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MATTEOTTI, MUSSOLINI, IL MOVENTE AFFARISTICO E LE CHIACCHIERE DA BAR!

Tiozzo, Matteotti senza Aureola

Cari lettori, come ben sapete, il nostro operato svolto nell’ambito delle scienze politiche e delle ricerche storiche, in modo assai polemico ma sempre veritiero documenta da oltre tre lustri come l’attuale sistema di potere vigente demo-liberale, dominato dalla plutocrazia massonica globalista, si sostiene principalmente (se non integralmente, come nel caso italy-ota!) su di un pilastro ideologico, ossia, quello della propaganda antifascista, che della damnatio memoriae di Mussolini e del suo Regime ha fatto un “dogma di fede” indiscutibile, volto a perpetuare sine die un clima politico di perenne guerra civile, a sua volta premessa essenziale affinché risulti impossibile pervenire ad una memoria storica nazionale unanimemente condivisa. All’interno di tale narrativa a tema – le cui tesi precostituite, ben lungi dal mirare all’esatta conoscenza dei fatti storici, vengono comunque ossessivamente imposte alla pubblica attenzione, col preciso ed esclusivo intento di indottrinare a senso unico le coscienze dei cittadini – occupa di sicuro un posto d’onore la tragica vicenda occorsa al deputato nonché dirigente socialista, Giacomo Matteotti, assurto quasi al rango di “santo martire” per antonomasia dell’antifascismo. Per decenni, infatti, al dato oggettivo e mai messo in discussione da nessuno che egli fu vittima di uno sgangherato manipolo di fascisti, composto da balordi e piccoli delinquenti semianalfabeti, si sono volute aggiungere in modo artefatto analisi dietrologiche sempre più intricate da parte di ricercatori supponenti e politicamente interessati, avulse dalla spassionata analisi del contesto storico e del clima politico rovente in cui avvenne quel tragico episodio, unicamente al fine di avvalorare in modo arbitrario la responsabilità diretta di Benito Mussolini quale mandante materiale e morale dell’omicidio. Dal 1945 intere carriere accademiche postbelliche sono state costruite ed incentrate sull’assillante necessità di dimostrare in tutti i modi ed a tutti i costi quanto premeditatamente corrotta, criminale e crudele fosse stata l’azione di governo posta in essere dal capo politico più amato e odiato della Storia d’Italia. In tal senso, il “Caso Matteotti” è quello che cronologicamente e qualitativamente, si presta da quasi un secolo a fungere da prototipo per antonomasia di tale teorema; più di tutte le altre vicende di cronaca nera relative alla storia del “ventennio nero”, poiché in sé pare riassumere emblematicamente al peggio tutti i tratti salienti della versione ufficiale promossa dalla vulgata storiografica antifascista, relativi alla presunta essenza congenita della “barbarie fascista”. Così, in maniera crescente, nel corso dei decenni, le voci inerenti un presunto movente essenzialmente affaristico (oltreché… “secondariamente” politico!) dietro quell’illustre omicidio, sono rimbalzate in modo sempre più insistente, tanto negli scritti di storici istituzionali che di scribacchini sensazionalisti, tutti affannosamente sempre e solo alla ricerca di conferme alle proprie teorie precostituite in ossequio al dogma antifascista, riscontri che per ironia della sorte sembrerebbero aver tutti trovato “provvidenzialmente” oltre Manica, presso istituzioni ed archivi della “perfida Albione”, quali la famigerata London School of Economics and Political Sciences tanto cara ai “fabiani”, oppure i Kew Gardens National Archives ugualmente situati in quel di Londra; tutte prove che però, in realtà, non provano assolutamente niente, secondo la migliore tradizione shakespeariana del “molto rumore per nulla”, se non il fatto che l’Inghilterra si conferma come la vera centrale mondiale della propaganda antifascista! (qui) Sicché, in un crescendo di citazioni vicendevoli, reiterate, non di rado autoreferenziali e persino tautologiche, si è perso di vista il reale contenuto delle fonti primarie presenti negli atti processuali, cui nominalmente tali soggetti dicevano pure di riferirsi, dando tuttavia per assodato ed indiscutibile il senso da essi ormai canonicamente loro attribuito, senza perciò neanche prendersi la briga di osservare e riportare fedelmente che, relativamente alle illazioni sui presunti intrallazzi gestiti dal Capo del Governo fascista e/o da suo fratello (mai provati da nessuno!) e che – sempre secondo il teorema ufficiale antifascista – Matteotti sarebbe stato in procinto di svelare prima di venire ammazzato, proprio dalla lettura degli stessi documenti presenti negli atti, in verità si evince chiaramente che a monte di tali accuse vi erano soltanto chiacchiere ripetute nei pubblici ritrovi prive di riscontri, ossia i proverbiali “discorsi da caffè”. Il merito di aver dipanato definitivamente l’ingarbugliata matassa creata ad arte dagli scribacchini dell’antifascismo militante stipendiati dall’antifascismo di Stato, è tutto di Enrico Tiozzo, docente e ricercatore italiano all’Università di Goteborg (nemo propheta in patria sua!) già allievo di Rosario Romeo, che senza fare sconti a fascisti ed antifascisti, nel 2017 ha pubblicato un’opera monumentale in due volumi – “Matteotti senza aureola”, Volume 1 – Il politico; Volume 2 – Il delitto – sulla figura politica di Giacomo Matteotti e sul delitto di cui fu vittima. In particolare nel secondo volume, oltre 700 pagine ricostruiscono ex novo antefatti e dinamica di quel delitto politico, separando nettamente la ricostruzione del crimine dalle interpretazioni che ne furono e ne vengono date. Come specificato nello stesso testo, le diverse “ragioni” che avrebbero armato la mano degli assassini – appartenenti allo squadrismo fascista – reggono se fosse provato al di là di ogni dubbio che essi uccisero perché l’avevano progettato e dovevano farlo. La questione è tutta lì e viene riesaminata in un’opera imponente. L’Autore ci ricorda che omicidio preterintenzionale e/o volontario non significa premeditato. Eppure quest’ultima fu e rimase l’interpretazione corrente del “delitto Matteotti”, con ripercussioni politiche e culturali devastanti per l’Italia. Purtroppo, mentre il corso della storia procede a segmenti sconnessi, tanti “storici” lo riducono a una linea continuativa, adattata ai loro schemi ideologici e propagandistici. Invece il lavoro di Tiozzo fa finalmente luce sul crimine più sciagurato e sfruttato del Novecento italiano, dimostrando definitivamente ed incontestabilmente che Matteotti non fu ucciso per ordine di Mussolini, ma che quest’ultimo avrebbe dovuto essere egli stesso il bersaglio politico pronto a cadere col suo governo, proprio in virtù di tale delitto. Lo stesso processo che ne derivò, venne mal condotto da giudici che non nascosero mai il loro proposito di voler cercare il nesso tra l’allora Capo del Governo ed il delitto, destando un vistoso clamore mediatico e producendo quella svolta politica del 3 gennaio del 1925, con la quale Mussolini attuò la dittatura in Italia. Come altrove è già stato rilevato, proprio in quella fase, molti ex-fiduciari del Duce vicini alla massoneria, inoltrarono appositi memoriali sul delitto ad alti dignitari massonici che “li usarono per denunciare le responsabilità indirette e dirette del presidente del Consiglio”, in quanto Mussolini era stato da sempre avverso all’influenza della Massoneria nella vita dello Stato. Segnatamente alla luce di quel che avvenne in quel frangente va dunque reinterpretata l’azione del Duce rivolta ad assumere i pieni poteri con il discorso del 3 gennaio, che ne svelava il proposito di sfidare l’opposizione interna e quella esterna, entrambe espressione di quei circoli, ben sapendo egli stesso dell’appartenenza alle Logge di molti personaggi importanti dello stesso Partito Nazionale Fascista; intento rafforzato ulteriormente il 12 febbraio di quello stesso anno, con un disegno di legge che vietava l’appartenenza dei pubblici impiegati alle associazioni segrete, poiché ritenuta incompatibile con la sovranità dello Stato. Ma naturalmente, un simile mastodontico lavoro di ricerca certosina, che avrebbe dovuto innescare un serio dibattito storiografico ai più alti livelli e determinare un profondo processo di revisione storica rispetto alle presunte verità di comodo, diffuse a man bassa per decenni da accademici fin troppo interessati politicamente, che in virtù del lavoro esposto dal professore “di Goteborg” vengono irrimediabilmente smontate e destituite di qualsiasi concreto fondamento, nel clima di conformismo ideologico dominante in Italia invece è stato fatto passare quasi inosservato, proprio per evitare numerosi imbarazzi ad altrettanti “baroni universitari”, altrimenti chiamati a rispondere di teoremi fantasiosi spacciati quali verità incontrovertibili, ma che alla prova dei fatti risultano incentrati letteralmente sulle “chiacchiere da bar”! Ecco perché consigliamo vivamente la lettura di questi testi a tutti coloro i quali vogliono finalmente vederci chiaro su tale vicenda… ecco perché alleghiamo, a disposizione di tutti gli interessati, un breve estratto dal secondo volume che espone chiaramente, sebbene solo in piccola parte, l’evidente qualità di una ricerca seria e meticolosa che non deve cadere nell’oblio e che merita di essere conosciuta integralmente!

Potete scaricare l’allegato gratuitamente in formato Pdf. digitando QUI …Buona lettura!

IlCovo

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