Tra le innumerevoli menzogne diffuse sulla concezione Fascista, c’è, fra le prime, la fandonia che lo Stato Fascista miri alla soppressione della “Libertà” degli individui, che per “governare” si avvalga della “violenza, razzismo e sterminio”. Ovviamente, come abbiamo già detto, tale impalcatura mendace è necessaria (es: qui), perchè altrimenti le leggi di “protezione della cosiddetta democrazia” non avrebbero una giustificazione pubblica. Cioè, sarebbero universalmente quello che in realtà sono: una persecuzione indegna. La realtà storica e politologica dice ben altro (es: qui), il “fine” del “Partito Nazionale Fascista” non è mai stato quello di “governare sull’uomo con la violenza e la soppressione dell’individuo”. Non lo ha nè mai teorizzato (qui), nè mai messo in pratica (qui).
Il problema, per l’antifascismo, è costituito dal doppio scopo che ha di, lui si, opprimere attraverso la persecuzione, e, quindi, mentire a causa della visione del mondo di cui è portatore, che deve essere l’unico parametro per valutare la “civiltà o inciviltà” di una concezione politica. Una dottrina, secondo l’antifascismo mondiale, può essere giudicata più o meno civile se e quanto si accosta alla concezione plutocratica, massonica, mercantilistica, materialistica rappresentata dal globalismo internazionale. Stando così le cose, si comprende come il relativismo morale praticato dall’antifascismo abbia “senso”. Non è fondamentale obbedire alla realtà dei fatti, ma è fondamentale manipolarla, a favore della concezione antifascista: tutto ciò che è antifascista, a prescindere se sia un crimine ributtante contro l’umanità, è “buono”. Tutto ciò che non lo è, a prescindere se sia la concezione più elevata della storia, è “cattivo”.
In questo ragionamento si inserisce, pienamente, il magnifico pezzo di Borsani, pubblicato nella Rivista di Benito Mussolini “Gerarchia“. Un pezzo “breve ma intenso”, che fa comprendere con elevatissima dote di sintesi le peculiarità della Dottrina Fascista, che è dottrina di VERA Libertà. Ma, siccome non di “Libertà liberal-democratica” si tratta, allora è definita falsamente e proditoriamente come “oppressione”, per poter procedere a perseguitare, sabotare, distruggere, il presente e il futuro del popolo italiano, con “leggi” inique e vessatorie, che vorrebbero impedire, per il timore tremebondo che esprime la dirigenza antifascista, di pensare, criticare, dissentire, addirittura…SALUTARE (qui), avvalendosi, SEMPRE E COMUNQUE, dei propri servi sciocchi (qui)
La lettura di tale scritto, inserito perfettamente nel “problema dell’ora presente” fornisce la risposta alla domanda: “quale la soluzione”? E si inserisce perfettamente in ciò che abbiamo testè ricordato. Notate come le concezioni “nemiche” del fascismo, non vengano appositamente discriminate, proprio perchè fondate sul medesimo principio distruttivo. Buona lettura!
RomaInvictaAeterna
NOTA BIOGRAFICA
Carlo Borsani, nato a Legnano, nel 1917, figlio e poi orfano di un Operaio, grazie alla Madre compì gli studi, che alla fine gli fecero conseguire una Laurea in Lettere alla Statale di Milano. Divenne ufficiale di Complemento del 7 fanteria di Milano. Fu la campagna di Grecia che gli fece guadagnare la Medaglia d’Oro, di cui di seguito riportiamo la motivazione (confermata dalla “repubblica antifascista”, vedere quirinale.it):
Ferito tre volte durante tenace difesa per mantenere il possesso di delicata posizione, ancora degente all’ospedale, chiedeva e otteneva di partecipare col proprio reparto a nuovo cimento. Assunto volontariamente il comando di un plotone moschettieri arditi, guidava i suoi fanti all’assalto di munita posizione nemica tenacemente difesa. Benché ferito alle gambe da una raffica di mitragliatrice, non desisteva dalla lotta e, nel generoso tentativo di spingersi ad ogni costo sull’obiettivo assegnato, restava più gravemente ferito al viso, agli occhi ed in varie parti del corpo da schegge di bombe da mortaio. Ricoverato in gravissime condizioni, conscio ormai che la vista era irrimediabilmente perduta, esprimeva solo il rammarico di dover desistere dalla lotta, confermando la sua fede e la sua piena dedizione alla Patria.»
— Quota 1252 di Allonaqiti (Fronte greco), 9 marzo 1941
Borsani fu ammazzato a tradimento, poichè esponente della RSI, nonostante lui, come praticamente quasi tutti gli esponenti della Repubblica Sociale (qui), abbia mediato per la salvezza di molti, durante gli ultimi 2 anni di guerra. Gli venne sparato un colpo alla nuca, e il suo corpo -con molto riguardo per i “sacri valori della libertà” e del rispetto dell’individuo, nonchè in ossequio ai diritti di un eventuale giusto processo – venne caricato su un carretto dell’immondizia.
L’umanita di domani nella visione dei giovani
(Pubblicato in « Gerarchia », 1943)
di Carlo Borsani
È naturale nei giovani l’ansia del domani, soprattutto quando il presente si identifica con una guerra diventata gradualmente « cosmica » quasi col ritmo di una trama crescente, costituendo cosi un diaframma oscuro e impenetrabile al di là del quale si dovrà pur fatalmente pervenire.
Al tentativo di superare ostacoli di sì complessa natura e di così vaste proporzioni per cui non una previsione ma soltanto un presagio è possibile a un tratto ci illumini, è necessario far precedere un esame obiettivo dei valori che si contendono il campo e delle possibilità rispettive di trionfo.
Esame per cosi dire delle cause che alla loro volta hanno mosso le forze, creando fenomeni destinati, dopo varia traiettoria, a lasciare i germi che matureranno nuovi fenomeni e stabiliranno nuove situazioni.
Altro è il carattere dell’imperialismo russo, altro quello dell’imperialismo fascista e altro ancora quello dell’imperialismo angloamericano.
Lo spirito russo è giunto a una coscienza imperialistica attraverso una organizzazione sociale dei popoli determinata non da leggi religiose o da criteri morali, ma da un fanatismo bruto e paradossale, da un imperio annientatore dell’individuo come individualità. Tale concezione sociale se potè realizzarsi in mezzo a un popolo facilmente impressionabile dai sistemi autoritari, nel senso di negatori della personalità umana, non potrà però mai realizzarsi tra popoli dove essere personali significa essere genialmente liberi e liberamente geniali.
Non è possibile perciò credere nella universalità di un’idea che, per ragioni soprattutto umane, non può trasformarsi in dottrina universale.
Se come è nell’insegnamento della storia e nell’ordine delle leggi naturali della vita, il lavoro e il genio degli uomini tendono a un unico grande fine che è la conservazione, la perfezione, la salvaguardia, in una parola il bene dell’umanità, è lecito chiedersi come sia possibile che una dottrina quale la bolscevica, nella natura e nello spirito anti-umana, possa svolgere un’azione che abbia ad interessare l’umanità.
Non solo tale dottrina non comprende e perciò non rispetta l’anima dissimile dei popoli, la loro tradizione, il loro istinto, e le loro manifestazioni, e non può aderire alle aspirazioni, ideali, ma neppure corrisponde alle aspirazioni fisiologiche e alle necessità pratiche di popoli fecondi e benèfici appunto perchè liberi.
Il punto della questione non è l’inquadramento delle capacità e delle energie spirituali e materiali dei popoli sotto un’unica spada, ma il coordinamento delle stesse capacità e delle stesse energie tanto più realizzatrici quanto più distinte secondo inconfondibili caratteri e istinti propri, allo scopo di un bene comune di cui ugualmente fruire.
Ora è pure evidente come, ammesso che non di solo pane vive l’uomo e cioè che i popoli come gli individui credono e hanno bisogno di credere nell’esistenza di un mondo della personalità in funzione di volontà e d’idea, neppure il verbo commerciale dell’imperialismo anglo-americano sia da ritenersi definitivo per l’umanità.
Noi non vogliamo negare che la soluzione del problema commerciale ed economico, interessante direttamente e fondamentalmente la vita dei popoli, non sia della massima importanza; ma soltanto vogliamo domandare se è sufficiente risolvere la questione materiale senza inquadrarla nella visione della più vasta e necessaria vita spirituale dei popoli. Giusto e degno è costruire perfetti i polmoni della società, ma assai più giusto ci sembra e più degno realizzare la respirazione indispensabile di tali organi.
Dunque non è possibile affidare il destino dell’umanità ad una sola delle premesse: la materialistica.
Ecco perchè è opportuno anzi urgente che lo spirito dell’imperialismo fascista, che è l’imperialismo romano e cristiano a un tempo, abbia a illuminare, a trasfigurare, a consacrare nell’interesse di tutti i popoli il verbo incompleto dell’imperialismo angloamericano.
L’Umanità di domani noi la vediamo così riemergere dal martirio dell’ora, purificata e riconfermata nella sua duplice missione: comunione di popoli e di nazioni, di imperi e di tradizioni, di interessi e di virtù, di opere e di genio.
La civiltà romana dovrà redimere la pseudo-civiltà anglo-sassone dando alla sua espressione mercenaria un contenuto spirituale e dovrà eliminare l’anti-civiltà russa come pericolo fondamentale alla comprensione e all’intesa dei popoli.
D’altra parte nessuno può negare a Roma il diritto e il merito di un verbo universale e perciò umano, perchè soltanto la sofferenza, la povertà e la virtù eroica della sua gente può in tal senso e in tale misura esprimersi.
Questa stessa sua umanità ci insegna a considerare i popoli nemici in quanto portano le armi, ma non a negare loro la possibilità di comprenderci e di collaborare dopo il sacrificio di una lotta ispirata a una cattiva volontà.
È un dovere di tutti purificare l’atmosfera e riconoscersi nel segno dell’umanità comune che è figlia non soltanto di Caino ma anche di Abele.