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PERSINO LO STATUTO DEL P.N.F. SMENTISCE STORICAMENTE L’ASSUNTO PREGIUDIZIALE E ARBITRARIO DELLA LEGGE SCELBA!

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Cari lettori, amici ed avversari, come abbiamo di già ampiamente documentato nella vicenda politico-giudiziaria che a suo tempo nostro malgrado ci ha visti coinvolti (es: qui), è ormai emerso assai chiaramente l’arbitrio dell’impianto accusatorio su cui si regge la creazione del cosiddetto “reato” di “apologia di fascismo” esposto nella Legge Scelba, che assomma il Fascismo (e per la proprietà transitiva il Partito Nazionale Fascista) ad un crimine contro la collettività. Pertanto, dopo aver qualificato istituzionalmente la suddetta Dottrina Politica quale “intrinsecamente malvagia”, come immanente a violenza, sopraffazione e distruzione della società civile, risulta assolutamente “naturale” che in base a tali assunti apodittici si sia giunti da parte del Sistema antifascista alla volontà di pervenire ad una legge che elevi a crimine anche il solo professare tale ideale. Ovviamente questo particolare tipo di “reato di pensiero” apre una questione giuridica di importanza non secondaria: ovverosia, non potendo il Diritto in linea teorica fare distinzioni ad hoc, allora ne conseguirebbe logicamente che tutte le idee politiche nelle quali è possibile ravvisare i medesimi obiettivi criminali riconosciuti (attenzione!) dalla legge in questione, essi dovrebbero essere ugualmente perseguiti. Invece, già ab origine, la Legge Scelba glissa su tutto ciò, tranne che sul presunto archetipo criminale che essa proclama di riconoscere nel Fascismo per come da essa stessa configurato, andando pure oltre: giacché per evitare l’accusa di parzialità, in modo iniquo accetta di definire come “fascismo” ogni atto violento, inaugurando una sinonimia giuridica assurda e moralmente inammissibile, perché fondata su di un atto antistorico, arbitrario ed autocratico di pura convenienza politica.

Giustizia vuole infatti che ogni legge, per giustificare la propria stessa esistenza ed essere “uguale per tutti”, debba soddisfare l’obbligo di utilizzare criteri equi ed oggettivi. Se invece la Legge smette di usare tali criteri, se viene solo “decisa” ed “applicata” per scopi esclusivamente utilitaristici, quali che siano, allora il Diritto in senso Romano cessa di esistere e si entra così nel campo dell’arbitrio e dell’Assolutismo autocratico. Proprio a mezzo della Legge Scelba, il popolo italiano è stato catapultato in tale ambito. Il perché lo abbiamo già spiegato (qui), ma giova ritornarci, poiché il documento storico che abbiamo testé reperito e messo a disposizione dei nostri lettori, risulta di importanza cruciale, sia in relazione all’autore che lo ha scritto che per il contenuto del documento in sé, al fine di smentire ulteriormente le motivazioni pregiudiziali dell’impianto accusatorio inventato dal Sistema di potere antifascista. 

Ci riferiamo all’ultima stesura dello Statuto del Partito Nazionale Fascista, nel suo ultimo aggiornamento del 21 novembre 1938, cioè prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale ( il documento in oggetto è stato così suddiviso per renderne più agevole la consultazione. Il testo completo comprensivo dello studio: IL PARTITO NAZIONALE FASCISTA – oppure il solo Statuto del 1938 ). La pubblicazione dello Statuto ufficiale, più volte aggiornato dal P.N.F. nel corso degli anni proprio in relazione alle vicende politiche ed agli sviluppi realizzativi dello Stato fascista, veniva regolarmente accompagnata da studi che ne applicassero i principi giuridici al periodo politico in cui avveniva la stesura, spiegandone le relative implicazioni costituzionali. Il fatto che lo Statuto del P.N.F. fosse stato aggiornato più volte, derivava dalla crescente importanza che la figura dello stesso P.N.F. andava acquisendo gradualmente all’interno della Costituzione della Nazione durante gli Anni 20 e 30 del XX secolo, che lo definiva quale “partito” sui generis, in quanto “gruppo politico” totalmente alieno dalla concezione partitica tradizionalmente conosciuta nei sistemi liberali. Questa stesura dello Statuto, espone la figura giuridica assunta dal P.N.F. in quel periodo – dalla trasformazione dello Stato, cui mirava fin dalla sua nascita nel 1921, alla “difesa dello Stato e della Rivoluzione”, con il compito dell’Educazione e della perorazione dei principii dottrinari fascisti che animavano la Costituzione Nazionale – divenuto Istituzione Pubblica della Nazione, avente un proprio Dicastero e designando il Segretario del Partito quale Ministro Segretario di Stato. Tale parabola politico-giuridica mostra in modo inequivocabile quale fosse in senso letterale l’aspetto “strumentale” della forma di cui il gruppo politico fascista – definito “Ordine di Credenti e di Combattenti” e non “partito” in senso comune – decise di avvalersi. Allo stesso tempo, vi si sottolinea in modo inoppugnabile l’esistenza di un “nocciolo politico” dogmaticamente immutabile, costituito dalla Dottrina fascista. Giova fornire alcune note biografiche sull’autore dello studio in questione, perché risultano di massimo rilievo, trattandosi del Giurista e Politologo Prof. Salvatore Carbonaro, dell’Università di Firenze (qui), che proseguì ad esercitare l’insegnamento anche dopo il 1945, essendo autore di vari e pregevoli studi di diritto.

Ulteriore elemento di interesse assolutamente nodale che egli dimostra in modo incontrovertibile e che riecheggia nelle definizioni presenti nel Dizionario di Politica del Partito Nazionale Fascista pubblicato posteriormente, riguarda l’identità politica specifica del P.N.F., messo appositamente a confronto con gli altri “partiti e regimi autoritari” coevi. L’autore dimostra che, al netto delle possibili similitudini superficiali, il Partito Nazionale Fascista non può, per motivi stringenti, essere paragonato a nessun partito o regime politico ad esso contemporaneo. Lo stesso principio totalitario di cui è portatore, non ha eguali. Molto importante l’analisi rispetto alle differenze sia col tipo di Stato e di partito del Comunismo, e sia, soprattutto, col tipo di Stato e di partito del Nazional-Socialismo, il quale viene definito un organismo di “elite” (dove l’elite in questione è rappresentata dalla cosiddetta razza ariana), differente dal tipo di Stato fascista e dal Partito Nazionale Fascista, che  invece è un elemento cardine dello Stato nazionale-popolare; laddove il Partito Nazional-Socialista è di per sé una “oligarchia” di potere che sostituisce lo Stato, similmente a quanto avviene col Partito Comunista. 

Altro particolare di massimo rilievo presente in tale studio, è quello attinente la questione ebraica, proprio perché la stesura è di poco posteriore all’emanazione della “Legge per la difesa della Razza Italiana”. In particolare si deve osservare come in un articolo dello Statuto del P.N.F. si definisce quale condizione per poter aderire al Partito la cittadinanza italiana e la non appartenenza all’ebraismo. Da ciò emerge che il Partito Fascista risultava  interdetto a stranieri ed israeliti. Di massimo rilievo, però, il riferimento diretto alla legge appena pubblicata in quel frangente, di cui l’autore rileva le specificità (riferendosi, ovviamente, anche alla precedente dichiarazione del Gran Consiglio, qui). Egli vi sottolinea che, per poter aderire al P.N.F., occorreva essere sinceramente fascisti e che ciò veniva messo in discussione, secondo l’interpretazione del tempo, dall’appartenenza all’ebraismo. Viene così confermato storicamente quello che anche nel convegno storiografico antifascista di cui vi abbiamo dato notizia (qui) è stato rilevato: ovvero, che la questione della “razza” è in realtà una questione politica, legata a fatti contingenti, poiché il legislatore (al di là della effettiva giusta interpretazione) premetteva che la parte delle leggi che si riferiva all’ebraismo, veniva emanata a causa dell’atteggiamento politico ostile e refrattario di tale categoria, mentre quella relativa alla gestione coloniale, veniva emanata per evitare l’abbassamento del prestigio del colonizzatore sul colonizzato. Sui motivi della scelta per cui il Partito Fascista decise di usare il termine “Razza” piuttosto che quelli più confacenti alle rimostranze da esso addotte e attinenti la “cultura”,  la”religione” e “l’identità politica”, abbiamo già scritto più volte (qui, qui, qui).

Per concludere, possiamo ribadire quello che i fatti si sono già incaricati di dimostrare, ovverosia che il Partito Nazionale Fascista non risulta essere stato, in nessuna fase della sua parabola storica (un discorso a parte andrebbe svolto per la fase in cui il Partito Fascista operò nella R.S.I., ma un parziale chiarimento al riguardo lo abbiamo già fornito qui e qui) una organizzazione criminale che avesse mai posto, nemmeno di fatto, come suo obiettivo quello di sottomettere la società italiana o il mondo intero per mezzo della violenza o della sopraffazione incentrata sul razzismo, come invece affermato nella vigente legislazione persecutoria antifascista. A maggior ragione, proprio in quest’ultimo documento storico da noi riproposto all’attenzione dei lettori, non emerge alcuna teoria della “distruzione sociale”, né alcun suprematismo biologico-razziale, o alcuna teoria della violenza come fine e mezzo immanente a tale gruppo politico, tantomeno traspare alcuna volontà di abolire il diritto in quanto tale. 

Emerge, invece, assai chiaramente un tipo diverso di Stato e di Costituzione finalizzata alla realizzazione di una diversa società rispetto a quella basata sul materialismo individualista delle odierne liberal-democrazie. Ma questo, oggettivamente, NON PUO’ autorizzare nessuno, senza con ciò oltraggiare la logica e il diritto,  a condannare come reato questa diversa impostazione del problema costituzionale e politico. Anzi, da questi elementi, emerge un fatto di gravità massima, in quanto traspare come la Legge PENALE che porta il nome del fu ministro democristiano Mario Scelba, non è una legge basata su criteri oggettivi, ma su di un arbitrio politico attuato per fini utilitaristici e propagandistici, altamente discriminante. Coloro che accusano pretestuosamente ed in malafede la concezione politica del Fascismo di costituire un pericolo per i diritti e la libertà del genere umano, ostentando palesemente o facendo finta di non conoscere lo Statuto, gli Scopi e soprattutto la Dottrina politica del Partito Nazionale Fascista – sempre premessa agli statuti, da quando fu ufficializzata sulla Enciclopedia Italiana – da decenni stanno perseguitando, sic et simpliciter, una porzione della cittadinanza esclusivamente in base ad un infondato pregiudizio ideologico ed in nome del proprio interesse. In proposito, abbiamo già portato all’attenzione dei lettori uno specifico paragone, polemizzando a suo tempo con la tirannia sanitaria attuata dalla repubblica antifascista, che relativamente al periodo della cosiddetta “emergenza sanitaria” ha mostrato il proprio vero volto persecutorio sull’intera popolazione nazionale (qui). Ebbene, volendo limitarci relativamente al caso di quei cittadini che fossero “accusati” di essere fascisti, laddove le “famigerate leggi per la difesa della Razza Italiana” attuate dal Governo fascista nel 1938, pur volendo reagire politicamente a quella che ritenevano essere una minaccia politica all’Unità sociale del Popolo italiano, portata da una specifica compagine, prevedevano tuttavia delle esenzioni e soprattutto la possibilità di proseguire a vivere pacificamente per coloro che ne fossero stati colpiti (così come da noi più volte riportato in merito alla testimonianza rilasciata al processo Eichmann dalla professoressa Hilda Cassuto, qui), possiamo tranquillamente affermare che se quelle Leggi fossero applicate cambiandone il soggetto, ossia contro chi oggigiorno si qualifica o viene arbitrariamente qualificato come fascista, sostituendo così agli ebrei in esse citati a suo tempo, i fascisti suddetti;  tali fascisti avrebbero almeno la possibilità DI NON ESSERE PERSEGUITATI pur potendo pubblicamente professarsi come fascisti, costituendosi in comunità separata, a differenza di quel che, invece, l’odierna “legge della tolleranza democratica” prescrive, sancendo la legittimità della “giusta” persecuzione antifascista, quella cioè che viene arbitrariamente definita in base ad un atto unilaterale autocratico come ammissibile e lecita. Tutto questo non fa che confermare quanto abbiamo sempre sostenuto relativamente alla vera natura anti-italiana della repubblica delle banane italy-ota asservita alla plutocrazia internazionale. Dunque vi auguriamo una “buona lettura” della documentazione che forniamo in allegato e soprattutto buona scoperta della Verità!

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LUCRARE DALLE TRAGEDIE. DALLA II GUERRA MONDIALE IL MESSIANISMO PLUTO MASSONICO DIFFONDE LA SUA NEFANDA STRATEGIA

nf Cari lettori, amici e nemici. Purtroppo, lo scontro che fu davvero epocale, avvenuto nella Seconda guerra mondiale, ha generato uno scenario postbellico davvero apocalittico. Di già al momento stesso delle ostilità, se ne vedevano i primordi. In quel frangente, si capiva che una precisa parte dei contendenti, stava dando a quella guerra un aspetto “messianico” (lo dimostrano anche i termini usati in questo ambito: “liberazione”, “salvezza”, ecc); ovvero, l’obiettivo non riguardava esclusivamente la vittoria di uno schieramento sull’altro per un futuro assetto basato sugli interessi esclusivamente strategici dei belligeranti, ma si profilava proprio l’instaurazione di un “regno assolutistico futuro”. Tale regno, aveva l’aspetto di un regno di una ristretta cerchia di “dèi” che potevano decidere se la vita dei “sudditi” ,o comunque delle categorie definite non “degne”, poteva essere vissuta o meno. Questo lo si è visto con chiarezza nella tecnica dello stragismo, inaugurata dai cosiddetti “alleati occidentali”. Tale tecnica aveva per scopo proprio lo sterminio della popolazione civile, di tutte le categorie. Ciò che si notava era proprio la considerazione che il reale obiettivo dei belligeranti “alleati”, non fosse tanto la supremazia sugli eserciti, ma proprio distruggere il morale, la compattezza, e la stessa esistenza delle nazioni nemiche. Il modo “migliore” per ottenere tale risultato, era usare violenze inenarrabili sulle popolazioni, così che la risposta a tali mostruosità generasse un cerchio di violenza infinito, perseguito da tutti i belligeranti, ma archetipizzato solo negli sconfitti, proprio “grazie” alla vittoria del “blocco occidentale”, con il sostegno del blocco sovietico (1). Così, tale strategia “messianica”, presente in modo preponderante nelle nazioni anglo-americane e nella Russia sovietica, veniva invece addebitata agli sconfitti, i quali venivano accusati di ogni fine nefando possibile e immaginabile, e di ogni sterminio delle popolazioni inermi, quando il cerchio della violenza fu alimentato e fomentato in ogni dove, proprio grazie alle lobbies messianiche di cui si è detto.

Ebbene, questo metodo “scientifico”, nel periodo post-bellico, lungi dall’essere abbandonato, si è solo espanso ulteriormente, per toccare tutti i lati della terra! Come abbiamo già detto (2), l’Italia è stato il teatro della progettazione della futura “strategia della tensione permanente”. Da quel momento, con la vittoria definitiva del “fronte liberale” (massonico, plutocratico, messianico), tale metodo si è sviluppato in ogni ambito della società civile. Ad iniziare dal comparto militare, che, come da sperimentazione avvenuta  durante la guerra 39-45, ha applicato la pratica dello sterminio sistematico delle popolazioni con grande “successo”. Dunque, quello che abbiamo visto, e quello che stiamo vedendo sotto i nostri occhi, nei vari teatri di guerra sparsi nel globo (alla faccia della “Pace e Gioia”!), è esattamente questa strategia. Le vittime civili delle operazioni militari sono volute, cercate e usate. Non esiste, e non è mai esistito il “danno collaterale”. Soprattutto oggi, che la “precisione” e la incisività in una operazione potrebbe raggiungere la perfezione.

Tale obiettivo è relativo alla “visione” messianica, ovviamente delirante, che abita le menti e i cuori dei “potenti del mondo”. Ma molti non mancano di denunciare questa realtà, anche se, purtroppo, lungi dall’identificarne le reali motivazioni (3), così come la reale cura, rimanendo megafoni del sistema antifascista globale, e quindi di fatto quinte colonne dello stesso. E’ il caso, clamoroso, di Norman Finkelstein. Il famoso uomo di cultura, ebreo, è stato per molto tempo la punta di diamante della denuncia dello sfruttamento dei crimini, come può essere la persecuzione anti-ebraica avvenuta durante la II guerra mondiale, a sua detta a favore di benefici politici ed economici. In pratica, Finkelstein accusa non solo la classe dirigente ebraica internazionale, ma anche coloro che di tal prassi hanno fatto la loro bandiera. In questa strategia, i morti, i massacri, le distruzioni, devono essere praticate obbligatoriamente. Esse servono, per raggiungere scopi politici precisi, come per esempio l’insediamento in un particolare lembo di terra, l’occupazione di una data nazione con conseguente furto delle sue risorse, e via distruggendo. Per questi “nobilissimi” scopi, non si lesina nell’uso di “manovalanza” molto bassa, come gruppi mercenari e marionette usate come puntello per generare il “caso grave” (con il solito metodo della “falsa bandiera”), per il quale si deve rendere necessario un intervento, il più devastante possibile. E siccome la devastazione è necessaria, l’opinione pubblica la deve “desiderare”. Per “desiderare” lo sterminio di un proprio simile, è altresì necessario creare il “mostro”. Su questa base, possiamo vedere lo stesso conflitto, endemico, israelo-palestinese, ma anche quello russovietico-ucraino.

Ma il concetto, è il medesimo che sottostà alle leggi “contro l’apologia di fascismo”. Anzi, esse derivano da quest’ultimo.

Risulta quanto mai necessario tornare all’analisi, profetica, del cittadino Fascista Ebreo Ettore Ovazza, il quale, come abbiamo ampiamente documentato (4), prospettò esattamente e puntualmente gli scenari odierni, se il concetto messianistico allora incipiente si fosse sviluppato in tutta la sua brutalità e forza.

 Se considero mio dovere di camerata e di italiano di rivolgere a Paolo Orano gli appunti necessari, devo riconoscere che sul sionismo, egli ha scritto pagine mirabili e definitive… Ferve nel nostro Paese un movimento sionistico dichiarato, che fa capo ad apposite organizzazioni stabilite in Italia, ma dipendenti dalle sedi centrali di Londra e di Palestina. Questa azione sionista, attuata a mezzo di pubblicazioni, di conferenze, e con ogni forma di propaganda, è ostile agli interessi italiani, ed estranea all’anima nazionale. Inoltre essa è dannosa alla stessa religione ebraica. Il sionismo anziché essere assistenziale, è religioso e politico: questo è il suo gravissimo difetto… Noi italiani ebrei, cittadini forse non abbastanza degni di questa Italia meravigliosa — sospiro di tutte le genti e faro d’ogni luce di saggezza, di sapienza e di bellezza — noi abbiamo sempre sostenuto che non è ammissibile che nel nostro Paese si svolga in ogni modo una propaganda intesa a far confluire nella Palestina uomini, denaro, mezzi, attività d’ogni sorta e d’ogni terra, per ricostruire artificialmente un piccolo Stato, al servizio di un grande Impero, il quale guarda con angoscia e avversa quelle che sono le Vie maestre della legittima espansione italiana nel mondo. Su questo motivo Orano ha scritto parole definitive. La gravità della situazione, sionista in ogni Paese — ma specialmente in Italia — sta poi in questo: che tutte le organizzazioni sionistiche italiane — come già scrissi — dipendono dalle centrali britanniche… Voi sionisti, nel Tempio pregate il Dio d’Israele con le parole delle antiche invocazioni tramandateci nei secoli, quelle che si cantavano al suono delle arpe, dei liuti e dei cembali. Sono le invocazioni di tornare a Sion. Ma a Sion ci siamo ritornati, poiché tutti potrebbero recarsi a venerare i santuari d’Oriente, se la politica sionista non avesse resa per ora arroventata l’atmosfera e precario il transito. A Sion noi possiamo recarci ogni giorno, pregando nelle funzioni dei nostri Templi… Io non formo casi particolari, ne attacco Tizio o Caio; io attacco l’idea sionista, e il modo col quale essa è sostenuta e propagandata nel mio Paese dai suoi accoliti. E veniamo agli argomenti base degli scrittori dell’Israel [giornale sionista italiano, N. d. A.]. Cercherò di essere chiaro e preciso. La religione dei Rabbini. Quale sarebbe questa nuova religione? Se fosse per caso quella interpretata così male da questi ebrei sionisti, noi italiani ebrei, non abbiamo nulla a che fare con essa. Noi conosciamo soltanto la religione d’Israele, che ci impone di essere fedeli cittadini del Paese dove viviamo, e di non cercare con disperate contorsioni, o sottilizzando da legulei da strapazzo, di tenere un piede in Italia e uno in Palestina. I fuorusciti dall’ebraismo; cioè, tutti gli antisionisti o gli indifferenti, non sono più considerati ebrei da questi nuovi apostoli di un verbo che risale, nientemeno, che al 1897! O professori di non so quale materia, con tutta la vostra dottrina (e questa non l’avete proprio assimilata) fareste assai bene a rileggervi la Bibbia, per imparare qualcosa. Voi siete i fuorusciti, ma non solo della legge ebraica, ma del buon senso e della ragione, poiché la nostra legge religiosa è assai esplicita a riguardo dei doveri di ogni buon cittadino. Il problema dei sei milioni di ebrei orientali sarebbe risolto dal sionismo. Non si spiega in qual modo, ma dato che in Palestina, se Dio lo vorrà, potranno ancora andarvi poche decine di migliaia di ebrei (e fra quali difficoltà e a quale prezzo!), secondo l’Israel, qualora questo sogno di uno Stato ebraico diventasse realtà, ne risulterebbe che gli Stati — quali ad esempio la Polonia e la Romania, dove milioni di ebrei non sono considerati graditi — potrebbero dare a questi sventurati la cittadinanza del nuovo Stato. E allora avremmo una grande novità nella storia e nella geografia, e cioè : uno Stato a base religiosa, e cioè uno Stato a carattere confessionale (tipo Città del Vaticano), con 500.000 abitanti, e con qualche milione di cittadini residenti all’estero. A meno che uno stato continuo di guerra, portasse alla conquista di una nuova terra promessa. Accenno ancora alla questione araba, di enorme importanza, e a tutti i normali rapporti internazionali di diritto pubblico e privato, per mostrare come il sionismo potrebbe divenire agitatore e sovvertitore di secolari istituzioni, senza raggiungere alcuno scopo. Poiché, quale autorità avrebbe per far rispettare i diritti dei suoi concittadini d’oltre frontiera? per difendere la loro attività, e la loro libertà religiosa e civile? Rimanendo in una massa a loro contraria, essi muterebbero di bandiera e di passaporto — ma non di condizioni spirituali ne materiali, e si troverebbero in situazione precaria, cittadini stranieri in mezzo a un popolo ostile. ”

Il Fascista Cattolico Carlo Cecchelli (5), converge completamente nella analisi di Ovazza, e questo è della massima importanza ai fini dell’identificazione del problema; esattamente quello che oggi ha sviluppato tutta la sua virulenza. Dopo aver dedicato un capitolo specifico al messianismo sionista, egli conclude:

Fuori da ogni polemica… l’azione… non ha per noi significato di odio fra una razza e l’altra. La conseguente azione anti-giudaica rientra nel concetto difensivo esposto, e non presuppone l’inferiorità della razza giudaica… L’ebraismo post-biblico (quello condannato da Ovazza, N. d. A.), ha perso molte delle sue antiche virtù (mantenute, invece, nell’ebraismo rappresentato da Ovazza, N. d. A.)… Bisogna che il popolo ebreo riconquisti molte virtù delle origini. (6)

Indubbiamente, non si può non notare l’incredibile coincidenza di fattori favorevoli a questa “ribalta messianica” in Europa, e poi nel mondo subito dopo la Seconda guerra mondiale. Ciò che è avvenuto, ha dato l’occasione storica per implementare tutti e singolarmente i principii religiosi diffusi dai movimenti di tipo sionistico-messianici, nei termini esatti vaticinati da Ovazza e Cecchelli. Oggi stiamo assistendo alle estreme conseguenze mondiali di un tipo specifico di religione. Se l’albero si vede dai frutti, allora possiamo giudicare questo tipo di visione del mondo come forse la più aberrante che la storia dell’uomo abbia visto.

Giova puntualizzare ciò che abbiamo già fatto notare in tempi non sospetti (ultimamente qui). L’antisionismo professato da una parte dell’ebraismo (e di altre categorie politiche-religiose che lo condividono, pur non essendo esse appartenenti a codesto popolo), non significa affatto che il “messianismo” sia rigettato. Il “messianismo”, si traduce in vari modi, e la “sinistra” antisionista assolutizza quello della “destra sionista”, facendo pensare che la visione messianica sia esclusivamente quella legata al primato etnico (equiparando l’etnia alla nazione). Invece, la visione messianica, riguarda anche un tipo specifico di “benessere sociale”, preparatorio della venuta del “futuro messia”. Dal messianismo dell’ “oggi”, a quello del “domani”, preparato oggi. Ecco perché si arriva alle “due velocità” di cui abbiamo già parlato, ed ecco perché entrambe le visioni hanno un contenuto religioso, ed antifascista. Il centro del problema è sempre questa unicità messianica, a scapito della quale coloro che non la condividono, per un motivo o per un altro, subiscono la damnatio memoriae. Un esempio lo possiamo trovare in una recente intervista, al prof. Pappè (citata qui). Egli, condannando, come Finkelstein, il Sionismo “contemporaneo”, scinde il Sionismo in due fasi. La “prima fase” atterrebbe alla “fase liberale”, che lui fa risalire al XIX secolo. Quella attuale sarebbe la “fase messianica”, ovvero quella legata alla divinizzazione dell’Etnia. Il Sionismo, però, come riportato sia dagli studi ebraici che abbiamo citato, passati e contemporanei, sia dalle posizioni degli Ebrei Fascisti, sia da quelle dei Fascisti Cattolici, non nasce esclusivamente “politico”, ma riprende e contempla anche la visione religiosa (il popolo da Chi era stato “Eletto” e la Terra da Chi era stata “promessa” se non da Dio?), su cui si incunea, proprio per “universalizzare” all’interno del popolo ebraico, il “ritorno nella terra promessa”. Slegare il Sionismo dal motivo religioso, è quantomeno una palese forzatura. Il motivo religioso, anche di chi condanna il messianismo, non è abolito, ma cambiato e adattato. Nella seguente affermazione di Pappè, emerge la contraddizione:

Essere sionisti liberali è sempre stato problematico. Devi mentire a te stesso di continuo, perché non puoi essere allo stesso tempo socialista e colonizzatore. La società si è stancata, ha capito che doveva scegliere tra essere democratica ed essere ebraica. Ha scelto la natura ebraica.

Il problema, che emerge in tutta l’intervista, non è tanto l’aver ottenuto il ritorno alla “terra promessa”, che è un motivo proprio religioso e messianico, ma aver colonizzato ciò che non era “negli accordi primari”. La “colonizzazione” dell’ “intera terra”, non tanto la “restaurazione” di “Sion”. La critica di Ovazza e Cecchelli, invece, nota proprio questo: la attuazione della religione messianica “sic et simpliciter” associata alla “Sion”-Nazione-religione, non la misura nè il tempo in cui si invera il “regno definitivo”. Quindi il problema è nei principii, non negli sviluppi

Ecco perché risulta quanto mai necessario riprendere il cammino della nostra Civiltà Romano Cristiana, rappresentata integralmente dal Fascismo. Questo, ne siamo più che certi, genererà per il mondo la vera Giustizia… PER TUTTI I POPOLI!

ROMAINVICTAAETERNA

NOTE

(1) Cfr. ad es., “Controstoria della liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell’Italia del Sud”, Gigi di Fiore, Rizzoli, 2013

(2) Es. qui

(3) Es, qui

(4) Cfr, qui

(5) Dal Dizionario Biografico Treccani, una breve nota : qui

(6) Cfr. “La questione ebraica e il sionismo”, Roma, 1939, Istituto Nazionale di Cultura Fascista

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LA RISPOSTA AL PROBLEMA POLITICO E’ UNA!

Fratricidio perpetuo - Biblioteca del Covo

Cari lettori, amici ed avversari, in quest’ultimo periodo dell’attuale disastrato momento storico, stiamo assistendo al proliferare smisurato di artificiose iniziative partitiche vistosamente calate dall’alto, tutte sottese, come da copione trito e ritrito, a cercare di coagulare ed etero-dirigere il crescente disagio sociale ed il montante scontento popolare, dovuti alla mancanza assoluta di vere risposte politiche relative alle numerose problematiche artificiosamente cagionate dal medesimo apparato di potere istituzionale che le ha procurate e che nell’ora presente si compiace di sbatterle in faccia con veemenza crescente e sempre più spudorata proprio sul muso di tutti i cittadini. Anche a mezzo di tale strategia, il Sistema demo-liberale rappresentato dalla cosiddetta “repubblica italy-ota”, emanazione diretta dalla piovra plutocratico-massonica-messianista, tenta con tutti i mezzi di cui dispone, di incanalare sempre e comunque dentro il recinto politico da esso stesso creato, qualsiasi possibile dissenso presente nella cittadinanza, al fine di neutralizzarlo in nuce e così garantire la propria indecorosa sopravvivenza sulla pelle del popolo italiano. Ecco allora che tutti i gruppi politici, a prescindere dalle pretestuose coordinate all’interno delle quali vengono collocati (assolutamente vuote e senza senso!), non discutono comunque mai ed in nessun caso i principii cardine del liberalismo, che sono appunto il relativismo filosofico, il pluralismo morale, l’individualismo assoluto, il materialismo edonista, il parlamentarismo liberale, la “ricchezza delle nazioni”, la “felicità economica” e via discorrendo. E’ l’apparato istituzionale che genera nel suo seno tanto gli pseudo-problemi quanto le finte-soluzioni, che contemplano sempre, in modo più o meno graduale, l’annullamento dell’Uomo fatto a immagine e somiglianza del Creatore e la sua conseguente degradazione a mero “consumatore”, ossia a schiavo senza anima! Ecco perché da sempre l’obiettivo delle nostre denunce non è rappresentato da un soggetto politico in particolare e neppure specificamente da una persona o un gruppo di persone; la dove accusiamo piuttosto ciò che sta davvero a fondamento della sceneggiata di quart’ordine interpretata da tutti costoro! Rispetto a tale manovra politica, da parte nostra, come associazione “IlCovo”, nel corso degli anni della nostra attività, ne abbiamo più volte illustrato sia le perduranti modalità attuative (l’ultima volta QUI) che la rodatissima tattica (di recente discussa QUI). In tal senso, diviene sempre più evidente come attraverso la comprensione storico-politica da Noi proposta nel corso degli anni nelle nostre analisi, tutto il quadro degli avvenimenti odierni assume un chiaro senso inequivocabile; laddove risulta inoppugnabilmente che tutta la posticcia impalcatura istituzionale del cosiddetto “occidente democratico” a trazione anglofona, finto-opposta ai rimasugli del rivoluzionarismo a tinte socialiste o nazionaliste, si regge in modo sempre più traballante sul finto equivoco antifascista, che da decenni vede gli uni scandalizzarsi fintamente dell’autoritarismo, della fine della libertà, dello statalismo e dell’autarchia; gli altri protestare ipocritamente sempre contro il Fascismo, ravvisandovi un regime borghese e capitalistico, anzi il più borghese e il più capitalistico di tutti i regimi. Tutti insieme da sempre e comunque accomunati in funzione dell’antifascismo. Ma, se sul piano politico interno e internazionale il Fascismo oggettivamente è stato militarmente abbattuto da decenni, proprio alla luce dei riscontri oggettivi che abbiamo portato all’attenzione dei nostri lettori nei nostri scritti (leggi QUI), resta il fatto che nella Lettera e nello Spirito esso sfida tutt’ora i nemici dell’umanità, poiché costituisce presentemente l’unica risposta al problema politico del Mondo contemporaneo! Come abbiamo già scritto, alla correttezza di una simile valutazione pervenne in modo assai lungimirante – addirittura nel gennaio del 1945 – l’ex Ministro dell’Educazione nazionale Carlo Alberto Biggini, di cui esponemmo i punti essenziali delle sue previsioni per il futuro politico italiano e del suo accorato appello a tutti gli uomini di cultura affinché, sulla base delle constatazioni politiche che esso portava alla loro attenzione, agissero prendendo in seria considerazione la nuova via intrapresa dal Fascismo, percorrendola ulteriormente a loro volta (leggi QUI).

Verità e Menzogna sul Fascismo - Biblioteca del Covo

Ebbene, stavolta, senza volerci soffermare – come solitamente invece è nostro costume – sul fondamento spirituale della concezione fascista che sta a monte di qualunque realizzazione da esso prodotta, vogliamo riassumere integralmente proprio quelle constatazioni in base alle quali fu lo stesso Biggini a preconizzare che il Fascismo costituiva L’UNICA RISPOSTA al problema politico: 

…Il Secondo conflitto mondiale si differenzia da ogni altro che la storia ricorda non soltanto per l’estensione a tutto il globo, ma anche, e soprattutto, per due fattori politici e ideologici che ne segnano la caratteristica fondamentale: il rapporto tra occidente e oriente e quello tra democrazia, bolscevismo e fascismo. Gli Anglo-Americani non hanno certo intrapreso la guerra con la volontà di aiutare o “liberare” un qualunque popolo dell’occidente europeo, ma perché si vedevano minacciati dall’avvento di una nuova epoca, quale veniva esprimendosi in Italia con più forza e consapevolezza che altrove. Perciò nel giudicare quella guerra non dobbiamo attenerci all’ingannevole apparenza. Dei due nuovi fattori che sono stati indicati come caratteristici del conflitto e cioè il rapporto tra occidente e oriente e quello tra democrazia, bolscevismo e fascismo, la prima visione, che molti occorre che facciano per facilitare l’ulteriore cammino, riguarda proprio il “Fascismo” e cioè l’ideologia politica in nome della quale il mondo prese le armi. Il Fascismo si trovava di fronte al bolscevismo, ma si trovava inoltre direttamente impegnato contro la democrazia, tra oriente e occidente. Ed è proprio questa situazione di fatto nel conflitto che vale a chiarire l’intima natura del Fascismo e della rivoluzione politica e sociale che esso rappresenta. Il Fascismo ha avuto sempre questo volto bifronte e tutta la sua storia si comprende davvero solo quando si approfondisca la duplice esigenza informatrice e il conseguente bisogno di sintesi. Al posto della destra contro la sinistra e della sinistra contro la destra si forma una nuova posizione politico-sociale, che è contemporaneamente di destra e di sinistra. Così come all’interno liberali e comunisti hanno di comune soltanto l’antifascismo, così all’esterno democrazia e bolscevismo si sono trovati insieme soltanto in funzione dell’antifascismo. Il Fascismo prima di ogni altra ideologia politica, ha compreso che il problema veramente rivoluzionario era quello della sintesi di liberalismo e socialismo, e che vano è ogni altro tentativo politico che voglia affermarsi trascurando uno dei due bisogni essenziali dell’attuale vita politica: il riconoscimento della personalità dell’individuo e un’effettiva soluzione del problema sociale. Democrazie e bolscevismo hanno compreso uno solo dei due bisogni e non ne hanno perciò compreso sul serio nessuno. Andare incontro alla libertà delle masse significa concedere, in via preliminare e come presupposto di ogni altra libertà, il diritto al lavoro e la parità delle posizioni iniziali per la lotta della vita. Il quale presupposto implica tutta un’altra serie di presupposti che si chiamano economia programmatica, indipendenza economica della nazione, vincolo dell’iniziativa privata, trasformazione del diritto di proprietà e, sul piano internazionale, redistribuzione delle ricchezze del mondo. Se la borghesia reagisce irrigidendosi nella propria posizione di privilegio, divengono fatali l’urto, la violenza, la mediazione autoritaria dell’arbitro. Così è nato l’autoritarismo fascista, e, se di esso i nostri avversari volessero indicare il vero responsabile, non potrebbero che individuarlo nella mentalità anacronistica del liberale. Ma l’autoritarismo, poi, ha anche un’altra funzione tecnica transitoriamente insostituibile. Per comprenderla basta guardare alle necessità del tempo di guerra. Allora tutti avvertono il bisogno dei pieni poteri, la mano forte che unifichi gli sforzi per il raggiungimento del bene comune; allora nessuno sente di dover protestare contro le limitazioni imposte dall’organismo statale. Ebbene, una rivoluzione ha le stesse esigenze di una guerra e non può compiersi sul serio senza un’eccezionale forma di disciplina. Il nuovo regime politico non può sorgere a un tratto, immediatamente adagiandosi nella forma di un’ordinaria amministrazione. Esso ha bisogno di un centro unificatore che caratterizzi il periodo di transizione, durante il quale la scienza e la vita andranno costruendo i nuovi istituti politici atti a rendere organica quella unificazione delle classi che non può materialmente e spiritualmente instaurarsi senza un adeguato processo di maturazione. Ecco perché l’autoritarismo ha caratterizzato, sia pure in forme diverse per la diversità delle singole condizioni storiche, tutti i nuovi regimi rivoluzionari; ecco soprattutto perché l’autoritarismo è alle porte delle grandi democrazie, che fino a ieri irridevano alle forme politiche del Fascismo. Il problema sociale non può più essere trascurato o lasciato in secondo piano e la stessa necessità storica deve imporsi a tutti i Paesi. Il Fascismo è in grado di dare all’ordine sociale e giuridico un contenuto concreto e di realizzare la condizione perché l’idea di uguaglianza acquisti il suo vero senso. Mussolini, cogliendola con una visione singolare per la sua profondità, ha intuito che la crisi del mondo moderno si traduceva in un vuoto sociale, in una società nella quale il vincolo sociale era cessato, se vincolo sociale è il riconoscimento dell’individuo, nel senso attivo e concreto di vita vissuta in comune nel comune godimento dei beni della vita. Esiste lo Stato quando il popolo ne è fuori, quando intere masse ne restano fuori socialmente e giuridicamente? Una rivoluzione non si concepisce senza una rivelazione. E che altro può essere la rivelazione se non la conoscenza di uno stato d’animo, l’interpretazione di un costume di vita che urge, batte alle porte di quei nuovi tempi che sono insistentemente cercati, la consapevolezza di nuove necessità, di nuovi bisogni? Mussolini, come ogni vero scopritore, certo della verità misconosciuta, proclama che la concezione fascista, rispondendo ad esigenze di carattere universale, risolve il triplice problema dei rapporti tra lo Stato e l’individuo, tra lo Stato ed il gruppo, tra il gruppo ed i gruppi organizzati. Tutta la storia d’Italia è là a dimostrare che una sola aspirazione è stata sempre alla radice della nostra coscienza ed è quella di una visione della vita che abbia carattere di universalità. Il Fascismo vuole avere questo carattere di universalità e se combatte, a oriente e a occidente, è soltanto in vista di un domani in cui possa realizzarsi una superiore collaborazione di questi due mondi ancora tra di loro molto estranei spiritualmente. Trovata la soluzione vera, essa distrugge le pseudo-soluzioni. Come la risposta ad un problema aritmetico è una, così nei grandi e decisivi momenti della storia, nei movimenti che segnano le epoche del cammino dei popoli, la risposta ad un problema politico è una! … (la versione integrale del documento in Pdf. è presente QUI)

…con buona pace di tutti i finti contestatori al guinzaglio della plutocrazia massonica antifascista! Meditate gente!

IlCovo

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CATALOGO DEI TESTI DELLA “BIBLIOTECA DEL COVO”!

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PSEUDO-FASCISTI, CONTROFIGURE ASSERVITE DA SEMPRE AL SISTEMA ANTIFASCISTA, TRA SOCIALISMO NAZIONALE E NEOPAGANESIMO

Inganno Neofascista - Biblioteca del Covo

Cari lettori, amici ed avversari, prima di affrontare il tema oggetto del presente articolo, va fatta una doverosa premessa, contenuta nelle nostre stesse linee guida associative e nei nostri statuti. Deve essere ben chiaro, infatti, che Noi fascisti de “IlCovo”, dal 2006, non facciamo “battaglie duro-puriste”; non facciamo questioni di “primati” o di “classifiche” sui “migliori o peggiori gruppi politici” dell’attuale scenario politico; non siamo Noi che ci ergiamo a giudicare il presente, men che meno ci interessa stilare classifiche su chi o cosa possa rappresentare il meglio o il peggio nell’attuale disordine costituito; ma soprattutto non facciamo concorrenza a nessun gruppo politico italy-ota, poiché NON ci interessa cooptare NESSUNO di essi. Noi FASCISTI de “IlCovo” denunciamo integralmente l’attuale Sistema piramidale di potere; accusiamo la casta politico-affarista “dominante” di quella entità fantoccio chiamata “repubblica italiana” di costituire da sempre una cricca di marionette che opprime un intero popolo su mandato di “padroni terzi” e che a sua volta maneggia ulteriori fantocci. Affermiamo che trattasi di uno squallido teatrino nel quale tali servi assumono da decenni varie forme e ruoli predeterminati relativamente a quella pubblica sceneggiata che è la politica italy-ota, dove uno tra i “ruoli” più importanti (per ovvi motivi legati al genuino interesse che il Popolo italiano continua a nutrire per il suo “Padre della Patria” più cercato, ovverosia Benito Mussolini!) è rappresentato dai cosiddetti “neofascisti” o “postfascisti”. Nel caso specifico di tali categorie è acclarato che da 77 anni esse recitano con dolo o senza una specifica parte, assai determinante nel puntellare e perpetuare il sistema di potere anti-italiano attualmente dominante. 

Detto questo, aggiungiamo doverosamente che tale constatazione non può non distinguere moralmente il grado di responsabilità tra gruppi politici e condotta dei singoli militanti ad essi appartenenti: giacché tra di essi è possibile vi siano tutt’ora soggetti in buona fede, magari individui qualificabili singolarmente come ottime persone, tra le quali un tempo avremmo potuto essere annoverati noi stessi, che una volta credevamo ingenuamente nella possibilità di poter diffondere politicamente, “dal basso”, anche attraverso la “via obbligata” del “partito di ispirazione fascista” (quindi, di fatto, antifascista, qui), alcuni di quei valori politici che ritenevamo più urgenti da ritrovare per il nostro Popolo, accettando la carità pelosa della “costituzione più bella del mondo“, con ciò senza aver compreso fino in fondo l’essenza mortifera di tale abbraccio politicamente innaturale; di sicuro però, se errare è umano, il perseverare nell’errore è certamente diabolico, giacché la nostra valutazione odierna, è frutto di una attenta analisi Storica e Politologica fondata su puntuali riscontri oggettivi verificati nel corso di parecchi lustri ( leggere Qui), un giudizio politico basato su di una realtà di fatto che non si può più negare senza oltraggiare la Verità e l’Intelligenza.

Perché, dunque, affermiamo a chiare lettere che il cosiddetto “neofascismo”, secondo un preciso giudizio Storico e Politico, deve essere definito come una forma di servitù (la più grande!) prona ai desiderata dell’occupante straniero? La risposta è tanto semplice, quanto tremenda: poiché esso mendacemente assume di proposito le forme politiche più varie ma sempre idonee a conseguire la “damnatio memoriae” del Fascismo, secondo la visione distorta propagandata dall’antifascismo di stato, avallandone agli occhi del popolo tutti i falsi luoghi comuni da esso inventati, che non a caso corrispondono all’immagine fuorviante contenuta nelle pretestuose leggi persecutorie promulgate ad hoc dalla pseudo-repubblica italy-ota, vassalla della plutocrazia massonica mondialista !

Tali forme assumono di solito due specifiche e distinte sembianze tra loro apparentemente separate:

1) Quella del “conservatorismo“, che appartiene alla Destra istituzionale parlamentare caratterizzante tutte le varie evoluzioni che dal “Movimento Sociale Italiano”, attraverso il passaggio ad “Alleanza Nazionale” ha poi portato attualmente a “Fratelli d’Italia” (tutte forme contraddistinte dal concreto vassallaggio nei confronti del centrismo democristiano atlantista), dove Il neofascismo usa pubblicamente la maschera del post-fascismo, assumendo comunque i tratti del Conservatorismo, incarnando la classica “via mediana” che ostenta una apparente facciata intenta nel promuovere la difesa di maniera di taluni valori Morali e religiosi nella società, attraverso le forme “canoniche” dell’apparenza, oggettivamente priva di sostanza. Tale forma, invece, nella parte extra parlamentare “radicale “, è assolutamente minoritaria e relegata in taluni circoli che hanno lo scopo di intercettare gli scontenti della “via istituzionale “

2) Quella minoritaria, sempre in seno alle istituzioni ma più marginale del “socialismo“, che tuttavia rappresenta il ramo più “appariscente” e assolutamente maggioritario nella parte extraparlamentare, che ha dato vita alle “scissioni” del M.S.I più note, tra cui quella di Fascismo e Libertà di Giorgio Pisanò, della Fiamma Tricolore di Rauti, di Casa Pound e di altri gruppi che comunque hanno la medesima “ispirazione”. Tale socialismo tendenzialmente laico, assume anche i tratti più evidenti del “tribalismo” a mezzo del cosiddetto Socialismo “Nazionale”, che non di rado ostenta una concezione “razziale”, neo-pagana, non semplicemente “suprematista”, ma anche dai tratti affini al “comunitarismo duginiano. 

Tuttavia non bisogna mai dimenticare che a monte di tale apparente biforcazione politica, c’era sempre il Movimento Sociale Italiano, che fin dai primordi (su mandato non dichiarato degli anglo-americani!) avvalendosi della formula ambigua del “non rinnegare e non restaurare“, aveva assunto ufficialmente il compito di traghettare politicamente i fascisti di un tempo (quelli cioè scampati ai massacri partigiani dell’estate 1945!) o coloro che si sentivano legati al passato Stato Fascista, verso l’assorbimento finale nella “nuova costituzione liberale”, dandosi nominalmente come obiettivo politico “fattuale” quello dell’auspicato superamento della pregiudiziale antifascista di stato (invero, mai avvenuto!) e quello, più concreto, della collaborazione dei missini con la costruzione statuale antifascista a trazione Atlantica, al fine di legittimarne sempre più l’immagine agli occhi della popolazione italiana! Non è un caso che fu lo stesso M.S.I a “generare” i succitati filoni politici, che oggettivamente rappresentano in piccolo le due facce politiche della stessa medaglia, ossia del sistema liberale imposto con la forza al popolo italiano dagli anglo-americani vincitori del Secondo conflitto mondiale. 

Ovviamente, a fondamento di tale manovra politica vi era un elemento portante imprescindibile per gli occupanti stranieri: ovverosia, la necessaria cancellazione dell’eredità ideologico-politica del Fascismo, che doveva essere operata (ufficiosamente!) da coloro che nell’immaginario pubblico erano identificati come “eredi” dell’identità Fascista. Il M.S.I nasce proprio sulla base della necessità per gli Alleati di pervenire a tale obiettivo, facendo sembrare il tutto una scelta maturata in seno agli stessi scampati del Fascismo, inducendo in tal modo la cittadinanza italiana a questa rinuncia essenziale, già pianificata a Londra, Mosca e Washinghton, ancorché mai dichiarata pubblicamente in Italia per tutto il XX secolo. Senza la cancellazione premeditata di tale patrimonio politico, ribadiamo, la manovra non sarebbe stata resa possibile dal Comando Alleato in Italia. E, non a caso, l’associazione “IlCovo” è nata proprio per rigettare e vanificare questa subdola manovra. Ma al valore politico della nostra scelta, faremo riferimento in seguito.

A tal proposito lo stesso M.S.I (su mandato democristiano!) per favorire lo strategia antifascista, ufficiosamente ha generato e favorito gli estremismi politici legati a tali correnti. Uno degli esempi più eclatanti è rappresentato dal nazional-socialista Vincenzo Vinciguerra, che ha coerentemente portato alle estreme conseguenze la propria scelta, a motivo della quale, a buon diritto, può essere considerato il prototipo più coerente di questa corrente neofascista. Proprio attraverso l’attuazione degli estremismi manipolati, si è potuta attuare (a partire dall’Italia!) la luttuosa “strategia della tensione”, pianificata dagli alti comandi dell’intelligence statunitense e tutt’ora in opera su scala globale. Ma la denuncia di Vinciguerra, che si sostanzia nell’accusare i “neofascisti” di rappresentare concretamente la lunga mano dell’occupante anglo-americano (qui) (cosa peraltro vera!), risulta però viziata a monte da una specifica tara. Giacché non sono i neofascisti ad “essere divenuti” burattini atlantici a causa della condotta del M.S.I, ma lo è proprio tutto il neofascismo concettualmente e in quanto tale (seguito dalla filiazione del “post fascismo” e dei “post fascisti”), che costituisce il fondamento irrinunciabile per l’operazione politica messa in atto da decenni dall’apparato istituzionale italy-ota, agli ordini dello “stato profondo” anglo-americano! Il Vinciguerra, al di là della sua valutazione personale dei fatti, contribuisce di fatto al consolidamento della strategia messa in piedi dai nostri occupanti, proprio a mezzo della definizione errata che egli stesso fornisce del Fascismo e definendo se stesso come “coerente fascista” in ossequio a tale spiegazione. Infatti, Il fascismo non ha mai rappresentato in nessun caso una variante di “nazional-socialismo”, checché il Vinciguerra ed altri ne pensino, così come non ha mai rappresentato in alcun modo una forma di conservatorismo. Invece, applicando erroneamente al Fascismo tali categorie politiche – come fanno tutti i neofascisti e i post fascisti – che col nostro lavoro di ricerca abbiamo dimostrato risultare assolutamente false (qui), si è consentita agli occupanti stranieri la distruzione del tessuto politico-sociale nazionale italiano, perpetuando artificiosamente sine die il clima della guerra civile. Proprio perché dall’estremismo “nazional-socialista” dei “neofascisti”, l’antifascismo di stato trae da sempre linfa vitale per la prosecuzione della propria persecuzione ideologica.

Difatti, l’antifascismo istituzionale si è persino alimentato anche con il prezioso “aiuto” di un suo acerrimo contestatore come Vinciguerra, che fondando il proprio atto di accusa esclusivamente sulla denuncia della contiguità dei gruppi politici neofascisti con i servizi segreti statunitensi, ha distolto l’attenzione dalla possibilità di inquadrare piuttosto i motivi radicali che stanno a monte di tale sudditanza, che pure risulta vera, senza mai riuscire in tal modo a confutare la fandonia storica e politica in merito a quelli che costituirebbero i tratti politici specifici del Fascismo secondo l’interpretazione contenuta nella Legge Scelba (qui); ovverosia, che un qualunque pur fantomatico Partito Fascista, sarebbe, in quanto tale: 1) fondato sul culto della Violenza (li dove di solito i “neofascisti”, distorcendo il pensiero di Sorel, lo sostituiscono a Mussolini, o squalificano l’ex Duce a mera controfigura del teorico sindacalista francese); 2) incentrato sull’esaltazione del Razzismo (li dove il Partito Fascista non fu mai razzista suprematista, giacché non teorizzò, né applicò mai alcuno sterminio etnico, non teorizzò né applicò mai il disprezzo per gli altri popoli, facendosi anzi forte della propria concezione universalista: qui, qui, qui e qui); 3) finalizzato ad instaurare un dispotismo dittatoriale (li dove i “neofascisti” travisano a bella posta la volontà politica ed il carisma di Mussolini, trasformandone lo scopo nella volontà di addivenire ad un Socialismo Paternalistico). Tutti elementi, codesti, che, per l’appunto, a norma di legge Scelba, riguarderebbero un qualunque “fantomatico” Partito Fascista (MA, aggiungiamo Noi, NON già quello storicamente inveratosi, vedi qui) e rappresentanti fattori determinanti per l’antifascismo di Stato, che in base ad essi giustifica la propria violenza, alimentando cialtronescamente lo spauracchio di un presunto Fascismo “male assoluto”, che necessariamente deriverebbe dal “neofascismo” o addirittura dal “post fascismo”. 

E qui arriviamo alla nostra attività incentrata sulla scelta ideale compiuta in qualità di Associazione “IlCovo”, nonché alla risposta politica che maldestramente il “neofascismo” tenta di contrapporci. In buona sostanza, la nostra scelta parte da un presupposto contrario ed opposto a quello ordinato dagli Occupanti anglo-americani ai “reduci del fascismo” per consentire loro di poter in qualche modo sopravvivere politicamente – dopo averne precedentemente ordinato il massacro, attuato per mano partigiana ad ostilità belliche concluse, con i più di 100.000 morti ammazzati nelle “radiose giornate della liberazione” – ossia di dover accettare obtorto collo la propria “costituzionalizzazione” nel Sistema partitocratico antifascista, cancellando il proprio retaggio ideologico ed avallando le menzogne storiche sull’esperienza del Fascismo in Italia. Come dicevamo, tale è stato il motivo per cui l’entità statuale antifascista denominata “repubblica italiana” ha consentito e favorito la nascita del M.S.I. Per questo, il “neofascismo” ed il conseguente post-fascismo non hanno mai rappresentato il Fascismo, bensì la sua antitesi politica (vale a dire che se costoro potessero essere qualificati a buon diritto come fascisti o eredi del Fascismo, allora Benito Mussolini con lo stesso diritto potrebbe essere qualificato come la Guida Storica dell’Antifascismo mondiale!). Ciò avvenne all’indomani stesso della nascita del Movimento Sociale Italiano. Rappresentando in toto tale condizione politica ed il ruolo ad essa connesso, il neofascismo ha decretato con la sua condotta la possibilità dell’attuazione della norma XII “Transitoria” e Finale e di tutte le norme persecutorie antifasciste promulgate dalla repubblica delle banane italy-ota. Il motivo di questa finta transitorietà che dura da 76 anni, è fissato proprio nella conclusione storica di quel processo costituzionale di “evoluzione politica” indotto dall’alto e riservato ai neofascisti. Però questo percorso è strumentale, come il neofascismo. Giacché esso potrà concludersi solo quando il concetto stesso di Fascismo, la memoria del suo fondatore, le Opere materiali e morali ad esso associate, verranno tutte cancellate persino nel ricordo degli italiani. Ma in attesa di pervenire a tali risultati, il Sistema di potere vigente considera concretamente assai più vantaggioso mantenere ed inasprire la persecuzione, sfruttando le controfigure del neofascismo a tale scopo.

Tuttavia, la “variabile Covo“, ha provocato “qualche problema” al buon funzionamento di tale “meccanismo politico” ben rodato. Perché, avendo Noi slegato il Fascismo dal “fattore partito storico” e poi dal “pragmatismo politico legato all’attivismo sociale in funzione della propaganda elettorale” (tutti elementi centrali nella vita del fu M.S.I e delle sue filiazioni politiche più o meno spurie, caldeggiati dall’antifascismo di stato), ma avendo, viceversa, ri-ancorato saldamente la nozione di Fascismo alla propria “DOTTRINA POLITICA” ED AL COSTITUZIONALISMO CHE DA TALE DOTTRINA PROMANA (espresso in due documenti costituzionali precisi: la “Carta del Lavoro” ed il “Concordato Lateranense”), la legge Scelba è stata confutata definitivamente nel merito. Noi fascisti del Covo, quindi, non caldeggiando affatto la nascita di un ennesimo gruppo o partito (che nulla comunque potrebbe avere in comune col fu Partito Nazionale Fascista, essendo stato quest’ultimo, storicamente, la negazione di qualsiasi partito presente nei regimi liberali, non costituendo affatto un mero apparato di un più vasto ingranaggio elettorale, bensì un Ordine politico di Credenti ed una Milizia di Combattenti) bensì il costituzionalismo che la Dottrina Fascista esprime, quale valida alternativa per l’oggi, e quale elemento di vera liberazione nazionale, abbiamo così “liberato il Fascismo” dalle catene con le quali il Sistema pluto-massonico antifascista lo ha legato per quasi 80 anni. Dimostrando con ciò, in modo concreto, che la Legge Scelba può essere contestata e confutata (che è quanto abbiamo precisamente fatto proprio nelle sedi della “cittadella giudiziaria antifascista”, qui), e che attraverso tale lavoro, può diffondersi capillarmente la ragione storica della permanente validità ideale del Fascismo, contribuendo, di pari passo, alla riconciliazione nazionale. Chiaramente, qualora NON SI CONCORDASSE CON TALE IMPOSTAZIONE, ritenendo viceversa il Fascismo quale esperienza conclusa o comunque solo “sentimentale”, capace al massimo di alimentare carnevaleschi raduni in quel di Predappio (tutte sceneggiate folcloristiche propedeutiche all’antifascismo di stato!), allora si penserà che tale nostro lavoro sia, al più, meritorio culturalmente. Ma la nostra fatica, al contrario, si è sempre svolta su un piano totalmente differente, proprio al fine di suscitare quella consapevolezza capace di distinguere e separare definitivamente la “controfigura neofascista” dal Fascismo e così scardinare tutto l’apparato propagandistico menzognero costruito a bella posta in quasi 80 anni di dominio antifascista, andando direttamente alla radice del problema, che abbiamo dimostrato essere un problema costituzionale (qui). Una volta ottenuta tale separazione netta, qualsiasi ulteriore tentativo strumentale rivolto ad “assorbire” in toto o in parte il pensiero dei teorici fascisti per distorcerne senso e finalità intrinseche, non può che naufragare comunque.

A questo punto l’ultima falsa polemica rivolta ai sottoscritti è quella che col proprio lavoro non starebbero comunque “arginando” il male montante in società, poiché ci sarebbe comunque un “male minore” da preferire a “mali maggiori”, piuttosto che rigettare interamente in modo “aristocratico” il Sistema di potere vigente! La realtà, ovviamente, racconta l’opposto: ovvero, che esiste una gestione controllata di tutti gli elementi politici in quel paese occupato militarmente che una volta era l’Italia. Che esiste una agenda globale che viene perseguita in modo scientifico e che non viene “arginata” da alcun male minore, semmai, essendo intrinsecamente fluida nell’attuare i propri scopi, inganna continuamente le masse inebetite a bella posta, facendo credere loro che in certi momenti, taluni gruppi politici inseriti nel Sistema di potere, potrebbero porre fantomatici argini ai mali più vistosi della società, “argini” che però, fatalità, non vengono mai posti, oppure vengono strumentalmente “mimati”, prendendo per i fondelli i cittadini; in ultimo, ma non per importanza, va ribadito con forza che partecipando ed accettando le regole ed i principi che governano le cosiddette liberal-democrazie occidentali, non esiste alcuna possibilità di influire, nemmeno lontanamente, sul processo politico manipolato e truccato dai pluto-massoni messianisti che governano il mondo.

Civiltà Cattolico Romana - Biblioteca del Covo

Pertanto, alla luce di tutto quel che abbiamo scritto, risulta ineludibile che il rifiuto netto del sistema di potere vigente debba basarsi sulla critica totale alla filosofia ed alla politica di codesto sistema e che tale assunto, logicamente, prevede l’assoluta contestazione delle cosiddette “carte costituzionali” che di questo sistema satanico sono diretta espressione. Tutto ciò, secondo la nostra opinione, rappresenta il primo e fondamentale passo per ri-costruire quel vero Ordine morale, politico e sociale che nello specifico è rappresentato dal Sistema Fascista, antitetico per fondamenti e finalità a quello criminale demo-liberale attualmente dominante. Fascismo che ideologicamente non ha mai avuto quale obiettivo politico l’instaurazione di una Dittatura perenne basata su uno Stato dispotico che attua una oppressione generalizzata fondata sulla violenza elevata a regola e lo sterminio dei dissidenti proclamato come legge, ma al contrario vuole instaurare, lo Stato Organico Fascista Corporativo, che eleva tutti i cittadini e membri consapevoli, attivi e volitivi della comunità, poiché basato sulla imperitura Dottrina morale codificata da Benito Mussolini. Il Fascismo, pertanto, non vuole costituire alcuna discriminazione permanente fra razze definite superiori o inferiori – non si sa in base a cosa – bensì ha l’obiettivo dell’integrazione, senza distinzioni fittizie, di tutti coloro che si riconoscono nella Civiltà Fascista, che è spirituale, mediterranea, Romana e Cristiana. Ed allora, ulteriore elemento ineludibile ed imprescindibile, è quello di considerare che il Fascismo autentico NON SI ESPRIME AFFATTO secondo gli stereotipi mendaci presentati dall’antifascismo ed attuati dai “falsi fascisti”. La Politica vera si fa principalmente coi contenuti e l’opposizione genuina si esprime in modi diversi da quelli che i nemici si aspettano e che fortissimamente “vogliono” in quanto funzionali ai loro voleri.

IlCovo

Menzogna e Verità sul Fascismo

La Minaccia