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FASCISMO CONTRO MATERIALISMO DI DESTRA E SINISTRA!

Dottrina fascista come concezione antimaterialista.

Il Fascismo si afferma come dottrina profondamente spirituale, poiché astrae da qualsiasi determinismo materialista e non riconosce generatore di storia se non l’uomo e dell’uomo fa il depositario dell’azione e espressione di libertà. L’affermarsi o il decadere di una civiltà è il progredire o il decadere come uomini degli individui che ne sono latori. La vita degli uomini viene concepita nella sua essenza propriamente spirituale, poiché è la natura spirituale quella che distingue gli uomini dalla pura animalità, ed in tale natura è da riconoscere la vera forza motrice della storia e creatrice del progresso. Nel Fascismo l’uomo è considerato non in funzione atomistica, come pura persona fisica, ma in quello che vi è in lui di continuità, in quello cioè che nell’individuo, il quale fa sempre parte di una collettività, costituisce l’elemento che non si esaurisce nella persona fisica, ma diventa un momento duraturo di tutto il complesso: Nazione, Stato.

« Una siffatta concezione della vita — ha detto il Duce — porta il Fascismo ad essere la negazione recisa di quella dottrina che costituì la base del socialismo cosiddetto scientifico o marxiano: la dottrina del materialismo storico, secondo la quale la storia delle civiltà umane si spiegherebbe soltanto con la lotta degli interessi fra i diversi gruppi sociali e col cambiamento dei mezzi e strumenti di produzione. Che le vicende dell’economia, scoperte di materie prime, nuovi metodi di lavoro, invenzioni, abbiano una loro importanza, nessuno nega, ma che esse bastino a spiegare la storia umana escludendone tutti gli altri fattori, è assurdo: il Fascismo crede ancora e sempre nella santità e nell’eroismo, cioè in atti nei quali nessun motivo economico, lontano o vicino, agisce ».

L’uomo del Fascismo è un uomo integrale che non ha nulla a che fare con l’uomo irreale della dottrina marxista, mosso dal solo sentimento economico. A tale falsa visione dell’uomo il Fascismo oppone un uomo verace in cui la patria, la famiglia, la religione, l’umanità, l’arte, la vita morale sono elementi costitutivi essenziali. Il vario manifestarsi di tali sentimenti ha dato origine al vasto e complesso patrimonio della civiltà occidentale. L’uomo del Fascismo si sente al centro di tale civiltà e in sè contiene tutte le forze per dare ad essa sviluppo ed incremento.

Individuo e Stato.

All’esigenza posta dalle masse di una più vera e diretta partecipazione alla vita dello Stato il Fascismo ha risposto dimostrando come nella realtà lo Stato non sia altro se non tutta quanta la nazione in atto di volere e che, pertanto, tutto il popolo, in quanto sia cosciente dei fini a cui la nazione tende, è presente come volontà e potenza nella vita dello Stato. Tale nuova concezione presuppone un rivolgimento completo della concezione demo-liberale dello Stato; poiché non lo pone come un organismo a sè, di fronte a cui gli individui debbono affermare i propri diritti, coalizzandosi, se necessario, in gruppi di interessi, bensì come un’entità che rappresenta l’organizzazione giuridica della volontà in atto della nazione. L’individuo nello Stato fascista non è più un essere isolato il quale obbedisce esclusivamente ai propri istinti, o, se mai, ai propri interessi economici, ma è un uomo il quale partecipa di una solidarietà storica e sociale poiché in lui si riunisce il dato di una tradizione secolare e al tempo stesso il patrimonio attuale della collettività. 
Il più grave errore del liberalismo è stato quello di considerare l’uomo quasi come contrapposto alla collettività, mentre, di fatti, non può esistere una collettività la quale non sia di individui, e ogni individuo porta in sè la norma sociale e storica della collettività a cui appartiene. Considerata in questo senso, la vita individuale non è qualche cosa che si esaurisce nell’ambito ristretto di un’esistenza umana, ma è una forza che si inserisce e viene continuata nel complesso delle generazioni, mediante le opere che essa ha prodotto, mediante l’apporto più o meno grande che essa ha dato alla propria società nazionale e all’umanità. Da questa concezione della vita individuale, vissuta non per sè ma per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri, deriva la posizione dell’individuo nei confronti dello Stato. Questo non è frutto di una convenzione, fatta soltanto allo scopo di rendere possibile ai singoli individui di manifestarsi a loro talento, ma è l’espressione stessa della continuità della vita di una nazione, di tutto il suo patrimonio di cultura, di tutte le sue memorie e di tutte le sue aspirazioni. Lo Stato non si oppone all’individuo, così come l’individuo non si oppone allo Stato. Essi sono i due aspetti diversi di una medesima forza, di una medesima volontà di esse. In conseguenza di questa nuova concezione dello Stato come espressione della vita e della volontà di un complesso nazionale, la funzione direttiva che ad esso è attribuita ha un valore coercitivo soltanto in quanto nell’individuo possano determinarsi fini egoistici, contrari agli interessi della collettività. Ma all’infuori di questo, l’individuo raggiunge nello Stato fascista la sua piena libertà, e la sua attività diretta all’affermazione della sua personalità è considerata dallo Stato fascista come forza sua propria, la quale deve essere tutelata e potenziata nella maniera migliore.
 A coloro i quali danno alla parola libertà il significato illusorio di arbitrio o capriccio individuale, lo Stato fascista oppone il significato più alto e verace di libertà come manifestazione e affermazione della personalità umana in quanto forza duratura della società e fattore di quella stessa potenza a cui lo Stato tende.
 La dottrina fascista ha compiuto il miracolo di salvare la personalità umana minacciata dalla fallace dottrina del comunismo che vuole ridurre gli uomini a formula egualitaria, ponendola al suo giusto posto di sorgente unica ed insostituibile di ogni azione costruttiva e di ogni progresso.

Fascismo vera democrazia.

Il Fascismo ha realizzato in pieno l’ideale dell’uguaglianza più completa degli individui e dei gruppi nella vita dello Stato. Ogni uomo ha nella vita sociale tanto di autorità, quanta è la responsabilità dell’opera che egli si è assunta per il fine comune. Chiunque lavori e operi nell’ambito della volontà dello Stato e per i fini che questo indica come suoi — e non sono soltanto suoi, perché i fini dello Stato sono i fini della collettività che in esso ha trovato l’espressione del suo volere — partecipa in pieno alla vita dello Stato ed ha la possibilità di manifestare attraverso gli organi popolari la sua presenza effettiva e reale nell’opera comune. La volontà politica delle masse si manifesta in pieno nel partito unico che organizza tutti coloro che hanno una volontà politica positiva e costruttiva. Il partito unico aperto a tutti ha dato il mezzo a ciascuno di dimostrare il proprio interesse e la propria volontà politica nell’ambito di quel contenuto che lo Stato fascista ripete dalla nuova concezione del rapporto sociale che è alla sua base. Il formarsi stesso delle gerarchie del partito è un’espressione concreta della volontà politica del popolo, poiché le gerarchie si determinano in base alla volontà e capacità rispettive dimostrate da ciascun iscritto di fronte ai fini etici e politici che la dottrina pone alle attività individuali. La vita economica di tutta la nazione, nella sua effettiva realtà tessuta d’interessi individuali e d’interessi di gruppi, trova la sua manifestazione concreta nell’ordinamento sindacale corporativo, il cui fine supremo è quello di attuare la produzione nella maniera più efficace possibile, realizzando al tempo stesso quella giustizia sociale che è esigenza vitale dello Stato fascista. Attraverso il partito e attraverso i sindacati, tutte le forze politiche e tutte le energie della produzione sono portate nella vita dello Stato; sono da esso disciplinate e dirette, ma rifluiscono in esso come forza costruttiva e potenza. Il popolo, politicamente organizzato, è un tutto unitario, onde non è possibile in esso la formazione di gruppi chiusi che affermino il principio di un loro particolare interesse contro altri gruppi e contro lo Stato. Le organizzazioni sindacali inquadrano sì le varie categorie di lavoratori e di datori di lavoro per la tutela dei rispettivi interessi, ma la loro azione si svolge in un’atmosfera politica in virtù della quale essa, come qualsiasi attività individuale, viene ad essere armonizzata con i fini superiori della nazione come sono in concreto posti dallo Stato. Come si vede, il compito dello Stato è un compito altissimo sia per i fini da raggiungere, sia per l’autorità che richiede. Ma tale Stato non può essere certo quello agnostico demo-liberale o quello massacratore bolscevico mirante ad instaurare la cosiddetta dittatura del proletariato; è bensì lo Stato fascista, cioè lo Stato volitivo che crede nei valori della vita e fa suoi i fini di potenza nazionale e di giustizia sociale. 
Il senso della proprietà, come quello della famiglia come quello della nazione, come quello dell’umanità, è nell’individuo senso di sé; ma non di sé assorbito nella gora dell’io, della singolarità, ma di sé esistente e operante nella famiglia, nella nazione, nell’umanità. Il Fascismo riafferma la proprietà come esigenza dell’individuo, ma ne allarga la sfera, oltre la stretta cerchia della sua singolarità e della famiglia; giacché esso pone l’individuo operante come uomo storico nella nazione e nell’umanità. Attraverso la concezione fascista dell’uomo e dello Stato, la proprietà individuale non meno che il lavoro è funzione di Stato.

La società del fascismo in difesa della Civiltà.

L’affermazione dei valori morali in netto contrasto con il comunismo, il quale fonda la sua società esclusivamente su esigenze e valori materiali, porta il fascismo alla creazione di una società assolutamente nuova in cui i fattori spirituali hanno importanza preminente. Il Fascismo, che è dottrina realistica, riconosce anzitutto che le condizioni materiali di vita hanno un’importanza di prim’ordine nella costituzione della società, poiché solo la liberazione dalle esigenze più immediate ed urgenti dell’esistenza può consentire lo sviluppo delle forze spirituali. Tuttavia, esso ritiene che il dato economico possa assumere nuova luce e contenuto quando sia inserito in una realtà in cui l’impronta è data soprattutto dal porsi dell’uomo come forza spirituale, e non soltanto come forza vegetativa. 
Nella società fascista l’ordine, la gerarchia e la disciplina sono principi dominanti. La gerarchia si muove fra i poli della responsabilità e della disciplina e il risultato di essa è quell’ordine della vita sociale senza il quale non può essere realizzato alcun progresso. L’organizzazione è soprattutto un fatto di ordine spirituale, richiede disciplina interna, partecipazione effettiva e sincera al sistema sociale al quale si è aderito. Così, ridotta, ai suoi termini essenziali, la crisi della società moderna si rivela nella mancanza di volere dello Stato liberale, sempre più in balìa del disordine e della violenza e nell’insufficienza del sistema economico, che lascia sussistere le più gravi sperequazioni e non è in grado di soddisfare il diritto di ogni uomo al lavoro. Alla base della crisi c’è il fallimento della concezione materialista della vita. La crisi è difatti crisi di un periodo storico che ha brutalizzato il mondo ponendo la materia sugli altari. Il Fascismo si annunzia invece come l’unica soluzione possibile, affinché si prepari in Europa un nuovo e più pieno ritorno di una civiltà, che non deve morire. La soluzione che esso propone ed attua è fondata su una nuova chiarificazione e potenziamento del senso del rapporto sociale smarritosi col liberalismo; è la somma delle esperienze di una nazione che ha dietro di sè più di due millenni di sofferenza e di lotta per la civiltà. Il Fascismo non considera l’uomo come operante nelle categorie diverse di vita, o come uomo religioso, o come uomo sociale, o come uomo economico, ma lo considera nella sua inscindibile unità di essere sociale. E’ dunque dottrina politica nel senso più ampio della parola e cioè, concezione totalitaria di vita: vero umanismo. Il Fascismo rivaluta l’individuo non nella disordinata e capricciosa esplicazione della singolarità, ma come essere che partecipa di una solidarietà e di una continuità. Da qui l’ordinamento dello Stato fascista inteso a valorizzare e potenziare l’individuo in tutte le sue forme, poiché esso — e soltanto esso — sotto l’impulso della sua propria volontà morale è la sorgente di ogni azione storica, e tanto più vasta, ricca, redditizia è quest’azione ai fini del progresso umano, quanto più larga base ha il denominatore della volontà comune. Vera democrazia organizzata, il Fascismo porta tutto il popolo nello Stato perché considera la volontà operante nel lavoro produttivo come forza stessa dello Stato e quindi in esso rappresentata dagli stessi organi che ve la fanno confluire. Alla crisi economica e politica che imperversa per il mondo, il Fascismo oppone una saldissima coscienza sociale e la perfezione dei suoi ordinamenti. (Cfr. Antonino Pagliaro, “Il Fascismo contro il Comunismo”, Firenze, 1938, pp. 30 – 52) Potete scaricare il testo integrale del documento digitando QUI.

IlCovo

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