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LA SVEGLIA PER IL POPOLO BUE! Partitocrazia e istituzioni filo U.E. sputano in faccia agli italiani il proprio disprezzo… ma il popolino placidamente aspetta le elezioni!

La nascita dell’ennesimo “pseudo-governo” imposto dai vampiri dell’Unione Europea, stavolta composto dai “Cinque Stelle” e dal cosiddetto “Partito Democratico”, sotto i buoni auspici di quello che qualcuno ha definito come il “presidente-pasdaran U.E.-ista” della repubblica delle banane (il grande facente funzione della Banca Centrale Europea in terra italica), ha svelato agli ingenui Italy-oti la vera natura politica dei partiti che avevano vinto le elezioni del febbraio 2018, quelle che avevano dato vita al cosiddetto “governo del cambiamento”, nonché la loro reale funzione nell’attuale congiuntura storico-politica.

In moltissimi, tra i rispettivi sostenitori di tali gruppi, si sono ritrovati bruscamente sorpresi dalla “crisi” del governo “giallo-verde”. Osservatori ingenui, nella migliore delle ipotesi, che avevano chiuso sino ad ora gli occhi sull’operato concreto dei cosiddetti innovatori, prendendo per buone solo le informazioni diffuse attraverso i tweet dalle segreterie politiche dei rispettivi gruppi in questione. Veri tifosi della politica, pronti a scaldarsi a causa delle notizie tutte incentrate sulla propaganda diffusa dai media del sistema, dunque basate su inutili chiacchiere finalizzate, come sempre, a non far capire nulla di quel che si sta effettivamente realizzando alle spalle del popolo italiano. Ma, quel che più conta, tifosi che non hanno voluto vedere come i suddetti gruppi fino ad oggi hanno solo messo in scena l’ennesima rappresentazione a beneficio dei gonzi che sono andati alle votazioni.

Nessuna “tifoseria sovranista” ha mai fatto caso al fatto che i vari Salvini, Di Maio e Conte, come tutti coloro che li avevano preceduti negli incarichi istituzionali da essi rivestiti (dunque al pari dei vari PD, Forza Italia, ecc. ecc.) più volte, sia prima che dopo le elezioni, hanno servilmente fatto la spola con Washinghton (“casualmente” sede, oltreché del Governo degli Stati Uniti d’America, anche del Fondo Monetario Internazionale o F.M.I.) a prendere ordini. Nessuno di costoro ha mai notato che TUTTI i protocolli di intesa importanti votati dal Consiglio Europeo su ordine del Fondo Monetario Internazionale – due esempi su tutti, la sottoscrizione del Global Compact (la deportazione pianificata nella U.E. di immigrati clandestini!) e la nuova normativa europea sulla cosiddetta “tutela del diritto d’autore” (alias il bavaglio sull’informazione libera non omologata!) – sono stati prontamente sottoscritti con entusiasmo proprio dall’ex “governo Giallo-Verde” (in linea con quanto, nel corso degli anni precedenti, hanno fatto l’odiato PD e la disprezzata Forza Italia). Nessuno di costoro ha mai protestato che fin dal principio del “governo del cambiamento”, nonostante quanto sostenuto fino ad un paio di anni addietro dai cosiddetti sovranisti, tanto i penta-stellati quanto i leghisti hanno subito ribadito in tutte le sedi il proprio entusiastico sostegno all’Unione Europea, alla N.A.T.O., nonché la propria risolutezza nel non abbandonare la moneta unica, ossia il cosiddetto euro. Ma non solo!

Infatti, se arriviamo al dunque, in cosa si è risolta alla fine la battaglia dei penta stellati per il cosiddetto reddito di cittadinanza? Una misera manciata di spiccioli elargiti a pochi, di certo insufficienti anche solo a permettere la sopravvivenza dignitosa di una famiglia! La battaglia dei leghisti contro l’immigrazione illegale, poi, al di là delle chiacchiere e dei proclami sbandierati, a cosa è approdata? Gli immigrati clandestini sono sbarcati e tutt’ora sbarcano ugualmente, rivelando, casomai, come le stesse forze militari preposte al controllo del territorio siano impotenti di fronte agli ordini impartiti dalla U.E., ossia dal F.M.I, che evidentemente è il vero detentore del potere in questa disgraziata nazione ottenebrata dalla disinformazione dei media ufficiali. In merito al “Costituendo” presunto “neogoverno”, facciamo notare al cittadino “tifoso della politica” distratto, che basta approfondire poco di più l’analisi dei fatti, per accorgersi che il “presidente” Conte, al contrario di quel che si è dato ad intendere per mesi, è il vero “Deus Ex Machina” del potere (auto)costituito (qui) in questo momento. Egli agisce secondo quanto gli è stato ordinato (proseguendo in tutto e per tutto l’opera dei suoi predecessori, ossia Gentiloni, Renzi, Letta, Monti), dai suoi padroni U.S.A. e U.E. ( qui e qui ). In ambito internazionale, le varie “vie” attraverso cui l’agenda globalista degli speculatori del F.M.I. prosegue speditamente, appartengono solo al campo dei metodi, che si alternano in base alle lobbies che li attuano (qui). Ma il FINE ULTIMO è sempre il medesimo. Che le strategie si attuino con un personaggio (di facciata) piuttosto che con una altro, con un metodo, piuttosto che con un altro, con un inganno, piuttosto che con un altro, non è minimamente rilevante per i plutocrati-burattinai che tirano i fili !

Ma adesso, a breve, i parassiti “UE-isti”, fedeli al loro piano, sanno che si dovranno prendere delle decisioni ufficiali assai importanti, essenziali per gli equilibri della repubblica delle banane Italy-ota in vista dei prossimi anni e del suo già previsto e definitivo collocamento e dissoluzione nella U.E. Decisioni altamente impopolari, decisioni sulle quali ci si appellerà (inutilmente!) per i prossimi anni, decisioni gravi e dannose per l’intero popolo italiano, sulle quali si giocheranno le future (inutili!) campagne elettorali, basate nello stabilire le responsabilità politiche di chi oggi eseguirà la volontà criminale di accettare i prossimi ordini degli usurai della B.C.E. Avendo i burattinai del F.M.I. già predisposto tutto, hanno deciso di far “sporcare le manine” ai due soggetti politici che già hanno deciso in anticipo di “sacrificare”, pronti per essere fatti sparire dalla scena futura, a causa della loro impresentabilità (ampiamente preventivata!) dovuta alla crescente impopolarità; ossia i “penta-stellati” ed i “pidini”. Naturalmente, non senza aver fatto in modo che prima i “giallo-fuxia” possano fare tutto il danno possibile in ossequio al volere dei loro veri padroni, cioè fino alla prossima tornata elettorale degli immancabili ludi cartacei! In breve, ancora una volta, la partitocrazia emanazione dell’Unione Europea e le istituzioni Italy-ote hanno sputato in faccia al popolo italiano tutto il loro disprezzo, dimostrando l’importanza che essi attribuiscono alla sua teorica sovranità!

Ma al riguardo, però, i “pupari” del Fondo Monetario Internazionale (che sono criminali ma non cretini!) hanno giocato d’anticipo e già tengono in caldo l’ “asso nella manica” Salvini, ben lucidato e sfavillante, lui si con le “manine profumate ancora di sapone”, pronto per “guidare” il prossimo venturo governo di centro-destra…(e per sporcarsele!) affinché così, dopo il consueto rituale del “giro di valzer elettorale”, la loro giostra preferita continui a girare! …e il popolo bove italy-ota continui a credere di essere libero, a credere che andando a votare può comunque scegliere chi e come governare, a fare sempre il tifo, come quando va allo stadio, proprio per coloro che lo portano placidamente al guinzaglio verso il macello! Qualcuno, ingenuamente, ha detto che i plutocrati del F.M.I., gli stessi che indicono le riunioni del Club Bilderberg, sarebbero i nemici delle votazioni, addirittura che vorrebbero impedire al popolo di votare! …poveri illusi! Come se tutti i governi eletti dal popolo, di qualsiasi estrazione e colore, non avessero sempre fatto il gioco dei “pupari” della finanza plutocratica! Hanno semplicemente i loro tempi e le loro esigenze, ma alla fine sono i primi ad essere contenti che il popolino torni sempre a votare i candidati che più gli piacciono! …tanto, per loro,  non cambia assolutamente nulla! Ecco, volevate sapere il perché della cosiddetta crisi di governo? Noi fascisti de IlCovo ve lo abbiamo raccontato… un giorno, non potrete dire di non essere stati avvisati! …forza, tifate ancora, per la destra o per la sinistra, tifate per i sovranisti o gli UE-isti… tutti in coro! Aleee!, oh, oooooh! …vedremo tutti ben presto che bella partita ci hanno preparato da giocare i signori di Washington!

IlCovo

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…MA CHE DEMOCRAZIA?

 democrazia

Carissimi lettori, chi ci segue (amici e nemici!), sa perfettamente che, grazie a Dio, essendo NOI fascisti de “IlCovo” guidati dalla retta ragione e dotati di una chiara coscienza critica, esprimiamo la nostra legittima contestazione all’imperante concetto di “Democrazia”, in maniera evidente ed in modo serrato. Lo facciamo partendo da una critica “filosofica”, che analizza l’origine “moderna” del principio e la sua “genesi”, usando al riguardo sempre il termine virgolettato. Ovviamente tale critica si basa su un preciso fondamento filosofico, diverso nella sostanza e opposto nei fini a quello della concezione presa in esame nella nostra critica. In proposito, per amor di chiarezza, giova però sintetizzare alcuni punti fermi, al fine di non incorrere in possibili fraintendimenti, così come in distinguo “capziosi” o bizantinismi legalistici. Partiamo dal principio in sé: che significa “Democrazia”? La definizione brevemente dice  ( qui ): “Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.” Si pone subito una domanda: da dove trae origine il modello politico della forma “attuale” di governo più diffusa presso i popoli del cosiddetto occidente, che genericamente viene definita come “democrazia”? Il termine stesso “Democrazia” è evidentemente di origine greca ed è formato da due lemmi, Demos e Kratos. Il primo significa “Popolo”, il secondo allude all’ “Autorità”, al “Potere”. Dunque, il termine indica una partecipazione popolare al Potere, alla gestione della “Polis”, che era la “Città” Greca (le Città greche erano di fatto mini-stati). Ebbene: la “Democrazia” vede i suoi natali in Atene. Nella Polis per antonomasia, dove i partecipanti DIRETTI alla sua gestione erano solo gli Ateniesi che obbedissero a certi criteri (quindi non era sufficiente essere Ateniesi). La loro partecipazione era subordinata alla loro cittadinanza e la definizione di “Cittadinanza”, anticamente, identificava un certo tipo di Civiltà (a Roma, ad es., il “Civis Romanus”). Dunque, NON CHIUNQUE risiedesse sul suolo di Atene, ma chi, da CITTADINO, obbediva alle leggi Ateniesi, poteva partecipare alla gestione della Polis, secondo precise modalità. Come si può notare, questo concetto di Democrazia ha ben poco o nulla a che vedere con la concezione che noi contestiamo apertamente e direttamente, che è incarnata per l’appunto dalla modalità borghese, individualistica e materialista espressa dalla rivoluzione Inglese prima, e dall’Illuminismo francese poi e che viene spacciata nel presente quale “democrazia strictu sensu”. In tutti i casi, sappiamo come la forma di governo greco-ateniese, era molto criticata dagli stessi filosofi dell’antichità classica (secondo Platone, ad esempio, la democrazia rappresenta il regime peggiore, poiché essa degenera sempre nell’anarchia!). Si riteneva, cioè, fosse un “abbassamento” e una defezione rispetto al concetto cardine della partecipazione alla vita della Polis, rappresentato non dal numero o dal gruppo sociale di appartenenza ma dal MERITO. Ad ogni modo, posto che la “Democrazia” era ATENIESE, dunque fondata su un certo tipo ben definito di CULTURA E CIVILTA’, si riteneva potesse essere la “meno cattiva tra le forme cattive”. Sempre in relazione al significato originale del termine “Democrazia”,  osserviamo che nella Civiltà Romana, già in epoca repubblicana, il concetto diviene più esteso e dalla “Democrazia” si passa alla “RES PUBLICA” (la “cosa pubblica”, il “bene comune”), il cui il perno è l’Autorità designata dal Cittadino Romano.Sempre tenendo bene a mente che il Cittadino che gode della “plenitudo facultatis” politica, è solo il civis ROMANUS, il quale obbedisce ed attua la Legge di Roma! Tale concetto è del tutto ASSENTE nella declinazione “moderna” del termine “Democrazia”. In tal modo, il concetto di “partecipazione popolare” si impernia stabilmente sulla “partecipazione del cittadino”, che indica un soggetto atto ad esercitare ed incarnare l’Autorità dello Stato nella sua pienezza. Nel mediterraneo Romano, quindi, non si è MAI pensato di poter ritenere come “superiore” una forma di governo che fosse fondata o privilegiasse la componente numerica nella rappresentanza degli interessi dello Stato. Infatti, come riportato nell’enciclopedia “Treccani” “…la democrazia dei moderni si organizza in uno Stato territoriale esteso a vastissime collettività. Rispetto alla democrazia antica, che si configura essenzialmente come diretta, quella moderna si connota quindi in primo luogo come democrazia rappresentativa. Più in particolare, la democrazia moderna identifica quella specifica forma di Stato in cui i principi del costituzionalismo liberale si sono fusi con il principio della sovranità popolare.”

LA DEMOCRAZIA DEI LIBERALI!

Risulta evidente, quindi, che di “Democrazia” propriamente detta, in riferimento alla declinazione del termine di matrice illuministica, da cui scaturiscono gli odierni regimi liberal-parlamentari, NON SI PUO’ PARLARE AFFATTO! Quella attuale DEVE essere definita quale “Democrazia rappresentativa di interessi particolari” o “Liberal-democrazia”, con tutto ciò che questo significa e che NON CORRISPONDE alla “Democrazia” espressa in senso letterale dall’originale termine greco. Per quanto riguarda specificamente le Liberal-democrazie odierne, dunque, esse prevedono fondamenti particolari,  relativistici, razionalistici, giusnaturalistici, tali da costituire una forma di governo assai diversa. Addirittura, alcuni giuristi ritengono che la Liberal-democrazia non poggi sul principio di “Uguaglianza”, quale fondamento, ma primariamente su quello di “libertà”, motivo per cui spesso il termine “democrazia” viene usato come sinonimo di “libertà” (ovviamente tale concetto declinato sempre secondo l’interpretazione fornita dal costituzionalismo liberale).

In quanto fascisti, la nostra critica alla “democrazia”, pertanto, rappresenta una critica alla filosofia ed al concetto Liberale della società di marca anglo-franco-illuministica. Noi, filosoficamente, intendiamo come “democratico” esclusivamente un sistema di rappresentanza che prevede una reale partecipazione popolare di tipo “organicistico”, in cui il cittadino è partecipe della “cosa pubblica” secondo un rigido modello gerarchico e meritocratico, con ciò sviluppando il concetto Romano della RES PUBLICA. RIFIUTIAMO CATEGORICAMENTE l’analogia tra “democrazia e libertà” (come del resto fanno molti giuristi moderni, definendo “democrazie totalitarie” quei governi in cui vi sono vari limiti posti dalla legge all’esercizio della “democrazia”), così come l’uso dei due termini quali sinonimi; con ciò neghiamo altresì in modo reciso che chi si dovesse trovare a criticare la Liberal-democrazia, possa per questo essere accusato in modo più o meno subdolo di voler costituire chissà quale Leviatano politico per sottomettere l’umana società! Noi fascisti de IlCovo, al contrario, come abbiamo detto più volte ( qui ), rivendichiamo il nostro accordo totale con il concetto di “Democrazia Organica”, Autoritaria, Centralizzata. Il nostro ideale – e sfidiamo chiunque a produrre DOCUMENTI che ci smentiscono – non ha mai previsto quale obiettivo politico la costituzione di una “DITTATURA”, così come viene, invece, concepita e declinata dalla filosofia Liberale, per la quale, in modo univoco e pretenzioso, DITTATURA è tutto ciò che non obbedisce alla propria visione politica del mondo, della società e dell’uomo!

Anzi, a dirla tutta, andando a rileggere tra la documentazione della numerosa pubblicistica fascista degli anni del Regime (senza alcun bisogno di scomodare il testo ufficiale della Dottrina del Fascismo, che pure riportava testualmente la considerazione di Mussolini secondo cui la rivoluzione in camicia nera era una “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria”) non è affatto raro imbattersi nella descrizione in quella che ufficialmente veniva qualificata come DEMOCRAZIA FASCISTA:

1. — Aspetto fondamentale della dottrina fascista è la concezione unitaria del popolo, concezione che si differenzia, al tempo stesso, da quella individualistica e da quella collettivistica. Il « popolo », punto di partenza da cui muovono tutte le dottrine democratiche, mentre si fraziona e si moltiplica negli individui, circoscritti nella loro singolarità, nella concezione atomistica, supera, in quella collettivistica, il fattore nazionale, per perdersi in una vaga ed astratta universalizzazione. Solo con la concezione unitaria, che noi sosteniamo, avviene la perfetta fusione dell’individuo (elemento umano) con il popolo (elemento collettivo) e di questo con la nazione (elemento spirituale) e lo Stato. Si ha, così, la nozione di «popolo», come individualità nazionale collettiva, cioè come entità umano-sociale-morale. In questo modo, viene risolto anche il problema dei rapporti fra Stato e individuo, poiché l’individuo, come parte indissolubile del popolo, verrà automaticamente e necessariamente, con il popolo, immesso nello Stato, dove l’ individuo stesso troverà, come essere sociale, la completa attuazione della propria libertà. Lo Stato potrà, così, essere, al tempo stesso, Stato sovrano autoritario e Stato democratico, e, soprattutto Stato etico, nel senso che suo scopo ultimo è quello di realizzare una morale collettiva e individuale sempre più elevata.
La funzione normativa dello Stato sarà, allora, un potere di imperio e, al tempo stesso, una garanzia per la collettività e per gli individui ; e la realtà giuridica diverrà, una « realtà morale, in quanto lo Stato, impersonando i fini della collettività e ponendosi come protagonista e soggetto nel proprio ambito, delle finalità umane degli individui, è l’ente che, superando la contingente realtà individuale, si traspone in un piano superiore. Ora lo Stato non è al servizio dell’individuo, anzitutto perchè soggetto… ad esso superiore, ma anche perchè lo Stato risponde in proprio delle finalità che sono pure dell’individuo, ma che, per ineluttabile e provvidenziale necessità non possono da questi essere realizzate se non nello Stato e per lo Stato. Se, d’altra parte, lo Stato non è al servizio dell’individuo, « è bensì al servizio di tutti gli individui, cioè della collettività organizzata, il che significa semplicemente che è al servizio di sè stesso». La nozione unitaria del popolo e della sua funzione nello Stato, ci pare possa risolvere in modo più aderente alla concezione fascista i rapporti fra Stato, popolo e individuo e ci pare, anche, che porti più facilmente a capire in che senso, nel Fascismo, si possa parlare di democrazia. Il Fascismo, abbandonando ogni concezione atomistica, in cui il concetto democratico trovava la sua stessa negazione, superando quel senso di diffidenza e di ostilità che tutti i sostenitori del liberalismo hanno avuto verso le forme associative, specialmente più evolute, e quel senso di riluttanza a far disciplinare il fenomeno associativo dall’ordinamento statale, il Fascismo, dicevamo, ha considerato questo fenomeno in tutta la sua importanza ed ha non soltanto proceduto al riconoscimento dell’individuo e dei gruppi, ma ha anche ordinato lo Stato in modo che i gruppi, giuridicamente riconosciuti, diventino essi stessi parte dello Stato. Lo Stato, cioè, ha ordinato corporativamente ed ha rivestito di funzioni giuridiche le organizzazioni, che sono diventate, così, « strumenti» dello Stato e del popolo, al tempo stesso. Gli individui stessi vengono ad assumere, nello Stato fascista, una nuova fisionomia, che va oltre la funzione sovrana sostenuta dalle dottrine democratico-liberali, perchè essi, in quanto cittadini, vengono portati sul piano dello Stato, con tutti i loro interessi, materiali e morali, riconosciuti e tutelati, e con tutti i loro doveri, che si risolvono in un aumento di responsabilità. Abbiamo anche parlato di Stato etico fascista, appunto perchè lo Stato tende a sviluppare, al massimo, la naturale eticità degli individui, permearli di una politicità e di una responsabilità morale, che sono gli unici attributi che possano consentire una valorizzazione dell’individuo nella società e nello Stato. È questo ultimo, infatti, il punto di partenza e il punto di arrivo, intorno al quale si agitano tutti i problemi filosofici ed etici dello Stato.

2. — Sia che si tratti di esaminare le varie forme di governo, sia che si affronti il problema dell’autorità e della libertà od ogni altro aspetto riguardante i rapporti fra individuo e Stato, la naturale tendenza alla sintesi e all’unità, propria dello spirito umano, ci propone sempre la soluzione dello stesso problema: cercare di conciliare l’antico dualismo fra l’uomo e la società e di superarlo. I teorici della democrazia pura, fondano tutte le loro elucubrazioni sul popolo, individualisticamente concepito, e, in nome di esso, costruiscono il loro sistema, prettamente meccanico, che tende alla conquista del suffragio universale. Il quale raggiunto, la democrazia, per tale dottrina, è in atto, può essere applicata in qualunque paese civile, e può condurre alla meta desiderata: la libertà assoluta dell’individuo, ottenuta mediante il suffragio universale. Una volta realizzato questo ideale, se ideale si può chiamare, tutto si risolverebbe nel cercare di mantenersi sulle posizioni conquistate, per il massimo soddisfacimento degli interessi materiali individuali. Non è qui il caso di fare la critica a un sistema, su cui si è già ampiamente discusso; ripeteremo, perciò, che, parlando di democrazia, è necessario intendersi. La democrazia non è tutta nè esclusivamente nei sistemi e nelle dottrine democratico-liberali, ma è un’ idea che si svolge e si attua in molteplici modi e con fini diversi. È da escludersi un concetto democratico-liberale, com’ era precedentemente inteso, è da accettarsi un concetto di democrazia in un senso più vasto e più morale, come « partecipazione del popolo al governo», partecipazione che non esclude l’autorità dello Stato e non nega la libertà del singolo, come parte del popolo, inteso in senso unitario. Il Fascismo non è, dunque, attaccato alla vecchia formula democratico-liberale, che si riallaccia alle teorie rivoluzionarie francesi, nè a quella socialistica ; ma, anzi, è irriducibilmente contrario ad esse, poiché sono strettamente connesse ad una concezione materialistica della vita, che il Fascismo rinnega, e sono sostenitrici di uno Stato, di cui l’unico scopo è quello di salvaguardare gli interessi individuali, senza assolvere nessun compito morale e educativo. Il fascismo pone, quindi, il problema della democrazia in tutt’altri termini, poiché si basa sugli individui, ma soltanto ed unicamente in quanto essi costituiscono il popolo, unità organica materiale e spirituale. Perciò, nella democrazia fascista, a base popolare, e, contemporaneamente, gerarchica, il popolo è concepito come investito di una missione, che sta al di sopra dell’individuo atomisticamente inteso. Lo Stato è, sì, il realizzatore della volontà comune, ma in un senso etico, senza perdere la sua sovranità e la sua autorità; e tanto meno avrà bisogno di esercitare il suo potere coercitivo, quanto più avrà assolto la sua funzione educativa. Nello Stato fascista, dunque, non è il sistema che risolve il problema democratico, ma è lo spirito; e, perciò, educare il popolo significa portarlo ad attuare, gradualmente, quella missione, alla quale è chiamato nella storia. Perciò ogni diaframma che divida il popolo dallo Stato è dannoso, mentre tatto ciò che lo avvicina a questo, attuando la immissione sua e, di conseguenza, del singolo nella vita statale, e tutto ciò che lo rende consapevole dei propri compiti, è necessario per quel processo sintetico-unitario, sommamente etico, a cui tende il Fascismo. In questo senso, dunque, lo Stato fascista è Stato democratico, in questo senso attua il principio democratico, immettendo, cioè il popolo nella propria vita, specialmente mediante le due grandi istituzioni nazionali: il Partito e la Corporazione. C’è chi ha parlato di democrazia corporativa, e c’è chi ha parlato, ancora, di democrazia reale, in contrapposto alla democrazia apparentedegli stati democratico-liberali. Ma nell’un modo o nell’altro, ciò che ha contribuito a questa radicale innovazione è stato l’elemento «popolo». E con la trasformazione del concetto di popolo si è trasformato anche il concetto di democrazia. Certo è che mai, come in questo periodo glorioso per la storia italiana, il popolo si è sentito unito e compatto intorno ad un Capo, e mai, come ora, ha avuto coscienza della propria missione e della propria grandezza, coscienza che egli ha dimostrato aderendo volontariamente e disinteressatamente al movimento fascista e dando prova di una disciplina e di una devozione che vanno fino al sacrificio. (1)

Con ciò è possibile formulare la risposta alla domanda se  dal 1945 ad oggi l’Italia è in “Democrazia”. La risposta, ovviamente, è un sonoro NO! NON LO E’ MAI STATA! Il popolo italiano, infatti, da quella data non ha mai potuto esercitare liberamente la propria sovranità e partecipare chiaramente al processo politico-sociale della nostra Nazione quale effettivo protagonista, poiché le sue prerogative sovrane sono state minate irrevocabilmente dalla “Partitocrazia-parlamentare” instaurata dalle  armate militari anglo-americane occupanti il territorio italiano. Gli atti concreti che manifestano tale tirannica situazione e le sue pratiche conseguenze fino ad oggi, parlano da sé ( come abbiamo ricordato anche di recente, QUI qui ). Dunque, in un tale  contesto politico, nessuna “istituzione” della cosiddetta “repubblica italiana”, che risulta oggettivamente non essere affatto “libera ab origine”, può permettersi seriamente di tacciare chicchessia quale fautore della “tirannide”, senza palesare con ciò il classico caso ridicolo del “bue che dal del cornuto”! Noi fascisti del Covo ci sentiamo e siamo democratici, molto più di chiunque sieda sugli scranni del “parlatoio” a Montecitorio. Noi fascisti del Covo aspiriamo a che finalmente in Italia si realizzi la vera DEMOCRAZIA FASCISTA!

RomaInvictaAeterna

NOTA

1) Augusto Fantechi, “Trasformazione del concetto di democrazia e di popolo”, Firenze, 1938, pp. 143-152.

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PENSIERO ED AZIONE …la pedagogia del Fascismo!

La Biblioteca fascista del Covo è fiera di presentare ai propri lettori uno dei testi che, a buon diritto, facevano parte della biblioteca della Scuola di Mistica fascista. Scritto nel 1937, quale edizione ampliata de “La pedagogia del Fascismo”, il volume “Pensiero ed Azione” si presenta, infatti, come il perfetto compendio ideologico del mistico fascista. Del resto, il suo estensore, Giuseppe Flores d’Arcais (1908 – 2004), uno dei padri nobili della Pedagogia italiana, in quegli anni non faceva mistero della propria vicinanza alla “Scuola di Mistica fascista”, partecipando nel 1940 in qualità di relatore al primo convegno nazionale della “Scuola” intitolato “Perché siamo dei mistici”. Parafrasando Mussolini nell’affermare che « la dottrina illumina l’esperienza e l’esperienza collauda la dottrina», secondo l’illustre pedagogista il Fascismo collauda così la validità della sua filosofia, intesa come spiegazione totalitaria della realtà e della vita, attraverso quella realizzazione concreta nella vita degli elementi teoretici della dottrina, in cui consiste, appunto, la pedagogia del Fascismo. Una filosofia che porta con sè una nuova concezione della vita, che si traduce almeno virtualmente in una concezione organica del mondo. E questa organicità è quella che precisamente pone la possibilità, anzi la necessità, di parlare non solo genericamente di una filosofia del Fascismo, ma anche, più concretamente e storicamente, di un sistema filosofico del Fascismo. Con ciò si viene a riconoscere, esplicitamente, il carattere eminentemente pratico, etico e, addirittura, pedagogico della dottrina fascista. Se infatti pedagogia significa teoria che spiega il fatto educativo; che considera e fissa le mete che debbono essere raggiunte; che studia e valuta i mezzi e i metodi per compiere un tale processo: ogni concezione pedagogica si basa, implicitamente o esplicitamente, su di una filosofia che sia illuminazione esauriente del processo della vita, così come la vita, e soltanto questa, può convalidare il valore di una dottrina. Il testo risulta diviso in due parti: la prima, prevalentemente storico-filosofica, è il commento alla «Dottrina del Fascismo»; la seconda studia le conseguenze pedagogiche della concezione fascista, sia attraverso l’esame del problema dell’educazione, che attraverso l’analisi degli istituti pedagogici creati o potenziati dal Regime. Le due parti sono intimamente congiunte l’una all’altra, e non potrebbero non esserlo quando si tenga presente la particolare caratteristica della dottrina fascista, che intende diventare norma e fondamento di tutta la vita pratica. Affermato il concetto, fondamentale per la Pedagogia del Fascismo, che l’educazione del cittadino si attua non dalla scuola, o soltanto da essa, ma da tutta la vita, nelle sue molteplici e diverse manifestazioni, è, per ciò stesso, riconosciuto allo Stato la necessità di realizzare la sua funzione etico culturale, in tutti i campi della sua attività sociale e politica.

Lo Stato fascista, in quanto Stato totalitario, che non ammette nulla contro o al di fuori di se stesso, ma tutto realizzantesi in esso e per esso, riconosce che l’educazione integrale del cittadino-soldato è il risultato di un complesso di azioni varie e molteplici attuate dalle Istituzioni del Regime, le quali traggono tutta la loro unità di indirizzo ed il loro reciproco coordinamento dal Partito Nazionale Fascista, il quale assegna a ciascuna di esse una finalità specifica. Stato Corporativo: il quale, quindi, viene ad assumere non soltanto una funzione economica, ma insieme politica, giuridica ed etica; e, appunto perciò, acquista, come si è già detto, una sua finalità educativa. Si tratta, dunque, di un vasto movimento che parte dal Partito, e si irraggia in tutti gli strati della vita sociale, per migliorare e perfezionare i singoli, fisicamente, intellettualmente ed eticamente: miglioramento che è tuttavia possibile solo se accompagnato da una continua opera assistenziale, igienica ed economica, che arrechi condizioni più agevoli e più rispondenti ai bisogni della vita contemporanea. Il Fascismo così concepisce l’educazione in senso veramente totalitario. Questa organizzazione, etica e sociale, oltre che economica, dello Stato corporativo, allarga il concetto dell’educazione fascista fino ad abbracciare tutte le forme della vita umana: appunto per questo la pedagogia del Fascismo è universale, non solo nella sua finalità, ma anche nelle sue realizzazioni, e negli stessi metodi ed istituti, di cui essa si vale. Vuole estendersi e penetrare in tutte le classi sociali, non per proiettarle in un piano di uguaglianza, simile a quello proposto dalla pedagogia dell’illuminismo francese, ma per dare a ciascuno il senso della responsabilità e dei doveri che egli deve compiere; considera l’educazione e l’istruzione dei singoli come il principale dovere delle stesse associazioni professionali, e pertanto riconferma energicamente l’inscindibile unità del fatto educativo; riconosce la vita umana come una milizia, e di conseguenza assegna al cittadino, come supremo dovere, il perfezionamento di tutte le sue facoltà, per il miglioramento ed il consolidamento della forza dello Stato. La “Biblioteca del Covo”, conscia dell’alto valore ideale che promana da tali pagine, è felice di poter mettere gratuitamente a disposizione dei suoi lettori la possibilità di consultare nuovamente, a distanza di decenni dalla pubblicazione, questo pregevole scritto politico in formato digitale… scaricate subito e gratis il testo QUI … a noi non resta che augurarvi buona lettura!

IlCovo

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ERA GIA’ TUTTO PREVISTO! …il cancro Italy-ota delle toghe politicizzate!

 

Un amico commentatore degli attuali fatti di cronaca politico/giudiziaria mi faceva notare che la decisione della gip di Agrigento di non convalidare l’arresto della comandante della Sea Watch e di non disporre nei suoi confronti alcuna misura cautelare, fa venire in mente l’incipit della memorabile canzone di Cocciante: “era già tutto previsto…”.

Aggiungeva inoltre che a coloro che oggi si meravigliano, al pari del pastorello del presepe che mira la stella cometa, e si indignano e si scandalizzano per tale astrusa decisione, verrebbe da chiedere: “ma finora dove avete vissuto? Solo ora vi accorgete di vivere in un paese dominato dall’arrogante strapotere di una fazione della magistratura? Solo adesso vi rendete conto che potete eleggere tutti i rappresentanti che volete, dargli mandato di promulgare ogni legge ritenuta giusta, ma nulla potrà cambiare il nostro convivere civile senza l’avallo dei giudici? Buongiorno!”.

Ecco tra coloro che si sono meravigliati ci sono anche io. Ma non per il fatto in sé, quanto per la sfrontatezza, la spudoratezza fin troppo evidenti. La certezza dell’impunità e dell’impunibilità.

Ai nostri magistrati, intendendo per costoro non l’intera categoria ma quella oramai ben nota fazione organizzata e politicizzata, basta un minimo di creatività e di fantasiosa alchimia giudiziaria per sostenere tutto e il contrario di tutto… a seconda di chi è l’indagato, ovviamente. Con gli amici la legge si interpreta, coi nemici si applica.

E infatti, ecco che, “ABRACADABRA”, la motovedetta della Finanza speronata non è più una nave da guerra e così, PUF, sparisce il reato di resistenza a nave da guerra. E i finanzieri che hanno rischiato di finire schiacciati sulla banchina del porto? Nessun problema, con un tocco della bacchetta magica, “SIM SALA BIM”… PUF, cade anche la resistenza a pubblico ufficiale. Eh già, perché, badaben, badaben, badaben… l’indagata ha agito nell’adempimento di un dovere. Insomma, se la motovedetta non è nave da guerra, anche quei finanzieri in verità non erano dei veri pubblici ufficiali, non stavano mica compiendo il loro dovere, tale coraggiosa azione la stava espletando la nave della ONG… con tanto di licenza di uccidere. Vuoi vedere che adesso sono i finanzieri i colpevoli da arrestare? Pensate che stia scherzando? Nessuna battuta nè iperbole, andatevi a leggere l’interrogazione del “sinistro parlamentare” Fratoianni.

E il decreto legge Sicurezza bis che impedisce alle navi che trasportano migranti di attraccare senza permesso delle Autorità? Nessun problema, basta un altro tocco della bacchetta magica e, “MAGICABULA”, quel decreto non è più applicabile alle azioni di salvataggio, ma riferibile solo alle condotte degli scafisti. Come se loro stessi non fossero scafisti: il naufrago va portato in un porto sicuro e Malta, Spagna, Tunisia sono senza ombra di dubbio porti sicuri. Infatti sono posti strapieni di turisti e natanti da diporto… o forse c’è la guerra pure lì?

Ma se invece gli immigrati clandestini, che non sono dei naufraghi, perché se tali fossero li salveresti portandoli nei primi porti suddetti, li vuoi proprio portare per forza in Italia sfondando ogni posto di blocco, allora sei uno scafista ed un pirata! …ma non per i nostri giudici democratici! Che sono altrettanto solerti invece nel condannare ed inquisire quei poveri cittadini italiani – e la cronaca giudiziaria è piena di tali fatti – che magari esasperati da furti seriali, osassero difendere la propria vita e i propri beni dai ripetuti furti e violenze di rom e clandestini vari, tanto cari alla fazione politica cui fa riferimento la suddetta corrispondente fazione delle “toghe democraticissime”.

Pensate che il Procuratore di Agrigento che ha chiesto al GIP di confermare le accuse e convalidare l’arresto… sia infuriato? O NO? In realtà, se il GIP mi ricorda la canzone di Cocciante, il procuratore di Agrigento mi richiama alla mente il film di Lino Banfi: “Vai avanti tu che a me mi vien da ridere”. A molti, infatti, sarà sembrata “anomala” la sua decisione di mettere alla sbarra l’eroica pirata. Qualcuno si sarà chiesto: “Ma come? Non era lui il Procuratore di “magistratura democratica” che aveva tentato di processare l’odiato ministro dell’Interno per una scelta politica attuata nella piena facoltà dei suoi poteri democraticamente attribuitigli? Non era sempre lui che si era inventato i sequestri farlocchi delle navi per far sbarcare i migranti? Ed ora che fa? Chiede l’arresto della comandante della ONG invece che chiederne l’immediata liberazione?

Eh, cari miei, è il gioco delle tre carte, o se preferite quello del gatto e la volpe… non è una bella trovata far finta di rispettare la legge, fingendo di prendere decisioni contrarie al vostro vero intento, quando poi ci sarà qualcuno che giocando di squadra realizza lo stesso il piano sovversivo? E’ il classico gioco di squadra. Anche perché la nota fazione delle toghe è organizzata: come dimostra lo scandalo del “caso Palamara” questa fazione, in combutta con la fazione politica di riferimento, decide nomine, assegnazioni e destinazioni, nonché epurazioni. E’ un fatto che i personaggi coinvolti nello scandalo fossero tutti di una “certa fazione politica”, in qualche caso ex magistrati attualmente deputati.

Perciò mi sento autorizzato a pensare che le toghe faziose non stiano in certi posti a caso. La procura di Agrigento non è ad esempio una procura chiave per la questione dell’immigrazione? Si può pensare che le mie siano illazioni. Certo, ma la mole di indizi è tale, e gli scandali così ripetitivi e quasi monotoni, che tanti indizi evidenti fanno una prova, e anche più di una. Ed infatti qualche deputato ha avuto il mio stesso sospetto, anche se con qualche elemento in più (1). Ma questo è solo l’ultimo episodio vergognoso. Se facciamo un passo indietro, solo per restare negli ultimi 30 anni, scopriamo che non è una cosa affatto recente, se già l’ex presidente della repubblica Cossiga (e dunque come tale ex presidente del CSM) ce l’aveva tanto proprio con questo personaggio, che poi non è altro che il terminale di una ben più vasta rete, al punto da non avere remore a insultarlo e sbeffeggiarlo pubblicamente. E parliamo di oltre 10 anni fa. Non è che il senatore a vita sapesse già allora cose oggi di pubblico e scandalizzato dominio?

E, altro dato di fatto, Cossiga è stato l’unico Presidente della Repubblica, di quelli che incontreremo in questa riflessione, che nel suo ruolo istituzionale si oppose alla deriva faziosa dei giudici. E non a caso è anche l’unico che non appartenesse alla schiatta dei presidenti “progressisti” che gli si sono succeduti fino ad oggi. L’ex partito comunista, già PDS, puntualmente lo soprannominò spregiativamente “picconatore”, nome che invece poi è simpaticamente rimasto nella memoria popolare.

Passiamo ad esempio al caso Priebke, altra prova illuminante dell’ “indipendenza” dei giudici democratici. O meglio, lo ribadiamo, di taluni giudici. Non ci interessa qui stabilire se il capitano Priebke sia stato durante la guerra uno stinco di santo o un criminale di guerra. Ci interessa qui ricordare solo la sua vicenda giudiziaria italiana. Dopo essere stato giudicato già nel 1948, sebbene in contumacia, e la sua posizione archiviata, venne “riscoperto” quasi 50 anni dopo dalla lobby che lo stesso storico ebreo Finkelstein chiama “L’industria dell olocausto”. E quindi ecco la prima aberrazione giuridica: li dove è stravolto il concetto di “ne bis in idem”, cioè che non si possa essere giudicati due volte, lui venne giudicato due volte per lo stesso reato… la seconda volta dopo 46 anni dalla prima! Ma è solo l’inizio.

Infatti, innanzitutto, la Corte Costituzionale a tempo di record emanò una sentenza ad hoc per il caso Priebke: con sentenza n. 60 del 22 febbraio 1996  la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale la norma del codice penale militare di pace che escludeva la costituzione di parte civile delle vittime di un danno derivante da reato punito da detto codice (2). Chiaramente lo scopo era permettere alla “nota lobby” di prendere parte “attiva” al processo. Processo che però non ebbe, inizialmente, l’esito sperato da chi lo aveva inscenato. Infatti, a differenza del processo in contumacia del 1948, a Priebke vennero sì riconosciute delle responsabilità, peraltro generiche, ma considerate le attenuanti e le leggi dell’epoca, il reato si era prescritto da molto tempo e pertanto l’imputato doveva essere liberato.

Come spiegò il Presidente del tribunale militare Quistelli, “Quello addebitato a Priebke è un crimine di guerra che non può essere valutato come crimine contro l’ umanità. L’ex capitano delle Ss ha eseguito un ordine e lo ha fatto tanti anni prima che il reato di genocidio entrasse nel nostro ordinamento giuridico. Ciò è accaduto nel ’67 e il principio di irretroattività della legge penale rappresenta un cardine fondamentale della civiltà giuridica contemporanea e della Costituzione della Repubblica”. E poi come dimenticare, recita la sentenza, quel “tranquillo pensionato” che aspettava la fine dei suoi giorni in Argentina, svolgendo “una meritoria attività” presso una scuola? “Certo il suo comportamento in aula non è stato dei migliori, non sempre ha detto la verità, ma a 83 anni alcuni particolari possono sbiadirsi nella memoria”. Per il tribunale la crudeltà della strage “non è stata premeditata”.

Aggiungiamo poi il non piccolo particolare che nel processo del 1948 Kappler fu condannato solo per aver fatto fucilare 5 persone in più di quello che gli era stato ordinato (cioè 335 invece di 330, 10 per ogni tedesco ucciso), poiché la rappresaglia era consentita dalle leggi di guerra del tempo. E certo Priebke, in quanto subordinato di Kappler ed esecutore, non si capisce quali responsabilità possa aver avuto più del suo comandante (3). Comprensibilmente quindi, seppur con alcune differenze sostanziali in diritto, la sentenza del tribunale militare dichiarò Priebke non punibile.

Non sia mai!!  Una simile sentenza non poteva essere gradita a chi ha voluto il processo!! Ecco allora una masnada di “militanti antifa” e di picchiatori della comunità ebraica capitanati dal personaggio Pacifici, assediare letteralmente il tribunale e minacciare i giudici, l’imputato ed i suoi avvocati…

Le circostanze le descrisse su “Il Manifesto” Roberto Zanini, che vide la scena  in quel pomeriggio del primo agosto 1996,  dopo che Priebke  fu assolto dal tribunale militare. Immediatamente i giudici militari furono pressati fisicamente e minacciati da una folla tumultuosa. “La lega ebraica fu efficientissima  – ricorda il giornalista –  Sulla strada decine di ragazzi con la kippah in testa o i capelli rasati, alcuni col codino, piccole stelle di Davide appese alla catenine, inquadrati in modo militare, alcuni facevano spuntare dalla camicia il calcio della pistola. Nella caserma, paura e rabbia. L’allora leader dei giovani ebrei, Riccardo Pacifici, parlamentava con le autorità: un alto grado dei carabinieri, poliziotti, poi via via pezzi del governo italiano: deputati, un sottosegretario, il sindaco Rutelli. Pacifici non chiedeva, ordinava. Non trattava, rifiutava e negava.”

Ma in democrazia (ci sentiamo ripetere da decenni, proprio dalla fazione democratica!) le sentenze si rispettano, no? Quindi il ministro della giustizia di codesta repubblica, Flick, insieme al Procuratore Intelisano, avrebbero dovuto far sgombrare dalla forza pubblica i facinorosi e liberare gli “ostaggi”, ristabilendo il potere del cosiddetto Stato, o no? Ovviamente, niente di tutto ciò avvenne. Come ricorda Maurizio Blondet, “Il potere  esecutivo  si “sostituì all’autorità giudiziaria”, ingerendosi di un processo e rovesciandolo: senza che quella magistratura, di solito sempre tanto gelosa della sua autonomia,  lamentasse in quel caso l’abnorme intrusione dell’Esecutivo nel Giudiziario, e con quella brutalità.  Vuol dire che il Potere Giudiziario gradì l’intromissione della politica nella giustizia, quella volta.” Svegliato a notte tarda, arriva il ministro Flick: e che pensate che faccia? Ordini ai C.C. e poliziotti presenti di far rispettare la legge, ossia di chiedere i documenti agli armati israelo-antifa e pretendere di vedere se avevano il porto d’armi? Controllare se fossero armati senza permesso? Ma no, questo vale per voi e per tutti noi cittadini comuni. “Verso mezzanotte arrivò Flick, con la soluzione: arrestarlo di nuovo, per quella vecchia richiesta di estradizione dalla Germania. Un gioco di prestigio, giuridicamente una porcata.  […]  Ma era finita, Erich Priebke non era più libero. E non lo sarebbe stato mai più” (4).

Ovviamente la sentenza, a questo punto, nei gradi successivi fu quella voluta e preordinata dalla nota lobby. Sì preordinata. Possiamo dirlo tranquillamente, perché è quello che ha detto lo stesso procuratore militare Intelisano in una intervista a Repubblica: “Ci avevo pensato fin dal mattino, in previsione di una decisione come quella che poi effettivamente c’è stata – dichiara Intelisano – Già da qualche settimana era arrivata dalla Germania la richiesta di arrestare Priebke… e dunque l’idea l’ho lanciata a Flick. Da quel momento c’è stata una piena convergenza fra tutte le istituzioni competenti. E ha funzionato”. Ore 2,15 del 2 agosto. “Il capo della Digos, Domenico Vulpiani, disse a Priebke, la arrestiamo per ordine del ministro”, afferma l’avvocato Di Rezze” (5). Praticamente il procuratore, in combutta col ministro della giustizia (il quale dovrebbe occuparsi del funzionamento della giustizia, e non ha, o meglio non dovrebbe avere poteri inquirenti e tanto meno coercitivi) se la sentenza non dovesse garbargli, ha un piano B per far ri-arrestare l’imputato, con un cavillo, al fine quindi di riprocessarlo. E lo disse pure! Questa forse è giustizia? E’ questa la tanto decantata democrazia? E soprattutto, tutto ciò cosa ha a che fare col diritto? Ovviamente, sono domande retoriche!

Ma aggiungiamo una chicca. Il Presidente Quistelli, che dichiarò non punibile Priebke, venne successivamente censurato dal Consiglio della Magistratura Militare per aver espresso delle confidenze, sicuramente imprudenti e probabilmente rivolte a persone immeritevoli, riguardo al caso Priebke. Il giudice penale deve infatti astenersi dal decidere dopo avere manifestato le sue opinioni sull’oggetto del processo. “In particolare al dott. Quistelli è stato contestato: a) che, in epoca compresa tra l’agosto ed il dicembre 1995, nel corso di un colloquio avuto con il generale dei carabinieri Francesco Mosetti, commentando l’operato della Procura militare di Roma in relazione al procedimento penale contro Erik Priebke, aveva affermato che il lavoro della Procura era inutile, potendosi tutt’al più, nell’operato dell’imputato, ravvisare un omicidio colposo plurimo; così che egli era venuto meno al dovere di riserbo, poiché era certo che se l’imputato fosse stato rinviato al giudizio del Tribunale militare, esso Quistelli si sarebbe dovuto occupare del processo essendo presidente dell’unico collegio del Tribunale medesimo; b) che, pur avendo il Quistelli manifestato la propria opinione nei sensi suddetti, non si era poi astenuto, neanche quando, a seguito della ricusazione proposta dal pubblico ministero alla udienza del 17 giugno 1996, era venuto a trovarsi nell’impossibilità di continuare a svolgere le sue funzioni con la necessaria credibilità” (6).

Tuttavia va detto che tali opinioni erano di tipo tecnico-giuridico, e dunque il giudice avrebbe potuto ben averle a priori anche senza manifestarle. Ma invece se è vero che la GIP di Agrigento che ha mandato libera la kapitana risulta anche una finanziatrice di SeaWatch, non ci troveremmo di fronte a ben più grave violazione?

Non è stata una ben più grave violazione, l’azione del procuratore Intelisano volta aprioristicamente ad operare il ri-arresto di un imputato, qualora la imminente sentenza non gli fosse garbata e cioè lo avesse prosciolto? Pensate forse che qualcuno abbia proceduto o procederà a censurare tali condotte ben più gravi???

Anche qui domande retoriche. Ed è chiaro che i magistrati corretti che immaginiamo (o più che altro speriamo!) essere la maggioranza, abbiano paura e timore di questa minoranza settaria ed organizzata, che, anche in seno al proprio Ordine, con gli amici, interpreta la legge e coi nemici la applica! Ed infatti l’ANM e CSM sono intervenuti a difendere la GIP dalle ovvie e comprensibili contumelie del Ministro degli Interni e dei tanti cittadini, mica a censurarne l’evidente inettitudine ovvero la mala fede (poiché tertium non datur…) (7). Addirittura, devono essere i privati cittadini, ormai esasperati da siffatta mala giustizia, a denunciare i giudici che mancano vistosamente ai propri più elementari doveri. Peraltro senza farsi soverchie illusioni sull’esito di tali atti pur dovuti e sacrosanti, che loro sono comuni cittadini e già sanno che finirà tutto in un niente di fatto (8). Mica rappresentano la democrazia come i picchiatori israelo-antifa che possono accerchiare un tribunale manu ad ferrum col placet di un ministro della giustizia…

Passiamo oltre, un grosso affare di stato… di più, la Trattativa Stato-Mafia. L’ex Ministro della Giustizia Martelli ha detto apertis verbis che secondo lui, il dominus ex machina della vicenda è stato il fu presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Martelli è stato un politico di spicco della prima repubblica, sa quello che dice e nella sua intervista spiega perché, a monte, doveva esserci Scalfaro mentre Mancino, da ministro degli interni, non doveva essere altro che un esecutore della politica del primo.

Ora è un fatto che per anni Mancino abbia negato il fatidico incontro dal quale il giudice Borsellino sarebbe tornato profondamente scosso, mentre infine ha dovuto ammetterlo, pur sminuendone la portata. Ed è anche vero, come vedremo, che il suo intento successivo è stato, con la complicità di un altro presidente della Repubblica, cioè Napolitano, far spostare il processo sulla trattativa stato mafia. Ed anche evitare a tutti i costi un confronto diretto con Martelli… temutissimo teste (9). Orbene, sappiamo che Mancino non è stato solo un influente politico della prima repubblica e ministro degli interni, ma anche vicepresidente del CSM.

Oscar Luigi Scalfaro, oltre ad essere stato tutto quello che fu come politico democristiano, era innanzitutto un magistrato. Anzi, la sua carriera politica ebbe inizio proprio con l’uso politico del proprio ruolo di magistrato. Fu infatti l’unico magistrato di ruolo a partecipare – volontariamente si badi bene – ai tribunali partigiani improvvisati dell’immediato dopoguerra. E l’unico vero magistrato a sentenziare condanne a morte di innocenti, compreso per ironia della sorte un vicino di casa.

Fu questa fama di “duro” a lanciarlo politicamente. Una carriera nata sul sangue innocente… e questo è un fatto! E dunque se il teorema stato-mafia è fondato, nella realtà storica, perché non anche una carriera chiusa sul sangue innocente? Quello di un eroico magistrato antimafia ucciso sì dalla mafia, ma chiaramente non solo dalla mafia, anzi, solo secondariamente dalla mafia. Evidentemente anche da chi all’interno dello stato voleva chiudere la trattativa, togliendo di mezzo gli eventuali ostacoli. E se Martelli dichiara che secondo lui dietro a tutto c’era Scalfaro e se ciò corrisponde al vero, per deduzione logica…(10)

Quindi, abbiamo magistrati che coincidono con la politica ed operano anche a danno dei loro colleghi, spesso i migliori e fuori da cricche e camarille. Quanta differenza dai magistrati del tempo del cosiddetto “Male Assoluto”, che per nessuna ragione potevano essere iscritti al P.N.F. (paradossalmente l’unica categoria obbligatoriamente esentata) né tanto meno esercitare ruoli nel partito (11).

Ma tornando alla trattativa, come scrive il PM antimafia Nino di Matteo, “Da parte del “privato cittadino” Nicola Mancino, è stato messo in atto un “tentativo di influire e condizionare l’attività giudiziaria degli uffici del pm e addirittura le scelte di un collegio di giudici, ebbene quel tentativo, invece di essere doverosamente stoppato in partenza, venne assecondato e alimentato dal Quirinale e per quello che l’allora consigliere giuridico Loris D’Amborsio riferisce a Mancino, dallo stesso Presidente Napolitano in persona”. “Mancino – prosegue il magistrato – era ossessionato dalla possibilità di essere messo a confronto in aula con l’ex ministro della Giustizia e perciò esercitò un pressing costante e ostinato verso il Quirinale per sollecitare un intervento che gli consentisse di evitarlo” in quanto “temeva che da quel confronto si evidenziasse la sua reticenza e ha sfruttato il suo peso di uomo di potere per ostacolare le indagini”. Di Matteo legge diversi brani delle intercettazioni delle telefonate captate tra il 25 novembre 2011 e il 5 aprile 2012. Il nodo centrale era sempre quello delle dichiarazioni dell’ex Guardasigilli che aveva riferito ai pm di aver avvertito Mancino, già dal ’92, dei contatti anomali tra i carabinieri del Ros e il sindaco mafioso Vito Ciancimino, circostanza invece sempre smentita da Mancino. E proprio su questo punto doveva svolgersi e si svolse il confronto tra i due.

“C’è un pressing costante ed ostinato verso la Presidenza della Repubblica – dice Di Matteo – perché influenzasse le iniziative della Procura generale della Cassazione e della Procura nazionale antimafia. Proprio nel momento in cui si concretizza la richiesta del confronto con Martelli. Mancino teme che la ribalta mediatica evidenzi la sua reticenza. Pressa facendo pesare il suo ruolo di potere per ostacolare le indagini della Procura di Palermo e sterilizzarle. Mancino non persegue uno scopo di coordinamento ma intende spostare la barra delle investigazioni verso uffici diversi dalla procura di Palermo”. Inizia in quel momento un botta e risposta tra la Procura generale della Cassazione e la Procura Nazionale antimafia che si conclude con un documento a firma di Grasso, il 22 maggio 2012, dove si respinge ogni tentativo di ingerenza.

Insomma, un Presidente della Repubblica in carica, preme in tutti i modi possibili sulla magistratura per accontentare un potente ex uomo politico e forse anche un intero complesso politico dietro di lui. Quale compito istituzionale autorizza un presidente della repubblica a tali pressioni? Non dovrebbe un presidente della repubblica essere il garante della terzietà e dell’autonomia della magistratura? Anche qui, nei fatti, non vediamo nessuna democrazia sostanziale. E’ stato solo per la fermezza del Procuratore Nazionale Antimafia Grasso che questi tentativi non hanno avuto effetto.

Ma alla fine Mancino è stato assolto, anche se “Mancino avrebbe saputo della trattativa, secondo la pubblica accusa, in quanto “questi colloca già nel 1992 la conoscenza della spaccatura interna a ‘cosa nostra’ tra un’ala militarista facente capo a Riina ed un’ala trattativista facente capo a Provenzano”. Pertanto, sostenevano i pm, “nel 1992 quella divisione interna a ‘Cosa nostra’ poteva essere nota soltanto a coloro che avevano intrapreso la “trattativa” con i vertici mafiosi attraverso Vito Ciancimino e quindi l’ex ministro “ha mentito quando il 24 febbraio 2012 ha espressamente negato tale conoscenza”. La Corte, tuttavia, ha rilevato che Mancino “ha sovrapposto i ricordi del 1992 con quelli del 1993, fatto non certo inspiegabile stante il lungo tempo trascorso quando ebbe a essere, appunto, audito dinanzi alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno della mafia (oltre diciotto anni dopo)”.

Quanto all’incontro tra Mancino e l’ex ministro della giustizia Claudio Martelli nel qual si sarebbe parlato dell’operato del Ros, si legge ancora, “ben potrebbe il teste Martelli non ricordare con precisione e completezza l’incidentale riferimento fatto a Mancino sull’attività del R.O.S. (e, quindi, anche il cenno a Vito Ciancimino) nel contesto di un incontro nel quale vennero affrontati molti argomenti e ben potrebbe Mancino, a sua volta, non ricordare il medesimo incidentale riferimento riguardante una problematica per lui, in quel momento, sicuramente secondaria rispetto ai gravosi impegni che lo attendevano alla sua prima esperienza di Ministro per di più in un dicastero particolarmente esposto sul versante dell’ordine pubblico. Ma, sia in un caso che nell’altro, non potrebbe di certo pervenirsi alla affermazione della sussistenza del reato di falsa testimonianza ipotizzato a carico di Mancino” (13).

Insomma lo scambio di favori c’è stato, ed è stato appurato dalla magistratura, ma il dolo non è stato dimostrato. Eppure il soggetto scomodo della vicenda, per la politica, non poteva uscirne indenne. E per opera della magistratura lottizzata, la medesima di quel Palamara terminale della stessa, che ordina: si cacci Di Matteo dalla Procura Nazionale Antimafia…. e stavolta qualcuno esegue! Il magistrato Luca Palamara, ex Presidente dell’ANM indagato per corruzione, intercettato al telefono dice senza tanti giri di parole che Cafiero De Raho deve “allontanare Nino Di Matteo”. Esattamente venti giorni dopo avviene l’inquietante espulsione di Di Matteo dal pool.

Non tutti hanno la fermezza di Grasso. Ci auguriamo che il procuratore De Raho, che con un pretesto ha cacciato dal pool Di Matteo, e che ora tace, venga almeno sollecitato a parlare dagli inquirenti. Ma questo Palamara su interesse di chi agiva? Bella domanda, vedremo, forse. Ma, casualmente, un bel fil rouge, rosso in tutti i sensi, è ben visibile in tutti questi casi (14).

Passiamo ad un altro caso nazionale, il più grande scandalo bancario dal crac del Banco Ambrosiano Veneto, cioè il fallimento del Monte dei Paschi di Siena con un buco di 17 miliardi di Euro. Come tutti sanno, Siena significa Monte dei Paschi e Monte dei Paschi significa… Partito Democratico. Come è notorio, un importante dirigente della banca, che voleva parlare con gli inquirenti, venne trovato morto in circostanze misteriose, fatte passare sbrigativamente come suicidio, quando ormai è praticamente certo che si sia trattato di omicidio. Come dichiarato dal senatore Elio Lannutti, uno che certo non è un pericoloso “nazi-fascista”, “David Rossi secondo noi è stata la vittima di quel grande imbroglio e truffa che si chiama Monte dei Paschi di Siena. La più antica Banca, che aveva resistito a calamità e guerre, ma non ha resistito ad un avvocato calabrese, al Partito Democratico di cui era la banca di riferimento, ed alla finanza criminale. Abbiamo fatto un’indagine (da cui è nato il libro “Morte dei Paschi. Chi ha ucciso la Banca di Siena”)… e abbiamo scovato ben altri otto casi di suicidi sospetti nel mondo, legati alla vicenda MPS. “Un nono non lo abbiamo raccontato: la strana morte al Ministero dell’Economia di un dirigente che è stato trovato impiccato con la sua cravatta al termosifone.

Nel libro ne vengono raccontati però altri nel mondo tutti legati a quei prodotti tossici, che non garantiscono la gente, ma solo i profitti dei banchieri. Fino ad arrivare alla grande Banca giapponese “Nomura”, e allo strano caso di un altro dirigente suicidato. Dove per prima non arriva la polizia, ma due figuri inquietanti che portano via tutti i documenti prima che arrivi la polizia. E questo è il Paese alla rovescia, dove gli onesti vengono perseguitati e le cricche premiate, come nel caso del governatore Visco. La rinomina di Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia è un segnale devastante per i giovani, perché… è la metafora di un Paese che premia i suoi manutengoli. La vigilanza della Banca d’Italia non ha guardato i crack e dissesti di sette banche” (15).

Basti dire che le immagini delle telecamere mostrano chiaramente che l’orologio di Rossi è caduto dalla finestra 20 minuti dopo chi lo indossava. Basti dire che una perizia ha dimostrato che le immagini sono state compromesse e manipolate. Ma se uno vuole ripassarsi l’intera vicenda con tutti i dettagli, con i presunti ricatti a base di video hard omosessuali fatti ai giudici ecc. ecc., guardi la coraggiosa inchiesta delle Iene che ha fatto riaprire le indagini, aiutando in questo l’inchiesta indipendente della famiglia.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile, almeno nel caso eclatante di David Rossi, senza una magistratura compiacente. La procura di Siena o è stata totalmente inetta, o totalmente servile verso… qualcuno? …una determinata parte politica? Ancora una volta, delle due l’una. Tertium non datur! In tutti e due i casi questo genere di magistratura è inutile per il popolo italiano, anzi peggio, dannosa, per quel Popolo nel cui nome indegnamente annuncia le sentenze. Un apparato che invece di indagare per fare giustizia ha distrutto e manipolato le prove. In una nazione seria questi magistrati sarebbero finiti sotto inchiesta. Come abbiamo visto, invece, viene censurato o epurato solo chi è scomodo per i manovratori…(16)

Passiamo ora ad un ultimo caso. Forse più banale rispetto ai precedenti, decisamente più significativi nella storia politico-giudiziaria di questo paese. Ma comunque indicativo della situazione e del clima politico reale, sia perché dimostra la concreta assenza di principi democratici in una intera classe politica che blatera continuamente di democrazia, ma che tale democrazia teorica viola poi nei fatti, sia perché palesa in modo evidente gli appoggi che costoro hanno in quella parte della magistratura disposta ad attivarsi “a comando”… con tanti saluti per la presunta terzietà dell’Ordine giudiziario. Al punto che questa terzietà è messa in dubbio nell’opinione pubblica, proprio per l’azione di questa parte faziosa della magistratura, che riteniamo minoritaria, ma organizzata e impunita, dunque assai pericolosa per il nostro popolo.

Mi riferisco al caso dei Fasci Italiani del Lavoro, che è un esempio di democrazia violata da parte delle autorità politiche deputate a difenderla. Il fatto che il suddetto partito abbia un peso a dir poco insignificante nella politica italiana – ad essere generosi – la dice lunga sull’importanza politica del caso, ma proprio per questo esso è maggiormente indicativo del disprezzo che hanno alcune autorità politiche italiane per la democrazia e per il rispetto dell’avversario politico, specie se inerme, nonché sul fatto che esse possano sempre contare su qualche magistrato pronto ad attivarsi a comando.

Era dal 2002 che la lista dei Fasci Italiani del Lavoro si candidava democraticamente alle elezioni del comune di Sermide e Felonica, nella provincia di Mantova, con un simbolo che è stato regolarmente riconosciuto dalla commissione Elettorale centrale e poi dalle commissioni elettorali locali per più di 20 anni di fila! Nessuna istituzione è mai insorta condannando il movimento, nessun magistrato ha portato avanti un’accusa contro gli esponenti del suddetto partito ravvisando alcuna ipotesi di reato.

Tutto fino alle elezioni comunali del 2017 dove con 343 voti, Fiamma Negrini dei Fasci Italiani è riuscita a diventare consigliere comunale. La notizia ha avuto un risalto mediatico nazionale, tanto da smuovere le istituzioni più alte, con il presidente della Camera Laura Boldrini che sollecitò un intervento diretto a stroncare sul nascere il “pericoloso” partito “fascista”, scrivendo testualmente al ministro dell’Interno Marco Minniti: “L’ammissione alle elezioni di una lista fascista desta forti perplessità sul piano giuridico in quanto, come rilevato dall’Anpi, sembra contrastare con le norme costituzionali e legislative”… “Ovvove, ovvove i fasssisti!”.

A questo punto la Procura si sveglia da un sonno evidentemente durato per 15 anni, e ravvisa l’ipotesi di reato, “richiesta” appositamente dal presidente della Camera: l’inchiesta è portata avanti dallo zelante procuratore capo Manuela Fasolato, l’accusa è semplice e chiara: “Ricostituzione del partito fascista” in violazione della legge  Scelba e della XII disposizione “transitoria finale” (transitoria da oltre 70 anni !!!) della Costituzione.

Ed ecco che, magicamente, anche il Consiglio di Stato si sveglia, in ossequio ai politici suddetti evidentemente, e con grande rispetto dei cittadini di Sermide e Felonica che hanno democraticamente votato i loro rappresentanti, e di questo partito che da 15 anni si presentava democraticamente alle lezioni, e così annulla le elezioni e il seggio della Negrini… adesso sì che la democrazia trionfa!

Ma dove erano prima questi solerti magistrati? Se questo paese avesse avuto una magistratura totalmente indipendente, invece di trovarsene una inquinata da una ben specifica fazione politicizzata e servile verso determinate forze politiche, quando non proprio corrotta (vedi caso Palamara), il magistrato di turno avrebbe dovuto rispondere alla Signora Boldrini con una sonora pernacchia!

La Costituzione prevede infatti all’art. 49 che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. I Fasci Italiani hanno concorso con metodo democratico? Sì, da ben 20 anni e nessuno aveva mai obiettato alcunchè in tal senso.

La XII disposizione TRANSITORIA della Costituzione, in ossequio agli ordini del comando militare degli Alleati anglo-americani, aveva lo scopo di evitare che, dopo la caduta del fascismo inteso come regime STORICO, questo potesse essere reinstaurato mediante ricostituzione del partito che ne era stato alla guida. Ma questa disposizione viene strumentalmente e puntualmente ritirata fuori per motivi di bagarre politico-partitica, anche se non avrebbe più ragione d’essere, proprio perché il partito nazionale fascista storico ed i suoi esponenti non esistono più da decenni. Paradossalmente, UN qualunque partito fascista che volesse concorrere democraticamente alla vita nazionale, teoricamente avrebbe pienamente diritto di poterlo fare…

Sarebbero bastate queste semplici ed evidenti constatazioni perché un magistrato veramente indipendente facesse notare al presidente della Camera Boldrini che i suoi supposti “timori” erano infondati.

Invece no, ecco che la fazione della magistratura asservita ordina perquisizioni ai poveri malcapitati dei Fasci, colpevoli di aver osato concorrere con metodo democratico alle elezioni per 20 anni, tranquilli e indisturbati, per poi infine piazzare un consigliere comunale in un piccolissimo comune della provincia di Mantova, causando con ciò lo sconcerto del presidente della Camera, che non ha gradito siffatto affronto. “Ovvove, ovvove”. Ecco la loro colpa!

Nel frattempo, dopo le tribolazioni personali, familiari ed economiche che ci possiamo immaginare (ed anzi, di cui nel caso che ci riguarda direttamente sappiamo bene!) i diretti interessati sono stati tutti assolti, ovviamente! Ma dopo due anni di titoloni sui giornali che li vedevano accusati di essere criminali in procinto di essere condannati ad anni di galera, chi li risarcirà? …NESSUNO! Chi risarcirà i cittadini di Sermide e Felonica dello stupro democratico subito? …ugualmente NESSUNO!

E se lo zelante pubblico ministero Fasolato volesse persistere nell’errore, animata dal proprio “sacro furore antifascista”, ricorrendo in appello, magari sperando nell’arrivo di un giudicante “più giusto”, chi potrebbe impedirglielo? Può lecitamente ritenere che il reato di “lesa maestà antifascista” è stato consumato e così perseguirlo ad oltranza. Se ciò accadesse ed il calvario per gli imputati dovesse riprendere, anche qualora gli imputati venissero assolti, magari prima in appello e poi pure in cassazione, forse che sarebbe mai chiamata a rispondere dei danni morali e materiali ad essi cagionati e delle risorse pubbliche sperperate a causa di quella che andrebbe qualificata come una vera e propria persecuzione politica? ASSOLUTAMENTE NO! GIAMMAI! Ed infatti la dottoressa, delusa dalla prima sentenza, ma decisa a difendere ad oltranza la repubblica dalla pericolosa minaccia dei “Fasci del lavoro”, ha deciso di non demordere e ricorrere in appello!!

BIBIDIBOBIDIBI’ la legge sono mì. E lo stupro verso la democrazia prosegue; l’intimidazione verso liberi e onesti cittadini continua, per di più sempre a spese degli altri cittadini. E allora? Qui custodiet custodes?

Si dirà giustamente che non tutta la magistratura è così. Dopo tutto i poveri cittadini dei “Fasci del lavoro” sono stati completamente assolti da un tribunale della Repubblica… almeno in 1°grado! Ringraziamo Iddio, anche perché se l’esito fosse determinato a priori in tutti i casi, ci troveremmo palesemente di fronte a dei processi staliniani.

Tuttavia, come abbiamo osservato analizzando questa breve carrellata di casi, è del tutto evidente che c’è un “filo rosso” che attesta la presenza di una magistratura zoppa, di un Ordine giudiziario non indipendente e terzo. Dove fazioni corrotte e politicizzate determinano carriere e destini e destinazioni, epurazioni e promozioni di altri magistrati. Ci sono magistrati faziosi che si attivano a comando e che alla bisogna diventano inflessibili, o, a seconda dei casi, inflessibilmente strabici… quindi anche la cosiddetta democrazia risulta seriamente azzoppata in modo vistoso.

Anzi, va detto a chiare lettere che la democrazia sostanziale di questo disgraziatissimo paese viene periodicamente stuprata con l’avallo di una magistratura politicizzata. Non è solo colpa di una certa classe politica. Anche perché costoro continuano a comandare grazie ai loro sgherri nell’Ordine giudiziario. Come diceva l’ex presidente Cossiga, “non importa quanti voti hai, se possiedi la magistratura governi”. Ma questo è possibile perché una fazione della magistratura si fa possedere, e un’altra, la maggioritaria, si lascia intimidire. Insomma, se c’è una democrazia in Italia (???) essa evidentemente risulta a rischio, il cancro annidato in seno alla magistratura che la minaccia, va estirpato per il bene di tutto il popolo italiano!

Tribunus

NOTE

1. https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13480280/sea-watch-3-augusto-minzolini-telefonate-carola-rackete-pd-procura-brutto-sospetto.html

2. http://www.difesa.it/Giustizia_Militare/rassegna/Processi/Priebke/Pagine/15Sentenza220296.aspx

3. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/01/ecco-perche-priebke-non-punibile.html

4. https://www.maurizioblondet.it/su-flick-il-ministro-e-giurista-campione-diritto-due-pesi-e-due-misure/

5. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/08/11/arresto-di-priebke-un-abuso.html

6. http://www.legge-e-giustizia.it/index.php?option=com_content&section=3&cat=4&task=view&id=630&Itemid=37

7. http://www.ilgiornale.it/news/politica/csm-fa-quadrato-tutela-gip-agrigento-1720821.html

8. https://www.nextquotidiano.it/ornella-mariani-forni-denuncia-alessandra-vella/

9. http://www.antimafiaduemila.com/rubriche/saverio-lodato/69933-nicola-mancino-incontrai-paolo-borsellino-si-sapeva-gia-ma-lui-oggi-lo-ammette.html ; https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/17/stato-mafia-napolitano-al-telefono-con-mancino-che-cosa-si-saranno-detti/295857/ ; http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/68519-trattativa-di-matteo-quirinale-assecondo-il-tentativo-di-mancino-di-condizionare-i-giudici.html

10. https://www.corriere.it/cronache/09_luglio_17/borsellino_strage_mafia_1605a66e-729b-11de-a0f6-00144f02aabc.shtml

11. http://www.azionetradizionale.com/2014/01/01/la-magistratura-ai-tempi-del-fascismo/

12. http://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/253-sistemi-criminali/37828-trattativa-nelle-intercettazioni-le-pressioni-di-mancino.html

13. http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/71183-stato-mafia-mancino-assolto-ma-sollecitazioni-a-napolitano-irricevibili.html ; https://www.panorama.it/news/in-giustizia/trattativa-stato-mafia-tutti-condannati-tranne-nicola-mancino/

14. https://www.themisemetis.com/corruzione/nino-matteo-palamara-come-nostradamus-gli-amici-giusti-pna/3233/ ; https://www.panorama.it/news/cronaca/caso-palamara-csm-toghe-sporche/

15. https://www.themisemetis.com/politica/bisogna-ribellarsi-contro-potere-rivoluzione-matite-intervista-elio-lannutti/1217/

16. https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/27/david-rossi-nessuno-indago-sulla-morte-libro-di-davide-vecchi-rilancia-il-caso-gomez-su-mps-voleva-dire-tutto-poi/3938975/

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Strage della stazione di Bologna: la vittima è l’intero popolo italiano

Immagine correlataMentre ancora oggi, e in modo indegno, campeggia la scritta mendace “terrorismo fascista”, sulle “lapidi commemorative” scolpite senza arrossire dai “servi dei padroni” a stelle e strisce, ricordiamo uno dei tristemente innumeri atti di crudele ed efferato delitto, perpetrato ai danni dell’interno nostro popolo. Un Popolo, quello italiano, che patisce rovina e oppressione da quel tremendo giorno, il 25 aprile 1945, in cui la nostra Libertà nazionale è stata letteralmente svenduta agli occupanti anglo-americani, ai quali è stato consegnato vilmente il comando assoluto sulle nostre vite…

Ebbene, oggi, continua e si rafforza l’orripilante “Strategia della Tensione”, di cui abbiamo sempre ed abbondantemente parlato e di cui anche questa tremenda tragedia fa parte.

Per “ricordare”, a nostro modo, dunque attento esclusivamente alla Verità, abbiamo pensato di radunare gli articoli e le pubblicazioni del nostro blog sull’argomento, in modo da rendere più semplice l’approfondimento dei temi trattati. Sperando che, nel nostro “piccolo”, il lavoro portato innanzi, e la nostra abnegazione, possa essere un mattone sull’edificio della Libertà Nazionale, IlCovo vi augura buona lettura.

“STRATEGIA DELLA TENSIONE GLOBALE PERMANENTE”

Sul Forum IlCovo:

  1. Scomode verità sul DC9 inabissatosi ad Ustica?
  2. Sulla Strage di Bologna
  3. 11 settembre…anniversario strage Torri Gemelle
  4. Come si inventa la rivolta araba MADE IN USA
  5. Primavera Araba o Turca? Fratelli Musulmani e simili

Sul Blog “Biblioteca Fascista del Covo”

  1. Come previsto, si espande ulteriormente la “strategia della tensione globale” voluta dal sistema demo-pluto-massonico
  2. Strategia dell’Inganno Globale
  3. Strategia dell’Inganno Globale, Parte II
  4. STRATEGIA DELLA TENSIONE…GLOBALE! : l’ignobile pratica del cosiddetto “occidente democratico” per mantenere il potere!
  5. GIU’ LA MASCHERA! …strategia della tensione e controllo serrato sull’informazione,ecco la reazione delle demoplutocrazie ipocrite!
  6. L’ITALIA VITTIMA PERENNE DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE !

Pubblicazioni

  1. L’inganno NeoFascista
  2. L’Attualià del Covo

POST SCRIPTUM

A margine delle recentissime dichiarazioni indegne del “signor” Mattarella riguardanti la strage del 2 agosto 1980, personaggio che anziché rappresentare gli interessi del popolo italiano tutela da sempre esclusivamente quelli dei “padroni occupanti atlantici”; affermazioni grondanti palese ignoranza storica ed evidente malafede politica, rilasciate in riferimento alla presunta “giustizia fatta” riguardante la punizione dell’altrettanto presunto “terrorismo fascista” (che fascista non è MAI stato, trattandosi in tutti i casi di marionette dei servizi segreti italy-oti, a loro volta esecutori asserviti ai voleri dei padroni della C.I.A. statunitense), e al fatto che ora resterebbe “soltanto” da identificare i mandanti (questo in opposizione anche ai fatti emersi di recente, in merito al ritrovamento dell’innesco dell’esplosivo: qui). Ci preme notare che, caso strano, il Mattarella essendo virtualmente il capo delle forze armate Italy-ote e dunque anche dei servizi segreti (sappiamo bene che in realtà chi comanda davvero è il Governo U.S.A.), già oggi stesso potrebbe svelare a televisioni unificate mandanti e retroscena politici di tutti gli eventi tragici della storia della sua pseudo-repubblica. Ma dovrebbe con ciò denunciare tutti i precedenti capi di governo ed i responsabili istituzionali che lo hanno preceduto, dovrebbe sopratutto denunciare gli uomini del partito dal quale proviene… Ebbene, rinfreschiamo la memoria del Mattarella… vogliamo infatti sottoporre al giudizio dei nostri lettori quanto di seguito mostriamo:

Proprio in riferimento al cosiddetto “terrorismo fascista” che, lo ribadiamo, NON E’ MAI ESISTITO, senza tornare a quel che abbiamo più volte detto, preferiamo citare telegraficamente quel che già scrisse a suo tempo Vincenzo Vinciguerra…al riguardo mai smentito perché non smontabile…

A mio avviso esiste un errore di fondo, nel quale tutti incorriamo, che è quello di continuare ad utilizzare il termine “neofascismo” riferendoci al mondo dell’estrema destra italiana. Sappiamo che il Movimento Sociale Italiano è stato costituito, il 26 dicembre 1946, con i doppiogiochisti della Repubblica Sociale Italiana (meno alcuni che puntualmente se ne andranno dal partito nel giro di pochi anni) dal Vaticano, la Democrazia Cristiana, i servizi segreti americani e la Confindustria. […] Sappiamo, in definitiva, che la costituzione del Movimento Sociale Italiano rappresentava lo strumento necessario per sottrarre centinaia di migliaia di reduci della R.S.I. ai partiti di sinistra, socialista e comunista, nei quali sarebbero confluiti in odio alla democrazia borghese ed al capitalismo. L’inganno iniziale è stato via via perfezionato nel corso degli anni, sostituendo all’ideologia fascista il pensiero di Julius Evola che fascista non è mai stato. L’estrema destra ha, di conseguenza, finito per rappresentare la conservazione più radicale, per la quale era naturale schierarsi dalla parte dello Stato, della legge e dell’ordine, del cattolicesimo più intransigente nella battaglia contro il comunismo ateo. Nessun gruppo di estrema destra si è sottratto a questa logica perché i gregari degli anni Sessanta erano gli allievi di Giorgio Almirante, Arturo Michelini, Pino Romualdi e Julius Evola che il fascismo, sul piano ideologico, lo avevano fatto dimenticare e, sul piano storico, si erano riallacciati ai “congiurati” del 25 luglio 1943, gli stessi che ritenevano il fascismo una “fazione” da sacrificare per salvare la Nazione. […] Rientra nella logica di un mondo che non sapeva più cosa fosse il fascismo, come ideologia, e che disconosceva perfino la sua storia. È il partito padre, il Movimento Sociale Italiano, che porta tutti gli altri gruppi che ad esso resteranno sempre legati, al “servizio dei Servizi”, ovvero dello “Stato sano” contrapposto al regime corrotto e corruttore. Certo, un fascista non si sarebbe mai posto al servizio dello Stato antifascista, ma un conservatore ed evoliano lo avrebbe fatto. E lo hanno fatto! […] Ha ragione Anna Bellini: il termine “fascista” ha fatto comodo al potere politico democristiano (sono stati Aldo Moro e Paolo Emilio Taviani a denunciare per primi il “pericolo fascista” che non esisteva), che in questo modo ha dato spessore alla favola degli “opposti estremismi”, ed ha coperto la durezza e la ferocia dello scontro all’interno del mondo anticomunista, non solo nazionale, negli anni Settanta. La pregiudiziale anti-Atlantica nel mondo della destra conservatrice ed evoliana viene a cadere già nei primi anni Cinquanta, quando viene a mancare anche quella anti-monarchica, così che negli anni Sessanta i tempi sono maturi per portare i giovani ed i giovanissimi militanti a schierarsi, senza riserve, con i traditori francesi dell’OAS ed i loro protettori americani ed atlantici.

Vincenzo Vinciguerra, Carcere di Opera, 3 luglio 2013.

 

 

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ATTUALITA’ DEL COVO! …le verità scomode proclamate dai fascisti de IlCovo …finalmente pronta la 4a edizione!

Se questo Stato e questo regime si sono macchiati di delitti contro il popolo italiano, se hanno scatenato una guerra civile, se non hanno esitato a favorire massacri, nelle forze di polizia alle loro dipendenze, se hanno privato il Paese di ogni sovranità e della dignità nazionale, allora temono la verità come la peggiore delle sventure. Chi cerca di affermare la verità è il nemico dello Stato e del regime. 

Vincenzo Vinciguerra, carcere di Opera, 1 febbraio 2013.

 

L’Associazione “IlCovo – Studio del Fascismo mussoliniano”, è lieta di presentare la quarta edizione riveduta, corretta ed ampliata dell’antologia di scritti politico-dottrinali fascisti del XXI secolo, pubblicati sul blog “Biblioteca Fascista del Covo”. Essi costituiscono una selezione dei nostri articoli più rappresentativi degli anni che vanno dal novembre 2013 al marzo 2019. La scelta di pubblicarli in un apposito volume non è certamente dettata da vanità ma da una precisa necessità politico-ideologica. Nel tempo, infatti, abbiamo constatato quanto sia radicata l’incapacità di trovare una feconda corrispondenza tra la richiesta di un verace cambiamento politico, diffusa a vari livelli nell’odierna società italiana e le soluzioni già proposte a suo tempo nella Dottrina del Fascismo e dai teorici ufficiali del Partito Fascista, che riteniamo presentino un elevatissimo grado di attualità oltreché una corrispondenza lampante rispetto alle vitali esigenze espresse dal popolo italiano nel tempo presente, caratteristica purtroppo misconosciuta dai più. Anzi, lo scetticismo manifestato nei confronti della concezione politica di Benito Mussolini, risulterebbe ancor più incomprensibile proprio riguardo coloro che manifestano di non disdegnare nominalmente, almeno in linea teorica di principio, talune simpatie politiche per il Fascismo, se non fosse che quest’ultimo viene erroneamente identificato da costoro come un “passaggio politico concluso”, ancorché suscettibile di una necessaria “evoluzione” e/o di una “definitiva maturazione”, immaginandone così lo sbocco definitivo in modo ambivalente (a seconda delle sensibilità politiche degli interessati) in un sistema di tipo liberal-parlamentare, quale forza conservatrice o tra quelle socialiste a tinte nazionali; con ciò degradandone l’essenza ideale a mera reazione anticomunista o, al contrario, incentrandola su di una rivolta sociale imperniata sull’ economicismo materialista.

In tal senso, molti degli articoli di seguito pubblicati mostrano, invece, la tenace attualità dell’identità fascista più autentica, il cui messaggio politico peculiare sfida il tempo proprio perché basato su immutabili principi spirituali, che distinguono nettamente gli irrinunciabili presupposti dottrinali (incentrati sullo Stato Etico Corporativo) dalle strategie politiche transeunti. Allo stesso modo nell’affrontare temi politici nazionali ed internazionali di stretta attualità,denunciando i crimini e l’ipocrisia del sistema di potere vigente,tale raccolta espone come la concezione fascista, espressione profonda della Civiltà italiana, costituisce la soluzione più giusta e confacente alla natura integrale dell’Uomo, che è quella di un essere inscindibilmente costituito di materia e di Spirito, che mira all’armonia sociale. In appendice, il nostro elaborato su “L’Essenza dottrinale del Fascismo” e gli scritti dal carcere del militante politico e testimone oculare Vincenzo Vinciguerra, che sconta l’ergastolo a vita da diversi decenni; fonte storica primaria e imprescindibile per la conoscenza della cosiddetta “Strategia della tensione” in Italia.

IlCovo                                     

SCARICATE  GRATIS  IL  PDF.  DEL  TESTO  QUI!

 

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ILCOVO A PORTELLA DELLA PAGLIA! …76°anniversario del sacrificio di Sergio Barbadoro e dei suoi Uomini!

Nel 76°anniversario dello scontro di “Portella della Paglia”, alle porte di Palermo, IlCovo è stato ancora una volta presente sul luogo del combattimento, recando la bandiera italiana ed un mazzo di fiori, come del resto non manca di fare puntualmente da dieci anni; da quando, cioè, realizzammo la lapide in onore del tenente Barbadoro e dei suoi uomini, che in pochissimi (una compagnia!) si opposero ed arrestarono per nove ore la 2ª Div. corazzata statunitense, ritardando così l’occupazione del capoluogo siciliano il 22 luglio 1943…alla fine della lotta, il tenente di complemento Sergio Barbadoro e quasi tutti i suoi uomini erano morti, pochi i feriti fatti prigionieri…ma sul campo giacevano anche i resti fumanti di cinque carri armati Sherman ed un imprecisato numero di soldati americani caduti …come aveva assicurato poche ore prima della battaglia lo stesso Barbadoro ad un’ufficiale superiore in perlustrazione al suo caposaldo …”Signor Maggiore stia tranquillo che di qui non passeranno, farò io stesso il puntatore e con i miei soldati non molleremo“…e cosi fu!

Avevamo già dedicato qualche anno addietro un’articolo apposito ai fatti militari che portarono alla caduta di Palermo (QUI) in quella tragica estate di settantasei anni fa. Quest’anno, vogliamo ricordare lo stesso episodio rinviando alla lettura del pregevole lavoro del ricercatore Francesco Signorile sul suo blog, che al paragrafo 52 si occupa proprio di PALERMO SOTTO ATTACCO (QUI). La VERITA’ è l’arma più forte contro tutto e tutti…TENENTE SERGIO BARBADORO…PRESENTE!!