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R.S.I. : L’unico Stato Italiano legittimo, di fatto e di diritto… in perfetta continuità ideologica col Regime fascista !

rsi001Questo non è un articolo sulla “vexata quaestio” inerente la legittimità giuridica della R.S.I. In realtà, tale tema rimane confinato al solo ambito politico, poiché in ambito giuridico e storico serio il “dilemma” era di già stato parzialmente sciolto, anche dalla “repubblichetta antifascista vassalla degli U.S.A.” (realmente tale!) con una sentenza del suo tribunale militare (n. 747, anno 1954) che riconosceva la qualifica di belligeranti secondo le norme internazionali ai combattenti della Repubblica Sociale Italiana. La legittimità della R.S.I. è negata incondizionatamente solo nelle sedi dei partiti antifascisti e da una parte dei “vincitori” dell’ultima guerra mondiale. La giurisprudenza e il “diritto internazionale”, invece, la decretano in modo chiaro. Al riguardo si esprime un recente ed interessante articolo, sintetico ma chiaro e documentato, della rivista internazionale “La Razòn Històrica”, intitolato “Brevi considerazioni sulla natura giuridica della Repubblica sociale italiana”  (Qui) , che focalizza ulteriori aspetti inerenti la suddetta legittimità, molto interessanti. Tra di essi sono evidenziati, partendo dal dato storico e giuridico della R.S.I., due elementi troppo spesso ignorati per ovvi interessi politici, ovvero, l’ illegittimità del cosiddetto “governo del Sud” e, fatto di non secondaria importanza, l’assoluta continuità dello Stato Fascista Repubblicano con il “Regime”, ad ulteriore conferma della omogeneità e linearità del pensiero politico fascista, da noi sempre sostenuti a gran voce contro tutti gli antifascisti ed i finto-fascisti di tutte le tendenze.

Si parte dalla seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24-25 Luglio 1943, e dalla valenza legale del suo ordine del giorno. La propaganda politica post-bellica ha fatto risalire la liceità della defenestrazione e dell’arresto di Benito Mussolini, Capo del Governo italiano, all’esito di tale seduta (interessante anche il particolare che nell’articolo venga rilevato come la figura del Re è identificata costituzionalmente come quella di “ratificatore”, innanzi ad un sistema “simile” a quello inglese, per la valenza di “plenipotenziario” del “Presidente del Consiglio”, assunta costituzionalmente da Benito Mussolini, tanto da definire la forma dello Stato Fascista quale “Monarchia del Presidente”). In realtà le leggi costituzionali varate dal Regime Fascista, in perfetta conformità e legalità con la normativa vigente nel regno sabaudo, avevano riformato sostanzialmente lo “statuto albertino”. Il nuovo assetto, prevedeva il Gran Consiglio quale organo costituzionale. Le sue prerogative  erano di tipo consultivo rispetto alle decisioni del Capo del Governo. Inoltre, le delibere del Gran Consiglio stesso erano necessarie all’eventuale avvicendamento del Presidente del Consiglio. Detto Gran Consiglio avrebbe dovuto, eventualmente, preso atto delle dimissioni del Presidente in carica (che mai vi furono!), fornire al Re una lista di successori per poi definirne la nuova nomina. L’ “Ordine del Giorno Grandi”, invece, non prevedeva affatto (nè poteva farlo!) la possibilità di destituire il Presidente del Consiglio (Duce del Fascismo) in carica (1). Con tale delibera del Gran Consiglio, Benito Mussolini il 25 luglio si recò dal Re, semplicemente per riferire in merito alla seduta, ed eventualmente restituirgli esclusivamente i pieni poteri militari. Quest’ultimo, invece, in combutta con le alte gerarchie di Esercito e Marina, senza nessuna prerogativa e in modo illegale e criminoso, arrestò proditoriamente il Presidente del Consiglio, nonché Duce del Fascismo, deportandolo. Tale procedura illecita, instaurava così un governo militare illegittimo nato da un colpo di stato. Il contesto illegale di tale situazione veniva ulteriormente aggravato quando il governo golpista, dopo aver sciolte in modo arbitrario tutte le istituzioni varate dal Regime, ratificò  l’armistizio unilaterale con le forze di invasione anglo-americane, a motivo del quale cagionò l’intero scioglimento delle forze armate italiane sia sul territorio nazionale che nelle zone ancora occupate da esso. Di fatto, e senza alcun diritto, lo Stato Italiano, già sovvertito coi fatti del luglio 1943, veniva così letteralmente abbattuto in favore degli invasori della nazione (gli anglo-americani!), che a loro volta non accettarono di collaborare con nessun governo, sia pure provvisorio. Essi, instaurarono una amministrazione militare d’occupazione, dove il cosiddetto “governo del Sud” monarchico-badogliano rappresentò semplicemente il ruolo di forza di “Polizia” ausiliaria agli ordini del governo militare degli Alleati.

Alla luce di questa lettura degli avvenimenti, lo Stato Fascista Repubblicano, acquisisce un diverso valore rispetto a quanto stabilito arbitrariamente dall’antifascismo, in una prospettiva di grandissimo rilievo, poiché esso rappresenta l’unico Stato legittimo di fatto e di diritto presente sul territorio italiano dal luglio ’43, vera e sola espressione della continuità statale, interrotta dal golpe monarchico-militare. La R.S.I., dunque, venne costituita quale unico possibile e legittimo Stato , acquisendo tutte le istituzioni preesistenti, nella misura in cui ciò fu possibile nella situazione straordinaria concretizzatasi col nuovo corso, modificando solamente quelle decadute per effetto della sovversione attuata dai golpisti monarchico-badogliani. La favola della “nascita per l’occasione” di un neo-fascismo, per l’appunto di un nuovo fascismo in versione repubblicana, sorto sulle ceneri del “defunto” Regime (“scioltosi come neve al sole”, è il ritornello propagandistico ripetuto da decenni), accreditata per prima dal “governo del Sud”, nonché dalle chiacchiere post-belliche antifasciste e neofasciste sulle “diverse forme” del Fascismo, dei “fascismi di destra o sinistra”, dipendentemente dai periodi e presumibilmente dal “trasformismo” di Mussolini, che hanno alimentato anche il mito delle “anime del Fascismo”, origine prima dell’interpretazione defeliciana sul “fascismo regime” e sul “fascismo movimento”, alla luce dei fatti storici qui presi in esame e, ci permettiamo di aggiungere, anche e soprattuto in virtù della documentazione politico-ideologica che come associazione “IlCovo-studio del fascismo mussoliniano” mettiamo pubblicamente a disposizione ormai da parecchi anni, rappresentano esclusivamente una invenzione antifascista!

Infatti la R.S.I., nell’ordinamento, risulta essere una Repubblica Presidenziale tale che la precedente “Monarchia del Presidente” si traduceva adesso nell’attribuzione contemporanea al “Duce della Repubblica” di entrambi i titoli di Capo dello Stato e di Capo del Governo, il tutto da ratificare ufficialmente a mezzo di una Costituente dopo la fine delle ostilità sul territorio nazionale. Inoltre, giustamente, nell’articolo della “Razòn Històrica” si evidenzia come la giurisdizione della R.S.I. non sia da ascrivere esclusivamente al territorio non invaso dagli alleati, ma anche in quello invaso. Tutto ciò proprio a motivo della illegittimità del cosiddetto “governo del sud”, nato da un golpe illegale poiché incostituzionale. Interessante anche la specifica dei tratti distintivi della Sovranità che può vantare lo Stato fascista repubblicano, del tutto assenti, invece, nel cosiddetto “governo monarco-badogliano”: istituzioni pubbliche, economiche, politiche e militari, nonché il possesso di una moneta sovrana; riconoscimento internazionale, da parte di alcuni stati e riconoscimento di fatto da parte di altri. Con la R.S.I. le Istituzioni dello Stato, già collassate sul territorio nazionale successivamente all’annunzio dell’armistizio con gli Alleati dopo l’8 settembre 1943, bene o male avevano ripreso a funzionare. La legislazione della R.S.I., in una situazione eccezionale e di emergenza, ha proseguito , nei limiti del possibile, la forma propria del Regime Fascista preesistente al 25 luglio 1943. Riguardo ad essa, va necessariamente notato come il cosiddetto “manifesto di Verona” del Partito Fascista (il quale aveva cambiato semplicemente una parte della propria denominazione, da “Nazionale” in “Repubblicano”, per gli ovvi motivi derivati dal tradimento monarchico, qualificandosi sempre e comunque aprioristicamente come “FASCISTA”) (2), fosse per sua stessa definizione un manifesto programmatico provvisorio, di cui lo Stato fascista repubblicano recepì ufficialmente solo alcuni punti. Il più importante dei quali fu quello inerente la legge sulla “Socializzazione delle imprese”. Al riguardo, era stato autorevolmente lo stesso Mussolini, però, a definire tale provvedimento legislativo non già una “rottura” rispetto ai venti anni precedenti di Regime, ma, esattamente al contrario, come perfettamente iscritto nel solco della ventennale azione legislativa svolta dallo Stato etico totalitario fascista (3), più precisamente come il passo consequenziale alla riforma varata  con la “Carta del Lavoro”, del 21 aprile 1927; cui era seguita la costituzione della “Camera dei Fasci e delle Corporazioni” e l’introduzione, a livello sindacale,  dei “Fiduciari di Fabbrica” (1939).

Tutto ciò a rimarcare necessariamente che, la R.S.I., in contrapposizione all’immagine diffusa dall’antifascismo, se da un lato rappresentò, ribadiamo, di fatto e di diritto, l’unico Stato legale presente sul territorio italiano dopo l’8 settembre ’43, dall’altra é innegabile che essa non fu affatto la negazione del Regime fascista né dell’ideologia del Fascismo, trasformatosi per l’occasione in chissà quale “socialismo”, sia pure dai contorni nazionali o addirittura peggio in una pallida imitazione del nazionalsocialismo hitleriano, tantomeno fu il catalizzatore politico di istanze eretiche rispetto alla Dottrina politica ufficiale del Regime, o peggio, di pulsioni anelanti ad un ritorno alla rappresentanza politica pluripartitica democratico-liberale, come il cosiddetto neofascismo si compiace di presentarla da decenni e come invece Mussolini negò sempre (4). Essa, invece, costituì molto più semplicemente la continuità dello Stato italiano e la prosecuzione, in una forma consapevolmente provvisoria dettata dalla straordinarietà delle contingenze storiche del momento, della ventennale esperienza del Regime totalitario Fascista.

IlCovo

NOTE

1) Affermare che la seduta del 24-25 luglio 1943 negli intenti degli uomini del Gran Consiglio prevedeva  in modo premeditato l’intento di far crollare il Regime Fascista, risulta essere una fesseria di proporzioni immani. Forse il solo Dino Grandi voleva farla finita col Fascismo per ritornare ad un pieno potere politico, oltre che militare come invece espressamente richiesto dai firmatari del suo ordine del giorno, nelle mani del re savoiardo. Invece, il reuccio imbelle e codardo col suo gruppo di fedeli accoliti militari colse la palla al balzo per realizzare il più disastroso e vergognoso colpo di Stato che la Storia abbia mai visto… lo stesso Giuseppe Bottai, nei suoi diari, così descrive dal suo punto di vista il senso politico di quell’ultima seduta del Gran Consiglio:

“11 SETTEMBRE 1946 — Torna il mio pensiero, in una volontà accanita di chiarificazione, a quella data, 25 luglio, e alle pagine che giorni orsono n’ho scritto ([23 agosto 1946]). Vi si espone non una “tesi”, ma il reale svolgimento degli atti, che condussero alla fine del Fascismo. Dico fine del Fascismo, e dovrei scrivere più esattamente, fine del “mussolinismo”, che ne fu la deviazione, consacrata da almeno due lustri di pratica di governo personale. Non dittatura, che ancora implica un concetto di legalità e legittimità, ma di potere personale, che si ha quando un uomo, investito legalmente, come Mussolini lo fu, d’autorità, sia pure grandissima, ma circoscritta, di continuo la sforza a illegali decisioni. Contro cotesto Fascismo il voto dei 19 fu esplicito; e non fu voto di antifascisti, ma di fascisti, amanti dell’idea e disgustati della sua contraffazione. Per taluni di essi fu tardiva resipiscenza; per altri riconferma, in extremis, d’un coerente atteggiamento critico. Per tutti, comunque, un gesto di coraggio, che merita rispetto: essi ben sapevano che in quel giorno si sarebbe messo tutto in discussione, aprendo una crisi totale dì regime. O rinnovazione, da operarsi mediante un’iniziale “restaurazione” delle leggi “fasciste” e un loro conseguente sviluppo verso l’attuazione di quella democrazia corporativa da esse invano prescritta; o dimissione storica, con tutte le conseguenze derivantine. Tra queste, di certo, nessuno dei 19 prevedeva che il Re, cui si restituiva in forma solenne la pienezza della sovranità, n’avrebbe fatto l’uso che ne fece. Né può ancora dirsi se fu più grave da sua parte l’avere sottoposto Mussolini a un arresto proditorio o l’avere permesso la, funesta all’Italia, esperienza di Badoglio. Disonorevole il primo atto, insipiente il secondo, perché la stessa Monarchia doveva perirne. Mancò al Re ogni acume politico. Non vide che Mussolini, un Mussolini riportato alle sue proporzioni di capo del governo, e non dello Stato, di capo politico, e non militare, avrebbe operato lo “sganciamento” dai tedeschi assai più facilmente e abilmente, che non Badoglio: questi non poteva esser dinnanzi ai tedeschi che un “traditore” della riconfermata alleanza; quegli, era l’uomo ingannato e di continuo scavalcato dalla diplomazia germanica, era il “tradito”. Scelse il Re, tra il buon gioco e il cattivo gioco, il cattivo. Né, ancora, vide che il Fascismo non poteva essere storicamente risolto che in due modi: o “fascisticamente” o “antifascisticamente”; cioè a dire: o mediante una revisione a fondo, rigorosa, coraggiosa, operata dagli stessi fascisti; o mediante un taglio reciso, violento, rivoluzionario. Badoglio non poteva essere l’uomo né dell’uno né dell’altro: formalmente fascista, non aveva il prestigio della purezza ideale necessaria a un rovesciamento totale di posizioni; sostanzialmente antifascista, non conosceva neppure l’abbiccì del sistema costituzionale da correggere e liquidare”.

Giuseppe Bottai, Diario 1944-1948, Milano, 1999, Rcs Libri, pp. 449-450.

2) In tal senso, le parole pronunziate dal Duce nel suo ultimo discorso pubblico sulla questione furono inequivocabilmente perentorie:

“Il giorno 15 settembre il Partito Nazionale Fascista diventava il Partito Fascista Repubblicano. Non mancarono allora elementi malati di opportunismo o forse in stato di confusione mentale, che si do­mandarono se non sarebbe stato più furbesco eliminare la parola « fascismo », per mettere esclusivamente l’accento sulla parola « Re­pubblica ». Respinsi allora, come respingerei oggi, questo suggeri­mento inutile e vile. Sarebbe stato errore e viltà ammainare la nostra bandiera, con­sacrata da tanto sangue, e fare passare quasi di contrabbando quelle idee che costituiscono oggi la parola d’ordine nella battaglia dei con­tinenti. Trattandosi di un espediente, ne avrebbe avuto i tratti e ci avrebbe squalificato di fronte agli avversari e soprattutto di fronte a noi stessi. Chiamandoci ancora e sempre fascisti, e consacrandoci alla causa del fascismo, come dal 1919 ad oggi abbiamo fatto e continueremo anche domani a fare, abbiamo dopo gli avvenimenti impresso un nuovo indirizzo all’azione e nel campo particolarmente politico e in quello sociale”.

Benito Mussolini, Opera Omnia, vol. XXXII, p. 129

3) Come già sottolineammo, proprio nel nostro primo lavoro (Cfr. L’identità Fascista, p.146), Mussolini si pronunciò al riguardo in modo chiaro ed inequivocabile, sempre nel medesimo “Discorso al Teatro Lirico di Milano” del dicembre 1944:

“Dal punto di vista sociale, il programma del fascismo repubblicano non è che la logica continuazione del programma del 1919: delle realizzazioni degli anni splendidi che vanno dalla Carta del Lavoro alla conquista dell’impero. La natura non fa dei salti, e nemmeno l’economia. Bisognava porre le basi con le leggi sindacali e gli organismi corporativi per compiere il passo ulteriore della socializzazione”.

Benito Mussolini, Opera Omnia, Ibidem.

4) Mussolini nel mese di dicembre 1944 torna per ben due volte a ribadire l’inutilità di un ritorno al pluripartitismo e la necessità del Partito Fascista quale partito unico dello Stato italiano: la prima volta, in modo articolato sulle colonne del Corriere della Sera nell’articolo del 3 dicembre intitolato “Il sesso degli angeli”; la seconda volta nel “Discorso al Teatro Lirico di Milano”del 16 dicembre (Cfr. Opera Omnia, vol. XXXII, p.120 e p. 126.

IL SESSO DEGLI ANGELI

Narrano gli storici che nel momento in cui i turchi serrarono sotto per prendere Costantinopoli, l’odierna Istanbul, i bizantini erano riuniti a discutere se gli angeli avessero un sesso e quale. C’è venuto in mente questo episodio, vero o falso che sia, leggendo in un giornale subalpino un articolo nel quale, tra un mucchio di ar­gomenti disparati, viene discusso il problema dell’esistenza o meno di partiti nella Repubblica Sociale Italiana. L’autore è favorevole all’esistenza di tutti i partiti, e non solo a guerra finita, quando sapremo che cosa sarà dell’Italia, ma subito, come se l’Italia repubblicana non avesse niente altro di meglio da fare, in questo momento, che imitare le buffonerie di antico stile che sol­lazzano a Roma i rimasugli della vecchia classe dirigente italiana.

Facciamo osservare:

  1. — Che una grande Repubblica che fa molto parlare di sé e che si chiama socialista, come Piero Parini e altri vorrebbero che la Re­pubblica Sociale Italiana si chiamasse, ci riferiamo alla Russia di Stalin, non ha mai ammesso l’esistenza di un partito che non fosse quello comunista. E quando nel seno dello stesso Partito ufficiale si sono appalesate tendenze eterodosse, Stalin ha adottato un sistema molto spiccio per decapitare nel nascere qualsiasi altro partito: ha decapi­tato coloro che lo volevano formare.
  2. — Se si prende in esame un’altra potente Repubblica, quella di Roosevelt, si deve convenire che solo in apparenza è ammessa l’esistenza di molti partiti, ma in realtà non ve ne è che uno solo: quello che sta al potere e che come fanno i lombrichi si divide in due parti, al fine di evitare che allo scadere del quadriennio presidenziale il dialogo si riduca a un monologo, il che renderebbe la lotta elettorale troppo monotona e quindi senza interesse.
  3. — Nella democratica Inghilterra esistono i partiti ? Di fatto due soli, dopo la virtuale estinzione del Partito Liberale. Ebbene, durante questa guerra, anche questi due partiti sono diventati praticamente un solo partito.
  4. — Non si capisce perché si dovrebbe ammettere l’esistenza nell’Italia repubblicana di quegli stessi partiti che hanno consegnato, l’8 settembre, l’Italia al nemico, che si sono prostituiti e si prostitui­scono al nemico, che danno lauree ad honorem ai generali responsabili delle distruzioni indiscriminate delle città italiane e delle bestiali stragi di donne e bambini, e che conferiscono la cittadinanza onoraria di Roma all’affamatore del popolo italiano (parliamo di Roosevelt); non si capisce, dicevamo, perché si dovrebbe concedere il diritto di cittadi­nanza a quegli stessi partiti che nell’Italia invasa non solo impediscono ogni attività del Partito Fascista, ma lo considerano extra-legge. I fa­scisti, che nell’Italia meridionale soffrono, sono incarcerati, perse­guitati e vilipesi, avrebbero ragione di domandarsi i motivi del tratta­mento di particolare favore che nell’Italia repubblicana, sempre secondo Piero Parini e altri, dovrebbe essere riservato ai partiti antifascisti. Vi sarebbero molte cose da dire in tesi teorica, ma ripetiamo che non ci sembra questo il momento di discutere sul sesso degli angeli.

Ci limitiamo a far osservare all’articolista, per quanto riguarda il suo nebuloso progetto di una reggenza temporanea, che simili dilet­tantistiche elucubrazioni sono fuori della realtà e della logica. Un giornale, polemizzando, ha parlato di un « invito al meretricio ». Forse ha esagerato. Si potrebbe parlare invece di « invito all’alibismo », probabilmente per ragioni di carattere strettamente personale e so­prattutto come prova di confusione dei cervelli. Evidentemente c’è qualcuno che cerca di documentare la propria duttilità politica. Ma si illude anche in questo. In questi ultimi tempi si è parlato chiaro. Coloro che accettano il nostro programma, che si riassume nel preciso trinomio mussoli­niano ( Italia, Repubblica, Socializzazione), potranno lavorare con noi, fuori o dentro le nostre file, tesserati o non tesserati. Mussolini parlò chiaro ai camerati della Resega il 14 ottobre. Pavolini fece altrettanto a Milano il 28 ottobre, avocando specificata­mente socialisti e repubblicani che tale trinomio accettassero. Più delle parole valgono i fatti. Questa politica è già applicata nelle amministrazioni comunali, anche in grandi città, come, ad esempio, Venezia. Più in là non si può e non si deve andare, per rispetto ai nostri caduti, per doverosa solidarietà coi fascisti delle terre invase, per la nostra stessa dignità personale. E più in là non andremo!

Dal Corriere della Sera, N. 289, 3 dicembre 1944, 69°.

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Atto di accusa verso “l’Europa Demoliberale pluto-massonica” bugiarda e assassina!

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Da quando è nata la nostra associazione, i fascisti de “IlCovo” denunciano senza sosta l’ipocrisia della “grande menzogna” costituita dal Liberalismo, così come l’immoralità dei “sacri e immortali principi dell’89” e delle presunte  “magnifiche sorti e progressive”. Tutto ciò che di male, di tragico, vediamo e viviamo nel mondo d’oggi, risulta diretta e innegabile emanazione di tali tremendi e distruttivi principi politico-filosofici. Dunque, noi abbiamo fatto di tale battaglia un segno innegabilmente distintivo, basandoci sulla formazione Politico-Dottrinaria propria del Fascismo . Tutto ciò non costituisce, quindi, una “novità” per chi ci segue. E’ però interessante vedere cosa sta accadendo, nel completo silenzio dei media asserviti ai pluto-massoni mondiali, a seguito delle immani tragedie provocate dall’aggressione allo Stato Sovrano Siriano, o persino all’Iraq “post-baathista” (per completare il “lavoro” di distruzione).

Ebbene, si diffonde finalmente una presa di Coscienza, che potrebbe essere definita anche “vasta”, considerando le condizioni di assoggettamento e lobotomizzazione imperante in cui viviamo, da parte di elementi, istituzioni e/o gruppi sociali che solitamente sono megafoni della “versione ufficiale”. Rimangono, ovviamente, posizioni minoritarie, all’interno di tali realtà che genericamente sono saldamente allineate alla versione dei pluto-massoni di varia nazionalità e provenienza sociale.  Ma sono posizioni di una certa rilevanza, anche numericamente in aumento, dunque degne di nota. Ne segnaliamo tre, di grandissimo spessore e importanza, sia per la provenienza, che per la materia trattata in tali interventi. Riguardano la già citata guerra di aggressione alla sovranità siriana, che però analizzano anche, più in generale, la situazione di quella regione martoriata, nonché le dinamiche politico-militari conseguenti all’aggressione subita dallo Stato siriano. Considerando anche, e diremmo soprattutto, i motivi reali del disastro posto in essere dalle ” demo-plutocrazie” occidentali e dai loro alleati nell’area geografica in questione. Il primo Atto di Accusa è costituito da una lettera, che citeremo in alcuni brani ma che consigliamo di leggere per intero (qui) . Ebbene, si tratta della lettera di un prelato fiammingo “naturalizzato” Siriano. La lettera ha grande rilevanza, anche alla luce delle stragi di Bruxelles, ennesimo dramma indotto dagli stessi burattinai occulti che il giorno dopo hanno versato la canonica “lacrima di coccodrillo”. Il prelato in questione, scrive al Ministro degli Esteri belga. Egli accusa esplicitamente l’Europa, e il Belgio in modo specifico, di collaborare con gli stragisti, di provocare e armare le guerre “estere” di aggressione, e addirittura di propalare menzogne e disinformazione nei media ufficiali occidentali.  Ciò appare di un rilievo ancora maggiore, se non bastasse, poichè il prelato risultava essere da principio in modo manifesto pregiudizialmente contro il regime Siriano, prima che si stabilisse a Damasco. Oggi, dopo il suo personale precorso culturale e dopo 5 anni di guerra di aggressione vissuta in prima persona, ribalta, letteralmente, il suo giudizio negativo. E così egli ci conferma indirettamente, ancora una volta, anche il perché delle cosiddette “Primavere arabe” che, come avevamo già accennato (qui), avevano quale scopo quello di colpire il Baathismo, garantendosi l’accesso e l’influenza piena alle risorse economiche e strategiche della Siria. Il prelato, infatti, scrive (cit): “Ero arrivato con molti pregiudizi e sospetti. Il contatto con la popolazione e il paese, tuttavia, mi ha fatto subire uno shock culturale. È vero, le libertà individuali e politiche in Siria non sembravano molto grandi e neanche così importanti (nel frattempo ci sono stati grandi cambiamenti come la creazione di un sistema pluripartitico). Ma dall’altra parte c’era una società armoniosa composta di molti gruppi religiosi ed etnici diversi , che già da secoli convivevano in pace. Inoltre c’era l’ospitalità orientale generosa e una sicurezza molto grande, che non abbiamo mai conosciuto nel nostro paese. Furti e violenze erano praticamente inesistenti. Il paese non aveva nessun debito e non c’era nessun senzatetto. Al contrario, centinaia di migliaia di rifugiati dai paesi circostanti erano stati accolti e anche mantenuti come se fossero veri cittadini. Per di più, la vita quotidiana era anche molto economica, come anche gli alimenti. Le scuole, le università e gli ospedali erano tutti gratis, anche per noi stranieri che appartenevamo ad una comunità monastica siriana, come noi stessi abbiamo sperimentato.”
Abbiamo voluto evidenziare alcuni termini particolari, che descrivono genericamente alcuni principi-cardine del modello dello Stato Total-Unitario a Partito Unico la cui matrice va ricercata nell’esperienza ITALIANA FASCISTA. Gli strumenti elencati dal prelato, sono tipici della concezione Statale la cui paternità spetta al Fascismo mussoliniano. La dottrina del Baath, siriano o di altra nazionalità, ha garantito per decenni un modello di Stato stabile e armonioso in Egitto, Libia, Iraq, Siria, costituendo un riflesso (in verità pallido!) della concezione etico-corporativa perorata da noi fascisti. Ovunque vi sia una forma Statale diversa dal demo-liberalismo parlamentare pluripartitico, nel sedicente “occidente democratico” aprioristicamente viene associata in modo propagandistico al più turpe crimine “contro l’umanità”, al conculcamento di ogni “diritto elementare”: in questo modo si ottiene l’appiattimento e l’assoggettamento anche della pubblica opinione, che così perora meccanicamente la presunta “libertà” degli altrettanto presunti “oppressi”. I quali non sono affatto chiamati in causa in tale “liberazione” ! Difatti sono i cosiddetti “Liberatori” gli unici a sapere se tali soggetti siano o meno oppressi! E se essi non si sentono tali, peggio per loro! Lo devono essere per forza! Ogni forma di Stato diversa dalla forma demoliberale di marca anglo-sassone, è per definizione dogmatica degli stessi “democratici”, una tirannia potenzialmente genocida! Dunque, se ne faccia una ragione chiunque abbia idee diverse al riguardo! Questo è il messaggio diffuso a tutto il mondo.

Il prelato, in tal modo, ha avuto questa tremenda conferma, vissuta sulla sua stessa pelle: Nel frattempo era scoppiata una guerra terribile. Con i nostri occhi abbiamo visto come stranieri (non Siriani) hanno organizzato manifestazioni di protesta contro il governo. Questi hanno fotografato e filmato le loro stesse manifestazioni, che in seguito sono stati riprese e distribuite – dalla stazione TV  Al Jazeera in Qatar – e cosi in tutto il mondo con il falso messaggio che il popolo siriano si stava ribellando contro una dittatura. Questi stranieri hanno poi invitato i giovani del nostro villaggio ad unirsi a loro. Ci sono stati attentati e omicidi nelle cerchie sunnite e cristiane per dare l’impressione che si trattasse di una vendetta simile ad una guerra civile interna. Nonostante questi tentativi di provocare odio e caos, il popolo siriano è rimasto unito. Come una famiglia unita, i siriani hanno protestato contro i gruppi terroristici stranieri e contro i paesi che li supportano.”

Nel cuore della lettera, il prelato arriva a chiedere al ministro belga, se vuole contribuire a distruggere il popolo Sovrano della Siria, armando e addestrando i ribelli, insieme alle altre nazioni coinvolte (Vedi Turchia): “Sulla base di bugie grossolane, Lei collaborerà  ad uccidere e distruggere ulteriormente questo popolo, contro ogni diritto internazionale e contro la dignità umana [che non è conculcata dal Baath, ma dai “Liberatori”!]? I campi dei rifugiati devono diventare ancora più grandi? Volete buttare un intero popolo in una miseria senza speranza solo perché le superpotenze vogliono costruire un “pipeline” e vogliono anche impadronirsi del petrolio, del gas e altre ricchezze naturali e vogliono conquistare il territorio della Siria per la sua posizione molto strategica?”

La lettera di questo prelato Cattolico Romano, naturalizzato Siriano, fa eco ad un altra, stavolta di un prelato ITALIANO, vicario apostolico emerito di Aleppo. Il gerarca, ha tenuto vari convegni sulla guerra in Siria, ed ha scritto quanto segue (qui):

“La ragione di questa guerra è da ricercarsi nell’interpretazione della legge predominante in quei paesi [che la finanziano, ndr]. Il Signor Bashar Al Assad aveva instaurato nel suo paese un governo a carattere laico, che è in netto contrasto con il sistema di quelle regioni...E così siamo finiti nelle mani di un terrorismo di carattere internazionale, ma sempre pagato e sostenuto da chi ha soffiato sul fuoco della cosiddetta ‘dittatura’ (gli stessi terroristi hanno fatto il nome dei paesi medio orientali che li finanziavano), dei cosiddetti ‘diritti umani’ e tutti hanno seguito questo coro…La conseguenza di tutto ciò è che siamo caduti in mano a varie categorie di terroristi che si potrebbero semplicemente definire mercenari seminatori di morte…Chi ha creato ISIS? Un personaggio che fino ad un paio d’anni addietro era l’incontrastato dominatore in Medio Oriente oggi ha il coraggio di scrivere che: purtroppo la creatura che abbiamo messo al mondo ci è sfuggita di mano e la dobbiamo combattere… Anche un ragazzino comprende che ISIS fa tutto questo non solo per crearsi il proprio califfato, ma anche per spodestare il presidente Assad, e questo è l’obiettivo della cosiddetta opposizione al Regime (che la chiamiate opposizione moderata o fondamentalista, tutti vogliono la stessa cosa), e in conseguenza di tutto ciò avremo che le file di Isis si ingrosseranno anche degli ultimi arrivati, preparati ed armati da 40 Stati della cosiddetta Coalizione [ovvero, della NATO, ndr.]. ” 

Che queste cose vengano scritte da noi fascisti, può essere normale. Ma il fatto che vengano proclamate da uomini o istituzioni notoriamente “allineate” al pensiero “debole” dominante, è molto interessante. Anche perchè notiamo che gli uomini in “buona fede”, constatando i fatti, vengono quasi obbligati a riconoscerne la portata devastante.

Vogliamo chiudere questo nostro articolo con la testimonianza del noto economista politologo statunitense, Luttwak. Le dichiarazioni che egli fa, sono di una gravità incredibile. Affermate anche in diretta televisiva sulle reti generaliste (https://www.youtube.com/watch?v=UeOnBFIqDKg&feature=youtu.be). L’analisi dell’origine Wahabita del “Califfato” (culturalmente  turco-saudita-qatariano, ovvero allineato alla NATO) è incontrovertibile. Ma ciò che è allucinante, per la gravità dell’affermazione, non per l’impensabilità della stessa, riguarda la “soluzione” proposta dal “dotto” politologo statunitense: “lasciamoli fare!”… “Noi non siamo il nemico per loro, lo diventiamo se ci immischiamo! Che facciano il loro stato!” Ecco cosa gli Stati Uniti, la NATO, la Turchia, i Sauditi, ecc, ecc, vogliono ottenere. A spese degli Stati Nazionali di quella martoriata Regione e  dei Popoli dell’area, della sicurezza e stabilità del mondo, si vuole ottenere un mega-emirato, vassallo della NATO affinché quella Regione foraggi plutocrati pescecani senza scrupoli, a spese di tutti !  La cosiddetta “UE”, rappresenta lo scendiletto mediterraneo di questa ignobile strategia, a cominciare dalla migrazione indotta, appositamente studiata per generare squilibri e disastri controllati e per affrettare la costituzione del mega-emirato “unito”. E quando al “dotto” politologo, viene chiesto che ne sarà “dei massacrati” dei perseguitati, “soprattutto Cristiani”, egli fa spallucce! Sul trono del cinico pragmatismo egemonico democratico, i massacri sono da contemplare sempre. Del resto è lo scotto arbitrario che ci è vien fatto pagare dalla fine della II guerra mondiale.

In questo contesto si inserisce la battaglia che si sta combattendo in queste ore per Aleppo. La posizione attendista di Mosca, che non voleva scartare la via diplomatica, anche se è semplicemente un puro formalismo per coprire le altre mire in gioco, è conclusa. Assad ha indetto, nel frattempo, un plebiscito, con grande tempismo politico, che lo ha visto stravincere. Questo lo legittima nuovamente al tavolo delle trattative, se ce ne fosse mai stato bisogno. La CIA ha, nel frattempo, riarmato i cosiddetti “oppositori” al Regime siriano, tra cui Daesh fra i primi. Dunque Putin ha rotto gli indugi, e Assad ne ha beneficiato in immediato (qui).

Sotto i nostri occhi, la consapevolezza della deplorevole strumentalità, del doppiogioco e della vergognosa campagna egemonica demoplutocratica, non è più una chimerica ipotesi complottista, ma un’amara ed innegabile verità di fatto, che rivela platealmente quanto il mondo che ci viene quotidianamente messo innanzi agli occhi dai media ed i suoi presunti valori di libertà siano solo una sequela interminabile di ignobili falsità.

Dobbiamo fare un passo innanzi e riprendere in mano il nostro destino, unendo gli sforzi di tutti gli uomini di buona volontà nel segno del Fascismo di Benito Mussolini, il cui ricordo incancellabile deve fungere da sprone nella lotta immane alla quale siamo necessariamente chiamati, poiché non esiste altra alternativa  ad esso se non la schiavitù plutocratica.

IlCovo

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Carlo Costamagna: il Soggetto dello Stato fascista

25%20luglio%201944%201La “Biblioteca del Covo”, nella ricorrenza del 21 aprile , “Natale di Roma”, festa della Civiltà, pubblica un estratto dell’opera fondamentale di Carlo Costamagna sulla Dottrina del Fascismo, quale ulteriore approfondimento riguardo la Logica Fascista della Dottrina dello Stato. Dottrina armonica e complessa, ma allo stesso tempo assolutamente ragionevole, e soprattutto alta e originale. Costamagna esplica la sostanza Etico-Organica, gerarchica, della dottrina dello Stato, contrapponendola giustamente alla visione demo-liberale dello Stato “individualista”, alla concezione del “contratto sociale”, dunque risolvendo definitivamente il problema del rapporto cittadino-Stato, che egli, sulla base della Dottrina Fascista, non evidenzia come basato sulla contrapposizione dei due termini, la cui vita sarebbe frutto di un “compromesso sociale” , bensì concependo la cittadinanza come parte dell’Organismo dello Stato. Il Cittadino è, dunque,  membro volontario, attivo e consapevole dello Stato-Nazione concepito dal Fascismo. Dunque lo Stato è un Soggetto formato dalla cittadinanza, ordinata gerarchicamente. L’individuo non è un atomo astratto, non è frutto di una convivenza con altri individui, disciplinata presumibilmente dallo “Stato oggetto”, degradato ad ente burocratico che avrebbe l’unico compito di supervisionare alla delimitazione delle prerogative individuali, bensì è membro nodale, partecipe della vita del Soggetto Stato e dei suoi Superiori Fini. I quali fini sono stabiliti dalla sua propria Civiltà in divenire. L’approfondimento costamagnano si sofferma sui concetti di Popolo,  dello Stato-Nazione, della “Razza” o “Stirpe” e dell’Impero, tutto alla luce della peculiare concezione fascista. In modo molto chiaro, il documento evidenzia il significato che il Fascismo assegna ai termini in questione, il cui uso, al tempo, risentiva del predominio delle dottrine materialistiche come il liberalismo ed il positivismo. In particolar modo, il Fascismo, essendo una concezione anti-positivistica, come specificato nella Dottrina, assegna alla “Razza” una valenza diversa rispetto alla visione antropo-biologica. Anzi, va sottolineato senza mezzi termini che Costamagna entra in polemica con la concezione positivistica del razzismo nazionalsocialista, che non può soddisfare nè l’analisi politica, nè il problema della giustizia fra i popoli e che non risponde a domande chiare sulla civiltà dei popoli, e non ne spiega la complessità. In una parola, la razza come concepita dal positivismo, non è l’elemento la cui presunta “purezza” garantirebbe l’equilibrio e la giustizia tra i popoli che hanno scelto le rivoluzioni nazionali. Poiché, secondo la Dottrina del Fascismo, non è la razza ad essere l’orgine del Popolo-Nazione, ma è la Civiltà dello Spirito ad esserlo. E dunque, in questo modo, Costamagna evidenzia la grandezza della Civiltà Fascista, erede di ROMA, che arriva a sintetizzare la dottrina degli “Aggregati imperiali”, sulla base del proprio Organicismo Etico. Ovvero la concezione di una “Etnarchia Imperiale”, costituita non su di una base biologica, non da una stirpe materiale, ma da una Civiltà spirituale “aggregante”, la cui unica discriminante per appartenervi  sta nella sua condivisione, e dunque nella sua diffusione…BUONA LETTURA!

Il file PDF è scaricabile al seguente link:Il Soggetto dello Stato – Costamagna

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Credere, Obbedire e Combattere: Decennale di guerra del Covo allo “spirito borghese”!

clip_image001Dieci anni, ovvero due lustri trascorsi dall’aprile 2006, da quando demmo vita all’associazione “IlCovo-studio del fascismo mussoliniano” ( qui ). Tempo di una certa maturità, che abbiamo percorso in mezzo a grandi prove. Tempo da ricordare, senza per questo voler celebrare. Ciò che ci preme qui rimarcare, infatti, è che quanto abbiamo affrontato e che affronteremo, costituisce comunque l’archetipo della prova che aspetta tutti coloro che ancora si ostinano a voler Credere. Credere in una Volontà Superiore, che deve essere Guida per una vita piena, dunque da vivere all’insegna del vero e del giusto. Credere in Colui che è Padre di questa Volontà, di questo Logos: DIO. Credere nella possibilità di rendere il Mondo una Casa Comune “Logica”, sviluppando ciò che ci ha donato l’Unica Civiltà Giusta e Vera, quella latina euro-mediterranea. Credere, dunque, senza dubbi e tentennamenti  nella bontà del Fascismo mussoliniano, che di questa Civiltà costituisce il coerente sviluppo e l’unico baluardo, Obbedendo in modo integrale, radicale, intransigente alla Dottrina che esso ci ha tramandato, Combattendo contro il vero e unico nemico dell’Italia e del mondo che si annida nell’animo di ogni uomo: lo spirito borghese. E’ a causa di questo nemico, che è determinato da una peculiare concezione politico-filosofica, che l’Italia e il mondo sono preda del caos più oscuro! E’ per colpa di questo nemico, manifestazione tangibile del Male, che siamo stati precipitati in una tremenda apocalisse. E’ per questo nemico che la giusta reazione tarda a manifestarsi. E noi, in qualità di fascisti, avendo ben identificato tale nemico terribile, abbiamo deciso di armarci ideologicamente per combatterlo… e questa guerra, che ormai combattiamo da un decennio, ha comportato grandi sacrifici, che abbiamo deciso di accettare di buon grado. Perchè sappiamo, ne siamo convinti fermamente, che tale guerra necessaria non si può vincere se non abbattendo lo “spirito borghese”, contrastando questo orribile veleno che intossica i cuori e le menti di ogni uomo e donna. E’ tale “spirito borghese” che dirige le scelte scellerate dei plutocrati mondiali, massoni, pescecani. Tutta la Dottrina del Fascismo è incentrata sull’antitesi netta, irrimediabile, inconciliabile allo “spirito borghese”, come dimostra il seguente documento politico, elaborato nell’ambito della Scuola di Mistica fascista. Il Quaderno si intitola proprio “IL BORGHESE” (anno 1941). In virtù dell’esegesi compiuta in questo documento ufficiale della Scuola diretta da Niccolò Giani e proprio in merito alla basilarità della guerra allo “spirito borghese” portata avanti nella Dottrina del Fascismo, abbiamo deciso, per festeggiare questo nostro decennale, di riproporre il testo del suddetto “Quaderno” ( qui ). Vogliamo qui riportarne un piccolo brano per confermare, ancora una volta, la nostra Volontà nel ribadire in modo perentorio tale  “dichiarazione di Guerra”: “…nel 1931, Mussolini affermava: “ questa concezione filistea piccolo-borghese della Rivoluzione fascista è da respingere come una parodia e un insulto” e ancora più crudamente nel 1934: “un pericolo tuttavia può minacciare il regime: questo pericolo può essere rappresentato da quello che viene chiamato “spirito borghese”, spirito cioè di soddisfazione e di adattamento tendenza allo scetticismo, al compromesso, alla vita comoda, al carrierismo”. Quando si parla di borghesia, quindi, bisogna chiarire il significato e il valore di questa parola. Non sarebbe inopportuno, ad evitare confusioni, volendo definire la borghesia in senso economico, indicarla come ceto; il ceto richiama infatti il concetto di fattore economico, mentre la categoria ha più che altro una portata sociale. È certo quindi che la borghesia economica deve tessere distinta dalla borghesia morale, e che la borghesia non deve grossolanamente essere qualificata come nemica del Fascismo. In merito poi dalla seconda meno appariscente confusione, il borghese morale ha nei confronti dell’economia un complesso di sentimenti e di risentimenti che non coincide sempre, e talvolta è anzi in contrasto con quello del borghese economico. La Borghesia categoria morale tende a diventare, se non lo è, ceto economico , o a restare tale se lo è. Il Borghese Morale, anche se non è agiato, vede il danaro come la misura degli uomini. Egli non conosce e non crede alla forza dello spirito e del sentimento.Tali atteggiamenti sono del borghese morale, ma non si riscontrano sempre nel Borghese economico, a meno che egli non sia nel tempo stesso un borghese morale. Si è visto sin qui quali relazioni esistano o possano esistere, tra l’economia e la borghesia e si sono poste alcune indispensabili distinzioni. La Rivoluzione Fascista, al di fuori e al disopra delle contraddizioni e delle chiarificazioni, considerata nei suoi diversi piani, storico, economico e morale, è il superamento e la negazione della borghesia, di quella morale e di quella economicia. E’ il superamento nell’ ordine storico, perché il Fascismo non governa a nome di una classe, del ceto di mezzo, ma a nome di tutte le classi e categorie, in nome della Nazione. Il Fascismo ignora le divisioni sociali: la Società nazionale è un corpo unico; la divisione delle classi non ha senso e non ha valore nella vita dello Stato Fascista. E’ superamento nell’ordine economico, perché le limitazioni della proprietà privata e della iniziativa individuale son tali da avere trasformato il concetto e il valore della proprietà privata e della iniziativa individuale. Il Corporativismo, sul terreno economico, supera e nega la borghesia come ceto, ma anche la borghesia come categoria morale. La proprietà privata ha acquistato nella Rivoluzione Fascista una funzione sociale: il Fascismo si è sganciato dalla assolutezza del diritto romano. Con il corporativismo il Fascismo, ha ucciso il liberalismo economico. L’ iniziativa individuale non è più il libero arbitrio, ma l’esercizio di un diritto che non può intaccare, compromettere o diminuire gli interessi generali e collettivi che compongono la Nazione. La Rivoluzione Fascista è poi la negazione della borghesia nell’ordine morale, perché il Fascismo poggia sulla dinamica, crede nella santità e nell’ eroismo, afferma la morale guerriera, potenzia la personalità individuale. Il Fascismo è per la vita dura, per il pericolo, per il disinteresse, per il sacrificio. Il Fascismo in tutti e tre questi ordini, storico, economico, morale, vive e si impone con un segno comune, essendo il superamento e la negazione della borghesia. E’ negazione e superamento della borghesia, perché il Fascismo crede in quel “valore” che è la Nazione non come somma del popolo ma come Ente superiore agli uomini, a quelli che furono a quelli che sono e a quelli che saranno; come una realtà che chiede rinunce, abnegazione e dedizione. Lo Stato Fascista-corporativo ha infatti un valore spirituale perché, con il senso dell’interesse collettivo e generale, spinge a superare l’interesse individuale ed egoistico che è nel fondo degli uomini. La soluzione della questione sociale non è un fatto di interesse singolo o di categorie, non si risolve con una serie di provvidenze a favore di date categorie di prestatori d’opera, ma è un atto intrinseco alla Rivoluzione, è la Rivoluzione stessa in cammino verso una più alta giustizia sociale. Accorciare le distanze vuol dire, anche sul terreno economico, superare la borghesia come ceto e distruggerla come stato d’animo. L’azione che tende alla soluzione della questione sociale è generale, visibile e invisibile: può anche non apparire talvolta con fatti esterni, ma essa sostanzia tutta l’azione del regime, è l’idea che partecipa a tutti gli atti dello Stato e della Rivoluzione. Per tale aspetto profondo ma normale della azione rivoluzionaria del Fascismo, non si può dire che la soluzione della questione sociale interessi una categoria o un gruppo, una o più classi, che agisca su una parte, o tenda a modificare e a elevare gli strati più bassi della società nazionale, ma si deve affermare che essa investe tutte le categorie e tutte le classi tutti i ceti di ogni ordine e grado, in senso benefico e potenziatore. Si crea così uno spirito, un’atmosfera sociale di collaborazione che è intrinsecamente necessariamente azione. In tale atmosfera il borghese muore. Ecco perché il borghese è l’antirivoluzione” … ed ecco perchè noi de “IlCovo” siamo  in guerra PERENNE con la concezione “Borghese”! Perchè vogliamo la VERA E UNICA RIVOLUZIONE!

IlCovo