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L’ORDINAMENTO DELLO STATO FASCISTA: il progetto non transeunte per il “buon governo”!

La “Biblioteca del Covo” è lieta di porre all’attenzione dei propri lettori un documento di straordinaria importanza ideologica e grande lungimiranza politica, redatto direttamente dal Partito Nazionale Fascista: L’Ordinamento dello Stato Fascista.

Esteso come testo per i corsi di preparazione politica delle apposite scuole istituite dal Regime, il manuale mostra in modo esauriente ciò che è già stato osservato nello studio pubblicato dalla rivista “La Razòn Històrica” e da noi ripreso a suo tempo, proprio in merito all’ordinamento dello stato fascista in generale, ed in particolar modo riguardo la forma assunta durante la Repubblica Sociale Italiana (qui).

Nel libro in questione, emerge così in modo inconfutabile lo sviluppo coerente della “trasformazione dello Stato italiano” attuato dal regime mussoliniano lungo tutto l’arco temporale in cui si sviluppò l’azione politica del Fascismo al potere, dal 1922 al 1945, di già anticipata negli scritti di Alfredo Rocco che ne fu uno dei massimi artefici (qui), quindi la definizione dell’attività politica fascista volta al raggiungimento di tale obiettivo, che era di continuo in corso d’opera. Lo Stato fascista si profila così come un cantiere perennemente attivo, poiché non ancora definitivamente compiuto, che relativamente agli scopi prefissati nella Dottrina del Fascismo, aveva elaborato il particolare principio “costruttivo” alla base della propria ideologia, che prevedeva proprio una “rivoluzione continua” in relazione tanto al perseguimento dell’instaurazione “definitiva” dello Stato Fascista, quanto riguardo il “mantenimento” dell’imprescindibile “slancio ideale” e della “tensione morale” nel popolo italiano, che stavano a fondamento della costruzione e della tenuta dell’edificio statuale mussoliniano. Così, come correttamente rilevato dalla sintesi della Razòn Històrica e come da sempre esposto negli studi ultradecennali portati innanzi da noi fascisti de “IlCovo” (qui), la forma dello Stato Fascista assumeva l’aspetto di una “Monarchia del Presidente”, che poi avrebbe assunto il medesimo profilo sostanziale nella Repubblica Sociale Italiana attiva nel 1943-1945, con le attribuzioni al Capo dello Stato della plenitudo potestatis che aveva già qualificato la precedente esperienza politica del Regime. Una forma statuale di tipo Organico, appunto, come precedentemente affermato in sede politica dai fascisti in tempi decisamente non sospetti, ossia prima della fondazione nel 1921 del Partito Fascista.

Vogliamo evidenziare alcuni elementi del libro, degni della massima attenzione, sia a conferma di quanto abbiamo poc’anzi scritto, sia per la lungimiranza dei temi ivi trattati, tutt’ora all’ordine del giorno dell’odierna agenda politica. Infatti, a pagina 35 si affronta l’attualissimo “problema della Sovranità”. Tale problema viene risolto definitivamente dal Fascismo, che ribalta, letteralmente, la dottrina individualista, costituendo la Sovranità Popolare Nazionale dello Stato Fascista, non più fondata sull’unico aspetto giuridico, astratto, ma sull’ AUTARCHIA rettamente e letterlamente intesa, che risolve così definitaivamente anche il problema della reale partecipazione popolare al governo della Nazione.

Di assoluto interesse la descrizione del Partito Nazionale Fascista, nel “tempo della trasformazione dello Stato italiano”, quale Organo Istituzionale dello Stato, e non come “partito” nel senso comune del termine, cioè di corpo separato dallo Stato ed in conflitto con i propri omologhi, in quanto titolare di una idea particolaristica della società e dell’Uomo. Alla pagina 107, si afferma, infatti, ciò che rimane evidente nell’intera storia di tale soggetto politico: ossia che il Partito Nazionale Fascista non può, “fisicamente”, essere definito difensore di interessi di parte, dunque lo stesso lemma, in senso stretto, è assolutamente inappropriato, motivo per cui meglio sarebbe qualificarlo Organismo popolare educatore della cittadinanza e dunque, come lo stesso libro afferma, definirlo ORDINE NAZIONALE FASCISTA, per le sue finalità, le sue attribuzioni ed il suo obiettivo finale. La ragione per cui “Il Partito” volle mantenere tale dicitura è di ordine storico e pratico, in quanto, la suddetta trasformazione dello Stato era in corso d’opera. Ma, concettualmente, il termine era assolutamente inadeguato alla definizione POLITICA di una tale organizzazione.

Ulteriore elemento di massima rilevanza, in quanto inerente la stessa forma costituzionale assunta successivamente nell’Ordinamento sociale della Repubblica Sociale Italiana, è rappresentato alla pagina 134 dalla descrizione delle Corporazioni quali organi per il perseguimento dei fini dello Stato, il quale è costituzionalmente così descritto nell’Articolo 1 della Carta del Lavoro :

” I. La nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. E’ una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello stato fascista.”

Si stabilisce in tale modo, come già i teorici Rocco e Carlini, ad esempio, non mancarono di rilevare (per poi essere ripresi da Panunzio e Costamagna, qui), che i fini dello Stato potrebbero tranquillamente essere perseguiti con altri organi ad essi preposti, dunque, palesando come lo Stato fascista rappresenta un fine non vincolato ai mezzi che volta per volta possono essere da esso adottati per assolvere alla propria funzione etica in ossequio ai principi fissati nella Dottrina fascista. Di più, esso è corporativo in quanto intrinsecamente fascista e non viceversa. In proposito il testo edito dal P.n.F. è quantomai lapidario:

“… Avvertasi, intanto, che la sedicente dottrina «integrale corporativa» (Niederer-Manoilescu), di tendenza social-democratica, la quale vorrebbe presentare lo Stato-tipo dell’ordine nuovo quale «Stato corporativo», è difforme dai postulati della dottrina fascista, perché cade nell’errore di ridurre il problema dello Stato alle ragioni economiche, al titolo del contrasto, al dato dell’associazione professionale. In specie non è sostenibile la denominazione di «Stato corporativo» in luogo di quella di «Stato fascista». Non vi è dubbio che lo Stato, nell’ordine nuovo del Fascismo, possiede anche un «sistema corporativo », cioè un complesso d’istituti a formazione professionale, utilizzati per raggiungere la disciplina politica della produzione con mezzi di diritto. Non vi è dubbio che lo Stato si presenta alla coscienza fascista come un’unità economica, nel medesimo tempo che una unità politica e morale. Ma non si può correttamente desumere l’appellativo che deve caratterizzare tutto lo Stato, nel suo insieme, da un requisito particolare della sua forma o da un aspetto isolato della sua natura. I motivi economici e professionali, che sono inseparabili dal significato della definizione corporativa, richiamano le tendenze universaliste e materialiste che la rivoluzione nazionale impugna radicalmente. Di necessità, dunque, la denominazione dello « Stato nuovo » italiano deve fissarsi in quella di «Stato fascista», per cui, con criterio storico, si prende in considerazione il processo politico generatore del nuovo tipo di Stato. La denominazione è da intendersi nel senso di «Stato nazionale », ovvero «Stato-popolo », per l’equivalenza che sarà dimostrata meglio di questi tre aggettivi. Come si è visto, lo Stato fascista è «Stato religioso » ed è «Stato militare », al medesimo titolo almeno che esso è « Stato corporativo » e « Stato sociale ». E poiché l’identità dello Stato non può essere che una ed indivisibile, è manifesto che non può accogliersi se non la denominazione di « Stato fascista » che lega tutti i vari aspetti del nuovo tipo di organizzazione. Al riguardo cade opportuno tener presente la proposizione del Duce: «L’uomo economico non esiste: esiste l’uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero»…”.

Ed infatti, nel medesimo solco ideale già tracciato nelle pagine precedenti, dove vengono descritti gli organi delle Corporazioni, quali istituiti che devono essere utili ad ottenere i fini dello Stato Fascista, già si afferma, anticipando la forma statuale della R.S.I., che prima di agire a mezzo di “Corporazioni” costituite come istituiti pubblici, è fondamentale assumere coscienziosamente ed interiorizzare da parte dei produttori italiani di qualsiasi categoria, l’idea stessa di “Corporazione”, assurta nella concezione fascista a livello di principio morale di concordia sociale e di produzione unitaria nazionale, in conformità ai fini statuali del Regime sintetizzati nella Dottrina del Fascismo. Dunque, coerentemente a tali principi, è possibile così concepire una “Corporazione mobile”, snellendo al più presto la forma burocratica in atto, unificando le organizzazioni sindacali (il cui compito è formare ideologicamente le categorie del lavoro) e definendo la “Corporazione” come il “momento attuativo” rivolto alla collaborazione tra esse, finalizzata al miglioramento della produzione nazionale, ovvero tramite la convocazione dell’assemblea che a tale scopo doveva adoperarsi. Tale formula, di già rappresenta anticipandolo, né più né meno, il cuore dell’Ordinamento Sindacale Corporativo adottato dal Fascismo nella R.S.I. !

Detto ciò, non ci resta che augurare a tutti buona lettura, potete scaricare il testo integrale digitando QUI.

IlCovo

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