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L’IDEALE SPIRITUALE NEL LINGUAGGIO DI MUSSOLINI!

Spirito messaggio mussoliniano - Biblioteca del Covo

«Tutto l’armamentario dello Stato crolla come un vecchio scenario di teatro da operette, quando non ci sia la più intima coscienza di adempire ad un dovere, anzi ad una missione»

(Mussolini, Scritti e Discorsi, Vol. II, p. 320).

L’uomo che crea una Rivoluzione, crea anche una fede. Anzi si crea una Rivoluzione perché s’è già creata una fede. Questa fede deve avere la sua dottrina e il suo credo politico per propagarsi, per potere scendere nella coscienza del popolo e gettarvi quei germi che formano gli eroi e i martiri, poiché di eroi e di martiri ha bisogno qualunque fede per affermarsi, trionfare e durare: fede che divenga coscienza nazionale; dottrina e credo che divengano legge morale, imperativo categorico. Ma perché tutto questo si attui attraverso le mille contingenze favorevoli e contrarie alle quali qualunque moto rivoluzionario è fatalmente legato — tutte le rivoluzioni hanno opposizioni da abbattere, ostacoli da rovesciare d’ogni natura e d’ogni portata, e sia pure santo l’ideale e purissima la fede che le animano, non fosse che per il fatto stesso di essere rivoluzioni, cioè violenza contro tutto un passato — non basta essere giunti al Potere e avere nelle mani le redini del Governo. Non basta adagiarsi su una posizione conquistata, ma bisogna avere continuamente qualche cosa da fare, cioè da « dire » agli uomini, qualcosa che scenda loro nel cuore come una forza e vi divampi come una fiamma. Ma gli uomini, i quali pensano e ragionano, non possono che volgersi dove una possente forza spirituale — quella che ha più presa — istintivamente e irresistibilmente li trae. Se così non fosse, l’animo umano resterebbe chiuso nell’ombra della sola propria persona e avrebbe rinunziato per sempre al tormentoso e pur sublime compito, insito nella sua natura, di guardare più oltre. Ebbene, « il più alto dono di Mussolini all’Italia — scrive Titta Madia — non è l’Impero; è l’aver convinto gli Italiani che lo spirito domini ogni numero della vita e ogni assioma della materia » (1). Mussolini ha, in realtà, contribuito a diffondere nel popolo questo convincimento. Che sia lo spirito suprema leva all’uomo e forza creatrice del destino, è cosa che egli ha propugnato alacremente da decenni. Indubbiamente il primo quarto del nostro secolo ha offerto il clima storico più adatto a questa affermazione; tanto è vero che la Rivoluzione Fascista ha avuto nella concezione dello spirito come attività creatrice il suo fermento più vitale. Mussolini, capo di una rivoluzione e uomo di Stato, emerge insorgendo contro il passato, in quanto elaborazione e prodotto di una concezione positivistica e materialistica mortificatrice della parte più nobile dell’uomo. La sua grande creazione è, anzi, soprattutto spirituale, e spiritualmente, più che materialmente, vuole esplicare la sua funzione. Non è però — si badi bene — uno spiritualismo astratto e quindi inane, ma positivo.

Al terzo punto delle idee fondamentali della Dottrina del Fascismo è detto: « Dunque concezione spiritualistica, sorta anch’essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell’Ottocento. Antipositivistica, ma positiva: non scettica, né agnostica, né pessimistica, né passivamente ottimistica, come sono in generale le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell’uomo, che con la sua libera volontà può e deve crearsi il suo mondo ». Spiritualistica è anche la concezione dello Stato, di cui nella stessa Dottrina, al dodicesimo punto, sempre delle idee fondamentali, si legge: « Lo Stato fascista, forma più alta e potente della personalità, è forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell’uomo »; e conclude poi al tredicesimo: « Il Fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore di istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale ». Questo nella dottrina. E nella realtà lo spirito si è fatto cosa più viva e attiva di quanto la teoria postulasse, ha dato un tono ad ogni manifestazione di operosità.
 E’ lo spirito il propulsore della nuova vita politica e sociale del popolo italiano. Ma come è divenuto esso fulcro centrale, anima del pensiero e della prassi fascista? Come è divenuto esso quel fremito di vita e quel calore di passione di tutto un popolo, come sopra dicevamo? Lo è divenuto, crediamo, soprattutto col mezzo della parola, della lingua di Benito Mussolini. Perché qui non siamo nel campo delle cose materiali, le quali possono, sì, parlare quanto mai efficacemente agli uomini, ma in fondo le cose di per sé sole possono tutt’al più suscitare consenso e ammirazione, ciò che è proprio di ogni concreta e utile opera. Lo spirito si comunica o si suscita specialmente con il verbo, col calore, con l’accento, con la forza del linguaggio umano, allorché l’anima di chi parla è penetrata dal lume di un’idea e riscaldata dal fuoco di una fede. Fin dai primi dell’anno 1922, in un articolo dal titolo assai significativo: « Da che parte va il mondo? » pubblicato sulla rivista « Gerarchia », Mussolini afferma: « Se è vero che la materia è rimasta per un secolo sugli altari, oggi è lo spirito che ne ha preso il posto. …Quando si dice che Dio ritorna, s’intende affermare che i valori dello spirito ritornano ». (2). E’ la svolta fatale che Mussolini addita, verso la quale si debbono orientare ormai gli animi inquieti del nuovo tempo, per foggiarsi una vita più degna e più vera. E’ il lievito della rigenerazione dell’uomo, che la guerra ha scosso da un lungo sonno ponendolo con la prova del fuoco di fronte a se stesso e al suo destino. Nume verace, il suo posto è l’altare, dove è salito per spodestare quello falso e indegno, il quale essendo materia era divenuto polvere che appannava agli uomini la vista. E Dio era fuggito, poiché dove manca lo spirito manca la Sua luce. Questo è nelle presenti parole. Così Mussolini annunzia i nuovi valori, le nuove forze della storia che sta per sorgere. La vita è una conquista; non soltanto per i singoli ma anche per i popoli. Gli uomini debbono dunque lottare, debbono affrontare la guerra, poiché: « La guerra sta all’uomo come la maternità alla donna » (3). E’ la dura, inobliabile verità. Ma la lotta e la guerra sono oggi cose di vastissime proporzioni, mezzo di vita o di morte per intere nazioni, e perciò si debbono in esse impegnare tutte le forze che sono nella natura umana. Soprattutto quelle dello spirito devono primeggiare e incanalare le altre. Perciò il Duce afferma: « …le mitragliatrici non bastano se non c’è lo spirito che le faccia cantare » (4). Dunque il mezzo materiale ha la sua efficace utilità solo quando è accompagnato e guidato dall’energia spirituale. Ma si va ancora più in là, e questo fattore condiziona addirittura tutti gli altri: « I fucili, i cannoni, gli aeroplani, la chimica, e tutti gli altri ritrovati, non avranno valore se mancherà lo spirito che è la prima forza per qualunque battaglia… » (5). Mai questa forza spirituale era stata evocata da un uomo di Stato con tanto entusiasmo e tanta fede, mai era stata messa in così viva luce e mai le era stato conferito tanto valore nel processo degli avvenimenti. Essa fu infatti travolgente impeto nei momenti in cui l’Italia si trovò al passo supremo. I suoi figli ebbero allora un solo fremito, una sola aspirazione: combattere e vincere. Da notare come questa spiritualità aumenti talvolta di proporzione e di sostanza nel pensiero e nella parola del Duce. Da movente morale che fortifica gli uomini nelle battaglie e li conduce alla vittoria, si fa già essenza e grandezza della Nazione. In quel discorso di Napoli, che non si ricorderà mai abbastanza, trattato ampiamente della irrevocabile decisione che spinge ormai le Camicie Nere a Roma, e prima di passare ai propositi del nuovo Governo, ecco come parla della sua concezione della Nazione: « Per noi la Nazione è soprattutto spirito e non è soltanto territorio. Ci sono Stati che hanno avuto immensi territori e che non lasciarono traccia alcuna nella storia umana. Non è soltanto numero, perché si ebbero nella storia degli Stati piccolissimi, microscopici, che hanno lasciato documenti memorabili, imperituri nell’arte e nella filosofia. La grandezza della Nazione è il complesso di tutte queste virtù, di tutte queste condizioni. Una Nazione è grande quando traduce nella realtà la forza del suo spirito » (6).

Dedica - Biblioteca del Covo

In queste parole, in questa lingua piena di lampi divinatori e sostanziata di quelle verità che s’affacciano nuove sull’orizzonte dei popoli e li spingono a salire, fa presa nell’anima collettiva e si potenzia questo grande principio basato sullo spirito. Il quale principio è stato dal Duce continuamente ribadito alle coscienze. In tutte le occasioni, anche apparentemente estranee all’argomento, egli ha trovato, con felice inventiva, il modo per affermare l’entità dei valori spirituali trasportandoli in ogni campo. Al Congresso dei filosofi, dopo avere accennato al fatto che la vita contemporanea è dominata dalla realtà meccanica, prosegue dicendo: « Non doliamoci eccessivamente di questa realtà meccanica perché anche la meccanica, prima di essere movimento di volanti o di leve è proiezione dello spirito » (7). E dello spirito egli ha fatto veramente proiezione e leva nella vita del popolo italiano. Non solo lo ha suscitato con questo richiamarsi di volta in volta ad esso come a vitalità superiore, ma ne ha creato addirittura una sovranità. Virtù attiva e operante e dominante energia negli avvenimenti difficili della conquista etiopica, esso ha dato tutto quello che poteva dare. Questo era stato da Benito Mussolini preveduto, sentito, e ben a ragione detto nelle dichiarazioni alla Camera contro la politica sanzionista: « Coloro che hanno messo in moto il più esplosivo congegno di guerra che la storia ricordi hanno sbagliato nei loro calcoli. Quando si è esaminato oltre Alpi — a tavolino — la maggiore o minore vulnerabilità dell’economia italiana, si è dimenticato, al di là delle cifre e degli schemi, di tener conto delle riserve materiali di ogni genere che una grande Nazione accumula lentamente e quasi inavvertitamente nel corso dei secoli, e soprattutto non si è tenuto conto dei valori dello spirito dell’Italia fascista, spirito che piegherà a qualunque costo la materia per trarne gli elementi necessari alla resistenza e alla riscossa » (8).

Voi sentite nella sua lingua impetuosa e di ampio respiro tutta la grandezza degli eventi quale realmente si svolsero. Voi sentite una certezza fondata principalmente sulle forze dello spirito, chiamato ad essere fattore supremo per sostenere la più eroica resistenza contro la coalizione mondiale. Dopo la conquista dell’Impero, quando il popolo italiano ha già mostrato al mondo la sua tempra spirituale, il Duce nel famoso discorso « L’ulivo e le baionette » tenuto a Bologna alle Camicie Nere della X Legio, può affermare ormai: « E’ lo spirito che doma e piega la materia… è lo spirito che crea la santità dell’eroismo, che ai popoli che le meritano, come il nostro, dà la vittoria e la gloria » (9). E infine ai Mutilati: « …le forze dello spirito siano sempre profondamente valorizzate, in quanto è lo spirito che esiste e la materia esiste solo per servire lo spirito » (10). Siamo al culmine della concezione. La quale si è tanto affinata e sublimata da trovare nell’espressione la parola ultima che proclama lo spirito la sola esistenza. Tutto il secolare materialismo è andato in frantumi e disperso. La vita ha trovato la sua ragione suprema di essere nell’operare obbedendo ad un impulso più degno. « Può fallire la carne umana, che è sempre fragile, ma non il mio spirito, che è dominato da una verità religiosa, umana: la verità della Patria. Da quando il Fascismo ha alzato i suoi gagliardetti, accese le sue fiamme, cauterizzate le piaghe che infestavano il corpo divino della nostra Patria, noi italiani, che ci sentiamo orgogliosissimi di essere italiani, noi ci comunichiamo in spirito con questa nuova fede » (11). Abbiamo la rivelazione di una specie di lotta interiore tra lo spirito e la carne, che è propria dei grandi iniziati alle supreme verità divine. Egli ha infatti divinizzata la Patria, e come tale la serve e l’adora. Come Cristo, la Patria ha nel suo « corpo divino » le « piaghe » apertele dai farisei politicanti, ma egli le ha amorevolmente « cauterizzate ». E’ un linguaggio mistico soffuso d’infinito amore; ha una penetrazione che arriva nell’anima, permeato com’è da « questa nuova fede » che accomuna e purifica. Ecco che cosa Mussolini ha saputo insegnare al popolo italiano con la sua parola, ecco quale germe di elevazione ha gettato nella sua coscienza e quale forza interiore ha creato nel suo animo. Ciò che era disperso nei libri si è concretato in una nuovissima forza morale; in una nuovissima fede, in una nuovissima coscienza popolare.

(Estratto da: Eugenio Adami, “La lingua di Mussolini”, Modena, 1939)

NOTE

1) T. Madia, Aria dei Colli Fatali, Libreria Ulpiano, Roma, 1937, p. 147

2) Benito Mussolini, Scritti e Discorsi, edizione definitiva, Milano, Hoepli, 1934 -1938, Vol. II, p. 264

3) Op. cit. Vol. IX, p. 98

4) Op. cit. Vol. II, pp. 319-320

5) Op. cit. Vol. VI, p. 12

6) Op. cit. Vol. II, p. 346

7) Op. cit. Vol. VII, p. 124

8) Op. cit. Vol. X, pp. 23-24

9) Idem, p. 185

10) Op. cit. Vol. XI, p. 90

11) Op. cit. Vol. III, p. 173

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ATTUALITA’ DEL COVO – SETTIMA EDIZIONE, 2013/2022 …Scaricatelo, Leggetelo e Diffondetelo!

Att. Covo Settima ediz. 1

L’Associazione “IlCovo – Studio del Fascismo mussoliniano”, è lieta di presentare la settima edizione riveduta, corretta ed ampliata dell’antologia di scritti pubblicati sul blog “Biblioteca Fascista del Covo”. Essi rappresentano una selezione degli articoli più rappresentativi, originali e non, pubblicati nel periodo che va dal novembre 2013 al dicembre 2022. La scelta di diffonderli in un’apposita raccolta non è certamente dettata da vanità ma da una precisa necessità politico-ideologica. In primis, quella di tramandare nel tempo la testimonianza della nostra esperienza, ben al di là della fruizione transitoria sulla rete virtuale telematica. Ma ciò sarebbe apparso a noi un movente secondario ed insufficiente se, verificata di già la gravità del ruolo assunto dall’asfissiante e continuo martellamento ideologico della propaganda antifascista, non avessimo altresì constatato quanto sia radicata oltremodo l’incapacità di trovare una feconda corrispondenza tra la richiesta di un verace cambiamento politico (diffusa a vari livelli nella società odierna) e le soluzioni già proposte a suo tempo nella Dottrina del Fascismo e dai teorici ufficiali del Partito Fascista, che riteniamo presentino un elevatissimo grado di attualità, oltreché una corrispondenza lampante rispetto alle vitali esigenze manifestate dal popolo italiano nel tempo presente. Una caratteristica, purtroppo, misconosciuta dai più. Anzi, lo scetticismo rivelato nei confronti della originale concezione politica espressa da Benito Mussolini, risulterebbe ancor più incomprensibile riguardo a coloro che proclamano di non disdegnare, almeno in linea teorica di principio, talune simpatie politiche per il Fascismo. Se non fosse che quest’ultimo viene identificato da costoro, erroneamente ed in modo pretestuoso, come un “passaggio politico concluso”, ancorché “utilizzabile” solo per alcuni spunti ideologici, suscettibili però di una necessaria “evoluzione” e/o di una “definitiva maturazione”, immaginandone l’approdo politico definitivo, in modo ambivalente, a seconda delle “sensibilità politiche” degli interessati, sempre e comunque all’interno del sistema di tipo liberale-parlamentare antifascista (e non, piuttosto, come alternativo ad esso!) prestando così il proprio sostegno alle forze politiche presenti in Parlamento e pienamente inquadrate all’interno dell’ordine costituito vigente, nel campo conservatore, oppure, all’opposto tra i gruppi socialisti a tinte nazionali. Con ciò, degradandone comunque l’essenza ideale a mera reazione anticomunista oppure, al contrario, ad ennesima rivolta sociale imperniata sterilmente sull’economicismo materialista; in entrambi i casi alterando e distorcendone il verace significato filosofico-politico.

Att. Covo Settima ediz. 2

Ecco spiegato il perché di questa antologia che, invece, mostra la tenace attualità dell’identità fascista più autentica, il cui peculiare messaggio ideologico sfida il tempo, perché fondato su ideali spirituali e valori etici immutabili, che distinguono nettamente tra gli irrinunciabili presupposti dottrinali (incentrati sullo Stato Etico Corporativo mussoliniano) dalle strategie politiche, pragmatiche e transeunti in ragione delle mutevoli circostanze storiche contingenti. Inoltre, nell’affrontare temi politici nazionali ed internazionali di stretta attualità, denunciando i crimini e l’ipocrisia del sistema demo-liberal-capitalista antifascista vigente, tale raccolta evidenzia come la concezione fascista, espressione profonda della millenaria Civiltà italiana, costituisce la soluzione più giusta e confacente alla natura integrale dell’Uomo, che è quella di un Essere inscindibilmente costituito di materia e di Spirito, che mira all’armonia sociale conformemente alle leggi divine che regolano l’universo. In appendice, l’elaborato su “L’Essenza dottrinale del Fascismo” e gli scritti dal carcere del militante politico Vincenzo Vinciguerra, testimone oculare e protagonista della guerra politica degli Anni 70 del Novecento, che tutt’ora sconta l’ergastolo; fonte storica imprescindibile per la conoscenza della cosiddetta “Strategia della tensione”, che ha insanguinato per decenni la vita politica italiana… cari lettori, Noi il nostro impegno come di consueto lo mettiamo tutto, adesso tocca a voi diffondere la Verità, dunque, scaricatelo, rileggete e diffondete!

IL TESTO PDF. DI “ATTUALITA’ DEL COVO-Settima Edizione” E’ DISPONIBILE GRATIS DIGITANDO QUI!

LA VERSIONE CARTACEA E’ DISPONIBILE IN VENDITA SUL SITO DEL NOSTRO EDITORE (DIGITARE QUI)

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LA STORIOGRAFIA ISTITUZIONALE SI PROSTRA ALLA POLITICA ANTIFASCISTA!

La Storia secondo gli antifascisti - Biblioteca del Covo

Cari lettori, l’offensiva propagandistica antifascista, visti i tempi incredibilmente drammatici che stiamo vivendo, non poteva che aumentare, tanto in relazione alla degenerazione morale, politica sociale ed economica indotta dal medesimo sistema di potere dominante – che cerca di puntellare la traballante impalcatura di menzogne reiteratamente ripetute all’infinito su cui si fonda e si regge – quanto in rapporto all’operato che la “formica Fascista” del Covo sta realizzando, riguardo la diffusione della Verità sia sul Fascismo che sul sistema criminale demo-liberale che attualmente ci opprime. Proprio in relazione alla campagna propagandistica antifascista che negli ultimi anni ha ritrovato un accanimento ed una veemenza inusitati ai quale non si era più abituati da decenni, non bastavano più le velenose pseudo biografie romanzate sulla vita di Mussolini, oppure i filmetti basati sulla propaganda avversa più bolsa e ridicola che lo attaccano a mezzo dei pretesti più inverosimili, poiché vi sono due ulteriori elementi recenti che si inseriscono a pieno titolo in questa offensiva: la pubblicazione di una “opera magna” sulla “storia del Fascismo”, da parte dell’onnipresente Professore Emilio Gentile da Bojano e l’allestimento di un “Museo Istituzionale” sulla Repubblica Sociale in quel di Salò, ad opera del “discepolo defeliciano”, Prof. Giuseppe Parlato. Entrambi gli eventi mostrano, in modo smaccato, il loro aspetto propagandistico visceralmente antifascista che nulla ha da spartire né con la Storia né tantomeno con la Cultura. In concreto, mentre il Prof. E. Gentile da Bojano, non fa altro che sistematizzare e radicalizzare la propria interpretazione di stampo Sturziano, Liberale radicale, dismettendo definitivamente anche le apparenti vesti del ricercatore storico per indossare più opportunamente i panni del militante antifascista istituzionale, diffondendo tale “opera” attraverso tutti i canali ufficiali mediatici forniti dall’apparato propagandistico sistemico (non a caso, la pubblicazione in più volumi è curata e distribuita capillarmente dal giornale “Repubblica”), il Parlato, invece, viene direttamente “assunto” dall’Associazione “Reducistica” (sic!) dei Partigiani italiani (ANPI) (!), per “dogmatizzare” e garantire l’indiscutibilità “ufficiale” del “sacro verbo” politico antifascista, dove quel che risulta totalmente scandaloso è l’allestimento del Museo di cui si è occupato e dove l’associazione medesima pare abbia dettato le proprie condizioni all’illustre ricercatore, affinché lo sventurato visitatore venga indottrinato secondo i desiderata delle istituzioni antifasciste, ovverosia apprenda quanto stabilito dai tutori dell’antifascismo istituzionale, cioè precisamente che:

a) la responsabilità della guerra civile nel periodo 1943-45 va attribuita unicamente al Governo fascista della R.S.I. così come l’esclusiva volontà di pervenire ad una guerra “fratricida”, valutata quale componente politica essenziale del Fascismo;

b) ugualmente a tale esperienza politica va ascritta la sudditanza e la “collaborazione” con lo stragismo della Germania Nazional-Socialista (che ovviamente, viene assolutizzato, come se nessun altro Governo belligerante, secondo costoro, in quel frangente avesse commesso crimini!) e la conseguente definizione di “governo fantoccio”;

c) ultimo, ma non per importanza, l’assunzione di responsabilità della R.S.I. nello “sterminio degli ebrei”, e, in genere, la valenza razzista del fascismo.

Questi elementi, dall’ANPI sono ritenuti indiscutibili (si sa, la Storia ce la devono raccontare solo loro!), ed è stato richiesto esplicitamente al Parlato che essi vengano ribaditi e riaffermati nell’allestimento museale, senza possibilità alcuna di discussione, pena l’impossibilità di allestirlo! Ebbene, stiamo parlando della medesima storiografia che stigmatizza da sempre la richiesta dello Stato Fascista di un giuramento di fedeltà fatta ai funzionari pubblici – che non verteva affatto sulla richiesta di mentire o di abolire la cultura di altre provenienze filosofiche – ma che nulla, invece, ha da ridire rispetto all’indottrinamento politico che le viene imposto di diffondere! (qui) Una tale sfacciata prostrazione agli ordini della politica, in Italia non si era vista nell’Era del vituperato “regime in camicia nera”, ma si realizza senza battere ciglio nel “regime dei diritti, delle libertà e della tolleranza democratica”! La stessa “tolleranza” mostrata nei confronti di chi, da onesto cittadino, pur non facendo male a una mosca, definendosi però fascista e criticando il presente disordine liberale, può con ciò essere accusato di “denigrazione delle istituzioni” (cosa tale termine stia concretamente a significare, non è dato sapere!), una “violazione” che corrisponde ad un reato penale! Stesso discorso vale per il cosiddetto reato di “negazionismo”, che a mo di spauracchio viene agitato come una clava sulle teste di chi dubita o critica le “versioni ufficiali” stabilite dal Sistema demo-liberale come verità assolute. (qui) Salta subito agli occhi di chi è ancora capace di una serena riflessione sull’attuale fase storica, come la transizione politico-sociale avvenuta dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, è quella da una Società gerarchica fondata sul contrasto di varie ed antitetiche visioni politico-morali – che però cercavano, TUTTE, la “prova dei fatti” per dimostrare la propria posizione “di parte” – a una Società monistica assolutistica ed appiattita verso il basso, priva di alcun vero senso critico e fondata su “comandi calati dall’alto” dall’oligarchia di potere dominante, che di fatto sono semplicemente ordini, da ritenere indiscutibili da parte di quella che è ormai classificata stabilmente come “massa amorfa” inebetita a dovere. 

Esattamente in questa direzione va anche il libello propagandistico succitato, edito dal Prof. Emilio Gentile da Bojano, il quale, pur basandosi sulle proprie interpretazioni antifasciste “di sempre”, in questo volume “gigantesco” ha non solo radicalizzato (come dicevamo sopra) ma anche volgarizzato il proprio lavoro e “abbassato” il livello della ricerca; dai primi “Studi” che conservavano comunque un valore scientifico, adesso, alla fine della carriera ha sterzato decisamente verso l’opera di propaganda politica smaccatamente avversa. Lo stile usato nel libro è narrativo, sul genere del “romanzo storico”, già usato da altri scribacchini dell’antifascismo di Stato nello stesso ambito. La linea direttrice è la medesima di quella richiesta esplicitamente dall’ANPI al Parlato, dove il Fascismo viene rappresentato plasticamente, esattamente per come imposto nella descrizione che si evince dalla Legge Scelba (qui). Siamo in presenza, di fatto se non di diritto, di un ulteriore “passo in avanti” (l’ultimo?) rispetto all’assetto istituzionale del “Governo Assoggettato” al volere di soggetti estranei agli interessi del popolo italiano. Concretamente, dal lato “giuridico”, la forma della “democrazia protetta” è in atto. Sul versante “culturale ufficiale”, la forma della religione antifascista, praticata da chi accusa falsamente il Fascismo di averne creata una sua propria e “pagana” (…tutto questo sarebbe anche ironico, se non fosse tragico!), viene ormai sancita in modo dogmatizzante ed in forma perentoria. Ciò ha lo scopo palese di nascondere, mentire, defraudare, ingannare e in ultimo, opprimere l’intera popolazione italiana e mondiale, per garantire al vigente sistema satanico, messianistico, e pluto-massonico di portare avanti la propria agenda politica devastatrice, come mai si era visto finora! Altro che “libertà e diritti”!

L’elemento dirimente e plateale, rispetto tale tematica, è quello relativo alla letterale assunzione in pianta stabile nei ranghi dell’apparato istituzionale antifascista, quale elemento del medesimo apparato burocratico, dell’ex “ceto culturale” che prima simulava la propria indipendenza rispetto a quella che esso stesso qualificava come “vulgata antifascista”. Tali ormai sono i cosiddetti “storici” un tempo bollati come “revisionisti”, quali il Parlato ed il Gentile, che adesso si sono trasformati in semplici megafoni di propaganda bellica antifascista. La differenza nodale, come dicevamo poc’anzi, rispetto alle dispute avvenute nel secolo precedente, sta nella totale noncuranza della verifica delle posizioni espresse, anche se con un presupposto “di parte”. Tali burocrati non tengono più minimamente conto della effettiva riscontrabilità delle proprie affermazioni, limitandosi ad usare un tono perentoriamente apodittico e tautologico. Evidentemente, l’era post pseudo-pandemica sta procedendo speditamente verso la realizzazione di tutti gli obiettivi presenti nell’agenda pluto-massonica in tutti gli ambiti. In breve, ormai un fatto risulta “vero solo perché è proclamato come tale” da certi ambienti. Se non lo è, tanto peggio per la realtà dei fatti, come da prassi consolidata! (qui). Tuttavia, come è nostro costume, Noi fascisti del Covo, alla chiacchiere di costoro, abbiamo opposto ed opponiamo i fatti della Storia!

Fatti che, in questa specifica situazione, sono davvero impietosi rispetto alla condotta espressa dai “personaggi in cerca d’autore” di cui stiamo discutendo. Il Professor Gentile da Bojano, ne esce davvero malconcio. L’inversione a “U” praticata da costui (già visibile nel volume “Contro Cesare”, di cui a suo tempo abbiamo denunciato l’incredibile deformazione, per non dire falsificazione dei fatti storici, in merito alle citazioni inserite nel testo, trattate in modo da poter permettere di sostenere la strampalata teoria del “paganesimo” fascista, qui), ha davvero poco a che vedere con la decenza e la deontologia professionale del ricercatore, proprio perché i suoi stessi precedenti lavori, andavano palesemente a scagliarsi contro le “vulgate di comodo”, cioè contro la semplificazione politica e la volgarizzazione delle interpretazioni storiografiche, cosa che invece, adesso, egli stesso attua in questo suo ultimo “lavoro”. Senza voler ricordare ai nostri lettori le molteplici opere del Gentile da Bojano, da noi stessi citate in vari periodi della nostra attività, sempre in modo critico, possiamo riferirci ad uno stralcio che, fra gli altri, abbiamo pubblicato sul nostro forum, abbastanza significativo, poiché riporta le interpretazioni sull’ “essenza” del Fascismo (qui). Nonostante che nella citazione riferita a questo link, il Gentile da Bojano renda evidente la propria interpretazione Liberale e antifascista della dottrina del Fascismo, risulta ugualmente palese come egli non lo “riduca” alla semplice concezione “della vulgata antifascista” quale movimento violento, razzista e sterminatore sulla quale oggi si ritrova egli stesso appiattito! Anzi, proprio nella citazione in questione salta agli occhi l’esatto opposto, quando in riferimento alle differenze plateali col Nazional-Socialismo e col Comunismo (motivo per cui, secondo il Gentile da Bojano, lo stesso Totalitarismo Fascista non poteva essere equiparato a quello degli altri regimi così definiti, proprio per le differenze nodali riguardanti la violenza sistematica ed il razzismo da essi espressi, ma non presenti in quelle forme nel Fascismo Mussoliniano!) egli poneva in risalto esattamente la volontà del Fascismo di rendere codeste antinomie sempre più chiare e smaccate, distaccandosi da tali filosofie politiche: 

…i fascisti protestavano la funzione rivoluzionaria del mito dello Stato totalitario, la sua dimensione nazionale ed europea e la sua «modernità» perché rispondente alle esigenze della società moderna occidentale, capace di risolvere con una formula nuova i problemi dell’epoca storica iniziata con la Rivoluzione francese, mentre molti fascisti rifiutarono l’assimilazione con i vari movimenti e regimi autoritari di destra, compreso il nazismo, che pullularono nell’Europa fra le due guerre mondiali. Questi, secondo i fascisti, rimanevano prigionieri di un pregiudizio tradizionalista, conservatore, nazionalista o razzista, e non potevano perciò aspirare a rappresentare una vera alternativa europea alla minaccia rivoluzionaria del comunismo, a svolgere una missione di «nuova civiltà» per tutti i popoli dell’Occidente, come invece avrebbe fatto il fascismo, in virtù dei principi dello Stato totalitario e delle qualità «universali» della stirpe italica: «Il Fascismo non è chiuso in se stesso, ma è europeo e si pone come europeo: e in verità, non come paladino di una nuova Santa Alleanza e di una nuova Restaurazione, ma di una nuova Rivoluzione, che ponga fine al plutocratismo materialistico moderno». La «nuova Europa» che il fascismo vagheggiava di riordinare, dopo la vittoria dell’Asse, quasi in concorrenza con il programma di «ordine nuovo» nazista, non avrebbe dovuto essere organizzata unicamente sulla base di una brutale ricomposizione di rapporti di forza, con la supremazia di una razza o di una classe, ma secondo i princìpi dell’organizzazione totalitaria, di cui il fascismo rivendicava l’originalità e la validità nei confronti del nazismo…  (Cfr. Edizione riveduta del volume “Il Mito dello Stato Nuovo” del 1999 edito da Laterza)

Inutile poi ricordare la posizione del Parlato, replicante pedissequamente quella del De Felice, per cui il “nostro” ha pure fondato un centro Culturale intitolato a Ugo Spirito (sic!), che, recentemente, guardate voi i casi della vita, ha pure acquisito il fondo della Scuola di Mistica Fascista! Le dichiarazioni di ossequiosa obbedienza agli “ordini” dell’ANPI proferite dal Parlato, che inverte e ribalta completamente la propria “posizione culturale”, hanno dell’incredibile là dove egli acconsente ad allinearsi ad una operazione di mera propaganda politica, come per l’appunto si configura quella inerente la creazione del sedicente “Museo della Repubblica Sociale”. Insomma, “cultura (insieme alla Carità!) l’è morta”! Ma evidentemente lo era già dal 1945, ossia dall’indomani dell’instaurazione del regime di occupazione straniera permanente sul suolo che fu Italiano, che oggi giunge soltanto alle sue estreme ma logiche conseguenze!

Invece, ulteriore esempio della veracità della realtà storica proposta sulle pagine di questo blog (a tacer di quanto abbiamo già portato alla vostra attenzione, che svergogna la tendenziosità delle ricostruzioni di tali cosiddetti “uomini di cultura”, ad es. qui e qui), da Noi fascisti sempre opposta alla apoditticità propagandistica dell’antifascismo istituzionale, è quello dell’ulteriore studio che vogliamo proporre ai nostri lettori, eseguito da un Sacerdote Cattolico e Fascista (il che, secondo le interpretazioni di E. Gentile e Parlato sarebbe un assurdo storico, visto che oggi, per costoro, il Fascismo rappresenterebbe soltanto un paganesimo sterminatore razzista!). Il Libro cui alludiamo è un pregevolissimo esempio storico-politologico, che analizza la vicenda pre e post unitaria Italiana, dal punto di vista delle dottrine politiche e filosofiche che l’hanno inverata, mettendole a confronto col costituzionalismo Fascista. Tale lavoro, se messo in relazione coi libelli di propaganda bellica stilati dagli odierni propagandisti antifascisti, brilla come fosse il Sole paragonato all’abisso! Basterebbe solo questo libro per tacitare tutte le malevole interpretazioni di Emilio Gentile da Bojano e di conseguenza, pure quelle del Parlato, pure sbugiardate completamente anche dal Sacerdote Padre Antonio Messineo, da noi pubblicato in un recente articolo (qui), il quale come abbiamo ricordato è stato persino consultore dei cosiddetti “padri costituenti democratici”! Ma le smentite più clamorose alla vulgata antifascista arrivano da antifascisti seri come Carlo Silvestri (qui), e da studi di autori indipendenti e coscienziosi (qui). Dunque, il tipo di costituzionalismo fascista – che probabilmente, stando alla vulgata imposta dalle istituzioni demo-liberali antifasciste, quei contemporanei al “regime” hanno solo “sognato” di vivere, visto che ai “nostri tuttologi cattedratici” basta la “propria parola” per rendere vani tutti i fatti della Storia che invece la smentiscono platealmente e clamorosamente – viene descritto dal Sacerdote Fascista don Luigi Dilda come assolutamente armonico, non solo alla Civiltà Cattolico-Romana, ma allo stesso Sviluppo della Cultura ed Identità italiane, che sono rappresentate in modo coerente nella Dottrina di Mussolini. Ai nostri lettori, come nostro costume, riportiamo I FATTI, che, SOLI, “valgono e varranno sempre più delle parole” (cit. B. Mussolini). Dunque, buona lettura: Dopo la Rivoluzione Fascista! …e buone feste!

IlCovo

 

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MATTEOTTI, MUSSOLINI, IL MOVENTE AFFARISTICO E LE CHIACCHIERE DA BAR!

Tiozzo, Matteotti senza Aureola

Cari lettori, come ben sapete, il nostro operato svolto nell’ambito delle scienze politiche e delle ricerche storiche, in modo assai polemico ma sempre veritiero documenta da oltre tre lustri come l’attuale sistema di potere vigente demo-liberale, dominato dalla plutocrazia massonica globalista, si sostiene principalmente (se non integralmente, come nel caso italy-ota!) su di un pilastro ideologico, ossia, quello della propaganda antifascista, che della damnatio memoriae di Mussolini e del suo Regime ha fatto un “dogma di fede” indiscutibile, volto a perpetuare sine die un clima politico di perenne guerra civile, a sua volta premessa essenziale affinché risulti impossibile pervenire ad una memoria storica nazionale unanimemente condivisa. All’interno di tale narrativa a tema – le cui tesi precostituite, ben lungi dal mirare all’esatta conoscenza dei fatti storici, vengono comunque ossessivamente imposte alla pubblica attenzione, col preciso ed esclusivo intento di indottrinare a senso unico le coscienze dei cittadini – occupa di sicuro un posto d’onore la tragica vicenda occorsa al deputato nonché dirigente socialista, Giacomo Matteotti, assurto quasi al rango di “santo martire” per antonomasia dell’antifascismo. Per decenni, infatti, al dato oggettivo e mai messo in discussione da nessuno che egli fu vittima di uno sgangherato manipolo di fascisti, composto da balordi e piccoli delinquenti semianalfabeti, si sono volute aggiungere in modo artefatto analisi dietrologiche sempre più intricate da parte di ricercatori supponenti e politicamente interessati, avulse dalla spassionata analisi del contesto storico e del clima politico rovente in cui avvenne quel tragico episodio, unicamente al fine di avvalorare in modo arbitrario la responsabilità diretta di Benito Mussolini quale mandante materiale e morale dell’omicidio. Dal 1945 intere carriere accademiche postbelliche sono state costruite ed incentrate sull’assillante necessità di dimostrare in tutti i modi ed a tutti i costi quanto premeditatamente corrotta, criminale e crudele fosse stata l’azione di governo posta in essere dal capo politico più amato e odiato della Storia d’Italia. In tal senso, il “Caso Matteotti” è quello che cronologicamente e qualitativamente, si presta da quasi un secolo a fungere da prototipo per antonomasia di tale teorema; più di tutte le altre vicende di cronaca nera relative alla storia del “ventennio nero”, poiché in sé pare riassumere emblematicamente al peggio tutti i tratti salienti della versione ufficiale promossa dalla vulgata storiografica antifascista, relativi alla presunta essenza congenita della “barbarie fascista”. Così, in maniera crescente, nel corso dei decenni, le voci inerenti un presunto movente essenzialmente affaristico (oltreché… “secondariamente” politico!) dietro quell’illustre omicidio, sono rimbalzate in modo sempre più insistente, tanto negli scritti di storici istituzionali che di scribacchini sensazionalisti, tutti affannosamente sempre e solo alla ricerca di conferme alle proprie teorie precostituite in ossequio al dogma antifascista, riscontri che per ironia della sorte sembrerebbero aver tutti trovato “provvidenzialmente” oltre Manica, presso istituzioni ed archivi della “perfida Albione”, quali la famigerata London School of Economics and Political Sciences tanto cara ai “fabiani”, oppure i Kew Gardens National Archives ugualmente situati in quel di Londra; tutte prove che però, in realtà, non provano assolutamente niente, secondo la migliore tradizione shakespeariana del “molto rumore per nulla”, se non il fatto che l’Inghilterra si conferma come la vera centrale mondiale della propaganda antifascista! (qui) Sicché, in un crescendo di citazioni vicendevoli, reiterate, non di rado autoreferenziali e persino tautologiche, si è perso di vista il reale contenuto delle fonti primarie presenti negli atti processuali, cui nominalmente tali soggetti dicevano pure di riferirsi, dando tuttavia per assodato ed indiscutibile il senso da essi ormai canonicamente loro attribuito, senza perciò neanche prendersi la briga di osservare e riportare fedelmente che, relativamente alle illazioni sui presunti intrallazzi gestiti dal Capo del Governo fascista e/o da suo fratello (mai provati da nessuno!) e che – sempre secondo il teorema ufficiale antifascista – Matteotti sarebbe stato in procinto di svelare prima di venire ammazzato, proprio dalla lettura degli stessi documenti presenti negli atti, in verità si evince chiaramente che a monte di tali accuse vi erano soltanto chiacchiere ripetute nei pubblici ritrovi prive di riscontri, ossia i proverbiali “discorsi da caffè”. Il merito di aver dipanato definitivamente l’ingarbugliata matassa creata ad arte dagli scribacchini dell’antifascismo militante stipendiati dall’antifascismo di Stato, è tutto di Enrico Tiozzo, docente e ricercatore italiano all’Università di Goteborg (nemo propheta in patria sua!) già allievo di Rosario Romeo, che senza fare sconti a fascisti ed antifascisti, nel 2017 ha pubblicato un’opera monumentale in due volumi – “Matteotti senza aureola”, Volume 1 – Il politico; Volume 2 – Il delitto – sulla figura politica di Giacomo Matteotti e sul delitto di cui fu vittima. In particolare nel secondo volume, oltre 700 pagine ricostruiscono ex novo antefatti e dinamica di quel delitto politico, separando nettamente la ricostruzione del crimine dalle interpretazioni che ne furono e ne vengono date. Come specificato nello stesso testo, le diverse “ragioni” che avrebbero armato la mano degli assassini – appartenenti allo squadrismo fascista – reggono se fosse provato al di là di ogni dubbio che essi uccisero perché l’avevano progettato e dovevano farlo. La questione è tutta lì e viene riesaminata in un’opera imponente. L’Autore ci ricorda che omicidio preterintenzionale e/o volontario non significa premeditato. Eppure quest’ultima fu e rimase l’interpretazione corrente del “delitto Matteotti”, con ripercussioni politiche e culturali devastanti per l’Italia. Purtroppo, mentre il corso della storia procede a segmenti sconnessi, tanti “storici” lo riducono a una linea continuativa, adattata ai loro schemi ideologici e propagandistici. Invece il lavoro di Tiozzo fa finalmente luce sul crimine più sciagurato e sfruttato del Novecento italiano, dimostrando definitivamente ed incontestabilmente che Matteotti non fu ucciso per ordine di Mussolini, ma che quest’ultimo avrebbe dovuto essere egli stesso il bersaglio politico pronto a cadere col suo governo, proprio in virtù di tale delitto. Lo stesso processo che ne derivò, venne mal condotto da giudici che non nascosero mai il loro proposito di voler cercare il nesso tra l’allora Capo del Governo ed il delitto, destando un vistoso clamore mediatico e producendo quella svolta politica del 3 gennaio del 1925, con la quale Mussolini attuò la dittatura in Italia. Come altrove è già stato rilevato, proprio in quella fase, molti ex-fiduciari del Duce vicini alla massoneria, inoltrarono appositi memoriali sul delitto ad alti dignitari massonici che “li usarono per denunciare le responsabilità indirette e dirette del presidente del Consiglio”, in quanto Mussolini era stato da sempre avverso all’influenza della Massoneria nella vita dello Stato. Segnatamente alla luce di quel che avvenne in quel frangente va dunque reinterpretata l’azione del Duce rivolta ad assumere i pieni poteri con il discorso del 3 gennaio, che ne svelava il proposito di sfidare l’opposizione interna e quella esterna, entrambe espressione di quei circoli, ben sapendo egli stesso dell’appartenenza alle Logge di molti personaggi importanti dello stesso Partito Nazionale Fascista; intento rafforzato ulteriormente il 12 febbraio di quello stesso anno, con un disegno di legge che vietava l’appartenenza dei pubblici impiegati alle associazioni segrete, poiché ritenuta incompatibile con la sovranità dello Stato. Ma naturalmente, un simile mastodontico lavoro di ricerca certosina, che avrebbe dovuto innescare un serio dibattito storiografico ai più alti livelli e determinare un profondo processo di revisione storica rispetto alle presunte verità di comodo, diffuse a man bassa per decenni da accademici fin troppo interessati politicamente, che in virtù del lavoro esposto dal professore “di Goteborg” vengono irrimediabilmente smontate e destituite di qualsiasi concreto fondamento, nel clima di conformismo ideologico dominante in Italia invece è stato fatto passare quasi inosservato, proprio per evitare numerosi imbarazzi ad altrettanti “baroni universitari”, altrimenti chiamati a rispondere di teoremi fantasiosi spacciati quali verità incontrovertibili, ma che alla prova dei fatti risultano incentrati letteralmente sulle “chiacchiere da bar”! Ecco perché consigliamo vivamente la lettura di questi testi a tutti coloro i quali vogliono finalmente vederci chiaro su tale vicenda… ecco perché alleghiamo, a disposizione di tutti gli interessati, un breve estratto dal secondo volume che espone chiaramente, sebbene solo in piccola parte, l’evidente qualità di una ricerca seria e meticolosa che non deve cadere nell’oblio e che merita di essere conosciuta integralmente!

Potete scaricare l’allegato gratuitamente in formato Pdf. digitando QUI …Buona lettura!

IlCovo