Lascia un commento

STATO, POPOLO E FASCISMO!

 

LA DEMOCRAZIA.

L’individuo che democrazia e liberalismo assumono, è individuo tra gli altri individui, spinto a realizzare i suoi postulati in mezzo agli altri secondo una ferrea legge di reciprocità; è, cioè, l’individuo rivendicato dall’assolutismo nel quadro della sua opera politica, dominata dall’esigenza e dall’imperativo dell’uno, dell’uno che si moltiplica per tutti alla base e dell’unico sovrano al vertice. Democrazia e liberalismo, che, qui vediamo congiungersi all’assolutismo, per invisibili ma realissimi nessi, distruggono la costruzione di questo, ma ne confermano le fondamenta tentando vanamente di farle servire a diverse ed estranee costruzioni. Quali sono queste costruzioni ? Si tratta di costruzioni, per così dire, strumentali, che debbono servire, cioè, a garantire il perfetto raggiungimento dei fini dell’individuo, dell’individuo uguale agli altri ma limitato dagli altri e che ha perciò solo in se stesso la legge della sua vita, quella legge che, quando si voglia definire in concreto con parole che abbiano un reale significato, si rimpicciolisce nella tendenza alla felicità. A questo punto è necessario distinguere l’ideologia democratica da quella liberale, che fino adesso abbiamo viste congiunte nel concetto dell’individuo e che ora vedremo differenziarsi nella determinazione dei modi ritenuti più idonei alla tutela dell’individuo uniformemente concepito. La democrazia, non si pone il problema dei limiti dell’autorità dello Stato, ma quello della formazione di questa autorità, tentando di derivarla, contro il potere originario dell’assolutismo, dalla libertà stessa degli individui. Gli individui sono quindi considerati dalla democrazia, soprattutto, nella loro unione, nell’atto e nel momento in cui si associano per dar vita allo Stato, e cioè come popolo, il cui concetto assume, appunto, nell’ambito della finalità della democrazia, quei caratteri specifici che conserverà a lungo nel pensiero politico moderno. La democrazia non supera l’individuo ma lo moltiplica, proponendosi tuttavia di conservarlo, e anzi di realizzarlo veramente attraverso questo processo, nell’integrità dei suoi elementi originari. La moltiplicazione dell’individuo è, appunto, il procedimento costitutivo del popolo, su cui soltanto la democrazia può illudersi di fondare lo Stato come espressione della libertà. Senonché in questa triade, di individuo, popolo e Stato, che, secondo il pensiero democratico, dovrebbe articolarsi e saldarsi in nessi necessari, l’unico termine reale e persistente è l’individuo che annienta e divora gli altri due, puramente fittizi. Quella moltiplicazione da cui dovrebbe sorgere il popolo non è una moltiplicazione altro che nell’aspetto; uno moltiplicato per tutti, che come entità numerica reale sono sempre uno, non produce che uno! Il popolo perciò non sorge al di là dell’individuo, ovvero si realizza solo come massa materiale degli individui. Rimanendo problematico il popolo che è la base, resta disorganizzato lo Stato, che è la sua creazione. Tutte le operazioni quantitativistiche escogitate ed adoperate dalla politica democratica non hanno potuto nè potranno mai smentire questa semplice verità: dall’individuo fine a se stesso non sorge l’associazione degli individui, e la molteplicità meramente materialistica degli individui non si risolve nella superiore unità dello Stato. Innestare, come ha tentato di fare il pensiero democratico, su questo individuo, lasciato intatto nella sua intima costituzione, uno Stato diverso, è impresa impossibile: ove si è affermato il popolo, democraticamente inteso, ossia come coesistenza d’individui preventivamente divisi, e quindi come contrasto di individui, non è sorto lo Stato; e dove si è affermato lo Stato, si è affermato al di sopra e al di fuori del popolo. In un mondo politico fondato su un concetto di individuo da cui è impossibile far scaturire la schietta realtà del popolo, il popolo legale non può essere che fittizio e il popolo reale non può essere che dominato. Questa è stata e continua ad essere la legge inesorabile del mondo politico della democrazia. 

LA SOCIETA’ LIBERALE.

Il pensiero politico liberale, a differenza di quello democratico che può definirsi una teoria per la fondazione dello Stato, è la dottrina dei limiti dello Stato. Il liberalismo si concentra quindi nella determinazione dei limiti dello Stato sul presupposto che la realtà vera sia nell’individuo, inteso come libertà, e che lo Stato non la continui ma la interrompa. Nessun ponte, quindi, tra l’individuo e lo Stato, come nella democrazia, che aveva tentato di costruire il ponte del popolo per il passaggio dall’uno all’altro e viceversa, ma una rete fittissima di strade di confine custodite dallo Stato e che recingono i campi trincerati delle libertà individuali. Senonché, in questo sistema di sicurezza collettiva resta un varco che il liberalismo non può nè vuole chiudere: il varco per il quale s’introduce nello Stato la forza che deve sostenerlo. Chiudere o comunque controllare questo varco, che non appartiene nè deve appartenere a nessun privato, significherebbe limitare la libertà individuale; se si volesse chiuderlo neanche si potrebbe, dal momento che lo Stato deve pur vivere e per vivere ha bisogno di forze che continuamente lo rinnovino. Ora, è proprio attraverso questo varco che si infiltrano nella società liberale (è più esatto parlare di una Società liberale anziché di uno Stato liberale) quegli interessi particolari che col loro dominio rendono vani e illusori gli universali diritti di libertà, assorbiti e dissolti non più nell’autorità dello Stato ma bensì nel potere di quella libertà o di quelle libertà private che, prevalendo sulle altre, si impadroniscono del congegno dello Stato, per definizione di nessuno e di fatto di quelli che sanno conquistarlo. Avviene così che lo Stato, che pur dovrebbe attuarsi come supremo organo protettivo della libertà privata, finisce col soggiacere, nel fatto, alla forza di quelle libertà private che riescono a prevalere sulle altre. Lo Stato del liberalismo, astratto ed evanescente nel principio, si concreta praticamente nella corpulenza degli interessi particolari che volta a volta se ne impadroniscono. Nel liberalismo, che nega teoricamente la realtà del popolo, si realizza nella pratica l’oppressione del popolo mediante il prepotere degli individui più forti su tutti gli altri. Il liberalismo, partito, come abbiamo visto, dallo stesso punto della democrazia e percorrendo tuttavia una strada diversa, è giunto al medesimo risultato. 

IL SOCIALISMO.

Il socialismo, vario nelle sue direzioni teoriche e anche nei suoi successivi sviluppi pratici, sorge nella prima metà del secolo XIX dalle contraddizioni ideali e storiche dello Stato formato dalla democrazia e dal liberalismo. Senonché, lo Stato esistente, pur formato nel nome del popolo o dell’universalità degli individui, è impreparato ad accoglierlo e a tutelarlo. Il socialismo nasce da questo cruciale incontro storico tra la realtà del popolo e l’irrealtà dello Stato popolare nel clima morale e ideologico da cui quest’ultimo è nato. Il socialismo perciò non si opporrà agli ideali della democrazia e del liberalismo, ma pretenderà di realizzarli contro le istituzioni democratiche e liberali.
 Farà propria la vocazione ugualitaria della democrazia e l’istanza antistatale del liberalismo sulla base comune del concetto materialistico dell’individuo. Si porrà il problema democratico della fondazione dello Stato e lo risolverà nella negazione, implicita nel liberalismo, dello Stato stesso. Lo strumento che il socialismo adopera per pervenire a questa estrema e risolutiva sintesi è la classe, che è il nuovo procedimento di identificazione e di costituzione del popolo, fallito quello dell’individuo della democrazia. Senonché, essa non aggiunge nulla all’individuo democraticamente concepito, ma solo lo fissa nell’aspetto in cui esso si immedesima con gli altri che il processo produttivo parifica e subordina nel presente momento storico. La classe riunisce diversamente gli individui, ma non li trasforma. Anzi, la riunione classistica degli individui si fonda su elementi più differenziati ma più materialistici. Approfondisce il primitivo individualismo della democrazia e del liberalismo e compie irrimediabilmente il distacco dell’individuo dal popolo, già scorto in atto nella democrazia e nel liberalismo, scaturente dall’individualismo dell’uno e dell’altro. Nel socialismo, infatti, l’individuo passando per la successiva riduzione della classe, si pone e permane nella sua espressione più immediata e naturalistica insuscettibile di qualsiasi processo di superiore unificazione e del benché minimo movimento evolutivo. Il socialismo, inquadrando l’individuo nella classe per correggere l’atomismo della democrazia e del liberalismo, ha solo raggiunto l’effetto di riaffermare l’individuo in una sfera ancora più bassa e più statica di quella in cui l’avevano collocato la democrazia e il liberalismo. Esso porta alla sua estrema, logica conclusione l’individualismo moderno nell’atto stesso in cui intende superarlo. 

POPOLO E STATO FASCISTA.

Il Regime Fascista è il regime di una credenza unitaria e sintetica; della credenza in un solo principio, nel quale gli elementi di verità, parzialmente impliciti nelle due tesi antitetiche del liberalismo e della democrazia — il riconoscimento dell’interesse o dell’iniziativa dell’individuo, come centro o base dell’attività politica, e il riconoscimento della collettività, come fine o valore di essa — sono come inverati e fusi in una sintesi, che li assorbe ed annulla entrambi, superandoli nel principio della sovranità integrale, realizzantesi nello Stato, della Nazione, come valore che sopravvive nel tempo e si protende nell’avvenire, sugli individui che passano. Principio, il quale ha potuto servire di leva per trasformare radicalmente lo Stato italiano, perchè si tradusse e si traduce quotidianamente in atto, mediante una prepotente volontà realizzatrice che, per quanto impersonata o rappresentata dalla volontà eroica di un Uomo di straordinaria virtù, non era, e non è, però, la volontà arbitraria e personale di Lui, ma la volontà, della più formidabile accolta di uomini, che per virtù di una esperienza eroica vissuta e sofferta insieme, l’Italia abbia, nel nome di una stessa fede e intorno a uno stesso programma di azione, veduto sorgere nel proprio seno. Il Fascismo ha portato lo Stato italiano a sostituire, al suo precedente ordinamento giuridico individualisticoun suo nuovo ordinamento giuridico corporativo, che definisce la Nazione come una «Unità morale politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato fascista». Ciò significa che l’organizzazione, per cui lo Stato fascista è definito come Stato corporativo,è l’organizzazione, mediante cui “la sintesi di tutti i valori materiali e immateriali della stirpe si incarna giuridicamente nello Stato”, ossia l’organizzazione giuridica mediante cui lo Stato Fascista realizza integralmente la « unità morale, politica ed economica di quell’organismo avente fine vita e mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che lo compongono », che è la Nazione italiana.  Significa, in altri termini, che lo Stato fascista è fascista per la finalità unitaria, che gli è implicita, corporativoper il sistema di organizzazione giuridica, con cui esso realizza la propria finalità: fascistaper la volontà che lo anima, corporativoper la forma, con cui questa volontà si attua. Il che vale quanto dire che il corporativismo fascista è in funzione della dottrina politica del fascismoe non viceversa, perché è sempre la volontà politica, che crea la propria organizzazione giuridica, e non questa che fa sorgere quella. Dal che deriva che lo Stato fascista, lungi dal ridursi ad essere uno Stato, che vive secondo il proprio dirittoè, vuole, sente di essere, l’anima o lo spirito di quel corpo che è il popolo; il popoloche soltanto nello Stato fascista vive e agisce concretamente come unità: vale a dire, non lo Stato “guardiano notturno che si occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini”, e nemmeno un organismo a fine puramente materiale, ma un fatto spirituale moraleuna manifestazione dello spirito; lo Stato a cui, appunto perché « educa i cittadini alla vita civile, li rende consapevoli della loro missione, li sollecita all’unità, armonizza i loro interessi nella giustizia, tramanda le conquiste del pensiero, nelle scienze, nelle arti, nel diritto, nella umana solidarietà, porta gli uomini dalla vita elementare della tribù alla più alta espressione di potenza umana, che è l’Impero », si può applicare la formula per la prima volta enunciata da Mussolini il 20 ottobre 1925 alla Scala: Tutto per lo Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”: formula, la quale, nel pensiero di chi la pronunciò, si risolve esattamente in quest’altra: tutto nel popolo, niente fuori del popolo, nulla contro il popolo”.
 E cosi il Fascismo ha offerto, per primo, al mondo moderno, l’esperimento di un tipo di civiltà politicadel tutto e in tutto diversa da qualsiasi altro: quel nuovo tipo di civiltàche « armonizza la tradizione con la modernità, il progresso con la fede, la macchina con lo spirito, e che segna la sintesi del pensiero e delle conquiste di due secoli ». Il 25 ottobre 1932, Mussolini affermò che “…solo fascistizzandosil’Europa potrà evitare la fine miseranda che l’attende, se la democrazia dovesse continuare a imperversare. Questo secolo si annunzia per mille segni, non come una continuazione, ma come l’antitesi del secolo scorso”. Quello fu il secolo della democrazia apparente nello Stato democratico: questo è il secolo della democrazia reale nello Stato fascista. 

(Estratto da “Stato e Popolo nei secoli XIX e XX”, Roma, 1938, Istituto Nazionale di Cultura Fascista.)

Potete scaricare il testo integrale del documento in formato Pdf. digitando sul seguente link (QUI)

Lascia un commento

…STA ACCADENDO IN SILENZIO!

Risultati immagini per SILENZIOCarissimi lettori, dopo la sceneggiata, ormai diventata ciclica, dei “governi” etero-diretti dalla finanza pluto-massonica che “vanno e vengono” come le stagioni, si sta svolgendo sotto il nostro naso una accelerazione (oculata, graduale, silente) rivolta all’attuazione dell’Agenda globalista  dei suddetti pluto-massoni.

Quasi nessuno (in verità pochi soggetti, politicamente disgregati!) è stato capace di osservare lo svolgersi degli eventi  – da quel famoso “V-DAY” che era stato annunciato come la quintessenza della “rivoluzione popolare” – in base ai FATTI concreti e non in base alla propaganda rifilataci dai media servi del sistema. Questo perché, in un periodo post-umano e post-civile come quello attuale, SOLO la propaganda in astratto che viene spacciata come “vera e reale” dai media ufficiali, risulta considerata; al contrario, ed è questo il paradosso, ciò che si sviluppa concretamente sotto i nostri occhi viene invece IGNORATO dalla massa, poiché diligentemente camuffato, seppure non di rado, messo in bella vista. Le conseguenze dello svolgersi di tale Agenda politico-economica, si vedono e si toccano solo quando, ahinoi, si manifestano nella vita della singola persona in vari modi. Ma in quel momento (ed è ORA!), il tutto viene subìto passivamente e con inerzia dalla cittadinanza. La forza di reagire NON SEMBRA ESSERCI, perché le sofferenze improvvise e lancinanti, in vari ambiti, unite alla solitudine concreta in cui versa l’Uomo odierno, paiono rendere le persone inermi. Precisamente il risultato che vogliono ottenere i pupari del sistema, che hanno escogitato una società atomizzata e disgregata, dove impera l’individualismo più esasperato e dove il materialismo è assurto al rango di divinità, una società poltiglia, incapace di reagire in modo sano e pertanto resa schiava e sottomessa.

Da quando è stato imbastito il cosiddetto “governo del cambiamento”, spostando sapientemente l’attenzione su idiozie marginali quali la TAV, il finto “reddito di cittadinanza”, l’aumento o meno dell’IVA, oppure la clamorosa sceneggiata dei “porti chiusi”, con successive pseudo-litigate  dell’ex-ministro degli Interni, l’Agenda REALE E SOSTANZIALE della Plutocrazia globale, i cui tentacoli sono il F.M.I. e la B.C.E., ha subìto una graduale implementazione. Anzitutto con la designazione nella Commissione “europea” della “signora” Ursula Gertrud von der Leyen. Ella, designata con l’appoggio decisivo del “governo del cambiamento”, ha preso le redini del sistema neo-feudale cleptocratico della U.E., garantendo una perfetta continuità con tutta la struttura “europeista” (ovviamente, infischiandosi degli umori popolari espressi con le “votazioni europee”, non solo italiane). Prima ancora, nel cosiddetto “Decreto Crescita”, il solito “governo del cambiamento”, ha inserito tutta una serie di direttive della B.C.E., in merito alla completa schiavizzazione e vessazione non solo di ciò che rimane degli italiani, ma degli europei tutti. Tra giugno e settembre, sono stati inoltre implementati gli editti neo-feudali in merito alla “riservatezza”, al “diritto d’autore” e al “contrasto all’ odio”.

Chiaramente le “norme europee”, ormai ratificate e messe in atto ovunque nel “Vecchio e defunto Continente” (nel silenzio più totale dei media!), non hanno nulla a che vedere con il reale contrasto alla violenza o al crimine sotto varie forme o alla disinformazione. Costituiscono, semmai, i cavalli di Troia da noi già denunciati, attraverso cui vengono tappate le bocche, i cuori e le vite, di quei cittadini che si sono accorti di aver al collo un cappio  sempre più stretto… fino al soffocamento! Ma andiamo per ordine.

La cosiddetta “Nuova legge sul diritto d’autore” (qui), è stata implementata su TUTTI i media della Rete e dei mezzi di (dis)informazione. Per questo motivo molti canali informativi “indipendenti” sono già stati chiusi, con le “motivazioni” più disparate ma tutte sempre pretestuose. Alcuni di questi canali venivano citati da noi stessi, quali fonti, che i nostri lettori più attenti avranno visto sparire all’improvviso. Infatti, una delle “perle” del nuovo editto neo-feudale, è relativa proprio alla citazione delle fonti, ormai abolita di fatto. Il cerchio si è poi chiuso, con l’accusa di “diffusione di notizie false”. Ovviamente, una accusa apodittica, “provata” solo dall’affermazione diramata dai “media generalisti” al soldo della U.E. Con tale fandonia, si è dato il via all’oscuramento nottetempo dei canali che, questa volta in modo reale, diffondevano informazione veritiera. Con la stretta sulle fonti si è impedita concretamente la possibilità di rendere oggettiva e comprovata una notizia; la qual cosa precede così l’accusa successiva di diffondere falsità, legata all’impossibilità di citare le fonti stesse …si chiude così il cerchio! Come se non bastasse, la rete è stata obbligata, a livello mondiale, ad implementare nei regolamenti di uso del servizio da parte di noi tutti “utenti-schiavi”, le cosiddette “norme contro la diffusione di odio” (es: qui). Tali norme censorie, assimilano all’ “odio o all’incitazione al crimine”, in modo completamente arbitrario e soggettivo, tutto ciò che verte principalmente sul dissenso politico e la volontà di contestare le bufale mediatiche diffuse dai media asserviti al sistema pluto-massonico-globalista. Dunque, il gioco è fatto: il teorema satanico segue la proprietà transitiva, secondo cui … chi dissente odia… chi odia è un pericolo… chi è un pericolo è un potenziale criminale… e chi è criminale non ha diritto di parola… in tal modo, con queste nuove norme democratiche appena approvate, viene silenziato subito chiunque dissenta in modo attivo!

Proseguendo in questo orribile “bestiario”, si arriva al pacchetto delle nuove norme economiche. Con la precedente istituzione della “fatturazione elettronica”, si era compiuto il primo e più importante passo verso la PIENA E COMPLETA digitalizzazione dell’economia, cioè del suo pieno controllo da parte del potere della finanza speculatrice globale. Dopo la creazione a tavolino della moneta privata e senza alcun controvalore reale legato ad alcuna risorsa o bene materiale (dunque né più ne meno che cartastraccia!) chiamata “Euro”, ovviamente non si poteva far altro che proseguire di abolizione in abolizione (ovviamente, ci dicono sempre, tutto fatto per “la pace fra i popoli e per la loro gioia”!) ed arrivare così anche alla distruzione dei beni correttamente intesi. L’economia è stata definitivamente abolita anche in modo concreto. Infatti, dopo aver abolito concettualmente e invalidato concretamente alcuni principi fondamentali quali “Popolo sovrano, Stato sovrano e bene comune”, proprio attraverso la tirannia economica, adesso, anche in questo ambito il cerchio si è chiuso. Le Banche mondiali, infatti, hanno diramato una modifica unilaterale dei contratti, in cui il correntista non può che prendere atto che il prelevamento del denaro contante verrà gradualmente ABOLITO (qui). Come se non bastasse, con la nuova direttiva europea (PSD2) le operazioni bancarie a mezzo della Rete, che sono praticamente avviate a divenire le UNICHE possibili, sono, dal 14 settembre scorso, diventate utilizzabili SOLO attraverso sistemi di riconoscimento “biometrico” (ovvero, il correntista dovrà farsi schedare con impronte digitali, dell’iride o altro), e con un sistema di tracciamento TOTALE delle operazioni. Inoltre, i referenti del commercio elettronico globale (Google, Amazon, Facebook, etc. etc.) sempre dal giorno suddetto, hanno facoltà di accedere in modo DIRETTO agli archivi dei correntisti ed al loro stesso conto corrente. Formalmente, per garantire velocità e “sicurezza” nelle operazioni commerciali. In pratica, i vari venditori e i vari fornitori di “servizi” in rete, anche per le “reti sociali”, ora hanno accesso pieno e completo a TUTTE le informazioni che ci riguardano. Ovviamente, ci raccontano sempre e comunque che ciò avviene “per il nostro bene e per la nostra sicurezza” (qui) …ma quanto ci amano!

E proprio a causa di questo “traboccante amore” con cui ci vogliono sommergere tutti quanti, le “normative contro l’odio”, ovviamente, non risparmiano la possibilità di dissentire pubblicamente rispetto alla politica vigente impostaci “amorevolmente”! Chi lo fa è impedito a priori (poi, ovviamente, ci sono sempre gli utili burattini che danno la stura per colpire chi fa opposizione seria: qui). A chiudere questo quadro desolante, se non dovesse bastare, c’è l’immissione continua di schiavi e/o burattini per la sempre utile (all’occorrenza!) “strategia delle tensione globale”, attraverso la tratta dei nuovi “schiavi 2.0”, che ormai è una costante nel mediterraneo (qui). Insomma, come scrivemmo di già quasi due anni addietro, i burattinai corrono spediti verso la realizzazione dell’abominio degli “Stati Uniti d’Europa” ! (qui)

Come potete osservare voi stessi, ai nostri lettori mostriamo da sempre qual’é l’OBIETTIVO REALE della plutocrazia massonica che si avvale del “golem a stelle e strisce” e di tutti gli altri pupazzi piazzati nelle istituzioni politico economiche globali che essa manovra: la totale abolizione dell’ Essere Umano quale essere Senziente, Ragionevole ed Elevato, fatto di Spirito oltreché di materia. Purtroppo, l’attuale “società”, come ripetiamo, non è “post-moderna”, bensì, fatto ancor più grave, è “post-umana”! Il motivo per cui tutto quello che abbiamo fin qui descritto non sembra suscitare reazione, è imputabile, purtroppo, alla riduzione pianificata a tavolino dell’essere umano a semplice ammasso di cellule, ovvero alla volontà di cancellare la Creatura più grande dell’intera Creazione divina; la cancellazione premeditata dell’Uomo quale essere fatto a immagine e somiglianza della Santissima Trinità.

Noi fascisti de IlCovo, come è nostro costume, non cerchiamo di abbellire la verità né di addomesticarla, nonostante lo scenario sia di una gravità inaudita, ma la sveliamo per quella che è, non certo per arrenderci e gettare la spugna, casomai per ricordare a chi ci segue, che niente è perduto, se non ci si dichiara vinti. Ecco perché questo è il momento di svegliarsi, di scuotersi dal torpore e dall’abulia in cui ci hanno gettato, di comprendere la situazione e di reagire, hic et nunc, lottando senza arrenderci mai, per nessun motivo! E’ questo il primo passo per uscire da questo inferno orrendo in cui ci vorrebbero far vivere per sempre! Gli oltre duemila anni di Civiltà romana e cattolica che il Fascismo ha riassunto in una nuova e mirabile sintesi politico-sociale rivoluzionaria, ci consentono di non disperare mai e di reagire contrattaccando senza indugi, affrontando a viso aperto gli eterni nemici dell’umanità, nella certezza della vittoria finale!

IlCovo

2 commenti

CONFERENZA STORICO-POLITICA DEL COVO A NOVEMBRE 2019

Siamo lieti di informare i nostri lettori che l’Associazione culturale “IlCovo” organizzerà per il prossimo mese di Novembre 2019, una conferenza storico-politologica dal titolo “STRATEGIA DELLA TENSIONE PERMANENTE! – L’odio politico fomentato artificiosamente come mezzo di assoggettamento del popolo italiano e distruzione del tessuto culturale e sociale nazionale.” Nelle prossime settimane forniremo gli ulteriori e necessari dettagli inerenti il giorno, il luogo e l’orario in cui si svolgerà l’evento. Invitiamo fin d’ora a contattarci tutti coloro i quali fossero interessati a presenziare, scrivendoci all’indirizzo di posta elettronica del blog (QUI), in quanto la partecipazione sarà a numero chiuso.

IlCovo

 

Lascia un commento

ADDIO PROFESSORE!

Conoscemmo epistolarmente il professor Anthony James Gregor (in realtà il suo cognome era Gimigliano, essendo figlio di italiani emigrati negli Stati Uniti) nel 2007. Fu lui il primo docente accademico a recensire la prima edizione del nostro lavoro su “L’Identità Fascista”. Per anni, da allora, fu un continuo via vai reciproco di missive, dove noi ci consideravamo idealmente gli allievi, mentre egli incarnava perfettamente il doppio ruolo ad un tempo di mentore (disposto ad ascoltare e discutere pazientemente le nostre argomentazioni) ma anche di pungolo, che di continuo ci spronava nell’incentivare la nostra attività di ricerca storica, avendo ben chiare le difficoltà in mezzo alle quali sviluppavamo il nostro operato, ben sapendo chi siamo e cosa rappresentiamo. Anche quando, in seguito (come avviene per  gli allievi ligi che hanno ben appreso la lezione ed hanno qualcosa di originale da aggiungere) fummo pronti ad andare più in là rispetto ai suoi stessi insegnamenti che, col dovuto rispetto, finimmo così per contestare apertamente. Ciononostante, essendo stati in Italia i primi in assoluto dagli Anni 80 del secolo scorso a rivalutare il suo lavoro storiografico sul Fascismo (spesso sminuito o deliberatamente ignorato dai pavidi ed interessati “soloni” accademici nostrani!), considerandolo il punto di partenza imprescindibile per chi si dedica allo studio di tale fenomeno politico, fummo oltremodo onorati di poter ripubblicare nella nostra collana editoriale della “Biblioteca del Covo” tre dei suoi lavori principali, tra cui di sicuro il più importante di tutta la sua lunghissima carriera, ossia “L’Ideologia del Fascismo – il fondamento razionale del totalitarismo”. Sebbene, alcuni anni dopo, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, tale sodalizio si concludesse bruscamente, tuttavia, siamo rimasti sinceramente colpiti nell’apprendere improvvisamente della sua morte, avvenuta lo scorso primo settembre 2019. Sentiamo, pertanto, il preciso obbligo morale di ricordare e ringraziare Anthony James Gregor per quanto ha fatto per noi. Vogliamo ricordarlo professionalmente per come tratteggiammo di recente il contributo e l’importanza del suo lavoro che maggiormente ne segnò la carriera. Forse, un giorno, se Dio vuole, nell’altra vita riusciremo nuovamente a discutere e chiarirci definitivamente in amicizia. Addio professore… anzi, arrivederci!

IlCovo

L’interpretazione del Fascismo secondo A.James Gregor

In particolare, sono stati tre i lavori che, a partire dalla fine degli Anni 60 del Novecento, hanno impresso una svolta decisiva negli studi sull’ideologia fascista: in ordine di tempo e di importanza, L’ideologia del Fascismo – il fondamento razionale del totalitarismo, pubblicato nel 1969 dallo statunitense A. James Gregor; Le origini dell’ideologia fascista, 1918 – 1925, edito nel 1975 dall’italiano Emilio Gentile; Nascita dell’ideologia fascista, del 1989 realizzato dall’israeliano Zeev Sternhell. Tali opere hanno permesso alla ricerca storica di compiere un significativo balzo di qualità, passando da una interpretazione dichiaratamente politica, figlia dell’antifascismo liberale e marxista, che bollava il movimento mussoliniano, sulla scia dei lavori di Benedetto Croce, di Piero Gobetti e Palmiro Togliatti come idealmente confuso, contraddittorio e privo di qualsivoglia seria ideologia, al riconoscimento di una sua specifica dimensione culturale e politica, di un ideale che non si riduceva alla riproposizione di temi “reazionari” funzionali alla conquista e conservazione del potere politico, secondo quanto già sostenuto da Antonio Gramsci, bensì dotato di una propria visione rivoluzionaria e totalitaria, sebbene qualificata come a tratti confusa, apparentemente priva cioè di coerenza formale e uniformità logica. Gregor è stato il primo ad avvalersi senza preconcetti dello studio di un’ampia documentazione ideologica di fonti primarie fasciste con l’intento di esporne i contenuti senza interpretarli a priori, ancorché lontano tanto da qualsiasi intento apologetico del Fascismo quanto distante da polemiche moralistiche demonizzanti, tipiche di certa storiografia politicizzata in senso antifascista.

Egli rilevò nello Stato etico fascista il mito politico razionale (ma non razionalista!) che stava a fondamento della concezione totalitaria e religiosa dello Stato Nuovo mussoliniano e che assunse la funzione di elemento ideologico comune nel quale, al di là dei differenti ambiti culturali e politici di provenienza, tutti i più illustri teorici dell’elite politica fascista si riconobbero senza riserve, dal filosofo Giovanni Gentile ai giuristi Carlo Costamagna, Sergio Panunzio e Alfredo Rocco, fino ai mistici fascisti di Niccolò Giani. Vi sosteneva che l’ideologia del Fascismo rifiuta le categorie di “destra” e “sinistra”, incarnando una dittatura di sviluppo attivamente nazionalista, con un impianto ideologico razionalmente coerente, animata da una sorta di concezione religiosa della politica, guidata da un capo carismatico e diretta da un partito unico, inserito in un sistema dominato dallo Stato etico, risultando perciò storicamente e intellettualmente un unicum in quanto prodotto di un particolare insieme di idee prevalenti in Italia nel corso dei primi decenni del ventesimo secolo. Tale ideologia, analizzata in chiave sociologica, nella prospettiva politica comparativa tra fenomeni rivoluzionari adottata dal professore americano, assume una importanza molto più vasta di quanto la sua breve esistenza storica lasci supporre, poiché il Fascismo rappresenta un tipo estremo di movimento rivoluzionario di massa, il primo esempio maturo di movimento di modernizzazione, il primo che aspirò a impegnare la totalità delle risorse umane e naturali di una comunità storica per lo sviluppo nazionale e che per il raggiungimento dei propri fini richiese un organismo centralizzato per la mobilitazione, la dislocazione e la direzione delle risorse, il primo esempio dove comparvero lo Stato totalitario ed il partito unico autoritario che promosse i mutamenti in direzione di un capitalismo di Stato totalitario; in breve, Gregor riteneva che il Fascismo risultava essere il primo rappresentante di quelle rivoluzioni chiamate «rivoluzioni progressiste».

E’ indubbio che molte di tali conclusioni abbiano anticipato e influenzato parecchi dei successivi lavori di altrettanti specialisti; come quelli di Emilio Gentile, in merito alla sacralizzazione della politica nonché alla valenza specificamente totalitaria del Fascismo, sebbene legata a peculiari individualità ideologiche, sociali, storiche e nazionali italiane; o quelli di Zeev Sternhell, riguardo la continuità ideale tra revisione antimaterialistica del socialismo elaborata nell’ambito del sindacalismo rivoluzionario soreliano e Fascismo, nei quali si evidenzia la valenza politica rivoluzionaria, l’originalità intellettuale e la piena maturità ideologica di quest’ultimo, espressione di una nuova aristocrazia politica della volontà, votata alla lotta contro gli “inganni borghesi” del liberalismo parlamentare; o quelli assai più recenti di Alessandra Tarquini, in cui si sottolinea l’esistenza e l’uniformità ideologica di una specifica “cultura totalitaria fascista” condivisa tanto dai fascisti “gentiliani” quanto da quelli cosiddetti “antigentiliani”, capace di analisi e soluzioni politiche di valore. Tutto ciò nonostante le conclusioni del professore americano appaiano in evidente contrasto con le interpretazioni della vulgata antifascista, di “defeliciana” memoria e con le stesse analisi espresse ufficialmente dagli ideologi del P.N.F. e dai mistici fascisti in merito all’essenza primariamente spirituale ed anti-economicista della dottrina mussoliniana, una caratteristica questa che, seppure chiaramente presente nel suo lavoro, vi appare alquanto sottovalutata e messa in secondo piano, rispetto al raffronto fatto con i vari socialismi reali presenti sulla scena politica degli Anni 60 del Novecento, quando fu dato alle stampe il testo.

(estratto da “L’Identità Fascista – Edizione del decennale/ 2007-2017”, pp. 110-113)

 

 

 

 

 

Lascia un commento

LA SVEGLIA PER IL POPOLO BUE! Partitocrazia e istituzioni filo U.E. sputano in faccia agli italiani il proprio disprezzo… ma il popolino placidamente aspetta le elezioni!

La nascita dell’ennesimo “pseudo-governo” imposto dai vampiri dell’Unione Europea, stavolta composto dai “Cinque Stelle” e dal cosiddetto “Partito Democratico”, sotto i buoni auspici di quello che qualcuno ha definito come il “presidente-pasdaran U.E.-ista” della repubblica delle banane (il grande facente funzione della Banca Centrale Europea in terra italica), ha svelato agli ingenui Italy-oti la vera natura politica dei partiti che avevano vinto le elezioni del febbraio 2018, quelle che avevano dato vita al cosiddetto “governo del cambiamento”, nonché la loro reale funzione nell’attuale congiuntura storico-politica.

In moltissimi, tra i rispettivi sostenitori di tali gruppi, si sono ritrovati bruscamente sorpresi dalla “crisi” del governo “giallo-verde”. Osservatori ingenui, nella migliore delle ipotesi, che avevano chiuso sino ad ora gli occhi sull’operato concreto dei cosiddetti innovatori, prendendo per buone solo le informazioni diffuse attraverso i tweet dalle segreterie politiche dei rispettivi gruppi in questione. Veri tifosi della politica, pronti a scaldarsi a causa delle notizie tutte incentrate sulla propaganda diffusa dai media del sistema, dunque basate su inutili chiacchiere finalizzate, come sempre, a non far capire nulla di quel che si sta effettivamente realizzando alle spalle del popolo italiano. Ma, quel che più conta, tifosi che non hanno voluto vedere come i suddetti gruppi fino ad oggi hanno solo messo in scena l’ennesima rappresentazione a beneficio dei gonzi che sono andati alle votazioni.

Nessuna “tifoseria sovranista” ha mai fatto caso al fatto che i vari Salvini, Di Maio e Conte, come tutti coloro che li avevano preceduti negli incarichi istituzionali da essi rivestiti (dunque al pari dei vari PD, Forza Italia, ecc. ecc.) più volte, sia prima che dopo le elezioni, hanno servilmente fatto la spola con Washinghton (“casualmente” sede, oltreché del Governo degli Stati Uniti d’America, anche del Fondo Monetario Internazionale o F.M.I.) a prendere ordini. Nessuno di costoro ha mai notato che TUTTI i protocolli di intesa importanti votati dal Consiglio Europeo su ordine del Fondo Monetario Internazionale – due esempi su tutti, la sottoscrizione del Global Compact (la deportazione pianificata nella U.E. di immigrati clandestini!) e la nuova normativa europea sulla cosiddetta “tutela del diritto d’autore” (alias il bavaglio sull’informazione libera non omologata!) – sono stati prontamente sottoscritti con entusiasmo proprio dall’ex “governo Giallo-Verde” (in linea con quanto, nel corso degli anni precedenti, hanno fatto l’odiato PD e la disprezzata Forza Italia). Nessuno di costoro ha mai protestato che fin dal principio del “governo del cambiamento”, nonostante quanto sostenuto fino ad un paio di anni addietro dai cosiddetti sovranisti, tanto i penta-stellati quanto i leghisti hanno subito ribadito in tutte le sedi il proprio entusiastico sostegno all’Unione Europea, alla N.A.T.O., nonché la propria risolutezza nel non abbandonare la moneta unica, ossia il cosiddetto euro. Ma non solo!

Infatti, se arriviamo al dunque, in cosa si è risolta alla fine la battaglia dei penta stellati per il cosiddetto reddito di cittadinanza? Una misera manciata di spiccioli elargiti a pochi, di certo insufficienti anche solo a permettere la sopravvivenza dignitosa di una famiglia! La battaglia dei leghisti contro l’immigrazione illegale, poi, al di là delle chiacchiere e dei proclami sbandierati, a cosa è approdata? Gli immigrati clandestini sono sbarcati e tutt’ora sbarcano ugualmente, rivelando, casomai, come le stesse forze militari preposte al controllo del territorio siano impotenti di fronte agli ordini impartiti dalla U.E., ossia dal F.M.I, che evidentemente è il vero detentore del potere in questa disgraziata nazione ottenebrata dalla disinformazione dei media ufficiali. In merito al “Costituendo” presunto “neogoverno”, facciamo notare al cittadino “tifoso della politica” distratto, che basta approfondire poco di più l’analisi dei fatti, per accorgersi che il “presidente” Conte, al contrario di quel che si è dato ad intendere per mesi, è il vero “Deus Ex Machina” del potere (auto)costituito (qui) in questo momento. Egli agisce secondo quanto gli è stato ordinato (proseguendo in tutto e per tutto l’opera dei suoi predecessori, ossia Gentiloni, Renzi, Letta, Monti), dai suoi padroni U.S.A. e U.E. ( qui e qui ). In ambito internazionale, le varie “vie” attraverso cui l’agenda globalista degli speculatori del F.M.I. prosegue speditamente, appartengono solo al campo dei metodi, che si alternano in base alle lobbies che li attuano (qui). Ma il FINE ULTIMO è sempre il medesimo. Che le strategie si attuino con un personaggio (di facciata) piuttosto che con una altro, con un metodo, piuttosto che con un altro, con un inganno, piuttosto che con un altro, non è minimamente rilevante per i plutocrati-burattinai che tirano i fili !

Ma adesso, a breve, i parassiti “UE-isti”, fedeli al loro piano, sanno che si dovranno prendere delle decisioni ufficiali assai importanti, essenziali per gli equilibri della repubblica delle banane Italy-ota in vista dei prossimi anni e del suo già previsto e definitivo collocamento e dissoluzione nella U.E. Decisioni altamente impopolari, decisioni sulle quali ci si appellerà (inutilmente!) per i prossimi anni, decisioni gravi e dannose per l’intero popolo italiano, sulle quali si giocheranno le future (inutili!) campagne elettorali, basate nello stabilire le responsabilità politiche di chi oggi eseguirà la volontà criminale di accettare i prossimi ordini degli usurai della B.C.E. Avendo i burattinai del F.M.I. già predisposto tutto, hanno deciso di far “sporcare le manine” ai due soggetti politici che già hanno deciso in anticipo di “sacrificare”, pronti per essere fatti sparire dalla scena futura, a causa della loro impresentabilità (ampiamente preventivata!) dovuta alla crescente impopolarità; ossia i “penta-stellati” ed i “pidini”. Naturalmente, non senza aver fatto in modo che prima i “giallo-fuxia” possano fare tutto il danno possibile in ossequio al volere dei loro veri padroni, cioè fino alla prossima tornata elettorale degli immancabili ludi cartacei! In breve, ancora una volta, la partitocrazia emanazione dell’Unione Europea e le istituzioni Italy-ote hanno sputato in faccia al popolo italiano tutto il loro disprezzo, dimostrando l’importanza che essi attribuiscono alla sua teorica sovranità!

Ma al riguardo, però, i “pupari” del Fondo Monetario Internazionale (che sono criminali ma non cretini!) hanno giocato d’anticipo e già tengono in caldo l’ “asso nella manica” Salvini, ben lucidato e sfavillante, lui si con le “manine profumate ancora di sapone”, pronto per “guidare” il prossimo venturo governo di centro-destra…(e per sporcarsele!) affinché così, dopo il consueto rituale del “giro di valzer elettorale”, la loro giostra preferita continui a girare! …e il popolo bove italy-ota continui a credere di essere libero, a credere che andando a votare può comunque scegliere chi e come governare, a fare sempre il tifo, come quando va allo stadio, proprio per coloro che lo portano placidamente al guinzaglio verso il macello! Qualcuno, ingenuamente, ha detto che i plutocrati del F.M.I., gli stessi che indicono le riunioni del Club Bilderberg, sarebbero i nemici delle votazioni, addirittura che vorrebbero impedire al popolo di votare! …poveri illusi! Come se tutti i governi eletti dal popolo, di qualsiasi estrazione e colore, non avessero sempre fatto il gioco dei “pupari” della finanza plutocratica! Hanno semplicemente i loro tempi e le loro esigenze, ma alla fine sono i primi ad essere contenti che il popolino torni sempre a votare i candidati che più gli piacciono! …tanto, per loro,  non cambia assolutamente nulla! Ecco, volevate sapere il perché della cosiddetta crisi di governo? Noi fascisti de IlCovo ve lo abbiamo raccontato… un giorno, non potrete dire di non essere stati avvisati! …forza, tifate ancora, per la destra o per la sinistra, tifate per i sovranisti o gli UE-isti… tutti in coro! Aleee!, oh, oooooh! …vedremo tutti ben presto che bella partita ci hanno preparato da giocare i signori di Washington!

IlCovo

Lascia un commento

…MA CHE DEMOCRAZIA?

 democrazia

Carissimi lettori, chi ci segue (amici e nemici!), sa perfettamente che, grazie a Dio, essendo NOI fascisti de “IlCovo” guidati dalla retta ragione e dotati di una chiara coscienza critica, esprimiamo la nostra legittima contestazione all’imperante concetto di “Democrazia”, in maniera evidente ed in modo serrato. Lo facciamo partendo da una critica “filosofica”, che analizza l’origine “moderna” del principio e la sua “genesi”, usando al riguardo sempre il termine virgolettato. Ovviamente tale critica si basa su un preciso fondamento filosofico, diverso nella sostanza e opposto nei fini a quello della concezione presa in esame nella nostra critica. In proposito, per amor di chiarezza, giova però sintetizzare alcuni punti fermi, al fine di non incorrere in possibili fraintendimenti, così come in distinguo “capziosi” o bizantinismi legalistici. Partiamo dal principio in sé: che significa “Democrazia”? La definizione brevemente dice  ( qui ): “Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.” Si pone subito una domanda: da dove trae origine il modello politico della forma “attuale” di governo più diffusa presso i popoli del cosiddetto occidente, che genericamente viene definita come “democrazia”? Il termine stesso “Democrazia” è evidentemente di origine greca ed è formato da due lemmi, Demos e Kratos. Il primo significa “Popolo”, il secondo allude all’ “Autorità”, al “Potere”. Dunque, il termine indica una partecipazione popolare al Potere, alla gestione della “Polis”, che era la “Città” Greca (le Città greche erano di fatto mini-stati). Ebbene: la “Democrazia” vede i suoi natali in Atene. Nella Polis per antonomasia, dove i partecipanti DIRETTI alla sua gestione erano solo gli Ateniesi che obbedissero a certi criteri (quindi non era sufficiente essere Ateniesi). La loro partecipazione era subordinata alla loro cittadinanza e la definizione di “Cittadinanza”, anticamente, identificava un certo tipo di Civiltà (a Roma, ad es., il “Civis Romanus”). Dunque, NON CHIUNQUE risiedesse sul suolo di Atene, ma chi, da CITTADINO, obbediva alle leggi Ateniesi, poteva partecipare alla gestione della Polis, secondo precise modalità. Come si può notare, questo concetto di Democrazia ha ben poco o nulla a che vedere con la concezione che noi contestiamo apertamente e direttamente, che è incarnata per l’appunto dalla modalità borghese, individualistica e materialista espressa dalla rivoluzione Inglese prima, e dall’Illuminismo francese poi e che viene spacciata nel presente quale “democrazia strictu sensu”. In tutti i casi, sappiamo come la forma di governo greco-ateniese, era molto criticata dagli stessi filosofi dell’antichità classica (secondo Platone, ad esempio, la democrazia rappresenta il regime peggiore, poiché essa degenera sempre nell’anarchia!). Si riteneva, cioè, fosse un “abbassamento” e una defezione rispetto al concetto cardine della partecipazione alla vita della Polis, rappresentato non dal numero o dal gruppo sociale di appartenenza ma dal MERITO. Ad ogni modo, posto che la “Democrazia” era ATENIESE, dunque fondata su un certo tipo ben definito di CULTURA E CIVILTA’, si riteneva potesse essere la “meno cattiva tra le forme cattive”. Sempre in relazione al significato originale del termine “Democrazia”,  osserviamo che nella Civiltà Romana, già in epoca repubblicana, il concetto diviene più esteso e dalla “Democrazia” si passa alla “RES PUBLICA” (la “cosa pubblica”, il “bene comune”), il cui il perno è l’Autorità designata dal Cittadino Romano.Sempre tenendo bene a mente che il Cittadino che gode della “plenitudo facultatis” politica, è solo il civis ROMANUS, il quale obbedisce ed attua la Legge di Roma! Tale concetto è del tutto ASSENTE nella declinazione “moderna” del termine “Democrazia”. In tal modo, il concetto di “partecipazione popolare” si impernia stabilmente sulla “partecipazione del cittadino”, che indica un soggetto atto ad esercitare ed incarnare l’Autorità dello Stato nella sua pienezza. Nel mediterraneo Romano, quindi, non si è MAI pensato di poter ritenere come “superiore” una forma di governo che fosse fondata o privilegiasse la componente numerica nella rappresentanza degli interessi dello Stato. Infatti, come riportato nell’enciclopedia “Treccani” “…la democrazia dei moderni si organizza in uno Stato territoriale esteso a vastissime collettività. Rispetto alla democrazia antica, che si configura essenzialmente come diretta, quella moderna si connota quindi in primo luogo come democrazia rappresentativa. Più in particolare, la democrazia moderna identifica quella specifica forma di Stato in cui i principi del costituzionalismo liberale si sono fusi con il principio della sovranità popolare.”

LA DEMOCRAZIA DEI LIBERALI!

Risulta evidente, quindi, che di “Democrazia” propriamente detta, in riferimento alla declinazione del termine di matrice illuministica, da cui scaturiscono gli odierni regimi liberal-parlamentari, NON SI PUO’ PARLARE AFFATTO! Quella attuale DEVE essere definita quale “Democrazia rappresentativa di interessi particolari” o “Liberal-democrazia”, con tutto ciò che questo significa e che NON CORRISPONDE alla “Democrazia” espressa in senso letterale dall’originale termine greco. Per quanto riguarda specificamente le Liberal-democrazie odierne, dunque, esse prevedono fondamenti particolari,  relativistici, razionalistici, giusnaturalistici, tali da costituire una forma di governo assai diversa. Addirittura, alcuni giuristi ritengono che la Liberal-democrazia non poggi sul principio di “Uguaglianza”, quale fondamento, ma primariamente su quello di “libertà”, motivo per cui spesso il termine “democrazia” viene usato come sinonimo di “libertà” (ovviamente tale concetto declinato sempre secondo l’interpretazione fornita dal costituzionalismo liberale).

In quanto fascisti, la nostra critica alla “democrazia”, pertanto, rappresenta una critica alla filosofia ed al concetto Liberale della società di marca anglo-franco-illuministica. Noi, filosoficamente, intendiamo come “democratico” esclusivamente un sistema di rappresentanza che prevede una reale partecipazione popolare di tipo “organicistico”, in cui il cittadino è partecipe della “cosa pubblica” secondo un rigido modello gerarchico e meritocratico, con ciò sviluppando il concetto Romano della RES PUBLICA. RIFIUTIAMO CATEGORICAMENTE l’analogia tra “democrazia e libertà” (come del resto fanno molti giuristi moderni, definendo “democrazie totalitarie” quei governi in cui vi sono vari limiti posti dalla legge all’esercizio della “democrazia”), così come l’uso dei due termini quali sinonimi; con ciò neghiamo altresì in modo reciso che chi si dovesse trovare a criticare la Liberal-democrazia, possa per questo essere accusato in modo più o meno subdolo di voler costituire chissà quale Leviatano politico per sottomettere l’umana società! Noi fascisti de IlCovo, al contrario, come abbiamo detto più volte ( qui ), rivendichiamo il nostro accordo totale con il concetto di “Democrazia Organica”, Autoritaria, Centralizzata. Il nostro ideale – e sfidiamo chiunque a produrre DOCUMENTI che ci smentiscono – non ha mai previsto quale obiettivo politico la costituzione di una “DITTATURA”, così come viene, invece, concepita e declinata dalla filosofia Liberale, per la quale, in modo univoco e pretenzioso, DITTATURA è tutto ciò che non obbedisce alla propria visione politica del mondo, della società e dell’uomo!

Anzi, a dirla tutta, andando a rileggere tra la documentazione della numerosa pubblicistica fascista degli anni del Regime (senza alcun bisogno di scomodare il testo ufficiale della Dottrina del Fascismo, che pure riportava testualmente la considerazione di Mussolini secondo cui la rivoluzione in camicia nera era una “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria”) non è affatto raro imbattersi nella descrizione in quella che ufficialmente veniva qualificata come DEMOCRAZIA FASCISTA:

1. — Aspetto fondamentale della dottrina fascista è la concezione unitaria del popolo, concezione che si differenzia, al tempo stesso, da quella individualistica e da quella collettivistica. Il « popolo », punto di partenza da cui muovono tutte le dottrine democratiche, mentre si fraziona e si moltiplica negli individui, circoscritti nella loro singolarità, nella concezione atomistica, supera, in quella collettivistica, il fattore nazionale, per perdersi in una vaga ed astratta universalizzazione. Solo con la concezione unitaria, che noi sosteniamo, avviene la perfetta fusione dell’individuo (elemento umano) con il popolo (elemento collettivo) e di questo con la nazione (elemento spirituale) e lo Stato. Si ha, così, la nozione di «popolo», come individualità nazionale collettiva, cioè come entità umano-sociale-morale. In questo modo, viene risolto anche il problema dei rapporti fra Stato e individuo, poiché l’individuo, come parte indissolubile del popolo, verrà automaticamente e necessariamente, con il popolo, immesso nello Stato, dove l’ individuo stesso troverà, come essere sociale, la completa attuazione della propria libertà. Lo Stato potrà, così, essere, al tempo stesso, Stato sovrano autoritario e Stato democratico, e, soprattutto Stato etico, nel senso che suo scopo ultimo è quello di realizzare una morale collettiva e individuale sempre più elevata.
La funzione normativa dello Stato sarà, allora, un potere di imperio e, al tempo stesso, una garanzia per la collettività e per gli individui ; e la realtà giuridica diverrà, una « realtà morale, in quanto lo Stato, impersonando i fini della collettività e ponendosi come protagonista e soggetto nel proprio ambito, delle finalità umane degli individui, è l’ente che, superando la contingente realtà individuale, si traspone in un piano superiore. Ora lo Stato non è al servizio dell’individuo, anzitutto perchè soggetto… ad esso superiore, ma anche perchè lo Stato risponde in proprio delle finalità che sono pure dell’individuo, ma che, per ineluttabile e provvidenziale necessità non possono da questi essere realizzate se non nello Stato e per lo Stato. Se, d’altra parte, lo Stato non è al servizio dell’individuo, « è bensì al servizio di tutti gli individui, cioè della collettività organizzata, il che significa semplicemente che è al servizio di sè stesso». La nozione unitaria del popolo e della sua funzione nello Stato, ci pare possa risolvere in modo più aderente alla concezione fascista i rapporti fra Stato, popolo e individuo e ci pare, anche, che porti più facilmente a capire in che senso, nel Fascismo, si possa parlare di democrazia. Il Fascismo, abbandonando ogni concezione atomistica, in cui il concetto democratico trovava la sua stessa negazione, superando quel senso di diffidenza e di ostilità che tutti i sostenitori del liberalismo hanno avuto verso le forme associative, specialmente più evolute, e quel senso di riluttanza a far disciplinare il fenomeno associativo dall’ordinamento statale, il Fascismo, dicevamo, ha considerato questo fenomeno in tutta la sua importanza ed ha non soltanto proceduto al riconoscimento dell’individuo e dei gruppi, ma ha anche ordinato lo Stato in modo che i gruppi, giuridicamente riconosciuti, diventino essi stessi parte dello Stato. Lo Stato, cioè, ha ordinato corporativamente ed ha rivestito di funzioni giuridiche le organizzazioni, che sono diventate, così, « strumenti» dello Stato e del popolo, al tempo stesso. Gli individui stessi vengono ad assumere, nello Stato fascista, una nuova fisionomia, che va oltre la funzione sovrana sostenuta dalle dottrine democratico-liberali, perchè essi, in quanto cittadini, vengono portati sul piano dello Stato, con tutti i loro interessi, materiali e morali, riconosciuti e tutelati, e con tutti i loro doveri, che si risolvono in un aumento di responsabilità. Abbiamo anche parlato di Stato etico fascista, appunto perchè lo Stato tende a sviluppare, al massimo, la naturale eticità degli individui, permearli di una politicità e di una responsabilità morale, che sono gli unici attributi che possano consentire una valorizzazione dell’individuo nella società e nello Stato. È questo ultimo, infatti, il punto di partenza e il punto di arrivo, intorno al quale si agitano tutti i problemi filosofici ed etici dello Stato.

2. — Sia che si tratti di esaminare le varie forme di governo, sia che si affronti il problema dell’autorità e della libertà od ogni altro aspetto riguardante i rapporti fra individuo e Stato, la naturale tendenza alla sintesi e all’unità, propria dello spirito umano, ci propone sempre la soluzione dello stesso problema: cercare di conciliare l’antico dualismo fra l’uomo e la società e di superarlo. I teorici della democrazia pura, fondano tutte le loro elucubrazioni sul popolo, individualisticamente concepito, e, in nome di esso, costruiscono il loro sistema, prettamente meccanico, che tende alla conquista del suffragio universale. Il quale raggiunto, la democrazia, per tale dottrina, è in atto, può essere applicata in qualunque paese civile, e può condurre alla meta desiderata: la libertà assoluta dell’individuo, ottenuta mediante il suffragio universale. Una volta realizzato questo ideale, se ideale si può chiamare, tutto si risolverebbe nel cercare di mantenersi sulle posizioni conquistate, per il massimo soddisfacimento degli interessi materiali individuali. Non è qui il caso di fare la critica a un sistema, su cui si è già ampiamente discusso; ripeteremo, perciò, che, parlando di democrazia, è necessario intendersi. La democrazia non è tutta nè esclusivamente nei sistemi e nelle dottrine democratico-liberali, ma è un’ idea che si svolge e si attua in molteplici modi e con fini diversi. È da escludersi un concetto democratico-liberale, com’ era precedentemente inteso, è da accettarsi un concetto di democrazia in un senso più vasto e più morale, come « partecipazione del popolo al governo», partecipazione che non esclude l’autorità dello Stato e non nega la libertà del singolo, come parte del popolo, inteso in senso unitario. Il Fascismo non è, dunque, attaccato alla vecchia formula democratico-liberale, che si riallaccia alle teorie rivoluzionarie francesi, nè a quella socialistica ; ma, anzi, è irriducibilmente contrario ad esse, poiché sono strettamente connesse ad una concezione materialistica della vita, che il Fascismo rinnega, e sono sostenitrici di uno Stato, di cui l’unico scopo è quello di salvaguardare gli interessi individuali, senza assolvere nessun compito morale e educativo. Il fascismo pone, quindi, il problema della democrazia in tutt’altri termini, poiché si basa sugli individui, ma soltanto ed unicamente in quanto essi costituiscono il popolo, unità organica materiale e spirituale. Perciò, nella democrazia fascista, a base popolare, e, contemporaneamente, gerarchica, il popolo è concepito come investito di una missione, che sta al di sopra dell’individuo atomisticamente inteso. Lo Stato è, sì, il realizzatore della volontà comune, ma in un senso etico, senza perdere la sua sovranità e la sua autorità; e tanto meno avrà bisogno di esercitare il suo potere coercitivo, quanto più avrà assolto la sua funzione educativa. Nello Stato fascista, dunque, non è il sistema che risolve il problema democratico, ma è lo spirito; e, perciò, educare il popolo significa portarlo ad attuare, gradualmente, quella missione, alla quale è chiamato nella storia. Perciò ogni diaframma che divida il popolo dallo Stato è dannoso, mentre tatto ciò che lo avvicina a questo, attuando la immissione sua e, di conseguenza, del singolo nella vita statale, e tutto ciò che lo rende consapevole dei propri compiti, è necessario per quel processo sintetico-unitario, sommamente etico, a cui tende il Fascismo. In questo senso, dunque, lo Stato fascista è Stato democratico, in questo senso attua il principio democratico, immettendo, cioè il popolo nella propria vita, specialmente mediante le due grandi istituzioni nazionali: il Partito e la Corporazione. C’è chi ha parlato di democrazia corporativa, e c’è chi ha parlato, ancora, di democrazia reale, in contrapposto alla democrazia apparentedegli stati democratico-liberali. Ma nell’un modo o nell’altro, ciò che ha contribuito a questa radicale innovazione è stato l’elemento «popolo». E con la trasformazione del concetto di popolo si è trasformato anche il concetto di democrazia. Certo è che mai, come in questo periodo glorioso per la storia italiana, il popolo si è sentito unito e compatto intorno ad un Capo, e mai, come ora, ha avuto coscienza della propria missione e della propria grandezza, coscienza che egli ha dimostrato aderendo volontariamente e disinteressatamente al movimento fascista e dando prova di una disciplina e di una devozione che vanno fino al sacrificio. (1)

Con ciò è possibile formulare la risposta alla domanda se  dal 1945 ad oggi l’Italia è in “Democrazia”. La risposta, ovviamente, è un sonoro NO! NON LO E’ MAI STATA! Il popolo italiano, infatti, da quella data non ha mai potuto esercitare liberamente la propria sovranità e partecipare chiaramente al processo politico-sociale della nostra Nazione quale effettivo protagonista, poiché le sue prerogative sovrane sono state minate irrevocabilmente dalla “Partitocrazia-parlamentare” instaurata dalle  armate militari anglo-americane occupanti il territorio italiano. Gli atti concreti che manifestano tale tirannica situazione e le sue pratiche conseguenze fino ad oggi, parlano da sé ( come abbiamo ricordato anche di recente, QUI qui ). Dunque, in un tale  contesto politico, nessuna “istituzione” della cosiddetta “repubblica italiana”, che risulta oggettivamente non essere affatto “libera ab origine”, può permettersi seriamente di tacciare chicchessia quale fautore della “tirannide”, senza palesare con ciò il classico caso ridicolo del “bue che dal del cornuto”! Noi fascisti del Covo ci sentiamo e siamo democratici, molto più di chiunque sieda sugli scranni del “parlatoio” a Montecitorio. Noi fascisti del Covo aspiriamo a che finalmente in Italia si realizzi la vera DEMOCRAZIA FASCISTA!

RomaInvictaAeterna

NOTA

1) Augusto Fantechi, “Trasformazione del concetto di democrazia e di popolo”, Firenze, 1938, pp. 143-152.

1 Commento

PENSIERO ED AZIONE …la pedagogia del Fascismo!

La Biblioteca fascista del Covo è fiera di presentare ai propri lettori uno dei testi che, a buon diritto, facevano parte della biblioteca della Scuola di Mistica fascista. Scritto nel 1937, quale edizione ampliata de “La pedagogia del Fascismo”, il volume “Pensiero ed Azione” si presenta, infatti, come il perfetto compendio ideologico del mistico fascista. Del resto, il suo estensore, Giuseppe Flores d’Arcais (1908 – 2004), uno dei padri nobili della Pedagogia italiana, in quegli anni non faceva mistero della propria vicinanza alla “Scuola di Mistica fascista”, partecipando nel 1940 in qualità di relatore al primo convegno nazionale della “Scuola” intitolato “Perché siamo dei mistici”. Parafrasando Mussolini nell’affermare che « la dottrina illumina l’esperienza e l’esperienza collauda la dottrina», secondo l’illustre pedagogista il Fascismo collauda così la validità della sua filosofia, intesa come spiegazione totalitaria della realtà e della vita, attraverso quella realizzazione concreta nella vita degli elementi teoretici della dottrina, in cui consiste, appunto, la pedagogia del Fascismo. Una filosofia che porta con sè una nuova concezione della vita, che si traduce almeno virtualmente in una concezione organica del mondo. E questa organicità è quella che precisamente pone la possibilità, anzi la necessità, di parlare non solo genericamente di una filosofia del Fascismo, ma anche, più concretamente e storicamente, di un sistema filosofico del Fascismo. Con ciò si viene a riconoscere, esplicitamente, il carattere eminentemente pratico, etico e, addirittura, pedagogico della dottrina fascista. Se infatti pedagogia significa teoria che spiega il fatto educativo; che considera e fissa le mete che debbono essere raggiunte; che studia e valuta i mezzi e i metodi per compiere un tale processo: ogni concezione pedagogica si basa, implicitamente o esplicitamente, su di una filosofia che sia illuminazione esauriente del processo della vita, così come la vita, e soltanto questa, può convalidare il valore di una dottrina. Il testo risulta diviso in due parti: la prima, prevalentemente storico-filosofica, è il commento alla «Dottrina del Fascismo»; la seconda studia le conseguenze pedagogiche della concezione fascista, sia attraverso l’esame del problema dell’educazione, che attraverso l’analisi degli istituti pedagogici creati o potenziati dal Regime. Le due parti sono intimamente congiunte l’una all’altra, e non potrebbero non esserlo quando si tenga presente la particolare caratteristica della dottrina fascista, che intende diventare norma e fondamento di tutta la vita pratica. Affermato il concetto, fondamentale per la Pedagogia del Fascismo, che l’educazione del cittadino si attua non dalla scuola, o soltanto da essa, ma da tutta la vita, nelle sue molteplici e diverse manifestazioni, è, per ciò stesso, riconosciuto allo Stato la necessità di realizzare la sua funzione etico culturale, in tutti i campi della sua attività sociale e politica.

Lo Stato fascista, in quanto Stato totalitario, che non ammette nulla contro o al di fuori di se stesso, ma tutto realizzantesi in esso e per esso, riconosce che l’educazione integrale del cittadino-soldato è il risultato di un complesso di azioni varie e molteplici attuate dalle Istituzioni del Regime, le quali traggono tutta la loro unità di indirizzo ed il loro reciproco coordinamento dal Partito Nazionale Fascista, il quale assegna a ciascuna di esse una finalità specifica. Stato Corporativo: il quale, quindi, viene ad assumere non soltanto una funzione economica, ma insieme politica, giuridica ed etica; e, appunto perciò, acquista, come si è già detto, una sua finalità educativa. Si tratta, dunque, di un vasto movimento che parte dal Partito, e si irraggia in tutti gli strati della vita sociale, per migliorare e perfezionare i singoli, fisicamente, intellettualmente ed eticamente: miglioramento che è tuttavia possibile solo se accompagnato da una continua opera assistenziale, igienica ed economica, che arrechi condizioni più agevoli e più rispondenti ai bisogni della vita contemporanea. Il Fascismo così concepisce l’educazione in senso veramente totalitario. Questa organizzazione, etica e sociale, oltre che economica, dello Stato corporativo, allarga il concetto dell’educazione fascista fino ad abbracciare tutte le forme della vita umana: appunto per questo la pedagogia del Fascismo è universale, non solo nella sua finalità, ma anche nelle sue realizzazioni, e negli stessi metodi ed istituti, di cui essa si vale. Vuole estendersi e penetrare in tutte le classi sociali, non per proiettarle in un piano di uguaglianza, simile a quello proposto dalla pedagogia dell’illuminismo francese, ma per dare a ciascuno il senso della responsabilità e dei doveri che egli deve compiere; considera l’educazione e l’istruzione dei singoli come il principale dovere delle stesse associazioni professionali, e pertanto riconferma energicamente l’inscindibile unità del fatto educativo; riconosce la vita umana come una milizia, e di conseguenza assegna al cittadino, come supremo dovere, il perfezionamento di tutte le sue facoltà, per il miglioramento ed il consolidamento della forza dello Stato. La “Biblioteca del Covo”, conscia dell’alto valore ideale che promana da tali pagine, è felice di poter mettere gratuitamente a disposizione dei suoi lettori la possibilità di consultare nuovamente, a distanza di decenni dalla pubblicazione, questo pregevole scritto politico in formato digitale… scaricate subito e gratis il testo QUI … a noi non resta che augurarvi buona lettura!

IlCovo