ventrone, docente all’Università di Macerata) per impedire l’ascesa del comunismo che dopo il ‘68 sembrava imminente in Europa. Quindi bomba nera per provocare una svolta autoritaria? «No, l’obiettivo era la nebbia – continua Ventrone – fermare l’ascesa comunista ma non con un golpe fascista» che sarebbe stato altrettanto dannoso. Insomma, pur in mancanza di nomi e cognomi, c’è un quadro abbastanza chiaro anche sul ruolo dei Servizi segreti. E su Piazza Fontana, cinquant’anni dopo siamo in grado di dire chi ha confezionato la bomba (Digilio) su ordine di chi (la cellula di Ordine Nuovo veneta capitanata da Freda e Ventura) e perché (puntava a instaurare un regime autoritario e mettere fine al caos Sessantottino) con le coperture di chi (Servizi segreti o parte di essi interessati a mantenere un equilibrio politico tra gli antagonismi) e con la spinta di chi (probabilmente la C.I.A.). Il tutto sulle spalle di diciassette vittime e ottantotto feriti. E magari di altre centinaia di vittime degli anni di piombo figlie naturali o acquisite della madre di tutte le bombe: la bomba di Piazza Fontana.”

…e per concludere, noi FASCISTI de “IlCovo” vogliamo ricordare al riguardo le parole che mettono la parola FINE, una volta per tutte, su cinquant’anni di depistaggi della verità (gestiti sempre dalla stessa repubblica antifascista, che assieme al proprio padrone americano, rappresenta il vero ed unico responsabile dei lutti e delle tragedie di cui si scrive!), la testimonianza dal carcere di Vincenzo Vinciguerra, che chiude per sempre la bocca a tutti i mentitori istituzionali di Stato, passati, presenti e futuri, sbugiardandoli senza pietà!

FINE DI UN EQUIVOCO

Carcere di Opera, 10 ottobre 2013.

Era scritto. Il Tribunale di Milano ha ufficialmente sancito la mancanza di volontà dei suoi magistrati di trovare la verità sulla strage del 12 dicembre 1969 all’interno della Banca dell’Agricoltura di Milano, a piazza Fontana. Negli anni ’70, Gerardo D’Ambrosio ed Emilio Alessandrini cercarono una verità solo parziale e, soprattutto, politicamente comoda per il regime. Ricevuti gli atti processuali dal giudice di Treviso Giancarlo Stiz che indicavano in Franco Freda e Giovanni Ventura due dei responsabili del massacro, esclusero a priori la responsabilità del finto anarchico Pietro Valpreda e, con essa, quella del finto anarchico Mario Merlino, per concentrarsi esclusivamente sulla “cellula nera” di Padova senza riuscire a comprendere che la contiguità di questa città con Venezia non era solo geografica. I due seppero prosciogliere il vice capo della polizia, Elvio Catenacci, i responsabili degli uffici politici di Roma e di Milano, Bonaventura Provenza e Antonino Allegra, sostenendo che l’aver taciuto ai magistrati che le borse utilizzate per gli attentati erano state vendute a Padova, per quasi tre anni, rappresentava un fatto di “non rilevante gravità”. Fu il procuratore della Repubblica, Aldo Fais, ad incriminare nel 1973 il responsabile dell’ufficio politico della Questura di Padova, Saverio Molino, per aver mantenuto segrete le intercettazioni telefoniche sull’utenza di Franco Freda che provavano l’acquisto da parte di quest’ultimo dei timer utilizzati per gli attentati. Loro fecero altro: chiamarono a collaborare nelle indagini il direttore dell’Ufficio affari riservati del ministero degli Interni, Umberto Federico D’Amato. L’inchiesta passò, poi, a Catanzaro per giustificati motivi di ordine pubblico, con buona pace ai Gerardo D’Ambrosio che ancora oggi fa intendere che gli venne tolta perché lui stava per arrivare alla verità. Negli anni Novanta, la procura della Repubblica di Milano rifiutò dapprima di collaborare alle indagini svolte dal giudice Guido Salvini perché, a suo avviso, la competenza era del Tribunale di Catanzaro e, infine, quando venne obbligata ad intervenire lo fece contro l’inchiesta, contro il giudice istruttore Guido Salvini, contro i suoi collaboratori, contro i testimoni che avevano la colpa di chiamare in causa per la strage gli “ordinovisti” veneti. L’azione di contrasto sviluppata da Gerardo D’Ambrosio, Grazia Pradella e Felice Casson è di pubblico dominio, non serve qui richiamarla ma solo sottolinearne la gravità eccezionale sulla quale tutti hanno sorvolato per ragioni politiche. I processi ultimi sulla strage di piazza Fontana hanno visto come unico pubblico ministero convinto delle accuse che formulava contro gli “ordinovisti” veneti Massimo Meroni, non i suoi colleghi a cominciare da Grazia Pradella. La conclusione delle indagini iniziate al termine dell’iter processuale, con la sentenza della Corte di cassazionedel 3 maggio 2005, non poteva essere diversa da quella che è ora ufficialmente sancita dal giudice istruttore Fabrizio D’Arcangelo. Non ci dispiace, anzi siamo lieti che si sia posto fine all’equivoco, nel quale tanti incorrono, di una magistratura impegnata a cercare la verità, di uno Stato che non lascia nulla d’intentato per trovarla, e cosi via blaterando. Lo Stato – lo abbiamo sempre detto – si è sempre impegnato a negare la verità e non ha lasciato nulla d’intentato per raggiungere questo fine. In una inchiesta come quella sulla strage di piazza Fontana, la logica processuale della ricerca delle prove sui singoli individui sospettati di aver preso parte all’esecuzione materiale del massacro, si ritorce contro coloro che hanno assecondato il gioco della procura della Repubblica di Milano, in buona fede ovviamente, credendo che le segnalazioni da loro fatte su questo o su quel testimone potessero modificare la decisione di chiudere il capitolo una volta per sempre. Non è cosi. Su un fatto politico di respiro nazionale ed internazionale, come l’operazione del 1969 conclusa con gli attentati del 12 dicembre a Roma e Milano, solo una decisione politica può obbligare la magistratura a cercare la verità, non circoscritta ai soli esecutori materiali. Gli elementi per giungere all’affermazione della verità sul piano anche processuale, non solo storico, ci sono tutti, manca la volontà di riunirli insieme, di ricomporre il mosaico, di interrogare tutti i testimoni. Bisogna avere le carte in regola per procedere ad un’inchiesta che sia degna di essere considerata come tale. Il Tribunale di Milano, tolta l’eccezione rappresentata da Guido Salvini, non le ha perché storicamente nulla ha mai fatto per cercare ed affermare la verità. Giancarlo Rognoni, ad esempio, è stato imputato per la strage di piazza Fontana, e poi assolto dall’accusa. Ma lo sarebbe stato se la procura della Repubblica avesse preso in considerazione che la fallita strage del 7 aprile 1973, per il quale è stato condannato con sentenza passata in giudicato, riproponeva alla lettera il piano preparato per il mese di dicembre del 1969, prima le stragi (a Roma e a Milano il 12 dicembre 1969), poi la manifestazione nazionale indetta dal Movimento Sociale Italiano a Roma il 14 dicembre? In quella primavera del 1973, i congiurati della “Rosa dei venti” in cui è intruppato Giancarlo Rognoni, lo ripropongono pari pari: prima la strage, da attribuire questa volta a Lotta Continua, il 7 aprile 1973, poi la manifestazione nazionale del M.S.I. il 12 aprile 1973, questa volta a Milano con preventiva distribuzione di bombe a mano a un gruppo di fidati attivisti. Nessuno, fino ad oggi, ha mai indagato sulla mancata strage del 7 aprile 1973, benché siano noti i legami fra Giancarlo Rognoni, Carlo Maria Maggi e il comando della divisione carabinieri “Pastrengo” di Milano. Tutti fingono di credere che l’iniziativa di fare un massacro su treno, attribuendola ai “rossi”, quel 7 aprile 1973 sia partita dal solo Giancarlo Rognoni. La magistratura milanese non ha compreso allora ché la strage del 7 aprile 1973 e la successiva manifestazione nazionale del M.S.I. del 12 aprile, erano inseriti in un disegno politico organico che riproponeva perfino le modalità esecutive di quello iniziato nel 1969. Neanche la strage di via Fatebenefratelli del 17 maggio 1973, che vede gli “ordinovisti” veneti agire a Milano, fa sorgere nei magistrati milanesi il dubbio che ci sia un collegamento fra Milano e Venezia. Non la procura della Repubblica di Milano, non D’Ambrosio e colleghi hanno il merito di essere pervenuti al processo per la strage compiuta dal finto anarchico Gianfranco Bertoli il 17 maggio 1973 a Milano, per questo va ascritto al solo giudice istruttore Antonio Lombardi che per venti anni ha tenuto aperto il fascicolo nella matematica certezza che Bertoli non aveva agito da solo e non era anarchico. Un disegno organico nel quale sono inseriti tre episodi di strage, due dei quali eseguiti ed uno organizzato a Milano, di cui non si trova traccia negli atti giudiziari della procura della Repubblica di Milano. Oggi il giudice istruttore milanese, accoglie la richiesta dei pubblici ministeri Armando Spataro, Maurizio Romanelli e Grazia Pradella, e chiude l’inchiesta perché le indagini non possono durare all’infinito. Riconosce, però, che risulta colpevole di concorso nella strage di piazza Fontana Carlo Digilio, riconosciuto come tale con sentenza del 30 giugno 2001 della Corte di assise di Milano. Chi era Carlo Digilio? “Sono un agente dello spionaggio figlio di un agente dello spionaggio”, dichiarò orgoglioso ai giudici all’inizio della sua parziale collaborazione con la “giustizia”. Carlo Digilio, in effetti, era un informatore dei servizi segreti americani. Franco Freda e Giovanni Ventura riconosciuti tardivamente colpevoli erano collegati al servizio segreto militare italiano e, uno a quello greco. La “cellula nera” è il prodotto della fantasia politico-giornalistico-giudiziaria, perché in realtà si tratta di indagare sull’operato dei servizi segreti americani, italiani, greci e così via, per i quali i tre colpevoli lavoravano. Sopra i servizi segreti ci sono gli Stati maggiori delle Forze armate e i ministeri degli Interni, i quali dipendono dai rispettivi governi. E qualcuno si attende, stando così le cose, che i giudici di Milano facciano un’indagine vera, seria, allargata agli ideatori ed agli organizzatori del eventi del dicembre 1969? Questo potrebbe accadere in un Paese africano, non in Italia. Qui tutti vogliono vivere felici e contenti: Gerardo D’Ambrosio è stato senatore dell’ex P.C.I.; Felice Casson è senatore ancora in carica dello stesso partito; lo stragista Franco Freda scrive articoli per “Libero”, gli altri proseguiranno nella loro grigia carriera con la sicurezza di essere esenti da critiche perché hanno fatto la cosa giusta per la politica, per i partiti, per le Forze armate, i servizi segreti italiani e stranieri, la N.A.T.O. e via enumerando. E per le vittime? Per i giudici del Tribunale di Milano vale il detto: “Chi muore giace, chi vive si dà pace”. E loro in pace vivono e vogliono vivere.

Vincenzo Vinciguerra

…non è mai esistito alcun neofascismo! Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, etc. etc. giù, giù, sino al M.S.I. erano tutti gruppi controllati dai servizi segreti italiani, cioè dalla C.I.A. statunitense! Questa gente, di fatto, è stata sempre agli ordini della repubblica antifascista e dei suoi padroni…altro che Fascismo!

VERGOGNATEVI!  VERGOGNATEVI!  VERGOGNATEVI!

IlCovo

1 Commento

ITALIA RAZZISTA? – Genesi del “Ministero dell’Amore” nel tempo del post-umanesimo -PARTE I

Il Preambolo.

Nell’era della plutocrazia imperante, dove il Fondo Monetario Internazionale con sede a Washington  detta legge a tutti i popoli del mondo, dove sulla pelle delle nazioni europee da oltre atlantico è già stato deciso per conto nostro, e senza interpellarci, dei nostri destini (vedi qui), i media ufficiali adesso ci tartassano informandoci della nuova emergenza planetaria! Il 30 ottobre 2019, ha visto la nascita infausta di una speciale “Commissione parlamentare”, che trae ispirazione dalla denuncia di alcuni fatti particolari. Tale “commissione”, le cui prerogative sono attualmente ancora tutte da chiarire, ha il compito precipuo, si dice, di “vigilare sull’odio e sul razzismo” [1]. Ufficialmente, la giustificazione per la creazione di una tale istituzione va fatta risalire alle denunce effettuate da un organismo privato di parte, ossia schierato politicamente, che nulla ha da spartire con alcuna funzione pubblica: il cosiddetto “Osservatorio sull’Antisemitismo”. Tale “Osservatorio”, che si occupa di controllare e denunciare sulla Rete Internet (e non solo) esternazioni di presunto “odio e razzismo”, in specifico contro gli ebrei, ha segnalato non meglio dimostrati episodi di “insulti, minacce e idee razziste” che sarebbero stati diretti nei confronti della Senatrice Segre, già vittima della persecuzione antiebraica attuata durante l’ultima guerra mondiale dal Partito Nazional-Socialista tedesco. Questa segnalazione, che ha avuto quale principale cassa di risonanza mediatica il quotidiano “La Repubblica” (anch’esso notoriamente schierato!), ha fornito il pretesto politico affinché venisse costituita siffatta speciale “Commissione di vigilanza contro l’odio e il razzismo” ed in conseguenza di ciò, la Senatrice Segre, descritta quale “vittima di centinaia di insulti quotidiani e minacce”, ha così beneficiato di una scorta, affinché venga protetta, in quanto la sua vita, sarebbe addirittura in pericolo!

I fondamenti della questione.

Fin qui la teoria che ci viene propinata dai media ufficiali… ma andiamo adesso alla realtà dei fatti! La “Commissione Segre” non nasce, infatti, senza una motivazione politica concreta. Essa, verosimilmente, non è da ricercarsi, però, nelle segnalazioni del cosiddetto “Osservatorio sull’Antisemitismo”, un organo politico sulla cui obiettività è lecito nutrire seri dubbi (così come nei confronti della suddetta Commissione). La sua reale giustificazione va ricercata nella campagna di odio ideologico antifascista (ma ciò rappresenta solo un paradosso apparente) che si è sviluppata incessantemente in Italia già dalla fine della guerra civile (1943 – 1945) e che si protrae costantemente fino ad oggi. Difatti, come in un gioco di specchi alla rovescia, le categorie politico-sociali che già furono vittime di discriminazioni o persecuzioni di qualsivoglia genere, cagionati dalle nazioni sconfitte in guerra nel 1945, basando la propria identità su questo status di vittime (vero o presunto ma che comunque ha acquisito, nel frattempo, un carattere permanente ed indiscutibile), hanno, a loro volta, istituzionalizzato di fatto un “odio perpetuo giusto” diretto contro gli ex “persecutori” (ai cosiddetti “giusti” poco importa se, a loro volta, veri o presunti!) e tramandato di generazione in generazione anche contro gli eredi politici di costoro (o supposti tali!), livellando concettualmente sul piano storico e politico (per evidenti fini propagandistici!) i principali soggetti politici sconfitti di quella stagione, cioè il Fascismo ed il Nazional-socialismo; equiparandone scorrettamente le responsabilità, a prescindere dai fatti storici concreti. Tutto ciò al fine di creare artificiosamente un’unica categoria politico-ideologica (mai davvero esistita sul piano storico!), il cosiddetto “nazi-fascismo”, da additare al pubblico disprezzo dell’umanità quale eterno capro politico espiatorio di tutti i mali della società; un nemico fittizio ma buono per tutte le circostanze e tutte le stagioni! Ebbene, malgrado siano trascorsi settantacinque anni dai tragici fatti chiamati in causa (sempre a sproposito!), le principali categorie politiche del nostro panorama nazionale (ma anche europeo!) sono state immobilizzate all’interno di tale schema di comodo precostituito. Nonostante gli evidenti mutamenti storici e politici avvenuti dalla fine della Seconda guerra mondiale, a causa però della totale assenza di autonomia e indipendenza politica all’interno della “zona euro-mediterranea sottoposta all’influenza statunitense”, tali tipologie propagandistiche sono state mantenute inalterate (proprio perché congeniali agli interessi statunitensi!) persino a dispetto dell’assenza concreta di un soggetto politico effettivamente e seriamente qualificabile come fascista, col risultato di rendere permanente lo stato di “guerra civile ideologica” e di divisione politico-sociale del popolo italiano, favorendo in questo modo il consolidamento della “Strategia della tensione Globale” [2], in virtù della quale, la creazione di “nemici”, reali o immaginari, risulta determinante all’interno di un simile quadro tattico, egemonizzato dalla presenza degli Stati Uniti. Tali “nemici” hanno il compito di rappresentare un archetipo negativo che (essendo arbitrariamente classificato in modo ufficiale quale “male assoluto” da chi gestisce il potere politico per conto dell’ “occupante atlantico a stelle e strisce”) in virtù di tale pretesto, finiscono per costituire la giustificazione per qualsiasi intervento di contrasto al dissenso montante verso lo status quo imperante. Fu dopo l’armistizio di Cassibile del settembre del 1943, seguito dal trattato di Pace del 1947 firmato a Parigi, che in Italia si dovette procedere ufficialmente a costituire per legge l’archetipo del “fascista malvagio e sterminatore” da perseguitare. Obbedendo agli ordini imposti alla nazione italiana nei trattati ratificati dai governi di coalizione guidati da De Gasperi (ossia il governo “ombra” statunitense!), venne di fatto istituito il primo reato d’opinione, “padre” di tutti quelli che sono venuti in seguito. In nessun modo si doveva permettere al popolo italiano anche solo di “tentare” (il reato risiede già nel “tentativo”) di riassociarsi sotto una qualsiasi forma che giudicasse differentemente l’esperienza fascista rispetto alla condanna totale e inappellabile di già comminata dal governo militare d’occupazione anglo-americano. Le successive leggi, “Scelba” e “Mancino” (non a caso tutti ministri democristiani!), per dare corpo giuridico alla disposizione costituzionale “transitoria”, pur cercando di cavillare per non incorrere nell’accusa di anti-costituzionalità, hanno creato quale fattispecie di reato la cosiddetta “apologia del fascismo” [3], sulla quale rimandiamo alla letteratura competente. Quello che va rilevato in questa sede è che codesto “reato”, costituisce il naturale fondamento dell’estensione del significato negativo associato alla parola “fascismo” e inserito dai legislatori nelle medesime leggi trattate. L’assurdo giuridico, oltre alla creazione di fatto del reato di opinione in una cosiddetta “repubblica democratica e pluralista”, sta nella sanzione persino delle supposte “intenzioni” del giudicato (su questo verte, per l’appunto, il reato di “apologia del fascismo”, ossia, nella supposta intenzione, ravvisabile a discrezione del magistrato di turno, di percepire in tale “apologia” il concreto tentativo di riorganizzazione del disciolto Partito Nazionale Fascista!) e nella evidente penalizzazione del “dissenso” politico. Codeste leggi si soffermano sia sugli ipotetici “intenti” che sugli“atti concreti” del giudicato, ovviamente livellando e confondendo tra loro in modo capzioso il significato di tali termini. Gli uni e gli altri, cioè, (a seconda della mentalità del giudicante) possono essere messi sullo stesso piano; addirittura, potendo, a loro volta, essere parificati alla “violenza, il razzismo e la soppressione delle libertà”, in quanto tali. Persino la semplice “denigrazione dei valori democratici”, senza specificare in cosa debbano consistere tali “valori”, può essere considerata penalmente perseguibile alla stessa stregua della costituzione di gruppi armati per la sovversione e il terrorismo [4]. La voluta genericità di tali norme (ricercata appositamente!) ha dato adito alla più estesa interpretabilità delle stesse, permettendo con ciò di rimanere sempre sul filo della costituzionalità. Di fatto, sino ad oggi, i processi per tali reati raramente si sono conclusi con una condanna penale. Ma politicamente, hanno costituito la base per la creazione di ulteriori inasprimenti legislativi (vedasi la “Legge Fiano” [5], oppure i cd. “reati di omofobia”) che costituiscono una pesante ipoteca sulla vita politica nazionale ed una formidabile arma di ricatto a danno di chiunque voglia fare seriamente politica, senza perciò soggiacere all’arbitrio della “nomenklatura istituzionale” prona agli ordini di Washington. Ciò che è indispensabile notare, è la creazione dell’archetipo negativo, in questo caso del “mostro fascista”, per poi associare ad esso i più vari atteggiamenti deplorevoli, come la violenza, il razzismo o la semplice brama di distruzione, da stigmatizzare pubblicamente, a mezzo di cicliche campagne mediatiche orchestrate dall’informazione di regime antifascista, tutto ciò sempre prescindendo dalla verità storica! Nel caso di specie, la sanzione giuridica viene giustificata a causa del cosiddetto “pericolo di ricostituire il disciolto Partito Nazionale Fascista”, associato anche all’ “opinione” espressa dal giudicato, che a tale “pericolo sociale” potrebbe aspirare o potrebbe pervenire. Si deroga, così, alla concezione giuridica in sé, a causa di un presunto “stato di emergenza perpetuo” dovuto alla “pericolosità” persino dell’opinione espressa pubblicamente, considerata in sede di giudizio e rafforzata dalla propaganda di guerra svolta dagli organi più o meno ufficiali al soldo del potere costituito antifascista, o meglio, del “padrone d’oltre oceano”! Per questo motivo è necessario al sistema di potere vigente, pena il crollo dell’intera impalcatura politica da esso imbastita, che “l’opinione politica” colpita da tali normative liberticide venga mostrata alla pubblica opinione quale la più turpe e disgustosa attitudine anti-umana. Solamente in tale modo la massa può essere portata ad accettare passivamente l’attuazione dei provvedimenti di polizia politica e militare altrimenti inaccettabili, che rappresentano, ironia della sorte, una prassi diffusa e consolidata proprio in quei regimi che la partitocrazia antifascista da sempre, in modo incessante ed ipocrita, si permette di stigmatizzare …almeno a chiacchiere!

L’estensione del reato d’opinione.

A partire dai presupposti appena ricordati, il concetto del reato d’opinione è stato così esteso, presupponendo la paventata “pericolosità intrinseca” delle opinioni prese in esame – ovvero quelle che, presumibilmente, denigrano le istituzioni ed il sistema politico vigente (l’unico riconosciuto come legale e valido!), oppure, quelle che apprezzano esperienze storico-politiche diverse nei principi da quanto  propugna la liberal-democrazia degli antifascisti – ed assommandole alla diffamazione ed ai crimini in senso lato (affinché il pensiero dissidente possa essere identificato quale “apologeta” di ciò, venendo qualificato nella propaganda antifascista così come un “male assoluto”; anzi, quale prototipo dell’apologia di tale “male”), ampliando così il concetto attinente il presunto reato, istituzionalizzandolo come tale, anche negli organismi giuridici internazionali. Al riguardo, l’analoga promulgazione di una legge che istituisce il reato di “negazionismo della Shoah” [6], rappresenta un unicum nella storia del Diritto, costituendo però l’evidente corollario scaturito dai presupposti summenzionati. Tuttavia, proprio con la fattispecie di questo reato, si è andati ben oltre le fantasie liberticide più spinte. Infatti, persino coloro che nell’ambito storiografico (oltre a quello politico!) mettono in dubbio o negano a vario titolo l’avvenuta persecuzione antiebraica finalizzata allo sterminio fisico dell’intero ebraismo da parte della Germania nazista, non importa se avvalendosi di una documentazione storica o scientifica ad hoc o meno, sono considerati in tutto e per tutto alla stregua di criminali, venendo pertanto perseguiti a livello internazionale. La particolarità di tale abominio giuridico, la cui problematicità è stata rilevata anche da alcuni sostenitori di tali provvedimenti [7], sta nella definizione dell’archetipo del cosiddetto “male assoluto”, irrinunciabile in questa fattispecie di reati di opinione. Ebbene, per poter giustificare un assurdo giuridico di tal fatta, la negazione della “Shoah” (reato in cui si incorre anche soltanto col discutere il ridimensionamento del numero delle vittime o mettendo in dubbio la sistematicità delle esecuzioni), è stata associata alla “istigazione al razzismo e alla violenza”. Ovverosia, equiparando la posizione di chi nega (anche solo sul piano delle idee o della ricerca), la sistematicità dello sterminio degli Ebrei europei da parte dei nazisti, o comunque ne ridimensiona la portata, a quella di chi starebbe intrinsecamente istigando alla violenza e al razzismo contro il suddetto gruppo etnico-religioso! La dimostrazione della coerenza e della razionalità di tali affermazioni non è di nostra competenza. Ma, per trovare una qualche giustificazione “morale”, assolutamente necessaria vista l’enormità e la gravità di siffatta impostazione giuridica, il “reato di negazionismo” non poteva rimanere privo della “associazione d’idee” testé descritta. Dunque, l’equiparazione tra la negazione di un fatto storico e una condotta riconosciuta come violenta e/o razzista in sé, era una conseguenza necessaria per chi progettava da lungo tempo di addivenire alla promulgazione di simili mostruosi provvedimenti legislativi. Ecco a cosa serviva, fin dal principio, la creazione dell’archetipo negativo, del “mostro politico”. Al fondo di tali leggi non vi è tanto, dunque, la volontà di stigmatizzare e perseguire una specifica condotta generica per prevenire fenomeni  riconoscibili pubblicamente come di per sé negativi, quali il razzismo o la violenza (tra l’altro, comunque, avvalendosi di istituti eccezionali che travalicano quelli già previsti dal Diritto). L’obiettivo vero di tali manovre, invece, è rappresentato proprio dalla volontà di colpire la critica in quanto tale, non importa se diffamante o comprovata, nei confronti di uno specifico gruppo etnico-nazionale, politico-sociale e religioso, quello rappresentato dagli ebrei! Gli stessi reati di opinione creati in Italia, hanno come scopo precipuo la “indiscutibilità sul piano storico” delle ragioni e della modalità dell’avvenuta persecuzione, primariamente a danno di tale gruppo e secondariamente anche in relazione a certe altre categorie, che sono state “definite” quali destinatarie principali dell’ “odio generalizzato”. In questo contesto appena descritto, la realtà dei fatti, ovvero, se esista realmente o meno una emergenza concreta di “odio, violenza e razzismo”, passa, di fatto, totalmente in secondo piano! E pensare che proprio di recente, nel luglio 2018, il parlamento israeliano, in evidente controtendenza verso le “mode politiche del momento” in voga tra i governi filo U.E. del continente europeo, ha approvato solennemente la legge su “Israele come stato-nazione esclusivamente  ebraico”, legalizzando in modo ufficiale la discriminazione nei confronti di tutti gli altri gruppi etnico-religiosi, pur abbondantemente presenti al proprio interno [8]. A corroborare ulteriormente la nostra analisi, provvede anche l’ex ministro della repubblica antifascista C. Giovanardi, in una intervista ad un noto giornale generalista italiano. Le sue dichiarazioni, che citiamo brevemente a memoria, sono di questo tenore: “…Sono consapevole di questi rischi [assolutizzare la Shoah come archetipo del male, ndr.]: la possibilità di cadere nella perversa concorrenza tra le vittime, per cui ognuno vuole la propria legge memoriale; e anche il rischio di alimentare i pregiudizi sul presunto “privilegio” degli ebrei. In realtà la categoria di genocidio nasce proprio dalla specificità della Shoah, che è diventata il simbolo del male radicale. E la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, nata dalla riflessione sull’Olocausto, segna il passaggio dalla specificità del genocidio ebraico alla universalità del crimine contro l’umanità. Quindi una legge che punisce solo il reato di chi nega la Shoah non è particolare ma universale”( presente qui ). Giovanardi, descrive una realtà di fatto, dove la persecuzione antiebraica ad opera dei nazionalsocialisti tedeschi, assurge ad archetipo assoluto del male. Dunque, secondo tale visione manichea, non possono esistere (né possono mai essere esistiti in passato!) di fatto e di diritto, altri “mali” equiparabili a tale persecuzione, anche qualora si fosse in presenza di una oppressione responsabile di un numero di vittime numericamente più consistenti, sebbene in modo clamoroso gli esempi storici al riguardo non manchino affatto. Per non parlare, poi, di casi documentati ed evidenziati anche da ricercatori ebrei “dissidenti” (rispetto al pensiero unico assurto al rango di “dogma di fede laico”!), ed esempio N.J. Finkelstein o L. Rapoport, riguardanti l’assurdo di cancellare la persecuzione antiebraica messa in atto da altri partiti o regimi come quello sovietico, ad esempio [9]); o l’assurdo di tacere sull’origine del pregiudizio antiebraico moderno, che è parte fondante del movimento socialista internazionale [10]. La persecuzione ad opera del partito Nazionalsocialista, è stata così archetipizzata, per cui l’unico vero “partito razzista, totalitariamente sterminatore” ormai, di fatto, risulta essere stato solo quello di Hitler. Così come, sempre all’interno di tale visione distorta degli eventi storici, tutti i soggetti politici che ebbero a che fare con la Germania Nazionalsocialista in qualità di alleati, come le nazioni del cosiddetto “Asse”, perdono tutti le proprie caratteristiche peculiari che ne distinguevano la storia, l’ideologia ed i comportamenti politici, per essere equiparati, all’interno della categoria del cosiddetto “nazifascismo”, a quel che ufficialmente viene qualificato come “Il male assoluto”. Una categoria politica che certifica come la realtà della “guerra civile permanente” in cui si trova l’Italia, inventata a suo tempo dagli anglo-americani quale propaganda di guerra, continua ininterrottamente ad essere utilizzata, poiché pervicacemente instillata nella popolazione italiana con tutti i mezzi di comunicazione, da oltre settantacinque anni di propaganda antifascista-atlantista di Stato! Così il cerchio è stato chiuso: razzismo e violenza = fascismo = nazismo = male assoluto! …e la discussione deve finire lì! Punto! …sono loro che hanno deciso così!

RomaInvictaAeterna

NOTE

[1] Vedere ad es. “Che compiti avrà la commissione contro l’odio di Liliana Segre” (qui). : “La commissione contro il razzismo e l’antisemitismo sarà costituita da 25 senatori. Come tutte gli altri organi parlamentari di questo tipo, potrà proporre ed esaminare preventivamente le proposte di legge a questo proposito e, in casi specifici, procedere direttamente alla loro approvazione. Avrà inoltre un importante ruolo di stimolo. Potrà infatti controllare e sollecitare l’attuazione delle leggi e delle convenzioni relative ai fenomeni di intolleranza, e promuovere iniziative e campagne di sensibilizzazione sia a livello nazionale che internazionale. E, naturalmente, la stessa figura di garanzia di Liliana Segre servirà a sottolineare l’autorità e l’influenza della commissione.”

[2] Cfr. “L’Italia vittima perenne della strategia della tensione”, qui .

[3] Cfr Legge 645/52: «..quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.»

[4] Idem.

[5] Cfr. “Pantomima Antifascista…”, qui .

[6] Cfr. ad es.: Negazionismo: in Gazzetta la nuova legge, qui .

[7] Idem: “La modifica della legge del 1975 solleva non poche perplessità sia sul piano dell’opportunità della scelta politico-criminale sia sul piano tecnico-formale. Sotto il primo profilo non possono sfuggire, anche considerato che il pensiero negazionista in Italia è espressione, secondo gli studiosi, di una sparuta minoranza (v. Germinario, Negazionismo in Italia, in Dizionario dell’Olocausto, Torino, 2004, 503-507), i rischi di contrasto con le libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) e di ricerca scientifica (art. 33 Cost.), stante, in particolare, la difficoltà di distinguere con sufficiente rigore tra negazione e revisione di un fatto storico. Passando al secondo profilo, quello tecnico-formale, occorre segnalare che la norma penale contro il negazionismo poteva essere scritta meglio, al fine di evitare tensioni, invero assai marcate nel testo vigente, con il principio di precisione descrittiva e di pregnanza del fatto, parte irrinunciabile del nullun crimen sine lege e strumento di garanzia sostanziale dai rischi dell’arbitrio giudiziario. A proposito, è assai discutibile, in particolare, la scelta del legislatore che, forse preoccupato dall’esigenza, in sé lodevole, di tutelare le vittime di tutti i crimini internazionali (e non solo di quelli riconosciuti), ha, infine, espunto la clausola limitativa di responsabilità che richiedeva il previo riconoscimento internazionale del fatto storico oggetto di negazione. Se è vero che tale previsione poteva ingenerare attriti con il principio di pari tutela dei gruppi umani, è altresì incontrovertibile che la stessa avrebbe sortito l’effetto positivo di delimitare in modo più nitido lo spazio di rilevanza penale delle condotte punibili. In secondo luogo, e sempre con riferimento agli aspetti tecnico-formali, la scelta di punire il negazionismo poteva essere più opportunamente declinata prevedendo semmai, così come aveva chiaramente indicato la stessa Corte EDU in Perinçek, in adesione con la sentenza Varela Geis della Tribunal Constitucional de España del 2007, che non sia rilevante qualsiasi discorso negazionista, ma esclusivamente quello che persegue il fine di giustificare un genocidio, un crimine contro l’umanità o un crimine di guerra. Tale criterio, ancorché disatteso dal legislatore nostrano, si auspica possa essere adottato dagli interpreti, quale requisito irrinunciabile per l’applicazione del nuovo art. 3, co. 3-bis, l. n. 654/1975. Pena la sua illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 21 Cost.”

[8] Cfr. ISRAELE. Knesset approva legge Stato-nazione ebraica. La discriminazione ora è ufficiale, 19 luglio, 2018.

[9] Si veda lo stesso libro di L. Rapoport, La guerra di Stalin contro gli Ebrei, Rizzoli, 2002.

[10] Cfr. K. Marx, La questione Ebraica, su “Annali Franco Tedeschi”, 1843.

Lascia un commento

GUARDATE CHE CASO! SALTANO FUORI NAZISTI COME SE PIOVESSE!

Carissimi lettori, simpatizzanti e nemici. Non vi sarà sfuggito, visto il clamore mediatico oramai ciclico, ripetitivo, e sempre in concomitanza con eventi politici generali (un altro, ennesimo, caso strano!), che sono principalmente due le non-notizie diffuse a spron battuto dai media:

  1. Da più di un anno, il ministero degli interni “monitorava” (!) un gruppeto infimo e marginale di idioti, in cui spicca una donna in particolare, che si fa chiamare “sergente Hitler” ( qui ). Amici (e nemici), guardate voi i casi della vita! Sapete cosa afferma questa stolta, insieme al suo gruppetto di nullità? Ma ovviamente che la persecuzione antiebraica dei Nazionalsocialisti non è mai esistita! E sapete cosa altro afferma tale “signora”? Ma che domande! Che i Campi di concentramento Nazionalsocialisti non esistono! Che addirittura c’erano le piscine al loro interno! Che erano nè più, nè meno, che delle colonie estive! E poi, cos’altro va mai ad affermare la “donzelletta di bruno svestita”? Ma ovviamente che si sono inventati tutto gli ebrei, e che, giù con gli insulti, sono una razza da sterminare! Non lo trovate buffo? Prima la negazione che sia mai esistita una persecuzione, con annesso sterminio! Poi, però, da parte di tali soggetti la si invoca e la si giustifica, dando ragione alle teorie hitleriane; insomma: baffino era o no razzista?
  2.  Come se non bastasse, contestualmente a questa “scoperta”, chi ti salta fuori contestualmente? Un insegnante che scrive – indovinate un po’ dove? – su Twitter, che il baffino imbianchino nazista, non era poi così cattivo, e che siamo stati ingannati sulle sue reali intenzioni e sul fatto che sia stato un “nemico” (qui). Ma guardate voi i casi della vita! Dopo la notizia in merito alla buffona rapata hitleriana, un INSEGNANTE cosa va a scrivere pubblicamente? Ma che domande! E’ ovvio che scrive una lode ad Hitler! Mamma mia, come siamo stolti noi “complottisti” che andiamo a notare tali strane coincidenze!

E vi starete chiedendo: ma cosa mai c’entreranno tali buffonate (che, come sapete, stanno a fondamento dei “falsi scenari” creati dalla CIA sul suolo ex-Italico, in merito alla distrazione  da essi stessi generata) con l’attualità politica? Ma come? Non avete notato che in quel luogo di perdizione e di totale servaggio alla plutocrazia usuraia internazionale che è Montecitorio, si sta discutendo l’attuazione del Meccanismo Europeo di Stabilità, che, tutti i gruppi al “governo”, prostrati davanti alla B.C.E., accettano senza colpo ferire? Compresi i “Sovranisti, populisti, pentastellati” e compagnia ballante? …ed Eccoci servita l’arma di distrazione di massa!
Poi, magari, c’é chi non capisce perché i “complottisti”, come noi fascisti de IlCovo, si pongono interrogativi sul perfetto tempismo di certe sceneggiate ad orologeria! Magari, poi, però, andando ad approfondire i fatti, ci si accorge che il gruppuscolo neonazista “de noantri” accusato nientemeno che di banda armata e tentativo di sovversione, era casualmente agganciato (MA GUARDATE VOI I CASI DELLA VITA), con degli infiltrati nella Pubblica (in)Sicurezza! …e sempre perché noi fascisti de IlCovo siamo maliziosi, magari pensiamo anche che (chi lo sa!) lo stesso gruppuscolo sia una creazione a tavolino dei “nostri” Servizi Segreti, che magicamente li fanno “saltar fuori” a comando, proprio in casi come questo! Proprio a  ridosso della nascita della cosiddetta “Commissione Segre”, nata su ispirazione di quotidiani “neutrali” come “La Repubblica”, e di gruppi politici “super partes” come il PD; una istituzione nata proprio, si dice, per contrastare l’ “odio” e il “razzismo” pericolosamente montanti in Italia …si dice! Ma si sà, lo ribadiamo, siamo noi ad essere malpensanti! Non fateci caso! Per non parlare dell’inde(fesso) professore che sfodera la lode ad Hitler e che, guarda sempre tu i casi della vita, risulta anch’egli facente parte delle solerti istituzioni della repubblica …delle banane! Possibile che, gratta gratta, tali “casi” coinvolgano SEMPRE, in qualche modo, gli apparati della repubblica antifascista nata dalla resistenza? Ed allora?  – diranno i buoni democratici benpensanti – che cosa ci sarà mai di strano! Ma certo! – rispondiamo sempre noi – siamo noi dei maliziosissimi complottisti! Che diamine! Sono solo casi!

Ebbene, allora, mettiamo il caso che anche il Nazionalsocialismo sia stato un caso! Sapete per fare cosa? Per creare il nemico perfetto del Fascismo! La filosofia razionalistica, massonica, è “maestra” nella creazioni di nemesi sviluppate proprio all’interno di movimenti di pensiero o religioni ANTITETICHE alle stesse. Come mostra l’esempio illuminante di ciò che “profetizzò” Feuerbach riguardo il Cristianesimo e che, casualmente, oggigiorno si sta concretizzando. Manca solo la “pistola fumante”, in merito al Nazionalsocialismo Hitleriano. Ma, già la Storia ed i fatti che essa mostra, convergono in questa direzione! Il Nazionalsocialismo hitleriano, difatti, è un prodotto della “Kultur” anglo-americana. Il Positivismo, il razionalismo, il biologismo e l’antropologia sociale che hanno generato il Nazionalisocialismo, sono diretta emanazione di quella cultura! Sempre andando per ipotesi, per carità, possiamo dire che il Nazionalsocialismo rappresenta il primo e più importante grimaldello CONTRO il Fascismo e che ha iniziò la sua sporca missione dal 1939, per arrivare fino ad oggi, con le sceneggiate rappresentate per il grande pubblico da figuranti quali la buffona rapata e il professore fittizio! E ovviamente, non solo con loro, che stanno a corollario di una immensa impostura gestita dalla plutocrazia usuraia che, nel presente, detta legge globalmente !

MEDITATE GENTE!

RomaInvictaAeterna

Lascia un commento

…QUANDO GIA’ NEL 2012 ILCOVO DENUNCIAVA IL M.E.S…e tutto quel che ci sta dietro!

Francamente non ci voleva né una sfera magica né chissà quale mente geniale per poter capire che fosse davvero un meccanismo infernale di controllo economico-sociale gestito dalla più ignobile accolita di criminali mai apparsa nella storia dell’umanità, ma era comunque il febbraio 2012, quando dalle colonne del nostro piccolo forum virtuale, nel proporre tra i primi un approfondimento tematico di denuncia contro il Meccanismo Europeo di Stabilità  (M.E.S, in inglese E.S.M) portando all’attenzione dei lettori (QUI) anche le denunce dei tanti (tornano in mente Blondet e la Undiemi) che in quel periodo notavano come codesto mostro economico-giuridico, voluto dalla plutocrazia finanziaria, impersonata nella repubblica delle banane italy-ota, all’epoca, dal faccendiere Monti (col sostegno unanime di tutti i partiti politici del “parlatoio”, senza distinzioni fasulle tra destra e sinistra e col plauso di tutte le cosiddette istituzioni democratiche ufficiali!), avrebbe cancellato anche di diritto (poiché, già di fatto, il governo italiano, libero e indipendente non lo è mai più stato dal 1943!) qualsiasi sovranità politica ed economica; ed infatti, nell’invitare alla lettura delle clausole dell’E.S.M. con i suoi diabolici meccanismi, di già svelati da una giovane ricercatrice siciliana (QUI), contestavamo platealmente cosa si nascondesse davvero dietro le crisi economiche indotte dall’alto, dietro i dictat economici della Banca Centrale Europea, dietro le manovre del banchiere massone Monti… ossia, un mostro giuridico-finanziario asservito alla speculazione pluto-massonica mondialista, che annulla qualsiasi capacità decisionale degli stati nazionali, eliminando formalmente e definitivamente qualsiasi concetto di sovranità popolare. Insomma, si manifestava vieppiù chiaramente come la “navicella Italia” stesse procedendo, su istigazione dei pescecani della finanza apolide, in modo spedito verso lo stadio ultimo del sistema liberal-capitalista di matrice illuminista, incentrato sul definitivo disfacimento distruttore della personalità umana e dei valori dello Spirito (poiché, a sua volta, imperniato sull’individualismo materialista edonista), una tristissima realtà dominata dai cartelli finanziari in mano alla plutocrazia usuraia, di già preconizzata a suo tempo da Mussolini, quand’ebbe a dichiarare con audacia che…« Riconosciuto che la crisi è del sistema… bisogna coraggiosamente andare verso la creazione di un nuovo sistema: il nostro. » (All’Assemblea delle Corporazioni, 10 novembre 1934)… manifestando con ciò per l’ennesima volta come EGLI guardasse avanti nei tempi ed avesse assolutamente ragione! Così, mentre le emergenze sociali per i cittadini in quel 2012 erano già all’ordine del giorno, i governi pseudo-italiani affermavano che soldi pubblici per i “cittadini-buoi” non se ne potevano più spendere e pertanto bisognasse tagliare le spese pubbliche, destinando contemporaneamente, però, miliardi pubblici di euro per salvare le banche private dalle proprie losche speculazioni non andate a buon fine!

In tal modo, come ampiamente preventivato dai lobbisti plutocrati, il piano per la “sodomizzazione” di tutti i popoli europei aderenti a quelle mega truffe chiamate “Euro” ed “Unione Europea” procedette in modo rapido, anche a mezzo della lobby bancaria tedesca che, prevedibilmente, fece finta di cedere alla presunta “pressione finanziaria” abilmente creata in modo artificioso dagli stessi speculatori di B.C.E. e F.M.I., con il valzer fasullo del cosiddetto “spread “, alimentato proprio da quei medesimi speculatori, facendo così in modo che il piano criminale da loro stessi ordito, quello per arrivare a far “digerire” alle masse istupidite dai media al loro servizio il varo del cosiddetto “E.S.M.” o “fondo salva stati”, andasse avanti! In questo modo si concretizzò, solo DE JURE (di fatto schiavi della plutocrazia massonica d’oltreoceano lo siamo ormai da oltre 70 anni!) a mezzo di un golpe bianco consumato da tutti i partiti politici asserviti alla lobby finanziaria del Fondo Monetario Internazionale, la totale perdita di sovranità politica ed economica da parte della cosiddetta repubblica italiana (ed in modi similari di tutti gli altri stati della cosiddetta Unione Europea) in favore della cricca bancaria di potere pluto-massonica, che ormai gestisce legalmente l’economia e la politica dei popoli del “vecchio continente”, in nome del propri ignobili interessi. Tale fu la cornice in cui l’8 ottobre 2012 fu varato l’E.S.M. così come evidente fu il senso delle dichiarazioni spudorate della “presidenza della repubblichetta bananara” in cui il 13 ottobre si dichiarava che … “per crescere, l’Italia doveva cedere sovranità alla U.E.” …mutatis mutandis, quel che succede oggi, con la “nuova” sceneggiata di Conte e del suo pseudo-governo con le relative finte recriminazioni delle altrettanto finte opposizioni (QUI), concretamente non rappresenta altro se non la prosecuzione di quella messinscena politica (QUI), dove i veri obiettivi cui mira l’intera casta corrotta e servile dei gruppi politici presenti nel “parlatoio italy-ota”, (tutti quanti, senza eccezioni fasulle, dalla Lega al PD, passando per le Cinque stelle ed i Fratelli d’Italia e chi più ne ha più ne metta!) restano quelli ad essi imposti dai padroni di Washinghton del F.M.I. …gli stessi che noi fascisti de IlCovo avevamo denunciato nell’articolo sulla SVEGLIA PER IL POPOLO BOVE!; dove, non a caso, il vero nemico ideologico per tutti costoro che adottano strumenti politici ordinari (a base di leggi e commissioni straordinarie) pur di tacitare qualunque opposizione a tale deriva politico-economica nefanda, ossia, ciò che essi combattono davvero nel timore di una vera presa di coscienza al riguardo, resta sempre e solamente quel particolare modo unico ed inimitabile di concepire l’Uomo e la Società, rappresentato esclusivamente dalla concezione ideale espressa nella Dottrina del Fascismo… meditate gente!

IlCovo

Lascia un commento

CONCLUSA POSITIVAMENTE CONFERENZA DEL COVO SU STRATEGIA DELLA TENSIONE PERMANENTE!

Carissimi lettori, come vi avevamo anticipato, sabato 9 novembre, nella magnifica cornice dell’EUR a Roma, si è svolta regolarmente la conferenza organizzata dalla nostra associazione sul tema della STRATEGIA DELLA TENSIONE PERMANENTE, di cui avevamo già scritto più volte anche sul nostro blog, anticipando di fatto quelli che poi sono stati gli argomenti oggetto della nostra discussione di sabato scorso (valga per tutti QUESTO ARTICOLO!). Nonostante la durata di oltre 4 ore e 30 minuti, durante le quali abbiamo intrattenuto l’uditorio con le nostre relazioni, siamo stati oltremodo lieti (e  va detto sinceramente, anche sorpresi, vista la lunghezza dei tempi del dibattimento!) di osservare come l’attenzione del pubblico non sia venuta mai meno, restando sempre desta e partecipe. L’analisi storico-politica-economica svolta, si è incentrata principalmente sulla descrizione degli eventi inerenti le vicende nazionali italiane, dal 1943 all’attualità recente, sebbene non siano mancati accenni polemici a fatti riguardanti la zona euro-mediterranea. Nel ringraziare nuovamente tutti i partecipanti per il sostegno che ci hanno tributato, rivelatosi fondamentale per la buona riuscita dell’evento, annunciamo che, a breve, pubblicheremo il video relativo alle parti più rappresentative che lo hanno caratterizzato.

 

Al riguardo vi terremo aggiornati, invitandovi, nel frattempo a visitare i nostri siti ufficiali:

Biblioteca del Covo

Forum del Covo

Collana editoriale del Covo

Vblog

A presto!

IlCovo

Lascia un commento

COLLABORAZIONE DI CLASSE FASCISTA!

La collaborazione di classe: ecco un motivo che ricorre frequente nelle discussioni politiche, di stampa e di governo. In questo o quel Paese dal clamore delle polemiche elettorali o delle diatribe parlamentari sì alza talora una voce che, col tono di chi scopre il rimedio unico e vero di tutti i mali sociali invoca la collaborazione e chiama per essa a raccolta gli uomini di buona volontà. In questo o quel Paese, le cose non vanno precisamente come dovrebbero andare: nell’economia, nella politica interna ed estera manca quell’azione governativa organica ed efficiente, che solo può derivare dalla concordia degli spiriti e dall’unione di tutte le energie. La concordia e l’unione mancano, perchè le classi che vivono nella Nazione non hanno trovato un piano d’intesa, un punto d’incontro. E ’ tempo — si dice allora — di por fine alla lotta delle classi e le classi devono collaborare, perchè è nella collaborazione l’unica via di salvezza. E’ estremamente facile, in verità, riconoscere che il benessere e la prosperità di qualsiasi organismo presuppongono l’armonico e coordinato funzionamento di tutti i suoi organi. Così nella fisiologia come nella vita familiare, economica, statale, questo principio — principio della collaborazione in senso lato — è di tutta evidenza. Ma, in politica, non basta enunciare un principio perchè esso trovi accoglimento e sviluppo: e non basta, anche se la propaganda sia abile e intensa e il principio, considerato a sè e intrinsecamente, sia buono. Esso è come la semente, che può essere ottima, ma rimane sterile se gettata su un terreno inadatto e impreparato. Affermare il principio della collaborazione è ottima cosa; ma è cosa perfettamente inutile, se non vengono realizzate le condizioni spirituali e politiche necessarie perchè esso possa esprimere la propria vitalità e produrre i suoi frutti. Quando noi fascisti parliamo di collaborazione di classe, vogliamo chiarire che tale collaborazione si inserisce nel nostro sistema politico ed economico, ricevendo rilievo e vita dalla concreta realtà dello Stato Fascista. Dire preliminarmente qualche parola su tale realtà fascista dello Stato significa fare intendere come il nostro sistema di collaborazione delle classi abbia potuto rivelarsi — ma alla prova dei fatti e, ormai, alla luce della Storia — fecondo di risultati dal punto di vista sociale e politico. Non si tratta, certo, di svelare un segreto: tutto il segreto del nostro sistema è nei principi per i quali il movimento fascista è sorto e la Rivoluzione Fascista ha trionfato. La collaborazione di classe in Regime Fascista va considerata in relazione al fondamento etico e nazionale dello Stato. 

* * *

Il campo delle forze politiche, economiche, sociali è dominato da un sistema di interdipendenze, di azioni e di reazioni, di subordinazioni e coordinazioni necessarie, che rendono impossibile un controllo, una disciplina e un preciso convogliamento di quelle forze, qualora si prescinda dalla loro organica e funzionale unità. La vita politica è un dato complesso, nella quale agiscono molte e varie forze; altrettanto è della vita economica o di quella spirituale di un popolo. Tutte insieme, poi, queste forze di diversa natura agiscono sul corpo sociale, determinandone i diversi modi e sviluppi di vita. Si può dire che l’organizzazione di una società è tanto più perfetta, quanto migliore è il rigore unitario con cui sono visti e risolti i suoi vari problemi. E poiché la forma organizzativa della società moderna ha carattere politico-giuridico, ed è quello statale, si può dire che lo Stato migliore è quello in cui meglio è assicurata quella unitarietà. Funzione propria dello Stato deve considerarsi, attraverso un processo generale di integrazione e di coordinazione, la riduzione ad unità di tutti gli elementi che nello Stato esistono e di cui esso vive, perchè nessun aspetto della vita sociale — la quale si attua nell’ambito e per mezzo dello Stato — può essere isolato e considerato a sè stante, se non per comodità di ricerca e di studio. Il che vuol dire che nessun problema può essere studiato e risolto, fuori del quadro complesso della vita sociale, e cioè statale. Il grado di funzionalità unitaria dello Stato è dunque il grado di vitalità dello Stato, e se à vuole che la vitalità sia massima, si sbocca per logica necessità e convenienza nella totalitarietà. Lo Stato totalitario, accentrando in sè tutte le energie e forze sociali, ha un potenziale massimo ; i suoi fini hanno la maggiore possibile garanzia di essere raggiunti, in tutti i possibili campi, al di dentro e al di fuori. Tutto ciò, s’intende, presuppone che allo Stato voglia assicurarsi una vitalità, che veramente esso abbia propri fini da raggiungere, una missione da svolgere. Chi nel passato intendeva riconoscergli una funzione puramente negativa, di limite, un compito prevalentemente di polizia, di tutela dei diritti individuali, non poteva evidentemente preoccuparsi di una vitalità dello Stato: anzi la respingeva, ne distruggeva il fondamento e la ragion d’essere. Chi oggi persiste a considerare in tal modo l’essenza e la natura dello Stato, non può intendere lo Stato totalitario. Il quale è però una necessità ed una realtà che s’impone a quanti sono disposti a convenire che nella società moderna esistono fini propriamente statali, e di importanza ognora crescente, perchè è l’incessante progresso economico e sociale che, rafforzando e moltiplicando i legami tra gli uomini, determina la necessità di una organizzazione sempre più complessa. Ogni nuovo bisogno implica un nuovo vincolo sociale, una nuova ragione di solidarietà. Ogni nuovo bisogno provoca una diminuzione di quella che potrebbe chiamarsi libertà naturale dell’uomo. Il maggior grado di libertà naturale è quello di cui gode l’uomo primitivo e selvaggio. I suoi bisogni sono pochi ed elementari e minimi sono i suoi vincoli di solidarietà. Ma la libertà naturale è la meno consona allo sviluppo morale e civile degli uomini, i quali sentono di preferire una vita associata e solidale che meglio assicuri il raggiungimento delle loro mete. E man mano l’evoluzione delle forme sociali è tale che nuovi ideali si affermano. L’organizzazione politica degli uomini, lo Stato, non è un semplice strumento ma assurge alla dignità di altissimo ideale umano. Più gli individui dànno allo Stato, più lo Stato dà agli individui. Lo Stato diventa un supremo valore morale che, rafforzandosi, non deprime l’individuo, ma ne esalta le qualità più elevate. Una concezione totalitaria dello Stato, come quella fascista, non uccide nè mortifica l’individuo: sopprime bensì l’individualismo, inteso come concezione atomistica della società, secondo cui l’individuo come tale è posto sullo stesso piano dello Stato, con la conseguente paralisi di quest’ultimo. La dottrina totalitaria è più profondamente « umana » di quella individualista, perchè più consona alla libertà vera dell’uomo, che, in quanto uomo civile vivente in società, deve poter raggiungere nel modo più ampio le proprie finalità superiori, finalità che presuppongono il maggior grado di solidarietà e cioè di collaborazione. La nostra concezione, d’altra parte, non ha niente a che vedere nè con una vuota statolatria, nè con un assolutismo da tempo e senza rimpianto tramontato. Non ha niente a che vedere con la prima, perchè per il Fascismo lo Stato non è un idolo astratto nè un mito immaginario. E’ semplicemente, ma più concretamente, il realizzatore degli ideali morali e materiali di un popolo, è il piedistallo politico in cui vive e si sussegue la serie ininterrotta delle generazioni. E’ il custode e il difensore del passato storico dì un popolo, e in pari tempo l’assertore dei suoi bisogni presenti e del suo incessante divenire. Consacrandosi allo Stato, i singoli non si consacrano a un ente che è fuori di essi, ma a un ente nel quale essi medesimi si ritrovano più altamente e compiutamente, facendolo partecipe dell’immortalità del popolo che in esso si incarna. Nessuna statolatria, dunque, professa il Fascismo, ma soltanto un’alta e nobile e « umana » valorizzazione dello Stato. Quanto all’assolutismo, è chiaro a chiunque non sia in malafede ch’esso è tutt’altra cosa, prima di tutto perchè si riferisce ai poteri del capo dello Stato, più che dello Stato in se stesso, e poi perchè nel concetto e nella prassi fascista lo Stato non si estranea dal popolo, a questo sovrapponendosi, ma getta e mantiene nel popolo saldissime radici. Lo Stato fascista si vanta a giusto titolo di essere un autentico « Stato popolare » perchè nella sua natura e nella sua organizzazione rispecchia profondamente le idealità, i bisogni e le aspirazioni del popolo. 

* * * 

La interdipendenza e la complessità dei fenomeni politici e sociali di ogni ordine spiega perchè sia vano pretendere di applicare seriamente in un regime a tipo individualista singoli principi propri dello Stato totalitario. Ammesso che una tale applicazione sia possibile, nessun principio produrrà in pratica i benefici che se ne attendono, se non può inserirsi in un adeguato quadro politico. Ci comprendano, quindi, i nostri nemici ideologici quando noi ci permettiamo di rimanere scettici o di abbandonarci ad ironici atteggiamenti, sentendo che qua e là, sporadicamente, si affermano taluni dogmi di marca fascista o si tentano provvedimenti suggeriti dall’esempio italiano.
Nell’Italia fascista dottrina e azione, politica ed economia, istituzioni sociali e culturali, formano un unico complesso unitario, perchè unici sono i presupposti, uniche le direttive, uniche le finalità. Il nostro corporativismo non è soltanto fascista perchè è realizzato di fattonello Stato fascista, ma soprattutto perchè presuppone necessariamente il Fascismo e si inquadra in esso come un sistema destinato a realizzarne i princìpi e le mete nel campo dell’organizzazione sociale ed economica. E’ per questo che noi riserviamo ogni giudizio quando sentiamo che in un qualche Paese in cui il demo-liberalismo individualista regna tuttavia sovrano, si proclama d’un tratto l’inquadramento dei sindacati nello Stato, o l’istituzione delle corporazioni, o in generale la collaborazione delle classi. La quale non può sorgere per virtù di miracolo o come Minerva dal cervello di Giove. I Paesi in cui si è giunti a un costruttivo ed efficiente ordine sociale hanno subito tutto un duro processo rivoluzionario, che dell’ordine nuovo ha posto le premesse morali e politiche. Doveva essere in primo luogo restituita allo Stato la sua autorità. « Autorità, ordine, giustizia » fu il motto mussoliniano. Il mito individualistico della sovranità popolare, mito distruttore dell’autorità, della dignità e del prestigio dello Stato, doveva scomparire. Di fronte ai contrasti ed alle lotte di interessi fra individui, classi e categorie, contrasti e lotte in cui non di rado si affacciava la strapotenza di associazioni pronte a difendere ad ogni costo i propri fini egoistici senza una superiore visione degli interessi più generali della collettività, era necessario che si ristabilisse un potere capace di imporsi a chiunque, individuo, gruppo od associazione, per contemperare tutti gli interessi in contrasto ed assicurare alla vita sociale ordine e giustizia. E questo potere non poteva essere che dello Stato.
Restaurata l’autorità dello Stato, al quale veniva riconosciuto un essenziale contenuto etico, la rivoluzione fascista alternava altresì l’esigenza di un interesse pubblico, di un «interesse nazionale» di cui lo Stato doveva erigersi a tutore ed al quale gli interessi dei singoli e del gruppi dovevano subordinarsi. Tutta la base dell’edificio corporativo è nell’esaltazione dell’idea nazionale e nell’identificazione della Nazione con lo Stato. La Nazione, nella quale singoli e gruppi devono riconoscersi ed incontrarsi, è concepita come una « unità morale, politica ed economica » (secondo quanto è detto nella prima dichiarazione della Carta del Lavoro) e di fronte ad essa singoli e gruppi hanno innanzi tutto  « doveri ». Questa consacrazione dei doveri è in armonia con l’eticità dello Stato nazionale ed è un elemento che caratterizza la nostra rivoluzione e differenzia la Carta del Lavoro — che a un tale principio si è ispirata — dalle precedenti manifestazioni « cartiste » che mirarono piuttosto (a parte la loro giustificazione storica) a rivendicare i diritti degli individui. La nostra Carta, documento fondamentale della collaborazione di classe attuantesi nell’ordine corporativo, ha rivendicato invece energicamente il diritto della Nazione, e cioè dello Stato, cui i diritti dei singoli devono essere, per logica necessità, subordinati. Diritto dello Stato non è arbitrio dello Stato, che menomi la dignità umana e civile dell’individuo. Erede della romanità, lo Stato Fascista corporativo afferma la sua forza secondo il diritto. 

* * *

E’ perciò nel quadro dei principi della Rivoluzione Fascista che deve essere considerata la collaborazione di classe, quale è intesa e realizzata dall’ordine corporativo. Ma è, a rigore, esatto parlare di collaborazione « delle classi »? Il corporativismo fascista non ha superato la distinzione delle classi? Non ha eliminato il « classismo »? La risposta a queste domande è altrettanto facile quanto necessaria. Il Fascismo non ha segnato il trionfo di una classe e la distruzione di altre. Non è stato un movimento classista, ma spiccatamente nazionale. Probabilmente anche i sistemi che pretendono distruggere le classi (mediante il riconoscimento di una sola di esse) riescono semplicemente a modificare una determinata e storicamente definita distinzione di classi, ma un nuovo sistema di classi, poggiante su altre basi politiche ed economiche, si formerà fatalmente. Restano quindi, anche da noi, le classi sociali, perchè la loro esistenza è in relazione alla molteplicità delle funzioni sociali e alle diversità delle responsabilità rispettive. Che poi cessino di essere in lotta, tra sè e con lo Stato, è una premessa del Fascismo; e che opportunamente si sia eliminato fra di esse ogni solco morale e si tenda ad una riduzione del solco economico, è una conseguenza dell’azione svolta dal Fascismo per raggiungere una più alta giustizia sociale. Quella che è stata abolita è la lotta violenta e illegale e antinazionale delle classi. Contrasti e antagonismi fra le classi non potranno essere eliminati, e forse eserciteranno un’azione utile sulla dinamica sociale, perchè la lotta è vita, movimento, progresso; ma essi devono essere vigilati, moderati e conciliati nell’interesse generale, per evitare che sfocino in quelle forme violente di lotta, che provocano agli stessi contendenti, oltre che alla Nazione, danni difficilmente compensabili e talora irreparabili, come in quasi tutti i Paesi una triste esperienza ha dimostrato. Noi dunque abbiamo distrutto il classismo, non le classi. Ma non è tuttavia alle classi che abbiamo dato un effettivo riconoscimento. Abbiamo invece esplicitamente riconosciuto, al loro posto, le « categorie » professionali ed economiche. L’ordinamento corporativo non poggia su una distinzione fra capitalisti e proletari, ma prevalentemente su quella tra datori di lavoro e lavoratori, qualificando e individuando poi gli uni e gli altri secondo il diverso ramo di attività produttiva. In effetto, la qualità di datore di lavoro non coincide con quella di capitalista, nè la qualità di lavoratore con quella di proletario. La collaborazione che sta a fondamento del corporativismo si svolge pertanto fra « categorie », ed è soltanto in senso improprio e in considerazione di intuitivi legami e di approssimative corrispondenze che si parla di « collaborazione di classe».

(Estratto da “La Collaborazione di Classe”, Roma, 1941)

Potete scaricare gratis il testo integrale del documento digitando sul seguente link (QUI).