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ATTUAZIONE DELLA DEMOCRAZIA PROTETTA! … la tirannide massonica anticristica e antifascista procede nel tentativo di richiudere il “vaso di Pandora” scoperchiato!

Bavaglio democratico antifa - Biblioteca del Covo

Cari lettori, come abbiamo illustrato in abbondanza, specialmente negli ultimi articoli di attualità presenti su questo blog, il mondo è stato evidentemente precipitato in uno scenario che possiamo definire “distopico”, proprio perché la plutocrazia massonica anticristica attualmente dominante, ha utilizzato questo genere letterario per veicolare le proprie “conoscenze segrete”, seguendo un metodo divulgativo “morbido”, improntato cioè all’assuefazione psicologica collettiva, attuata a mezzo di una penetrazione sociale altamente pervasiva, ma in modo graduale sebbene via via crescente. All’interno di un tale scenario rivoltante, il ruolo svolto da quella che un “fabiano” e massone come George Orwell ha definito in modo pertinente come “neo-lingua”, riveste una parte fondamentale, giacché costituisce l’elemento “trainante” dei “gradini della finestra di Overton” di cui abbiamo scritto proprio di recente (qui). Nella “neo-lingua” (dove il significato dei termini, i contenuti e la comprensione degli stessi sono totalmente relativi e subordinati agli obiettivi della minoranza che occultamente resta al comando delle istituzioni governative), il concetto di “protezione” diventa, infatti, il “veicolo” per diffondere concretamente l’oppressione a danno della popolazione. Come di già abbiamo rilevato, ciò non sarebbe affatto possibile se non vi fosse in atto una gigantesca pressione psico-sociale su scala globale attuata sulle masse, a mezzo di colossali campagne mediatiche, basate sulla diffusione del terrore e di pretestuose emergenze. Dunque è proprio a mezzo della presunta “protezione istituzionale” che la suddetta casta pluto-massonica tenta di addivenire al mondo di schiavi da essa presagito. E’ precisamente questo il contesto in cui va analizzato il divenire storico del percorso politico-sociale, attuato dall’alto, a livello istituzionale e finalizzato alla instaurazione definitiva della cosiddetta “democrazia protetta”, che sul territorio italiano prosegue con ossessiva costanza ma senza soluzione di continuità dal 1945. Di recente, con lo stesso metodo rodato nel corso di decenni (qui), è stato portato avanti pubblicamente un ulteriore attacco, che non deve essere valutato come rivolto specificamente alla associazione pseudo Storica in questione, ma deve essere colto come elemento particolare inquadrato all’interno del più generale piano distopico presentemente in atto e concretizzato a mezzo dell’intimidazione e del ricatto psicologico sulla cittadinanza tutta. Infatti, nulla impedisce che tali associazioni, che spesso rispondono soltanto nominalmente a criteri di “fascismo” (perché, lo ricordiamo, i nemici veri del Sistema di potere vigente sono solo due e tra loro complementari: ossia, Cattolicesimo Romano e Fascismo, qui) risultino benvenute alla nomenklatura antifascista (sorvolando sul gruppo colpito, di cui non conosciamo i risvolti), venendo appositamente usate in modo pretestuoso al fine di implementare ciò che costituisce il vero obiettivo del Sistema dominante: ovverosia, cancellare la conoscenza verace del Fascismo, distruggendo così uno dei due basamenti della Nostra Civiltà Romano-Cattolica, colpendo in tal modo la verace identità tradizionale europeo-mediterranea, ormai da tempo platealmente sotto attacco (qui). In ogni caso, le “accuse” rivolte all’associazione in questione si commentano da sé, giacché si definisce come “reato”, una evidente opinione storico-politica. Nuovamente si palesa in modo chiaro che non è possibile, in nessun modo, chiedere “giustizia” a coloro che per abito mentale costituzionale, di tale negazione fanno un proprio fondamento esistenziale, dove il dire, il pensare, il contestare con argomenti, sono classificati come un reato: lo “psico-reato”! E vi facciamo notare che il rozzo insulto e l’invettiva “di parte”, addebitati a questa associazione che si definisce “Storica”, vengono impugnati dagli accusatori che volutamente li confondono a bella posta con la vera ricerca storica, cioè quella che in modo argomentato, contesta le interpretazioni dominanti imposte dalle istituzioni vigenti e che invece proprio Noi fascisti de “IlCovo” portiamo avanti. Tutto questo serve al potere costituito per implementare la propria cosiddetta “protezione” sulla cittadinanza. Per arrivarci, però, vi abbiamo già descritto quali siano stati tutti i passi compiuti: dall’allestimento di “mali assoluti” inventati (qui) di sana pianta, grazie all’apporto di marionette politiche create direttamente dal potere istituzionale a sua volta “imposto da terzi” (qui), alla diffusione di ricatti, intimidazioni e sperequazioni ad hoc, sempre a danno della popolazione (qui).

Ma come sa bene chi ci legge assiduamente, la nostra esistenza associativa, che è basata su di un elemento assolutamente imprescindibile ed irrinunciabile (qui) che si scontra frontalmente proprio con la sostanza della menzogna di Stato contenuta nelle ormai famose leggi antifasciste (una menzogna senza cui le suddette leggi non hanno ragione di esistere!), ha provocato un grande problema per costoro. Giacché è proprio la definizione di “Cosa è e cosa vuole il fascismo” (qui) alla quale abbiamo dedicato la gran parte delle nostre fatiche, a rappresentare per Noi il “nodo gordiano da tagliare” e “il bandolo della matassa da sciogliere”, ma che il Sistema dominante per un proprio tornaconto di carattere esistenziale, vuole ad ogni costo che restino integri ed intricati. Per questo motivo “IlCovo”, all’insegna della comprensione effettiva di tale “Verità assoluta”, svolge il proprio compito. In ragione di tale attività assistiamo alla manipolazione dei fatti e della Storia attuata a livello “istituzionale”, finalizzata allo scopo di deformare e ribaltare la realtà dei contenuti storico-politologici che invece portiamo all’attenzione generale, con l’obiettivo di silenziarci posteriormente in modo definitivo, noi ed il nostro operato. Proprio in ragione di tale attività e per il fatto che la svolgiamo indefessamente, abbiamo subito l’attacco frontale vibrato nel 2017 secondo specifiche e particolarissime modalità che abbiamo discusso ampiamente, conclusosi, dopo ben tre gradi di giudizio tutti a Noi favorevoli, con la nostra vittoria assoluta (qui). Ma essa non poteva però rimanere priva di conseguenze. Il proverbiale “vaso di Pandora” che era stato scoperchiato, per i facenti funzione della elite plutocratico-massonica antifascista, doveva essere necessariamente richiuso. Infatti, con un tempismo che ha dell’incredibile (nulla avviene per caso!), dal periodo che va dall’emissione dell’ultima sentenza che ci riguarda, ad oggi, si sono inanellate varie altre sentenze, tutte afferenti la stessa tipologia di vicende giudiziarie e tutte tra loro contraddittorie, tali da generare una maggiore confusione ed una crescente intimidazione tra i cittadini, laddove, invece, con tutte le sentenze che ci riguardavano, avevamo di fatto messo fine a qualsiasi genere di incomprensione giuridica nonché posto una seria ipoteca sulla possibilità di generare atti intimidatori arbitrari da parte delle istituzioni. Ebbene, rispetto a tale modalità di procedere da parte istituzionale, Noi già scrivevamo chiaramente che:

Tale modus operandi politico è stato già autorevolmente definito come “democrazia protetta”, proprio nell’ambito culturale dello stesso antifascismo istituzionale che ha preso parte a questa persecuzione. Codesta “democrazia protetta” sarebbe, dunque, il sistema in cui un particolare gruppo politico denominato in un certo modo, assume per legge determinate caratteristiche negative e per il solo fatto di esistere, verrebbe ritenuto pericoloso e necessariamente soppresso, proprio a causa della denominazione assunta o ad esso attribuita legalmente, pur prescindendo dagli eventuali riscontri concreti sia in merito al proprio pensiero ideale che alla relativa condotta politica oggettivamente da esso assunta. Così, in riferimento a quanto esposto dagli accusatori, ogni atto, fatto o documento afferente tale gruppo, identificato univocamente dalla legge come “criminale”, deve essere punito in quanto tale e non in quanto possa aver concretamente costituito un pericolo. Il pericolo, dunque, nella mens della pubblica accusa, dalla manifestazione concreta di un comportamento oggettivo qualificato come reato, passa de plano all’espressione pubblica di un dato pensiero e all’esternazione plateale di determinate opinioni. Agli accusatori democratici, per far scattare la repressione, evidentemente non bastava più constatare l’eventuale pericolo concreto attinente comportamenti “violenti, razzisti e dispotici” da dover impedire a norma di legge, come finora formalmente previsto dalla normativa vigente.

All’interno di un siffatto scenario, portiamo alla vostra attenzione la seguente ulteriore sentenza (tutti questi documenti andrebbero LETTI; purtroppo, per una incredibile fatalità, la Corte ha “sospeso”, fino a data da definirsi, la possibilità di consultarli, e gli articoli che sono stati pubblicati di recente o non sono più reperibili, o sono scarni!), di cui è possibile consultare solo la brevissima citazione contenuta in questo articolo, vistosamente di parte e pubblicato da uno degli organismi a nostro avviso più smaccati della disinformazione sistemica (qui).

Chiaramente la questione pretestuosa sul quando definire “reato” il Saluto fascista, si commenta da sé, come la stessa stampa ufficiale non manca a modo suo di rilevare (qui), la stessa contraddittorietà rispetto ai giudizi è data proprio dal fondamento su cui essi si basano, ovvero sulle “circostanze” (che vengono interpretate in modo relativo), e non mai sull’atto in quanto tale. Più rilevante è chi lo fa tale saluto e quali siano le motivazioni di condanna. Il registro espositivo è sempre lo stesso, citato più sopra, fondato sulla delegittimazione aprioristica e sul ribaltamento del senso dei fatti. A tal proposito facciamo notare che la sconsiderata citazione del “Dizionario di Politica del Partito Fascista” (qui) che viene riportata dall’articolista, è fatta non a caso. Incredibile, se si pensa che tali documenti erano semplicemente spariti da qualsiasi discussione accademica o politica fino al momento in cui è nata la nostra associazione, ma non inaspettata, visto il nostro lavoro di ricerca che proprio tali documenti ha riscoperto e divulgato. Ovviamente la citazione è fatta a sproposito e la definizione non è quella riportata nell’articolo. Difatti, la “ritualità fascista” non ha mai previsto l’esistenza del “rito del presente”, semmai, esclusivamente l’Appello Fascista ai caduti. Questa in proposito la definizione contenuta nel Dizionario suddetto: 

Fra i riti più notevoli instaurati dalla Rivoluzione fascista è l’appello fatto in determinate occasioni (cerimonie funebri, anniversari e simili) di camerati scomparsi. La risposta « presente » è data ad una voce da tutti gli astanti. Questo rito ha come significato simbolico quello di attestare la continuità spirituale oltre la loro vita fisica di coloro che hanno contribuito con la loro opera alla ricostruzione della vita italiana promossa dal Fascismo. La « presenza » di coloro che si sono sacrificati nella lotta, o che vi hanno dato contributo di azione, permane nella realtà conquistata dalla Rivoluzione. Gli scomparsi non sono assenti poiché vivono nel documento delle loro forze migliori. La risposta « presente » gridata ad una voce dai camerati afferma, oltre che il riconoscimento di tale apporto duraturo alla realtà storica della nazione, la vitalità in tutti gli spiriti dei motivi ideali che hanno mosso all’azione e al sacrificio il camerata scomparso. Il rito dell’appello si inserisce in quel riconoscimento delle forze spirituali oltre la vita fisica che nelle religioni si manifesta col culto dei santi e presso i popoli, nelle diverse fasi della civiltà in forme diverse, col culto degli eroi.

Ovviamente, l’articolo del giornale summenzionato si guarda bene dal citare letteralmente la voce del Dizionario a cui pure si riferisce, poiché di già solo leggendola, si comprenderebbe perfettamente che di Appelli Fascisti, da parte dei “radicalisti di destra” – affatto digiuni di Dottrina del Fascismo e di motivazioni ideologiche ad essa inerenti – non ne sono mai stati fatti, non ricorrendo in concreto nessuna delle condizioni essenziali affinché possa essere davvero definito tale il loro “gesto rituale”. Dell’Appello rimane così solo l’involucro esteriore, e naturalmente coloro che lo mimano (e che non rispondono affatto alla definizione di fascisti che si ricava agevolmente dal contenuto della Dottrina del Fascismo), che così facendo risultano elementi fondamentali al solo fine di proseguire la campagna del fango a danno del Fascismo, orchestrata proditoriamente da decenni dalle istituzioni del Sistema antifascista. Ecco come allora appare chiaro che tali sentenze hanno lo scopo precipuo dell’intimidazione, di nascondere e silenziare la realtà Vera dei fatti rispetto al tema in oggetto. Così da impedire non tanto di alzare il braccio in segno di saluto (la qual cosa in quanto valutata come “reato” è talmente ridicola da commentarsi già da sé), ma di conoscere tanto cosa significhi veramente quel gesto quanto chi è titolato a farlo a buon diritto. Il problema principale in questi casi montati ad arte, è che (all’opposto di quel che Noi abbiamo voluto far emergere pubblicamente con la nostra vicenda giudiziaria), in questo come nella maggioranza dei casi analoghi, non si è mai sul terreno dello “scontro” aperto con la giurisprudenza “istituzionale” sul fondamento verace della questione, ma, come avete letto nella brevissima citazione della “difesa”, si resta comunque sul piano dei cavilli legali. Perché trattasi di una tragica messinscena propedeutica esclusivamente al mantenimento dello status quo politico. Per questo motivo, la cosiddetta “democrazia protetta” può così svolgere il suo “compito”, che in effetti viene contrastato in modo concreto e risolutivo esclusivamente proprio dal lavoro che in qualità di associazione portiamo avanti ormai da 17 anni, come i fatti e le stesse vicende giudiziarie dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio! (qui)

Tale modalità di procedere da parte de “IlCovo”, a parer nostro rappresenta l’unica non convenzionale atta efficacemente ad opporsi al Sistema satanico vigente e quindi idonea a non cadere nelle trappole da esso preparate, risultando capace di radicarsi in modo lento ma solido nelle parti sane della società, tutt’ora esistenti, sebbene minoritarie. Per far questo serve un nucleo intransigente non necessariamente ampio sul piano numerico, ma saldo nei princìpi, coeso e determinato, che rappresenta la vera pre-condizione indispensabile per potersi poi espandere, grazie alla capacità di azione e di guida di più ampie fasce di popolazione. Giacché siamo convinti che per radicarsi nel tessuto sociale, servono due “gambe”: una è quella della vera Fede cattolica, con un duro lavoro da svolgersi in interiore homine; l’altra è la conoscenza e l’assunzione politica della dottrina fascista a modello di vita individuale e pubblico. E precisamente due sono gli elementi essenziali in base ai quali abbiamo svolto il nostro operato pedagogico-formativo in questi anni: in primis, a livello ideologico-dottrinario, il meticoloso lavoro teso a far parlare le fonti primarie; in secundis, il chiaro ed inequivocabile riferimento spirituale al Cattolicesimo (qui). Ulteriori variabili, sono del tutto imponderabili e contingenti. Invece il radicamento ideale nella società è essenzialmente questione di lavoro certosino e tenace. In tal senso occorre molto coraggio, perché il solo atto di far conoscere la verace dottrina fascista e promuovere un sano revisionismo storico, procura immancabilmente isolamento sociale ed inevitabili persecuzioni da parte dell’antifascismo di Stato che sta al potere. Inoltre, è opera che richiede impegno intellettuale alto e faticoso. Ma di scorciatoie, come dimostra la sventurata Storia italiana degli ultimi 80 anni, realisticamente non ve ne sono mai state. Attraverso la Pazienza, la Fortezza e la Perseveranza, che sono tutte Virtù Cristiane, Noi fascisti de “IlCovo” chiediamo continuamente all’Altissimo Iddio quel coraggio, quella forza, quella pazienza e perseveranza indispensabili affinché, fino al nostro ultimo alito di Vita, si possa contribuire alla Rinascita del Popolo Italiano, nel nome di Dio e della VERA Italia che è Fascista.

IlCovo

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IL FASCINO UNIVERSALE DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA!

Universale fascino del Fascismo - Biblioteca del Covo

Mussolini, il 27 ottobre 1930, alla vigilia dell’ottavo anniversario della Marcia su Roma, così ebbe ad affermare: « …Oggi io affermo che il Fascismo, in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale: italiano nei suoi particolari istituti, è universale nello spirito… » (Scritti e Discorsi, Vol. VII, p. 230). Universale, per la ragione già da Mussolini chiaramente intravista sin dai primordi della Rivoluzione: come risulta da questo brano del breve saluto da lui rivolto, il 22 novembre del 1923, al Primo Ministro spagnolo, Primo de Rivera: … « Pur essendo il Fascismo tipicamente italiano, non vi è dubbio che taluni suoi postulati sono di ordine universale, perché molti Paesi hanno sofferto e soffrono per la degenerazione dei sistemi democratici e liberali. L’amore della disciplina, il culto della bellezza e della forza, il coraggio delle responsabilità, il disprezzo per tutti i luoghi comuni, la sete della realtà, l’amore per il Popolo… questi capisaldi fondamentali della concezione fascista, possono servire anche ad altri Paesi… » (S. e D., III, p. 276). Di qui le parole pronunciate alla Camera il 18 novembre 1925: … « affermo che ci sono nel Fascismo fermenti di vita il cui carattere universalistico non può essere negato » (S. e D., V, p. 204). Si comprende, perciò, come il Fascismo non abbia tardato a traboccare al di fuori dell’Italia, e ad avere fuori d’Italia amici, seguaci, studiosi. Nessun Paese, neppure quelli di più antica ed esperta civiltà e cultura, ha potuto sottrarsi al suo fascino: dove non lo si odia, o lo si teme, lo si ammira e desidera: e c’è ormai, in ogni Paese, chi in qualche modo si sforza di porsi sulle sue orme. « È un fenomeno che interessa tutto il mondo – Così nel discorso che Mussolini lesse il 4 ottobre 1924 all’Associazione Costituzionale di Milano — … In tutto il mondo da due anni non si fa che discutere del Fascismo. E’ sorta una letteratura in tutte le lingue. Individui partono dal Giappone, dalla Cina, dall’Australia, per venire a studiarlo… » (S. e D., IV, p. 293). Così, il 18 novembre 1925, alla Camera: … « Dopo alcuni secoli assistiamo a questo fenomeno, che intorno a una idea italiana il mondo si divide prò e contro: da Tokio a New York, dal Nord al Sud, in tutti i paesi… si discute prò e contro il Fascismo… In tutto il mondo si sente che il sistema parlamentare… oggi è insufficiente a contenere l’impeto crescente dei bisogni e delle passioni della civiltà moderna. Si sente dovunque… che è necessario ristabilire severamente i principi dell’ordine, della disciplina, della gerarchia… Questi principii non giovano soltanto all’Italia, giovano a tutti i Paesi civili… » (S. e D., V, p. 203 – 204). E il 28 marzo 1926, in occasione del settimo annuale dei Fasci: … « Noi diciamo ai fattori responsabili degli Stati: Voi passerete dove siamo passati noi: anche voi, se vorrete vivere, dovrete finirla col parlamentarismo chiacchierone. Anche voi, se vorrete vivere, dovrete dare dei poteri al potere esecutivo. Anche voi, se vorrete vivere, dovrete affrontare il problema più ponderoso di questo secolo, il problema dei rapporti tra capitale e lavoro, problema che il Fascismo ha pienamente risolto… » (S. e D., V, pagina 301). Perché all’intuito di Mussolini non sfuggì quale fosse precisamente il momento, in cui doveva avere inizio questo universalizzarsi del Fascismo, questo trascendere dell’antitesi tra la concezione fascista e la concezione demo-liberale della vita individuale e sociale il paese di origine della Rivoluzione delle Camicie Nere. Questo momento doveva pressappoco coincidere con quello, in cui il Fascismo cominciò a superare le posizioni puramente critiche e negative del proprio programma di azione, e iniziò l’assalto alle posizioni positive e costruttive, vale a dire, passò dal graduale smantellamento teorico e pratico dello Stato Democratico-Liberale alla graduale formazione dello Stato Fascista Corporativo. Mussolini, nel discorso commemorativo del settimo annuale della fondazione dei Fasci, tenuto a Villa Glori il 28 marzo 1926, accennò alla contro-rivoluzione, che già si stava tentando di organizzare al di là delle frontiere, ai danni della Rivoluzione fascista vittoriosa all’interno: … « È tempo di dire che io, in primo luogo, e voi tutti, ci infischiamo solennemente di quello che si dice e si stampa all’estero. È tempo… di bucare quest’altra vescica: è perfettamente logico che il mondo internazionale della Democrazia, del Liberalismo, delle Massonerie, della plutocrazia, dei senza Patria… sia contro di noi. La prova migliore che noi abbiamo fatto realmente una Rivoluzione è in questa controrivoluzione, che noi abbiamo sgominato all’interno, e che tenta invano di affilare le sue armi perfide all’esterno… » (S. e D., V, pp. 300 – 301). 
Ma sono particolarmente significativi — anche per l’afflato profetico che li ispira — questi periodi pronunciati da Mussolini a una settimana di distanza dal discorso del 28 marzo 1926, insediando il 7 aprile a Palazzo Littorio il nuovo Direttorio del Partito: … « Sismondi, il grande storico, diceva che i Popoli, che in un certo momento della loro storia prendono la iniziativa politica, la conservano per due secoli. E difatti il Popolo francese, che nel 1789 prendeva la iniziativa politica, l’ha conservata per 150 anni. Quello che nel 1789 ha fatto il Popolo francese, ha fatto oggi l’Italia fascista, che prende l’iniziativa nel mondo… e che conserverà questa iniziativa. Stando così le cose, e stanno realmente così, perché quest’affermazione è il prodotto di incessanti e severe meditazioni… non sarete stupiti che tutto il mondo degli immortali principi della fraternità senza fratellanza, della uguaglianza disuguale, della libertà coi capricci, sia coalizzata contro di noi. Ecco, siamo veramente sul piano, dove la battaglia diventa difficile, seducente, importante, perché battere i vecchi residui dei Partiti d’Italia è stata una fatica ingrata, ma agitare un principio nuovo nel mondo e farlo trionfare, questa è la fatica, per cui un Popolo e una Rivoluzione passano alla storia… E’ fatale… che ogni Rivoluzione che trionfa in un Paese abbia contro di sé tutto un vecchio mondo… » (S. e D., V, p. 311). Processo di universalizzazione del Fascismo, che assunse carattere e aspetti di fenomeno veramente imponente e minaccioso dal 1929 in poi. Del che, con la consueta sicurezza di percezione storica, il primo ad accorgersi sarà proprio Mussolini… « Dal 1929 ad oggi — dirà Mussolini il 18 marzo del 1934, davanti alla seconda Assemblea Quinquennale del Regime — il Fascismo, da fenomeno italiano è diventato fenomeno universale. Ma nel fenomeno, bisogna distinguere l’aspetto negativo da quello positivo. L’aspetto negativo è la liquidazione di tutte le posizioni dottrinali del passato, l’abbattimento di quelli che sono stati i nemici anche del Fascismo: l’aspetto positivo è quello della ricostruzione: solo coloro che accettano l’aspetto positivo del Fascismo ci interessano, cioè coloro che, dopo aver demolito, sanno fabbricare. Quanto all’aspetto negativo del fenomeno, non vi è dubbio che basta guardarsi attorno, per convincersi che i princìpi del secolo scorso sono morti. Hanno dato quello che potevano dare… Le forze politiche del secolo scorso — Democrazia, Socialismo, Liberalismo, Massoneria — sono esaurite. La prova manifesta è che esse non dicono più nulla alle nuove generazioni. Le torbide coalizioni degli interessi, nei quali si incrociano spesso quelli dell’economia e quelli della politica, e i tentativi disperati, ma velleitari, di coloro che ci vivevano sopra, non potranno impedire l’ineluttabile. Si va verso nuove forme di civiltà, tanto nella politica che nell’economia… » (S. e D., IX, pagine 32 – 33) …
Si tratta in altri termini, dell’ormai palese iniziarsi di quel « periodo di trapasso da un tipo di civiltà a un altro », « per cui le ideologie del sec. XIX stanno crollando », ossia del « crepuscolo e tramonto della civiltà demo-liberale ». L’aveva già detto, del resto, con orgogliosa preveggenza sin dal 14 settembre del 1929, ai camerati del Partito: … « Non solo il Regime dura, ma l’interesse del mondo per la nostra Rivoluzione, invece di diminuire, aumenta. Aumenta per una ragione profonda, e cioè che noi anticipiamo di gran lunga un sistema politico-sociale perfettamente intonato alle necessità moderne, e che dovrà fatalmente essere adottato da altri Paesi. Siamo i primi ad avere avvertito l’inconsistenza della dottrina della lotta di classe e la precarietà di tutta la letteratura marxista di fronte alle caratteristiche del capitalismo moderno, radicalmente cambiato da quello di un secolo fa… Siamo i primi ad aver realizzato la politica pura, non la politica dei Partiti, che è ovunque in decadenza, e non interessa più le masse… Già si levano oltre Alpe voci rinnegatrici del famoso trinomio dell’89. Si lancia un trinomio, che in Regime fascista non è una formula, ma una realtà: autorità, ordine e giustizia. Questo trinomio è il risultato fatale della civiltà contemporanea, dominata dal lavoro e dalla macchina. Reazionari noi? No: precursori, anticipatori, realizzatori di quelle nuove forme di vita politica e sociale, che appaiono tentate talvolta sotto altre forme, anche nei Paesi, che rappresentano gli ideali ormai sopraffatti del secolo scorso… » (S. e D., VII, pagine 146 – 147). Di qui, il senso di tranquilla certezza con cui, l’anno dopo, il 27 ottobre 1930, Mussolini dirà ai Direttori Federali del Partito convenuti a Palazzo Venezia … « Si può prevedere una Europa fascista, una Europa che ispiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo, una Europa, che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno, dello Stato del XX secolo, ben diverso dagli Stati, che esistevano prima del 1789, o che si formarono dopo. Il Fascismo oggi risponde a esigenze di carattere universale. Esso risolve, infatti, il triplice problema dei rapporti tra Stato e individuo, tra Stato e gruppi, fra gruppi e gruppi organizzati… » (S. e D. VII, p. 230).

(Brano estratto da: Francesco Ercole, “La Rivoluzione Fascista”, Palermo, 1936, pp. 492 – 501)

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LA TATTICA EMERGENZIALE CONTRO L’UMANITA’ CRISTIANO-ROMANA! L’obiettivo finale è l’uomo-dio anti-cristico; il mezzo è spiegato dalla “Finestra di Overton”…l’antidoto è l’Uomo Integrale Fascista!

 

Finestra di Overton Pluto-massonica:Biblioteca del Covo

Cari lettori, amici e nemici, la cronaca quotidiana degli avvenimenti italiani ed internazionali purtroppo ci ha abituati sempre più a scenari allucinanti, che si verificano con una costanza incredibilmente precisa e graduale. Ormai risulta clamorosamente chiaro, che tutto quel che avviene nella nostra disgraziata società contemporanea NON E’ assolutamente frutto di “casualità” o della eventuale imponderabile concomitanza di eventi convergenti in modo fortuito, presumibilmente determinati dal “normale” svolgimento della vita umana. Purtroppo, se si legge attentamente la realtà politico-sociale odierna, in virtù della ricostruzione logica dei fatti, della radice degli stessi e dello svolgersi coerente dei passi ad essi orientati (dunque alla luce della retta ragione) si palesa un quadro molto chiaro sulla etero-direzione degli avvenimenti salienti intrapresa dalla cosiddetta “Società globale(ista)” a danno dell’umanità. Abbiamo già affrontato a più riprese l’argomento su questo stesso blog in tutti i suoi aspetti (ad esempio, l’ultima volta qui) e disgraziatamente per tutti noi, gli avvenimenti confermano potentemente la correttezza e la logica coerenza di tale lettura del tempo presente. Per rendere più chiaro lo scenario satanico e distopico in cui la nostra società è stata volutamente precipitata, possiamo avvalerci di ulteriori strumenti interpretativi, capaci di esplicitare la realtà contemporanea in modo ancor più comprensibile, ad esempio utilizzando quella che comunemente è conosciuta come “Finestra di Overton”, dal nome del Sociologo Statunitense che formalizzò tale tesi.

Cos’è la “Finestra di Overton”!

Accennavamo ad Overton, che comunque non inventò nulla, in quanto concretamente si limitò a descrivere il metodo di manipolazione delle masse adottato dalle cosiddette “istituzioni democratiche occidentali”, attraverso l’attenta osservazione dello stesso e dei risultati conseguiti in base ad esso. Secondo la descrizione fornita dal ricercatore omonimo, tale “Finestra” rappresenta lo sviluppo del grado di accettazione di alcuni “provvedimenti politici” attraverso la progressiva ed apposita diffusione nella società di determinati messaggi, ovvero della possibilità, a mezzo di una ben organizzata “campagna propagandistica”, di far considerare alla cittadinanza come “normalmente condivise” idee o principi in precedenza da essa stessa socialmente rifiutati, nonché tutte quelle norme impositive attuate a livello istituzionale al fine di permettere a tali idee nuove di poter essere imposte pubblicamente senza incontrare ostacoli lungo tale percorso di affermazione occultamente indotta dall’alto. All’esterno della Finestra, si trovano gli elementi definiti “non accettabili” dal pubblico. Ciò non significa che essi non siano accettati in assoluto, ma solo che tali elementi si trovano momentaneamente fuori dalla Finestra di accettabilità. La freccia che vedete nell’immagine che abbiamo inserita, costituisce la base della teoria. Infatti, essa rappresenta la “gradualità” adottata dal “potere” per introdurre nella Finestra di accettabilità sociale ciò che prima era ritenuto come totalmente irricevibile. Infatti, la stessa regola della gradualità, a mezzo della “disputa” interna alla società (quest’ultima appositamente creata ad arte ed etero-diretta, giacché la diatriba è fondamentale per l’accettazione finale, così come lo è la diffusione della percezione dello status di “vittime” da attribuire a coloro che sostengono le idee prima impensabili!), è necessaria per lo spostamento in “avanti” della Finestra, fino ad arrivare al centro. Per farvi alcuni esempi, possiamo citare l’idea della “Eutanasia”, termine con cui si definisce il “Suicidio assistito” (la modifica dei termini è una fase essenziale per l’accettazione!). Prima ancora quella delle “Nozze gay”, altro modo per istituzionalizzare il relativismo sessuale. Ancor prima quella della “IVG”, Interruzione volontaria di gravidanza, ovvero, l’aborto procurato: dicesi l’uccisione di bimbi nel grembo materno. Il metodo della Finestra viene a palesarsi immediatamente quando viene introdotta nel dibattito pubblico (è questo il campanello di allarme) una idea universalmente giudicata inaccettabile sino a quel momento. Infatti, principii giudicati inammissibili, in quanto tali non dovrebbero nemmeno essere discussi, ma semplicemente riprovati. In realtà, la possibilità di discuterli e quindi, infine, di accettarli, è stata resa possibile dal relativismo in cui, secondo la plutocrazia massonica globalista che occultamente tira i fili della politica e dell’economia a livello mondiale, deve affogare la società contemporanea (qui). Tale approccio filosofico risulta essenziale per l’applicazione della teoria di Overton. Notate che la freccia della finestra ha DUE sensi non a caso. Difatti, ciò determina che l’ingresso in finestra di alcune idee, può seguire l’uscita dalla finestra di altre idee. Ad esempio, ciò che prima era universalmente giudicato socialmente accettabile, come l’illegalità dell’aborto, adesso è diventato per il potere costituito ed i suoi media un tema tabù persino da discutere!

“Emergenza”

Come abbiamo già argomentato nell’articolo sopra citato (“CONTRO LE MENZOGNE“), lo “Stato di Crisi” artatamente creato, è stato trasformato gradualmente in “emergenza permanente”. Tale elemento risulta essenziale ed irrinunciabile per poter svolgere la progressività della Finestra di Overton. Senza le “emergenze”, le istituzioni delle liberal-democrazie non avrebbero il pretesto per manipolare emozionalmente lo stato d’animo delle Collettività, nonché di riformare arbitrariamente in base al proprio tornaconto (o del potere occulto che le sostiene!) le leggi della collettività. Può sembrare paradossale, ma è proprio il concetto di “emergenza perenne” a costituire l’essenza stessa della liberal-democrazia di marca “anglosassone”, ormai impostasi a livello globale nel corso dei secoli con la forza! Così come, senza le immancabili ancorché presunte “vittime” di turno, quelle portatrici delle “idee inaccettabili” in quel frangente dalla società, non è possibile generare collettivamente quel sentimento di “pena” per costoro, fondamentale poi per trovare “un modo” per poi renderle accettabili alla società medesima, trasformando così le “nuove idee” nella effettiva “nuova normalità” socialmente vincolante e di conseguenza trasformando le precedenti idee – quelle che rifiutavano la cosiddetta nuova “normalità” – in idee prima desuete e poi fuorilegge! Ecco perché non si può affatto addurre a circostanze fortunose il fatto che in questa ultima manciata di anni, il mondo abbia subito davvero molte presunte “emergenze”, pure troppe rispetto ai decenni precedenti; tutte concentrate, tutte inanellatesi una dopo l’altra (mai contemporaneamente!) ma che sostanzialmente convergono fatalmente tutte verso un unico scopo, che è quello riassunto nel titolo del presente articolo ed in tutti gli scritti di denuncia esposti nel corso degli anni su questo blog! Si è iniziato dalla “Crisi del debito” (e vi facciamo notare che non è mai stata superata, ma solo passata in sordina); si è proseguito con la Crisi delle “rivoluzioni primaverili e colorate” con contorno di attentati; continuando con la “Crisi pandemica”; passando per la “Crisi energetica”; culminando con la “Crisi Climatica”. Tutte queste pseudo “crisi”, hanno dato luogo alle relative “Emergenze” istituzionali. L’ultima in ordine di tempo, nel caso italiano è quella scaturita dall’Alluvione nella Romagna e nelle Marche, durante la quale sono stati diffusi dei video fatti dagli stessi alluvionati, che documentano tanto la mancanza di manutenzione e interventi strutturali sui letti di fiumi e dighe (paventando che questi problemi dovuti all’incuria o all’incompetenza amministrativa siano atti deliberati!) quanto la concomitanza di voli di aerei “sospetti”, con il consueto rilascio di “scie …ignote” (un fenomeno che su questo stesso blog denunciammo con largo anticipo anni addietro – ad esempio qui). In questo caso, però, da parte dell’informazione istituzionale non si è soltanto gridato al “complottismo” né si è stigmatizzato il fatto da parte dei soliti “cacciatori di bufale” sguinzagliati dalle istituzioni medesime. Evidentemente, tornando alla progressione esposta nella “Finestra”, nel momento presente siamo al passaggio di tale tesi dallo stadio “inaccettabile” a quello “radicale”… Sì, perché proprio su uno dei programmi generalisti più “ufficiali” della “Tv spazzatura” italy-ota, ovvero “PiazzaPulita” (qui, dalla ora 1:19 in poi) si è visto mandare in onda la diffusione di tale denuncia, addirittura in prima serata! Ovviamente non è stato affermato che in Romagna l’alluvione sia avvenuta in modo programmato, ma è stato affermato ufficialmente, citando gli esempi degli Emirati arabi, che da decenni (!) si sperimentano metodi per far piovere o non piovere (alluvioni e siccità a comando). Ma non lasciatevi fuorviare! Tutto avviene sempre per uno scopo e il motivo vero per cui è stata fatta questa ulteriore ammissione diviene chiaro alla fine del monologo. Ovvero, il disprezzo per l’Essere Umano in quanto tale, quello che un ex ministro definì come “parassita”! Inoltre, il video in questione nella requisitoria contiene anche un “cavallo di Troia”. Il fatto di far piovere o smettere di piovere a comando, visto che in teoria sarebbe l’uomo il primo colpevole del “cambiamento climatico”, alla fine non viene riprovato in sé da chi ascolta, tali ammissioni servono solo per alimentare la diatriba prossima-ventura (elemento fondamentale per la Finestra di Overton), al fine di rendere un domani, prima accettata e poi “legale” tale operazione di geo-ingegneria (legalizzare, per controllare e far definitivamente accettare!).

La “Protezione” delle istituzioni liberal-democratiche!

Più in generale, proprio a seguito della “Emergenza”, che viene poi trasformata in stato di crisi permanente, a livello istituzionale si da ad intendere che bisogna pervenire “di necessità” ad una “Protezione” per “garantire (si presume!) l’incolumità dei cittadini” e quindi farla non solo accettare dagli stessi ma anche desiderare con forza. Ovviamente il termine “Protezione” in realtà è solo l’eufemismo per qualificare la schiavizzazione che infine porta alla eliminazione sociale (esempio eclatante di tale scenario, l’ormai tristemente famoso “passaporto verde” attuato in ragione del pretesto pseudo-pandemico!). Ma senza l’utilizzo della tattica esposta nella Finestra di Overton, non si sarebbe arrivati a tale ribaltamento del senso delle parole e della stessa realtà dei fatti. Resta inteso che un preciso elemento risulta comunque necessario allo svolgimento di tale “protezione”, cioè l’identificazione di un “nemico terribile” (qui), da cui, per l’appunto, la cittadinanza deve essere protetta. La possibilità di indicare a chi o a cosa corrisponda l’archetipo del “male”, ovviamente, resta appannaggio esclusivo dell’oligarchia di potere che, in modo del tutto arbitrario, stabilisce di volta in volta, in base alla propria convenienza, chi debba vestire i panni del “nemico assoluto”. Il fine, però, lo ribadiamo, non è soltanto quello di generare una profonda divisione interna al corpo sociale (se uniti si vince, all’oligarchia pluto-massonica basta dividere per dominare!) giacché essa è di sicuro propedeutica allo scopo ultimo, il quale, però, resta uno solo: l’odio per l’Uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, la volontà di decimazione dell’Umanità, la conclusiva instaurazione di un “regno messianico” secolare, dove un ristretto numero di auto-eletti, schiavizza per l’eternità i pochi che essi hanno deciso di lasciar sopravvivere, ovviamente ridotti a nullità umanoidi, androgini, deboli, sottomessi e svuotati della loro anima, giacché il fondamento anti-cristico di tale messianismo, che in quanto formalmente ateo divinizza il potere, per costoro resta irrinunciabile. Pertanto, solo entrando in questo ordine di idee, si riesce a comprendere davvero come la “politica vera”, quella che eleva materialmente, moralmente e spiritualmente l’Uomo-cittadino, sia stata in concreto cancellata dalla struttura della Società; specificamente, nel caso italiano, già dopo lo svolgimento del rituale massonico di Piazzale Loreto, successivo alla uccisione di Benito Mussolini (di cui abbiamo già ricostruito gli ultimi giorni – Qui), il quale post mortem (come si evince chiaramente nelle tristi immagini storiche di quella giornata!) niente affatto casualmente venne prima “dotato dello scettro” e poi “appeso per i piedi”. Tale messinscena non fu affatto il frutto casuale di un clima di contingente brutalità da “macelleria messicana”, come di solito si suole descrivere tale orrendo baccanale, ma esattamente un preciso atto rituale massonico, che ha rievocato due specifiche carte dei Tarocchi (qui).

rituale massonico Pz.le Loreto

Quel rituale inscenato alla fine ed a suggello della Seconda guerra mondiale quale lotta della plutocrazia massonica contro il Fascismo, ha esplicitato pubblicamente (per chi era in grado di comprenderne la valenza simbolica del gesto!) chi stesse prendendo davvero le redini del mondo, perché ed in spregio a cosa. Non per nulla, la società che ne è derivata, plasmata appositamente nel corso di quasi 80 anni, soddisfa pienamente i desiderata di costoro nel pervenire alle caratteristiche che essi volevano gradualmente raggiungere. Dunque, anche la creazione programmata di “problemi”, risulta necessaria affinché gli stessi soggetti che li creano, possano appositamente “risolverli”… ovviamente a loro modo! Ecco che allora il medesimo dissenso che matura in alcune minoranze appositamente marginalizzate, è sapientemente etero-diretto, in modo che rimanga ancorato ai fondamenti del globalismo (qui). Le medesime oligarchie di potere, seminano indizi come le famose briciole della favola di Pollicino, ma in questo caso esse riportano dentro la gabbia e non fuori di essa (qui). In modo “sapiente” i fatti vengono diffusi per dirigere l’opinione pubblica verso l’unico vero scopo convergente: il materialismo individualista edonistico, finalizzato alla decimazione dell’Umanità, il cui presupposto irrinunciabile è l’odio, generato dal fratricidio permanente. Un ulteriore esempio concreto che possiamo portarvi è rappresentato dalla pantomima legata ai due presunti “campioni globali” del cosiddetto “sovranismo “, ovvero D. Trump e V. Putin. Di fatto, i due personaggi sono pienamente inseriti nella logica mondialista, benché utilizzino due metodi differenti per “ammortizzare” la veemenza del cambiamento progressivo (rappresentando così due dei “gradini” sulla linea della Finestra di Overton). Una delle più “grandi” idee delle oligarchie di potere, infatti, è quella di mettere in pratica alcuni programmi, a mezzo di chi si presenta pubblicamente come “oppositore” degli stessi. Rispetto al ruolo della Russia di Putin ci siamo espressi di recente (Qui) ma allo stesso modo vale anche per Trump; ad esempio, in merito all’unico attacco militare vibrato ufficialmente dal cosiddetto “occidente liberal-democratico” contro la Siria. Avvenimento che, oltretutto, non ha fatto battere ciglio a coloro che presumibilmente “dissentono” sventolando il “vessillo di Donaldo”, benché l’atto sia stato formalmente di una gravità estrema e nonostante che da quel momento la Siria venga comunque bombardata in modo premeditato, ma stavolta col consenso universale. La stessa gravità vale per l’omicidio del Generale iraniano Soleimani, ugualmente orchestrato da Stati Uniti ed Israele durante il suo mandato. Leggendo tali fatti, dunque, si può osservare il fine convergente di tutte le parti in causa, che nessuno scalfisce davvero, ma che anzi a mezzo di tali sceneggiate si rafforza… ed il fine resta comunque, quale che sia la modalità stabilita dalla Plutocrazia massonica e ritenuta più idonea, giungere all’eliminazione della maggioranza della popolazione umana. 

La lotta anti-cristiana per proclamare l’uomo-dio!

Di recente don Curzio Nitoglia in un apposito testo – che unisce al consueto pregio della massima chiarezza anche l’indispensabile dote della sintesi, per rendere il tema fruibile al grande pubblico – ha trattato del piano diabolico di servirsi della genetica, unitamente all’informatica e al pensiero filosofico deviato, per modificare l’essere umano, onde arrivare al Transumano, ossia al Superuomo o all’uomo che si fa Dio con le sue forze naturali. L’epoca sognata dagli gnomi della Silicon Valley — la “razza superiore” dei super-tecnocrati della cibernetica di cui un personaggio come Yuval Noah Harari è un portabandiera — dovrebbe essere segnata dall’abolizione di ogni limite, poiché il nuovo uomo o il superuomo è in sé stesso illimitato e infinito, avendo distrutto il senso religioso, squalificato a narrazione vecchia e fondata su falsi miti, “innalzandosi” come Prometeo, vicino a diventare esso stesso una divinità. Nella visione infernale descritta da tali esseri, le tecnologie “hackereranno” (il termine usato da Harari) ossia prenderanno il controllo della psiche e del corpo umano, avvertendoci (bontà loro!) che un tale cambiamento “potrebbe diminuire la nostra libertà”. Ma costoro, in tutti i casi, affermano con assoluta sicurezza che tali mutamenti sono ineludibili, anzi ineluttabili, senza essere mai sfiorati dal dubbio che tutto quel che potenzialmente si può fare non sempre vada comunque fatto! Tale modo di sragionare, che non a caso riecheggia quanto si legge nei vangeli a proposito della superbia di Satana, ha “vinto” la battaglia presente e ci ha condotto alla guerra batteriologica la quale ci fa capire quale sia lo scopo della pandemia mondiale, a cosa ci potrebbe portare la guerra tra Russia e Ucraina, quale sia la natura e il fine del Grande Reset e della Quarta Rivoluzione Industriale, di cui ha scritto Klaus Schwab, il guru del World Economic Forum. Tutti codesti squallidi personaggi (referenti della plutocrazia massonica mondialista!), affetti da delirio di onnipotenza, stanno cercando di arrivare all’auto/divinizzazione o, se non riuscissero nel loro intento, almeno di distruggere l’intera umanità, illudendosi di restare loro soli sul pianeta terra (qui).

Nemici sino alla fine dei tempi - Biblioteca del Covo

l’Uomo Integrale Mistico-Fascista vero antidoto al superuomo-satanico-transumano!

Esiste però con certezza assoluta la nemesi politica di tale satanico superuomo, come sanno fin troppo bene proprio i pupari pluto-massoni (quelli che tirano i fili degli oligarchi e dei governi demo-liberali!), a motivo della quale tutti codesti soggetti, indistintamente sono uniti e concordi nell’attaccarla con ogni pretesto, palesando così quale concezione politica rappresenta effettivamente il vero e solo “nemico politico” giurato del mondialismo, ovvero IL FASCISMO; che non a caso viene additato sempre, anche dai cosiddetti pseudo-oppositori, come responsabile immaginario di ogni male! Il perché di un tale accanimento è presto detto, basta infatti andare a rileggere la documentazione originale del regime fascista sul processo educativo da esso posto in essere per formare la gioventù italiana:

“… Il dovere della preparazione spirituale fin dalla giovinezza si presenta d’immediata necessità e pari ad un compito da affrontarsi gagliardamente per incentrarsi sempre meglio nell’ambito e nella realtà della Nazione fascista. E Nazione — nel tempo Fascista — vuol dire vita. Una vita esaltata dal religioso sentimento di Dio e della Patria, nobilitata dall’incanto e dalla fatica del lavoro, affascinata dalla presenza e dal conforto del Capo. In questo modo possiamo constatare come il giovane italiano pervenga all’esatta comprensione di questi tre significati: famiglia, società, Nazione. Una volta che il giovane pervenga ad una prima completa comprensione di queste tre cellule, la sua preparazione non può ancora considerarsi totale. Conoscendo il senso della famiglia, della società e della Nazione, il giovane pure conosce i diritti ed i doveri che da questi elementi conseguono: egli inizia un’esistenza dove tutto è coordinato, nella quale gli è comandato di vivere attivamente, d’essere un membro utile, al quale tutto — in ogni tempo ed in ogni luogo — efficacemente si possa richiedere.
 Meglio è dunque nemmeno parlare di preparazione: si tratta invece di una raggiunta educazione… (qui)

… Il compito dell’educazione è lo sviluppo dell’individuo secondo determinate finalità in modo che egli, giunto in possesso della pienezza della sua personalità, dia alla sua libertà un contenuto di pensiero e di azione rispondente a quei fini. Com’è ovvio, tali fini debbono essere particolarmente atti ad attrarre le forze spirituali dell’uomo e ad assecondarne lo sviluppo, poiché se, all’opposto, essi non fossero rispondenti alla sua spiritualità e parlassero ai suoi istinti inferiori, non educazione si avrebbe, ma corruzione e danneggiamento della natura umana. L’educazione è, quindi, un aspetto di quella tendenza innata nell’uomo che lo porta a non volere esaurita nei limiti della propria vita fisica la propria vita spirituale, ma a continuare oltre di quella come azione e pensiero. Da quest’esigenza sorge il bisogno per ogni società di assicurare la propria continuazione nelle generazioni che vengono, rendendole partecipi del proprio patrimonio di sentimenti e di idee e mettendole in condizione di rafforzarlo e di arricchirlo. L’educazione fascista è precisamente diretta a creare nelle nuove generazioni la coscienza di questa solidarietà ideale, nell’ambito della quale soltanto l’azione può chiamarsi azione, nel cui seno trova piena e completa giustificazione l’affermazione delle forze individuali. La prassi educativa è diretta precisamente a questo fine, eliminando dalla vita sociale quelle forme individualistiche che furono care alla società liberale, e riducendo alle loro giuste proporzioni quelle solidarietà che, come le economiche, tendono a venire in contrasto con le più alte solidarietà della Nazione e dello Stato. In concreto, l’educazione fascista insegna alle giovani generazioni che l’uomo è nella sua opera e questa vale solo in quanto si aggiunge come costruzione al patrimonio sempre crescente dei beni, materiali e spirituali della nazione. […] Tale fine viene conseguito subordinando tutta l’opera educativa a quelle esigenze largamente politiche ed essenzialmente morali che costituiscono l’impulso e il contenuto dello Stato fascista. Pertanto, l’educazione fascista è l’opposto della liberale che si interessa il meno possibile dei valori etici e tutto ciò che è etico, ciò che tocchi la religione, la morale, la vita sociale, non entra nelle aule e, quando vi entra, è sentito superfluo. Tutto ciò è frutto di quel presuntuoso razionalismo internazionale, da cui dovevano uscire i sapientoni della massoneria e della democrazia. (qui)

… Notiamo ancora come le tre cellule della famiglia, della società, della Nazione, sulle quali pressoché completamente s’innesta la concezione dello Stato Fascista si presentino all’individuo nell’ordine, e in un tempo successivo l’una alle altre. Possiamo anzi concludere che la conoscenza dell’una si rafforzi e completi con la conoscenza delle altre, perché è appunto sulla famiglia che si fonda l’ordinamento sociale ed è appunto d’uno specificato gruppo societario che consiste la Nazione. Passando attraverso i tre diversi stadi della famiglia, della società, della Nazione, il giovane conquista una sua maturità spirituale. Perché la Nazione Fascista è una realtà nuova, che non risulta di sovrapposizione ad altri elementi, ma che si afferma per virtù di creazione. E’ dunque una realtà viva ed operante, che s’impone e manifesta con l’evidenza dell’autorità. Ed a questa autorità potente della Nazione l’individuo deve contribuire, egli stesso appartenendovi con la sua attività ed essendone in parte manifestazione. Giustamente Benito Mussolini ha voluto affermare come il Fascismo non si preoccupi di ricostruire le forme della vita umana — essendo esse vane e transitorie, — ma il contenuto di essa: l’uomo cioè, il suo carattere e la fede. Perché il carattere — che consiste nella volontà e nel sacrificio — e la fede — che scaturisce da comprensione e da amore — sono intima essenza dell’uomo Fascista. Essenza eroica ed umana, che si manifesta nel rifiutare l’inerzia e ritrovare la massima esaltazione nella realtà della lotta, che ugualmente ama il dolore così come ama la gioia. Quando l’uomo possiede ed è animato da carattere e da fede, allora egli diventa parte operante e vitale della Nazione. Perché allora nasce ed esiste per lui l’insuperabile conforto di conoscere e concepire la vita e la morte esattamente, così come uno splendido dovere. (qui)

… Questo è l’essere umano in senso fascista, vale a dire un uomo insieme politico, economico, religioso, santo, ma soprattutto, innanzitutto, sempre guerriero, l’Uomo Integrale. Educare, dunque, per conseguire non il cittadino che all’occorrenza diventi soldato, ma il soldato, costantemente milite dell’ideale fascista, che, in tutte le contingenze della vita, appunto perché soldato ideale, vale quale ottimo cittadino. Educare, affinché gli italiani tornino ad essere popolo, in quanto erede di Roma repubblicana, imperiale, cattolica e fascista; affinché possano ritornare a difendere l’affermarsi ovunque nel mondo dell’unico retaggio rivoluzionario, che ha il valore, la potenza e il carattere universale della Civiltà per antonomasia. L’Italia deve difendere un mondo… il mondo romano, difendere una ragione di vita umana, limpida, feconda, ardente, corale, religiosa, contro i mostri della modernità plutocratico-massonica. Perciò dovrà combattere contro i mostri delle invadenze e delle oppressioni meccanico-cibernetiche, che tentano di schiacciare tutto con gli idoli d’oro, d’argento, di ferro, infangando le fonti, distruggendo i solchi, imbruttendo la grazia, uccidendo la poesia, negando la divinità, stupefacendosi e stupefacendo delle proprie illusorie alchimie sproloquianti di progresso, prodotte in serie, nelle loro torri babeliche globali”… (qui)

Ebbene, già alla luce di queste poche e brevi citazioni telegrafiche, risulta lampante come un raggio di sole il perché la concezione dottrinale fascista, lungi dall’essere quel “male assoluto” di cui straparla ossessivamente da un secolo la propaganda antifascista, rappresenta invece il più verace e concreto antidoto politico alla distopia satanica di cui abbiamo scritto in queste righe.

Per questo motivo, chiediamo ai nostri lettori di riflettere seriamente ed in modo approfondito, su come svegliarsi realmente dal torpore sociale e morale indotto, di cui governi e istituzioni corrotte, al servizio di una oligarchia criminale internazionale di satanisti, intendono avvalersi per cancellare l’umanità vera, quella dell’Uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio. Noi fascisti de “IlCovo” sappiamo con certezza che per imboccare la via della salvezza, occorre guardare e tornare, oggi più di ieri, alla Civiltà Romano-Cattolica, rappresentata dalla Croce e dal Littorio! Forse è giunto il momento che lo comprendiate anche tutti voi!

IlCovo

 

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MURRI E LO SPIRITO RELIGIOSO DEL FASCISMO! …dall’idea di democrazia cristiana all’ideale fascista.

Murri e il Fascismo - Biblioteca del Covo

Romolo Murri ha rappresentato una di quelle molteplici figure che l’Italia espresse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, esponenti di un chiaro sentire politico ansioso di coniugare ad un pensiero forte e saldo, una conseguente e coerente azione sociale ad esso correlata (per un profilo biografico del personaggio digitare Qui), che secondo tempistiche differenti ed attraverso vari itinerari concettuali, tutti sempre e comunque radicati per un verso o per un altro nella millenaria tradizione della Civiltà spirituale italiana, avrebbe visto convergere le esperienze di molti di costoro, nel grande fiume ideale rappresentato dalla concezione fascista della vita, che di tale millenaria Civiltà dello Spirito, volle e seppe auto-rappresentarsi come la perfetta sintesi ideologica e l’apice politico. In tal senso, persino nel campo culturale antifascista – dove solitamente la figura dell’ex sacerdote viene ricordata quasi esclusivamente per aver vagheggiato in modo ufficiale per primo la formula politica che coniugasse la democrazia ed il cristianesimo, inaugurando così il concetto di “democrazia cristiana” – si è dovuto finalmente rilevare come tale specifica concezione della democrazia murriana fosse niente affatto in sintonia con quella liberale, giacché a sua volta espressione di una visione esistenziale palingenetica anti-materialista, idealistica e volontaristica, profondamente radicata nel cristianesimo; una volontà totalizzante tesa ad una riforma morale idonea a rivoluzionare alla base tanto la società che la coscienza pubblica. Proprio in virtù di ciò il pensiero murriano risulta essere, per un verso, perfettamente complementare con la visione etico-esistenziale elaborata dal fascismo, mentre per un altro, profondamente divergente con quella di un Don Sturzo, nonostante questi fosse formalmente alla guida del Partito popolare che pure alla “democrazia cristiana” murriana diceva di ispirarsi, tanto da portare storicamente ad un insanabile distacco fra i due uomini (1). Per questo motivo alcuni dei personaggi più significativi della cultura fascista, da Gentile a Volpe, vollero collocare Murri fra i precursori del fascismo. Anche Mussolini, che non mancò più volte di qualificarlo come suo amico (2), ebbe ad affermare che…“ Dalla nostra parte, del mondo cattolico, abbiamo unicamente Romolo Murri.”… “ Romolo Murri, nel 1923, non parlava più linguaggio di democrazia cristiana. Il suo lessico culturale puntava ai grandi problemi dei quali il Fascismo, per la prima volta nella storia d’Italia, tentava di fornire una soluzione.” (3) Del resto, nella elaborazione teorico-politica maturata da Murri risulta rilevante l’influenza esercitata dalla concezione idealistica di Giovanni Gentile, con il quale non a caso intrattenne dal 1915 al 1943 una corrispondenza epistolare. Ma era comunque lo stesso Murri ad affermare di essere… “ Dal 1919 con il fascismo. Perché non ho chiesto la tessera: 1). Perché avevo un passato, da non rinnegare; 2). Perché non volevo essere, nel fascismo, un imbarazzo, prima della Conciliazione; un minorato, dopo”…“ La novità e l’importanza vera del fascismo […] devono ricercarsi in questo assiduo e tragico sforzo del Paese nel rifarsi una coscienza religiosa, la quale non rinneghi il suo passato, non pretenda di liquidare il cattolicismo e, insieme, non si lasci aduggiare e sopraffare da viete interpretazioni e richieste politiche di esso: condizioni alle quali il fascismo ha inizialmente corrisposto ” […]…“ Nel movimento fascista io riconobbi ed approvai alcune delle direttive fondamentali della democrazia cristiana, anche se laicizzate: il senso dell’ordine e della disciplina civile, il rispetto della tradizione spirituale italiana, un vivace anelito di giustizia sociale, che rompeva i vecchi schemi del socialismo marxista.(4) Ancora nel 1938 egli condivise le politiche inaugurate dallo Stato etico fascista, laddove in un apposito scritto rimarcava l’importanza attribuita da quest’ultimo alla formazione intera dei cittadini per farli « quali esso li chiede: atti, cioè, a dare ai fini collettivi, segnati per tutti, un grande posto nella loro vita, e in possesso delle qualità morali che esige la disciplina fascista, la quale è ordine, fedeltà, entusiasmo, unità ». (5) L’adesione ideale di Murri al Fascismo, dunque, fu tutt’altro che formale e priva di sincero entusiasmo e sebbene egli non si fosse mai iscritto al P.N.F. nondimeno rappresentò un intellettuale di grande rilievo nel panorama dell’Italia fascista, scrivendo su quotidiani come il “Resto del Carlino” e collaborando con riviste come “Critica fascista” di Bottai. I cardini ideali attorno ai quali si saldò tale connubio politico erano fermamente imperniati attorno ai peculiari imperativi morali espressi nella Dottrina del Fascismo quale concezione politica religiosa (6), concretizzantesi in una rivoluzione spirituale contro il materialismo borghese nel solco della Civiltà Romana e Cristiana. A conferma di quanto brevemente esposto in questo succinto profilo ideologico, la “Biblioteca del Covo” è lieta di portare all’attenzione dei propri lettori due testi rappresentativi della elaborazione politica maturata dal Murri in relazione al Fascismo e raggruppati in un unico volume. Il primo, pubblicato nel 1924, si intitola “Fede e Fascismo”, il secondo edito nel 1937 è “L’idea universale di Roma”. Potete scaricare gratuitamente il documento in Pdf. DIGITANDO QUI. Buona lettura!

IlCovo

NOTE

1) L. D’Angelo, F. Malgeri, S. Zoppi, P. G. Zunino,“Il concetto di democrazia nel pensiero di Romolo Murri”, 1996, Transeuropa; presente adesso sul sito web della Fondazione Romolo Murri (digitare Qui).

2) Nei colloqui informali con Mussolini trascritti da Yvon De Begnac, il Duce menziona Murri almeno in sei occasioni, qualificandolo più volte come “amico”. Y. De Begnac, “Taccuini mussoliniani“, Bologna, 1990, IlMulino, pp. 15, 87, 88, 402, 435-436.

3) Op. cit. pp. 402, 435.

4) Filippo Mignini, “Romolo Murri: democrazia“, presente sul sito web di “Cosmopolis – rivista di filosofia e teoria politica” (digitare Qui)

5) Idem.

6) Cfr. M. Piraino, S. Fiorito,L’identità fascista – edizione del decennale”, 2018, Lulu.com , Cap.3, Il fascismo come concezione politica religiosa, pp. 170 – 195. (digitare Qui)