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Sconto del 30% sui titoli della Biblioteca!

In occasione della ricorrenza del “28 Ottobre”, la Biblioteca Fascista del Covo applicherà uno sconto del 30% su tutti i suoi titoli, fino al 4 novembre!

 

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La sceneggiata del funerale Priebke! … una montatura mediatica orchestrata dalla repubblica delle banane per “distrarre la massa” dalla promulgazione di leggi criminali “demo-naziste” e dal vero pericolo per l’Italia!

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Eccoci al “giorno dopo”. Dopo l’ennesima sceneggiata indecente e vergognosa, o almeno giudicata tale dalle (poche!) persone oneste e sveglie rimaste in questa landa decadente e corrotta che una volta era l’Italia, ormai abitata da masse di “morti viventi” lobotomizzati !

Si è infatti consumato il solito turpe e indegno teatrino volto alla “distrazione di massa” e messo in piedi dalla “repubblica delle banane antifascista”, sempre pronta a mettere dentro il calderone mediatico ogni circostanza, anche la più indegna, pur di favorire la prosecuzione della propria infinita campagna propagandistica antifascista. Questa volta gli strumenti sono stati, secondo il più classico dei copioni, un cadavere e la violenza di piazza!

E’ noto, ormai, che il criminale nazionalsocialista Erich Priebke sia morto. Aveva la bellezza di 100 anni (a confermare il vecchio adagio che l’erba cattiva non muore mai!), e la sua dipartita non è stata certamente una sorpresa inaspettata o un fulmine a ciel sereno! Era anzi attesa da tempo, anche perché le sue condizioni di salute non erano buone. Fatalità, l’occasione propagandistica ghiotta si è incredibilmente presentata con “tempismo perfetto”, visto che si è verificata a ridosso dell’anniversario della “deportazione degli ebrei romani” ( non potremo mai sapere il giorno esatto della morte di Priebke!); un pretesto ideale per rinfocolare la “strategia della tensione”, mai messa in cantina dagli “addetti” (per chi volesse approfondire storicamente in modo serio e scientifico il tema http://www.archivioguerrapolitica.org), naturalmente “tirando fuori” dall’arsenale propagandistico “bananaro” l’eterna lotta contro il cosiddetto “nazi-fascismo”,  la “fiabesca” creatura politica inesistente inventata da lorsignori antifascisti, su cui però si regge integralmente la traballante impalcatura ideologica autolegittimante di questa disgraziata pseudo-repubblichetta da avanspettacolo … il tutto ben condito con incidenti e un po’ di violenza, e tanto, tanto moralismo ipocrita, di quello che piace a lorsignori “liberi e democratici”, sempre utile a infangare ancora e sempre il Fascismo, unica vera vittima designata della turpe sceneggiata verificatasi!

La regia, ormai ben rodata dai decenni di “esperienza sul campo”, ha eseguito il copione con precisione perfetta! Priebke muore, ed ovviamente a nessuno è venuto in mente di mantenere discrezione sull’evento, come capita nei casi delle morti di noti criminali che possono suscitare reazioni “istintive” nelle folle (bisognerebbe poi vedere di che folle si discute, poiché in questi casi quasi mai “spontanee” ma spesso manovrate). Si poteva, infatti, tumulare Priebke in silenzio, e DOPO darne notizia pubblicamente. In questo modo si sarebbe evitato ogni problema e strumentalizzazione, di qualsiasi genere e parte politica. Ma siccome la “repubblica delle banane NAZISTA” nata dalla “resistenza antifascista” deve massimizzare i risultati dell’OPPRESSIONE esercitata sul proprio popolo di lobotomizzati (che non è seconda a nessun “regime” di quelli che nella propria propaganda, a chiacchiere, tanto stigmatizza), tale “evento” DOVEVA essere NECESSARIAMENTE sfruttato nel peggiore e più “spettacolare” dei modi. Dunque la notizia viene così diffusa “in pompa magna”, inizia così lo squallido bailamme per la inumazione della salma con tutta una serie di “pupazzi” e “marionette” della politica, di quelli che disgraziatamente la “repubblica bananara” produce in quantità industriale da decenni! E così, in ordine sparso di apparizione, pardon di “indignazione”, compaiono  Il “sindaco” Marino, (che nemmeno è romano) che afferma: … NO! E’ un criminale e Roma non lo vuole! Fuori! …e conclude… “Roma è anti nazi-fascista!” BOOOM! Anzi, verrebbe da dire RAUS! Ma anche il Vicariato Cattolico di Roma fa la sua parte! Dopo tutto è prassi che i funerali si neghino, secondo la Dottrina Cattolica, ai criminali IMPENITENTI. Ma ciò non è avvenuto in tanti altri casi conclamati di pubblici criminali. Perché, dunque, con Priebke invece sì? Domanda retorica. Oltretutto, come è stato osservato correttamente ( http://ilcovo.mastertopforum.net/morto-priebke-boia-ss-in-lutto-antifascisti-destrorsi-vt2729.html) Priebke è stata una figura di secondo piano nei tragici fatti della Roma del 1943-44, certamente un criminale di guerra ma “come tanti altri”, di certo non fu più responsabile di Kappler, suo superiore, nell’omicidio delle 5 persone in più alle Cave Ardeatine, né dimostrò nella prigione di via Tasso di essere tra i peggiori nella conduzione dei sanguinosi interrogatori, o nel trattamento violento dei prigionieri. Ma tant’è, qualcuno aveva già deciso che diventasse la reincarnazione mediatica del “male assoluto”! Ad ogni modo, il Vicariato, non nega esequie private e discrete. Come è possibile però tenere “esequie private” dopo che la notizia è stata strombazzata a più non posso dalle televisioni di mezzo mondo? …evidentemente il fine era proprio quello di ottenere clamore mediatico! Così il boia Priebke, da buon (pardon, da cattivo!) cadavere che puzza come tutti i cadaveri, rimane “fuori dalla porta”. Marino, infatti, se ne lava le mani e così “sbatte” il cadavere ad Albano Laziale… Se non che, il sindaco di Albano rifiuta addirittura il passaggio della salma sulle strade comunali, giustificandosi col fatto che lì risiedono associazioni di parenti  delle vittime delle Fosse Ardeatine e centri sociali organizzati, tutti già pronti, in caso contrario, alla sassaiola sul feretro “in mondovisione e Full HD!” Come ti scioglie allora il “nodo gordiano” la cosiddetta “autorità competente”, ovvero il Prefetto? Semplicemente fregandosene e inviando la salma ad Albano! … e per forza! Altrimenti come si potevano produrre le immagini ignobili che tutti hanno avuto sotto gli occhi? Come si potevano ricreare gli immancabili scontri di piazza tra “imbecilli destri” ed “idioti sinistri”, le parti politiche finto/opposte? Che infatti, casualmente, tutti messi in moto dalla pubblica notizia, con grande solerzia si sono organizzati per raggiungere il “caro estinto” e per produrre l’ennesima pantomima orchestrata dalla “repubblica delle banane antifascista” intorno al cadavere! Chi in veste di “sciacallo”, sputando sopra e assaltando il carro funebre (atti “coraggiosi”, già iscritti da decenni nel Dna della repubblica democratica antifascista!), chi invece come “avvoltoio”, gridando l’immancabile “sieg heil” e producendosi in tutti gli stereotipi più indecorosi del repertorio folk-nazistoide, il tutto per impressionare i “cittadini-telespettatori” e dare ad intendere al popolo beota la possibilità di associare, come al solito, gli “utili idioti” di turno a ciò che nell’ex Italia deve essere infangato sempre e comunque con qualsiasi pretesto, cioè il Fascismo.

Ovviamente, come avviene di consueto in simili circostanze, di tutti questi atti, frutto di una regia ben stabilita ed evidente, degli scontri di opposti gruppi a volto SCOPERTO (cosa ne è stato dei violenti? Dovrebbero essere in galera, giusto?) sotto il naso della Polizia, e senza che nessuno muovesse un dito per impedirlo; della pantomima violenta orchestrata prima e dopo il passaggio della salma, non si è interessato nessuno!  Questo perché la strategia messa in atto, che, lo ricordiamo sempre, è ETERODIRETTA dai soliti noti, DEVE portare NECESSARIAMENTE proprio alla divisione di ciò che resta del corpo politico-sociale della nazione ed alla spartizione dei brandelli di sovranità statale rimastaci da parte dei feudi della partitocrazia antifascista di tutti i colori!

Intanto, sempre del tutto casualmente, mentre il teatrino rivoltante summenzionato andava “in onda” ad uso e consumo del “popolo bove” di lobotomizzati, cosa succedeva nel “parlamento-parlatoio” ad opera dei partiti? Presto detto! Si  avviava l’approvazione dell’ennesima legge contro il reato di opinione, una legge contro il cosiddetto “negazionismo”, idealmente degna in tutto e per tutto del vituperato nazismo, ma che inserita a bella posta nella cornice dei fatti di cronaca appena descritti, trova modo di essere “giustificata” agli occhi del popolo appositamente instupidito!

Naturalmente si tratta di normative che non puniscono la VIOLENZA o la diffamazione, visto che esistono già provvedimenti “ad hoc” che basterebbe applicare seriamente. NO, adesso si vuole punire dipendentemente da ciò che il potere politico costituito ritiene soggettivamente come reato di OPINIONE! E così, adesso, ci ritroveremo con un fatto storico, la persecuzione nazista degli ebrei, che viene tradotto in “dogma di fede”, che in quanto tale va accettato come verità rivelata indiscutibile, pena l’arresto. La Storia, di fatto, non ha più bisogno di essere studiata e compresa, basta accettare “il dogma”, basta credere… Vietato dubitare! Anzi, a questo punto la stessa indagine storica non ha più alcun senso. Poiché NON c’è altro da aggiungere, la “verità” è già stata “rivelata”. In breve si stanno progressivamente attuando, senza che nessuno se ne renda effettivamente conto e si opponga, delle leggi giuridicamente ascrivibili ad un quadro politico concretamente neo-nazista; provvedimenti che passano dall’ eugenetica sugli embrioni (praticata da Menghele che era un criminale nazista, e faceva la stessa cosa per la purezza della razza!) agli aborti selettivi, dalle leggi sul reato d’opinione tipo quelle sull’ “omofobia” a quest’ ultima sul “negazionismo”; il tutto in un contesto di evidente regresso culturale e sociale collettivo indotto artificiosamente e sotto il pieno controllo di tutti i mezzi di informazione da parte del potere costituito! Ciò che viene attuato dalla cosiddetta “democrazia antifascista” supera grandemente la fantasia più dispotica! Il controllo totale orwelliano è già stato realizzato, ma nel territorio che una volta era l’Italia non lo ha mai conseguito il Fascismo né Mussolini, chi lo sta attuando è la “repubblica delle banane antifascista”.

 IlCovo

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Quinta pubblicazione della Biblioteca del Covo: ARMANDO CARLINI, “SAGGIO SUL PENSIERO FILOSOFICO E RELIGIOSO DEL FASCISMO”.

Carlini

Tra le personalità più importanti espresse in ambito culturale dal Fascismo, la figura del filosofo Armando Carlini, seconda solo all’altro grande filosofo del Regime, Giovanni Gentile, di cui non a caso fu sodale, risulta essere fondamentale per la corretta comprensione dell’ideale fascista. Mussolini così lo ricordava…“Avevo conosciuto Armando Carlini negli anni in cui dirigevo l’«Avanti!». Egli, da allora, mi onora della sua amicizia. […] Rincontrai Carlini all’indomani della marcia su Roma, allorché il professor Gentile prese a giuocare la carta della riforma della scuola. Carlini mi disse: « Presidente, qui comincia la cultura della rivoluzione! »”.(1) Che il Duce lo considerasse uno dei pilastri della cultura italiana di tutti i tempi è fuor di dubbio, come testimoniano le sue dichiarazioni di stima pervenuteci… “Sarebbe bastato conservare all’Italia Dante, Petrarca, Machiavelli, Parini, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Pisacane, Mazzini, Cattaneo, Oriani, Carducci, Pascoli, Pareto, Pantaleoni, Mosca, De Sanctis, Gaetano De Sanctis, Carlini, Gentile, Enrico Leone, D’Annunzio, Marinetti, per dichiararci intellettualmente, intellettivamente, caposaldo, se non pietra angolare, dell’occidente”.(2) Ma Carlini, oltreché Filosofo, docente universitario, rettore dell’Università di Pisa, nonché Accademico d’Italia, fu anche fervente fascista e fin dal principio insistette, anche con Mussolini, nel qualificare il Fascismo come una rivoluzione con un saldo fondamento filosofico e religioso, rivendicandone l’assoluta novità e originalità, pienamente inserita nel solco della tradizione culturale italiana e dunque cattolica, tale da rendere le funzioni dello Stato fascista e della Chiesa Cattolica tra loro complementari e interagenti seppur in differenti ambiti. Un orientamento di cui il Capo del Fascismo tenne conto, come egli stesso ebbe a ricordare… “Il professor Armando Carlini, da me interpellato, mi comunicò che la filosofia della rivoluzione, ove non si fosse fatta depositaria della necessità di conferire uno status di religiosità a quanto di nuovo fosse intervenuto nell’ordine morale del paese, avrebbe tradito la rivoluzione stessa. Sottrarre la rivoluzione all’impegno di concretizzare l’unione tra proprio pensiero e propria azione avrebbe recato conseguenze gravi all’intero paese, devastato da un materialismo compattamente rivolto a stabilire, proprio in Italia, la base dell’irreligiosità dell’occidente. La tesi del Carlini è opinabile. Ma corrisponde a uno stato di necessità del quale la rivoluzione deve tener conto, risposi al professor Carlini. I fatti hanno dimostrato che avevo avuto ragione nel dicembre del 1922, quando decisi di tener conto della raccomandazione del filosofo amico”.(3) Purtroppo, nonostante tale chiarezza di intenti e proposizioni, negli ultimi decenni in sede storiografica, anche in ambito autorevole, si è preferito fare orecchie da mercante, al fine di portare avanti assurde interpretazioni incentrate su di un inesistente fascismo considerato alla stregua di una “nuova religione politica anticristiana”, col malcelato intento di assimilare sul piano ideologico due dottrine in realtà differenti e non di rado tra loro conflittuali come quella espressa nel Fascismo mussoliniano e quella nazionalsocialista hitleriana. Emblematico il caso di alcuni lavori del professor Emilio Gentile, pure per certi versi assai pregevoli, che del Carlini addirittura tenta di ribaltare completamente il senso ultimo di alcune affermazioni, estrapolandone il contenuto in modo arbitrario e rendendolo avulso dal contesto integrale del lavoro originale in cui è riportato.(4) Alla luce di ciò, nel tentativo di fare finalmente un po’ di luce li dove le tenebre della disinformazione paiono offuscare idee altrimenti chiare e verificabili, nasce l’esigenza della ristampa di questo lavoro. Pubblicato nel 1942 a cura dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista (I.N.C.F.) e dedicato a Mussolini, il “Saggio sul pensiero filosofico e religioso del Fascismo” di Armando Carlini ne racchiude la ventennale riflessione filosofica indirizzata a verificare se nel Fascismo mussoliniano vi sia un “germe di pensiero” che dal punto di vista filosofico abbia importanza per originalità e capacità di ulteriori sviluppi, e, dal punto di vista religioso, accenni ad una possibilità di rinnovamento di idee e di sentimenti. In esso vengono autorevolmente affrontati temi centrali nel dibattito ideologico fascista: dal rapporto più generale con la cultura a quello più specifico (con relative convergenze e divergenze) tra Fascismo e Idealismo (sia nella versione Storicista rappresentata da Benedetto Croce che in quella dell’Attualismo di Giovanni Gentile); dal nesso tra Fascismo e religione, con riferimento particolare alla Chiesa Cattolica, sino all’approfondimento del senso più autentico della “mistica fascista”, il tutto all’insegna della massima chiarezza espositiva, del più assoluto rigore ideologico e con l’indispensabile ampio ausilio di citazioni dai discorsi del Duce. Carlini nega che questi possa essere considerato un idealista, come pure un “mero empirista”; poiché è la presenza nel suo pensiero della fede a smentire assimilazioni di questo genere, fede politica e religiosa insieme che escluderebbe interpretazioni razionalistiche o storicistiche dello spiritualismo fascista. Coerentemente con tale impostazione, il filosofo esclude in modo categorico nel Fascismo l’idea di fondare una nuova religione di Stato o di asservire allo Stato la religione dominante, giacché sia la dottrina fascista che Mussolini al riguardo sono chiari : lo Stato è sovrano e niente può essere fuori o contro lo Stato, nemmeno la religione nelle sue pratiche estrinsecazioni, d’altra parte la Chiesa è sovrana in quello che è il suo specifico campo di attività : la cura e la salvezza delle anime.(5) Un testo chiave per la comprensione dell’ideale fascista che la “Biblioteca del Covo” ripropone integralmente ad oltre 70 anni dalla sua prima pubblicazione.

IL TESTO E’ IN VENDITA SUL SITO DELL’EDITORE LULU.COM E SU AMAZON:

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Quarta opera della Biblioteca: “L’IDEOLOGIA DEL FASCISMO – il fondamento razionale del totalitarismo” di A. James Gregor

     Gregor

La “Biblioteca del Covo”, nata con l’intento di favorire lo studio dei fondamenti dottrinali del Fascismo attingendo direttamente alle fonti ideologiche primarie del “ventennio”, prosegue nel solco di tale direzione e va oltre, ampliando la propria offerta editoriale presentando la ristampa di quello che è stato il primo studio storico dedicato all’Ideologia Fascista. Scritto nel 1969, “all’insegna della buona fede, dell’imparzialità e della assoluta indipendenza”, come ebbe già a definirlo Giuseppe Prezzolini, L’IDEOLOGIA DEL FASCISMO dell’americano A. James Gregor, ha portato una ventata di aria nuova nella storiografia dedicata al Regime mussoliniano. L’autore, infatti, avvalendosi dello studio di un’ampia documentazione di fonti primarie, anche e soprattutto fasciste, sebbene lungi da qualsiasi intento interpretativo apologetico del fascismo stesso e ugualmente distante da polemiche moralistiche demonizzanti, tipiche di certa storiografia politicizzata in senso antifascista, rilevò nello “Stato Etico fascista” il mito politico razionale (ma non razionalista!) che stava a fondamento della concezione totalitaria e religiosa dello “Stato Nuovo” mussoliniano, ovvero quel “fondamento razionale di matrice gentiliana che assunse la funzione di elemento ideologico comune nel quale tutti i più illustri teorici dell’elite politica fascista, da Costamagna a Panunzio, passando per Rocco oltre che naturalmente allo stesso Gentile, al di là dei differenti ambiti culturali e politici di provenienza, si riconobbero senza riserve. Di più, Gregor vi sosteneva che l’ideologia del Fascismo rifiuta le categorie di “destra” e “sinistra”, incarna una dittatura di sviluppo attivamente nazionalista, con un impianto ideologico razionalmente coerente, animata da una sorta di concezione religiosa della politica, guidata da un capo carismatico e diretta da un partito unico, inserito in un sistema dominato dallo Stato etico, risultando perciò storicamente e intellettualmente un “unicum” in quanto, secondo la sua personale interpretazione, prodotto di un particolare insieme di idee prevalenti nel corso dei primi decenni del ventesimo secolo. Ancora, rileggendone il senso dell’esperienza storica quale risposta a problemi politici e sociali generali, tale ideologia assume un’importanza molto più vasta di quanto la sua breve esistenza storica lasci supporre, poiché il Fascismo rappresenta un tipo estremo di movimento rivoluzionario di massa, il primo esempio maturo di movimento di modernizzazione, il primo che aspirò a impegnare la totalità delle risorse umane e naturali di una comunità storica per lo sviluppo nazionale e che per il raggiungimento dei propri fini richiese un organismo centralizzato per la mobilitazione, la dislocazione e la direzione delle risorse, il primo esempio dove comparvero lo Stato totalitario ed il partito unico autoritario che promosse i mutamenti in direzione di un capitalismo di Stato totalitario; in breve, Gregor ritiene che il Fascismo appare come il primo rappresentante di quelle rivoluzioni chiamate «rivoluzioni progressiste». E’ indubbio che molte di tali conclusioni abbiano anticipato e influenzato parecchi dei successivi lavori di altrettanti specialisti; come ad esempio quelli di Emilio Gentile, in merito alla “sacralizzazione della politica” nonché alla valenza specificamente totalitaria del Fascismo, sebbene legata a peculiari individualità ideologiche, sociali, storiche e nazionali italiane; o quelli di Zeev Sternhell, riguardo la continuità ideale tra la revisione antimaterialistica del socialismo elaborata nell’ambito del “sindacalismo rivoluzionario”, quale “nuova aristocrazia politica della volontà” votata alla lotta contro gli “inganni borghesi” del liberalismo parlamentare, e il Fascismo, nei quali si evidenzia la valenza politica rivoluzionaria, l’originalità intellettuale e la piena maturità ideologica di quest’ultimo; o persino i lavori assai più recenti di Alessandra Tarquini, in cui si sottolinea l’esistenza e l’uniformità ideologica di una specifica “cultura totalitaria fascista” condivisa tanto dai fascisti “gentiliani” quanto da quelli “antigentiliani” e capace di analisi e soluzioni politiche di valore. Di fatto, Gregor realizzò nel 1969 quella che a tutt’oggi rimane un’opera fondamentale e insuperata, sia per l’accuratezza e l’ampiezza delle fonti, che per l’estensione cronologica della ricerca e il rigore dell’analisi, risultando pertanto imprescindibile nello studio storico del totalitarismo fascista. E tutto ciò, va ugualmente osservato, nonostante le conclusioni dell’autore appaiano in evidente contrasto tanto con le interpretazioni della “vulgata antifascista”, di “defeliciana” memoria, quanto con le stesse analisi espresse ufficialmente dagli ideologi del P.N.F. e dai “mistici fascisti” in merito all’essenza primariamente “spirituale” ed antieconomicista della dottrina mussoliniana, una caratteristica questa che, seppure certamente osservata nel lavoro del professore americano, è stata decisamente sottovalutata. Un contrasto evidente e inevitabile, accentuatosi ulteriormente nei suoi ulteriori studi più recenti, poiché dovuto, come lo stesso Gregor ha più volte evidenziato, alla natura essenzialmente apolitica ed all’orientamento prevalentemente sociologico della sua peculiare interpretazione del Fascismo. La “Biblioteca del Covo”, dopo decenni di assenza dai cataloghi librari, ne ripropone integralmente il contenuto, arricchendo il testo di una nuova introduzione dell’autore nonché di un’ulteriore contributo presente in appendice dedicato alla politica economica” del Regime mussoliniano.

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