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LA MISTICA FASCISTA E’ NATA COL FASCISMO! …ed è fondata sulla sua concezione spiritualista!

Carissimi lettori, molti di voi ricorderanno certamente che nel presentare l’edizione del decennale 2007 – 2017 del nostro lavoro su “L’Identità Fascista” (qui), scrivevamo: “…gli autori, prendendo sul serio e analizzando quel che gli stessi teorici mussoliniani giudicavano come “essenza dottrinale del Fascismo”, sono riusciti finalmente a svelare integralmente teoria e prassi del progetto politico totalitario fascista, senza tralasciarne alcun aspetto e smantellando innumerevoli luoghi comuni errati”. Ebbene, nell’arco degli ultimi quindici anni, ogni opera dell’Associazione “IlCovo”, ogni sua pubblicazione inerente la Dottrina Fascista e attinente al suo studio ed alla sua interpretazione ufficiale, obbedisce a questa linea interpretativa e nel medesimo tempo fornisce un ulteriore riscontro oggettivo alla definizione data dallo stesso fondatore del Fascismo, Benito Mussolini, il quale già affermava testualmente che...”chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell’epoca, il resoconto dell’adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non troverà una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall’inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del Fascismo una dottrina politica a sé stante,  in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee” (cfr. La Dottrina del Fascismo – terza edizione riveduta, a cura di Marco Piraino, Stefano Fiorito, 2018, Lulu press). Ci siamo dunque incaricati di dimostrare come tutta la produzione ideologica elaborata in ambito dottrinale dai teorici Fascisti ufficialmente accreditati dal Regime, a cominciare dal Fondatore, evidenzia una incredibile, tenace, persistente coerenza ideale, messa alla prova dei fatti lungo tutta la parabola storico-politica dell’esperienza Fascista dal 1919 al 1945, ivi compresa quella inerente la Repubblica Sociale Italiana. Tutti i nostri studi lo hanno dimostrato senza l’ombra di alcun dubbio, in modo tanto oggettivo quanto inconfutabile.

Dunque, il testo che vi proponiamo di leggere, non fa altro che ribadire quanto già abbondantemente e reiteratamente da noi discusso nei nostri scritti, ma risulta dirimente rispetto a molte polemiche pretestuose montate ad arte proprio sul tema oggetto di questo articolo, portate avanti da chi si è occupato di Mistica fascista analizzando tale questione alla luce di lenti ideologiche deformanti e schemi interpretativi preconcetti, tutti facenti capo culturalmente all’interpretazione antifascista di marca popolare-democristiana, da noi già ugualmente messa in discussione, sempre a suon di documenti (qui). In particolare, l’articolo che portiamo all’attenzione dei lettori, apparve sul “Giornale di Roma” in un periodo approssimativo che va dal maggio al luglio 1923, venendo poi ripubblicato all’interno di una raccolta edita nel 1924 dalla Casa editrice “Imperia” del Partito Nazionale Fascista, dove l’autore, un fervente Fascista Cattolico, si occupava di esplicitare ai propri lettori “l’essenza dottrinale del Fascismo” ed il fondamento della sua Filosofia e dottrina politica. L’estensore definisce chiaramente, distintamente e coerentemente i tratti salienti dei fondamenti dottrinari del Fascismo, rinvenendoli in quella che egli stesso qualifica come la MISTICA FASCISTA. Chi legge e segue quanto scriviamo da anni, non troverà motivo di stupore in tale definizione. Se non che, questo libello edito dal Partito Fascista, non risale affatto agli anni 30 e nemmeno è stato steso da Arnaldo Mussolini, patrocinatore della fondazione della Scuola di Mistica Fascista diretta dall’Eroe Niccolò Giani. Non si tratta nemmeno di una pubblicazione diramata da futuri Mistici fascisti dei G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti) in seno ai quali sarebbe ufficialmente sorto nel 1930 tale istituto peculiare del Regime. Si tratta, invece, di un testo  diffuso durante l’Anno del Signore 1923, anno I dell’Era Fascista, che chiarisce in modo totale, dirimente, logico, la natura ed il fondamento della dottrina del Fascismo nonché l’originalità della sua identità filosofico-politica con anni di anticipo rispetto a quanto sarebbe stato sviluppato dai “mistici fascisti di Giani”. Inoltre, nello scritto in questione si esplicita in modo chiaro il rapporto esistente tra la Mistica Fascista e la Religione, in particolare quella Cattolica Romana, descrivendo altresì con adamantina lucidità l’incompatibilità netta e le ragioni ideali del conflitto tra il Fascismo ed il “popolarismo-democristiano” e tra quest’ultimo e la stessa Religione Cattolica! 

Nell’articolo sono descritti, con grande dote di sintesi, i tratti distintivi del “problema democristiano” la cui sconcertante e persistente attualità travalica oggettivamente il tempo in cui fu scritto. Inoltre, esso manifesta la polemica interna al cattolicesimo romano, proprio in merito al “pregiudizio sturziano” nei riguardi del Fascismo, condiviso tutt’ora da molti “ambienti” vicini alla Ortodossia Cattolica, che, pur negando formalmente validità alla risposta politica di Sturzo, finiscono concretamente per condividerne, ahinoi !, la pregiudiziale antifascista. Tutto questo a spese della realtà dei fatti, esplicitata dalle Scienze Politiche e dalla Storia, che, invece, mostrano con tenacia la trasparenza ideale e la validità del sistema politico Fascista giusto in relazione alla sua complementarietà con il Cattolicesimo, in materia di valori spirituali e morale, che è presente, immutata, in tutta la produzione ideologica ufficiale del Fascismo e nei suoi corrispondenti atti di governo. Proprio a partire dalla lettura del suddetto articolo, proseguendo poi, cronologicamente, con tutti i documenti attinenti la Mistica Fascista da noi già pubblicati su questo blog (QUI), che culminavano idealmente nelle relazioni ufficiali presentate al grande convegno di Milano del 1940, emerge quella persistente linearità e originalità inconfutabile della Filosofia del Fascismo su cui si basa l’interpretazione da noi fornita in merito all’Identità Fascista, la quale mostra una coerenza che raramente si è potuta constatare nelle vicende umane riguardo l’applicazione oggettiva di una specifica Dottrina Politica relativamente ad una esperienza storica realizzatasi concretamente… auguriamo a tutti una buona lettura!

“LA MISTICA DEL FASCISMO”

Il Fascismo non è stato ancora studiato come fenomeno storico religioso di questa nostra razza mirabile che ha dato al mondo i più grandi mistici costruttori di anime. Gioverà notare e fissare alcuni aspetti e valori mistici del movimento che ha rinnovato l’Italia. Il Fascismo è apparso in un’ora torbida di viltà materialistica, caratterizzata dal fermento bolscevico leninista, cioè da un fenomeno insurrezionale d’importazione straniera, diffuso nelle masse a l’indomani della guerra e della vittoria grazie alla degenerazione suprema del pensiero e della volontà del Partito democratico liberale dominante allora in Italia.
 Tipica, a questo riguardo, è l’incomprensione assoluta di certi liberali di fronte all’importanza storica della Rivoluzione fascista. Uno di costoro, e dei più autorevoli, Piero Gobetti, ad esempio, ha voluto spiegare nella sua rivista «La Rivoluzione liberale», come «il Fascismo rappresenti un fenomeno di parassitismo piccolo-borghese, connesso con una crisi di disoccupazione» (1). Ricordo questo giudizio, fra cento, come indice d’una tendenza di valutazione del Fascismo abbastanza diffusa in certi circoli liberali, e perchè ci dà la misura esatta della miseria intellettuale del Partito ch’era al Governo quando fu compiuta la Marcia su Roma, e perchè spiega infine l’incapacità del Liberalismo arteriosclerotico a comprendere, non solo gli spiriti, ma la portata storica della Rivoluzione fascista considerata quasi un fenomeno transitorio, connesso ad un fattarello economico-sociale. Il movimento fascista fu caratterizzato, nelle sue origini, da un’impetuosa sollevazione d’anime giovani, ardenti, che andò, gradatamente, polarizzandosi in potenza ed in violenza di sentimenti e di azioni intorno alla volontà ricca di appassionata fede d’un uomo, d’un condottiero: Benito Mussolini. Dal punto di vista storico religioso è importante di osservare come il Mussolini sia un convertito; cioè, per usare la definizione di William James, un uomo « nato per la seconda volta », come furono sempre i grandi mistici. La crisi della sua conversione dalla fede socialista alla fede nazionale culminò nell’esperienza durissima della guerra da lui accettata, misticamente compresa, poi sofferta nel fango delle trincee, nella comunione diuturna con l’umile fante ignoto ed eroico. Il figlio del popolo ch’era stato, durante la prima giovinezza, un agitatore delle masse abbagliate dal sole dell’avvenire, ed, in buona fede, un ribelle all’ordine costituito, un capo nelle agitazioni della lotta di classe, comprese allora, pienamente, il valore del sacrificio supremo offerto da uomini umili e grandi, poveri e ricchi, affratellati e combattenti insieme per la salvezza e la grandezza della Patria; sentì la forza infrangibile del nodo che lega per la vita e per la morte i nati della stessa terra. Questo fatto, che può considerarsi una vera e propria esperienza mistica, dovette, io penso, determinare nella mente e nel cuore di Mussolini il definitivo e radicale capovolgimento dei valori ideologici e spirituali, che, alla vigilia della guerra egli aveva già presentito nel fondo della sua coscienza. Benito Mussolini vide la superiore bellezza dei valori religiosi nazionali d’un popolo in armi, confrontandoli alla povertà dei sentimenti egoistici, puramente classisti dell’anteguerra. Di qui nacque la sua nuova fede, la quale divenne in lui sostanza di grandi cose sperate per l’Italia, cui avvivò l’amore. Al suo grido di fede rispose tutta la migliore gioventù italica. La campagna fascista del dopoguerra ha i caratteri d’una lotta religiosa combattuta contro gli eretici negatori della Patria. Mussolini, come dice Dante di San Domenico, fu colui che «negli sterpi eretici percosse». La fede, l’amore puro e forte per un’idea si esprime sempre con violenza. I giovani fascisti perseguitarono fieramente gli eretici nelle robe e nelle persone. Incendiarono le camere del lavoro e su l’esempio dei mistici seguaci del Savonarola, nella Firenze pagana del Rinascimento, fecero bruciamenti di vanità, cioè di opuscoli, giornali e manifesti sovversivi. Liberali democratici e moderati d’ogni colore guardavano stupiti e scandalizzati. Osservano costoro che i metodi violenti sono da condannarsi, giacché le lotte civili debbono svolgersi serenamente nel campo delle idee, cioè restringersi ad innocue violenze verbali. Questa convinzione nasce dall’altra squisitamente democratica, che tutte le fedi si equivalgono e debbono, perciò, essere rispettate. Quando il comunista sputa sul Tricolore o bestemmia il Dio dei suoi padri, lo si può, magari, rimproverare; ma rimane sempre agli occhi del perfetto democratico una persona rispettabile, soprattutto se può farsi chiamare col titolo parlamentare di Onorevole; ed il collega non esita, nel tempio di tutte le libertà, di andargli a stringere la mano. 
Questa è la tipica mentalità borghese, moderata, scettica, della vecchia Italia nata dalla sconfitta di Adua, cui si oppone recisamente la giovine Italia nata a Vittorio Veneto. 
La coscienza fascista ha una fede, e vivissima: crede nell’Italia.
 « Anche noi ci crediamo » gridano ai fascisti i loro oppositori. E quelli rispondono: «La fede si dimostra con le opere, non con le parole. Le vostre opere sono i loschi intrighi parlamentari che hanno consentita l’amnistia ai disertori e che hanno trascinato il paese sull’orlo dell’abisso, dopo la vittoria». I fascisti hanno ragione di scomunicare gli eretici della Patria, come la Chiesa ebbe sempre ragione quando scacciò dalla comunione dei veri credenti gli eretici della sua fede, mentre, anche questi, pretendevano di possederla. Così il Cristo, che taluni si raffigurano tutto mansueto e quasi in veste d’un liberale, si armò un giorno d’aspri flagelli per discacciare dal tempio di Dio i barattieri ed i profanatori. In ogni movimento mistico è racchiusa una sublime violenza. Misticismo è passione. Senza passione non è bene, diceva Sant’Agostino. I fini etici del Fascismo corrispondono ai fini etici della Chiesa Cattolica. Non voglio dire che tutti i fascisti, massime quelli dell’ultim’ora, siano degni di rappresentarlo, ma lo spirito intimo del movimento s’inspira a nobilissime idealità non solo patriottiche, ma etiche. L’intimo spirito religioso del movimento fascista deve ricercarsi, anzitutto, nella sua azione: nel senso profondo di sacrificio, di disciplina imposta ed accettata dai suoi migliori seguaci. Chi voglia intenderlo a pieno deve ricercarlo nei discorsi del Duce: vibra nell’accento umile, forte ed appassionato delle sue parole dette, sulle piazze, al popolo. Ciò che vi colpisce in esse è l’assenza della retorica vacua e tronfia, ove si nasconde sempre la menzogna democratica. Ciò che vi afferra è la nuda e potente sincerità della fede vissuta. Questo, e non altro, è il segreto fascinatore dei mistici. Il vasto consenso popolare ad un uomo che rifugge dai lenocini dei demagoghi, che alle plebi dice amare verità, e parla di sacrificio, e inculca la necessità del lavoro e dell’ordine, non si spiega se non con la potenza derivante dall’onestà d’una fede invincibile che dall’aurora del Risorgimento più non splendeva sull’Italia. L’aver bandito dal Fascismo la Massoneria, l’aver rimesso il Crocefisso nello scuole, l’aver disposto nelle classi primarie l’insegnamento religioso, sono indici chiarissimi della spiritualità fascista, ma potrebbero, nondimeno, — come osservano malignamente taluni popolari pseudo-cattolici interpretarsi quali atti governativi determinati da motivi di opportunità politica.
 Chi è abituato a penetrare l’essenza dei fenomeni religiosi non darà certo a questi fatti esteriori una soverchia importanza. Importante, invece, è di sentire e misurare le vibrazioni delle anime giovanili quando vi comunicano le loro verità di fede, le ansie, i timori, le speranze che le fanno pronte a qualsiasi cimento e sacrificio. Mi piace, a questo proposito, riferire da un volumetto di Giuseppe Bottai: «Il Fascismo e l’Italia Nuova », queste parole rivelatrici d’uno stato d’animo: «Il Fascismo deve essere qualcosa di più che un metodo di governo: dev’essere un metodo di vita… deve essere il ritmo d’una nuova ansia, il sigillo d’una nuova grandezza, e l’armonia d’una nuova bellezza; quindi scavare fino a trovare il filone vivo ed energico della nostra tradizione, in quella che è la vita diffusa e molteplice del nostro Paese, in quella che è la sostanza medesima dell’umanità italiana ». Se noi scaviamo nelle viscere di questa terra dove riposano tutti i nostri morti sotto il segno della Croce, e ridestiamo, i morti umili e grandi, sublimi ed oscuri, essi ci diranno, con una sola voce, di quali verità è consustanziata la razza italica: fede in Dio, nella Patria, nella Famiglia, nel Lavoro. Il movimento socialista moderno, ispirandosi al verbo di apostoli anarchici d’oltralpe, ha negato Dio, la Patria, la Famiglia, la disciplina del lavoro. Di qui la sua antitesi con il nuovo movimento nazionale, senza possibilità di accordo. 
Questo Si e questo No sono inconciliabili.
 I liberali cercano d’instaurare la sovranità grigia del Ni: ma il Ni, che non è No e che non è Si, si risolve in una menzogna. Perciò coloro che credono possibili conciliazioni fra lo Spirito della Nazione e lo Spirito dell’Antinazione, fra la verità e Terrore, sono degli stolti. Carattere precipuo d’un movimento mistico è la passione della verità e della sincerità. Gli avversari del Fascismo vorrebbero rappresentarlo quasi cupa tirannide, quasi una potenza d’odio. Ciò è falso. Il Fascismo è amore. La parola stessa lo dice: esso cerca di riunire, di affratellare le anime, e non già di separarle. Ma le riunisce come le verghe si stringono intorno alla scure romana, che è simbolo di giustizia inflessibile. La Giustizia è la madre dell’amore inteso classicamente, romanamente, in opposizione alle nefaste deviazioni romantiche e libertarie di questo sentimento. Il Fascismo è dunque una forma di misticismo cattolico, da non confondersi con certe forme di misticismo spurio condannate dalla chiesa di Roma, la quale, per citare un esempio storico e d’ordine politico religioso, si mostrò inesorabile nel secolo XIV verso la setta dei seguaci del Libero Spirito. Il Fascismo non è un Partito chiuso politicamente, ma religiosamente. Esso non può accettare che gli uomini i quali credono nelle sue verità di fede. Perciò e disposto a discutere sui problemi che interessano la vita nazionale, sotto larghi e diversi punti di vista, ma non discute sopra i suoi postulati nazionali. Come la Chiesa ha i suoi dogmi religiosi, così il Fascismo ha i suoi dogmi di Fede nazionale. Ciò costituisce la sua forza e la sua originalità politica. E siccome l’Italia è cattolica, il fascismo, necessariamente, è cattolico ed ossequente a tutti i valori spirituali e sociali del Cattolicismo. Ciò non possono vedere e tanto meno riconoscere gli uomini del Partito popolare, che pur pretendono d’essere i genuini rappresentanti del sentimento cattolico in Italia. Costoro partono da presupposti dottrinari derivati dalla fonte inquinata della socialdemocrazia e che, per ciò stesso, contrastano con gli insegnamenti della Chiesa. 
Il fenomeno “migliolista” bolscevizzante sorto in seno al Partito popolare determinandovi la cosiddetta crisi fra Destri e Sinistri, non sarebbe stato possibile, od avrebbe provocato una rapida espulsione degli eretici socialistoidi, se i popolari fossero stati veramente dei cattolici saldi sul terreno fermo delle loro dottrine.
 Giacché ciò che non è apparso chiaro fin qui a tanti cattolici, (oggi solo assistiamo ad un risveglio vasto delle loro coscienze) si è che il principio della lotta di classe non coinvolge il programma popolare, ma la coscienza cattolica. Non si può: parlare, in questo caso, di una Destra e di una Sinistra parlamentare, ma di una deviazione religiosa di menti annebbiate o pervertite.
 Il Fascismo, il quale non sorse come partito politico, ma come un movimento d’anime sospinte da pure forze ideali, si è incontrato naturalmente con l’anima cattolica italiana, da cui fatalmente deviò il Popolarismo. L’incontro fra la Verità cattolica e la Verità fascista si è compiuto alla luce d’un intuito mistico. Questo incontro, per quanto noi possiamo vedere ed augurarci nell’avvenire, sarà fecondo per la grandezza dell’Italia e per la gloria della Chiesa.

NOTA

1) Vedi Rivista “Arte e Vita”, fascicolo di giugno 1923.

Potete scaricare il testo integrale digitando QUI!

IlCovo

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