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La “Pantomima antifascista” prosegue come da copione!

Cari lettori e simpatizzanti, come era prevedibile e come avevamo dettagliatamente anticipato ( qui ) , la pantomima prosegue. I “nuovi” tasselli di questo attacco strumentale, anticipato dalla proposta di legge Fiano, “arricchiscono” il mosaico di ulterori elementi. Gradatamente, con l’aiuto fattivo di tutti gli attori (nel senso stretto e lato del termine), si vorrà raggiungere l’obiettivo: dopo la persecuzione strumentale dei gruppi cosiddetti neo-fascisti (perché nella pratica tali gruppi sono ampiamente usati, come i fatti dimostrano, e sono pienamente inseriti nel sistema antifascista ), ora si passa alla fase finale: eliminare  la conoscenza stessa del Fascismo. Infatti, tutti gli atti persecutori posti in essere, altro non dovevano preparare se non a questo risultato. Il perseguimento di “idee pericolose e gruppi che le attuano” non è mai stato la priorità. Tali gruppi, lo ripetiamo, sono strumenti della plutocrazia sistemica (Qui ). Essi hanno potuto e possono svolgere indisturbati i loro compiti per arrivare all’obiettivo vero che si cela dietro tale manovra.

Per punti:

  1. Il partito cosiddetto neo-fascista FORZA NUOVA, che l’ideologia e la Dottrina del Fascismo mai ha considerato quale fondamento della propria azione politica (vedi Qui) utilizza un manifesto di Boccasile del tempo di guerra per perorare l’attacco alle leggi sullo “Ius soli” ( Qui)
  2. A seguito di questa campagna, annuncia una manifestazione il 28 ottobre ( cosa c’entrino questi tizi con la Marcia su Roma è una domanda che nessuno sembra porsi!), sullo stesso argomento ( Qui )
  3. I Media generalisti sfruttano immediatamente le posizioni e la propaganda di F.N., compreso e per primo Fiano, che, “casualmente” fa immediatamente una interrogazione parlamentare, rilanciando la sua proposta di legge (Qui )

Forza Nuova è un movimento di destra radicale, come è risaputo, che assume il solito doppio profilo e che opera come gli altri usurpazione di termini e idee. In realtà  nei fatti non è diverso dai partiti della repubblica antifascista che si inseriscono nella variegata galassia “dei populismi” di duginiana memoria. È un partito borghese Social-Comunitarista, come del resto viene identificato da anni ( Qui).

Nel momento in cui l’ “onorevole” Fiano scrive la vergognosa proposta di legge antifascista che abbiamo osservato, cosa fa F.N.? Esattamente ciò che Fiano desidera! È ovvio che nella sostanza non vi sia nulla di criminoso. Ma la “coincidenza” è impressionante. Così come il comunicato della guida del movimento in questione, Fiore, a seguito delle “condanne” di alcuni giornalisti, che giustifica in modo del tutto ipocrita le proprie scelte come assolutamente slegate da qualsivoglia “apologia”, confermando soltanto tutto il disegno preconfezionato, e dimostrando di essere parte integrante della partitocrazia antifascista, di cui asseconda le manovre come un burattino.

Meditate gente!

RomaInvictaAeterna

 

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Altri morti. A Barcellona e a Ischia: un filo lega la sorte delle vittime

luttoPurtroppo, per l’ennesima volta, e disgraziatamente non sarà l’ultima, ci troviamo innazi a stragi. Quelli che apparentemente sembrano scenari totalmente diversi, a Barcellona l’ennesimo attacco-fotocopia ( i soliti “pazzi” che scagliano veicoli sulla folla a “mosca cieca”) mentre a Ischia un terremoto, in realtà hanno però una stessa responsabilità: i cosiddetti “politici”, le oligarchie. Siccome noi siamo classificati dai NaziMaoisti quale “male assoluto”, siamo brutti e cattivi, come è capitato in alcuni casi in passato vi citiamo i “buoni”. Essi, che sono “liberi e democratici”, a volte fanno analisi del tutto condivisibili. Ovviamente, essendo loro “buoni”, traggono conclusioni opposte alle nostre! Altrimenti non sarebbero “buoni”(*)! Ma lasciamo la parola a loro, e vedrete che se solo i cittadini facessero un piccolo passo in avanti, potrebbero comprendere perchè noi siamo approdati, anni orsono, alle nostre conclusioni ( qui ). Di seguito le citazioni:

Da: Ribelli siriani stipendiati dalla Cia. Chi lo dice? Il Financial Times…

Lo scorso 20 luglio l’autorevole giornale londinese ha pensato di sondare le reazioni dei rivoltosi anti-Damasco alle indiscrezioni secondo cui Donald Trump avrebbe messo fine a un’operazione sotto copertura di sostegno agli stessi ribelli, decisa da Obama quasi quattro anni fa. I reporter del Financial Times (qui l’articolo) li hanno contattati, rivelando alcuni dettagli interessanti. Ad esempio che esiste una “sala operazioni dei gruppi” che si coordinano con la Cia, stando ad Hassan Hamadeh, comandante della Divisione 101…FT ricorda, “come denunciato da diversi osservatori e dagli stessi ribelli, che i Paesi sostenitori hanno chiuso un occhio sul fatto che i loro finanziamenti finissero nelle mani dei jihadisti“, addirittura di Al Qaida“Francamente molte delle armi e delle munizioni andavano a loro (ai ribelli siriani affiliati ad Al Qaida, n.d.r.) e questa probabilmente è una buona cosa”, afferma un interlocutore interpellato dai reporter britannici…Ma la sorpresa maggiore riguarda la questione salariale…“Uno dei comandanti dei ribelli, che ha chiesto di non essere citato, ha detto che il supporto degli Usa è calato negli ultimi mesi ma sostiene che i ribelli hanno ricevuto normalmente lo stipendio il mese scorso“…Sì, avete capito bene: i ribelli erano stipendiati dalla Cia e, verosimilmente, dalle altre agenzie di intelligence che collaboravano al programma. A quanto ammontasse la busta paga non viene detto ma il contesto parla da sé.Si trattava di un’operazione sotto copertura, zavorrata da polemiche e divisioni tra gruppi ribelli e tra gli stessi Paesi donatori, condotta da ribelli “ideologicamente moderati” [la foglia di fico sotto cui coprire l’addestramento e il finanziamento di milizie che, genericamente, avevano e hanno lo scopo di sovvertire l’ordine legittimo Siriano. Infatti le milizie armate sono TUTTE “terroriste” in relazione allo Stato Siriano Legittimo! Ndc] che beneficiavano di finanziamenti e di armamenti, che però finivano [bisognerebbe usare il verbo al presente! Ndc] anche ad Al Qaida, perché “tutti chiudevano un occhio” [grassetto nostro. Ndc].

Chiaro no?

E proseguiamo. Da: Attentato Barcellona, la verità è orribile. Per questo non viene detta

….Il fine nei prossimi giorni sarà sempre lo stesso: dividere in modo ipocrita il mondo tra buoni e cattivi, in modo da permettere a coloro che esercitano il vero potere di raggiungere gli obiettivi prefissati. Obiettivi atti a giustificare nuove spese militari, ulteriori restrizioni delle libertà in Occidente e la possibilità di usare, ancora un volta, la religione come maschera per celare la vera posta in palio che è la razzia di petrolio, gas e stupefacenti. Negli ultimi anni pianificate guerre dirette e per procura hanno destabilizzato un’importante area geografica. Le aggressioni all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia, alla Siria hanno fatto montare la rabbia. Rancori e odi che si sono incanalati in tanti disadattati europei usati come concime per seminare paura ma anche in gruppi radicali e terroristici. Gruppi come Al Qaeda e Isis, che però sono stati usati e finanziati, come è accaduto in Siria, in maniera strumentale dagli Stati Uniti che si sono autoproclamati portatori sani di democrazia e libertà [grassetto nostro. Ndc].

E, per concludere da: Terremoto a Ischia, Geologi: “Allucinante che si continui a morire per sisma di questa entità”

“E’ allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità”. A poche ore dal sisma di magnitudo 4 che ha colpito l’isola di Ischia, è il presidente del Consiglio nazionale dei geologi a parlare Francesco Peduto. “A un anno dal sisma dell’Italia centrale riviviamo di nuovo il dramma del terremoto. Lascia perplesso come un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese, è francamente allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità”. La grave carenza messa in evidenza da Peduto riguarda naturalmente gli interventi di prevenzione: “Il nostro Paese”, ha dichiarato, “si conferma estremamente vulnerabile, non ci facciamo mancare niente dal punto di vista dei rischi geologici, non solo rischio sismico, ma anche vulcanico e idrogeologico. Ora sarebbe facile parlare dei ritardi della ricostruzione in Italia centrale, della necessità di accelerare interventi e azioni, ma quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione”…“Si è parlato di tante cose, dall’informativa alle popolazioni alle lezioni nelle scuole, dal fascicolo del fabbricato alle assicurazioni sui fabbricati, dal rifinanziamento della carta geologica a quello per la microzonazione sismica fino alla necessità di abbattere le case abusive, come ribadito ieri anche dal ministro Delrio. Tante chiacchiere, ma un anno dopo non è stato fatto quasi nulla”. Per Peduto, “le misure per la prevenzione non possono non essere al centro dell’agenda del prossimo governo”. E quindi ha concluso: “Il governo e il Parlamento si assumano la responsabilità di decidere in proposito senza farsi distogliere da interessi e lobby varie, come a proposito del fascicolo del fabbricato: ma veramente qualcuno crede ancora alla favola dei tecnici che si arricchirebbero con il fascicolo del fabbricato? Far conoscere lo stato sicurezza delle case dove un cittadino abita o lavora è un fatto di etica innanzitutto, un principio morale prima ancora che una misura di salvaguardia e di prevenzione civile”.

MEDITATE GENTE! MEDITATE! Riflettere, ed elevare la Coscienza, sono diventati i due atti più rivoluzionari del mondo…per questo soffocati.

IlCovo

(*) Gli articoli sono tratti da ilGiornale e Il Fatto Quotidiano

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PANTOMIMA ANTIFASCISTA! …Il popolo italiano NON odia il Fascismo che invece terrorizza solo i disonesti!

Anche questa volta, noi del Covo siamo stati facili, facilissimi profeti. Stranamente, guardate voi i casi della vita, saltano fuori delle aggresioni “nazi-fasciste” nel mantovano (vedere qui ). E cosa potranno mai fare questi “nazi-fascisti”? Aggredire un “sinistrorso” (che spasso! Questi giornalisti!), 5-contro-1. “Spinte, aggressioni verbali….il malcapitato viene circondato e uno dei “nazi-fascisti” gli sferra un pugno in pieno volto!” Poi: nel mantovano si sa, i “nazi-fascisti” sono un pericolo perenne: il sindaco dice “NO! Non gli possiamo permettere di prenderci in ostaggio” (andiamo a senso)! E così, si continua a descrivere, partendo da Maggio scorso, le scorribande di questi “eroici kameraden”! Tra le quali anche le minacce a un vecchio, durante un comizio di un 93enne dell’ Anpi (!).Ovviamente questi atti, provocati o meno che siano stati (da chi?), come dicono sempre i “kameraden” per “difendersi dai venduti”, strumentalizzati o meno, distorti o meno che siano stati (?), hanno valore per il fatto in sè! Ed ecco perchè i “kameraden”, appena le “istituzioni antifasciste” chiamano, sono pronti a rispondere il loro “PRESENTE!” Come si fa ad aggredire un 93enne, anche se “solo” verbalmente? Chi può essere così meschino e indegno? MA OVVIAMENTE I “NAZI-FASCISTI”! E chi può mai aggredire un persona “sferrando anche un pugno”(!), circondando il malcapitato in 5-contro-1? Ma ovviamente i “NAZI-FASCISTI”! Chi è, dunque, il “becero, razzista e violento”? IL FASCISTA! Lo capite, cari lettori, ciò che vi spieghiamo da anni? Ecco lo spunto per la proposta Fiano! Come si potrebbe mai mischiare il nome del “Fascismo” a quello del Nazionalsocialismo (Nazismo), se non ci fossero gli utili servi di un sistema marcio, che li ha usati e li continua ad usare con profitto per distruggere la vita degli italiani? Ma secondo voi, poteva mancare il “neofascista” galeotto, nell’articolo indignato dell’ “Espresso”? Ma certo che no! Eccolo, che dalle patrie galere, dopo aver svolto il suo compito, usato dai servizi segreti, MINACCIA.Vedete che ora, FATE ATTENZIONE ALLE DATE, il quadro è completo:
  1. il 2 ottobre 2015 una serie di parlamentari, portavoce Fiano, presenta una proposta di inasprimento del “reato d’Opinione” sul Fascismo, volendo colpire anche la “propaganda”, dando ovviamente a questo termine il significato che più piace (gesti, fotografie… STUDI?)
  2. La proposta è nel cassetto, per poi saltare fuori quando la presidente della Camera si indigna rispetto ai “monumenti” edificati in epoca di “regime” (quello attuale ovviamente non lo è!), perchè vorrebbe farli saltare per aria!
  3. tra la fine di giugno scorso e gli inizi di luglio, la presidenza della Camera si “indigna”, perchè esiste da 17 anni una lista che reca il simbolo della repubblica di Mazzini sulla scheda elettorale!
  4. Di seguito, la querelle dei parlamentari inizia: la “maggioranza” (a dire il vero i governi dittatoriali arrivati ad oggi sono i seguenti: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Altro che “Maggioranza”!), è “indignata” a sua volta. Ma le “opposizioni” si differenziano; si schierano per la sopravvivenza dei loro serbatoi elettorali preferiti (ops!). Tutto questo, a breve scadenza elettorale (anche questa una coincidenza!). Dopo tutto ciò, arriviamo ad oggi con il “racconto” delle aggressioni “nazi-fasciste”! Il coronamento delle “attività” parlamentari è compiuto! La giustificazione della proposta di legge Nazi-Maoista di Fiano, è servita!

Vi chiederete perchè, classifichiamo la proposta Fiano come “legge Nazi-Maoista”, Intanto vi invitiamo a leggerla direttamente: qui. Lo è perchè nella proposta vi sono delle associazioni strumentali tra l’Idea Fascista e la sua deformazione, portata avanti dai “neofascisti”, tanto utili e cari al sistema antifascista. Tutto fatto appositamente per avallare la creazione ad hoc di altri “reati”, usando così la polizia e la magistratura, per “colpirne uno, educandone 100” (cit. Mao), senza fare NESSUNA DISTINZIONE in merito ai presunti e veri “colpevoli di razzismo, violenza e intolleranza”, e chi non lo è (Cit. Adolf Hitler, secondo il quale una categoria, definita arbitrariamente “il male”, lo è a prescindere) Leggete quante volte vi è la frase “fascista, ovvero nazionalsocialista”. Ebbene, il Signor Fiano commette un grande errore (voluto), ovvero NEGA la realtà di fatto, provata scientificamente, che il Fascismo e il Nazismo sono idee con basi, dottrine e scopi totalmente differenti, e lo fa sulla base della “stampella neofascista”.Così Fiano, al contrario del “vituperato regime” che lui odia, non fa differenze. Mentre lo stesso Regime, addirittura nelle leggi di “discriminazione degli Ebrei” ( leggi che prendevano strumentalmente le mosse dal pericolo della diffusione del sionismo in Italia, ma che in realtà erano un espediente di politica estera, e dunque un ingiusto attacco generalizzato all’ebraismo italiano ),  poneva delle distinzioni che “esentavano” delle specifiche categorie di Ebrei! Per questo, DOPO le leggi, continuarono ad esistere EBREI FASCISTI, i cui riferimenti erano il noto Ettore Ovazza, con il giornale “La nostra Bandiera“, o gli Ebrei del giornale “Davar“!Ma il fine di questa sceneggiata “tragica”, non è il perseguimento di idee pericolose per la società! Il fine, come vi abbiamo mostrato precedentemente, è prima di tutto colpire la VERITA’! Poi, colpire chi la vuole diffondere, ovvero NOI (ricordate? qui)! Infatti Fiano non tarda a dichiarare che l’obiettivo della sua proposta è “la propaganda al Fascismo”! Tale obiettivo è chiaramente strumentale alla tacitazione anche solo dello Studio dello stesso! Così come la definizione di “apologia” è lasciata al giudizio dei singoli magistrati, anche questa presunta “propaganda” seguirà la stessa sorte! E tali atti mirano non a perseguire i “razzisti o i violenti”, che invece sono lasciati largamente liberi di agire a nome e per conto della repubblica antifascista, ma noi! Noi, che non abbiamo torto un capello a nessuno in tutta la nostra vita! Noi, che disprezziamo e ripudiamo DAVVERO il razzismo, la violenza, la sopraffazione! Noi, che invece di “tiranneggiare”, abbiamo dialogato anche con l’ANPI, che al contrario ha censurato la nostra ultima risposta ( qui ). E, in ultima analisi, l’obiettivo è l’Italia! Il suo futuro, la sua possibilità di vivere come popolo sovrano!

IlCovo

(3) Qui un indignato Farrell ricorda che la vittoria della campagna d’Italia è stata ottenuta dagli anglo-americani. Ed ha ragione. Si domanda retoricamente Farrell: “Non è ora – dopo 70 anni – di affrontare una semplice verità? Eccola: la Resistenza in Italia era completamente irrilevante dal punto di vista militare. In ogni caso, nell’estate del 1944 non esisteva una Resistenza in Italia. Dopo, invece – dall’autunno del 1944 in poi – che cosa di concreto ha portato questa Resistenza?”

(4) Cfr. Armistizio Cassibile ( qui ): articoli 29, 30, 31, 33; dove l’articolo 30 recita testualmente: Tutte le organizzazioni fasciste saranno, se questo non è già stato fatto, sciolte. Il governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive per l’abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento e internamento del personale fascista.

Per il testo del Trattato di pace di Parigi del 1947 vedi ( qui ).
(6) Cfr. il nostro “L’estrema destra contro il Fascismo” ( qui )
(7) Immagine del tutto strumentale e volutamente falsa, poiché il Fascismo ha una Dottrina complessa, assolutamente lontana da teorizzazioni di sterminii, razzismi persecutori, violenza programmatica, che i gruppi del cosiddetto neofascismo a guida “atlantica” hanno voluto seppellire nel dimenticatoio. In parte se ne rese conto anche il De Felice, quando si mise a studiare il Fascismo proprio dal lato della “campagna antiebraica”, con il suo monumentale “Storia degli ebrei italiani sotto il Fascismo”. Interessante una recensione sul libro di De Felice scritto da Simoncelli, dove l’autore dell’articolo sintetizza ( qui ): “Ma come arrivò De Felice al fascismo? Fu l’interesse per le vicende degli ebrei italiani, sbocciato precocemente negli anni universitari, a fargli incrociare la tematica e a fargli produrre la sua prima importante monografia Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, pubblicata nel novembre ’61. Volume che, sottolinea il Simoncelli, per come fu realizzato e per l’argomento che trattava enunciò una sorta di «programma storiografico di innovazione e di coraggio metodologico» (p. 213), poiché si richiamava al “metodo” della ricerca documentaria anche a proposito di un campo di studi relativamente nuovo e ancora particolarmente scottante come quello del fascismo, su cui il giudizio di condanna morale e politica concorreva a impedire una ricostruzione analitica del fenomeno. De Felice intese “far parlare i documenti” e dare un primo spaccato della società italiana sotto il fascismo, fornendo alcuni “dati di fatto” (che qui espongo schematicamente seguendo l’efficace sintesi concettuale del Simoncelli): le comunità ebraiche manifestarono fenomeni di consenso al regime; il razzismo fascista fu diverso da quello nazista in quanto “spiritualistico” e non “biologico” come quello hitleriano; il Italia il razzismo non fu un fenomeno radicato e, anzi, la legislazione razziale fu applicata blandamente (all’insegna del “discriminare non perseguitare”); l’assenza di tendenze antisemite nel fascismo e in Mussolini, unico responsabile della successiva politica razziale; le truppe italiane all’estero fornirono in più casi protezione agli ebrei perseguitati dalle autorità tedesche”.
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COMUNICATO STAMPA!

L’ Associazione Culturale Apartitica “IlCovo – Studio del Fascismo Mussoliniano”, nonché “Biblioteca Fascista”, a seguito dei fatti descritti dalla Gazzetta di Mantova ( http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2017/07/25/news/nove-indagati-nel-movimento-dei-fasci-1.15656220 ), dichiara quanto segue:
“IlCovo” è un’associazione culturale apartitica, libera ed indipendente da qualsiasi forza politica e non persegue fini politici elettorali. Respinge e condanna il razzismo e la violenza. Non fa propaganda ma cultura politica e mantiene la libertà di esprimere pareri sull’attualità e la politica italiana e internazionale (Cfr. Statuto del Covo, Capo I, Finalità). A tale proposito tiene a precisare che non ha mai avuto niente a che vedere con i cosiddetti “Fasci italiani del Lavoro” e se ne dissocia, poiché l’Associazione “IlCovo” contesta e rigetta qualsiasi finalità politica elettoralistica. Inoltre, il Dottor Marco Piraino, socio fondatore nel 2006 dell’associazione “IlCovo”, si è dimesso dai suddetti “Fasci italiani del Lavoro” nel lontano 2002, non avendo più alcun contatto politico con tale formazione ed i suoi esponenti da circa quindici anni. Gli addebiti mossigli in questo momento, sono privi di ogni fondamento giuridico e soprattutto vengono esposti a 15 anni dallo scioglimento di ogni rapporto con il movimento politico in questione.
Pertanto, l’associazione culturale “IlCovo”, chiede formalmente che tali fatti vengano esposti pubblicamente ed in modo chiaro.

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“ILCOVO” RENDE ONORE A SERGIO BARBADORO ED AI SUOI VALOROSI SOLDATI NEL 74° ANNIVERSARIO DEL LORO EROICO SACRIFICIO!

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Anche quest’anno, come ogni anno ormai dal 2009, quando “IlCovo” ha deposto sul luogo dello scontro una lapide commemorativa, abbiamo reso omaggio alla memoria del tenente Sergio Barbadoro e dei suoi uomini che per nove ore, il 22 luglio del 1943, tennero testa alla 2a Divisione corazzata Statunitense, impedendole il ricongiungimento con le altre forze americane pronte ad occupare Palermo. Con piacere aggiungiamo che, stavolta, non siamo stati i soli a tributare il giusto riconoscimento a quegli eroi. Di seguito il testo della nostra lapide:

SU QUESTA RUPE IL 22 LUGLIO 1943 IL VENTIDUENNE SERGIO BARBADORO AL COMANDO DI UN PUGNO DI SOLDATI DELL’ITALIA FASCISTA LOTTO’ SINO ALLA MORTE SENZA MAI ARRENDERSI PER SALVARE LA PATRIA DALL’INVASORE ANGLO-AMERICANO. DECISO A SBARRARE IL PASSO MONTANO COL SUO CANNONE ALL’AVANZANTE COLONNA CORAZZATA NEMICA, DURANTE L’IMPARI LOTTA DURATA NOVE ORE E RESA PIU’ ARDUA DALLA MANCANZA DI OSTACOLI ANTICARRO DA OPPORRE ALL’INVASORE, SENZA SPERANZE DI RICEVERE AIUTI, ANIMAVA I SUOI SOLDATI INFONDENDOVI FEDE E CORAGGIO, INFLIGGENDO FORTI PERDITE AI MILITARI AMERICANI. CADUTI O FERITI I PROPRI UOMINI, CONTINUAVA DA SOLO A FAR FUOCO SINO A QUANDO ANCH’EGLI CADEVA COLPITO A MORTE SUL SUO PEZZO DI ARTIGLIERIA. EROICO ESEMPIO DI TENACIA E CORAGGIO INDOMABILI, DIMOSTRO’ IN FACCIA AL NEMICO LA FEDELTA’ AI VALORI ETICI DELL’ITALIA LITTORIA. VIANDANTE CHE LEGGI, ONORA IL LORO SACRIFICIO E NON DIMENTICARLO.

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “ILCOVO” POSE, PORTELLA DELLA PAGLIA (PALERMO) 22 LUGLIO 2009.

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74°ANNIVERSARIO DELLA “BATTAGLIA DI SICILIA”(9-10 luglio / 17-18 agosto 1943)…il fronte della menzogna antifascista si sgretola sempre più!

 

“COLPO NON CADE INVANO”… scrisse nel 1836 il letterato udinese Luigi Picco nell’ Inno dell’esercito romano vittorioso… e noi fascisti de “IlCovo”, di “colpi” alla vulgata pseudo-storiografica antifascista ne continuiamo a dare ormai da oltre un decennio, con evidenti risultati (diretti o indiretti) che non tardano mai ad arrivare! Stavolta, visto l’approssimarsi del 74° anniversario, vogliamo alludere alla revisione storiografica che si sta compiendo riguardo la “Battaglia di Sicilia” combattuta tra luglio ed agosto del 1943. Infatti, notiamo con soddisfazione che persino da parte di alcuni degli organi della peggior stampa antifascista (alludiamo, ad esempio, al quotidiano plutocratico, massonico e filosionista per eccellenza, “La Stampa” di Torino) si è costretti ad ammettere che la storia del cosiddetto “Sbarco in Sicilia” degli Alleati anglo-americani (non più dipinti fantasiosamente e servilmente come “liberatori” ma più realisticamente quali nemici invasori e stragisti!) va necessariamente riscritta (QUI).

Se è vero, infatti, che lo sbarco non poteva essere impedito perché, come scrisse l’Ammiraglio della flotta americana Morison, “gli Alleati avevano chiuso in una muraglia di navi un buon terzo della Sicilia e nessuna forza al mondo avrebbe potuto impedire loro di stabilirvi le loro teste di ponte” è altrettanto vero che, come puntualizzò il Generale italiano Faldella, essi di fronte “trovarono dei fanti e degli artiglieri che pur sapendo di combattere la lotta della carne contro l’acciaio, l’affrontarono per l’onore d’Italia e seppero anche sacrificare la vita”.(1) Com’era inevitabile, dunque, si sta sciogliendo come neve al sole il mito fasullo, creato ad arte dalla propaganda bellica anglo-americana e successivamente fatto proprio servilmente dall’antifascismo nostrano, secondo il quale le forze armate dell’Italia fascista non si opposero virilmente ai nemici inglesi e americani, così come, contrariamente alle fesserie propagandistiche antifasciste che ci siamo dovuti sorbire per quasi 70 anni, appare, invece, sempre più evidente che gli Alleati sbarcarono quali nemici e invasori, che in Sicilia non fecero alcuna “passeggiata di salute” ma combatterono duramente contro le forze dell’Asse italo-tedesco, lasciando sul campo migliaia di morti e commettendo una lunga serie di crimini e stragi, tanto a danno dei militari dell’Asse quanto dei civili italiani. Addirittura, si è arrivata persino a riconoscere l’efficacia dei provvedimenti politici attuati dal vituperato Regime fascista, sia nella lotta alla mafia che nella bonifica denominata dal Duce “assalto al latifondo”, motivi per i quali tanto il locale baronato dei latifondisti quanto la loro manovalanza mafiosa, furono ben contenti di mettersi al servizio degli invasori sbarcati sull’isola nel luglio del ’43, che solo per loro rappresentarono effettivamente dei “liberatori”.

Volendo arricchire sempre più la documentazione del quadro storico riguardante quel tragico frangente, in questo caso, però, limitandoci, alle sole questioni strettamente attinenti le vicende militari, che già di per sé, anche quest’anno, hanno riservato qualche nuova piccola sorpresa (2), questa volta vogliamo focalizzare l’attenzione dei nostri lettori sul “Diario storico del XII° Corpo d’Armata Italiano” (QUI), che era dislocato al momento dell’invasione nella zona occidentale dell’isola; un documento ufficiale che fu redatto dal comandante delle Unità, il Generale Francesco Zingales. Il testo dattiloscritto dimostra inoppugnabilmente come il Corpo d’Armata, non solo combatté valorosamente contendendo il terreno alle preponderanti forze nemiche americane, ma seppe abilmente disimpegnarsi, evitando l’accerchiamento, con una coraggiosa manovra effettuata in circostanze totalmente sfavorevoli (una penuria evidente di mezzi di trasporto ed il continuo logorio dovuto agli incessanti attacchi dall’aria portati dall’aviazione nemica) a prezzo delle numerose vite dei coraggiosi combattenti dell’Italia fascista. Dulcis in fundo, alleghiamo in dettaglio le gesta dei “Gruppi Mobili” corazzati dell’esercito italiano che, proprio in Sicilia nel 1943, tanto nella zona occidentale contro gli americani, quanto nella zona orientale contro gli inglesi, scrissero l’ennesima pagina  misconosciuta di immenso sacrifico e sublime valore (QUI) …buona lettura!

IlCovo

NOTE

1) Emilio Faldella, “Lo sbarco e la difesa della Sicilia”, Roma, 1956, L’Aniene, p. 298. Un corposo estratto dell’opera in questione è presente sul forum dell’associazione “IlCovo”(QUI).

2) Lo scorso anno, (QUI) avevamo trovato nuovi particolari in merito all’occupazione di Palermo il 22 luglio 1943. Quest’anno siamo venuti a conoscenza di uno scontro pressoché sconosciuto dalle fonti italiane, ma citato più volte da quelle americane. Il 21 luglio 1943, secondo testimonianze statunitensi, il 504° Rgt. fanteria-paracadutisti della 82a Divisione Aviotrasportata americana, lungo la strada che da Sciacca portava a Marsala, venne attaccato frontalmente non lontano dal paese di Santa Margherita Belice, presso il “Passo Tumminello”, da unità di fanteria italiana sostenute da una batteria di cannoni da 75 mm e due da 90 mm, ne seguì una lunga e dura azione di fuoco, con una serie di vittime da entrambe le parti, dove gli americani lamentarono la perdita di 14 uomini. Cfr. Phil Nordyke,  All American, All the Way: A Combat History of the 82nd Airborne Division in World War II: From Sicily to Normandy , p. 92, Zenith Press, 2009.

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Il Fascismo è l’unica teoria politica capace di sradicare il sistema liberal-plutocratico…checché ne dica il russo Dugin!

Abbiamo più volte e in vari modi stigmatizzato l’usurpazione da “sinistra” del Fascismo. Ad esempio in questa sezione,  qui e qui.

In realtà, già dai tempi del fu M.S.I. del “camerata Niccolai”, risultava evidente che tale mistificazione, non fosse affatto in contrapposizione a quella effettuata “da destra” dai cosiddetti “tradizionalisti evoliani”, ma che  questa manovra, nella sua interezza, rientrasse pienamente nell’indebita appropriazione dell’Identità Fascista avente un’unica regia, diretta sempre dai soliti mandanti: quella dei nemici dichiarati del Fascismo, i “pluto-massoni” mondialisti. Tale usurpazione ha costituito esattamente la prosecuzione della loro guerra, mossa in questo caso dal lato politico-ideologico, seguita a quella già mossa a suo tempo dal lato militare e terminata nel 1945 con la vittoria bellica degli Alleati, che ovviamente ha avuto e continua ad aver bisogno di strumenti di questo tipo per perpetuare in tutti i modi (dal vilipendio alla disinformazione, passando, come in questo caso per la mistificazione) la “damnatio memoriae” sulla rivoluzione mussoliniana, da sempre percepita come minaccia perennemente in agguato per il sistema plutocratico.  Una manovra finalizzata concretamente a legittimare e perpetuare ideologicamente e politicamente l’occupazione dell’area geopolitica Euro-mediterranea da parte dei “tutori a stelle e strisce” del sistema politico criminale demoplutocratico vigente. In un simile contesto, appare ormai persino inutile ritornare ad indagare “paternità” e sviluppi storici di tale manovra ( lo avevamo già fatto a suo tempo QUI  ed anche QUI), che nel caso italiano viene ormai consumata da decenni (anzi, si può dire fin dalla nascita di quella caricatura di “stato” partorita dalle menti contorte del comando militare anglo-americano e chiamata indebitamente “repubblica italiana”), poiché i “beneficiati” sono sempre i nemici di cui sopra! Quel che conta, in questo caso, è notare come per corroborare o magari rivedere tesi che alla fine, producono sempre e comunque, il rafforzamento del sistema liberale partitocratico, sono serviti e tutt’ora servono sempre degli “ideologi” che tirano fuori dal proprio cilindro le formule più disparate e contorte, magari rivedute e corrette, di argomenti già sostenuti, ma che tutti, da sempre, si oppongono in modo evidente alla disarmante chiarezza ed alla semplicità lineare della dottrina del Fascismo mussoliniano. L’esempio più recente è quello del teorico russo Alexandr Gel’evič Dugin.  Chi è costui? Alcuni potrebbero averlo sentito nominare in due casi: in relazione alla “ascesa” di Vladimir Putin, oppure in rapporto ai cosiddetti “movimenti populisti”. Dugin è un “filosofo ed ideologo”, intellettuale putiniano, che viene definito da alcuni la “mente politica” del movimento che sostiene il presidente russo. Per fare una “reductio ad unum“, basta andarsi a guardare cosa teorizza questo “luminare della politica”. Una sintesi del suo pensiero è presente in questa intervista. Fatalità, il “buon” Dugin cosa va mai a teorizzare?  …ovviamente il “tradizionismo Evoliano”! In quale salsa?  ….ovviamente, in quella del comunitarismo euro-asiatico, tanto in voga tra i gruppi del cosiddetto “socialismo nazionale”! Il camaleaontismo di queste idee, nate già vecchie, fa un po’ sorridere. Questo perchè nel “socialismo nazionale” duginiano, si può ficcare un po’ di tutto. Possiamo partire dalla critica sociale al liberlismo, per cui necessiterebbe uno Stato autoritario “Sociale”. Tale critica “socialistica” risulta essere un “comune denominatore” dei movimenti “socialisti nazionali”, i cui obiettivi finali, però, si fanno più “sfumati”: vi è, infatti, chi vorrebbe instaurare “semplicemente” una forma di Social-Democrazia, magari economicamente incentrata sulla “Socializzazione” delle imprese e la co-gestione  della produzione, mentre vi è, poi, chi si avvicina più alle teorie di Dugin e vorrebbe instaurare una sorta di Socialismo Tribale (tale è la declinazione del termine “Nazionale”, in questo caso), dunque razziale, anche detto Comunitarista (il “comunitarismo” come nuovo “sviluppo” del razzismo di marca prussiana), che si ri-allaccerebbe ad una visione “tradizionista” (ecco che tornano Evola e Guenon), dunque “federativa” di più “Comunità” (da cui il lemma “Comunitarismo“), legate ai propri usi radicati e non integrabili tra loro, facenti riferimento ad una identità “esoterica” e mitologica precisa. Nel Socialismo Comunitarista è possibile ritrovare, dunque, anche, ma non solo, riferimenti agli Dèi pagani, visti come elementi distintivi della “unione interna alla Comunità“; uniti, dal punto di vista Economico e Sociale, ad un “Comunismo localistico“, tale da “superare” il problema del fallimento del marxismo e dunque fondando una città-stato che implementi una economia solidaristica e paternalistica al suo interno. In breve, codesti Socialisti Comunitaristi hanno sviluppato e portato alle sue logiche conseguenze il pensiero Nazional-Socialista, così come declinato dalla “Kultur Tedesca” e, per essa, dalla Società Esoterica di Thule. Ebbene, chi conosce la nostra critica alla cosiddetta “area neo-fascista”, avrà di già ritrovato tutti gli elementi che la contraddistinguono, pure presenti nel pensiero di Dugin! Egli rappresenta il “nuovo ponte” che unisce la vecchia concezione “Conservatrice” della “destra” politica, nella quale si trovano gli elementi di un’autorità e di un ordine di tipo tribale, di una ” piccola patria” come “luogo dei padri fondatori” ristretto e ben circoscritto, dell’identità radicata nel “sangue e suolo”, della gerarchia come istituzione armonica preposta al funzionamento di una comunità, che però è ben lontana dalla concezione romana dello Stato e dell’imperium ad essa connesso. Volendo il Dugin esprimere a suo modo una Sintesi di istanze diverse e vaghe, è chiaro come il sole che la sua teoria, sempre “casualmente”, ben si presti alle varie possibilità  di strumentalizzazione già operate da decenni dai “due poli”, quello dei “destri” e dei “sinistri”, presenti nella realtà politica demo-plutocratica del cosiddetto “occidente libero” . Tali “due poli”, falsamente contrapposti, sono quelli rappresentanti il parlamentarismo democratico. E così ritorniamo prepotentemente, come sempre in questi casi, al medesimo punto dal quale partono tutte le critiche! Senza giri di parole, noi fascisti siamo assolutamente convinti che sia proprio questo il motivo per cui ciclicamente risultano in voga questi “pensatori alternativi”! Proprio perché le Nemesi si auto-alimentano e visti i risultati politici degli ultimi 72 anni, è evidente che la loro esistenza risulta, di fatto, funzionale al permanere del Sistema ed al suo fondamento imprescindibile: il materialismo.

Il pensiero di Dugin è orientato alla creazione di una macro-federazione chiamata “EurAsia”, che abbraccia la Federazione russa e l’Europa. In realtà si potrebbe dire più precisamente ed in modo malizioso che sarebbe la Federazione Russa che si allargherebbe all’Europa, federandola a sè. Dove l’Europa viene vista come una “Comunità di Comunità”, ri-portata alla “Tradizione degli Avi e persino degli Dèi”, socialmente uniforme alla teoria del “Comunismo localistico” di cui sopra. Dugin, ha criticato e, di fatto, attacato il Fascismo Mussoliniano, esattamente allo stesso modo in cui questo viene delegittimato da decenni dai cosiddetti “neo-fascisti” nostrani, siano essi “del secondo” che  del “terzo millennio”, tutti sempre in cerca di evoluzioni impossibili ed aggiornamenti improbabili. La “quarta teoria politica” di cui Dugin sarebbe latore, infatti, mette sullo stesso piano una serie di “fallimenti politici”, che secondo il pensatore russo  sarebbero tutti derivati del liberalismo, tra cui annovera il Fascismo (sorvolando sul fatto che il Fascismo non ha fallito un bel niente, poiché caduto esclusivamente a causa di una sconfitta militare subita contro la più grande coalizione planetaria di nazioni che la storia fino ad oggi abbia mai visto, proprio perché, a differenza di quel che sostiene Dugin, esso costituisce la sola ALTERNATIVA al Liberalismo ed al suo contraltare gemello rappresentato dal Comunismo). Dunque, secondo Dugin, al Liberalismo, materialmente vincente, perchè ha mezzi e propaganda massmediatica su portata planetaria, forti e capaci di fare leva sulle debolezze umane, si dovrebbe contrapporre quello che a noi fascisti sembra chiaramente un debole ed improponibile, ancorché anacronistico “surrogato” di comunità tribale primitiva. La cosiddetta “Quarta teoria politica”, possiede in sé tutti gli elementi che consentono al liberalismo anglo-americano di continuare a dormire sonni tranquilli, godendo di un evidente rapporto di forza superiore, poiché il sistema di Dugin risulta intrinsecamente debole, in quanto oligarchico, dunque lontano dal riuscire a coinvolgere le masse popolari; frammentario e tendente a creare un “blocco federale” politicamente, culturalmente ed eticamente disomogeneo. Questa sarebbe la teoria politica che, secondo il politologo russo, dovrebbe essere capace di contrapporsi in modo vincente al blocco liberal-plutocratico esistente, provocando “l’esplosione del sistema liberale”!!

Ecco, dunque, la risposta alla domanda sul perchè tali autoproclamate “alternative” politiche prosperano, anche se sarebbe meglio dire, vengono insistentemente proposte e riproposte da decenni quali presunte credibili novità sistemiche, superiori al Fascismo! …perché TUTTE contemplano e accettano, sia pure come presunta “nemesi”, il sitema Liberale. Di fatto, lo scimmiottano e lo “invidiano”; addirittura, come nel caso di Dugin, affermano di volerlo utilizzare, quando invece è del tutto evidente, ormai da decenni, che sono proprio tutti codesti soggetti finto-alternativi ad essere utilizzati al fine di puntellare e rendere stabile la partitocrazia liberal-democratica pluto-massonica.

Non stupisce affatto, allora, quanto Dugin teorizza sui cosiddetti “movimenti populisti”, che costituirebbero, a sua detta, i presunti “contestatori del sistema” potenzialmente capaci di provocarne il collasso. Essi, invece, hanno, dimostrato chiaramente la loro reale portata: i risultati delle “elezioni” Francesi e quelle “amministrative” nostrane, infatti, non rappresentano una sorpresa inaspettata, tantomeno la fine del “populismo”, ma  costituiscono il vero obiettivo che il sistema plutocratico vigente  intende da sempre raggiungere utilizzando tali soggetti politici: essi rappresentano l’utile nemesi del Liberalismo mondiale di marca anglo-americana, che consente a quest’ultimo di continuare a prosperare. Tantomeno ci sorprende che Dugin formuli la sue teorie sul “superamento” del “posizionamento politico” dei cosiddetti “populismi” e per la “critica” al Liberalismo, usando TUTTI i filosofi e pensatori che quest’ultimo hanno “tenuto a battesimo”! Quella che auspica Dugin, in breve, è una “fusione” strumentale della Modernità Liberale alla visione Tradizionista Evoliana. Rimprovera ai Liberali di voler “imporre” il Liberalismo, ma non nega la necessità della sua esistenza, tantomeno la sua utilità. Utilizza una visione “esoterica e neo-pagana”, neo-politeista funzionale, per colmare il teorico “vuoto” lasciato dal liberalismo ai popoli europei, che a mezzo dei “populismi” dovrebbero contraporre la “Comunità federata duginiana” all’altra “Comunità federata d’oltreoceano”. Significativo come Dugin sostenga a chiare lettere che la “Modernità” sia uno strumento da usare, non un dogma da sposare o condannare. Ugualmente interessante che, per allargare la sua captatio benevolentiae, egli citi la “Romanità” quale elemento da “riscoprire”. Una “Romanità” che nella concezione Evoliana, Guenoniana, nulla condivide, ovviamente, con quella storicamente Reale, Vera, che invece è espressa perfettamente nella Concezione Dottrinaria del Fascismo Mussoliniano, a sua volta espressione autentica dello Sviluppo armonico della Civiltà Latina Cattolico-Romana.

Per uscire, dunque, dalle nebbie inconcludenti di “teorie politiche di quarta categoria”, provate ora a fare un breve raffronto con gli obiettivi e le modalità della Teoria politica del Fascismo che qui riportiamo  telegraficamente. Non volendo arrogarci il diritto di discutere in prima persona di tali questioni, con il rischio poi di incorrere nell’accusa di aver interpretato in modo scorretto principi e idee secondo la nostra personale sensibilità, ma in modo non corrispondente a quella del tempo di Mussolini, lasciamo allora ben volentieri, come è ormai nostro costume, la parola a chi scrisse sul Fascismo nel tempo del Fascismo da fascista; le conclusioni su quale sia la teoria politica più convincente le lasciamo a chi ci legge: Come fu sempre ribadito nella pubblicistica del Regime, il Fascismo, rappresenta un nuovo ordine sociale…

“Mussolini ha sempre affermato che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizza­zione è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è univer­sale nello spirito. In tal senso deve prevedersi una Europa fascista, una Europa che ispiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo; una Europa che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno. La sua con­cezione, contrapposta alle concezioni etiche degli altri Stati, le risol­verà tutte nella sintesi superiore della giustizia fra i popoli, come fra gli individui, nella cooperazione illuminata di quelli come di questi. Mussolini “fin dal 1914 afferma la necessità di mutare il costume politico, di dare al nostro popolo lo stimolo di una fede, di una passione, di una spe­ranza, di un mito; e negli anni seguenti sino alla marcia su Roma e all’impresa africana continua infaticabile questa opera di rieduca­zione morale, che deve far di ciascun italiano un fascista disinteres­sato, leale, responsabile, coraggioso, pronto a combattere disinteres­satamente e quotidianamente contro le forze ostili della natura e della storia con le armi del lavoro e con quelle della guerra; lavoratore e soldato. Di qui nasce l’imperativo: Credere, Obbedire, Combattere : tre ter­mini essenziali di ogni vita degna di essere vissuta : cioè di una vita animata da una fede, temprata a una disciplina, conscia di dover con­quistare i propri valori in un ininterrotto cimento agonale.” “In questo formidabile sistema costruttivo Mussolini respinge tra i tanti infiniti assurdi dottrinali, che hanno avvelenata l’anima delle moltitudini, il concetto di « felicità economica », che si realizzerebbe socialisticamente a un dato momento dell’evoluzione economica, con l’assicurare a tutti il massimo benessere. Così respinge il concetto ma­terialistico di «felicità» come possibile e lo abbandona agli econo­misti della prima metà del 700; nega cioè l’equazione benessere = fe­licità, che convertirebbe gli uomini in animali di una cosa solo pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi, alla pura e semplice vita vegetativa”, certo che qualsiasi concezione della felicità spezza il ritmo della vita, fatto ad un tempo di piacere e di dolore, di sforzo e di calma. L’inesistenza della felicità non è che l’espiazione della col­pa di aver foggiato l’idolo della felicità; espiazione che consiste nel ri­costruire la vita nella sua somma integrale di gioia e di dolore, di sforzo e di pace, e nel sostituire all’idolo della felicità la pura adesione alla legge della vita, considerata come un comando che viene dai valori dello spirito e ci conduce verso quei valori. Questo è un considerare la terra come un luogo di passaggio sì, ma anche di premio, e perciò di gioia. E’ appunto nella lotta della vita che noi dobbiamo sentirne la bellezza; poiché è nella lotta; nel dolore, nella fatica, che l’uomo acquista, chiara, la coscienza di ciò che egli vale; piena ed intera la nozione di ciò che egli è e rappresenta agli altri nella vita; è dalla lotta che egli ottiene giusta la valutazione del proprio essere e valore del mondo”. “Ecco il perchè dell’af­fermazione del Duce « il Fascismo è concezione religiosa, in cui l’uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una volontà obbiettiva che trascende l’individuo particolare e lo eleva a membro consapevole d’una società spirituale ». Di qui il Fascismo diviene concezione morale aristocratica, gerar­chica della vita; diviene misura, armonia, ordine, libertà, sintesi”. “Inteso come rivoluzione il Fascismo si contrappone radicalmente a tutta una serie di filosofie consacrate nella dottrina e nella prassi: l’il­luminismo, il liberismo, il materialismo storico ecc. Il Fascismo ha una dottrina, ma non professa nè adotta alcuna filosofia, solo ha optato su­bito per una riconsacrazione politica dell’ideale religioso, cristiano, cat­tolico, segnando al tempo stesso le frontiere dello Stato nel mondo spi­rituale. « Lo Stato, osserva il Duce, non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato Fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, sol­tanto rispettata, ma difesa e protetta ». La religione, in Italia, non è religione di Stato, ma è la Religione dello Stato. L’indipendenza filosofica del Fascismo è di suprema importanza per quel tanto di circoscritto e di afoso che in filosofia dà il « sistema » storicamente inteso da non permettere di compiere integrazioni più ric­che di qualsiasi costruzione concettuale come di preminenza rifulge la dinamica Mussoliniana. Basta la nuova concezione dello Stato Fascista che salva l’individuo, l’uomo in tutti i suoi affetti, in tutti i suoi sogni, in tutte le sue aspirazioni, in tutti i valori che costituiscono la sua spi­ritualità a dimostrare che il Fascismo è soprattutto una nuova conce­zione della vita, alta e nobile come una fede religiosa. Basta la nuova concezione del lavoro che non è più inteso come una umiliazione e as­servimento della natura umana, ma libera esplicazione, di una qua­lità essenziale dell’uomo, cioè la società, per imprimere all’etica fa­scista il sigillo dell’universalità. L’affermazione poi che il lavoro è il soggetto dell’economia, è un’affermazione rivoluzionaria incommensurabile”. “L’esperienza Mussoliniana è costata naturalmente, rinun­zia, tortura dello spirito, disciplina, obbedienza e fede nell’avvenire. Solo attraverso questi sforzi il popolo italiano si è indirizzato su una nuova dottrina di vita. Tre sono i punti cardinali di orientamento:

a) In primo luogo il Fascismo ha ripristinato lo Stato, già com­promesso dalle conseguenze della guerra mondiale e dall’invasione delle idee comuniste e socialiste. A tutte le tendenze dissolvitrici e distrug­gitrici il Fascismo ha opposto l’energica volontà di ridare l’autorità allo Stato, che è un concetto etico e storico ed al quale debbono essere subordinati gli individui nell’interesse della collettività. Le forze cen­trifughe possono essere domate soltanto dallo Stato: senza di esso non è possibile un superamento delle crisi nè si possono comporre armo­nicamente e vantaggiosamente tutti i contrasti sociali connessi al sistema capitalistico. Lo Stato è l’ente eterno, la concezione storica che ri­collega il passato ed il presente. Un onesto e giusto sentimento sta­tale, quest’è il primo postulato fondamentale del Fascismo. Esso si riallaccia alle tradizioni dell’antichità, alle tradizioni dell’Impero Ro­mano, che ha trovato nel Fascismo la sua più esatta espressione mo­derna. Il Partito, sotto gli ordini del Duce, ci si rivela nelle sue reali im­ponenti linee. Espressione e strumento dell’idea fascista, esso è un col­laboratore, un coadiutore, nel più lato senso, dello Stato, delle sue leggi, dei suoi orientamenti, in tutti i campi e settori; coadiutore po­tente e prezioso, che, creando l’unità spirituale della Nazione, crea nello stesso tempo il clima spirituale, l’atmosfera in cui lo Stato vive ed opera. Là dove lo Stato non giunge, giunge il Partito, con quella che fu definita « funzione capillare ». Dove la tecnica delle leggi e dei rego­lamenti appare, per la sua stessa natura, imperfetta per raggiungere gli scopi stabiliti, c’è il Partito a integrarla. La direttiva di una grande Nazione, le leggi di uno Stato potente rischiano di non dare tutti i loro frutti, se non trovano una premessa, una garanzia spirituale. Questa premessa, questa garanzia con il comando, l’incitazione, l’educazione, la disciplina, il Partito appunto rappresenta, e tutti vedono con quale efficacia e con che risultati. « Il Fascismo, osserva il Duce, come dottrina di potenziazione na­zionale, come dottrina di forza, di bellezza, di disciplina, di senso di responsabilità, di ripugnanza per tutti i luoghi comuni della demo­crazia, di schifo per tutte quelle manifestazioni che costituiscono la vita politica e politicante di gran parte del mondo, è ormai un faro che splende a Roma, ed al quale guardano tutti i popoli della terra, specie quelli che soffrono dei mali che noi abbiamo sofferto e su­perato ».

b) In secondo luogo il Fascismo considera come sua missione quella di ricondurre le masse ai principi morali e alle fonti della pro­pria fede religiosa. Mussolini che, in tutta la sua vita, ha sempre combattuto e respinto la concezione meccanica della vita e della storia, ha sentito in un paese cattolico che la scissione antago­nistica del potere civile dal magistero della Chiesa significava nega­zione del valore morale e religioso dei più fondamentali istituti giuri­dici, ed ha attuato il sogno grandioso della Nazione. Elevazione quindi morale e religiosa del popolo, e non soltanto economica come vorreb­bero le vecchie dottrine materialistiche. « Un popolo, osserva il Duce, non può divenire grande e potente, conscio dei suoi destini, se non si accosta alla religione e non la considera come elemento essenziale della sua vita privata e pubblica ». Alla fede religiosa l’etica Mussoliniana amalgama il culto della fa­miglia dove si inizia la prima gerarchia che esige l’unità di comando, dove si forma il primo nucleo sociale, che impone il sacrificio dei sin­goli al gruppo. Lo Stato si modella sulla famiglia assumendone la legge e resta saldo solo mantenendosi ad essa fedele. Qualsiasi offesa a quella legge nel diritto pubblico o nel costume si ripercuote sulla famiglia, che si dissolve, allo stesso modo che la decadenza della famiglia porta fatalmente alla disgregazione dello Stato. Religione, Famiglia, Patria, Stato, ecco i fattori basilari che perpetuano la civiltà, che tramandano i valori morali formatisi attraverso il tempo. Così operando il Fascismo non crea fratture nella storia dello spi­rito umano e tutto il passato gli appartiene come sacro retaggio da trasmettere alle future generazioni: esso non può essere in conflitto con la vita. Funzione sociale, quella del Fascismo, la quale considera innanzi tutto l’uomo come entità spirituale che postula una serie di rapporti sociali: « L’uomo non è quello che è se non in funzione del processo spirituale a cui concorre nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano ». E così la dottrina fascista, « nascendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro ». Differenza fondamentale, pertanto, dalle multiformi dottrine politiche, sulle quali piovono, dal di fuori, postulati e corollari di varie scuole e sistemi filosofici, dei quali spesso quelle dottrine e prassi po­litiche sono tentativi ed esperimenti a doppio fondo.

c) In terzo luogo il Fascismo ravvisa il suo compito più impor­tante nella lotta contro il marxismo e nel superamento della lotta di classe mediante lo Stato Corporativo. L’idea direttiva della riforma fascista nel campo economico e sociale è quella del superamento della lotta di classe patrocinata dal marxismo, è quella della collaborazione di tutte le forze fattive e creatrici del paese per un superiore interesse nazionale. La concezione dello Stato Corporativo poggia appunto sul­l’idea della collaborazione pacifica, della eliminazione delle lotte eco­nomiche, rovinose altrettanto per l’economia privata che per lo Stato. A parte ciò il Fascismo vuol creare una nuova etica economica. Musso­lini mira soprattutto a contribuire al superamento dei contrasti di clas­se, sempre nel quadro del vigente sistema economico e senza esperi­menti radicali e rivoluzionari, ed a pervenire in tal modo gradualmen­te ad una soluzione del problema sociale. Ma per fare il corporativismo pieno, completo, integrale, rivolu­zionario, non bastano le leggi; occorrono, secondo la dottrina musso­liniana, tre condizioni di ambiente: « un partito unico, per cui accanto alla disciplina economica entri in azione anche la disciplina politica, e ci sia al disopra dei contrastanti interessi un vincolo che tutti uni­sce, la fede comune. « Non basta, occorre dopo il partito unico, lo Stato totalitario, cioè lo Stato che assorbe in sè, per trasformarla e potenziarla, tutta l’ener­gia, tutti gli interessi, tutta la speranza di un popolo. « Non basta ancora. Terza e ultima e più importante condizione: occorre vivere un periodo di altissima tensione ideale ». Tale armonia crea l’uomo che, lungi dal ritenere la vita umana una lotta ad oltranza per l’affermazione dell’esistenza, dichiara nella vita un ideale più alto al cui raggiungimento tutti debbono cooperare sulla base di una serena giustizia sociale. Così concepito e attuato il Fascismo crea una forma politica, eco­nomica e sociale, e soprattutto uno stato spirituale diverso dalla de­mocrazia, della quale è oggi più che mai difficile definire la sostanza e i meccanismi di azione. Ma non è nè fu mai una dittatura come nei primi tempi si voleva far credere dai vanesi della politica, perchè si sostanzia dell’umanità delle masse ed è perciò la più grande de­mocrazia, non parolaia ma in atto, che conosca la storia dei regimi politici del mondo. Il concetto di Stato etico che Mus­solini ha praticamente contrapposto allo Stato liberale e l’insieme delle dottrine con le quali il movimento fascista ha reagito al « catalogo » ideologico del liberalismo e della democrazia, sono intimamente con­nesse a tutta la storia del pensiero italiano ed europeo delle prime critiche che giuristi e filosofi del Rinascimento mossero ai concetti fissati dal medio evo. Egli, l’antiveggente, prende sempre posizioni nette, lapidarie di fronte a quello che sarà per essere ancora una volta il fatale, ine­vitabile cozzo dei popoli in un’ora decisiva della loro storia, e lo si sente esclamare fin dal 1926: « Noi rappresentiamo un principio nuo­vo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi netta, categorica, defini­tiva della democrazia, della massoneria di tutto il mondo, per dirla in una parola, degli immortali principi dell”89 ». Creare una società veramente di popolo dove nessun altro pri­vilegio fosse possibile fuor che di lavorare, di combattere, di sacrifi­carsi per il comune avvenire; sostituire alla dichiarazione dei diritti della Rivoluzione francese, dalla quale era nato il rovinoso individua­lismo liberale, una dichiarazione dei doveri; contrapporre la forza co­struttrice della disciplina a quella disgregatrice della libertà che degenera sempre in licenza, ecco i punti fermi dell’Etica Mussoliniana. (G. Pannese, “L’etica nel fascismo e la filosofia del diritto e della storia”, Roma, 1942; ristampa a cura di M.Piraino e S.Fiorito, 2017, Lulu.com, pp.15 /26)

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