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IlCovo… trincea ideale del Fascismo!

 

Cari lettori, in occasione del 23 marzo, tradizionale anniversario della fondazione politica del Fascismo, in quanto associazione culturale “IlCovo”, che si pone fin dalla propria nascita in netta continuità ideale con la Scuola di Mistica Fascista, vogliamo proporvi la visione del cortometraggio di già commissionato appositamente nel 1941 proprio dalla Scuola politica diretta da Niccolò Giani (di recente restaurato!) ed intitolato “IlCovo – la trincea fra mura di via P. da Cannobbio”, che voleva espressamente celebrare l’atmosfera rivoluzionaria in cui nacque il Fascismo!

…” Il Covo venne realizzato per documentare e promuovere la rinnovata sede della Scuola di Mistica Fascista: un’istituzione economicamente sostenuta dalla direzione nazionale del P.N.F., dal Ministero della Cultura Popolare e dal Ministero dell’Educazione Nazionale, con l’obiettivo di sviluppare programmi di «ricerca» sull’ideologia fascista. La Scuola di Mistica Fascista era ufficialmente affiliata all’Università degli studi di Milano e al suo Guf: si può affermare che la Scuola di Mistica Fascista era egualmente depositaria di quell’«attività politico/culturale, che tende alla preparazione e alla selezione dei giovani» che veniva proposta nei Pre-littoriali e Littoriali della cultura e dell’arte, del lavoro, nel Teatro sperimentale dei Guf, nelle sezioni cinematografiche, radiofoniche e della stampa universitaria. La «filosofia» della Mistica esprimeva, nel quadro della cultura gufina, quel «tentativo di affermare l’esistenza di un nucleo di pensiero originale del fascismo, di un vera e propria ortodossia che ponesse fine alla confusione dottrinale», e lungi da essere un esperimento elitario, la Scuola di Mistica Fascista esprime quel «tentativo dell’intellettualità giovanile di sistematizzare e codificare la dottrina del fascismo legandola indissolubilmente a una concezione religiosa della politica». Ciò che è davvero interessante del film è la straordinaria densità d’influenze culturali che sembrano essere evocate nel film e secondariamente l’interessante accoglienza ricevuta da parte dell’intera comunità gufina, che lo acclamò come modello di film politico, finalmente raggiunto. Così riporta la rivista della Mistica, “Dottrina Fascista”, ricostruendo la sua attività annuale:

Anche senza essere riusciti a fare una cosa perfetta, abbiamo però avuto l’approvazione ed il gradimento del Duce. 
Il cortometraggio è stato ormai programmato in tutte le principali città d’Italia, suscitando ovunque profondo interesse. La Stampa quotidiana e quella tecnica l’ha accolto come un’efficace realizzazione e come ottimamente riuscito «modello di documentario politico».

Il quotidiano gufino “Roma fascista”, gli dedica un’entusiastica recensione:

è un crudo e spietato inquadrare, un esprimersi per cenni vigorosi, uno spiegarsi per sintesi quintessenziali. In sostanza, uno stile audacemente avanguardistico, ma non con le impronte caratteristiche dello sperimentale e dell’azzardo. Un avanguardismo cosciente, di gente che ha studiato quello non inutile dei vecchi onesti cineasti; ne ha compreso le ragioni e ha sentito che esso si adattava come nessun altro all’epoca e al significato della grande entità storica.

Le reazioni alla prima entusiastica proiezione del film rimbalzano sui quotidiani di tutta la penisola. Per quanto concerne «l’occasione» per cui il film è stato commissionato: il direttore della Scuola, Niccolò Giani (ispiratore del soggetto del film, poi sviluppato da Enrico Gras) voleva promuovere l’apertura della nuova sede della scuola, nello spazio che aveva accolto la redazione del giornale “Il Popolo d’Italia”, fondato da Benito Mussolini, forgia retorica della Rivoluzione fascista.

In questo modo la nuova location divenne un vero e proprio luogo di culto per centinaia di giovani fascisti. Il Ministero della Cultura Popolare che supportò finanziariamente i lavori di ristrutturazione, contribuì anche per la quasi totalità del costo del film (per quasi 50.000 lire), che era finalizzato per l’appunto a diffondere il più possibile l’«atmosfera spirituale» di questo nuovo tempio della Rivoluzione fascista.

La prima del film venne organizzata al Cinema Odeon di Milano il 10 giugno 1941, per un pubblico selezionato; successivamente il presidente della Scuola, Vito Mussolini e il direttore Niccolò Giani ottennero che il film venisse incluso nella programmazione obbligatorio nelle principali città del paese e in tutti i Cineguf “…

Estratto da : Andrea Mariani, “La politicizzazione del film sperimentale. Cineguf e la Dolomiti film di Luciano Emmer nella produzione de ‘Il Covo’ (1941)”, p. 84, 85, 89. In: L’AVVENTURA. – ISSN 2421-6496. – STAMPA. – :1(2016), pp. 77 – 102.

 

…potete digitare QUI oppure QUI per visionare il cortometraggio “IlCovo-La trincea fra mura di via P. da Cannobio (1941)”.

…Buona visione!

IlCovo

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LA MISTICA FASCISTA E’ NATA COL FASCISMO! …ed è fondata sulla sua concezione spiritualista!

Carissimi lettori, molti di voi ricorderanno certamente che nel presentare l’edizione del decennale 2007 – 2017 del nostro lavoro su “L’Identità Fascista” (qui), scrivevamo: “…gli autori, prendendo sul serio e analizzando quel che gli stessi teorici mussoliniani giudicavano come “essenza dottrinale del Fascismo”, sono riusciti finalmente a svelare integralmente teoria e prassi del progetto politico totalitario fascista, senza tralasciarne alcun aspetto e smantellando innumerevoli luoghi comuni errati”. Ebbene, nell’arco degli ultimi quindici anni, ogni opera dell’Associazione “IlCovo”, ogni sua pubblicazione inerente la Dottrina Fascista e attinente al suo studio ed alla sua interpretazione ufficiale, obbedisce a questa linea interpretativa e nel medesimo tempo fornisce un ulteriore riscontro oggettivo alla definizione data dallo stesso fondatore del Fascismo, Benito Mussolini, il quale già affermava testualmente che...”chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell’epoca, il resoconto dell’adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non troverà una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall’inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del Fascismo una dottrina politica a sé stante,  in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee” (cfr. La Dottrina del Fascismo – terza edizione riveduta, a cura di Marco Piraino, Stefano Fiorito, 2018, Lulu press). Ci siamo dunque incaricati di dimostrare come tutta la produzione ideologica elaborata in ambito dottrinale dai teorici Fascisti ufficialmente accreditati dal Regime, a cominciare dal Fondatore, evidenzia una incredibile, tenace, persistente coerenza ideale, messa alla prova dei fatti lungo tutta la parabola storico-politica dell’esperienza Fascista dal 1919 al 1945, ivi compresa quella inerente la Repubblica Sociale Italiana. Tutti i nostri studi lo hanno dimostrato senza l’ombra di alcun dubbio, in modo tanto oggettivo quanto inconfutabile.

Dunque, il testo che vi proponiamo di leggere, non fa altro che ribadire quanto già abbondantemente e reiteratamente da noi discusso nei nostri scritti, ma risulta dirimente rispetto a molte polemiche pretestuose montate ad arte proprio sul tema oggetto di questo articolo, portate avanti da chi si è occupato di Mistica fascista analizzando tale questione alla luce di lenti ideologiche deformanti e schemi interpretativi preconcetti, tutti facenti capo culturalmente all’interpretazione antifascista di marca popolare-democristiana, da noi già ugualmente messa in discussione, sempre a suon di documenti (qui). In particolare, l’articolo che portiamo all’attenzione dei lettori, apparve sul “Giornale di Roma” in un periodo approssimativo che va dal maggio al luglio 1923, venendo poi ripubblicato all’interno di una raccolta edita nel 1924 dalla Casa editrice “Imperia” del Partito Nazionale Fascista, dove l’autore, un fervente Fascista Cattolico, si occupava di esplicitare ai propri lettori “l’essenza dottrinale del Fascismo” ed il fondamento della sua Filosofia e dottrina politica. L’estensore definisce chiaramente, distintamente e coerentemente i tratti salienti dei fondamenti dottrinari del Fascismo, rinvenendoli in quella che egli stesso qualifica come la MISTICA FASCISTA. Chi legge e segue quanto scriviamo da anni, non troverà motivo di stupore in tale definizione. Se non che, questo libello edito dal Partito Fascista, non risale affatto agli anni 30 e nemmeno è stato steso da Arnaldo Mussolini, patrocinatore della fondazione della Scuola di Mistica Fascista diretta dall’Eroe Niccolò Giani. Non si tratta nemmeno di una pubblicazione diramata da futuri Mistici fascisti dei G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti) in seno ai quali sarebbe ufficialmente sorto nel 1930 tale istituto peculiare del Regime. Si tratta, invece, di un testo  diffuso durante l’Anno del Signore 1923, anno I dell’Era Fascista, che chiarisce in modo totale, dirimente, logico, la natura ed il fondamento della dottrina del Fascismo nonché l’originalità della sua identità filosofico-politica con anni di anticipo rispetto a quanto sarebbe stato sviluppato dai “mistici fascisti di Giani”. Inoltre, nello scritto in questione si esplicita in modo chiaro il rapporto esistente tra la Mistica Fascista e la Religione, in particolare quella Cattolica Romana, descrivendo altresì con adamantina lucidità l’incompatibilità netta e le ragioni ideali del conflitto tra il Fascismo ed il “popolarismo-democristiano” e tra quest’ultimo e la stessa Religione Cattolica! 

Nell’articolo sono descritti, con grande dote di sintesi, i tratti distintivi del “problema democristiano” la cui sconcertante e persistente attualità travalica oggettivamente il tempo in cui fu scritto. Inoltre, esso manifesta la polemica interna al cattolicesimo romano, proprio in merito al “pregiudizio sturziano” nei riguardi del Fascismo, condiviso tutt’ora da molti “ambienti” vicini alla Ortodossia Cattolica, che, pur negando formalmente validità alla risposta politica di Sturzo, finiscono concretamente per condividerne, ahinoi !, la pregiudiziale antifascista. Tutto questo a spese della realtà dei fatti, esplicitata dalle Scienze Politiche e dalla Storia, che, invece, mostrano con tenacia la trasparenza ideale e la validità del sistema politico Fascista giusto in relazione alla sua complementarietà con il Cattolicesimo, in materia di valori spirituali e morale, che è presente, immutata, in tutta la produzione ideologica ufficiale del Fascismo e nei suoi corrispondenti atti di governo. Proprio a partire dalla lettura del suddetto articolo, proseguendo poi, cronologicamente, con tutti i documenti attinenti la Mistica Fascista da noi già pubblicati su questo blog (QUI), che culminavano idealmente nelle relazioni ufficiali presentate al grande convegno di Milano del 1940, emerge quella persistente linearità e originalità inconfutabile della Filosofia del Fascismo su cui si basa l’interpretazione da noi fornita in merito all’Identità Fascista, la quale mostra una coerenza che raramente si è potuta constatare nelle vicende umane riguardo l’applicazione oggettiva di una specifica Dottrina Politica relativamente ad una esperienza storica realizzatasi concretamente… auguriamo a tutti una buona lettura!

“LA MISTICA DEL FASCISMO”

Il Fascismo non è stato ancora studiato come fenomeno storico religioso di questa nostra razza mirabile che ha dato al mondo i più grandi mistici costruttori di anime. Gioverà notare e fissare alcuni aspetti e valori mistici del movimento che ha rinnovato l’Italia. Il Fascismo è apparso in un’ora torbida di viltà materialistica, caratterizzata dal fermento bolscevico leninista, cioè da un fenomeno insurrezionale d’importazione straniera, diffuso nelle masse a l’indomani della guerra e della vittoria grazie alla degenerazione suprema del pensiero e della volontà del Partito democratico liberale dominante allora in Italia.
 Tipica, a questo riguardo, è l’incomprensione assoluta di certi liberali di fronte all’importanza storica della Rivoluzione fascista. Uno di costoro, e dei più autorevoli, Piero Gobetti, ad esempio, ha voluto spiegare nella sua rivista «La Rivoluzione liberale», come «il Fascismo rappresenti un fenomeno di parassitismo piccolo-borghese, connesso con una crisi di disoccupazione» (1). Ricordo questo giudizio, fra cento, come indice d’una tendenza di valutazione del Fascismo abbastanza diffusa in certi circoli liberali, e perchè ci dà la misura esatta della miseria intellettuale del Partito ch’era al Governo quando fu compiuta la Marcia su Roma, e perchè spiega infine l’incapacità del Liberalismo arteriosclerotico a comprendere, non solo gli spiriti, ma la portata storica della Rivoluzione fascista considerata quasi un fenomeno transitorio, connesso ad un fattarello economico-sociale. Il movimento fascista fu caratterizzato, nelle sue origini, da un’impetuosa sollevazione d’anime giovani, ardenti, che andò, gradatamente, polarizzandosi in potenza ed in violenza di sentimenti e di azioni intorno alla volontà ricca di appassionata fede d’un uomo, d’un condottiero: Benito Mussolini. Dal punto di vista storico religioso è importante di osservare come il Mussolini sia un convertito; cioè, per usare la definizione di William James, un uomo « nato per la seconda volta », come furono sempre i grandi mistici. La crisi della sua conversione dalla fede socialista alla fede nazionale culminò nell’esperienza durissima della guerra da lui accettata, misticamente compresa, poi sofferta nel fango delle trincee, nella comunione diuturna con l’umile fante ignoto ed eroico. Il figlio del popolo ch’era stato, durante la prima giovinezza, un agitatore delle masse abbagliate dal sole dell’avvenire, ed, in buona fede, un ribelle all’ordine costituito, un capo nelle agitazioni della lotta di classe, comprese allora, pienamente, il valore del sacrificio supremo offerto da uomini umili e grandi, poveri e ricchi, affratellati e combattenti insieme per la salvezza e la grandezza della Patria; sentì la forza infrangibile del nodo che lega per la vita e per la morte i nati della stessa terra. Questo fatto, che può considerarsi una vera e propria esperienza mistica, dovette, io penso, determinare nella mente e nel cuore di Mussolini il definitivo e radicale capovolgimento dei valori ideologici e spirituali, che, alla vigilia della guerra egli aveva già presentito nel fondo della sua coscienza. Benito Mussolini vide la superiore bellezza dei valori religiosi nazionali d’un popolo in armi, confrontandoli alla povertà dei sentimenti egoistici, puramente classisti dell’anteguerra. Di qui nacque la sua nuova fede, la quale divenne in lui sostanza di grandi cose sperate per l’Italia, cui avvivò l’amore. Al suo grido di fede rispose tutta la migliore gioventù italica. La campagna fascista del dopoguerra ha i caratteri d’una lotta religiosa combattuta contro gli eretici negatori della Patria. Mussolini, come dice Dante di San Domenico, fu colui che «negli sterpi eretici percosse». La fede, l’amore puro e forte per un’idea si esprime sempre con violenza. I giovani fascisti perseguitarono fieramente gli eretici nelle robe e nelle persone. Incendiarono le camere del lavoro e su l’esempio dei mistici seguaci del Savonarola, nella Firenze pagana del Rinascimento, fecero bruciamenti di vanità, cioè di opuscoli, giornali e manifesti sovversivi. Liberali democratici e moderati d’ogni colore guardavano stupiti e scandalizzati. Osservano costoro che i metodi violenti sono da condannarsi, giacché le lotte civili debbono svolgersi serenamente nel campo delle idee, cioè restringersi ad innocue violenze verbali. Questa convinzione nasce dall’altra squisitamente democratica, che tutte le fedi si equivalgono e debbono, perciò, essere rispettate. Quando il comunista sputa sul Tricolore o bestemmia il Dio dei suoi padri, lo si può, magari, rimproverare; ma rimane sempre agli occhi del perfetto democratico una persona rispettabile, soprattutto se può farsi chiamare col titolo parlamentare di Onorevole; ed il collega non esita, nel tempio di tutte le libertà, di andargli a stringere la mano. 
Questa è la tipica mentalità borghese, moderata, scettica, della vecchia Italia nata dalla sconfitta di Adua, cui si oppone recisamente la giovine Italia nata a Vittorio Veneto. 
La coscienza fascista ha una fede, e vivissima: crede nell’Italia.
 « Anche noi ci crediamo » gridano ai fascisti i loro oppositori. E quelli rispondono: «La fede si dimostra con le opere, non con le parole. Le vostre opere sono i loschi intrighi parlamentari che hanno consentita l’amnistia ai disertori e che hanno trascinato il paese sull’orlo dell’abisso, dopo la vittoria». I fascisti hanno ragione di scomunicare gli eretici della Patria, come la Chiesa ebbe sempre ragione quando scacciò dalla comunione dei veri credenti gli eretici della sua fede, mentre, anche questi, pretendevano di possederla. Così il Cristo, che taluni si raffigurano tutto mansueto e quasi in veste d’un liberale, si armò un giorno d’aspri flagelli per discacciare dal tempio di Dio i barattieri ed i profanatori. In ogni movimento mistico è racchiusa una sublime violenza. Misticismo è passione. Senza passione non è bene, diceva Sant’Agostino. I fini etici del Fascismo corrispondono ai fini etici della Chiesa Cattolica. Non voglio dire che tutti i fascisti, massime quelli dell’ultim’ora, siano degni di rappresentarlo, ma lo spirito intimo del movimento s’inspira a nobilissime idealità non solo patriottiche, ma etiche. L’intimo spirito religioso del movimento fascista deve ricercarsi, anzitutto, nella sua azione: nel senso profondo di sacrificio, di disciplina imposta ed accettata dai suoi migliori seguaci. Chi voglia intenderlo a pieno deve ricercarlo nei discorsi del Duce: vibra nell’accento umile, forte ed appassionato delle sue parole dette, sulle piazze, al popolo. Ciò che vi colpisce in esse è l’assenza della retorica vacua e tronfia, ove si nasconde sempre la menzogna democratica. Ciò che vi afferra è la nuda e potente sincerità della fede vissuta. Questo, e non altro, è il segreto fascinatore dei mistici. Il vasto consenso popolare ad un uomo che rifugge dai lenocini dei demagoghi, che alle plebi dice amare verità, e parla di sacrificio, e inculca la necessità del lavoro e dell’ordine, non si spiega se non con la potenza derivante dall’onestà d’una fede invincibile che dall’aurora del Risorgimento più non splendeva sull’Italia. L’aver bandito dal Fascismo la Massoneria, l’aver rimesso il Crocefisso nello scuole, l’aver disposto nelle classi primarie l’insegnamento religioso, sono indici chiarissimi della spiritualità fascista, ma potrebbero, nondimeno, — come osservano malignamente taluni popolari pseudo-cattolici interpretarsi quali atti governativi determinati da motivi di opportunità politica.
 Chi è abituato a penetrare l’essenza dei fenomeni religiosi non darà certo a questi fatti esteriori una soverchia importanza. Importante, invece, è di sentire e misurare le vibrazioni delle anime giovanili quando vi comunicano le loro verità di fede, le ansie, i timori, le speranze che le fanno pronte a qualsiasi cimento e sacrificio. Mi piace, a questo proposito, riferire da un volumetto di Giuseppe Bottai: «Il Fascismo e l’Italia Nuova », queste parole rivelatrici d’uno stato d’animo: «Il Fascismo deve essere qualcosa di più che un metodo di governo: dev’essere un metodo di vita… deve essere il ritmo d’una nuova ansia, il sigillo d’una nuova grandezza, e l’armonia d’una nuova bellezza; quindi scavare fino a trovare il filone vivo ed energico della nostra tradizione, in quella che è la vita diffusa e molteplice del nostro Paese, in quella che è la sostanza medesima dell’umanità italiana ». Se noi scaviamo nelle viscere di questa terra dove riposano tutti i nostri morti sotto il segno della Croce, e ridestiamo, i morti umili e grandi, sublimi ed oscuri, essi ci diranno, con una sola voce, di quali verità è consustanziata la razza italica: fede in Dio, nella Patria, nella Famiglia, nel Lavoro. Il movimento socialista moderno, ispirandosi al verbo di apostoli anarchici d’oltralpe, ha negato Dio, la Patria, la Famiglia, la disciplina del lavoro. Di qui la sua antitesi con il nuovo movimento nazionale, senza possibilità di accordo. 
Questo Si e questo No sono inconciliabili.
 I liberali cercano d’instaurare la sovranità grigia del Ni: ma il Ni, che non è No e che non è Si, si risolve in una menzogna. Perciò coloro che credono possibili conciliazioni fra lo Spirito della Nazione e lo Spirito dell’Antinazione, fra la verità e Terrore, sono degli stolti. Carattere precipuo d’un movimento mistico è la passione della verità e della sincerità. Gli avversari del Fascismo vorrebbero rappresentarlo quasi cupa tirannide, quasi una potenza d’odio. Ciò è falso. Il Fascismo è amore. La parola stessa lo dice: esso cerca di riunire, di affratellare le anime, e non già di separarle. Ma le riunisce come le verghe si stringono intorno alla scure romana, che è simbolo di giustizia inflessibile. La Giustizia è la madre dell’amore inteso classicamente, romanamente, in opposizione alle nefaste deviazioni romantiche e libertarie di questo sentimento. Il Fascismo è dunque una forma di misticismo cattolico, da non confondersi con certe forme di misticismo spurio condannate dalla chiesa di Roma, la quale, per citare un esempio storico e d’ordine politico religioso, si mostrò inesorabile nel secolo XIV verso la setta dei seguaci del Libero Spirito. Il Fascismo non è un Partito chiuso politicamente, ma religiosamente. Esso non può accettare che gli uomini i quali credono nelle sue verità di fede. Perciò e disposto a discutere sui problemi che interessano la vita nazionale, sotto larghi e diversi punti di vista, ma non discute sopra i suoi postulati nazionali. Come la Chiesa ha i suoi dogmi religiosi, così il Fascismo ha i suoi dogmi di Fede nazionale. Ciò costituisce la sua forza e la sua originalità politica. E siccome l’Italia è cattolica, il fascismo, necessariamente, è cattolico ed ossequente a tutti i valori spirituali e sociali del Cattolicismo. Ciò non possono vedere e tanto meno riconoscere gli uomini del Partito popolare, che pur pretendono d’essere i genuini rappresentanti del sentimento cattolico in Italia. Costoro partono da presupposti dottrinari derivati dalla fonte inquinata della socialdemocrazia e che, per ciò stesso, contrastano con gli insegnamenti della Chiesa. 
Il fenomeno “migliolista” bolscevizzante sorto in seno al Partito popolare determinandovi la cosiddetta crisi fra Destri e Sinistri, non sarebbe stato possibile, od avrebbe provocato una rapida espulsione degli eretici socialistoidi, se i popolari fossero stati veramente dei cattolici saldi sul terreno fermo delle loro dottrine.
 Giacché ciò che non è apparso chiaro fin qui a tanti cattolici, (oggi solo assistiamo ad un risveglio vasto delle loro coscienze) si è che il principio della lotta di classe non coinvolge il programma popolare, ma la coscienza cattolica. Non si può: parlare, in questo caso, di una Destra e di una Sinistra parlamentare, ma di una deviazione religiosa di menti annebbiate o pervertite.
 Il Fascismo, il quale non sorse come partito politico, ma come un movimento d’anime sospinte da pure forze ideali, si è incontrato naturalmente con l’anima cattolica italiana, da cui fatalmente deviò il Popolarismo. L’incontro fra la Verità cattolica e la Verità fascista si è compiuto alla luce d’un intuito mistico. Questo incontro, per quanto noi possiamo vedere ed augurarci nell’avvenire, sarà fecondo per la grandezza dell’Italia e per la gloria della Chiesa.

NOTA

1) Vedi Rivista “Arte e Vita”, fascicolo di giugno 1923.

Potete scaricare il testo integrale digitando QUI!

IlCovo

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L’ORDINAMENTO DELLO STATO FASCISTA: il progetto non transeunte per il “buon governo”!

La “Biblioteca del Covo” è lieta di porre all’attenzione dei propri lettori un documento di straordinaria importanza ideologica e grande lungimiranza politica, redatto direttamente dal Partito Nazionale Fascista: L’Ordinamento dello Stato Fascista.

Esteso come testo per i corsi di preparazione politica delle apposite scuole istituite dal Regime, il manuale mostra in modo esauriente ciò che è già stato osservato nello studio pubblicato dalla rivista “La Razòn Històrica” e da noi ripreso a suo tempo, proprio in merito all’ordinamento dello stato fascista in generale, ed in particolar modo riguardo la forma assunta durante la Repubblica Sociale Italiana (qui).

Nel libro in questione, emerge così in modo inconfutabile lo sviluppo coerente della “trasformazione dello Stato italiano” attuato dal regime mussoliniano lungo tutto l’arco temporale in cui si sviluppò l’azione politica del Fascismo al potere, dal 1922 al 1945, di già anticipata negli scritti di Alfredo Rocco che ne fu uno dei massimi artefici (qui), quindi la definizione dell’attività politica fascista volta al raggiungimento di tale obiettivo, che era di continuo in corso d’opera. Lo Stato fascista si profila così come un cantiere perennemente attivo, poiché non ancora definitivamente compiuto, che relativamente agli scopi prefissati nella Dottrina del Fascismo, aveva elaborato il particolare principio “costruttivo” alla base della propria ideologia, che prevedeva proprio una “rivoluzione continua” in relazione tanto al perseguimento dell’instaurazione “definitiva” dello Stato Fascista, quanto riguardo il “mantenimento” dell’imprescindibile “slancio ideale” e della “tensione morale” nel popolo italiano, che stavano a fondamento della costruzione e della tenuta dell’edificio statuale mussoliniano. Così, come correttamente rilevato dalla sintesi della Razòn Històrica e come da sempre esposto negli studi ultradecennali portati innanzi da noi fascisti de “IlCovo” (qui), la forma dello Stato Fascista assumeva l’aspetto di una “Monarchia del Presidente”, che poi avrebbe assunto il medesimo profilo sostanziale nella Repubblica Sociale Italiana attiva nel 1943-1945, con le attribuzioni al Capo dello Stato della plenitudo potestatis che aveva già qualificato la precedente esperienza politica del Regime. Una forma statuale di tipo Organico, appunto, come precedentemente affermato in sede politica dai fascisti in tempi decisamente non sospetti, ossia prima della fondazione nel 1921 del Partito Fascista.

Vogliamo evidenziare alcuni elementi del libro, degni della massima attenzione, sia a conferma di quanto abbiamo poc’anzi scritto, sia per la lungimiranza dei temi ivi trattati, tutt’ora all’ordine del giorno dell’odierna agenda politica. Infatti, a pagina 35 si affronta l’attualissimo “problema della Sovranità”. Tale problema viene risolto definitivamente dal Fascismo, che ribalta, letteralmente, la dottrina individualista, costituendo la Sovranità Popolare Nazionale dello Stato Fascista, non più fondata sull’unico aspetto giuridico, astratto, ma sull’ AUTARCHIA rettamente e letterlamente intesa, che risolve così definitaivamente anche il problema della reale partecipazione popolare al governo della Nazione.

Di assoluto interesse la descrizione del Partito Nazionale Fascista, nel “tempo della trasformazione dello Stato italiano”, quale Organo Istituzionale dello Stato, e non come “partito” nel senso comune del termine, cioè di corpo separato dallo Stato ed in conflitto con i propri omologhi, in quanto titolare di una idea particolaristica della società e dell’Uomo. Alla pagina 107, si afferma, infatti, ciò che rimane evidente nell’intera storia di tale soggetto politico: ossia che il Partito Nazionale Fascista non può, “fisicamente”, essere definito difensore di interessi di parte, dunque lo stesso lemma, in senso stretto, è assolutamente inappropriato, motivo per cui meglio sarebbe qualificarlo Organismo popolare educatore della cittadinanza e dunque, come lo stesso libro afferma, definirlo ORDINE NAZIONALE FASCISTA, per le sue finalità, le sue attribuzioni ed il suo obiettivo finale. La ragione per cui “Il Partito” volle mantenere tale dicitura è di ordine storico e pratico, in quanto, la suddetta trasformazione dello Stato era in corso d’opera. Ma, concettualmente, il termine era assolutamente inadeguato alla definizione POLITICA di una tale organizzazione.

Ulteriore elemento di massima rilevanza, in quanto inerente la stessa forma costituzionale assunta successivamente nell’Ordinamento sociale della Repubblica Sociale Italiana, è rappresentato alla pagina 134 dalla descrizione delle Corporazioni quali organi per il perseguimento dei fini dello Stato, il quale è costituzionalmente così descritto nell’Articolo 1 della Carta del Lavoro :

” I. La nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. E’ una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello stato fascista.”

Si stabilisce in tale modo, come già i teorici Rocco e Carlini, ad esempio, non mancarono di rilevare (per poi essere ripresi da Panunzio e Costamagna, qui), che i fini dello Stato potrebbero tranquillamente essere perseguiti con altri organi ad essi preposti, dunque, palesando come lo Stato fascista rappresenta un fine non vincolato ai mezzi che volta per volta possono essere da esso adottati per assolvere alla propria funzione etica in ossequio ai principi fissati nella Dottrina fascista. Di più, esso è corporativo in quanto intrinsecamente fascista e non viceversa. In proposito il testo edito dal P.n.F. è quantomai lapidario:

“… Avvertasi, intanto, che la sedicente dottrina «integrale corporativa» (Niederer-Manoilescu), di tendenza social-democratica, la quale vorrebbe presentare lo Stato-tipo dell’ordine nuovo quale «Stato corporativo», è difforme dai postulati della dottrina fascista, perché cade nell’errore di ridurre il problema dello Stato alle ragioni economiche, al titolo del contrasto, al dato dell’associazione professionale. In specie non è sostenibile la denominazione di «Stato corporativo» in luogo di quella di «Stato fascista». Non vi è dubbio che lo Stato, nell’ordine nuovo del Fascismo, possiede anche un «sistema corporativo », cioè un complesso d’istituti a formazione professionale, utilizzati per raggiungere la disciplina politica della produzione con mezzi di diritto. Non vi è dubbio che lo Stato si presenta alla coscienza fascista come un’unità economica, nel medesimo tempo che una unità politica e morale. Ma non si può correttamente desumere l’appellativo che deve caratterizzare tutto lo Stato, nel suo insieme, da un requisito particolare della sua forma o da un aspetto isolato della sua natura. I motivi economici e professionali, che sono inseparabili dal significato della definizione corporativa, richiamano le tendenze universaliste e materialiste che la rivoluzione nazionale impugna radicalmente. Di necessità, dunque, la denominazione dello « Stato nuovo » italiano deve fissarsi in quella di «Stato fascista», per cui, con criterio storico, si prende in considerazione il processo politico generatore del nuovo tipo di Stato. La denominazione è da intendersi nel senso di «Stato nazionale », ovvero «Stato-popolo », per l’equivalenza che sarà dimostrata meglio di questi tre aggettivi. Come si è visto, lo Stato fascista è «Stato religioso » ed è «Stato militare », al medesimo titolo almeno che esso è « Stato corporativo » e « Stato sociale ». E poiché l’identità dello Stato non può essere che una ed indivisibile, è manifesto che non può accogliersi se non la denominazione di « Stato fascista » che lega tutti i vari aspetti del nuovo tipo di organizzazione. Al riguardo cade opportuno tener presente la proposizione del Duce: «L’uomo economico non esiste: esiste l’uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero»…”.

Ed infatti, nel medesimo solco ideale già tracciato nelle pagine precedenti, dove vengono descritti gli organi delle Corporazioni, quali istituiti che devono essere utili ad ottenere i fini dello Stato Fascista, già si afferma, anticipando la forma statuale della R.S.I., che prima di agire a mezzo di “Corporazioni” costituite come istituiti pubblici, è fondamentale assumere coscienziosamente ed interiorizzare da parte dei produttori italiani di qualsiasi categoria, l’idea stessa di “Corporazione”, assurta nella concezione fascista a livello di principio morale di concordia sociale e di produzione unitaria nazionale, in conformità ai fini statuali del Regime sintetizzati nella Dottrina del Fascismo. Dunque, coerentemente a tali principi, è possibile così concepire una “Corporazione mobile”, snellendo al più presto la forma burocratica in atto, unificando le organizzazioni sindacali (il cui compito è formare ideologicamente le categorie del lavoro) e definendo la “Corporazione” come il “momento attuativo” rivolto alla collaborazione tra esse, finalizzata al miglioramento della produzione nazionale, ovvero tramite la convocazione dell’assemblea che a tale scopo doveva adoperarsi. Tale formula, di già rappresenta anticipandolo, né più né meno, il cuore dell’Ordinamento Sindacale Corporativo adottato dal Fascismo nella R.S.I. !

Detto ciò, non ci resta che augurare a tutti buona lettura, potete scaricare il testo integrale digitando QUI.

IlCovo

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DIFFONDERE LA VERITA’!

Cari lettori e simpatizzanti, con grande soddisfazione, continuiamo a notare felicemente come le tematiche di cui siamo banditori ormai da molto tempo, si stanno diffondendo davvero a 360 gradi. Ciò che ci colpisce maggiormente, è che tali argomentazioni riscuotono interesse anche là dove vi è una evidente diversità di principi e valori rispetto a quelli da noi sempre perorati. Questo fattore ha una grande rilevanza, proprio perché, come non manchiamo di proclamare in tutte le circostanze, siamo convinti che dalla condivisione di tali tematiche, possa nascere quella effettiva e necessaria “presa di coscienza” che costituisce la reale levatrice di quella inderogabile e indispensabile sana Revisione di principi ideali, all’insegna dei quali vanno vissute le nostre vite ed in virtù dei quali solamente è possibile contribuire al vero cambiamento di paradigma esistenziale di cui l’umanità abbisogna.

In generale, sempre più diffusa tra la gente risulta essere la percezione che gli esseri umani del XXI secolo vivano all’interno di un mondo virtuale distopico e dispotico, dove nulla è come sembra e dove la realtà vera corrisponde esattamente all’opposto di quanto viene quotidianamente propagandato dai mezzi di comunicazione ufficiali e dagli organi istituzionali. In particolare, più chiaramente viene avvertito come il metodo della comunicazione di massa dei media ufficiali ricalchi quasi pedissequamente le tecniche di manipolazione della mente già a suo tempo preconizzate nel capolavoro di  George Orwell, 1984, sebbene in modo forse ancor più invasivo e pervicace di quello immaginato dallo scrittore inglese (qui). In breve, la cosiddetta “pandemia assassina” da corona virus ha certamente disvelato anche ai più recalcitranti tra coloro che ancora sono in possesso di un minimo di senso critico, il vero volto criminale del sistema di potere attualmente imperante e che su questo blog denunciamo già dal 2013. Ma ovviamente, siamo ben consci che tale intuizione, ancorché ormai assai diffusa, risulta comunque appannaggio di una minoranza, oltretutto ben lontana da una completa presa di coscienza, pienamente capace, cioè, non solo di avere cognizione dei metodi con cui il sistema liberal-pluto-massonico influenza i pensieri ed i modi di agire della popolazione, ma quel che più conta, di procurare quel distacco netto ed assoluto dalle categorie filosofico-politiche che lo stesso sistema dominante ha inculcato pervicacemente sino ad oggi nella popolazione, istituzionalizzandole e cristallizzandole nelle cosiddette carte costituzionali fittizie imposte dagli altrettanto cosiddetti “liberatori” del 1945; categorie ormai inconsapevolmente divenute gabbie del pensiero, di cui noi fascisti de “IlCovo” abbiamo efficacemente scritto di recente in due articoli al riguardo, davvero dirimenti (qui e qui).

Bernini, Verità svelata dal Tempo.

Bernini, Verità svelata dal Tempo.

Ebbene, proprio in relazione a ciò, abbiamo notato due scritti di rilievo, pubblicati dal giornalista indipendente Tosatti, riecheggianti tematiche che, sempre in tempi non sospetti, abbiamo di già portato all’attenzione dei nostri lettori. Tali articoli, riferiscono delle “origini” del Razzismo sociale e dell’Eugenetica, definendo correttamente la concezione di Hitler, ad esempio, quale naturale corollario alle dottrine positivistiche ed alle filosofie demo-liberali professate da quei soggetti politici che, ordinariamente, vengono invece pubblicamente additati come la quintessenza della “elevazione morale” (Es: qui e qui). Segue poi, prendendo a spunto un fatto di cronaca recente, un’analisi dove si comincia finalmente a notare un fatto che riecheggia un pò dappertutto e con una certa costanza già da qualche tempo a questa parte, ossia, il disvelamento della reale faccia inerente la informatizzazione e digitalizzazione delle nostre vite, una vita virtuale dove gli individui divenuti ormai stabilmente atomi disgregati, vengono continuamente spiati e manipolati, nonché oppressi, dai “giganti delle telecomunicazioni” a servizio del potere pluto-massonico mondialista (Es: qui,  qui e qui). Estrapoliamo al riguardo due brevi citazioni da tali scritti, che vi invitiamo a leggere per intero ed a meditare, proprio alla luce della critica che “IlCovo” sta diffondendo da sempre, ma che risulta differente da quella di TUTTI gli altri, poiché discende dalla nostra concezione Etico-Politica, la quale, SOLA, può davvero generare la consapevolezza per capire in che “mondo infernale” ci hanno precipitati e cosa è necessario fare per tornare ad essere davvero Uomini Liberi… buona lettura!

 

Il Razzismo di Adolf Hitler è Stato Creato dai “Progressisti”

Nel 1909 i coniugi Whetham pubblicano il libro The Family and the Nation, dove stabilirono che gli europei si dividevano in tre categorie, i nordici, tra i quali gli inglesi, gli alpini, tipo gli svizzeri, e i mediterranei. I nordici, secondo i Whetham, avevano una supremazia riconosciuta. Secondo loro la cosa più preoccupante, in Inghilterra, era l’immigrazione delle razze mediterranee che abitavano le parti più povere delle città, e la cui tendenza conigliesca alla riproduzione costituiva un serio problema per la nazione e per tutta l’Europa...Non mancano esempi tra gli statisti. Il presidente Theodore Rooseveltsostenne che le donne in buona salute fisica e mentale che scelgono di non avere figli devono essere considerate come «criminali della razza». Mentre «non è di alcun vantaggio consentire una simile perpetuazione di cittadini di razza sbagliata. Il grande problema della civiltà» dice Theodore Roosevelt «è riuscire ad ottenere, nella popolazione, l’aumento degli elementi di valore rispetto a quelli di poco valore o che risultano addirittura nocivi». Così gli Stati Uniti d’America rappresentano il primo paese che approva delle leggi eugenetiche... Nella Germania prussianalo psichiatra Alfred Hoche, e il giurista Karl Binding nel 1920 pubblicarono il libro dal titolo “L’autorizzazione all’eliminazione delle vite non più degne di essere vissute”. Oggi lo stesso tipo di logica “umanitaria” è rientrata prepotentemente nelle società definite democratiche. Ma in modi molto più raffinati e perversi. Se oggi si istituzionalizza l’eutanasia come un atto compassionevole verso il malato terminale, è certo che domani sarà un dovere del cittadino nei confronti della Comunità. Di questo passo è molto probabile che tra breve sarà loStato ad intimarci la cosiddetta dolce morte…

Che Bisogno Abbiamo della Stasi? Abbiamo Già Google, e non Solo…

Per trattare con i piantagrane, la Stasi aveva una politica chiamata, in tedesco, Zersetzung. È una parola difficile da tradurre. Il significato letterale sarebbe “decomposizione“. Ma nel contesto dello stato poliziesco della Germania dell’Est, significava distruggere i dissidenti. “L’obiettivo“, secondo lo storico tedesco Hubertus Knabe, “era distruggere segretamente la fiducia delle persone in se stesse, ad esempio danneggiando la loro reputazione, organizzando insuccessi e fallimenti nel loro lavoro e distruggendo le loro relazioni personali“. Suona familiare?…Un esercito di “investigatori online” si è messo al lavoro per identificare e profilare i rivoltosi. L’FBI ha chiesto informazioni digitali sui tragici eventi della giornata. “Questa raccolta di fonti anonime dalla massa generalizzata non è la stessa cosa di un’indagine formale. Non è certamente un sostituto per le indagini svolte dal sistema giudiziario “, afferma John Scott-Railton, del Citizen Lab dell’Università di Toronto . Ma “è un ottimo meccanismo per far emergere indizi“. Un prodotto di questo lavoro di investigazione su Internet è stata una caratteristica impressionante del New York Times che ha aggregato i dati su 175 dei rivoltosi accusati, insieme alla loro foto e ad un breve loro profilo. È stato sbalorditivo constatare quanto sia semplice, per dei detective in pigiama, agguantare criminali. Alcune di queste persone sono state licenziate senza accuse specifiche ed in modo sommario dai loro datori di lavoro dopo che queste informazioni sono state rese pubbliche.

Proprio in merito all’argomento trattato nell’articolo sopra citato, “Il Razzismo di Adolf Hitler è stato creato dai progressisti”, riteniamo oltremodo importante estrarre un brano preso dalla voce “Eugenica” del Dizionario di Politica del Partito Nazionale Fascista (Op. cit., Antologia, Volume Unico, a cura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, 2014, Lulu.com, pp. 214-217). In tale scritto, è riportata la posizione del Partito Fascista in materia di Razzismo e selezione dei “puri”, pubblicata in tempi decisamente non sospetti, ovvero nel 1940. Di seguito:

…”Dalla sintesi fatta delle nozioni più comunemente acquisite alla scienza scaturiscono illazioni che profilano i compiti dell’eugenica nel miglioramento della razza. L’uomo riceve, si direbbe in custodia, una somma di caratteri fissi, immutabili che fatalmente tramanda, ma la sua individualità racchiude inoltre un complesso di caratteri più o meno labili prodotti dall’ambiente fisico e sociale in cui vive. L’importanza pratica di queste conoscenze è enorme se si pensi all’influenza che può esercitare l’igiene nel tutelare la maternità e l’infanzia, nel risanare l’ambiente, nella lotta contro l’alcolismo, la sifilide e le altre malattie socialmente dannose. È la bonifica umana, in una parola, che si inizia fin dalla nascita, anzi prima della nascita, sulle cellule germinali, con l’igiene sessuale, prenatale, materna e così via, e si estende all’ambiente in cui la vita si svolge (v. IGIENE). Non tutti sono d’accordo nell’assegnare all’igiene una parte preminente nell’eugenica, le cui finalità risultano pertanto diversamente adombrate nei vari stati. Negli Stati Uniti d’America prevale la tendenza di favorire l’incremento demografico della sola razza inglese, ritenuta superiore, e di ostacolare la riproduzione delle razze inferiori (negri) e degli individui disgenici; in Francia, ove il regresso delle nascite è sempre più minaccioso, si mira a recuperare i più deboli; in Inghilterra si seguono le idee fondamentali di Galton sulla selezione dei matrimoni; in Germania e in Norvegia è più accentuata la tendenza al miglioramento qualitativo della popolazione. Secondo le tendenze delineatesi nel concepire i limiti delle possibilità eugeniche ed i mezzi proposti od attuati per raggiungere lo scopo, l’eugenica può distinguersi in « selettiva» o « negativa » e « preventiva» o « positiva ». L’eugenica « selettiva » si prefigge di favorire la riproduzione degli individui geneticamente più adatti per qualità fisiche e psichiche, e di ostacolare o impedire la riproduzione dei più deboli, tarati o perversi. I mezzi coercitivi volontari dell’ indirizzo selettivo hanno suscitato il più vivo interesse scientifico ed impegnato problemi di vasta ripercussione, la cui soluzione è tutt’altro che probativa. La visita medica e il relativo certificato prematrimoniale come mezzo per impedire la trasmissione alla prole di malattie veneree, tubercolosi, criminalità, malattie mentali è stato adottato, con vari temperamenti, come obbligo da cui dipende la concessione, da parte dell’autorità, al matrimonio (America, Norvegia, Danimarca, ecc.), o suggerito come semplice informativa eugenica ai nubendi delle reciproche condizioni di salute (Germania, Austria). Contro l’obbligatorietà del certificato medico prematrimoniale si sono elevate obiezioni non prive di valore. A parte le difficoltà pratiche di far funzionare ovunque le istituzioni adatte per eseguire seri accertamenti sanitari e la possibilità di frodi, è stato giustamente osservato che la pratica non elimina le malattie riconosciute socialmente dannose, in quanto queste possono svilupparsi anche dopo il matrimonio. Inoltre, una misura così intimamente coercitiva che ripugna al diritto naturale, può risolversi in un incitamento al concubinaggio e in un aumento degli illegittimi; in tal modo le tare morbose combattute dalla famiglia legale entrerebbero nella società attraverso le unioni illegali. Vi sono infine obiezioni di ordine giuridico, in quanto il matrimonio, oltre tutto, può avere  finalità assistenziali, economiche, morali. Un altro punto dell’eugenica selettiva, che merita la più prudente considerazione, è la sterilizzazione e la castrazione coattive entrate nella legislazione di alcuni stati d’America e d’Europa (Germania, Finlandia). Il procedimento, applicabile a richiesta dell’interessato o dei familiari o su decisione di un giudice, è diretto ad impedire la capacità riproduttiva o sessuale degli individui con gravi tare ereditarie (malattie mentali, epilessia ereditaria, gravi deformità, alcoolismo cronico) e di speciali delinquenti. In Italia, contro la sterilizzazione e la castrazione dei delinquenti si sono levate autorevoli voci (S. Ottolenghi) che sostengono che l’eredità morbosa a delinquere non è ineluttabile per quanto frequente, e tanto meno è graduabile la sua presunzione in modo da poter stabilire gli estremi della pericolosità del delinquente da sterilizzare. Del resto, il codice penale italiano, sancendo l’imputabilità del delinquente, non riconosce nella tendenza a delinquere una insopprimibile fatalità organica; inoltre la pratica, costituendo una lesione personale a cui consegue una minorazione permanente, è in contrasto con l’indirizzo fascista della legge penale italiana. La limitazione volontaria della prole, sorta dalle errate premesse di Malthus sul contrasto fra aumento numerico della popolazione e quello dei mezzi di  sussistenza, trasfusa con fini diversi nelle pratiche anticoncezionali del neomalthusianismo, ha conquistato larghi strati sociali. Pur caldeggiato da alcuni autori, il controllo delle nascite è l’edonismo camuffato da eugenica, che preoccupa maggiormente i governi di ogni paese; tanto meno esso può perseguire un miglioramento qualitativo della popolazione, ché, anzi, la diminuzione dell’efficienza numerica è notoriamente causa di mali sociali e storici gravissimi. Infatti spesso, nella storia dei popoli, la decadenza della civiltà ha coinciso con quella demografica; i popoli a bassa natalità non possono durevolmente mantenersi forti e sarebbe un pericoloso errore credere che il regresso delle nascite, spontaneo o volontario, possa migliorare la qualità della popolazione… I mezzi suggeriti dall’eugenica selettiva attraverso la restrizione dei matrimoni, la limitazione della prole, il controllo delle nascite, la sterilizzazione, portano fatalmente ad una diminuzione della natalità e non al miglioramento qualitativo della razza. La selezione dei migliori, allo stato attuale delle conoscenze, è un’utopia fondata su basi assurde… In Italia, l’eugenica ha un indirizzo schiettamente positivo che si ricollega non solo alle sue tradizioni morali e religiose, ma specialmente alle concezioni politiche affermate dal governo fascista, che nell’incremento demografico vede le ragioni di una maggiore potenza e di un sicuro avvenire. Mentre qua e là l’eugenica tende a formare una aristocrazia di determinati gruppi etnici, o a raggiungere una ipotetica selezione volontaria degli individui migliori, nel nostro paese, nel quadro della politica demografica, è diventata bonifica integrale della stirpe, in cui miglioramento qualitativo della popolazione ed incremento demografico sono due aspetti di un unico problema… Lo sviluppo delle famiglie numerose è un altro punto della maggiore importanza per l’eugenica preventiva. Il problema demografico, affrontato con la  maggiore energia dal regime, è imperniato sull’incoraggiamento alla fecondità; la sovrappopolazione non è un pericolo per i paesi civili dove, con la disciplina del lavoro, il numero determina un aumento della produzione e quindi della ricchezza. Valgano le parole del DUCE: «Falsa ed imbecille è la tesi che la minore popolazione significhi maggior benessere: il livello di vita degli odierni 42 milioni di Italiani è di gran lunga superiore al livello di vita dei 27 del 1871 e dei 38 del 1916 ». Pertanto l’elemento quantitativo nel problema eugenico  si è venuto sempre più rafforzando nello stato fascista per ragioni politiche, economiche e morali. Lo stato, avocando a sé la tutela integrale della stirpe, ha posto in primissimo piano il problema demografico, stroncando le discussioni dottrinarie se « qualità » e « quantità » fossero termini antitetici per il miglioramento eugenico, o se bisognasse  distinguere « un diritto di vivere » da un « diritto di procreare ». La somma delle istituzioni e delle provvidenze attuate dal governo fascista per perseguire la sua vitale politica, è veramente notevole… A tale complesso di provvidenze bisogna aggiungere la tassa sul  celibato e la severa repressione dei delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe contemplati dal nuovo codice penale. Ogni atto diretto a sopprimere o isterilire le fonti della procreazione: l’incitamento a pratiche anticoncezionali, il contagio cosciente di sifilide e di blenorragia, l’aborto procurato, sono considerati come un’offesa all’esistenza stessa della nazione ed alla sua continuità nel tempo.”…

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