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75°ANNIVERSARIO DELLO SBARCO-INVASIONE DELLA SICILIA: FINALMENTE LA VERITA’!

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 In qualità di associazione culturale fascista, “IlCovo” si occupa fin dalla sua nascita degli eventi relativi all’invasione della Sicilia nel 1943. Ebbene, quest’anno, nella notte tra il 9 – 10 luglio, ricorre il 75° anniversario dal momento in cui gli eserciti invasori dell’alleanza demo – pluto – massonica anglo-americana realizzarono il loro primo colossale sbarco in Italia (e dunque in Europa!), avviando così quell’occupazione del continente, di cui ancor oggi tutti noi italiani ed europei patiamo le conseguenze politico-sociali, in quanto nazioni tutt’ora invase da quell’esercito, sempre presente sul nostro territorio,  dunque nazioni senza alcuna oggettiva sovranità politica e militare. Ritornando però sugli avvenimenti epocali di quel tragico luglio di 75 anni fa, va detto a chiare lettere che è molto recente la riscoperta di quella fondamentale campagna militare dal punto di vista dei fatti storici (alla quale, ci sia consentito scriverlo, in piccola parte abbiamo direttamente contribuito anche noi) e la voglia di fare finalmente luce sulle reali dinamiche e gli eventi di quella che, a dispetto della propaganda dei vincitori e dei loro sodali nostrani, non fu affatto una “passeggiata di salute” per gli occupanti anglo-americani, ma una sanguinosa e dura campagna militare, dove questi ultimi ebbero migliaia di perdite ed altrettante ne cagionarono tanto ai combattenti dell’Asse italo-tedesco quanto alla popolazione civile dell’isola. Insomma, fu guerra guerreggiata fino in fondo!

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CIMITERO MILITARE AMERICANO DI GELA.

Noi fascisti de “IlCovo” abbiamo voluto ricordare una tale verità, negata sistematicamente per decenni tanto dalle autorità politiche della repubblica italy-ota antifascista quanto da pseudo-storici e pennivendoli della carta stampata, da questa stipendiati per negare scientemente un fatto per loro inaudito e scandaloso, e cioè che sul suolo italiano vi fu una dura e sanguinosa lotta, misconosciuta da decenni, tra l’Italia Fascista e gli anglo-americani, in una fase storica dove ancora ufficialmente risultava che il nemico fosse invasore della nostra penisola e non, come invece esso in modo propagandistico si auto-qualificava, “liberatore”. Proprio a causa di tale metamorfosi dovuta alla propaganda orchestrata abilmente prima dagli Alleati anglosassoni e poi nel dopoguerra fatta propria acriticamente dalla repubblica antifascista ad essi asservita, i tanti episodi di caparbio valore e sacrificio degli italiani in quella campagna militare, che costarono loro 4.578 morti, 36.072 dispersi e oltre 30.000 feriti (i tedeschi ebbero 4.325 morti, 4.583 dispersi), furono colpevolmente accantonati, in favore di quelli numericamente inferiori di diserzione di fronte al nemico, una manovra di disinformazione attuata per legittimare la falsa immagine di un paese che, secondo l’antifascismo mondiale, non avrebbe visto l’ora di buttarsi fra le braccia dei propri nemici.

paracadutisti-nemici-calati-centro-dell-isola-vengono-48607316-eb60-44ca-8537-23da87ee4247Ma la carneficina che nell’estate del 1943 insanguinò la Sicilia dimostra, invece, il contrario; cioè che quella campagna militare non fu affatto una “passeggiata” per gli anglo-americani, che lamentarono perdite per decine di migliaia di uomini. Mentre la corretta analisi dei fatti svela l’immagine inedita di un evento storico che, sebbene tragico, vide però rifulgere nella maggior parte dei casi il valore dei combattenti italiani; ci mostra, attraverso le testimonianze di alcuni dei diretti protagonisti, lo spaccato sconosciuto di una parte della Nazione, di una Sicilia fatta di civili e militari che sebbene stanchi e prostrati da privazioni di ogni genere, in una terra martoriata da una serie infinita di bombardamenti devastanti, vollero e seppero ancora reagire, benché la sproporzione di mezzi e forze in campo fosse loro nettamente sfavorevole. Questo rivelano le memorie del Generale Emilio Faldella, questo mostra il diario di guerra del Generale Ottorino Schreiber, questo svela il Diario storico del XII° Corpo d’Armata Italiano, questo provano le gesta dei Gruppi Mobili corazzati dell’esercito italianotutte testimonianze che palesano incontrovertibilmente come, proprio in Sicilia nella calda estate del 1943, tanto nella zona occidentale contro gli americani, quanto nella zona orientale contro gli inglesi, migliaia di italiani scrissero l’ennesima pagina misconosciuta di immenso sacrifico e sublime valore. E’ significativo che i pochi episodi di diserzione e sabotaggio nelle forze armate italiane vedessero nella massima parte dei casi come protagonisti pochi alti ufficiale in comando, piuttosto che gli ufficiali di rango intermedio o la stessa truppa; in tal senso appare indicativo il criminale comportamento tenuto da alcuni ammiragli della Marina italiana, che avrebbero tenuto ben lontane le nostre navi in grado di contrastare le operazioni di sbarco alleate in Sicilia, in seguito ad un accordo siglato con le forze anglo-americane nell’ambasciata di Lisbona (1), desiderosi con ciò di far cadere prima possibile il Regime fascista; come altresì indicativo al riguardo risulta evidente il ruolo fondamentale giocato nell’abbassamento dello spirito combattivo  e del morale degli italiani la destituzione e l’arresto di Mussolini, perpetrati con l’inganno a mezzo di un vero e proprio colpo di stato militare dal reuccio savoiardo, un evento che da decenni, al contrario, ci sentiamo raccontare dalla propaganda antifascista sarebbe stato accolto da tutti gli italiani con grande sollievo.

manifestoCommuove, invece, lo spirito combattivo di tutti quei semplici cittadini in divisa, non soltanto militari di carriera, ma anche di leva, che persino insieme a semplici civili, in quelle tragiche giornate non esitarono un istante ad imbracciare un fucile od una mitragliatrice per opporsi agli enormi carri armati statunitensi ed alla marea di truppe messe in campo dall’avversario (qui), che contro ogni previsione più di una volta dovette cedere all’impeto di coloro che nella propaganda bellica anglo-americana venivano sprezzantemente definiti “italiani straccioni”. Fa rabbia constatare che di tanti atti di eroismo così come dei molteplici crimini perpetrati dagli invasori “a stelle e strisce” contro militari e civili italiani, la massa italica lobotomizzata da decenni di propaganda bellica filo-americana non abbia alcuna conoscenza, dando per buona una versione bugiarda dei fatti che vuole descrivere gli Alleati anglo-americani come i “buoni liberatori”, dispensatori di caramelle e cioccolata! Ebbene, nel nostro piccolo, noi fascisti de “IlCovo” abbiamo detto NO ALLA STORIA FASULLA DEI VINCITORI! Infatti, tale campagna militare, che dovrebbe più giustamente essere qualificata come “BATTAGLIA DI SICILIA”, fino ad oggi è stata oggetto di mistificazioni e reticenze incredibili. Ma, come abbiamo avuto già modo di sottolineare, alcuni dati al riguardo dovrebbero far riflettere: in primis quello sui soldati Alleati che vi morirono e che a fronte delle stime ufficialmente dichiarate, ad esempio nella pubblicazione dell’Ufficio Storico dello Stato maggiore dell’Esercito Italiano a cura di Alberto Santoni, in cui è scritto testualmente che… “le forze terrestri alleate lamentarono in tutto 4.299 morti, suddivisi in 2.237 americani e 2.062 inglesi”,(2) vede di contro la presenza nei cimiteri militari di guerra del solo Commonwealth britannico presenti nell’isola (a Catania, Siracusa e Agira) la presenza di 3.692 morti sui campi di battaglia, oltre 1600 in più rispetto a quanto riportato dal Santoni! Per i caduti americani, poi, non è possibile nemmeno fare alcuna verifica attendibile, in quanto gli stessi cimiteri di guerra che essi avevano allestito a Gela, Licata, Palermo e Caronia, furono smantellati pochi anni dopo la fine del conflitto e le salme traslate altrove, in parte a Nettuno ed in parte rimpatriate. Dunque, ci sono validissimi motivi per ritenere il dato ufficiale sui caduti anglo-americani decisamente sottostimato.

2Se a questo aggiungiamo poi alcuni altri dati molto importanti, sempre presenti nella relazione del Santoni, in cui si parla di 9.892 perdite americane e ben 11.590 perdite inglesi a causa della …malaria! (possibile mai che le super fornite truppe degli Alleati, in possesso non solo di tutti i mezzi ma anche di tutti i medicinali, abbiano patito così tanto per la malaria, che stranamente, invece, non ha falcidiato affatto le truppe dell’Asse?), di 13.083 soldati Alleati feriti (5.946 americani e 7.137 inglesi); di 3.242 soldati prigionieri (598 americani e 2.644 inglesi compresi i dispersi); di 546 marinai americani morti e 484 feriti; di 314 marinai inglesi morti e 411 feriti;
 di 156 aviatori americani tra morti, feriti e dispersi; di 736 aviatori inglesi della R.a.f., tra morti, feriti e dispersi; ebbene, facendo una somma di tutti codesti numeri abbiamo così un totale di 46.383 uomini messi fuori combattimento in 38 giorni di campagna militare, ossia la media di 1.220 uomini al giorno …alla faccia della “allegra passeggiata”! Ma più dei freddi numeri, per sfatare gli innumerevoli luoghi comuni fasulli montati ad arte da 75 anni di propaganda antifascista, abbiamo voluto soprattutto ricordare tanto alcuni dei grandi scontri dimenticati tra i soldati dell’Asse italo-tedesco e gli Alleati anglo-americani avvenuti a ridosso del litorale siciliano, come la misconosciuta Battaglia di Agrigento (dal 10 al 16 luglio 1943) e la grande  “Battaglia di Gela” (dal 10 al 12 luglio 1943), quanto i piccoli e ignoti scontri minori nella parte occidentale dell’isola, come quelli avvenuti il 21 luglio presso le Case Tumminello (Portella Misilbesi) nel trapanese (3), il 22 luglio 1943 alle porte di Palermo , il 24 luglio nel territorio di Marsala, dove si sacrificò il Ten. Colonnello Sommaruga, Medaglia d’oro al valor militare. Clamorosa risulta poi la montatura storiografica imbastita sul mancato utilizzo dei treni armati della Marina italiana, notizie assurte al rango di verità perché i cosiddetti storici dell’Italia antifascista, senza alcuna verifica, avevano preso per buone le notizie inventate di sana pianta dalla propaganda bellica inglese, notizie confutate platealmente solo in anni recenti (qui).

Ital.Sic. 43

FANTI DELLA DIV. LIVORNO ALL’ATTACCO NELLA ZONA DI GELA (CL).

 Senza dimenticarci, però, del lato più oscuro dell’invasione degli Alleati, fatto di stragi a sangue freddo a danno di militari dell’Asse e di civili italiani, eccidi compiuti dalla Settima Armata americana; che fece anche utilizzo di vergognosi espedienti, come l’avvalersi dei buoni uffici dei mafiosi locali (da essi prontamente liberati!) per tener buona la popolazione, o di ignobili  tattiche per avere ragione della resistenza degli avversari, come quella di utilizzare i prigionieri di guerra italiani come scudi umani (4). Una campagna militare dove gli autoproclamatisi “liberatori” avevano fatto precedere il loro sbarco dalla famigerata pratica dei “bombardamenti di saturazione”, che si tradusse, a partire dal 9 maggio 1943, in quasi due mesi d’ininterrotti bombardamenti a tappeto indiscriminati, diurni e notturni su tutto il territorio siciliano, non solo su obiettivi militari ma anche e soprattutto su obiettivi civili, con migliaia di morti, che avevano letteralmente lo scopo di “terrorizzare” la popolazione e fiaccarne il morale, seguiti dalla costante guerra psicologica dei messaggi che invitavano civili e militari italiani alla resa immediata in cambio della sospirata pace! (5) Ebbene, come avevamo già sottolineato, anche in virtù della sempre più ampia diffusione di documenti come quelli da noi acclusi in questo articolo, la vulgata fasulla della propaganda favorevole agli Alleati si sta ormai sgretolando, come mostrano persino alcuni degli organi ufficiali del sistema antifascista (qui).

CARRO ARMATO SHERMAN BRITANNICO DISTRUTTO A SUD DI PRIOLO (SR).

Lentamente, ma inesorabilmente, 75 anni di bugie, alimentate dal poderoso apparato propagandistico elaborato e impostoci dai cosiddetti “liberatori” anglo-americani, vanno sciogliendosi come neve al sole, mettendo a nudo una sola verità: che lo sbarco non poteva essere impedito perché, come scrisse l’Ammiraglio della flotta americana Morison, “gli Alleati avevano chiuso in una muraglia di navi un buon terzo della Sicilia e nessuna forza al mondo avrebbe potuto impedire loro di stabilirvi le loro teste di ponte” ma che, come puntualizzò successivamente il Generale Faldella, essi di fronte si “trovarono dei fanti e degli artiglieri che pur sapendo di combattere la lotta della carne contro l’acciaio, l’affrontarono per l’onore d’Italia e seppero anche sacrificare la vita”.

VIVA L’ITALIA, PROLETARIA E FASCISTA!

IlCovo

NOTE

1) Tale particolare è stato ufficialmente divulgato durante il convegno storico organizzato dalla Regione Sicilia nel 2013 per i 70 anni dello Sbarco, dal giornalista saggista (antifascista!) Alfio Caruso. La notizia  è riportata sul forum de IlCovo:
http://ilcovo.mastertopforum.net/novita-importanti-sullo-sbarco-in-sicilia-nel-1943-vt2697.html

2) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e Calabria (Luglio-Settembre 1943), a cura dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1989, pp. 401 -402.

3) Il 21 luglio 1943, secondo testimonianze statunitensi, il 504° Rgt. fanteria-paracadutisti della 82a Divisione Aviotrasportata americana, lungo la strada che da Sciacca portava a Marsala, venne attaccato frontalmente non lontano dal paese di Santa Margherita Belice, presso il “Passo Tumminello”, da unità di fanteria italiana sostenute da una batteria di cannoni da 75 mm e due da 90 mm, ne seguì una lunga e dura azione di fuoco, con una serie di vittime da entrambe le parti, dove gli americani lamentarono la perdita di 14 uomini. Cfr. Phil Nordyke,  All American, All the Way: A Combat History of the 82nd Airborne Division in World War II: From Sicily to Normandy , p. 92, Zenith Press, 2009. Sebbene non abbia trovato traccia, di un “Passo Tumminello” superato il paese di Santa Margherita, esiste invece un luogo chiamato “Case Tumminello” situato a poche centinaia di metri dal passaggio di “Portella Misilbesi”, luogo nel quale era stata dislocata la 5ª cp. e il nucleo comando 102º btg., gruppo mobile “C”, inquadrata nel 102º (CII) btg. (successivamente, a sua volta, protagonista degli scontri con la 3a divisione di fanteria americana alla stazione di Cammarata). Mi pare più probabile che proprio li fosse collocato lo sbarramento difensivo nel quale incapparono i paracadutisti americani della 102a Divisione aviotrasportata.

4) Il primo ad occuparsi dei prigionieri italiani utilizzati come scudi umani dai soldati americani durante la campagna di Sicilia del 1943 è stato il ricercatore gelese Nuccio Mulé, i cui articoli sono stati ripresi dal ricercatore Ezio Costanzo, che sul tema ha pubblicato, a sua volta, un articolo sul quotidiano “La Repubblica” del 23 luglio 2011 intitolato “I segreti dello sbarco – soldati siciliani scudi umani dei marines”. Il professor Mulè così scrive al riguardo :

…la motivazione della resa di interi reparti italiani che combatterono strenuamente a Gela, probabilmente fu dovuta anche ad un altro motivo. Lo scrivente, in merito ad una ricerca nell’archivio storico militare di Roma, è nelle condizioni di dimostrare che sicuramente un caso di resa di un reparto italiano, avvenuto nella prima giornata dello sbarco Alleato a Gela, fu dovuto al fatto che gli americani in un’azione di guerra avanzarono dietro una moltitudine di prigionieri italiani, questi ultimi dunque “utilizzati” come scudi umani, tant’è che i nostri soldati allora non poterono fare altro che arrendersi anziché sparare sui loro commilitoni; già lo sbarco sulla spiaggia di Gela era iniziato fin dalle ore 3,00 e posizione su posizione i soldati italiani arretrarono, martellati incessantemente dai cannoni delle navi americane. Mi piace qui reiterare un passo riportato nella “Relazione cronologica degli avvenimenti” di cui sopra: “…Ore 9,20: il Col. Giuseppe Altini comunica che la 49° btr. si è arresa perché il nemico veniva avanti facendosi coprire dai nostri soldati presi prigionieri…”. Una comunicazione di tre righe su una pagina ingiallita daltempo, a firma di un colonnello dell’Esercito Italiano, rimasta sconosciuta all’interno di un faldone, che mette in luce per la prima volta in assoluto un caso così clamoroso. Certamente questo espediente fu purtroppo vincente e nulla vieta a pensare che sia stato utilizzato dai comandi americani anche in altre occasioni.

Successivamente alla pubblicazione di tali fatti, il professor Mulè mi ha personalmente riferito di aver ricevuto una lettera scritta dal figlio di un reduce siciliano, il sig. Pietro Mirabile, il quale scriveva che il padre, ormai defunto,  tutte le volte che parlava dello “Sbarco” gli spuntavano le lacrime per la rabbia ed il disprezzo che provava per gli invasori. Egli aveva fatto la guerra da richiamato ed era sergente maggiore del 18° Comando Brigata Artiglieria Costiera, il 10 Luglio del ‘43 si trovava tra Palma di Montechiaro e Licata. Raccontava che nella primavera di quell’anno c’erano stati avvicendamenti nella linea di comando degli Ufficiali superiori, e raccontava sempre che tutta la batteria aveva ricevuto l’ordine di non togliere le cappotte ai cannoni quella notte. Preso prigioniero dagli americani, lo avevano usato come scudo umano fino quasi a Leonforte dove c’erano le retrovie tedesche. Una ulteriore testimonianza di tale indegna pratica attuata dai soldati statunitensi è presente nell’articolo del ricercatore Francesco Paolo Calvaruso, intitolato “Sergio Barbadoro: un eroe dimenticato”, in Rassegna siciliana di Storia e Cultura n°19, a cura dell’Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici; il testo è consultabile al seguente indirizzo: http://www.isspe.it/news/45-numeri-rassegna-siciliana/rassegna-siciliana-di-storia-e-cultura-n-19/159-sergio-barbadoro-un-eroe-dimenticato-di-francesco-paolo-calvaruso.html , alla nota numero 60. Qui risulta che il tenente Barbadoro, stanziato alle porte di Palermo in difesa di una delle portelle di accesso alla città (Portella della Paglia), vide avanzare la colonna corazzata americana preceduta da prigionieri italiani che facevano da battistrada. Il tenente, nonostante ciò, attaccò la colonna nemica, bloccandola per 9 ore al prezzo della propria vita. Dunque, in tre distinti casi ed in tre zone differenti della Sicilia (Gela, Licata, Palermo), ci sono testimonianze dell’uso di prigionieri italiani come scudi umani, sempre da parte della Settima armata americana.

5) Per un resoconto puntuale e dettagliato sulla guerra aerea nei cieli siciliani e sui bombardamenti Alleati nell’isola, Alessandro Bellomo, 1943, Il martirio di un’isola – La guerra aerea sulla Sicilia nei diari Usaaf, Raf, Regia Aeronautica e Luftwaffe, Genova, 2011.

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