Lascia un commento

L’AGENDA PLUTOCRATICA GLOBALISTA!

Cari lettori e simpatizzanti, come di consueto, vogliamo entrare brevemente nel merito dei “fatti del giorno” con la nostra rassegna stampa. Rendere comprensibili i nostri principi e tangibili le nostre denunce rappresenta un caposaldo dell’attività de “IlCovo”, sempre SALDAMENTE ANCORATA agli avvenimenti del presente, proprio per confermare la validità a-temporale delle affermazioni in linea di principio che facciamo.

Ebbene, tiene banco in questo ore la sceneggiata (che poi è sempre la stessa da più di 70 anni!) delle “maggioranze” contro le “opposizioni”, delle “crisi di governo” ad orologeria e dei presunti “imprevedibili motivi” delle stesse, da noi casualmente sempre previsti. Insomma, l’immancabile teatrino della politica dei politicanti Italy-oti, connaturato, come abbiamo più volte ribadito, allo stesso costituzionalismo liberale (qui), quindi ENDEMICO e niente affatto deviante rispetto al presunto andamento normale delle istituzioni democratiche. Tale sceneggiata è ovviamente SEMPRE funzionale allo status quo, che come abbiamo sostenuto nel nostro recente articolo, si perita di assicurare, saldamente, la continuità e la durata del medesimo sistema demo-liberale, fatto arbitrariamente assurgere dai “padroni del discorso” a principio indiscutibile e fine politico ultimo nello sviluppo della razza umana! Dunque: con o senza le “colazioni”; con o senza le “maggioranze”; con o senza gli “accordi”; con o senza il “sovranismo” e l’immancabile “senso di responsabilità” (e tante altre balle trite e ritrite consimili) e la conseguente accettazione per “il bene del paese” (al solito) dell’agenda al massacro redatta dalla BCE (alias FMI, ecc.); con o senza tutto questo, dicevamo, l’AGENDA PLUTOCRATICA PROSEGUE nella sua sostanza INALTERATA, e NESSUN gruppo politico tra quelli che sguazzano allegramente nella melma partitocratica della cosiddetta democrazia antifascista, ribadiamo NESSUNO, vuole né vorrà mai alterarne la sostanza ed i fini, essendo TUTTI codesti soggetti sul “libro paga” della “repubblica delle banane” a trazione anglo-americana! Ecco perché il cosiddetto “governo del cambiamento permanente di rotta” (rispetto alle promesse bugiarde fatte in passato nelle proprie battaglie politiche!) sta provvedendo speditamente, raccogliendo l’eredità di tutti i partiti di Governo che lo hanno preceduto, a raffreddare i bollenti spiriti della cittadinanza in subbuglio contro le istituzioni ufficiali, facendo annusare qualche soldino ai propri clientes (le solite briciole!) e nel frattempo facendo tutto quel che gli viene ordinato per rimanere saldamente nell’Unione Europea asservita alla speculazione finanziaria internazionale. In questo contesto, si svolgerà tra breve l’ennesima tornata elettorale, le cosiddette elezioni europee. E così, siamo di nuovo in campagna elettorale! Per questo motivo, si dimenano in cerca delle consuete ICS da apporre su schede di cui non si conoscerà mai il reale conteggio (sempre filtrato dalle “istituzioni”). Ecco perché, affinché lo spettacolo continui, “emergono le crisi”! Emergono le “posizioni irrinunciabili”, che ovviamente sono tali solo fin quando si potrà rinunciare… ma rimanendo saldamente al comando! Infatti, sulle BOIATE come il SI’ o il NO alla costruzione della Torino-Lione, si divide il “governo del cambiamento permanente di rotta”. Ma, NON TEMETE! Pensate forse che eventualmente si tornerà a breve alle elezioni-farsa su scala nazionale? NO! La commedia tragica continuerà (e potrebbe continuare dissolvendo il fumo di questi giorni e mantenendo inalterato il “governo giallo-verde) certamente! Ma con i consueti rimpasti di governo o cambi di maggioranze! A voi la lettura:

E nella cosiddetta “economia”, l’agenda imposta dagli speculatori finanziari secondo voi cambierà? Leggete e rispondetevi da soli:

…non poteva mancare la “giravolta” della Gran Bretagna, che si prepara ad uscire dall’Euro… per rimanere nell’Euro… o, se preferite, a rimanere per uscire!  Notate bene il ripetersi di un lemma nelle varie “opzioni” ufficiali. Per chi non avesse ancora colto nel segno, si tratta della parola “rimanere”! L’articolo che se ne occupa, tra i tanti ( tutti IGNORATI dalla grande informazione mediatica…strano vero?) cita una frase del Primo Ministro britannico che vogliamo riportare per farvi sorridere (amaramente) un po’. Eccola: “Theresa May avverte che nel caso di un ‘no deal’ “potremmo non uscire dall’Ue per molti mesi, potremmo uscire senza le protezioni che il deal prevede e potremmo non uscire del tutto” sottolinendo come l’approvazione dell’intesa, invece, “darebbe una spinta all’economia britannica“. (qui) Veramente esilarante! Ovvero, se escono, vogliono che gli accordi di “Unione” permangano (…e quindi che “escono a fare”?). Se non “escono”, rimangono come prima (esilarante!). Se “escono” senza accordo, chiederanno che la BCE, una banca della quale sono in parte proprietari, li faciliti. Se “escono” con accordo, sarà come se fossero rimasti. Se, infine, non raggiungono un accordo, rimangono! Non è scompisciante? …la consueta tragica barzelletta con cui “santa demo-plutocrazia” fa da sempre i suoi porci comodi, prendendo bellamente per i fondelli interi popoli e nazioni, gridando immancabilmente di proclamarsi alfiere delle libertà e dei diritti inalienabili!

Chiudiamo la nostra rassegna stampa con la pantomima del “FRANCO DI OCCUPAZIONE” francese (CFA). Nel consueto clima di imminente campagna elettorale, la “leader” del partito di centro-destra Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, (di recente andata a “prendere ordini” dai padroni americani [qui], come fanno da 74 anni tutti i “bravi” rappresentanti delle forze politiche della democrazia Italy-ota), ha rivendicato di avere per prima accusato la Francia di utilizzare in 14 nazioni dell’Africa una moneta in tutto simile per scopi e finalità all’Euro, assoggettando di fatto tali stati, che così permangono nello status di colonie suddite dei francesi. Ovviamente, i governi “transalpini” gestiscono questo sistema di occupazione economico-monetaria “solamente” dal 26 dicembre del 1945… appena settantaquattro anni! …ma, sempre per puro caso, la politica europea del “sovranismo” se ne è ricordata solo di recente. Così in TV si sciorinano le accuse alla Francia affamatrice dei popoli! Sempre per puro caso, in concomitanza con questa campagna elettorale in corso, un soggetto prima sconosciuto, viene portato alla ribalta del pubblico della rete dai media “contestatori” (politicamente contigui a determinati partiti politici dell’arco costituzionale), tale Mohamed Konarè, un francofono del movimento Pan-Africanista, che recentissimamante ha pure organizzato una manifestazione pubblica a Roma per rivendicare la possibilità per l’Africa di costituire all’insegna del liberalismo e delle Costituzioni liberali, udite, udite, gli Stati Uniti d’Africa (vi ricorda qualcosa? …a noi si, QUESTO!). In tal modo si attaccano Francia e Germania, che condividono il bottino africano… ma c’é sempre il rovescio della medaglia! …guardate un po’, infatti, chi ci guadagnerebbe (qui) dalla contestazione di questo orrendo diktat monetario ed economico! Al di là della polemica specifica, in codesta querelle, come in quella della “Brexit”, si scorge NETTAMENTE il fine del “doppio standard” politico, esattamente come nel caso del “sovranismo” galoppino del potere costituito, così come lo è la “contestazione” al soldo del gendarme globale a stelle strisce e via discorrendo. La solita partita di “biscottini avvelenati” gettati in pasto agli allocchi del “popolo bove”, per dare ossigeno a questo putrescente sistema politico-economico delinquenziale che tutti ci sovrasta. Stesso discorso dicasi per la “mozione” presentata al Governo dalla solita Meloni, che chiede e ottiene in pompa magna il rigetto del Global Compact sull’immigrazione, appena sottoscritto invece proprio dal “governo del cambiamento permanente di rotta” (qui), ben sapendo però, ma dimenticando casualmente di dirci, che quella mozione ha un valore nient’altro che propagandistico. Essa, infatti, non è affatto vincolante per il Governo, che ha già fatto la scelta di obbedire alle imposizioni dei suoi veri padroni, gli speculatori plutocratici della finanza globale. Dunque, alla fine di questa rassegna, siamo tornati al principio vero della questione che sta a monte dell’attuale messinscena politica globale: il “sistema” non è affatto in crisi, IL SISTEMA E’ LA “CRISI”… RESA PERMANENTE!

IlCovo

1 Commento

AUT ROMA AUT NIHIL! …la Civiltà fascista unico vero baluardo contro gli oppressori del mondo!

 

I nostri lettori conoscono bene la posizione politica critica assunta da noi fascisti de “IlCovo” nei confronti della cosiddetta “linea politica sovranista”. Lo abbiamo fatto, come nostro costume, non in base a pregiudizi o chiusure inappellabili, ma in base a dati di fatto evidenti, anche a rischio di risultare impopolari. Ma per amor di verità, non abbiamo potuto far altro che riscontrare come la stagione dei cosiddetti “sovranismi”, non approdi ad altri risultati se non alla messa in pratica della “Logica di Matrix”, di cui abbiamo già abbondantemente discusso (qui). Osservando i fatti per quel che sono ed usando semplicemente la ragione, non si può che addivenire alla conclusione da noi sviscerata: ovvero, che la contestazione di un Ordine socio-politico-economico, che viene attuata a mezzo delle medesime categorie di pensiero su cui tale ordine imperante si basa, considerando irrinunciabili gli stessi fondamenti etici dell’Ordine summenzionato, a rigor di logica, non potrà mai , in nessun modo, arrivare a scardinarne le basi su cui poggia, tantomeno potrà produrre un nuovo Ordine differente ed antitetico per finalità e risultati rispetto al precedente! Insomma, il “giochetto” sovranista rivela una modalità di procedere assurda (meglio sarebbe dire farlocca!), tanto quanto sarebbe stolto voler abbattere un edificio vecchio e pericolante, volendo ricostruirne uno nuovo utilizzando però le precedenti fondamenta marcite, così come lo sarebbe il proclamare di voler smettere di fumare, denunciando i danni mortali del fumo e gli scandalosi profitti delle multinazionali del tabacco, proponendo come soluzione ultima l’acquisto di una marca di sigarette diversa! La “stagione sovranista“, infatti, si sta dimostrando esattamente una sceneggiata etero-diretta dalla plutocrazia mondialista (qui). Come abbiamo rilevato, vi sono vari livelli di responsabilità. Ovviamente tra i cosiddetti “contestatori” ci sono anche quelli in “buona fede”; coloro che, pensando di non intravedere innanzi a sé alcuna realtà politica che assomigli ad una alternativa reale, si contentano di utilizzare gli strumenti concessi dalle liberal-democrazie pluto-massoniche. Ovvero, quelli consueti che non possono approdare ad un verace e sostanzioso cambio politico di rotta. Queste persone vanno classificate come prigioniere della “gabbia” del sistema. Vorrebbero la libertà, ma le chiavi della gabbia in cui sentono di essere intrappolate (fornite non a caso dagli stessi carcerieri!) aprono solo un cancello alla volta che porta sempre in altre gabbie, di volta in volta più grandi e capienti. Poi, ad un livello più alto di responsabilità, che è quello nodale, vi sono i teorici, gli organizzatori, gli aggregatori di tali paraventi politici. Tali soggetti rappresentano i responsabili diretti, comprotagonisti della messinscena politica globale. Essi USANO i livelli intermedi o bassi, allo scopo di incanalare e spegnere la contestazione popolare, riproponendo quale “antidoto” ai mali percepiti dalla società civile, le stesse inutili ricette a base di diritti individualistici ed accumulo di beni materiali. Fondamentale risulta in questa commedia, affinché non cali definitivamente il sipario su questo osceno e triste spettacolo indecoroso riproposto ciclicamente da troppi decenni, evitare – come la PESTE – che il popolo degli spettatori resi passivi, approdi ad una possibile rivalutazione della Dottrina del Fascismo. Poiché, così come affermato dal teorico fascista, nonché Ministro di Grazia e Giustizia, Alfredo Rocco, in tempi decisamente non sospetti, esiste al riguardo un dato di fatto, capace di gettare luce in modo definitivo sulla tragicommedia delle parti inscenata dalla democrazia italy-ota a trazione anglo-americana da oltre 74 anni, evidente nel seguente scritto, dove viene espressamente affermato che:

 “…quella che si trova… risolutamente, in antitesi, non con questa o quella conseguenza della concezione liberale-democratica socialista della società e dello Stato, ma con la stessa concezione, è la dottrina fascista. Mentre il dissenso tra liberalismo e democrazia, fra liberalismo e socialismo, è dissenso di metodo, il dissenso fra liberalismo, democrazia e socialismo da una parte, e fascismo dall’altra, è dissenso di concezione. Anzi, il fascismo non fa questione di mezzi, e questo spiega come possa, nell’azione pratica, applicare volta a volta il metodo liberale, il democratico e il socialista, prestando il fianco alla critica di incoerenza degli avversari superficiali. Il fascismo fa questione di fini, e pertanto anche quando adopera gli stessi mezzi, proponendosi un fine profondamente diverso, agisce con spirito diverso e con diversi risultati. E nella concezione dell’essenza della società e dello Stato, dei suoi scopi, dei rapporti fra società e individui, il fascismo rigetta in blocco la dottrina derivata più o meno direttamente dal giusnaturalismo del XVI, XVII, XVIII secolo, che sta a base dell’ideologia liberale-democratica-socialista…Per il fascismo il problema preminente è quello del diritto dello Stato e del dovere dell’individuo e delle classi; i diritti dell’individuo non sono che riflesso dei diritti dello Stato, che il singolo fa valere come portatore di un interesse proprio e come organo di un interesse sociale con quello convergente. In questa preminenza del dovere sta il più alto valore etico del fascismo” (Cfr. La Formazione Fascista dello Stato, ristampa anastatica a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, qui )

La dote di sintesi manifestata da Rocco, estensore di questa esposizione della teoria fascista dello Stato, è senza pari. Chiarissimo risulta il concetto sull’antitesi rappresentata dalla concezione fascista rispetto a TUTTE le altre presenti nel pensiero politico contemporaneo, e tutto ciò a rigor di logica. Poiché chiunque dissenta SOLO NEL METODO, rispetto a forme politiche particolari, tutte facenti capo alla concezione giusnaturalistica e individualistica dei secoli che vanno dal XVI al XVIII, NON PONE IN ESSERE UN VERO CAMBIAMENTO, NE’ UNA CONCRETA CONTESTAZIONE del Sistema politico vigente. Anzi, più o meno esplicitamente, ne riafferma la validità, criticandone casomai solo l’attuazione presumibilmente non “verace” realizzata da alcuni soggetti politici concorrenti. Precisamente quanto si svolge sotto i nostri occhi, a cominciare dalla “contestazione” pilotata dai pentastellati del comico Grillo (e della Azienda Casaleggio e Associati), per poi proseguire con l’approdo ultimo del “sovranismo europeo”, capeggiato da vari personaggi (la Lega di Salvini, il Front National di Marine Le Pen, etc. etc.) cangianti nei colori politici, ma uniti nella prassi concreta che riconosce nelle democrazie liberal-parlamentari l’unica forma di governo politicamente accettabile. In questo filone, va collocato anche lo “sviluppo coerente” del movimento social-democratico “Casa Pound Italia”. Tale soggetto politico, sebbene numericamente marginale nei consensi, rappresenta fedelmente, ad un livello quasi paradigmatico, il percorso ideale obbligato e pilotato dal sistema pluto-massonico antifascista e riservato nei suoi piani ai presunti emuli del fascismo. Poiché, seguendo fedelmente la “via dell’inferno” già tracciata per i loro padri del fu Movimento Sociale Italiano e alimentando la storia delle “correnti politiche interne” (un esempio recente, qui), che all’indomani del congresso di Fiuggi si sarebbero frammentate (con le sfumature di “destra” e “sinistra” dei vari atomi dell’area di destra radicale), codesto gruppetto giunge così al traguardo (quello prestabilito dai burattinai atlantici fin dal 1945 per tutti i reduci fascisti!) della propria parabola intra-sistemica, proclamando, insieme a tante altre figure retoriche utilizzate nel corso degli anni, tutte ugualmente distanti anni luce dalla verace concezione fascista, la propria volontà di riconoscersi nella cornice politica fissata dall’attuale Costituzione italiana (che rende succube il popolo italiano degli occupanti statunitensi!), ritenuta positivamente quale valore politico imprescindibile, facendosi poi alfiere del pensiero economico Keynesiano (tali rilievi sono stati parzialmente esposti anche da studiosi storici e politologi antifascisti quali Renzo De Felice, Emilio Gentile o Giuseppe Parlato). Dimostrando così, in breve, che lo “specchietto per le allodole fesse” del cosiddetto “fascismo del terzo millennio”, tanto spesso rivendicato da costoro, sarebbe rappresentato proprio da codesta “evoluzione social-democratica” di cui essi si fanno latori (ne abbiamo parlato qui). Ovviamente, senza mai accantonare il tradizionale ruolo di puntello della vulgata antifascista, con gli schiamazzi e le risse ad orologeria, chiaramente non solo verbali, sfocianti nelle “manifestazioni”, negli scontri tra fazioni, addirittura tra membri della stessa “area” (rispolverando le storiche dispute delle correnti socialiste nazionali del MSI). Naturalmente senza lasciare in disparte il Socialismo Tribalista (fatto di sfumature razzistiche o esoteriche a tinte nazistoidi) frutto della volontà di mantenere un profilo il più possibile ambiguo, accettando così di incarnare e perpetuare il ruolo di eterni “ratti della politica” (un ruolo che al sistema antifascista fa comodo e che politicamente”paga”! [vedi qui]), già affidato da decenni a tutto il cosiddetto neofascismo da quella gigantesca cloaca che costituisce il sistema demo-plutocratico antifascista Italy-ota “made in USA”, che così facendo ha davvero realizzato quell’ostacolo insormontabile capace di impedire la riaffermazione del Fascismo a livello ideologico-politico in Italia, e dunque in Europa e nel mondo! (QUI)

Dunque, dicevamo del nuovo guru Keynes! …così l’economista inglese sul versante socio-economico, adesso incarna il ruolo di novello “duce del nuovo Millennio“, eletto come tale dagli autoproclamati “evolutori” sedicenti “fascisti del terzo millennio”! Tanto quanto sul versante politico l’altro ispiratore sarebbe il teorico russo Dugin, con la sua “IV teoria politica”, di cui abbiamo già scritto suo tempo (qui). Ovviamente, questa “svolta intra-sistemica”, risulta funzionale ai vari soggetti presenti nel panorama politico internazionale multiforme dell’autoproclamato fronte sovranista, dove le tinte politiche ed i metodi differiscono, ma TUTTI finiscono per concordare nel ritenere intangibile il modello liberal-parlamentare contiguo al liberismo economico. Nulla di diverso, rispetto a ciò che anche Benito Mussolini, come abbiamo avuto modo di leggere per bocca del suo collaboratore Rocco, aveva già “evidenziato”, non mancando però, a sua volta, di rilevare ulteriormente nei “Taccuini mussoliniani” dettati ad Yvon de Begnac che “…prima ancora che la cultura economica di Keynes indicasse nell’ingresso dello Stato entro il devastato campo dell’imprenditoria privata la via d’uscita alla crisi del 1929, abbiamo fatto quel che egli, poi, consigliò agli inglesi e agli americani”! Si tratta della “perenne riproposizione” alle masse del Socialismo da un lato e del Liberalismo dall’altro, ovvero degli eterni cani riottosi che si mordono la coda, entrambi però saldamente al guinzaglio della plutocrazia mondialista. Dugin, sulla scorta dei padri del nazional-socialismo (tale movimento politico ha avuto percorsi diversi da quelli erroneamente associati ad Adolf Hitler, che non ne fu il fondatore! In merito andrebbe letto il saggio di George L. Mosse, Il razzismo in Europa – dalle origini all’Olocausto) ha sintetizzato la sua visione tribale di Socialismo “Comunitarista”, radicata nella storia politica del movimento filosofico ottocentesco che rivendica in pieno. Keynes è il “figlio europeo dell’opzione pseudo-corporativa”, cioè svuotata del suo essenziale contenuto etico-morale spirituale: la Dottrina del Fascismo! Egli fu (come chi oggi lo rievoca dimentica di osservare!) un precursore della “federazione paneuropea”, con differenze significative rispetto a quella attuale, ma con fini identici. Infatti, preconizzò l’avvento di una “moneta unica condivisa”, ma volle ipotizzare la permanenza della produzione di deficit da parte degli Stati, per rendere il meccanismo economico “dinamico” e auto-rigenerante, restando però saldamente ancorato alla cosiddetta economia di mercato. Lo Stato, nella visione keynesiana, ha un ruolo fondamentale nell’assorbire le crisi cicliche, incarnando il ruolo meccanico di “stampella”, intervenendo cioè con iniezioni di danaro e ovviamente con la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa (qui). A fronte di queste idee, possiamo certamente trarre alcune conclusioni. L’opzione “nazional-socialista”, a cominciare dai suoi teorici principali, parte dal presupposto preciso che il “liberalismo” viene considerato come una “fase rivoluzionaria necessaria”. Del resto questo presupposto è presente anche nella filosofia marxista. Ciò che differisce è lo sviluppo successivo per il Nazional-Socialismo da un lato e per il Socialismo “reale” dall’altro. Mentre il Nazional-Socialismo riconosce la validità dei fondamenti economici del Liberalismo, volendolo solo “correggere e sviluppare nel senso di una visione tribale comunitaria” della società, il Socialismo “reale” reputa tale scelta colpevolmente non risolutiva, ma compromissoria. Dunque, esso vuole addivenire alla Società Comunista, ovvero la società in cui i beni e la produzione sono in mano ai burocrati, presunti rappresentati dell’unica Classe sociale degna di esistere, ossia il cosiddetto “proletariato”; la cui “dittatura”, fondata sulla guerra di classe, rappresenterebbe il “metodo giusto” per ottenere il godimento del profitto derivante dalla produzione, distribuita secondo le norme del Burocrate Comunista. In tal senso il Socialismo “reale” costituisce la perfetta evoluzione figlia della rivoluzione liberale. Ecco quali sono le teorie “innovative” che in definitiva vengono riprese e sviluppate nell’odierno contesto politico globale. Quella Nazional-Socialista, da parte dei finti “contestatori”; quella “liberale”, da parte dei “governanti”… mentre l’opzione comunista è finita condannata dalla Storia nella discarica politica delle utopie irreali. Ma, sebbene si parta da due presupposti concreti che a livello politico e solo relativamente alla parte critica da essi sviluppata, risultano parzialmente condivisibili (la disuguaglianza sociale e lo sfruttamento dei potenti sui deboli, ha ovviamente una sua base nella realtà, tanto quanto risulta ineccepibile il rifiuto dell’annullamento della personalità individuale e della soppressione del godimento dei frutti derivanti dalle proprie fatiche), il vero problema che mostra la miopia fallace di tali concezioni è quello relativo al FINE del vivere civile. Poiché esse, in ultima istanza, incentrano il loro messaggio politico sull’individuo considerato in modo astratto che, a sua volta, si prefigge, di fatto, esclusivamente lo scopo ultimo del “godimento dei beni materiali”, con metodi diversi ma complementari. Per questo motivo, entrambe FALLISCONO SEMPRE!. Così, anche la visione nazional-socialista, come quella liberale, diventa garanzia primaria dell’economia “di mercato”, affinché questa possa godere di una valvola politica di “sfogo” ciclica e possa lasciare inalterate le possibilità di speculare della plutocrazia e dei suoi burocrati-tecnocrati, che si manifestano in frangenti diversi, nascondendosi e rimanendo presenti nell’ombra quando serve.

Invece, secondo quanto già rilevato in un nostro precedente articolo, il sistema corporativo fascista… “nega la natura­lità delle leggi economiche e non riconosce il principio del meccanismo degli equilibri. Con maggiore senso della concretezza storica dell’economia e in base al con­cetto finalistico e spirituale dell’ordine economico, esso condanna l’organizzazione internazionale liberale dell’economia e propugna l’intervento dello Stato nella disciplina della bilancia com­merciale. Il socialismo trasferisce il presupposto internazionalista del liberismo dal campo economico al campo politico e assegna all’internazionale operaia lo scopo di distruggere la società capitalista. L’ordine corporativo nega in pieno anche l’internazionale socialista. A differenza del commercio interno, che trova nel­l’ordine corporativo l’autodisciplina delle categorie sen­za che lo Stato sia esso stesso soggetto economico, nel commercio internazionale, secondo l’ordine corporativo, il solo soggetto economico è lo Stato, perchè soltanto lo Stato, nei rapporti con l’estero, può garantire la piena rispon­denza tra l’ordine interno della produzione e il com­mercio internazionale. L’ordine corporativo annulla, pertanto, (una volta rifiutato il prin­cipio dell’equilibrio meccanico della bilancia com­merciale) il libero scambio con l’estero, che è uno dei postulati del sistema liberale”.

Di più, il corporativismo fascista… “afferma che l’ordine e­conomico è sempre ordine politico. Dunque, non si tratta di modificare il sistema, ma di sostituirlo radicalmente. Lo Stato, con il costituirsi unico soggetto economico nei rapporti economici internazionali, non ha di mira la protezione di una determinata industria, ma la difesa del sistema totale dell’economia nazionale, in modo da sta­bilire una bilancia internazionale tale che la Nazione non sia debitrice degli altri Paesi, cioè che essa non si avvii verso un progressivo impoverimento. Infatti, se la bilan­cia commerciale di uno Stato è sfavorevole, lo Stato è co­stretto, per coprire l’eccedenza delle importazioni, a mandare all’estero metalli o divise, cioè a diminuire la ricchezza nazionale, togliendo la base aurea alla moneta cartacea. La diminuzione della riserva aurea fa perdere alla moneta la base del suo valore e la espone alla speculazione e all’egemonia dei Paesi finanziariamente più forti. Tale debolezza economica e finanziaria si ri­solve in debolezza politica e porta non alla collaborazio­ne tra le varie Nazioni, ma all’egemonia di una Nazione sulle altre. Ecco ciò che il liberismo non considerava, immaginandosi un mondo, che, governato dagli egoismi contrastanti dei vari Paesi, ad un certo momento, per un taumaturgico meccanismo, si trovava tutto equilibrato e pacificato. È precisamente questo meccanismo, nei rapporti in­ternazionali, o nel commercio interno, che nega l’or­dine corporativo, e con un più vivo senso della realtà, sa benissimo che esso, proprio in base al principio del­la selezione naturale, si risolve nel predominio economi­co e politico degli Stati forti sugli Stati economicamente meno dotati. Da qui la necessità, posta dall’ordine cor­porativo, che lo Stato disciplini gli scambi con l’esterno mediante il controllo delle dogane e con l’incoraggiamento della produzione nazionale”… dunque, ECCO PERCHE’ TEMONO IL FASCISMO!

Certamente ribadiamo, come emerge dalla presente trattazione e dall’intera attività culturale svolta dalla nostra associazione e come già era stato patrimonio della concezione spirituale dello Stato a Roma, in epoca classica e cristiana, che anche nella concezione politica del Fascismo il corporativismo… “è un caposaldo dello Stato fascista, che qui si lascia di nuovo dietro le spalle il socialismo e il liberalismo insieme. Ma se, da questo si vuol dedurre che l’originalità e importanza dello Stato fascista sia tutta in questo punto, nell’aver immessa una “coscienza statale” nel giuoco degli interessi materiali che governano l’economia di un Paese, c’è l’evidente pericolo di fare del Fascismo un’antitesi, sì, del comunismo e bolscevismo, ma sullo stesso piano. Insomma: economia, etica, politica sono, bensì, legate indissolubilmente nello Stato fascista, ma non per questo l’una è la stessa cosa dell’altra”… (Armando Carlini, FILOSOFIA E RELIGIONE NEL PENSIERO DI MUSSOLINI, 1934, INFC, qui)”. Anzi, come espresse chiaramente lo stesso MUSSOLINI… “per fare il corporativismo pieno, completo, integrale, rivoluzionario, occorrono tre condizioni. « Un partito unico, per cui accanto alla disciplina economica entri in azione anche la disciplina politica, e ci sia al di sopra dei contrastanti interessi un vincolo che tutti unisce, in fede comune. « Non basta. Occorre, dopo il partito unico, lo Stato totalitario, cioè lo Stato che assorba in sé, per trasformarla e potenziarla, tutta l’energia, tutti gli interessi, tutta la speranza di un popolo. « Non basta ancora. Terza ed ultima e più importante condizione: occorre vivere un periodo di altissima tensione ideale”. (Per lo Stato corporativo, novembre 1933.) Dunque, rimarcava il teorico politico e giurista Carlo Costamagna, in riferimento allo Stato Nuovo fascista… “In questo tipo di stato, come già si è accennato, il corporativismo non è affatto il criterio esclusivo adottato per la ricostruzione generale del sistema del governo, ma soltanto l’apparecchio per il quale, utilizzandosi la competenza di formazioni speciali, corrispondenti alle diverse categorie professionali, si attua una politica economica e una politica sociale, in termini ignoti al pensiero individualistico che tali scopi aveva abbandonato all’ autonomia degli individui. Il «corporativismo fascista» si oppone e si contrappone, di conseguenza, a tutte le dottrine corporative, esaminate precedentemente, a cagione del valore totalitario e integrale e quintessenzialmente politico che esso professa dello stato”… (C. Costamagna, DOTTRINA DEL FASCISMO”, 2 ediz. 1940, Parte seconda – la definizione dello Stato)

Ma ritornando all’attuale situazione desolante, forse – e ciò vale solo per chi non vuol guardare in modo oggettivo la situazione politica attuale – sembrerà una esagerazione l’affermare che lo scenario politico in cui viviamo, soprattutto durante le crisi cicliche, sia frutto di una scientifica ed accurata preparazione etero-diretta da una esigua minoranza di speculatori affaristi protetti militarmente dal gendarme statunitense. Eppure, ormai è sempre più chiaro che il potere dell’elite globalista pluto-massonica, ha predisposto tutto. Non c’é alcun complotto, bensì, come ormai riconoscono anche molti osservatori ideologicamente lontani anni luce dal fascismo, un’analisi spassionata e realistica di fatti e circostanze inoppugnabili.

In un contesto del genere in cui, da parte dei governi europei cosiddetti “democratici”, si arriva appositamente ad intimidire il popolo con tutti i mezzi a disposizione, “minacciando 200 per ottenere 60” (quel che è il reale obiettivo!), il cittadino medio vessato dall’apparato politico dominante, ormai disgustato dai partiti tradizionali arrivati ad un livello di corruzione e servilismo verso le oligarchie finanziarie scandalosamente palese e inaccettabile, illuso dai finti sovranisti, guarderà ad essi come alla panacea di tutti i mali della società! E così i sacrifici imposti al popolo col “60” ottenuto da questi “salvatori” della baracca, a fronte del 200 ufficialmente richiesto dalla precedente nomenclatura politica, sembreranno al popolo stesso un traguardo ed una conquista! In tal modo, senza che le masse nazionali e popolari si siano rese conto del vero e proprio gioco delle parti consumato sulla loro pelle dai personaggi presenti in un simile contesto politico incancrenito, tutti asserviti alla stessa ignobile oligarchia finanziaria, i fondamenti e le possibilità per la tecnocrazia al soldo della lobby pluto-massonica saranno pienamente garantiti e in questo contesto essi potranno proseguire nella gestione del mondo, basata sulla prepotenza e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Questa è la tecnica politica di già utilizzata negli scenari che popolano la cronaca odierna. Alcuni esempi:

  1. La “protesta dei “Gilet Gialli” in Francia. Come ogni “protesta democratica” che si rispetti, sfocia in caos e violenza diffusa. Questo attraverso l’opera diretta dei governanti, che infiltrano continuamente le aggregazioni sociali per delegittimare la loro protesta e fanno leva sull’incapacità cronica delle masse politicamente diseducate all’unione, di respingere spontaneamente la disgregazione. In questo modo viene garantito il fallimento degli stessi presupposti della protesta. Con l’aiuto dei media schiavi del potere costituito, si può così far fallire la protesta e spegnerla gradualmente, tra la violenza urbana e lo sfaldamento sociale interno.
  2. La fase finale della guerra in Siria. Esempio perfetto e tragico di “concomitante creazione del problema e della soluzione”, da parte degli stessi “padroni del discorso”. In Siria sono stati creati dall’esterno i dissidenti fasulli delle cosiddette “primavere arabe” al fine di contestare il governo legittimo; sono stati armati e addestrati dallo stesso “Occidente libero e democratico” che piange ipocritamente le “utili” vittime dei suoi stessi servi. Il tutto è necessario per ottenere “l’ormai famoso 60” di cui scriviamo. Per questo la Siria ormai è stata destabilizzata, anche se non definitivamente sconfitta. Questo è lo scenario idoneo a far proseguire le azioni criminali alle potenze locali e internazionali per ottenere i propri interessi. Stesso discorso per le “altalene” nelle dichiarazioni dell’attuale presidente americano che risultano utili allo stesso scopo.
  3. Maduro e l’ingerenza cronica negli affari interni alle zone di influenza. Il caos venezuelano, con la vicenda della guerra civile scatenata dall’ascesa di Maduro, ovviamente anche questa etero-diretta dai “buoni e democratici” statunitensi,  è emblematico della realtà di ciò che abbiamo fin qui descritto. Anche in questo caso, poggiandosi sulla cronica incapacità delle idee nazional-socialiste in salsa latino-americana, di sviluppare una concezione unitaria e identitaria forte, si è potuto generare il caos politico, humus fondamentale per inserirsi direttamente nella direzione della situazione da parte della plutocrazia targata USA. Esempio non dissimile da quanto è già accaduto con Cuba, quando in un primo tempo Castro pareva attratto dal Fascismo di Josè Antonio Primo de Rivera e tutto il mondo ispanico poteva espandere una concezione realmente alternativa; la “salvezza” però (per chi tiene i fili)  arrivò con la logica dei “due blocchi” e con la dipendenza “forzata” per le esperienze latino-americane di dover optare per il Socialismo marxista incarnato dall’Unione Sovietica. Un’ottima soluzione per la plutocrazia, che “creando un nemico” intrinsecamente debole a livello etico e morale, può garantirsi la possibilità di distruggerlo a tempo debito, e nel caso cubano, mancando il petrolio, si è preferito soffocare lentamente il morituro.
  4. Chiudiamo con i “sovranisti nostrani”. Da più parti, infatti, si sta cominciando a constatare con amarezza (un esempio qui e qui) ciò che anche in questo scritto “IlCovo” denuncia già da anni. Adesso in molti restano sbigottiti nell’osservare come il “governicchio” del cosiddetto cambiamento si rimangi puntualmente TUTTE le promesse in materia di “sovranismo anti-Ue”. Ma il problema, lo ribadiamo, è che in tutti questi casi, codesti soggetti rimangono saldamente ancorati al costituzionalismo demo-liberale e dunque le stesse lagne sparse ai quattro venti da costoro hanno un valore nient’altro che retorico… soltanto fumo! Così il cerchio si chiude ritornando al contenuto di ciò che abbiamo fin qui osservato.

In conclusione va riaffermata con serena certezza la validità del motto…O ROMA O IL NULLA!  Parafrasando quel che disse Mussolini nel 1932 al popolo di Milano, oggi più che mai « L’antitesi in cui si divincola la civiltà contemporanea non si supera che in un modo: con la dottrina e con la saggezza di Roma! ». Poiché per noi fascisti de “IlCovo” risulta del tutto evidente che alle operazioni economiche e politico-sociali, attuate a livello globale quotidianamente dalla minoranza criminale pluto-massonica contro gli interessi di interi popoli e nazioni, può opporsi validamente soltanto l’affermazione dell’unica vera teoria politica capace di contrapporsi al disastro mondiale imperante, la sola in grado di poter agire concretamente a beneficio di tutte le genti: l’alternativa costituita dalla Civiltà Fascista… MEDITATE! E’ ORA DI PRENDERE COSCIENZA DEL PROBLEMA E REAGIRE DA VERI CIVIS ROMANI!

IlCovo

Lascia un commento

(O)perazione (N)egazionismo da parte dei (G)overni: la tragica sceneggiata continua!

Risultati immagini per schiavitùProsegue la farsa – che si confonde con la tragedia – della menzogna planetaria come metodo di assoggettamento e di oppressione di nazioni e popoli. A tener banco continuano ad essere le associazioni private patrocinate dai governi della N.A.T.O.  che di fatto si rivelano uno strumento di pressione e di attuazione dei piani della plutocrazia globalista e che sono esattamente il contrario di ciò che proclama la loro sigla “Organizzazioni Non Governative“. Esse, attraverso un indegno mercimonio, guadagnano FIUMI di danaro e allo stesso tempo consentono il piano di assoggettamento politico-economico scientemente organizzato ed attuato di quella che fu l’Europa ( ONG, ECCO A CHI VANNO I SOLDI DELLA “UE”).  Eccovi alcuni approfondimenti (che non troverete mai nei media ufficiali, TUTTI mentitori spudorati asserviti alla plutocrazia usuraia) e che riguardano tale indegna sceneggiata, rivestita di “umanitarismo” fasullo che NEGA la vera realtà dei fatti:

RASSEGNA STAMPA

Risultati immagini per negazionismoMa, in tema di “memoria corta”, ricorrendo la “giornata del ricordo”, anche altri negatori si spendono in indegne strumentalizzazioni politiche e disgustose speculazioni pseudo-storiche sugli STERMINATI italiani, vittime a suo tempo della PULIZIA ETNICA titina (ebbene sì!) iniziata già nel 1943, e proseguita a lungo, fino al famoso “esodo” delle popolazioni Istriano-Dalmate, che di fatto rappresentò una DEPORTAZIONE. I cosiddetti “eredi dei partigiani”, nell’anno del Signore 2019 (!!), negano che lo sterminio degli Italiani ad opera degli Slavo-Comunisti sia mai avvenuto! Ma tale NEGAZIONISMO, ovviamente, non è colpito da nessun provvedimento di polizia! Anzi! Si organizzano apposite conferenze (Foibe, i familiari delle vittime: “Cancellate il convegno di Parma”) proprio per NEGARE la realtà storica, testimoniata anche dagli stessi cadaveri ESTRATTI dai ricercatori sui siti di alcune della tante fosse comuni a cui sono state adibite le cavità carsiche giuliano-dalmate denominate Foibe, a testimonianza simbolica dell’avvenuta mattanza. Gli Italiani trucidati sono decine di migliaia, una pulizia etnica variata in proporzione alle zone interessate. MA gli odierni “PARTIGIANI” della centesima ora della cosiddetta “A.N.P.I.”, POSSONO NEGARE QUELLO CHE VOGLIONO. La realtà è che le “leggi a senso unico sul negazionismo”, sono solo dei pretesti di natura politica per tappare la bocca agli avversari di turno dello status quo, prima ancora di essere delle idiozie giuridiche. Infatti, questi “neo-partigiani negatori”, vengono e devono essere svergognati dagli argomenti e dalla storia! Cosa che dovrebbe valere anche per gli stolti che negano l’avvenuta persecuzione degli ebrei. Come diciamo da sempre, è bene che nella ricerca storica debbano parlare i FATTI ED I RICERCATORI, NON I GIUDICI E LE POLIZIE! Ma si sa: questo è il “regime liberale e democratico” dove le leggi non sono mai uguali per tutti e dove alcuni sono sempre più “uguali” di altri! Ecco alcuni approfondimenti:

RASSEGNA STAMPA

Lascia un commento

FASCISMO CONCEZIONE POLITICA RELIGIOSA!

simbolo art. stato fasc.

Nella ricorrenza del novantesimo anniversario della firma dei “Patti Lateranensi”, stipulati l’11 febbraio 1929, la “Biblioteca del Covo” ripropone ai lettori il nostro scritto sul FASCISMO COME CONCEZIONE POLITICA RELIGIOSA (QUI), che risulta fondamentale tanto per la comprensione integrale della Dottrina fascista, quanto in relazione alla vera natura dei rapporti politico-ideologici tra il regime di Mussolini e la Chiesa Cattolica Romana. Come scrisse il filosofo fascista Armando Carlini“il Fascismo è il principio di una nuova sintesi politica e culturale, in cui, prendendo a paragone un’ellissi, la tradizione romana dell’autorità sia politica che ecclesiastica, rappresenterà i due fuochi.” Dunque, come avevamo già rilevato in un precedente articolo (QUI), Fascismo e Cattolicesimo costituiscono entrambi i “fuochi dell’ellisse”,  le sole e vere autorità rappresentanti universalmente la Civiltà Romana e italiana, l’una nel dominio temporale, l’altra in quello spirituale, poiché ambedue traggono origine dalla medesima Filosofia Spiritualista e dalla stessa Civiltà …e, dulcis in fundo, non a caso, entrambe globalmente avversate ed attaccate senza esclusione di colpi dagli stessi nemici!

scatto-4

Ed in verità, il regime mussoliniano storicamente qualificò il Fascismo a livello ufficiale, in tutte le circostanze, come “concezione politica religiosa integrante il cattolicesimo romano”, benché negli ultimi anni, sulla scorta dell’interpretazione storiografica del ricercatore antifascista Emilio Gentile, tale aspetto venga confuso volutamente dagli storici contemporanei con l’ambiguo e fuorviante concetto di “religione della politica”, nel solco di quella che già fu la definizione del liberale Don Luigi Sturzo (non a caso fondatore del Partito popolare e padre della “democrazia cristiana”) che qualificava erroneamente il Fascismo come “statolatria pagana” in concorrenza ed in contrasto, sia sul piano religioso che sul piano dei valori morali, con la Chiesa Cattolica. Quel che abbiamo rilevato nella nostra ricerca focalizza brevemente i nodi salienti di tale importantissima questione, fornendo elementi qualificanti che smentiscono in modo risolutivo un tale pregiudizio immotivato e le forzature interpretative connesse ad esso. Ai nostri lettori non resta che scaricare gratuitamente il testo ed a noi, invece, non rimane che augurare loro una buona lettura!

IlCovo

1 Commento

La Biblioteca fascista del Covo!

 

marchio_biblioteca_del_covo01_completo

La collana editoriale “Biblioteca del Covo – scritti dottrinali e politici del Fascismo”, dal 2013 ristampa opere del P. N. F. e dei principali teorici fascisti del Regime, inerenti documenti originali del “ventennio”, spesso assai rari, libri ormai tutti fuori catalogo sul mercato editoriale e non sempre di facile consultazione nelle biblioteche pubbliche. Testi che è necessario salvare e divulgare per la loro importanza ai fini della corretta comprensione storica e politica del regime mussoliniano. Una necessità per tutte le menti libere e pensanti, che mostra il carattere dell’assoluta inderogabilità in un epoca come la nostra, segnata dal crollo generalizzato delle utopie fallaci dei regimi marxisti e dall’odierna e irreversibile crisi materiale e morale prodotta dai sistemi liberali con la globalizzazione. Fenomeni che hanno favorito lo sviluppo di una “nuova egemonia” politico-culturale; dove il marxismo filosofico-politico ha ceduto il passo al dogma del “progressismo democratico”, che nelle sue varie forme, da quelle figlie del “liberalismo classico” a quelle vicine alla social-democrazia, permea ormai l’intera società occidentale, generando l’ennesimo assioma antifascista indiscutibile. Dove all’ombra di tale pensiero unico, viene imposta codesta presunta “verità calata dall’alto” e dove l’apparente scontro tra la “scuola liberale” e quella “marxista” (relativa alla “vulgata antifascista” di defeliciana memoria), si è andato esaurendo in una diversa ma sempre martellante demonizzazione del fenomeno fascista, i cui effetti nefasti, come ci mostra in modo desolante l’attualità recente, si manifestano addirittura nel varo di apposite norme legislative persecutorie. Leggi di fatto limitanti la libertà di pensiero (qualifica negata da chi gestisce il potere costituito, che ha deciso in modo arbitrario di considerare il Fascismo sempre e solamente un “crimine” e giammai quale pensiero politico legittimo), evidentemente frutto di decisioni prese da un potere politico arrogante e timoroso, il cui intento palese è quello di intimidire gli studiosi indipendenti. Tutto ciò al fine di impedire gli sviluppi di una seria ricerca come la nostra, che faccia piena luce sulla natura e gli scopi del movimento mussoliniano, senza pregiudizi e moralismi ipocriti di sorta e senza indulgere verso false interpretazioni precostituite di comodo, favorevoli agli odierni equilibri della politica. Pubblicando altresì studi storici originali relativi all’ideologia del Fascismo, la “Biblioteca del Covo” fornisce in tal modo un’autorevole strumento di conoscenza e riflessione storico-politica indipendente, un unicum nel panorama editoriale italiano, europeo e mondiale, apprezzato anche in ambito accademico internazionale; un ausilio indispensabile nel campo della ricerca storica e politologica sul Fascismo, capace di produrre prove documentate e oggettive che contribuiscono ulteriormente a rendere identificabili univocamente i tratti ideologici essenziali dell’identità fascista, senza perciò indulgere in interpretazioni contingenti frutto di propaganda politica interessata ai fini di strumentalizzazioni di tipo elettoralistico.

Sul sito dell’editore LULU.COM è possibile visionare tutti i titoli attualmente disponibili, usufruendo fino al 7 febbraio 2019 dello sconto del 50% sulle spese di spedizione inserendo il codice ONESHIP.

 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

Lascia un commento

LA “GIORNATA DELL’AMNESIA”: quegli ebrei sterminati “scomodi” e ignorati da tutti!

Risultati immagini per amnesiaI lettori assidui della “Biblioteca del Covo” conoscono bene le nostre inchieste in merito alla cosiddetta “Giornata della memoria” et similia (l’ultima, in ordine di tempo è QUI). Abbiamo, da sempre, denunciato la strumentalità di tali “date comandate”, che purtroppo risultano essere lontane anni luce da ogni intento realmente pedagogico-educativo positivo, riducendo il tutto a forzoso indottrinamento di massa. Poiché tale evento è in realtà degradato a cavallo di Troia della peggiore politica, per veicolare interessi di parte, a tutto danno di quella memoria, che pure, ipocritamente, si dice di voler “onorare” e che invece, di fatto, è volutamente ignorata, a mezzo della parzialità unilaterale dei fatti raccontati che non rende giustizia né alla verità storica né alle vittime. In tal modo, la versione diffusa ufficialmente risulta tendenziosa e pertanto falsata, mostrando di conseguenza quanto i gestori ufficiali di tale evento mediatico siano totalmente indifferenti alla reale dimensione morale dell’ “insegnamento basato sulla storia”. Ogni fatto risulta distorto, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore, falsificato a bella posta, per stabilire la permanenza del pregiudizio ideologico antifascista, atto a garantire ad alcune fazioni di interesse politico ed economico, la possibilità di rimanere saldamente al comando del sistema che ci governa.

Basandoci sul fondamento della nostra attività, che è primariamente da sempre la ricerca critica della verità storica dei fatti, senza perciò indulgere in falsi moralismi di sorta, vogliamo quest’anno dare ulteriore seguito alle nostre ricerche. Come di consueto, noi fascisti de “IlCovo” non ci limitiamo ad affermare un assunto, ma lo dimostriamo e lo mettiamo in pratica. Ebbene, vogliamo occuparci, dal punto di vista storico, delle vittime. Coloro che davvero, fuori dalla speculazione politica e propagandistica, hanno subito la violenza dell’ingiustizia ed hanno patito persecuzione e morte, a causa di pregiudizi e in virtù della funzione sociale di “capri espiaotori” assegnata loro da alcune “elites” al comando.

Nella valutazione critica dei fatti, non possono mancare le considerazioni sulla proporzionalità e sulle differenze concrete che ne determinano una diversa analisi sia in sede di giudizio storico che riguardo il giudizio morale. Ad esempio, lo sterminio è diverso dalla segregazione; l’espulsione di una minoranza è diversa da una persecuzione sistematica; la discriminazione politica è diversa dalla deportazione di massa; una campagna politica è diversa da una campagna militare o poliziesca; e così di seguito. Se queste valutazioni sono necessarie dal punto di vista storico per comprendere i fatti e analizzarli correttamente, risultano ancor di più fondamentali nelle Scienze Politiche, per comprendere il fine primo ed ultimo di tali atti. Si tratta di tradurre in pratica la “legge generale” in merito alle Cause di un atto ed ai suoi effetti. Seguendo rigidamente questa impostazione, possiamo dire con fermezza e rigore che, come abbiamo già abbondantemente dimostrato, le “Leggi per la difesa della razza Italiana”, emanate nel novembre del 1938 dal governo Fascista, appartengono senza ombra di dubbio alla categoria della “Campagna politica”, che ha generato una discriminazione all’interno delle stesse categorie oggetto delle leggi, anch’esse considerate dal punto di vista politico. Oggetto di quelle leggi era la distinzione tra quelli che venivano considerati pienamente cittadini Italiani, avendone i titoli, e tutti gli altri soggetti considerati quali “stranieri”. Tutti i “non-italiani” erano considerati “stranieri”. I titoli per esser considerati italiani, e dunque non essere separati dai detentori della piena cittadinanza politica, erano contemplati e rinvenibili in elementi politici non razziali (si legga al riguardo il nostro studio su RAZZISMO FASCISTA E QUESTIONE EBRAICA). Alla definizione giuridica di “cittadino straniero” seguiva una separazione pratica e una considerazione di “cittadinanza apolide” se il cittadino permaneva all’interno del territorio nazionale, negli altri casi l’obbligo di emigrare fuori dal territorio metropolitano italiano, ma non dalle colonie. Gli apolidi, nel caso dei cittadini ebrei, venivano considerati come una comunità straniera. Quindi, soggetti a restrizioni particolari in vari ambiti, ma capaci di dotarsi di propri istituti autonomi vigilati dallo Stato.

Diverso è il caso inerente le “Leggi per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” (qui), ove vi è una definita e netta separazione razziale tra la comunità tedesca e tutte le altre, a cominciare da quella ebraica. I principi informatori delle due leggi qui prese in esame, erano sostanzialmente e nettamente diversi. In un caso, quello Fascista, si partiva da una polemica politica, quella anti-sionista (vedere qui); nell’altro, quello nazionalsocialista, si partiva da un principio razzistico strictu e latu sensu. Le considerazioni morali, in base a tali fatti pocanzi descritti, sono entrambe negative. I motivi, però, sono radicalmente differenti. Il Governo Fascista sacrificò una parte della stessa minoranza ebraica, sull’altare della “ragion di stato” e della difesa e sviluppo della sua rivoluzione, essendo convinto dell’ostilità dell’ebraismo internazionale che, secondo Mussolini, dopo la guerra etiopica, si muoveva in una prospettiva decisamente antifascista, arrivando dunque a tali provvedimenti sia per motivi di politica interna che di politica estera, ossia la necessità di consolidare l’avvicinamento alla Germania, unico grande paese a voler intrattenere rapporti di amicizia col regime mussoliniano dopo il 1936, in un contesto internazionale isolazionista nei confronti dell’Italia fascista (vedi R. De Felice, “Mussolini il duce – lo stato totalitario” pp. 312 / 318). Così, attaccando la minoranza ebraica italiana a motivo del pericolo politico dovuto all’infiltrazione sionista nella comunità suddetta, pericolo le cui basi avevano dei riscontri oggettivi che lo rendevano più credibile, il Regime aveva dato adito all’emanazione di leggi “esclusiviste”, non “inclusiviste”, ovvero che partivano da un presupposto di discriminazione “generale”, per poi concedere la possibilità di significative “eccezioni”, invece che partire da un presupposto di esenzione generale, per poi escludere solo i presunti non integrati. Tale impostazione infelice fu frutto proprio di quella condizione di strumentalità che rivestivano i suddetti provvedimenti e diede adito alla pubblicistica dell’epoca di dare alcune prove di deprecabile zelo (si veda il caso del “Manifesto degli scienziati razzisti”). Di tale impostazione delle leggi, fa menzione anche un documentario storico trasmesso dalla Rai: Ebraismo e fascismo

Discorso diverso va fatto per le leggi tedesche di Norimberga, che partono da un presupposto netto, razzistico e persecutorio, strictu e latu sensu.

Detto ciò, come logica premessa a quanto andremo a dimostrarvi, le conseguenze di atti come quelli posti in essere dalla Germania nazionalsocialista non potevano essere diverse da quelle poi inveratesi. Ma Risultati immagini per NAZICOMUNISMOin pochi si sono posti una domanda capitale: da quale pregiudizio sociale è scaturita la campagna razzistica antiebraica in Europa e nel mondo? Presso quale ambito politico aveva trovato per prima cittadinanza lo stereotipo dell’ “ebreo strozzino, ladro, avido di danaro, commerciante infido”, ecc. ecc. ? Da quale concezione  politica proviene primariamente tale retorica ? Ebbene, proviene dal pregiudizio SocialistaNoi, come Associazione “ilCovo”, abbiamo più volte trattato dell’antiebraismo Socialista, intavolando anche dibattiti con alcuni Marxisti odierni (vedere “Karl Marx, La questione Ebraica, 1843“, nella discussione presente qui ). Ebbene: fu l’apostata Karl Marx a formulare la teoria sociale razzistica nei confronti non solo degli Ebrei, ma della religione strictu sensu. Attraverso questa teoria, si è arrivati alla base del pregiudizio sociale antiebraico che ha alimentato in vari modi gli altri Socialismi, da quello tribale-nazional-razziale tedesco a quello economico sovietico. Non è affatto un caso che il partito che Hitler fini col dirigere, ma che non aveva fondato, si chiamasse NazionalSOCIALISTA. Come non è un caso che Himmler abbia studiato i metodi di repressione di Lenin e il sistema concetrazionario comunista, con la relativa Polizia politica. Così come non è casuale che l’alleanza Nazi-Sovietica del 1939, abbia determinato la prassi della pacifica consegna di ebrei ai Nazionalsocialisti (quali prigionieri, dopo la concomitante invasione della Polonia. I Sovietici, all’epoca, nemmeno impedirono che i Nazionalsocialisti perseguitassero gli ebrei polacchi), e che, nel dopoguerra, l’Unione Sovietica abbia attuato un proprio piano di sterminio degli Ebrei in Russia e nei territori da essa occupati (di questo specifico evento si occupa l’ebreo  Louis Rapoport in un libro-inchiesta  che si intitola “La Guerra di Stalin contro gli ebrei”). Dunque, gli ebrei all’epoca erano di già perseguitati, concentrati ed eliminati in quanto “nemici di classe”. Così come tutte le altre minoranze religiose presenti nell’U.R.S.S., additate ugualmente quali “nemiche del proletariato”. Rapoport, nel suo minuzioso studio, ci ricorda che proporzionalmente la minoranza ebraica in Russia fu probabilmente la più perseguitata in assoluto, con circa 600.000, diconsi SEICENTOMILA morti. MORTI DI CUI TUTTI I GENDARMI DELLA MEMORIA DISTORTA ED A SENSO UNICO SI DIMENTICANO, PUR VOLENDO CELEBRARE LA “GIORNATA DELLA MEMORIA”. In tal senso, risulta di già odioso l’aver dato un contenuto razziale a tale giornata, ovvero “ricordando” esclusivamente solo una delle tante minoranze colpite durante l’ultima guerra mondiale. Ugualmente odioso è il “ricordare” avendo riguardo esclusivamente per i “numeri” delle vittime, concependo una gerarchia prioritaria di senso quantitativo, che si focalizza quasi esclusivamente sulla minoranza ebraica. Ma quanto più è odioso che si “ricordino” in modo strumentale ed esclusivamente le vittime cagionate da una sola parte politica! Infatti, le stesse vittime di religione giudaica, seppur eliminate per ordine di un “carnefice diverso” (in realtà complementare, come abbiamo visto) non hanno avuto diritto ad essere ricordate! In un articolo di cui suggeriamo la lettura (qui), si parte proprio da questo presupposto: la “selettività della memoria”, che ne determina immancabilmente la doppiezza e la strumentalità politica. Questo fa il paio con l’esecrabile pratica di tacere a bella posta gli innumerevoli atti del regime fascista rivolti alla salvaguardia degli ebrei internazionali perseguitati dall’alleato tedesco (qui), “ricordandone” invece solo i torti, veri o presunti, allo scopo esclusivo di parificare ideologicamente il Fascismo ed il nazismo, creando così la categoria artificiosa e falsa del nazi-fascismo. Tutto ciò evidenzia in modo inoppugnabile come il sistema politico pluto-massonico antifascista al potere non consideri affatto la Storia quale maestra di vita; ma quale indispensabile pretesto, un presidio irrinunciabile per la propria propaganda politica, rivolta a mantenere inalterati gli equilibri di potere ad esso più congeniali. Tali circostanze condannano senza appello tutta l’ipocrita e fasulla impalcatura mediatica legata alle ricorrenze di questo genere; nenie pretestuose degradate a vuote celebrazioni retoriche, con tanto di “commozioni a comando”, il cui inconfessabile intento è esclusivamente quello di USARE i morti per fini politici, che con la dignità umana e la giustizia non hanno nulla a che vedere! Per questo ribadiamo ancora una volta che Noi fascisti de “IlCovo”, ricordiamo e DENUNCIAMO l’ipocrisia di chi non ha mai avuto interesse per i valori morali, ma solo per il potere ed eventualmente la “borsa valori “. Oggi più che mai, soltanto la verità ci può rendere davvero LIBERI!

Riproponiamo qui la sintesi delle domande del pubblico convenuto alla nostra recente presentazione de “L’Identità Fascista – Edizione del decennale”. All’interno delle tematiche trattate, è stata dedicata un’ampia discussione proprio sul tema oggetto di questo articolo. Ecco un presidio per la diffusione della Verità:

 Sintesi delle domande del pubblico
Immagine

IlCovo

Lascia un commento

IL FASCIO LITTORIO: simbolo unico del Fascismo!

il Fascio littorio simbolo del Partito Nazionale Fascista.

Potrà sembrare incredibile e surreale, ma oltre 70 anni di menzogne storiografiche e messinscene politiche compiute dal sistema pluto-massonico antifascista (anche a mezzo di tutte le marionette di destra, centro e sinistra ai suoi ordini) nel tentativo di seppellire definitivamente in ogni modo i contenuti veraci del messaggio ideologico di cui era latore il movimento delle camicie nere, sono quasi riuscite ad occultarne definitivamente il vero e fondamentale significato ideale, in base al quale il gruppo politico rivoluzionario fondato e guidato da Benito Mussolini,  si auto-denominò Fascismo, contribuendo a cambiare la storia universale dell’umanità,

Ma perché quegli uomini si sono qualificati come fascisti? Perché il loro richiamo continuo alla Civiltà di Roma, all’unità della società ed alla giustizia sociale? Ebbene, nonostante quelle testé esposte rappresentino le domande più elementari che qualunque mente pensante, scevra da preconcetti e desiderosa di conoscere seriamente e comprendere il Fascismo prima di giudicarlo, logicamente si pone, le corrette risposte a tali interrogativi, sono proprio quelle alle quali, in virtù della mistificazione propagandistica operata dagli avversari del Fascismo, ben difficilmente le masse sono in grado di pervenire. Infatti, attribuendo alla parola “fascismo” qualsiasi significato nefando, confondendolo a bella posta col nazismo tedesco (annullandone volutamente in tal modo l’originalità politica) creando dal nulla il concetto storicamente irrealistico e ideologicamente falso di “nazi-fascismo”, anche col concorso attivo dei gruppi della destra radicale cosiddetta “neofascista”, che si sono prestati attivamente ad alimentare tale equivoco fuorviante (in definitiva è questo il ruolo assegnato dal sistema demo-plutocratico a questi gruppetti politicamente marginali ed emarginati), si sono smarrite tutte le coordinate politico-ideologiche per qualificare correttamente l’autentico messaggio politico fascista. Dunque, va detto a chiare lettere che gli uomini di Mussolini si qualificarono come fascisti avendo essi riconosciuto che i valori politico-sociali nei quali essi si identificavano, erano tutti espressi e racchiusi mirabilmente in un’unico glorioso simbolo, retaggio della nostra imperitura Civiltà italiana, erede prima di Roma: il Fascio littorio!

Come ha scritto lo storico antifascista Emilio Gentile nel suo libro più famoso, “Il culto del littorio”, qualche studioso ha sostenuto che la sovrabbondanza di simboli nel fascismo proverebbe la sua carenza ideologica. Ma una simile interpretazione riduttiva e fuorviante, sottovaluta la funzione e la potenza del simbolismo politico, poiché nella religione, come nella politica, il simbolo è sempre un’interpretazione della vita condensata in un oggetto, in una parola, in un’immagine, in un comportamento, in un luogo o in una persona. Ebbene, proprio il Fascio littorio e solo il Fascio littorio, per tutta una serie di particolari motivi che cercheremo di esporre brevemente, era in grado di condensare in una icona il fine politico del fascismo mussoliniano, quello di pervenire ad una nuova politica, ad un Uomo nuovo, una nuova Italia, in breve ad una Nuova Civiltà Universale nel solco della NOSTRA CIVILTA’ ITALIANA.

Un littore dell’antica Roma.

Ma partiamo dal principio. Due tradizioni erano diffuse a Roma sull’origine del fascio: una lo riteneva autoctono, un’altra lo ricollegava all’Etruria fissandone poi in età tarda la provenienza dalla città di Vetulonia; tale tradizione sarebbe confermata dalla scoperta fatta nella necropoli vetulo­niese di una insegna antichissima di ferro formata da una bipenne infissa in un fascio di verghe, datata alla seconda metà del VII secolo a.C. ed è il più antico fascio che si conosca. Secondo Livio e Dionigi i capi della dodecapoli etrusca avrebbero avuto diritto a 12 fasci corrispondenti alle 12 città federate; però i monumenti che rappresentano magistrati etruschi accompagnati da littori sono tutti di età romana e risalgono al massimo al III secolo a.C. A Roma il fascio sarebbe passato in età assai antica e forse è da accettare la tradizione che ne fissa la venuta durante il periodo di influenza o dominazione etrusca sull’Urbe (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo). Esso è certamente anteriore alla Repubblica perché le fonti lo considerano come attributo regio pas­sato poi ai magistrati supremi repubblicani. Il fascio romano (fascis) quale è riprodotto in una serie ricchissima di monumenti e quale lo descrivono le fonti, è costituito da un certo numero variabile di verghe (virgae) di olmo o betulla e da una scure (securis) assicu­rate a un bastone che ne costituisce il nucleo e ne forma l’impugnatura. Esso è alto da un metro a un metro e mezzo. Il numero e la grossezza delle verghe decresce dalla epoca repubblicana alla imperiale in cui esse perdono la loro funzione di strumento di giustizia. La legatura è fatta con una correggia di cuoio rosso per mezzo di avvolgimenti orizzontali alternati da pas­saggi obliqui o incrociati; essa procede dal basso in alto lasciando in alto un cappio per appendere il fascio. La scure è sempre collocata nella parte inferiore del fascio; il suo manico termina in un pomo a testa umana o di animale; la lama è di forma varia, quasi sempre inguainata in una custodia di pelle che serve a conser­varla e a proteggere il littore. I littori sono funzionari subalterni della categoria degli apparitores che rimanevano in carica a vita ed erano riuniti in corporazioni. Essi portavano sempre lo stesso genere di abito indossato dal magistrato; erano vestiti di toga a Roma e indossavano al campo il sagum rosso sopra la tunica. L’etimologia della parola littore è probabilmente da licere, cioè citare, far comparire il reo dinanzi al magi­strato. Il fascio era poi usato come strumento di giustizia: le verghe servivano per le pene minori, la scure per la pena capitale. Originariamente il magistrato poteva esercitare la giustizia a discrezione; poi il suo potere fu limitato al territorio fuori della città e solo allora i suoi fasci pote­vano portare la scure; i fasci con la scure potevano anche essere introdotti in città, in occasione del trionfo e quando occorreva punire un delitto di parricidio; in questo caso l’esecuzione, affidata ai littori, aveva luogo nel Foro. Per i delitti privati il magistrato, e quindi i littori, non intervenivano. Oltre che strumento di giustizia il fascio era l’insegna del magistrato che l’amministrava e poi prese il signifi­cato generico di insegna di potere. Accompagnando il magistrato i littori procedevano allineati tenendo il fascio sulla spalla sinistra e un bastone nella destra con cui allontanavano la folla; essi non abban­donavano il magistrato in nessuna circostanza. Il fascio era adorno di alloro in occasione di vittorie e quando il magistrato era proclamato imperator; i fasci dell’imperatore erano sempre laureati; il lauro è però comune anche nei fasci dei magistrati inferiori. Nei funerali il fascio si portava rovesciato. Il littore, oltre che ministro di giustizia, era anche apportatore di libertà: quando uno schiavo era proclamato libero il littore del magistrato che presiedeva la cerimonia lo toccava con una speciale verghetta (vindicta o festuca) alla presenza del magistrato stesso e del padrone, pronunciando una formula rituale. Oltre a quelli dell’imperatore e dei magistrati vi erano altre due categorie di littori: quelli curiatii che pare fossero di spettanza del pontefice massimo e che convoca­vano il popolo nei comizi e quelli dei vicomagistri che annunziavano le feste religiose da loro indette. Il numero dei fasci spettanti a ciascun magistrato era rigorosamente stabilito: sappiamo dalle fonti che il re ne aveva 24, il dittatore 24, i consoli 12, il pretore 6 (nella provincia ove esercitava la pretura). I promagistrati avevano lo stesso numero di fasci dei magistrati corrispondenti se il loro grado era però equivalente (p. es. gli ex—pretori che fungevano da proconsoli non ne avevano 12 ma 6). L’imperatore aveva 12 fasci con l’attributo perenne dell’alloro; Augusto e Domiziano ne ebbero anche 24. I magistrati municipali, gli augustales, i seviri avevano fasci più piccoli e privi di scure. Dopo la caduta dell’impero romano, il fascio sparisce, per risorgere, come tanti ricordi, col rifiorire degli studi umanistici, adorna figure simboliche dell’autorità statale e delle virtù pregiate dei magistrati; compare per­fino negli stemmi gentilizi (card. Mazzarino). Nuova voga ebbe nella rivoluzione francese, che si professava emula dei valori della Res-publica romana, nonché negli stati italiani da essa sorti, ma era di forma ibrida e la scure divenne un’alabarda nel mezzo delle verghe. Comparve poi talvolta nei fasti del nostro Risorgimento per indicare unità e libertà. Risorse come simbolo augusto nazionale quando BENITO MUSSOLINI lo adottò per insegna del movimento da lui fondato (1).

Il Monumento alla Vittoria di Bolzano.

Emblema fondamentale della nuova “era fascista” inau­gurata dalla marcia su Roma, il fascio litto­rio fu il nucleo portante della capillare stra­tegia simbolica di cui il regime fascista si servì nella propria azione di nazionalizzazione del­le masse e di sistematica penetrazione delle coscienze. Il termine «fascio», utilizza­to da Mussolini già nel 1915 per designare il suo raggruppamento interventista (Fasci di azione rivoluzionaria), venne ripreso dal­l’esperienza della sinistra post-risorgimen­tale, per esprimere un tipo di raggruppamento spontaneo caratte­rizzato da un’«unione di forze, piú o meno omogenee, ma tenute fortemente insieme da vincoli ideali e disciplinari, in vista di fi­ni comuni da raggiungere» (B. Mussolini, «Fascismo», in Enciclopedia Italiana, Roma 1932-X). Già prima della fondazione del P.N.F., il sim­bolo del fascio cominciò a diffondersi rapi­damente nell’iconografia fascista assieme a numerosi altri riferimenti all’esperienza del­la romanità. Ancora all’inizio degli anni ven­ti, nell’utilizzo fascista del fascio littorio con­tinuavano a convivere strati di senso diret­tamente riconducibili alla cultura del radi­calismo di sinistra, come la tendenziale va­lenza antimonarchica evocata dallo stesso Mussolini nel discorso di Bologna del 3 mag­gio 1921: «Il nostro simbolo non è lo scudo dei Savoia; è il Fascio littorio, romano e an­che, se non vi dispiace, repubblicano». La successiva storia del simbolo coincide in gran parte con le vicende del processo totalitario attraverso cui il fascismo giunse a con­quistare, con il monopolio del potere, «il pie­no controllo dell’universo simbolico dello Stato». Nel gennaio del 1923, a pochi mesi dall’in­sediamento del governo presieduto da Mus­solini, «il fascio littorio, simbolo di Roma an­tica e della nuova Italia» fece il suo esordio ufficiale sul retro delle monete da 1 e 2 lire, come «segno imperituro dell’avvento del fa­scismo al potere». L’incarico di ricostruire l’originaria versione romana dell’emblema fu affidato a un archeologo di regime, il sena­tore Giacomo Boni, che all’« aspetto arbi­trario» e deformato assunto dal fascio litto­rio nella simbologia rivoluzionaria e risorgi­mentale – con una scure o un’alabarda, sor­montata da un cappello frigio, in cima alle verghe – contrappose un modello raffigu­rante un fascio di verghe con una scure col­locata lateralmente. In questa veste, con un decreto del 12 dicembre 1926 il fascio litto­rio venne dichiarato emblema dello stato, a compimento della dinamica di progressiva fascistizzazione delle istituzioni dal quale era nato il nuovo regime. A partire da quel momento, il processo di capillare diffusione del simbolo del nuovo potere non conobbe limiti e confini: oltre che sulle monete e sui francobolli, gli italia­ni lo avrebbero rimirato sui documenti uffi­ciali, sugli edifici pubblici, sulle uniformi, sui libri, sui cartelloni pubblicitari e persino sui tombini. Per il fascismo al potere, l’em­blema del littorio assunse un significa­to addirittura religioso come espressione del­la tradizione sacra della romanità (2).

Tanto che, nella prima parte del documento cardine del pensiero politico fascista, ossia la DOTTRINA DEL FASCISMO, al punto numero XIII, viene espressamente affermato in modo lapidario quanto segue: Il Fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore d’istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l’uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo dell’unità, della forza e della giustizia (3).

Fasci littori al Congresso degli Stati Uniti.

Ma purtroppo, nell’era dell’antifascismo pluto-massonico imperante, siamo costretti ad assistere, anche in questo caso, all’ennesimo scempio della nostra memoria ed alla suprema delle beffe contro la nostra storia. Infatti, i “gestori per conto terzi” della repubblica antifascista Italy-ota, voluta dall’invasore anglo-americano (tutt’ora occupante incontrastato!) non hanno mancato di legiferare ad hoc per scoraggiare ed impedire l’uso del Fascio Littorio da parte dei cittadini italiani e così compiacere servilmente i desiderata del padrone atlantico, ben sapendo che tale simbolo viene invece usurpato indegnamente proprio da chi ci vuole obbligare a cancellare in casa nostra la nostra stessa Civiltà, come mostra la presenza di due giganteschi Fasci Littori che spiccano vistosamente al Congresso degli Stati Uniti d’America.

Stemma dell’Ecuador.

Stemma della Francia.

Sebbene questo non sia l’unico esempio in cui tale icona sia tutt’ora utilizzata ufficialmente come emblema pubblico di rappresentanza nazionale. Dall’Europa alle Americhe, all’Africa, il Fascio littorio è presente in tutti i continenti. Per ironia della sorte, anche la Repubblica francese, da sempre alfiere dell’antifascismo di maniera, nel suo stemma è anch’essa rappresentata da… un Fascio Littorio! Insomma, come disse “QUALCUNO” che sapeva bene quel che affermava… NEMO PROPHETA IN PATRIA SUA! …in questo caso, più che forzatamente! Eppure, se c’é un simbolo diffuso a livello planetario, capace di rappresentare pienamente ed efficacemente il senso della Dottrina del Fascismo, piaccia o meno a lor signori antifascisti di tutte le risme, di tutti i colori e di tutte le latitudini, questo non è lo svastica, tantomeno la croce celtica o la fiamma, né alcun altro  utilizzato dai suoi avversari palesi o travestiti da amici, ma solamente ed esclusivamente il Fascio littorio, che fu, è, ed in tutti casi sarà sempre il simbolo unico del Fascismo!

IlCovo

NOTE

1) In “Dizionario di Politica a cura del Partito Nazionale Fascista”, antologia, volume unico a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, Lulu.com, 2014, pp. 226 – 227.

2) In “Dizionario del fascismo” a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto, Torino, 2005, pp. 517 – 518.

3) In “La Dottrina del Fascismo”, terza edizione riveduta, 1942, ristampa a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, Lulu.com, terza ristampa, 2018, p. 18.