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LA STORIOGRAFIA ISTITUZIONALE SI PROSTRA ALLA POLITICA ANTIFASCISTA!

La Storia secondo gli antifascisti - Biblioteca del Covo

Cari lettori, l’offensiva propagandistica antifascista, visti i tempi incredibilmente drammatici che stiamo vivendo, non poteva che aumentare, tanto in relazione alla degenerazione morale, politica sociale ed economica indotta dal medesimo sistema di potere dominante – che cerca di puntellare la traballante impalcatura di menzogne reiteratamente ripetute all’infinito su cui si fonda e si regge – quanto in rapporto all’operato che la “formica Fascista” del Covo sta realizzando, riguardo la diffusione della Verità sia sul Fascismo che sul sistema criminale demo-liberale che attualmente ci opprime. Proprio in relazione alla campagna propagandistica antifascista che negli ultimi anni ha ritrovato un accanimento ed una veemenza inusitati ai quale non si era più abituati da decenni, non bastavano più le velenose pseudo biografie romanzate sulla vita di Mussolini, oppure i filmetti basati sulla propaganda avversa più bolsa e ridicola che lo attaccano a mezzo dei pretesti più inverosimili, poiché vi sono due ulteriori elementi recenti che si inseriscono a pieno titolo in questa offensiva: la pubblicazione di una “opera magna” sulla “storia del Fascismo”, da parte dell’onnipresente Professore Emilio Gentile da Bojano e l’allestimento di un “Museo Istituzionale” sulla Repubblica Sociale in quel di Salò, ad opera del “discepolo defeliciano”, Prof. Giuseppe Parlato. Entrambi gli eventi mostrano, in modo smaccato, il loro aspetto propagandistico visceralmente antifascista che nulla ha da spartire né con la Storia né tantomeno con la Cultura. In concreto, mentre il Prof. E. Gentile da Bojano, non fa altro che sistematizzare e radicalizzare la propria interpretazione di stampo Sturziano, Liberale radicale, dismettendo definitivamente anche le apparenti vesti del ricercatore storico per indossare più opportunamente i panni del militante antifascista istituzionale, diffondendo tale “opera” attraverso tutti i canali ufficiali mediatici forniti dall’apparato propagandistico sistemico (non a caso, la pubblicazione in più volumi è curata e distribuita capillarmente dal giornale “Repubblica”), il Parlato, invece, viene direttamente “assunto” dall’Associazione “Reducistica” (sic!) dei Partigiani italiani (ANPI) (!), per “dogmatizzare” e garantire l’indiscutibilità “ufficiale” del “sacro verbo” politico antifascista, dove quel che risulta totalmente scandaloso è l’allestimento del Museo di cui si è occupato e dove l’associazione medesima pare abbia dettato le proprie condizioni all’illustre ricercatore, affinché lo sventurato visitatore venga indottrinato secondo i desiderata delle istituzioni antifasciste, ovverosia apprenda quanto stabilito dai tutori dell’antifascismo istituzionale, cioè precisamente che:

a) la responsabilità della guerra civile nel periodo 1943-45 va attribuita unicamente al Governo fascista della R.S.I. così come l’esclusiva volontà di pervenire ad una guerra “fratricida”, valutata quale componente politica essenziale del Fascismo;

b) ugualmente a tale esperienza politica va ascritta la sudditanza e la “collaborazione” con lo stragismo della Germania Nazional-Socialista (che ovviamente, viene assolutizzato, come se nessun altro Governo belligerante, secondo costoro, in quel frangente avesse commesso crimini!) e la conseguente definizione di “governo fantoccio”;

c) ultimo, ma non per importanza, l’assunzione di responsabilità della R.S.I. nello “sterminio degli ebrei”, e, in genere, la valenza razzista del fascismo.

Questi elementi, dall’ANPI sono ritenuti indiscutibili (si sa, la Storia ce la devono raccontare solo loro!), ed è stato richiesto esplicitamente al Parlato che essi vengano ribaditi e riaffermati nell’allestimento museale, senza possibilità alcuna di discussione, pena l’impossibilità di allestirlo! Ebbene, stiamo parlando della medesima storiografia che stigmatizza da sempre la richiesta dello Stato Fascista di un giuramento di fedeltà fatta ai funzionari pubblici – che non verteva affatto sulla richiesta di mentire o di abolire la cultura di altre provenienze filosofiche – ma che nulla, invece, ha da ridire rispetto all’indottrinamento politico che le viene imposto di diffondere! (qui) Una tale sfacciata prostrazione agli ordini della politica, in Italia non si era vista nell’Era del vituperato “regime in camicia nera”, ma si realizza senza battere ciglio nel “regime dei diritti, delle libertà e della tolleranza democratica”! La stessa “tolleranza” mostrata nei confronti di chi, da onesto cittadino, pur non facendo male a una mosca, definendosi però fascista e criticando il presente disordine liberale, può con ciò essere accusato di “denigrazione delle istituzioni” (cosa tale termine stia concretamente a significare, non è dato sapere!), una “violazione” che corrisponde ad un reato penale! Stesso discorso vale per il cosiddetto reato di “negazionismo”, che a mo di spauracchio viene agitato come una clava sulle teste di chi dubita o critica le “versioni ufficiali” stabilite dal Sistema demo-liberale come verità assolute. (qui) Salta subito agli occhi di chi è ancora capace di una serena riflessione sull’attuale fase storica, come la transizione politico-sociale avvenuta dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, è quella da una Società gerarchica fondata sul contrasto di varie ed antitetiche visioni politico-morali – che però cercavano, TUTTE, la “prova dei fatti” per dimostrare la propria posizione “di parte” – a una Società monistica assolutistica ed appiattita verso il basso, priva di alcun vero senso critico e fondata su “comandi calati dall’alto” dall’oligarchia di potere dominante, che di fatto sono semplicemente ordini, da ritenere indiscutibili da parte di quella che è ormai classificata stabilmente come “massa amorfa” inebetita a dovere. 

Esattamente in questa direzione va anche il libello propagandistico succitato, edito dal Prof. Emilio Gentile da Bojano, il quale, pur basandosi sulle proprie interpretazioni antifasciste “di sempre”, in questo volume “gigantesco” ha non solo radicalizzato (come dicevamo sopra) ma anche volgarizzato il proprio lavoro e “abbassato” il livello della ricerca; dai primi “Studi” che conservavano comunque un valore scientifico, adesso, alla fine della carriera ha sterzato decisamente verso l’opera di propaganda politica smaccatamente avversa. Lo stile usato nel libro è narrativo, sul genere del “romanzo storico”, già usato da altri scribacchini dell’antifascismo di Stato nello stesso ambito. La linea direttrice è la medesima di quella richiesta esplicitamente dall’ANPI al Parlato, dove il Fascismo viene rappresentato plasticamente, esattamente per come imposto nella descrizione che si evince dalla Legge Scelba (qui). Siamo in presenza, di fatto se non di diritto, di un ulteriore “passo in avanti” (l’ultimo?) rispetto all’assetto istituzionale del “Governo Assoggettato” al volere di soggetti estranei agli interessi del popolo italiano. Concretamente, dal lato “giuridico”, la forma della “democrazia protetta” è in atto. Sul versante “culturale ufficiale”, la forma della religione antifascista, praticata da chi accusa falsamente il Fascismo di averne creata una sua propria e “pagana” (…tutto questo sarebbe anche ironico, se non fosse tragico!), viene ormai sancita in modo dogmatizzante ed in forma perentoria. Ciò ha lo scopo palese di nascondere, mentire, defraudare, ingannare e in ultimo, opprimere l’intera popolazione italiana e mondiale, per garantire al vigente sistema satanico, messianistico, e pluto-massonico di portare avanti la propria agenda politica devastatrice, come mai si era visto finora! Altro che “libertà e diritti”!

L’elemento dirimente e plateale, rispetto tale tematica, è quello relativo alla letterale assunzione in pianta stabile nei ranghi dell’apparato istituzionale antifascista, quale elemento del medesimo apparato burocratico, dell’ex “ceto culturale” che prima simulava la propria indipendenza rispetto a quella che esso stesso qualificava come “vulgata antifascista”. Tali ormai sono i cosiddetti “storici” un tempo bollati come “revisionisti”, quali il Parlato ed il Gentile, che adesso si sono trasformati in semplici megafoni di propaganda bellica antifascista. La differenza nodale, come dicevamo poc’anzi, rispetto alle dispute avvenute nel secolo precedente, sta nella totale noncuranza della verifica delle posizioni espresse, anche se con un presupposto “di parte”. Tali burocrati non tengono più minimamente conto della effettiva riscontrabilità delle proprie affermazioni, limitandosi ad usare un tono perentoriamente apodittico e tautologico. Evidentemente, l’era post pseudo-pandemica sta procedendo speditamente verso la realizzazione di tutti gli obiettivi presenti nell’agenda pluto-massonica in tutti gli ambiti. In breve, ormai un fatto risulta “vero solo perché è proclamato come tale” da certi ambienti. Se non lo è, tanto peggio per la realtà dei fatti, come da prassi consolidata! (qui). Tuttavia, come è nostro costume, Noi fascisti del Covo, alla chiacchiere di costoro, abbiamo opposto ed opponiamo i fatti della Storia!

Fatti che, in questa specifica situazione, sono davvero impietosi rispetto alla condotta espressa dai “personaggi in cerca d’autore” di cui stiamo discutendo. Il Professor Gentile da Bojano, ne esce davvero malconcio. L’inversione a “U” praticata da costui (già visibile nel volume “Contro Cesare”, di cui a suo tempo abbiamo denunciato l’incredibile deformazione, per non dire falsificazione dei fatti storici, in merito alle citazioni inserite nel testo, trattate in modo da poter permettere di sostenere la strampalata teoria del “paganesimo” fascista, qui), ha davvero poco a che vedere con la decenza e la deontologia professionale del ricercatore, proprio perché i suoi stessi precedenti lavori, andavano palesemente a scagliarsi contro le “vulgate di comodo”, cioè contro la semplificazione politica e la volgarizzazione delle interpretazioni storiografiche, cosa che invece, adesso, egli stesso attua in questo suo ultimo “lavoro”. Senza voler ricordare ai nostri lettori le molteplici opere del Gentile da Bojano, da noi stessi citate in vari periodi della nostra attività, sempre in modo critico, possiamo riferirci ad uno stralcio che, fra gli altri, abbiamo pubblicato sul nostro forum, abbastanza significativo, poiché riporta le interpretazioni sull’ “essenza” del Fascismo (qui). Nonostante che nella citazione riferita a questo link, il Gentile da Bojano renda evidente la propria interpretazione Liberale e antifascista della dottrina del Fascismo, risulta ugualmente palese come egli non lo “riduca” alla semplice concezione “della vulgata antifascista” quale movimento violento, razzista e sterminatore sulla quale oggi si ritrova egli stesso appiattito! Anzi, proprio nella citazione in questione salta agli occhi l’esatto opposto, quando in riferimento alle differenze plateali col Nazional-Socialismo e col Comunismo (motivo per cui, secondo il Gentile da Bojano, lo stesso Totalitarismo Fascista non poteva essere equiparato a quello degli altri regimi così definiti, proprio per le differenze nodali riguardanti la violenza sistematica ed il razzismo da essi espressi, ma non presenti in quelle forme nel Fascismo Mussoliniano!) egli poneva in risalto esattamente la volontà del Fascismo di rendere codeste antinomie sempre più chiare e smaccate, distaccandosi da tali filosofie politiche: 

…i fascisti protestavano la funzione rivoluzionaria del mito dello Stato totalitario, la sua dimensione nazionale ed europea e la sua «modernità» perché rispondente alle esigenze della società moderna occidentale, capace di risolvere con una formula nuova i problemi dell’epoca storica iniziata con la Rivoluzione francese, mentre molti fascisti rifiutarono l’assimilazione con i vari movimenti e regimi autoritari di destra, compreso il nazismo, che pullularono nell’Europa fra le due guerre mondiali. Questi, secondo i fascisti, rimanevano prigionieri di un pregiudizio tradizionalista, conservatore, nazionalista o razzista, e non potevano perciò aspirare a rappresentare una vera alternativa europea alla minaccia rivoluzionaria del comunismo, a svolgere una missione di «nuova civiltà» per tutti i popoli dell’Occidente, come invece avrebbe fatto il fascismo, in virtù dei principi dello Stato totalitario e delle qualità «universali» della stirpe italica: «Il Fascismo non è chiuso in se stesso, ma è europeo e si pone come europeo: e in verità, non come paladino di una nuova Santa Alleanza e di una nuova Restaurazione, ma di una nuova Rivoluzione, che ponga fine al plutocratismo materialistico moderno». La «nuova Europa» che il fascismo vagheggiava di riordinare, dopo la vittoria dell’Asse, quasi in concorrenza con il programma di «ordine nuovo» nazista, non avrebbe dovuto essere organizzata unicamente sulla base di una brutale ricomposizione di rapporti di forza, con la supremazia di una razza o di una classe, ma secondo i princìpi dell’organizzazione totalitaria, di cui il fascismo rivendicava l’originalità e la validità nei confronti del nazismo…  (Cfr. Edizione riveduta del volume “Il Mito dello Stato Nuovo” del 1999 edito da Laterza)

Inutile poi ricordare la posizione del Parlato, replicante pedissequamente quella del De Felice, per cui il “nostro” ha pure fondato un centro Culturale intitolato a Ugo Spirito (sic!), che, recentemente, guardate voi i casi della vita, ha pure acquisito il fondo della Scuola di Mistica Fascista! Le dichiarazioni di ossequiosa obbedienza agli “ordini” dell’ANPI proferite dal Parlato, che inverte e ribalta completamente la propria “posizione culturale”, hanno dell’incredibile là dove egli acconsente ad allinearsi ad una operazione di mera propaganda politica, come per l’appunto si configura quella inerente la creazione del sedicente “Museo della Repubblica Sociale”. Insomma, “cultura (insieme alla Carità!) l’è morta”! Ma evidentemente lo era già dal 1945, ossia dall’indomani dell’instaurazione del regime di occupazione straniera permanente sul suolo che fu Italiano, che oggi giunge soltanto alle sue estreme ma logiche conseguenze!

Invece, ulteriore esempio della veracità della realtà storica proposta sulle pagine di questo blog (a tacer di quanto abbiamo già portato alla vostra attenzione, che svergogna la tendenziosità delle ricostruzioni di tali cosiddetti “uomini di cultura”, ad es. qui e qui), da Noi fascisti sempre opposta alla apoditticità propagandistica dell’antifascismo istituzionale, è quello dell’ulteriore studio che vogliamo proporre ai nostri lettori, eseguito da un Sacerdote Cattolico e Fascista (il che, secondo le interpretazioni di E. Gentile e Parlato sarebbe un assurdo storico, visto che oggi, per costoro, il Fascismo rappresenterebbe soltanto un paganesimo sterminatore razzista!). Il Libro cui alludiamo è un pregevolissimo esempio storico-politologico, che analizza la vicenda pre e post unitaria Italiana, dal punto di vista delle dottrine politiche e filosofiche che l’hanno inverata, mettendole a confronto col costituzionalismo Fascista. Tale lavoro, se messo in relazione coi libelli di propaganda bellica stilati dagli odierni propagandisti antifascisti, brilla come fosse il Sole paragonato all’abisso! Basterebbe solo questo libro per tacitare tutte le malevole interpretazioni di Emilio Gentile da Bojano e di conseguenza, pure quelle del Parlato, pure sbugiardate completamente anche dal Sacerdote Padre Antonio Messineo, da noi pubblicato in un recente articolo (qui), il quale come abbiamo ricordato è stato persino consultore dei cosiddetti “padri costituenti democratici”! Ma le smentite più clamorose alla vulgata antifascista arrivano da antifascisti seri come Carlo Silvestri (qui), e da studi di autori indipendenti e coscienziosi (qui). Dunque, il tipo di costituzionalismo fascista – che probabilmente, stando alla vulgata imposta dalle istituzioni demo-liberali antifasciste, quei contemporanei al “regime” hanno solo “sognato” di vivere, visto che ai “nostri tuttologi cattedratici” basta la “propria parola” per rendere vani tutti i fatti della Storia che invece la smentiscono platealmente e clamorosamente – viene descritto dal Sacerdote Fascista don Luigi Dilda come assolutamente armonico, non solo alla Civiltà Cattolico-Romana, ma allo stesso Sviluppo della Cultura ed Identità italiane, che sono rappresentate in modo coerente nella Dottrina di Mussolini. Ai nostri lettori, come nostro costume, riportiamo I FATTI, che, SOLI, “valgono e varranno sempre più delle parole” (cit. B. Mussolini). Dunque, buona lettura: Dopo la Rivoluzione Fascista! …e buone feste!

IlCovo

 

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MATTEOTTI, MUSSOLINI, IL MOVENTE AFFARISTICO E LE CHIACCHIERE DA BAR!

Tiozzo, Matteotti senza Aureola

Cari lettori, come ben sapete, il nostro operato svolto nell’ambito delle scienze politiche e delle ricerche storiche, in modo assai polemico ma sempre veritiero documenta da oltre tre lustri come l’attuale sistema di potere vigente demo-liberale, dominato dalla plutocrazia massonica globalista, si sostiene principalmente (se non integralmente, come nel caso italy-ota!) su di un pilastro ideologico, ossia, quello della propaganda antifascista, che della damnatio memoriae di Mussolini e del suo Regime ha fatto un “dogma di fede” indiscutibile, volto a perpetuare sine die un clima politico di perenne guerra civile, a sua volta premessa essenziale affinché risulti impossibile pervenire ad una memoria storica nazionale unanimemente condivisa. All’interno di tale narrativa a tema – le cui tesi precostituite, ben lungi dal mirare all’esatta conoscenza dei fatti storici, vengono comunque ossessivamente imposte alla pubblica attenzione, col preciso ed esclusivo intento di indottrinare a senso unico le coscienze dei cittadini – occupa di sicuro un posto d’onore la tragica vicenda occorsa al deputato nonché dirigente socialista, Giacomo Matteotti, assurto quasi al rango di “santo martire” per antonomasia dell’antifascismo. Per decenni, infatti, al dato oggettivo e mai messo in discussione da nessuno che egli fu vittima di uno sgangherato manipolo di fascisti, composto da balordi e piccoli delinquenti semianalfabeti, si sono volute aggiungere in modo artefatto analisi dietrologiche sempre più intricate da parte di ricercatori supponenti e politicamente interessati, avulse dalla spassionata analisi del contesto storico e del clima politico rovente in cui avvenne quel tragico episodio, unicamente al fine di avvalorare in modo arbitrario la responsabilità diretta di Benito Mussolini quale mandante materiale e morale dell’omicidio. Dal 1945 intere carriere accademiche postbelliche sono state costruite ed incentrate sull’assillante necessità di dimostrare in tutti i modi ed a tutti i costi quanto premeditatamente corrotta, criminale e crudele fosse stata l’azione di governo posta in essere dal capo politico più amato e odiato della Storia d’Italia. In tal senso, il “Caso Matteotti” è quello che cronologicamente e qualitativamente, si presta da quasi un secolo a fungere da prototipo per antonomasia di tale teorema; più di tutte le altre vicende di cronaca nera relative alla storia del “ventennio nero”, poiché in sé pare riassumere emblematicamente al peggio tutti i tratti salienti della versione ufficiale promossa dalla vulgata storiografica antifascista, relativi alla presunta essenza congenita della “barbarie fascista”. Così, in maniera crescente, nel corso dei decenni, le voci inerenti un presunto movente essenzialmente affaristico (oltreché… “secondariamente” politico!) dietro quell’illustre omicidio, sono rimbalzate in modo sempre più insistente, tanto negli scritti di storici istituzionali che di scribacchini sensazionalisti, tutti affannosamente sempre e solo alla ricerca di conferme alle proprie teorie precostituite in ossequio al dogma antifascista, riscontri che per ironia della sorte sembrerebbero aver tutti trovato “provvidenzialmente” oltre Manica, presso istituzioni ed archivi della “perfida Albione”, quali la famigerata London School of Economics and Political Sciences tanto cara ai “fabiani”, oppure i Kew Gardens National Archives ugualmente situati in quel di Londra; tutte prove che però, in realtà, non provano assolutamente niente, secondo la migliore tradizione shakespeariana del “molto rumore per nulla”, se non il fatto che l’Inghilterra si conferma come la vera centrale mondiale della propaganda antifascista! (qui) Sicché, in un crescendo di citazioni vicendevoli, reiterate, non di rado autoreferenziali e persino tautologiche, si è perso di vista il reale contenuto delle fonti primarie presenti negli atti processuali, cui nominalmente tali soggetti dicevano pure di riferirsi, dando tuttavia per assodato ed indiscutibile il senso da essi ormai canonicamente loro attribuito, senza perciò neanche prendersi la briga di osservare e riportare fedelmente che, relativamente alle illazioni sui presunti intrallazzi gestiti dal Capo del Governo fascista e/o da suo fratello (mai provati da nessuno!) e che – sempre secondo il teorema ufficiale antifascista – Matteotti sarebbe stato in procinto di svelare prima di venire ammazzato, proprio dalla lettura degli stessi documenti presenti negli atti, in verità si evince chiaramente che a monte di tali accuse vi erano soltanto chiacchiere ripetute nei pubblici ritrovi prive di riscontri, ossia i proverbiali “discorsi da caffè”. Il merito di aver dipanato definitivamente l’ingarbugliata matassa creata ad arte dagli scribacchini dell’antifascismo militante stipendiati dall’antifascismo di Stato, è tutto di Enrico Tiozzo, docente e ricercatore italiano all’Università di Goteborg (nemo propheta in patria sua!) già allievo di Rosario Romeo, che senza fare sconti a fascisti ed antifascisti, nel 2017 ha pubblicato un’opera monumentale in due volumi – “Matteotti senza aureola”, Volume 1 – Il politico; Volume 2 – Il delitto – sulla figura politica di Giacomo Matteotti e sul delitto di cui fu vittima. In particolare nel secondo volume, oltre 700 pagine ricostruiscono ex novo antefatti e dinamica di quel delitto politico, separando nettamente la ricostruzione del crimine dalle interpretazioni che ne furono e ne vengono date. Come specificato nello stesso testo, le diverse “ragioni” che avrebbero armato la mano degli assassini – appartenenti allo squadrismo fascista – reggono se fosse provato al di là di ogni dubbio che essi uccisero perché l’avevano progettato e dovevano farlo. La questione è tutta lì e viene riesaminata in un’opera imponente. L’Autore ci ricorda che omicidio preterintenzionale e/o volontario non significa premeditato. Eppure quest’ultima fu e rimase l’interpretazione corrente del “delitto Matteotti”, con ripercussioni politiche e culturali devastanti per l’Italia. Purtroppo, mentre il corso della storia procede a segmenti sconnessi, tanti “storici” lo riducono a una linea continuativa, adattata ai loro schemi ideologici e propagandistici. Invece il lavoro di Tiozzo fa finalmente luce sul crimine più sciagurato e sfruttato del Novecento italiano, dimostrando definitivamente ed incontestabilmente che Matteotti non fu ucciso per ordine di Mussolini, ma che quest’ultimo avrebbe dovuto essere egli stesso il bersaglio politico pronto a cadere col suo governo, proprio in virtù di tale delitto. Lo stesso processo che ne derivò, venne mal condotto da giudici che non nascosero mai il loro proposito di voler cercare il nesso tra l’allora Capo del Governo ed il delitto, destando un vistoso clamore mediatico e producendo quella svolta politica del 3 gennaio del 1925, con la quale Mussolini attuò la dittatura in Italia. Come altrove è già stato rilevato, proprio in quella fase, molti ex-fiduciari del Duce vicini alla massoneria, inoltrarono appositi memoriali sul delitto ad alti dignitari massonici che “li usarono per denunciare le responsabilità indirette e dirette del presidente del Consiglio”, in quanto Mussolini era stato da sempre avverso all’influenza della Massoneria nella vita dello Stato. Segnatamente alla luce di quel che avvenne in quel frangente va dunque reinterpretata l’azione del Duce rivolta ad assumere i pieni poteri con il discorso del 3 gennaio, che ne svelava il proposito di sfidare l’opposizione interna e quella esterna, entrambe espressione di quei circoli, ben sapendo egli stesso dell’appartenenza alle Logge di molti personaggi importanti dello stesso Partito Nazionale Fascista; intento rafforzato ulteriormente il 12 febbraio di quello stesso anno, con un disegno di legge che vietava l’appartenenza dei pubblici impiegati alle associazioni segrete, poiché ritenuta incompatibile con la sovranità dello Stato. Ma naturalmente, un simile mastodontico lavoro di ricerca certosina, che avrebbe dovuto innescare un serio dibattito storiografico ai più alti livelli e determinare un profondo processo di revisione storica rispetto alle presunte verità di comodo, diffuse a man bassa per decenni da accademici fin troppo interessati politicamente, che in virtù del lavoro esposto dal professore “di Goteborg” vengono irrimediabilmente smontate e destituite di qualsiasi concreto fondamento, nel clima di conformismo ideologico dominante in Italia invece è stato fatto passare quasi inosservato, proprio per evitare numerosi imbarazzi ad altrettanti “baroni universitari”, altrimenti chiamati a rispondere di teoremi fantasiosi spacciati quali verità incontrovertibili, ma che alla prova dei fatti risultano incentrati letteralmente sulle “chiacchiere da bar”! Ecco perché consigliamo vivamente la lettura di questi testi a tutti coloro i quali vogliono finalmente vederci chiaro su tale vicenda… ecco perché alleghiamo, a disposizione di tutti gli interessati, un breve estratto dal secondo volume che espone chiaramente, sebbene solo in piccola parte, l’evidente qualità di una ricerca seria e meticolosa che non deve cadere nell’oblio e che merita di essere conosciuta integralmente!

Potete scaricare l’allegato gratuitamente in formato Pdf. digitando QUI …Buona lettura!

IlCovo

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CARATTERI SALIENTI DEL PARTITO NAZIONALE FASCISTA!

Caratteri salienti del P.N.F. - Biblioteca del Covo

La recente persecuzione giudiziaria della quale siamo stati vittime nostro malgrado, a causa del pretestuoso coinvolgimento del dottor Piraino – di cui abbiamo già scritto in passato (QUI) e sulla quale ci ripromettiamo di tornare a breve, per commentare l’ultima sentenza emessa al riguardo dalla Corte di Cassazione – ancorché conclusasi con la piena assoluzione degli imputati, “perché il fatto non sussiste”, tuttavia pone chiaramente e con urgenza all’attenzione della cittadinanza un grave problema relativo alla singolarità dalla Legge italiana, proprio in relazione all’ostentata pretesa di classificare in modo univoco ed assoluto il Partito Nazionale Fascista in ragione dei famigerati provvedimenti che hanno preso nome dal ministro democristiano Scelba che li fece promulgare. Giacché di anomalia si tratta, in quanto quel che dovrebbe essere  di stretta spettanza delle scienze storiche e politiche, ossia l’ambito relativo alla corretta classificazione e definizione dei caratteri specifici del fu P. N. F. nato nel 1921 e soppresso d’autorità nel 1943, effettuata in base ad un serio studio delle dottrine politiche ed alla corretta interpretazione dei fatti storici, è stato invece scippato a forza dalla giurisprudenza, che ha stabilito in modo univoco ed assoluto, quali saebbero i tratti distintivi e salienti, fissandoli arbitrariamente ex lege. In virtù di tale rappresentazione di carattere istituzionale singolare ed eccezionale nel suo essere non scientifica, quel che contraddistingue a norma di Legge in modo esclusivo e particolare la natura intrinseca del suddetto gruppo politico, consisterebbe nell’esaltare e nell’applicare metodicamente in campo politico, la violenza, il razzismo ed il conculcamento della libertà. Dunque, eventuali  elementi politico-ideali differenti, che sfuggissero a tali precise caratteristiche, non qualificherebbero affatto peculiarmente il partito mussoliniano… o almeno, così ha insindacabilmente stabilito la Legge! Anzi, se per ventura ed amore di ricerca, ipoteticamente ma anche in concreto, si volesse invece ragionare, documenti alla mano, sulla centralità del carattere di tali elementi differenti, proprio al fine di appurare la possibilità concreta di qualificarli come eminentemente rappresentativi della concezione espressa dal Partito fascista, e magari, sempre per ventura, ci si dovesse accorgere che proprio questi ultimi male si dovessero accordare in questo con la rappresentazione esclusiva esposta dalla Legge in base alla normativa vigente, allora in modo del tutto evidente, essi, a detta delle stesse istituzioni ufficiali giudiziarie costituirebbero per ciò stesso una evidente contraddizione, ma non già a carico della interpretazione stabilita nella legislazione, bensì a carico degli stessi elementi suddetti, in relazione al loro mancato oggettivo riconoscimento ex lege in qualità di principi caratteristici del Partito Nazionale Fascista! In breve sintesi, pare proprio che a livello istituzionale, se il teorema politico antifascista mal si accorda con la realtà degli elementi a nostra disposizione… tanto peggio per la realtà! Non è nostra intenzione polemizzare in questa occasione (ci sarà modo e tempo per farlo opportunamente molto presto!) sul senso politico concreto di quel che rappresenta per la libertà del popolo italiano una tale interferenza dei poteri legislativo e giudiziario in ambiti che decisamente non competono a nessuno dei due. In questa sede però ci pare opportuno rilevare che già la documentazione inerente le fonti specialistiche primarie coeve, a tacere di quelle ufficiali prodotte dal gruppo politico in questione, comunque non rilevi affatto quei fattori evidenziati dalla Legge come precipuamente caratterizzanti gli attributi essenziali del fu P.N.F. Puntualizziamo inoltre che, al fine di evidenziare proprio i tratti salienti del partito mussoliniano, senza voler far torto in modo preconcetto alla mens del legislatore (pur palesemente ingeritosi in ambiti come la storiografia e le scienze politiche che non sono specificamente di sua stretta pertinenza), intendiamo avvalerci proprio di uno studio ad hoc espressamente scientifico, intitolato non a caso “L’Organizzazione del P.N.F.” e pubblicato nel 1939 da un personaggio i cui trascorsi attivamente antifascisti sono notori e di pubblico dominio. Stiamo parlando del fervente attivista antifascista Antonio Canepa, già arrestato dal Regime nel 1933 per aver ordito un complotto a suo danno, nonché docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Catania nel 1937, successivamente professore di Storia e dottrina del Fascismo all’Università di Palermo nel 1939, nonché futuro sabotatore per conto dei Servizi segreti inglesi nel 1942, poi capo partigiano nel 1944 ed altresì “martire” del movimento indipendentista siciliano nel 1945 (per un sommario profilo biografico del personaggio digitare qui). Ebbene, proprio mentre rivestiva i molteplici ruoli di professore universitario ligio al regime, di clandestino animatore ed organizzatore dei primissimi nuclei di Giustizia e Libertà, nonché di agente dell’Intelligence Service inglese, il “nostro” ebbe pure il tempo di pubblicare un lavoro assai pregevole che illustra con rara chiarezza e dovizia di citazioni estrapolate da una vastissima bibliografia (a cominciare dagli scritti del Duce!), i caratteri salienti del Partito Nazionale Fascista, di cui appresso riportiamo un significativo stralcio:

LINEAMENTI DELL’ORGANIZZAZIONE DEL PARTITO

1. Il Partilo nella Dottrina del Fascismo. Che il Partito fascista vada essenzialmente studiato dalla scienza che ha per oggetto la Dottrina del Fascismo non può mettersi in dubbio dopo quanto, in una trattazione più generale, abbiamo chiarito intorno all’oggetto, alla natura e all’autonomia di tale scienza. Essendo un’organizzazione di persone il Partito fascista è innanzitutto una realtà sociale; ossia una di quelle realtà i cui differenti aspetti possono studiarsi dal diritto, dalla politica, dalla sociologia, dalla storia e dalle altre scienze sociali. Ma quest’organizzazione esiste in vista del raggiungimento di determinati scopi, che essa attua per mezzo di apposite funzioni; e tali funzioni risultano da un’attività dei singoli, conforme a particolari doveri. Scopi, funzioni, doveri caratterizzano l’organizzazione: i principi in cui vengono formulati regolano, e quindi individuano, l’organizzazione stessa. Avviene così che lo studio del Partito rientra nella Dottrina, la quale è scienza di principi; e rientra appunto nella Dottrina del Fascismo, essendo il P.N.F. un fenomeno tipico della civiltà mussoliniana. Su queste evidenti proposizioni non è luogo a discutere. Adunque, soltanto quando avremo precisato gli scopi, le funzioni, i doveri del Partito, e quindi dei componenti di esso, potremo dire di averlo veramente conosciuto nei suoi requisiti essenziali, in conformità della sua natura dottrinale. Non è compito di chi studia la dottrina risolvere di propria iniziativa i problemi attinenti alle finalità, alle funzioni, agli obblighi particolari degl’iscritti al Partito. Ciascuno di tali problemi è stato già risolto dal Duce o, sulle direttive del Duce, dai suoi collaboratori via via che le circostanze consigliavano determinate soluzioni. Noi dobbiamo limitarci a prendere esatta conoscenza delle soluzioni stesse. Ogni altra indagine, tendente a prospettarne di nuove in luogo dei principi esistenti e operanti in seno al Partito, sarebbe illogica e incongrua. Neppure attengono direttamente al tema, sebbene non debbano ignorarsi perché fonti precipue di principi, i « fatti » del Partito: così gli episodi umili o eroici di cui la sua storia è intessuta, il nome indimenticabile dei caduti, dei gerarchi, degli squadristi, la serie infinita dei documenti della quotidiana attività rivoluzionaria. Studiare dottrinalmente il Partito importa non fermarsi (il che d’altra parte non vuol dire astenersene) alla considerazione degli uomini che ne fanno o che ne hanno fatto parte, né delle vicende cui la loro attività può aver dato luogo; ma risalire alla visione dei principi — scopi, funzioni, doveri — cui obbediscono questi uomini in quanto facenti parte di tale organizzazione. Siffatti principi ci interessano perché fascisti. La circostanza che taluni di essi possano essersi tradotti in ordinamenti di diritto positivo è del tutto secondaria per la nostra scienza. Tale circostanza non incide sul fatto, per noi essenziale, che i principi di cui ci occupiamo ineriscono alla dottrina, ossia allo spirito del Fascismo. Le questioni di mero diritto, sulle quali numerosi competenti hanno copiosamente scritto, non riguardano quindi la nostra indagine. Come tutti i principi della dottrina fascista, anche quelli che reggono il Partito sono principi in atto, non mere enunciazioni o astratte ideologie. Un principio in atto è più che un’idea; è una verità e una norma. Un’idea, quindi, che esercita un’azione effettiva e concreta nel tempo presente; che si realizza come forza agente; che diviene vita, perché la si sente, le si crede e le si obbedisce. Sono di tale natura i principi che studieremo; principi sentiti e vissuti da oltre due milioni di Camicie Nere le quali a questi principi adeguano, realizzandoli, la loro attività.

2. Partiti tradizionali e partiti nuovi. Per partito politico, secondo il significato ormai storico di
tale espressione, s’intende ogni organizzazione di persone la quale, per il trionfo d’interessi o d’ideologie comuni, tende alla conquista del governo di una nazione. Elementi essenziali del partito politico sono dunque: a) un’organizzazione di persone; b) un interesse o un’ideologia comune agli organizzati, che giustifica l’organizzazione e la cementa; c) una lotta contro altri partiti, al fine di prevalere nella vita pubblica. Quando un partito giunge al potere, non perde tuttavia le caratteristiche di cui si è fatto cenno, pur sostituendo, evidentemente, alla lotta per la conquista la lotta per la conservazione del potere. Il partito al governo, in regime parlamentare, non è sostanzialmente diverso dal partito non ancora al governo; l’instabilità della sua maggioranza, soggetta al continuo assalto dei partiti concorrenti, lo espone all’alea di repentine cadute e lo costringe quindi a mantenere permanentemente, strutturalmente, organi e funzioni atti a poter riprendere da un momento all’altro la lotta per il potere. In questa effimera durata del partito al governo, in questa caducità dovuta alla sua posizione di partito tra i partiti, consiste l’effettiva parità fra tutti i partiti, governanti o non, entro l’orbita del regime parlamentare. D’altra parte, questo continuo stato d’incertezze, di divisioni e di contrasti reciproci nel seno delle Nazioni non può che accrescere i mali della società, dimostrandosi fatale, a lungo andare, all’unità degli Stati, agl’interessi dei popoli, all’avvenire di ordine e di giustizia cui aspira la coscienza dell’uomo moderno. Quell’organizzazione di persone che risponde al nome di Partito Nazionale Fascista differisce dai partiti politici nel senso anzidetto, perché a) partito rivoluzionario, b) partito unico, c) partito nazionale.

3. Caratteri salienti del P. N. F. : a) partito rivoluzionario. Il carattere rivoluzionario del Partito
è un corollario immediato del carattere rivoluzionario della dottrina fascista e non si esaurisce nell’antiparlamentarismo o nella prassi insurrezionale che culmina con la Marcia su Roma; ma investe tutto l’uomo trasformandolo in fascista. La rivoluzione continua che il Fascismo opera nei principi della sua stessa dottrina evolventesi, nelle leggi e negli istituti attraverso i quali la dottrina si realizza, nelle coscienze che lo spirito nuovo profondamente ricrea e plasma, questa rivoluzione continua è l’antitesi di quel mondo democratico parlamentare e tenacemente borghese nel quale i partiti politici tradizionali vivono e prosperano. Quest’antitesi sorge, come vedremo, insieme al sorgere dei Fasci che sono, per definizione, l’antipartito; continua anche quando l’organizzazione dei Fasci « per rinsaldare la disciplina e per individuare il suo credo politico» assume la denominazione di Partito, pur rimanendo soprattutto movimento; continua altresì, e si accentua, quando il Fascismo, conquistato con l’insurrezione il potere, non si attarda nello sterile conservatorismo in cui sono solite irrigidirsi le rivoluzioni coronate dal successo, ma va attuando di giorno in giorno le successive conquiste dell’Idea. In una siffatta dinamica rivoluzionaria il Partito, strumento essenziale della rivoluzione continua, tanto nel suo complesso quanto negli individui che lo compongono, si alimenta continuamente di nuove mete, si arricchisce di nuove funzioni. Alla sua origine non sta un’ideologia determinata e immutabile, la cui attuazione integrale esaurisca ogni possibilità di rinnovamento e quindi ogni continuità di vita. Un fermento instancabile lo anima, una giovinezza inesauribile lo vivifica, una molla interiore lo adegua sempre più e meglio alle cangianti necessità del domani. Il Partito fascista è dunque, come partito rivoluzionario, nettamente diverso dai partiti parlamentari, svirilizzati da infecondi programmi ideologici sia prima che dopo insediatisi al governo.

4. Caratteri salienti del P. N. F. : b) partito unico. L’esigenza di eliminare tutti i partiti concorrenti e di restare unico interprete del sentimento e della volontà della Nazione viene interamente attuata dal Partito fascista alla fine del 1926; ma, prima di questa data, durante i quattro anni successivi alla Marcia su Roma, e prima ancora, a cominciare cioè dagl’inizi del movimento fascista, non passa giorno in cui quell’esigenza non si realizzi almeno un poco, talmente essa è connaturata allo spirito animatore del Fascismo. Può dirsi che Fascismo e intransigenza contro qualunque accomodamento, qualunque compromesso, qualunque tolleranza verso i residui dell’antifascismo, questi due termini — Fascismo integrale e intransigenza assoluta — siano sinonimi. Fin dalle sue origini il Fascismo tende a rappresentare da solo tutta la Nazione, saldando così unitariamente il popolo nello Stato. Si realizza in tal modo il grande sogno unitario degli italiani d’ogni tempo, dall’Alighieri e dal Machiavelli a Mazzini, Oriani e Crispi, veggenti o precursori i quali nell’avversa fortuna non disperarono della rinascita della Patria una, finalmente sottratta alle discordie civili e ai faziosi arrivismi. L’aver debellato tutti gli altri partiti non consente però nel Partito fascista una posizione di riposo o di attesa. Il combattimento continua senza mai tregua: continua per gli incessanti sviluppi della Rivoluzione, dei quali abbiamo fatto cenno poc’anzi; continua per l’opera diuturna di educazione e di esempio, contro ogni tendenza allo spirito borghese; continua ancora contro i vecchi avversari del Fascismo — comunisti, liberali, massoni — che, sgominati in Patria, giocano la loro ultima carta al di là dei confini, ricorrendo, appunto perché senza speranza, a mezzi ripugnanti come la calunnia e il delitto.

5. Caratteri salienti del P. N. F. : c) partito nazionale. Mentre i partiti politici sono generalmente infeudati a vantaggio di determinati interessi, che si tenta celare sotto il manto delle idee, il Partito fascista invece « non è sorto a difesa di determinate classi o di determinate categorie ». Fin dal marzo del 1919 Mussolini ebbe ad affermare perentoriamente: « Noi non siamo di una classe, non siamo di un partito, non siamo di una setta; classi, partiti, sette devono porsi in seconda linea quando più in alto, e prima, urge l’interesse di quell’ideale realtà che è la Patria ». E alla vigilia della Marcia su Roma, come chiaro ammonimento ad amici e a nemici, ripeté: «Il nostro mito è la Nazione, il nostro mito è la grandezza della Nazione! E a questo mito, a questa grandezza, che noi vogliamo tradurre in una realtà completa, noi subordiniamo tutto il resto ». Enunciazioni di tal genere ed altre moltissime che si potrebbero ricordare, e ancor più l’esempio mirabile dell’effettiva subordinazione di tutta l’opera del Fascismo al supremo ideale del primato italiano inducono a rilevare, come uno dei caratteri individuanti il Partito fascista, appunto il carattere di partito nazionale. Nazionale, cioè veramente popolare, cioè affermante al di sopra dei partiti, delle categorie, dei gruppi e degli individui — quella consapevole unità di tutto un popolo la quale si realizza nello Stato. Nazionale e non semplicemente nazionalista; giacché, pur avendo attinto alle linfe vitali del nazionalismo italiano, il Fascismo non è da confondere con le varie dottrine di equivoca ispirazione, talvolta prettamente reazionarie e antifasciste, che sotto il nome di « nazionalismo » pullulano per il mondo. Il carattere nazionale del Partito fascista, in osservanza del quale ogni iscritto, di qualunque età, ceto e condizione, serve la Causa della Rivoluzione sacrificando l’interesse personale all’ideale della Patria, ecco un principio che, insieme agli altri menzionati dianzi — partito rivoluzionario e partito unico — differenzia radicalmente il P. N. F. da tutti i partili tradizionali. Si può pertanto concludere questa prima sommaria indagine con l’affermare che il Partito fascista, perché partito rivoluzionario, unico, nazionale, non appartiene al genere dei partiti propri del regime parlamentare. È discutibile che vi abbia appartenuto in origine, perché fin dall’origine, come si è osservato, partito rivoluzionario, nazionale e potenzialmente unico. Ma che non vi appartenga attualmente, è fuor di dubbio. Si tratta di un genere di partito decisamente nuovo, per il quale la denominazione stessa di partito è impropria, esprimendo essa caratteristicamente la lotta intestina, tra gruppi organizzati, nel seno di una Nazione. Ragioni care al nostro cuore di fascisti sollecitano a conservare tuttavia una denominazione che sancisce l’indissolubile continuità ideale e storica del movimento e che ci fa sentire istante per istante l’orgoglio di appartenervi e il dovere di esserne degni.

(Estratto da Antonio Canepa, “L’Organizzazione del P.N.F.”, Palermo, 1939, pp. 9 – 23)

E’ possibile scaricare gratuitamente la versione integrale del testo in formato PDF. DIGITANDO QUI.

IlCovo

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“28 OTTOBRE”, CENTENARIO DELLA MARCIA SU ROMA! – Il vero significato della Rivoluzione Fascista: Militia est vita hominis super terram.

28 ottobre per sempre! - Biblioteca del CovoCari lettori, a 77 anni dal 1945, il 28 ottobre prossimo ricorrerà il centenario dell’evento che ha trasformato indelebilmente il volto politico dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero: la Marcia su Roma! La nostra affermazione non è affatto una esagerazione iperbolica, checché ad ogni anniversario – particolarmente nel caso di quello in corso – sul fronte “politico”, tutti i “facenti funzione” del sistema antifascista (a cominciare dai cosiddetti neofascisti!), si affannino nel tentativo di affogare la portata storica dell’evento in un mare di affermazioni propagandistiche insulse e di azioni ridicole e scellerate, tutte tese ad accreditare la martellante e demagogica vulgata antifascista di Stato, di cui la sceneggiata di quart’ordine in programma anche quest’anno (qui), con annesso atto di sciacallaggio sui morti, portato a compimento da entrambi i due fronti antifascisti fintamente contrapposti, rappresenta l’ennesima prova di tale messinscena. No, cari lettori, non esageriamo affatto il valore universale ed assoluto di quel 28 ottobre, a differenza della nutrita schiera di benpensanti in malafede, desiderosi solo che tale evento venga focalizzato dal pubblico rievocandone esclusivamente fatti e contingenze in modo distorto e tendenzioso (senza parlare poi di coloro che lo riducono ad un avvenimento di secondaria importanza dai contorni macchiettistici!), nel vano tentativo prima di “demonizzare” e poi di “storicizzare” l’ideale che esso incarna (ossia di relegarlo ad arnese desueto ed inutile, ancorché malefico, privo di alcun valore politico positivo per il presente!), affinché, così facendo sia volutamente mortificata e snaturata la vera essenza di un’idea precisa di popolo e di Civiltà che contraddistingue da millenni l’Italia. Ebbene, noi fascisti de “IlCovo” vogliamo al contrario mostrarvene il significato autentico, che ne esplicita la portata “universale” e “meta-storica” valevole in ogni tempo. Dunque, prima di tutto, cos’è stata la “Marcia su Roma“? Cosa ha generato tale avvenimento e come si svolsero i fatti ad esso relativi? La voce enciclopedica di seguito riportata, tratta dal  DIZIONARIO DI POLITICA DEL PARTITO NAZIONALE FASCISTA (digitare Qui per scricare Pdf.) risulta sufficientemente esaustiva riguardo alla descrizione degli avvenimenti storici nudi e crudi.

Una “Marcia eterna” che non finirà mai!

La Verità al riguardo deve essere proclamata a gran voce, nonostante che l’antifascismo mondiale non riesca a definire chiaramente ed in modo univoco tale evento epocale. Anzi, questa è proprio la caratteristica delle “definizioni” attribuite al Fascismo da parte del sistema antifascista, secondo i SUOI criteri parziali e insufficienti. Solo in ragione di tale motivo è stato possibile “inserire” forzatamente il Fascismo nell’ambito della suddivisione politica “destra-sinistra”, al fine di snaturarne il messaggio ideale universale e costringerlo ad una innaturale “costituzionalizzazione”, ossia ad una categorizzazione congeniale agli scopi del Sistema demo-liberale antifascista, cui è stata demandata la funzione fittizia di rappresentanza politica dalla plutocrazia massonica anglo-americana, da quando essa si è impadronita interamente del territorio italiano a partire dal 1945. Ecco perché l’apporto dei cosiddetti “neofascisti” del Movimento Sociale Italiano – una formazione favorita fin dalla fondazione tanto dai servizi segreti anglo-americani quanto dalla stessa Democrazia Cristiana – è stato così fondamentale per il consolidamento della “repubblica” antifascista (Qui). Poiché è grazie a tale partito arbitrariamente auto-qualificatosi come “erede” del Fascismo – che ha scientemente deciso di partecipare politicamente alla messinscena partitocratica messa in piedi dai nemici del Fascismo e dell’Italia, prendendo stabilmente posto “a destra” dell’emiciclo parlamentare – che è stato possibile definire politicamente e storiograficamente dalla pletora di pennivendoli stipendiati dal Sistema antifascista, la visione del mondo fascista  come “conservatrice” e di “destra”. In tal senso, le “ribellioni” interne al M.S.I., quelle “di sinistra” (qui), non hanno fatto altro che confermare lo smembramento ideologico del Fascismo, voluto dal potere plutocratico-massonico dominante. Si trattava infatti, ieri come oggi, soltanto di “correnti” contestatrici di facciata, che, singolarmente non mancano mai di trovare il loro posizionamento sempre e comunque all’interno del sistema antifascista; il posizionamento a “sinistra”, per l’appunto! Così, quando su quel versante s’indulge ancora verso affermazioni strumentali che qualificano il Fascismo come “rivoluzionario”, di una sola “rivoluzione” deve trattarsi, secondo costoro, ossia quella “socialista”, declinata poi in vari modi, da quello “massimalista” a quello “riformista”. Dunque, tutte forme pienamente accettate dal sistema antifascista, poiché ad esso complementari! Così, l’unica certezza restante è che la vera anima del Fascismo (qui) all’interno di queste declinazioni, SPARISCE comunque! Appare chiaro allora come per i “Pupari” del Sistema vigente, non importa affatto che i cosiddetti neofascisti vogliano qualificare il “conservatorismo” o il “socialismo” come “fascismo”. L’importante è che essi siano sempre e comunque pienamente inseriti nel Sistema demo-liberale, fedeli al suo ordinamento antifascista, cioè “conservatori” o “socialisti” nei fatti, ossia, a tutto detrimento dell’Identità fascista verace (qui), che essi vogliono sia cancellata definitivamente!

Su questo “equivoco” politico, voluto fortemente in tutti i modi (qui), si fonda e si regge tutta la propaganda di Sistema italy-ota, legata ai partiti intra ed extra parlamentari. A supporto di tale narrativa mendace, vi è tutto un apparato, culturale, mediatico e politico stipendiato appositamente dalle istituzioni delle “repubblica delle banane italyota”, esclusivamente al fine di perpetuare tale farsa, che sta a fondamento dell’antifascismo globale. Così dal lato culturale, le “vulgate” antifasciste, siano esse marxiste o liberali (quiqui), forniscono da decenni le basi pretestuose per l’identificazione del neofascista tipo, sempre propedeutica a definire, a sua volta, il “fascismo male assoluto”. Poi, i gruppi politici, soprattutto extra parlamentari, che costituiscono le “stampelle” di quelli parlamentari, completano il “lavoro”, recitando il ruolo ad essi assegnato, come da copione! Infine – ma in realtà ciò rappresenta quel che sta alla base di tutto il summenzionato “teatrino” – il clamore mediatico ripetuto in forma ossessiva e reiterata da giornali e televisioni, conferma e radica nell’immaginario collettivo tale sceneggiata. Questo “clichè” , visto e rivisto da decenni, trito e ritrito fino alla nausea, è da sempre essenziale nella vita politica della pseudo-repubblica italy-ota, come stiamo constatando anche oggigiorno, alla luce della pantomima governativa con a capo l’erede ufficiale dei missini, la “Sorella d’Italia” alias “Lady Aspen”, ormai già designata da mesi dai circoli massonici atlantici, secondo una tradizione ormai consolidata (qui), per l’avvicendamento dei “poteri di facciata” con il loro precedente ominide di fiducia, ossia il “satanico drago”.

Ma tornando al nostro tema centrale, emblematica risulta in proposito la definizione della “Marcia su Roma” fornita dall’Enciclopedia Treccani (qui): “Manifestazione di carattere eversivo, organizzata dal Partito nazionale fascista il 28 ottobre 1922, volta al colpo di Stato o quanto meno all’esibizione di una pressione paramilitare che favorisse l’ascesa al potere di B. Mussolini. Seguendo la politica del «doppio binario», ossia combinando la pratica squadrista con il compromesso politico, Mussolini mise in atto efficacemente una nuova tattica di conquista del potere per mezzo di una «rivoluzione conservatrice» dalle forme semi-legali”. Proprio questa “definizione” rappresenta in modo lampante l’insufficienza interpretativa e le mancanze di cui sopra dell’antifascismo, giacché la frase che abbiamo evidenziato risulta emblematica, soprattutto perché l’autorevole fonte è al di sopra di ogni sospetto di simpatie fasciste. Sfugge completamente che il “nuovo metodo di conquista del potere” incentrato sulla Dottrina Fascista, cui pure si accenna nel brano, si manifesta platealmente proprio nella “Marcia su Roma“, che rappresenta un atto di Forza ma non di violenza gratuita, di Volontà e di Riaffermazione dell’esistenza e dell’Autorità di una intera Civiltà, quella Romano-Cristiana Italiana, non già di subalternità verso poteri economico-finanziari occulti o palesi, che dir si voglia! Tale nuovo metodo è stato affermato di già alla fondazione dei Fasci di Combattimento, che del “Primato morale e civile degli italiani” fece la sua stessa ragione di esistenza. Infatti, la narrazione antifascista pone i Fasci nella posizione del “movimento eversivo” e “violento” di “reazione”. Ma non riesce a nascondere le antinomie presenti in questa definizione, quando parla anche di “rivoluzione” (due termini antitetici).  “Risolvendo” poi la contraddizione con la definizione semplicistica di “trasformista” calata addosso a Mussolini. Invece, i Fasci di Combattimento, divenuti poi Partito Nazionale Fascista, costituiscono un movimento di Difesa e Unità Nazionale, che, proprio basandosi sulla “nuova concezione di Mussolini”, slega finalmente il Fine dai Mezzi; legame che invece appartiene al sistema liberale. Con questo “Atto di volontà politica” profondamente radicato nella Civiltà Romana, il Fascismo si pone quale novità politica assoluta, rispetto all’intera Storia dell’Italia post unitaria. Mussolini tratteggiò nitidamente tale posizione dottrinaria nel memorabile articolo “Stato, antistato, fascismo. Proprio per questo stesso motivo, attraverso le corrette condizioni che egli stesso esplicita nel suo scritto, il Fascismo “trasforma” lo Stato. Questo è ciò che avvenne storicamente. E tale “trasformazione” secondo la concezione fascista espressa da Mussolini, può inverarsi nei modi più vari, poiché nessun mezzo lega il Fine, bensì è proprio il Fine ad assumere un valore superiore a tutti i mezzi. Così, proprio in virtù della “Marcia su Roma” ebbe inizio anche quella “marcia ideale sul mondo” di cui scrisse il direttore della Scuola di Mistica Fascista Niccolò Giani (Qui), che qualifica peculiarmente il Fascismo e che continuerà sempre, perché il Fine della vera Civiltà necessita di un Cammino morale e materiale che non si arresta, ma si perfeziona continuamente, pur mantenendo inalterato il proprio fondamento morale e spirituale.

28 ottobre - Biblioteca del Covo

Il “Katekon” è la Civiltà Romano-Cristiana incarnata dal Fascismo!

Come dicevamo però, la narrativa antifascista mostra falsamente i Fasci di Combattimento come un gruppo “eversivo” che “vuole affermare con violenza una dittatura”. L’impressionante tributo di sangue pagato dai martiri fascisti (qui), invece sta a dimostrare che proprio i fascisti hanno offerto per la santa causa il loro bene più sacro, ossia TUTTO, per l’Unità Nazionale, politica, morale e sociale del Popolo italiano, nel solco della Civiltà Romano-Cristiana. Non a caso i “sacerdoti dell’antifascismo” tralasciano di raccontare volutamente che, tra il 1919 e il 1922, in Italia si stava consumando una vera e propria guerra civile dovuta alla “penetrazione politica” di potenze straniere, prima fra tutte la Russia Comunista. I Fasci di Combattimento hanno rivendicato la Libertà della Nazione Italiana, dell’INTERA Nazione italiana, rispetto a tutti i poteri antinazionali, e questa rivendicazione, l’hanno pagata generosamente col proprio sangue! Così gli assalti alle “Camere del Lavoro”, vengono dipinti nell’immaginario collettivo antifascista come la “violenza esercitata sulle libere associazioni di lavoratori”, ma in realtà la violenza socialista anti-nazionale, nasceva ben prima della risposta fascista e si diffondeva ovunque per il fine della “collettivizzazione” e dell’affermazione individualista e materialista del socialismo internazionale. Di questi fatti incontrovertibili, vi sono innumerevoli prove. Una delle quali costituita dal congresso Socialista di Bologna dell’Ottobre 1919, in cui si stabiliva programmaticamente (…fini uniti ai mezzi) come la violenza rappresentasse la via per l’affermazione del “Partito dei lavoratori” e l’instaurazione della sua prassi Collettivista internazionalista. In precedenza, le violenze organizzate, che cavalcavano l’onda delle giuste rivendicazioni post-belliche della popolazione, avevano dato prova non tanto di voler ottenere una equa distribuzione delle ricchezze, ma la sovversione dell’Ordine nazionale per impiantare in loco una costituzione bolscevica sul modello russo. I Fasci, dunque, attraverso un atto di Forza e di Coraggio, indipendentemente dalla valutazione della convenienza, ma per il solo fine dell’affermazione dell’Ideale, mostravano al popolo la volontà e la capacità di poter ricevere LEGALMENTE il mandato per governare la Nazione, al fine di TRASFORMARNE pazientemente ordinamenti ed istituzioni in favore di tutto il popolo italiano e non in rappresentanza degli interessi di parte di singoli gruppi politici, economici o sociali. Nel paragrafo “Tattica e mezzi di azione”, presente già negli “Orientamenti Politici” dei Fasci ben prima della “Marcia su Roma” (qui), Mussolini stesso vi definisce inequivocabilmente la questione della “Legalità” e riafferma la volontà di slegare il Fine dai Mezzi, nonché di considerare la situazione politica in base allo stesso fine che NON DEVE snaturarsi, ma deve necessariamente ottenersi in modi molteplici (anche su questo versante, sulla “nuova metodologia” stabilita dal Fascismo, i cosiddetti “neofascisti” o “post-fascisti”, hanno giocato un ruolo equivoco, ma essenziale per le istituzioni della repubblica antifascista, mischiando le carte in tavola; ovverosia, promuovendo la propria partecipazione attiva al sistema antifascista, spacciandola per “pragmatismo politico” che non ne avrebbe vincolato idee ed azioni in relazione al fine ultimo del loro programma, cosa che ovviamente è stata smentita storicamente dai fatti!). Naturalmente, all’interno della narrativa antifascista, immancabilmente risulta che la retorica socialisteggiante “assolva” i gruppi organizzati collettivisti e la loro condotta così come “condanni” sempre e comunque i Fasci di Combattimento, perché gli uni sarebbero sempre “vittime di diseguaglianza” e gli altri, in tutti i casi, le “criminali guardie bianche” del padronato. In realtà gli uni e gli altri combattevano per Fini opposti, a prescindere da chi li sostenesse economicamente. Indubbiamente, i Fasci di Combattimento sono stati sostenuti dalle categorie produttrici che non rifiutavano la propria appartenenza alla nazione italiana, a maggior ragione dopo gli anni di sacrifici e privazioni dovuti alla Guerra Mondiale, patiti dalla popolazione proprio in nome dell’Italia (tra le quali figuravano svariati gruppi sociali del Lavoro, come contadini, professionisti, operai e dipendenti pubblici). Nel campo Socialista vi era altrettanta varietà di finanziatori, ma soprattutto figurava in modo palese l’influenza di Nazioni estere, prima fra tutte, ma non solo, la Russia bolscevica. Lo stesso studioso antifascista Renzo De Felice, dedicò una parte delle sue ricerche all’analisi delle forze che sostennero economicamente il Fascismo, ma dovette rimarcare che in virtù dell’abilità politica di Mussolini esso riuscì a rendersene indipendente.

Dunque è lecito affermare come storicamente, proprio in relazione alla costituzione del Governo Fascista, è in Italia che si instaura (meglio sarebbe dire che si restaura!) il vero Katekon, ossia, il vero “Scudo politico” che “trattiene” la diffusione dell’iniquità nel mondo, proprio perché il Fascismo è ideologicamente e moralmente radicato nella Civiltà Romano-Cristiana, di cui costituisce il vero rappresentante INTEGRALE. Pertanto, tutti coloro che oggi in buona fede invocano il Katekon, non possono non guardare al Fascismo ed ai suoi giovani martiri, che tutto hanno sacrificato per la riaffermazione della nostra Civiltà spirituale! Infatti, pertinentemente all’attuale momento storico, con la progressiva realizzazione finale in forme sempre più palesi del satanico progetto anti-umano messo in opera dal globalismo massonico e messianistico, a mezzo di crisi perenni e artificiali di vario genere, deve essere orami chiaro infine, come la guerra mondiale che il Regime mussoliniano dichiarò nel 1940 alle demo-plutocrazie massoniche – e niente affatto terminata nel 1945 – costituisce parte integrante di un conflitto millenario di tipo religioso, che punta a contrastare l’instaurazione finale di un mondo distopico, che nei piani dell’elite apolide globalista antifascista, prevede lo sterminio di un numero incredibile di uomini (miliardi!) e la costituzione di un governo unico mondiale di tipo paternalistico, con gruppi ristretti di epuloni in posizione dominante e la restante parte dell’umanità schiava di costoro. Tuttavia, tra gli improvvisati sostenitori del “Katekon vo’ cercando” presenti nell’ambito della presunta “contestazione sovranista”, si va invece diffondendo l’errata convinzione che la Russia di “San Vladimiro” insieme al suo contraltare Atlantico “San Donaldo”, rappresenti il “Katekon”, o parte di esso. Ma la realtà dei fatti storici, prima che le considerazioni della retta Ragione, smentisce tale ricostruzione fantasiosa (qui). Se di Katekon si vuol parlare, ma con adesione perfetta al significato del termine, allora si deve guardare esattamente ed esclusivamente al Fascismo, che non a caso rappresenta da decenni il vero bersaglio politico odiato in senso assoluto dai regimi demo-liberali retti dagli speculatori della finanza massonica mondialista! Proprio alla luce di ciò che esso ha rappresentato e rappresenta, esattamente secondo quanto professato dal Cattolicesimo Romano e secondo quanto avvenuto nella storia, cioè uno dei “due fuochi dell’Ellisse” su cui è imperniata la Civiltà di Roma! (qui) Ed allora, per innalzare il Katekon, si proclami pubblicamente a gran voce il valore politico, morale e religioso assoluto dell’Ellisse! Così, E SOLO COSI’, dall’unione di Croce e Littorio, simboli entrambi diffusi universalmente da Roma, si potrà vivere nella Giustizia e nella Verità, proclamando una nuova Pax Romana universale nel solco della Nostra Civiltà! Questo è il modo più degno e vero di ricordare la “Marcia su Roma” ed il sacrificio dei martiri fascisti, il cui monito eterno al nostro popolo resta valido oggi come ieri, come sempre… Militia est vita hominis super terram!

IlCovo

Centenario Marcia su Roma - Biblioteca del Covo