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Egemonia Capitalista e dottrina dell’Imperialismo Fascista a confronto

Il Fascismo è un Pensiero politico che si configura più come una Idea di Civiltà vera e propria che come una “semplice” Dottrina politica. Questa è la peculiarità che distingue la Civiltà Fascista da ogni altra idea politica contingente. Presente, passata e futura.

Tale peculiarità non consente in nessun modo di identificare il Fascismo con le categorie storiche, politiche e sociali instaurate dalla Rivoluzione Francese. Il Fascismo, pur fondandosi sul principio generale di Modernità, differenziando il proprio modello di Civiltà da quello pre-1789, ha una propria ed inconfondibile idea di Modernità. Basata, appunto, sulla Mistica della Civiltà Fascista.

Tale Civiltà vuole Sviluppare armonicamente, senza cesure e tagli, la Concezione Italiana dell’Impero così come è cresciuta durante tutta la sua Storia. Senza rigettare NULLA di ciò che è armonico, in ogni fase ed in ogni periodo Storico Italiano, il Fascismo attualizza la concezione dell’Impero e la slega dalle contingenze di luogo e di tempo. In questo modo mostra concretamente di allacciarsi alla concezione Latina della Civiltà, volendo imprescindibilmente mettere quest’ultima a fondamento dello Stato. Garantendo, così, la sua perpetuazione nel tempo.

Nella Dottrina del Fascismo, tale concezione imperitura è ben sintetizzata: “Lo stato fascista è una volontà di potenza e d’imperio. La tradizione romana è qui un’idea di forza. Nella dottrina del fascismo l’impero non è soltanto un’espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale o morale. Si può pensare a un impero, cioè a una nazione che direttamente o indirettamente guida altre nazioni, senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio. Per il fascismo la tendenza all’impero, cioè all’espansione delle nazioni, è una manifestazione di vitalità” (Cfr. Dottrina del Fascismo, Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo_(Enciclopedia-Italiana)/ )

Durante il Regime Fascista storico, la concezione Imperiale è stata applicata proprio secondo queste basi Culturali e Civili. L’Impero non aveva una funzione mercantile, ma Civilizzatrice. In questa concezione le Colonie non erano una appendice economica, ma letteralmente una “estensione” dello Stato Fascista Italiano, tale da rendere i colonizzati, alla fine, Cittadini Italiani. Questo principio è stato attuato in Libia: http://www.treccani.it/enciclopedia/libia_res-6cf169ec-8b74-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/ . Ed era in svolgimento nelle altre Colonie Italiane  (Cfr.  http://www.treccani.it/enciclopedia/africa-orientale-italiana_(Enciclopedia_Italiana)/#ordinamento-1 ).

Ciò significa che l’Imperialismo Fascista non è e non può essere affatto “contestualizzato”. Nel Fascismo, l’Impero è un elemento fondamentale, che non accetta deroghe. Sempre slegato dalle contingenze, e quindi da fatti transeunti quali possono essere i colonialismi “canonici”. Ma mai eliminabile dalla concezione Fascista. Qui si deve sempre ricordare che il Fascismo mostra, anche in questo caso, la sua differenza con le “dottrine politiche”. Per questo il Fascismo non è una “dottrina” ma ha una Dottrina Peculiare, che lo differenzia da quelle tradizionali per il fatto che non si fonda su programmi transeunti, ma su una Civiltà.

Dunque il Fascismo è l’antitesi dell’egemonia Capitalistico-Consumista. E contrappone a questa egemonia il SUO IMPERO.

Per essere più dettagliati, vediamo cosa riportava lo stesso Dizionario di Politica del PNF a proposito del termine “Egemonia”:

“Con richiamo al valore che ebbe presso i Greci (eghemonìa) di esercizio del comando da parte dei magistrati di uno stato sugli altri stati alleati per quanto concerne la condotta della guerra, la parola « egemonia » viene usata ad indicare la supremazia di uno stato su altri, esercitata mediante un sistema di influenze e di conven­zioni. Gli stati subordinati conservano apparentemente la loro autonomia, ma gravitano in tempo di pace nella sfera d’influenza dello stato egemone, accrescendone la potenza e il prestigio nei rapporti internazionali, con la presun­zione che tale solidarietà, in caso di guerra dello stato ege­mone, assumerebbe il carattere di vera e propria alleanza. Nei tempi moderni la lotta per l’egemonia acquista un carattere particolare in seguito al sorgere degli stati nazionali…Il trattato di pace che segue alle guerre ha [dunque] la funzione di solidificare la supremazia conseguita dalla parte vitto­riosa, così come sono destinati a renderla più salda i patti di mutuo appoggio o di alleanza con altri stati attratti nella sfera d’ influenza sia dal prestigio della vittoria, sia da inte­ressi reali o abilmente creati…Il Fascismo nega una funzione veramente produttiva al principio di egemonia, poiché esso costituisce un im­paccio al libero formarsi di quelle gerarchie fra le nazioni, che inevitabilmente si formano in base ai valori umani che esse esprimono. La politica di egemonia è politica di ma­scheramento della realtà effettiva di ciascuna nazione con­seguita mediante l’azione spesse volte insincera della diplo­mazia tradizionale, ed importa la creazione di situazioni false che turbano le coscienze dei popoli e che alla fine sono destinate a crollare al minimo urto. La valorizzazione di ciascuna nazione non per sé, per quello cioè che essa rappresenta come prestigio spirituale e potenza materiale nel mondo, ma in funzioni di una rete di solidarietà che un’azione diplomatica più o meno abile e spregiudicata ha saputo creare, rappresenta un danno gravissimo per la realizzazione di quella giustizia fra gli stati, che è l’unica vera garanzia della pace, e determina quello stato di disagio e quel sentimento di ingiusta inferiorità a cui i popoli forti si ribellano, in nome della propria forza e del proprio onore.Il prevalere delle sane e genuine forze della storia, com­pattezza politica, volontà costruttiva, sentimento di giu­stizia, sulle astuzie e meschine abilità a cui la cosiddetta « ragion di stato » diede nel passato impulso e giustificazione morale, costituisce la fine definitiva del principio egemonico come fattore importante di azione politica. Ad esso i popoli, che sono consci di una propria missione nel mondo, sostituiscono la nozione di « impero », come espressione di quel prestigio morale e di quella potenza materiale sul piano mondiale, che conferiscono a ciascun popolo il posto e la responsabilità che gli spettano di fronte alla storia.”  (Dizionario di Politica a cura del P.N.F. , Roma, 1940, Vol. II, p. 30)

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