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Buon Natale del Signore Gesù Cristo! Sia per tutti un nuovo inizio!

«Cristo si vede a Betlemme, si conosce a Nazareth, si ammira sul Tabor, si crede sul Golgota, si ama attraverso il Vangelo. È l’unico, il vero rivoluzionario, che della sua croce ha fatto leva e bandiera per sollevare il mondo agli splendori della fede divina. Io vedo in lui l’asse della storia e i secoli gli danzano intorno. Stanchi di lotta e odio, gli uomini si appoggiano alla croce e guardano ai suoi occhi, che rischiarano le vie dell’eternità. Il Vangelo è il poema sublime dell’amore universale sgorgato dal cuore di Cristo e scritto con il suo sangue divino. L’eco dell’Eterno si ripercuote sulla terra attraverso la sua parola, che è luce per l’intelligenza e fiamma per lo Spirito. Il Vangelo è il libro dell’umanità, è la chiave del mistero della vita, messaggio di Dio e programma per gli uomini, dove l’amore crea e rinnova, trionfa nel perdono ed impera nell’esaltazione del dolore. L’ultima parola trasformatrice si dice nell’atmosfera del cielo sull’alto della croce, dove Cristo conduce gli uomini oltre le soglie dell’infinito, nel regno dell’amore intenso alle scaturigini dell’immortalità dello spirito».

Benito Mussolini, dal colloquio con Padre Eusebio Zappaterreni del 25 dicembre 1944, messaggio poi diffuso a mezzo di santini alle forze Armate della R.S.I. nella Pasqua del 1 aprile 1945. (In Ennio Innocenti, “La conversione religiosa di Benito Mussolini”, Roma, 2005, Fede & Cultura, pp.239 – 240)

BUON NATALE DA “ILCOVO”

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PERSECUZIONE, ATTO TERZO? …il Fascismo come male assoluto dal quale l’umanità va “protetta” a tutti i costi?

Premessa.

Alle soglie del “terzo atto” (quello presumibilmente conclusivo!) della questione giudiziaria relativa ai processi contro il gruppo dei “Fasci Italiani del Lavoro”, di cui già discutemmo perché chiamati in causa personalmente ed in modo diretto, proprio in virtù dell’incredibile e pretestuoso coinvolgimento del dottor Marco Piraino nella vicenda (qui), che riteniamo sia quantomeno dubbio, vogliamo provare ad analizzare in sintesi i termini della questione e porre alcune legittime domande, sia in merito all’origine storica della vertenza, sia in relazione ai possibili fini politici della stessa. Abbiamo già affrontato storicamente il tema generale afferente tale scenario (qui e qui), ossia Il vero fondamento di quella che, tra il luglio ed il settembre 1943, si andò configurando come il punto di partenza della legalizzazione di una “persecuzione politica”, che successivamente fu fissata stabilmente, nel periodo post-bellico dal nuovo Stato italiano, nella conseguente ed apposita legislazione:

XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”

Per l’attuazione di tale norma costituzionale, che deroga alla libertà di associazione, di pensiero e di orientamento politico, pure proclamata nella Costituzione della repubblica italiana post-bellica, in specifico per un particolare partito, quello uscito sconfitto dalla guerra del 1940-45, si è ricorsi ad una legge ad hoc che, andando al di là del divieto espresso nella norma costituzionale, istituisce uno specifico reato: quello di “apologia di fascismo”. La legge in questione è conosciuta come “Legge Scelba” (Legge 20 giugno 1952, n. 645 ):

Art. 1 – (Riorganizzazione del disciolto partito fascista).

Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

Dopo aver stabilito, in base alla Norma Costituzionale XII, cosa significhi “ricostituzione del disciolto partito fascista”, e quali siano considerati i “contenuti politici” ( Es: violenza ideologica e metodologica; volontà, espressa e perseguita, di sopprimere le libertà garantite dalla Costituzione; propaganda e azione razzista) di tale partito, l’articolo 4 della stessa legge istituisce e dà forma al “reato di apologia di Fascismo” , comminando le relative pene:

Art. 4 – Apologia del fascismo

Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000. Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni. La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa. La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per un periodo di cinque anni.

Da questa premessa, comprendiamo in modo abbastanza netto ed inequivocabile, che l’attuazione della sospensione delle libertà fondamentali, seppure sancite nella Costituzione, verte la tentata ricostituzione del “disciolto partito fascista” (sotto qualsiasi forma: dunque si può ritenere che il “partito fascista” sia rinvenibile in casi, gruppi o associazioni che possono essere definite “fasciste”, dipendentemente dalla valutazione che le autorità costituite ne danno di volta in volta); e tale imposizione riguarda il pericolo rappresentato dai “contenuti” del suddetto partito, descritti nella Legge Scelba quali, sostanzialmente, inerenti a pensieri, metodi e azioni attinenti crimini di varia gravità e natura (violenza metodica; terrorismo; volontà di istituire una oppressione sterminatrice).

Il fondamento storico della Norma costituzionale e della Legge.

Come abbiamo già avuto modo di documentare in più occasioni, le radici storiche della XII Norma Costituzionale vanno rintracciate, dopo il colpo di Stato militare in funzione antifascista attuato il 25 Luglio del 1943 (qui), nella firma dell’Armistizio stipulato l’8 settembre 1943 dal governo monarchico-militare (1). Negli articoli del trattato imposto all’Italia dal Comando Alleato anglo-americano, vi è l’obbligo, da parte degli sconfitti, di impedire con ogni mezzo la ricostituzione sotto qualsiasi forma, del Partito Fascista, così come l’obbligo di perseguire penalmente e incarcerare, coloro che hanno governato l’Italia sotto le insegne dello Stato Fascista (Articoli 29, 30, 31, 33):

Articolo 30.

Tutte le organizzazioni fasciste saranno, se questo non è già stato fatto, sciolte. Il governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive per l’abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento e internamento del personale fascista.

Nel 1947, vengono formalizzate le norme inerenti tale imposizione con la stipula del cosiddetto “Trattato di Pace”, firmato dal Governo italiano a Parigi (2):

Articolo 17.

L’Italia, la quale, in conformità dell’articolo 30 della Convenzione di Armistizio, ha preso misure per sciogliere le organizzazioni fasciste in Italia, non permetterà, in territorio italiano, la rinascita di simili organizzazioni, siano esse politiche, militari o militarizzate, che abbiano per oggetto di privare il popolo dei suoi diritti democratici.

La “Costituzione Italiana”, varata il 27 dicembre 1947, recepisce così definitivamente gli ordini già impartiti dal Comando militare Alleato, e pubblica prima la XII Norma Transitoria “e Finale”, poi la Legge Scelba, che dà una forma penale (come ripetiamo, pur non essendo tale forma penale contemplata dalla Norma costituzionale).

La “Contraddizione che nol consente”. La Costituzione che garantisce la libertà… sopprimendola!

I redattori della Costituente, hanno chiaramente recepito e riscontrato che l’introduzione di una Norma liberticida come quella XII, avrebbe messo a rischio tutta la struttura “Demo-Liberale” cui sottende la medesima carta costituzionale. In merito al caso di specie, a livello teorico e storico-politico, era comprensibile che il nuovo ordinamento, seppur imposto militarmente da una volontà esterna al popolo italiano, avrebbe dovuto comunque impedire, volente o nolente, la nascita di una qualunque organizzazione fascista, sotto qualsiasi forma. Ma il “vulnus” che metterebbe la nuova Costituzione sullo stesso piano, presumibilmente, della vituperata “prassi antidemocratica fascista”, sta nel pericolo che in una tale Norma non si perseguano solo i “metodi” ed “i fini” concreti, ma di già il “Pensiero” in sé, la libera associazione sotto “quel pensiero”, il diritto di critica sotto “quel pensiero”. Così, venne introdotto appositamente il termine “disciolto”, durante la stesura della Norma, in riferimento al partito fascista, per “restringere il campo” inerente il tipo di “associazione” passibile dello “scioglimento” d’autorità. Dunque, non “tutte” le associazioni che si “ispirino” a “quel pensiero” sono da considerare fuorilegge, ma esclusivamente quelle che, “sotto quel pensiero”, tentano di ricostituire un gruppo avente le medesime caratteristiche del “disciolto Partito fascista”, e avente per scopo il fine di sovvertire l’ordine costituito. Questo compromesso, venne da tutti i costituenti giudicato accettabile, rispetto all’interpretazione della Norma. E la posteriore Legge Scelba, si mosse in questo senso, così come interpretato successivamente dalle indicazioni della Corte Costituzionale (3). Ma tale Legge Scelba, dava forma alla Norma XII in senso penale. Questa interpretazione ha immediatamente richiesto che essa venisse applicata in senso ulteriormente restrittivo, proprio per non inserire un “reato contro il pensiero” nell’impianto giuridico dello Stato Liberale e dare così adito alle prevedibili conseguenti polemiche sulla reale natura di un simile Stato. Sempre per non incorrere nell’accusa di aver istituito una dittatura di segno opposto a quella “militarmente sconfitta” dagli anglo-americani, è stato necessario definire il “pensiero fascista tout court” quale “apologia di reato“, al chiaro scopo di qualificarne il contenuto non più come quello di una dottrina ideologica e filosofica da considerare nel novero tra quelle comunemente conosciute e studiate nelle scienze politiche, ma come un vero e proprio “male assoluto” in quanto tale, ossia come la concreta negazione di ogni pensiero libero e razionale. Come l’incarnazione idealtipica di una “organizzazione a delinquere”. Così è stato concepito il reato di “apologia di Fascismo”. Ma, invece di risolvere il problema “libertario” e di garantire il restringimento del campo attuativo della Norma XII e della Legge Scelba, l’istituzione della “apologia di fascismo”, che consentiva di configurare un reato penale, ha generato un nuovo ed ulteriore  problema, che negli anni sarebbe stato più volte sottoposto alla Corte di Cassazione: ovverosia, il problema della distinzione tra “istigazione al reato” e la semplice “manifestazione di un libero pensiero” che non porti necessariamente a tale “istigazione”. Questo perché agli addetti ai lavori non è sfuggito che istituire il reato di “apologia di Fascismo”, con le relative pene, rendeva praticamente arbitrario il riscontro del suddetto crimine, come ad esempio, nei confronti di chi, semplicemente dicendo di “essere fascista“, poteva essere assommato a chi si qualificava, “reo confesso”,  quale  …” criminale” ! Allora, nell’impossibilità di configurare giuridicamente un rapporto di diretta filiazione o eguaglianza tra il “fascismo manifesto” e il “crimine” strictu sensu, si è ricorsi alla definizione da parte della Cassazione (e prima ancora della Corte Costituzionale, come abbiamo detto) (4) di cosa possa e debba inequivocabilmente essere definita come “apologia di fascismo”, ovverosia tutto ciò che in modo manifesto e diretto voglia portare all’organizzazione di un gruppo che lavori chiaramente per il sovvertimento dell’ordine costituito, attraverso i metodi più volte detti, che sono quelli ascritti nella legge al disciolto Partito fascista. Così, si è potuto restringere ancora di più il campo della soppressione delle libertà, limitando  la persecuzione soltanto a quei soggetti politici di cui si riscontra l’apologia di reato nei modi esposti ma non nei riguardi di “qualsiasi gruppo che dichiari di ispirarsi ad alcuni elementi del fascismo”.

Status Quaestionis: Fascismo = Male Assoluto?

Arrivati però a questo punto della nostra disamina, è d’obbligo rispondere alla seguente domanda: il Fascismo è qualificabile legittimamente ed oggettivamente come “male assoluto”? Perché, a ben guardare, la giurisprudenza attinente il “reato” in applicazione alla Norma XII della Costituzione, che sopprime la libertà per un determinato gruppo di persone, categorizzate arbitrariamente come “criminali”, è basata proprio su questo assunto. Senza una tale definizione, tutto l’impianto giuridico ad hoc, inerente la soppressione della libertà di associazione, riunione, pensiero, non ha alcun fondamento ragionevolmente lecito ed anzi si presta alle accuse di attuare un pensiero razzista fondato su di un arbitrio indiscutibile. Infatti, proprio su questa concettualizzazione è fondata la Legge che ha preso il nome del defunto ministro democristiano Mario Scelba, così come tutta la giurisprudenza successiva che limita o sopprime la libertà di una determinata categoria di persone, a cui può essere comminato il carcere, se il loro “aggregarsi” può definirsi “apologia di fascismo”. Ovviamente, non tutti i giudici convengono su tale definizione. Così da configurare, per una situazione simile, giudizi diversi, ma ugualmente legittimi. Ciò concretizza, a sua volta, la possibilità di un uso quantomeno “pericolosamente discrezionale” del reato di “apologia di fascismo”, in relazione alla volontà politica di chi vuol ravvederlo o meno, a seconda della convenienza, in ciascun caso di specie, inverando così il problema già paventato dai teorici costituenti, che in tal modo da ipotetico timore è  divenuto una realtà operante. Agli interrogativi fondamentali su cui è imperniata tutta la questione, allora, secondo noi si può e si deve rispondere in modo sensato esclusivamente avvalendosi della metodologia di due principi scientifici, l’analisi Politologica e quella Storica (che rappresentano, non a caso, gli ambiti ufficiali all’interno dei quali si muove ed opera la nostra associazione), ponendo a nostra volta le questioni centrali in forma di domanda e rispondendo ad esse proprio alla luce di tali princìpi:

  1. Il Fascismo ha una Dottrina Politica che rappresenta “in sè” un “male assoluto”? Quali sono i suoi contenuti? Al riguardo va detto che, subito dopo la fine dell’ultima guerra mondiale e, senza falsa modestia, fino alla costituzione dell’ Associazione Culturale “IlCovo”, in relazione al regime politico denominato “Fascismo” e guidato da Benito Mussolini, è stata sempre variamente negata in modo quasi assoluto l’esistenza di una qualsiasi Dottrina Politica Fascista originale, avente valore positivo e prescrittivo. In ambito storico e politico, è stata imposta una “narrazione” ufficiale di matrice culturale antifascista, che identifica il Fascismo principalmente come una visione politica “istintiva” anti-ideologica, nella migliore delle ipotesi un “metodo di governo”, che a mezzo dell’invenzione ex-novo della categoria politica del cosiddetto nazi-fascismo (storicamente ed ideologicamente mai esistita!), omologa sul piano teorico e pratico le esperienze dei regimi italiano e tedesco, rispettivamente al governo delle due nazioni nella prima metà del XX secolo, classificati entrambi e comunque come criminali. Ebbene, proprio tale materia specifica è stata oggetto delle tre edizioni del nostro studio ultra-decennale su “L’Identità Fascista” (qui). Esso, intanto, ci ha consentito di  rispondere scientificamente che il Fascismo ha una specifica Dottrina politica originale, codificata in modo tanto chiaro quanto conoscibile, che non corrisponde affatto a quella nazista. Tale Dottrina Politica, dapprima raccolta negli Scritti e nei Discorsi del fondatore, Benito Mussolini, è stata compendiata nello scritto, pubblicato sull’Enciclopedia Italiana nel 1932, intitolato proprio “La Dottrina del Fascismo” (qui). Dopo aver pubblicato tale scritto, il Partito Fascista l’ha inserito, in modo ufficiale e obbligatorio, come norma statutaria fondamentale. Quindi, per rispondere in modo definitivo alla domanda posta in principio, è necessario consultare tale scritto (che la nostra associazione ha anche ristampato, per motivi di studio, in una edizione critica e ampliata risalente al 1940, addirittura utilizzata come testo scolastico in quel frangente, qui). Domandiamoci allora se in tale testo, sono presenti in modo inconfutabile le enunciazioni che a partire dal 1945 sino ad oggi vengono tradizionalmente associate indiscutibilmente all’ “idea Fascista”, ovverosia la proclamazione della… violenza come unico metodo per governare, della volontà di instaurare una dittatura come fine politico, del proposito di attuare un razzismo sterminatore come prassi naturale, di incentrare la filosofia politica del proprio governo sulla soppressione della personalità e della dignità umana e di tutte le libertà ad essa relative. Ebbene, noi pensiamo di aver risposto adeguatamente, ed in modo scientifico a questa domanda, con un sonoro “NO”! Invitiamo i nostri lettori a constatare loro stessi leggendo qui.
  2. Lo Stato Fascista ha messo in atto una forma di governo incondizionatamente criminale attinente con la definizione di “male assoluto”? Ebbene, se dobbiamo tenere conto che la ricerca storica in relazione a tale fenomeno dovrebbe avere il compito di indagare le realizzazioni concrete dello Stato Fascista, dunque i fatti comprovati, deve essere assodato che per accreditare la narrazione istituzionale ufficiale in merito al Fascismo (rappresentato quale “idea politica intrinsecamente criminale” senza precedenti storici ed incomparabilmente volta al male rispetto a tutte le altre dottrine politiche esistenti), ufficialmente al riguardo sembra non si trovi altro appiglio al di fuori del riferimento alla “dittatura” da esso instaurata tra il 1925 ed il 1945 (in realtà assai discutibile, tanto dal punto di vista dell’unicità storica quanto sul valore intrinsecamente criminale di un tale istituto, addirittura istituzionalizzato nella repubblica romana, “madre” universalmente riconosciuta del Diritto!), che ne rappresenterebbe il fine specifico (invero mai contemplato quale obiettivo politico nemmeno nella pubblicistica fascista ufficiale del Regime!); cioè in relazione alla forma persecutoria che essa avrebbe assunto in virtù della promulgazione di leggi particolari varate in tempi specifici, il cui archetipo negativo viene rappresentato emblematicamente dalle “Leggi per la difesa della razza italiana” del 17 novembre 1938 (un caso che  abbiamo già analizzato approfonditamente, smantellando diversi luoghi comuni errati ad esse erroneamente correlate, dimostrando con ciò la reale mancanza assoluta di intenti rivolti specificamente alla soppressione fisica di individui o intere comunità etniche o religiose: qui e qui), classificate come “violazioni della dignità e dei diritti umani”. In verità, a prescindere dall’accertamento in sede storica della vera natura concreta di tali provvedimenti varati dal regime fascista, è comunque irrealistico ritenerlo al riguardo un caso storicamente unico ed incomparabile. Ma ad ogni modo, senza andare a scomodare la storiografia ufficiale, al fine di constatare come persino in campo antifascista il tema sia assai dibattuto e non vi sia affatto una interpretazione unanime in proposito, citiamo un brano tratto da una intervista al defunto giornalista antifascista Giampaolo Pansa, che proprio riguardo il Fascismo ebbe così a dire: “Il consenso c’era, non l’ha inventato De Felice. Non è vero che Mussolini è arrivato ed ha ammanettato milioni di italiani. Gli italiani sono stati quasi tutti fascisti. Tranne una minoranza infima di comunisti, cattolici, socialisti repubblicani, anarchici che stavano in galera o costretti a espatriare. Poi c’era chi si iscriveva al fascio perché obbligato, perché gli conveniva, per quieto vivere.” ( Cfr. Il fascismo secondo Giampaolo Pansa“, da “Il Messaggero”).

In breve: se è vero, come è vero, quanto abbiamo affermato, ossia che il Fascismo NON HA in sé principi ideali riconoscibili unanimemente ed incontrovertibilmente  come criminali, la cui attuazione provocherebbe inopinatamente un danno irreversibile alla società civile, e se è altrettanto vero che lo Stato Fascista non ha teorizzato, pianificato, attuato alcuna repressione violenta, indiscriminata e generalizzata tale da essere qualificata addirittura come senza precedenti nella Storia,  tantomeno alcuno sterminio di qualsivoglia categoria politica, sociale o etnico-religiosa, in modo tale da fargli assumere indubitabilmente i connotati di un “male assoluto” se paragonato a tutte le altre teorie politiche esistenti o alle condotte tenute dagli altri Stati sino ad oggi, pertanto ci chiediamo e domandiamo ai nostri lettori: alla luce di quanto esposto fin qui, si può ancora applicare il “reato di apologia di fascismo” senza incorrere nell’accusa fondata di attuare una discriminazione razzista ad hoc ed una persecuzione politica arbitraria?

Conclusione: il giudizio sui “Fasci italiani del Lavoro” è paradigmatico.

A conclusione della nostra disamina, torniamo sul giudizio a cui sarà chiamata la Corte di Cassazione, a fronte delle due precedenti sentenze di assoluzione con formula piena comminate agli imputati, perché il fatto non sussiste. Se in generale le risposte alle precedenti domande sono negative, proprio rispetto alla sbandierata intrinseca criminalità assoluta del fascismo come concezione politica, tuttavia è lecito, per converso, chiedersi chi siano e cosa facciano politicamente da decenni, in modo specifico, i cosiddetti ed autoproclamati “neofascisti”. Essi, difatti, in tutti i casi più eclatanti, hanno dato modo di accreditare la “narrazione ufficiale” in merito al “fascismo anti-ideologico, razzista e violento”, assumendo al riguardo talune condotte, in modo polemicamente “positivo”, facendo proprie tutte e singolarmente le figure retoriche create dalla “vulgata resistenziale” (di defeliciana memoria). Anche questa dimostrazione, rappresenta uno dei pilastri del lavoro di ricerca che abbiamo svolto e continuiamo a portare avanti in qualità di “Associazione IlCovo” (qui). Il cosiddetto “neofascismo”, e non siamo solo noi come associazione “IlCovo-studio del Fascismo” a stabilirlo, ma con noi anche autorevoli storici e saggisti (qui), rappresenta un presidio della “guerra fredda” e della “strategia della tensione permanente”, legato inscindibilmente alle istituzioni antifasciste italiane ed atlantiche, che ha avuto ed ha lo scopo sia di puntellare il sistema di potere vigente, inaugurato a partire dal 1945, sia di legittimare ex post la vulgata storico-politica antifascista con la propria condotta.

La nascita nell’anno 2000 del movimento dei Fasci italiani del Lavoro (evento altrimenti politicamente assai trascurabile) assurge, allora, a paradigma e diviene specificamente importante per due motivi principali: perché sia nell’atto costitutivo che nell’unico elaborato politico da esso prodotto e stampato in piccola serie (un breve libello di una sessantina di pagine incentrato sulla pubblicazione di alcuni documenti storici, sullo statuto del gruppo e su specifiche considerazioni politiche riassunte nell’articolo di chiusura del libretto, il tutto redatto proprio venti anni fa, non a caso, dal giovane studente universitario Marco Piraino!), formalizzava di già una opposizione diretta e chiara contro il “neofascismo”; e perché, per la prima volta, in quell’ambito,  veniva riconosciuta ufficialmente al fascismo l’originalità di una “Dottrina politica” specifica, qualificandola, diversamente dalla vulgata storica ufficiale, come niente affatto criminale(5).

Ordunque, il problema che è emerso ufficialmente nel 2017 (ma che affonda le sue radici ben prima, e che in quel periodo è strumentalizzato a livello politico in modo da poter dare un giro di vite a quella che riteniamo essere una persecuzione) e che è stato anche rilevato dagli accusatori nel ricorso da essi depositato in Cassazione, attiene non tanto alla mancata obbedienza del gruppo incriminato in riferimento al dettato Costituzionale della repubblica italiana, giacché il suddetto movimento è risultato secondo i giudici, in due diversi gradi di giudizio (tanto dalla Corte di Mantova che dalla Corte d’Appello di Brescia) dichiaratamente, volutamente, rispettosamente e pienamente inserito nel sistema vigente, sia dall’analisi dello stesso atto costitutivo che in base all’indagine condotta dagli inquirenti sulla sua condotta concreta attuata tra il 2000 ed il 2017, quando è cominciata l’attuale vicenda giudiziaria che lo vede sotto accusa. Il problema che ha stimolato gli accusatori a proseguire nell’atto persecutorio, è dato dalla rilevata “incompatibilità” presente negli statuti del movimento, redatti nell’anno 2000, riguardo la qualifica del “fascismo” che viene fatta nella Legge Scelba (e successivi inasprimenti, ultimo dei quali quello presentato dal deputato del PD Emanuele Fiano nell’ottobre 2015, ma non ancora passato al Senato) che non trova riscontri nelle definizioni che invece ne dà il movimento politico in questione.

La Pubblica Accusa conferma che, di fatto, tutti i partiti dell’arco costituzionale, non possono essere in nessun modo “fascisti” né dichiararsi tali, (come difatti non lo sono aggiungiamo noi, e come non lo sono affatto anche i Fasci del Lavoro!), giacché ai partiti che “si ispirano” al Fascismo, è stato concesso soltanto di poter riferirsi esclusivamente alle riforme sociali del fascismo storico. Ma il vero problema, per tutti gli accusatori (sia sul piano giudiziario che su quello politico) attiene alla possibilità che il “pensiero fascista”, sotto qualsiasi forma, possa essere diffuso. Ecco allora che per invocare quel che, di fatto, si traduce in un reato vero e proprio contro la libertà di pensiero, essi fanno appello alla definizione di “fascismo” presente nelle leggi vigenti; le quali non debbono poter essere smentite da alcuno, in nessuna sede… motivo per cui oggi si è chiesto ufficialmente di ricorrere in appello contro le sentenze di assoluzione verso i già nominati “Fasci italiani del lavoro”! Quindi, giunti a questo punto, alla luce di un accanimento persecutorio altrimenti inspiegabile in relazione alla marginalità politica del gruppo inquisito, ci pare lecito porre il seguente interrogativo a tutti coloro che stanno leggendo questo scritto: forse che la “querelle” in questione, può non essere altro che un modo pretestuoso per legittimare definitivamente il passaggio ad un diverso “regime di democrazia protetta” (peraltro di già invocato da taluni esponenti della cultura antifascista!) che sia in grado di “tutelare” l’umanità dal “male assoluto fascista” anche a costo di sacrificare la libertà del popolo? (6) Forse si vuole così approdare alla conclusiva instaurazione di un nuovo regime liberal-poliziesco? …ai posteri l’ardua sentenza …quella ultima e definitiva per tutti!

RomaInvictaAeterna

NOTE

(1) Fonte, qui: http://www.storiaxxisecolo.it/documenti/documenti16.html

(2) Fonte, qui: https://it.wikisource.org/wiki/Trattato_di_pace_fra_l%27Italia_e_le_Potenze_Alleate_ed_Associate_-_Parigi,_10_febbraio_1947

(3) Fonte: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1957&numero=1

(4) Vedere ad es. : Cass., sent. n. 8108 del 14.12.2017, dep. 20.2.2018.

(5) L’articolo, scritto nel 2000, era messo in chiusura al libretto, dopo lo Statuto del movimento. Alleghiamo il contenuto in Pdf. (QUI).

(6)  Il saggio del ricercatore Gabriele Maestri (QUI) in tal senso risulta molto importante, poiché in modo intellettualmente onesto, certifica come persino in ambito antifascista sia impossibile da negare il perché dell’assetto costituzionale post bellico. Egli stesso riscontra come questo derivi direttamente dalle clausole armistiziali e dai successivi trattati imposti al governo italiano dagli occupanti anglo-americani. Dunque, si tratta di un dettato voluto dai vincitori della Seconda guerra mondiale, che non ha nessuna attinenza con la volontà espressa dal Popolo italiano.

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CATTOLICESIMO E FASCISMO MISTICAMENTE UNITI NEL NOME DI ROMA! …la Lectio Magistralis del Cardinale Schuster alla Scuola di Mistica Fascista!

“Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (San Matteo – 5, 11-12)

Il fratello consegnerà a morte il fratello (San Marco – 1,16)

Monarchici in Rete |Page 25, Chan:6317163 |RSSing.com"

La “eterogenesi dei fini”, spesso risulta beffarda. Benito Mussolini, come uomo politico e statista, tutt’ora è forse la persona più insultata e vilipesa a livello mediatico a 75 anni dalla morte, non solo da parte dei suoi avversari politici mediatici, ma soprattutto da certi gruppi religiosi (mediatici anch’essi); maggiormente dalla “parte” di  coloro che si qualificano come Cristiani democratici e da parte dell’Ebraismo moderno. Tutto ciò avviene, ovviamente, senza badare in alcun modo ai precetti religiosi, soprattutto da parte del demo-cristianesimo, che volentieri si spertica a convenienza in “solidarietà e bontà” (comunque pelosa!). Per Mussolini tuttavia si fa volentieri eccezione, poiché egli viene sempre e in ogni modo infangato “un tanto al chilo”, ciclicamente, quasi di continuo. Su di lui (e sui suoi “accoliti”) si rovesciano incessantemente odio, disprezzo, violenza. A quanto pare, quando ci si riferisce ad una certa categoria della società, qualificata arbitrariamente come “rifiuto dell’umanità”, i principi di “pietas” e “caritas” possono essere tranquillamente sospesi. Per le categorie mediatiche summenzionate …“se la realtà dei fatti sta in un certo modo, che smentisce i falsi luoghi comuni, tanto peggio per la realtà ed i fatti”, o almeno è quanto sembrano riecheggiare tutti coloro che applicano monotematicamente questa particolare “damnatio memoriae”.

Questo è quanto avviene per l’ex “Uomo che la Provvidenza ci ha mandato”. Colui che, di fatto, nell’Italia post-unitaria, ha operato maggiormente in favore della Religione Cristiana Cattolica Romana (e non solo di quella!), è lo stesso personaggio che, oggigiorno, viene ugualmente insultato ed additato al pubblico disprezzo quale “ateo anticristiano e pagano”! Colui che ha concepito quella che è una Dottrina Politica fondamentalmente Spiritualistica, che ha affermato e ribadito perennemente tale base filosofica in tutte le circostanze, attraverso i suoi ideologi e tutti i principali esponenti della cultura fascista, è la stessa persona che da troppi benpensanti e “paladini del politicamente corretto” viene maramaldescamente indicata quale indegno omuncolo dai bassi istinti e dal laicismo veemente. Rappresentato come un “giano bifronte” che, a differenza di ciò che ha realizzato durante tutta la sua vita politica e che configura una direzione ideale OPPOSTA a quella che gli viene attribuita erroneamente (ancora una volta, “se la realtà dei fatti smentisce i falsi luoghi comuni, tanto peggio per la realtà ed i fatti”), doveva avere in ogni caso, così ce lo raccontano, “obiettivi inconfessabili e segreti”! Dunque, la Storia, che “non si fa mai con i “se” e con i “ma“, per questo specifico caso ed unicamente in questo, non solo viene elaborata processando le intenzioni, vere o presunte tali, ma addirittura “infilandosi nel letto” dell’uomo in questione, nella sua Coscienza, nei suoi pensieri e addirittura nei suoi SILENZI!

Tra chi presumibilmente DEVE necessariamente “smentire” che Benito Mussolini abbia mai fatto qualcosa di buono (se la realtà dei fatti smentisce i falsi luoghi comuni, tanto peggio per la realtà ed i fatti !), si distingue un individuo che abbiamo già “incontrato” e che si inserisce in quel “gruppo mediatico” di cui sopra: il buon cattolico Agnoli.

Egli, a quanto pare, vuole emergere per l’acrimonia persistente nei confronti del fu “Duce del Fascismo”,  qualificandolo di continuo come “violento guerrafondaio” che aveva in “spregio ogni civiltà”, a cominciare da “quella Cristiana”, ritenendolo ancora e sempre meritevole di insulti ed incapace di alcuna  redenzione! Insomma, a sentir costui, nella millenaria storia del Cristianesimo, che pure ha visto spesso e volentieri uomini miscredenti e violenti venire toccati nel cuore durante il corso della loro vita dalla Grazia redentrice (a cominciare da Saulo di Tarso!), esiste un’unica eccezione indiscutibile: Benito Amilcare Andrea Mussolini! … che nato Cattolico Romano, ma passato in gioventù per una fase di ateismo blasfemo, ad onta dei successivi cambiamenti e della pur avvenuta ri-conversione al cattolicesimo,  ATEO DEVE NECESSARIAMENTE RIMANERE CLASSIFICATO! Egli, che pure elevò la “violenza di classe” quale criterio di lotta politica solo per un preciso e circoscritto periodo della sua vita, NON PUO’ ESSERE CATALOGATO DIVERSAMENTE, TANTOMENO PUO’ AVER FATTO ALTRO! Almeno secondo il giudizio perentorio e tranciante di talune “anime belle”! Perché, lo ripeteremo fino alla nausea, per certi personaggi vige la regola che …se la realtà dei fatti  smentisce i falsi luoghi comuni, tanto peggio per la realtà ed i fatti !

Così, secondo il buon cattolico Agnoli, “l’ateo materialista pagano Mussolini”, non DEVE poter essere riconosciuto al di fuori di tali categorie, se non come una “bestia sterminatrice”, un “rozzo razzista” contrario a qualsiasi forma di Religione, che ha lavorato in tutta la sua vita, a dispetto della Realtà e della verità dei fatti, per un fine tanto recondito quanto criminale: la distruzione finanche della Pietas stessa! Insomma, si può solo appesantire il carico di infamie a suo sfavore e null’altro! Altrimenti, chissà dove si può andare a finire!

Ma noi fascisti de “IlCovo”, che Aristotelicamente e Tomisticamente, rimaniamo ben ancorati alla Realtà dei  Fatti, alla Storia con la S maiuscola ed in ultima analisi alla VERITA’, che è sempre rivoluzionaria, opponiamo proprio quest’ultima all’odio cieco, alla violenza verbale e alla sopraffazione di ogni verità, che codesti “buoni e misericordiosi cristiani” tentano in tutti i modi di attuare in spregio ad ogni spirito di vera carità. Infatti, come non abbiamo mai mancato di sottolineare nei nostri scritti politici (qui) e nelle nostre ricerche storiche (qui), checché ne dicano certuni, Cattolicesimo Romano e Fascismo costituiscono da sempre i due fuochi dell’ellisse su cui si impernia la nostra Civiltà cristiano-latina-euro-mediterranea, motivo per cui non smetteremo mai di rilevarne la reciproca complementarietà, sostenuti in ciò, molto autorevolmente, proprio dalla sterminata mole di scritti ideologici ufficiali elaborati in ambito fascista, di cui la documentazione prodotta in seno alla Scuola di Mistica Fascista, che abbiamo messo gratuitamente a disposizione dei nostri lettori (qui e qui), rappresenta solo l’esempio più eclatante. Ma proprio nell’ambito di quel pilastro dell’ortodossia fascista che fu la Scuola dottrinale diretta da Niccolò Giani, proprio all’indirizzo di quei giovani che rappresentarono il meglio della Gioventù fascista, non a caso, venne tenuta nel 1936, dall’allora Cardinale Arcivescovo di Milano, Idelfonso Schuster, una particolare lezione che gli odierni e moderni “buoni cristiani democratici” hanno dimenticato, ma che proprio ad opera dei mistici fascisti venne poi pubblicata, una lezione che aveva proprio il fine di rilevare, ancora una volta, come Cattolicesimo e Fascismo fossero inscindibilmente e misticamente uniti nel nome di ROMA!

Invitiamo, allora, “il buon cattolico Agnoli” e tutti i credenti, di tutte le confessioni religiose, a rileggere tale scritto, esposto alla Scuola di Mistica Fascista “Sandro Italico Mussolini”, innanzi ai Mistici del Fascismo. Con l’augurio ad essi di far proprie quelle parole, che, ad onta del tempo ed al netto di qualsivoglia dietrologia sui motivi per cui furono pronunciate, rimangono ETERNE e scolpite nei cuori a caratteri di fuoco! Potete scaricare gratis il testo in Pdf. digitando QUI.
BUONA LETTURA E BUON NATALE!

RomaInvictaAeterna

 

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ANTIFASCISMO E NEO-FASCISMO, “PRESIDIO” DEL SISTEMA!

Carissimi lettori, grazie ai messaggi che sempre più spesso ci inviate attestandoci il vostro gradimento e la vostra stima nei nostri riguardi, ci capita talvolta di fermarci a riflettere sul lavoro che abbiamo pazientemente svolto dal 2006 sino ad oggi in qualità di associazione “IlCovo”, che oltre a studiare il Fascismo, vigila misticamente da sempre affinché esso non venga usurpato o mistificato nei suoi principi dottrinali dagli avversari, chiunque essi siano …e da tanti piccoli segnali che ci è stato possibile osservare è apparso chiaramente come quattordici anni di attività ufficiale non siano trascorsi invano. Grazie al lavoro di ricerca storica svolto ed alle relative e conseguenti denunce in ambito politico redatte e proposte tenacemente su questo blog che leggete in tanti, possiamo affermare di avere inflitto una sonora sconfitta ideologica al multiforme antifascismo di Stato; sia quello ufficialmente ammantato delle vesti cattedratiche della “kultura” accademica di ascendenza popolarista democristiana e/o marxista, sia a quello politicamente più subdolo dei neo-finto-fascisti, ansiosi di assolvere il compito di “utili idioti”, affidato loro dal sistema pluto-massonico al potere. Una sconfitta che è ancor più cocente per tutti codesti soggetti, poiché subita ad opera della “formica fascista” o se preferite del piccolo “Davide Covista” – armato della Fede e della Volontà oltreché degli argomenti probanti e di idee chiare relative a problemi storici e soluzioni politiche (qui) – contro il gigantesco “Golia sistemico” incarnato dall’inverecondo antifascismo globale che, oltre ad essere armato di un apparato propagandistico titanico, esercita da decenni,  “per il nostro bene” s’intende, tutte le forme repressive ed oppressive possibili a danno del popolo italiano e non solo di esso! Principalmente per questo motivo, i soggetti in questione hanno dovuto parzialmente adeguarsi alla nuova situazione e modificare le loro solite vecchie strategie ciclicamente ripetute nei decenni, tanto nel campo della “Kultura ufficiale” che nelle vesti degli usurpatori (qui). Noi, dal canto nostro, di tanto in tanto, ci soffermiamo nell’analizzare azioni e fatti ad essi relativi – talvolta sollecitati in tal senso dai nostri stessi lettori che vi rilevano (giustamente!) degli elementi paradigmatici rispetto a quanto andiamo denunciando da anni nei nostri scritti – naturalmente non perché si voglia dare una particolare attenzione ad affermazioni o iniziative  che ormai abbiamo dimostrato a sufficienza essere culturalmente insignificanti, trascurabili e senza alcuna sincera valenza politica propositiva, ma perché consci che essi rappresentano un tentativo maldestro e fallimentare di reazione diretta proprio contro il nostro lavoro di ricerca storica e di denuncia politica, con ciò evidenziandone indirettamente l’importanza culturale ad esso attribuita e l’impatto significativo su equilibri che il sistema riteneva definitivamente consolidati a suo favore. A questo proposito vi riportiamo due diversi casi in cui risulta concretamente lampante il parallelismo delle modalità di azione rivolte specularmente in opposizione al nostro operato da parte di soggetti diversi tra loro per ruolo e funzioni da essi socialmente occupate, ma che cooperano, di fatto, al medesimo scopo.

Il primo costituisce un classico esempio in cui la faziosità politica assurge a livelli tali di insensatezza da prendere il sopravvento sull’analisi oggettiva dei contenuti, i quali, duole constatarlo in proposito, o non sono stati nemmeno letti, poiché è evidente la loro assoluta mancata comprensione, oppure sono stati deliberatamente ignorati, al fine di portare avanti tesi ideologiche precostituite che hanno la presunzione di dar torto persino a fatti ed argomenti comprovati, quando essi, a loro volta, hanno l’ “ardire” di non collimare con le tesi suddette, con ciò seguendo l’esempio classico del …“se la teoria è smentita dai fatti, tanto peggio per i fatti!” Ad aggravare la questione vi è poi il particolare non trascurabile che le affermazioni di cui stiamo scrivendo sono state fatte da un rappresentante della cosiddetta “kultura”, che mena vanto di essere membro di Associazioni Italiane di Cultura, di Storia Militare, nonché addirittura di un Ateneo. E cosa mai scrive costui? Egli, a commento della nostra Edizione del decennale dell’Identità Fascista (qui), in un’articolo politico dal chiaro intento polemico (che potete leggere integralmente qui) scrive testualmente quanto segue:

…”Basterebbe un po’ di memoria e rispolverare parole d’ordine e concetti che determinarono il successo dei vari fascismi europei tra anni Venti e Trenta del Novecento per rendersi conto di quanta sia la somiglianza con gli attuali “populisti nazionali”. Quelli si definivano “socialisti nazionali”, ma è evidente che per ragioni di opportunità l’espressione non è riciclabile. Ancora. Perché tra uno sdoganamento e l’altro non è poi tanto sicuro dove andremmo a parare. Consiglio la lettura di Marco Piraino e Stefano Fiorito, L’identità fascista – progetto politico e Dottrina del Fascismo, scritto da due fascisti doc. Magari nell’edizione aggiornata del 2017. Vi si troverà l’intero bagaglio ideale salviniano, vocabolario incluso. Io credo abbia ragione chi sostiene che la Lega sia stata oggetto di un’azione mirata d’infiltrazione da parte di gruppi organizzati neofascisti e neonazisti: come spiegare altrimenti l’incredibile giravolta da partito identitario del Nord, con progetto secessionista, a movimento “sovranista” in cui gli odiati “italiani” hanno sostituito del tutto i precedenti “padani” neo-celtici? Una parabola che, guarda caso, interessa svariati gruppi e gruppuscoli sparsi per l’Europa, dal Mar Baltico al Mediterraneo. Il tutto con la benedizione dei due grandi “pupari” in azione su scala geopolitica globale e cioè gli USA di Trump, già ispirato da Steve Bannon cioè uno dei suggeritori di Salvini, e la Russia di Putin”… ( Ndr. le parti in grassetto sono state evidenziate da noi)

Si, avete letto bene e se non fosse tragico constatare simili affermazioni balorde, visto da quale “insigne” penna provengono, esse potrebbero persino risultare comiche. Ammettiamo pure di essere anche vagamente lusingati dal terrore tremebondo che trasuda da tali “ricostruzioni” fantasiose e risibili, dove è palese che, mancando di argomentazioni valide da opporre a quanto noi trattiamo scientificamente, l’interlocutore non trova altra soluzione che inventarsi di sana pianta quel che non c’é! Ma questo non fa che confermare TUTTE e singolarmente le nostre precedenti denunce ed i nostri rilievi nei confronti del cosiddetto mondo della cultura ufficiale (qui e qui), che annaspando, non sapendo come tentare seppur vanamente di rispondere alle nostre constatazioni, in questo come in altri casi, si produce in affermazioni menzognere, forzando la realtà dei fatti, che soli contano e che risultano dirimenti – ossia proprio quei fatti che abbiamo riportato nella nostra “Edizione del decennale”, dove è palese (ma solo per chi sa leggere e comprende la lingua italiana!) che non esiste traccia alcuna del cosiddetto “bagaglio ideologico” (quale?) né del “frasario” di un Salvini o di chiunque, da destra a sinistra, faccia parte dell’attuale classe politica Italy-ota (che NOI contestiamo integralmente da sempre! Vedi qui). Ennesimo esempio reiterato in cui, di fronte alle prove provate, elencate, discusse una ad una, attinenti l’assoluta novità politica rivoluzionaria rappresentata dalla concezione ideologica espressa nella Dottrina del Fascismo (altro che socialismi nazionali, populismi e sovranismi!), di fronte allo sgretolarsi di una vulgata storiografica antifascista incentrata sul pregiudizio ideologico e sulla mistificazione della realtà storica, il sistema vigente a mezzo dei suoi vassalli, cerca di correre ai ripari con la totale negazione aprioristica dei fatti, associando il Fascismo e nel caso specifico gli UNICI che di tale aggettivo si possono fregiare legittimamente (in nome di una battaglia ideologica combattuta da decenni a livello globale per stabilire in modo univoco i fondamenti teorici incontrovertibili dell’identità fascista più autentica!), agli usurpatori dichiarati o meno che essi siano, ricorrendo alla consueta scappatoia fraudolenta dell’invenzione di un “fascismo storico” costruito ex novo, in base alle proprie necessità propagandistiche, che muta i connotati in modo camaleontico, assumendo di volta in volta le caratteristiche politiche che più tornano utili al medesimo sistema antifascista demo-pluto-massonico. Ma tutto ciò è parimenti propedeutico a favorire il rovescio della medaglia antifascista, cioè coloro che concorrono da sempre a puntellare il sistema di potere vigente, ossia i summenzionati “utili idioti”, proprio quelli che “neofascisti” si definiscono da quando sono stati reclutati dall’antifascismo di stato ed intruppati nella “repubblica delle banane” Italy-ota fin dalla sua nascita (come sintetizzammo brevemente proprio nel nostro libro! Vedi qui). Neo-fascisti, attenzione! Poiché secondo tutta questa gente il “fascismo è morto”! (qui) Anche nel caso di costoro, nonostante siano stati ugualmente subissati sul versante ideologico dall’attività pubblicistica de “IlCovo”, dovendo però sempre supportare concretamente la narrativa ufficiale del sistema che li tiene in vita, si sono rifatti il trucco e “riunitisi” in un ennesimo “nuovissimo” movimento, prossimo alla consueta mutazione in “cartello elettorale”, non ardiscono ad altro che a riecheggiare il cliché cui accennava il “dotto uomo di kultura” summenzionato. Paradigmatici al riguardo sono, infatti, un paio di articoli, presenti nella loro “nuovissima” rivista, che, guardate voi i casi della vita, indovinate un po’ a quali schemi culturali e politici vanno esattamente incontro? Forse a quelli propri del Fascismo e descritti ne “L’Identità Fascista” dai sottoscritti? Ma neanche per sogno! Certo che NO, casomai essi fanno propria la visione stereotipata illustrata doviziosamente dal “dotto” di cui sopra, che tentano di fatto in tutti i modi di accreditare, come può arguire chiunque legga i due articoli sopracitati (rispettivamente qui e qui). E cosa vanno mai affermando, in soldoni, dopo lunghi ed estenuanti giri di parole atti ad “anestetizzare” le capacità logico-cognitive del lettore? Il primo, dopo aver analizzato la concezione sindacalista rivoluzionaria del teorico francese Georges Sorel, afferma che essa costituì uno degli innumerevoli elementi vitali della sintesi ideologica fascista, la quale, però, grazie al Duce ed all’azione svolta dai teorici fascisti, approdò ad una nuova concezione ideale, originale e superiore rispetto a tutti i singoli elementi filosofico-politici che avevano influenzato lo stesso Mussolini, dopo aver riconosciuto tutto questo (che costituisce precisamente uno dei temi trattati anni addietro proprio nei nostri lavori! [qui]) stabilisce però, non si sa bene in base a quale logica, che anziché ripartire proprio dalla Dottrina del Fascismo, che della sintesi fascista costituisce il cuore vivo e pulsante, sarebbe invece opportuno …“dopo il fallimento del socialismo reale e la devastazione attuata dal capitalismo” tornare al “sindacalismo rivoluzionario”!! …che secondo il brillante estensore del pezzo “rappresenta la sola vera via di uscita dalla crisi contemporanea”, spalancando così, naturalmente, la via politica proprio al cosiddetto “socialismo nazionale”!

Nel secondo articolo il tema è politico in senso prettamente strategico …e che strategia, signori miei ! Dopo anni, infatti, che i sottoscritti denunciano la connivenza criminale tra il sistema pluto-massonico-mondialista e tutti i gruppi politici partitocratici, anche di quelli che favoleggiano pretestuosamente da decenni di un proprio recondito fine anti-sistemico e rivoluzionario, pur affermando orgogliosamente il proprio situarsi  all’interno delle partitocrazie liberal-parlamentari del cosiddetto “occidente democratico”, ebbene, sempre il brillante estensore del precedente articolo, ci presenta come un modello politico positivo e degno di costituire un esempio da seguire ed imitare, la realtà del cosiddetto “nazionalismo polacco” rappresentato proprio da una “confederazione di gruppi di estrema destra”, affermando poi con entusiastico trasporto che… “L’azione militante, radicale ma portata avanti sempre con notevole ordine e Stile persino nello scontro con gli avversari, è stata premiata anche a livello elettorale: la Confederazione che raggruppa gran parte della Destra Radicale ha sfiorato il 7%, creando una sana opposizione parlamentare al governo.” Un vero capolavoro strategico, non c’é che dire, in perfetto stile “sovranista e salviniano”… ed ecco come torna prepotentemente alla ribalta il “dotto uomo di kultura” che già ci eravamo lasciati alle spalle! Ma che attinenza ha tutto ciò col Fascismo e con il lavoro che l’associazione “IlCovo”, nella persona dei signori Piraino e Fiorito, porta avanti da anni? Ebbene NESSUNA, ASSOLUTAMENTE NESSUNA! Ancora una volta eccoci a constatare e denunciare come l’antifascismo ed il neofascismo rappresentino da sempre il vero presidio che legittima il sistema criminale pluto-massonico al potere dal 1945, le due facce della stessa medaglia! Ma la vera notizia che ci sentiamo di dare a codesti “personaggi in cerca d’autore” è di mettersi pure l’animo in pace! Non solo non riusciranno nel loro intento mistificatorio contro il Fascismo ai danni del popolo italiano e in spregio del nostro lavoro, ma di essi siamo certi non rimarrà traccia alcuna nella memoria della collettività, mentre sempre più tornerà a rifulgere la concezione ideale espressa dal gigante politico Benito Mussolini anche in virtù della nostra fatica appassionata, dimostrando con ciò definitivamente a quella gente ed ai loro padroni che essi non hanno mai rappresentato altro che IL NULLA!

IlCovo