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RICORDARE SECONDO GIUSTIZIA: “razzismo fascista” e questione ebraica!

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Le “date rituali del calendario politico antifascista” si susseguono nel loro monotono rincorrersi. Date e “liturgie” il cui vero senso, come abbiamo già ampiamente dimostrato su queste stesse colonne (p.e. qui, qui, qui, qui e qui), è quello di essere strumento per fini che di realmente nobile non hanno nulla.

Della “unicità” con cui viene trattata la persecuzione antiebraica, impositivamente definita incomparabile, abbiamo già detto. Se si volesse davvero “ricordare, per additare la virtù opposta al crimine”, si dovrebbe sancire, almeno in questo ambito (sic!), l’uguaglianza verace delle vittime che da innocenti hanno subito crimini inenarrabili. Di tali orrendi misfatti, “giustificati” nei modi più disparati – in taluni casi con “motivi razziali”, in altri con “motivi religiosi”, in altri ancora “sociali” – purtroppo gronda la Storia, non solo contemporanea. In realtà, non dovrebbe esistere alcuna differenza tra un Ebreo assassinato per il suo Credo (o per la categoria sociale che ricopre, o per quella che veniva definita come la sua “razza”); un Cristiano, ucciso per motivi simili; o un pagano; o un Fascista ucciso solo in quanto tale (come le decine di migliaia sterminati a guerra finita per il solo motivo di aver indossato la Camicia Nera); o un qualunque essere umano appartenente alle più diverse categorie conosciute e innocente di qualsiasi reato;  poiché la differenza tra queste vittime NON ESISTE! E non essendovi alcuna differenza, il “ricordo” DEVE obbligatoriamente omaggiare TUTTI gli innocenti. In tal senso NON possono esserci “Univocità”. Nel momento in cui, invece, si decreta ufficialmente una “classifica della memoria” con i “meritevoli” da una parte ed i “condannati all’oblio” dall’altra, tale miserevole atto di ingiustizia rende in primis un orribile servizio alle vittime la cui celebrazione diviene solo il pretesto per una indegna speculazione politica, interessata a mantenere inalterati determinati equilibri di potere. Un servizio che risulta ancor più disgustoso per l’evidente ipocrisia con il quale esso viene ufficialmente ammantato agli occhi della cittadinanza, dove termini quali “uguaglianza, diritti, giustizia” rappresentano solo la “foglia di fico” che ricopre il vero ed inconfessabile motivo che sta alla base della scelta di celebrare una “memoria distorta ed a senso unico“. Quest’anno, che inizia subito dopo aver dato alle stampe la nostra “Edizione del Decennale de L’Identità Fascista, riveduta e ampliata con gli studi fin qui intrapresi, anche noi fascisti vogliamo continuare a “RICORDARE”, allegando a questo articolo, per i nostri lettori, il capitolo del libro che si occupa di analizzare il tema della “persecuzione anti-ebraica” specificamente riguardo l’atteggiamento dell’Italia Fascista, analizzato alla luce della Dottrina del Fascismo (QUI). Ad introdurre il testo citato, vogliamo ribadire, ancora una volta, ciò che abbiamo già ampiamente dimostrato coi FATTI e cioè che L’Italia Fascista, sotto la responsabilità del Capo del Fascismo, realizzò provvedimenti legislativi qualificati come per “la Difesa della Razza Italiana“. Tale legislazione, lo abbiamo detto e ripetuto, fu motivata ufficialmente da una presunta antinomia tra l’ebraismo e l’Italianità Fascista. Con questa motivazione, vennero diramate leggi rivolte a separare la componente ebraica dal resto della cittadinanza, che però NON ESCLUSERO GLI EBREI ITALIANI IN QUANTO TALI, poiché nella loro stesura prevedevano delle eccezioni (quali la discriminazione e l’arianizzazione per “meriti”, non solo innanzi al Fascismo stesso, ma anche solo per benemerenza sociale). Tutti gli studi più qualificati, a partire da quello di Renzo De Felice, concordano nel constatare che tale legislazione, sia pure con le peculiarità che gli sono proprie e che non sono assimilabili a nessuna legislazione razzista strictu sensu, fu indetta per motivi di strategia politica in merito alla politica estera del Regime. Detto questo, le motivazioni polemiche che vennero anticipate dal Gran Consiglio del Fascismo a motivo della promulgazione dei provvedimenti anti-ebraici, di cui abbiamo scritto in passato, ovviamente non erano totalmente infondate. Abbiamo già trattato l’argomento della diffusione iniziale del Sionismo in Italia, con le polemiche del caso portate all’attenzione dagli stessi Fascisti Ebrei. Trattandosi di una legislazione che prevedeva delle DISTINZIONI tra membri e membri, all’interno della stessa categoria oggetto della legge, è evidente che essa NON GENERALIZZAVA. Per questo motivo, al di là dell’uso strumentale fatto dalla propaganda ufficiale orchestrata dal Regime della parola “Razza”, che precedette e seguì le leggi (e che in tale ambito ufficioso assunse polemicamente non di rado anche un carattere biologista), essa, in riferimento alla legislazione ed ai documenti ufficiali redatti dal Partito Nazionale Fascista, non può essere evidentemente interpretata nell’accezione biologica. Dalle Leggi e dai documenti ufficiali del P.N.F., emerge infatti che, secondo quanto dichiarato alla luce della Dottrina Fascista, il concetto di “Razza” rappresentava un elemento culturale, spirituale e morale, cui aderire volontariamente o meno e non un lascito biologico ereditario. La vera discriminante in ambito fascista, dunque, è rappresentata dalla Civiltà Fascista, NON dalla presunta Razza biologica di appartenenza. In base a questa discriminante, migliaia di Ebrei, fino all’armistizio dell’8 settembre 1943 e anche dopo, sebbene in condizioni ovviamente diverse e molto più difficili, hanno potuto godere della protezione dell’Italia Fascista contro l’alleato tedesco, in un primo tempo in via ufficiale, dopo l’8 settembre in via ufficiosa. In proposito vogliamo riportarne un episodio emblematico, che chiarisce una volta di più il nocciolo della questione, ossia la differenza nodale tra il Razzismo di qualsiasi matrice e la concezione Fascista.

Nell’Ottobre del 1943 i tedeschi, occupanti la città di Roma a seguito dei fatti relativi all’armistizio senza condizioni stipulato tra l’illegittimo governo golpista monarchico-badogliano e gli Alleati anglo-americani (che pregiudicava politicamente e militarmente la presenza tedesca in Italia), per ordine di H. Himmler, esecutore H. Kappler, avevano deciso di deportare gli ebrei romani (circa 8.000 all’epoca dei fatti). La Storia riporta una conversazione molto importante, tra Kappler ed i responsabili della comunità ebraica Foa e Almansi (quest’ultimo fascista!) nonché della DELASEM, “istituzione” appoggiata ufficialmente da Benito Mussolini per facilitare l’emigrazione degli Ebrei Italiani e Internazionali. Vogliamo riportare la versione presa da due libri, scritti da autori dichiaratamente antifascisti. Precisamente: Storia degli Ebrei Italiani, volume terzo, di Riccardo Calimani, Mondadori. E: Duello nel Ghetto, di Amedeo Osti Guerrazzi, Maurizio Molinari, Rizzoli. Entrambi i testi riportano le parole di Kappler, durante l’ignobile trattativa per il furto dei beni degli ebrei romani, che avrebbe dovuto permettere loro, in teoria, di scampare alla deportazione, cosa che purtroppo non avvenne. Ecco quel che disse Kappler ad Almansi e Foa:

Io non faccio distinzione tra Ebreo ed Ebreo. Iscritti alla Comunità o dissociati, battezzati o misti, tutti coloro nelle cui vene scorre una goccia di sangue ebraico sono per me uguali. Sono tutti nemici.

Invece l’Italia Fascista, a differenza della Germania nazionalsocialista, FACEVA DISTINZIONE! Qualcosa che Kappler ed i nazisti tedeschi rigettavano a chiare lettere. Inoltre, i libri citati riportano la mediazione messa in atto sia dal Vaticano che, udite udite, dal PARTITO FASCISTA, per la salvezza degli ebrei braccati dai tedeschi, alcuni dei quali non hanno mancato di raccontare episodi fortunosi in cui gli stessi fascisti hanno concorso al loro salvataggio (Qui). Sempre gli stessi testi succitati descrivono la tattica del Governo della R.S.I., in merito all’internamento degli ebrei in mani italiane. Esso avveniva con un doppio profilo, come abbiamo già evidenziato in altri articoli: lentezza nella diramazione degli ordini e aiuto occulto per la fuga degli ebrei. Mentre quelli internati sul territorio nazionale avrebbero dovuto essere  mantenuti in Italia. Cosa che, a metà del 1944, provocò la reazione dei tedeschi, che non vollero più che la polizia Italiana si occupasse ancora direttamente della questione. Ciò è riportato dallo stesso Kappler, nel rapporto già steso per il generale Wolff in merito alla deportazione degli ebrei romani. (Cfr. Storia degli Ebrei Italiani, Volume Terzo, di Riccardo Calimani, Mondadori).

Ciò premesso, ci auguriamo che la ricerca presente nel nostro libro (Razzismo fascista e questione ebraica) possa contribuire a diffondere la VERITA’, affinchè la dignità del ricordo di tutte le vittime innocenti sia davvero onorata.

IlCovo

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