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8 SETTEMBRE 1943 – GLI ITALIANI LEALI A MUSSOLINI SCELSERO LA VIA GIUSTA!

8 settembre solo i fascisti scelsero la via giusta! - Biblioteca del CovoPassano le “date dogmatiche” e “simboliche” della “pseudo-repubblica occupata nata dall’ignominia”, ma quella appena trascorsa, l’8 settembre, rappresenta la “madre” da cui discendono tutte le menzogne che avviliscono presentemente la vita italiana, la fonte di tutti i disastri, della disintegrazione del nostro Popolo, dei lutti fratricidi che avviliscono da quella data il nostro tessuto nazionale. L’8 settembre 1943, non costituisce soltanto la simbolica “morte della Patria”, dell’unica Patria italiana esistente e che potrà mai esistere, quella Fascista! …ma rappresenta il sigillo di una vergogna imperitura, che OGGI si trascina nel presente politico degli italiani tutti e che sta trasversalmente anche a fondamento di tutti i comportamenti dell’odierna ignobile classe politica nazionale e di tutte le istituzioni di questa finta repubblica che vessa la nostra gente. Infatti i drammi, le oppressioni, i soprusi, l’assenza di sovranità, l’assenza di legalità (soprattutto!), l’abolizione del Diritto (in senso ROMANO!), l’ingiustizia Sociale, tutto il male possibile ed immaginabile che ci attanaglia, ma proprio tutto, risale a questa maledettissima data, che immancabilmente, nella memoria inventata di sana pianta dalle istituzioni della repubblica-fantoccio italy-ota, è assurta ad archetipo totalmente inventato, basato sulla fantasiosa ripetizione martellante di fesserie, spacciate pubblicamente per quintessenza del cambiamento politico virtuoso e morale!

Cosa è accaduto l’8 settembre 1943

Ebbene, storicamente l’8 settembre è stato reso pubblico quello che la propaganda anglo-americana, ancora oggi definisce come “armistizio” (stipulato in due forme: una “breve” siglata dai vertici militari italy-oti il 3 settembre precedente a Cassibile, ed uno “lungo” firmato l’8 settembre). In realtà quel cumulo indegno di articoli vessatori, non definiscono affatto ciò che le fonti del Diritto qualificano come “armistizio”, la cui definizione è quella di…”Cessazione delle operazioni di guerra tra eserciti belligeranti e l’accordo con il quale questi convengono di sospendere le ostilità. L’a. non fa cessare lo stato di guerra e lascia immutati i diritti e i doveri dei neutrali e dei belligeranti…” (qui).

A Cassibile, invece, non venne stipulato alcun Armistizio, secondo quella che è la corretta accezione del termine e come vuole il Diritto, ma diversamente venne imposta da nemici e accettata illegalmente da esponenti illegittimi, una Resa Incondizionata ai danni del Popolo italiano (1). La Resa, genericamente, si concretizza con uno dei belligeranti che si arrende e si sottomette all’altro belligerante, beneficiando così di questo atto. Ma nel caso specifico in questione, ciò che aggrava ulteriormente tale orribile atto – posto in essere da una Monarchia fellona e dalle istituzioni militari golpiste ad essa legate, che per tale evento rimarranno in eterno meritevoli di ignominia assoluta e totale – è il fatto che la parte che si arrese, accettò di farlo senza alcuna condizione! In tal modo gli anglo-americani, negli articoli del primo diktat (il secondo sarà quello stipulato con formale trattato a Parigi nel 1947 (2), “degno” coronamento dell’8 settembre!) imponevano una serie di obblighi agli arresi, le cosiddette clausole armistiziali, che si configuravano come veri e propri ORDINI, poi supinamente accettati ad una intera “classe dirigente” di scellerati e criminali! Infatti costoro, che non stavano affatto rappresentando gli interessi del “Popolo Italiano”, di fatto e di diritto, dopo la resa agli anglo-americani, motivata ufficialmente agli occhi della popolazione a causa della dichiarata impossibilità di proseguire la guerra da parte italiana, giacché l’economia e la popolazione sarebbero state “stremate” dallo sforzo bellico, tuttavia, poche settimane dopo, su loro ordine dichiararono guerra alla Germania! Dunque, la guerra non era finita affatto, non erano per niente finiti i bombardamenti Alleati indiscriminati sulla popolazione italiana, ma addirittura il governo monarchico-militare-golpista “arresosi” agli anglo-americani, dichiarava prontamente guerra alla Germania, già presente in forze sul territorio nazionale (perché chiamata in precedenza da Badoglio e dal Re al fine di sostenere lo sforzo militare degli italiani contro gli anglo-americani già presenti in Sicilia!), sperando, con questo ultimo e riprovevole atto criminale di servilismo, di acquisire qualche parvenza di benemerenza nei confronti dei padroni-invasori atlantici… ovviamente, senza ottenere nulla, tranne il disprezzo assoluto, tanto dei precedenti alleati quanto quello dei nuovi padroni! …che per l’occasione coniarono un nuovo verbo nel loro idioma, con lo scopo di definire appositamente con un lemma l’inqualificabile voltafaccia politico-militare posto in essere dal Re, da  Badoglio e dai suoi generali, ossia… to badogliate! Invitiamo il lettore curioso ad approfondire il significato di questo verbo anglo-italyota!

Cosa non è l’8 settembre

Dunque, l’8 settembre non è mai stato un giorno di “consapevolezza politica antifascista” né di “scelta popolare rivolta a proclamare la propria autodeterminazione in senso democratico-liberale contro il regime mussoliniano”, tantomeno un giorno ideal-tipico rivolto contro presunte tirannie “nazi-fasciste” o altre fandonie consimili, che invece rappresentano le parole d’ordine della propaganda bellica del Sistema pluto-massonico “antifa” attualmente dominante! In verità, l’8 settembre ha rappresentato LA Tragedia più grande per il Popolo italiano e lo è ancor OGGI, perché costituisce il fondamento dell’odierno NULLA criminale imperante a tutti i livelli, morale, politico, sociale ed economico, che imperversa sull’Italia da oltre 80 anni. Esso è il fondamento della cosiddetta UE, prima ancora che di tutte le forme vessatorie e distruttive dei Popoli Europei. E’ l’archetipo della tirannide, dell’omicidio, dello stragismo imperniato sulla guerra civile permanente e della particolare vessazione patita dal popolo che rappresenta più di tutti una Civiltà universale, oltreché un intero continente geografico. Soltanto la costituzione del Legittimo Stato della Repubblica Sociale Italiana ha garantito la “continuità morale e civile del popolo Italiano”, innanzi al mondo ed alla Storia (qui). La sua sola esistenza, con il seguito che ha avuto, attesta la negazione dell’altra menzogna di guerra che racconta di un “fascismo scioltosi come neve al sole” e altre barzellette di tal fatta. Vogliamo quindi ricordare, a modo nostro, questo giorno orrendo nella storia millenaria dell’Italia, condividendo con voi uno scritto paradigmatico, che “fa riflettere”, sulla scia di quanto già detto dai sottoscritti in altra occasione (Qui)… una testimonianza scritta, che può valere per quelle di tutti gli italiani che in quella data nefasta si trovarono a fare la sola scelta giusta possibile in quel frangente, di già esposta pubblicamente su un quotidiano nel 1950 – cosa che oggigiorno, per i tempi oscuri del “politicamente corretto” in cui siamo costretti a vivere, ossia dell’imposizione ideologica di categorie immorali ed anti-umane calate dall’alto da chi detiene il potere, risulta una “eresia” prima di tutto impensabile oltreché impronunciabile – a suo modo una testimonianza tra cronaca politica e Storia, che è lo spaccato di un’ epoca, capace di catapultarci direttamente in quel tragico frangente e di cancellare decenni di falsità propinate alla popolazione da istituzioni politiche marce e desiderose esclusivamente di ingraziarsi i padroni anglo-americani, alle quali si sono votate anima e corpo, a tutto discapito della sorte e degli interessi del popolo italiano… pertanto abbiamo deciso di proporne la lettura presentando il testo per come esso venne pubblicato a suo tempo, senza aggiungere o togliere alcunché… certi della capacità immediata che il documento stesso ha di arrivare dritto al cuore della questione, senza infingimenti e inutili giri di parole… Buona lettura!

IlCovo 

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NOTE

1.   Ecco il testo degli ordini impartiti il 3 settembre, poi peggiorati, seguendo però lo stesso schema, nelle condizioni di Resa “lunghe”, l’8 settembre successivo e rese pubbliche il 29 dello stesso mese:  Armistizio breve. Del resto lo stesso Diktat successivo, siglato a Parigi nel 1947, esordisce in questi termini: “…in consequence of the victories of the Allied forces, and with the assistance of the democratic elements of the Italian people, the Fascist regime in Italy was overthrown on 25 July 1943, and Italy, having surrendered unconditionally, signed terms of Armistice 3 and 29 September of the same year” (qui). Ciò che viene chiamato “armistizio”, quindi, è una lista di “condizioni per la Resa”, dettate dagli occupanti, e quindi senza nessuna condizione, nemmeno proposta, dagli “arresi”.

2. Quello che viene chiamato “Trattato di Pace di Parigi”, è in realtà, come detto, a “coronamento” dei precedenti 2 ORDINI diramati dal comando anglo-americano il 3 e l’8 settembre, un impietoso diktat vessatorio, che tra l’altro, poggiandosi sui precedenti, stabilisce che l’Italia avrebbe iniziato una “guerra di aggressione” (!). Questo escamotage, serviva per vessare ancora di più la (ex) Nazione, togliendole tutto.

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SERGIO BARBADORO: “INQUADRIAMO IL CONTESTO STORICO” DEL VILIPENDIO

ann. 81 BarbadoroVi sono molteplici modi per insultare la memoria di un caduto. Il peggiore, forse il più indegno e basso, è costituito dalla falsificazione delle altissime ragioni morali ed ideali che lo hanno spinto fino all’estremo sacrificio. Posso ritenere con sufficiente sicurezza, che alla base dell’ orrendo gesto compiuto a danno del Tenente Barbadoro (qui), sta proprio l’odio antifascista. E, purtroppo, manifestato molto probabilmente da coloro che hanno iniziato a mostrare “attenzioni” nei confronti del Piccolo (invero inadatto per il grande sacrificio compiuto!) monumento dedicato all’evento di “Portella della Paglia” (es: qui). Ovviamente, tale “attenzione” è casualmente iniziata da quando questa Associazione ha reso il giusto tributo di Onore al Soldato in questione e ai suoi “camerati” . Il vergognoso atto vandalico, infatti, è benvenuto sia per chi “usurpa” l’identità fascista (rettamente mostrata, qui), che cerca di “appropriarsene” per gli scopi ormai noti (qui), che per chi invece vuole infangarla. Il risultato, in entrambi i “moventi”, rimane lo stesso. Per dare base a quanto sto affermando, come mio costume, rimando alla lettura di tale articolo: qui

Sergio Barbadoro, è inserito in un “contesto storico” totalmente inventato. Inoltre, si omette volutamente un elemento assolutamente fondamentale della sua biografia, e che sta alla base del suo Sacrificio. Ma vediamo cosa scrive l’articolista:

E bene inquadrare innanzitutto nel contesto storico gli avvenimenti. Un esercito unitamente ai regi Carabinieri che non ricevevano direttive e si trovavano allo sbando, molti di questi indecisi se essere fedeli al re o a Mussolini, moltissimi sbandati che abbandonavano armi, divise cercando di ritornare alle proprie case; Vittorio Emanuele III° che chiedeva a Grandi di convocare il Gran Consiglio e far dimettere Mussolini.

Andando oltre la forma di tale scritto, va notato che si sta mostrando un contesto storico inventato di sana pianta. Sergio Barbadoro NON era in una situazione di “sbando generalizzato” e i Soldati NON si trovavano innanzi alla scelta se prestare fede al Savoia fuggiasco e traditore, o al Duce del Fascismo italiano. Esistevano, purtroppo, episodi di fuga o di tradimento. Ma nella misura proporzionata all’evento storico. Inoltre, falsità maggiore, il Savoia NON chiedeva a Grandi di convocare il Gran Consiglio “per far dimettere Mussolini”. La seduta del Gran Consiglio, già pianificata da tempo, venne concessa DA MUSSOLINI, il 25 luglio, NON nel frangente del Sacrificio di Barbadoro e i suoi. Per le falsità propalate in merito a quella seduta, rimandiamo qui

Ma andiamo avanti:

Il sottotenente Barbadoro che presidiava la postazione a Portella della Paglia, con mezzi ed armamenti obsoleti ed insufficienti, cercò di sbarrare l’avanzata degli americani guidati dal generale Patton con i pochi mezzi che aveva a disposizione, restando fedele al suo dovere di militare e patriota non accettando neanche i consigli della propria fidanzata Elvira Giuffrida che aveva cercato invano di distoglierlo dai suoi propositi.
Gli americani dopo un primo momento di sbigottimento si organizzarono e con un potente cannone di assalto reagirono al fuoco. Barbadoro venne investito da una colonna di fuoco, venne ferito e morì con la pistola in pugno in un estremo tentativo di resistenza unitamente ad altri suoi commilitoni.
Di lui non si parlò mai più se non a cura di alcuni singoli studiosi

Intanto: “di lui non si parlò”… finchè l’Associazione IlCovo non rese onore alla sua memoria. Facendolo SECONDO LA VERITA’ dei fatti storici. Ed è esattamente PER QUESTO che si è proceduto al suo vilipendio. In merito allo “sbigottimento” degli invasori anglo-americani, che in realtà erano ingenti perdite, rimandiamo all’articolo di cui al link sopra. Tralasciamo anche la solita frase di circostanza sulle carenze del nostro Esercito, perchè poi dovremmo specificare per quale motivo vi fossero tali “limiti”, che sono addebitati ai “comportamenti” posti in atto a più livelli dagli alti comandi vicini alla Monarchia, ed arrivati fino alla fase finale.

A questo punto si arriva al nocciolo della questione. La lapide posta doverosamente a perenne ricordo dell’eroismo di Barbadoro ed i Suoi, riportava CORRETTAMENTE che essi stavano combattendo PER L’ITALIA FASCISTA. Non vi è aclun dubbio sulla Fede Fascista purissima (da Mistico Fascista!) di Sergio Barbadoro, che era iscritto ai Gruppi Universitari Fascisti (la cui iscrizione, lo ricordiamo, era assolutamente volontaria!), e che come Volontario, chiese di partecipare all’immane scontro che stava interessando la sua amata patria FASCISTA (qualche riferimento qui). Per cui, la dicitura riportata nella nostra lapide divelta indegnamente, era e rimane esatta e riportante la Verità dei fatti storici. Per cui, si è arrivati a cercare di “eliminare” l’ingombrante Eroe, perchè di Eroe Fascista si tratta, come per la grande maggioranza degli Eroi Nazionali a cui anche la “repubblica anglo-americana nata dalla resistenza eterodiretta del nemico” riconosce il sacrificio. Ovviamente, siccome di Fascisti si tratta, come ripeto in moltissimi casi (per non dire tutti), allora o si nega il loro Sacrificio, o lo si falsifica. Tertium non datur.

Ma, come ribadisco, la Verità, rivoluzionaria per antonomasia, non teme nè il tempo, nè gli uomini. Anche se entrambi dovessero mancare al loro compito!

Stefano-RomaInvictaAeterna

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RIMOSSA LA NOSTRA LAPIDE A SERGIO BARBADORO!

81 ann. Barbadoro - IlCovo

Cari lettori, amici ed avversari, non avremmo mai voluto scrivere parole come queste, ma purtroppo oggi, 22 luglio 2024, 81°anniversario del sacrificio del tenente Sergio Barbadoro, morto nell’estate del 1943 coi suoi soldati difendendo Palermo dall’attacco degli anglo-americani (leggi Qui), nel recarci ad omaggiarne il ricordo, come facciamo puntualmente ormai da 15 anni, presso il memoriale dedicato all’eroico ufficiale della Divisione Assietta, ubicato in quel di Portella della Paglia in provincia di Palermo, abbiamo potuto constatare di persona – come mostrano chiaramente le immagini soprastanti – che la lapide deposta dalla nostra Associazione in data 22 luglio 2009, è stata vigliaccamente rimossa da ignoti. Si tratta di un preciso attacco politico rivolto al nostro indirizzo, che dimostra ancora una volta come la “repubblica  antifascista nata dalla resistenza” faccia scempio della memoria del popolo italiano e sfoggio della propria consueta violenza, contornata dal timore assoluto nei confronti della Verità storica. Si, perché i pavidi e indegni che hanno rimosso quella lapide, si sono premurati di non fare alcun caso alle altre tre targhe pur presenti nel suddetto memoriale, rimaste tutte in loco e perfettamente intonse. Dunque, è oltremodo chiaro che la pietra dello scandalo per costoro era rappresentata precisamente ed esclusivamente da quella lapide, la NOSTRA!, che da “appena” 15 anni esplicitava in modo chiaro e netto e senza inutili giri di parole, l’eroica tragedia ivi consumatasi e l’esatto contesto storico-politico in cui si era verificata… ebbene RIVEDIAMOLA!

All-focus

Che cosa mai si diceva in più nel nostro testo, rispetto a quelli di già presenti e scolpiti sulle altre targhe, tanto da destare scalpore così da renderne necessaria dopo 15 anni la rimozione? Ve lo diciamo Noi! Si parlava dell’eroismo di un pugno di soldati dell’ITALIA FASCISTA; di lotta sino alla morte contro gli INVASORI ANGLO-AMERICANI; di FORTI PERDITE INFLITTE AI MILITARI AMERICANI; ma quel che è “peggio”, della FEDELTA’ AI VALORI ETICI DELL’ITALIA LITTORIA di quei martiri! In breve essa restituiva a quella tragica vicenda il vero contorno storico che si vuole mendacemente tacere (Chi?). Peggio ancora, si vuole nascondere che artefice della tutela della memoria storica verace del nostro popolo a mezzo di quella stele, fosse una Associazione non di destra, né di sinistra, né di centro (estremo o alto che dir si voglia!) né nazista o nazional-socialista o neofascista o socialista-nazionale… nossignori, bensì una associazione che è FASCISTA ed in quanto tale risulta comunque legalmente e politicamente inattacabile da chicchessia! Dunque, vogliamo avvisare codesti vili senza nome – che hanno commesso un vilipendio – a qualsiasi conventicola appartengano ed al servizio di chiunque abbiano agito: sappiate che tale orrendo espediente, che vi qualifica come nullità in tutti i campi, non sarà sufficiente ad impedirci di continuare la nostra fatica, tantomeno a vanificare quel che è stato da noi fatto sinora. A Sergio ed ai suoi soldati valorosi vogliamo dedicare nuovamente il Video con il quale come Associazione “IlCovo” ricordammo l’ottantesimo anniversario di tale epico seppur impari scontro, dove ancora campeggiava quella lapide che ne immortalava il loro ricordo, oggi ignobilmente trafugata…

DIGITARE SULL’IMMAGINE PER VEDERE IL VIDEO!

ann. 81 Barbadoro

 

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17 LUGLIO 1943, A “PASSO FONDUTO” GLI AMERICANI NON PASSANO!

Biblioteca del Covo - Passo Fonduto 17 luglio 1943Anche quest’anno la “Biblioteca del Covo”, in occasione dell’anniversario della “Battaglia di Sicilia” (leggere Qui), vuole onorare degnamente la memoria dei combattenti italiani che si opposero alle armate d’invasione anglo-americane, ricordandone l’ennesimo episodio di valore tra i tanti che sono stati dimenticati. Come avevamo osservato nel precedente articolo dedicato ai combattimenti sostenuti dal 527°Btg. Bersaglieri a Palma di Montechiaro (leggere Qui), già in data 13 luglio il Comando del XII Corpo d’Armata, preposto alla difesa della Sicilia occidentale nel settore meridionale, al fine di precludere alle truppe statunitensi della Settima Armata la strada che da Agrigento si dirigeva verso Palermo, aveva predisposto di dislocare truppe italiane a difesa della strettoia sita in località Passo Fonduto, in corrispondenza del Fiume Platani. In contemporanea con la definitiva offensiva statunitense su Agrigento, proprio a seguito del frenetico ridislocamento di uomini e mezzi da parte italiana, per far fronte all’avanzata sempre più incalzante del “nemico a stelle e strisce”, venerdì 16 luglio veniva inviato ad assumere il comando difesa della stretta il Tenente Colonnello Thaon di Revel, che si trovava a disporre delle seguenti forze: i superstiti del X° Rgt. Bersaglieri, ossia il XXXV btg. ripiegato da Agrigento; le batterie 1a e 2a del CXXII Gruppo armato di pezzi d’artiglieria da 149/13; una Compagnia mitraglieri del CXII gruppo btg. mitr. del Corpo d’Armata, nonché di elementi tratti dal presidio di Casteltermini. Alle ore 20:45 venne ordinato dal comandante di far saltare le interruzioni stradali predisposte in loco. In base alla testimonianza scritta, resa dal Maresciallo Davide Gentile, l’allora Comandante della Stazione dei Carabinieri del paese di Milena, risulta che le truppe Americane entrarono in paese il 17 luglio, il cui gruppo pare fosse comandato da tale Giuseppe Aquino, probabile oriundo, che si interfacciò come interprete col summenzionato Maresciallo dell’Arma. La prima tappa fu in Caserma. Il comandante del gruppo esprimendosi in italiano ordinò al Gentile di togliere il quadro del Duce e di lasciare quello del Re. Poi chiese espressamente se era a conoscenza della presenza di truppe tedesche nelle vicinanze. Al diniego del Maresciallo tornarono nel piazzale del paese. Ed ecco la testimonianza diretta del Gentile:

…La piazza e la via principale che attraversava il paese brulicava di macchine da guerra. I soldati americani adescavano le persone che, timidamente prima e più rassicurate e numerose poi, li attorniavano, distribuendo a tutti caramelle, cioccolatini, sigarette: era in verità un bizzarro sistema di fare la guerra! In cuor mio piangevo al vedere quella gente da me sempre protetta e aiutata, umiliarsi in tal modo per effimeri compensi. Il soldato Aquino, salito su un carro armato, mi chiese ancora una volta se fossi a conoscenza di eventuali armate tedesche sulla via per Campofranco che stavano per intraprendere. « Non mi sentii di riferire quanto era a mia conoscenza circa la presenza, cioè, dei nostri cannoni a qualche chilometro fuori del mio territorio: in tal caso gli americani, secondo loro usanza, prima di avanzare avrebbero fatto spazzare ogni cosa, con la conseguente distruzione non della sola postazione di cui mi aveva parlato l’ufficiale italiano il giorno prima, bensì procedendo allo sterminio degli uomini addetti al reparto ». Dunque a chiare note rispose all’italo-americano: “Ti ho detto che non so nulla, essendo da otto giorni senza comunicazioni, anche il telegrafo dell’ufficio postale è interrotto; tu hai i tuoi strumenti di osservazione, hai le armi, cos’hai dunque da temere?” … « e in questo caso dissi la verità, poiché al confine del mio territorio non vi erano tedeschi ma italiani… ». A quel punto dalla folla che nel frattempo si era attorniata partì una voce in dialetto: “Ci lu dicissi c’à Passu Funnutu ci sunnu li cannuna! Ci lu dicissi!”. Voltandomi notai che la stessa frase me la ripeteva a voce più alta e quasi con ira un tale Scozzaro da Campofranco che stava a mio contatto di gomito: gli pestai un piede ingiungendogli di farsi gli affari propri e di allontanarsi, invito che estesi agli altri che gli stavano intorno e mi sollecitavano. Guardai gli americani cercando di scorgere l’effetto che in essi aveva prodotto quel breve dialogo fatto in dialetto, ebbi l’impressione che qualcuno di loro aveva capito. Ma ricevuta la risposta negativa, gli automezzi americani proseguirono avviandosi secondo il loro itinerario sulla strada Jannigallo-Amorelli-Casteltermini-stazione Campofranco. Dalla gente che riuscivo a dominare, ottenni pieno rispetto dei miei ordini e tutti presero ad allontanarsi in silenzio; solo un timido applauso si levava a favore della poderosa colonna in partenza, quello di un mezzo scemo, che con un semplice scappellotto fu tolto di mezzo. Appena l’ultimo automezzo scomparve nella polvere della strada, con il cuore in tumulto e pieno di neri presentimenti, corsi a rassicurare la mia famiglia… Ma il Maresciallo sapeva bene che la quiete sarebbe presto finita, ebbe infatti a malapena il tempo di rifocillarsi a casa sua… “Quando improvviso s’udì un nutrito fuoco di artiglieria dalla parte del Platani, seguito da raffiche di mitragliatrice. Era avvenuto l’irreparabile: la postazione di artiglieria di cui ventiquattr’ore prima mi aveva parlato l’ufficiale italiano venuto a Milena, aveva opposto resistenza agli americani in avanzata; come si poté notare da un enorme polverone sollevato sulla strada in forte pendenza. La grossa colonna – presa di sorpresa – non accettando il combattimento, ritornava per quella stessa via che poco prima aveva con orgogliosa sicurezza percorsa in discesa. Si poté difatti scorgere la colonna ritornare verso il paese su per la serpeggiante strada ben esposta alla vista. Non ebbi più dubbio alcuno sul fatto che sarei stato chiamato responsabile di quanto avvenuto…” Ed infatti, gli adiratissimi soldati a stelle e strisce se ne dovettero momentaneamente ritornare a Milena, con l’intento di fucilare il Maresciallo Gentile, giacché, anche grazie al silenzio del carabiniere ed alla sorpresa che ne scaturì per gli ignari anglo-americani, quel giorno le difese italiane a Passo Fonduto, dopo alcuni pesanti combattimenti, arrestarono l’avanzata della pur munita colonna corazzata americana in quel settore.

Il 17 luglio, difatti, gli statunitensi tentarono più e più volte l’assalto del caposaldo italiano; in proposito, in modo piuttosto laconico, l’ufficio storico della Terza Divisione di Fanteria U.S.A. così scrisse al riguardo:

…“Insieme alla riserva della 7a Divisione Fanteria, si sviluppò la prima fase della spinta verso Palermo da parte del 15° e 30° Reggimento Fanteria e del 3° Battaglione Ranger. Il 15° avanzò a nord di Aragona verso Casteltermini, incontrando resistenze sparse e qualche fuoco di artiglieria. A sud di Casteltermini le demolizioni sotto forma di ponti e tunnel distrutti impedirono l’avanzata, ma non per molto.” (Storia della Terza Divisione di Fanteria nella Seconda Guerra Mondiale, a cura dell’Ufficio Storico della Divisione, Washinghton, 1947, p. 58)

Invece, anche secondo quanto riportato persino dal tutt’altro che pregevole ed imparziale testo di Alberto Santoni (“Le Operazioni in Sicilia e Calabria”, pag. 304), diverse furono le offensive americane che si svilupparono contro le difese italiane in loco, precisamente alle 13:00, alle 15:00 ed alle 18:00, con un ultimo assalto notturno in forze, ugualmente respinto. Mentre il Generale Emilio Faldella così riporta testualmente a pag. 206 del suo lavoro intitolato “Lo Sbarco e la difesa della Sicilia”:

…Le batterie 1a e 2a del CXXII° gruppo 149/13 (ten. col. Thaon di Revell) erano in posizione a Passo Fonduto, protette dai bersaglieri del XXXV° battaglione… Il 17 luglio il gruppo respinse col fuoco tre tentativi di camionette e autoblindo americane di superare il passo; poi alle 18:00, fu sottoposto ad un violento fuoco di controbatteria, che intensificato al calar della sera, incendiò le stoppie, danneggiò pezzi e fece saltare riservette di munizioni. Nella notte camionette e pattuglie attaccarono, ma furono respinte dal fuoco dei tre pezzi ancora efficienti e dai bersaglieri. La situazione, divenuta insostenibile, costrinse il gruppo a ripiegare a stazione Acquaviva, dove era la 3a batteria…

Di tenore più asciutto e telegrafico appare la relazione presente nel Diario del XII° Corpo d’Armata (già pubblicato integralmente QUI ) riguardo quell’episodio:

Diario XII C.A. Passo Fonduto

Fatto sta che a causa del suddetto putiferio verificatosi quella giornata, il coraggioso Maresciallo Gentile passò davvero un brutto frangente, avendo rischiato concretamente la propria vita, ma per sua fortuna venne salvato in extremis dall’intervento di un suo “compaesano” ex emigrato negli Stati Uniti che – dopo aver impedito ad un soldato statunitense di colpire alle spalle il carabiniere con una fucilata (partita, ma deviata dall’intervento del suo salvatore, sollevando il braccio del soldato yankee nel momento in cui questi sparava non guardato da chi gli stava innanzi!) proprio mentre egli era assorto nel tentativo di discutere dei fatti con un graduato americano – in lingua inglese discolpò il Gentile e ne lodò le doti di fedele servitore della patria. Il Maresciallo venne comunque condotto a Licata dove fu prima processato ma poi assolto. Per quanto riguarda invece i combattimenti di quei giorni in quel settore, sostenuti prevalentemente dalle truppe italiane, è lo stesso Diario del XII° Corpo d’Armata a riportare il giorno 18 di luglio alle ore 08:15 il giudizio del nemico: 

…Radio Londra nel commentare l’occupazione di Agrigento da parte della 7a Armata nord-americana e la successiva progressione nell’interno dell’isola definisce fiera la resistenza delle nostre truppe che ne hanno contrastato l’avanzata. 

IlCovo

Fonti Bibliografiche:

Storia della Terza Divisione di Fanteria nella Seconda Guerra Mondiale, a cura dell’Ufficio Storico della Divisione, Washinghton, 1947 (in inglese)

Emilio Faldella, “Lo sbarco e la difesa della Sicilia”, Roma, 1956.

Alberto Santoni, “Le operazioni in Sicilia e Calabria, Roma, 1989.

Samuel W. Mitcham, Jr. Friedrich von Stauffenberg, La Battaglia di Sicilia – come gli Alleati persero la possibilità di una vittoria totale; Stackpole books, 1991. (in inglese)

Accadde 70 anni fa

La II Guerra Mondiale a Milena

https://www.agrigentoierieoggi.it/la-battaglia-passo-funnuto-gli-italiani-respinsero-un-intero-pomeriggio-lattacco-americano/