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“RICORDANDO DON ENNIO INNOCENTI”: il nostro contributo alla Memoria del nostro Amico

ennioCari lettori, la scorsa primavera siamo stati felicemente contattati (assieme ad altri importanti personaggi) dal Prof. Aurelio Porfiri, che ha meritoriamente concepito e realizzato l’idea di elaborare e pubblicare una raccolta di tributi personali in memoria del nostro comune Amico Don Ennio Innocenti, volendo al riguardo coinvolgerci ufficialmente in tale progetto con un personale contributo scritto; idea che abbiamo abbracciato subito con tutto il cuore, partecipando alla stesura del nostro ricordo di quel grand’Uomo con un apposito breve testo. Così, dopo averne già rievocato recentemente l’apporto in termini di analisi storico-politica (qui), lo scorso mese di giugno è stato finalmente dato alle stampe LA CONOSCENZA DEI PERFETTI: ricordando Don Ennio Innocenti. Oggi, siamo lieti di pubblicare sul blog dell’Associazione “IlCovo” – Studio del Fascismo, quel contributo, mettendolo a vostra disposizione e di cui forniamo anche il PDF (In memoria di Don Ennio Innocenti ). Buona lettura… con perenne gratitudine verso Don Ennio!

IlCovo


Don Ennio Innocenti:

il Sacerdote e la sua Opera, nell’incontro con la “Biblioteca fascista del Covo”*

Era l’anno 2015, quando Don Ennio Innocenti dette alle stampe la sua ultima edizione di un libro che si intitola “La Conversione religiosa di Benito Mussolini”, tematica che come lui amava dire, faceva parte della più ampia trattazione del confronto con la “Dottrina Sociale della Chiesa”. Una ricerca pluridecennale che ci impressionò favorevolmente e che, partendo dalla vicenda politica del capo del Fascismo, ha spaziato, davvero in larghezza e profondità, arrivando a toccare il tema della formazione religiosa e filosofica di Mussolini e il suo sviluppo, studiandone il fondamento dottrinario, così come l’impatto avuto sull’identità italiana.

La nostra Associazione Culturale, incentrata sullo Studio del Fascismo Mussoliniano, in quegli stessi anni aveva già dato alle stampe alcuni titoli, sia originali, che attinenti alla riedizione di raccolte documentali ormai fuori catalogo da oltre mezzo secolo, assai importanti per gli studi politologici inerenti la Dottrina fascista; indagine vastissima che conduciamo ormai da più di tre lustri. In proposito, la seconda edizione del nostro lavoro su “L’Identità Fascista – progetto politico e dottrina del Fascismo” (1), era già stata favorevolmente recensita da alcuni accademici internazionali come il Prof. A. James Gregor, dell’Università della California, il Prof. Roger Griffin di Oxford, ed il Prof. Philippe Foro, dell’Università Cattolica di Tolosa. Nel 2018 stavamo terminando di preparare la pubblicazione della terza edizione riveduta ed ampliata (2), dove avevamo affrontato di petto anche l’importanza della tematica religiosa, in modo specifico in riferimento al cattolicesimo romano, sia nell’ambito della dottrina fascista, che nella critica generale alla “modernità borghese” strictu sensu e latu sensu. Per questi motivi provammo ad instaurare un proficuo dialogo con Don Ennio, che già conoscevamo di fama e che aveva inoltre al suo attivo una quantità di studi, filosofici e religiosi, davvero mastodontica (il più rilevante dei quali dedicato alla Gnosi spuria), convinti che un dialogo fra noi avrebbe potuto generare buoni risultati sia dal punto di vista Culturale, che Religioso e Umano.

Così, attraverso la discussione della nostra ricerca, complementare in parte a quella di Don Ennio, avviammo privatamente un proficuo scambio epistolare, cui seguirono delle vere discussioni dal vivo, anche nell’ambito della “Fraternitas Aurigarum urbis”, di cui Don Ennio è stato l’indiscusso mentore e animatore. In tal modo abbiamo conosciuto le varie sfaccettature del carattere di quel gigante che era Don Innocenti, apprezzandone la sua grande umiltà, l’apertura mentale, l’accoglienza e la volontà di dibattere con tutti, prescindendo volentieri dai “titoli” di quelli che lui chiamava scherzosamente i “professoroni”, deridendo così la mania di certe “categorie” della cosiddetta “cultura”, più inclini a vantare titoli e “prebende”, piuttosto che a cercare quella radice formativa ed educativa che deve stare a fondamento della Cultura, con la “C” maiuscola, quella cioè generata dalla comprensione ed accettazione della Verità. Un Uomo empatico e schietto Don Innocenti, tanto pronto a donare tutto il suo tempo in un confronto dialettico leale, ma anche, quando convinto di una posizione, incline a radicarsi con durezza nelle proprie convinzioni ed a scontrarsi con fierezza in nome della loro difesa.

In questo clima di reciproco interessamento per i rispettivi lavori e distinti impegni culturali, maturò la volontà di arrivare a dibattere pubblicamente, insieme, di tutti gli argomenti di comune interesse, certi dell’utilità collettiva di una tale discussione. Così, con grande gioia e disponibilità, lavorammo alla preparazione di una Conferenza (3), che poi si tenne a Roma il 27 ottobre del 2018, basata sull’analisi delle tematiche dottrinali e religiose inerenti il Fascismo, e, attraverso questo, arrivando alla disamina della stessa critica filosofica, religiosa e politologica della società contemporanea. Tra l’altro, fummo molto contenti, dopo che egli ebbe letto la nostra ricerca, del dono che egli ci volle fare di una sua Postfazione ad hoc (4). Partimmo da quella, all’apertura della Conferenza, per affrontare le varie tematiche da discutere, consci del fatto che la materia era tanto vasta quanto, di sicuro, scarsamente e superficialmente trattata dalla “Cultura generalista”. Proprio in relazione al tema che stava al centro tanto dei nostri lavori quanto della stessa conferenza e che apriva uno squarcio sulla grave crisi contemporanea, Don Ennio con grande acume così aveva scritto :

“I cari amici, Stefano Fiorito e Marco Piraino hanno realizzato questa “Summula”, che devo dire è molto utile per la consultazione e che metto subito nel settore “Dottrina Sociale” della mia Biblioteca. Questo settore è nato per riservarlo alla Dottrina Sociale della Chiesa, ma nel mio insegnamento ho sempre fatto posto al confronto critico col Fascismo, che soprattutto in Benito Mussolini e altri suoi collaboratori si è rapidamente evoluto anche in rapporto alla Religione. Mi fa piacere che essi abbiano individuato la fase capitale di questa evoluzione, quella inequivocabile che, per bocca di Mussolini, rifiuta l’illuminismo e perciò apre al Trascendente, alla vera spiritualità Romano-Cristiana, ben espressa dal principio Corporativo fascista” (cit).

Ebbene, il cardine su cui si impernia la nostra ricerca è esattamente questo, ben individuato da Don Ennio, il quale però, prima della Conferenza (non più, dopo!), rimaneva scettico sulla lettura univoca della filosofia e della dottrina politica fascista, ovverosia sulla possibilità che la sua sostanza potesse, come invece affermato da noi, risultare vitale e risolutiva per l’oggi, se applicata in modo verace.

Avemmo modo, così, di affrontare insieme il discorso, tanto in estensione che in profondità. In tale frangente, mano a mano che la discussione procedeva, Don Ennio mostrò di condividere con noi il profondo disprezzo per quel fenomeno definito in modo strumentale come “neofascismo”; nome improprio sotto cui è identificabile il metodo primario usato da coloro che detengono l’egemonia nell’emisfero occidentale, per “(de)stabilizzare” ed etero-dirigere le sorti delle aree di influenza, a mezzo di quella che è divenuta di fatto una “Strategia della tensione globale e permanente”(5). Egli, figlio di un martire fascista ed a sua volta giovanissimo volontario nella GNR, approvava con noi la tesi secondo cui, attraverso la creazione di un movimento che avesse lo scopo primario di assorbire ed usare il reducismo post-fascista e le simpatie “esterne” ad esso (la famosa “de-fascistizzazione retroattiva del fascismo”(6), di cui parla Emilio Gentile), le potenze egemoni dell’occidente vincitrici dell’ultima guerra mondiale avessero lo scopo, da un lato di mantenere in vita lo stereotipo del “nemico pubblico” fascista “razzista e sterminatore”, che non aveva riscontri nei fatti storici, o ne aveva solo lontanamente, e dall’altro, all’ombra di tale copertura ideologica artificiosa, di utilizzare coloro che si collocavano dentro tale categoria fittizia, per mantenere gli equilibri politici all’interno dello scacchiere geopolitico da esse controllato, ed impedire ogni reale e verace revisione politica indipendente, atta a scardinare tali equilibri. A causa di questa strategia politica, in atto ancora oggi e tristemente diffusa in ogni parte del globo, che ha avuto però nella guerra civile italiana del 1943/45 – artatamente indotta da potenze esterne al tessuto nazionale – il primo e vero banco di prova, alla filosofia e dottrina fascista viene tutt’ora preclusa la possibilità di essere anche solo discussa, a maggior ragione di poter essere conosciuta nei suoi veri fondamenti ideologici e sviluppare così il suo vero immenso potenziale politico.

Da tutto ciò nacque così un vivace dibattito (7), che era proprio quello che speravamo si concretizzasse. Discutemmo dell’argomento a 360°, e giungemmo così, felicemente, da parte di Don Innocenti, da una iniziale differenza di posizioni, ad un chiarimento su tutta la linea e ad un incoraggiamento davvero importante e di elevatissima natura morale, in merito a quanto tutt’ora, come Associazione culturale “IlCovo”, stiamo portando avanti. Don Ennio stesso, infatti, relativamente al nostro impegno di spiegare e diffondere i contenuti veraci della Dottrina del Fascismo, a conclusione del dibattito, disse testualmente e pubblicamente: “state compiendo un atto apostolico”!

Successivamente, sulla stessa linea espressa in tale virtuoso confronto, frequentammo le conferenze della “Sacra Fraternitas Aurigarum”, seguendo l’approccio degli studi di Don Ennio in merito al principio Corporativo Fascista. Proprio su questo aspetto, portammo il nostro ulteriore contributo discutendo della ristampa da noi curata, rivista e arricchita, del libro di un grande Cattolico, uomo di Cultura, accademico fascista: il prof. Michele Federico Sciacca (8). Ponemmo così all’attenzione dell’uditorio il perno ideale del principio Corporativo, che sostanzialmente si inserisce nella disamina che brevemente abbiamo citato sopra, presente nella postfazione di Don Ennio al nostro lavoro, e che riecheggia ugualmente nello scritto di Sciacca:

“Il Corporativismo è il sistema veramente italiano… Si fonda su presupposti filosofici che vanno cercati nella fi­losofia italiana… Nella prima metà del Secolo XIX i nostri maggiori pensatori… reagendo sia all’Illuminismo francese, sia all’idealismo tedesco, s’ispirano al nostro tradizionale spiritualismo. Combattono sia l’indi­vidualismo e l’utilitarismo materialistico della filosofia illuministica, che portavano al conflitto degli interessi; sia il soggettivismo e il panteismo tedeschi che questo conflitto elevavano a norma di vita e a legge della storia. In nome di un Cattolicesimo rinnovato, essi rivendicano la necessità della fede, il primato dell’unità morale e l’eternità del vero. Pur senza isolarsi dal fermento del pensiero moderno da Cartesio ad Hegel, anzi penetrandone le più profonde esigenze, riescono a portare un nuovo alito di vita nella nostra millenaria civiltà romano-cattolica. Sono davvero « i grandi Maestri della nuova Italia, che bollarono gli imitatori dei francesi, degli inglesi e dei tedeschi, restituendo gli italiani alla loro missione storica e riavvezzandoli a pensare e ad agire con la propria testa ». La verità non è figlia del tempo, ma è madre del tempo: è luce che guida gli uomini e le cose, pur senza identificarsi con gli uomini e con le cose. Essi si appellano sempre ad una fede etica e religiosa, che, al di sopra delle negazioni disgregatrici, unisce gli uomini, sudditi e cittadini della stessa Patria” (cit).

Su queste stesse basi culturali, avremmo voluto estendere la collaborazione con Don Ennio; affrontare in modo diretto e definitivo il dilemma sulla presunta validità e giustezza della “Società liberale” come declinata qui in Italia e più in generale nel mondo contemporaneo.

Ma arrivò il momento supremo della Sofferenza. Momento che ci vide a lui vicini, umanamente e religiosamente. Il periodo fu aggravato dalla cosiddetta “emergenza globale” e dall’isolamento forzato dell’ultima fase, che ha contribuito ad acuire il dolore di tutti.

Don Ennio è spirato come uno dei grandi della Storia della Nostra Patria, una Patria che in lui era (ed è!) ancora rappresentata, ma che, in concreto, è stata “soffocata” e fatica ad esprimersi ed a rinascere. La nostra passione, in sua Memoria, è orientata proprio in questa battaglia, che non è parca di Sofferenze, ma che merita di essere affrontata. La conclusione della sua postfazione così recitava:

“De Felice mandò a chiedere il mio libro sulla Conversione religiosa di Benito Mussolini; oggi, nel campo del loro confronto [di Stefano Fiorito e Marco Piraino] c’è Emilio Gentile (ed altri che negli studi sono meno validi di lui); auguro loro di indire un dibattito aperto, pubblico, rispettoso, degno di studiosi, non di ideologi strumentali ai partiti, tutti pestiferi” (cit).

Questo augurio di Don Ennio lo serbiamo nel nostro cuore con affetto e grande senso di responsabilità.

La “peste” dei “partitismi” ammorba la vera Libertà degli Italiani, che si sono fatti “strumenti” di “impalcature politiche false e posticce” tese a manovrare la vita dei popoli in modo funzionale a scopi tutt’altro che nobili, volendo radicare nell’odio e nello scontro perpetuo la possibilità di lucrare e di accrescere il proprio potere per pochi ed ipotecare senza speranza il futuro di tutti gli altri. Noi, con tutta la nostra Passione cerchiamo – come dicemmo nel nostro primo incontro con Don Ennio, che ci fece guadagnare quel suo splendido sorriso di compiacimento – di spezzare una volta per tutte la catena di odio instillato da terzi nel tessuto nazionale italiano, attraverso la ricerca e la diffusione della Verità, che è l’atto più rivoluzionario in assoluto! Confidiamo che il grande Sacerdote, nonché amico e mentore, Don Ennio Innocenti, dal Paradiso ci ottenga la Grazia di vedere il felice giorno della ritrovata Unità e Indipendenza della Patria, per la quale egli stesso in prima persona tanto ha Sofferto e che ancor di più ha amato. Grazie Don Ennio!

NOTE

* Così abbiamo presentato la nostra collana editoriale: https://bibliotecafascista.org/2013/03/30/nasce-la-biblioteca-del-covo/

(1) Cfr. “L’Identità Fascista – progetto politico e dottrina del fascismo”, seconda edizione, 2013, Lulu.Com. Qui: https://bibliotecafascista.org/2013/03/30/lidentita-fascista-progetto-politico-e-dottrina-del-fascismo/

(2) Cfr. l’ “Edizione del Decennale” dei nostri studi, qui: https://bibliotecafascista.org/2017/10/20/identita-fascista-ediz-decennale/

(3) Conferenza e Presentazione de “L’Identità Fascista – Edizione del Decennale” con riferimenti a “Statisti Cattolici” di Don Ennio Innocenti, qui: https://bibliotecafascista.org/2018/10/06/presentazione-identita-fascista/

(4)Vedere qui: https://bibliotecafascista.org/2018/03/08/don-ennio-innocenti-identita-fascista/

(5) Ne abbiamo parlato diffusamente e approfonditamente in una conferenza ad hoc, tenuta a Roma, qui: https://bibliotecafascista.org/2019/10/17/conferenza-covo-roma-9-11-19/ ; qui: https://bibliotecafascista.org/2019/11/04/alla-conferenza-del-covo-maurizio-blondet-ecco-come-raggiungerci/ ; qui: https://bibliotecafascista.org/2019/11/16/conferenza-covo-strategia-tensione/

(6) Cfr. E. Gentile, “La via italiana al totalitarismo”, 2018, Carocci,  pag. 341-345

(7) Presente, qui: https://bibliotecafascista.org/2018/11/17/identita-fascista-video-ufficiale/

(8) Qui:  https://www.lulu.com/shop/michele-federico-sciacca-and-marco-piraino/elementi-di-economia-e-di-diritto-corporativo/paperback/product-23719878.html?page=1&pageSize=4

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LA “BATTAGLIA DI SICILIA” DEL 1943! …79°anniversario dello Sbarco degli Alleati e della campagna militare dell’Asse italo-tedesco, le “scomode” verità!

All-focusLa “Battaglia di Sicilia”, che nell’estate del 1943, tra il 9 luglio ed il 18 agosto, insanguinò l’isola per 39 giorni di fuoco, con duri combattimenti e massacri indiscriminati, vedendo scontrarsi tra loro le truppe dell’Asse italo-tedesco contro quelle degli Alleati anglo-americani, rappresentò una campagna militare fondamentale, le cui conseguenze politiche ancora oggi si proiettano in modo prepotente sul presente ed alla quale, dal punto di vista della conoscenza dei fatti storici, proprio noi fascisti de “IlCovo“, ci sia consentito scriverlo, in piccola parte abbiamo direttamente contribuito nel corso degli anni, volendo fare finalmente luce sulle reali dinamiche e gli eventi di quella che, a dispetto della propaganda martellante degli ultimi 80 anni orchestrata dai vincitori di allora e dai loro sodali nostrani, che occupano tutt’ora i vertici istituzionali della repubblica italy-ota, non fu affatto una “passeggiata di salute” per gli invasori anglo-americani, ma una sanguinosa e dura operazione bellica, dove questi ultimi ebbero a patire migliaia di perdite ed altrettante ne cagionarono tanto ai combattenti dell’Asse quanto alla popolazione civile dell’isola, la cui memoria vogliamo onorare per tramandare il ricordo di quei tragici fatti alle generazioni future, affinché rammentino che nessuno straniero sbarcò mai per “liberarci”, ma che orde di nemici invasori, ci attaccarono e massacrarono, depredando la nostra terra, considerandoci avversari da sconfiggere, annichilire ed umiliare!

Contrattacchi italiani in Sicilia contro gli Alleati - Biblioteca del CovoProprio noi fascisti de “IlCovo” abbiamo voluto ricordare una tale verità, negata sistematicamente per decenni tanto dalle autorità politiche antifasciste della repubblica italy-ota, quanto da pseudo-storici e pennivendoli della carta stampata, da queste ultime stipendiati per negare scientemente un fatto per loro inaudito e scandaloso e cioè che sul suolo italiano vi fu una dura e sanguinosa lotta, misconosciuta da decenni, tra l’Italia Fascista e gli anglo-americani, in una fase storica dove ancora ufficialmente risultava che il nemico anglo-americano fosse invasore della nostra penisola e non, come invece esso in modo propagandistico si auto-qualificava, “liberatore”. Proprio a causa di tale metamorfosi politica dei ruoli effettivi, dovuta alla propaganda orchestrata abilmente prima dagli Alleati anglo-americani e poi, nel dopoguerra, fatta propria acriticamente dalla repubblica antifascista ad essi asservita, i tanti episodi “scomodi” di caparbio valore e sacrificio degli italiani in quella campagna militare, che costarono loro almeno 4.578 morti, 36.072 dispersi e oltre 30.000 feriti (i tedeschi ebbero 4.325 morti, 4.583 dispersi), furono colpevolmente accantonati e cancellati, in favore di quelli numericamente inferiori di diserzione di fronte al nemico, a mezzo di una manovra di disinformazione propagandistica capillare e martellante, attuata per legittimare la falsa immagine di una nazione che, secondo l’antifascismo mondiale impadronitosi da allora dell’Italia, non avrebbe visto l’ora di “buttarsi fra le braccia” dei propri nemici.

IMG-20180722-WA0013Ma la carneficina che nell’estate del 1943 insanguinò la Sicilia dimostra il contrario; cioè che quella battaglia non fu affatto una “scampagnata” per gli anglo-americani, che lamentarono perdite per decine di migliaia di uomini, cagionate non solo dai tedeschi (come ci siamo sentiti raccontare per decenni!) ma anche e dagli italiani. Mentre la corretta analisi dei fatti storici ci svela l’immagine inedita, tanto in Italia quanto all’estero, di un evento che, nella sua tragicità, vide però rifulgere nella maggior parte dei casi proprio il valore dei combattenti italiani; mostrando, attraverso le testimonianze di alcuni dei diretti protagonisti, il vissuto sconosciuto di una parte della Nazione, di una Sicilia fatta di civili e militari che sebbene stanchi e prostrati da privazioni di ogni genere, in una terra martoriata da una serie infinita di bombardamenti devastanti, nella maggior parte dei casi vollero e seppero ancora reagire alla protervia del nemico, benché la sproporzione di mezzi e forze in campo fosse loro nettamente sfavorevole. Questo rivelano le memorie del Generale Emilio Faldella, questo mostra il Diario storico del XII Corpo d’Armata italiano, questo provano le gesta dei Gruppi Mobili corazzati dell’esercito italianotutte testimonianze ignorate per anni che palesano incontrovertibilmente come, proprio in Sicilia nella calda estate del 1943, tanto nella zona occidentale contro gli americani, quanto nella zona orientale contro gli inglesi, migliaia di italiani scrissero l’ennesima pagina misconosciuta di immenso sacrifico e sublime valore. In proposito basterebbe citare il Bollettino di Guerra italiano 1152 del 21 luglio 1943 che così riportava testualmente: “Dal 10 al 20 luglio 228 carri armati nemici sono stati distrutti ed un centinaio danneggiati oltre ai molti perduti dall’avversario durante le operazioni di sbarco”.

Carro sherman distrutto zona Priolo (Sr)Ma è significativo che i pochi episodi di diserzione e sabotaggio nelle forze armate italiane vedessero nella massima parte dei casi come protagonisti pochi alti ufficiali in comando, piuttosto che quelli di rango intermedio o la stessa truppa; in tal senso appare indicativo il criminale comportamento tenuto da alcuni ammiragli della Marina italiana, che avrebbero brigato col nemico al fine di tenere ben lontane le navi della flotta da battaglia, in grado di contrastare le operazioni di sbarco degli Alleati in Sicilia, in seguito ad un accordo segreto siglato in precedenza con le forze anglo-americane nell’ambasciata di Lisbona (1), desiderosi con ciò di far cadere prima possibile il Regime fascista; come altresì indicativo al riguardo risulta l’evidente ruolo fondamentale giocato nell’abbassamento dello spirito combattivo e del morale degli italiani della destituzione e dell’arresto di Mussolini, perpetrati con l’inganno a mezzo di un vero e proprio colpo di stato militare avallato dalla regale “mezza tacca” savoiarda, un evento che da decenni, al contrario, ci sentiamo raccontare dalla propaganda antifascista, sarebbe stato accolto da tutta la popolazione italiana con grande sollievo. Commuove, invece, lo spirito combattivo di tutti quei semplici cittadini in divisa, siciliani e non, non soltanto militari di carriera, ma anche di leva, che persino insieme ai civili, in quelle tragiche giornate non esitarono ad imbracciare un fucile od una mitragliatrice per tentare di opporsi agli enormi carri armati statunitensi ed alla marea di truppe messe in campo dagli Alleati (qui), che contro ogni previsione più di una volta dovettero cedere all’impeto di coloro che, nella propaganda bellica anglo-americana, venivano sprezzantemente definiti “italiani straccioni”. Fa rabbia constatare che di tanti atti di eroismo così come dei molteplici crimini perpetrati dagli invasori “a stelle e strisce” contro militari e civili italiani, la massa italy-ota lobotomizzata da decenni di propaganda bellica filo-americana, non abbia alcuna conoscenza, dando per buona una versione falsa e bugiarda dei fatti, che vuole descrivere gli Alleati anglo-americani come i “buoni liberatori”, dispensatori di caramelle e cioccolata! Ebbene, nel nostro piccolo, noi fascisti de “IlCovo” abbiamo detto NO ALLA STORIA FASULLA DEI VINCITORI, che fino ad oggi ha “dettato legge” in virtù di mistificazioni e reticenze incredibili. Ma, come abbiamo avuto già modo di sottolineare, alcuni dati al riguardo dovrebbero invece far riflettere chi ancora possiede il bene dell’intelletto: in primis quello sui soldati Alleati che vi morirono e che, a fronte delle stime ufficialmente dichiarate, ad esempio nella pubblicazione dell’Ufficio Storico dello Stato maggiore dell’Esercito Italiano a cura di Alberto Santoni, in cui nonostante sia scritto testualmente che… “le forze terrestri alleate lamentarono in tutto 4.299 morti, suddivisi in 2.237 americani e 2.062 inglesi”,(2) vede di contro la presenza nei cimiteri militari di guerra del solo Commonwealth britannico presenti nell’isola a Catania, Siracusa e Agira, la presenza di 3.692 morti sui campi di battaglia, cioè oltre 1600 in più rispetto a quanto riportato dal Santoni! Per i caduti americani, poi, non è possibile nemmeno fare alcuna verifica attendibile, poiché gli stessi cimiteri di guerra che essi avevano allestito provvisoriamente a Gela, Licata, Palermo e Caronia, furono smantellati pochi anni dopo la fine del conflitto e le salme traslate altrove, ossia, in parte a Nettuno ed in parte rimpatriate negli Stati Uniti. Dunque, ci sono validissimi motivi per ritenere il numero ufficiale dei caduti anglo-americani decisamente e volutamente sottostimato!

1391902_183604571827897_2051603051_nSe a questi dati, poi, aggiungiamo alcuni altri molto importanti, sempre presenti nella “relazione ufficiale” del Santoni, in cui si parla di 9.892 perdite americane e ben 11.590 perdite inglesi a causa della …malaria! (possibile mai che le super fornite truppe degli Alleati, in possesso non solo di tutti i mezzi ma anche di tutti i medicinali, abbiano patito così tanto per la malaria, che stranamente, invece, non ha falcidiato in tale misura le truppe dell’Asse?), di 13.083 soldati Alleati feriti (5.946 americani e 7.137 inglesi, stando ai dati ufficiali); di 3.242 soldati prigionieri (598 americani e 2.644 inglesi compresi i dispersi); di 546 marinai americani morti e 484 feriti; di 314 marinai inglesi morti e 411 feriti;
 di 156 aviatori americani tra morti, feriti e dispersi; di 736 aviatori inglesi della R.A.F., tra morti, feriti e dispersi; ebbene, facendo una somma di tutti codesti numeri, si arriva così ad un “totale ufficiale” di 46.383 uomini messi fuori combattimento in 39 giorni di campagna militare, ossia la media di circa 1.190 uomini al giorno …alla faccia della “allegra passeggiata”! Ma ancorché rivelatori della verità dei fatti negata per decenni, ancor più dei freddi numeri, per sfatare gli innumerevoli luoghi comuni fasulli montati ad arte da 80 anni di propaganda antifascista, abbiamo voluto ricordare tanto alcuni dei grandi scontri dimenticati tra i soldati dell’Asse italo-tedesco e gli Alleati anglo-americani avvenuti a ridosso del litorale siciliano, come la misconosciuta Battaglia di Agrigento (dal 10 al 16 luglio 1943) e la grande Battaglia di Gela(dal 10 al 12 luglio 1943), quanto i più piccoli ed ignoti combattimenti minori verificatisi nella parte occidentale dell’isola, come quelli avvenuti il 21 luglio presso le Case Tumminello (Portella Misilbesi) nel trapanese (3), la difesa di Palermo il 22 luglio del 1943, il 24 luglio nel territorio di Marsala, dove si sacrificò il Ten. Colonnello Sommaruga, Medaglia d’oro al valor militare. Clamorosa risulta poi la montatura storiografica imbastita sul mancato utilizzo dei treni armati della Marina italiana, notizie assurte magicamente al rango di verità assolute perché i cosiddetti storici dell’Italia antifascista, senza alcuna seria verifica, avevano preso per buone le notizie inventate di sana pianta dalla propaganda bellica inglese, notizie però confutate platealmente solo in anni recenti (qui).

IMG-20180723-WA0002Senza dimenticarci, però, del lato più oscuro dell’invasione degli Alleati, fatto di stragi a sangue freddo a danno di militari dell’Asse e di civili italiani, tutti eccidi compiuti in massima parte dalla Settima Armata americana. Testimonianza verace di quello che fu il vero volto dell’invasione risulta, ad esempio, l’ennesima strage misconosciuta dai più, perpetrata dai cosiddetti “liberatori a stelle e strisce” di cui siamo venuti a conoscenza in anni recenti e che si somma alle tante altre (Biscari, Comiso, Gela, Piano Stella, Caltanissetta) di cui già abbiamo riferito in passato (digitare QUI); un episodio ripreso persino da una pubblicazione curata dall’ “Istituto storico della resistenza” e di cui fu vittima un gruppo di soldati italiani. Presi prigionieri a Partanna, nei giorni dell’avanzata americane del luglio 43 in provincia di Trapani, portati verso Castelvetrano e lasciati marcire accampati all’addiaccio e digiuni per cinque giorni, sotto un oliveto; sicché quando finalmente i carcerieri presentarono loro un pentolone con qualcosa da mangiare, si precipitarono con tale foga sul cibo, che i soldati statunitensi di guardia, temendo una fuga di massa, “si misero a sparare con la mitraglia, ammazzando sette prigionieri”. (4)

Palermo sotto le bombeSettima Armata americana che fece ugualmente anche utilizzo di vergognosi e criminali espedienti, come l’avvalersi dei buoni uffici dei mafiosi locali (da essi prontamente liberati dalle patrie galere per meriti antifascisti!) al fine di “tener buona” la popolazione e spingerla a collaborare con gli occupanti, o di ignobili tattiche per avere ragione della resistenza degli avversari, come quella di utilizzare i prigionieri di guerra italiani come scudi umani (5). Una campagna militare dove gli autoproclamatisi “liberatori” avevano già fatto precedere il loro sbarco dalla famigerata pratica dei “bombardamenti di saturazione”, che si tradusse, a partire dal 9 maggio 1943, in quasi due mesi d’ininterrotti bombardamenti a tappeto indiscriminati, diurni e notturni su tutto il territorio siciliano, non solo su obiettivi militari ma anche e soprattutto su obiettivi civili, con migliaia di morti, che avevano letteralmente lo scopo di “terrorizzare” la popolazione e fiaccarne il morale; bombardamenti e mitragliamenti aerei, preceduti e seguiti poi dalla costante guerra psicologica dei messaggi lanciati dagli aeroplani con migliaia di volantini che invitavano civili e militari italiani alla resa immediata in cambio della sospirata pace! (6)

Stragi americane del 1943 in Sicilia, Giuseppe Giannola, l'unico testimone sopravvissuto.Ma com’era inevitabile, anche in virtù del nostro sforzo, unito a quello di una moltitudine di onesti e misconosciuti ricercatori che a livello locale hanno svolto un’infaticabile opera di certosina indagine, è palese che la verità su quei tragici fatti cominci ad emergere e ad imporsi all’attenzione della gente, se persino da parte di alcuni degli organi della peggiore stampa istituzionale antifascista (alludiamo, ad esempio, al quotidiano plutocratico, massonico e filo-sionista per eccellenza, “La Stampa” di Torino) si è costretti ad ammettere che la storia del cosiddetto “Sbarco in Sicilia” degli Alleati anglo-americani (non più dipinti fantasiosamente e servilmente come “liberatori” ma più realisticamente quali nemici, invasori e stragisti!) va necessariamente riscritta (QUI). Appare chiaro, allora, come il mito fasullo, creato ad arte dalla propaganda bellica anglo-americana e successivamente fatto proprio servilmente dall’antifascismo nostrano, secondo il quale le forze armate dell’Italia fascista non si opposero virilmente ai nemici inglesi e americani, si stia ormai “sciogliendo come neve al sole”, così come, contrariamente alle fesserie propagandistiche antifasciste che ci siamo dovuti sorbire per quasi 80 anni, appare, invece, sempre più evidente che gli Alleati sbarcarono quali nemici e invasori, che in Sicilia non fecero alcuna “allegra passeggiata”, lasciando sul campo migliaia di morti e commettendo una lunga serie di crimini e stragi. Addirittura, si è arrivati persino a riconoscere l’efficacia dei provvedimenti politici attuati dal vituperato Regime fascista – in barba alla nuova generazione di immancabili pennivendoli che mettono in dubbio persino tutte le opere materiali del governo mussoliniano – ossia le realizzazioni sia nella lotta alla mafia che nella bonifica denominata dal Duce “assalto al latifondo siciliano”, a motivo dei quali tanto il locale ceto dei latifondisti quanto la loro manovalanza mafiosa, furono ben contenti di mettersi al servizio degli invasori atlantici sbarcati sull’isola nel luglio del ’43, che per essi rappresentarono effettivamente dei “liberatori”. In conclusione, se è vero, allora, che in virtù della disparità delle forze in campo, lo Sbarco anglo-americano non poteva essere impedito perché, come scrisse l’Ammiraglio della flotta americana Morison, “gli Alleati avevano chiuso in una muraglia di navi un buon terzo della Sicilia e nessuna forza al mondo avrebbe potuto impedire loro di stabilirvi le loro teste di ponte” è altrettanto vero però che, come puntualizzò il Generale italiano Emilio Faldella, essi di fronte si “trovarono dei fanti e degli artiglieri che pur sapendo di combattere la lotta della carne contro l’acciaio, l’affrontarono per l’onore d’Italia e seppero anche sacrificare la vita”.(7)

IlCovo

NOTE

1) Tale particolare è stato ufficialmente divulgato durante il convegno storico organizzato dalla Regione Sicilia nel 2013 per i 70 anni dello Sbarco, dal giornalista saggista (antifascista!) Alfio Caruso. La notizia  è riportata sul forum de IlCovo:
http://ilcovo.mastertopforum.net/novita-importanti-sullo-sbarco-in-sicilia-nel-1943-vt2697.html

2) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e Calabria (Luglio-Settembre 1943), a cura dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1989, pp. 401-402.

3) Il 21 luglio 1943, secondo testimonianze statunitensi, il 504° Rgt. fanteria-paracadutisti della 82a Divisione Aviotrasportata americana, lungo la strada che da Sciacca portava a Marsala, venne attaccato frontalmente non lontano dal paese di Santa Margherita Belice, presso il “Passo Tumminello”, da unità di fanteria italiana sostenute da una batteria di cannoni da 75 mm e due da 90 mm, ne seguì una lunga e dura azione di fuoco, con una serie di vittime da entrambe le parti, dove gli americani lamentarono la perdita di 14 uomini. Cfr. Phil Nordyke,  All American, All the Way: A Combat History of the 82nd Airborne Division in World War II: From Sicily to Normandy , p. 92, Zenith Press, 2009. Sebbene non abbia trovato traccia, di un “Passo Tumminello” superato il paese di Santa Margherita, esiste invece un luogo chiamato “Case Tumminello” situato a poche centinaia di metri dal passaggio di “Portella Misilbesi”, luogo nel quale era stata dislocata la 5ª cp. e il nucleo comando 102º btg., gruppo mobile “C”, inquadrata nel 102º (CII) btg. (successivamente, a sua volta, protagonista degli scontri con la 3a divisione di fanteria americana alla stazione di Cammarata). Mi pare più probabile che proprio li fosse collocato lo sbarramento difensivo nel quale incapparono i paracadutisti americani della 102a Divisione aviotrasportata.

4) Cfr. Mario Carlesso, “Memorie di un soldato prigioniero degli americani, 1943-46”, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea della Marca Trevigiana, Cierre, Treviso, 2005, pp. 22-25.

5) Il primo ad occuparsi dei prigionieri italiani utilizzati come scudi umani dai soldati americani durante la campagna di Sicilia del 1943 è stato il ricercatore gelese Nuccio Mulé, i cui articoli sono stati ripresi dal ricercatore Ezio Costanzo, che sul tema ha pubblicato, a sua volta, un articolo sul quotidiano “La Repubblica” del 23 luglio 2011 intitolato “I segreti dello sbarco – soldati siciliani scudi umani dei marines”. Il professor Mulè così scrive al riguardo:

…”la motivazione della resa di interi reparti italiani che combatterono strenuamente a Gela, probabilmente fu dovuta anche ad un altro motivo. Lo scrivente, in merito ad una ricerca nell’archivio storico militare di Roma, è nelle condizioni di dimostrare che sicuramente un caso di resa di un reparto italiano, avvenuto nella prima giornata dello sbarco Alleato a Gela, fu dovuto al fatto che gli americani in un’azione di guerra avanzarono dietro una moltitudine di prigionieri italiani, questi ultimi dunque “utilizzati” come scudi umani, tant’è che i nostri soldati allora non poterono fare altro che arrendersi anziché sparare sui loro commilitoni; già lo sbarco sulla spiaggia di Gela era iniziato fin dalle ore 3,00 e posizione su posizione i soldati italiani arretrarono, martellati incessantemente dai cannoni delle navi americane. Mi piace qui reiterare un passo riportato nella “Relazione cronologica degli avvenimenti” di cui sopra: “…Ore 9,20: il Col. Giuseppe Altini comunica che la 49° btr. si è arresa perché il nemico veniva avanti facendosi coprire dai nostri soldati presi prigionieri…”. Una comunicazione di tre righe su una pagina ingiallita dal tempo, a firma di un colonnello dell’Esercito Italiano, rimasta sconosciuta all’interno di un faldone, che mette in luce per la prima volta in assoluto un caso così clamoroso. Certamente questo espediente fu purtroppo vincente e nulla vieta a pensare che sia stato utilizzato dai comandi americani anche in altre occasioni”.

Successivamente alla pubblicazione di tali fatti, il professor Mulè mi ha personalmente riferito di aver ricevuto una lettera scritta dal figlio di un reduce siciliano, il sig. Pietro Mirabile, il quale scriveva che il padre, ormai defunto,  tutte le volte che parlava dello “Sbarco” gli spuntavano le lacrime per la rabbia ed il disprezzo che provava per gli invasori. Egli aveva fatto la guerra da richiamato ed era sergente maggiore del 18° Comando Brigata Artiglieria Costiera, il 10 Luglio del ‘43 si trovava tra Palma di Montechiaro e Licata. Raccontava che nella primavera di quell’anno c’erano stati avvicendamenti nella linea di comando degli Ufficiali superiori, e raccontava sempre che tutta la batteria aveva ricevuto l’ordine di non togliere le cappotte ai cannoni quella notte. Preso prigioniero dagli americani, lo avevano usato come scudo umano fino quasi a Leonforte dove c’erano le retrovie tedesche.

Una ulteriore testimonianza di tale indegna pratica attuata dai soldati statunitensi è presente nell’articolo del ricercatore Francesco Paolo Calvaruso, intitolato “Sergio Barbadoro: un eroe dimenticato”, in Rassegna siciliana di Storia e Cultura n°19, a cura dell’Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici; il testo è consultabile al seguente indirizzo:

http://www.isspe.it/news/45-numeri-rassegna-siciliana/rassegna-siciliana-di-storia-e-cultura-n-19/159-sergio-barbadoro-un-eroe-dimenticato-di-francesco-paolo-calvaruso.html , alla nota numero 60.

Qui risulta che il tenente Barbadoro, stanziato alle porte di Palermo in difesa di una delle tre portelle di accesso alla città, fatte presidiare militarmente dal Generale Molinero (Portella della Paglia), vide avanzare la colonna corazzata americana preceduta da prigionieri italiani che facevano da battistrada. Il tenente, nonostante ciò, attaccò la colonna nemica, bloccandola per 9 ore al prezzo della propria vita. Dunque, in tre distinti casi ed in tre zone differenti della Sicilia (Gela, Licata, Palermo), ci sono testimonianze sull’uso di prigionieri italiani come scudi umani, sempre da parte della Settima armata americana.

6) Per un resoconto puntuale e dettagliato sulla guerra aerea nei cieli siciliani e sui bombardamenti Alleati nell’isola, Alessandro Bellomo, 1943, Il martirio di un’isola – La guerra aerea sulla Sicilia nei diari Usaaf, Raf, Regia Aeronautica e Luftwaffe, Genova, 2011.

7) Emilio Faldella, “Lo sbarco e la difesa della Sicilia”, Roma, 1956, L’Aniene, p. 298.

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13 giugno: La vetta che costituisce i “due fuochi dell’Ellissi”!

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Cari lettori. Nella storia del mondo, esistono alcuni momenti che potrebbero essere definiti veri “spartiacque”, per i quali la vita dell’intero genere Umano ha preso una direzione tale da assurgere a vette altrimenti irraggiungibili. Uno di questi momenti, è il 13 giugno dell’anno 313. Preceduto da un altro, il 28 ottobre dell’anno 312. 

L’Imperatore Costantino Augusto, insieme a Licinio, dopo aver sconfitto Massenzio, il precedente 28 ottobre, nella Battaglia di Ponte Milvio, avendo inalberato i Labari sormontati dal Segno della Croce, stabilisce per tutto l’Impero di Roma, la liceità della Religione Cattolica. Da questo momento, il Cattolicesimo realizza la propria essenza, perchè la Religione Cristiana è “Cattolica” attraverso e grazie al compimento della promessa vagheggiata dagli Antichi: nella stessa Civiltà Romana erano presenti vaticini e prefigurazioni proprio di quello che il 13 giugno si è compiuto!

vincesIl Cristianesimo Cattolico Romano, primo e unico al mondo, fornisce una concezione dei poteri, Spirituale e Temporale, che nessuno  aveva (ed ha!) mai dato: i due poteri non sono e non devono essere esercitati in modo Assolutistico e “monarchico”. Essi sono complementari, e devono essere esercitati in modo “organicistico”. Dio, fonte e vetta di ogni Autorità, riserva a sè il Dominio dei Cuori, mentre conferisce all’Autorità Politica quello delle “Città” (qui). Ciò non esime l’Autorità politica dal riconoscimento e la devozione alla “Vera Religione”, e dalla concessione della Libertà del suo Esercizio, ma, allo stesso tempo, la Religione non entra nella gestione della “Res Publica”.

Ciò che era stato frutto del “disordine”, ovvero la concezione secondo cui gli uomini si ergevano a divinità, o addirittura assommavano a sè il potere assoluto, appunto, veniva portato all’ Ordine e all’Armonia, per cui Dio è il Sommo Bene, l’Essere distinto dal Creato, e Creatore, Personale e Unico, Redentore del Genere Umano e Salvatore, distruttore del Male. Il Cristianesimo ha ri-ordinato il Mondo, ponendo l’equilibrio dove era stato distrutto, e fecondando la Civiltà che lo aveva prefigurato: Roma.

Questa concezione, questa Civiltà Romana-Cristiana, Cattolica, è stata aggredita dal rigurgito del vecchio: dal ritorno di una antichità deteriore, negatrice della Armonia, della Crescita, degli stessi Vaticini che l’avevano annunciata. La Gnosi, fonte dei mali e della “modernità”, preso corpo nella Massoneria, muove le legioni dell’anti-umano, e si radica, irradiandosi dal mediterraneo, nell’Isola albionica, che la diffonde ovunque. Si arriva così a quel tremendo 1789, che non fa altro che ri-esumare il vecchio: l’uomo è dio di se stesso; Epicuro resuscita, l’edonismo è ri-pescato. Con la “dea Ragione”, intronizzata, non si fa che tornare indietro, mascherando il vecchio con il termine “progresso”. La materia, l’atto “meccanico”, l’abbassamento alla dimensione “animale”, farcita di “raggiungimento della felicità“, della peste americanista (qui), ha precipitato il mondo nel buco nero di cui ora vediamo il fondo. Alla Vera Religione si è sostituita l’ anti-religione. A Cristo, l’Anti-Cristo. 

simbolo art. stato fasc.Lo Stato Nuovo Fascista, definito così proprio perchè ri-prende il Cammino della Civiltà Nuova Romano-Cattolica, la Civiltà che accoglie la Nuova ed Eterna Alleanza tra Dio e gli Uomini, si erge contro i distruttori del mondo, sventolando il Labaro della vera Libertà: per questo, contro la “festa della liberazione” che ha “liberato” dall’Ordine per inalberare il “disordine”, ecco che innalziamo la Festa della Civiltà, fonte vera della nostra Unità, così come descritta nella Lectio ai Mistici Fascisti, veri Mistici della Vera Civiltà: qui.

VIVA LA CIVILTA’ FASCISTA!

IlCovo


FONTI BASILARI

CHI HA VOLUTO LA GUERRA CIVILE? La testimonianza dell’antifascista Carlo Silvestri sulle responsabilità della guerra civile in Italia.

Conferenza “STRATEGIA DELLA TENSIONE PERMANENTE”, i video ufficiali!

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CONTRO LE MENZOGNE! …l’alibi delle masse, della finanza apolide, delle banche, delle crisi e delle calamità…

Cari lettori, amici e nemici. Negli anni che si sono susseguiti, potremmo dire almeno dalla famosa “crisi del 2008” in poi (ma in realtà il vero spartiacque si dovrebbe retrodatare all’aprile 1945!), tutti abbiamo visto sotto i nostri occhi il “moto di accelerazione” verso una catastrofe. Meglio allora sarebbe dire: verso quella che, per gli uomini che rimangono tali, ossia dotati del “ben dell’intelletto”, è ragionevolmente definibile “catastrofe”. Proprio questa distinzione risulta imprescindibile e fra poco ne comprenderete i motivi.

Difatti, è oggettivamente impossibile non riscontrare questo cataclisma colossale in atto, in tutta la sua gravità e profondità. Ma, quando si va alla radice dei problemi, come facciamo noi Fascisti del Covo, si comincia a comprendere che la realtà, la Verità, sta in modo molto diverso rispetto a quel che appare a prima vista. Anzi, opposto! Qualcuno potrebbe saltare su dalla sedia o sobbalzare, perché una frase del genere lascerebbe intuire che per noi, sostanzialmente, dire “opposto” rispetto alla dichiarazione di cataclisma planetario, significherebbe esattamente che tale cataclisma non c’è.

Prima di chiarire questo punto essenziale, dobbiamo stabilire il significato di “crisi”.

Se prendiamo la definizione dell’Enciclopedia Italiana del 1931, presente nel collegamento soprastante, vediamo che col termine “crisi” ivi si definisce un evento “improvviso” che si verifica nell’ambito della salute dell’individuo. Tale “evento”, determina uno “stato” di malessere, che può preludere alla felice risoluzione di una malattia, oppure all’esito più tragico, scatenando altre “crisi”, concatenate, arrivando così ad un quadro clinico più grave o fatale. Ebbene: non è affatto un caso che il termine più usato dai “pupari e pupazzi” negli ultimi 30 anni sia proprio quello di “crisi”. E non è affatto un caso anche il COME sia stato usato, in quali ambiti, e con quali significati.

Nessuno dimenticherà l’allora facente funzioni “presidente del consiglio” su mandato della “finanza apolide”, “rigor Montis”, che, ripercorrendo il significato medico del termine, disse candidamente che le “crisi” sono “necessarie”, per “arrivare agli obiettivi” fissati da chi “detta l’agenda”, al fine di superare quelli che “loro” stessi definiscono come “ostacoli” lungo il “percorso virtuoso” da essi stabilito. Ed effettivamente, in un evento improvviso e frutto di contingenze spesso irripetibili, esiste la possibilità che la “crisi” arrivi e venga superata, attraverso una “maturazione del sistema immunitario” (volendo proseguire con la metafora medica!); ma, nella fase del superamento, l’esito finale rimane sempre ignoto. Ovvero: ha la “crisi” effettivamente generato gli “anticorpi” necessari, oppure è stata solo “sopita” da palliativi? Ebbene, ciò che vi stiamo esponendo in metafora, rappresenta quel che dovrebbe accadere quando gli Uomini Pensano e Agiscono al fine di tutelare la propria Vita, magari sbagliando, in questo o quello; oppure, ancora, incorrendo in ostacoli o drammi, da cui scaturiscono le famose “crisi”.

Ma, per rispondere alla domanda posta all’inizio, ovvero se questo cataclisma che viviamo sia davvero tale, dobbiamo considerare il significato della parola “crisi” poc’anzi esposto. C’è una precisa caratteristica delle “crisi” affinché siano effettivamente definibili come tali: ossia, devono essere il frutto delle attività della Vita, che, come detto, almeno nell’intenzione, si pongono come obiettivo generale la sua preservazione. Allora in questo, e solo in questo caso, si può parlare, ad esempio, di “crisi del sistema capitalistico”, poiché in relazione alla erronea dottrina, già denunciata da Benito Mussolini, in merito al profitto individuale e al darwinismo sociale, che falsamente riteneva gli uomini potessero “meccanicamente” pervenire ad un benessere generale “sommando” gli interessi individuali, aveva ottenuto esattamente una “crisi”. Stesso discorso per la dottrina del figlio spurio del Liberalismo, il marxismo.  Queste potevano ancora essere definite “crisi”, perché, esordendo prima il liberalismo nella sua forma “Europea”, poi il “marxismo”, vi erano oggettivamente degli eventi “aperti” che potevano produrre ciò che ancora era in “germe”. Anche se c’è da dire che anche queste “crisi”, in realtà potevano non essere definite tali, ma abbiate pazienza ancora un poco e capirete il perché.

Dunque, per dare a questi ultimi tre decenni almeno, la definizione di anni di “crisi” apocalittica (almeno relativamente questa ultima fase), c’è bisogno che gli avvenimenti inanellatisi uno dietro l’altro, con una precisione certosina e con un tempismo incredibile, siano frutto dell’ “evento imponderabile” o comunque “inaspettato”. La domanda che vi poniamo, allora, è la seguente: secondo voi, tali eventi, sono stati frutto dell’imprevedibilità, della concretizzazione di fattori e reazioni non previste né controllabili nell’ambito della società?

In relazione a quanto avete letto e compreso su questo blog, allora sarete più o meno in grado di comprendere il perché secondo noi questi decenni NON SONO affatto qualificabili come anni di “crisi”. 

Difatti, la cosiddetta dichiarazione di nascita della presunta Unione Europea, la predisposizione di una Banca Centrale quale istituzione finanziaria che governa localmente (emanazione di un’altra istituzione finanziaria che governa globalmente, il Fondo Monetario Internazionale), la creazione di un “credito virtuale privato illimitato” al posto della Moneta nazionale ancorata ad una risorsa concreta, l’espansione del “gioco d’azzardo” borsistico per l’aumento esponenziale di questo “credito” emesso dallo stesso ente (!!!!!!), la successiva diffusione di un principio-base a livello Sociale che è costituito dalla richiesta al cittadino di indebitarsi fino agli occhi, l’istituzione di politiche internazionali TUTTE orientate verso la creazione di disgregazione e scontri…ecc., ecc., ecc. SONO TUTTI ELEMENTI CHE DEFINISCONO UNA “CRISI”, COME RETTAMENTE INTESA, O SONO EVENTUALMENTE FATTI, INANELLATISI CON PRECISIONE TEUTONICA (ORA CI VUOLE!), PER FARE IN MODO CHE IL MONDO VIVA UNO STATO DI “CRISI” PERENNE, E QUINDI ASSOLUTAMENTE ARTEFATTA?

Ebbene, Noi fascisti siamo profondamente convinti, che la “crisi” che vediamo, ora nella sua parte peggiore, sia assolutamente FINTA, ovvero procurata artatamente. Lo stesso dicasi per le incredibilmente PUNTUALI calamità “naturali” o “emergenze  sanitarie”. Anche il “danaro” che manipoliamo, è FINTO, in quanto carta senza nessun valore, se non quello nominale dato da un ente PRIVATO!!!!! La “finanza apolide” è anche essa un ossimoro, perché tali enti PRIVATI (come la Banca Centrale Europea, o la Federal Reserve americana), possono erogare senza-soluzione-di-continuità quanta carta straccia vogliono, dunque la “crisi dei mutui sub prime”, la “crisi del debito pubblico a causa dei titoli tossici”, SONO FALSE! Non esiste oggettivamente NESSUNA CRISI! Esiste ed è esistita in modo ARTEFATTO la falsa narrazione ufficiale di un Sistema criminale globale, tale da far credere ai cittadini che essi NON POSSONO vivere senza il credito privato di cui sopra, e soprattutto senza INDEBITARSI con esso. Per questo, hanno fallito e falliscono tante imprese, per questo tanti si suicidano, per questo tanti si disperano! Perché ritengono IMPOSSIBILE affrancarsi da una “crisi”… CHE NON ESISTE! …che c’é solo nella misura in cui si vuol dare credito all’apparato di controllo mediatico istituzionale. Dunque lo stesso discorso vale per TUTTE le altre cosiddette “crisi” di cui cianciano i media, nessuna esclusa. Comprese le guerre, le carestie, le malattie. Esistono nella misura in cui NON SI VUOLE comprendere che il problema NON E’ la “finanza apolide”, la “Banca centrale”, la “UE”, il FMI, il WTO, il forum di Davos, l’OMS, ecc., ecc. Tutto ciò riguarda solo degli STRUMENTI, meri mezzi usati dai burattinai del mondo, Massoni, Plutocrati, MESSIANISTI (anche: qui, qui ), satanisti, criminali, psicopatici che si ritengono Divinità e che puntano con tutti i mezzi a sterminare sei miliardi di persone, volendo tenere il restante miliardo sotto la loro schiavitù. Ma tutti questi strumenti, potevano al bisogno essere eventualmente sostituiti senza problemi dalle mense dei poveri”, ad esempio, se fosse stato necessario per governare l’Europa, e fare ugualmente quello che si sta facendo ora!!! Ovvero, generare morti viventi uni$ex; partendo dalla distruzione del concetto di DIO (e non un “dio” qualsiasi, ma quello Cattolico Romano, qui), distruggere la Famiglia come rettamente intesa; disgregare la popolazione e definirla “massa”, come la Sociologia del XX secolo ha teorizzato (qui), abbassando la dignità degli uomini a quella delle bestie; convincendo l’uomo medio che la vita consiste nella soddisfazione meramente animale di piaceri e vizi, nella ricerca dell’opulenza, che deve essere l’obiettivo generale di tutti (qui); indottrinare così l’uomo-massa al CONSUMO ILLIMITATO, all’indebitamento totale ed inestinguibile e conseguentemente al necessario cedimento del frutto del proprio lavoro ed all’abolizione di ogni proprietà che di tale frutto sia espressione. Ecco la menzogna contro Dio e contro l’Uomo fatto ad immagine e somiglianza del Creatore!

Tutto ciò, è stato fatto attraverso l’utilizzo di elementi familiarmente “conosciuti” a livello di “topos“, come appunto “la Banca”, oppure la “finanza”. Ma anche questo è stato sapientemente studiato, fin dall’esordio delle due concezioni ideali finto-opposte a cui l’umanità è stata costretta ad aderire, i due volti della stessa medaglia: il Liberalismo e il Socialismo. Già i teorici Fascisti, a tacere di Mussolini, avevano esteso ed approfondito questo concetto (pensiamo già ad Alfredo Rocco, qui), diffondendosi moltissimo sulla definizione. Essi hanno chiarito in modo adamantino come la vera radice del problema, che è quella che NOI Fascisti del Covo abbiamo identificato sulla scorta dei loro studi, sia ben definita e niente affatto relativa ai “modi” e agli “accidenti”, ma alla SOSTANZA. Quest’ultima si manifesta nei modi più vari, ma punta ad un unico obiettivo, esattamente quello che abbiamo appena descritto! L’obiettivo è di tipo RELIGIOSO, messianista, quindi assoluto. A costoro non importa nulla di COME conseguire quello che vogliono, lo ripetiamo: un mondo svuotato di vera spiritualità e popolato unicamente di schiavi che li servano! Sia che lo si faccia a mezzo del Liberalismo o del Socialismo e della finta contrapposizione tra essi; sia che lo si faccia a mezzo dell’indebitamento con le Banche conseguito a causa dei vizi indotti e del conseguente abbrutimento dell’umanità pervicacemente ricercato; sia a mezzo di guerre e/o carestie; ecc., ecc.; l’importante è che loro raggiungano l’obiettivo che si sono prefissati! Tutto ciò mentre noi, che veniamo considerati da costoro, nel loro impareggiabile razzismo religioso, alla stregua di ANIMALI da soma, ci scanniamo a vicenda come “pecore matte” – dimenticando di essere Uomini preposti a ricercare la virtù e la conoscenza – magari mentre una parte, la più spregevole di questa misera umanità, spera di raccogliere le loro briciole, pensando di poter vantare qualche prebenda agli occhi dei nuovi padroni!

Per questo motivo, senza alcuna retorica, vi incitiamo ad “aprire gli occhi”, presupposto imprescindibile per comprendere come TUTTO quel che ci viene messo davanti agli occhi da costoro, ma proprio TUTTO, costituisce il frutto avvelenato di una immensa, gigantesca, clamorosa MENZOGNA, poiché non esiste nessuna vera “CRISI”, ma un progetto di sterminio globale portato avanti da una minoranza apolide e criminale, a cui non importa un bel niente della Finanza globale o del forum di Davos o del “great reset”, che restano esclusivamente degli STRUMENTI nelle loro mani! Il loro obiettivo è ciò che ad essi importa davvero! Per impedire che ciò si realizzi, è necessario svegliarsi e capire che SIAMO NOI, SOLO NOI Uomini illuminati dalla Fede, in grado di riprendere le redini della nostra vita, perché sono gli stessi uomini, senza comprenderlo, che stanno consegnando volontariamente a tali criminali astuti il bene delle loro vite! Per questo nella concezione del Fascismo, per bocca del suo Duce, si sostiene che il requisito indispensabile affinché si realizzi la Rivoluzione dello Spirito di cui esso è banditore, è necessario un periodo di altissima tensione ideale! Per questo, di già scrivemmo (qui), Benito Mussolini ha voluto affermare come il Fascismo non si preoccupi di ricostruire le forme della vita umana — essendo esse vane e transitorie — ma il contenuto di essa: cioè l’uomo, il suo carattere e la fede. Perché il carattere — che consiste nella volontà e nel sacrificio — e la fede — che scaturisce da comprensione e da amore — sono intima essenza dell’uomo Fascista. SOLO NOI, allora, in virtù della Fede, possiamo e dobbiamo opporci, si intende, premettendo la nostra filiazione all’Altissimo Iddio e Signore Gesù Cristo! Poiché chi fa la Volontà di Dio è il “Giusto” del Salmo! E chi compie la Giustizia, VINCE!

IlCovo

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