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IL TRIONFO CINEMATOGRAFICO DEL PIETISMO DI REGIME! Il finto buonismo arruola la satira dei presunti “politicamente scorretti”, ormai sfacciatamente proni al Sistema demo-pluto-massonico!

 

Benito Mussolini, in tema di comunicazione politica, soleva dire (a ragione!) che “il Cinema è l’arma più forte”.  Indubbiamente chi detiene il potere dei Media, è praticamente seduto sullo scranno del comando, potendo influenzare direttamente il pensiero e la condotta delle masse, una lezione che i “padrini-padroni di Hollywood” da decenni hanno appreso benissimo. Per questo motivo, la gestione privata e interessata dei Media da parte della demoplutocrazia massonica è il fondamento irrinunciabile per la stabilizzazione dell’oppressione vigente da parte del loro Sistema. Si può dire, tuttavia, come abbiamo sempre fatto, che il male, in casi come questo, non risiede nello strumento in sè, ma in chi lo utilizza, nel come lo usa e per quali scopi. Senza rifuggire la logica del “Bene Comune”, dell’elevazione Morale della cittadinanza, avendo come fondamento irrinunciabile la Verità, un siffatto uso dei Media sarebbe sicuramente positivo per il popolo. Ma, visto che viviamo nell’era dell’individualismo più spinto e nell’edonismo esasperato della “società del mercato” demo-plutocratica, non si poteva ottenere un risultato diverso dalla manipolazione pescecanesca dell’informazione e di tutto ciò che vi orbita attorno, che non sia finalizzato alla perpetuazione di un simile ignobile sistema.

I cosiddetti “film” al pari di tutto quel che gira nel vasto mondo dell’informazione ufficiale, sono ormai, come da copione, tutti degradati a documenti di propaganda di regime. A volte ben riuscita, più spesso dozzinale, comunque e sempre ributtante. E’ il caso, questo ultimo, di due film non a caso usciti nel  periodo festivo natalizio appena trascorso e che (malauguratamente!) abbiamo visto: “Il Primo Natale”, di Ficarra e Picone e “Tolo Tolo”, di Luca Medici (alias Checco Zalone). Non è un caso che in entrambi i film, gli attori siano anche registi. Chi ha seguito, come noi, un certo tipo di satira, di cui erano fintamente latori questi “artisti”, vedendo i suddetti film sarà sobbalzato dalla sedia. Entrambi i film, annunciati da un imponente tam tam mediatico – di più per Zalone che, ci si aspettava continuasse a manifestare la propria irriverenza politica manifestata in passato – sono usciti già circondati dal clamore. Entrambi però, non a caso, fotocopie l’uno dell’altro rispetto al messaggio principale che hanno voluto far passare tra gli spettatori, ricalcando con ciò in modo pedissequo gli “ordini di scuderia” ricevuti! …e naturalmente il tema centrale non poteva che essere quello dei “migranti”, assolutamente vitale per il nostro futuro di cittadini italiani e per la sopravvivenza dell’Italia! Qualcuno, giustamente, potrebbe chiedersi, nel caso del “Primo Natale” cosa c’entrino i “migranti” con la nascita di Gesù Cristo! Beh, se non si vuol dar credito al messaggio della neo-chiesa arcobaleno di El-Pappa, sicuramente nulla! Ma la “bravura” del duo comico si è mostrata proprio nel modo in cui essi hanno ficcato il mondialismo cleptocratico anche lì, nella Sacra Mangiatoia del Dio fattosi Uomo! Stesso discorso vale per Zalone, il quale ha pure ammesso candidamente di aver sfruttato la pretestuosa polemica antirazzista creata premeditatamente attorno all’uscita del suo film (rivelatasi, come sempre in questi casi, una scusa infondata!) per farsi pubblicità.

Dunque, ci scuseranno i nostri lettori se “riveliamo” l’incredibile segreto di pulcinella legato a queste due “perle cinematografiche”, veri e propri capolavori di sudditanza psicologica e culturale, raccontandone le  “imprevedibili” trame…più che scontate… in saldo, per chiusura attività!

Iniziando dal “Primo Natale”, l’idea dei comici siciliani si incentra su un clichè riuscito. I due, un prete superficiale di paese (Valentino Picone), e un ladro ateo di reliquie (Salvatore Ficarra), si incrociano durante le feste natalizie. Il ladro Ficarra ruba il bambino Gesù, reliquia della Chiesa di “Don Valentino”, mentre il prete è intento a preparare il suo presepio vivente in mezzo a scene demenziali. Scovato dal pretino di campagna cinico e indifferente ai “bisogni concreti” (ripeterà spesso, don Valentino: “se c’è qualcuno che ha bisogno, preghiamo! Così sarà aiutato da Dio”!), il ladro di reliquie scappa fino a entrare in un anfratto che, illuminandosi vicino ad una figura di bambina sorridente, lo catapulta, lui e il suo inseguitore, nell’Anno 0! Il ladro miscredente, inseguito dal “pio” cinico pretino, si imbatterà così in alcuni dei personaggi biblici del Vangelo della Nascita di Cristo. Indubbiamente vi sono alcuni momenti esilaranti riusciti, come quando i due comici trovandosi davanti al Romano Censore, chiedono della Sacra Famiglia, indispettendosi con il funzionario perché non ha studiato il catechismo! I personaggi, una volta capito che si trovavano in un altro tempo, decidono di chiedere alla Vergine Maria,  trovata la Sacra Famiglia,  una Grazia per farli tornare a casa. Su questo scopo si incentra tutto il film. E mentre si svolge, lo spettatore sarà “deliziato” dalla più retriva retorica multiculturalista e immigrazionista. Dopo aver trovato la Sacra Famiglia, i due comici, scampati a vari pericoli e alleatisi con gli “eroici Zeloti”, tornano miracolosamente nel loro secolo insieme a questi ultimi ed alle loro famiglie, ma attraverso – indovinate un po’ cosa? – un barcone! Sì, avete letto bene! UN BARCONE. Insieme a loro, i compagni Zeloti fuggiti da Erode, che a questo punto ribaltano la visione della trama, divenendo essi stessi i “catapultati”. Stavolta nel futuro! Un futuro con “elicotteri e navi della Guardia Costiera”, che – i poveri “migranti”! – non hanno l’autorizzazione per far sbarcare! A questo punto a Don Valentino viene un lampo di genio! “Lo so io dove portarli”, dice! E quindi, tutti insieme, Zeloti e protagonisti, vanno nella Chiesa del Paesino di Don Valentino, che, contento come una Pasqua, sebbene sia Natale, li adotta e li “assume” facendoli lavorare nella propria parrocchia come “personaggi del suo presepe vivente”. L’ultima “omelia” di Don Valentino, è tutta un tripudio di “bontà e accoglienza”! Finalmente, dopo il periplo temporale, il cinico pretino dice che “bisogna anche agire, per risolvere i problemi”! Ovviamente, quelli dell’immigrazione selvaggia… seguendo le raccomandazioni sorosiane contenute nel “Global Compact for Migration”, cioè, accogliendo tutto e tutti indiscriminatamente!

Dopo esserci deliziati con questa paccottiglia raccogliticcia di facile retorica, non paghi, ci siamo sciroppati il “buon” Luca Medici nella vana speranza di farci qualche sana risata liberatoria. Ma purtroppo, il suo film è risultato essere un caso ancor più clamoroso e patetico di imposizione di retorica buonista “un tanto al chilo”! Infatti, lo Zalone confeziona una pellicola, di cui si prende la paternità, in un modo che sbugiarda se stesso! Il suo “cine-panettone” si svolge tra la Puglia e l’Africa. Reduce da un fallimento in Puglia, lo Zalone de noantri parte per l’Africa fuggendo dalla pressione fiscale del “Bel Paese”. Lì, in una località turistica, lavora come cameriere in attesa di fare fortuna (come nei suoi sogni). A quel punto scoppia, dal nulla, una “primavera araba” o qualcosa di simile, e lui si trova a dover fuggire di nuovo. Questa volta per tornare al suo paese “patrigno”, che lo ha già respinto una volta. Indovinate un po’ come fa per tornare a cosa ? Ma ovviamente “seguendo e facendo in prima persona la rotta dei migranti”! Dunque, il suo protagonista si accoda ai “disperati che scappano dalla guerra”, in mezzo ai quali trova anche la sua “amata”. Durante il viaggio, indispettito dal comportamento poco urbano dei “migranti”, cade in preda ad “attacchi di fascismo”! Zalone, infatti, si trasforma, pensate un po’, nella controfigura di Benito Mussolini! Ovviamente del Mussolini inventato dalla repubblica delle banane antifascista le cui “virtù” il Medici (alias Zalone) incarna perfettamente! Così in tre casi, in un “contesto assolutamente decontestualizzato” rispetto ai fatti storici che gli sceneggiatori vorrebbero stigmatizzare, si sentono i discorsi di Mussolini al tempo dell’emanzaione delle “leggi per la difesa della razza italiana”. Perchè? Perchè Zalone, sentendosi “superiore”, esprime il “male atavico dei cattivi italici” che c’è in lui, proprio con un “attacco di fascismo” considerato alla stregua di un virus, disprezzando e allontanando i “poveri migranti” col cellulare e la mano tesa a pretendere elemosine, quelli che la plutocrazia mondialista vuole portarci a milioni in casa nostra per fare i propri porci comodi in casa loro, dimenticando però che, ai tempi di Mussolini, furono gli italiani ad emigrare in Africa, senza telefonino, ed a valorizzarne enormemente il territorio col sudore della propria fronte! Ma, niente paura! Gli stessi migranti del film riconoscono tale “attacco virale” pernicioso e così quando Zalone domanda quale sia la cura utile per guarire da questo morbo atavico, sapete già qual è la risposta! …ovviamente “L’AMORE”! …che così, ancora una volta, molto gentilmente, grazie all’instancabile attività sinergica di tutti i media Italy-oti del “regime antifascista a stelle e strisce” (quello che l’Italia la saccheggia da decenni e che ora vuol sostituire gli italiani con l’importazione massiccia di nuovi “schiavi a basso costo”!), ci viene pubblicamente somministrato di nuovo in quantità industriali e fino all’indigestione, dall’apposito e omonimo Ministero “sorosiano-UEista” della repubblica delle banane!!! …proprio gli stessi che stanno ancora a menarcela da oltre settant’anni sulla propaganda brutta, cattiva e oppressiva del MIN.CUL.POP fascista! Ma che ci volete fare, siamo noi a non capire l’ “estro” ed i “buoni sentimenti” degli artisti al guinzaglio di istituzioni e professionisti della “carità pelosa”! Perdonateci, è un nostro limite! …del resto noi siamo i FASCISTI!

RomaInvictaAeterna

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