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LA FORMAZIONE DEL MILITE FASCISTA: vulgata antifascista nuovamente smentita!

Marcia della Civiltà Fascista - Biblioteca del Covo

Carissimi lettori, ormai abbiamo abbondantemente dimostrato come l’archetipo del “fascismo-male assoluto” rappresenti una autentica fandonia propagandistica, sia dal punto di vista storico (con le stesse ricerche di studiosi antifascisti seri), sia soprattutto dal punto di vista politologico (qui). In questo ultimo ambito, le nostre ricerche e le nostre pubblicazioni riteniamo siano state dirimenti (qui). Vogliamo proseguire nel mettere a vostra disposizione la già abbondante documentazione di cui al riguardo siamo in possesso, pubblicando alcuni brani di un opera del P.N.F., il cui imprimatur venne da Augusto Turati, in quel frangente nientemeno che Segretario nazionale del Partito Fascista, dunque, un ruolo che riteniamo essere “sufficientemente” ufficiale per attribuire credibilità ed importanza politica al suddetto documento. Esso si intitola “Il Diario della Volontà”, e venne pubblicato nell’anno 1927. Ulteriore dimostrazione che, in ambito Fascista, gli Scritti e Discorsi di Benito Mussolini costituissero da sempre il riferimento principale in materia di dottrina politica del Fascismo, sebbene in quel momento ancora non in modo ufficiale né organicamente sistematizzato, come poi, invece, avvenne con la pubblicazione della Dottrina ufficiale nel 1932. Dunque, ben prima della stesura definitiva di tale documento, erano presenti molti testi, approvati dal P.N.F. e propedeutici alla formazione politica fascista, tra cui sicuramente figura quello la cui lettura vi proponiamo e che potrebbe essere definito un “manuale di formazione del milite Fascista”. La stesura riecheggia il “Catechismo di San Pio X”, che in questo specifico caso, relativamente alla “catechesi politica” fascista, pone le domande e fornisce le relative risposte sui principi ideologici indagati. Di seguito è possibile osservare come il “milite in Camicia nera” venisse preparato ad esser probo, a rifuggire la violenza bruta, ad amare il prossimo “vicino o lontano”, non in senso cosmopolita, ma attraverso la diffusione della Civiltà italiana Fascista. Ecco come, nuovamente, la Realtà dei documenti ufficiali si incarica di smentire 75 anni di bugie propagandistiche riversate su di una dottrina politica che, contrariamente a quanto ci è stato fraudolentemente inculcato a forza dal sistema pluto-massonico antifascista, rifulge universalmente quale modello politico di Civiltà spirituale …buona Lettura!

IlCovo

ll diario della volontà (1927)

Tratto dagli scritti del Duce

Collezione di propaganda nazionale per i giovani e per il popolo diretta da Piero Domenichelli

PREFAZIONE

Per la mia passione, per la mia febbre di comprensione, ho consultato molti testi, e ho cercato, in essi, la grande parola che potesse dare una ragione alla mia fede. E troppo spesso mi sono accorto che mancava il libro: Il Vangelo.

E allora l’ho chiesto e ho potuto averlo nella raccolta del POPOLO d’ITALIA dalla fondazione ad oggi. Mi era necessario. Perchè nessuno può vivere e sentire il Fascismo senza ricorrere a queste pagine nelle quali Lui – il Duce – ha incise indistruttibilmente le norme del Regime.

Fino a ieri qualche cosa mi mancava. Oggi no e il dono mi supera.

Necessita pertanto fermare in forma elementare i più importanti concetti della nostra struttura politica.

Questo libro, che il camerata Berlutti ha preparato, ha pretesa molto modesta e si rivolge ai giovanissimi ed al popolo.

Con umiltà, ricorrendo al testo unico e perfetto, i discorsi del Duce, ha segnato in forma piana le risposte alle domande che ognuno può rivolgere nel desiderio saggio di conoscere la luce di questa nostra fede nella Patria.

Augusto Turati
IL FASCISMO SALVEZZA DELLA PATRIA

Quando e come nacque il fascismo?

Il Fascismo nacque dopo la guerra mondiale, allorchè l’Italia non ebbe la pace che meritava, e i disertori furono amnistiati, e gli eroi furono scherniti, feriti e uccisi. Quando i comunisti potettero spadroneggiare prepotentemente e crudelmente sopra alcune regioni d’Italia, e i campi furono abbandonati, e le officine disertate, e gli scioperi aumentavano la miseria, Benito Mussolini gridò: – Basta! – e gli  italiani degni di questo nome si strinsero intorno a lui.

Non c’era allora un Governo?

Non c’era un vero Governo: c’erano degli uomini che cercavano di evitare certe responsabilità anzichè affrontarle. Il popolo vedeva, giudicava, e aspettava il momento di liberarsi da quegli uomini.

Il Fascismo era già nato dunque nel popolo?

Si. Prima che nei pochi uomini che si strinsero intorno al Duce, il Fascismo era nella coscienza della Nazione, la quale avvertì il pericolo e giudicò il Governo impotente a salvarla.

Ecco perchè pochi uomini potettero sollevare tutta una Nazione.

[…]
Il Fascismo non è forse un partito?

Si, ma non soltanto un partito, bensì una fede, che ha conquistato il popolo italiano.

Questa fede potrà modificare il popolo italiano?

Questa fede modificherà profondamente lo spirito del popolo italiano: darà ad esso un nuovo modo di vivere.

Qual è questo modo di vivere?

Vivere coraggiosamente, pericolosamente; sentire ripugnanza per la vita comoda e molle, essere sempre pronti a osare tanto nella vita individuale quanto nella collettiva; amare la verità e aborrire la menzogna; amare la schietta sincerità e aborrire ciò che è subdolo; sentire in ogni ora l’orgoglio d’essere italiani; lavorare con disciplina; rispettare l’autorità.

[…]
Se il Fascismo vuole costruire, perchè qualche volta abbatte?

Se qualche volta abbatte, distrugge, è per preparare le fondamenta del futuro edificio. Come il muratore non può costruire se non ha spianato e liberato il terreno da sassi e dai pruni, così il Fascismo non potrebbe costruire ove fosse ancora la vecchia mentalità, le vecchie camarille, i vecchi interessi egoistici.

COME I MILITI DEVONO SERVIRE L’IDEA FASCISTA

Di che cosa ha bisogno un’idea per trionfare?

Perchè un’idea possa trionfare ha bisogno di servitori fedeli, di militi disciplinati, di credenti intransigenti.

Chi è fedele servitore del Fascismo?

Non è fedele servitore del Fascismo cioè non è un buon fascista, chiunque pensa che la propria fortuna vale più di quella della Patria. È fedele servitore del fascismo ogni fascista che si considera soldato anche se non indossa il grigio verde; soldato anche quando lavora nell’ufficio, nelle officine, nei cantieri, o nei campi; soldato legato a tutto il resto dell’esercito.

Come deve essere la disciplina del vero fascista?

La disciplina del vero fascista deve essere silenziosa, operante e devota.

Che significa disciplina silenziosa, operante e devota?

Significa che la disciplina deve essere nello spirito più che nella forma; che non deve manifestarsi solo nella parata, ma essere sentimento che anima la vita.

Ma se obbedire costa sacrificio?

La vera, la saggia, la santa disciplina è nell’obbedire quando dispiace, quando rappresenta sacrificio.

E se questa disciplina non venisse accettata?

Se questa disciplina non venisse accettata, verrebbe imposta.

Non sono permesse mormorazioni o critiche?

Il Fascismo bandisce dalle sue file i litigiosi, quelli che hanno bisogno costante di creare difficoltà, che non potrebbero vivere senza seminare intorno a sé il litigio e la discordia.

Anche i capi hanno una disciplina?

Si: la disciplina serve anche a chi comanda. Solo obbedendo ed avendo l’orgoglio umile, ma severo, di obbedire, si conquista poi il diritto di comandare.

Come il fascista deve allora trattare il non fascista?

Vi sono dei cittadini non iscritti al partito, ma onesti, lavoratori, disciplinati. Essi vanno rispettati.

Vi sono degli altri che sordamente si adoperano ai danni del Fascismo: combatterli senza quartiere è un dovere.

Anche con la violenza?

Anche con la violenza, se questa è necessaria: ma poichè il Fascismo è forte e nessun pericolo lo minaccia, la violenza non è necessaria.

E se sarà necessaria?

Quando sarà necessaria essa non dovrà essere lasciata all’arbitrio di ognuno.

In ogni circostanza poi non dovrà andare mai disgiunta dal senso di cavalleria e di generosità; dovrà essere sempre guidata da un’idea e mai da un basso calcolo.

Ma è morale la violenza?

Quando è una dolorosa necessità, quando è una necessità chirurgica, la violenza è morale, più morale del compromesso e della transazione.

Quali violenze sono da riprovare?

Le violenze spicciole, le violenze brute, non intelligenti, quelle che hanno carattere di vendetta personale e non di difesa nazionale, soprattutto quelle di dieci contro uno.

È da augurarsi però di non doverla mai usare?

Certo. La violenza può essere necessità durissima di certe determinate ore storiche, ma ogni fascista deve portare nel cuore il sogno dell’Italia pacifica, concorde, laboriosa, in cui tutti si sentano figli della stessa Patria.

Allora la Camicia Nera non è simbolo di violenza?

No. La Camicia Nera è simbolo di ardente devozione alla Patria, di spirito di sacrificio, di coraggio e di forza, ma non di violenza: essa perciò non può essere indossata se non da coloro che nel petto albergano una fede pura.

Basta la fede?

Si, se la fede nasce da una volontà ferrea, tenace, che non indietreggia davanti ad alcun ostacolo.

Come si costruisce la propria volontà?

Non si costruisce con gli evviva e con gli alalà, ma con la fatica quotidiana, aspra, dolorosa, che non vuole e non chiede conforto di parole.

Qual è il comandamento del fascista?

Ecco il comandamento del fascista: ama il lavoro per l’orgoglio che dà all’individuo e per l’armonia che crea nella Nazione.

Fa che la fede vinca sempre su la ragione egoista del tornaconto, del puntiglio e del personalismo.

Pensa che ogni bega ed ogni dissenso sono un ritardo frapposto all’ordine mirabile del Costruttore.

Pensa che ogni gesto inconsulto è un’offesa a coloro che realmente combatterono nella guerra e nella Rivoluzione.

Come deve vivere il vero fascista?

Il fascista puro, degno, veramente servi fedele e milite disciplinato dell’idea, deve contentarsi di servire con devota umiltà la Nazione.

LA NAZIONE E LE SUE BASI
Che cosa è la Nazione?

Oltre cinquanta milioni di italiani che hanno lo stesso linguaggio, lo stesso costume, lo stesso sangue, lo stesso destino, gli stessi interessi: una unità morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato fascista: ecco la Nazione.

[…]
Perchè la Chiesa è considerata una delle basi della società nazionale?

Perchè la Religione è patrimonio sacro dei popoli e la Chiesa ne ha la suprema podestà.

Che cosa il Fascismo riconosce alla Chiesa?

Il Fascismo riconosce alla Chiesa questa suprema podestà, la sua universalità, la sua necessaria libertà nel campo religioso, la forza morale immensa esercitata nel mondo ed ha imposto ed impone nella vita pubblica il massimo rispetto per la Chiesa.

Ha la Chiesa qualche particolare significato per il Fascismo?

Per il Fascismo la tradizione latina ed imperiale di Roma è rappresentata anche dal Cattolicesimo, che è un’idea universale che si irradia da Roma.

Può il Fascismo non essere religioso?

No. Il Fascismo non è ateo, è un esercito di credenti. Soltanto la religione rende possibile la realizzazione dei grandi ideali umani. La scienza cerca affannosamente di spiegare i fenomeni della vita, ma non arriva a spiegare tutto: rimane sempre una zona di mistero, una parete chiusa su cui una sola parola deve essere scritta: “Dio”.

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