
Cari lettori, amici e nemici, chi di voi ha buona memoria, ricorderà che agli albori dell’Associazione “IlCovo”, nacque un dibattito, avviato da Marco Piraino, che lanciò una provocazione: facciamola finita col termine “camerati”! Quella provocazione focalizzava il fatto che il vero “cameratismo fascista”, oggigiorno – dopo l’usurpazione di idee ed attività politiche avvenuta per decenni in modo studiato da parte del neofascismo e del postfascismo, entrambi etero-diretti dalle istituzioni antifasciste (qui), che ha distorto in tal modo l’ideale fascista e storpiato i termini ad esso legati, banalizzandoli – non poteva non procedere, prima, dalla formazione del vero “cittadino fascista”, termine che da Noi venne appositamente scelto in sostituzione dopo il dibattito suddetto. Dunque, non c’è “camerata”, in senso fascista (che poi è l’unico), se prima non c’è il “cittadino fascista” che lo rappresenta. Così, stabilita la priorità ideologica, non sussiste alcun problema nello scegliere i termini più appropriati. Ma mentre quella provocazione aveva un senso preciso, che non si scagliava contro il concetto ed il valore del termine “camerata” in quanto tale, ma contro il suo utilizzo da parte di tutto un ambiente politico ideologicamente assai carente, nonché diretto da quinte colonne infiltrate dal sistema di potere antifascista, oggidì invece, Noi possiamo, questo sì, proclamare di “farla finita” proprio con il termine “razza“, scagliandoci contro il razzismo, in questo caso rigettando proprio il senso e il contenuto che tali termini hanno stabilmente assunto nel tempo presente. Ovviamente immaginiamo già che tutti i soggetti formati culturalmente da 80 anni di antifascismo di stato, che per la sua opera nefasta di plagio delle menti si è avvalso dell’ausilio della stampella “neofascista” (ricordiamocelo sempre!), innanzi a queste nostre affermazioni, si rapporteranno ad esse per come hanno già fatto gli esecutori della “Legge Scelba”, che già hanno voluto processare le nostre idee e secondo i quali, pur di non negarne il fondamento aprioristico pregiudiziale, la cosa più facile da dire alla luce del dettato contenuto in quel mostro giuridico, è stato semplicemente: “voi non siete razzisti e allora non siete fascisti” (qui)! Invece, sulla base dei fatti storici, Noi fascisti de “IlCovo” abbiamo dimostrato che è vero l’esatto contrario (qui)! Ormai, nel corso degli anni abbiamo sufficientemente indagato ed illustrato i termini precisi e reali della questione (es: qui, qui e qui), ma al riguardo è bene giungere ad una definizione definitiva nonché ad una sintesi netta e chiarificatrice. Il motivo per cui il Fascismo ideologicamente non può, pena la sua sparizione (!), essere definito razzista risiede precisamente in tre elementi basilari che di seguito vogliamo esplicitare.
I. Elemento dottrinario
Il Fascismo nacque come “pensiero imbevuto di dottrina spiritualistica” (cit). L’azione politica Fascista fu improntata, già all’indomani dell’adunata di San Sepolcro, ad un gigantesco dogma anti-razionalista e anti-positivista. La feroce polemica di matrice nazional-sindacalista contro il materialismo ed il positivismo, nel Fascismo assunse tratti peculiari e ancor più precisi, poiché fondati sulla concezione Mistica dell’esistenza. Nella stesura della Dottrina datata 1932, che chiariva definitivamente l’ “Identità Fascista” Benito Mussolini mostrava senza ombra di dubbio, in tutto il documento, la natura ideale del Fascismo, che è fortemente anti-materialista e anti-positivista. In ogni paragrafo della sua trattazione, traspare tale natura che mai fu messa in discussione in tutta la parabola storico-politica del regime fascista e che anzi, in vari momenti, fu rivendicata con forza. In un preciso passaggio, che attiene le “Idee Fondamentali”, vi si afferma:
Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato…il popolo è concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l’idea più potente perché più morale, più coerente, più vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volontà di tutti. Di tutti coloro che dalla natura e dalla storia, etnicamente, traggono ragione di formare una nazione, avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una coscienza e una volontà sola. Non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un’idea, che è volontà di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità.
A fondamento di tale concezione palesemente anti-razzista, vi è il cardine stesso del pensiero Fascista: ovvero l’Universalismo Romano-Cattolico. Infatti, Mussolini al riguardo poté affermare (citazione messa in Nota ufficiale nella Dottrina):
Oggi io affermo che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito, né potrebbe essere altrimenti. Lo spirito è universale per la sua stessa natura. Si può quindi prevedere una Europa fascista, una Europa che inspiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo. Una Europa cioè che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno, dello Stato del XX secolo, ben diverso dagli Stati che esistevano prima del 1789 o che si formarono dopo. Il Fascismo oggi risponde ad esigenze di carattere universale. Esso risolve infatti il triplice problema dei rapporti fra Stato e individuo, fra Stato e gruppi, fra gruppi e gruppi organizzati. [S. E D.: 1930; vol. VII, pag. 230.]
Ebbene, senza dilungarci oltre nella dimostrazione, ci pare già sufficiente definire questi concetti come impossibili da far risalire al razzismo nel significato assunto oggigiorno stabilmente da tale termine. Risulta degno del massimo rilievo che tali presupposti ideali non furono ufficialmente mai rinnegati in nessun periodo della parabola storica del Partito Fascista.
II. Elemento Politico e Politologico
Dalla concezione Fascista, dunque, discende logicamente l’attuazione di tali idee in termini politici fattane dal P.N.F. nelle forme idonee al momento storico. Ulteriore nota di grande interesse sta nel come il Partito Fascista e la Cultura Fascista ufficiale accreditata, descrivessero i termini della questione. In tal caso vogliamo far riferimento a due citazioni precise, elaborate in due momenti politici differenti, ma che riportano sostanzialmente la stessa concezione relativa al preciso significato attribuito dal Fascismo al termine “Razza“: la prima è presente nella Enciclopedia italiana, pubblicata nel 1935, ossia prima della promulgazione dei “provvedimenti per la difesa della razza italiana“, la seconda è tratta dal Dizionario di politica del Partito Fascista, pubblicato nel 1940, ossia a “leggi per la difesa della razza italiana” vigenti.
Razza (Enciclopedia Italiana, 1935, qui)
È assai comune la confusione fra razza, popolo e nazione. Ora, la prima è un’entità antropologica, cioè zoologica, qualcosa della stessa natura del concetto di specie animale o vegetale (salvo l’estensione, il grado di questo raggruppamento, il cosiddetto valore sistematico o tassonomico). Pur sotto il triplice aspetto, anatomico, fisiologico, psichico, la razza è un’entità naturalistica, come è una entità naturalistica la specie “cane” o quella “cavallo” sotto il triplice aspetto dei suoi caratteri di forma, di funzione e di psiche. Popolo è un’entità sociologica, indicando un raggruppamento, la cui formazione è un processo storico-culturale, a base soprattutto linguistica (lingua comune). Uno stesso popolo può esser costituito, anzi, di regola, è costituito da più razze. Nazione è un’entità di natura politica, costituendo essa un raggruppamento, in cui possono entrare come costituenti non soltanto razze diverse, ma popoli diversi, più o meno unificati culturalmente. La base della nazione può essere geografica, un territorio più o meno definito, ma non è necessariamente tale. Necessità di esistenza, o anche di potenza, possono far sì che una nazione riunisca popoli diversi, abitanti territori diversi. Si ricordi, ad esempio, l’Austria-Ungheria di prima della guerra mondiale o la Russia attuale. Non esiste perciò una razza, ma solo un popolo e una nazione italiana. Non esiste una razza né una nazione ebrea, ma un popolo ebreo; non esiste, errore più grave di tutti, una razza ariana (o meglio aria), ma esistono solo una civiltà e lingue ariane (sebbene, anche in questo caso, la parola abbia per i linguisti un significato più ristretto che “indoeuropeo”).
Razza (Dizionario di Politica del Partito Fascista, 1940, qui)
…Il concetto di razza può essere adoperato soltanto nel senso sistematico, cioè come concetto di classificazione antropologica (ad esempio: razza nordica, dinarica, occidentale, orientale, baltica, ecc.), e non già nel senso di razza vitale, col significato di un bene ereditario che si trasmette di generazione in generazione. Non si deve perciò parlare di una « razza tedesca » o di una « razza italiana », ma di un « popolo tedesco» e di un « popolo italiano ». Diciamo dunque che il problema della razza non è, e non può essere, stabilito su elementi di ordine puramente fisiologico o sociologico e che il problema capitale è quello del « popolo », che si realizza nello stato come « nazione ». Il quale è un problema dello spirito, cui si accede soltanto attraverso una interpretazione sintetico-etologica della realtà… il problema che sovrasta al dramma dello spirito e che prorompe nella gara imperiale dei popoli non è quello di una meccanica dominazione di un popolo sugli altri, imposta attraverso « guerre zoologiche »; bensì è quello delle « grandi civiltà », in corrispondenza ai fenomeni delle grandi razze, delle grandi famiglie linguistiche e delle religioni mondiali.”
Alla luce di tali citazioni ufficiali, traspare come la concezione del Fascismo sia nel 1919, che nel 1932, resta la medesima che nel 1935 e soprattutto nel 1940. Essa ufficialmente non rappresenta affatto alcuna idea di Stato razzista secondo quelli che sono i comuni canoni odierni !
III. Centralità dell’Elemento “identitario”
L’elemento “identitario” del Fascismo è quello che emerge chiaramente ed in modo centrale dallo svolgimento dei due brani fondamentali precedentemente osservati. Si giunge così a comprendere l’elemento precisante l’identità fascista, che, questa sì, risulta impossibile da sostituire, in ogni tempo. Sulla base di tali elementi si va ben oltre l’uso dei termini, anzi, ogni termine, per essere idoneo alla descrizione fatta dalla costruzione ideologica del fascismo, deve poter far comprendere chiaramente la natura e gli scopi dello stesso, che né prima, né tantomeno oggigiorno, sono da assommare al razzismo e men che meno alla volontà di giungere meccanicamente a fare “guerre zoologiche per il predominio” di una razza presumibilmente e falsamente superiore. Tale elemento identitario irrinunciabile, emerge proprio nei momenti più significativi della parabola storica del regime fascista, quelli considerati più controversi dalla ristretta mentalità odierna, come ad esempio nella Dichiarazione del Gran Consiglio del 1938 o nelle stesse leggi del Novembre successivo di cui abbiamo già scritto altre volte, così come anche nel documento edito dal Ministro Fascista Acerbo e commentato in modo pertinente dal Padre Messineo, secondo quanto riportato su questo stesso blog (qui, qui).

Conclusione: perché il Partito Fascista usò il termine “razza” e “razzismo”
A questo punto, sebbene sulle pagine di questo blog abbiamo già ampiamente spiegato in dettaglio svariate volte ciò che retoricamente riferisce il titolo del paragrafo, lo si può ugualmente schematizzare in modo sintetico per averne contezza immediata e diretta:
- E’ innegabile che i termini “razza” e “razzismo” furono usati per motivi politici al fine di affrontare particolari situazioni storiche contingenti seguite al conflitto con l’Abissinia, come la necessità di mantenere inalterato il prestigio del colonizzatore italiano nel contesto imperiale creatosi dopo la conquista dell’Etiopia di fronte all’aristocrazia indigena locale e quella di contrastare l’antifascismo di matrice ebraico-sionista, capace di influenzare la condotta politica delle liberal-democrazie anglo-francesi in funzione anti-italiana.
- Vi sono comunque delle prove evidenti che in tutti i casi, qualora l’Italia non fosse entrata nell’Asse, la polemica anti-sionista del Fascismo già in atto dalla seconda metà degli anni 20 (secondo quanto traspare negli stessi articoli pubblicati dallo stesso Mussolini sulle pagine del “Popolo di Roma” nel 1928 ed intitolati “religione o nazione?” del 19 novembre e “replica ai sionisti” del 16 dicembre, in cui lo stesso Duce dibatteva contro l’ambiguità di una parte consistente dell’ebraismo, manifestando dunque come la questione fosse niente affatto derivata da chissà quale inesistente sudditanza politica nei confronti dei tedeschi [potete scaricare il documento digitando QUI] ) avrebbe proseguito a manifestarsi in forme peculiari, che sono esattamente quelle precedenti il 1937, ma sempre all’insegna della pianificazione di una campagna politica atta comunque ad integrare o respingere chi nella civiltà mediterranea incarnata dall’Italia fascista non si riconosceva né voleva essere inserito. Inoltre, relativamente all’ambito coloniale, non va dimenticato che il regime fascista proprio in quel frangente proseguì anche nei propri domini d’oltremare una politica improntata all’insegna della fascistizzazione ideologica della popolazione, che in Libia stava mostrando una fisionomia ben precisa e che fu proseguita in forme diverse, con la legge per la cittadinanza speciale libica concessa ad alcune categorie degli abitanti indigeni mussulmani a partire dal 1939.
- Inoltre, il termine “razza” poté essere agevolmente utilizzato dal Partito Fascista (che razzista in senso proprio non fu mai!), senza per questo cadere in alcuna contraddizione ideologica, proprio per i motivi già espressi chiaramente nella voce “Razza” dell’Enciclopedia italiana nel 1935, in cui si diceva che …“è assai comune la confusione fra razza, popolo e nazione“. Questo perché negli anni del “regime”, il Positivismo non aveva ancora stabilito il monopolio interpretativo sul senso da attribuire ad alcuni termini, come invece vale per l’oggi. Dunque il termine “Razza”, veniva ampiamente utilizzato con varie accezioni, inclusa quella di “popolazione” e “nazionalità” (motivo per cui il Gran Consiglio varò le leggi per la “difesa della razza-popolazione italiana”). Questo venne notato da una moltitudine di esponenti sia politici che culturali del tempo, in Italia e fuori. E per questo, “ad intra”, l’uso del termine, prima ufficialmente rigettato, proprio perché ambiguo, successivamente al suo utilizzo non destò comunque grande scandalo, potendo in modo scaltro essere utilizzato quale elemento a favore della campagna di avvicinamento politico alla Germania, che invece, a differenza dell’Italia Fascista, usava quel termine in modo univoco e ideologico, nel senso di razza vitale, col significato di un bene ereditario che si trasmette di generazione in generazione. Fu proprio in base a questa concezione della valenza plurima di significati attribuiti al termine “razza” che, in seguito, si sviluppò il maggiore e più stridente contrasto ideale tra il Partito Fascista italiano e quello Nazional-Socialista tedesco, fino alla fine della guerra; a dimostrazione evidente che la categoria storicamente inesistente del cosiddetto “nazifascismo” è solo un mendace artificio retorico partorito dalla malafede dell’antifascismo di stato (qui), checché ne dicano tutte la marionette istituzionali di qualsiasi provenienza che da quasi 80 anni si avvicendano nello squallido panorama politico italy-ota. Questo perché l’Italia Fascista ambiva ad essere ideologicamente autonoma, mostrando di possedere una propria visione del mondo originale, alternativa a quella di tutti gli altri gruppi politici coevi, capace di catalizzare su di sé a livello popolare le simpatie della pubblica opinione, anche all’interno delle nazioni dell’Asse.

Ecco perché, alla luce di quanto appena esposto, ben volentieri possiamo rigettare i termini Razza e Razzismo, con orgoglio e piena volontà di Fascisti intransigenti! E sfidiamo tutti gli “Scelbini” del mondo a dimostrare il contrario!
IlCovo






