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LA MISTICA FASCISTA FONDAMENTO DEL FASCISMO!

Croce e Littorio - Biblioteca del Covo

Dedicato alla memoria del compianto Don Ennio Innocenti, con il quale organizzammo il 27 ottobre 2018 la presentazione del nostro libro (qui) e nell’imminenza del prossimo 28 ottobre, 99°anniversario della “Marcia su Roma” (qui), il cui vero lascito ideale più importante (a dispetto dei finto-fascisti da operetta in servizio permanente effettivo alla repubblica antifascista!) è rappresentato proprio dalla Mistica Fascista, che da sola mostra l’abisso incolmabile esistente fra la falsa rappresentazione del Fascismo, fornita dal sistema pluto-massonico e dai suoi vassalli, e la realtà effettiva!

Premessa

L’Associazione “IlCovo – Studio del Fascismo Mussoliniano”, si è costituita, dopo la sua nascita, come “Scuola di Mistica Fascista “Niccolò Giani”. La scelta di perpetuare l’insigne istituto non è una mera formalità, né dettata da vuota retorica strumentale. Si tratta di un atto politicamente dirimente, che ribadisce la centralità di quella peculiare istituzione, di importanza storicamente capitale per quanto riguarda i motivi ideali e la “filosofia politica” che vi stanno a fondamento. Proprio in quanto veracemente Fascisti, non potevamo non tenere in considerazione il fondamento ideale della Dottrina mussoliniana che è fondamento Mistico (così come ricorda, a tacer d’altro, il libello del 1923 da noi ristampato [qui], dal titolo “Fascisti e Cattolici”; il cui autore, Misciattelli era stato incaricato di redigere dal Partito Fascista). Avendo riconosciuto il pilastro portante ideologico del Fascismo nella Mistica, era impossibile non stabilire l’oggettiva ed irrinunciabile centralità dell’opera dottrinale della “Scuola” ad essa dedicata. Così, nel corso della nostra attività associativa, abbiamo avuto modo non solo di affrontare il tema, di approfondirlo e spiegarlo ma soprattutto di accedere ai testi-cardine dei Mistici di Niccolò Giani, mettendoli a nostra volta a disposizione di tutti. Non è stato un caso, allora, intitolare “IlCovo” all’Eroe, Direttore della Scuola. Egli, con i suoi collaboratori, ha suggellato con il Sacrificio della Vita (qui), non solo la propria dedizione totale alla Causa dell’Italia Fascista (per la quale, scriveva nel suo mirabile Testamento, “unicamente” si doveva saper morire), ma anche e soprattutto la corrispondenza netta, inequivocabile, nella Mistica tra pensiero e azione. La Mistica Fascista, dunque, lungi dal rappresentare una visione distaccata dalla realtà, rappresenta invece il vero cardine attorno a cui ruota l’azione politica fascista, il cuore pulsante e l’anima eterna del Fascismo, senza la quale la stessa esistenza della sua Dottrina verrebbe minata alle fondamenta e la formazione del milite fascista verrebbe totalmente meno. Per questo motivo, vogliamo sintetizzare in questo breve lavoro ad hoc, origini ed essenza della Mistica Fascista, in modo da chiarirne il senso, fornendo agli interessati un utile presidio di facile consultazione.

Cos’è la “Mistica Fascista”

Sorta in Milano, nell’Anno VIII dell’Era Fascista, su sostegno di Arnaldo Mussolini fratello e collaboratore politico del Duce, e Diretta da Niccolò Giani, proveniente dai Gruppi Universitari Fascisti, la Scuola di Mistica Fascista ha come manifesto ideale il documento “Coscienza e Dovere”, (qui) redatto dal medesimo Arnaldo. L’alto patrocinio dell’istituto, a voler significare l’essenza della costituenda Scuola, si estende anche al Cardinale Arcivescovo di Milano, Idelfonso Schuster, il quale tenne in seguito una importante Lectio proprio ai Mistici di Giani (qui). Ma non si può intendere la verace identità della Scuola e dei Mistici, senza comprendere che il fondamento della stessa è essenzialmente la Dottrina del Fascismo. Tale fondamento è particolare, perché va oltre la “politica” intesa quale momento contingente; meglio ancora, la sublima, poiché si basa sull’ “essenza spirituale” della Dottrina Fascista, riconosciuta dai Mistici quale vera peculiarità rispetto a tutte le dottrine politiche esistenti. Per chi volesse comprendere, dunque, la “filosofia del Fascismo”, la strada obbligata è una sola e parte dal comprenderne la Mistica! Nella Mistica Fascista risiede la vera Filosofia del Fascismo, così come l’unica base ideale per la formazione dei “Militi dell’Italia Littoria”. L’importanza, dunque, di tale Istituto, travalica il breve frangente storico in cui si sviluppò il suo operato, conclusosi col sacrifico corale dei suoi componenti di spicco, proiettandosi nel futuro quale irrinunciabile radice del pensiero e dell’azione Fascista. Per definire correttamente la forma e gli obiettivi della Scuola di Mistica Fascista, ci possiamo avvalere del Dizionario di Politica del P.N.F., che abbiamo ristampato in antologia (qui):

“Carattere particolarissimo ha la Scuola di mistica fascista – Sandro Italico Mussolini, sorta in Milano nell’anno VIII. Essa, come le antiche scuole filosofico—religiose, rappresenta un centro speculativo e pratico di studi sulla dottrina, la morale e lo stile del Fascismo. E’ scuola e palestra dei giovani, che, in quanto depositari della continuità del regime, devono reagire contro lo scetticismo, il materialismo e l’edonismo che mortificano l’anima di altri popoli contemporanei”.

Abbiamo sempre esaltato l’eccezionale dote di chiarezza e sintesi presente negli scritti ufficiali fascisti. In questa manciata di righe, si compendia magistralmente l’essenza e la finalità di tale istituzione, che si limita a “sistematizzare” ciò che sta a fondamento ideale e morale del Fascismo, ovvero, la Mistica, senza la quale non può esistere alcuna dottrina fascista e dunque alcun Fascismo. La comprensione della natura eminentemente Spirituale della Scuola di Mistica Fascista, scaturita dall’adesione piena, intransigente, ai fondamenti dottrinari del Fascismo (l’una come conseguenza dell’altra), risulta irrinunciabile per la stessa esistenza della Scuola di Giani. Chi non comprende tale radice ideale, non solo non capisce la Mistica Fascista, ma non conosce nemmeno l’essenza politica del Fascismo (qui), la cui peculiarità, evidenziata da Mussolini e dai principali teorici del Regime, è rappresentata esattamente dalla sua Natura eminentemente Spirituale, ossia “Religiosa”; apogeo politico dello sviluppo armonico della millenaria Civiltà mediterraneo-italica, afflato Trascendente di matrice Romano-Cristiana, che trasuda da tutte le pubblicazioni ufficiali del Partito e della stessa Scuola, che del Partito era una Istituzione. Dunque, alla domanda: quale filosofia per il Fascismo? La risposta è una ed inconfutabile: quella Romano-Cristiana, sviluppata coerentemente e diffusa dai mistici fascisti.

I contenuti della Mistica

La Scuola di Mistica Fascista era assai attiva sia nelle pubblicazioni, con specifiche collane editoriali e riviste ad hoc, sia nella piena attuazione dei propri postulati formativi con incontri specifici. Benito Mussolini, nel 1939, consegnava ad essa simbolicamente “IlCovo”, la sede del Popolo d’Italia di via Paolo da Cannobio, definendo in modo tanto sintetico quanto chiaro, contenuti e finalità della Mistica Fascista:

Avete fatto bene riportarvi al «Covo». Il «Covo» deve avere un valore simbolico, deve essere un punto di riferimento. Gli italiani devono sapere che c’è un’istituzione, un luogo a Milano dove si conserva religiosamente questo spirito delle origini. La Mistica è più del Partito, è un Ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il Fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. E’ la fede che muove – letteralmente – le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ordine. Bisogna essere intransigenti e saper combattere fino all’estremo sacrificio per la propria fede. Altre civiltà sono destinate a morire mentre si afferma nel mondo la Civiltà che noi abbiamo iniziato. La Mistica anticipa le rivoluzioni. Voi dovete lavorare per l’avvenire. Per far questo occorre la fede. E’ facile ad un certo momento deviare nella politica: voi dovete essere al di fuori e al di sopra delle necessità della politica.

Non per nulla, gli atti del Convegno nazionale sulla Mistica Fascista del 1940, che abbiamo ristampato come associazione “IlCovo” (qui), si aprono con questa chiarissima consegna di Benito Mussolini, che, con la consueta chiarezza e mirabile dote di sintesi, definisce in modo inequivocabile i contenuti della Mistica Fascista, la sua imprescindibilità per il Fascismo, nonché le sue finalità immediate e remote. Proprio in ragione dell’importanza centrale che riveste tale documento per la piena comprensione della Mistica Fascista, è indispensabile trarne una sintesi, succinta ma esauriente, per rendere palese la chiarezza adamantina dei principi filosofici e dei valori morali del Fascismo vivificati dalla sua Mistica.

LA MISTICA FASCISTA 

Materia del nostro discorso è la Mistica Fascista in quanto tale, nei suoi valori eterni, essenziali e primordiali, per come essa venne esposta e fissata nei principi fondamentali e definitivi in virtù delle relazioni ufficiali presentate nel primo ed unico convegno tenuto a febbraio del 1940 dalla Scuola omonima. In virtù di quella documentazione, si evince chiaramente come la concezione ideale del Fascismo, a maggior ragione se osservata nella prospettiva ed alla luce della mistica fascista, nei suoi fondamenti spirituali, sia assolutamente chiara e coerente. Ben lungi dal descrivere una “lezione astratta”, proprio la mistica fascista rappresenta, invece, in modo concreto la modalità più sincera di vivere e realizzare la dottrina del Fascismo, quale nuovo ideale di Civiltà italiana ed universale ad un tempo, compenetrandosi con essa, incarnandone la sublimazione.

1) La Fede in principio.

Come affermato da Mussolini nella consegna data ai mistici fascisti, alle origini di ogni rivoluzione c’è la Mistica: se la politica è il contingente, la Mistica è l’immanente, essa rappresenta i valori eterni, essenziali primordiali. Nella politica si è trascinati anche da motivi empirici. Il contingente ci tiene certe volte avvinti, ma la Mistica spazia sulle verità eterne. Occorre, allora, che vi sia chi vigili con intransigenza alla luce di queste verità, chi suoni il campanello di allarme, chi impedisca alla politica di dimenticare i valori superiori dello spirito. Nel caso specifico della Mistica Fascista, si tratta di mistica politica e non di mistica religiosa; quest’ultima si chiude tutta in una vita interiore, che si rifugia tutta in una vita contemplativa, attraverso la quale l’anima umana aspira a congiungersi col divino. La prima non può confondersi con l’altra e tanto meno mettersi di fronte. La mistica fascista è un’altra cosa: essa è una mistica dinamica, realizzatrice, costruttiva, capace di abbeverarsi e di nutrirsi perennemente alle fonti cristalline della nostra stessa fede politica. La mistica fascista agisce sul piano della realtà e della storia, cioè su di un piano umano, avente per meta non l’infinito ma il futuro. Tutto torna agli uomini — ha detto MUSSOLINI — e noi fascisti siamo per l’uomo migliore, per l’uomo più morale, più onesto, più intelligente. Per l’uomo che costruisce, per l’uomo che lasci un’impronta di sé nelle cose e nel mondo. Noi siamo decisamente, ferocemente per la persona­lità, ma non per il personalismo. Nella mistica fascista la forza preminente è la volontà, disciplinata ma cosciente, che è la più grande forza così nella vita degli individui come nella vita dei popoli. Mistica per noi fascisti è anelito verso una « vita alta e piena, vissuta per sé ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri ». Mistica è la sostanza ideale su cui poggia e da cui deriva il suo contenuto profondo l’unità sociale del Fascismo, il quale non esalta l’individuo ma lo valorizza, e mentre ne potenzia e ne affina la personalità non lo astrae dall’umanità in mezzo alla quale vive e per la quale opera. E’ nella conquistata coscienza della partecipazione attiva e responsabile dell’individuo alla vita della Nazione, l’aspetto mistico dei rapporti tra l’individuo e lo Stato fascista. Qual’é l’essenza di questa concezione mistica della vita, secondo la dottrina fascista? Possiamo coglierne i caposaldi dalle stesse pagine dettate dal DUCE. Ossia, che il fascista è riconoscente a Dio per averlo fatto nascere italiano, crede nella religione dei Martiri e degli Eroi, aspira alla Patria come ad un premio da meritare, ha fede nella universalità dell’Idea fascista, non ama la felicità del ventre e disdegna la vita comoda, sprezza il pericolo e cerca la lotta, considera il lavoro un dovere e il dovere una legge, ritiene il sacrificio una necessità e l’obbedienza una gioia, concepisce la vita soltanto come sforzo continuo di elevazione e di conquista ed è pronto a qualunque rinunzia, anche a quella suprema, purché il DUCE lo voglia e trionfi il Suo ideale. In quest’ultima affermazione è possibile scorgere l’es­senza della nostra mistica: la fede illimitata nell’idea che ci illumina, la dedizione senza riserve all’Uomo che ci guida. Su queste basi il fascista deve innalzare giorno per giorno, pietra su pietra, l’edificio della sua mistica vita, instaurando nel superamento dei propri interessi particolari un’esistenza spirituale in cui il sentimento sia la molla per ogni azione e la fede il lievito di ogni speranza, una vita superiore che è la sola la quale possa dare agli uomini « le ali verso le altitudini ». Portare nel proprio spirito un senso di severità assoluta, improntare la propria vita al massimo disinteresse, essere fieri non di quel che si è avuto, ma di quello che si è donato e si è fatto, conoscere bene se stessi per poter giudicare gli altri, considerarsi militi, così in pace come in guerra, significa vi­vere misticamente, significa, come disse Arnaldo, « saper vivere e saper morire, nel modo più degno ». Credere, quindi. Anzitutto credere. E poi ancora credere. Cioè guardare con simpatia e con ottimismo la vita e gli uomini, credere nel bene e nell’onestà, nella santità e nella virtù. Essere sempre entusiasti, giovani, pieno lo spirito di gioia e di sole, lieti di combattere e lieti di morire, per dare a questo mondo che ci circonda la forma dei nostri sogni e dei nostri ideali. Vivendo la propria vita in tale modo, il mistico del fascismo non giudica gli uomini dall’apparenza ma dalla sostanza: per lui l’uomo in tanto vale in quanto dà. Chi non ha dato nulla non vale nulla. Noi non vogliamo godere la vita: Soltanto vogliamo adoperarla, scagliata verso un obiettivo ben più alto di qualsiasi utile personale. E questo diritto alla prima linea è l’unica pretesa che, oggi, domani, sempre, i mistici del Fascismo accamperanno di fronte alla Rivoluzione. Intransigenti perché questo è il dovere dell’ora. Intransigenti perché solo l’in­transigenza ci può mantenere, anche nel campo del pensiero, così come ci tiene nel campo della politica, al di là di quella crisi di Civiltà che attanaglia il resto del mondo.

2) Tradizione italica antirazionalista a fondamento della mistica fascista: il conoscere e l’agire.

Mistica è la concezione universale del Fascismo, che è una nuova nascita dell’« itala gente dalle molte vite » e che riaf­ferma nel mondo il primato di Roma, regina di tutte le genti. Scrutate ad uno ad uno i distruttori del divino nel mondo e troverete, quale eco del loro pensiero una parola anti-romana. La tecnica che recide questo divino nell’uomo è sempre la stessa. L’uomo di Roma è l’homo naturaliter obediens, e perché tale, pronto a donarsi alle sante potenze dell’essere. Contro codesto uomo dell’obbedienza, che è l’uo­mo di Roma, si ergono periodicamente nella storia sotto forme diverse le forze della ribellione. E’ inevitabile quindi, che quando queste forze si schierano, puntino contro lo scudo umano del divino nel mondo, contro Roma. L’attitudine pragmatica assunta dalla romanità, perché incontami­nati rimanessero i valori eterni e divini della vita, custoditi come sacri, messi al riparo nei tempi di rovina, diviene a mano a mano che il pen­siero matura, coscienza critica che si assegna l’immane compito di far sussistere valori umani e valori divini, in connessione perfettiva, senza cioè che i primi siano sommersi e cancellati dai secondi, e questi siano aggrediti e negati dai primi. La tradizione del pensiero italiano è tutta sotto questo segno. Si può affermare che il pensiero italiano non fu mai laico, perché ebbe insopprimibile l’aspirazione, incrollabile la certezza che i due ordini, l’umano e il divino, dovessero coesistere, affinché quell’essere paradossale che è l’Uomo, potesse avere integra vita spirituale, la vita dei due ordini. Ecco perché da questa terra benedetta partirono i legionari romani per sradi­care la ferocia e la barbarie con il diritto; da questa terra benedetta nel rinascimento, fu sparso nel mondo il messaggio della cultura e del­l’arte perché l’uomo ritrovasse la sua vocazione; da questa terra be­nedetta Tommaso d’Aquino mostrò l’itinerario della mente per la ve­rità; da questa terra benedetta Vico fecondò il pensiero fattosi sterile; da questa terra benedetta le nazioni ebbero svelato il segreto di ogni risorgimento, ossia il segreto di una mistica incandescenza dell’idea morale di pochi, che diviene eroismo di tutti e vince resistenze di se­coli, indigenze fatali come la natura, opposizioni tenaci come il male, e come il male distruttrici; da questa terra benedetta, oggi una mistica riafferma contro i misticismi deteriori, insidiosi, il primato dello spirito che preservi la vita, illumini e trasfiguri le forze rigeneratrici della vo­lontà, garantisca all’uomo, quale dimora inviolabile dell’amore la fami­glia e la patria. In tal senso sono proprio le origini quelle che nella storia caratterizzano uomini e popoli. « Natura delle cose – ha detto con grande sapienza Vico – è loro nascimento ». Ora, all’origine del Fascismo cosa sta? Forse il sistema della rivolu­zione geometrica di Danton? No. All’origine sta la fede. Anche noi pos­siamo dire: prima era il Verbo. Perché è stato lo slancio della fede quello che ha stretto, in Piazza S. Sepolcro, un pugno d’uomini intorno ad un Capo, quello che ha fatto di un’idea una Rivoluzione, un Regime, un Impero. In tal senso noi, italiani, siamo dei mistici perché nessun paese ha avuto tanti poeti e tanti santi, tanti artisti e tanti capitani, tanti navigatori e tanti eroi. E siamo mistici perché siamo degli esuberanti, ma siamo mistici soprattutto perché siamo degli entu­siasti, dei credenti. Ecco perché il DUCE il 20 novembre 1939 ci ha detto: « E’ la fede che muove le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ordine ». Ora la storia ci insegna che una parte — non certo la migliore — ­della civiltà cosiddetta moderna ha una comune data d’origine. Dietro, sullo sfondo dei movimenti di pensiero e delle rivoluzioni, che sono sfo­ciati o si sono dipartiti dall’89, stanno un uomo e un metodo: Cartesio ed il Razionalismo. Da tre secoli a questa parte, l’umanità ha voluto vivere su un piede solo. In contrasto con l’insegnamento dei padri, che avevano ripo­sto l’unità dell’essere nell’armonico comporsi della materia e dello spi­rito, da Cartesio sino agli albori del nostro secolo, con albagia e luciferina presunzione, l’uomo pensò di raggiungere l’unità negando uno dei due termini. Così l’uomo diventò: o soltanto intelletto e ragione o esclusivamente materia. Il Fascismo, se non intende minimamente rinunziare a nulla di quanto rappresenta una conquista della civiltà moderna, non può non espellere i germi razionalistici e immanentistici con il relativo atteggiamento anticlericale da quella civiltà fascista, che si annuncia come principio di una nuova epoca nella storia del progresso umano. E’ del 1926 la categorica affermazione mussoliniana « noi rappre­sentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi, più netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell’89 ». Ora ciò può essere vero ad una sola condizione: che cioè questo mondo, di cui noi fascisti rappresentiamo l’antitesi — sia che si chiami liberalismo o comunismo, democrazia o capitalismo, socialismo o materialismo — abbia un comune denominatore, una stessa origine: il razionalismo. A patto, cioè, di Essere ed avere la coscienza di operare nel quadro di una verità che ci trascende — ripetiamo: sia che si chiami grandezza o potenza di Roma o Cattolicesimo, o quell’amore d’Italia che faceva dire a Machiavelli « amare la Patria più della propria anima » — quella che ha consentito alla nostra gente di durare e vincere, volta a volta di resistere, affermarsi e trionfare di tutti i nemici e di tutte le contingenze. Ecco perché possiamo dire alto che la nostra tradizione è razionale ma non razionalistica. L’anti-razionalismo e l’anti-intellettualismo della nostra stirpe va inteso, pertanto, non come un atteggiamento irrazionale dello spirito, ma come una posizione che rifiuta di divinizzare la ragione, perché essa ha limiti segnati e dal soprannaturale e dal supra-razionale. Abbiamo detto anti-razionalistica e anti-intellettualistica e non anti-razionale. La differenza è forte. Ripetiamo, non irrazionale o sub-razionale ma supra-razionale quindi è la nostra vera tradizione. Qualcuno ha detto, invece, mistica è irrazionale. No. Mai più. Mi­stica non è negazione, ma superamento della ragione, perché se noi siamo contro il razionalismo che la ragione esaurisce e isterilisce in se stessa, siamo invece per una ragione, ravvivata dal calore, siamo per una ragione che vuole farsi vita, cioè azione. Mistica quindi, diciamo anche questo forte e chiaro, se è contro ogni dottrinarismo in quanto sistema razionalistico è per la dottrina intesa come viatico di vivere fascista. Nessuna sfiducia, perciò, nella cultura, ma pretesa, di avere una cultura nostra, fascista. Fede consapevole! Come San Tommaso per primo ha saputo coniugare ragione e religione, così la mistica, analogamente, intende coniugare ragione e sentimento. Ma siamo e restiamo sempre nel campo dell’umano. Ribadiamo che occorre sbarazzare definitivamente il campo da questa confusione: mistica-religione. No. C’è una mistica che è politica, esclusivamente politica perché riguarda il finito, l’umano, quello che c’è in questa terra. C’è invece un misticismo che è religioso, esclusivamente religioso. Ci potranno essere analogie, ci potrà essere confluenza di scopi anche, ma il rapporto è di demarcazione netta, così come quello che intercorre tra l’umano e il divino, tra il terreno che è spirito e materia e il soprannaturale che è Dio, anima. La Rivoluzione fascista è un movimento volontaristico; mistica di un misticismo suo; ben piantato nella realtà, quantunque credente nelle forze dello spi­rito. La politica è dura prassi ed eroica milizia operante sul monte della storia; e lo Stato che noi serviamo come valore assoluto e realtà viva, amato con devozione e abnegazione è super omnes, perché valore tra­scendente ed assoluto ». Ma evidentemente in questa apoteosi dello Stato fascista, le espressioni trascendente e assoluto vanno intese con cautela limita­trice, per non cadere in quella statolatria, alla quale la mistica fascista non può ridursi, senza rinunziare al vero trascendente, al vero asso­luto, a Dio. La mistica fascista, dunque, è fede ed azione, dedizione assoluta ma nello stesso tempo consapevole. L’offerta non è soltanto istintiva; la illumina sempre una ragionata volontà. I nitidi, ferrei intendimenti di quei fascisti che la morte affrontarono con slancio mistico, ma insieme con deliberato e ponderato proposito di sacrificio per il bene comune, ci dimostrano che non è vero che la fede debba essere cieca, che il cuore debba comandare al cervello e che, se si lasciasse fare alla ragione, questa ucciderebbe la fede inaridendo gli slanci dell’entusiasmo. La vita è realtà, non elucubrazione; essa si spiega con la vita, cioè con leggi che stanno dentro la vita, mentre la pura filosofia, dovendo spiegarsi con proprie leggi, finisce per allonta­narsi troppo dalla vita e può quindi diventare incomprensibile o quasi. Anche la fede assoluta e l’amore per il Duce del mistico fascista non è autentico, non è completo, non è integralmente sincero se non sia corroborato da una solida e profonda adesione al Suo pen­siero. Per noi fascisti c’è un Vero con la V maiuscola, c’è un dogma, c’è un assoluto di fronte al quale tutto il resto è il relativo, il contingente. E questo dogma, questo assoluto ­su questa terra, ripeto, durante la nostra vita terrena — è lo Stato fascista, è la Patria. Ma non la Patria quale la può inventare la ragione, ma quella che scaturisce dalla Storia, quella che è stata fatta dalla passione e dal lavoro degli avi e dei padri, quella che racchiude i nostri Santi e i nostri eroi, quella nella quale hanno creduto sino al sacrificio della vita tanti giovani, quella che noi amiamo con cuore volta a volta di padre e di figlio, quella che è stata il sogno della nostra infanzia, che è stata la speranza della nostra adolescenza ed è la certezza della nostra maturità. Ora, a che porta questa tradizione? Impostato in termini morali, il problema dei rapporti tra l’uomo e il vero e tra l’uomo e la natura, pone l’individuo come medium tra il vero e il suo realizzarsi. Perché è proprio attraverso l’opera dell’uomo, è mediante l’azione volontaria di esso che l’ideale si concretizza, viene tra­sferito nel campo dei fatti, diventa storia. Quindi l’uomo italico, l’uomo come scaturisce dalla nostra tradizione, sia esso il quirite dell’antica Roma, il cattolico, l’uomo del medioevo o del rinascimento, quello del Risorgimento o il fascista, attraverso due tipici momenti, ambedue espressione della sua volontà, ed ugualmente importanti, realizza la sua funzione, quello cioè che è il suo compito storico: e sono i due momenti del conoscere e del realizzare. Deve, cioè, l’uomo, in un primo tempo, conoscere il vero, non importa se mediatamente o immediatamente, se attraverso un processo logico o mediante l’intuizione, con l’estasi o gnoseologicamente. E una volta venuto a conoscenza di questo vero, deve, per realizzare pienamente il suo compito, attuarlo, cioè imporlo alla realtà naturale, trasformando a somiglianza di questo ideale il mondo che lo circonda. Quindi, perfezione — cioè mistica — si ha quando si ha sintesi di questi due momenti. Non basta cioè conoscere o agire: occorre conoscere e agire. In tal senso è chiaro allora come la mistica fascista può quindi meglio definirsi come l’azione fascista determinata dalla fede più salda nell’assoluta verità delle affermazioni fasciste. In tal senso si può comprendere come si possa parlare di una mistica fascista facente parte della dottrina o meglio dell’azione dottrinale del Fascismo.

3) Il compito della mistica fascista nel mondo di ieri, oggi e domani.

Ora, in un mondo così concepito, a noi italici spetta il compito pro­prio della nostra stirpe mediterranea, cioè quello della sintesi. Da più parti, si riconosce che il mondo contemporaneo ha biso­gno di salde verità cui ancorarsi e di reali valori cui commisurarsi, ha cioè necessità di riconoscersi e di credere in qualche cosa di meno effimero delle meteore che il pensiero cosiddetto moderno ha fatto bale­nare dinanzi alla fantasia sconvolta dei nostri contemporanei, giacché nes­suno in buona fede ormai nega l’esistenza di un problema morale. Il mondo, per sciogliere il nodo della crisi, deve perciò rifarsi a Roma, deve rivolgersi alla nostra gente, deve abbeverarsi al nostro pensiero, deve apprendere da noi la via dalla quale scampare la tempesta che lo sconvolge. Nel mo­vimento pendolare della storia, l’accento è oggi messo sulla parola sin­tesi e perciò esso non può suonare che Roma. Ecco perché si riparla di un’universalità italiana, ecco perché — quasi a nostra insaputa — dai lidi più lontani si guarda alla Città Eterna e nel mondo corre l’ansia e la paura ad un tempo del ritorno di Roma. E’ perciò che il DUCE già nel 1930 ha potuto dire: « il Fascismo, in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito » e successivamente ha potuto ribadire « l’Europa sarà fascista o fascistizzata » volendo con questo dire ­che l’accettazione del Fascismo è, ormai, per il mondo contemporaneo nella necessità delle cose. Tutto ciò però ci dice che, contrariamente ai vecchi luoghi comuni tanto cari agli internazionalisti, di fuori e di dentro, per essere universali dobbiamo essere sempre più noi, cioè sempre più italiani. Nè questo deve sembrare paradossale. Perché quanto più noi approfondiremo la nostra natura, quanto più individueremo le nostre caratteristiche, tanto più originale e quindi indispensabile sarà il nostro apporto alla civiltà degli altri popoli ed alla soluzione dell’attuale crisi. E proprio questo è il compito storico della Rivoluzione Fascista. Compito interno ed esterno ad un tempo, nazionale ed universale. Ecco perché, oggi, rivoluzione e tradizione non si escludono, ma anzi si identificano e questo spiega il culto che noi abbiamo per il passato. Il Fascismo è un richiamo violento alla tradi­zione, non un ritorno o una ripetizione. Per noi fascisti la tradizione, è e non può essere che dinamica. Altrimenti si parlerebbe di conservatorismo o di reazione. Invece la tradizione è continua coniu­gazione, attraverso il presente, del passato e dell’avvenire; è processo inesausto di superamento, è una fiaccola accesa con la quale ogni popolo illumina la propria strada e corre nel tempo verso l’avvenire. Se qualcuno trovasse ciò strano e in questa conclusione vedesse quasi un forzare la nostra storia a una tesi più o meno suggestiva, ricordi quello che ARNALDO diceva il 29 novembre 1930 : « Lo spirito che anima la Scuola di mistica è in giusta relazione al correre del tempo che non conosce dighe, né ha dei limiti critici; mistica è un richiamo ad una tradizione ideale che rivive trasformata e ricreata nel vostro programma di giovani fascisti rinnovatori ». I moderni, i contemporanei, siamo noi ai quali MUSSOLINI ha insegnato a gridare «tutto nello Stato fascista, niente al di fuori, nulla contro lo Stato fascista», perché il ciclo individualista della storia è chiuso. Sappiano poi che i moderni siamo noi, anche se portatori dall’in­transigenza più assoluta perché il volere fermamente la realizzazione dell’ideale è atto della più alta moralità. Apprendano infine che i più umani, nel significato più elevato della parola, siamo proprio noi fascisti perché alle concezioni deterministiche, materialistiche e sensiste del razionalismo o del liberalismo, della democrazia o dell’intellettualismo, noi abbiamo sostituito l’uomo, non più elemento tra elementi, non più forza tra forze della natura, non più fuscello in balia delle cosiddette fatali leggi naturali o economiche, ma uomo morale e volitivo, che la natura domina e plasma secondo l’ideale del proprio spirito. Intendere così la missione della nostra gente nel mondo contempo­raneo, concepire in modo così acceso il Fascismo vuol dire sentirsi vicini ai valori superiori dello spirito, significa partecipare, attraverso il con­tributo anche abnegante del proprio io, alle realtà nuove che si stanno creando. Noi, allora, siamo per le conversioni: non crederemmo più alla forza redentrice della nostra Idea se pensassimo diversamente; né — ove si volesse il contrario — si dovrebbe parlare più di proselitismo politico, di una Scuola di mistica, ecc. Ci sono, però, due termini inderogabili ma, diremmo quasi due gradi iniziatici imprescindibili. Anzitutto: la buona fede, più assoluta e più certa, più indiscutibile e più ampia. In secondo luogo: nessuna riserva, di alcun genere. Per avere l’onore di militare nei ranghi del Fascismo, infatti, bisogna ritornare spiri­tualmente vergini, occorre lo stato di grazia della perenne giovinezza. Tutto ciò si chiama « mistica ». Questo significa essere dei mistici del Fascismo. Essere cioè i portatori esaltati ed intransigenti di questo credo politico. Siamo mistici perché siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così si può dire, del Fascismo, uomini partigiani per eccellenza e quindi — per il classico bor­ghese — anche assurdi. La fede muove le montagne, ammonì il DUCE il 20 novembre 1939. Que­sta — Egli aggiunse — può essere la vostra parola d’ordine. E lo è! Perché la fede è tutto. Nulla se non si crede si fa, nulla se non si ha fede si vuole, nessuna difficoltà, se non si è fermamente convinti, si vince. Del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono solo gli aridi logici e gli spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo. A questi assurdi, anzi, BENITO MUSSOLINI ci ha abituati, di questi assurdi, è imbevuta l’anima nostra. Ecco perché è mistica. La storia, quella con la esse maiuscola è stata, è, e sarà sempre un assurdo: l’assurdo dello spirito e della volontà che piega e vince la ma­teria: cioè mistica. Dunque, Fascismo = Spirito = Mistica = Fede = Combattimento = Vittoria …perché credere non si può se non si è mistici, combattere non si può se non si crede, marciare e vincere non si può se non si combatte.

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IL FASCISMO E’ ANTIBORGHESE!

Fascismo antiborghese - Biblioteca del Covo

Un problema della borghesia, in quanto problema di « etica » sociale, esiste, evidentemente, per il Fascismo dal momento stesso che esso ha trasferito sul piano politico-morale, tutti problemi della società, dell’economia, dei gruppi, degli individui. Sotto quest’aspetto, appare molto fondata e molto giusta la preoccupazione di quelli che temono il ridursi del problema antiborghese a termini puramente materialistici, classistici, economici. Anche perché, permeata ancora la nostra cultura, sociale di molto materialismo, del problema della borghesia, l’aspetto economico è il più evidente, ma anziché esserne la sostanza ne è, in caso, una delle principali risultanti. Se si deve pensare al disegno di una società fascista — economicamente corporativa, socialmente solidale — è conseguentemente logico l’ammettere che questa società, in quanto anticlassista, deve anche essere « antiborghese ». Le norme di «stile» che il Fascismo impone a tutti i fascisti, sono profondamente modificatrici del costume politico e della vita sociale italiana. Sono una “lezione” per la borghesia: è l’opposizione del modo di vita del fascista al modo di vita del borghese. Non si vince la mentalità borghese, non si forma il carattere degli italiani, se non abituandoli ad un costume più dignitoso, più responsabile, più virile, più auto-controllato. Il raggiungimento degli obbiettivi sociali del Fascismo ha per non secondaria premessa la lotta contro la mentalità borghese e la borghesia, che — sotto ogni aspetto — è anacronistica. L’antitesi fascismo-borghesia potrebbe — dottrinalmente — dirsi evidente e indiscutibile. Nella stessa concezione fascista del popolo, nella stessa enunciazione politica del fascismo, c’è la condanna — come classe e come dottrina — della borghesia. Il Fascismo è spiritualmente antiborghese: in economia, dal momento che è corporativo, cioè che piega la economia alla disciplina corporativa, è antiborghese. Qualcuno ha identificato, con uno spirito critico che non è privo di sottile malignità intellettualistica — l’antitesi fascismo-borghesia con quella fascismo-cultura. Si tratta di un equivoco sul quale bisogna calcare la mano. Un equivoco che è necessario chiarire, e non soltanto per fini polemici. La discussione dei rapporti tra cultura e vita, tra cultura e politica raramente ebbe una dialettica più tranciante di quella affermata con la sua azione, dal Fascismo. Nacque l’equivoco dell’antitesi fascismo-cultura ed era invece antitesi del Fascismo (forza rigeneratrice del popolo e della coscienza italiana) contro quella «cultura» individualistica, apolitica, internazionalistica che fu propria all’Italia borghese-liberale. Il Fascismo ha una concezione unitaria dell’esistenza. Ma è una concezione che dà massimo risalto ai valori dello Spirito. Così appare inconcepibile una avversione, una antitesi tra fascismo e cultura se dello spirito umano la cultura è mezzo e fine supremo. Ma la cultura è pura erudizione se non serve alla vita, se non è permeata di una politicità che la renda attivo strumento di elevazione degli individui non come esseri isolati egoistici, ma come componenti di una più vasta collettività: la Nazione. La rivoluzione che noi affermiamo e difendiamo ha valore in quanto vuole permeare la cultura umana, civile, dei suoi principi; della sua nuova, più equa, più attuale interpretazione della vita e della società. Non si può parlare di una civiltà nuova se si prescinde da una solida cultura. La rivoluzione più profonda e più duratura è quella che dà alle coscienze una « morale » nuova e delle nuove idee. Lo sviluppo scientifico di queste idee, il loro circolare nelle varie discipline del sapere umano, dà il complesso della nuova cultura e la misura della profondità della rivoluzione. L’indirizzo originario di questo nuovo atteggiamento del sapere, rappresenta il principio politico che dà nome e forma alla nuova società ed alla nuova civiltà. Così il Fascismo, rigettata la cultura borghese — antitetica al suo principio politico — ha dato al sapere un nuovo indirizzo, ha creato la nuova cultura non più agnostica, ma potentemente politica e non per questo meno scientificamente valida. La concezione eroica dell’esistenza, illuminata da un soffio dì solidarietà umana che resta sul terreno della realtà senza sfiorare le nebbie della utopia collettivista, induce il Fascismo a ripudiare la borghesia che ha al centro delle sue preoccupazioni l’esclusivo interesse dell’individuo in continua concorrenza col suo simile. Non ci possono essere ponti tra il fascismo e la borghesia. Sono due opposte « morali », in aperto conflitto: due diverse concezioni dì vita; due diversi — antitetici — modi di vita. Che la « morale » fascista sia la più progredita e la più giusta, lo dimostra la seguente proposizione: tra il liberalismo e il socialismo, il fascismo persegue l’intesa e la collaborazione tra le categorie produttrici, sotto l’egida dello Stato, nell’ambito della Nazione, per il raggiungimento del comune benessere economico, con il fine di accorciare le distanze sociali, senza perseguire livellamenti di meriti e di competenze. Da questa proposizione si deduce naturalmente la seguente conseguenza: Nel Fascismo non c’è posto per la borghesia; la concezione fascista si oppone alla mentalità borghese. Ergo: il Fascismo è antiborghese! Proiettata verso il futuro, come creatrice di una civiltà nuova — regolatrice della crisi del sistema, la Rivoluzione fascista, in ordine ai suoi principi fondamentali e alla sua concezione della vita — unitaria e solidale — nega il classismo marxista e combatte la borghesia. Nel suo carattere antiborghese, la Rivoluzione di Mussolini rinnova il suo voto e la sua capacità universale. Essa è creatrice di un tipo di civiltà che se è originariamente italiano, si rivolge a tutti i popoli per risolvere la loro profonda attuale crisi politica e economica, ma soprattutto spirituale e morale. Al dì sopra delle classi, contro l’egoismo borghese, il Fascismo realizza la civiltà della giustizia sociale più alta, per mezzo della solidarietà politica, economica e morale di tutte le categorie produttrici organizzate nello Stato unitario, gerarchico, autoritario. Potete scaricare il testo integrale del documento digitando QUI! …buona lettura!

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… E ALLORA “SEPARATECI” SECONDO LA LEGGE FASCISTA!

Separateci secondo la legge fascista! - Biblioteca del Covo

“Nolite arbitrari quia pacem venerim mittere in terram; non veni pacem mittere, sed gladium.” San Matteo, cap. 10, vers. 34.

Cari lettori, mentre scriviamo queste poche righe la repubblica italy-ota antifascista manifesta la propria ricorrente volontà di continuare la pantomima della strategia della tensione permanente (qui), la quale vede in prima linea nel ruolo di utili idioti nelle mani dei pupari del sistema pluto-massonico i cosiddetti “neofascisti”, da SEMPRE utilizzati per dividere, opprimere e perpetuare l’occupazione militare del popolo italiano (qui) a mezzo della narrativa antifascista ufficiale propagandata dalle cosiddette istituzioni democratiche, tutta incentrata sul “fascismo crimine contro l’umanità” verso cui dirigere l’odio della società, distogliendola dai maneggi concreti che il potere costituito attua in sordina a danno di tutto il popolo italiano.

Ma nel mentre che questi cosiddetti “neofascisti” usurpatori di nomi ed ideali che mai sono loro appartenuti (in realtà semplici bulli pagliacceschi di periferia, asserviti al sistema di potere dominante), contribuivano a mantenere il popolo italiano nella tirannia che a chiacchiere dicono di voler denunciare – mandando appositamente a monte, per conto del Governo antifascista plutocratico e massonico, una protesta che vedeva la partecipazione trasversale di molti cittadini esausti, anche se non ancora consci dei reali motivi di tutta la loro sofferenza, che su questo blog invece denunciamo senza sosta (qui), e altresì non avvedutisi del fatto che questa modalità di “protesta”, voluta, infiltrata e manovrata dal sistema, non porta alla vera denuncia ed al conseguente cambiamento auspicato – si era però già diffusa con largo anticipo la trovata propagandistica di associare la “legge per la difesa della razza italiana” promulgata nell’anno 1938 dell’Era Fascista”, al Decreto sul “marchio verde” della nuova “Era della sanitocrazia”, di cui abbiamo già ampiamente discusso (qui). In un recente video (qui), il filosofo Giorgio Agamben, discutendo in commissione al Senato dell’applicazione ed estensione del marchio verde, ha sintetizzato un intervento sicuramente rispettabile e degno di nota, anche se non pienamente condivisibile dal nostro punto di vista. A differenza degli altri interventi prodotti dalla pubblicistica che si è parallelamente diffusa tra i cosiddetti “sovranisti” (che rivestono sempre più palesemente anche il ruolo di “guardiani del sistema”), egli nel proprio discorso tende ad “equilibrare” le posizioni ed i principi, evidenziando anche, a differenza di tutti gli altri, che le due leggi, quella del 1938 e quella sul “marchio verde”, non possono essere messe in parallelo se non per alcuni elementi giuridici. Egli, inoltre, vi sottolinea che a differenza dell’attuale legge sul “marchio verde”, quella del 1938 NON impediva ai “separati” di girare liberamente o di entrare nei negozi o nei ristoranti, cosa prevista invece solo in Unione Sovietica, ed oggi, purtroppo, in quella che fu l’Italia (il termine di paragone che il filosofo usa, correttamente, è questo! L’URSS introduce il concetto del “lasciapassare” usandolo per andare da un luogo ad un altro. Oggi è usato addirittura, per entrare in ambienti al chiuso o all’aperto)! Il professore, da liberale quale è, continua però ad “idealizzare” la cosiddetta “democrazia parlamentare”, a nostro giudizio senza rendersi conto, invece, che proprio essa ha rappresentato concretamente il “volano” attraverso cui si è gradualmente e volutamente arrivati da parte del potere costituito istituzionale all’attuale mondo distopico, pianificato anzitempo dall’oligarchia plutocratico-massonica mondialista e antifascista, principio dell’era infernale del transumanesimo nella quale tali soggetti ci vogliono catapultare (qui).

Ma volendo accogliere una tale provocazione per amor di discussione, pur ritenendola fatta sempre a sproposito, anche se in alcuni casi, come quello citato, risulta almeno argomentata in modo più equilibrato, noi fascisti del Covo vogliamo di rimando rispedirla ai mittenti e lanciarne a nostra volta una consimile, ben più coerente con la verità dei fatti storici. Ovvero, siamo Noi stessi che chiediamo al Governo di applicare sulle nostre persone la legge del 17 novembre del 1938, sostituendo al termine “appartenente alla razza ebraica” la dicitura “appartenente ai non marchiati” ! Nonostante il contesto, i motivi giuridici e le applicazioni siano ovviamente del tutto diversi, per molti versi addirittura opposti al caso attuale, visto però che si continua a tirare sempre in ballo quel provvedimento legislativo, allora chiediamo che esso venga applicato nei nostri riguardi. A questo proposito, ci definiamo da noi stessi quali “separati” dai “marchiati verdi”, dunque accettiamo volentieri di sottostare a quanto disposto nella legge del 1938 per gli “appartenenti alla categoria dei non marchiati”: invochiamo su di noi l’applicazione dell’articolo 10, 12 e 13 (esclusa ovviamente la lettera b). Rinunciamo volentieri all’articolo 14, punto 6. Benché di benemerenze nei confronti del nostro popolo, possiamo vantarne, vista l’incessante battaglia in nome della verità storica da noi combattuta negli ultimi quindici anni, comprensiva della sopportazione di persecuzioni (qui) “legali” e non, che ci vedono continuamente protagonisti. Le leggi del 1938, infatti, prevedevano l’esenzione dalla “separazione” (che con successiva Legge nº 1024 del 13 luglio 1939, diveniva esenzione piena ed in casi specifici, attribuita d’ufficio), a richiesta, per coloro i quali potevano essere NON necessariamente Fascisti, ma esclusivamente probi italiani! Vogliamo, altresì, che si applichi a noi ed alle nostre famiglie il Regio Decreto Legge del 15 novembre 1938, n.1779 in materia di Scuola e Istruzione (in particolare, gli articoli 5,6,7). Anche in questo caso ci auto-definiamo separati dai “marchiati”, e accettiamo volentieri, per tutti quelli come noi, la costituzione di Scuole di Comunità ad hoc e la possibilità per i “non marchiati” che ne facciano richiesta, di poter vivere, lavorare, e prosperare. Inoltre, chiediamo che l’art. 27 della medesima legge sia fatto valere per tutti i non marchiati, ossia quello attinente il libero esercizio del culto e della religione!

Per concludere, da “non marchiati” chiediamo di essere curati e assistiti da coloro che, in Scienza e Coscienza, applicano il giuramento di Ippocrate. Vogliamo essere “soccorsi” da loro, per quanto questo possa non essere sempre garanzia della salvezza della vita. Questo perché la Vita, come la Morte, sono parte della Realtà umana, ben consapevoli che non rappresentano affatto valori assoluti e pertanto possono essere persi o trovati in qualunque momento e circostanza. Perché se si dovesse accettare di assolutizzare tali valori, come la tirannide attuale si affanna ad inculcare nelle menti degli sprovveduti, allora si potrebbe persino giustificare lo sterminio di chi viene descritto come una minaccia alla salute pubblica!

Quindi: chiediamo che la legge del 1938, tanto citata (sempre a sproposito), venga applicata su di noi e che le disposizioni ad esse relative per i “non appartenenti” alle categorie oggi definite come “pure”, vengano applicate in toto a noi!!! Se ciò verrà fatto, saremo ben felici di mostrare come VIVERE per poter SACRIFICARSI ancora una volta per il “bene Comune”, costume che la nostra Civiltà, oggi minacciata dai criminali globalisti al potere (qui), per millenni ha insegnato al mondo!

IlCovo

APPENDICE

Di seguito gli articoli della legge succitata come risulterebbe qualora nel testo venisse modificato tanto il nome del soggetto che essa vuole tutelare quanto quello di chi essa vorrebbe separare da quello tutelato:

Regio decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, N.1728 Provvedimenti per la difesa *dei marchiati

Art. 10. I cittadini italiani *non marchiati non possono:

a) prestare servizio militare in pace e in guerra;

b) esercitare l’ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci *marchiati

c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell’art. 1 R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi comunque, l’ufficio di amministrazione o di sindaco;

d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a *tot euro;

e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a *tot euro. Per i fabbricati per i quali non esista l’imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell’applicazione dell’imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743….

Art. 12. *I non marchiati non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani *marchiati. I trasgressori sono puniti con l’ammenda 

 Art. 13. Non possono avere alle proprie dipendenze persone *non marchiate:

a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato;

b) i Partiti Nazionali e le organizzazioni che ne dipendono o che ad essi sono collegate;

c) le Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle dei trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi;

d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate;

e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo;

f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato;

g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;

h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione.

RINUNCIAMO A PRIORI A QUESTO ARTICOLO, PUR PRESENTE NEL TESTO ORIGINARIO DELLA LEGGE:

 Art. 14. Il Ministro per l’interno, sulla documentata istanza degli interessati, può, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell’art 10, nonché dell’art. 13, lett. h):

a) ai componenti le famiglie dei caduti nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola e dei caduti per la causa fascista;

b) a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni:

1.         mutilati, invalidi, feriti, volontari di guerra o decorati al valore nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola;

2. combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra;

3. mutilati, invalidi, feriti della causa fascista;

4. iscritti al Partito Nazionale Fascista negli anni 1919-20-21-22 e nel secondo semestre del 1924;

5. legionari fiumani;

6. abbiano acquisito eccezionali benemerenze, da valutarsi a termini dell’art.16.

Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio può essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte. Gli interessati possono richiedere l’annotazione del provvedimento del Ministro per l’interno nei registri di stato civile e di popolazione. Il provvedimento del Ministro per l’interno non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.

Art. 27. Nulla è innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attività delle comunità *non marchiate

Regio decreto-legge 15 novembre 1938 – XVII, N. 1779 Integrazione delle norme per la difesa *dei marchiati nella scuola italiana

Art. 5. Per i fanciulli *non marchiati sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci. Le comunità *non marchiate possono aprire, con l’autorizzazione del Ministro per l’educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli *non marchiati, e mantenere quelle all’uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il provveditore agli studi nomina un commissario. Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potrà essere *non marchiato; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani *marchiati, (passim); i libri di testo saranno quelli di Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l’educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunità *non marchiate.

Art. 6. Scuole d’istruzione media per alunni *non marchiati potranno essere istituiti dalle comunità *non marchiate o da persone *non marchiate. Dovranno all’uopo osservarsi le disposizioni relative all’istituzione di scuole private. Alle scuole stesse potrà essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami à sensi dell’art.15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI n.928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualità di associate dell’Ente nazionale per l’insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gli insegnamenti della religione e della cultura militare. Nelle scuole d’istruzione media di cui al presente articolo il personale potrà essere *non marchiato e potranno essere adottati libri di testo di autori di *non marchiati.

Art. 7. Per le persone *non marchiate l’abilitazione a impartire l’insegnamento medio riguarda esclusivamente gli alunni *non marchiati.

RINUNCIAMO ANCHE A QUESTA LEGGE DIRETTAMENTE COLLEGATA IN ORIGINE ALLA PRECEDENTE

Legge nº 1024 del 13 luglio 1939

Art  1.

Fermo restando il disposto degli articoli 8 e 26 del Regio decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728; convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 274, è in facoltà del Ministro per l’interno di dichiarare, su conforme parere della Commissione di cui all’art. 2, la non appartenenza *ai non marchiati anche in difformità delle risultanze degli atti …

 

 

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IL CANCRO AMERICANISTA DELLA “LEGGE DEL COMFORT”!

Legge americana del comfort - Biblioteca del CovoCari lettori, per noi fascisti de “IlCovo” che crediamo alla Rivoluzione fascista come ad un movimento rischiarato da una luce spirituale, con finalità sociali originalissime, la polemica contro lo “spirito borghese” assume da sempre (qui) uno degli aspetti fondamentali, essenziali della sua prassi. Giacché quest’ultimo rappresenta, in sintesi, l’egoismo politico, sociale, economico per cui la mèta è la ricchezza materiale e la regola è il tornaconto. Tenacemente conservatore, esso manca di spirito marziale, essendo pacifista, salvo quando la guerra rappresenta un affare lucroso; non ama il rischio e preferisce vivere un secolo da coniglio che morire da eroe. Nulla, allora, spiega meglio il come ed il perché dell’odierna degenerazione politica e sociale della società quanto il comprendere che a monte dell’attuale mutazione antropologica, posta in essere dal nuovo ordine mondiale plutocratico-massonico a mezzo del pretesto “pandemico”, sta la diffusione ed il radicamento dello spirito borghese tra le nazioni ed i popoli ormai massificati dal globalismo mondialista. Eppure, ancora una volta, dobbiamo constatare come il vituperato regime fascista mussoliniano, anche in questo caso era all’avanguardia nella lotta contro tale nefasto modo di vivere immorale. Esso, infatti, già negli Anni Venti e Trenta del Novecento aveva denunciato come il germe di tale deriva etica andasse espandendosi su basi planetarie partendo da una specifica area del mondo, secondo peculiari modalità. Un libello in particolare, sul quale nel 1935 pose la sua attenzione il Duce in persona, “Europa senza europei” (potete scaricarlo digitando QUI), veniva così testualmente raccomandato ai militi in camicia nera della nuova Italia littoria dal loro Capo: “Segnalo all’attenzione di tutti i fascisti d’Italia questo libro che esamina con larghezza di documenti e di idee il più urgente fra i « problemi dell’epoca » — prospettandolo in tutta la sua drammatica essenza — e i suoi pericoli per l’avvenire dei popoli e della civiltà europea”. In esso emergeva di già come gli Stati Uniti d’America risultino il luogo di partenza di tale “infezione dell’anima”  (intuizione in verità di già espressa nel testo del 1899 intitolato “L’americanismo e la congiura anticristiana” scritto da monsignor Henry Delassus) e come la vita confortevole, in relazione ai parametri dello spirito borghese, abbia rappresentato il veicolo di trasmissione di tale “infezione” secondo quella che viene definita come “legge del comfort”. Terra di conquista per antonomasia fin dalla sua scoperta, luogo d’eccellenza dove per secoli decine di milioni di uomini, esponenti di tutte le razze, di tutti i ceti, di tutte le classi, si sono riversati; moltitudini per le quali la meta comune da ottenere a qualsiasi costo e con qualunque mezzo era il denaro ed il miraggio universale era rappresentato dal benessere materiale e dalla ricchezza.

Europa senza europei

Proprio in quella “terra dell’abbondanza” nasceva quel modello sociale, poi esportato globalmente in nome di “santa democrazia” a suon di campagne militari in tutto l’orbe terraqueo, incentrato sulla legge della vita comoda. Di che si tratta? Del più paradisiaco dei corrosivi, di un veleno piacevole oltre ogni dire, di una lentissima ed insensibile morte volontaria. Infatti, dopo aver raggiunto un alto tenore di vita, i discendenti degli avidi pionieri d’America si sono isteriliti fatalmente in uno spietato egoismo conservatore. Le comodità vi sono diventate così il loro pane, ed i piaceri la base indispensabile della loro esistenza. Essi hanno dato vita ad una società che ha prodotto la standardizzazione del comfort, parola che abbraccia il mondo e che significa un po’ di tutto: la bella casa, il bell’abito, l’automobile, le comodità domestiche, il ricco mangiare, il teatro, la villeggiatura, la bella donna per l’uomo ed il bell’uomo per la donna, la poltrona, l’elettronica d’avanguardia, il wisky, le dilettevoli e varie bevande sfonda stomaco di cui l’America è buongustaia, il jazz, le droghe proibite, etc. etc.; ossia tutto quel che oggigiorno, un qualunque individuo medio del cosiddetto “occidente democratico” considera viatico indispensabile a quella “felicità” cui ritiene di avere inalienabilmente diritto! Ebbene, in ossequio alla “legge del comfort” l’umanità si è degradata a lavorare per tutto questo. Si guadagna soltanto per tutto questo. Il « tutto questo », inframmezzato da qualche emozione violenta, da qualche esercizio muscolare, da qualche gara sportiva, rappresenta l’odierno surrogato della vita nel contesto del cosiddetto “occidente democratico” a trazione statunitense. Non c’è più posto per nuove vite. Così i discendenti di conquistatori senza scrupoli d’altre epoche, sono divenuti delle vere e proprie sentinelle di filisteismo e di rammollimento borghese e dove hanno messo piede i loro eserciti in pianta stabile, ivi hanno infettato le popolazioni locali diffondendo tale stile. I Figli? Costano. È uno dei loro modi di dire. La “legge del comfort” non permette che si “fabbrichino marmocchi”, fornisce anzi i più moderni strumenti antifecondativi a prezzi convenientissimi. Ciò non fa altro che rispecchiare uno degli aspetti più eloquenti di quell’egoismo materialista, « flessibile schiavo » dei propri istinti e delle proprie passioni, che sacrifica allegramente alla vita comoda la vita della collettività, ad un illusorio benessere la potenza del domani. Ma anche il lavoro femminile rappresenta una filiazione della “legge del comfort” americana, che ha creato nel tempo la « mascolinizzazione » della donna, avviandola alla sterilità; secondo precise coordinate sociali in cui essa fatalmente perde la fiducia dell’uomo; concorre ad elevare sempre più il tenore di vita delle varie classi sociali, che vogliono tutte godere del proprio comfort; e così proprio la donna considera la maternità come un intoppo, un ostacolo, una catena; se sposata, difficilmente riesce ad andare d’accordo col marito e, là dove il divorzio è possibile, finisce prima o poi, per riacquistare la propria libertà; in breve concorre alla corruzione dei costumi. Il libro, in sintesi ci avvertiva già, con 90 anni di anticipo, che lo spirito borghese si alimentava ormai in modo sempre più marcato dell’« americanismo », mito e tiranno che avrebbe poi definitivamente conquistato manu militari l’Europa post 1945. Come aveva già ammonito al riguardo il Kohrer nel suo “Regresso delle nascite morte dei popoli”, un altro autore che Mussolini aveva ugualmente posto all’attenzione del popolo italiano (qui) … «La quantità ha sostituito la qualità. La massa governa sotto la veste della democrazia e in essa il denaro celebra il suo trionfo. L’alta finanza e la massa si sono associate contro la voce del sangue. Il denaro impera assoluto nell’Occidente dove ogni energia viene calcolata sulla base del denaro. La grande massa vuole oggi soltanto vivere. Una volta le passioni politiche e i sentimenti religiosi avevano il predominio sull’economia. La vita spirituale dominava la vita materiale. Oggi invece non è rimasto altro che la volontà di vivere. » Ecco che l’« americanismo » non potrebbe essere definito con più efficacia; è così che la vita economica diventata un circolo chiuso fine a se stesso, è andata lentamente degradandosi vieppiù, decennio dopo decennio, conducendoci al presente, all’era del “covidiotismo”, dove i cittadini in maggioranza tutto accettano e tutto subiscono da parte di un potere immorale, antiumano e menzognero, che in cambio di obbedienza assoluta promette loro di poter continuare a “vivere” una pseudo vita all’insegna della “legge del comfort”, che non è più vera vita! …il popolo che fu rappresentante massimo della Civiltà dello Spirito è ormai ridotto maggioritariamente a massa amorfa, atomizzata e amorale, lusingato e corrotto dal benessere materiale, si è venduto l’anima, individualmente e collettivamente! Ecco il vero risultato concreto di 76 anni di liberal-democrazia antifascista! Pochi hanno conservato l’antico retaggio di Civiltà e la vera fede che li immunizza dalla corruzione dilagante… sono loro la speranza del nostro popolo!

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