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SUI PRINCIPI GENERALI DOTTRINALI DEL FASCISMO: lezione de IlCovo!

Mistica Fascista del combattimento - Biblioteca del Covo

Una formazione filosofico-politica non si improvvisa, non si ottiene artificiosamente dall’oggi al domani, poiché non è affatto un espediente retorico frutto di opportunismi contingenti, ma attiene a convincimenti profondi e radicati, intimamente sentiti e tenacemente vissuti in modo coerente, col pensiero e le azioni di una vita intera, continuamente approfonditi, giorno per giorno. Motivo per cui, come se non bastasse, essa richiede ugualmente tempo da impegnare ed abnegazione sincera. In tal senso, il lavoro più unico che raro svolto da noi fascisti de IlCovo a partire dal 2006, un unicum a livello mondiale, è sempre stato rivolto e finalizzato esclusivamente a concretizzare una tale formazione; un “lusso” in esclusiva assoluta che noi ci possiamo consentire, in quanto da sempre liberi da qualsiasi vincolo partitocratico, poiché realmente in lotta contro il sistema di potere pluto-massonico dominante che rifiutiamo integralmente, senza tentennamenti, senza dubbi, senza compromessi, senza se e senza ma, votati misticamente in senso fascista alla diffusione ed affermazione della Dottrina mussoliniana. Ecco perché, dal nostro punto di vista, essa non sarà mai abbastanza approfondita a sufficienza, motivo per cui ogni ulteriore ricerca al riguardo avrà per noi la priorità, così come qualsivoglia modalità atta a presentare nei modi più opportuni tale argomento.

L’intransigente dedizione espressa dal Covo nel perseguimento di tale fine, ha lodevolmente ottenuto che, dopo decenni di menzogne di Stato ufficiali, si conoscesse universalmente la verace identità del Fascismo, la sua Dottrina originale, la sua peculiare visione della Civiltà e dell’Uomo. Parimenti, è stato da noi minato alle fondamenta il mito fasullo del “male assoluto” ad esso riferito e su cui la narrativa antifascista e la connessa persecuzione poliziesca in atto, si fondano. Questo ha permesso di considerare che non può essere oggettivamente attribuita nessuna qualifica di “fascismo”, in nessuno modo e con nessuna “integrazione” a tale aggettivo, in relazione a realtà politiche che, nel loro fondamento, accettano i pilastri filosofici, prima che politici, dei sistemi vigenti iscritti nell’ordine liberal-democratico o social-comunista, entrambi di matrice materialista ed individualista post-illuminista. Soprattutto, grazie al lavoro de “IlCovo”, possiamo definire chiaramente tutti quei tentativi strumentali di identificare il Fascismo solo con gli aspetti politici parziali espressi storicamente dal Regime, a corollario della propria concezione dottrinaria (come la “Socializzazione delle imprese”, l’ordine pubblico, la nascita di enti statali con svariate funzioni di ordine sociale etc. etc.), quali ulteriori modalità atte a mistificarne l’essenza ideale. La presenza della nostra Scuola di Mistica Fascista, ha inevitabilmente generato negli avversari (sia palesi che occulti) la volontà di “disinnescare” il dispositivo formativo, dunque realmente risolutivo, che ormai si è autorevolmente affermato. L’usurpazione posticcia e strumentale degli specifici temi ideologici e politici (ufficialmente ostracizzati da decenni!) che la nostra azione culturale ha portato caparbiamente alla ribalta, si è costantemente sviluppata e diffusa. Essa però, ancorché chiaramente identificabile nei suoi veri intenti pretestuosi, dimostra ancora una volta la lungimiranza del nostro operato.

Pertanto, avvalendoci come di consueto del contributo presente nei lavori dei teorici ufficiali del Regime, abbiamo voluto stendere questo breve sunto che riteniamo possa ulteriormente esplicitare l’essenza ideologica del Fascismo, a cui tanti altri lavori abbiamo dedicato (qui), con la certezza che ognuno di essi possa contribuire a rendere sempre più luminosa ed amata la Civiltà unica e magnifica che da essi traspare. Naturalmente, il merito della chiarezza espositiva di tale lezione non è da attribuirsi direttamente a noi, ma agli autori di cui abbiamo semplicemente sintetizzato il pensiero; in questo caso, il filosofo fascista Armando Carlini ed il vice direttore della Scuola di Mistica Fascista Marco Aurelio Bocchiola… Buona lettura!

IlCovo

LA FEDE IN PRIMIS

Il Fascismo è una fede maturata nell’esperienza storica, vuol essere un convincimento profondamente consapevole, delle sue buone ragioni, e proprio per questo adopera anche la forza dove incontra volontà irragionevoli, movendo da una premessa, per la quale l’uomo, lo Stato e la società vengono concepiti da un punto di vista spirituale, e viene respinta quella concezione materialistica e atomistica che nel sec. XVIII creò la civiltà democratica e liberale. Nel Fascismo si nota la tendenza a dare un significato alquanto diverso ad alcuni principi, essi sono due in particolare. Primo: il senso della vita acquista un significato più schiettamente religioso, ossia, accentua il momento della trascendenza. Secondo: pur non negando che il pensiero debba farsi azione, e che l’azione sia indissolubilmente legata al pensiero, riconosce che c’è tra pensiero e azione una reciproca dipendenza, ma, mentre l’idealismo accentua il momento del pensiero, il Fascismo dà il primato al momento in cui il pensiero si fa pura, vibrante azione. Questi sono i due atteggiamenti spirituali che il Fascismo tende ad accentuare sempre più. Il Fascismo, dunque, non solo non è soltanto « un sistema di governo », ma non è neppure soltanto « un sistema di pensiero » : è anche, come s’è veduto innanzi, una fede. Ma — e questo è un punto di capitale importanza per l’intelligenza della religiosità immanente allo spiritualismo caratteristico della dottrina fascista — non vuole che il senso religioso della vita svigorisca, o neghi addirittura, l’attività dell’uomo e la sua fede nella propria volontà. Fascismo è, anzi, spirito d’iniziativa, audacia, senso eroico della vita. L’uomo non può vivere la sua vita di azione, e realizzare in sé i più alti valori umani, fuori della società, ossia fuori del mondo storico in cui la sua vita si trova, di fatto, inserita. L’uomo è uomo in quanto, oltre che spiritualità, è anche corporeità: per cui nasce, vive, muore, nel mondo, in questo mondo, nel quale è chiamato a dare prova di sé, ossia a dare un significato e un valore alla sua esistenza.

RIVOLUZIONE DELLO SPIRITO NEL SOLCO DELLA NOSTRA CIVILTA’

La rivoluzione fascista, allora, non è soltanto un punto di partenza, ma è anche un punto d’arrivo, un epilogo dei movimenti d’idee di gran parte del secolo XIX e dei primi anni del XX. Proprio direttamente dall’esperienza filosofica sociale politica che si svolge durante tale periodo sono sorti quei motivi critici che costituiscono ad un tempo l’intima essenza e la giustificazione storica della Dottrina fascista. Cosicché, se è vero che la formulazione dottrinaria del Fascismo è cronologicamente seguita all’azione, è altrettanto vero che la stessa azione era già orientata da alcune direttrici di forza che anticipavano l’elaborazione ulteriore.

Pertanto, tutto lo sviluppo delle moderne correnti di pensiero, se ben considerato nei suoi risultati fondamentali, al di sopra delle varie differenziazioni sistematiche (si intende con questo alludere alle correnti vitalistiche, anti-intellettualistiche, idealistiche in genere, ed in particolare alla critica che è stata svolta contro il positivismo) sbocca nella determinazione di due grandi verità e raggiunge queste due conquiste essenziali:


I ° – Il riconoscimento dell’attività costruttiva dello spirito umano.

II ° – Il riconoscimento dell’impossibilità di spiegare e di fondare sufficientemente la vita partendo da un presupposto materialistico, positivista o utilitaristico.

Queste risultanti, strettamente collegate tra loro, costituiscono pure i cardini essenziali della Dottrina fascista, di cui sotto questo profilo indicheremo, limitando il nostro breve esame ad alcuni principi generali, una sintesi sommaria ma organica.

Partiamo dal primo punto. Che cosa significa riconoscere l’attività costruttiva dello spirito umano? Significa riconoscere che noi non siamo passivi spettatori della vita naturale e della storia, ma che Natura e Storia subiscono l’azione del nostro pensiero, la direzione della nostra Volontà.

Significa riconoscere che anche la “natura” di cui parla la scienza è sempre una natura elaborata dall’azione del nostro pensiero, dominata dalla nostra volontà e che persino la pretesa assoluta obiettività dei dati scientifici è sfumata di fronte alla riconosciuta insopprimibile costruttività dello spirito. A noi qui basta soltanto porre nella dovuta evidenza l’atteggiamento attivo, positivo, che acquista in tal modo l’uomo nella vita, e da tale attivismo spirituale rilevare le opportune conseguenze che si riscontrano nella concezione fascista:

a. ) Anzitutto rilevando che vi è sempre qualcosa di nuovo e d’imprevedibile nel corso degli eventi.

Il Fascismo vuol lasciare ampio sviluppo a tutte le possibili esperienze della vita: vuol formarsi continuamente a contatto con l’inesauribile vena della realtà, anche se, naturalmente, sono e restano precisate le vie maestre entro cui questa corrente di esperienze deve essere incanalata e sospinta.

b. ) La ripugnanza per ogni freddo intellettualismo.

Un pensiero che non sia anche azione, che non sia fede, non ha per il Fascismo senso. Il binomio inscindibile del nostro Risorgimento: “Pensiero ed Azione” torna ad essere qui un principio essenziale, dopo essere già stato nell’antica Roma, l’orientamento costante del vero cittadino.

c. ) Il riconoscimento dell’alto valore morale che ha l’opera fattiva, produttiva, dell’uomo.

La prima giustificazione della vita è nell’attività comune, nel collaborare ai fini comuni, nel trasformare secondo i valori morali la più dura realtà. La considerazione esplicitata nella “Carta del Lavoro” del valore morale del lavoro “dovere sociale”, sotto ogni sua forma materiale e intellettuale è la prima espressione di tale riconoscimento, senza qui ricordare, tutte le numerose leggi e disposizioni che nell’ordinamento fascista tutelano e potenziano l’attività lavorativa e la produzione.

d. ) Il principio della inevitabilità della lotta.


Sarebbe troppo lungo richiamare tutti i numerosi passi in cui Benito Mussolini esorta al combattimento, al rischio, al disprezzo della vita comoda. Il contrasto inevitabile che sta alle basi del vivere individuale e sociale è anzi dal Fascismo interpretato come una continua purificazione dei valori vitali. Ed è in proposito utile ora osservare che la “costruttività dello spirito” ed il dinamismo che ne consegue non sono da intendersi come una creazione assoluta della realtà, ma solamente come direzione di resistenze originarie verso dei fini ideali. Di qui pure il concetto dell’Imperialismo che non è una pura e semplice volontà di potenza, ma espansione costante tra le forze contrastanti in funzione dei valori morali. Una nazione perde il diritto alla vita quando vien meno la sua missione civile, quando si ferma sui valori acquisiti, quando la “pace” significa “conservazione di rendite” e non “equilibrio dei valori”, cioè: giustizia.

e. ) La concezione integrale-storicistica della vita, che rappresenta anche una sintesi delle nostre proposizioni.

L’uomo deve essere considerato integralmente, entro i processi vitali di cui fa parte. L’uomo come individuo, indipendentemente dai sentimenti e dai pensieri che gli sono propri in quanto membro di una famiglia, in quanto elemento di una stirpe, in quanto cittadino di uno Stato, è una astrazione. Ne consegue, per il Fascismo, la negazione nell’uomo di ogni compartimento stagno, la negazione dell’uomo puramente economico o puramente estetico, o puramente vegetativo. Negazione che, in particolare, sbocca politicamente nel principio direttivo di tutta l’organizzazione dello Stato fascista: La subordinazione dell’economia alla politica. In questa luce è pure da considerare il sistema corporativo, che controlla, indirizza, potenzia o limita la produzione dei beni. Ma questo concetto dell’uomo integrale – oggetto pure della riforma educativa fascista – per essere completo deve essere integrato da quella seconda verità fondamentale rilevata in principio:  “La concezione spiritualistica della realtà”.

CONCEZIONE POLITICA SPIRITUALISTA

Che cosa dobbiamo intendere per “concezione spiritualistica della realtà”? Una risposta abbastanza esauriente per il nostro esame la troviamo già nello scritto: “Dottrina del Fascismo”: “Il mondo per il fascismo non è questo mondo materiale che appare alla superficie in cui l’uomo è un individuo separato da tutti gli altri e per se stante, ed è governato da una legge naturale che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L’uomo del Fascismo è individuo, che è nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione ed in una missione che sopprime l’istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l’individuo, attraverso l’abnegazione di sè, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell’esistenza spirituale in cui è il suo valore di uomo”.

Ed ancora, in altri scritti di Mussolini:
 ” Il fascismo ripudia la Dottrina del materialismo e le dottrine che pretendono di spiegare la storia complessissima delle società umane soltanto dal punto di vista unicamente materiale, un fenomeno della storia, non tutta la storia, un incidente, non una dottrina”. …. “Coloro che si avvicinano di frequente alla comunione dello spirito non possono rimanere a lungo infettati da dottrine assurde ed antivitali: Un popolo come il nostro, un popolo di grande ingegno e di grande passione, è necessariamente un popolo di equilibrio e di armonia”.

Naturalmente dobbiamo prescindere in questa sede da un esame adeguato delle insufficienze del materialismo e dell’utilitarismo come concezioni della vita. Si può però almeno indicare il motivo essenziale per cui tali concezioni sono dal Fascismo respinte: perché una teoria naturalistica che sia veramente coerente deve necessariamente sfociare nell’individualismo, in quanto biologicamente la vita non si concreta che negli individui
 e moralmente deve necessariamente sfociare nell’utilitarismo, in quanto funzione e conservazione di valori individuali. E per il Fascismo “individualismo” e “collettivismo” sono due astrazioni: Nel collettivismo l’individuo scompare nella folla anonima indifferenziata, ed il livellamento di tutti toglie la possibilità del progresso spirituale. Nell’individualismo ci si ferma ad una semplice unità organica esteriore, all’arbitrio del quale si vorrebbe subordinare ogni più alto fine sociale e spirituale, dimenticando invece quell’ “universale” che vide nell’individuo che lo fa membro di una società di spiriti, e che, come già gli antichi romani, anche noi chiamiamo “persona”.

Ciò spiega pure la recisa opposizione che il Fascismo sostiene contro il liberalismo ed il comunismo, i quali per vie contrarie, pure giungono a negare la persona così intesa. Qui cade pure il discorso sulla libertà e l’autorità, termini che non sono affatto antitetici ove si tenga presente che l’autorità dello Stato fascista e la libertà dell’individuo, non sono che la stessa coscienza ed unità morale guardate dal basso o dall’alto.

Lo Stato fascista è una forma spirituale che vive nei singoli, nella coscienza che ha ciascuno di essere parte costitutiva e attiva di un organismo il cui valore trascende quello del singolo individuo, non solo perchè è un prodotto dello spirito superiore all’individuo stesso, ma anche perchè il singolo non trova se non nella collettività i mezzi per il suo sviluppo e per lo sviluppo della civiltà. Onde, un sistema politico che limiti e coordini l’attività individuale nelle sue manifestazioni socialmente rilevanti in modo da realizzare la maggior civiltà collettiva possibile si risolve in un miglioramento e in un potenziamento dello stesso individuo che assurge a una forma spirituale più elevata, nella consapevolezza di essere elemento costitutivo e attivo dell’organismo sociale.

Contro l’individualismo, il Fascismo è pertanto per l’individualità, per la personalità, per la responsabilità e quindi per la libertà. Come ben dice il Gioberti: “La libertà esterna sociale è una propaggine, una espressione, una effige della libertà interiore e morale dell’individuo. E come la libertà morale non ha pregio se non si rivolge al bene, così la libertà politica riesce ottima e preziosa se si ordina a civiltà, intendendo sotto questo nome la somma di tutti i veri beni e specialmente dei più insigni, come la virtù e la scienza, nelle quali risiede il colmo del perfetto vivere civile”.

Tutta la legislazione fascista non parte più dal concetto individualistico della libertà come pura e semplice difesa dell’arbitrio del singolo, secondo la formula “della coesistenza armonica dei singoli arbitri” ma parte dal concetto che la libertà consiste “nella possibilità che si deve dare a ciascuno di collaborare ai fini collettivi”. Questo è il principio generale del Diritto fascista.

Contro il collettivismo, il fascismo è per la diseguaglianza, per la gerarchia, per la associazione. Il fascismo ponendo un fine ideale spirituale alla vita, subordina ad esso tutti i valori biologici, economici, scientifici, secondo una gerarchia di valori che indica la maggiore o minore approssimazione a quell’ideale. Gerarchicamente si ordinano quindi pure i diversi individui a secondo che per il grado del loro sviluppo spirituale impersonano più o meno i diversi valori. Il Fascismo è essenzialmente gerarchia, poiché è valutazione morale contro l’indifferentismo naturalistico che ragguaglia gli uomini agli stessi bisogni organici. 
Il valore morale sociale si incarna quindi nello Stato fascista; Unità morale delle coscienze, trascendente gli individui e pertanto l’unico titolare del Diritto.
 Di fronte a tale unità, che non tollera altre unità concorrenti ove non coincidano con la sua volontà, tutti gli individui non hanno che doveri. I diritti sorgono dai doveri a compiersi. Anche la proprietà, prosecuzione della personalità individuale, pertanto è tutelata ed è sorgente di diritti in quanto è essa stessa una funzione, un dovere da compiere.

E lo Stato quindi come unità etica ha pertanto un immenso compito educativo: Creare la Nazione, cioè la coscienza comune, la volontà comune, la missione comune: l’Impero. La Nazione sotto questo profilo rappresenta il valore fondamentale, l’ideale etico che si propone lo stato fascista. Si è parlato in principio del punto di arrivo: quest’ultimo è invece il punto di partenza. Da questo, su grandi linee di cui noi abbiamo sottolineato alcuni fondamentali elementi schematicamente su esposti, si apre alla Rivoluzione Fascista l’avvenire:  …“L’Italia sta formando un nuovo tipo di civiltà, che armonizzi la tradizione con la modernità, il progresso con la fede, la macchina con lo spirito, e segni la sintesi del pensiero e delle conquiste di due secoli”.

Bibliografia di riferimento:

Armando Carlini, “Saggio sul pensiero filosofico e religioso del Fascismo”, 1942, (qui); Marco Aurelio Bocchiola, “Principi generali della dottrina fascista”, 1939.

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