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LA STORIOGRAFIA ISTITUZIONALE SI PROSTRA ALLA POLITICA ANTIFASCISTA!

La Storia secondo gli antifascisti - Biblioteca del Covo

Cari lettori, l’offensiva propagandistica antifascista, visti i tempi incredibilmente drammatici che stiamo vivendo, non poteva che aumentare, tanto in relazione alla degenerazione morale, politica sociale ed economica indotta dal medesimo sistema di potere dominante – che cerca di puntellare la traballante impalcatura di menzogne reiteratamente ripetute all’infinito su cui si fonda e si regge – quanto in rapporto all’operato che la “formica Fascista” del Covo sta realizzando, riguardo la diffusione della Verità sia sul Fascismo che sul sistema criminale demo-liberale che attualmente ci opprime. Proprio in relazione alla campagna propagandistica antifascista che negli ultimi anni ha ritrovato un accanimento ed una veemenza inusitati ai quale non si era più abituati da decenni, non bastavano più le velenose pseudo biografie romanzate sulla vita di Mussolini, oppure i filmetti basati sulla propaganda avversa più bolsa e ridicola che lo attaccano a mezzo dei pretesti più inverosimili, poiché vi sono due ulteriori elementi recenti che si inseriscono a pieno titolo in questa offensiva: la pubblicazione di una “opera magna” sulla “storia del Fascismo”, da parte dell’onnipresente Professore Emilio Gentile da Bojano e l’allestimento di un “Museo Istituzionale” sulla Repubblica Sociale in quel di Salò, ad opera del “discepolo defeliciano”, Prof. Giuseppe Parlato. Entrambi gli eventi mostrano, in modo smaccato, il loro aspetto propagandistico visceralmente antifascista che nulla ha da spartire né con la Storia né tantomeno con la Cultura. In concreto, mentre il Prof. E. Gentile da Bojano, non fa altro che sistematizzare e radicalizzare la propria interpretazione di stampo Sturziano, Liberale radicale, dismettendo definitivamente anche le apparenti vesti del ricercatore storico per indossare più opportunamente i panni del militante antifascista istituzionale, diffondendo tale “opera” attraverso tutti i canali ufficiali mediatici forniti dall’apparato propagandistico sistemico (non a caso, la pubblicazione in più volumi è curata e distribuita capillarmente dal giornale “Repubblica”), il Parlato, invece, viene direttamente “assunto” dall’Associazione “Reducistica” (sic!) dei Partigiani italiani (ANPI) (!), per “dogmatizzare” e garantire l’indiscutibilità “ufficiale” del “sacro verbo” politico antifascista, dove quel che risulta totalmente scandaloso è l’allestimento del Museo di cui si è occupato e dove l’associazione medesima pare abbia dettato le proprie condizioni all’illustre ricercatore, affinché lo sventurato visitatore venga indottrinato secondo i desiderata delle istituzioni antifasciste, ovverosia apprenda quanto stabilito dai tutori dell’antifascismo istituzionale, cioè precisamente che:

a) la responsabilità della guerra civile nel periodo 1943-45 va attribuita unicamente al Governo fascista della R.S.I. così come l’esclusiva volontà di pervenire ad una guerra “fratricida”, valutata quale componente politica essenziale del Fascismo;

b) ugualmente a tale esperienza politica va ascritta la sudditanza e la “collaborazione” con lo stragismo della Germania Nazional-Socialista (che ovviamente, viene assolutizzato, come se nessun altro Governo belligerante, secondo costoro, in quel frangente avesse commesso crimini!) e la conseguente definizione di “governo fantoccio”;

c) ultimo, ma non per importanza, l’assunzione di responsabilità della R.S.I. nello “sterminio degli ebrei”, e, in genere, la valenza razzista del fascismo.

Questi elementi, dall’ANPI sono ritenuti indiscutibili (si sa, la Storia ce la devono raccontare solo loro!), ed è stato richiesto esplicitamente al Parlato che essi vengano ribaditi e riaffermati nell’allestimento museale, senza possibilità alcuna di discussione, pena l’impossibilità di allestirlo! Ebbene, stiamo parlando della medesima storiografia che stigmatizza da sempre la richiesta dello Stato Fascista di un giuramento di fedeltà fatta ai funzionari pubblici – che non verteva affatto sulla richiesta di mentire o di abolire la cultura di altre provenienze filosofiche – ma che nulla, invece, ha da ridire rispetto all’indottrinamento politico che le viene imposto di diffondere! (qui) Una tale sfacciata prostrazione agli ordini della politica, in Italia non si era vista nell’Era del vituperato “regime in camicia nera”, ma si realizza senza battere ciglio nel “regime dei diritti, delle libertà e della tolleranza democratica”! La stessa “tolleranza” mostrata nei confronti di chi, da onesto cittadino, pur non facendo male a una mosca, definendosi però fascista e criticando il presente disordine liberale, può con ciò essere accusato di “denigrazione delle istituzioni” (cosa tale termine stia concretamente a significare, non è dato sapere!), una “violazione” che corrisponde ad un reato penale! Stesso discorso vale per il cosiddetto reato di “negazionismo”, che a mo di spauracchio viene agitato come una clava sulle teste di chi dubita o critica le “versioni ufficiali” stabilite dal Sistema demo-liberale come verità assolute. (qui) Salta subito agli occhi di chi è ancora capace di una serena riflessione sull’attuale fase storica, come la transizione politico-sociale avvenuta dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, è quella da una Società gerarchica fondata sul contrasto di varie ed antitetiche visioni politico-morali – che però cercavano, TUTTE, la “prova dei fatti” per dimostrare la propria posizione “di parte” – a una Società monistica assolutistica ed appiattita verso il basso, priva di alcun vero senso critico e fondata su “comandi calati dall’alto” dall’oligarchia di potere dominante, che di fatto sono semplicemente ordini, da ritenere indiscutibili da parte di quella che è ormai classificata stabilmente come “massa amorfa” inebetita a dovere. 

Esattamente in questa direzione va anche il libello propagandistico succitato, edito dal Prof. Emilio Gentile da Bojano, il quale, pur basandosi sulle proprie interpretazioni antifasciste “di sempre”, in questo volume “gigantesco” ha non solo radicalizzato (come dicevamo sopra) ma anche volgarizzato il proprio lavoro e “abbassato” il livello della ricerca; dai primi “Studi” che conservavano comunque un valore scientifico, adesso, alla fine della carriera ha sterzato decisamente verso l’opera di propaganda politica smaccatamente avversa. Lo stile usato nel libro è narrativo, sul genere del “romanzo storico”, già usato da altri scribacchini dell’antifascismo di Stato nello stesso ambito. La linea direttrice è la medesima di quella richiesta esplicitamente dall’ANPI al Parlato, dove il Fascismo viene rappresentato plasticamente, esattamente per come imposto nella descrizione che si evince dalla Legge Scelba (qui). Siamo in presenza, di fatto se non di diritto, di un ulteriore “passo in avanti” (l’ultimo?) rispetto all’assetto istituzionale del “Governo Assoggettato” al volere di soggetti estranei agli interessi del popolo italiano. Concretamente, dal lato “giuridico”, la forma della “democrazia protetta” è in atto. Sul versante “culturale ufficiale”, la forma della religione antifascista, praticata da chi accusa falsamente il Fascismo di averne creata una sua propria e “pagana” (…tutto questo sarebbe anche ironico, se non fosse tragico!), viene ormai sancita in modo dogmatizzante ed in forma perentoria. Ciò ha lo scopo palese di nascondere, mentire, defraudare, ingannare e in ultimo, opprimere l’intera popolazione italiana e mondiale, per garantire al vigente sistema satanico, messianistico, e pluto-massonico di portare avanti la propria agenda politica devastatrice, come mai si era visto finora! Altro che “libertà e diritti”!

L’elemento dirimente e plateale, rispetto tale tematica, è quello relativo alla letterale assunzione in pianta stabile nei ranghi dell’apparato istituzionale antifascista, quale elemento del medesimo apparato burocratico, dell’ex “ceto culturale” che prima simulava la propria indipendenza rispetto a quella che esso stesso qualificava come “vulgata antifascista”. Tali ormai sono i cosiddetti “storici” un tempo bollati come “revisionisti”, quali il Parlato ed il Gentile, che adesso si sono trasformati in semplici megafoni di propaganda bellica antifascista. La differenza nodale, come dicevamo poc’anzi, rispetto alle dispute avvenute nel secolo precedente, sta nella totale noncuranza della verifica delle posizioni espresse, anche se con un presupposto “di parte”. Tali burocrati non tengono più minimamente conto della effettiva riscontrabilità delle proprie affermazioni, limitandosi ad usare un tono perentoriamente apodittico e tautologico. Evidentemente, l’era post pseudo-pandemica sta procedendo speditamente verso la realizzazione di tutti gli obiettivi presenti nell’agenda pluto-massonica in tutti gli ambiti. In breve, ormai un fatto risulta “vero solo perché è proclamato come tale” da certi ambienti. Se non lo è, tanto peggio per la realtà dei fatti, come da prassi consolidata! (qui). Tuttavia, come è nostro costume, Noi fascisti del Covo, alla chiacchiere di costoro, abbiamo opposto ed opponiamo i fatti della Storia!

Fatti che, in questa specifica situazione, sono davvero impietosi rispetto alla condotta espressa dai “personaggi in cerca d’autore” di cui stiamo discutendo. Il Professor Gentile da Bojano, ne esce davvero malconcio. L’inversione a “U” praticata da costui (già visibile nel volume “Contro Cesare”, di cui a suo tempo abbiamo denunciato l’incredibile deformazione, per non dire falsificazione dei fatti storici, in merito alle citazioni inserite nel testo, trattate in modo da poter permettere di sostenere la strampalata teoria del “paganesimo” fascista, qui), ha davvero poco a che vedere con la decenza e la deontologia professionale del ricercatore, proprio perché i suoi stessi precedenti lavori, andavano palesemente a scagliarsi contro le “vulgate di comodo”, cioè contro la semplificazione politica e la volgarizzazione delle interpretazioni storiografiche, cosa che invece, adesso, egli stesso attua in questo suo ultimo “lavoro”. Senza voler ricordare ai nostri lettori le molteplici opere del Gentile da Bojano, da noi stessi citate in vari periodi della nostra attività, sempre in modo critico, possiamo riferirci ad uno stralcio che, fra gli altri, abbiamo pubblicato sul nostro forum, abbastanza significativo, poiché riporta le interpretazioni sull’ “essenza” del Fascismo (qui). Nonostante che nella citazione riferita a questo link, il Gentile da Bojano renda evidente la propria interpretazione Liberale e antifascista della dottrina del Fascismo, risulta ugualmente palese come egli non lo “riduca” alla semplice concezione “della vulgata antifascista” quale movimento violento, razzista e sterminatore sulla quale oggi si ritrova egli stesso appiattito! Anzi, proprio nella citazione in questione salta agli occhi l’esatto opposto, quando in riferimento alle differenze plateali col Nazional-Socialismo e col Comunismo (motivo per cui, secondo il Gentile da Bojano, lo stesso Totalitarismo Fascista non poteva essere equiparato a quello degli altri regimi così definiti, proprio per le differenze nodali riguardanti la violenza sistematica ed il razzismo da essi espressi, ma non presenti in quelle forme nel Fascismo Mussoliniano!) egli poneva in risalto esattamente la volontà del Fascismo di rendere codeste antinomie sempre più chiare e smaccate, distaccandosi da tali filosofie politiche: 

…i fascisti protestavano la funzione rivoluzionaria del mito dello Stato totalitario, la sua dimensione nazionale ed europea e la sua «modernità» perché rispondente alle esigenze della società moderna occidentale, capace di risolvere con una formula nuova i problemi dell’epoca storica iniziata con la Rivoluzione francese, mentre molti fascisti rifiutarono l’assimilazione con i vari movimenti e regimi autoritari di destra, compreso il nazismo, che pullularono nell’Europa fra le due guerre mondiali. Questi, secondo i fascisti, rimanevano prigionieri di un pregiudizio tradizionalista, conservatore, nazionalista o razzista, e non potevano perciò aspirare a rappresentare una vera alternativa europea alla minaccia rivoluzionaria del comunismo, a svolgere una missione di «nuova civiltà» per tutti i popoli dell’Occidente, come invece avrebbe fatto il fascismo, in virtù dei principi dello Stato totalitario e delle qualità «universali» della stirpe italica: «Il Fascismo non è chiuso in se stesso, ma è europeo e si pone come europeo: e in verità, non come paladino di una nuova Santa Alleanza e di una nuova Restaurazione, ma di una nuova Rivoluzione, che ponga fine al plutocratismo materialistico moderno». La «nuova Europa» che il fascismo vagheggiava di riordinare, dopo la vittoria dell’Asse, quasi in concorrenza con il programma di «ordine nuovo» nazista, non avrebbe dovuto essere organizzata unicamente sulla base di una brutale ricomposizione di rapporti di forza, con la supremazia di una razza o di una classe, ma secondo i princìpi dell’organizzazione totalitaria, di cui il fascismo rivendicava l’originalità e la validità nei confronti del nazismo…  (Cfr. Edizione riveduta del volume “Il Mito dello Stato Nuovo” del 1999 edito da Laterza)

Inutile poi ricordare la posizione del Parlato, replicante pedissequamente quella del De Felice, per cui il “nostro” ha pure fondato un centro Culturale intitolato a Ugo Spirito (sic!), che, recentemente, guardate voi i casi della vita, ha pure acquisito il fondo della Scuola di Mistica Fascista! Le dichiarazioni di ossequiosa obbedienza agli “ordini” dell’ANPI proferite dal Parlato, che inverte e ribalta completamente la propria “posizione culturale”, hanno dell’incredibile là dove egli acconsente ad allinearsi ad una operazione di mera propaganda politica, come per l’appunto si configura quella inerente la creazione del sedicente “Museo della Repubblica Sociale”. Insomma, “cultura (insieme alla Carità!) l’è morta”! Ma evidentemente lo era già dal 1945, ossia dall’indomani dell’instaurazione del regime di occupazione straniera permanente sul suolo che fu Italiano, che oggi giunge soltanto alle sue estreme ma logiche conseguenze!

Invece, ulteriore esempio della veracità della realtà storica proposta sulle pagine di questo blog (a tacer di quanto abbiamo già portato alla vostra attenzione, che svergogna la tendenziosità delle ricostruzioni di tali cosiddetti “uomini di cultura”, ad es. qui e qui), da Noi fascisti sempre opposta alla apoditticità propagandistica dell’antifascismo istituzionale, è quello dell’ulteriore studio che vogliamo proporre ai nostri lettori, eseguito da un Sacerdote Cattolico e Fascista (il che, secondo le interpretazioni di E. Gentile e Parlato sarebbe un assurdo storico, visto che oggi, per costoro, il Fascismo rappresenterebbe soltanto un paganesimo sterminatore razzista!). Il Libro cui alludiamo è un pregevolissimo esempio storico-politologico, che analizza la vicenda pre e post unitaria Italiana, dal punto di vista delle dottrine politiche e filosofiche che l’hanno inverata, mettendole a confronto col costituzionalismo Fascista. Tale lavoro, se messo in relazione coi libelli di propaganda bellica stilati dagli odierni propagandisti antifascisti, brilla come fosse il Sole paragonato all’abisso! Basterebbe solo questo libro per tacitare tutte le malevole interpretazioni di Emilio Gentile da Bojano e di conseguenza, pure quelle del Parlato, pure sbugiardate completamente anche dal Sacerdote Padre Antonio Messineo, da noi pubblicato in un recente articolo (qui), il quale come abbiamo ricordato è stato persino consultore dei cosiddetti “padri costituenti democratici”! Ma le smentite più clamorose alla vulgata antifascista arrivano da antifascisti seri come Carlo Silvestri (qui), e da studi di autori indipendenti e coscienziosi (qui). Dunque, il tipo di costituzionalismo fascista – che probabilmente, stando alla vulgata imposta dalle istituzioni demo-liberali antifasciste, quei contemporanei al “regime” hanno solo “sognato” di vivere, visto che ai “nostri tuttologi cattedratici” basta la “propria parola” per rendere vani tutti i fatti della Storia che invece la smentiscono platealmente e clamorosamente – viene descritto dal Sacerdote Fascista don Luigi Dilda come assolutamente armonico, non solo alla Civiltà Cattolico-Romana, ma allo stesso Sviluppo della Cultura ed Identità italiane, che sono rappresentate in modo coerente nella Dottrina di Mussolini. Ai nostri lettori, come nostro costume, riportiamo I FATTI, che, SOLI, “valgono e varranno sempre più delle parole” (cit. B. Mussolini). Dunque, buona lettura: Dopo la Rivoluzione Fascista! …e buone feste!

IlCovo

 

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