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L’UNIONE EUROPEA CHIUDE I POPOLI IN GABBIA! Approvata la legge tirannica sul “diritto d’autore”.

Carissimi lettori e simpatizzanti, il 26 Marzo scorso, nel  totale silenzio dei Media generalisti sulle reali motivazioni e conseguenze del provvedimento, le oligarchie pluto-massoniche a mezzo dei loro pupazzi presenti nel “parlatoio europeo”, hanno ratificato la cosiddetta “legge europea sul diritto d’autore”. Tale “legge”, che in realtà va definita come un editto feudale vero e proprio, pone delle significative modifiche al principio stesso di “proprietà letteraria” e “diritto d’autore”, così come regolamentato in Italia fino ad oggi dalla Legge vigente del 1941. Con la scusante della necessità di regolamentare la proprietà letteraria nell’era digitale e a mezzo dello spauracchio della “tutela del diritto d’autore” per i contenuti originali in rete, la “legge” spazia in tutti gli ambiti (anche non digitali), riguardo i principi generali attinenti la possibilità di editare opere letterarie o creative. Quei pochi che hanno denunciato l’avvenuto colpo di mano, lo avevano fatto solo PRIMA che la legge fosse ratificata (qua). Oggi, con la norma approvata dal “parlatoio europeo”, sembra che NESSUNO dei “grandi contestatori” abbia più mosso una sola obiezione. Solo pochi giorni prima della ratifica, Wikipedia aveva oscurato il proprio sito, evidenziando alcuni punti controversi del provvedimento. Nessuno però fra i “media alternativi”, se non il Canale SocialTv (QUA), ha informato il grande pubblico della vera situazione generata da tale definitivo editto tirannico. Ebbene, proprio noi fascisti de “IlCovo” vogliamo informarvi su quanto i “santoni” della “euro-democrazia” antifascista, col plauso di tutte le televisioni ed i giornali strepitanti diritti e libertà per tutti (tranne che per i fascisti, si intende!), hanno escogitato per il “bene”dei cittadini di “eurolandia”!

La nuova “legge”, in definitiva, impedisce in modo irreversibile la possibilità di informare e diffondere argomenti e contenuti a chiunque non abbia un editore di riferimento (ovvero un Padrone, di già al soldo della Lobby bancaria pluto-massonica, al quale rendere necessariamente conto!) e a chi non è in grado di stipulare contratti con figure terze, quali giornali, tv, o altro. I media generalisti e i politici, tutti servi del sistema plutocratico “ueista”, hanno volutamente evidenziato solo alcuni degli articoli del “trattato-capestro” posto in essere, dirottando l’attenzione dove volevano loro. Hanno, cioè, focalizzato il fatto che ad essere colpiti, in merito alla diffusione di contenuti presumibilmente coperti dal diritto d’autore, sarebbero “solo” le grandi case digitali (Google, Facebook, Twitter, ecc.), dando ad intendere che la volontà del provvedimento liberticida sarebbe “solo” quella di tutelare il “diritto d’autore” di chi crea contenuti originali, per evitare che questi vengano diffusi senza  consenso e per garantire che tale diffusione generi una remunerazione … ohh anime candide!

C’è però un “piccolo” particolare taciuto, che, guardate voi i casi della vita, risulta essere proprio il nodo centrale della questione, ovvero, quello attinente la definizione arbitraria che viene data ai “contenuti coperti di diritto d’autore” ed ai “provvedimenti” che si adottano per “proteggerli”.

Incredibilmente, con la nuova “legge” viene considerato da “proteggere” anche il contenuto CITATO A MEZZO DI SEMPLICE LINK verso i siti da cui proviene una informazione. Ovvero: chi scrive in merito a determinati contenuti, e li vuole corredare di citazioni con appositi link che rimandano alla fonte da cui provengono, per confermare analisi o informazioni con riferimenti diretti e provati… NON LO POTRA’ PIU’ FARE! Uno specifico articolo della legge, prevede una citazione solo parziale (ovvero un determinato numero di parole), per non incorrere nella eliminazione d’ufficio del contenuto. Chi vorrà citare e/o linkare un fatto o una notizia, che magari i media servi del sistema hanno “casualmente” censurato, se lo vorrà fare dovrà PAGARE di tasca propria! Infatti, l’articolo è stato soprannominato “link tax”. Sempre nella suddetta “legge” è presente un dispositivo che sarà attivato dalle grandi case digitali sopracitate,  il cui compito è quello di controllare in modo preventivo tutti i contenuti pubblicati sulla rete. Attraverso un algoritmo computerizzato di ricerca, le aziende fornitrici di spazi virtuali sulla rete internet potranno, in modo totalmente arbitrario, controllare ed IMPEDIRE la pubblicazione di contenuti che dovessero (a loro insindacabile giudizio, ovviamente) “violare” codesta nuova normativa europea. Allo stesso modo potranno CANCELLARE tutti i contenuti che il suddetto algoritmo dovesse ritenere soggetti alla violazione. Il Tutto senza alcun preavviso e senza alcuna possibilità da parte dell’utente medio di poter opporsi. Se egli lo vorrà, potrà farlo esclusivamente in sede legale, con tutto quello che ciò comporta, ovvero, ancora una volta pagando di tasca sua!

Ma le menti sataniche di codesto “disordine costituito” elevato a sistema, sempre ligie alle forme e alle apparenze, dopo le prime polemiche globali sulla “legge” dei mesi passati, hanno però partorito la classica “furbata”, per evitare critiche mosse direttamente al proprio operato liberticida. Infatti, non volendo dare l’impressione di usare direttamente, in prima persona, la “cesoia” sull’informazione libera ed indipendente, hanno fatto in modo di demandare il “lavoro sporco”, ossia il servizio di censura preventiva, agli stessi fornitori privati di spazio sulla rete. Sono proprio questi i soggetti direttamente interessati alle sanzioni pecuniarie comminate in merito alle presunte e/o possibili violazioni sul diritto d’autore; dunque, saranno le case digitali succitate che eserciteranno “per conto terzi” la censura. Ecco perché, per tentare di “tranquillizzare” gli utenti e i creatori di contenuti che non sono protetti dai grandi editori (ossia dai “padroni del discorso” che monopolizzano cultura e informazione a vantaggio dei veri padroni, ovvero la finanza speculatrice pluto-massonica!) e che, guardate sempre i casi della vita, sulla rete rappresentano la maggioranza assoluta, i media generalisti servi del sistema plutocratico hanno sottolineato esclusivamente che “a pagare saranno solo le aziende fornitrici di spazio virtuale sulla rete internet”. Sarebbe a dire che, ritenendo le masse popolari formate esclusivamente da autentici imbecilli, i “pupari” del “disordine costituito” sollecitano queste ultime a sentirsi al sicuro perché, se dovessero esservi contenuti “intercettati” come “illegali”, saranno solo i vari Google, YouTube, Facebook, Twitter, ecc. ecc. che si affretteranno (come no!) a pagare le ammende a loro spese, ovviamente solo per garantire “in nome della libertà di informazione” la diffusione dei materiali anzidetti !!!!!

Solo gli STOLTI si possono sorbire tranquillamente una panzana di queste proporzioni! Tali fornitori di spazio virtuale, infatti, non sono enti di beneficenza! Dunque, se si dotano, a norma dell’attuale legge, di strumenti per intercettare gli argomenti censurabili, evidentemente lo fanno perché VOGLIONO censurarli! E lo vogliono fare, per conto terzi ovviamente, oltreché per motivi politici, perché NON VOGLIONO PAGARE UN SOLO SOLDO riguardo le sanzioni previste (che, ovviamente, sono strumentali ed esorbitanti!).

Come dicevamo, la nuova “legge” spazia su tutti i contenuti creativi. Si parla dunque di immagini, video, scritti, ai quali verrà applicata la stessa norma. Le “citazioni”, dunque, non saranno più consentite IN OGNI DOVE. I veri soggetti danneggiati da questa legge arbitraria e iniqua, sono ESCLUSIVAMENTE i “liberi diffusori” della rete cioè i cittadini, come noi fascisti de “IlCovo”, che sono stufi di doversi sorbire le panzane ufficiali propalate dagli organi di informazione al soldo dei banchieri e degli speculatori finanziari criminali che dettano legge nella cosiddetta Unione Europea. Chiaramente, le motivazioni ufficiali a causa delle quali hanno pretestuosamente mosso tale attacco alla libera informazione poggiano anche sulla reale presenza di notizie false che circolano liberamente nel “mare magnum” dello spazio digitale. Spazzatura che però, a differenza dei contenuti seri e provati, viene tranquillamente lasciata INDISTURBATA. Forse che tale pretesto serviva ai burattinai per giustificare la loro opera infame? …diciamo che, adesso, risulta ben chiaro dove volevano arrivare i burocrati della U.E. con la gigantesca campagna mediatica degli ultimi anni montata ad arte sulle cosiddette “bufale mediatiche” o “fake news”, che anche noi abbiamo denunciato a più riprese su questo blog.

La “legge”, si occupa anche della diffusione di “opere fuori commercio”, oppure già entrate nella libera consultazione di “pubblico dominio”, a causa della antichità delle stesse o della estinzione della proprietà letteraria. La “Legge” identifica una figura giuridica definita “Istituto di tutela del patrimonio culturale”. Tale Istituto, per poter gestire e diffondere opere del tipo anzidetto, deve poter essere legalmente identificato così. Ecco perché, inizialmente, Wikipedia si mise sul piede di guerra. Solo “Istituti” di questo tipo, come anche le biblioteche, le Scuole, o le associazioni legate ad esse, possono “legittimamente”, secondo quanto stabilito dall’ “editto tirannico della U.E.”, diffondere contenuti “fuori commercio” o “di pubblico dominio” per il loro valore culturale. Ovviamente, il criterio per definire tali opere come “fuori commercio” o di “pubblico dominio” risulta totalmente arbitrario. Ad esempio: un’opera deve essere fisicamente sparita dalla circolazione per poter essere nuovamente pubblicata (anche questo è un non-senso, come può un’opera essere ripubblicata, se non è più reperibile in nessun modo da nessuna parte?). Soprattutto, chi la ristampa deve essere un soggetto avente una forma giuridica specifica, che lo identifica comunque come “grande editore” o come “istituzione” riconosciuta. Anche in questo caso, dunque, si limita all’inverosimile la possibilità di diffondere STUDI di ogni genere, favorendo l’oligopolio dell’informazione da parte dei grandi gruppi editoriali al soldo della finanza “ueista”, eventualità contemplata precedentemente all’approvazione di questa nefasta nuova legge liberticida, secondo le norme che definivano il materiale editoriale “di pubblico dominio”. Quest’altra “furbata”, ha permesso a siti come Wikipedia di poter continuare ad esistere, anche se con limitazioni non indifferenti. Ma impedisce d’ora in poi ai “piccoli editori indipendenti” di poter continuare a diffondere contenuti seri e sgraditi al potere costituito.

Un’ultima annotazione in chiusura. Alcuni articoli presenti sulla rete tendono a gettare acqua sul fuoco in merito all’allarme provocato dall’attuale approvazione della cosiddetta “legge sul copyright U.E.”, dando ad intendere che esiste una tenue speranza, quella che i “parlamenti nazionali”, possano chiedere delle modifiche, poiché si deve comunque attendere la ratifica dei vari “stati membri”. In realtà, proprio nel preambolo della suddetta “legge”, si afferma che quando essa verrà ratificata, ovvero quel che è accaduto pochi giorni addietro, OGNI STATO SI IMPEGNERA’ AD APPLICARLA, SIC ET SIMPLICITER. Fermo restando che, innanzi al Moloc della usurocrazia “Ueista”, NESSUN “Parlatoio” degli “STATI MEMBRI” ha mai espresso il proprio diniego ad ottemperare agli ordini! Come la storia, purtroppo, ha finora dimostrato… e come l’attuale “governo del cosiddetto cambiamento” ha subito fatto capire a mezzo dell’operato del suo presidente del consiglio, Conte, che aveva già da subito firmato mesi addietro esprimendosi in favore della “legge bavaglio dell’Unione Europea” (qui)… SVEGLIATEVI, SE ANCORA DORMITE!

In conclusione, cari lettori e simpatizzanti, ecco a cosa sono serviti il “digitale”, la “rete” e tutte le magnifiche innovazioni tecnologiche di cui quotidianamente ci serviamo: A INGABBIARE QUANTI PIU’ PRIGIONIERI POSSIBILE! Sapete come sono considerati i “naviganti” sulla rete? COME DEI RATTI!  …ai quali è stato messo del formaggio dentro una gigantesca gabbia, dove le moltitudini sono lietamente entrate  per mangiare!   …MA ADESSO LA GABBIA E’ STATA CHIUSA!

MEDITATE GENTE!

IlCovo

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LA VERITA’ SU “DIO, PATRIA E FAMIGLIA”, SECONDO BENITO MUSSOLINI

Carissimi lettori e simpatizzanti. Abbiamo ricevuto una segnalazione, giunta nella casella postale della biblioteca, in merito ad un articolo pubblicato sul giornale  dal pretenzioso nome “LaVerità”, dal giornalista F. Agnoli. Tale articolo (qui) prendendo spunto da una fotografia pubblicata dalla “signora” Cirinnà, che recava una scritta ingiuriosa e irripetibile in merito al motto “Dio, Patria e Famiglia”, si diffonde non nella critica di tale indecente atto, ma piuttosto nello spargimento di fango sul defunto e sempre più “vivo” Benito Mussolini. Infatti, i “giornalisti” della repubblica delle banane, al pari dei “politici”, della “cultura”, ecc., non possono fare a meno, in modo ossessivo, di cercare (non riuscendovi, ovviamente!) di colpire la memoria politica e anche umana del GIGANTE Benito Mussolini, il quale pur “morto”, incute un timore atavico nei cuori tremebondi di tali “uomini”, difensori della “tirannide buona”, ovvero quella della cosiddetta “repubblica antifascista nata dalla resistenza”. Ebbene, dopo aver letto l’articolo summenzionato, abbiamo deciso di rispondere a tono, confutando sia gli insulti gratuiti, fatti dal “buon Cattolico Agnoli” nei confronti di un defunto ammazzato, che le corbellerie storico-politiche dallo stesso propalate. Sappiate che, essendo il “buon Cattolico Agnoli” un democristiano, filosoficamente tale, le assurdità da esso diffuse ricalcano fedelmente la vulgata sturziana ed EmilioGentiliana (da Bojano!), da “IlCovo” di già smantellata appositamente e in abbondanza (QUI). Di seguito pubblichiamo la risposta inviata al giornale, che, ovviamente, in pieno rispetto per le opinioni e le “libertà” altrui, non ha ricevuto NESSUN riscontro. Buona lettura (qui, la versione PDF).

 

SULL’ARTICOLO DI AGNOLI “DIO, PATRIA E FAMIGLIA NON E’ SLOGAN FASCISTA”
Cari amici de “LaVerità”. Sono un appassionato ricercatore, co-autore di libri di Scienze Storiche e Politiche, entusiasta di vedere con la nascita del vostro giornale che finalmente qualcuno non ha timore di cercare e dire la Verità! Proprio per questo motivo, soffermandomi sull’articolo di Francesco Agnoli, mi sono però venuti dei seri dubbi, in merito sia al contenuto che allo svolgimento del pezzo in questione. Ma siccome potrei aver frainteso, avendo anch’io dei limiti come ciascun essere umano, mi accingo a fornire alcune informazioni al buon Cattolico Agnoli, il quale sempre in base alla propria vocazione inerente la verità, prontamente mi auguro chiarirà tutto quel che c’è da chiarire. Di seguito:

CRISTO E’ VIVO

Devo superare il primo scoglio. L’articolo del buon Cattolico Agnoli, vorrebbe svergognare persino la memoria del defunto capo del Fascismo, Benito Mussolini, riprendendo pedissequamente la linea interpretativa dello storico E. Gentile, dove l’esimio professore di Bojano, cerca, a sua volta, di riproporre in modo abbastanza lineare le tesi su un presunto fascismo essenzialmente anticattolico e neopagano. Tesi, queste, del liberale Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare. Un partito di per sé controverso, perché, appunto, Liberale. Ricordiamo, infatti, che il liberalismo è condannato solennemente dalla dottrina Cattolico-romana. Ebbene, inaspettatamente, la reprimenda del buon Cattolico Agnoli verso il defunto Mussolini, prende le mosse da una infelice foto che ritrae la signora Cirinnà, che sfoggia un cartello con una scritta vergognosa sul trinomio Dio, Patria e Famiglia, che non ripeterò. Dunque, immaginando lo stupore del buon Cattolico Agnoli, mi dicevo: la criticherà a dovere! Ma, invece di leggere un attacco all’immonda e volgare propaganda della foto in questione, leggo un articolo di condanna del defunto Mussolini! Ma mi ripeto, potrei aver frainteso io. Dunque leggo pazientemente e osservo che il buon Cattolico Agnoli fa l’apologeta (al contrario! Per carità! Ricordiamoci tutti delle leggi sul reato d’opinione vigenti nella repubblica della libertà!) del giovane Mussolini “ateo, anticlericale e radicale”, nonché “blasfemo”. Il cortocircuito definitivo, per me che sono limitato, comincia però quando vedo che il buon Cattolico Agnoli si cimenta malamente nel provare a tratteggiare a tutto tondo la personalità politica e filosofica di Mussolini: dove il periodo principale, per stabilire l’indegnità politica dell’Uomo in questione (che non ha mai conosciuto la Signora Cirinnà, in quanto ammazzato ed appeso per i piedi) sembrerebbe esclusivamente quello “militante ateo-socialista”. Mi sorge allora subito un dubbio, se per caso il buon Cattolico Agnoli abbia saltato a piè pari i successivi 22 anni di Governo Fascista, con annessi e connessi, solo per amore di sintesi. Ma mi dico, sempre conscio dei miei limiti: magari dei brevi cenni ad eventi storici e politici di rilievo, si sarebbero potuti fare! Poi, però, mi viene in mente che se tali cenni fossero stati inseriti, le domande sulla legittimità della versione del buon Cattolico Agnoli sarebbero aumentate a dismisura. Detto questo, risultano fatti ed eventi che fanno da netto contraltare a ciò che il buon Cattolico Agnoli afferma contestando il defunto Mussolini. Ad esempio, che la nascita politica del Mussolini “guida del Fascismo”, dunque fondatore di un movimento politico diverso da quello socialista, data, cronologicamente, 23 marzo 1919. Il giudizio sulla filosofia politica e sugli atti del Mussolini fascista, pertanto, dovrebbero magari partire proprio da quell’evento! Il futuro Duce, casualmente, dichiarava questo: “…bisogna subito mettere le carte in tavola ed impedire che il fascismo – anche il fascismo! – sia exploité dalla massoneria, dalla democrazia e generi affini…I fascisti non possono e non debbono fare dell’anticattolicismo; non possono e non debbono scatenare accanto ai vecchi, nuovi motivi di divisione e di odio, che potrebbero avere ripercussioni fatali sulla compagine della nazione. I fascisti, i quali – lo sappiano o no, se ne rendano conto o no – sono imbevuti di dottrine spiritualistiche, devono lasciare ai formiconi del razionalismo e dell’anticlericalismo la fatica grottesca e inane di combattere le manifestazioni religiose e di bandire Dio dall’universo. Noi siamo andati oltre queste posizioni filosofiche di trent’anni fa, quando imperava la pseudo-filosofia del positivismo” ( Cfr. Il Popolo d’Italia, “Deviazioni”- 11 settembre 1921)(1). Come il buon Cattolico Agnoli potrà notare, siamo in piena fase di affermazione del movimento fascista, poiché il “Partito” non era ancora ufficialmente nato ed il soggetto politico in questione viveva il periodo della propria formazione identitaria, ma di già ormai antitetica, come scrive il “defunto infangato”, rispetto alle idee coeve dei socialisti massimalisti. Come se non bastasse, sempre il “defunto infangato” specificava: “Giova a tal uopo precisare le nostre posizioni mentali e pratiche. Fu detto e ripetuto a sazietà che il fascismo non è un movimento antireligioso. Esso non si propone di bandire, come pretendevano orgogliosamente e stupidamente insieme, talune parole materialistiche, «Dio dal cielo e le religioni dalla terra». Il fascismo non considera la religione come una invenzione dei preti o un trucco dei potenti a scopo di dominazione sulla povera gente. Tali idiote spiegazioni del fenomeno religioso appartengono all’epoca del più degradante anticlericalismo. Non antireligioso in genere, il fascismo non è anticristiano o anticattolico in particolare. Il fascismo vede nel cattolicismo lo sfogo gigantesco e riuscito di adattare ad un popolo come il nostro una religione nata in Oriente fra uomini di altra razza e di altra mentalità. Il cattolicismo è la sintesi fra la Giudea e Roma, fra Cristo e Quirino. E’ la religione praticata da secoli e secoli dall’enorme maggioranza delle popolazioni italiane. Universale, perché creato sull’armatura di un impero universale, il cattolicismo fa di Roma uno dei centri più potenti della vita dello spirito religioso nel mondo. Come si vede, la posizione del fascismo di fronte al cattolicismo è ben diversa da quell’anticlericalismo in voga nell’Italia mediocre dell’anteguerra” ( Cfr. Il Popolo d’Italia, “NOI E IL PARTITO POPOLARE” – 27 luglio 1922)(2).

RIFERIMENTI CATTOLICI

Per una evidente svista, il buon Cattolico Agnoli dimentica che nel 1925, il “defunto infangato” si sposava religiosamente, ritornando ai Sacramenti. L’atto blasfemo compiuto contro una statua della Vergine veniva riparato, come richiesto dal suo Confessore. Inoltre, le dichiarazioni pubbliche dell’ “infangato defunto” si facevano più assidue. Nel 1924, in un discorso pronunciato a Vicenza affermava: “Se poco fa sono entrato nel Tempio e mi sono inchinato dinanzi all’Altare, ciò non ho fatto per rendere un omaggio superficiale alla religione dello Stato, lo ho fatto per un intimo convincimento perché penso che un popolo non può divenire grande e potente, conscio dei suoi destini, se non si accosta  alla religione e non la considera come un elemento essenziale della sua vita privata e pubblica. Se voi che mi ascoltate adeguerete i vostri atti a queste parole, vi convincerete che la Patria si serve soprattutto in silenzio, in umiltà e in disciplina, senza grandi frasi ma col lavoro assiduo e quotidiano” (3). In perfetta consonanza con le affermazioni dottrinali fatte in tempi non sospetti, nel 1932 scriveva nella ufficiale Dottrina del Fascismo quanto segue: “Dunque concezione spiritualistica [quella Fascista], sorta anche essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell’Ottocento…Chi nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il Fascismo, oltre a essere un sistema di governo, è anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero…Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che è il cattolicesimo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta. Lo Stato fascista non crea un suo “Dio” così come volle fare a un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; né cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi come visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo.” (4). Sempre per la medesima svista, il buon Cattolico Agnoli dimentica di notare che, a fronte dei due contrasti politici principali avutisi tra il regime fascista e la Chiesa cattolica romana, ovvero lo scioglimento delle associazioni cattoliche e il problema delle “leggi per la difesa della razza italiana”, entrambi siano stati pacificamente superati. Il primo fu suggellato da un nuovo accordo, seguito ai già stipulati Patti Lateranensi. Il secondo non ebbe le connotazioni di una vera e propria crisi definitiva, poiché quelle leggi del 1938, non furono condannate dalla Chiesa in quanto tali, ma per la parte relativa ai matrimoni misti e per certa pubblicistica effettivamente discriminatoria che le accompagnò. La rivista “Civiltà Cattolica”, in uno studio ad hoc, espresse un parere non del tutto negativo, eccetto che per la questione relativa al già citato problema delle unioni miste ( cfr . Renzo DE FELICE, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1993, p. 292-293; Scrive: “Con la Mit brennender Sorge del marzo 1937 la Chiesa cattolica aveva condannato il razzismo nazista, ateo e materialista; il razzismo italiano, come si è visto, si presentava però con caratteristiche diverse da questo, per molti aspetti, anzi, si sarebbe potuto armonizzare con la posizione della Chiesa stessa. Questa indubbiamente fu l’opinione di alcuni ambienti cattolici. Non a caso La Civiltà Cattolica del 6 agosto 1938, commentando il manifesto degli scienziati, scrisse: ‘Chi ha presenti le tesi del razzismo tedesco, rileverà subito la notevole divergenza di quelle proposte da queste del gruppo di studiosi fascisti italiani. Questo confermerebbe che il fascismo italiano non vuole confondersi con il nazismo o razzismo tedesco intrinsecamente ed esplicitamente materialistico e anticristiano’”). Capisco che l’Agnoli può “dimenticare” tale fatto, evidenziando solo il contrasto, pure innegabile, che si ebbe in taluni frangenti ben circostanziati, poiché sarebbe obbligato a spiegare al pubblico il perché dell’atteggiamento di apertura persistente della Chiesa nei confronti del Fascismo. E dovrebbe dimostrare che ciò non avvenne per un improvviso inesistente “razzismo” della stessa, ma perché quelle leggi, ancorché degne di critica, non ebbero mai però quei caratteri totalmente nefasti che sono stati ad esse attribuiti dai “sacerdoti benpensanti” dell’antifascismo di professione. Così, magari, si vedrebbe costretto anche a citare quel che la filosofa ebrea Hannah Arendt testimoniava nel suo “La banalità del male” (uno studio fra tanti, ovviamente),(5): ovvero che la legislazione anti-ebraica fascista non aveva connotazioni razzistiche propriamente dette (i “provvedimenti”, in concreto, stabilivano di fatto la perdita della cittadinanza di coloro i quali li subivano), prevedendo esenzioni di vario genere per gli ebrei italiani benemeriti verso la Nazione ed il Fascismo, che, stando sempre agli studi di un’altra docente antifascista, la professoressa Bonucci (6), arrivavano nel 1942 al numero di circa 7.000, mentre vi erano in quel frangente altre circa 8.000 richieste in tal senso al vaglio del Regime. Per un totale di 15.000 ebrei su una comunità che in quel momento ne contava 39.000 in totale! Inoltre,  Agnoli dovrebbe poi dire al pubblico che, il governo fascista salvò un numero indefinito di Ebrei, anche durante la R.S.I., come testimoniato al processo Graziani dall’antifascista Carlo Silvestri (7). Devo dire che tutto questo, mi rendo conto, sarebbe stato davvero troppo da spiegare. Sarebbe stato eccessivo dire “la Verità” su “LaVerità”, poiché capisco bene che il buon Cattolico Agnoli ne avrebbe dovuto subire tutte le conseguenze…

UN CITTADINO ROMANO CHE “CERCA”

Ma un’altra cosa che sarà certamente sfuggita ad Agnoli, è che Benito Mussolini era un Uomo del suo tempo, che “cercava” (così si firmava, nei suoi primi articoli). Cercava cosa? Ovviamente, per come si è svolta la sua parabola politica, ma soprattutto personale, cercava la Fede. Cercava Dio. Cercava il “senso della Vita”, e la Vera Giustizia, che non aveva trovato nelle false idee di Giustizia che aveva incrociato nella sua giovinezza, che lo avevano evidentemente deluso per la carica ipocrita di cui erano portatrici. Dunque, Mussolini fu uno dei pochi Uomini coerenti alla propria formazione caratteriale e umana. Cercava la giustizia e con l’aiuto dello “Spiritualismo Cristiano”, già in tempi non sospetti, la trovò secondo la sua creazione politica: il Fascismo. Mentre trovò Dio proprio attraverso quella Fede “nella quale sono nato” e nella quale “voglio morire” (come scrisse a sua sorella nei suoi “Pensieri pontini e sardi”). Mussolini, inoltre, non fu nazionalista alla maniera in cui intende il buon Cattolico Agnoli. Anzi! Aveva un concetto della cittadinanza antitetico alle filosofie materialiste del suo tempo. Lo dimostrò, ad esempio, in Libia concedendo la speciale Cittadinanza italiana-libica agli indigeni. Cosa che, ad esempio, sarebbe stata una bestemmia (ora ci vuole), per i liberi e democratici Inglesi. Sempre nella sua ufficiale Dottrina del Fascismo, è riportato quanto segue: “[La Nazione è] non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un’idea, che è volontà di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità…Non è la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che servì di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX…”(8). Dunque, addirittura in tale documento cardine dell’ideale fascista vi è un riferimento diretto all’antirazzismo (riferimento MAI cassato durante tutto il ventennio)! Come si potrebbe mai dire qualcosa del genere ad un pubblico italiano cresciuto ufficialmente nell’odio per Mussolini ed il suo Fascismo a suon di luoghi comuni falsi e tendenziosi ?

COME PAOLO DI TARSO

Uno studio poderoso, quello del Monsignor Ennio Innocenti (9), chiarisce senza ombra di dubbio la “Conversione religiosa di Benito Mussolini”. Dove si osserva come, ad esempio, se i rapporti con Pio XI furono in qualche circostanza tesi, quelli con Pio XII furono invece tendenzialmente ottimi, al netto della differenza di vedute in casi come quello dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania. Un nutrito epistolario mostra la maturazione spirituale, graduale, del “Mussolini peccatore”, che proprio in quel periodo abbandona la propria promiscuità, per tornare ad essere un buon marito e buon padre. In tal senso, il buon Cattolico Agnoli, che ovviamente come tale si guarda bene dall’entrare nel foro intimo di un suo fratello nella Fede quale è Benito Mussolini, dovrebbe gioirne! Nel frangente prossimo alla propria fine terrena, vi sono documenti inoppugnabili sull’ormai stabile conversione del Duce del Fascismo, che mostra ciò in modo indiscutibile in uno dei suoi ultimi messaggi alle Forze Armate (10). Se tanto non dovesse ancora bastare, ad abundantiam, vi sono le testimonianze dirette di San Pio da Pietrelcina o della Beata Elena Aiello (11), di certo non trascurabili per il buon Cattolico Agnoli, vicinissimi entrambi alla famiglia Mussolini, che “mostrano” l’anima di Benito salva, anche se all’epoca ancora intenta nell’espiazione per decreto della Giustizia divina. Tale notizia dovrebbe rasserenare il buon Cattolico Agnoli, che adesso, dopo la lettura di codeste seppur limitate e maliziosissime righe, presumo sarà felice di poter rettificare la propria versione (quella del Prof. Emilio Gentile da Bojano, non essendo egli credente, ma antifascista liberale praticante, sta lentamente crollando da sé per mancanza di riscontri oggettivi!). Nella sua immancabile umiltà, il buon Cattolico Agnoli, se vorrà, adesso potrà finalmente davvero proclamare LA VERITA’ dai tetti, come diceva Qualcuno!

Con osservanza
Stefano Fiorito

 

Note:

1 – Cfr. “Opera Omnia di Benito Mussolini”, a cura di Edoardo e Duilio Susmel – La Fenice – 1951

2 – Op. Cit.
3 – Op. Cit.
4 – Op. Cit.
5 – Cfr. H. Arendt, La banalità del Male, Feltrinelli, p. 182 e ss.
6– Cfr. M.A. Matard-Bonucci, “L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei”,Bologna, 2007, Il Mulino, pp. 144 – 150 . Interessantissimo in merito all’argomento, anche il documentario della RAI “Ebraismo e fascismo”, qui: http://www.raiscuola.rai.it/articoli/ebraismo-e-fascismo/4808/default.aspx
7 – Cfr. CARLO SILVESTRI, “MUSSOLINI GRAZIANI E L’ANTIFASCISMO”, Milano, 1949, Longanesi.
8 – Cfr. “Opera omnia di Benito Mussolini”, op. cit.
9 – Cfr. E. Innocenti, La conversione religiosa di Benito Mussolini, Fede e Cultura, 2015
10 – “Cristo si vede a Betlemme, si conosce a Nazareth, si ammira sul Tabor, si crede sul Golgota, si ama attraverso il Vangelo. È l’unico, il vero rivoluzionario, che della sua croce ha fatto leva e bandiera per sollevare il mondo agli splendori della fede divina. Io vedo in lui l’asse della storia e i secoli gli danzano intorno. Stanchi di lotta e odio, gli uomini si appoggiano alla croce e guardano ai suoi occhi, che rischiarano le vie dell’eternità. Il Vangelo è il poema sublime dell’amore universale sgorgato dal cuore di Cristo e scritto con il suo sangue divino. L’eco dell’Eterno si ripercuote sulla terra attraverso la sua parola, che è luce per l’intelligenza e fiamma per lo Spirito. Il Vangelo è il libro dell’umanità, è la chiave del mistero della vita, messaggio di Dio e programma per gli uomini, dove l’amore crea e rinnova, trionfa nel perdono ed impera nell’esaltazione del dolore. L’ultima parola trasformatrice si dice nell’atmosfera del cielo sull’alto della croce, dove Cristo conduce gli uomini oltre le soglie dell’infinito, nel regno dell’amore intenso alle scaturigini dell’immortalità dello spirito.” (qui : http://www.barbadillo.it/26335-cultura-il-cammino-umano-e-spirituale-di-mussolini/# )
11 – Cfr. qui: www.lafedequotidiana.it/mussolini-si-converti-al-cattolicesimo-lo-afferma-un-libro-di-ennio-innocenti/

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1919 – 2019 CENTENARIO DELLA CIVILTA’ FASCISTA!

Quest’anno 2019, proprio quest’oggi 23 marzo, ricorre il centenario dalla nascita del Movimento Fascista mussoliniano. Un anniversario importante, poiché a distanza di un secolo dalla nascita, il termine “fascismo” costituisce tutt’ora (anche se il più delle volte è utilizzato  strumentalmente a sproposito), la sola grande parola del linguaggio politico in grado di accendere gli animi e non lasciare indifferente nessuno. A tanto non sono riusciti né il liberalismo e nemmeno il comunismo, parole che, invece, nel lessico popolare risultano quasi completamente defunte. Pertanto, riteniamo sia giusto focalizzare al riguardo l’attenzione su alcuni interrogativi che ci paiono fondamentali: quale é la vera eredità politica che ha tramandato al mondo il movimento fondato da Benito Amilcare Andrea Mussolini? Possiede esso un concreto fondamento ideologico, univoco e chiaro, un “quid novi” unico ed irripetibile nel suo genere, in grado di suscitare ancora oggi l’entusiasmo attivo del popolo? Se sì, chi, cosa e perché a distanza di 100 anni dalla sua nascita, ancora si oppone a tale ideale con tutti i mezzi?

La risposta a tali interrogativi, non può prescindere dall’analisi dei fatti. Per condurre tale analisi, ci si deve necessariamente attenere alla Verità: storica, politologica, ma prima ancora filosofica. Proprio la ricerca della Verità sta a fondamento della nostra attività come associazione “IlCovo-studio del fascismo mussoliniano”, in virtù della quale abbiamo risposto a queste domande, dando voce ai fatti e analizzandoli alla luce del loro impatto nei vari ambiti della realtà politico-sociale. Dunque, possiamo stabilire con ragionevole sicurezza un elemento cardine dirimente: siamo riusciti a risalire alla Verità! Possiamo rispondere polemicamente, a chi ci domanda in tono accusatorio non privo di scherno se riteniamo di “averla in tasca”: EBBENE SI’, SIAMO I PORTATORI DELLA VERITA’ SUL VERO VERBO FASCISTA! L’abbiamo cercata con passione e dedizione, infine l’abbiamo trovata, con fatica e sofferenza! Per cui ciò che affermiamo non è MAI, ribadiamo, MAI, frutto di opinioni personali, di sentimenti estemporanei, di esclusiva passione politica; SI TRATTA, SEMPRE, DI RISCONTRI VERITIERI, COMPROVATI, PORTATI ALL’ATTENZIONE DI TUTTI. Dunque, non solo “possediamo la Verità”, ma vogliamo condividerla e renderla  accessibile a tutti gli uomini e le donne di buona volontà! A differenza dei “liberali”, che sono tanto “tolleranti e rispettosi” da cercare di impedire persino la divulgazione del nostro PENSIERO, noi fascisti de “IlCovo” invece non solo non impediamo la diffusione della Verità (ACCETTANDO SEMPRE IL CONFRONTO CRITICO CON GLI AVVERSARI DESIDEROSI DI DIBATTERE CIVILMENTE), ma rendiamo tali contenuti fruibili e comprensibili per tutti e pertanto ATTUABILI. Procediamo però per gradi, nel soddisfare alle domande poste in principio, dividendo la risposta in due macro-insiemi.

IDENTITA’ FASCISTA

La nostra associazione culturale, intitolata significativamente alla Scuola di Mistica Fascista, nasce dopo un percorso lineare e niente affatto pregiudiziale, in virtù di una necessità abbastanza elementare ma che proprio per questo fornisce la cifra della crisi politico culturale attuale e della reale motivazione degli avvenimenti post-bellici, arrivando sino ad oggi. ilCovo nasce con la consapevolezza e la volontà di dimostrare che il Fascismo rappresenta una Dottrina Politica reale! Un’idea sorretta da una identità univoca e chiara che non ha nulla a che vedere con l’immagine ufficiale stereotipata e falsa diffusa da destra a sinistra dai gruppi della repubblica  antifascista! Una stranezza di non poco conto, questa. Ne siamo consapevoli. Almeno lo è, ovviamente, per chi rimane alla superficie dei fatti. A guardar bene il panorama desolante della repubblica antifascista nata dalla resistenza, il cittadino disattento può legittimamente chiedersi PERCHE’ questa nostra associazione sia nata, soprattutto in merito ad un simile scopo! Di movimenti pseudo-fascisti, autoproclamatisi eredi del “ventennio nero” e definiti tali anche dagli oppositori (quindi…tutti stranamente d’accordo al riguardo!), ne esistono da decenni fin troppi. Sono talmente numerosi (sic!) che durante alcune tornate elettorali  si sono “uniti” in apposite coalizioni (ad esempio, un tempo, “Libertà d’Azione”, capeggiata dalla Signora Floriani, sostituita oggi dal cartello elettorale “Italia agli italiani”). Dunque, ci si può legittimamente chiedere perché fondare una associazione, risolutamente ANTI-PARTITICA, tenacemente al di fuori della competizione politica elettorale, che addirittura si oppone direttamente e nettamente a tutte codeste formazioni elettoralistiche, rivendicando come suo fondamento L’IDENTITA’ FASCISTA!L'Identità Fascista - progetto politico e dottrina del fascismo - Edizione del Decennale 2007/2017, riveduta ed ampliata.

Il motivo risiede nell’identità stessa de “IlCovo”, nella sua peculiare denuncia che esso porta avanti fin dalla nascita e che ne sta alle fondamenta, ovvero che L’IDENTITA’ FASCISTA E’ STATA PRIMA NEGATA, POI USURPATA DA CHI SENZA ALCUNA LEGITTIMITA’ SE NE E’ DEFINITO AUTONOMAMENTE CONTINUATORE. Prova ne sia, la prima e più evidente realtà di fatto che risiede in questo assunto: “nessun Regno in sé diviso può esistere” (…disse “Qualcuno” circa 2000 anni fa!). Il Fascismo, a seguito della sconfitta militare, è stato storicamente decapitato dei suoi vertici teorici e militanti con decine di migliaia di eliminazioni fisiche, a cominciare dal suo Capo e fondatore, Benito Mussolini. Da quel momento, su impulso delle necessità politiche del padrone occupante anglo-americano, si è artificialmente creata a tavolino un’area politica frastagliata di sigle che ne raccogliesse i reduci e li inserisse nell’arco costituzionale normalizzandoli (…e in una situazione del genere, potrebbe mai esistere un partito fascista, in una costituzione antifascista?), il Fascismo così ha cessato di esistere, politicamente per ordine dei vincitori del secondo conflitto mondiale. Sempre a tavolino e per gli scopi precipui della “strategia della tensione” e della divisione del mondo in due blocchi concorrenti, quello liberale-statunitense e quello socialista-sovietico, il reducismo post-fascista è stato assorbito principalmente dall’area di influenza degli Stati Uniti. Diciamo principalmente, perché la stessa strategia è stata usata anche dal blocco sovietico, attraverso il PCI, che ha usato la polemica sociale per cooptare gli ex fascisti delusi dall’andamento di quel contenitore politico “ufficiale” che fu l’ M.S.I. guidato dai vari Almirante e Michelini. Alla base di queste cooptazioni, c’era comunque il fondamento della “defascistizzazione retroattiva del Fascismo”, già evidenziata da molti studiosi, italiani e stranieri. Una operazione che poteva essere portata a compimento solamente colpendo il Fascismo al cuore della sua identità politica peculiare, Etico-Corporativa e Total-unitaria, rendendolo arbitrariamente un partito di identità “comune” ai partiti della storia seguita alla rivoluzione francese (con più “anime” al proprio interno, metodo primo essenziale per costituzionalizzarlo e cancellarlo). Dunque, su mandato dell’occupante straniero “a stelle e strisce”, non vi è stata alcuna seria storicizzazione della guerra persa e non vi è stata una riconciliazione nazionale, resa volutamente impossibile per mero opportunismo politico dai vari fattori sui quali si fonda il sistema parlamentare italiano. Questo perché lo stesso Mussolini aveva preconizzato una futura rivalutazione della dottrina Fascista proprio grazie all’eventuale rasserenamento  degli animi ed alla spassionata analisi d’insieme dei fatti storici che, immaginava egli ed evidentemente pensavano anche gli statunitensi, gli italiani avrebbero richiesto a gran voce. Ecco perché il fine del sistema politico vigente da 75 anni non era, non è e non sarà mai quello di pacificare gli animi del popolo e vederlo crescere unito: bensì di dividere permanentemente il corpo politico-sociale al fine di consentire il perenne assoggettamento all’oligarchia di parassiti che reggono il sistema Italia per conto e su mandato dei “padroni-liberatori” atlantici di Washington. Da qui, il clima di “guerra civile permanente”, sempre rinfocolato artificialmente dai “pupazzi del sistema” di tutte le correnti di destra, centro e sinistra, che sta a fondamento della “repubblica antifascista nata dalla resistenza” e che rende perpetuo lo scontro fratricida tra italiani, a tutto danno della popolazione e col pieno favore delle istituzioni del cosiddetto Stato democratico al servizio dell’occupante straniero. Da qui, il motivo storico e ideologico della nostra Associazione. Conoscere, comprendere e perorare la causa della Dottrina del Fascismo “tale e quale” per quello che rappresenta e per quello che significa…con l’intento dichiarato di porre così fine definitivamente alla guerra civile alimentata artificiosamente!

La Dottrina del Fascismo esiste. L’ovvietà di un fatto così acclarato, storicamente e politicamente, è stata letteralmente divelta dalla guerra civile permanente in atto. Oltre questo, si deve affermare che la Dottrina Fascista è UNICA, ORIGINALE, IMPOSSIBILE DA QUALIFICARE COME “UNA FRA LE TANTE” scaturenti dalla rivoluzione borghese del 1789. Anche in questo caso, da parte degli avversari si è provveduto prima a frammentare ed annullare l’originalità del Fascismo che risiede nella propria unitarietà totalitaria, staccando dal suo corpus ideologico pezzi, brandelli di programmi, affinché si potesse sventolare questo o quell’elemento per perorare la causa di questo o quell’ “evolutore” di destra o sinistra: chi socialista, chi tradizionalista, chi conservatore e via di seguito. Proprio sul movimento fascista si versano fiumi di inchiostro e di retorica per spezzettarne proposte ed idee, per “differenziarlo” in molteplici “tempi del Partito”, fasi tutte descritte a bella posta come in conflitto l’una con l’altra, dove la R.S.I. si dovrebbe differenziare ancora dal “tempo del regime”. Tutto ciò col proposito di legittimare l’interpretazione della esistenza di tanti fascismi per quanti erano i fascisti. Tanti Fascismi per quante sono le sue presunte “fasi”…tanti fascismi che, come disse Mussolini, sono nessun fascismo. Invece, gli ideologi fascisti ufficiali, a cominciare dal fondatore, nell’atto stesso della nascita, hanno chiarito che esso NON E’ un partito nel senso comune del termine. E’ UNA DOTTRINA DELLO STATO, UNA FORMA DI CIVILTA’, UNA DOTTRINA DELLA CITTADINANZA. Mussolini ebbe a dire che lui era fascista già quando militava nel PSI. Il motivo di questa affermazione è spiegato dallo stesso Duce nella Dottrina del Fascismo,  stesa col filosofo Giovanni Gentile: “Quando, nell’ormai lontano marzo del 1919, dalle colonne del Popolo d’Italia io convocai a Milano i superstiti interventisti-intervenuti, che mi avevano seguito sin dalla costituzione dei Fasci d’azione rivoluzionaria – avvenuta nel gennaio del 1915 – non c’era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. Di una sola dottrina io recavo l’esperienza vissuta: quella del socialismo dal 1903-04 sino all’inverno del 1914: circa un decennio. Esperienza di gregario e di capo, ma non esperienza dottrinale. La mia dottrina, anche in quel periodo, era stata la dottrina dell’azione.  Una dottrina univoca, universalmente accettata, del socialismo non esisteva più sin dal 1905, quando comincia in Germania il movimento revisionista facente capo al Bernstein  e per contro si formò, nell’altalena delle tendenze, un movimento di sinistra rivoluzionario, che in Italia non uscì mai dal campo delle frasi, mentre, nel socialismo russo, fu il preludio del bolscevismo. Riformismo, rivoluzionarismo, centrismo, di questa terminologia anche gli echi sono spenti, mentre nel grande fiume del fascismo troverete i filoni che si dipartirono dal Sorel,  dal Péguy,  dal Lagardelle  del Mouvement Socialiste e dalla coorte dei sindacalisti italiani, che tra il 1904 e il 1914 portarono una nota di novità nell’ambiente socialistico italiano, già svirilizzato e cloroformizzato dalla fornicazione giolittiana,  con le Pagine libere di Olivetti, La Lupa di Orano, il Divenire sociale di Enrico Leone.  Nel 1919, finita la guerra, il socialismo era già morto come dottrina: esisteva solo come rancore, aveva ancora una sola possibilità, specialmente in Italia, la rappresaglia contro coloro che avevano voluto la guerra e che dovevano espiarla. Il Popolo d’Italia recava nel sottotitolo quotidiano dei combattenti e dei produttori. La parola produttori era già l’espressione di un indirizzo mentale. Il Fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione; non fu partito, ma, nei primi due anni, antipartito e movimento. Il nome che io diedi all’organizzazione, ne fissava i caratteri. Eppure chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell’epoca, il resoconto dell’adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non troverà una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall’inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del Fascismo una dottrina politica a sé stante,  in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee”.

Con chiarezza espositiva e rara dote di sintesi, Mussolini definisce il percorso politico che lo portò all’elaborazione di una “dottrina politica a sè stante” diversa da tutte quelle passate e contemporanee. Il “Socialismo” Mussoliniano, era già antitetico a quello “ufficiale”. Già si scorgevano tutte le posizioni “anti-socialiste” del “Socialista” Mussolini. Ma era proprio il Socialismo tout-court stesso che risultava di vedute fin troppo ristrette per Mussolini, che andò ben oltre anche le posizioni del Sindacalismo Nazionale Italiano (di cui fulgido esempio fu Filippo Corridoni), creando quella dottrina nuova, originale, unica, che lui stesso confermò essere tale fino al suo ultimo respiro e che ha un solo nome: FASCISMO. La peculiarità di questa dottrina è rappresentata dal suo essere una particolare concezione dell’Uomo e dello Stato, come già detto. Un tipo nuovo e specifico di Civiltà… la CIVILTA’ FASCISTA. Sul Dizionario di Politica del P.N.F. così ci si riferisce al significato generico da attribuire a tale concetto:

Una civiltà non è una semplice somma di beni materiali e spirituali, né una combinazione statica di concezioni e di credenze, di tradizioni e di consuetudini, di forme di arte di tecnica, ma è soprattutto una costruzione unitaria e continua, sorretta da uno sforzo omogeneo ispirato ad un ideale consapevole, fondata su di un sistema di fini e di valori ordinati in armonia e capaci di produrre un ordine spirituale interiore: costruzione che diviene realtà viva e assume concretezza efficiente per virtù di un’or­ganizzazione politica che di quell’ideale, di quei fini, di quei valori è l’espressione e insieme la banditrice e propagatrice. (Cfr. Dizionario di politica a cura del P.N.F., Roma, 1940, volume IV, p. 133)

In tal senso, approfondendo il concetto in relazione specifica al regime mussoliniano, come ebbe modo di affermare l’accademico Emilio Bodrero:

il Fascismo, oltre ai Patti lateranensi e la proclamazione dell’Impero, la bonifica inte­grale e il riordinamento amministrativo, lo Stato corporativo e l’autarchia economica, l’impianto tecnico del ter­ritorio e l’ordine disciplinato di tutto il popolo italiano, al di sopra di tutto ciò ha voluto rendere ciascun cittadino degno della fortuna d’essere nato italiano e della missione a cui tale fortuna corrisponde. Dalla Gioventù Ita­liana del Littorio all’organizzazione del Partito, dal Comitato Olim­pionico all’Opera Dopolavoro, dagli sviluppi dati alla cultura a quelli dell’educazione fisica, dalla Milizia Volontaria all’Opera maternità ed infanzia, dalla lotta antitubercolare alle provvidenze sanitarie d’ogni maniera, dal turismo alla previdenza ed al risparmio, dalle associa­zioni sindacali a quelle militari e di arma, e così di seguito, non c’è cittadino che fin dalla nascita non partecipi praticamente alla vita della Nazione. Ma quel che più conta, il Regime ha risolto un problema fondamentale, anche in questo accentuando il suo carattere romano : il problema del­l’uomo, che non può e non deve più restare solo; la sua vita deve essere una continua dedizione a quanto conta e vale più di lui. Non può e non deve più celare nulla di sè perchè tutti devono poter cono­scere a che cosa egli può servire. Fin dal momento in cui nasce egli deve sentire in sè e su di sè la protezione non solo, ma anche la vigilanza della collettività nazio­nale: a questo tendono tutti gli organismi fascisti elencati in prin­cipio. La democrazia chiama tutto ciò tirannide, reazione, mancanza di libertà, come se la libertà potesse veramente attuarsi e, dato ciò, come se l’uomo ne fosse meritevole o sapesse servirsene. La democrazia che, come è sempre accaduto, è divenuta oligarchica, preferisce invece che la par­tecipazione alla vita della Nazione abbia luogo attraverso l’elettora­lismo, lasciando che l’uomo si sviluppi a suo talento, e non s’accorge che il cittadino per mezzo del voto soltanto, resta estraniato dalla realtà dei problemi nazionali che egli conosce solo per le deformazioni interessate che gliene presentano i vari partiti solleciti del suo voto e, per quanto lo riguarda, si deve racchiudere in un ferreo egoismo. Al trinomio borghese presuntivamente immortale diffuso dai rivoluzionari francesi dell’89, è venuto a mancare proprio il terzo elemento, quello della fratellanza, cui il Fascismo ha sostituito la solidarietà nazionale. Ciascuno deve sapere che per qualunque sua attività egli fa parte di un tutto di modo che senta ogni suo muscolo come motore di un sistema energetico. Ap­punto in tale coordinamento dei singoli ciascuno acquista coscienza del proprio valore e si compiace dello sviluppo della propria perso­nalità assai meglio che non nella indefinita disponibilità di se stessi che danno la dottrina e la pratica del liberalismo. Il problema principale di ogni Stato come di ogni rivoluzione, di ogni filosofia degna di questo nome come di ogni civiltà, è il problema dell’uomo, che è quello della pedagogia politica cioè della formazione del perfetto cittadino. Formazione fisica, forma­zione spirituale, formazione politica sono compiti che lo Stato non può lasciare affidati all’eventuale buona volontà della iniziativa privata, ma che rappresentano la sua principale missione. Il Fascismo ha preso gli italiani uno per uno allo scopo di foggiarli in ogni senso secondo l’imperativo nazionale al fine di renderli perfetti strumenti per il conseguimento dei fini del­lo Stato, come accadde con Roma, che di tale pedagogia, che significava giustizia, disci­plina, autorità, ordine, armonia, altissima coscienza civile, fu maestra insuperata, perchè intorno al proprio nome seppe creare una mistica, sicché esso non era più quello di una città, ma di una entità addirittura divina, e l’esser cittadino romano significava essere partecipe di tale divinità. (Cfr. E. Bodrero, “Roma e il Fascismo” – nuova edizione ampliata a cura di M. Piraino e S. Fiorito, Lulu.com, 2019)

Tutto ciò, si traduce concretamente in una vera rivoluzione politico-sociale ed antropologica, che secondo quanto espresso chiaramente nell’ideale fascista, esige un rinnovamento di coscienze, di cui il Regime era al principio e che immaginava si sarebbe operato compiutamente nelle generazioni future. Per questo motivo Mussolini, non è affatto tacciabile di “trasformismo” o di istrionismo politico, o addirittura di tradimento dei propri valori, men che meno come uomo all’esclusiva ricerca di un potere personale fine a se stesso. Al contrario, EGLI deve essere definito uno dei pochi Uomini politici davvero coerenti e fedeli alla propria linea di pensiero rivoluzionaria che il mondo abbia mai conosciuto!

ATTUALITA‘ POLITICA DEL FASCISMO

ATTUALITA’ DEL COVO - terza edizione ampliata 2013-2018

Uno dei fondamenti della dottrina fascista sta nella sua dogmatica distinzione tra FINI e MEZZI. Il Fascismo identifica in modo CHIARO gli uni e gli altri, e, sempre in modo CHIARO, definisce la irrinunciabilità dei primi (I FINI) tanto quanto afferma invece, la duttilità in merito ai secondi (I MEZZI). Oltre a questo, il fascismo chiarisce QUALI siano da intendersi come MEZZI, da usare in modo dinamico da adattare ai FINI. Sono quelli che per i partiti politici “canonici” vengono definiti i “fondamenti dell’identità del partito”. Ecco perchè il Fascismo, quando viene identificato o semplicemente accostato ad un altro partito politico, viene immediatamente snaturato! Ed ecco perché dai suoi nemici, occulti o dichiarati, viene inserito forzatamente tra la canoniche categorie “a destra o sinistra”, dipendentemente dalle azioni da esso intraprese o che potrebbe realizzare. I partiti fanno dei “mezzi” una dottrina che li identifica. Il Fascismo, al contrario, fa dei FINI la propria identità specifica! Così, come abbiamo già abbondantemente spiegato, gli ideologi fascisti potevano con assoluta LIBERTA’ dichiarare che, per i fini dello Stato Etico Corporativo, usavano o potevano utilizzare, A PIACIMENTO, mezzi conosciuti (o sconosciuti). Ad esempio il METODO “liberale”, quando questo poteva essere consono all’obiettivo dello Stato. Oppure, quello socialista. Oppure quello sindacalista. Con grande lungimiranza, il Fascismo diede a se stesso un corpo di dottrine, un’anima ideale e un fine politico, non ponendosi limiti e pregiudiziali lungo la strada per conseguire la realizzazione di essi, all’infuori della logica ed obbligata consonanza del metodo col fine. Così, anche quando il Fascismo utilizza un metodo piuttosto che un altro, lo farà DOMINANDOLO e plasmandolo al proprio fine. Dunque, tale metodologia non risulta MAI una semplice riproposizione di metodi “canonici”! Ed ecco il motivo per cui il Fascismo, OGGI, ORA, SEMPRE viene demonizzato ed attaccato, a tanti anni dalla morte del suo fondatore e dopo la sconfitta militare catastrofica patita sul campo, che i suoi nemici hanno ottenuto con tutti i mezzi più inauditi ed in virtù dell’aver stretto una coalizione planetaria di forze avverse ad esso che mai nella storia si era vista prima! Perché ESSO rappresenta la sola vera alternativa politica popolare netta, chiara, coerente e lungimirante, al fraudolento costituzionalismo liberale e/o socialistico. Nel panorama mondiale, svetta il Costituzionalismo Fascista, quale alternativa allo sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo; dalla dottrina fascista, come acutamente ha fatto notare un giurista da noi recensito, scaturisce una Nuova Carta Universale, contrapposta a quella dei cosiddetti “diritti dell’Uomo”! Da tale Carta nasce un nuovo tipo di Umanesimo; da questa nuova Civiltà, continuatrice di quella latina euro-mediterranea, si sviluppa una nuova concezione di respiro mondiale, all’insegna della collaborazione e della condivisione della Civiltà stessa che si irradia da Roma! Ecco perché temono il Fascismo! Ed ecco perchè la guerra nei suoi confronti non finisce. Non può finire, perchè il solo manifestarsi libero e verace del pensiero Fascista, AZZERA, ANNULLA E RENDE PALESEMENTE OBSOLETE tutte le concezioni ad esso contrarie! Così, questo centenario deve ancor di più spronarci ad andare avanti in questa nostra missione, la sola che possa qualificarsi come all’insegna della GIUSTIZIA e della LIBERTA’. Noi vogliamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le nostre forze CHE IL FASCISMO TORNI AD ESSERE PATRIMONIO VIVO DI TUTTO IL POPOLO ITALIANO, AFFINCHE’ ESSO TORNI AD ESSERE FARO DI CIVILTA’ E GUIDA DEL MONDO ALL’INSEGNA DEL DIRITTO E DELLA GIUSTIZIA!

IlCovo

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ROMA E IL FASCISMO…il 20°titolo della Biblioteca del Covo!

BOD. 1

La “Biblioteca del Covo” è lieta di annunciare la pubblicazione della nuova edizione ampliata del testo intitolato “Roma e il Fascismo” scritto nel 1939 dall’accademico Emilio Bodrero (Roma, 1874 – 1949). Egli fu docente di Storia della Filosofia e rettore presso l’Università di Padova, saggista, uomo politico del Partito Nazionale Fascista; nel 1940 partecipò al convegno nazionale della Scuola di Mistica fascista e assunse la cattedra di Storia e Dottrina del Fascismo presso la facoltà di Scienze politiche dell’ateneo romano. Nelle sue riflessioni, Roma è il nome che riempie tutta la storia per venti secoli. Roma dà il segnale della civiltà universale; Roma che traccia strade, segna confini e che dà al mondo le leggi eterne del suo immutabile diritto.L’idea di Roma persisteva tenace, assillante, incancellabile nella coscienza del popolo italiano. Essa significava giustizia, disci­plina, autorità, ordine, armonia, altissima coscienza civile. L’umanità dei romani, cioè la loro romanità, rappresenta l’armonia di tutte le umane facoltà e di tutte le umane attività consacrata al servizio dello Stato. Il problema principale di ogni Stato come di ogni rivoluzione, di ogni filosofia degna di questo nome come di ogni civiltà, è il problema dell’uomo, che è quello della pedagogia politica cioè della formazione del perfetto cittadino. Formazione fisica, forma­zione spirituale, formazione politica sono compiti che lo Stato non può lasciare affidati all’eventuale buona volontà dell’iniziativa privata, ma che rappresentano la sua principale missione. Il cittadino modello è quello che dispone di qualità e di attitudini svariate e diverse, nessuna delle quali prevale sulle altre ed alla formazione di questo perfetto tipo di cittadino, Roma consacrò una pedagogia assidua, attenta, minuta, perfetta.

Molto di quel che fu lo spirito immortale di Roma risorge nel Fascismo: romano è il Littorio, romana è la nostra organizzazione di combattimento, romano è il nostro orgoglio e il nostro coraggio.Il Fascismo prende gli italiani uno per uno allo scopo di foggiarli in ogni senso secondo l’imperativo nazionale. Essi debbono diventare perfetti strumenti per il conseguimento dei fini del­lo Stato, come accadde con Roma che di tale pedagogia fu maestra insuperata perchè intorno al proprio nome seppe creare una mistica, ond’esso non era più quello di una città, ma di una entità addirittura divina, e l’essere cittadino romano significava essere partecipe di tale divinità. Ciò esige un rinnovamento di coscienze di cui la nostra rivoluzione è al principio e che si opererà compiutamente quando saranno uomini coloro che ora si affacciano alla vita. Un popolo eletto non nasce, ma diventa. Ciascuno deve sapere che per qualunque sua attività egli fa parte di un tutto in modo che senta ogni suo muscolo come motore di un sistema energetico. Ap­punto in tale coordinamento dei singoli ciascuno acquista coscienza del proprio valore e si compiace dello sviluppo della propria perso­nalità assai meglio che non nella indefinita disponibilità di se stessi che danno la dottrina e la pratica del liberalismo. L’antitesi in cui si divincola la civiltà contemporanea non si supera che in un modo: con la dottrina e con la saggezza di Roma nel segno del Littorio!

La nuova edizione del libro è arricchita ulteriormente da uno scritto fuori testo, tratto dal Dizionario di Politica del P.N.F. e dedicato alla “Civiltà romana”. In appendice, i saggi di Bodrero su “Crisi della Democrazia” e “Mistica fascista – l’Ordine Nuovo”. Il lavoro è in vendita sul sito del nostro editore LULU.COM e su AMAZON.IT