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ADDIO PROFESSORE!

Conoscemmo epistolarmente il professor Anthony James Gregor (in realtà il suo cognome era Gimigliano, essendo figlio di italiani emigrati negli Stati Uniti) nel 2007. Fu lui il primo docente accademico a recensire la prima edizione del nostro lavoro su “L’Identità Fascista”. Per anni, da allora, fu un continuo via vai reciproco di missive, dove noi ci consideravamo idealmente gli allievi, mentre egli incarnava perfettamente il doppio ruolo ad un tempo di mentore (disposto ad ascoltare e discutere pazientemente le nostre argomentazioni) ma anche di pungolo, che di continuo ci spronava nell’incentivare la nostra attività di ricerca storica, avendo ben chiare le difficoltà in mezzo alle quali sviluppavamo il nostro operato, ben sapendo chi siamo e cosa rappresentiamo. Anche quando, in seguito (come avviene per  gli allievi ligi che hanno ben appreso la lezione ed hanno qualcosa di originale da aggiungere) fummo pronti ad andare più in là rispetto ai suoi stessi insegnamenti che, col dovuto rispetto, finimmo così per contestare apertamente. Ciononostante, essendo stati in Italia i primi in assoluto dagli Anni 80 del secolo scorso a rivalutare il suo lavoro storiografico sul Fascismo (spesso sminuito o deliberatamente ignorato dai pavidi ed interessati “soloni” accademici nostrani!), considerandolo il punto di partenza imprescindibile per chi si dedica allo studio di tale fenomeno politico, fummo oltremodo onorati di poter ripubblicare nella nostra collana editoriale della “Biblioteca del Covo” tre dei suoi lavori principali, tra cui di sicuro il più importante di tutta la sua lunghissima carriera, ossia “L’Ideologia del Fascismo – il fondamento razionale del totalitarismo”. Sebbene, alcuni anni dopo, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, tale sodalizio si concludesse bruscamente, tuttavia, siamo rimasti sinceramente colpiti nell’apprendere improvvisamente della sua morte, avvenuta lo scorso primo settembre 2019. Sentiamo, pertanto, il preciso obbligo morale di ricordare e ringraziare Anthony James Gregor per quanto ha fatto per noi. Vogliamo ricordarlo professionalmente per come tratteggiammo di recente il contributo e l’importanza del suo lavoro che maggiormente ne segnò la carriera. Forse, un giorno, se Dio vuole, nell’altra vita riusciremo nuovamente a discutere e chiarirci definitivamente in amicizia. Addio professore… anzi, arrivederci!

IlCovo

L’interpretazione del Fascismo secondo A.James Gregor

In particolare, sono stati tre i lavori che, a partire dalla fine degli Anni 60 del Novecento, hanno impresso una svolta decisiva negli studi sull’ideologia fascista: in ordine di tempo e di importanza, L’ideologia del Fascismo – il fondamento razionale del totalitarismo, pubblicato nel 1969 dallo statunitense A. James Gregor; Le origini dell’ideologia fascista, 1918 – 1925, edito nel 1975 dall’italiano Emilio Gentile; Nascita dell’ideologia fascista, del 1989 realizzato dall’israeliano Zeev Sternhell. Tali opere hanno permesso alla ricerca storica di compiere un significativo balzo di qualità, passando da una interpretazione dichiaratamente politica, figlia dell’antifascismo liberale e marxista, che bollava il movimento mussoliniano, sulla scia dei lavori di Benedetto Croce, di Piero Gobetti e Palmiro Togliatti come idealmente confuso, contraddittorio e privo di qualsivoglia seria ideologia, al riconoscimento di una sua specifica dimensione culturale e politica, di un ideale che non si riduceva alla riproposizione di temi “reazionari” funzionali alla conquista e conservazione del potere politico, secondo quanto già sostenuto da Antonio Gramsci, bensì dotato di una propria visione rivoluzionaria e totalitaria, sebbene qualificata come a tratti confusa, apparentemente priva cioè di coerenza formale e uniformità logica. Gregor è stato il primo ad avvalersi senza preconcetti dello studio di un’ampia documentazione ideologica di fonti primarie fasciste con l’intento di esporne i contenuti senza interpretarli a priori, ancorché lontano tanto da qualsiasi intento apologetico del Fascismo quanto distante da polemiche moralistiche demonizzanti, tipiche di certa storiografia politicizzata in senso antifascista.

Egli rilevò nello Stato etico fascista il mito politico razionale (ma non razionalista!) che stava a fondamento della concezione totalitaria e religiosa dello Stato Nuovo mussoliniano e che assunse la funzione di elemento ideologico comune nel quale, al di là dei differenti ambiti culturali e politici di provenienza, tutti i più illustri teorici dell’elite politica fascista si riconobbero senza riserve, dal filosofo Giovanni Gentile ai giuristi Carlo Costamagna, Sergio Panunzio e Alfredo Rocco, fino ai mistici fascisti di Niccolò Giani. Vi sosteneva che l’ideologia del Fascismo rifiuta le categorie di “destra” e “sinistra”, incarnando una dittatura di sviluppo attivamente nazionalista, con un impianto ideologico razionalmente coerente, animata da una sorta di concezione religiosa della politica, guidata da un capo carismatico e diretta da un partito unico, inserito in un sistema dominato dallo Stato etico, risultando perciò storicamente e intellettualmente un unicum in quanto prodotto di un particolare insieme di idee prevalenti in Italia nel corso dei primi decenni del ventesimo secolo. Tale ideologia, analizzata in chiave sociologica, nella prospettiva politica comparativa tra fenomeni rivoluzionari adottata dal professore americano, assume una importanza molto più vasta di quanto la sua breve esistenza storica lasci supporre, poiché il Fascismo rappresenta un tipo estremo di movimento rivoluzionario di massa, il primo esempio maturo di movimento di modernizzazione, il primo che aspirò a impegnare la totalità delle risorse umane e naturali di una comunità storica per lo sviluppo nazionale e che per il raggiungimento dei propri fini richiese un organismo centralizzato per la mobilitazione, la dislocazione e la direzione delle risorse, il primo esempio dove comparvero lo Stato totalitario ed il partito unico autoritario che promosse i mutamenti in direzione di un capitalismo di Stato totalitario; in breve, Gregor riteneva che il Fascismo risultava essere il primo rappresentante di quelle rivoluzioni chiamate «rivoluzioni progressiste».

E’ indubbio che molte di tali conclusioni abbiano anticipato e influenzato parecchi dei successivi lavori di altrettanti specialisti; come quelli di Emilio Gentile, in merito alla sacralizzazione della politica nonché alla valenza specificamente totalitaria del Fascismo, sebbene legata a peculiari individualità ideologiche, sociali, storiche e nazionali italiane; o quelli di Zeev Sternhell, riguardo la continuità ideale tra revisione antimaterialistica del socialismo elaborata nell’ambito del sindacalismo rivoluzionario soreliano e Fascismo, nei quali si evidenzia la valenza politica rivoluzionaria, l’originalità intellettuale e la piena maturità ideologica di quest’ultimo, espressione di una nuova aristocrazia politica della volontà, votata alla lotta contro gli “inganni borghesi” del liberalismo parlamentare; o quelli assai più recenti di Alessandra Tarquini, in cui si sottolinea l’esistenza e l’uniformità ideologica di una specifica “cultura totalitaria fascista” condivisa tanto dai fascisti “gentiliani” quanto da quelli cosiddetti “antigentiliani”, capace di analisi e soluzioni politiche di valore. Tutto ciò nonostante le conclusioni del professore americano appaiano in evidente contrasto con le interpretazioni della vulgata antifascista, di “defeliciana” memoria e con le stesse analisi espresse ufficialmente dagli ideologi del P.N.F. e dai mistici fascisti in merito all’essenza primariamente spirituale ed anti-economicista della dottrina mussoliniana, una caratteristica questa che, seppure chiaramente presente nel suo lavoro, vi appare alquanto sottovalutata e messa in secondo piano, rispetto al raffronto fatto con i vari socialismi reali presenti sulla scena politica degli Anni 60 del Novecento, quando fu dato alle stampe il testo.

(estratto da “L’Identità Fascista – Edizione del decennale/ 2007-2017”, pp. 110-113)

 

 

 

 

 

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