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PERCHE’ SIAMO FASCISTI NEL XXI SECOLO!

Siamo Fascisti perché riteniamo che la Dottrina Fascista costituisca la migliore sintesi politica incentrata sullo sviluppo armonico della profonda identità culturale della nostra civiltà Euro-Mediterranea (qui). Siamo convinti che tale Dottrina (qui) non solo rappresenti la “migliore” tra le concezioni politiche, alternativa a tutte, e non catalogabile in nessun modo come di “destra, centro o sinistra”, ma che inoltre essa risolva in modo definitivo e perpetuo il problema della Giustizia nella Nazione e tra le nazioni. Lo risolve, perché a differenza di altre teorie, che analizzano in modo parziale la realtà, in alcuni casi addirittura negandone la complessità (come nel caso marxista), ma, radicandosi nella realtà, ne comprende il problema principale: il problema del fondamento dei rapporti interni alle comunità civili (e, di conseguenza, il rapporto fra gli Stati). Il Fascismo comprende, basandosi sulla cultura euro-mediterranea e sviluppandola, che il percorso della crescita Morale e Civile delle Nazioni, non può essere spezzato (come lo spezzò la rivoluzione francese del 1789 e prima ancora quella Inglese del XVII secolo), ma deve essere inserito in un cammino virtuoso di attualizzazione dei principi di questa stessa Civiltà Romano-Cristiana. Così il Fascismo, ribaltando il fondamento dell’analisi dei problemi del mondo moderno (e post-moderno!), li risolve “riformando l’educazione” del Popolo. E’ attraverso questa riforma, che i Fascisti veri e sinceri che aderivano al movimento, potevano concepire una nuova forma di convivenza politica e sociale, risolvendo così anche il problema annoso della Giustizia Sociale, che nessuna dottrina politica aveva prima risolto, perché non realmente affrontato alla radice [1].

Siamo fascisti perché il Fascismo non ha basi razzistiche. Posto questo assunto, bisogna ammettere che Mussolini e il Regime hanno usato, almeno da un certo periodo in poi, in modo abbastanza sistematico, il termine “razza”. Come abbiamo mostrato nei nostri scritti, tale termine, però, è stato usato per motivi di opportunismo politico, vista la situazione internazionale in cui versava l’Italia Fascista e i motivi del suo avvicinamento alla Germania nazional-socialista. Ma l’accezione del termine, nel Fascismo, è opposta alla definizione comune. Quando Mussolini usa il termine “razza” esso è sinonimo di Nazione e si riferisce al tipo specifico di “Civiltà del Lavoro” instaurato dal fascismo nel solco della tradizione espressa dalla Civiltà italiana. Ecco perché secondo le leggi fasciste è stato possibile “arianizzare”, cioè italianizzare, individui e gruppi, pur appartenendo questi ultimi a “razze” differenti [2]. Ecco perché i libici, poterono divenire “cittadini italiani”, ottenendo una cittadinanza speciale nel 1939, ed ecco perché le colonie dell’Africa Orientale, col tempo, sarebbero state avviate allo stesso trattamento. Detto ciò, ci domandiamo se è qualificabile realisticamente come “razzismo” il riconoscere che la Civiltà Euro-mediterranea latina è “superiore” alle altre. Secondo noi, NO! Si tratta di un dato Storico e Politico. Ma questa nozione rappresenta il fondamento per “accogliere” in seno a tale civiltà tutti coloro che la amano e in essa si riconoscono veracemente! In questo senso furono varati i provvedimenti per la difesa della “razza italiana” rivolti ad instaurare “temporanee separazioni”(cit. R. De Felice) poste in essere dal governo fascista nel 1938, ma allo stesso tempo l’avviamento all’ “integrazione” (ovvero: l’assimilazione dell’elemento indigeno all’elemento colonizzatore) attuato dallo Stato Fascista nel 1939 riguardo i cittadini della “quarta sponda”, considerati non più semplici sudditi coloniali. Altrimenti le due cose, non sarebbero comprensibili e coerenti.  La propaganda Fascista, ha poi, stigmatizzato durante l’ultima guerra mondiale alcuni elementi culturali dei popoli stranieri, per incentivare la formazione di una precisa coscienza politica del popolo italiano. Alcuni stereotipi furono utili a rendere la popolazione italiana convinta della propria grandezza e della giustezza della missione civile dell’Italia fascista nel mondo. Inoltre, in special modo nel 1943-45, la barbarie dei bombardamenti terroristici anglo-americani uniti ai sistematici crimini compiuti dalle loro truppe regolari nonché ausiliarie o aggregate, hanno indubbiamente favorito la temporanea  propaganda “xenofoba” nella R.S.I. Ma di razzismo nel senso proprio del termine non è possibile parlare. Anche a fronte di ciò che il “Manifesto di Verona”(che, comunque, rappresenta un documento assolutamente contingente al tempo in cui fu scritto, la cui temporaneità è affermata dal testo stesso), redatto a cura del Partito Fascista repubblicano, afferma in merito ai popoli d’Africa e agli stessi ebrei internazionali, questi ultimi  considerati “appartenenti a nazionalità nemica” (si ricordi la vicenda della Brigata Palestina) per la durata della guerra (e non a prescindere!), tenendo ben presente ciò che unicamente lo Stato fascista mise in atto per la salvezza degli ebrei e delle altre minoranze in Europa, per tutta la durata dell’ultima guerra mondiale[3]. Ma la “cultura ufficiale” antifascista si guarda bene dall’evidenziarlo, perché sarebbe la prova empirica dell’anti-razzismo pratico del Fascismo e di Mussolini.

Per questi stessi motivi, siamo fascisti in quanto riteniamo che il Fascismo rappresenti l’espressione più alta della Civiltà Latina e Mediterranea degli ultimi 1500 anni e pertanto possa essere a buon diritto patrimonio di tutti i popoli del mondo che riconoscono l’eterno primato civile di Roma! Ma, occorre ben specificarlo, solo nella misura in cui tali popoli accolgano sinceramente e ne facciano propria e senza riserve la Dottrina. Si può, infatti, rilevare che alcuni elementi politici e sociali del Fascismo, possano essere stati adattati alle mentalità di altri popoli e ripresi in parte. Ciò ne mostra l’indubbia influenza (ancor’oggi!) nel mondo, ma certamente non l’attuazione del pensiero Fascista strictu sensu. Ecco perché, storicamente, sebbene alcuni movimenti politici abbiano avvicinato la Dottrina Fascista, non si possa comunque in nessun caso  parlare di “Fascismi” coniugando tale termine al plurale. Ugualmente ed a maggior ragione non si può parlare affatto di “fascismo”, in relazione al nazional-socialismo tedesco, che fu sempre distinto da esso ad opera degli stessi teorici del regime mussoliniano. Il fascismo, inoltre, non corrisponde affatto all’idea “nazionalista ottocentesca”,(qui) ossia al senso distorto di egemonia di una nazione aggressiva che tenta di opprimere le altre, attribuitole in malafede dalla “cultura” dominante anglo-sassone.

Siamo fascisti perché a fondamento della concezione Politico-Sociale fascista, come dicevamo, vi è un diverso modo di intendere i problemi della Giustizia e del Lavoro, che si fonda su di una concezione Spiritualistica della Vita [4]. Alla luce di questa peculiare concezione, si è formato uno specifico “Spiritualismo Fascista” che costituì il fondamento di tutte le leggi politiche e sociali elaborate dallo Stato Fascista, che per tale motivo viene denominato “Etico-Corporativo”. In base a questa peculiare visione politica, la Carta del Lavoro, che costituisce uno dei documenti cardine varati dal Regime, all’articolo 1, poteva affermare che …“La Nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. E’ una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello Stato fascista”. Così si spiega in che modo lo Stato Fascista, attraverso l’uso della Legge (rifacendosi al “diritto romano”), quindi dell’Autorità, regolava l’economia subordinandola alla Politica. I valori Morali dello Stato Fascista, generavano le Leggi ad essi correlati, che attuavano la Dottrina Fascista. Attraverso tali leggi, si metteva in atto la “Collaborazione di Classe”, che in principio non era immaginata come un atto necessariamente “spontaneo”. Questo perché lo Stato Fascista non era “fatto e finito”, in quanto, differentemente da Lenin, Mussolini concepiva uno “sviluppo ” nel tempo della Rivoluzione Fascista, che dunque si palesava quale rivoluzione permanente, così come in un organismo umano, si nasce bambini e gradualmente si diventa adulti, senza che il moto di crescita cessi mai di svilupparsi, pena la morte stessa del corpo. Avendo presente questa concezione peculiare della “Rivoluzione permanente e continua”, che in virtù dell’azione politico-pedagogica svolta dal Partito Fascista deve “trasformare il Popolo” nel tempo, senza mai abdicare al compito della sua formazione di generazione in generazione, si è in grado di rispondere anche a tutti gli altri possibili rilievi in merito alle riforme sociali messe in moto dal Fascismo, tra cui la stessa “socializzazione delle imprese”, che, contrariamente a quello che comunemente si pensa, il gerarca Tullio Cianetti era già stato incaricato di studiare al fine di essere applicata, prima del 25 luglio 1943, su mandato dello stesso Mussolini, ossia prima della tragica stagione della guerra civile, durante gli anni della Repubblica Sociale Italiana. In tal senso è importante notare quale fosse l’atteggiamento mentale e pratico del Fascismo nei confronti della “borghesia” e in quale modo essa fosse intesa dal Regime, distinguendo tra categoria sociale e categoria dello spirito. Invitiamo a leggere il saggio apposito intitolato “Il Borghese”, edito dalla Scuola di Mistica Fascista (che potete visionare gratuitamente digitando QUI) per comprenderne il senso. Sostanzialmente, il Fascismo, riconoscendo la distinzione storica del Popolo in “classi”, la negava e la superava a mezzo della propria rivoluzione, rimodulandone la composizione in “categorie ” inquadrate organicamente nelle istituzioni dello Stato Nuovo Fascista. Per questo, l’autorità politica del Regime, fondata sulla Legge, che a sua volta fondava la Legge sulla concezione spirituale fascista, eliminava la “Lotta sociale tra le classi”, giudicata come tara politica e morale, foriera esclusivamente del collasso economico nazionale e della guerra civile. La Legge, dunque, non negava affatto le necessità e i diritti del mondo del Lavoro, ma tramite i nuovi istituti corporativi inaugurati dal Regime, li metteva al centro della vita dello Stato! Inoltre, il Sindacalismo Fascista, dopo aver decretato come anti-sociale lo Sciopero e la Serrata, permise che i Sindacati di Categoria fossero elevati al rango di istituzioni Pubbliche; ancora, venne creata una apposita “Magistratura del Lavoro”, istituendo la “Legge dei Contratti Collettivi”. I quali, se violati, generavano un intervento del nuovo potere giudiziario, che condannava i trasgressori! Dunque, non una “abolizione di diritti”, ma la sublimazione del Sindacalismo, che entrava di diritto nello Stato e faceva valere il diritto del Lavoratore attraverso la legge, non più attraverso la lotta di classe! (Alcuni spunti di approfondimento possono essere letti qui e qui )

Dunque, siamo fascisti perché, proprio alla luce degli evidenti sviluppi storici di cui abbiamo detto,  coerentemente col pensiero ideologico fascista di cui abbiamo scritto, rifiutiamo tutte le capziose ed oziose distinzioni interpretative elaborate nei vari ambiti dall’antifascismo dominante, tendenti solamente a far confusione sull’argomento, a cominciare dal campo storiografico che, ad esempio, col De Felice, parlava di un “fascismo movimento” contrapposto ad un “fascismo regime”, cui a sua volta si sarebbe opposto un “fascismo repubblicano”. Invece il Fascismo, diversamente dalle altre teorie politiche, fonda se stesso su dei principi spirituali immutabili, sempre proclamati con coerenza fin dagli albori della sua storia, (così come affermava che i mezzi per raggiungerli potevano tranquillamente cambiare, secondo quanto ribadito in modo chiaro e netto dagli stessi teorici fascisti), finalizzati al perseguimento del “Bene comune” della Collettività Nazionale, da intendersi simultaneamente come “morale, politico ed economico”. Tale principio esclude l’assolutizzazione del bene dei singoli individui concepiti quali atomi astratti rispetto alla società (concezione tipica del liberalismo!), così come rigetta la collettivizzazione che si appella alla tutela esclusiva di singole classi o categorie (la teoria espressa dal social-comunismo!). Secondo tale modello statuale, l’Autorità della legge, relativizza gli interessi particolari senza sopprimerli, ma subordinandoli a quelli dell’intero popolo, organicamente inteso in senso nazionale. Proprio in ossequio a tale logica politica, privilegiante il bene comune, vanno ricondotte le espropriazioni attuate dallo Stato fascista, ad esempio in relazione alla Bonifica Integrale. In questo senso, secondo la Dottrina fascista, proprio in vista del medesimo Bene Comune, potrebbe, di contro, ugualmente essere necessario “privatizzare”. Ma ciò che conta davvero capire, una volta per tutte, è che tali eventuali “privatizzazioni” od “espropriazioni”, secondo la concezione espressa dal Fascismo, non è possibile che siano lasciate all’arbitrio del singolo individuo o di un particolare gruppo d’interesse economico settoriale. Esse, infatti, restano sempre e comunque subordinate all’interesse generale dello Stato fascista, che rappresenta il Popolo e che controlla l’economia, affinché obbedisca sempre ed in tutti i casi al medesimo principio del “Bene Comune”. Quindi, piuttosto che definire male la questione mettendo l’accento sulla lotta al capitalismo o al proletariato, il pensiero politico fascista, ponendosi sul piano dello Spirito, rimarca il fatto che è l’individualismo materialista a costituire la fonte dei mali del mondo (qui), e quindi stigmatizza ugualmente liberal-capitalismo e social-comunismo, che basano se stessi sulla fallace analisi “meccanico-materiale” dei problemi, riducendo il tutto a mera questione economica.

Motivo per cui, lo Stato italiano guidato da Mussolini, se analizzato seriamente e in maniera scevra da pregiudizi ideali, non può essere affatto  considerato “Capitalista” né “Socialista”, bensì, andando necessariamente ridefinita la sua determinazione, accogliendo l’enunciazione contenuta nella Dottrina del fascismo, come Stato Etico-corporativo. Appurato il fatto che tale forma politica costituisce una novità assoluta e totalizzante rispetto a qualsiasi altro sistema, allora, tale Stato andrà correttamente ed esclusivamente qualificato, per l’appunto, esclusivamente come Fascista, ridando così a tale attribuzione i suoi propri ed inconfondibili tratti politici distintivi. Di più, andrà necessariamente rilevato che il vero problema dell’antifascismo mondiale risiede nel fatto che il lascito dello Stato Fascista al popolo italiano, non è affatto quello di un regime di terrore e di oppressione. Infatti, come abbiamo affermato in uno dei nostri articoli, risulta evidente che “il popolo italiano non odia affatto Mussolini e il fascismo”(qui). In quanto fascisti sinceri, siamo convinti che i problemi si possano risolvere prima attraverso la diffusione ed il radicamento a livello popolare di un profondo movimento “unitario”, basato su principi morali e Civili condivisi. Se le categorie sociali nazionali agiscono unite, chiunque tenti di ingerirsi nelle decisioni riguardanti la comunità nazionale a suo detrimento, ovverosia qualsiasi potere straniero che voglia pervenire ad una egemonia sul nostro popolo finalizzata al suo sfruttamento, cozzerà contro uno scudo ideologico protettivo. Inoltre, occorre pensare che la stessa popolazione statunitense, cui oggi è assegnata una centralità assoluta, è vittima essa stessa della propria “classe dirigente”, plutocratica, massonica e oppressiva. Oggi, finalmente, si parla in modo più esteso del “deep state” ( https://www.youtube.com/watch?v=lpMUy0hB2Pw), non più solo in relazione al caso statunitense, ma nel quadro di un’analisi globale! Si tratta del vero problema epocale di tutti i popoli del mondo, relativo a delle minoranze apolidi, senza patria né Dio, che parlano alcune lingue ma che non sono affatto espressione di tali nazioni, bensì solo della “super-struttura” plutocratico-massonica che, nel tempo, è diventata sempre più forte ed invadente, grazie all’utilizzo del proprio potere incentrato sull’economia, sul predominio nella guida effettiva non solo degli Stati Uniti e del cosiddetto “occidente democratico”, per fomentare guerre, carestie, crisi ed epidemie, al fine di espandere e consolidare il proprio dominio, riducendo il mondo intero in schiavitù. Questo è il problema di tutti i popoli e di tutte le nazioni del pianeta, da più di 70 anni! … e la soluzione per tutti non può che essere una sola: IL FASCISMO!  (QUI il Pdf dell’articolo)

RomaInvictaAeterna

NOTE

[1] Cfr., A Rocco, Dottrina Politica del Fascismo:http://ilcovo.mastertopforum.net/a-rocco-dottrina-politica-del-fascismo-vt2589.html

[2] Legge nº 1024 del 13 luglio 1939, ad integrazione delle precedenti leggi del 17 Novembre 1938.

[3] Cfr., LA GIORNATA DELLE MENZOGNE, qui: https://bibliotecafascista.org/2020/01/27/la-giornata-delle-menzogne/

[4] Cfr., L’ Ordine corporativo fascista, qui: https://bibliotecafascista.org/2018/08/04/ordine-corporativo-fascista/

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