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AUTONOMIA DELLA DOTTRINA FASCISTA

La biblioteca fascista de “IlCovo” propone la lettura di un testo del 1939 intitolato “Autonomia della Dottrina fascista“, invero assai importante dal punto di vista dell’esegesi ideologica, poiché rileva la centralità essenziale rappresentata dal testo mussoliniano sulla Dottrina del Fascismo. Certamente si tratta di un lavoro di non facile lettura, poiché il linguaggio specialistico utilizzato, presuppone una buona conoscenza pregressa rispetto al tema che affronta. In breve, siamo consci che non si tratta di uno scritto alla portata di tutti. Ma nel rapporto esistente tra le criticità oggettivamente presenti nel testo (sebbene costruttive) ed i benefici derivanti dalla sua lettura e comprensione, riteniamo questi ultimi nettamente prevalenti. Partendo dalla descrizione del concetto dottrina politica = capacità d’estrinsecazione, dopo aver fissato i punti essenziali su cui una dottrina, considerata in senso lato, deve basarsi, il testo osserva che in relazione specifica alla dottrina fascista — creata e attivata da un’unica personalità, Mussolini — essa è contenuta, in ogni sua possibilità presente ed avvenire, nello scritto Dottrina del fascismo, il quale — avendo in sè tutti i requisiti per essere dottrina politica — risulta perfettamente inquadrabile nel modulo tipico della dottrina politica in generale, pur essendo questa, a sua volta, nella sua sostanza, dottrina d’eccezione. Dunque, la Dottrina fascista – vi si legge – è tutta compiuta nello scritto omonimo di Mussolini. Qui vi è, in sintesi, tutto ciò che costituisce il fondamento della dottrina, gli sviluppi della dottrina, le possibilità realizzative della dottrina; costituendo il documento unico, ufficiale, definitivo e completo. Vi è lo spirito della dottrina. Vi è tutta la dottrina e soltanto la dottrina. Esso, cioè, contiene le basi ed i germi della dottrina in quanto spirito e vita del pensiero politico. Tale scritto mussoliniano costituisce il documento unico su cui poggia la dottrina stessa in ogni sua possibile attività pratica. Dunque, studiando la Dottrina fascista si deve tener presente esclusivamente lo scritto omonimo compilato da Mussolini il quale — creatore della dottrina e attivatore della medesima — è l’unico artefice autorizzabile ed autorizzato di un testo enunciativo che tutta la dottrina contenga nei suoi elementi essenziali già sviluppati, in sviluppo od in un fieri più o meno prossimo. Questo studio tipicamente e volutamente ristrettivo, risultava originale ed in contrasto già con gli studi prevalenti all’epoca, poiché quasi tutti d’accordo nel ritenere per Dottrina fascista un complesso di opere più o meno numerose che andava da tutti gli scritti del Duce all’opera dei precursori o dei seguaci, dagli atti legislativi all’attività gerarchica e regolamentare del P. N. F. Ma proprio in questa accettazione estensiva e complessiva risiede il grave equivoco tra dottrina e fonti di dottrina, in quanto queste ultime sono già contenute in fieri nell’enunciazione esclusiva di Mussolini. Ad esempio, un’opera sulle Corporazioni – vi si legge – non costituisce Dottrina fascista, ma eventuale fonte o, preferibilmente, apprezzabile opera amplificativa di dottrina, in quanto trattando largamente alcuni problemi il cui punto fondamentale (principio corporativo) è già attuato ed enunciato dalla Dottrina del fascismo di Mussolini, non costituisce assolutamente un nucleo sostanziale della dottrina stessa. O ancora, uno studio sulla dottrina dello Stato fascista non sarà altro che una trattazione e una amplificazione di principi che, come base fondamentale dello studio stesso, sono già enunciati nello scritto del Duce. E gli esempi si potrebbero moltiplicare senza fine. Questo perchè lo scritto mussoliniano, appunto, come serie di enunciazioni costituenti la Dottrina del fascismo, ha in sè tutti gli elementi fondamentali creativi della Dottrina fascista. Ed ogni studio particolare, ogni disposizione particolare, ogni atteggiamento particolare, non sarà altro che una trattazione, un’amplificazione, una logica delucidazione di principi già posti a fondamento della dottrina contenuta nello scritto di Mussolini. Ammesso che ogni visione politica ha come fondamento un testo enunciativo, un documento il quale contiene, in sintesi, tutto lo spirito della dottrina e senza il quale la dottrina stessa sfugge allo studio di qualsiasi problema e di qualsiasi amplificazione tanto teorica quanto pratica, è certo che in sede di Dottrina fascista quel documento definitivo, completo, unitario che contiene per mezzo di una serie di enunciazioni lo spirito e ogni possibile sviluppo della dottrina, è proprio lo scritto del Duce. Ed il titolo di questo scritto risulta per l’appunto Dottrina del fascismo proprio perchè in esso vi è, nè più nè meno, il fondamento canonico dottrinario totalitario della visione politica fascista. Ogni problema della Dottrina fascista fa capo a questo scritto, il quale è l’origine, l’enunciazione, la sintesi di tutto ciò che costituisce la Dottrina fascista. Anche la sua originalità risulta ugualmente indubbia, poiché ogni dottrina la quale assorba, come fa quella mussoliniana, alcuni elementi da altri atteggiamenti spirituali precedenti e sappia costruire e descrivere una visione politica nuova ed inequivocabile, ha in sé tutti i requisiti e gli elementi  che ne legittimano l’originalità e ne autorizzano lo studio in funzione appunto di tale originalità. D’altronde, l’originalità non proviene soltanto dal contributo di elementi nuovi, ma anche dalla simultanea permanenza di un numero più o meno notevole di elementi. In breve, la Dottrina fascista che è dottrina di vita e come tale supera ogni visuale particolare sia filosofica che politica, sia economica che religiosa, sia etica che sociale, è tutta contenuta nello scritto del Duce, che niente altro è se non appunto la Dottrina fascista nella sua enunciazione e nel suo fondamento. Nel testo si introduce, inoltre, il concetto di autonomia, osservando come i vari significati che a questa vengono più o meno erroneamente attribuiti, possano assegnarsi alla Dottrina fascista, se ricondotti però al loro vero valore espressivo originario. Indagatane, poi, la priorità, ne esamina l’indipendenza scientifica da altri settori didattici che le sono vicini. Dopo queste riflessioni, infine, si osserva come la Dottrina fascista, essendo dottrina di vita, pretenda l’applicazione del concetto verace di autonomia, nel senso originario, quello cioé di capacità di governarsi con leggi proprie, significando, appunto, capacità di autogoverno, volendo specificamente indicare l’attuabilità con i caratteri dell’autogoverno, palesando con ciò come la Dottrina fascista possiede perfettamente proprio
 siffatta autonomia. Da rilevare, anche, la definizione del “momento sistemativo” della stessa Dottrina, il quale è il momento proprio della sua enunciazione  e della sua “canonizzazione”. In definitiva, a chi obietta che la Dottrina Fascista sia stata canonizzata in un momento successivo alla sua nascita, l’autore fa notare che il “momento sistemativo” è la fase di traduzione in sistema organico e definito della Dottrina stessa, che da quel momento assurge a “polo” di attrazione e a “centro gravitazionale” dell’azione ad essa relativa. Ciò detto, vi auguriamo una buona lettura!

Potete scaricare gratuitamente il testo in Pdf. digitando QUI!

IlCovo

 

2 commenti su “AUTONOMIA DELLA DOTTRINA FASCISTA

  1. un altro prezioso documento, grazie di cuore! Raffaele

  2. Grazie mille per il vostro prezioso lavoro. Leggerò con attenzione.

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