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FASCISMO EDUCATORE!

 

“Se e vero che educare è un’opera di autorità e di rispetto e che le due più grandi e sante cose che sono quaggiù, l’autorità e il rispetto sono altresì l’anima dell’educazione, se autorità e rispetto costituiscono, come costituiscono, la trama della politica fascista al punto che tutte le manifestazioni e le relazioni della vita italiana sono mantenute e regolate da questa legge; non esitiamo a dire che il più grande avvenimento nella pedagogia moderna è il Fascismo.”

(Nazareno Padellaro, “Fascismo educatore”, Roma, 1938, p. 166)

L’ordine internazionale è una possibilità del reale? Esiste nella società, come esiste nella natura, una tendenza permanente all’equilibrio? Deve la nostra specie perdere la nozione, che è pure iscritta nel nostro spirito e nella nostra carne, della giustizia sociale? Contrasti, rivalità, divergenze, conflitti sono nel nostro tempo talmente esaltati ed inveleniti da far pensare ad una frattura tellurica che divida popoli e paesi e dia una nuova coscienza alle genti, non più chiamate a compiere un destino universale, ma ad elaborare nuove forme sociali, nelle quali siano considerate assurde ed inutilizzabili le mistiche dell’amore. L’umanità non vuole più essere serva delle traiettorie il cui raggio tendeva a diventare sempre maggiore e vuol rinserrarsi in quadri sempre più ristretti. Ognuno vuole assicurarsi contro i rischi dell’amore e della fraternità. Eppure la coscienza morale dell’umanità non può annegare. Il fatto che tutti siano sottoposti alle medesime prove e tormentati dalle stesse inquietudini, la costatazione che la crisi non ha risparmiato nessun popolo sta a provare che tutti siamo legati da vincoli che si torcono, ma non si recidono. Perchè il Fascismo, questo sursum spirituale del nostro tempo, non dispiega quella evidenza necessitante e non determina una opzione da cui potrebbe nascere la salute dell’Europa? Perchè questa pars purificans, non viene salutata da coloro che attendono il rovesciamento degli idoli dell’ingiustizia sociale, con la gioia ed il fervore che suscita l’apparizione? Perché, soprattutto, la verità oltraggiosa raccoglie quanto di più disonorante fermenta nel cuore dell’uomo per creare questa bruta passione del nostro tempo, l’odio antifascista? Insomma, perchè l’assurdo non è sterile e invece prolifica e si gonfia di linfa venefica, e si propaga ed invade zone vastissime, e piega cuori che avevano per vocazione l’amore del vero?
Queste le domande irritanti e penose che tornano con il ritmo dell’amarezza a turbare lo spirito, ogni qual volta che si ricominci a misurare l’angolo di deviazione sempre maggiore della passione politica dall’asse della verità risanatrice. “FASCISMO EDUCATORE” è imperniato su sull’assioma… Un uomo nuovo, è civiltà nuova. La pars purificans del nostro tempo vi appare, per la considerazione delle forze morali che la configurano, come irrefragabile postulato di un’azione, la quale non potrà essere né contenuta dagli argini del male, né deviata dalle oblique forze dell’errore. “Umanesimo fascista”, “persona umana”, “sentimento nazionale”, “la politica”, “lo Stato educatore”, “il materialismo dialettico”, sono i temi fondamentali del libro, perché costituiscono le dominanti di quella polemica internazionale, che si è accesa intorno al Fascismo. Sappiamo che le coscienze recalcitranti all’empito nuovo dello spirito fascista o sono volontariamente accecate o inconsciamente deviate. Contro l’accecamento volontario nulla c’è da fare, se non attendere la maturità dei tempi. Il bene, che ha la sua strategia e la sua tattica, non sempre manifesta i suoi disegni. Ecco, per esempio, disegnarsi il volto di un’Europa fascista, che è tuttavia una reale ed operante entità politica. Il Fascismo, infatti, va creando una coscienza europea, impregnandola della sua fede, sollecitandola con i suoi ideali, dominandola con la sua dottrina. Il Fascismo sta rieducando l’Europa. Ora se è vero che il fatto più importante della storia sia questo: L’uomo è educabile(Spalding); il fatto più conclusivo verso cui gli avvenimenti convergono è la maturazione degli spiriti nel credo educativo fascista. Anche la verità sa essere prepotente. Nonostante l’armeggiare avversario, idee e sentimenti fascisti penetrano l’aria che si respira, e per vie invisibili, deludendo stratagemmi ed estreme difese, raggiungono gl’intelletti ed assediano le volontà. La dottrina vivificante fascista convoca sotto una ferma direzione morale tutte le vive forze ordinatrici, e le pone a servizio di quella restaurazione integrale dei principi, senza i quali ogni civiltà declina. Il Fascismo che non ha mai considerato il potere materiale quale primum, bensì come corollario della rigenerazione spirituale, sa bene che il suo dominio in Europa sarà pieno, quando il raddrizzamento delle coscienze sarà compiuto. Se ben si considera, la democrazia non ha futuro perchè ipnotizzata delle combinazioni del momento e tiranneggiata dal fasto del passato. Il liberalismo è extratemporale, e gode quell’eternità che appartiene al nulla, intento com’è a vestire l’uomo di predicati che ne fanno un incarnato ma vano sillogismo. Il comunismo ipoteca il futuro, come purtroppo, un nucleo canceroso, decide del venturo declinare e del perire di tutto l’organismo. Ora se è vero che ogni forza educatrice opera per il futuro, se è vero che il Fascismo fin dai suoi inizi impegnò la sua azione per tutte le possibilità dell’avvenire, non è possibile non riconoscergli quello che è il più bel titolo di gloria sulla terra: essere una forza educatrice. L’unica cosa che noi possiamo perdere — dice un personaggio di Morgan — è il futuro. Ebbene, questo rischio, il Fascismo non teme, perchè finora ha dimostrato che il futuro obbedisce, quando gli uomini sanno obbedire.

L’UMANESIMO FASCISTA

È perfettamente spiegabile il fatto che mai come in questi tempi si sia parlato tanto di umanesimo. Non si parla tanto di pane, come in tempi di carestia. Quando infatti l’umanoclastia assunse forme e metodi più temibili? Quando il cuore dell’uomo fu più tentato a cedere a miti disumanizzanti? Dopo la negazione di tutti i valori, l’uomo si accorge della sua indigenza assoluta e si convince che, senza averne avuta consapevolezza, si è reso responsabile del peggiore dei tradimenti: il tradimento di sè stesso; meglio, del vero sè stesso, della sua anima. Ma c’è di più. Nella carenza spirituale, non si cercano le vie di salvezza; ci si accanisce invece nella disumanizzazione, escogitando rimedi che sono peggiori del male, anzi, che sono il male stesso, divenuto insanabile. Quali sono i caratteri dell’umanesimo fascista? Quali le incidenze morali e intellettuali della nostra rivoluzione? Ebbene, solo nel Fascismo la sintesi dei valori dell’umanesimo è viva, totale e operante. 
La cura, la disciplina di Aulo-Gellio, virtù latine opposte a una filantropia male intesa; la simpatia selettiva di Cicerone; l’orientamento verso valori eterni del Cristianesimo, il disdegno per l’utilitarismo, sono fermenti vivi che il Fascismo rinnova e fa amare come cose che ci appartengono in proprio, perchè generate, nutrite, diffuse da una stessa madre: Roma. Dunque, umanesimo è cura, disciplina, senso storico, simpatia selettiva. A fondamento dell’umanesimo fascista sta questo postulato: la civiltà romana è la civiltà normale dello spirito umano. L’intuizione mussoliniana secondo cui non era possibile tentare raddrizzamento sociale, senza restaurazione dei valori che costituiscono la civiltà romana, è fra tutte le sue intuizioni, la più originale, la più profonda, la più meritoria. Senza tradizione romana, divenuta miracolosamente viva in uno spirito latino, noi non avremmo avuto il Fascismo. Per comprendere veramente quel che Mussolini vuole creare con il senso della disciplina, bisogna risalire all’humanitas e saper conoscere ai primi segni la degradazione dell’anima umana, la quale abbandona la norma, abbandonandosi a sè stessa. La caduta nel patologico avviene per un allentamento di tensione spirituale, che è quanto dire per un allentamento di freni disciplinari. Tutto il problema angosciante e pietoso della barbarie moderna va riguardato come ostinazione a non voler uscire dalla servitù economica e disprezzo per le leggi che lo spirito ha dato a sè stesso per poter conseguire i propri fini, e tra esse, prima, la disciplina. Il Fascismo vuole salvare l’uomo liberandolo dalle mistiche che peccano contro lo spirito e insegnandogli a guardare con sospetto quelle mistiche che non creano un ordine spirituale.

LO STATO EDUCATORE

Noi siamo i testimoni di questa nuova creazione storica ch’è lo Stato di Mussolini. Lo Stato di Mussolini non è, né lo Stato di Rousseau, né lo Stato di Kant e, neppure, come potrebbe sembrare a prima vista, lo Stato di Hegel o di Fichte.
 Per la prima volta nella storia, viene affermato che non « c’è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita» (Mussolini). L’orgoglio della solitudine che fermenta torbido in Rousseau e alimenta il culto dell’io, ch’è, quindi, originariamente antisociale, ama riguardare lo Stato come un insieme di servizi generali. Dalla forma d’individualismo di Rousseau sembra lontana e ad essa opposta quella di Kant, perchè l’una è affettiva e l’altra è razionale. Obbedire ai caporali dell’imperativo categorico significa sempre obbedire ad un sè stesso razionale, ma sempre a sè stesso. Lo Stato di Kant non ha dunque imperativi. È una concezione non di vita ma di cultura. Egli vede alla testa dell’Europa lo Stato ch’è alla testa della cultura. Infine, le concordanze tra lo Stato di Mussolini e lo Stato etico di Hegel sono piuttosto apparenti che reali. Non sembri sottile la distinzione, su cui insistiamo, distinzione che eviterà equivoci ed incomprensioni. Quando Mussolini scrive che « lo Stato fascista rivendica in pieno il suo carattere di eticità » si pone contro la concezione grettamente giuridica dello Stato ridotto a campo di competizione tra tre poteri nemici, il giudiziario, il legislativo e l’esecutivo; ripudia di circoscrivere la nozione di Stato nell’insieme di servizi generali, ed afferma che la volontà che riunisce politicamente un gruppo di uomini uniti di fatto, è volontà morale e quindi realtà normatrice, evidenza interiore, prospettiva di un ideale trascendente e realizzazione progressiva d’una perfezione immanente, ragione imperativa ed amore capaci di preservare il popolo dal suo unilateralismo ed elevarlo al di sopra di sé stesso. Ecco, perchè Mussolini dopo aver messo in luce il carattere di eticità soggiunge subito : « lo Stato fascista è cattolico, ma è soprattutto esclusivamente, essenzialmente fascista». La prima parte del giudizio guarda la suaccennata prospettiva dell’ideale trascendente; l’altra, la realizzazione della perfezione immanente. Queste parole dovrebbero esser presenti allo spirito di coloro che sono proclivi a credere che lo Stato possa essere solo contemplazione di un ideale trascendente; e dovrebbero, altresì, avvertire i fanatici del coincidere, ossia coloro che sovrappongono, come figure geometriche, teorie apparentemente simili. Lo Stato etico di Hegel non è lo Stato etico di Mussolini, perché il primo si circoscrive in una assoluta immanenza e perché la Sittlichkeit ossia il regno della moralità, supponendo una società di esseri morali, mette l’Etica al di sopra della morale, e la personalità dell’individuo, ossia la sua vita concreta riduce ad un astratto riflesso etico. Noi amiamo qui ricordare che la parola « morale » è stata creata da Cicerone per tradurre il greco Ethikòs e che lo sforzo di certa filosofia speculativa che deriva da Kant e che mira a separare Etica da Morale, può produrre solo equivoci. Si vuol laicizzare la morale o col « demos » o con l’« ethos ». Lo Stato di Mussolini non è il sotto-stato del demos, ne il superstato dell’ethos e neppure il quasi-stato del giure. Lo Stato di Mussolini è lo stato-vita, in cui l’uomo non è da più del cittadino, nè da meno; stato sintesi della « inevitabile democrazia con la non meno inevitabile aristocrazia », comunità di autorità e di tradizione che vive di lealtà, e quindi di libertà, d’amore e quindi di unità, creatore e regolatore di vita, comunità dello spirito che mette in azione la vita superiore. Se lo Stato di Mussolini associa la ragione con la forza, è affinché la ragione…. possa aver ragione, ossia affinché la ragione non sia la pavida tremante postulatrice inascoltata della giustizia. Se si proclama sovrano, è perchè agisce da sovrano, ossia vuole l’obbedienza dei singoli per la libertà di tutti. Se questo è lo Stato di Mussolini, si dovrà convenire che il primo suo potere sia il potere educativo. La creazione dello Stato fascista italiano dev’essere considerato come un avvenimento morale. Lo Stato mussoliniano ha creato un’unione reale. Se è vero che una società è vivente nella misura in cui il corpo sociale appare vivificato da una realtà sovrana, verità, bene, oggetto comune e termine di convergenza degli spiriti e della volontà; se in una società vivente la verità comune dev’essere il fatto primo, e il fatto sociale deve considerarsi come una conseguenza, ma non come un fine nè uno scopo; se in ogni società umana, veramente potente e profonda, il vincolo sociale prende un carattere religioso, lo Stato fascista che questi principi incarna, non è la povera, precaria e fragile cosa che propone gli ingannevoli prestigi della libertà, della ricchezza; non è una grandezza carnale, ma il restauratore di una vita pienamente umana, in cui tutti intendono esattamente ciò che è il bene comune e il suo servizio, struttura di ragione e di fede, attraversato da una perpetua corrente di vita.
 Nello Stato mussoliniano la verità, e la fede in essa, precede l’unione. È nella verità che si è uniti; e non ci si unisce per realizzare una forza, e trovare una verità. Prima il morale e poi il sociale; questo è il segreto dello Stato fascista. Chi medita sulle parole che Mussolini ha dedicato allo Stato, intravede una nobilissima ansia e un’indomita volontà per creare un organismo che abbia le articolazioni stesse del bene, inteso il bene come servizio della verità. L’originalità dello Stato mussoliniano consiste nella convinzione che non solo l’uomo singolo, ma lo spirito d’un popolo, la sua mentalità comune, la sua organizzazione politica, possono rispondere ai bisogni nuovi dell’anima che cerca la perfezione, possono consolidare la personalità morale, domandare a ciascuno nuovi consensi, con nuove discipline, raccogliere tutte le forze minacciate dalla dispersione, mettere in valore tutte le energie, liberare gli uomini dall’impulso d’istinti egoistici e d’istinti sociali, possono impregnare le forme sociali non solo non distruggendo nulla di quello che dev’essere conservato, ma orientando e purificando gli impulsi verso il bene. Lo Stato mussoliniano non solo non è privo dei doni dello spirito, ma vive di questi doni. E il principio che può considerarsi dominante è questo: il merito di ciascuno per il perfezionamento di tutti. Nello Stato mussoliniano i fini temporali sono portati fino a quel limite, in cui cominciano i fini eterni. Si può dire che a un certo punto dell’ascesa l’orizzonte cambia improvvisamente. Esso non invade il dominio religioso, ma prepara l’uomo ad entrare in esso per virtù dei meriti sociali acquistati. È una prima istanza di perfezionamento umano. È un primo gettarsi in una corrente di spiritualità, un primo e vero amore della vita, che spinge fino a perderla, un primo riconoscimento di ciò che ci trascende…

Potete scaricare gratuitamente il testo integrale del libro in formato Pdf. digitando QUI …buona lettura!

IlCovo

 

 

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