Cari lettori, la scorsa primavera siamo stati felicemente contattati (assieme ad altri importanti personaggi) dal Prof. Aurelio Porfiri, che ha meritoriamente concepito e realizzato l’idea di elaborare e pubblicare una raccolta di tributi personali in memoria del nostro comune Amico Don Ennio Innocenti, volendo al riguardo coinvolgerci ufficialmente in tale progetto con un personale contributo scritto; idea che abbiamo abbracciato subito con tutto il cuore, partecipando alla stesura del nostro ricordo di quel grand’Uomo con un apposito breve testo. Così, dopo averne già rievocato recentemente l’apporto in termini di analisi storico-politica (qui), lo scorso mese di giugno è stato finalmente dato alle stampe “LA CONOSCENZA DEI PERFETTI: ricordando Don Ennio Innocenti“. Oggi, siamo lieti di pubblicare sul blog dell’Associazione “IlCovo” – Studio del Fascismo, quel contributo, mettendolo a vostra disposizione e di cui forniamo anche il PDF (In memoria di Don Ennio Innocenti ). Buona lettura… con perenne gratitudine verso Don Ennio!
IlCovo
Don Ennio Innocenti:
il Sacerdote e la sua Opera, nell’incontro con la “Biblioteca fascista del Covo”*
Era l’anno 2015, quando Don Ennio Innocenti dette alle stampe la sua ultima edizione di un libro che si intitola “La Conversione religiosa di Benito Mussolini”, tematica che come lui amava dire, faceva parte della più ampia trattazione del confronto con la “Dottrina Sociale della Chiesa”. Una ricerca pluridecennale che ci impressionò favorevolmente e che, partendo dalla vicenda politica del capo del Fascismo, ha spaziato, davvero in larghezza e profondità, arrivando a toccare il tema della formazione religiosa e filosofica di Mussolini e il suo sviluppo, studiandone il fondamento dottrinario, così come l’impatto avuto sull’identità italiana.
La nostra Associazione Culturale, incentrata sullo Studio del Fascismo Mussoliniano, in quegli stessi anni aveva già dato alle stampe alcuni titoli, sia originali, che attinenti alla riedizione di raccolte documentali ormai fuori catalogo da oltre mezzo secolo, assai importanti per gli studi politologici inerenti la Dottrina fascista; indagine vastissima che conduciamo ormai da più di tre lustri. In proposito, la seconda edizione del nostro lavoro su “L’Identità Fascista – progetto politico e dottrina del Fascismo” (1), era già stata favorevolmente recensita da alcuni accademici internazionali come il Prof. A. James Gregor, dell’Università della California, il Prof. Roger Griffin di Oxford, ed il Prof. Philippe Foro, dell’Università Cattolica di Tolosa. Nel 2018 stavamo terminando di preparare la pubblicazione della terza edizione riveduta ed ampliata (2), dove avevamo affrontato di petto anche l’importanza della tematica religiosa, in modo specifico in riferimento al cattolicesimo romano, sia nell’ambito della dottrina fascista, che nella critica generale alla “modernità borghese” strictu sensu e latu sensu. Per questi motivi provammo ad instaurare un proficuo dialogo con Don Ennio, che già conoscevamo di fama e che aveva inoltre al suo attivo una quantità di studi, filosofici e religiosi, davvero mastodontica (il più rilevante dei quali dedicato alla Gnosi spuria), convinti che un dialogo fra noi avrebbe potuto generare buoni risultati sia dal punto di vista Culturale, che Religioso e Umano.
Così, attraverso la discussione della nostra ricerca, complementare in parte a quella di Don Ennio, avviammo privatamente un proficuo scambio epistolare, cui seguirono delle vere discussioni dal vivo, anche nell’ambito della “Fraternitas Aurigarum urbis”, di cui Don Ennio è stato l’indiscusso mentore e animatore. In tal modo abbiamo conosciuto le varie sfaccettature del carattere di quel gigante che era Don Innocenti, apprezzandone la sua grande umiltà, l’apertura mentale, l’accoglienza e la volontà di dibattere con tutti, prescindendo volentieri dai “titoli” di quelli che lui chiamava scherzosamente i “professoroni”, deridendo così la mania di certe “categorie” della cosiddetta “cultura”, più inclini a vantare titoli e “prebende”, piuttosto che a cercare quella radice formativa ed educativa che deve stare a fondamento della Cultura, con la “C” maiuscola, quella cioè generata dalla comprensione ed accettazione della Verità. Un Uomo empatico e schietto Don Innocenti, tanto pronto a donare tutto il suo tempo in un confronto dialettico leale, ma anche, quando convinto di una posizione, incline a radicarsi con durezza nelle proprie convinzioni ed a scontrarsi con fierezza in nome della loro difesa.
In questo clima di reciproco interessamento per i rispettivi lavori e distinti impegni culturali, maturò la volontà di arrivare a dibattere pubblicamente, insieme, di tutti gli argomenti di comune interesse, certi dell’utilità collettiva di una tale discussione. Così, con grande gioia e disponibilità, lavorammo alla preparazione di una Conferenza (3), che poi si tenne a Roma il 27 ottobre del 2018, basata sull’analisi delle tematiche dottrinali e religiose inerenti il Fascismo, e, attraverso questo, arrivando alla disamina della stessa critica filosofica, religiosa e politologica della società contemporanea. Tra l’altro, fummo molto contenti, dopo che egli ebbe letto la nostra ricerca, del dono che egli ci volle fare di una sua Postfazione ad hoc (4). Partimmo da quella, all’apertura della Conferenza, per affrontare le varie tematiche da discutere, consci del fatto che la materia era tanto vasta quanto, di sicuro, scarsamente e superficialmente trattata dalla “Cultura generalista”. Proprio in relazione al tema che stava al centro tanto dei nostri lavori quanto della stessa conferenza e che apriva uno squarcio sulla grave crisi contemporanea, Don Ennio con grande acume così aveva scritto :
“I cari amici, Stefano Fiorito e Marco Piraino hanno realizzato questa “Summula”, che devo dire è molto utile per la consultazione e che metto subito nel settore “Dottrina Sociale” della mia Biblioteca. Questo settore è nato per riservarlo alla Dottrina Sociale della Chiesa, ma nel mio insegnamento ho sempre fatto posto al confronto critico col Fascismo, che soprattutto in Benito Mussolini e altri suoi collaboratori si è rapidamente evoluto anche in rapporto alla Religione. Mi fa piacere che essi abbiano individuato la fase capitale di questa evoluzione, quella inequivocabile che, per bocca di Mussolini, rifiuta l’illuminismo e perciò apre al Trascendente, alla vera spiritualità Romano-Cristiana, ben espressa dal principio Corporativo fascista” (cit).
Ebbene, il cardine su cui si impernia la nostra ricerca è esattamente questo, ben individuato da Don Ennio, il quale però, prima della Conferenza (non più, dopo!), rimaneva scettico sulla lettura univoca della filosofia e della dottrina politica fascista, ovverosia sulla possibilità che la sua sostanza potesse, come invece affermato da noi, risultare vitale e risolutiva per l’oggi, se applicata in modo verace.
Avemmo modo, così, di affrontare insieme il discorso, tanto in estensione che in profondità. In tale frangente, mano a mano che la discussione procedeva, Don Ennio mostrò di condividere con noi il profondo disprezzo per quel fenomeno definito in modo strumentale come “neofascismo”; nome improprio sotto cui è identificabile il metodo primario usato da coloro che detengono l’egemonia nell’emisfero occidentale, per “(de)stabilizzare” ed etero-dirigere le sorti delle aree di influenza, a mezzo di quella che è divenuta di fatto una “Strategia della tensione globale e permanente”(5). Egli, figlio di un martire fascista ed a sua volta giovanissimo volontario nella GNR, approvava con noi la tesi secondo cui, attraverso la creazione di un movimento che avesse lo scopo primario di assorbire ed usare il reducismo post-fascista e le simpatie “esterne” ad esso (la famosa “de-fascistizzazione retroattiva del fascismo”(6), di cui parla Emilio Gentile), le potenze egemoni dell’occidente vincitrici dell’ultima guerra mondiale avessero lo scopo, da un lato di mantenere in vita lo stereotipo del “nemico pubblico” fascista “razzista e sterminatore”, che non aveva riscontri nei fatti storici, o ne aveva solo lontanamente, e dall’altro, all’ombra di tale copertura ideologica artificiosa, di utilizzare coloro che si collocavano dentro tale categoria fittizia, per mantenere gli equilibri politici all’interno dello scacchiere geopolitico da esse controllato, ed impedire ogni reale e verace revisione politica indipendente, atta a scardinare tali equilibri. A causa di questa strategia politica, in atto ancora oggi e tristemente diffusa in ogni parte del globo, che ha avuto però nella guerra civile italiana del 1943/45 – artatamente indotta da potenze esterne al tessuto nazionale – il primo e vero banco di prova, alla filosofia e dottrina fascista viene tutt’ora preclusa la possibilità di essere anche solo discussa, a maggior ragione di poter essere conosciuta nei suoi veri fondamenti ideologici e sviluppare così il suo vero immenso potenziale politico.
Da tutto ciò nacque così un vivace dibattito (7), che era proprio quello che speravamo si concretizzasse. Discutemmo dell’argomento a 360°, e giungemmo così, felicemente, da parte di Don Innocenti, da una iniziale differenza di posizioni, ad un chiarimento su tutta la linea e ad un incoraggiamento davvero importante e di elevatissima natura morale, in merito a quanto tutt’ora, come Associazione culturale “IlCovo”, stiamo portando avanti. Don Ennio stesso, infatti, relativamente al nostro impegno di spiegare e diffondere i contenuti veraci della Dottrina del Fascismo, a conclusione del dibattito, disse testualmente e pubblicamente: “state compiendo un atto apostolico”!
Successivamente, sulla stessa linea espressa in tale virtuoso confronto, frequentammo le conferenze della “Sacra Fraternitas Aurigarum”, seguendo l’approccio degli studi di Don Ennio in merito al principio Corporativo Fascista. Proprio su questo aspetto, portammo il nostro ulteriore contributo discutendo della ristampa da noi curata, rivista e arricchita, del libro di un grande Cattolico, uomo di Cultura, accademico fascista: il prof. Michele Federico Sciacca (8). Ponemmo così all’attenzione dell’uditorio il perno ideale del principio Corporativo, che sostanzialmente si inserisce nella disamina che brevemente abbiamo citato sopra, presente nella postfazione di Don Ennio al nostro lavoro, e che riecheggia ugualmente nello scritto di Sciacca:
“Il Corporativismo è il sistema veramente italiano… Si fonda su presupposti filosofici che vanno cercati nella filosofia italiana… Nella prima metà del Secolo XIX i nostri maggiori pensatori… reagendo sia all’Illuminismo francese, sia all’idealismo tedesco, s’ispirano al nostro tradizionale spiritualismo. Combattono sia l’individualismo e l’utilitarismo materialistico della filosofia illuministica, che portavano al conflitto degli interessi; sia il soggettivismo e il panteismo tedeschi che questo conflitto elevavano a norma di vita e a legge della storia. In nome di un Cattolicesimo rinnovato, essi rivendicano la necessità della fede, il primato dell’unità morale e l’eternità del vero. Pur senza isolarsi dal fermento del pensiero moderno da Cartesio ad Hegel, anzi penetrandone le più profonde esigenze, riescono a portare un nuovo alito di vita nella nostra millenaria civiltà romano-cattolica. Sono davvero « i grandi Maestri della nuova Italia, che bollarono gli imitatori dei francesi, degli inglesi e dei tedeschi, restituendo gli italiani alla loro missione storica e riavvezzandoli a pensare e ad agire con la propria testa ». La verità non è figlia del tempo, ma è madre del tempo: è luce che guida gli uomini e le cose, pur senza identificarsi con gli uomini e con le cose. Essi si appellano sempre ad una fede etica e religiosa, che, al di sopra delle negazioni disgregatrici, unisce gli uomini, sudditi e cittadini della stessa Patria” (cit).
Su queste stesse basi culturali, avremmo voluto estendere la collaborazione con Don Ennio; affrontare in modo diretto e definitivo il dilemma sulla presunta validità e giustezza della “Società liberale” come declinata qui in Italia e più in generale nel mondo contemporaneo.
Ma arrivò il momento supremo della Sofferenza. Momento che ci vide a lui vicini, umanamente e religiosamente. Il periodo fu aggravato dalla cosiddetta “emergenza globale” e dall’isolamento forzato dell’ultima fase, che ha contribuito ad acuire il dolore di tutti.
Don Ennio è spirato come uno dei grandi della Storia della Nostra Patria, una Patria che in lui era (ed è!) ancora rappresentata, ma che, in concreto, è stata “soffocata” e fatica ad esprimersi ed a rinascere. La nostra passione, in sua Memoria, è orientata proprio in questa battaglia, che non è parca di Sofferenze, ma che merita di essere affrontata. La conclusione della sua postfazione così recitava:
“De Felice mandò a chiedere il mio libro sulla Conversione religiosa di Benito Mussolini; oggi, nel campo del loro confronto [di Stefano Fiorito e Marco Piraino] c’è Emilio Gentile (ed altri che negli studi sono meno validi di lui); auguro loro di indire un dibattito aperto, pubblico, rispettoso, degno di studiosi, non di ideologi strumentali ai partiti, tutti pestiferi” (cit).
Questo augurio di Don Ennio lo serbiamo nel nostro cuore con affetto e grande senso di responsabilità.
La “peste” dei “partitismi” ammorba la vera Libertà degli Italiani, che si sono fatti “strumenti” di “impalcature politiche false e posticce” tese a manovrare la vita dei popoli in modo funzionale a scopi tutt’altro che nobili, volendo radicare nell’odio e nello scontro perpetuo la possibilità di lucrare e di accrescere il proprio potere per pochi ed ipotecare senza speranza il futuro di tutti gli altri. Noi, con tutta la nostra Passione cerchiamo – come dicemmo nel nostro primo incontro con Don Ennio, che ci fece guadagnare quel suo splendido sorriso di compiacimento – di spezzare una volta per tutte la catena di odio instillato da terzi nel tessuto nazionale italiano, attraverso la ricerca e la diffusione della Verità, che è l’atto più rivoluzionario in assoluto! Confidiamo che il grande Sacerdote, nonché amico e mentore, Don Ennio Innocenti, dal Paradiso ci ottenga la Grazia di vedere il felice giorno della ritrovata Unità e Indipendenza della Patria, per la quale egli stesso in prima persona tanto ha Sofferto e che ancor di più ha amato. Grazie Don Ennio!
NOTE
* Così abbiamo presentato la nostra collana editoriale: https://bibliotecafascista.org/2013/03/30/nasce-la-biblioteca-del-covo/
(1) Cfr. “L’Identità Fascista – progetto politico e dottrina del fascismo”, seconda edizione, 2013, Lulu.Com. Qui: https://bibliotecafascista.org/2013/03/30/lidentita-fascista-progetto-politico-e-dottrina-del-fascismo/
(2) Cfr. l’ “Edizione del Decennale” dei nostri studi, qui: https://bibliotecafascista.org/2017/10/20/identita-fascista-ediz-decennale/
(3) Conferenza e Presentazione de “L’Identità Fascista – Edizione del Decennale” con riferimenti a “Statisti Cattolici” di Don Ennio Innocenti, qui: https://bibliotecafascista.org/2018/10/06/presentazione-identita-fascista/
(4)Vedere qui: https://bibliotecafascista.org/2018/03/08/don-ennio-innocenti-identita-fascista/
(5) Ne abbiamo parlato diffusamente e approfonditamente in una conferenza ad hoc, tenuta a Roma, qui: https://bibliotecafascista.org/2019/10/17/conferenza-covo-roma-9-11-19/ ; qui: https://bibliotecafascista.org/2019/11/04/alla-conferenza-del-covo-maurizio-blondet-ecco-come-raggiungerci/ ; qui: https://bibliotecafascista.org/2019/11/16/conferenza-covo-strategia-tensione/
(6) Cfr. E. Gentile, “La via italiana al totalitarismo”, 2018, Carocci, pag. 341-345
(7) Presente, qui: https://bibliotecafascista.org/2018/11/17/identita-fascista-video-ufficiale/
La “Battaglia di Sicilia”, che nell’estate del 1943, tra il 9 luglio ed il 18 agosto, insanguinò l’isola per 39 giorni di fuoco, con duri combattimenti e massacri indiscriminati, vedendo scontrarsi tra loro le truppe dell’Asse italo-tedesco contro quelle degli Alleati anglo-americani, rappresentò una campagna militare fondamentale, le cui conseguenze politiche ancora oggi si proiettano in modo prepotente sul presente ed alla quale, dal punto di vista della conoscenza dei fatti storici, proprio noi fascisti de “IlCovo“, ci sia consentito scriverlo, in piccola parte abbiamo direttamente contribuito nel corso degli anni, volendo fare finalmente luce sulle reali dinamiche e gli eventi di quella che, a dispetto della propaganda martellante degli ultimi 80 anni orchestrata dai vincitori di allora e dai loro sodali nostrani, che occupano tutt’ora i vertici istituzionali della repubblica italy-ota, non fu affatto una “passeggiata di salute” per gli invasori anglo-americani, ma una sanguinosa e dura operazione bellica, dove questi ultimi ebbero a patire migliaia di perdite ed altrettante ne cagionarono tanto ai combattenti dell’Asse quanto alla popolazione civile dell’isola, la cui memoria vogliamo onorare per tramandare il ricordo di quei tragici fatti alle generazioni future, affinché rammentino che nessuno straniero sbarcò mai per “liberarci”, ma che orde di nemici invasori, ci attaccarono e massacrarono, depredando la nostra terra, considerandoci avversari da sconfiggere, annichilire ed umiliare!
Proprio noi fascisti de “IlCovo” abbiamo voluto ricordare una tale verità, negata sistematicamente per decenni tanto dalle autorità politiche antifasciste della repubblica italy-ota, quanto da pseudo-storici e pennivendoli della carta stampata, da queste ultime stipendiati per negare scientemente un fatto per loro inaudito e scandaloso e cioè che sul suolo italiano vi fu una dura e sanguinosa lotta, misconosciuta da decenni, tra l’Italia Fascista e gli anglo-americani, in una fase storica dove ancora ufficialmente risultava che il nemico anglo-americano fosse invasore della nostra penisola e non, come invece esso in modo propagandistico si auto-qualificava, “liberatore”. Proprio a causa di tale metamorfosi politica dei ruoli effettivi, dovuta alla propaganda orchestrata abilmente prima dagli Alleati anglo-americani e poi, nel dopoguerra, fatta propria acriticamente dalla repubblica antifascista ad essi asservita, i tanti episodi “scomodi” di caparbio valore e sacrificio degli italiani in quella campagna militare, che costarono loro almeno 4.578 morti, 36.072 dispersi e oltre 30.000 feriti (i tedeschi ebbero 4.325 morti, 4.583 dispersi), furono colpevolmente accantonati e cancellati, in favore di quelli numericamente inferiori di diserzione di fronte al nemico, a mezzo di una manovra di disinformazione propagandistica capillare e martellante, attuata per legittimare la falsa immagine di una nazione che, secondo l’antifascismo mondiale impadronitosi da allora dell’Italia, non avrebbe visto l’ora di “buttarsi fra le braccia” dei propri nemici.
Ma la carneficina che nell’estate del 1943 insanguinò la Sicilia dimostra il contrario; cioè che quella battaglia non fu affatto una “scampagnata” per gli anglo-americani, che lamentarono perdite per decine di migliaia di uomini, cagionate non solo dai tedeschi (come ci siamo sentiti raccontare per decenni!) ma anche e dagli italiani. Mentre la corretta analisi dei fatti storici ci svela l’immagine inedita, tanto in Italia quanto all’estero, di un evento che, nella sua tragicità, vide però rifulgere nella maggior parte dei casi proprio
Ma è significativo che i pochi episodi di diserzione e sabotaggio nelle forze armate italiane vedessero nella massima parte dei casi come protagonisti pochi alti ufficiali in comando, piuttosto che quelli di rango intermedio o la stessa truppa; in tal senso appare indicativo il criminale comportamento tenuto da alcuni ammiragli della Marina italiana, che avrebbero brigato col nemico al fine di tenere ben lontane le navi della flotta da battaglia, in grado di contrastare le operazioni di sbarco degli Alleati in Sicilia, in seguito ad un accordo segreto siglato in precedenza con le forze anglo-americane nell’ambasciata di Lisbona (1), desiderosi con ciò di far cadere prima possibile il Regime fascista; come altresì indicativo al riguardo risulta l’evidente ruolo fondamentale giocato nell’abbassamento dello spirito combattivo e del morale degli italiani della destituzione e dell’arresto di Mussolini, perpetrati con l’inganno a mezzo di un vero e proprio colpo di stato militare avallato dalla regale “mezza tacca” savoiarda, un evento che da decenni, al contrario, ci sentiamo raccontare dalla propaganda antifascista, sarebbe stato accolto da tutta la popolazione italiana con grande sollievo. Commuove, invece, lo spirito combattivo di tutti quei semplici cittadini in divisa, siciliani e non, non soltanto militari di carriera, ma anche di leva, che persino insieme ai civili, in quelle tragiche giornate non esitarono ad imbracciare un fucile od una mitragliatrice per tentare di opporsi agli enormi carri armati statunitensi ed alla marea di truppe messe in campo dagli Alleati (
Se a questi dati, poi, aggiungiamo alcuni altri molto importanti, sempre presenti nella “relazione ufficiale” del Santoni, in cui si parla di 9.892 perdite americane e ben 11.590 perdite inglesi a causa della …malaria! (possibile mai che le super fornite truppe degli Alleati, in possesso non solo di tutti i mezzi ma anche di tutti i medicinali, abbiano patito così tanto per la malaria, che stranamente, invece, non ha falcidiato in tale misura le truppe dell’Asse?), di 13.083 soldati Alleati feriti (5.946 americani e 7.137 inglesi, stando ai dati ufficiali); di 3.242 soldati prigionieri (598 americani e 2.644 inglesi compresi i dispersi); di 546 marinai americani morti e 484 feriti; di 314 marinai inglesi morti e 411 feriti;
di 156 aviatori americani tra morti, feriti e dispersi; di 736 aviatori inglesi della R.A.F., tra morti, feriti e dispersi; ebbene, facendo una somma di tutti codesti numeri, si arriva così ad un “totale ufficiale” di 46.383 uomini messi fuori combattimento in 39 giorni di campagna militare, ossia la media di circa 1.190 uomini al giorno …alla faccia della “allegra passeggiata”! Ma ancorché rivelatori della verità dei fatti negata per decenni, ancor più dei freddi numeri, per sfatare gli innumerevoli luoghi comuni fasulli montati ad arte da 80 anni di propaganda antifascista, abbiamo voluto ricordare tanto alcuni dei grandi scontri dimenticati tra i soldati dell’Asse italo-tedesco e gli Alleati anglo-americani avvenuti a ridosso del litorale siciliano, come la misconosciuta “
Senza dimenticarci, però, del lato più oscuro dell’invasione degli Alleati, fatto di
Settima Armata americana che fece ugualmente anche utilizzo di vergognosi e criminali espedienti, come l’avvalersi dei buoni uffici dei mafiosi locali (da essi prontamente liberati dalle patrie galere per meriti antifascisti!) al fine di “tener buona” la popolazione e spingerla a collaborare con gli occupanti, o di ignobili tattiche per avere ragione della resistenza degli avversari, come quella di utilizzare i prigionieri di guerra italiani come scudi umani (5). Una campagna militare dove gli autoproclamatisi “liberatori” avevano già fatto precedere il loro sbarco dalla famigerata pratica dei “bombardamenti di saturazione”, che si tradusse, a partire dal 9 maggio 1943, in quasi due mesi d’ininterrotti bombardamenti a tappeto indiscriminati, diurni e notturni su tutto il territorio siciliano, non solo su obiettivi militari ma anche e soprattutto su obiettivi civili, con migliaia di morti, che avevano letteralmente lo scopo di “terrorizzare” la popolazione e fiaccarne il morale; bombardamenti e mitragliamenti aerei, preceduti e seguiti poi dalla costante guerra psicologica dei messaggi lanciati dagli aeroplani con migliaia di volantini che invitavano civili e militari italiani alla resa immediata in cambio della sospirata pace! (6)
Ma com’era inevitabile, anche in virtù del nostro sforzo, unito a quello di una moltitudine di onesti e misconosciuti ricercatori che a livello locale hanno svolto un’infaticabile opera di certosina indagine, è palese che la verità su quei tragici fatti cominci ad emergere e ad imporsi all’attenzione della gente, se persino da parte di alcuni degli organi della peggiore stampa istituzionale antifascista (alludiamo, ad esempio, al quotidiano plutocratico, massonico e filo-sionista per eccellenza, “La Stampa” di Torino) si è costretti ad ammettere che la storia del cosiddetto “Sbarco in Sicilia” degli Alleati anglo-americani (non più dipinti fantasiosamente e servilmente come “liberatori” ma più realisticamente quali nemici, invasori e stragisti!) va necessariamente riscritta (
Il Cristianesimo Cattolico Romano, primo e unico al mondo, fornisce una concezione dei poteri, Spirituale e Temporale, che nessuno aveva (ed ha!) mai dato: i due poteri non sono e non devono essere esercitati in modo Assolutistico e “monarchico”. Essi sono complementari, e devono essere esercitati in modo “organicistico”. Dio, fonte e vetta di ogni Autorità, riserva a sè il Dominio dei Cuori, mentre conferisce all’Autorità Politica quello delle “Città” (

