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FASCISMO RIVOLUZIONE UNIVERSALE!

Scopo immediato della Rivoluzione Fascista era la trasformazione dell’organizzazione costituzionale del paese; ma la ricostruzione dello Stato e della Società, su basi diverse da quelle che sono a fondamento dei sistemi vigenti negli altri paesi, ha già impresso all’opera del Fascismo importanza di carattere universale. Le fonti naturali di questa dottrina possono rintracciarsi nel riconoscimento della realtà della vita associata e delle sue necessità, nella tradizione e nelle esperienze, nel sentimento dello Stato, nello spirito anti-pacifista, nell’educazione al combattimento con l’accettazione di tutti i rischi che esso comporta, nella concezione della vita « come dovere, elevazione, conquista, che deve essere alta e piena, vissuta per sé, ma sopratutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri ». Per l’affermazione di questo idealismo, di questo spirito unitario, fu necessaria così l’esclusione degli elementi disgregatori, come la fusione di quegli altri che avevano contribuito alla causa nazionale o che dovevano consolidare la base del nuovo sistema. E il Fascismo fu antisocialista, antidemocratico, anti-liberale. È stato antisocialista perché non ammette il materialismo storico e la lotta di classe e respinge il concetto di felicità economica; è stato antidemocratico perché non riconosce nel numero né la forza di dirigere la società umana, nè la possibilità di governare attraverso il suffragio universale, perché considera l’egualitarismo politico un’assurda menzogna convenzionale, perché ritiene la disuguaglianza degli uomini come ineluttabile, necessaria e benefica per il progresso civile. È stato anti-liberale perché il liberalismo porta all’anarchia e, con il suo agnosticismo in economia e indifferentismo in politica e in morale eccita l’egoismo, la concorrenza e la lotta di classe, che sono cause di indebolimento e di rovina per la Nazione. Il Fascismo volle invece l’organizzazione nazionale di tutti gli spiriti e l’unità della coscienza politica di tutti gli italiani. Il partito fascista divenne così il Partito Nazionale Fascista e il Fascismo fu concordatario e corporativo. Divenne concordatario per risolvere il problema religioso, che non poteva esaurirsi nel postulato di una religiosità individuale, calvinista, liberale, disgregatrice, giacché esso problema, essendo nel fondo della vita nazionale, « si conclude in una potente affermazione di religiosità collettiva, che sola può dare una coscienza unitaria alla Nazione », e che pertanto merita di essere non soltanto rispettata, ma difesa e preservata da ogni attentato. È corporativo perché, nel concetto di produttore, capitale e lavoro si fondono per diventare collaboratori al potenziamento della Nazione, il cui interesse è limite all’interesse del produttore; perché ha dato al popolo una coscienza unitaria e alla Nazione l’unità politica, morale ed economica che l’ha resa libera e potente. La Rivoluzione Fascista, accogliendo la teoria del Gentile, ha completata la concezione storica di Nazione aggiungendo, agli elementi naturali e al sentimento della tradizione, l’elemento « volontà » di conservarsi e di svilupparsi e di garantire l’unità, creando lo Stato forte. Anziché respingere il popolo ai margini dello Stato, e contro lo Stato, il Fascismo lo chiama a sé e lo immette nella vita dello Stato « creando così una democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria ». Conseguentemente i termini antinomici di Nazione e Stato si fondono su una base spiritualistica e volontaristica per cui l’interesse dello Stato comprende quello individuale creando, per effetto di questa reciproca integrazione, il massimo potenziamento dell’unità nazionale verso nuovi ideali di grandezza e di gloria, verso nuove conquiste dello spirito e dell’azione.

La Rivoluzione Fascista ha istituito il sistema sindacale e corporativo, in opposizione alla libertà economica; ha affermato la solidarietà dei produttori contro l’egoismo dell’individuo, ha annientato la supremazia parlamentare. Essa ha creato effettivamente un nuovo sistema politico, anti-individualistico, anti-internazionalistico, anti-elettoralistico.

Anti-individualistico, giacché e lo Stato il valore supremo, anzi la Nazione organizzata nello Stato, e Stato e Nazione coincidono superando il dissidio tra individuo e Stato.

Anti-internazionalistico, essendo circoscritti all’unità specifica dello Stato nazionale gli interessi ed i principi che regolano la vita del paese.

Anti-elettoralistico, perché gli interessi non possono essere tutelati da tale sistema, giacché la sovranità non è nel popolo [diviso], ma nello Stato [che rappresenta il popolo nella sua unità] che si perpetua nella Nazione avente una vita più lunga e più ampia nel tempo e nello spazio, un’anima e una volontà superiori che legano alla vita dello Stato, attraverso organi e grandi istituzioni, tutte le categorie rappresentanti gli interessi dei vari elementi del popolo, uniti per omogeneità spirituale.

Il carattere di universalità è nel fatto che la rivoluzione fu determinata da cause che sono in fermento negli altri paesi, dove continuamente vanno perdendo terreno le istituzioni create dal regime demo-liberale perchè contrastanti con le nuove esigenze della vita sociale; nella natura intrinseca della stessa rivoluzione che riflette i rapporti fondamentali di sudditanza tra individuo e Stato, tra classe e Nazione. È insomma nella soluzione data — col corporativismo — ad un problema universale, e cioè nella organizzazione e nel regolamento da parte dello Stato di tutti gli elementi riflettenti la vita nazionale; nella realizzazione della vita dell’individuo — quale uomo sociale — nella vita dello Stato per cui l’individuo viene ad esistere nello Stato e per lo Stato; nel contemperamento dell’interesse dell’individuo o della categoria coll’interesse nazionale, contemperamento, che non può essere scambiato per compromesso, perchè nello Stato fascista, che realizza l’unità di Popolo e di Governo, non c’è nè può esservi mai compromesso o transazione, ma solo perfetta fusione di ideali, di spiriti, di fini; nel riconoscimento delle esigenze economiche e politiche delle classi operaie e nell’immissione di queste classi nell’organismo dello Stato; per la difesa legale degli interessi delle categorie e per la rappresentanza politica in ogni organo della vita pubblica, con responsabilità e dignità pari a quelle delle altre classi. La Rivoluzione Fascista ha creato il nuovo tipo di civiltà politica « come reazione energetica contro le conseguenze anarchiche delle istituzioni individualistiche e quindi essenzialmente contro le istituzioni stesse. Il fenomeno avrà soste e mutamenti; ma non cesserà se non con lo scomparire di tali istituzioni; e apparirà comune a tutti i paesi che non hanno forza di liberarsene coi mezzi legali ». Queste saggie considerazioni esposte dal Siliprandi sin dal 1922 ebbero virtù di profezia, che va realizzandosi con precisione quasi matematica. Il trinomio « liberté, egalité, fraternité» che l’esperienza di oltre un secolo ha rilevato come inefficace e falso per il governo della società, ha perduto ormai quella forza di mistero e di idealismo per cui era stato assunto alla potenza di simbolo e di mito. Smentito dalla realtà della vita è divenuto oggetto di critica aspra e violenta dovunque il regime demo-liberale si sforzi tuttora di governare in suo nome. Caduto dalla coscienza delle masse non può più espletare alcuna funzione positiva. È la contraddizione della realtà e causa quindi della crisi mortale che travaglia il mondo. Al disopra di questo trinomio, contro il quale voci rinnegatrici si elevano già al di là delle Alpi, l’Italia ha lanciato dinanzi la coscienza dei popoli un nuovo trinomio « autorità, ordine e giustizia» che sarà vita dell’avvenire. La Rivoluzione Fascista ha chiuso un ciclo storico per aprirne un altro poggiato su un nuovo ordine che prelude ad un rinascimento liberatore. Quindi o questo nuovo tipo di civiltà politica sarà assorbito dagli altri paesi o si giungerà ad una guerra ideologica alla quale l’Italia è preparata come un blocco granitico. «  O noi o loro! O le nostre idee o le loro! O il nostro Stato o il loro!». (Mussolini; Discorso 28 Ottobre 1930 sull’Universalità del Fascismo.) E il conflitto ideologico è già in essere sulla insanguinata terra di Spagna, dove da lungo tempo si combatte una guerra, aspra e dura, tra le forze che rappresentano e difendono le due opposte concezioni; da una parte è il bolscevismo — a cui sono asservite, per spirito di reazione alla Rivoluzione Fascista, le vecchie e corrotte democrazie — con il barbaro proposito di sconvolgere ogni ordine morale e sociale, distruggendo i più sacri principi del vivere civile: patria, famiglia, religione; dall’altra è il Fascismo con la sua volontà inflessibile di difendere questi grandi valori morali e ideali, che sono pure la gloria e la tradizione della nostra civiltà, e di difendere anche la sua rivoluzione che, in un’ansia di continuo rinnovamento, vuole assicurare all’umanità una più alta giustizia sociale. Ordinamenti analoghi a quello creato in Italia dal Fascismo sono già attuati in Germania, in Ungheria, nel Brasile, nella Spagna Nazionale e nel Portogallo; e movimenti a carattere fascista vanno sempre più affermandosi non solo nei paesi usciti mutilati dalla guerra, dove il Fascismo, in contrapposizione alle tendenze socialiste e democratiche, è considerato come l’unica idea che possa risolvere i problemi nazionali e quelli sociali, ma anche nei paesi che dalla guerra uscirono vittoriosi, conseguendo rilevanti vantaggi materiali e morali. E infatti il Fascismo è penetrato in quasi tutti i paesi dell’Europa e perfino nell’America e nel Giappone, dove sovente le idee e l’ordinamento della Rivoluzione Fascista sono oggetto di discussione e di ammirazione. Nella Svezia, in occasione della costituzione del primo gruppo fascista di Upsala, il Fascismo è salutato dal giornale « Nya Dagligt Allehanda» con questo sintomatico commento: « È degno di grandissima considerazione il fatto che guardino al Fascismo e al suo Duce le anime giovani, nobili e generose, che si sentono come smarrite in questo travagliato periodo storico, in cui tutti sentiamo che un mondo nuovo deve sorgere e sorgerà, mentre il vecchio mondo si eclissa e si spegne senza gloria, mentre le antiche fedi non bastano più e le menti si protendono ansiose verso una luce lungamente attesa, verso una formula che annulli le insanabili contraddizioni di un pensiero, che non crede più a se medesimo e trema del suo pessimismo. Così l’idea fascista rappresenta anche nella vecchia Upsala, così piena di sapienza secolare e di ombre tetre, la luce, il rifugio, la speranza degli spiriti giovani e delle anime elette; che ad essa si ispiri la vita che non vuole morire, la vita che vuole salire verso l’ideale che la rende degna di essere vissuta; per l’ideale che riscatta il dolore e lo perpetua oltre la morte ».

Nel Dicembre del 1934 i rappresentanti dei vari movimenti fascisti di 14 diversi popoli dell’Europa, si riuniscono per la prima volta a convegno in Svizzera a Montreux, dove all’unanimità riconoscono Mussolini come Capo del Fascismo Universale e approvano le seguenti risoluzioni:

 

  1. a) – SUI PRINCIPI COMUNI E GENERALI

1° – La concezione spirituale e la forma politica, che hanno avuto la loro prima realizzazione per merito dell’iniziativa di Mussolini, sono l’espressione della nuova struttura ideale del nostro tempo.

2° – Il principio politico che è stato espresso dalla dottrina fascista non costituisce certamente un pericolo per la pace dei popoli, ma, al contrario, costituisce la sola base di uno sviluppo pacifico della vita dell’Europa, senza, in nessun modo, rappresentare una interferenza con la costituzione della vita dei popoli stessi.

3°- Non ammettere nel quadro del Fascismo universale che i movimenti decisi a continuare sempre la rivoluzione nazionale, rivoluzione ispirata a una vera mistica e ad un ideale elevato, nel senso autoritario e corporativo per l’affermazione di tutte le energie trasformando lo spirito e mettendo in valore tutte le capacità.

  1. b) – SULL’AZIONE SOCIALE

1 – Contrariamente alle dottrine del liberalismo, il Fascismo proclama che gli interessi particolari devono essere sempre subordinati agli interessi generali.

2 – Contrariamente alle dottrine del marxismo, il Fascismo mantiene il diritto di proprietà e l’iniziativa privata ma vi attribuisce una funzione sociale.

3 – Il Fascismo è una rivoluzione che proclama, oltre al principio di eguaglianza davanti alla legge, quello dell’eguaglianza davanti al lavoro.

4° – Tendendo ad instaurare nel mondo una pace che dia la tranquillità e l’ordine, il Fascismo ha per primo obiettivo di dare la più alta giustizia sociale possibile a tutti i lavoratori sia che si tratti del lavoro del braccio o della tecnica come quello dello spirito.

5° – Lo Stato corporativo, respingendo ogni dittatura di classe o del denaro, è il solo capace di realizzare il grande ideale di solidarietà nazionale e umana.

  1. c) – SULL’UNIVERSALITÀ DEL FASCISMO

1° – Il Congresso di Montreux, considerando che il Fascismo, dottrina politica, economica e sociale nuova, creato da Mussolini, suo geniale fondatore, è divenuto un fenomeno a carattere universale, che, per la forza dei suoi principi e delle cose incluse in esso, si è imposto alle nazioni desiderose di giovinezza e di rinnovamento, conferma l’universalità del Fascismo;

2° – considerando che il Fascismo fonda un ordine nuovo che, pure mantenendo e riorganizzando le discipline morali, spirituali, familiari, sociali e nazionali necessarie ai popoli, forza l’individuo a sorpassare se stesso per un ideale superiore; il Congresso di Montreux erge dinanzi all’internazionale del capitalismo, a quella del comunismo, una barriera insormontabile e si impegna a combattere il materialismo marxista, l’internazionalismo negatore della nazione, il comunismo distruttore della morale e della liberta, come pure l’egoismo capitalista, il falso nazionalismo borghese e le ingiustizie sociali che ne derivano;

3° – considerando che il Fascismo di essenza rivoluzionaria non deve limitarsi a un atteggiamento di combattimento contro le forze del male e quelle retrograde, ma deve essere un perpetuo movimento in avanti, una creazione continua, il Congresso afferma lo spirito rivoluzionario costruttivo del Fascismo, sola dottrina capace di condurre il mondo del lavoro nelle vie della prosperità; dichiara che non può esistere una vera dottrina fascista senza che sia guidata dall’ideale dell’ordine corporativo dello Stato e della Società ».

L’ordinamento fascista, unico esempio di organizzazione e di realizzazione tanto politica e sociale, quanto spirituale e morale, consolidato e fortificato dall’esperimento vittorioso di sedici anni di regime, indica a tutti i popoli — che si sentono già attrarre nella sua luce — la strada maestra su cui l’Italia è in cammino dal 28 Ottobre 1922. Afferma il Rohan che il « fascismo è il primo moto di una Europa riprendente coscienza di sé » e, « nel senso più profondo, risurrezione del retaggio spirituale europeo». — E “Il Popolo d’Italia” del 6 ottobre 1937 nell’articolo «Europa e Fascismo» meglio precisa:

« Molti Stati in Europa marciano sulla strada del Fascismo, anche quando affermano il contrario. Si va insomma verso quell’organizzazione politica delle società nazionali che Mussolini molti anni or sono definì “democrazia organizzata, accentrata, autoritaria su basi nazionali”. Ogni Nazione avrà il “suo” fascismo; cioè un fascismo adattato alla situazione peculiare di quel determinato popolo: non c’è e non ci sarà mai un fascismo da esportare in forme standardizzate, ma c’è un complesso di dottrine, di metodi, di esperienze, di realizzazioni, soprattutto di realizzazioni, che a poco a poco investono e penetrano in tutti gli Stati della comunità europea e che rappresentano il fatto nuovo nella storia della civiltà umana ».

E così il Fascismo, disprezzato e calunniato al suo sorgere, combattuto aspramente da accaniti avversari di ogni specie, va ora imponendosi al rispetto e all’ammirazione del mondo, giacché « la vita italiana quando fu tale e non misero plagio d’altrui, fu sempre vita del mondo; e… a nessun popolo fu dato sinora, come al nostro, di morire dopo una missione compiuta a prò di tutti e risorgere per compirne un’altra». (Lettera di Mazzini all’Editore Croce di Milano, 1870.)

Estratto da, Carlo Talarico, “Le due rivoluzioni”, Milano, 1939.

…sono parole su cui meditare lungamente, affermazioni chiare ed inequivocabili che spalancano le porte di un futuro nuovo e migliore, radicalmente diverso dall’incubo odierno incentrato sul terrore e la disperazione in cui il liberalismo pluto-massonico ci vuole precipitare con tutti i mezzi e senza distinzioni di popoli e Nazioni. Sono parole di speranza che gettano luce sull’ideale fascista, confutando decenni di menzogne con le quali i vincitori materiali (e solo materiali!) dell’ultima guerra mondiale hanno ottenebrato i cuori e le menti dell’umanità per meglio soggiogarli al loro volere. Così come, però, il nemico, da oltre 80 anni è sempre lo stesso, ugualmente la soluzione politica ai mali del mondo rimane sempre una ed una sola… il FASCISMO! Ma per cambiare davvero, oggi, come ieri, come sempre, bisogna VOLERE! …FORTEMENTE VOLERE!

IlCovo

 LA NOSTRA IDENTITA’FASCISTA!

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