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NEGAZIONISMO ANTIFASCISTA A SENSO UNICO: l’ipocrisia illogica dei “gendarmi della memoria sbugiardata”!

ipocritiEsiste un presidio donato da Iddio a tutti gli uomini: si chiama Coscienza. Quando Essa non dorme e non é ottenebrata, rifiuta e rigetta disgustata l’esaltazione dell’ingiustizia e del crimine!

Al riguardo, la “democrazia italiota” asservita alla plutocrazia internazionale ha compiuto l’ennesimo oltraggio alla giustizia. Coadiuvata, come sempre, dalla “Euro-usurocrazia”, la quale a mezzo del suo “parlatoio” aveva già anticipato da tempo nei suoi vuoti “documenti” ulteriori provvedimenti vessatori che avrebbe dovuto a breve estendere al “popolo bove” dello stivale!

Orbene, è stato democraticamente ufficializzato il “reato d’opinione” del “negazionismo” (Cfr qui . E, come al solito, emerge la doppiezza strisciante e ipocrita della repubblica delle banane . Infatti condannano “l’istigazione all’odio”, che presumibilmente si baserebbe sul “negazionismo”!! Così, sempre in modo ipocrita, cercano di smarcarsi dalle critiche di chi li accusa di aver istituito l’ennesimo reato d’opinione. Come, di fatto, è accaduto). Cosa si deve intendere con questo termine, la cui definizione risulta estremamente “elastica”, ormai risulta chiaro. Esso si applica ESCLUSIVAMENTE alla negazione della persecuzione antiebraica. In sostanza chi “nega il genocidio della Shoah” sarà considerato alla stessa stregua di un criminale, di un assassino comune, pertanto sarà passibile di carcere! Appare veramente tragico ed esilarante ad un tempo il vedere emanati dagli spacciatori del libero pensiero tali “editti” tirannici che, ad oggi, costituiscono i peggiori (ed i più ridicoli!) che si siano mai visti in Europa e nel Mondo in fatto di reati di opinione! Infatti, se il negare aprioristicamente dei crimini costituisce certamente un atto immorale ed esecrabile intellettualmente, nondimeno risulta incredibile che ciò possa essere perseguibile penalmente! A questo punto, visto che il “reato” di “apologia di fascismo” (sic!) è tutt’ora presente in questo orribile e infernale “sistema”, costituendo di già un “reato di opinione”, la chiusura del cerchio non poteva che essere questa. E ciò avviene non perché  le due cose siano politicamente e storicamente l’una l’anticamera dell’altra, quanto perché è esattamente questo il risultato propagandistico che si vuole ottenere: cioè il farlo credere!

Ebbene, siccome il pudore e la dignità sono termini sconosciuti nel “sistema democratico”, beffa tra le beffe, si è osato promulgare questa ennesima legge tirannica subito dopo una notizia che senz’altro molti non conoscono ( Qui ). La cosiddetta “Corte ONU” ha “decretato”, dall’ “alto” della sua grandezza amorale, che né la Serbia, né la Croazia, al tempo della guerra che le ha dilaniate, furono colpevoli di Genocidio! Tutti ricordiamo le atrocità commesse durante quel conflitto, da ambo gli schieramenti. La definizione che è stata data al termine “Genocidio”, dalla stessa Corte che ora “assolve” i  due contendenti ( Vedere Qui ), è perfettamente applicabile ai fatti relativi al conflitto Serbo-Croato. Ma si sa che l’adesione di questi due paesi all’Unione euro-usurocratica vale più di qualsiasi scrupolo etico-morale, così, magicamente, la “Corte” non ha potuto stabilire che lo scopo specifico delle forze armate dei due rispettivi paesi fosse quello di annientare e sterminare il nemico! Questo nonostante il grande macello consumato, nonostante la definizione di genocidio che la stessa ONU ha ratificato come valida, nonostante l’evidenza dei fatti… ebbene, nonostante tutto ciò, non sarebbe possibile stabilire se gli eserciti volessero sterminare l’avversario in tutto o in parte (dall’articolo citato: le prove non dimostrano “lo scopo specifico necessario perché si parli di genocidio”)!

Di fatto, appare evidente che con la costituzione del reato di “negazionismo” (posizione quella negazionista aprioristica che, ripetiamo , risulta moralmente deprecabile )  il sistema demo-plutocratico, si assicura un utile strumento di pressione da utilizzare di volta in volta per zittire voci scomode per la “nomenklatura” ! Quanto al negazionismo “politicamente corretto” concretamente praticato dalla repubblica italiota a danno dei “vinti” fascisti od al negazionismo praticato dai cosiddetti “Occidentali”, iniziando dallo sterminio subito dagli Armeni, proseguendo per quelli subiti dai nativi Americani, passando per quelli subiti nei paesi del cosiddetto “socialismo reale” etc. etc. …per questi genocidi la legge, ovviamente, non vale!

Nel caso specifico che vogliamo discutere nuovamente, ci eravamo già ripromessi di leggere e commentare un testo di Simone Levis-Sullam, nonostante avessimo già sottolineato gli evidenti limiti presenti nell’interpretazione pregiudiziale del ricercatore ( qui ); un libro che risulta a tutti gli effetti  un manifesto politico di propaganda di guerra, di cui non si sente davvero il bisogno, in quanto non riporta argomenti storici, come del resto lo stesso autore specifica nell’introduzione, ma che risulta scritto appositamente per “estendere” il significato di “genocidio” utilizzando una prosa narrativa da romanzetto moralista, col solo fine di  infangare la memoria del Governo Fascista, negando arbitrariamente che esso rifuggisse di fatto da qualunque intento genocida nei confronti degli ebrei… e tutto ciò prescindendo dai fatti storici! In breve un classico esempio di negazionismo antifascista! La gravità dell’atto di Sullam, sta tutta in questo principio: la sua condanna moralista è slegata dai fatti! Ne citiamo alcuni passaggi per rendere chiara l’idea del filo illogico che egli ha seguito (Cfr S. L. Sullam, “I carnefici Italiani- Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945″, Feltrinelli, 2015): “Un genocidio è il tentativo violento di cancellare in tutto o in parte un gruppo su basi etniche o razziali… Allo stesso tempo, la categoria di genocidio consente una comparazione con dinamiche e fatti affini ed enfatizza, per analogia con la definizione giuridica del crimine, l’intenzione, quindi il progetto, di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale. In questi termini si può parlare quindi di genocidio degli ebrei e di responsabilità italiane”.

Da questa prima citazione è già possibile scorgere la completa assurdità della posizione di Sullam, che scrive un libro con la finalità di usare la categoria di Genocidio (la cui definizione ufficiale pure utilizzata dallo stesso autore, cozza evidentemente con i suoi scopi!) per estenderla ed enfatizzarla! Addirittura comparando tale crimine con “dinamiche e fatti affini” (stabiliti come tali da chi? Da lui?), per poter così arrivare a parlare di “responsabilità italiane”! In base alla stessa definizione che l’Onu ha coniato per il termine “genocidio”, invece, risulta lapalissiano che il Governo fascista italiano dell’epoca non ha avuto nessuna responsabilità nel genocidio ebraico, e giuridicamente non ha voluto, né ha preparato, né ha perseguito nella prassi la cancellazione in tutto o in parte [di] un gruppo su basi etniche o razziali“. La “comparazione” forzata di Sullam “con dinamiche e fatti affini” (ci chiediamo cosa possa risultare “affine” a un genocidio su base razziale!) risulta una evidente falsità storica. L’autore però così continua: “Le responsabilità nel genocidio di questi soggetti, ad esempio di chi compì gli arresti e di chi trascrisse materialmente l’elenco di ebrei da arrestare, non furono le stesse e indubbiamente l’utilizzo in ambito storico di categorie giuridiche e giudiziarie potrebbe portare a precisare diversi gradi di implicazione e di colpa sulla base ad esempio della funzione specifica, del ruolo gerarchico e della conoscenza o meno degli intenti genocidari e dei loro esiti ultimi” (ibidem). Questa citazione, che da sola inficerebbe il senso stesso del libro, visto che è vero ciò che afferma, ossia che la responsabilità del genocidio va ascritta a chi l’ha perseguito e vi ha collaborato consapevolmente, e che dunque risulta impossibile da addebitare al governo fascista italiano dell’epoca, in realtà serve a Sullam per l’ennesima forzatura e per il ribaltamento dei termini, egli infatti così prosegue… “Tuttavia le finalità dello storico non sono quelle del giudice: con la categoria di genocidio e con l’enfatizzazione delle responsabilità italiane vogliamo richiamare l’attenzione su un progetto, su un insieme di azioni, sulle forme di partecipazione che riconosciamo vadano di volta in volta precisate, ma anche sulla gravità di atti che, solitamente isolati e considerati in sé pur essendo stati parte della catena dello sterminio, sono stati a lungo sottovalutati” (ibidem).

Dunque, mentre precedentemente Sullam aveva necessità di fare un parallelismo col significato giuridico del crimine di genocidio, per poter estendere l’accusa alle intenzioni (sic!) di coloro che hanno partecipato alla guerra 1943-45 in Italia dalla parte dei vinti, ora non può “tuttavia” (parolina chiave che in seguito permette di ribaltare il periodo precedente!) guardare alla realtà giuridica! Si sa, lo storico non è un giudice! Dunque egli deve “enfatizzare” le responsabilità italiane, anche se riconosce che non sono tutte uguali e non possono essere equiparate a quelle degli sterminatori. Alla luce di queste ovvietà, visto il titolo del libro che parla di “carnefici” (e dunque di responsabili diretti), dopo aver letto queste righe si dovrebbe per coerenza logica già chiuderlo e riporlo nel cesto della carta da riciclare. Infatti di quali carnefici stiamo parlando? Ma il fine ultimo dell’autore non é quello di pervenire alla verità storica, bensì di inserire premeditatamente e comunque il governo fascista italiano nel novero dei criminali. E dunque, in barba alla logica dei fatti storici,  il libro, dal punto di vista di Sullam, ha senso solo per questo motivo.

Immancabile  anche il riferimento all’ “antigiudaismo cattolico”, il quale avrebbe costituito la “base” su cui si sarebbero innestate le leggi del 1938 (ignorando volutamente anche i contrasti a riguardo tra il governo fascista e la Chiesa di Roma). Lasciando intendere, indirettamente, che anche il Cattolicesimo Romano (sulla base dell’estensione del significato di cui sopra) avrebbe dunque responsabilità nella “Soluzione finale”. Del resto tale assunto è frutto di un vecchio pregiudizio anticattolico che il Sullam non ha vergogna di riesumare, in questo libro che è tutto fuorché storico! Però egli ammette che “…Sebbene non possa essere tracciata una linea di continuità diretta tra l’antisemitismo del 1938 e la svolta genocida (sic!) del 1943-45, quello sancito dal 1938… fu quindi il contesto giuridico, politico, culturale e ideologico in cui fecero infine la loro comparsa i più radicali provvedimenti della politica antiebraica introdotti dalla RSI” (ibidem). A parte il fatto che nel 1943-45 non vi fu alcuna “svolta genocida” in atto da parte delle autorità fasciste (proprio a motivo della definizione data al termine dall’Onu!), ma della creazione per gli ebrei dello status di “nemici per la durata del conflitto”, e dunque del  cambiamento della loro condizione quali prigionieri di guerra (con tutto ciò che questo comportava a livello di convenzioni internazionali!), con la requisizione dei loro beni; resta comunque del tutto campata in aria la teoria secondo la quale le leggi discriminatorie del 1938 costituirebbero la base giuridica e ideologica  per qualsivoglia sterminio! Questo è certificato dalla storia! E Sullam è costretto ad ammetterlo, anche se per lo scopo che si è prefissato, condannare a prescindere il governo fascista italiano, è obbligato a relativizzare questo fatto chiaro.

Allo stesso modo, nella prosa politicamente interessata di Sullam, Giovanni Preziosi, un personaggio assolutamente marginale e secondario nella storia del Fascismo, rifugiato in Germania dopo l’8 settembre 1943, che scrisse al Fuhrer per accusare lo stesso Mussolini e il Governo fascista di filo-semitismo (sic!), da inutile comparsa riesumata da Hitler stesso e imposta a Mussolini (come certificato dalla storia; cfr. R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il Fascismo, Einaudi, Appendice), diventerebbe invece un ideologo, un personaggio di primo piano, addirittura un pilastro del Fascismo, sempre secondo Sullam, come lo sarebbe stato Evola (ibidem)! Al contrario, Giovanni Gentile, da Ideologo del Fascismo insieme a Mussolini, diventerebbe una comparsa …poiché, come lo stesso autore ammette, voleva salvare gli Ebrei! Nella citazione che fa Sullam della lettera di Preziosi, egli ammette che lo stesso voleva replicare in Italia le leggi Naziste per l’eliminazione degli ebrei riprese dal Mein Kampf. Quel che non dice, stranamente, è se il Preziosi sia riuscito nel suo intento, oppure, come ricordato nel libro di De Felice, Storia degli ebrei Italiani sotto il Fascismo, se le sue proposte vennero bloccate dal Ministero degli Interni, e da Mussolini stesso. Ma, ripetiamo, questo fatto storico diventa relativo davanti alla volontà politica di Sullam di demonizzare il Governo fascista.

Egli scrive nel libro del Campo di Fossoli, dove la storia di questo stesso campo però non viene affatto trattata in modo centrale! Anzi! Ciò che è posto in rilievo sono le storie, in stile narrativo e prosaico, delle delazioni, dei tradimenti, delle connivenze di personaggi che ruotano attorno all’imprigionamento degli ebrei veneti, poi trasferiti da Fossoli nel febbraio del 1944. Sullam lascia intendere che questa deportazione, nella quale è stato coinvolto Primo Levi, sia totalmente da ascrivere tra le responsabilità della R.S.I. Ma siccome a Sullam non importa nulla di approfondire la storia di Fossoli, una storia che, tra l’altro, è stata certificata come tutta “da costruire” dalla stessa Regione Emilia Romagna, a causa della scarsità di documentazione relativa al Campo stesso ( Cfr Qui : “La documentazione del campo [registri e atti] è andata quasi tutta distrutta o perduta. La reperibilità della documentazione su Fossoli si è imposta perciò come un problema fondamentale e, di fronte alla lacunosità delle carte fino ad ora conosciute e usate, è maturata la necessità di individuare nuove fonti, allargando l’orizzonte delle ricerche per permettere all’indagine storica di ampliare e meglio definire le conoscenze acquisite in questi anni“), allora egli si permette tranquillamente di soprassedere sui fatti, poiché il suo intento, come già detto, è quello di “enfatizzare”, pizzicare le corde dell’ io sentimentale del lettore, slegandole possibilmente dall’io razionale ! Il suo fine infatti non è la ricerca su Fossoli! E’ solo quello di gettare fango sulla R.S.I. !

Dunque, sempre ragionando alla luce della prospettiva prodotta dal “reato di negazionismo”, Sullam può dire e scrivere quello che più gli aggrada! Lui, giudeo e antifascista, a maggior ragione nel suo ruolo di “storico” (per quanto questo termine possa avere un senso per un libro del genere!), può accusare chi vuole! Tanto, per chi non concorda col suo teorema, c’è già pronto il “reato di negazionismo”!

La Storia, quella vera con la S maiuscola, dice però che il Campo di Fossoli fu occupato dai tedeschi, come del resto una parte dell’Italia, dopo l’armistizio (era un campo di prigionia), per poi essere sgomberato al momento della nascita della R.S.I., nel settembre 1943. Quando però i tedeschi decisero di gestire  direttamente la “questione ebraica” (chissà perché mai presero questa decisione, se i fascisti, secondo Sullam, erano così solerti e così mostruosi nella loro folle mania genocida? Mah, misteri “negazionisti”!), rioccuparono una sezione dello stesso campo, pur permanendo ufficialmente sotto l’autorità italiana (R.S.I.). In questa sezione essi portavano i loro prigionieri (…i loro!), e nel febbraio del 1944 una loro retata vi portò degli ebrei, tra cui Levi. Nel marzo del 1944 le autorità fasciste italiane, (pur essendo secondo Sullam composte di solerti carnefici) vennero però cacciate definitivamente dai tedeschi (vedere Qui. Il sito, evidentemente antifascista, non riesce a negare quali fossero le condizioni dei prigionieri di Fossoli durante la gestione da parte Italiana-Fascista, così come nota che i tedeschi già dai primi del 1944 avevano occupato una parte del campo, alla faccia degli Italiani! …e che nel marzo dello stesso anno i fascisti furono cacciati perché i tedeschi volevano attuare “la soluzione finale”. Testuali parole!)

Insomma: la storia di Fossoli, oltre a non poter essere scritta definitivamente a causa della scarsità di documentazione in merito, al contrario di quello che scrive Sullam da “storico”, viene totalmente ignorata da quest’ultimo, poiché nelle liberal-democrazie, la verità e la giustizia, come la libertà, non sono minimamente considerate! Alla faccia del reato di “negazionismo” ed alla faccia dei “diritti inalienabili dell’ uomo”, che lo sono solo quando e come lo decidono lor signori democratici!

Noi, invece, che siamo fascisti (dunque brutti, cattivi e violenti, sempre secondo lor signori democratici), scriviamo e proclamiamo che siamo disgustati da ogni Genocidio, poiché non basta essere in Guerra per cancellare le Coscienze! Dunque, ogni errore ed orrore, commesso nell’ultima guerra mondiale, deve essere stigmatizzato, a cominciare da quelli dei “vincitori”! Sono loro che si sono ipocritamente appiccicati addosso termini tanto altisonanti quanto vuoti di significato come libertà di parola e di espressione, e che invece di questi stessi termini si fanno beffe tiranneggiando e zittendo il prossimo come mai nei regimi “antidemocratici” è accaduto!

Dunque noi fascisti condanniamo i genocidi, ma li condanniamo tutti, poiché ognuno di essi costituisce  un abominio morale! E noi della Morale facciamo la nostra base di Vita! Questo perché siamo FASCISTI! E grazie a Dio NON siamo “democratici”!

A margine di queste considerazioni, vogliamo fare un’ultima riflessione. La centralità, vorremmo dire l’unicità della storia ebraica, in merito alle relazioni con gli altri popoli del mondo, è effettivamente inusuale. Si può dire che questa “unicità” è vista in chiaro-scuro. Ovviamente il giudaismo la esalta, come prerogativa assegnata in modo esclusivo ad un “popolo eletto”, concretizzando politicamente tale caratteristica nel sionismo moderno. Questa innegabile “auto esaltazione”, che è antica come lo stesso ebraismo, costituisce in realtà l’unico vero motivo che ha potuto generare “contrasti”, in modo specifico con l’universalismo della Civiltà Latina. Contrasti che non sono mai stati “razziali”, bensì culturali. E’ la “superbia giudaica”, che ha generato spesso l’impossibilità ( e la mancata volontà!) di “integrazione verace”. I numerosi esempi positivi di senso opposto, antichi e contemporanei (due esempi emblematici su tutti, Saulo di Tarso ed Ettore Ovazza), certificano esattamente questa irrimediabile contraddizione. Finchè permarrà questa “auto esaltazione ebraica” di segno esclusivista, questa volontà di “unicità incomparabile”, i contrasti con l’ebraismo saranno sempre alimentati, con l’accordo sostanziale dell’ebraismo stesso, poiché codeste contrapposizioni (soprattutto quelle che sfociano in crimini), consentono di perpetuare questa presunta aura di “unicità”, non permettendo che il cerchio di odio si chiuda.

Noi crediamo sinceramente che, come storicamente è stato dimostrato, la Civiltà fascista possa risolvere beneficamente, per tutti, questi contrasti. Ovviamente non neghiamo quanto alla prova dei fatti storici si sia dimostrato sbagliato. Ma riconosciamo l’innegabile potenzialità benefica dei Principi, i quali non devono essere abbandonati a causa di una loro contingente applicazione erronea, ma semplicemente applicati nel modo più verace.

RomaInvictaAeterna

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