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LA STRATEGIA DELL’INGANNO GLOBALE: tra “rivoluzioni democratiche” fasulle, “migrazioni epocali indotte” e guerriglieri del “califfato a stelle e strisce”… nel timore di un’affermazione dell’identità fascista!

ingannoUn fatto lampante dovrebbe ormai essere chiaro a tutti coloro che con mente aperta e senza paraocchi osservano la realtà sociale odierna, ovvero come il mondo si trovi in preda ad una crisi politica e morale senza precedenti, un collasso globale di tali dimensioni da non avere paragoni storici. Spesso però, l’osservatore medio, soffermandosi quasi sempre solo in superficie, tende a considerare tale disastro  come il frutto di eventi drammatici impensabili. Fatti contingenti, che hanno generato una involontaria “reazione a catena” dagli effetti imprevedibili, provocati da una serie di congiunture negative fortuite. Questo, di solito, risulta essere il pensiero più comunemente diffuso nell’opinione pubblica,  divisa tra la paura degli eventi incombenti giudicati (erroneamente!) ineluttabili (come gli “esodi biblici di intere popolazioni” e le problematiche attinenti la “crisi economica”), e la volontà di tutelare le proprie vite, sperando in provvidenziali soluzioni “a buon mercato”.

Ma la Verità, come sempre, non è mai figlia delle apparenze. L’osservatore medio, infatti, a volte non per suo demerito personale, risulta diseducato scientificamente alla elevazione Morale. Egli non indaga in modo approfondito, poiché spesso non vuole, o perché magari non ha gli strumenti culturali per andare oltre le verità ufficiali di comodo. Non si pone davanti ai Valori Veri della Vita, quelli dello Spirito, (ai quali, del resto, come ripetiamo, non è stato educato!) in relazione ai quali potrebbe e dovrebbe valutare e giudicare fatti, idee e uomini. Solamente in relazione ad essi, infatti, è possibile comprendere che i drammi di questa nostra epoca non sono frutto di “eventi imprevedibili” o “cause di forza maggiore”, bensì il frutto avvelenato di una strategia incredibilmente fredda e preordinata. Una strategia che vede i suoi primordi nelle concezioni Massoniche o paramassoniche “fiorite” globalmente sull’onda di sconvolgimenti politici e sociali inveratisi principalmente negli ultimi tre secoli. D’altra parte nulla è migliore, ai fini del raggiungimento di scopi inconfessabili, che il nasconderli sotto concetti di grande apparente levatura morale quali “libertà”, “uguaglianza”, “fraternità” ( vedi qui ). In nome di questi presunti “valori positivi”, nel mondo, sono state commesse le più atroci efferatezze mai immaginate da mente umana. Eppure, la forza del convincimento e lo stimolo materialista che sottende, ha ottenuto, questa volta sì, l’impensabile: la rinuncia dell’Uomo, in nome dell’ “avere”, al proprio “Essere”, alla propria elevazione rispetto al creato. Questi ultimi anni, hanno visto il dipanarsi di una matassa terribile: nei paesi musulmani si sono verificate le cosiddette “primavere arabe”, che solamente i burattini politicanti (ovvero gli esecutori politici del piano preordinato di cui sopra; trattasi di plutocrati di varia origine: statunitensi, europei, orientali) definiscono arbitrariamente ed  in modo totalmente falso “rivoluzioni democratiche”. Ciò che hanno prodotto tali presunte “rivoluzioni democratiche” è riassumibile nei disastri e nelle guerre civili permanenti che sconvolgono la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan, ed in misura meno apparente l’Egitto, drammi niente affatto conseguenze di una problematica interna a quei martoriati paesi, ma sviluppi voluti, studiati, e scientificamente eterodiretti e messi in pratica (alcuni riferimenti qui e qui). Ora, codeste sedicenti “rivoluzioni primaverili”, come già osservato in precedenti articoli, sono chiaramente provocate dall’esterno, finanziate e armate da stranieri (dal cosiddetto “occidente democratico”), inverate per mezzo di milizie per lo più mercenarie al soldo dei plutocrati. Tali disastri politici “preconfezionati” sono finalizzati alla destabilizzazione globale, e dunque alla maggiore possibilità per i “forti” di fagocitare i “deboli” ed estendere così egemonie economiche, sfruttare nuove forme di schiavitù, allargando il proprio “spazio vitale”. Altrettanto studiata risulta la destabilizzazione economico-sociale, escogitata dal governo statunitense (qui e qui) e realizzata con la complicità attiva dei “governi” della cosiddetta Unione Europea, creata a mezzo di forzati esodi migratori dei cosiddetti profughi, vere e proprie “mandrie umane” spinte in perfetto stile “cow-boys”, verso “pascoli” giudicati “più verdi”!  Va osservato infatti che tra questi migranti non vi sono solo profughi, e ciò risulta evidente. Essi sono strumenti, come del resto tutto ciò che è inerente a questo dramma, atti all’indebolimento ed alla riduzione a completa sottomissione, anche formale, delle “zone” interessate secondo un piano preordinato. Questo piano risulta addirittura a fondamento della cosiddetta UE, in quanto presente nei progetti di uno dei “padri ideali” di tale vergognosa congrega pluto-massonica, tale Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (Cfr qui). Nei vaneggiamenti di questo massone, sono presenti i punti fondamentali del meticciato culturale che si sta attualmente realizzando sotto i nostri occhi. Il quale senz’altro precede quello etnico, che pure vuole essere attuato, al fine di pervenire a tavolino ad una specie di razza-schiava e senza precise identità culturali e storiche, un agglomerato umano culturalmente, politicamente e socialmente “debole e poco dotato in intelligenza”. La UE rivela così il suo autentico volto,  fondata sul razzismo più vergognoso e sull’assoggettamento e distruzione dei popoli! Tutto ciò è stato già debitamente predisposto, pubblicamente! La stessa UE ha istituito persino un premio, intitolato a tale mente criminale, il Kalergi per l’appunto, di cui è stata insignita (fatalità!) anche la “Signora” Merkel! Un premio conferito a chi si distingue particolarmente fra coloro che portano avanti i progetti di codesto “padre” infame.

Ad oggi, il piano di destabilizzazione globale si sta “arricchendo” di un ulteriore preoccupante sviluppo. La Federazione Russa, già nel mirino degli USA che foraggiano da tempo la crisi Ucraina, fomentata allo stesso modo dai soliti “demoprimaverili”, isolata da sanzioni economiche e minacciata dalla Banca mondiale SWIFT ( l’istituto, ovviamente privato, che permette le transazioni bancarie internazionali e il cambio di valuta monetaria), quindi colpita con gli stessi metodi mai abbandonati della Guerra Fredda, sta reagendo. All’interno dello Stato Russo, sebbene vi sia una situazione “ibrida” di permanenza di burocrazie ex-sovietiche (con le loro propaggini plutocratiche) e “nuova democrazia”, la situazione culturale è in fermento. Il nazionalismo panrusso e le radici profondamente Cristiane, come non sono state cancellate durante gli anni del comunismo sovietico (che non ci è riuscito nemmeno con le decine di milioni di morti mietuti!) oggi stanno trovando nuova linfa. Putin, uomo della burocrazia, sta astutamente stimolando questi fermenti culturali, ben sapendo come essi costituiscano il solo argine all’invadenza “demo-pluto-massonica” occidentale e avendo ben presente chi si celi dietro le quinte  delle “primavere” di ogni colore che si è ritrovato a fronteggiare nel “giardino di casa propria”. Egli ha così messo fine agli indugi ed è intervenuto con un discorso decisamente intelligente alle “Nazioni unite” (Cfr. qui). Dunque la Russia vuole proteggere i propri interessi, anche nel mediterraneo, contro l’invadenza degli Stati Uniti e dei suoi satelliti. La mossa di Putin, che sfrutta pragmaticamente le paure sapientemente instillate negli Europei dagli stessi governi della UE e che ha buon gioco proprio a causa del disastro in atto  realizzato appositamente dagli Stati Uniti, è tesa a riprendere il dominio economico, oltre che politico, della propria zona di influenza, difendendola dall’allargamento delle evidenti mire atlantiche. In questa disputa, esclusivamente economica ed egemonica, accanto a Putin gioca un ruolo attivo ed importante un attore silenzioso, la Cina, possibile sede di nuovi moti “demoprimaverili” islamici e che, in tal senso, almeno dai tempi delle “proteste spontanee” di piazza Tien An Men, ha “mangiato la foglia” sull’origine di  tali manifestazioni dirette dagli USA in casa d’altri.  Putin, con una mossa plateale, ha messo Barack Obama con le spalle al muro, inchiodando il governo Usa alle proprie responsabilità e intervenendo direttamente in Siria ed Iraq, smascherando pubblicamente la politica dell’America che fomenta disordini politici e “guerre civili” nelle aree in cui vuole espandere la propria influenza, obbligandola a non ostacolarlo, almeno non  ufficialmente. Ma, anche in questo caso, ciò che si vede non rappresenta in toto la realtà dei fatti e qualcuno lo nota bene (Cfr. qui). Putin sa benissimo che i gruppi operanti in Siria ed Iraq, tutti e senza nessuna distinzione di sigle, sono armati, addestrati e foraggiati dalla CIA e della NATO (Turchia, Sauditi, Qatar). Dunque sa benissimo che colpendo tali gruppi, colpisce la NATO. Lo stesso dicasi per Obama, il quale “prende atto” della linea espressa dal presidente russo all’ONU senza colpo ferire. Cosa significa? Forse che le potenze in ballo vogliono scontrarsi usando quale pretesto la crisi internazionale siriana? Chiaramente ciò non avverrebbe in modo diretto, ma già ora tale strategia è comunque in atto. Dunque si respira sempre più aria di “Guerra fredda”; ma senza lo spauracchio di un ormai inesistente “contagio sovietico”, qual è allora il vero obiettivo ideologico di una simile pianificazione distruttrice a livello intercontinentale, che dall’Europa  va alla Russia, passando per il mediterraneo ed il medio-oriente musulmano? Chi è il “nemico”, l’obiettivo di questa strategia in atto? … noi rispondiamo senza esitazioni, la concezione politica del Fascismo di Benito Mussolini! Assurdo? No, per nulla. Siamo abituati in Italia e nel resto  d’Europa ad una continua, ossessiva e martellante propaganda antifascista ed i motivi del perché di un tale accanimento apparentemente ingiustificato a 70 anni dalla fine del Regime mussoliniano, li abbiamo succintamente affrontati (qui). Una notizia recente, però, non ha fatto alcun “rumore”, pur risultando paradigmatica rispetto alla strategia dell’inganno di cui stiamo scrivendo. I cosiddetti “guerriglieri” dell’Isis, in Libia, hanno diffuso propaganda anche a mezzo la Rete internet accusando chi non è con loro, di essere “servi” , allo stesso modo di chi lo fu di Mussolini (Cfr qui)!

L’Isis, dunque, fa apertamente propaganda antifascista, per motivare le proprie truppe! … ma perché? Che cosa c’entrano Mussolini ed il Fascismo? La domanda è legittima, ma ben sapendo chi sta dietro il cosiddetto Isis – nato “casualmente” nel cosiddetto Iraq “libero” degli anglo-americani, liberato si intende dal governo del partito baath di Saddam Hussein – la risposta risulta assolutamente fondamentale per comprendere perché, in ultima analisi, tale formazione di sedicenti “guerriglieri del califfato” esiste ed opera. Possiamo brevemente aiutarci con alcuni sillogismi: l’Isis, creazione della CIA, lotta contro il Baath siriano (nato, teniamo ben a mente la data, nel 1940), che rappresenta un socialismo panarabo di ispirazione nazional-patriottica, a suo tempo assai diffuso in Egitto, Libia, Siria, Iraq, parzialmente influenzato in alcuni tratti ideologici dal Fascismo che negli Anni 30 dalla Libia, in quel frangente “Quarta Sponda” dell’Italia Fascista, aveva diffuso la propria propaganda in tutto il medio-oriente allora occupato da inglesi e francesi; l’Isis è armato dalla Nato; gli aggrediti in Siria sono sostenuti dalla ex URSS; globalmente molti dei gruppi cosiddetti “dissidenti democratici”  presenti in vari stati del mondo, sostenendo il Baath in funzione anti-egemonica statunitense, di fatto si ritrovano a sostenere la politica dell’ex-URSS oggi Russia; così gli USA finiscono col perpetuare la Guerra Fredda, sebbene in altre forme. Per inciso, in riferimento alla realtà italiana che ci riguarda più direttamente, notiamo da tempo che il variegato mondo del neofascismo dalle cento sigle e mille gruppi, mimetizzato ideologicamente nel “socialismo nazionale”, si schiera formalmente con l’ex-URSS (pur venendo foraggiato anche dagli USA, secondo la vecchia strategia del “doppio standard” evocata anche da Putin) e di conseguenza con il Baath; in tal modo l’inserimento della linea socialista nazionale in tale scenario risulta essere sempre propedeutico al vecchio pretesto dei neofascisti di voler evolvere politicamente il Fascismo, che viene trasformato in un ibrido bifronte-biforcuto: social – “Tribale” (razzial-tradizionista),  ovvero nazistoide che non disdegna ufficiosamente gli aiuti “atlantici” oppure “comunitarista eurasiatico” più sensibile alla campana nazionalista russa, con al centro sempre l’economicismo pseudo marxisteggiante  ( Qui e qui), rinunciando così all’originalità più autentica ed all’universalità dell’ideale mussoliniano ( lo Stato Etico Imperiale Fascista) ma fomentando in tal modo a livello ideale la logica del bipolarismo dei “due blocchi egemonici”, di cui il neofascismo da sempre rappresenta essenzialmente ed esclusivamente una espressione artificiale. Il risultato di tali maneggi, ad ogni latitudine, resta comunque uno: la Guerra Fredda prosegue permanentemente; nelle forme, magari, in modo differente ma sempre con i medesimi obiettivi strategici ed economici, che a livello ideale si risolvono anche nello snaturamento del Fascismo con relativo “disinnesco ideologico”, in quanto esso risulta essere concretamente l’unica seria alternativa politica globale e totale al materialismo plutocratico, l’unica idea in grado di minacciarne l’egemonia mondiale.

Quella che può sembrare a prima vista una teoria strampalata in realtà ruota attorno al concetto dell’universalità della concezione fascista mussoliniana che, contro le facili apparenze e le previsioni dei benpensanti, trova ancor oggi concreti riscontri politici e su cui giova approfondire brevemente, proprio alla luce dei sillogismi precedentemente esposti, al fine di rendere palese lo scopo antifascista quale vero obiettivo politico ultimo non dichiarato degli interventi occidentali portati a segno nella martoriata Africa Settentrionale fino al medio oriente. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che Bush Jr., attaccando Saddam Hussein nel 2003, chiese di coalizzare la lotta contro i “Fascisti islamisti” e che proprio contro tali presunti “Fascisti islamisti” l’Isis si sta affermando. Esattamente ai tempi di Bush Jr., il politologo Sergio Romano scrisse un articolo interessante sull’uso strumentale del “fascismo”, fatto pro o contro il Partito Baath e la sua pretesa panaraba (Cfr qui). Ovviamente Romano, da antifascista, si affretta a condannare il Partito Panarabo e il Fascismo di Mussolini che lo ha ispirato. Condanna senza appello, perché tale partito incarnerebbe, secondo lui, tutte le caratteristiche negative, non demoliberali, che risultano irrinunciabili per gli “Occidentali figli dell’America”. Tale condanna mostra a parer nostro una grande miopia, anche culturale, poiché manifesta la volontà di “livellare” ogni cultura, anche quelle profondamente diverse come quelle arabe, all’archetipo anglo-americano liberal-democratico, presunta panacea di tutti i mali nonché auto proclamato stadio ultimo della politica nella storia umana. Tale arbitrio sottinteso però rivela, oggi in modo ancor più evidente, quel che è lo scopo ultimo della strategia dell’inganno fin qui osservata: la distruzione globale della CIVILTA’ per come essa è intesa nella cultura umanistica classica mediterranea, dunque per come intesa in senso LATINO. Il Partito “Baath”, che letteralmente significa “Risorgimento” (SIC!), chiaramente non è un partito Fascista strictu sensu. Ma i suoi fondatori SIRIANI (cristiani e mussulmani) hanno sintetizzato una concezione politica Laica, ma allo stesso tempo Spiritualistica, che concepiva un’idea di Stato identitario Arabo, Nazionale e Sindacale, gerarchicamente ordinato e guidato da un Partito unico. Principi ideali chiaramente ispirati dal Fascismo Italiano. Paradigmatico, in tal senso, che il fondatore del Baath, nel 1940, un Cristiano di nome Michel Aflaq, avesse studiato a Parigi, istruendosi politicamente su vari autori, tra cui quelli Socialisti del tempo, ma soprattutto abbeverandosi a Mazzini, e poi, Mussolini. Appare chiaro alla luce di ciò come non rappresentasse una fatalità che il suo partito si chiamasse “RISORGIMENTO”!

Dunque è innegabile che il Baath nasce con una evidente influenza ITALIANA. I Baathisti,  sebbene abbiano nel tempo  “annacquato” i loro postulati ideali, tradendone anche in parte lo spirito originale, scivolando pragmaticamente in alleanze negatrici della loro identità panaraba (come quella di Hussein con gli USA, ad es.), venendo anche infiltrati dalla plutocrazia internazionale (che poi gli si è ritorta contro), costituivano comunque e costituiscono potenzialmente ancora di per sé un pericolo da combattere. Perché rappresentano ancora la testimonianza di “riflesso” di una concezione politica unificante ed armonica (dunque non livellatrice), essenzialmente mediterranea, profondamente  italiana, innegabilmente ROMANA, suscettibile ancora una volta di espansione. Chiaramente al momento lo è solo in potenza, poiché, non esistendo più il CENTRO gravitazionale e irradiante di tale nuova concezione Imperiale (l’ITALIA FASCISTA, per l’appunto!), il Baath in tanti decenni è scivolato verso la propria parcellizzazione (baath siriano, iracheno, etc.) e successiva implosione, inverata non solo per demeriti “esterni”. Un fattore che ha generato nel tempo l’ingresso dalla porta principale nella “partecipazione ai blocchi” egemonici contrapposti, sostenendo alternativamente l’uno (USA) o l’altro (URSS) schieramento al tempo della guerra fredda. Ecco come risulta che è il concetto stesso di “irradiazione” della “Concezione Imperiale Fascista” ad essere attaccato; nella dottrina del Fascismo sta scritto ufficialmente che:

… l’impero non è soltanto un’espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale o morale. Si può pensare a un impero, cioè a una nazione che direttamente o indirettamente guida altre nazioni, senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio. Per il Fascismo la tendenza all’impero, cioè all’espansione delle nazioni, è una manifestazione di vitalità; il suo contrario, o il piede di casa, è un segno di decadenza: popoli che sorgono o risorgono sono imperialisti, popoli che muoiono sono rinunciatari.

Una visione del mondo che se sviluppata potrebbe generare davvero un nuovo “architrave politico mondiale” o se si preferisce il termine un “ASSE”, forte di un concreto comune retaggio di Civiltà, su cui potrebbero poggiare la Prima, la Seconda e la Terza “Roma”, ovvero l’Urbe (e dunque l’area Euro-mediterranea); Costantinopoli-Istanbul, ovvero il Medio-oriente mussulmano e Mosca. 

Dunque, dietro all’attuale “Guerra fredda” evolutasi, dietro al piano Kalergi attuato dalla euro-plutocrazia del “nuovo ordine mondiale”, esiste una chiara strategia di assoggettamento globale a “elites” pluto-massoniche che stanno perseguendo un piano abominevole di schiavizzazione mondiale, a mezzo dell’annullamento identitario e culturale, della pulizia etnica, con lo scopo si disinnescare l’unica alternativa possibile al disordine morale e politico imperante: il FASCISMO.

Sta a noi prenderne consapevolezza, scegliere di riconquistare attivamente il nostro destino all’ombra della Civiltà Fascista o rimanere spettatori inermi, inerti e dunque vittime predestinate di una minoranza pescecanesca, fautrice di un mondo abominevole comunque destinato a crollare!

ILCOVO

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  1. Grazie, ottimo articolo.

    V

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  2. Quindi qual è la vostra opinione riguardo la Russia di Putin e questi “fascisti” islamici? secondo voi possono rappresentare un’alternativa al blocco americano? Questi islamici sono dei potenziali fascisti?

    • La nostra opinione riguardo alla Russia di Putin, come ripetiamo ,è la seguente. In sintesi, il regime Russo odierno non è quello Socialista Sovietico, ma non è nemmeno un Regime chiaramente Nuovo, nel senso che noi del Covo diamo al termine. Non lo è perché vive una situazione “ibrida”. Tra l’ “assorbimento” della burocrazia ex-sovietica, e l’adozione di una specie di sistema parlamentare (con relative infiltrazioni plutocratiche). Risulta chiaro, però, che Putin non è (o non mostra essere) Stalin (né un suo successore). E che il Regime politico Russo odierno sta assumendo (o sta ri-prendendo) la connotazione di uno “sviluppo” della Identità Culturale Russa. Putin sta sapientemente formando una sintesi politica che assomiglia a uno Zarismo “evoluto”, o a un Nazionalismo popolare depurato dal materialismo socialista. Quello che sta facendo Putin, dunque, è riprendere concetti già Mussoliniani. Esattamente come hanno fatto i Baathisti (pan)Arabi. Tutto questo POTREBBE rappresentare una alternativa alla PLUTOCRAZIA (più che a una nazione, o a più nazioni!) se avesse il suo centro di irradiamento (ROMA FASCISTA), e se fosse depurato dalle contraddizioni interne che abbiamo elencato nell’articolo. Allo stato dei fatti tali potenzialità non superano la fase della semplice REAZIONE immediata ad un ingiusto aggressore (la Nato). Certamente possono essere comprensibili, ma non sufficienti. Decisamente non sono modelli politici da prendere definitivamente da esempio, o da estendere (anche se davanti al nulla, anche questi modelli svettano). Il modello da prendere da esempio è uno solo. E d’altra parte tali tentativi ci riportano esattamente alla radice.

      • In questa situazione si nota tutta la strumentalità del “Socialismo Nazionale” nostrano. Un movimento “politico” VECCHIO, strumentale, appunto, agli equilibri di cui abbiamo argomentato. Non si va oltre la concezione, VECCHIA , economicistica. Per quanto possa esser usato il paravento del termine “Etica” o “Morale”. Soprattutto ora che NOI abbiamo ridato vita all’IDENTITA’ FASCISTA. Il pragmatismo istituzionale del Fascismo, infatti, non può essere contrabbandato per istrionismo o per ignavia. Vi sono Istituzioni che hanno mostrato storicamente l’impermeabilità alla concezione Statocratica Fascista. Ad esempio la MONARCHIA SABAUDA. Così non è possibile pensare a connubi con elementi della società materialistica (economici, politici, sociali), senza che il Fascismo ne venga snaturato. E’ il Fascismo che plasma. E’ il Fascismo che fonda la Civiltà. E’ il Fascismo che può accettare l’uso di strumenti quali Istituzioni o Regimi se possono essere utili alla Causa. Non viceversa.

  3. Il pragmatismo istituzionale del Fascismo è funzionale all’identità, alla tradizione ed alle esigenze di un popolo. Altrimenti non si capisce come si possa costruire un “armonico collettivo”. Ciò non significa comunque snaturare l’ideologia fascista che ha uno scopo ben preciso. Pensavo che il dilemma repubblica-monarchia il fascismo l’avesse superato. Io non penso che la monarchia sabauda sia stata incompatibile col fascismo e lo dimostra vent’anni di convivenza e l’esistenza di fascisti monarchici come Emilio De Bono, Gioacchino Volpe, ma pure gente come Bottai, Ciano e Balbo si avvicinarono in qualche modo alla monarchia. Il fatto che ci siano stati momenti di tensione fra il Re e il Duce non significa che ci sia un’incompatibilità ideologica. Perché altrimenti si dovrebbe fare lo stesso discorso per la Chiesa cattolica. Chiaramente tali istituzioni devono legarsi alla causa fascista o perlomeno non devono essere ostili al fascismo. Ma questa è una mia opinione.

    • Il “dilemma” Monarchia-Repubblica il Fascismo l’ha superato, certamente. E’ la Monarchia Sabauda a non averlo superato, storicamente. Il problema con la Monarchia Sabauda sta nel regime diarchico che ha accettato ob torto collo, per ragioni di opportunità. La Monarchia Sabauda non è diventata Monarchia Fascista. Ha accettato la Diarchia, presupponendo che sarebbe stata necessaria ad “inglobare” il Fascismo. Il Regime, invece, ha accettato la Monarchia, con l’intenzione di Fascistizzarla, in modo da “saggiare” l’effettiva possibilità di agire pragmaticamente. La Monarchia Sabauda ha, anche nella sua storia, mostrato la sua “autoconservazione” e la sua volontà di espandere il suo dominio, senza troppa attenzione per i mezzi. Ciò è accaduto durante l’ Unità d’Italia, che il Piemonte ha considerato più come estensione dei propri confini. Culturalmente, se una Monarchia poteva Unire l’Italia, quella poteva essere la Borbonica (ma su questo si può sicuramente avere opinioni diverse). Superando questa considerazione, il nocciolo del discorso rimane il medesimo. La Monarchia Sabauda è incompatibile col Fascismo, perché ha messo (e mette) se stessa al fondamento di ogni cosa, fosse anche una nazione! Inoltre la “Cultura, Tradizione e l’Identità” dell’Italia NON E’, storicamente, SABAUDA. Non si può Identificare la cultura Italiana, con quella Sabauda (ammesso che esista !) perché semplicemente non sono due termini storicamente coessenziali . Stesso discorso per il parallelismo, totalmente fuori luogo, con la Religione. Non consta che il Fascismo metta sullo stesso piano (e lo abbiamo dimostrato) le Istituzioni umane, tutte relative e strumentali al suo scopo, con la Religione. Tra l’altro tali realtà differenti, lo sono dal punto di vista oggettivo.La Religione è, nella concezione Fascista, una precondizione ideale (…il fascismo è una Concezione Religiosa, ecc…dice la Dottrina). Dunque, la non confessionalità ideologica del Fascismo, non implica la non Religiosità dello stesso. Di qui anche la non pertinenza degli esempi di contrasto tra una Istituzione Umana, quale la Monarchia, e la parte secolare della Religione. Non sono sullo stesso piano e dunque anche l’approccio cambia.

      • Concordo con quasi tutto quello che hai scritto. Effettivamente il paragone con la Religione era azzardato e fuori luogo perché come dici tu Fascismo e Chiesa lavorano su due piani differenti.
        Giusto, la “Cultura, Tradizione e l’Identità” dell’Italia non è Sabauda e io non ho affermato il contrario. Ciò che intendevo dire io e che la Monarchia Sabauda è legata al nostro Risorgimento (che piaccia o non piaccia) e all’epoca era un punto di riferimento per gli italiani ed è per questo che il fascismo la rispettò, “Il Re è per gli italiani l’unità della loro storia e del loro avvenire” affermava Gentile all’indomani della Grande Guerra. Ora, sul fatto che fosse possibile “fascistizzare” la Monarchia, magari dopo una ipotetica vittoria nella seconda guerra mondiale o magari dopo la morte di Vittorio Emanuele III, si possono avere opinioni diverse e penso sia inutile discutere su questo. La Monarchia si sarebbe prima o poi fascistizzata o sarebbe stata spazzata via (ciò sarebbe avvenuto comunque col consenso degli italiani e senza una guerra civile), perché è chiaro che la diarchia non sarebbe durata in eterno. Sull’unità d’Italia e sulla Monarchia Borbonica non sono d’accordo. Il regno borbonico era un cadavere in putrefazione (come anche lo Stato della Chiesa all’epoca) e rimase per tutta la sua storia uno Stato a sovranità limitata, sempre suddito di potenze straniere. L’impero asburgico controllava le finanze del regno, infatti la banca più importante non era nemmeno sotto il controllo del sovrano ma apparteneva al ramo austriaco della famiglia Rothschild che era il finanziatore principale dell’imperatore austriaco. Inoltre gli austriaci dopo aver marciato sul regno nel 1821 per abrogare la costituzione avevano lasciato un contingente di truppe fisso per mantenere il controllo e l’esercito borbonico era in gran parte formato da mercenari. Perciò gli unici che erano nelle condizioni di poter unire l’Italia erano i Savoia, lo capì pure Garibaldi che monarchico non era.

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