Lascia un commento

Il testo di Niccolò Giani sull’ordinamento sociale dello Stato Fascista.

Giani e l'ordine sociale statale fascista - Biblioteca del Covo…Il volume intitolato “Lineamenti su l’ordinamento sociale dello Stato fascista” (1934) è davvero, come lo giudicava, presentandolo al pubblico, Carlo Emilio Ferri, uno dei « segni che aprono il ciclo spirituale di una generazione » : è la generazione venuta su dopo la Marcia su Roma « e formatasi interamente nel clima del Fascismo ». Propria di questa generazione è l’aspirazione alla sintesi, all’unitarietà, alla totalitarietà, intese come abitudine mentale e pratica in tutte le manifestazioni della vita. Il Giani applica questi concetti allo studio su l’ordinamento sociale dello Stato fascista e si adopera a mettere in luce la tendenza al sistematico, al completo, all’armonioso. « Tale ordinamento non è ancora assestato » : ma è in corso d’assestamento e tutto quello che s’è fatto sinora è avviato a un solo scopo, di « Creare, conservare, sviluppare un ordine sociale, in cui tutte le classi trovino il loro posto, il loro riconoscimento, la loro protezione ». Sono le finalità, come vedete, che formano la base del Patto tripartito e che tornano, in nome della « pace, della giustizia e dell’equità », nell’allocuzione pasquale del Pontefice Pio XII e nei recenti messaggi del ministro nipponico Matsuoka; sono le finalità di cui vanno ora facendo il programma proprio persino i ministri della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, ma fraudolentemente, cioè a sole parole, mentendo sulle loro vere intenzioni, anzi con l’intenzione ferma di tradire la loro parola appena avessero – per inconcessa ipotesi – vinta la guerra. L’anima del Giani si protendeva verso l’avvenire, si slanciava addirittura verso il nuovo: ma nel suo libro dobbiamo ammirare anche lo sforzo di ristabilire la continuità fra il nuovo e l’antico. Egli presenta il nuovo come il proseguimento di una tradizione della nostra storia « migliore ». Non dunque ossequio alla « tradizione per la tradizione », con mentalità da conservatore più rivolto al passato che all’avvenire e incapace di distinguere fra abitudine e tradizione. Il conservatore si cristallizza nell’abitudine, cioè nella ripetizione meccanica del bene come del male, indifferentemente. Ma la tradizione non è abitudine; tradizione significa, per virtù stessa, etimologica, della parola, tramandare da una generazione all’altra: essa è simbolo dunque di cosa perenne e perennemente viva ed attiva, che si perpetua attraverso una serie di rinnovamenti incessanti; senza mai perdere tuttavia nulla della propria essenziale sostanza. La tradizione serba e tramanda il meglio della storia che fluisce nel tempo; lascia andare e abbandona per via il peggio, perché la tradizione è la spina dorsale della storia, della storia grande, che si conta per secoli, non della cronaca quotidiana, che si conta per ore. Per questo il Giani parla di un « metodo nuovo-antico » che la Rivoluzione fascista ha « restaurato », non « inventato », e lo riallaccia a una « tradizione mediterranea », di cui egli indica i maestri, da Cicerone e Tommaso d’Aquino a Vico, Romagnosi, Gioberti e Mazzini. Suggellava il proprio lavoro con l’augurarsi la compilazione di un « codice sociale » che avesse la duplice virtù di garantire un ordine « costante » ed « elastico » della vita nazionale e contribuisse a creare in tutti « quella coscienza sociale che oggi è patrimonio di troppo ristretto numero di cittadini e che invece è indispensabile si realizzi onde la legge trovi nella coscienza dei cittadini il terreno adatto per dare i suoi frutti migliori »…

(Estratto dalla commemorazione tenuta per incarico dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista nella Sala del Littorio di Trieste, 5 maggio 1941 – XIX E. F.)

POTETE SCARICARE IL TESTO INTEGRALE IN PDF. DIGITANDO QUI!

Lascia un commento

MENZOGNA E VERITA’ SUL FASCISMO… IL VIDEO! …falsi stereotipi dell’antifascismo debellati da IlCovo!

Menzogna e Verità sul Fascismo - Biblioteca del Covo

Cari lettori, chi ci segue ha ben compreso come la nostra attività storico-ideologico-formativa sia rivolta ad una missione “apostolica” (così la qualificò Don Ennio Innocenti quando ci confrontammo amichevolmente), finalizzata alla dimostrazione della Verità sul Fascismo ed attraverso essa, alla riscoperta della verace identità del Popolo Italiano e della Civiltà che questi rappresenta da 3000 anni! Alla luce della sempre attiva e monotona “propaganda del fango” orchestrata dal Sistema antifascista, di recente “ravvivata” (qui) a causa delle necessità del momento relative ad ogni congiuntura politica, scaturigine dell’agenda del cosiddetto “nuovo ordine mondiale”, abbiamo realizzato un video che brevemente riassume in dieci minuti i 5 principali falsi stereotipi sul fascismo allestiti mendacemente dall’antifascismo globale, confutandoli adeguatamente ed in modo inoppugnabile punto per punto!

Tale strumento di informazione rappresenta il presidio adeguato più immediato alla portata di chiunque, sia per la velocità di comprensione, sia per la capacità di svelare e “leggere” in modo adeguato e chiaro anche l’odierna realtà politica europea, proprio alla luce delle artefatte e vecchie sceneggiate riproposte di continuo in modo ciclico da chi regge i fili del Sistema di potere dominante, tutte e sempre finalizzate alla costruzione di finti oppositori, ed alla riproposizione di risposte politiche pilotate (qui) nonché di “destabilizzazioni stabilizzanti”, il cui unico scopo è quello di proteggere il sistema globale pluto-massonico antifascista, vero obiettivo finale di tutti i gruppi antifascisti che ci opprimono su mandato straniero.

Mai come in questi tempi, il versetto evangelico “la Verità vi rende liberi” ha più concretezza, proprio alla vigilia dell’anniversario infausto dell’8 settembre 1943, che segnò il vero inizio della nostra oppressione incondizionata come popolo e come individui, che perdura tutt’oggi e che unicamente costituisce la vera causa di tutti i nostri mali e della completa assenza di sovranità nazionale. Buona visione! …e se ne siete convinti, aiutateci a diffonderlo!

IlCovo

P.S. = Per ottimizzare la visione, digitare al centro dell’icona-video posta in basso per avviarlo, di seguito digitare sull’icona “Schermo pieno” (posta in basso a destra all’interno del riquadro video), quindi aumentare il volume audio a discrezione… 

P.P.S = Il presente video, ed il video “La Minaccia“, possono essere scaricati (e condivisi-incorporati), passando con il puntatore del Mouse sulla parte in alto a destra. Apparirà un freccia, su cui si può cliccare, ed eseguire l’azione preferita. Ovviamente, diffondere il video, come tutti i nostri lavori, evitando di esportarli, o almeno,  citando e rimandando al Covo, sarebbe corretto e gradito 

Lascia un commento

TRATTATO SULLA DOTTRINA DEL FASCISMO

L'ANIMA FASCISTA - Biblioteca del Covo

…L’Italia fascista è sorta da una guerra e da una rivoluzione; ed è un’Italia romana dura ed, allo stesso tempo, umanissima. Dalla stessa guerra e dalla stessa rivoluzione è sorta una romana, dura ed umanissima dottrina. La dottrina del fascismo è romana, perché si ispira e si informa alla giustizia e alla sapienza di Roma; è dura, perché impone ai gregari una fierissima disciplina; è, allo stesso tempo, umanissima, perché tende costantemente alla elevazione degli spiriti, al miglioramento dei popoli e alla realizzazione della giustizia sociale. La formazione di un corpo di dottrine è stata guardata con diffidenza dagli uomini d’azione del fascismo. Ma, a risolvere tali dubbi, il Duce osservava; « Questo indirizzo nuovo dell’attività fascista non danneggia, ne sono certissimo, quel magnifico spirito e temperamento di bellicosità, caratteristica peculiare del fascismo. Attrezzare il cervello di dottrine e di solidi convincimenti non significa disarmare, ma irrobustire, rendere più cosciente l’azione. I soldati, che si battono con cognizione di causa, sono sempre i migliori. Il fascismo può e deve prendere a divisa il binomio mazziniano, pensiero e azione ». Infatti, per la costante interferenza e per l’intima relazione, che esiste e che deve sempre esistere fra pensiero e azione, l’iniziativa e l’attività politica preparano e costruiscono la dottrina; e la dottrina, a sua volta, regola e sospinge l’azione, « per costruire giorno per giorno l’edificio della sua volontà e della sua passione » e per « animare gli orientamenti pratici dell’azione quotidiana ».

Pertanto, a spiegare lo spirito, l’essenza e i principii informatori della dottrina fascista, occorre tener presenti le origini del fascismo e i peculiari caratteri della rivoluzione fascista, la quale è stata ben più che un movimento politico, per costituire un nuovo sistema di vita, di educazione, di attività. Per questo la nostra dottrina fu legata alla vita e alla storia; per questo, quando l’azione mosse, se non esisteva una dottrina, esisteva una fede, assistita da un patrimonio di tradizioni e di cultura, che sospingeva il movimento e ne segnava le direttive e gli scopi. Noi vorremmo chiamare queste impronte, unicamente nostre, italiane. E’ italiano il movimento, perché è nazionale; è italiano l’ordinamento, perché è basato sui principii dell’armonia e della collaborazione; la dottrina è puramente italiana, perché, respinta l’imposizione positivistica e materialistica, ripone in piena luce i valori universali dello spirito; ed hanno impronta di italianità tutti gli sviluppi successivi, perché i motivi che li hanno determinati, sono stati a un tempo rivoluzionari e ricostruttivi. Rivoluzionari, perché reagirono violentemente contro ordini sorpassati e sostituirono ad essi nuovi ordinamenti; ricostruttivi perché sostituirono alla politica della divisione quella dell’unita, alla politica dell’interesse particolaristico ed egoistico quella dell’interesse comune e alla politica della lotta di classe quella della collaborazione tra le classi. Noi rivendichiamo il prestigio d’una dottrina politica nostra di fronte all’esotismo di quelle che hanno imperato sino ad ora in Italia. Da troppo tempo si seguivano i modelli, le indicazioni, i precetti e le imposizioni d’oltre alpe; pareva che presso di noi non esistessero più né insegnamenti né scuole, né luci di pensiero, né tradizioni di sapere; si correva al seguito degli insegnamenti altrui e degli ordinamenti degli altri paesi, male adatti al nostro spirito; al nostro passato e alla nostra cultura, venivano adottati o imposti in Italia. Ora la dottrina fascista ci riporta alle fonti del sapere italico, trova in esso la purezza del pensiero e la forza dell’insegnamento e ne fa la base degli ordinamenti…

La dottrina del fascismo contrappone alla legge parlamentaristica del numero e della quantità la legge fascista della qualità e del valore; contrappone all’idea democratica della libertà quella dell’autorità e all’idea dell’uguaglianza quella della gerarchia; al principio organizzativo del marxismo basato sul classismo internazionalistico, contrappone il principio sindacale fascista dell’interclassismo su base nazionale; al sistema socialista della lotta di classe contrappone il sistema corporativo della solidarietà e della collaborazione tra le classi; ed al trinomio della rivoluzione francese, che suona « libertà, uguaglianza e fratellanza », contrappone il trinomio della rivoluzione fascista, che suona « autorità, ordine, giustizia ». E quando il Duce scrive che il fascismo è « azione a cui è immanente una dottrina e dottrina, che sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro », esprime, con questo, innanzitutto il valore nazionale del nostro movimento, che ebbe nascimento dall’intimità dello spirito di nostra gente e che svolse la sua attività conforme al dettato della nostra tradizione e della nostra educazione secolare. Il fascismo è un grande fatto storico di conservazione, di rivoluzione e di instaurazione ad un tempo; la nostra dottrina è tradizionale e moderna; è tradizionale per la concezione dello Stato, come espressione e sintesi della società politicamente organizzata e come formazione profondamente etica; è moderna per la concezione dell’aggregato sociale, come realtà di forze attive e produttive, composte e disciplinate dall’ordinamento giuridico. La nostra dottrina rimane aderente alla realtà della vita… (Estratto dal trattato di Guido Bortolotto, “Dottrina del Fascismo”, Milano, 1939)

POTETE SCARICARE GRATUITAMENTE IL TESTO INTEGRALE IN FORMATO PDF. DIGITANDO QUI!

Lascia un commento

TUTTE STRAGI DELLO “STATO FANTOCCIO”ANTIFASCISTA, QUESTA E’ LA VERITA’!

Menzogne di Stato - Biblioteca del Covo

Cari lettori, nonostante lo spasmodico impegno delle cosiddette istituzioni statali italy-ote che da decenni, negli anniversari delle cosiddette “date comandate”, mentendo spudoratamente, non perdono mai occasione per tentare in tutti i modi più squallidi di gettare fango pur di accusare sempre il Fascismo di ogni nefandezza, come di recente avvenuto puntualmente anche lo scorso 2 agosto in quel di Bologna, secondo modalità che già contestammo in modo argomentato ed inconfutabile anni addietro (leggere QUI), ciò che resta agli atti della Verità Storica che su questo blog contribuiamo a diffondere universalmente – quella Verità che spaventa il Sistema di potere dominante, poiché non può essere manipolata da sentenze di comodo attinenti la cosiddetta “verità giudiziaria” etero-diretta dal potere politico, a sua volta asservito a quello pluto-massonico atlantico che sta di casa a Londra e Washinghton – è che tutte e singolarmente le stragi a danno della popolazione civile avvenute sul suolo italiano dal 1946 in poi, sono da addebitare esclusivamente all’apparato istituzionale antifascista italy-ota, che amministra il territorio su mandato dei “padroni atlantici” in totale ottemperanza ai loro voleri! Hanno un bel raccontare, allora, a reti unificate dai loro organi di “pubblica disinformazione” le loro storielle trite riguardo agli “scampati pericoli” per “santa democrazia”, cagionati da presunti “registi occulti” a capo dei cosiddetti “opposti estremismi” composti da sedicenti brigatisti rossi o neri, o del respingimento di derive eversive comuniste o neofasciste affrontate dal cosiddetto “stato democratico”, quando in realtà riguardo la Storia della cosiddetta “repubblica italiana” si è sempre esclusivamente trattato di faide di potere tutte interne all’apparato istituzionale antifascista (in primis, tra le correnti di quel pestifero bubbone politico canceroso che fu la cosiddetta “Democrazia Cristiana”, inventata dall’Intelligence statunitense nel secondo dopoguerra e che oggi ha “colonizzato” i principali partiti del “parlatoio”, la stessa che già un tempo, sottobanco, se la intendeva e dettava legge a tutti gli altri partiti del cosiddetto “arco parlamentare costituzionale”, dall’estrema sinistra all’estrema destra!), sul come e sul chi avrebbe dovuto amministrare il potere affidato a costoro dai padroni d’oltreoceano, secondo gli equilibri già stabiliti a Yalta da questi ultimi, avvalendosi in ogni tempo di quel terrore politico che, secondo modalità attuative cangianti in relazione alle varie stagioni politiche attraversate nel corso degli anni, va sempre e comunque sotto il nome di “Strategia della tensione”, che fu ed è tutt’ora indispensabile presidio criminale per mantenere al potere l’apparato istituzionale partitocratico che da quasi ottant’anni indegnamente regge le sorti del nostro popolo per conto terzi! Invitiamo caldamente tutti i nostri lettori a rileggere con molta calma ed attenzione quanto abbiamo riportato nel corso degli anni nei nostri scritti, dove già avevamo riassunto tutto quel che c’é da comprendere riguardo a quella “guerra a bassa intensità” mossa contro il popolo italiano per tenerlo perennemente diviso e sottomesso a vantaggio di chi da 80 anni ne occupa il territorio tutt’oggi! (1) In particolare, come abbiamo evidenziato in relazione al cosiddetto “neofascismo”, proprio la questione inerente la reale presenza o meno di cosiddetti militanti delle organizzazioni dell’estrema destra nei vari luoghi delle stragi, è quella che si rivela platealmente più marginale in relazione al sentimento di condanna politica e morale del Fascismo, abilmente montato in modo artificioso dalle istituzioni dello stato antifascista. Giacché, ammesso e non concesso che tali personaggi fossero stati davvero presenti sulla scena dei misfatti, l’equivoco madornale di fondo voluto dal Sistema dominante e sul quale da decenni si regge tutta la tragica messinscena da esso allestita appositamente, quello che una volta smontato denuncia l’inconsistenza assoluta di tutti i teoremi accusatori dell’antifascismo di Stato, è sempre stato di presentare tanto costoro quanto tutti i gruppi politici della destra italiana, parlamentare e non (a cominciare dal M.S.I.) come soggetti politicamente affini al Fascismo e rappresentanti degli ideali di quest’ultimo, quando invece nella realtà dei fatti codeste organizzazioni – a prescindere dal fatto che di tale realtà fossero consapevoli o meno gli appartenenti a tali gruppi – facevano TUTTE capo ad organi dell’apparato statale antifascista! (approfondimmo appositamente tale tema oltre un decennio fa, come si può leggere QUI) In tal senso, corretta e lapidaria fu l’affermazione riportata da Vincenzo Vinciguerra nei suoi scritti dal carcere (ovverosia, colui che ha rappresentato la vera memoria storica della stagione politica della contestazione armata a cavallo tra gli Anni 60 e 70) secondo cui …

“esiste un errore di fondo, nel quale tutti incorriamo, che è quello di continuare ad utilizzare il termine “neofascismo” riferendoci al mondo dell’estrema destra italiana. […] il termine “fascista” ha fatto comodo al potere politico democristiano (sono stati Aldo Moro e Paolo Emilio Taviani a denunciare per primi il “pericolo fascista” che non esisteva), che in questo modo ha dato spessore alla favola degli “opposti estremismi”, ed ha coperto la durezza e la ferocia dello scontro all’interno del mondo anticomunista, non solo nazionale, negli anni Settanta.” (Vincenzo Vinciguerra – Carcere di Opera, 3 luglio 2013)

In realtà, ciò di cui ufficialmente non si è mai e poi mai voluto deliberatamente tenere conto, né in ambito politico, né in ambito giudiziario, né in ambito storiografico (sotto pena della censura da parte del Sistema dominante o peggio!), è l’ammettere che gli equilibri politico-economici nel territorio italiano dal 1945 sono stati incondizionatamente e totalmente subordinati (di fatto e di diritto in base al trattato di pace firmato a Parigi nel 1947 e imposto dagli Alleati all’Italia) alla volontà egemonica di apparati esteri domiciliati a Londra e Washinghton. Come acutamente rilevato da Gaetano Sinatti, il requisito essenziale per comprendere da dove nasce e perché si è sviluppata in Italia quella strategia della tensione che nel corso di quasi 80 anni ha consolidato e congelato un tale quadro politico, è pienamente rilevabile in quella che costituisce davvero l’indicazione fondamentale del lavoro storico di Vinciguerra (al netto delle tare attinenti la sua interpretazione ideologica del fascismo che lo contraddistingue e che a suo tempo non mancammo di rimarcare appositamente in un nostro scritto, leggere QUI) vale a dire l’accurata ricostruzione di quanto avvenuto in Italia negli anni fra il 1943 ed il 1945, che invece, in modo menzognero ma niente affatto casuale, le istituzioni antifasciste hanno raffigurato ed imposto alla popolazione di qualificare come una “guerra di liberazione dall’oppressore nazifascista”:

…in sostanza quella guerra segreta che gli Alleati hanno condotto in modo magistrale, sfruttando le debolezze politiche e morali della classe dirigente italiana, esattamente come avevano appena fatto in Algeria con quella francese, e in molti altri luoghi del mondo da allora in poi. Il mancato riconoscimento di questa strategia alleata, che ovviamente né gli Alleati stessi né le classi dirigenti europee ad essi asservite hanno alcun interesse a rivendicare né sul piano storico né su quello politico, costituisce la menzogna originaria, quella che ha da allora impedito, e ancora oggi impedisce, il raggiungimento della verità fattuale. Quando infatti, ad esempio, la vulgata corrente continua a fare riferimento alla polizia fascista, che dal regime si sarebbe infiltrata dopo la guerra nelle istituzioni democratiche post-belliche, essa finge di non sapere che questa polizia non fu mai fascista ed anzi condusse un oramai ampiamente documentato doppio gioco durante la guerra civile: nella migliore delle ipotesi per difendere le istituzioni sabaude, nella peggiore, sicuramente più diffusa, per salvare la pelle dei funzionari di medio-alto livello. La vicenda di un Federico Umberto D’Amato (confermata da molti documenti statunitensi, pubblici ma ancora non valorizzati dagli storici conformisti) dimostra ad esempio che la rete spionistica da lui efficientemente organizzata nel ‘43-’45, con l’appoggio statunitense e britannico, utilizzò senza alcuna difficoltà e con eccellenti risultati proprio quello strategico doppio gioco di funzionari che formalmente dipendevano dalla R.S.I. Ritrovare costoro tra gli operativi della strategia della tensione nel dopoguerra non può quindi ricondurci ad una strategia fascista ma a quella di uno Stato italiano controllato, nei suoi apparati fondamentali, dai vincitori atlantici. Meno noti, ma numerosi e non meno importanti, i casi che si possono riportare con nomi e date: reparti dei servizi segreti dei Carabinieri istituzionalmente diretti dall’intelligence militare Usa; ufficiali dei servizi della Marina italiana, congedati per operare con gli americani negli Usa e riprendere poi in servizio in Italia a livelli altissimi; vecchi arnesi dell’intelligence badogliana collocati in punti cardine dei nuovi apparati NATO nell’immediato dopoguerra. Tutto ciò mostra chiaramente che gli Anglo-americani, sia pure in competizione fra loro nel teatro del Mediterraneo, assunsero il pieno e incontrastato controllo degli apparati informativi e di sicurezza italiani, così come delle reti stay-behind, predisposte in tutta Europa in funzione prima anti-nazi-fascista, nel ‘43-’44, poi anti-comunista e anti-estremista nell’immediato dopoguerra. Si tratta quindi di un’organizzazione tipica del cosiddetto Stato permanente, cioè costruita nei gangli vitali di uno Stato moderno, che da allora rimane a presidio dell’allineamento atlantico dell’Italia. Solo gli Anglo-americani erano del resto in grado di condurre un’azione di questa profondità e pervasività, per due inconfutabili ragioni: la prima, che essi avevano vinto il conflitto grazie alla loro superiore capacità d’impiego strategico della guerra segreta in senso lato (intelligence, deception, psychological political economic warfare); la seconda, che, a causa della guerra civile in Italia, seguita alla tragedia dell’8 settembre, il nostro Paese aveva perduto non tanto la guerra quanto la sua possibilità di recuperare in pace la propria sovranità. Per tali ragioni, la vulgata storica ritualmente ripetuta sulla strategia della tensione come strumento eversivo neo-fascista, cui avrebbero aderito (non si sa per quali ragioni…) apparati dello Stato italiano, non regge più, come non ha mai retto, al vaglio di un’analisi condotta con gli ordinari strumenti del metodo storico. Una strategia così complessa e raffinata, che gli anglo-americani hanno dimostrato di sapere sviluppare seguendo la secolare esperienza britannica, non poteva certo essere impostata né sviluppata efficacemente da un mondo politico che era stato fisicamente annientato nei massacri (variamente stimati intorno ai 60mila caduti) seguiti all’aprile del 1945 in Italia: ragione questa per la quale, correttamente, Vinciguerra nega la possibilità stessa di parlare non solo di fascismo ma neppure di neo-fascismo dopo quella data. La storia del fascismo si chiude col sangue di quei giorni: quanto avvenuto dopo di allora è tutt’altra storia – non prenderne atto significa falsificare anche qui la storia. In tal senso ha un sapore accademico, a parer nostro, la discussione sulla teoria cosiddetta del doppio Stato, la quale, come sempre nel caso delle teorizzazioni sociologiche, poco tiene conto della dura realtà dei fatti: quella di un Paese vinto, che per prima cosa vide partire verso oltre Atlantico un convoglio di svariati vagoni ferroviari, con decine, forse centinaia di migliaia di documenti che costituivano il patrimonio storico più delicato ed essenziale dell’intera Italia unitaria. Anche quei tentativi di pur onesta ricostruzione storica che ancora cadono inevitabilmente nel réfrain delle forze eversive neo-fasciste all’opera nella strategia della tensione, così come nei fenomeni ad essa collegabili (basti pensare al ruolo della mafia, rivitalizzata e collocata in posti chiave dai Liberatori), non sono dunque più storicamente accettabili: essi distorcono la verità in un punto essenziale, cioè che la strategia della tensione così come la mafia non sono comprensibili senza ammettere un ruolo strategico interno allo Stato italiano di quelle forze condizionanti che lo presidiano a garanzia dell’allineamento politico, economico, culturale, internazionale dell’Italia… (2).

Sono sempre quegli stessi “apparati atlantici” che non hanno compiutamente lasciato mai alcun concreto margine di reale indipendenza e sovranità al popolo italiano, se non di facciata, gli stessi che hanno plasmato a loro uso e consumo l’intero ordinamento vigente dettando la propria agenda al sistema politico-istituzionale nostrano, da sempre al loro servizio (leggere QUI), che a sua volta si è avvalso ufficiosamente di qualsiasi mezzo per tenere soggiogati gli italiani all’interno di tale quadro politico, influenzando l’intera compagine culturale sul territorio nazionale sempre e solamente a vantaggio di interessi totalmente estranei a quelli morali e materiali del nostro popolo, palesando in tal modo che da 77 anni la vera natura della cosiddetta “repubblica democratica italiana” è quella di un mero apparato propagandistico di facciata, né più né meno che uno “stato fantoccio” del “potere atlantico” che fa capo alla piovra plutocratico massonica mondialista. Ecco l’inconfessabile “segreto di Pulcinella” che la repubblica delle banane italy-ota fin dalla propria nascita tenta di mascherare con l’ossessiva e martellante campagna propagandistica antifascista, a mezzo della quale tenta di camuffare e occultare agli occhi della popolazione tale ignobile realtà! Una condizione che noi fascisti de “IlCovo” denunciamo da 17 anni e che a Dio piacendo continueremo a combattere fino al nostro ultimo respiro in nome della Verità e della Giustizia!

IlCovo

NOTE

1). Come Associazione culturale “IlCovo” abbiamo dedicato parecchi scritti al tema della “Strategia della tensione”, organizzando anche un’ apposita conferenza pubblica. Di seguito riportiamo i principali articoli con i relativi collegamenti:

Il lato oscuro della repubblica delle banane antifascista!

Stato di occupazione infinito! (in particolare, leggere documento numero due in appendice)

L’Italia vittima perenne della strategia della tensione!

La gioventù italiana ingannata e tradita da decenni!

I video della conferenza sulla “Strategia della tensione permanente”.

2). La citazione è tratta dalla recensione dedicata al testo sulla “Strategia della tensione” scritto dal professor Aldo Giannuli; potete leggerla integralmente digitando qui.