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CONFERENZA STORICO-POLITICA DEL COVO A NOVEMBRE 2019

Siamo lieti di informare i nostri lettori che l’Associazione culturale “IlCovo” organizzerà per il prossimo mese di Novembre 2019, una conferenza storico-politologica dal titolo “STRATEGIA DELLA TENSIONE PERMANENTE! – L’odio politico fomentato artificiosamente come mezzo di assoggettamento del popolo italiano e distruzione del tessuto culturale e sociale nazionale.” Nelle prossime settimane forniremo gli ulteriori e necessari dettagli inerenti il giorno, il luogo e l’orario in cui si svolgerà l’evento. Invitiamo fin d’ora a contattarci tutti coloro i quali fossero interessati a presenziare, scrivendoci all’indirizzo di posta elettronica del blog (QUI), in quanto la partecipazione sarà a numero chiuso.

IlCovo

 

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ADDIO PROFESSORE!

Conoscemmo epistolarmente il professor Anthony James Gregor (in realtà il suo cognome era Gimigliano, essendo figlio di italiani emigrati negli Stati Uniti) nel 2007. Fu lui il primo docente accademico a recensire la prima edizione del nostro lavoro su “L’Identità Fascista”. Per anni, da allora, fu un continuo via vai reciproco di missive, dove noi ci consideravamo idealmente gli allievi, mentre egli incarnava perfettamente il doppio ruolo ad un tempo di mentore (disposto ad ascoltare e discutere pazientemente le nostre argomentazioni) ma anche di pungolo, che di continuo ci spronava nell’incentivare la nostra attività di ricerca storica, avendo ben chiare le difficoltà in mezzo alle quali sviluppavamo il nostro operato, ben sapendo chi siamo e cosa rappresentiamo. Anche quando, in seguito (come avviene per  gli allievi ligi che hanno ben appreso la lezione ed hanno qualcosa di originale da aggiungere) fummo pronti ad andare più in là rispetto ai suoi stessi insegnamenti che, col dovuto rispetto, finimmo così per contestare apertamente. Ciononostante, essendo stati in Italia i primi in assoluto dagli Anni 80 del secolo scorso a rivalutare il suo lavoro storiografico sul Fascismo (spesso sminuito o deliberatamente ignorato dai pavidi ed interessati “soloni” accademici nostrani!), considerandolo il punto di partenza imprescindibile per chi si dedica allo studio di tale fenomeno politico, fummo oltremodo onorati di poter ripubblicare nella nostra collana editoriale della “Biblioteca del Covo” tre dei suoi lavori principali, tra cui di sicuro il più importante di tutta la sua lunghissima carriera, ossia “L’Ideologia del Fascismo – il fondamento razionale del totalitarismo”. Sebbene, alcuni anni dopo, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, tale sodalizio si concludesse bruscamente, tuttavia, siamo rimasti sinceramente colpiti nell’apprendere improvvisamente della sua morte, avvenuta lo scorso primo settembre 2019. Sentiamo, pertanto, il preciso obbligo morale di ricordare e ringraziare Anthony James Gregor per quanto ha fatto per noi. Vogliamo ricordarlo professionalmente per come tratteggiammo di recente il contributo e l’importanza del suo lavoro che maggiormente ne segnò la carriera. Forse, un giorno, se Dio vuole, nell’altra vita riusciremo nuovamente a discutere e chiarirci definitivamente in amicizia. Addio professore… anzi, arrivederci!

IlCovo

L’interpretazione del Fascismo secondo A.James Gregor

In particolare, sono stati tre i lavori che, a partire dalla fine degli Anni 60 del Novecento, hanno impresso una svolta decisiva negli studi sull’ideologia fascista: in ordine di tempo e di importanza, L’ideologia del Fascismo – il fondamento razionale del totalitarismo, pubblicato nel 1969 dallo statunitense A. James Gregor; Le origini dell’ideologia fascista, 1918 – 1925, edito nel 1975 dall’italiano Emilio Gentile; Nascita dell’ideologia fascista, del 1989 realizzato dall’israeliano Zeev Sternhell. Tali opere hanno permesso alla ricerca storica di compiere un significativo balzo di qualità, passando da una interpretazione dichiaratamente politica, figlia dell’antifascismo liberale e marxista, che bollava il movimento mussoliniano, sulla scia dei lavori di Benedetto Croce, di Piero Gobetti e Palmiro Togliatti come idealmente confuso, contraddittorio e privo di qualsivoglia seria ideologia, al riconoscimento di una sua specifica dimensione culturale e politica, di un ideale che non si riduceva alla riproposizione di temi “reazionari” funzionali alla conquista e conservazione del potere politico, secondo quanto già sostenuto da Antonio Gramsci, bensì dotato di una propria visione rivoluzionaria e totalitaria, sebbene qualificata come a tratti confusa, apparentemente priva cioè di coerenza formale e uniformità logica. Gregor è stato il primo ad avvalersi senza preconcetti dello studio di un’ampia documentazione ideologica di fonti primarie fasciste con l’intento di esporne i contenuti senza interpretarli a priori, ancorché lontano tanto da qualsiasi intento apologetico del Fascismo quanto distante da polemiche moralistiche demonizzanti, tipiche di certa storiografia politicizzata in senso antifascista.

Egli rilevò nello Stato etico fascista il mito politico razionale (ma non razionalista!) che stava a fondamento della concezione totalitaria e religiosa dello Stato Nuovo mussoliniano e che assunse la funzione di elemento ideologico comune nel quale, al di là dei differenti ambiti culturali e politici di provenienza, tutti i più illustri teorici dell’elite politica fascista si riconobbero senza riserve, dal filosofo Giovanni Gentile ai giuristi Carlo Costamagna, Sergio Panunzio e Alfredo Rocco, fino ai mistici fascisti di Niccolò Giani. Vi sosteneva che l’ideologia del Fascismo rifiuta le categorie di “destra” e “sinistra”, incarnando una dittatura di sviluppo attivamente nazionalista, con un impianto ideologico razionalmente coerente, animata da una sorta di concezione religiosa della politica, guidata da un capo carismatico e diretta da un partito unico, inserito in un sistema dominato dallo Stato etico, risultando perciò storicamente e intellettualmente un unicum in quanto prodotto di un particolare insieme di idee prevalenti in Italia nel corso dei primi decenni del ventesimo secolo. Tale ideologia, analizzata in chiave sociologica, nella prospettiva politica comparativa tra fenomeni rivoluzionari adottata dal professore americano, assume una importanza molto più vasta di quanto la sua breve esistenza storica lasci supporre, poiché il Fascismo rappresenta un tipo estremo di movimento rivoluzionario di massa, il primo esempio maturo di movimento di modernizzazione, il primo che aspirò a impegnare la totalità delle risorse umane e naturali di una comunità storica per lo sviluppo nazionale e che per il raggiungimento dei propri fini richiese un organismo centralizzato per la mobilitazione, la dislocazione e la direzione delle risorse, il primo esempio dove comparvero lo Stato totalitario ed il partito unico autoritario che promosse i mutamenti in direzione di un capitalismo di Stato totalitario; in breve, Gregor riteneva che il Fascismo risultava essere il primo rappresentante di quelle rivoluzioni chiamate «rivoluzioni progressiste».

E’ indubbio che molte di tali conclusioni abbiano anticipato e influenzato parecchi dei successivi lavori di altrettanti specialisti; come quelli di Emilio Gentile, in merito alla sacralizzazione della politica nonché alla valenza specificamente totalitaria del Fascismo, sebbene legata a peculiari individualità ideologiche, sociali, storiche e nazionali italiane; o quelli di Zeev Sternhell, riguardo la continuità ideale tra revisione antimaterialistica del socialismo elaborata nell’ambito del sindacalismo rivoluzionario soreliano e Fascismo, nei quali si evidenzia la valenza politica rivoluzionaria, l’originalità intellettuale e la piena maturità ideologica di quest’ultimo, espressione di una nuova aristocrazia politica della volontà, votata alla lotta contro gli “inganni borghesi” del liberalismo parlamentare; o quelli assai più recenti di Alessandra Tarquini, in cui si sottolinea l’esistenza e l’uniformità ideologica di una specifica “cultura totalitaria fascista” condivisa tanto dai fascisti “gentiliani” quanto da quelli cosiddetti “antigentiliani”, capace di analisi e soluzioni politiche di valore. Tutto ciò nonostante le conclusioni del professore americano appaiano in evidente contrasto con le interpretazioni della vulgata antifascista, di “defeliciana” memoria e con le stesse analisi espresse ufficialmente dagli ideologi del P.N.F. e dai mistici fascisti in merito all’essenza primariamente spirituale ed anti-economicista della dottrina mussoliniana, una caratteristica questa che, seppure chiaramente presente nel suo lavoro, vi appare alquanto sottovalutata e messa in secondo piano, rispetto al raffronto fatto con i vari socialismi reali presenti sulla scena politica degli Anni 60 del Novecento, quando fu dato alle stampe il testo.

(estratto da “L’Identità Fascista – Edizione del decennale/ 2007-2017”, pp. 110-113)

 

 

 

 

 

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LA SVEGLIA PER IL POPOLO BUE! Partitocrazia e istituzioni filo U.E. sputano in faccia agli italiani il proprio disprezzo… ma il popolino placidamente aspetta le elezioni!

La nascita dell’ennesimo “pseudo-governo” imposto dai vampiri dell’Unione Europea, stavolta composto dai “Cinque Stelle” e dal cosiddetto “Partito Democratico”, sotto i buoni auspici di quello che qualcuno ha definito come il “presidente-pasdaran U.E.-ista” della repubblica delle banane (il grande facente funzione della Banca Centrale Europea in terra italica), ha svelato agli ingenui Italy-oti la vera natura politica dei partiti che avevano vinto le elezioni del febbraio 2018, quelle che avevano dato vita al cosiddetto “governo del cambiamento”, nonché la loro reale funzione nell’attuale congiuntura storico-politica.

In moltissimi, tra i rispettivi sostenitori di tali gruppi, si sono ritrovati bruscamente sorpresi dalla “crisi” del governo “giallo-verde”. Osservatori ingenui, nella migliore delle ipotesi, che avevano chiuso sino ad ora gli occhi sull’operato concreto dei cosiddetti innovatori, prendendo per buone solo le informazioni diffuse attraverso i tweet dalle segreterie politiche dei rispettivi gruppi in questione. Veri tifosi della politica, pronti a scaldarsi a causa delle notizie tutte incentrate sulla propaganda diffusa dai media del sistema, dunque basate su inutili chiacchiere finalizzate, come sempre, a non far capire nulla di quel che si sta effettivamente realizzando alle spalle del popolo italiano. Ma, quel che più conta, tifosi che non hanno voluto vedere come i suddetti gruppi fino ad oggi hanno solo messo in scena l’ennesima rappresentazione a beneficio dei gonzi che sono andati alle votazioni.

Nessuna “tifoseria sovranista” ha mai fatto caso al fatto che i vari Salvini, Di Maio e Conte, come tutti coloro che li avevano preceduti negli incarichi istituzionali da essi rivestiti (dunque al pari dei vari PD, Forza Italia, ecc. ecc.) più volte, sia prima che dopo le elezioni, hanno servilmente fatto la spola con Washinghton (“casualmente” sede, oltreché del Governo degli Stati Uniti d’America, anche del Fondo Monetario Internazionale o F.M.I.) a prendere ordini. Nessuno di costoro ha mai notato che TUTTI i protocolli di intesa importanti votati dal Consiglio Europeo su ordine del Fondo Monetario Internazionale – due esempi su tutti, la sottoscrizione del Global Compact (la deportazione pianificata nella U.E. di immigrati clandestini!) e la nuova normativa europea sulla cosiddetta “tutela del diritto d’autore” (alias il bavaglio sull’informazione libera non omologata!) – sono stati prontamente sottoscritti con entusiasmo proprio dall’ex “governo Giallo-Verde” (in linea con quanto, nel corso degli anni precedenti, hanno fatto l’odiato PD e la disprezzata Forza Italia). Nessuno di costoro ha mai protestato che fin dal principio del “governo del cambiamento”, nonostante quanto sostenuto fino ad un paio di anni addietro dai cosiddetti sovranisti, tanto i penta-stellati quanto i leghisti hanno subito ribadito in tutte le sedi il proprio entusiastico sostegno all’Unione Europea, alla N.A.T.O., nonché la propria risolutezza nel non abbandonare la moneta unica, ossia il cosiddetto euro. Ma non solo!

Infatti, se arriviamo al dunque, in cosa si è risolta alla fine la battaglia dei penta stellati per il cosiddetto reddito di cittadinanza? Una misera manciata di spiccioli elargiti a pochi, di certo insufficienti anche solo a permettere la sopravvivenza dignitosa di una famiglia! La battaglia dei leghisti contro l’immigrazione illegale, poi, al di là delle chiacchiere e dei proclami sbandierati, a cosa è approdata? Gli immigrati clandestini sono sbarcati e tutt’ora sbarcano ugualmente, rivelando, casomai, come le stesse forze militari preposte al controllo del territorio siano impotenti di fronte agli ordini impartiti dalla U.E., ossia dal F.M.I, che evidentemente è il vero detentore del potere in questa disgraziata nazione ottenebrata dalla disinformazione dei media ufficiali. In merito al “Costituendo” presunto “neogoverno”, facciamo notare al cittadino “tifoso della politica” distratto, che basta approfondire poco di più l’analisi dei fatti, per accorgersi che il “presidente” Conte, al contrario di quel che si è dato ad intendere per mesi, è il vero “Deus Ex Machina” del potere (auto)costituito (qui) in questo momento. Egli agisce secondo quanto gli è stato ordinato (proseguendo in tutto e per tutto l’opera dei suoi predecessori, ossia Gentiloni, Renzi, Letta, Monti), dai suoi padroni U.S.A. e U.E. ( qui e qui ). In ambito internazionale, le varie “vie” attraverso cui l’agenda globalista degli speculatori del F.M.I. prosegue speditamente, appartengono solo al campo dei metodi, che si alternano in base alle lobbies che li attuano (qui). Ma il FINE ULTIMO è sempre il medesimo. Che le strategie si attuino con un personaggio (di facciata) piuttosto che con una altro, con un metodo, piuttosto che con un altro, con un inganno, piuttosto che con un altro, non è minimamente rilevante per i plutocrati-burattinai che tirano i fili !

Ma adesso, a breve, i parassiti “UE-isti”, fedeli al loro piano, sanno che si dovranno prendere delle decisioni ufficiali assai importanti, essenziali per gli equilibri della repubblica delle banane Italy-ota in vista dei prossimi anni e del suo già previsto e definitivo collocamento e dissoluzione nella U.E. Decisioni altamente impopolari, decisioni sulle quali ci si appellerà (inutilmente!) per i prossimi anni, decisioni gravi e dannose per l’intero popolo italiano, sulle quali si giocheranno le future (inutili!) campagne elettorali, basate nello stabilire le responsabilità politiche di chi oggi eseguirà la volontà criminale di accettare i prossimi ordini degli usurai della B.C.E. Avendo i burattinai del F.M.I. già predisposto tutto, hanno deciso di far “sporcare le manine” ai due soggetti politici che già hanno deciso in anticipo di “sacrificare”, pronti per essere fatti sparire dalla scena futura, a causa della loro impresentabilità (ampiamente preventivata!) dovuta alla crescente impopolarità; ossia i “penta-stellati” ed i “pidini”. Naturalmente, non senza aver fatto in modo che prima i “giallo-fuxia” possano fare tutto il danno possibile in ossequio al volere dei loro veri padroni, cioè fino alla prossima tornata elettorale degli immancabili ludi cartacei! In breve, ancora una volta, la partitocrazia emanazione dell’Unione Europea e le istituzioni Italy-ote hanno sputato in faccia al popolo italiano tutto il loro disprezzo, dimostrando l’importanza che essi attribuiscono alla sua teorica sovranità!

Ma al riguardo, però, i “pupari” del Fondo Monetario Internazionale (che sono criminali ma non cretini!) hanno giocato d’anticipo e già tengono in caldo l’ “asso nella manica” Salvini, ben lucidato e sfavillante, lui si con le “manine profumate ancora di sapone”, pronto per “guidare” il prossimo venturo governo di centro-destra…(e per sporcarsele!) affinché così, dopo il consueto rituale del “giro di valzer elettorale”, la loro giostra preferita continui a girare! …e il popolo bove italy-ota continui a credere di essere libero, a credere che andando a votare può comunque scegliere chi e come governare, a fare sempre il tifo, come quando va allo stadio, proprio per coloro che lo portano placidamente al guinzaglio verso il macello! Qualcuno, ingenuamente, ha detto che i plutocrati del F.M.I., gli stessi che indicono le riunioni del Club Bilderberg, sarebbero i nemici delle votazioni, addirittura che vorrebbero impedire al popolo di votare! …poveri illusi! Come se tutti i governi eletti dal popolo, di qualsiasi estrazione e colore, non avessero sempre fatto il gioco dei “pupari” della finanza plutocratica! Hanno semplicemente i loro tempi e le loro esigenze, ma alla fine sono i primi ad essere contenti che il popolino torni sempre a votare i candidati che più gli piacciono! …tanto, per loro,  non cambia assolutamente nulla! Ecco, volevate sapere il perché della cosiddetta crisi di governo? Noi fascisti de IlCovo ve lo abbiamo raccontato… un giorno, non potrete dire di non essere stati avvisati! …forza, tifate ancora, per la destra o per la sinistra, tifate per i sovranisti o gli UE-isti… tutti in coro! Aleee!, oh, oooooh! …vedremo tutti ben presto che bella partita ci hanno preparato da giocare i signori di Washington!

IlCovo

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…MA CHE DEMOCRAZIA?

 democrazia

Carissimi lettori, chi ci segue (amici e nemici!), sa perfettamente che, grazie a Dio, essendo NOI fascisti de “IlCovo” guidati dalla retta ragione e dotati di una chiara coscienza critica, esprimiamo la nostra legittima contestazione all’imperante concetto di “Democrazia”, in maniera evidente ed in modo serrato. Lo facciamo partendo da una critica “filosofica”, che analizza l’origine “moderna” del principio e la sua “genesi”, usando al riguardo sempre il termine virgolettato. Ovviamente tale critica si basa su un preciso fondamento filosofico, diverso nella sostanza e opposto nei fini a quello della concezione presa in esame nella nostra critica. In proposito, per amor di chiarezza, giova però sintetizzare alcuni punti fermi, al fine di non incorrere in possibili fraintendimenti, così come in distinguo “capziosi” o bizantinismi legalistici. Partiamo dal principio in sé: che significa “Democrazia”? La definizione brevemente dice  ( qui ): “Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.” Si pone subito una domanda: da dove trae origine il modello politico della forma “attuale” di governo più diffusa presso i popoli del cosiddetto occidente, che genericamente viene definita come “democrazia”? Il termine stesso “Democrazia” è evidentemente di origine greca ed è formato da due lemmi, Demos e Kratos. Il primo significa “Popolo”, il secondo allude all’ “Autorità”, al “Potere”. Dunque, il termine indica una partecipazione popolare al Potere, alla gestione della “Polis”, che era la “Città” Greca (le Città greche erano di fatto mini-stati). Ebbene: la “Democrazia” vede i suoi natali in Atene. Nella Polis per antonomasia, dove i partecipanti DIRETTI alla sua gestione erano solo gli Ateniesi che obbedissero a certi criteri (quindi non era sufficiente essere Ateniesi). La loro partecipazione era subordinata alla loro cittadinanza e la definizione di “Cittadinanza”, anticamente, identificava un certo tipo di Civiltà (a Roma, ad es., il “Civis Romanus”). Dunque, NON CHIUNQUE risiedesse sul suolo di Atene, ma chi, da CITTADINO, obbediva alle leggi Ateniesi, poteva partecipare alla gestione della Polis, secondo precise modalità. Come si può notare, questo concetto di Democrazia ha ben poco o nulla a che vedere con la concezione che noi contestiamo apertamente e direttamente, che è incarnata per l’appunto dalla modalità borghese, individualistica e materialista espressa dalla rivoluzione Inglese prima, e dall’Illuminismo francese poi e che viene spacciata nel presente quale “democrazia strictu sensu”. In tutti i casi, sappiamo come la forma di governo greco-ateniese, era molto criticata dagli stessi filosofi dell’antichità classica (secondo Platone, ad esempio, la democrazia rappresenta il regime peggiore, poiché essa degenera sempre nell’anarchia!). Si riteneva, cioè, fosse un “abbassamento” e una defezione rispetto al concetto cardine della partecipazione alla vita della Polis, rappresentato non dal numero o dal gruppo sociale di appartenenza ma dal MERITO. Ad ogni modo, posto che la “Democrazia” era ATENIESE, dunque fondata su un certo tipo ben definito di CULTURA E CIVILTA’, si riteneva potesse essere la “meno cattiva tra le forme cattive”. Sempre in relazione al significato originale del termine “Democrazia”,  osserviamo che nella Civiltà Romana, già in epoca repubblicana, il concetto diviene più esteso e dalla “Democrazia” si passa alla “RES PUBLICA” (la “cosa pubblica”, il “bene comune”), il cui il perno è l’Autorità designata dal Cittadino Romano.Sempre tenendo bene a mente che il Cittadino che gode della “plenitudo facultatis” politica, è solo il civis ROMANUS, il quale obbedisce ed attua la Legge di Roma! Tale concetto è del tutto ASSENTE nella declinazione “moderna” del termine “Democrazia”. In tal modo, il concetto di “partecipazione popolare” si impernia stabilmente sulla “partecipazione del cittadino”, che indica un soggetto atto ad esercitare ed incarnare l’Autorità dello Stato nella sua pienezza. Nel mediterraneo Romano, quindi, non si è MAI pensato di poter ritenere come “superiore” una forma di governo che fosse fondata o privilegiasse la componente numerica nella rappresentanza degli interessi dello Stato. Infatti, come riportato nell’enciclopedia “Treccani” “…la democrazia dei moderni si organizza in uno Stato territoriale esteso a vastissime collettività. Rispetto alla democrazia antica, che si configura essenzialmente come diretta, quella moderna si connota quindi in primo luogo come democrazia rappresentativa. Più in particolare, la democrazia moderna identifica quella specifica forma di Stato in cui i principi del costituzionalismo liberale si sono fusi con il principio della sovranità popolare.”

LA DEMOCRAZIA DEI LIBERALI!

Risulta evidente, quindi, che di “Democrazia” propriamente detta, in riferimento alla declinazione del termine di matrice illuministica, da cui scaturiscono gli odierni regimi liberal-parlamentari, NON SI PUO’ PARLARE AFFATTO! Quella attuale DEVE essere definita quale “Democrazia rappresentativa di interessi particolari” o “Liberal-democrazia”, con tutto ciò che questo significa e che NON CORRISPONDE alla “Democrazia” espressa in senso letterale dall’originale termine greco. Per quanto riguarda specificamente le Liberal-democrazie odierne, dunque, esse prevedono fondamenti particolari,  relativistici, razionalistici, giusnaturalistici, tali da costituire una forma di governo assai diversa. Addirittura, alcuni giuristi ritengono che la Liberal-democrazia non poggi sul principio di “Uguaglianza”, quale fondamento, ma primariamente su quello di “libertà”, motivo per cui spesso il termine “democrazia” viene usato come sinonimo di “libertà” (ovviamente tale concetto declinato sempre secondo l’interpretazione fornita dal costituzionalismo liberale).

In quanto fascisti, la nostra critica alla “democrazia”, pertanto, rappresenta una critica alla filosofia ed al concetto Liberale della società di marca anglo-franco-illuministica. Noi, filosoficamente, intendiamo come “democratico” esclusivamente un sistema di rappresentanza che prevede una reale partecipazione popolare di tipo “organicistico”, in cui il cittadino è partecipe della “cosa pubblica” secondo un rigido modello gerarchico e meritocratico, con ciò sviluppando il concetto Romano della RES PUBLICA. RIFIUTIAMO CATEGORICAMENTE l’analogia tra “democrazia e libertà” (come del resto fanno molti giuristi moderni, definendo “democrazie totalitarie” quei governi in cui vi sono vari limiti posti dalla legge all’esercizio della “democrazia”), così come l’uso dei due termini quali sinonimi; con ciò neghiamo altresì in modo reciso che chi si dovesse trovare a criticare la Liberal-democrazia, possa per questo essere accusato in modo più o meno subdolo di voler costituire chissà quale Leviatano politico per sottomettere l’umana società! Noi fascisti de IlCovo, al contrario, come abbiamo detto più volte ( qui ), rivendichiamo il nostro accordo totale con il concetto di “Democrazia Organica”, Autoritaria, Centralizzata. Il nostro ideale – e sfidiamo chiunque a produrre DOCUMENTI che ci smentiscono – non ha mai previsto quale obiettivo politico la costituzione di una “DITTATURA”, così come viene, invece, concepita e declinata dalla filosofia Liberale, per la quale, in modo univoco e pretenzioso, DITTATURA è tutto ciò che non obbedisce alla propria visione politica del mondo, della società e dell’uomo!

Anzi, a dirla tutta, andando a rileggere tra la documentazione della numerosa pubblicistica fascista degli anni del Regime (senza alcun bisogno di scomodare il testo ufficiale della Dottrina del Fascismo, che pure riportava testualmente la considerazione di Mussolini secondo cui la rivoluzione in camicia nera era una “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria”) non è affatto raro imbattersi nella descrizione in quella che ufficialmente veniva qualificata come DEMOCRAZIA FASCISTA:

1. — Aspetto fondamentale della dottrina fascista è la concezione unitaria del popolo, concezione che si differenzia, al tempo stesso, da quella individualistica e da quella collettivistica. Il « popolo », punto di partenza da cui muovono tutte le dottrine democratiche, mentre si fraziona e si moltiplica negli individui, circoscritti nella loro singolarità, nella concezione atomistica, supera, in quella collettivistica, il fattore nazionale, per perdersi in una vaga ed astratta universalizzazione. Solo con la concezione unitaria, che noi sosteniamo, avviene la perfetta fusione dell’individuo (elemento umano) con il popolo (elemento collettivo) e di questo con la nazione (elemento spirituale) e lo Stato. Si ha, così, la nozione di «popolo», come individualità nazionale collettiva, cioè come entità umano-sociale-morale. In questo modo, viene risolto anche il problema dei rapporti fra Stato e individuo, poiché l’individuo, come parte indissolubile del popolo, verrà automaticamente e necessariamente, con il popolo, immesso nello Stato, dove l’ individuo stesso troverà, come essere sociale, la completa attuazione della propria libertà. Lo Stato potrà, così, essere, al tempo stesso, Stato sovrano autoritario e Stato democratico, e, soprattutto Stato etico, nel senso che suo scopo ultimo è quello di realizzare una morale collettiva e individuale sempre più elevata.
La funzione normativa dello Stato sarà, allora, un potere di imperio e, al tempo stesso, una garanzia per la collettività e per gli individui ; e la realtà giuridica diverrà, una « realtà morale, in quanto lo Stato, impersonando i fini della collettività e ponendosi come protagonista e soggetto nel proprio ambito, delle finalità umane degli individui, è l’ente che, superando la contingente realtà individuale, si traspone in un piano superiore. Ora lo Stato non è al servizio dell’individuo, anzitutto perchè soggetto… ad esso superiore, ma anche perchè lo Stato risponde in proprio delle finalità che sono pure dell’individuo, ma che, per ineluttabile e provvidenziale necessità non possono da questi essere realizzate se non nello Stato e per lo Stato. Se, d’altra parte, lo Stato non è al servizio dell’individuo, « è bensì al servizio di tutti gli individui, cioè della collettività organizzata, il che significa semplicemente che è al servizio di sè stesso». La nozione unitaria del popolo e della sua funzione nello Stato, ci pare possa risolvere in modo più aderente alla concezione fascista i rapporti fra Stato, popolo e individuo e ci pare, anche, che porti più facilmente a capire in che senso, nel Fascismo, si possa parlare di democrazia. Il Fascismo, abbandonando ogni concezione atomistica, in cui il concetto democratico trovava la sua stessa negazione, superando quel senso di diffidenza e di ostilità che tutti i sostenitori del liberalismo hanno avuto verso le forme associative, specialmente più evolute, e quel senso di riluttanza a far disciplinare il fenomeno associativo dall’ordinamento statale, il Fascismo, dicevamo, ha considerato questo fenomeno in tutta la sua importanza ed ha non soltanto proceduto al riconoscimento dell’individuo e dei gruppi, ma ha anche ordinato lo Stato in modo che i gruppi, giuridicamente riconosciuti, diventino essi stessi parte dello Stato. Lo Stato, cioè, ha ordinato corporativamente ed ha rivestito di funzioni giuridiche le organizzazioni, che sono diventate, così, « strumenti» dello Stato e del popolo, al tempo stesso. Gli individui stessi vengono ad assumere, nello Stato fascista, una nuova fisionomia, che va oltre la funzione sovrana sostenuta dalle dottrine democratico-liberali, perchè essi, in quanto cittadini, vengono portati sul piano dello Stato, con tutti i loro interessi, materiali e morali, riconosciuti e tutelati, e con tutti i loro doveri, che si risolvono in un aumento di responsabilità. Abbiamo anche parlato di Stato etico fascista, appunto perchè lo Stato tende a sviluppare, al massimo, la naturale eticità degli individui, permearli di una politicità e di una responsabilità morale, che sono gli unici attributi che possano consentire una valorizzazione dell’individuo nella società e nello Stato. È questo ultimo, infatti, il punto di partenza e il punto di arrivo, intorno al quale si agitano tutti i problemi filosofici ed etici dello Stato.

2. — Sia che si tratti di esaminare le varie forme di governo, sia che si affronti il problema dell’autorità e della libertà od ogni altro aspetto riguardante i rapporti fra individuo e Stato, la naturale tendenza alla sintesi e all’unità, propria dello spirito umano, ci propone sempre la soluzione dello stesso problema: cercare di conciliare l’antico dualismo fra l’uomo e la società e di superarlo. I teorici della democrazia pura, fondano tutte le loro elucubrazioni sul popolo, individualisticamente concepito, e, in nome di esso, costruiscono il loro sistema, prettamente meccanico, che tende alla conquista del suffragio universale. Il quale raggiunto, la democrazia, per tale dottrina, è in atto, può essere applicata in qualunque paese civile, e può condurre alla meta desiderata: la libertà assoluta dell’individuo, ottenuta mediante il suffragio universale. Una volta realizzato questo ideale, se ideale si può chiamare, tutto si risolverebbe nel cercare di mantenersi sulle posizioni conquistate, per il massimo soddisfacimento degli interessi materiali individuali. Non è qui il caso di fare la critica a un sistema, su cui si è già ampiamente discusso; ripeteremo, perciò, che, parlando di democrazia, è necessario intendersi. La democrazia non è tutta nè esclusivamente nei sistemi e nelle dottrine democratico-liberali, ma è un’ idea che si svolge e si attua in molteplici modi e con fini diversi. È da escludersi un concetto democratico-liberale, com’ era precedentemente inteso, è da accettarsi un concetto di democrazia in un senso più vasto e più morale, come « partecipazione del popolo al governo», partecipazione che non esclude l’autorità dello Stato e non nega la libertà del singolo, come parte del popolo, inteso in senso unitario. Il Fascismo non è, dunque, attaccato alla vecchia formula democratico-liberale, che si riallaccia alle teorie rivoluzionarie francesi, nè a quella socialistica ; ma, anzi, è irriducibilmente contrario ad esse, poiché sono strettamente connesse ad una concezione materialistica della vita, che il Fascismo rinnega, e sono sostenitrici di uno Stato, di cui l’unico scopo è quello di salvaguardare gli interessi individuali, senza assolvere nessun compito morale e educativo. Il fascismo pone, quindi, il problema della democrazia in tutt’altri termini, poiché si basa sugli individui, ma soltanto ed unicamente in quanto essi costituiscono il popolo, unità organica materiale e spirituale. Perciò, nella democrazia fascista, a base popolare, e, contemporaneamente, gerarchica, il popolo è concepito come investito di una missione, che sta al di sopra dell’individuo atomisticamente inteso. Lo Stato è, sì, il realizzatore della volontà comune, ma in un senso etico, senza perdere la sua sovranità e la sua autorità; e tanto meno avrà bisogno di esercitare il suo potere coercitivo, quanto più avrà assolto la sua funzione educativa. Nello Stato fascista, dunque, non è il sistema che risolve il problema democratico, ma è lo spirito; e, perciò, educare il popolo significa portarlo ad attuare, gradualmente, quella missione, alla quale è chiamato nella storia. Perciò ogni diaframma che divida il popolo dallo Stato è dannoso, mentre tatto ciò che lo avvicina a questo, attuando la immissione sua e, di conseguenza, del singolo nella vita statale, e tutto ciò che lo rende consapevole dei propri compiti, è necessario per quel processo sintetico-unitario, sommamente etico, a cui tende il Fascismo. In questo senso, dunque, lo Stato fascista è Stato democratico, in questo senso attua il principio democratico, immettendo, cioè il popolo nella propria vita, specialmente mediante le due grandi istituzioni nazionali: il Partito e la Corporazione. C’è chi ha parlato di democrazia corporativa, e c’è chi ha parlato, ancora, di democrazia reale, in contrapposto alla democrazia apparentedegli stati democratico-liberali. Ma nell’un modo o nell’altro, ciò che ha contribuito a questa radicale innovazione è stato l’elemento «popolo». E con la trasformazione del concetto di popolo si è trasformato anche il concetto di democrazia. Certo è che mai, come in questo periodo glorioso per la storia italiana, il popolo si è sentito unito e compatto intorno ad un Capo, e mai, come ora, ha avuto coscienza della propria missione e della propria grandezza, coscienza che egli ha dimostrato aderendo volontariamente e disinteressatamente al movimento fascista e dando prova di una disciplina e di una devozione che vanno fino al sacrificio. (1)

Con ciò è possibile formulare la risposta alla domanda se  dal 1945 ad oggi l’Italia è in “Democrazia”. La risposta, ovviamente, è un sonoro NO! NON LO E’ MAI STATA! Il popolo italiano, infatti, da quella data non ha mai potuto esercitare liberamente la propria sovranità e partecipare chiaramente al processo politico-sociale della nostra Nazione quale effettivo protagonista, poiché le sue prerogative sovrane sono state minate irrevocabilmente dalla “Partitocrazia-parlamentare” instaurata dalle  armate militari anglo-americane occupanti il territorio italiano. Gli atti concreti che manifestano tale tirannica situazione e le sue pratiche conseguenze fino ad oggi, parlano da sé ( come abbiamo ricordato anche di recente, QUI qui ). Dunque, in un tale  contesto politico, nessuna “istituzione” della cosiddetta “repubblica italiana”, che risulta oggettivamente non essere affatto “libera ab origine”, può permettersi seriamente di tacciare chicchessia quale fautore della “tirannide”, senza palesare con ciò il classico caso ridicolo del “bue che dal del cornuto”! Noi fascisti del Covo ci sentiamo e siamo democratici, molto più di chiunque sieda sugli scranni del “parlatoio” a Montecitorio. Noi fascisti del Covo aspiriamo a che finalmente in Italia si realizzi la vera DEMOCRAZIA FASCISTA!

RomaInvictaAeterna

NOTA

1) Augusto Fantechi, “Trasformazione del concetto di democrazia e di popolo”, Firenze, 1938, pp. 143-152.