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“L’Instrumentum regni” degli storici antifascisti liberal-democratici!

al-tar-n-edCome i nostri lettori e simpatizzanti ormai sanno da tempo, abbiamo già affrontato, tra le varie forme della vulgata antifascista presenti nella cultura ufficiale della repubblica delle banane italy-ota, anche quella che attualmente gode della maggiore visibilità: la versione liberal-democratica o “democristiana”. Con la fine della “guerra fredda” e con la trasformazione dei partiti socialisti, che hanno evoluto la retorica marxista in retorica socialdemocratica liberal-progressista, la primazialità della vulgata marxista ha necessariamente ceduto il posto, per l’appunto, a quella liberal-democratica. In un breve saggio ad hoc del 2014, il nostro “Pro Caesar“, avevamo sviluppato ampiamente la polemica contro tale vulgata popolarista di matrice sturziana. Sempre nello stesso anno, focalizzammo l’essenza ideologica del fascismo, sintetizzando al contempo i procontro degli studi di matrice liberal-democratica ad esso dedicati, in un’apposita analisi (questa), mostrando come il fine di tali lavori resti prevalentemente politico e sottenda all’avallo dell’antifascismo. Ma abbiamo deciso di tornare su questo tema, poiché la dottoressa Alessandra Tarquini ha di recente stampato la nuova edizione del suo “Storia della cultura fascista“, di cui già nel 2011 avevamo apprezzato il contenuto. Il motivo è presto detto. Allora, fummo spiazzati e piacevolmente sorpresi nel constatare come, finalmente, i tratti essenziali della dottrina fascista nonché l’unitarietà ideologica dei suoi principali teorici, ci sembrava, venissero riconosciuti a livello accademico anche in Italia, proprio all’interno dell’ufficialità antifascista. Scrivemmo, infatti, che il testo della Tarquini ci pareva, dopo una prima sommaria lettura…. “CHIARO, perché il linguaggio, pur trattando temi alti inerenti lo sviluppo storico della politica culturale attuata dal regime mussoliniano su diversi piani, dalle arti figurative all’architettura, alla filosofia, l’ideologia, la letteratura, la pedagogia etc. per realizzare il proprio modello di società, lo fa utilizzando un linguaggio sobrio ed estremamente comprensibile anche per i non specialisti, pur non scadendo mai nella banalità e soprattutto senza mai venire meno alla necessaria scientificità. ESSENZIALE, perché senza lungaggini in poco più di 200 pagine affronta di petto la questione fondamentale inerente quale fosse il progetto politico fascista, dimostrando indiscutibilmente che, ad onta delle pur presenti conflittualità (attinenti esclusivamente il metodo , giammai il fine ultimo) tra gli elementi di maggior prestigio della cultura fascista, tutti indiscutibilmente si riconoscevano nel fascismo quale movimento politico totalitario profondamente permeato di religiosità e tutti riconoscevano quale essenza del movimento mussoliniano la missione di costruire lo Stato Etico corporativo e l’Uomo Nuovo fascista. Una PIETRA MILIARE perché, oltre a quanto già osservato, il testo riassume in modo magistrale le interpretazioni del fascismo che nei decenni si sono avvicendate, rilevandone pregi e difetti, arrivando con questa analisi ad elaborare quella che probabilmente costituisce la parola ultima sul tema.” Da allora, però, molte cose sono cambiate, anche grazie alla vastissima quantità di documenti ufficiali di fonte fascista che abbiamo avuto modo di consultare e pubblicare nella nostra “Biblioteca del Covo“, così, quanto in quel frangente ci apparve inspiegabile in merito a certe ammissioni attinenti la cultura politica espressa dal Fascismo, oggi ha assunto invece un chiaro segno politico. Difatti, la ricercatrice dell’ateneo romano, già allieva dello storico Emilio Gentile, speravamo “correggesse il tiro” in merito ad alcune affermazioni palesemente sbagliate contenute nel suo pur pregevole lavoro; ma evidentemente alla verità dei fatti storici ha preferito la continuità nel solco dell’errore tracciato dal suo maestro e mentore, atteggiamento in verità pur già presente e da noi erroneamente non rilevato subito nel 2011, ma oggi assolutamente imperdonabile. Nella prefazione alla ristampa (pag. 5) del libello del filosofo fascista Armando Carlini “Saggio sul pensiero filosofico e religioso del fascismo” curata dalla “Biblioteca del Covo” nel 2013, infatti,  avevamo già criticato l’interpretazione che lo studioso Emilio Gentile dava ad uno specifico passo del libro del Carlini al fine di avallare, in modo scorretto, la sua interpretazione del fascismo italiano inteso quale creatore di una nuova religione della politica, marcatamente anticristiana. Tale interpretazione è stata mutuata dalla dottoressa Tarquini e riproposta integralmente, sebbene con alcune aggiunte e approfondimenti, anche nella nuova edizione del suo libro. Si tratta dell’interpretazione del Fascismo degradato al rango di “statolatria pagana” neo-giacobina. Riscrive infatti a pag. 144 della nuova edizione…In realtà, oltre a dichiarare che avrebbero recuperato gli aspetti positivi della Rivoluzione francese, i fascisti fecero un passo ulteriore e trasformarono la politica in una religione se­colare, attratti dall’esperienza dei giacobini. Come ha suggerito George Mosse, il fascismo considerò la Rivoluzione francese come un insieme unitario «attraverso gli occhi della dittatura giacobina». In effetti, la volontà di creare un uomo nuovo e di fondare una nuova civiltà, l’attenzione per la gioventù e il culto della guerra, così come il ruolo dell’estetica nella politica che si affacciarono nella storia con la Rivoluzione francese fu­rono aspetti centrali della cultura fascista. Come ha sostenuto Emilio Gentile, i fascisti accolsero l’eredità della Rivoluzione francese creando una religione politica che si espresse in miti, riti e simboli e accogliendo l’idea che lo Stato nazionale avrebbe istituito una religione secolare.” Secondo tale interpretazione sviluppata da E. Gentile e dai suoi allievi, il Fascismo costituirebbe, dunque, niente altro che lo sviluppo di una radicalizzazione dei “valori della Rivoluzione Francese”. Tale sviluppo, sebbene descritto come differente dall’applicazione verace dei principi della “Revolution“, ne avrebbe assimilato, comunque, i valori fondanti, al fine di arrivare alla realizzazione in una forma degenerata del “mito progressista“. Il Fascismo costituirebbe, dunque, uno “strumento di governo”, un “ideale della prassi” politica (per dirla con E. Gentile), la cui identità risiederebbe nei valori giacobini, dove la prassi del totalitarismo mussoliniano replicherebbe le dinamiche espresse a suo tempo da Robespierre e compagni, ben diverse dalle democrazie pluraliste e “tolleranti”, che vengono implicitamente fatte diventare il “contraltare” positivo del “regime totalitario”. All’interno di tale interpretazione, il radicalismo progressista espresso dal Fascismo nella sua concezione di totalitarismo, viene descritto come lo strumento di oppressione giacobino determinante, che avrebbe avuto il fine di annullare la coscienza individuale, estraniare il cittadino e sostituire nel suo intimo la sua coscienza con la divinizzazione pagana della politica e del “regime”, generando un “culto idolatrico” dello Stato, per “costruire l’uomo nuovo”, ovvero l’ “alienato” per eccellenza, incapace di pensare senza essere eterodiretto. Chiaramente, giocoforza, si torna a quanto già sostenuto in ambito popolare sturziano e cioè a quell’interpretazione liberal-democratica incentrata sul presunto neo-paganesimo fascista e sul suo altrettanto presunto principio anti-religioso, segnatamente anti-cattolico. Il tutto con buona pace del Duce che, evidentemente, almeno secondo i fautori di tale vulgata antifascista, poco doveva aver compreso del suo stesso ideale politico se in merito testualmente scriveva, addirittura nella DOTTRINA ufficiale, che le posizioni in essa espresse… “facevano del Fascismo una dottrina politica a sé stante in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee…” rincarando la dose e sostenendo che… “Un partito che governa totalitariamente una nazione, è un fatto nuovo nella storia. Non sono possibili riferimenti e confronti”. Per non parlare, poi, della questione attinente la fissazione sull’instaurazione della nuova religione della politica statolatrica, che, a quanto pare, Mussolini non pareva proprio condividere, poiché scriveva testualmente che…“Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che è il cattolicesimo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta. Lo Stato fascista non crea un suo “Dio” così come volle fare a un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; né cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi come visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo”.


Tuttavia, anche nella nuova edizione del suo libro, la dottoressa Tarquini conferma la vulgata democristiana, nonostante l’aggiunta di molte citazioni attinenti fonti primarie del Partito Fascista, come il Dizionario di Politica, (da noi ristampato in antologia), o l’opera di Armando Carlini, tutte fonti che invece negano tale vulgata. Ciò che stride molto nel testo, pur degno di nota (ripetiamo che resta, comunque, una interessante sintesi sull’unitarietà culturale espressa dal Regime fascista ed un’utile antologia attinente le interpretazioni storiografiche elaborate dall’antifascismo) sono le evidenti contraddizioni, le omissioni altrettanto eclatanti ed i letterali ribaltamenti del senso di alcuni documenti presi in esame, con relativa negazione di alcuni fatti, anche a dispetto di evidenze storiche conclamate. Purtroppo, queste “tare” degradano, di fatto, un lavoro, potenzialmente di grande spessore culturale, ad ennesimo strumento politico di propaganda antifascista, sebbene elaborato in modo più furbo ed accattivante!

La ricercatrice dell’ateneo romano conferma, bontà sua, che lo “Stato Totalitario Fascista” rappresentava il fine degli esponenti culturali e politici del Regime, nonostante le diverse estrazioni e formazioni di provenienza di ciascuno; essi, cioè, si riconoscevano nell’ “ideale di Mussolini”, attuandolo con metodi differenti, ciascuno a seconda del proprio ambito di competenza e della propria sensibilità politica. Tutti, dunque, volevano costruire lo “Stato etico corporativo fascista“. E fin qui nulla da eccepire, anzi! I problemi nascono nelle intepretazioni e nella descrizione di questo “Stato Nuovo Fascista”, che, appunto, non sarebbe affatto il frutto, per dirla con il mistico fascista Gastone Silvano Spinetti, di una “nuova sintesi” valoriale e culturale, ma esattamente l’applicazione delle idee giacobine. Il “metodo” fascista costituirebbe l’unica vera discriminante, esso cioè si avvarrebbe in modo strumentale di categorie culturali e politico-sociali, come la Religione o l’interclassismo. Nel caso specifico, la religione Cattolica, verrebbe usata come “instrumentum regni“, ovvero quale mezzo per “sottomettere” e per “governare”. Un espediente contingente e come tale suscettibile di essere, un giorno, “annullata” in favore della costruzione dello “Stato neo-pagano moderno”. In proposito, dalla pagina 198, alla pagina 201 del suo libro, la Tarquini riconferma l’esempio clamoroso di  letterale ribaltamento della realtà dei fatti, già presente nel testo del 2011. L’autrice vi cita la prima edizione dell’opera del Carlini, dal titolo “Filosofia e religione nel pensiero di Mussolini” (un’ampia citazione qui). Nel descriverne il senso, essa, come  aveva già fatto in proposito Emilio Gentile, distorce  letteralmente il contenuto dello scritto (che potete leggere liberamente al link citato) per poi fargli assumere forzatamente il significato congeniale a quanto sostiene nel suo lavoro (Op. Cit. pag 199): “Nelle prime pagine (riferendosi al Carlini) pose una do­manda: «c’è in Mussolini un germe di pensiero che da questo punto di vista filosofico, anche nel più rigoroso significato del termine, abbia qualche importanza per originalità e capacità di ulteriori sviluppi?». A questo interrogativo egli rispose senza esitazioni: «il temperamento mussoliniano è all’antitesi di ogni atteggiamento speculativo» e aggiunse che la stessa considerazione poteva essere estesa al «problema religioso»:Mussolini è un laico, un purissimo laico. Della religione comprende e sente il lato umano e storico in generale […] è vero che si deve a lui la distruzione della Massoneria, e la Conciliazione col Vaticano. Ma queste imprese non furono da lui eseguite, e di fatto giustificate, con ragioni che non fossero essenzialmente politiche e sociali. […] Senza dire che, anche per la parte, diciamo così pratica, nessun uomo sembra più alieno dall’atteggiamento ascetico e mistico proprio delle anime veramente e profondamente religiose […] la morale del fascismo da lui fondato è tutta un’esaltazione di principii fondamentalmente pagani, come molti hanno messo in rilievo“.

Tale citazione disseminata di tagli, monca cioè delle parti che illustrano interamente il pensiero di chi scrisse quel libro, ribalta volutamente in senso letterale il significato ultimo che il filosofo napoletano intese dare nel documento preso in esame. Carlini, infatti, affermò quanto è presente in forma tagliata nella citazione fatta dalla Tarquini, proprio al fine di polemizzare con chi secondo lui erroneamente faceva simili affermazioni! L’autore vi espone quello che egli ritiene essere un classico pregiudizio anti-mussoliniano, che descrive il Capo del Fascismo per quello che, secondo il Carlini stesso, EGLI NON E’! Ed infatti, il filosofo prosegue nel proprio discorso affermando in modo netto ed inequivocabile quanto segue: “Tutte queste cose sono state dette, oppure è facile dirle: queste, ed altre somiglianti. Se non che, proprio perché sono facili a dire, e sono state dette facilmente, sorge in ognuno spontaneo il sospetto della loro superficialità, e quindi, poiché la superficialità è sempre falsa, della loro non verità.” (cfr. A. Carlini, Filosofia e religione nel pensiero di Mussolini).

L’opera del Carlini, ribadiamo, tutta, si diffonde nel provare che quanto veniva detto di Mussolini in qualità di Duce del Fascismo a proposito del suo pensiero pragmaticamente non religioso, acattolico e laicista, è falso! In tale direzione si sviluppano anche i suoi testi presenti nella seconda edizione del libello sopracitato e datata 1942, ampliata e corredata di tutto quel che aveva scritto in materia di filosofia e religione in rapporto al Fascismo (opera da noi ristampata, “Saggio sul pensiero filosofico e religioso del fascismo”). Al riguardo le affermazioni del filosofo napoletano non potrebbero smentire più categoricamente le elucubrazioni della  professoressa Tarquini e del suo mentore Emilio Gentile, poiché, e qui vale la pena di inserire un brano esteso che chiude definitivamente qualsiasi ulteriore polemica fantasiosa, egli scrive quanto segue: …

  1. L’originalità del Fascismo, suo presupposto religioso, anzi cattolico. — S’è detto ora che non tutti —nel Cristianesimo come nel Fascismo — sentono e intendono identicamente, pur vivendo e pensando dentro la stessa sfera di fede politica o religiosa. In altri termini: la questione se il Fascismo abbia, o no, un presupposto religioso, non riguarda gli individui praticamente (quasi si trattasse d’un obbligo di credere : cosa assurda), ma riguarda la concezione ch’è a base della dottrina e l’orientamento generale della sua azione politica. La questione, allora, è quest’altra: se il Fascismo è — come è — un nuovo tipo di civiltà (così l’ha definito il Duce), e se di questa nuova civiltà dovrà essere improntato il secolo (anche questo è suo vaticinio), si chiede quale sia la nota più originale che distingue il Fascismo dalle concezioni passate e da quelle contemporanee (oltrepassate, anche queste, rispetto a esso). La concezione forse economico-sociale? Certo, qui il Fascismo ha portato, nel mondo sconvolto dalle lotte economiche, una parola di straordinaria importanza e di decisiva novità: l’idea corporativa. Ma questa idea, presa fuori del principio politico che la ispira e regge tutta quanta, può abbassarsi al livello d’una questione soltanto di giustizia sociale, importante e originale quanto si vuole, ma non tale, poi, da non poter essere accettata anche in regimi molto lontani dal Fascismo. Diremo, allora, ch’è la concezione strettamente politica quella che costituisce l’originalità e importanza fondamentale del Fascismo? Intendo per « concezione strettamente politica » ciò che suol definirsi anche il nuovo senso dello Stato, di cui è stato ed è, indubbiamente, creatore il Fascismo. Ma, anche qui, vogliamo restringere questa novità al carattere « autoritario » e « totalitario », che lo Stato ha acquistato per merito del Fascismo? C’è rischio — di nuovo — che questa concezione dello Stato ci porti su la stessa linea di regimi molto lontani dal nostro. Mi sembra che dobbiamo, allora, per sfuggire a questi rischi, dichiarare che, sia la questione sociale e sia quella politica, vanno vedute da un punto di vista ulteriore, più alto e comprensivo, il quale solo, finalmente, dà il senso e il tono generale di quella concezione che noi consideriamo esclusiva del Fascismo. Questo punto di vista ulteriore, più alto e comprensivo, è, a mio avviso, la concezione totale del mondo storico e della funzione che uno Stato deve in esso esplicare al lume di un’idea ch’è politica, certamente, ma ha, insieme, un presupposto religioso, anzi cristiano, anzi cattolico. In altri termini: il Fascismo è una concezione politica sorta nella mente di un Genio tipicamente italiano, ossia sorta dentro una tradizione di idee e di sentimenti dominata dal senso realistico della storia e — insieme — da una intuizione generale della vita ch’è propria del Cristianesimo cattolico. Si vorrebbe forse rinunciare a questa tradizione per la parte religiosa, e mettersi per la via di un laicismo che faccia a meno di ogni dogma, o di un nazionalismo che non riconosca altro « corpo mistico » se non quello della comunanza di razza e di sentimenti? Sarebbe una laicità stile secolo dei lumi, ossia massonica; sarebbe un misticismo che aspirerebbe a una nuova forma di paganesimo. E sarebbe questo un andar innanzi, un promuovere un nuovo tipo di civiltà nel mondo, una indicazione dell’unica tavola di salvezza che ancora rimane nell’urto e sconvolgimento e disorientamento da cui sono presi tutti gli altri paesi? Non credo che sia stata questa l’intenzione di chi fondò la Scuola di Mistica fascista dedicata al nome di Sandro Italico, e nella quale oggi è più vivo che mai il ricordo di Arnaldo Mussolini.
  2. Il Fascismo è una rivoluzione nella tradizione Politica e anche in quella religiosa. Fascismo e Cattolicismo.Pure, coloro che recalcitrano a questa conchiusione, forse vorrebbero dir qualcosa che non si può trascurare. Lo notammo già a proposito della Relazione del Padellaro: la verità tutt’intera non è ancora quella che spiega il Fascismo inserendolo dentro la continuità della nostra tradizione. L’altra metà è questa: che dentro la tradizione del pensiero politico e religioso del nostro Paese il Fascismo rappresenta una vera rivoluzione : una rivoluzione nella tradizione. Il Fascismo integra gli ideali e l’opera del Risorgimento, e li porta su un piano nuovo che nessuno avrebbe potuto prevedere prima che l’opera geniale del Duce desse forma ed espressione ad alcune idee giacenti come germi nascosti nell’anima dei migliori Italiani prima e dopo la Grande Guerra. Per la parte politica, lo Stato nazionale è stato portato, anzitutto, sul terreno concreto degli interessi, non solo per una maggiore giustizia sociale, ma anche per la fondazione della sua autonomia e della sua potenza. Insieme a questa concretezza materiale, quella spirituale: lo Stato ha assorbito tutte le migliori energie e manifestazioni del suo popolo, dell’arte e della cultura, e si è fatto promotore di una riforma del carattere, dello stile, dell’educazione tutt’intera, per creare un nuovo tipo d’Italiano. In fine, ha presentato questa nuova Italia al mondo delle Nazioni perché le sia fatta giustizia e le siano riconosciuti i diritti a una funzione imperiale in ragione della sua potenza e della civiltà ch’essa rappresenta in seno al mondo e alla storia contemporanea. Precursore, sì, il Mazzini, ma quanto già lontano ! Ma anche nella tradizione del nostro pensiero religioso la Rivoluzione fascista ha portato, e sta ancora portando, una trasformazione radicale: non, certamente, per il lato dogmatico, che questo non è affar suo; ma per tutto il lato in cui la religione si attua storicamente, per noi Italiani, in quell’Istituto, il quale, divino per la sua prima fondazione, è pur umano nella sua esplicazione mondana, e come tale entra in necessario rapporto con lo Stato. Non soltanto la vecchia mentalità massonica, ma anche la non meno vecchia mentalità del Cattolicismo politicante, sono state soppresse dalla Rivoluzione fascista. Soppresse in via di diritto, anche se non ancora del tutto in via di fatto : che le vecchie abitudini mentali persistono da una parte e dall’altra. Tutto allo Stato, dunque, di quanto riguarda gli interessi materiali e spirituali dell’uomo nel mondo della contingenza storica; tutto alla Chiesa e alla fede religiosa di quanto riguarda l’uomo al di là della contingenza, l’uomo nella pura interiorità della sua coscienza, dove si fondano i convincimenti più profondi su l’origine dell’esistenza e su la destinazione finale della sua personalità. Soltanto in questo modo è possibile essere « fascisti cattolici » in perfetta e assoluta identità con i « cattolici fascisti ». (Anche qui: precursore, sì, il Gioberti di questa « riforma del Cattolicismo », ma quanto già lontano anche lui!).
  3. Le virtù fasciste e quelle teologali.Che, poi, le radici della fede politica siano vivificate da quella fresca ed inesauribile sorgente di vita e di energia spirituale ch’è la fede religiosa in generale, e in particolare la fede cristiana cattolica, intesa come or ora s’è chiarito, è interesse evidente e fondamentale dello Stato. Dello Stato italiano in prima linea, il quale contiene in sé la sede della Chiesa cattolica, e però ha permanente e vivo il problema nel proprio seno. Ma anche la Chiesa ha evidente e fondamentale interesse che lo Stato prenda e assorba in sé l’uomo tutt’intero, corpo e anima, per la parte che riguarda la vita nel mondo: non solo perché, così, la missione puramente spirituale della Chiesa emerga in maggiore chiarezza, ma anche perché lo Stato, assumendosi intera la responsabilità dell’esistenza dell’uomo nel mondo, divenga meglio consapevole della necessità di quei principii, di quelle « verità eterne », senza di cui neppure i civili reggimenti possono durare, né possono i popoli rappresentare qualche grande idea nel mondo della storia. Credere, ad esempio, perché? … La ragione, dunque, e il pensiero soltanto critico non bastano, da sé, a dar un senso e un orientamento alla vita. — Perché obbedire ? L’autorità, infatti, alla quale ci inchiniamo, non è una volontà arbitraria, ma luminosa, previdente e provvidente: noi sappiamo con certezza ch’essa vede il nostro bene (nostro, ossia di ognuno e di tutti insieme) meglio che non vediamo noi. — Perché combattere ? Perché la vita è, appunto, milizia, e si salva soltanto chi è pronto, ogni momento a far sacrificio della sua esistenza. — Trasferite su un piano puramente laico e mondano, dentro queste « virtù fasciste », hanno lasciato la loro eco le tre « virtù teologali » cristiane : fede, speranza, carità. Per quanto il loro interesse sia inverso, l’uno di mondanizzare l’uomo, l’altra di spiritualizzarlo, pure lo Stato e la Chiesa hanno fini convergenti e costituiscono una sintesi, non statica ma sempre nuova, imperniata nella personalità dell’uomo. Lo Stato mondanizza l’uomo sino al limite estremo dell’esistenza, ma a quel limite lo accoglie la Chiesa con i problemi dell’oltretomba. La Chiesa spiritualizza l’uomo per un Regno che non è di questo mondo, ma lo Stato proprio su questo uomo deve fare il maggiore assegnamento per il suo regno nel mondo…

La cosa più grave è che la dottoressa Tarquini, essendo a conoscenza di tali documenti, si vede costretta a non mantenere la linea interpretativa del presunto “paganesimo mussoliniano” in modo netto. Proseguendo nella sua descrizione, senza mai, ovviamente, chiamare in causa per intero il pensiero del filosofo fascista, ma non potendo fare altro, ammette “a denti stretti” che il Carlini pure definisce il Fascismo non come una semplice riproposizione della filosofia idealista (sebbene italiana, dunque peculiare), ma quale principio politico avente una filosofia a se stante, maturata anche nello spiritualismo di matrice cattolica. Tuttavia, per giustificare questa evidente contraddizione rispetto a quanto esposto nella sua precedente citazione deformante (ripresa in pieno, a sua volta, dai lavori del suo mentore E. Gentile) la docente dell’ateneo romano scrive che Armando Carlini mostrava un pensiero di Mussolini che in realtà costituiva una proiezione del proprio modo di pensare (!!!); dunque, sottintendendo che le conclusioni del Carlini sarebbero eterodosse rispetto alla linea ufficiale stabilita dal P.N.F. Insomma, si tratterebbe di uno dei tanti casi di quella pluralità di “posizioni” divergenti in seno al fascismo di cui lei stessa disquisisce nel testo, posizioni “mai smentite” in sede ufficiale poiché funzionali al raggiungimento degli obiettivi dello Stato Totalitario (sic!). Siamo, così, in presenza di un evidente “doppio salto mortale” interpretativo escogitato dall’ardita Alessandra. Peccato però che, proprio l’edizione del 1942 da noi ristampata degli scritti del filosofo, venne pubblicata addirittura a cura dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista, venendo così a rivestire quel carattere di ufficialità ed ortodossia politica in senso fascista che la dottoressa Tarquini pretenderebbe invece di negare al pensiero di Armando Carlini.

Nelle successive pagine del testo tarquiniano, ci si sofferma sulla numerosa presenza, nonché sulla altrettanto proficua attività politico-ideologica svolta dai fascisti cattolici, come il guardasigilli Alfredo Rocco o il giurista Carlo Costamagna, o dagli esponenti della Scuola di mistica fascista diretti dal cattolico Niccolò Giani, oppure, lo stesso cattolico Ministro dell’Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai, solo per fare alcuni nomi più noti tra i tantissimi presenti nel P.N.F. Pure, nonostante dichiarazioni come la seguente siano presenti nel testo: “Eugenio Garin [studioso], il primo e il principale soste­nitore di questa tesi, era convinto che le radici culturali del fascismo fossero nello «spiritualismo, la filosofia che tra positivisti pentiti, esistenzialisti cattolicizzanti e metafisici classici, accompagnò su piani ufficiali la parabola del fascismo dal ’29 in poi»” (Cfr. Op. Cit. pag 180 ) – l’autrice , pervicacemente, continua a sostenere quanto segue: “Come si vedrà più avanti la cultura fascista degli anni Trenta non derivò né dalla vittoria delle correnti tradizionaliste, né dall’azione dei cattolici, dato che neppure loro riuscirono a egemonizzare uno Stato che considerava la religione cattolica alla stregua di un instrumentum regni. Certamente il regime si giovò del contributo dei fascisti cattolici e cioè di alcuni intellettuali cattolici sinceramente fascisti, che immaginarono di costruire un paese nuovo e diverso dall’Italia liberale… “(Cfr. Op. Cit. pag 181 ).

Tali ripetute e non sciolte contraddizioni, contribuiscono a definire chiaramente il lavoro della signora Tarquini quale strumento di propaganda politica per la diffusione della vulgata antifascista. Infatti, la dottoressa dovrebbe spiegare in che modo il Regime fascista avrebbe potuto pervenire a quel “traguardo radical-progressista” anti-umano ed anti-religioso di cui si vaneggia nell’interpretazione popolare sturziana (riecheggiante nel suo lavoro come in quelli del suo maestro e mentore E. Gentile), consentendo, tuttavia, ufficialmente ed ai più alti livelli, lo svolgimento delle attività politiche di tali fascisti, che sbandieravano ai quattro venti la complementarietà tra Fascismo e Cattolicesimo Romano e le cui pubblicazioni rivestivano un evidente carattere di ufficialità politica, poiché stampate e diffuse sotto l’egida del Partito Fascista! In che modo, dunque, a rigor di logica, il Fascismo può essere definito semplicisticamente quale derivato del giacobinismo, se nei saggi ideologici che produsse, nell’attività politica come in quella di governo che svolse, esso proclamò sempre ed a gran voce di voler instaurare un’autentica  “Nuova Civiltà SPIRITUALE” diversa da tutto quel che lo aveva preceduto? Come ha potuto pensare seriamente l’illustre dottoressa, ancora una volta, di sostenere credibilmente nel 2016, che i fascisti accolsero l’eredità della Rivoluzione francese creando una religione politica che si espresse in miti, riti e simboli e accogliendo l’idea che lo Stato nazionale avrebbe istituito una religione secolare.”?  Persino il suo illustre mentore, nonché l’ispiratore principale di tali solenni fesserie, l’esimio professor Emilio Gentile, nel 2015 ha dovuto parzialmente ritrattare, nella sua relazione presentata ad un convegno internazionale avente per argomento “Cattolicesimo e Fascismo in Europa 1918 – 1945” (gli atti del convegno sono stati pubblicati in lingua  inglese, un testo che nella repubblica delle banane ha avuto scarsa visibilità), egli, infatti, ha affermato:

…” In conclusione, riguardo le relazioni tra fascismo e cattolicesimo, una realtà storica dovrebbe essere certa, e senza possibilità di equivoco: Mussolini non ha mai tentato di soppiantare il cattolicesimo e sostituirlo con una religione fascista, ma ha sempre cercato, per mezzo della lode e di trattative, di concessioni e restrizioni, lusinghe e aggressioni, di utilizzarlo come strumento della propria politica totalitaria e imperialista.”( in “Catholicism and Fascism in Europe 1918 – 1945”, edited by Jan Nelis, Anne Morelli and Danny Praet, Hildesheim, 2015, p. 25)

Dunque, che pensare in merito a questa pantomima? Noi, in qualità di fascisti, una risposta alle tante domande suscitate da tali scorrettezze la possiamo azzardare. I tempi in cui viviamo, sono caratterizzati da una crisi incredibile e terribile, forse mai raggiunta in passato. La nomenklatura politico-culturale ufficiale, davanti ai disastri da essa stessa prodotti, ovviamente addita alle masse i propri nemici su cui dirigere la rabbia popolare. Chiaramente, nemici immaginari, poiché in realtà si tenta di scaricare su terzi le proprie tremende responsabilità. Tra questi spicca il “fascismo”. O meglio: la caricatura fasulla che di esso ci viene propinata da decenni, con l’aiuto di storici compiacenti (che la pagnotta devono pur portarla a casa!), nonché con la complicità dei cosiddetti “neo-fascisti” (che della partitocrazia antifascista messa in piedi dagli anglo-americani dopo il 1945, costituiscono parte integrante!). Ebbene, alcuni dei tratti attribuiti al Fascismo tanto dalla Tarquini quanto dagli altri allievi del suo mentore, appartengono piuttosto alla odierna realtà politica in cui viviamo! Oggi, e non durante il Regime Fascista, vi sono delle leggi per i “reati di pensiero”!!!  Le masse sono letteralmente bombardate dai media ed istupidite tramite una incessante e martellante propaganda! Tacciare di Fascismo tutto ciò che sta invece a fondamento dell’odierna degenerata e distruttrice realtà liberal-democratica è una operazione di propaganda molto intelligente! Eccoci servito il vero “instrumentum regni” che serve a sedare le masse, allontanandole dall’unica vera soluzione politica in grado di sovvertire il disordine plutocratico vigente. Ma, la Storia vera, non quella che il sistema distorce e monopolizza a suo uso e consumo servendola obbligatoriamente nelle scuole e sui media, dice che nel Regime “Totalitario” Fascista, la cultura fu incessantemente sviluppata sotto l’impulso dello Stato, che l’Enciclopedia Italiana venne realizzata col concorso di intellettuali di ogni estrazione politica, che il Duce del Partito Fascista scriveva come in Italia c’era posto per tutti, anche per i “non fascisti”, purchè non mirassero a sovvertire l’ordine costituito! Anche durante le “famigerate leggi razziali”, che la stessa Tarquini ovviamente stigmatizza, gli Ebrei probi, anche non fascisti ma benemeriti verso l’Italia fascista, poterono beneficiare di esenzioni dalle restrizioni politiche e sociali sancite per legge verso i loro correligionari!  Mussolini, lapidariamente, scrisse nella Dottrina del Fascismo: 

Se chi dice liberalismo dice individuo, chi dice Fascismo dice Stato. Ma lo Stato fascista è unico ed è una creazione originale. […] Il Fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare.

Tutto questo nel Regime “Totalitario” Fascista! Mentre nel “regime democratico liberale”, persino il pensiero, non già la ribellione, viene perseguitato! Il saluto romano, è perseguitato! L’opinione fuori dal coro dei conformisti è perseguitata! In tale “libero regime” governato dalla plutocrazia bancaria usuraia, viene impedito chiunque possa criticare seriamente il sistema di potere vigente. Tanto che, proprio di recente, abbiamo documentato la cosiddetta campagna “orwelliana” contro le presunte “bufale mediatiche”, che si sta svolgendo esattamente come avevamo preconizzato: con le pressioni attuate nei modi più subdoli al fine di ottenere la chiusura di ogni testata “alternativa”! QUESTO E’ IL VERO VOLTO “LIBERO E DEMOCRATICO” DEL SISTEMA ANTIFASCISTA!!!

IlCovo

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