…Guerra fredda! Questa la “parola d’ordine” che si affianca al termine… “correnti”, divenendone sinonimo. Ecco una delle strategie più riuscite, utilizzate dal “demoliberalismo”! Infatti la “Guerra fredda”, lungi dall’essere semplicemente un periodo storico tramontato, rappresenta oggi più che mai la tattica principale di cui si avvale il sistema antifascista, la vera sostanza del metodo politico democratico corrispondente al principio politico su cui la stessa “Guerra fredda“, intesa quale periodo storico caratterizzante la seconda parte del 900, si è fondata per decenni. E’ il principio a mezzo del quale si è autolegittimata e perpetuata la “democrazia borghese”: ovvero la divisione del corpo politico e sociale in “parti”, presumibilmente diverse e tra loro in conflitto, contrapposte hegelianamente per l’unico fine inconfessabile al quale sono votate, consentire cioè l’esistenza del sistema partitocratico antifascista, la prosecuzione ad infinitum dello Status quo! Infatti, tale contrapposizione artificiosamente alimentata, sfociata non di rado anche in tragici fatti di sangue che prevedibilmente stabilizzano sempre il potere costituito, storicamente ha consentito e continua a permettere la sopravvivenza di un sistema politico che su questa stessa divisione fonda oggettivamente la propria legittimità e che proprio per questo, alimentandola e fomentandola di continuo, dall’interno e dall’esterno, può continuare a contare sulla propria solidità; sulla “intangibilità” dei “parlamenti-parlatoi” ridotti a centrali di controllo politico territoriali delocalizzate asservite alle lobby economiche mondiali che li manovrano; sulla “sacralità ingannevole” delle varie “carte costituzionali” demoliberali, e dunque sull’intangibilità politica del “tempo presente”, cristallizzato nell’attualità liberal-parlamentare quale UNICA FORMA POSSIBILE TOLLERATA di aggregazione politica mondiale per l’umanità, che così, di fatto, avrebbe raggiunto la meta politica finale e definitiva della nostra specie! Con questo principio falso ma assunto a “verità universale”, ovviamente, non si va innanzi! Si resta vincolati al riconoscimento esclusivo della rappresentanza del “bene pubblico” delegata alle cosiddette “forze politiche democratiche”, intra od extra parlamentari; tutte vincolate ad un sistema clientelare neo-feudale corrotto e corruttore, gestito dalla plutocrazia globalizzante che tollera unicamente chi ne riconosce e sostiene in modo concreto le pretese! Soprattutto se tra le fila di codesti “sostenitori” si annidano coloro che risultano essere sempre pronti a interpretare per conto “terzi” l’ “ingrato” ruolo di “rivoluzionari della domenica” che si spacciano a chiacchiere come “alternativi al sistema”! Tante sono le sigle, piccole e grandi, di cui si avvale siffatto ammasso di “camaleonti”, tutte comunque riconducibili a tali maneggi. Ciò che ad essi viene sempre richiesto è di “convogliare” la cittadinanza tutta, anche le frange più piccole e insoddisfatte, all’interno degli schemi politici consentiti e pre-costituiti a tavolino da chi comanda davvero, schemi già decisi e indiscutibili. Non importa se tali nuclei siano talvolta numericamente inconsistenti. L’importante è che la massa tutta sia sempre e comunque “allineata e coperta”, procedendo per il resto dei propri giorni all’interno del “recinto” che il sistema politico vigente ha preparato! Propedeutici a tale strategia politica risultano pienamente gli articoli che “gentilmente” tale Maurizio Barozzi (curatore del sito Federazione Nazionale combattenti R.S.I., che non disdegna di scrivere sul quotidiano di riferimento della “corrente” dei cosiddetti socialisti nazionali) ha voluto dedicarci dopo le recensioni dei nostri lavori scritte da Vincenzo Vinciguerra (vedi: http://www.ilcovo.mastertopforum.net/vinciguerra-recensisce-i-nostri-lavori-vt2736.html), con l’intento nominale di “recensire” anch’egli più di una volta “L’estrema destra contro il Fascismo”, pur senza averci mai conosciuto né tantomeno aver mai avuto alcuno scambio di opinioni con noi o la nostra associazione, addirittura asserendo di non conoscere nemmeno la nostra collocazione politica o ideologica (beato candore!). Il perché di tale interesse lo abbiamo compreso da subito poiché, lo diciamo senza giri di parole, in modo evidente e intenzionale tali scritti non colgono affatto il senso di ciò che invece risulta chiaro nel testo che abbiamo steso. Il Barozzi, infatti, non sembra voler rilevarne la critica integrale al sistema politico vigente; né l’accusa fatta a chi ha operato su mandato della “repubblica antifascista” pur dichiarandosene a chiacchiere alternativo, con l’intento per noi evidente (ma non per lui!) di usurpare e cancellare deliberatamente i tratti unici e distintivi dell’ideale fascista al fine di debellarlo ed inserirne i potenziali simpatizzanti in schemi politici precostituiti dal medesimo sistema “liberal-democratico”, non importa se sul versante “di destra” o “sinistra” (…giacché la cosiddetta “sinistra democratica” se non si occupò di formare ex novo un partito “neofascista”, si “limitò” però ad assorbirne nel Partito Comunista alcuni “reduci” e “simpatizzanti”, convincendoli che il “fascismo vero era stato tradito da Mussolini” e non avrebbe potuto “sfociare” in altro sistema all’infuori di quello socialista!). Il Barozzi, analogamente a quanto abbiamo già riscontrato essere al riguardo l’atteggiamento dei cosiddetti socialisti nazionali, finisce così anche lui per misconoscere volutamente il cuore stesso dell’analisi presente nel nostro lavoro, ugualmente portata avanti da anni in qualità di Associazione ilCovo – studio del Fascismo mussoliniano, Scuola di Mistica fascista: e cioè che la nuova concezione ideologica maturata nel Regime mussoliniano (che politicamente e storicamente ha uno ed un solo nome, cioè FASCISMO), NON PUO’ IN NESSUN MODO identificarsi con alcuna delle parti politiche del sistema liberal-parlamentare né tantomeno con alcuna delle parti sociali, pena la propria autodistruzione, poiché, come già scrisse ad esempio il teorico fascista Sergio Panunzio, essa risulta TOTALITARIA … “in quanto unica, indivisibile, e non soggetta a divisioni e transazioni di sorta, è l’idea politica o la concezione dello Stato da realizzare, come unico é, per conseguenza, il « partito rivoluzionario », soggetto e titolare dell’idea e della Rivoluzione.” Sicché il nostro improvvisato recensore sembrerebbe d’accordo nel riconoscere con noi che al termine dell’ultima guerra mondiale lo pseudo “post-fascismo” si sia auto-collocato maggioritariamente a “destra” (poiché tale risulta la parte politica che nominalmente ha operato l’usurpazione diretta più evidente di nomi e simboli per meglio screditarne i contenuti reali, una mistificazione tutt’ora in corso d’opera), inficiando da subito la propria millantata “alternatività” al sistema politico, in quanto negata concretamente all’atto stesso della nascita di quel partito, dichiaratamente “liberal-conservatore” e pienamente inserito nell’arco costituzionale, che fu di fatto (e di diritto) il defunto M.S.I. , per non parlar poi della presunta ma inesistente continuità col Fascismo, sostenuta solo in virtù di certo apparato estetico-coreografico reducistico e del richiamo strumentale a taluni temi politici. Ma ciò di cui non esiste traccia nell’analisi del Barozzi, pur essendo ben presente nel nostro scritto, riguarda il fatto che la voluta frantumazione ideologica del Fascismo effettuata dalla “democrazia partitocratica italiana”, non ha assunto un’unica connotazione, poiché il sistema borghese si avvale da sempre del “metodo delle correnti” interne ai gruppi politici riconosciuti come organici ad esso; “correnti” che risultano essere un espediente tanto fasullo quanto efficace, poiché consentono di legittimare ufficiosamente anche le presunte posizioni ideologiche più radicali e rivoluzionarie del panorama politico, neutralizzandone contemporaneamente ogni pretesa velleità, proprio in virtù del loro essere parte integrante del meccanismo politico dal quale in linea teorica dichiarano di essere estranee! Il fine ultimo di codesti “spifferi” risulta essere immancabilmente l’approdo allo stesso “sistema democratico antifascista”. Poiché, in ultima analisi, sono le stesse “correnti” che si nutrono e utilizzano schemi mentali e categorie politiche peculiari di tale sistema, considerate quali “moderne”, “attuali”, o comunque “ineludibili”, magari bisognose tutt’al più di qualche riforma. Dunque, per costoro è da tale “modernità partitocratica” che si deve comunque ripartire, sviluppandone meglio i contenuti, rendendoli “davvero” ciò che “agli albori” promettevano di essere, ma che non si è ancora riusciti a concretizzare a causa di presupposti ma inesistenti tradimenti verso il feticcio degli “immortali principi dell’89”. Invece, secondo quanto sostenuto nei nostri lavori (fin troppo spesso citati a sproposito senza mai essere compresi), se si vuol discutere seriamente e senza giri di parole di ideale fascista, siamo convinti da sempre che le argomentazioni ideologiche espresse dai dottrinari del Fascismo accreditati dal P.N.F. appaiano sufficientemente chiare e lineari, nonostante spesso siano state strumentalizzate e deformate da neo esegeti tanto improvvisati quanto in malafede. Sempre il Panunzio, ad esempio, in linea con l’ortodossia dei teorici ufficiali del Partito fascista, riguardo al SUPERAMENTO DEFINITIVO di concetti quali “modernità” o “progressismo” così sentenziava: “Lo Stato fascista [è] «Stato nuovo»…ritengo opportuno cancellare dal vocabolario politico e giuridico la comune e ripetuta espressione : « Stato moderno », che non ha nessun valore altro che cronologico”. Gli articoli del Barozzi, dunque, lungi dal centrare l’essenza del problema di cui abbiamo scritto nel nostro breve saggio, rappresentano invece un classico esempio di apripista al “correntismo” intra-sistemico di cui dicevamo. Leggendoli si può constatare come sia possibile “criticare” nominalmente il sistema antifascista e l’appropriazione ideologica indebita compiuta dalla destra radicale di matrice missina… senza criticarla realmente! Infatti egli (insieme al giornale “Rinascita”, che non a caso ne pubblica tale recensione) ufficialmente si dice d’accordo con noi nel ribadire che la destra radicale ha usurpato il Fascismo; che Evola sia stato trasformato arbitrariamente da quest’ultima in riferimento ideologico al posto di Mussolini e Gentile; che l’idea evoliana non è fascista ma “tradizionista”; che la sua filosofia non è assimilabile a quella dello Stato Etico gentiliano. Ma poi, attraverso una serie di distinguo capziosi, finisce però con l’apprezzare ciò che logicamente in base a tali premesse avrebbe invece dovuto esclusivamente stigmatizzare. Infatti secondo il Barozzi, saltando nuovamente a piè pari quanto riportato nel nostro breve saggio al riguardo, Evola può essere “diversamente inteso”, in tal caso la sua “sapienza e saggezza iniziatica” certamente non risulta più esiziale al “fascismo barozziano”, esattamente come per la filosofia “gerarchico-organica” evoliana (guai a chi come noi dovesse pensare diversamente da quanto egli scrive, che cioè il Fascismo era già in possesso di una sua propria concezione politica organicista e gerarchica senza aver bisogno di ricorrere ad Evola!). Ma il recupero del “rottamato” Evola non finisce qui, poiché nella prosa barozziana addirittura egli finisce per assurgere al rango di “rottamatore”! Infatti scopriamo che dal punto di vista “filosofico” sarebbe stato proprio Evola che avrebbe dotato ideologicamente il Fascismo stesso di concetti cardine come quelli Etico-Corporativi o addirittura del suo peculiare già citato organicismo. Anche stavolta, chi dovesse saltare dalla sedia per aver letto una tale assurdità, se non altro in ossequio al percorso ideologico compiuto da tale Benito Mussolini, unico fondatore del Fascismo, a cui si affiancarono Giovanni Gentile con il proprio apporto filosofico-politico derivato dalla critica al marxismo, nonché lo stesso sindacalista Sergio Panunzio, passando poi per i giuristi Alfredo Rocco e Carlo Costamagna, secondo la prospettiva barozziana non dovrà far altro che ricredersi! Appare così in tutta la sua evidenza che il tema da cui era partito il nostro recensore risulta essere stato solo un mero pretesto, poiché totalmente svuotato dei propri contenuti e totalmente stravolto nel messaggio di cui siamo latori. In verità il Barozzi una critica ad Evola la fa pure, ma casualmente sempre spezzando una lancia in favore della “corrente” dei cosiddetti socialisti nazionali, poiché il torto vero attribuitogli sarebbe riconducibile alla sua avversione verso la “socializzazione delle imprese”, il nuovo “totem-specchietto per le allodole” di tale ennesima corrente antifascista. Ecco così che, magicamente, lo spettro della tattica missina (già descritta nel nostro lavoro e di cui Barozzi e “compagni socialisti nazionali” non sembrano minimamente essersi accorti) si materializza nuovamente per mezzo della prosa barozziana. Evola, al quale i missini e la destra radicale antifascista tutta erano e sono tanto affezionati, torna così di nuovo in auge, purché “coniugato” al sacro dogma della “socializzazione”, presunta vera essenza del fascismo tanto nell’interpretazione delle correnti “sinistre” vetero-missine quanto oggi delle nuove correnti “socialiste nazionali”. E dire che codesti “socialisti nazionali” non si dichiarano nemmeno fascisti (come in tanti fanno tra le “correnti” della cosiddetta destra radicale, che ammorbano però pubblicamente l’ideale fascista con i loro indegni spettacoli vandalici a base di saluti romani e chincaglieria scenica varia all’insegna del nero!) pur utilizzando sempre e a sproposito riferimenti al Regime mussoliniano, andando ben al di là della spudoratezza come nel caso del ridicolo plagio effettuato di recente nei riguardi della Scuola di Mistica Fascista, lanciando l’idea patetica di una “mistica socialista nazionale”, un ‘ulteriore trovata squallida e dissacrante messa in piedi per svilire e mortificare ancora una volta la vera essenza stessa del Fascismo quale originale e inimitabile concezione politica spirituale. Il fine evidente rimane quello di costruire a tavolino l’ennesimo surrogato pseudofascista, il classico contenitore multiforme dove si vuole illudere gli sprovveduti ignoranti che vi incappano di avere a che fare con un soggetto che si “ispiri” al fascismo, senza che esso ne utilizzi il nome e il simbolo, senza riconoscerne l’effettiva dottrina ideologica e senza alcuna volontà di perseguirne gli autentici fini politici incentrati sullo Stato Etico Corporativo totalitario fascista… insomma, come al solito un innocuo “fascismo” senza FASCISMO, pronto ad uso e consumo della repubblica antifascista nata dalla resistenza. Ma anche in questo turpe “gioco” scopriamo che essi sono stati preceduti dal “vituperato” (a parole!) M.S.I. che, non a caso, per bocca di uno dei suoi massimi dirigenti aveva coniato il motto “non rinnegare, non restaurare” ! Ovviamente tutti temi presenti nel nostro libro ma di cui Barozzi e compagni socialisti nazionali, distrattamente, non si sono avveduti! Inoltre, qualcuno malpensante come noi, per confutare la baggianata sulla socializzazione presunta “essenza del Fascismo”, potrebbe ricordare ad esempio le parole del Duce nel Discorso del Lirico, o nella Corrispondenza Repubblicana :“Il secondo degli otto punti che precedono il testo del decreto sulla socializzazione delle imprese approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 febbraio, dice che uno dei criteri fondamentali che hanno ispirato il decreto stesso è la rivendicazione della concezione mussoliniana di una più alta giustizia sociale, di una più equa distribuzione della ricchezza, della partecipazione del lavoro alla vita dello Stato. E’ necessario mettere l’accento su questo concetto: si tratta di rivendicare il pensiero mussoliniano, un pensiero scolpito nelle parole e concretato nelle opere di Mussolini per venti anni, e non già di orientarsi verso una nuova dottrina, rinnegando o per lo meno obliterando il passato. Si tratta di uno sviluppo, o piuttosto di un felice e necessario coronamento, non di una diversa e inedita impostazione dei problemi sociali. […] Sarebbe facile, come appare ovvio a chiunque conosca le manifestazioni del pensiero sociale mussoliniano, continuare; ma queste poche citazioni sono sufficienti per documentare la coerenza rivoluzionaria del fascismo, il quale non rinnega ora le proprie origini e i propri ventennali sviluppi, ma si rifà alla loro più genuina essenza travolgendo gli esterni ostacoli e le interne resistenze che si frapponevano alla piena realizzazione dei suoi altissimi fini sociali. E’ quindi assolutamente superfluo che gli italiani di labile memoria abbiano l’aria di cadere dalle nuvole in preda alla più autentica delle sorprese di fronte al fondamentale provvedimento della socializzazione. Si tratta, è vero, di una nuova pietra miliare, ma alle spalle, come patrimonio che non si rinnega, è la strada che abbiamo faticosamente percorsa;” o magari anche gli stessi documenti del Partito Fascista repubblicano, che confermano come la “socializzazione delle imprese” costituisce solo UNA PARTE dell’ articolato ideale etico-corporativo fascista, iscritta peraltro nell’ambito economico quale corollario della più vasta concezione spirituale organico-gerarchica del Fascismo! Ma è bene guardarsi dal produrre simili argomenti, poiché inevitabilmente facendo ciò si incorre sempre nell’accusa da parte dei “camaleonti” di “ottusità politica”, “vacuo intransigentismo”, “ducismo”, “purismo”, in breve, di praticare “sterile onanismo intellettuale” (o come sono soliti ripetere i “rivoluzionari a corrente alternata”, di farsi le “seghe mentali”) e quant’altro si possa concepire con gran eloquio politico! Noi però, in qualità di associazione culturale IlCovo – studio del Fascismo mussoliniano, Scuola di Mistica fascista, preferiamo comunque dar credito agli ideologi ufficiali del Regime mussoliniano, che affermavano, tra le altre cose, quanto segue: “Lo Stato fascista ricco così di una forte membratura sociale, politicamente accentrato ed autoritario… non corre il pericolo di essere sommerso e inghiottito dalle società particolari e dai sindacati; non scioglie questi ultimi, ma li ammette nel suo seno, li riconosce anzi, li colloca al loro giusto posto, riservando loro la coscienza di «funzione» e di «parti», non di « fine» e di «tutto», di parti subordinate al tutto, non di parti erigentisi esse al tutto; e primieramente li comanda, li signoreggia, li adopera e li piega come parti di se stesso ai suoi fini immanenti e sovrani.” Eppure, nonostante la sconcertante limpidezza e l’assoluta autorevolezza delle fonti da noi illustrate, tutto ciò non impedisce a costoro di prodursi nelle futili accuse di cui sopra o in speciose speculazioni campate in aria come quelle di cui abbiamo testé riferito, poiché anche questo rientra pienamente nella tattica dei “camaleonti” al servizio del sistema antifascista. Tuttavia, per quanto ci riguarda, è bene che si mettano pure l’anima in pace! Continueremo a diffondere il Fascismo vero e a denunciarne i mistificatori di ogni provenienza. Lo affermiamo nel nome e in vece di eredi spirituali dei VERI Mistici del Fascismo, i quali proclamavano testualmente di essere sempre “…con gli scanzonati, gli audaci, i disinteressati, che sanno oggi smascherare un traditore senza chiedergli prima il permesso … Il mistico del fascismo ama la virtù del silenzio, ma non lo confonde con la pavida deliberazione di tacere ad ogni costo, anche di fronte alle più palesi disfunzioni. Il mistico del fascismo sa che il dovere di ogni sentinella è di imporre l’alt, di gridare l’allarmi e infine di far fuoco se taluno violi la consegna affidata alla sua vigilanza”…con buona pace di plagiatori, strumentalizzatori e borghesi finto-fascisti di ogni colore! Noi fascisti de IlCovo abbiamo le spalle larghe e perseveriamo senza mai demordere, forti della certezza assoluta della bontà, della chiarezza e della sincerità della nostra fede politica, che testimoniamo continuamente, e che ha un solo nome immutabile, FASCISMO…e la Fede smuove le montagne… come sostenne anche tale Benito Mussolini!
IlCovo


