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VANGELO E MOSCHETTO: un’opera valente che rende un grande servizio alla verità storica !

Vangelo e Moschetto

Nel panorama Culturale italiano, completamente monopolizzato a livello istituzionale dalla pregiudiziale antifascista, esiste una concreta situazione di “egemonia politica”, che rappresenta il principale elemento di chiusura alla verace ricerca storico-politologica sul versante degli studi accademici ufficiali riguardanti il fenomeno fascista. Questo innegabile status quo, non permette né una libera ricerca in campo universitario, tantomeno la diffusione presso il grande pubblico di opere indipendenti serie ed innovative, pur presenti sulla scena editoriale, frutto di alcuni ristretti ambiti di nicchia (come il nostro!), impedendo così che tali studi possano giungere alle loro estreme e naturali conseguenze, cioè quelle di innescare un serio dibattito storiografico capace, a sua volta, di mettere in discussione interpretazioni vecchie e superate, fondate su pregiudizi politici consolidati ancorché errati, con ciò ponendo potenzialmente fine ad una egemonia culturale e politica fondata sulla menzogna… quanto, per l’appunto, il sistema demo-pluto-massonico al potere, tenta di impedire ad ogni costo! Ecco perché (tra intimoriti  e compiacenti!) tutti i ricercatori che vogliono fare una “carriera ufficiale”, sanno già, fin dal principio della loro attività, all’interno di quali schemi ideologici consolidati (ancorché tendenziosi!) possono e debbono muoversi.

Per questo motivo, non possiamo che essere felici le rare volte che vediamo comparire nel campo degli studi storici contemporanei – in quello che a livello nazionale rappresenta un panorama culturale desolante – opere in grado di portare una ventata di aria nuova, capaci di spazzare via i miasmi mefitici della palude culturale Italy-ota, ricerche come quella di Raffaele Amato, intitolata: VANGELO E MOSCHETTO – Fascismo e Cattolicesimo – Sintonie, Attriti, Battaglie ComuniL’autore, che già dal titolo mostra di non avere alcun timore di “entrare a gamba tesa” in una tra le questioni più spinose nel vasto ambito della ricerca sul Fascismo, si muove con grande competenza nel campo dell’analisi storica e della filosofia politica, ponendo all’attenzione dei lettori, a mezzo di uno studio tanto agile, snello e dal linguaggio semplice, quanto scientificamente rigoroso ed assai documentato, la vera natura del rapporto ideologico e politico che intrecciarono Fascismo e Chiesa Cattolica, alla luce dei principali avvenimenti storici del Regno d’Italia che interessarono tale ambito, illustrandone in modo pieno e completo il valore non transeunte, ossia il fondamento etico ed i fini morali alla luce delle rispettive dottrine. Con ciò, il lavoro di Amato si colloca idealmente nel solco da noi già tracciato e dedicato all’analisi dottrinale del Fascismo come concezione politica religiosa, ampliandone però notevolmente la prospettiva in senso storico.

Studio delle Origini.

Uno dei meriti principali dell’opera di Amato risiede nel raggiunto equilibrio tra chiarezza espositiva e dote di sintesi, che rendono il testo piacevole alla lettura anche per chi non è uno specialista. La struttura dei capitoli è studiata in modo da guidare il lettore in un percorso virtuoso di comprensione, che partendo dagli elementi fondanti, arriva gradualmente ed in modo cronologico a descrivere fatti e relative conseguenze. Particolarmente degna di nota è l’attenzione posta dall’Autore ad un elemento irrinunciabile per la comprensione del tema in oggetto: lo studio delle origini della “Questione Romana”. L’autore pone alla base della sua trattazione, il rapporto tra la Religione Cattolico-Romana e la forma di Stato scaturita dalla “modernità borghese”; partendo da questa analisi, egli pone la nascita del Fascismo Mussoliniano in relazione sia con la suddetta “modernità”, che con la Civiltà Romano-Cattolica, identificata quale fondamento della stessa Civiltà Italiana e mediterranea. Il libro, dunque, dopo un preambolo storico che inquadra i termini del problema, partendo dalla cosiddetta “Questione Romana”, la inquadra storicamente definendola in tutti gli ambiti che ebbero un impatto profondo sulla società italiana. Da ciò scaturisce quel che l’Autore rileva quale vero problema attinente tale questione, che fu tanto di tipo filosofico-culturale, quanto politico; ossia, quello relativo alla polemica sui valori effettivi all’insegna dei quali si realizzò concretamente “l’Unità d’Italia“. Molto opportunamente Amato analizza i fatti relativi a quella che si rivelò essere la più grande lacerazione politica del tessuto sociale italiano, inserendo la nascita del Fascismo, correttamente, in questo ambito. L’autore delinea, dunque, all’interno del “movimento Unitario Italiano”, le varie correnti filosofiche e politiche che lo hanno animato. In questo contesto, si colloca la “gestazione” del movimento fascista e della stessa personalità politica di Benito Mussolini. La descrizione delle correnti di pensiero che hanno influenzato Mussolini, e dunque il Fascismo, risulta pertinente e precisa. Al suo interno, Amato guida il lettore nella comprensione della particolarità delle coordinate ideologiche che mossero il futuro Duce, già agli inizi della parabola fascista, rilevandone tanto i punti fermi quanto quelli che furono oggetto di evoluzione politica: in particolare sull’atteggiamento politico del Fascismo e su come esso si sia inserito in modo peculiare nel dibattito inerente la “Questione Romana”, palesando come la concezione ideale che espresse risultasse originale e diversa da tutte quelle dei gruppi politici italiani che l’avevano preceduto (e che l’hanno seguito, ci permettiamo di aggiungere noi!).

Le “mani tese”.

In quella che idealmente potremmo definire la “seconda parte” del testo, il lettore viene guidato verso la comprensione dello sviluppo della Dottrina Fascista quale concezione eminentemente spiritualista, la cui peculiarità viene sempre più a manifestarsi, mano a mano che l’autore si sofferma nel palesarne la coerenza inerente ai presupposti etici e morali, e soprattutto in rapporto alla religione in generale ed in modo particolare in relazione al Cattolicesimo Romano. In netta polemica con la vulgata culturale “ufficiale”, sia marxista che liberale, l’autore identifica in Mussolini e nel Fascismo una linearità ideologica di fondo, portando all’attenzione del lettore quanto realizzato negli Anni 30 quale logico sviluppo di quegli stessi principi più volte pubblicamente enunciati dal Regime. Amato fa opportunamente notare, nell’ambito dell’analisi rigorosa che porta innanzi, l’apertura preferenziale del Cattolicesimo Romano rispetto al movimento Fascista, rimarcando la parallela chiusura nei riguardi del “Liberale Sturzo”. Concretamente, Amato mostra che alla “mano tesa” del Cattolicesimo corrispose la “mano tesa” del Fascismo. Come egli evidenzia con numerosi esempi, tale “predisposizione” venne a manifestarsi ed a consolidarsi proprio nei momenti dove più acuto sembrava essere lo scontro politico tra di essi, che egli pure non nasconde affatto, ma descrive minuziosamente, manifestando chiaramente la contingenza di tali divergenze. Al contrario della “interpretazione ufficiale” maturata negli ambiti dell’antifascismo popolare sturziano, Amato, in aperta polemica con la “vulgata cattolico-liberale”, porta all’attenzione del lettore proprio le parti polemiche dei documenti pontifici, che ribadiscono al loro stesso interno (sic!) la continua apertura di principio nei confronti del Fascismo (mai manifestata riguardo al comunismo né, tantomeno, riguardo al liberalismo!) proprio durante i frangenti di maggiore tensione, proseguendo poi nell’analisi del rapporto tra la Dottrina sociale della Chiesa e quella del Fascismo, nonché della comune battaglia ideale anti-massonica. Qui l’autore va ulteriormente elogiato per aver manifestato col proprio approccio una profonda onestà intellettuale, poiché tale metodo di ricerca virtuoso, capace di analizzare fatti e documenti nella loro interezza, senza trascurare di utilizzare e citare correttamente tutte le fonti, è patrimonio davvero non comune tra chi si occupa di ricerca storica, in quanto risulta (volutamente?) negletto (non solo in campo antifascista, ma anche in ambito Cattolico tradizionale!). Per questa ragione rappresenta, a parer nostro, la parte del libro che maggiormente merita di essere additata all’attenzione dei lettori e che apprezziamo con particolare slancio: laddove l’autore, si inserisce nel filone che abbiamo, per così dire, indicato per primi come Associazione Culturale “IlCovo”. Egli analizza la Dottrina del Fascismo (1932), evidenziandone l’innegabile fondamento Spiritualistico e il particolare humus Filosofico affine all’idealismo trascendente, comparandolo coerentemente con le sue origini culturali, risalenti alla nascita dei Fasci di Combattimento. Amato mostra la tenace coerenza della Dottrina del Fascismo di Benito Mussolini, svolgendo un sintetico excursus tra i principali documenti degli ideologi e filosofi fascisti. In tale modo si comprendono tanto il perché della complementarità tra Fascismo e Cattolicesimo sul piano dei valori etici, quanto il motivo per cui, con innegabile correttezza storico-politologica, egli inserisce la “Conciliazione“, e dunque la risoluzione della “Questione Romana“, non semplicemente tra i grandi successi politici dello Stato Fascista e del suo Capo, ma quale base stessa della nuova concezione dell’Unità Italiana. In ciò risiede principalmente l’originalità del suo lavoro. Egli, molto opportunamente, identifica la “Conciliazione” come il nuovo fondamento dell’Unità d’Italia, spiegando il motivo filosofico-politico dell’adozione dell’11 febbraio quale Festa Nazionale.

Un discorso da completare?

Nella “terza parte” del libro, vengono analizzati i grandi eventi in cui si concretizzò in modo operativo la collaborazione virtuosa tra Fascismo e Cattolicesimo Romano. I momenti salienti sono identificati nella Campagna militare Etiopica e nella “Nuova Crociata Spagnola”. L’autore non manca però di mostrare i rapporti intrecciati tra Stato Fascista e Cattolicesimo anche durante la tragica parabola bellica del Secondo conflitto mondiale e l’epilogo della Repubblica Sociale Italiana, facendo giustamente notare come la politica della “mano tesa” venne confermata anche dal Fascismo Repubblicano, il quale non è da identificare come “nuovo Fascismo”, ma come la forma assunta dallo stesso Fascismo nelle eccezionali circostanze del momento. Il libro si conclude con l’analisi del percorso spirituale di Benito Mussolini e della sua “personale conversione religiosa”.

A nostro avviso, il testo di Raffaele Amato si staglia nel panorama culturale italiano come una valente opera storico-politologica ed un nuovo punto di riferimento della storiografia, sia sul Fascismo che sulla Chiesa; ecco perché merita certamente di essere letto. Se proprio dobbiamo muovergli un appunto, possiamo rilevare che il “discorso incominciato”, in parte non è stato completato, non certo per demerito dell’autore, quanto per la mancanza di prospettive nuove e differenti slegate dalla morale dell’antifascismo di maniera espressa dalla storiografia ufficiale accreditata, che egli pure ha utilizzato nella sua ricerca e di cui qualche influenza affiora nel testo. Ci riferiamo all’utilizzo di categorie interpretative come quella defeliciana del “fascismo-regime” e del “fascismo-movimento”, che potevano avere un senso politico nella cornice storica italiana degli Anni 70, ma che con il progresso delle ricerche degli ultimi decenni, risultano ormai superate. Sul piano del rapporto tra principi ideologici fondamentali e prassi politica, come abbiamo già argomentato nelle nostre ricerche, il Fascismo non operò mai in modo da conseguire risultati tra essi difformi; contrariamente a quel che lascivano supporre le categorie interpretative usate dal De Felice, nell’arco del ventennio che esso ebbe a disposizione, il regime fascista, casomai, realizzò gradualmente tutto quel che poté in conformità con quanto espresso nella propria Dottrina. Non bisogna mai dimenticare che nessuno degli esponenti del Fascismo, a cominciare da Mussolini, pensava che l’operato della rivoluzione delle camicie nere sarebbe stato bloccato e sovvertito a partire dal 1945. In tal senso, a nostro parere, il Fascismo, contrariamente a quanto sembra emergere dal libro di Amato, non si trovò ad “approdare” alla forma statuale descritta dall’autore, poiché ideologicamente esso già la conteneva “in nuce”. Sicuramente, al proprio interno, si manifestarono tendenze ideali e figure particolari minoritarie che mal si conciliavano con le idee ufficiali, ma, noi rileviamo che esse non avrebbero potuto, nè in realtà riuscirono mai ad inficiare i fondamenti dottrinali dell’Identità Fascista, poiché il suo fondatore Benito Mussolini, l’aveva plasmata dandole una forma coerente, così come gli uomini di cui si circondò, ai quali diede il compito di codificarne principi teorici e prassi politica, a tale forma precisa e inequivocabile chiaramente si ispirarono. Naturalmente, come abbiamo sempre sostenuto, questi fondamenti, dopo oltre 70 anni di propaganda antifascista, che ogni mezzo ha utilizzato per cancellarli, andavano riscoperti. Con il lavoro di Raffaele Amato, è stato aggiunto un ulteriore tassello che ci consente di riscoprire proprio tali fondamenti.

IlCovo

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