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Fermiamo la distruzione dei Popoli! Egitto e dintorni…

L’Egitto è ormai distrutto.
Distrutto nel suo tessuto Sociale e Politico. Distrutto fin quasi nella sua Storia.
E’ chiaro che l’Egitto “contemporaneo” non fosse un paese né libero, né indipendente. Ma almeno, a livello sociale, conservava una pur minima parvenza di coesione. La conservava non grazie al potere costituito, ma nonostante esso. Grazie alla propria cultura, che ancora in qualche modo resisteva.

L’attacco frontale per la distruzione totale dei popoli non può che arrivare alla distruzione della Cultura dei Popoli, che è il vero fondamento dell’unità di questi ultimi. Dove non esiste una Cultura Unitaria, o dove viene distrutta, i popoli sono assoggettati con facilità.

L’Egitto, come la Libia, la Tunisia, la Siria, è teatro dello svolgimento di questo progetto distruttivo. Il “regista” di questo progetto è sempre “lui”: il cosiddetto “occidente civile e democratico”, rappresentato “formalmente” dal governo Statunitense. Il quale, però, è burattino di veri registi. Gruppi economici e di potere “occulto”. Alla fine la “Lotta” per la “supremazia” a questo si riduce: alla supremazia ECONOMICA, per ottenere la quale TUTTO diventa relativo e ogni “stato” agisce in funzione di tale obiettivo. OGNI STATO, dico. Le “differenze” si vaporizzano davanti a questo fine! Lo abbiamo visto anche in Siria!

In questo progetto distruttivo, ci sono anche “aiutanti inconsapevoli”. Sono i Popoli! I quali si “lasciano” distruggere, acconsentendo alla divisione. Divisione in atto, ora, in Egitto. Divisione che sta portando allo scollamento delle radici Culturali Egiziane e alla logica della “vendetta trasversale e cieca”, che sta colpendo, dopo aver ricevuto il colpo dal Governo, le minoranze religiose Cristiane in primis, ma anche le minoranze CONFESSIONALI Islamiche non allineate alla Fratellanza Musulmana..e viceversa. Insomma: dal Governo il primo colpo; il secondo è la Guerra Civile intestina! Guerra Civile che è basata su NULLA! Perché L’Egitto si sta dividendo? A causa di cosa? Si stanno forse scontrando visioni diverse del mondo e dello Stato in Egitto? Non risulta. E la cosa è grave. Si stanno scontrando delle “sfere di influenza”! Questo sì. Che si contendono il primato.

C’è da notare un fatto. La cosiddetta “resistenza” pro-Morsi, veriegata ma finalizzata allo stesso obiettivo del suo impossibile ritorno, NON VIENE FINANZIATA. La “vittoria”, se di questa si può parlare in un paese dilaniato, delle forze Militari-Governative è possibile per questo! A differenza della Tunisia, della Siria, della Libia, la cosiddetta “opposizione” pro-Morsi (perché la precedente, quella anti-morsi, è teoricamente attualmente vincente) non sta ricevendo finanziamenti, non è stata armata né tantomeno organizzata dall’estero! L’Estero (e per estero si intende l’ “occidente” ), invece, al di là dei proclami di segno contrario che NON VENGONO SAGGIAMENTE messi in atto, o almeno non in modo diretto ( http://www.repubblica.it/esteri/2013/08/21/news/egitto_el-baradei_accusato_di_tradimento_dal_golfo_miliardi_di_dollari_di_investimenti-65064276/ , http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-19/egitto-soldati-uccisi-bomba-085242.shtml?uuid=AbdMwUOI ), finanzia e supporta l’Esercito Egiziano, DOPO AVER FINANZIATO E SUPPORTATO MORSI. Il che significa che l’Egitto NON SARA’ una nuova Siria, né una nuova Libia!

Purtroppo l’Egitto è stato il teatro di “prova” della strategia della cosiddetta “Primavera Araba”. Più che altro della possibilità di espansione TOTALE di tale “primavera”, come era stato promesso alla Turchia. La vera Base di queste “rivoluzioni primaverili” ( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-21/sconfitta-bruciante-erdogan-064225.shtml?uuid=AblCy1OI ). La Nato, l’ “occidente” , ha operato un cambiamento NETTO di strategia politico-militare dall’avvento di Obama. Ha preferito mantenere un DOPPIO PROFILO, con la partecipazione non più diretta, ma indiretta e esterna alle vicende delle “zone” di interesse.
L’attuale “prova” ha mantenuto aperte tutte le porte necessarie. Infatti, se anche l’Egitto si Turchizzava, bene. Altrimenti MEGLIO. Poiché le due porte erano e sono entrambe supportate dalla Nato. Sia la versione Turca dell’Islam, attraverso la quale Obama sta cercando di “domarlo” a proprio favore (PAGANDOLO ovviamente), sia quella “conservatrice” dei governi cosiddetti “laici classici” (stile Assad), ottiene il medesimo risultato!

La riapertura della prima “porta”, quella classica, è stata resa possibile grazie al FALLIMENTO Politico di Morsi. Che si è effettivamente dimostrato INCAPACE di mantenere il doppio profilo politico, simile al partito AKP Turco ( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-20/fondamentalista-guidava-morsi-124606.shtml?uuid=Ab1R0pOI ). Tutte le sue azioni politiche, proclamate e mai attuate, anzi sconfessate, hanno la colpa diretta dell’attuale situazione drammatica! La sua inesperienza, come quella del Partito della Fratellanza Musulmana egiziana, hanno dato il colpo di grazia al suo stesso governo! La realtà è che Morsi voleva effettivamente ottenere un Governo Islamico Radicale, ma a differenza di Erdogan, che lo ottiene con furbizia e con una politica interna e soprattutto estera che paga e si fa ripagare dall’occidente, lo stava impiantando senza nessun “filtro”, senza gradualità e senza applicare la tattica del “doppio profilo” (unico motivo per cui ha ricevuto l’appoggio dell’Occidente). Questo, non altro, è stato il requiem per il suo governo! E poi per l’Egitto!
E sempre I SOLDI, e il POTERE, che è il vero motore di queste espressioni politiche e purtroppo RELIGIOSE che si lasciano guidare dall’improbabile connubio tra materialismo e spiritualismo (similmente a quello che avviene nel Cristianesimo Occidentale!), sono alla base degli sfaceli operati dalle varie parti in causa…

La situazione in Egitto si stabilizzerà ( http://www.corriere.it/esteri/13_agosto_18/egitto-fratelli-musulmani-nuova-protesta_fcc27144-07da-11e3-94cf-bf30b20ea299.shtml ), a buon pro anche di Israele (meglio un Egitto “conservatore” dello Status Quo, piuttosto che una Turchia a pochi metri da casa!).
E’ unicamente l’incapacità dei Partiti Islamici filo-turchi di DOMARE il tipo di islamismo inviso all’Occidente, che farà tenere aperta ancora la porta “classica”… Ed è per questo che Assad, per esempio, non è ancora stato abbattuto!
Abbiamo già detto che gli stessi creatori di questi disastri nazionali, potranno, magari un domani, pagare i vecchi nemici per non essere tolti di mezzo… E POI FARSI RIPAGARE di aver avuto salva la vita!

Del resto sono gli stessi “pupazzi”, amici di prima, poi nemici, poi eventualmente di nuovo amici, che si fanno strumentalizzare ! Sono sempre ricattabili, e il loro fine non è mai stato il bene dei propri Popoli (Libico, Siriano, Iraqeno, Afgano, ecc,ecc)… MA LA SUPREMAZIA.

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La Civiltà fascista italiana quale fondamento della Cittadinanza

La Civiltà fascista italiana quale fondamento della Cittadinanza 

L’originalità della Dottrina Fascista risiede nel suo essere peculiare Modello di Civiltà. Il Fascismo non costituisce, infatti, una “semplice” Dottrina politica tra le tante, sia pur originale, bensì un modello peculiare di Civiltà, Italiana e universale ad un tempo, che funge da discrimine nello stabilire il fondamento stesso dell’ “appartenenza” alla Comunità Nazionale. A tale proposito, recentemente è tornata alla ribalta delle cronache la questione della Cittadinanza”, indissolubilmente legata al problema dell’immigrazione e conseguentemente della coesione politica del corpo sociale. Nell’attuale cornice politica della repubblica antifascista, tale problema non poteva che assumere contorni disgustosamente strumentali e funzionali al gioco dei gruppi partitocratici che detengono (almeno nominalmente) il potere politico, ed infatti non è stato difficile far scivolare la questione all’interno della consueta retorica resistenziale di quart’ordine, dove a fungere da contraltare agli ipotetici “paladini del bene” della maggioranza di governo (ed a legittimare di conseguenza tale pantomima) ritroviamo i vari Calderoli di turno e l’immancabile demagogia razzistica dei gruppi della cosiddetta destra. Anche perché il Governicchio asservito alla plutocrazia bancaria, rappresentato dallo scendiletto di “rigor montis”, ha pensato bene di “includere” figure quali la “ministra” Kyenge, di origini africane, che ha sollevato prontamente, pro domo sua, la questione del cosiddetto IUS SOLI, al fine di far ottenere la cittadinanza “italiana” in modo più ampio e semplice agli immigrati di varia nazionalità. Naturalmente tale pretesa ha scatenato subito l’inutile cagnara delle altre “fazioni” partitocratiche, tutte egualmente divise su pretestuosi concetti quali il “multirazzialismo” (la pseudo-sinistra) o la “xenofobia” con varie sfumature (la pseudo-destra). Fatto sta che, come per tutti i problemi che attanagliano la vita dei cittadini della repubblica delle banane, il vero fulcro rimane nell’ombra e non viene mai discusso, accontentandosi sempre di escogitare inutili finte soluzioni di facciata. Nel caso della cittadinanza, infatti, la questione viene posta esclusivamente dal punto di vista giuridico, anche se all’interno del dibattito alcune voci non hanno mancato di evidenziare che il problema non può essere impostato e, dunque, risolto, esclusivamente in tale ambito. Il Fascismo, ancora una volta, ci viene incontro e dimostra anche in questo campo la sua originale grandezza e lungimiranza. Si può affermare, infatti, che il concetto di Cittadinanza costituisca un elemento essenziale nel quadro della concezione fascista dello Stato etico, poiché è precisamente il cittadino fascista a godere di tutti i diritti sanciti per legge dallo Stato. La Dottrina Fascista, difatti, potremmo dire che essenzialmente si occupa della determinazione di una specifica forma di Cittadinanza, basata sulla peculiare Civiltà che le sta a fondamento. Da parte di taluni soggetti politici, purtroppo, si è tentato di strumentalizzare il Diritto Romano per attribuirvi la presunta origine Latina della teoria moderna multirazziale, basata sulla preminenza dello IUS SOLI. La realtà rispetto a tale pretesa risulta però diversa, poiché…“..la qualità di civis si acquistava originariamente attraverso la nascita da padre cittadino, o, se non vi fossero state giuste nozze, attraverso la nascita da madre cittadina (nativitas, origo), o attraverso un imparentamento artificiale che assoggettasse alla patria potestas del cittadino (adoptio), o per volontà collettiva di chi già avesse la cittadinanza (decretum civium, ovvero decurionum)”.  (Cfr., Enciclopedia Italiana, http://www.treccani.it/enciclopedia/cittadinanza_(Enciclopedia-Italiana)/ )

Già Roma prevedeva la possibilità dell’acquisto della cittadinanza da parte di chi non era nato sul suolo Romano o all’interno dei confini di Roma. Tanto è vero che l’ottenimento della cittadinanza Romana era possibile per le città legate a Roma da patti specifici, purché rinunciassero alla propria cittadinanza di origine (ibidem). Inoltre durante l’Impero, il cittadino Romano poteva essere decretato per la “sottomissione” a Roma, indipendentemente dalla sua origine. Anche se questo non lo equiparava, nei suoi diritti, al cittadino Romano “strictu sensu”. Il Fascismo ha “sviluppato” ulteriormente il concetto Romano di Cittadinanza, maturando un nuovo modello, che pone comunque le sue basi nella Storia Italiana. Nella Dottrina del Fascismo, si osserva l’introduzione del concetto di STATO quale elemento fondante la concezione Totale-Unitaria del corpo politico e sociale della Cittadinanza, ma non di uno Stato qualsiasi si tratta, bensì dello Stato Etico Corporativo Fascista.  (vedi: Fascismo, Enciclopedia Italiana, http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo_(Enciclopedia-Italiana)/ ) Tale concezione, trova graduale compimento nelle Leggi attuate dal Regime, in ciò perfetto continuatore della Tradizione Romana dello “IUS”. Già nel 1926, veniva introdotta la perdita della cittadinanza per “Indegnità”, (Cfr.http://www.treccani.it/enciclopedia/cittadinanza_(Enciclopedia-Italiana)/ ) a significare che il concetto di Cittadinanza non si legava solamente ad elementi giuridici quali la nascita sul suolo italico, ma anche ad un elemento MORALE peculiare. Nel 1927 veniva introdotta la Cittadinanza Metropolitana delle Colonie Libiche (Vedi http://www.treccani.it/enciclopedia/libia_res-6cf169ec-8b74-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/#acquistodellacittadinanza-1 ), e questo proprio per indicare che…“il nesso tra l’individuo e lo stato si precisa, nella nuova coscienza, su un fondamento morale, non già antropologico. Accenni in questo senso si trovano nel codice penale fascista del 1930. Da esso emergono i tratti di una nuova figura etico–politica della cittadinanza” (cfr. C. Costamagna in “Dizionario di Politica del Partito Fascista – antologia – Vol. 1°, A-G”, Editore Lulu Press, 2013). Il Fascismo, dunque, inaugura un nuovo concetto di Cittadinanza legato non tanto al “sangue e al suolo”, quanto alla Civiltà di cui esso è alfiere, che è quella Fascista Italiana. In questo è da riscontrare la valenza plurima della Civiltà fascista, quale modello Italiano ed Universale allo stesso tempo: “ … è sintomatico come l’origine etimologica della parola « civiltà » presso gli antichi Romani risenta dell’ideale del cittadino statuale; e cioè come civiltà (da civis) serva ad indicare piuttosto una relazione con lo Stato, con l’organizzazione politica, giuridica e sociale di un popolo… …Civiltà significava un determinato aspetto della vita politica, esprimeva un’esigenza particolare dello spirito politico sino a coincidere quasi con il concetto di cittadinanza: nascere in civiltà romana, per esempio, si diceva per indicare il particolare stato non solo giuridico, ma morale, e politico di coloro che erano cittadini di Roma… Col Cristianesimo il concetto si allarga. Abbattute tutte le barriere che dividevano il mondo antico, il Cristianesimo proclama la esigenza di un modo di vita, unico per tutti i paesi”… Si arriverà poi al concetto di Civiltà post-moderno, che, lungi dal proseguire nel solco tracciato dalla Storia, si formerà nella cultura Borghese Illuminista, cosmopolita e indifferentista a cui faceva da contraltare la Kultur tedesca dell’egemonia, mentre in Italia l’ideale di Civiltà era connesso inscindibilmente a quello della Cultura Italiana in divenire. Così…” si potrebbe ancora oggi dire … che intorno a queste due concezioni antitetiche [borghese ed egemonica] si polarizzi un contrasto colossale, se non s’appalesasse viva una concezione nuova, reale, umana che potrà essere veramente risolutiva. Contro, infatti, le concezioni borghesi di una civiltà quantitativa che, per dirla con un economista dei nostri giorni, viene considerata alla stregua ed in rapporto « alla diminuzione dei pericoli che minacciano la vita e la prosperità » ; contro le concezioni particolaristiche che intendono per civiltà solo una data civiltà; contro una concezione razionalista, universaleggiante, cosmopolita, che tenta trovare nei sociologi i suoi sacerdoti, perchè ne teorizzino le leggi, gli indici misuratori, i massimi, i minimi; contro una concezione irrazionalista, antiborghese, esteticheggiante, un’altra ne sorge: quella italiana, fascista. Come per tutti i grandi problemi che si riferiscono alla valutazione del mondo, della vita sociale, politica, etica, così il Fascismo ha un suo concetto di civiltà: di civiltà, s’intende, non in quanto al contenuto, ai modi di espressione, alle forme di manifestazione, ma in quanto al contenuto stesso dell’idea, al valore intrinseco del concetto. Civiltà, per il Fascismo, non è nè quel senso razionalista universaleggiante, che è caratteristico nella dottrina francese; nè quel senso troppo nazionalistico della dottrina tedesca; ma un senso nuovo, che non è esclusivamente meccanico, nè esclusivamente estetico, nè soltanto teologizzante nè soltanto immanentista. Per il Fascismo civiltà significa insieme la conquista che un popolo compie dei valori supremi dello spirito e che trovano pertanto forma di espressione nella sua vita politica, civile, giuridica, morale, sociale; e, perciò, il modo di vivere, di operare, di pensare, di creare; il modo suo, particolare, intrinseco di esistenza; come, contemporaneamente, significa possibilità di espansione, volontà di dare al mondo il frutto delle conquiste raggiunte. L’universalismo e il particolarismo vengono superati, in questa concezione, da un’interpretazione unitaria del concetto stesso di civiltà, intesa come processo creatore, che, adeguando il particolare all’universale, e viceversa, pone il popolo, il quale grazie al lavoro della mente e del braccio s’è conquistato un modo originale, geniale, di vita, sul terreno dell’umanità… Si fonde così quella che era la tradizione romana, per cui l’idea di civiltà supponeva una conquista da parte dello Stato e da parte dell’uomo, con la tradizione cattolica, che interpreta la civiltà come una teologia della storia del mondo.” (Cfr. R. Pandolfo, Gerarchia, “Valore Universale della Civiltà Fascista, anno 1942, http://ilcovo.mastertopforum.net/articoli-tratti-dal-mensile-gerarchia-molto-interessanti-vt1356.html ) . Risulta chiaro, alla luce di questi documenti, che i concetti di “Razza”, “Nazione” e “Cittadinanza”, nel Fascismo, avessero caratteristiche proprie, legate al concetto dell’ “Impero Fascista”, che si può definire come il naturale sviluppo della Civiltà Fascista. “L’impero è, in sostanza, la proiezione di uno stato con tutto il suo contenuto sul piano mondiale. Condizione prima dell’impero è anzitutto la coscienza imperiale, cioè la fede assoluta nel valore umano, non contingente e transeunte, dei principi che sono alla base del proprio stato. […] Il Fascismo ebbe, già prima di costituirsi un impero territoriale, una coscienza imperiale, fondata sul suo patrimonio spirituale e sulla sua decisa volontà di renderne partecipi gli altri popoli. Ciò fece dire al Duce: « Nella dottrina del Fascismo l’impero non è soltanto un’espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale e morale. Si può pensare ad un impero, cioè ad una nazione che direttamente o indirettamente guida altre nazioni, senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio » ( Scritti e discorsi, VIII, p. 88 ). La coscienza imperiale era ed è il frutto della incoercibile tendenza a fare del proprio mondo, delle proprie conquiste politiche e sociali un momento della storia del mondo, un bene acquisito da tutti i popoli. La concezione nuova dell’uomo che è alla base della dottrina fascista ed ispira le possenti realizzazioni dell’ Italia fascista, costituisce una conquista per tutta l’umanità che non può andare e non andrà perduta. […]Poiché uno stato assurge ad impero solo quando costituisca una forza attiva e costruttiva sul piano mondiale, è evidente che l’espansione territoriale, allargando la base di forze umane e di mezzi su cui si aderge la potenza dello stato, costituisce il mezzo e al tempo stesso il fine di ogni potenza imperiale. Ogni nuova terra che uno stato, conscio del suo contenuto e delle sue finalità, organizza secondo quei principi che presiedono al suo sviluppo interno, costituisce, sì, nuova potenza per esso, ma è anche l’attuazione concreta di quella universalità a cui aspira. Da ciò l’obbligo vivamente sentito dall’Italia fascista di dare al suo impero non il carattere mercantile o egemonico che è caratteristico di altri imperialismi, bensì quel carattere profondamente umano ed umanamente responsabile per cui ogni sforzo viene diretto a rendere i popoli sottomessi, anche se vengono decisamente tenuti fermi i confini etnici, partecipi di forme civili di vita, così che essi possano un giorno collaborare al progresso di una comune civiltà. Tutto ciò spiega la politica coloniale del regime fascista che non respinge i popoli, perché di altra stirpe o di civiltà inferiore, ai margini dell’umanità, ma li educa con ferma tenacia ed addita ad essi nuovi compiti e nuove speranze a cui volgere energie addormentate o disperse.” (Dizionario di Politica a cura del P.N.F. , 1940, Vol. II, voce “Impero”)  Potrà dunque suscitare scalpore, solo in coloro i quali (purtroppo i più) non conoscono l’essenza stessa della Dottrina Fascista e del suo humus Culturale, leggere nella voce dedicata al concetto di Razza, nel Dizionario di politica del Partito Nazionale Fascista, edito nel 1940, quanto segue: “..il concetto di razza può essere adoperato soltanto nel senso sistematico, cioè come concetto di classificazione antropologica (ad esempio: razza nordica, divarica, occidentale, orientale, baltica, ecc.), e non già nel senso di razza vitale, col significato di un bene ereditario che si trasmette di generazione in generazione. Non si deve perciò parlare di una « razza tedesca » o di una « razza italiana », ma di un « popolo tedesco» e di un « popolo italiano ». Diciamo dunque che il problema della razza non è, e non può essere, stabilito su elementi di ordine puramente fisiologico o sociologico e che il problema capitale è quello del « popolo », che si realizza nello stato come «nazione ». Il quale è un problema dello spirito, cui si accede soltanto attraverso una interpretazione sintetico-etologica della realtà. ” (Cfr. Dizionario di Politica a cura del P.N.F. , 1940, Vol. IV, voce “razza”, pp. 26-27 in: http://ilcovo.mastertopforum.net/-vp19552.html#19552 ).  Sempre il Costamagna, rispondendo e contrapponendosi alla concezione nazionalsocialista tedesca, la quale ritiene un mistero inspiegabile il rapporto tra “caratteri spirituali” e “fisici” in una “razza”, afferma: “La impossibilità addotta dallo scrittore tedesco non esiste per il metodo adottato dalla dottrina totalitaria del Fascismo. Come già si è rilevato, i miti della razza posseggono una virtù creativa. Valore sintetico hanno i tre principi che si possono dedurre dalla biosociologia. Il principio della «eredità», considerato rispetto ai gruppi umani, giunge alla sua manifestazione superiore nel fenomeno della «tradizione», per cui le esperienze del passato si trasmettono alle generazioni avvenire che continuano l’impresa del popolo nella storia. Il principio dell’ «eterogeneità» convalida il senso dell’orgoglio nazionale. Esso ha il suo indispensabile presidio nella «sanità» di ciascun popolo e può essere coltivato magari mediante la scelta di un tipo razziale convenzionale quale modello etico ed estetico per l’eugenica nazionale. E veramente il principio della «selezione sociale» giustifica la politica quantitativa e la politica qualitativa della popolazione che il potere politico persegue nello stato totalitario per realizzare i valori nazionali, i quali sono così di ordine intellettuale e morale come di ordine fisiologico e fisico. Tanto il «numero» quanto la «sanità» sono attributi di quel «bene comune» che la nostra dottrina identifica nello stato e si spiritualizzano per il loro riferimento all’entità trascendente della comunità nazionale”. (Ibidem) Date queste premesse, dunque, è perfettamente coerente che in ambito di Dottrina del fascismo si giunga a trattare del “problema Ebraico”, inserito più in generale nel problema della “Civiltà Nazionale”, da un punto di vista davvero diametralmente opposto rispetto ad ogni concezione razzistica propriamente detta, ed infatti: “… la difficoltà più grave per la riorganizzazione della civiltà europea è quella di combattere e di reprimere in modo definitivo lo «spirito ebraico» [lo “spirito borghese” additato in modo generale dalla Dottrina del Fascismo, ndr]. Il quale, come rileva lo stesso Sombart, «non è affatto legato alla persona dell’ebreo» ed anzi potrebbe sussistere anche dopo la scomparsa dell’ultimo rampollo di questa razza. A rigore, l’epoca delle nazionalità nella storia dell’Europa è già chiusa. Oggi siamo nel vivo dell’epoca imperiale. In definitiva la pregiudiziale nazionalista e ancora di più la pregiudiziale razzista, quando siano esagerate fino all’intransigenza, possono risultare in un certo momento pregiudizievoli allo sviluppo dell’idea del popolo in quella sintesi suprema che reclama l’idea civile dell’impero. Il pensiero politico deve oggi elaborare i dati per una degna «dottrina dell’impero». Occorre tra l’altro distinguere il rapporto coloniale dal rapporto internazionale ed essere molto cauti nel dichiarate incompatibilità formali coi popoli di diversa nazionalità. Nella pratica si delinea già, sia pur in modo confuso, il processo di formazione degli «aggregati imperiali» quali nuovissime forme di convivenza tra popoli affini. In realtà il problema che sovrasta al dramma dello spirito e che prorompe nella gara imperiale dei popoli non è quello di una meccanica dominazione di un popolo sugli altri, imposta attraverso «guerre zoologiche »; bensì è quello delle «grandi civiltà», in corrispondenza ai fenomeni delle grandi razze, delle grandi famiglie linguistiche e delle religioni mondiali.” (ibidem)  Il problema dello “Spirito Ebraico”, dunque, si presenta come inserito nel contesto più generale del problema della Civiltà Imperiale fascista, che non è affatto legata al problema della razza propriamente detta, quanto al problema della costituzione degli aggregati imperiali. Risulta chiaro che esso sia potuto “emergere” quale “archetipo” a causa delle contingenze storiche irripetibili che riguardavano la politica estera Fascista del tempo. La Cittadinanza, dunque, non è per il Fascismo un elemento meramente materiale, da conseguire in forza a caratteristiche giuridiche o peggio esclusivamente “biologiche”. La Cittadinanza è un elemento essenziale e DISCRIMINANTE in merito all’appartenenza o meno alla Civiltà Fascista, la quale infatti… “è la portatrice di una civiltà nuova; civiltà di valori e di ideali; civiltà culminante nella concezione unitaria e perciò umana dello stato. Dal punto di vista della storia nazionale il Fascismo inizia, come ha detto MUSSOLINI, una quarta epoca storica del popolo italiano (Scritti e Discorsi, IX, p. 43); dal punto di vista universale esso segna non solo il trapasso da un tipo di civiltà ad un altro (VIII, p. 230), ma già chiaramente rivela la capacità di informare tutto il secolo XX della sua idea; onde si può lecitamente affermare che il nostro «sarà il secolo durante il quale l’Italia tornerà per la terza volta ad essere la direttrice della civiltà umana” (Cfr. C. Curcio in “Dizionario di Politica del Partito Fascista – antologia – Vol. 1°, A-G”, Editore Lulu Press, 2013 ).

IlCovo

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Terza Opera della Biblioteca: DIZIONARIO DI POLITICA DEL PARTITO FASCISTA – Vol. 1

diz. pol. 1

 

Pubblicato a cura del Partito Nazionale Fascista nel 1940, il “Dizionario di politica” rappresenta l’opera della “piena maturità dottrinaria del Fascismo”. Uno strumento culturale che nelle intenzioni dei suoi estensori non doveva limitarsi ad una “esposizione di dottrine e di indirizzi teorici” ma che invece doveva costituire una…“ opera di politica in atto che comprende tutto quanto possa giovare alla formazione spirituale rigorosamente fascista delle nuove generazioni, liberandole dalle soprastrutture con cui il demoliberalismo si illuse di fissare la vita dei popoli”, un mezzo che… “non soltanto desse la misura delle conquiste della Rivoluzione, ma formasse, per così dire una visione panoramica della realtà, come appare sotto l’angolo visuale fascista.” La “Biblioteca del Covo”, per la prima volta dopo più di 70 anni, ripropone la lettura di questo documento storico fondamentale realizzandone un’antologia in due volumi che includono oltre un centinaio di voci.

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Egemonia Capitalista e dottrina dell’Imperialismo Fascista a confronto

Il Fascismo è un Pensiero politico che si configura più come una Idea di Civiltà vera e propria che come una “semplice” Dottrina politica. Questa è la peculiarità che distingue la Civiltà Fascista da ogni altra idea politica contingente. Presente, passata e futura.

Tale peculiarità non consente in nessun modo di identificare il Fascismo con le categorie storiche, politiche e sociali instaurate dalla Rivoluzione Francese. Il Fascismo, pur fondandosi sul principio generale di Modernità, differenziando il proprio modello di Civiltà da quello pre-1789, ha una propria ed inconfondibile idea di Modernità. Basata, appunto, sulla Mistica della Civiltà Fascista.

Tale Civiltà vuole Sviluppare armonicamente, senza cesure e tagli, la Concezione Italiana dell’Impero così come è cresciuta durante tutta la sua Storia. Senza rigettare NULLA di ciò che è armonico, in ogni fase ed in ogni periodo Storico Italiano, il Fascismo attualizza la concezione dell’Impero e la slega dalle contingenze di luogo e di tempo. In questo modo mostra concretamente di allacciarsi alla concezione Latina della Civiltà, volendo imprescindibilmente mettere quest’ultima a fondamento dello Stato. Garantendo, così, la sua perpetuazione nel tempo.

Nella Dottrina del Fascismo, tale concezione imperitura è ben sintetizzata: “Lo stato fascista è una volontà di potenza e d’imperio. La tradizione romana è qui un’idea di forza. Nella dottrina del fascismo l’impero non è soltanto un’espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale o morale. Si può pensare a un impero, cioè a una nazione che direttamente o indirettamente guida altre nazioni, senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio. Per il fascismo la tendenza all’impero, cioè all’espansione delle nazioni, è una manifestazione di vitalità” (Cfr. Dottrina del Fascismo, Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo_(Enciclopedia-Italiana)/ )

Durante il Regime Fascista storico, la concezione Imperiale è stata applicata proprio secondo queste basi Culturali e Civili. L’Impero non aveva una funzione mercantile, ma Civilizzatrice. In questa concezione le Colonie non erano una appendice economica, ma letteralmente una “estensione” dello Stato Fascista Italiano, tale da rendere i colonizzati, alla fine, Cittadini Italiani. Questo principio è stato attuato in Libia: http://www.treccani.it/enciclopedia/libia_res-6cf169ec-8b74-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/ . Ed era in svolgimento nelle altre Colonie Italiane  (Cfr.  http://www.treccani.it/enciclopedia/africa-orientale-italiana_(Enciclopedia_Italiana)/#ordinamento-1 ).

Ciò significa che l’Imperialismo Fascista non è e non può essere affatto “contestualizzato”. Nel Fascismo, l’Impero è un elemento fondamentale, che non accetta deroghe. Sempre slegato dalle contingenze, e quindi da fatti transeunti quali possono essere i colonialismi “canonici”. Ma mai eliminabile dalla concezione Fascista. Qui si deve sempre ricordare che il Fascismo mostra, anche in questo caso, la sua differenza con le “dottrine politiche”. Per questo il Fascismo non è una “dottrina” ma ha una Dottrina Peculiare, che lo differenzia da quelle tradizionali per il fatto che non si fonda su programmi transeunti, ma su una Civiltà.

Dunque il Fascismo è l’antitesi dell’egemonia Capitalistico-Consumista. E contrappone a questa egemonia il SUO IMPERO.

Per essere più dettagliati, vediamo cosa riportava lo stesso Dizionario di Politica del PNF a proposito del termine “Egemonia”:

“Con richiamo al valore che ebbe presso i Greci (eghemonìa) di esercizio del comando da parte dei magistrati di uno stato sugli altri stati alleati per quanto concerne la condotta della guerra, la parola « egemonia » viene usata ad indicare la supremazia di uno stato su altri, esercitata mediante un sistema di influenze e di conven­zioni. Gli stati subordinati conservano apparentemente la loro autonomia, ma gravitano in tempo di pace nella sfera d’influenza dello stato egemone, accrescendone la potenza e il prestigio nei rapporti internazionali, con la presun­zione che tale solidarietà, in caso di guerra dello stato ege­mone, assumerebbe il carattere di vera e propria alleanza. Nei tempi moderni la lotta per l’egemonia acquista un carattere particolare in seguito al sorgere degli stati nazionali…Il trattato di pace che segue alle guerre ha [dunque] la funzione di solidificare la supremazia conseguita dalla parte vitto­riosa, così come sono destinati a renderla più salda i patti di mutuo appoggio o di alleanza con altri stati attratti nella sfera d’ influenza sia dal prestigio della vittoria, sia da inte­ressi reali o abilmente creati…Il Fascismo nega una funzione veramente produttiva al principio di egemonia, poiché esso costituisce un im­paccio al libero formarsi di quelle gerarchie fra le nazioni, che inevitabilmente si formano in base ai valori umani che esse esprimono. La politica di egemonia è politica di ma­scheramento della realtà effettiva di ciascuna nazione con­seguita mediante l’azione spesse volte insincera della diplo­mazia tradizionale, ed importa la creazione di situazioni false che turbano le coscienze dei popoli e che alla fine sono destinate a crollare al minimo urto. La valorizzazione di ciascuna nazione non per sé, per quello cioè che essa rappresenta come prestigio spirituale e potenza materiale nel mondo, ma in funzioni di una rete di solidarietà che un’azione diplomatica più o meno abile e spregiudicata ha saputo creare, rappresenta un danno gravissimo per la realizzazione di quella giustizia fra gli stati, che è l’unica vera garanzia della pace, e determina quello stato di disagio e quel sentimento di ingiusta inferiorità a cui i popoli forti si ribellano, in nome della propria forza e del proprio onore.Il prevalere delle sane e genuine forze della storia, com­pattezza politica, volontà costruttiva, sentimento di giu­stizia, sulle astuzie e meschine abilità a cui la cosiddetta « ragion di stato » diede nel passato impulso e giustificazione morale, costituisce la fine definitiva del principio egemonico come fattore importante di azione politica. Ad esso i popoli, che sono consci di una propria missione nel mondo, sostituiscono la nozione di « impero », come espressione di quel prestigio morale e di quella potenza materiale sul piano mondiale, che conferiscono a ciascun popolo il posto e la responsabilità che gli spettano di fronte alla storia.”  (Dizionario di Politica a cura del P.N.F. , Roma, 1940, Vol. II, p. 30)